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PROSECCO ROSÉ: il futuro è sempre più Roseo?

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Locale, Turismo

Il Prosecco è riconosciuto come uno tra gli spumanti più bevuti e discussi in tutta Italia.

Alla sera, negli angoli delle grandi e piccole città, persone senza età si accalcano fuori dai bar, dalle osterie e dai Bar “Prosecco” per l’aperitivo collettivo e per costruire attorno ad esso una serie di intrecci e conversazioni.

I produttori di queste fini e fitte bollicine hanno mostrato di saper accontentare le più svariate esigenze dei diversi palati.

Alle diverse occasioni di consumo di Prosecco questi hanno fatto abilmente coincidere l’aumento della qualità del prodotto con un incremento di penetrazione nel mercato che mostra un trend positivo costante.

Per il mondo del Prosecco non esiste un’unica occasione di degustazione, ma questa diviene molteplice come molteplici sono i canali di vendita.

L’evoluzione delle prestazioni in Cantina seguono, pari passo, l’evoluzione del gusto: gli investimenti non più si basano sull’esperienza storica, ma ad oggi, guardano al futuro.

Proprio con un occhio proiettato al futuro si può dire che pur non esistendo, il Prosecco Rosé, è già sulla bocca di tutti.

Per scrivere su questo argomento per prima cosa ho chiamato il mio amico Giovanni Gregoletto, che io chiamo il POETA.

Giovanni è uno tra i maggiori e storici produttori di Conegliano Valdobbiadene Docg; egli par vivere sempre sopraffatto anche dalle pur minime contingenze e i suoi modi unici (e rari) di affrontarle a volte sono un vero spasso, altre volte, diventano contagiose e profonde riflessioni.

Volevo rivangare con lui un episodio avvenuto circa una quindicina di anni fa.

Quando un romantico produttore di Prosecco come Giovanni propose a noi dello Studio Francescon & Colllodi di armarci e partire per la Dalmazia alla ricerca delle antiche origini di una bacca rosa che  potesse ricordare il genoma delle uve Glera – all’epoca ancora chiamate Prosecco – anzi, a dirla con le sue parole, si era in quell’epoca di “Quando l’uva dava il nome al vino”.

Giovanni ricorda bene quel tentativo e gli studi fatti e mi ha promesso di andare a rovistare tra quelle vecchie carte, ma tanto lo so che non lo farà mai: tra un filare e l’altro si perderà ancora una volta con la testa sempre rivolta a pensieri più “altri” come quelli rivolti al suo prossimo libro di cui ho potuto sbirciare solo il titolo: Breve ed ingannevole storia del Prosecco a soli 15 euro. Prenotato!

A quanto pare di queste barbatelle di Prosek Dalmata le cui bacche tenderebbero al rosa non se ne sono trovate tracce, ma una cosa è risultata molto chiara: già da molti anni i nostri Prosecchisti, avvertono l’esigenza di abbinare alle bollicine bionde uno spumante rosato che ne coroni la completezza dell’offerta.

È altresì vero che l’aumento della richiesta degli Spumanti Rosé, che ad oggi è soddisfatta da chi vinifica in “rosa” uve come il Raboso, il Merlot o il Pinot Nero – e molte altre – rende allettante l’introduzione di un nuovo prodotto, oltre a tutto, così blasonato.

C’é da chiederci cosa succederà a tutte quelle piccole e grandi realtà che soddisfano la voglia di bollicine rosa pur non avendo un “apriporte” come è il prosecco.

Di certo, l’entrata in commercio di questo nuovo prodotto, penalizzerà non poco gli spumanti rosati, fino a quando diventerà per la concorrenza un sistema di traino, vuoi per il prezzo, vuoi per cambiare il gusto al palato.

Un’altra voce che ho intervistato, per vedere se sta tra gli entusiasti o tra gli scettici, è quella di Daniele Piccinin, il Biologico secondo “Le Carline” di Pramaggiore (VE).

Daniele è un politico mancato e per nostra fortuna è un produttore attento e molto preparato che ha fatto della coltura biologica la sua bandiera.

In veste di ambasciatore della sua filosofia si trova spesso a meetings, dibattiti, incontri tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori.

Per lui questa novità presenta lati positivi e negativi allo stesso tempo, ma nel concreto Daniele ci fa notare come l’iniziativa di modificare il Disciplinare del Prosecco debba prima passare il vaglio del Comitato Viticolo Italiano che al momento vede a capo Franco Manzato, il nuovo Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo, alle prese con le prime manovre da nuovo insediamento.

Quindi Daniele ci invita ad una certa cautela nel dare per scontata la faccenda del Prosecco rosé. 
I tempi si dilatano poi, nella considerazione che i 500/600 ettari coltivati in Veneto a Pinot Nero non saranno sufficienti alla vinificazione in rosa da parte dei produttori di Prosecco, sia doc che docg, ma che occorrerà aspettare almeno tre anni perché entrino in produzione i nuovi impianti.

Mirko Bellini, Direttore di uno dei più fini perlage come Naonis di La Delizia…

…va diretto al punto:

Il Prosecco è un brand pari allo Champagne, uno dei pochi prodotti della filiera agricola italiana,  che intelligentemente, viste le 470 milioni di bottiglie che si prevede andranno stappate entro l’anno, segue le direttive della parte finale della filiera stessa, ossia il mercato. Il prosecco rosé risponde semplicemente ad un esigenza della moda e ad una richiesta del suo pubblico che non va lasciato insoddisfatto.

Una considerazione, a questo punto, la faccio io

Sull’importante forza motore fatta di comunicazione e marketing da parte del mondo “Prosecco”.

La vasta zona DOC e la più ristretta DOCG non perdono occasione di promuovere eventi e degustazioni eno-gastronomiche.

Diffondono la conoscenza sugli aspetti della produzione, sulle tipologie di uve impiegate e parlano con linguaggio semplice e diretto di abbinamento cibo-vino.

Gli stessi Consorzi di Tutela mantengono vigile l’attenzione sulla reputazione del Brand e ne curano tutti i canali di comunicazione. Essi esaltano il territorio assieme al vino prodotto per sempre più audaci e interculturali abbinamenti e non faranno da meno per la promozione del nuovo Prosecco Rosé che arriverà in tutti i wine bar e la GDO.

Tenendo conto che il vino è prima di tutto un patrimonio culturale dalle profonde radici storiche bisogna ricordare che è, allo stesso tempo, un fenomeno in continua espansione. Un fenomeno sociale oggi di colore rosa che non ci resta che aspettare curiosi e con una certa apprensione per l’accoglienza che vorrà riservargli il pubblico sempre più capace di riconoscerne pregi e difetti.

Sarà in base anche alle variazioni cromatiche il prossimo consumo intelligente?

Collodi Cristina

Parole chiave per la rete di ricerca: Prosecco e la scalata SEO

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Dopo aver letto il lungo elenco di termini di ricerca (per meglio leggerli si veda alla fine del testo) é necessario soffermarci a riflettere e a prendere in esame le varie voci per capire quale il “motore” che porta gli utenti della rete a venire a conoscere una determinata realtà di servizi come la nostra.

Innanzitutto sono doverose alcune precisazioni: queste frasi sono state digitate in rete nell’arco dell’ultima settimana del mese di maggio c.a. e hanno portato al nostro sito 190 nuovi utenti con una permanenza media, tra tutti, di 59 secondi.

Come faccio a conoscere questi dati?

Magari lo approfondirò in un altro post, qui mi limito a dire che la mia formazione analitica mi spinge ad utilizzare gli strumenti di analisi che Google mette a disposizione.

I numeri rimangono sterili se non vanno interpretati correttamente e qui potrei anche sbagliare, ma vorrei provare a leggerne qualcuno attraverso la semantica delle parole chiave utilizzate per la ricerca in rete.

La parola “prosecco” é il vero plus, la scintilla che accende la candela del motore e lo porta nella direzione del www.francesconcollodi.com.

Vivere e lavorare nella zona DOC e DOCG Prosecco Superiore, ma, soprattutto, crescere assieme ad esso da più di trent’anni, vuol dire aver acquisito oltre ad una certa notorietà anche molta esperienza in fatto di packaging nel mondo della spumantistica e nei suoi mille risvolti: tipi di vetro, di chiusure, di contrassegni di Stato, di stazioni di etichettatura, di capsuloni e gabbiette e di mode e aspettative da parte dei vari mercati di riferimento.

Come é cresciuto questo importante settore del mercato Italiano così siamo cresciuti noi e con noi i nostri partner commerciali: da “quelli delle etichette” siamo oggi i maggiori consulenti sul mercato per lo startup di nuove aziende agricole, siamo detti i “risolutori” perché siamo chiamati, quotidianamente, a trovare soluzioni e compromessi, tra imbottigliatore e committente che sia un’altra Azienda Agricola o un altro portatore d’interesse nel mercato di quel prodotto vinicolo.

La legislazione e i vari disciplinari di produzione, che tanto appaiono complessi e di dubbia interpretazione, a noi ormai sono familiari. Il Botteon e il Sabellico sono quei mitici personaggi che ci hanno insegnato a regolare le nostre ispirazioni grafiche perché i nostri Clienti non incorressero in importanti sanzioni da parte degli organi preposti al controllo normativo.

Negli anni ’80, quando abbiamo incominciato a lavorare per le prime Cantine, il mercato era assalito da un vino con l’immagine presa poco seriamente. Si poteva rappresentare di tutto, dalle donnine nude, ai calciatori, politici, armigeri e castelli, vigneti a perdita d’occhio, grappoli di tutte le forme e colori, il tutto enfatizzato da diciture non conformi e veritiere tipo: “Premiato vino Prosecco del Piave” o “Prosecco Raboso, vino da tavola” e castronerie di questo tipo.

Le prime radio locali, le prime Tv private, cantavano i jingles di mobilifici, autosaloni e occhialerie; il comparto vino era considerato un alimento e non c’era bisogno di curarne l’aspetto, la comunicazione e tanto meno la qualità.

Ma proprio di qui, dove il Prosecco conosceva il suo primo mercato di interesse e di esportazione, la Germania, suo primo bacino di vendita, ha voluto distinguere un vino da un altro, il Prosecco di Nane dal Prosecco di Bortolo. Il legislatore si é fatto più puntuale ed accorto e le Cantine hanno sentito forte l’esigenza di personalizzare, di contraddistinguere le proprie bottiglie con un’immagine dedicata e con una cura e dedizione importanti verso il prodotto in modo da incominciare ad esportare le nostre bollicine, non più solo in Germania, ma anche negli Stati Uniti e da lì in tutto il resto del mondo per qualità e versatilità.

Quindi, oggi, per dire di noi si potrebbe anche dire: “Quei del Prosecco”. Alla veneta si capisce.

Andiamo avanti e sempre analizzando i termini di ricerca vediamo menzionati i toponimi come Treviso, Valdobbiadene e Italy che ci riguardano da vicino a dimostrare la nostra notorietà, valutata in termini di rete virtuale, in un territorio invece reale.

Altra parola é “price” o “цена” in russo.

Il prezzo é una voce che muove i mercati di qualsiasi settore, che apre o chiude le porte all’ingresso di nuovi prodotti e che incuriosisce l’utente in rete mantenendolo al riparo di dover parlare di vile denaro davanti al produttore o venditore di vino.

La parola “prezzo” a differenza di “Prosecco” non é la scintilla, ma la goccia di carburante che spinge il motore della rete verso un prodotto molto ricercato, in tutte le eccezioni del significato di questo termine di valore.

Perché appare il nostro sito digitando nomi di Cantine?

Alcune sono nostri Clienti, alcune lo sono state, ma tutte parlano nel loro linguaggio web con i nostri stessi termini e, pur non nominandoci direttamente, mostrano ai robots analitici i nostri stessi valori parametrici portandoci reciprocamente virtuosi e virtuali verso il consumatore comune.

Dovrei esserne soddisfatta? Direi di sì.

Mi piace pensare che credere nella comunicazione in rete ripaghi lo sforzo e il tempo impiegato purché ciò sia costante e pertinente.

I canali social che fanno da ponte, rete, e mettono in connessione i nostri messaggi postati giornalmente non fanno altro che muovere verso nuovi interlocutori il nostro Studio e muove, allo stesso tempo, il mercato, che in rete si interfaccia, verso il nostro termine “comune denominatore”: PROSECCO.

“Prospettiva 1” di Martino Zanetti secondo lo Studio Francescon & Collodi

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Quando l’aria di rinnovamento si respira a pieni polmoni, quando la creatività è vibrante tra le nostre mura e quando il Cliente si mostra aperto all’innovazione ed ad infrangere determinate regole io, proprio io, mi sento finalmente LIBERA.

L’entusiamo creativo poi diventa virale e tutto lo studio Francescon & Collodi si fa partecipe di questa nuova immagine, di questo piccolo stupor mundi che si accoccola attorno al nuovo vetro e ridisegna l’intero packaging fino ad arrivare a spiegarsi su tutta l’immagine aziendale.

Stiamo parlando, perché si sa, il commercio è innanzitutto una conversazione, di Col Sandago: la perla vitivinicola voluta e creata da Martino Zanetti.

Proprio “Prospettiva 1” di Martino Zanetti, pittore, ma anche noto imprenditore che cura con altrettanta passione la sua Hausbrandt di Trieste e il birrificio Theresianer, si dipana come un gomitolo policromo a formare il filo conduttore della nuova comunicazione per immagini e sensazioni.

Prosecco vuol dire volute di pensiero, di colline segnate dai filari, di ampi gesti fatti con la mano e il calice alzato. Così sono ora i vetri dei nuovi spumanti Docg e doc di Col Sandago: segnati da curve e rientranze.

Inutile usare ancora altre parole.

Farsi vedere e apprezzare sono ora i nuovi must di questi vini.

WINE DESIGN, il design del vino

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Qualche anno fa arrivarono da noi due cugini che desideravano dar nuovo lustro ai loro due prodotti, “Primo” e “Quinto Canto” con etichette vecchie e cariche di immagini riguardanti la Divina Commedia.

Ecco come ci siamo mossi.

Il primo passo è andato nella direzione della Camera di Commercio Europea per vedere la validità dei due nomi.

La parola “Canto”, già registrata da un loro concorrente, poteva essere fortemente contestabile. Pericoloso spenderla su nuove bottiglie con nuovo investimento in immagine e promozione marketing.

Consci che al mercato di questi due vini non andasse cambiato il nome, abbiamo consigliato, e poi concordato con i clienti, che i due nomi venissero fusi in una parola sola, sorretti da una immagine a forte impatto capace di sopperire alla mancanza del termine staccato ”Canto”.

I nuovi vini ora si chiamano “PrimoCanto” e “QuintoCanto” e la loro registrazione, presso l’ufficio Brevetti e Marchi, comprende l’intera etichetta in un figurativo per non innescare rivendicazioni di qualsiasi tipo.

Traendo dai disegni di Gustave Doré abbiamo puntato anche noi sulla Divina Commedia, naturalmente con riferimento al primo e quinto canto. Non più nel fronte etichetta, ma nella retro, in modo da mantenere un legame forte con le etichette precedenti e rimarcare il concetto di Canto della Divina.

Sulla fronte ora, un diavoletto e un piccolo Cerbero neri con piccoli tratti laccati di rosso vivo danno  una nota di colore all’etichetta. Si tratta di un piccolo punto eye-catching per distinguere le due bottiglie una volta messe sullo scaffale e rimarcare il riferimento all’opera di Dante Alighieri.

Uno studio di design serio per il mondo del vino, un vero conoscitore del mercato per immagini del wine and food, sa che tutto ciò non basta: non fa la vera differenza tra milioni di etichette di vino in commercio.

Un etichetta priva di storia da raccontare, senza un tocco originale e personale non solo non é una piccola opera d’arte, ma rischia di banalizzare, tanto quanto lo era prima, un prodotto che invece merita di essere promosso e acquistato.

Abbiamo, quindi, richiesto ad uno dei due cugini, all’enologo tra i due, la sua impronta del pollice destro. L’abbiamo aperta e stampata su tutta la larghezza dell’etichetta.

Da allora i due titolari della Cantina posso raccontare le loro etichette, all’incirca, in questo modo: «Vedi, il Primo e il Quinto Canto della Divina ci hanno da sempre affascinato e incuriosito tanto da averli voluti rappresentare con i nostri vini. L’ impronta, in argento lamina, dell’enologo, che vedi ai lati dei disegni in etichetta, riporta ad un duplice significato: il suo imprimatur, naturalmente, ma anche, a guardar bene, le volute di questa impronta ricordano i filari dei nostri vigneti presi dall’alto. In questi frammenti d’argento noi, porgendovi la bottiglia, ci rispecchiamo e firmiamo i nostri due prodotti di punta».

Non basta l’Italian Style, occorre l’Italian Genio, vero??

L’Architetto del Vino

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Un nuovo servizio si offre alle sempre più pressanti esigenze dei nostri Clienti: la progettazione architettonica e realizzazione di Cantine, la realizzazione di stand fieristici e la progettazione d’interni.

In molti ci chiedono se conosciamo un architetto affidabile e capace a cui domandare di realizzare su carta il proprio sogno, quello di tutta una vita, costruire o rimodernare la propria Cantina.

L’Architetto Fabio Nassuato è un uomo attento, accorto e, lo si vede subito, energico e reattivo. Lui non sta mai fermo, le sue idee sono in continuo fermento e freme dalla voglia di anticipartele. Anche i suoi lavori mostrano una profonda conoscenza della “materia” mista ad un crescente entusiasmo che non si smorza nemmeno davanti ai più ardui ostacoli. L’abbiamo visto all’opera: per lui sono fondamentali il recupero, l’ecosostenibilità e la flessibilità degli ambienti. Lo studio preliminare non riguarda solo il territorio in cui si innesta la nuova struttura, il paesaggio, ma guarda nel profondo l’animo dei committenti, ne studia la storia di lavoro e di vita e guarda alla brand identity e di come questa si mostra al mercato. Spesso le esigenze dei nostri mastri di Cantina mal si sposano con le esigenze di marketing e di immagine: bisogna mediare e trovare i giusti spazi di lavoro, di affinamento e di ricezione dove accogliere il pubblico in visita. L’intero edificio deve riportare lo stesso messaggio d’immagine, che non sia frammentato. Un sottile filo conduttore, infatti, deve permeare ogni ambiente; ad ogni angolo si deve leggere una piccola storia fatta di scelte tra architetto e committente, fatta di strutture preesistenti da conservare, fatta da scorci che non si possono precludere.

Il vino richiede continua cura e attenzione, Fabio Nassuato è, a tutti gli effetti, l’Architetto del Vino.

I Media Audiovisivi: scenari convergenti

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Istruzione, Tecnologia

Cristina Collodi ha partecipato al corso “I Media Audiovisivi: scenari convergenti”  presso l’Università degli Studi di Ferrara, erogato dalla piattaforma EduOpen.

Competenze acquisite:

questo Badge attesta che lo studente ha partecipato e concluso positivamente il corso  “I Media Audiovisivi: scenari convergenti”,  ottenendo i seguenti risultati:
  • conoscere le caratteristiche comunicative base di cinema, televisione e video;
  • conoscere il sistema audiovisivo contemporaneo;
  • conoscere i paradigmi comunicativi del web;
  • conoscere i principi comunicativi dell’audiovisivo online;
  • conoscere le potenzialità comunicative di YouTube;
  • conoscere i paradigmi comunicativi delle web series e dei web doc.

Per info: .Bestr

31 LINE nuovo concept per FRIULVINI

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

L’immagine grafica, l’icona o segno, è l’indispensabile veicolo della significazione: una sorta di rampa da cui parte un messaggio che ritorna dal passato in chiave moderna.

Le tre “cuspidi” che sovrastano l’etichetta dell’intera linea “31 LINE” non sono altro che le tre parti dell’aquila Fiulana: le ali con al centro il tronco.

L’aquila, infatti, quale antichissimo segno di potenza, vittoria e prosperità arriva ad immagine delle Terre Friulane fin dal tempo dei Romani per affermarsi quale bicefala, in tempi più recenti, ad indicare sia la sovranità della Gastaldia sia quella del Castellano, cioè del vicario dell’Imperatore che del signore proprietario di un territorio fortificato e difeso.

Siamo nel 1509 quando l’impero Asburgico sconfigge Venezia e arriva ad annettere il Friuli fino a Trieste per poi confermarsi nel 1809 con l’arrivo dell’Arciduca d’Austria che proiettò l’intera Regione nello sfarzo della mittelleuropa dell’Impero Ausburgico.

L’aquila da falconeria dell’imperatore, quella che riempiva il suo pugno e la sua passione, si dice, che si chiamasse Jeda. Jeda, il nobile maestro di volo, ci riporta a quegli antichi valori ritenuti ancora validi nel mondo attuale.

Vini Chiarello

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Gianni Chiarello, nel 1970, incomincia la sua grande avventura come imprenditore.

A Brendola, un paese in provincia di Vicenza adagiato sulle pendici dei Colli Berici, la sua Azienda Agricola a gestione strettamente familiare, consta oggi di ben 30 ettari vitati sia a DOC che IGT.

Sono la vera passione e la capace dedizione dell’intera famiglia a fare da motore alla conduzione delle vigne nei vari passaggi stagionali e alla gestione di tutte le fasi di cantina.

Gianni con il figlio Luigi, enologo, riconoscono al territorio e ne esaltano la vocazione di essere il giusto habitat per vini di alta caratura sia da uve autoctone quali il Garganego, il Raboso, il Durello e il Rosato che ne tramandano la tipicità; sia con quelle di carattere internazionale quali il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Pinot Grigio capaci di competere con i più rigorosi esami organolettici.

Aromi, sapori, fatica, innovazione, continuo impegno commerciale sono valori che non sono passati inosservati, oltre che dai numerosi estimatori dei vini della Cantina, anche dalla Camera di Commercio di Vicenza che li ha voluti riconoscere premiandoli con medaglia d’oro per il progresso economico: “Per aver conseguito nel corso di lunga e ininterrotta attività particolari risultati, nell’applicazione dei più moderni suggerimenti del progresso tecnico e sociale”.

L’evoluzione naturale di questa realtà agricola vedrà ben presto la famiglia Chiarello dedicarsi anche alla produzione dei vini Prosecco, Pinot Bianco e Sauvignon. Vini che ben sapranno interpretare sia il lavoro competente in Cantina sia le volontà dei palati più esigenti.

Tutta la gamma dei vini è riconducibile al marchio “ROCCA DEI VESCOVI” quale ricordo delle antiche mura a difesa dei presuli che dominavano il territorio brendolano ancor prima dell’anno mille. La selezione si può acquistare presso il punto vendita all’ingresso del paese; ricevere comodamente a casa o al Ristorante, oppure, chiedere la consegna nei pratici fusti a spina per le manifestazioni e tutti quei momenti conviviali dove in tanti si festeggia l’ottimo cibo e il buon vino.

San Maman di Bruseghin Marzio

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Marzio Bruseghin, dalla splendida carriera ciclistica che lo ha portato fino al terzo gradino del podio al Giro d’Italia del 2008, spende la sua grinta e lo spirito sportivo tra le sue vigne poste sulle pendici delle Prealpi Trevigiane a ben 430 mt di altitudine.

La vera sfida inizia nel 2004 dove da 20 ettari di terreno 6 vengono vitati secondo il rigido protocollo biologico. Nel 2008, l’anno del grande successo agonistico, le prime bottiglie di Prosecco Doc.

Da allora l’impegno diventa una vera passione, anche per l’allevamento degli asinelli che lassù pascolano liberi sfalciando l’erba. Loro sono divenuti il simbolo di questa Azienda Agricola: forti, spontanei, naturalmente biologici.

Marzio segue personalmente ed attentamente tutti i momenti del vigneto e della vinificazione delle sue uve Glera: nulla è lasciato al caso.

Tutto il processo produttivo deve garantire l’alto standard qualitativo e mantenere intatte le caratteristiche Bio dei vini: il basso impatto ambientale, il ricorso a sole pratiche naturali sono la vera competizione da affrontare in ogni stagione.

www.vinimaman.it

SAN MAMAM FARM

Marzio Bruseghin, from the excellent cycling career that led him to the third step of the podium at the Giro d’Italia in 2008, spends his determination and sporting spirit among his vineyards on the slopes of the Pre-Alps of Treviso at 430 meters above sea level.

The real challenge begins in 2004 where from 20 hectares of land 6 were planted with vine, according to the strict biological protocol. In 2008, the year of great agonistic success, were produced the first bottles of Prosecco Doc.

Since then, the commitment becomes a real passion, even for the breeding of donkeys that graze free eating the grass. They have become the symbol of this farm: strong, spontaneous, naturally organic.

Marzio personally and carefully follows all the moments of the vineyard and the winemaking of his Glera grapes: nothing is left to chance.

The whole production process must guarantee the high quality standard and keep the Organic characteristics of the wines intact: the low environmental impact and the use of only natural practices are the real competition to be faced in every season.

www.vinimaman.it