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Flavio Cattaneo: via all’innovazione con l’elettrodotto Italia-Francia

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia

Energia, Terna, iniziati i lavori per realizzare il cavo interrato più lungo del mondo con tecnologia d’avanguardia a corrente continua. L’elettrodotto, lungo quasi 200 km, collegherà Italia e Francia senza il minimo impatto sull’ambiente e sul paesaggio ma con impatti più che positivi sul mercato dell’energia: l’innovativa infrastruttura incrementerà l’interscambio energetico fra i due Paesi e consentirà all’Italia di ottimizzare le rinnovabili ed esportare. Flavio Cattaneo, AD di Terna: “7,9 miliardi di euro di investimenti già stanziati per i prossimi dieci anni”.

Elettrodotto Francia

Quasi 200 km di cavo interrato, con tecnologia d’avanguardia a corrente continua, che collegherà Italia e Francia senza il minimo impatto sull’ambiente e sul paesaggio ma con impatti più che positivi sul mercato dell’energia: l’innovativa infrastruttura che col tempo permetterà di risparmiare sul costo dell’elettricità e che farà finalmente dell’Italia un Paese esportatore di energia e non solo importatore, è frutto della collaborazione tra Terna e la francese Rte, con la virtuosa partecipazione degli enti pubblici locali e il co-finanziamento della Commissione europea.
Proprio sull’asse di territorio che vede ancora i cantieri dell’alta velocità ferroviaria contestati e di fatto fermi, il corridoio elettrico tra i due Paesi è invece già partito e diventerà nel 2019, anno della prevista conclusione dei lavori, il collegamento sotterraneo e invisibile più lungo del mondo, facendo dei due Paesi divisi dalle Alpi i rispettivi primi partner nell’interscambio energetico.
“Ci saranno però voluti 12 anni per farlo”, ricorda Dominique Maillard, presidente della transalpina Reseau de Transport d’Electricité. Ma i benefici sono molti di più dei punti d’ombra rilevati dal partner francese nel corso dell’inaugurazione di Piossasco, piccolo centro in provincia di Torino dove si può dire che tutto ebbe inizio, visto che grazie al suo cittadino più famoso, Alessandro Cruto, proprio qui fu utilizzata per la prima volta, il 16 maggio 1883, la lampadina elettrica ad incandescenza.

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Esattamente 130 anni dopo, un invisibile cavo che parte da Grand’Ile, in Savoia, e attraverso un lungo viaggio nascosto fra strade, ponti e gallerie (compresi i 13 km del traforo del Frejus) giunge in Piemonte, garantirà sostenibilità ecologica, risparmio energetico e creazione di posti di lavoro, nell’ottica di un mercato unico dell’energia europea  che vede nella collaborazione Italia-Francia un importante passo, già sancito ai tempi delle presidenze di Prodi e Sarkozy con gli accordi bilaterali di Nizza del 2007.
Il tutto grazie soprattutto a un forte investimento di Terna, società in piena salute che nel 2012 ha fatturato oltre 1,8 miliardi di euro con utili a 464 milioni, come sottolineato al “taglio del nastro” dall’amministratore delegato Flavio Cattaneo: “Dalla sua nascita (nel 2004, ndr) Terna ha fatto investimenti per 8 miliardi, di cui 1,5 miliardi solo nel 2013, e con altri 7,9 miliardi già stanziati per i prossimi dieci anni”. Investimenti, come l’elettrodotto italo-francese denominato “Piemonte-Savoia”, che consentiranno al Paese di diventare negli anni sempre più esportatore e sempre meno importatore, come riconosciuto dallo stesso Maillard: “La nuova infrastruttura permetterà di ottimizzare le energie rinnovabili, sulle quali l’Italia è avanti, soprattutto grazie al fotovoltaico”.
Energia che potrà dunque essere venduta alla Francia, specialmente nei periodi invernali, in cui il Paese transalpino non sempre riesce a soddisfare la propria domanda interna. Oltretutto sempre lo stesso presidente della società di trasporto elettrico francese ricorda che, verrebbe da dire una volta tanto, è l’Italia ad aver investito di più e ad essere più avanti nei lavori: “Mentre oggi a Piossasco si dà il via, in Francia inizieremo solo fra 6 mesi”.
Motivo d’orgoglio, ma non solo. Il Ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ricorda anche i benefici in termini economici per la popolazione: “A pieno regime con l’opera, che porterà la capacità di trasporto della rete tra i due paesi dagli attuali 2.650 megawatt a oltre 4.400 megawatt, si risparmieranno 150 milioni di euro di energia all’anno: solo qualche euro per ogni singolo utente, ma che di questi tempi non fanno mai male, e senza contare l’impatto positivo che la nuova opera avrà sull’ambiente e sul mercato del lavoro”.

FONTE: First Online

Terna, Flavio Cattaneo, in esercizio il nuovo collegamento elettrico sottomarino per Ischia

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Ischia, grazie al Piano di Sviluppo della Rete Nazionale del 2009 e del 2010 è entrato in esercizio il nuovo collegamento elettrico in cavo sottomarino a 150 kV “Cuma-Patria 2″, che, affiancando l’ esistente “Cuma-Patria 1″, garantisce all’isola di Ischia una riserva strategica di energia in caso di necessità. L’intervento, realizzato da Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, assicurerà maggiore sicurezza al sistema elettrico dell’intera isola.

Bonifica frattamaggiore

Terna, Flavio Cattaneo.
La necessità di raddoppiare il collegamento “terra ferma – isola verde” era stata evidente nell’agosto del 2009 quando alcuni lavori di scavo stradale nel Comune di Giugliano in Campania danneggiarono l’allora unico collegamento in cavo provocando di conseguenza disalimentazioni sull’isola di Ischia.

Nel 2011 sono stati completati i lavori relativi allo stallo nella stazione elettrica di Patria, alla posa dei cavi, alle giunzioni, ed a tutti i collaudi necessari per il nuovo collegamento, mentre l’entrata in esercizio è stata posticipata in relazione ad attività di competenza Enel per il blindato di Cuma.

Il tratto nuovo è posato prevalentemente in un’area agricola, collocata all’interno di una zona classificata come Sito di Interesse Nazionale, ed attraversa un tronco ferroviario Alta Velocità; nonostante tali particolarità le attività sono state portate a termine nei termini previsti grazie alla sinergia delle varie unità dell’AOT/NA e del DSC coinvolte ed alla professionalità delle ditte esecutrici dei lavori.

FONTE: Terna

Flavio Cattaneo: Piossasco, inaugurata l’innovativa infrastruttura

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Piossasco, via all’elettrodotto italo-francese. Inaugurata l’innovativa infrastruttura che permetterà di risparmiare sul costo dell’elettricità e che farà finalmente dell’Italia un Paese esportatore di energia.
La realizzazione del cavo interrato a corrente continua più lungo del mondo, incrementerà l’interscambio energetico fra i due Paesi e consentirà all’Italia di ottimizzare le rinnovabili con un impatto ambientale minimo. L’Ad di Terna Flavio Cattaneo: “Diventeremo esportatori”.

Bonifica frattamaggiore

Inaugurato a Piossasco, in Piemonte, il cantiere per realizzare il cavo interrato a corrente continua più lungo del mondo, che incrementerà l’interscambio energetico fra i due Paesi: la fine dei lavori (che sul versante francese inizieranno solo fra 6 mesi) è prevista nel 2019 e consentirà all’Italia di ottimizzare le rinnovabili ed esportare. Quasi 200 km di cavo interrato, con tecnologia d’avanguardia a corrente continua, che collegherà Italia e Francia senza il minimo impatto sull’ambiente e sul paesaggio ma con impatti più che positivi sul mercato dell’energia.

L’innovativa infrastruttura che col tempo permetterà di risparmiare sul costo dell’elettricità e che farà finalmente dell’Italia un Paese esportatore di energia e non solo importatore, è frutto della collaborazione tra Terna e la francese Rte, con la virtuosa partecipazione degli enti pubblici locali e il co-finanziamento della Commissione europea. Proprio sull’asse di territorio che vede ancora i cantieri dell’alta velocità ferroviaria contestati e di fatto fermi, il corridoio elettrico tra i due Paesi è invece già partito e diventerà nel 2019, anno della prevista conclusione dei lavori, il collegamento sotterraneo e invisibile più lungo del mondo, facendo dei due Paesi divisi dalle Alpi i rispettivi primi partner nell’interscambio energetico. “Ci saranno però voluti 12 anni per farlo”, ricorda Dominique Maillard, presidente della transalpina Reseau de Transport d’Electricité.

Ma i benefici sono molti di più dei punti d’ombra rilevati dal partner francese nel corso dell’inaugurazione di Piossasco, piccolo centro in provincia di Torino dove si può dire che tutto ebbe inizio, visto che grazie al suo cittadino più famoso, Alessandro Cruto, proprio qui fu utilizzata per la prima volta, il 16 maggio 1883, la lampadina elettrica ad incandescenza. Esattamente 130 anni dopo, un invisibile cavo che parte da Grand’Ile, in Savoia, e attraverso un lungo viaggio nascosto fra strade, ponti e gallerie (compresi i 13 km del traforo del Frejus) giunge in Piemonte, garantirà sostenibilità ecologica, risparmio energetico e creazione di posti di lavoro, nell’ottica di un mercato unico dell’energia europea che vede nella collaborazione Italia-Francia un importante passo, già sancito ai tempi delle presidenze di Prodi e Sarkozy con gli accordi bilaterali di Nizza del 2007. Il tutto grazie soprattutto a un forte investimento di Terna, società in piena salute che nel 2012 ha fatturato oltre 1,8 miliardi di euro con utili a 464 milioni, come sottolineato al “taglio del nastro” dall’amministratore delegato Flavio Cattaneo: “Dalla sua nascita (nel 2004, ndr) Terna ha fatto investimenti per 8 miliardi, di cui 1,5 miliardi solo nel 2013, e con altri 7,9 miliardi già stanziati per i prossimi dieci anni”. Investimenti, come l’elettrodotto italo-francese denominato “Piemonte-Savoia”, che consentiranno al Paese di diventare negli anni sempre più esportatore e sempre meno importatore, come riconosciuto dallo stesso Maillard: “La nuova infrastruttura permetterà di ottimizzare le energie rinnovabili, sulle quali l’Italia è avanti, soprattutto grazie al fotovoltaico”. Energia che potrà dunque essere venduta alla Francia, specialmente nei periodi invernali, in cui il Paese transalpino non sempre riesce a soddisfare la propria domanda interna. Oltretutto sempre lo stesso presidente della società di trasporto elettrico francese ricorda che, verrebbe da dire una volta tanto, è l’Italia ad aver investito di più e ad essere più avanti nei lavori: “Mentre oggi a Piossasco si dà il via, in Francia inizieremo solo fra 6 mesi”.

FONTE: Terna

Sostenibilità, Flavio Cattaneo, Terna prosegue il suo impegno

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Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, prosegue il suo impegno per la sostenibilità. E’ on-line il Rapporto di Sostenibilità 2012, elaborato sulla base dello standard GRI – Global Reporting Initiative, l’organizzazione leader a livello mondiale su questi temi. In particolare la Società ha applicato le linee guida “G3.1” al livello “a+”, il massimo previsto per completezza delle informazioni. Tra i risultati più significativi si segnala l’ulteriore riduzione del gas serra SF6. Nel 2012 Terna è stata confermata in tutti gli indici di sostenibilità in cui era presente ed è stata ammessa nei nuovi indici Vigeo Word e Europe 120.

Sono in totale 84 gli indicatori GRI trattati nel Rapporto che si avvale anche di approfondimenti tematici, tabelle e confronti con altre aziende per rappresentare, in modo chiaro e trasparente, i risultati conseguiti nel 2012 in tutte le aree di responsabilità d’impresa secondo le indicazioni del Codice Etico, i dieci principi del Global Compact e gli obiettivi stabiliti l’anno prima.

Anche quest’anno è proseguita l’iniziativa distintiva di Terna, guidata da Flavio Cattaneo, di estendere l’analisi delle performance attraverso il confronto con altre aziende. Gli indicatori GRI trattati riguardano le emissioni di CO2, le perdite di SF6, il consumo di acqua, la produzione di rifiuti, la formazione, i differenziali retributivi per genere e il tasso di turnover in uscita del personale.

La metodologia messa a punto da Terna per realizzare questi confronti è stata presentata in appendice allo studio “Oltre il dato finanziario: imprese e benessere collettivo” redatto dal CSR Manager Network, con il supporto scientifico di Altis – Università Cattolica di Milano e dell’Ufficio statistico nazionale (ISTAT).

Per quanto riguarda i risultati di sostenibilità del 2012, tra i più significativi pubblicati nel Rapporto, sul fronte ambientale si segnala l’ulteriore riduzione, per il terzo anno consecutivo, dell’incidenza delle perdite rispetto alla consistenza installata del gas serra SF6 che nel 2012 si attestandosi quest’anno allo 0,59%.

Passando a temi di responsabilità sociale, la formazione si è confermata come un punto di forza nella valorizzazione delle risorse umane: a luglio 2012 è stata inaugurata la nuova sede di Campus, la Company University di Terna insediata all’interno di una stazione elettrica alle porte di Roma, in un edificio dedicato e dotato delle migliori tecnologie, per rendere possibile una migliore organizzazione e fruizione dei corsi.

Nel 2012 sono state erogate 41 ore di formazione per dipendente, con una copertura del 86% del personale che testimonia l’attenzione di Terna per la formazione continua.

Nel corso del 2012 Terna è stata confermata in tutti gli indici di sostenibilità in cui era già presente ed è stata ammessa nei nuovi indici Vigeo Word e Europe 120, redatti in base ad una metodologia che prevede l’analisi di oltre 330 indicatori e 38 criteri di sostenibilità.

La sostenibilità di Terna è infine oggetto di valutazione anche da parte di banche, fondi di investimento, analisti finanziari con team specializzati, agenzie di sostenibilità con risultati che ne testimoniano il valore.

FONTE: Terna

Terna cresce come il Dax dietro c’è la scommessa Ue che rivoluzionerà le reti

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La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia per creare un mercato completamente interconnesso. Terna è capofila tra le società interessate a partecipare alla costruzione delle infrastrutture. In borsa l’azienda, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, toccando il suo massimo storico e raddoppiando il suo valore di quotazione. Dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi ‘in opere concrete’ e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi.

Non chiamatele più attività regolate, definizione riduttiva che non risponde più alle trasformazioni del settore. Soprattutto in vista della rivoluzione a livello europeo che sta per investire le società delle reti. E mentre Piazza Affari arranca (quando gli altri mercati volano ai massimi), tra le blue chip italiane c’è chi si stacca dal resto del gruppo. E’ il caso delle società che gestiscono infrastrutture, dalle reti elettriche alle reti del gas, a cui si possono aggiungere autostrade e aeroporti. Ma anche di quelle aziende in cui una quota dei margini è comunque coperta da attività assimilabili. Sono tutte società le cui performance di Borsa hanno battuto il mercato. E le cui prospettive potrebbero essere ancora più interessanti per gli investitori se sapranno sfruttare l’occasione che viene ora offerta loro da Bruxelles. La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia, per creare un mercato completamente interconnesso. Un’ operazione da centinaia di miliardi di investimenti per cui sono previsti incentivi e finanziamenti a tassi agevolati.

A tirare il gruppo delle società potenzialmente interessate è Terna, la società che gestisce la rete di alta tensione e che garantisce la trasmissione dell’energia elettrica in tutto il paese. In Borsa, l’azienda guidata dall’ex direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, di fatto, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, che di recente ha toccato il suo massimo storico: ha guadagnato sul listino il 30 per cento nell’ultimo anno e ha raddoppiato il suo valore dalla quotazione del 2004. Lo stesso ha fatto Terna.

Un guadagno per chi ha investito nel titolo cui bisogna aggiungere la cedola, che ha garantito ai soci un rendimento attorno al 5 per cento l’anno. Mai venuto meno, neppure con l’introduzione della Robin Hood Tax, imposta dal governo Berlusconi alle società dell’energia, reti e rinnovabili comprese. Questo, in realtà, spiega solo in parte il boom di Terna.

La società della rete elettrica, nel periodo 2009-2012 ha realizzato quasi 2,3 miliardi di utile netto. Ma di questi, oltre 700 milioni li ha realizzati da attività non tradizionali o non regolamentate. In altre parole, oltre agli investimenti incentivati, il management si è sempre inventato qualche attività collegata (dall’operazione sulle reti in Brasile agli investimenti nel fotovoltaico, entrambi venduti con plusvalenza) che hanno aumentato il monte dividendi. Questo vale anche per Snam, il gruppo che ha appena ottenuto la sua indipendenza dall’ex controllante Eni passando sotto la Cassa Depositi Prestiti. Il suo core business è la gestione delle reti che assicurano la distribuzione del gas, in particolare le dorsali principali che si collegano poi alle reti locali e cittadine. Nei dieci anni di quotazione Snam ha sempre distribuito dividendi ai suoi investitori, per un ammontare totale di 5,8 miliardi, pari a circa all’80 per cento dell’utile netto, con una crescita media all’anno del 4 per cento. Tutto ciò si è tradotto in un rialzo negli ultimi dodici mesi del 15 per cento del valore del titolo. Ma la gestione delle reti è uno dei settori che può vantare una redditività in crescita per un gigante in crisi come Enel, che può vantare un milione di chilometri di elettrodotti che raggiungono 30 milioni di clienti e 55mila chilometri di metanodotti gestiti per 3,8 milioni di utenti serviti in 2mila comuni. La gestione delle reti rappresenta una voce positiva anche nel bilancio delle utility locali quotate in Borsa. Fattori positivi che hanno fatto del settore delle società che gestiscono “servizi pubblici”, secondo la definizione che ne dà la Borsa Italiana, uno dei più ricercati da parte dei fondi internazionali. E che, non a caso, ha messo a segno le migliori performance di Piazza Affari. Ma cosa ha portato a risultati in crescita e come mai proprio in questo periodo di recessione profonda per l’economia italiana? Il calo della domanda di energia e di gas non avrebbe dovuto portare un risultato opposto? Tutto ruota attorno al meccanismo della remunerazione degli investimenti. Detto molto in sintesi, lo Stato riconosce alle società infrastrutturali quanto speso per l’ammodernamento, l’efficientamento e l’espansione delle reti. Nel caso di elettricità e gas è una delle voci della bolletta pagata dai consumatori. Nelle autostrade lo si trova nell’aggiornamento tariffario. E ancora: per gli aeroporti abbiamo appena visto come il governo Monti abbia dato il via libera ai nuovi accordi di programma dei principali scali italiani – ultimo in ordine di tempo Fiumicino – che hanno previsto l’aumento delle tariffe aeroportuali in cambio di un piano di investimenti per i prossimi 20-30 anni. Ecco perché si chiamano attività regolate e perché la sicurezza delle entrate, in cambio di investimenti certi nel tempo, piace ai fondi.

Prendiamo il caso di Terna: dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi ‘in opere concrete’ e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi. Lo steso vale per Adr, la società di gestione di Fiumicino: l’accordo di programma sottoscritto con il governo prevede, sino alla fine della concessione (prevista nell’anno 2044), complessivamente investimenti per 12 miliardi di euro, inclusa l’espansione a nord dell’aeroporto della capitale. Per il periodo 2013-2016 gli investimenti saranno pari a 1,2 miliardi, con un incremento rispetto alle previsioni iniziali di piano fissate in 900 milioni di euro. Non è un caso che il fondo F2i guidato da Vito Gamberale, dedicato proprio alle infrastrutture, abbia investito soprattutto sulle reti locali del gas (di cui è diventato uno dei principali operatori italiani) e ora sta espandendo la sua presenza negli aeroporti: controlla Napoli Capodichino e Torino Caselle, oltre ad avere una quota di minoranza di Linate-Malpensa. Secondo gli analisti finanziari, le reti rappresentano – in un periodo di crisi come quello attuale una sorta di approdo sicuro in termini di rendimenti, abbastanza costante nel tempo. Certo, nel lungo periodo, i rendimenti e i dividendi delle società di produzione che ora soffrono il calo della domanda – potrebbero essere più generosi, visto che quando l’economia tira gli utili sono maggiori. Ma il momento attuale non premia le società che producono e vendono energia. Come si vede dai corsi di Borsa dove molti dei colossi europei, a cominciare dall’Enel, sono vicini ai minimi storici delle quotazioni azionarie. Inoltre, per le principali società infrastrutturali del Vecchio Continente ora si aprono le porte degli incentivi a livello europeo per la realizzazione di reti transfrontaliere. Con tutta probabilità si tratterà di erogazioni a fondo perduto e di prestiti agevolati della Bei. Il progetto è quello di creare una grande rete continentale dell’energia, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità degli impianti produttivi. L’Italia, ad esempio, ha il parco centrali a gas più efficiente d’Europa, molte delle quali ora quasi ferme per il calo della domanda, quando invece potrebbero assicurare gli approvvigionamenti nelle ore di punta in Francia, nelle fasi in cui le centrali nucleari non riescono a soddisfare la domanda. Oppure garantire quella dei paesi nordici, ricchi di impianti eolici, nelle giornate scarsamente ventose. Un obiettivo che l’Unione Europa vorrebbe raggiungere entro il 2020 e che si estende anche alla rete del gas.

E l’Italia, grazie alla sua posizione al centro del Mediterraneo è destinata a diventare un ponte sia con i paesi del Maghreb a sud, sia con la penisola balcanica a est.

FONTE: Repubblica

Cattaneo Flavio: a garantire il miglior rendimento è ancora Terna

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Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Secondo Il Sole 24 Ore a garantire il miglior rendimento è ancora Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, che mette a segno un ritorno complessivo dell’investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%.

Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori quando la crisi era ancora lontana raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Basta guardare i dati (su fonte Bloomberg) che indicano il total shareholder return (misura del valore creato da un’impresa per i propri azionisti che somma i guadagni della performance di Borsa ai dividendi pagati) da gennaio 2006 ad oggi per le maggiori quotate: a garantire il miglior rendimento è Terna, la società, guidata da Flavio Cattaneo, che gestisce la rete elettrica nazionale e che mette a segno un ritorno complessivo dell’investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%. Cresce del 119%, invece, un leader del made in Italy come Luxottica (aiutato da un +90% in Borsa), mentre poco più sotto (ma garantendo comunque il raddoppio dell’investimento) ci sono Snam (106% di Tsr con +30% sui listini) e Tenaris (100% con un +73% di performance in Borsa).

Insomma in sei anni e mezzo certamente turbolenti chi ha creato maggior valore per gli azionisti sono le eccellenze della moda e le reti e i servizi per l’energia, come dimostra anche il buon posizionamento di Saipem (82% di total shareholder return con una crescita del 55% sui listini). Una tendenza evidenziata non solo nel lungo periodo – capace di depurare i risultati dalle fluttuazioni di borsa e dalla crisi finanziaria – ma anche nel breve. Certo se analizziamo i dati del solo 2013 si vede come il recupero borsistico di alcuni settori abbia trainato titoli più penalizzati in un arco lungo di tempo (i big bancari come Unicredit e Intesa a fronte di un ritorno totale negativo dal 2006 ad oggi, segnato rispettivamente un +20 e un +16% da inizio anno), ma il settore amplio dell’energia e delle utility tiene: escludendo infatti il +33% nella creazione di valore totale messo a segno ancora una volta da Luxottica (grazie a un +31% sui listini da inizio anno), troviamo di seguito titoli come Enel GP (+18% di ritorno complessivo grazie al +16% di Borsa) e ancora una volta Terna che fa segnare +16,3% sia a Piazza Affari che in termini di total shareholder return.

La società del resto si posiziona fra le prime in termini di rendimento di Borsa e di creazione di valore per gli azionisti anche se si guarda al 2012, quando il gestore della rete elettrica ha fatto segnare un Tsr del 25%, dato superiore a quello di altri big del settore energetico: Enel per esempio conta con un total shareholder return del 6,9% nel 2012 con un dato che diventa negativo del 6,2% nel 2013; Eni, invece passa dal 22% dello scorso anno al 3,8% di quest’anno.

FONTE: Il Sole 24 Ore

Flavio Cattaneo: Il Sole24Ore, trimestrale 2013, profitti record per Terna

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Trimestrale 2013, risultati record per Terna, come riportato da “Il Sole 24 Ore”, si tratta di maxiprofitti (utile 142 milioni di euro). Terna è premiata dai grandi investimenti, dalla solidità finanziaria e la gestione equilibrata tra business regolamentato e attività non tradizionali. L’Ad Flavio Cattaneo, “Questi risultati ci consentono di impegnarci con maggiore robustezza sulle due grandi sfide del sistema elettrico in evoluzione: l’integrazione europea con un ruolo centrale per le interconnessioni dell’Italia e il continuo sviluppo degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese”.

Il risultato record ottenuto da Terna nel primo trimestre 2013 è stato sottolineato dalla stampa nazionale: come titola infatti “Il Sole 24 Ore”, si tratta di maxiprofitti (l’utile sale a 142 milioni di euro, con un incremento del 24,6 per cento) e soprattutto di grandi investimenti.

Il primo trimestre 2013 per l’azienda guidata da Flavio Cattaneo si è chiuso all’insegna del “+” (ed è il 30esimo trimestre positivo consecutivo), con un ebitda di 381 milioni di euro (+12,1%) e ricavi a quota 470 milioni di euro (+8,8%). Il giornale degli industriali evidenzia come questo risultato non sia ovviamente frutto del caso ma la giusta fusione di un mix di ingredienti essenziali: gli investimenti messi in campo dal Gruppo (1235 miliardi di euro nel 2012), l’attenzione a costi e alla solida struttura finanziaria, l’efficace equilibrio tra business regolamentato e attività non tradizionali.

Al di là di quello che sarà il futuro e che lo stesso Cattaneo ha tenuto a rimarcare (“Questi risultati ci consentono di impegnarci con maggiore robustezza sulle due grandi sfide del sistema elettrico in evoluzione: l’integrazione europea con un ruolo centrale per le interconnessioni dell’Italia e il continuo sviluppo degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese”), la performance di Terna è globale perchè rispetto allo stesso periodo del 2012 sono migliorati sia l’Ebit (+15,1%) che il patrimonio netto, salito a 2943 miliardi di euro contro 2788. Non preoccupa poi lo scarto dell’indebitamento finanziario (5924 miliardi, più 69 rispetto alla fine del 2012) in quanto il costo del debito a fine 2013 si attesterà sotto il 2,7% del 2012. E gli azionisti? Soddisfatti anche loro, visto che grazie ad un dividendo di 20 centesimi di cui 7 già avuti in acconto il principale azionista di Terna, la Cassa Depositi e Prestiti, si “porta via” qualcosa come 120 milioni di euro. Ma le acquisizioni internazionali al momento possono attendere.

FONTE: Terna

Cattaneo Flavio: Terna, il nuovo piano continua ad avere obiettivi ambiziosi

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“I risultati in crescita premiano l’eccellente lavoro svolto dalla squadra di Terna”. Lo dichiara l’ad della società, Flavio Cattaneo, sottolineando che il nuovo piano “continua ad avere obiettivi ambiziosi: completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione nazionale ed esplorare nuove opportunità di business in attività non tradizionali, in Italia e all’estero”. Terna chiude il bilancio 2012 con fatturato in crescita del 10%, un margine operativo lordo in aumento del 12%, ed un piano di investimenti di 4,1 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per la manutenzione e lo sviluppo della rete elettrica.

Terna ha chiuso il 2012 con ricavi consolidati di oltre 1.800 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto ai 1.636 milioni di euro del 2011. Migliora il margine operativo lordo, ebitda, che sale del 12% a 1.380 milioni di euro (il 76% dei ricavi). Risultati che sono andati oltre le attese degli analisti, ma in linea con la strategia del gruppo per il piano strategico al 2016. Gli investimenti sono saliti a circa 1.240 milioni di euro (anche in questo superiori alle attese), mentre l’indebitamento finanziario netto è a quota 5.900 milioni di euro (5.123 milioni di euro nel 2011).

“Abbiamo ancora una volta superato un anno molto difficile con risultati in crescita che premiano l’eccellente lavoro svolto dalla squadra di Terna” ha detto l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo sottolineando che il nuovo piano “continua ad avere obiettivi ambiziosi: completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione nazionale ed esplorare nuove opportunità di business in attività non tradizionali, in Italia e all’estero, che stanno già dando un loro importante contributo”.

Terna conferma per il 2013-2017 la politica di dividendi annunciata lo scorso anno: nel periodo il piano strategico prevede un dividendo base dalle attività tradizionali pari a 19 centesimi di euro ad azione, a cui si aggiungerà il contributo delle attività non tradizionali (con un pay out del 60%).

L’aumento dei ricavi e il controllo dei costi, si legge ancora nel piano, dovrebbero tradursi in un’ulteriore crescita della profittabilità. L’ebitda margin a fine piano si stima superi l’80%. Cattaneo ha quindi assicurato che Terna continuerà a creare valore per gli azionisti, dando loro “molte soddisfazioni”.

La società investirà nei prossimi 5 anni 4,1 miliardi di euro per la manutenzione e lo sviluppo della rete elettrica: circa 300 milioni saranno destinati alla realizzazione di sistemi di accumulo. Guardando all’orizzonte di medio-lungo termine, cioè a 10 anni, gli investimenti previsti ammontano a 7,9 miliardi.

FONTE: Repubblica

Flavio Cattaneo, Terna, leadership europea per investimenti e performance di Borsa

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Perfezionamento del mercato, integrazione delle rinnovabili e sicurezza degli approvvigionamenti. Questi gli obiettivi indicati da Entso-E, l’associazione che raggruppa tutti gli operatori di rete. In questo scenario spiccano le ottime performance di Terna. La spa guidata da Flavio Cattaneo ha messo in campo, dopo aver realizzato opere per 6,5 miliardi, ulteriori 4,1 miliardi di euro di investimenti, avendo già raddoppiato la Rab della rete elettrica italiana, dai 5 miliardi circa del 2005 agli oltre 10 attuali.

I capisaldi li ha indicati, poco meno di un anno fa, il piano decennale di sviluppo delle reti elettriche europee, messo a punto da Entso-E, l’associazione che raggruppa tutti gli operatori di rete: perfezionamento del mercato, integrazione delle rinnovabili e sicurezza degli approvvigionamenti. Anche perché molti dei “colli di bottiglia” individuati in Europa sono legati all’integrazione delle energie verdi e quindi il potenziamento dei network elettrici è uno snodo fondamentale per il futuro energetico del Vecchio Continente. Senza contare poi che – segnalano gli ultimi report di Ubs e Deutsche Bank – le grandi utility europee dovranno fare i conti con un calo della domanda di energia, legato alla recessione, e con la concorrenza crescente delle rinnovabili che ha messo alle corde l’intero sistema, peraltro sviluppatosi in modo disomogeneo.

Lo sforzo dei Tso
L’impegno ad accelerare lo sviluppo i 51.500 chilometri di linee di trasmissione elettrica in Europa, con una stima di 104 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni, non è dunque un imperativo categorico da declinare solo in chiave nazionale. Ma è da considerarsi una mission fondamentale per i gestori di rete in Europa (Tso, transmission sistem operator) che stanno potenziando gli sforzi nonostante la congiuntura non favorevole – le infrastrutture sono state penalizzate dall’accordo Ue siglato venerdì – e i diversi modelli esistenti lungo il Continente: dal Tso indipendente (Terna, National Grid o Red Electrica Espana), all’operatore ancora integrato nella produzione e spesso pubblico (è il caso della Francia, con Rte controllato da Edf), fino all’esperienza tedesca con quattro diversi gestori, indipendenti sì, ma non integrati tra loro (tanto che il governo sta pensando a un piano di investimenti nazionale).
Assetti in parte o del tutto differenti, quindi, ma obiettivi identici. Per i quali la spa guidata da Flavio Cattaneo ha messo in campo, dopo aver realizzato opere per 6,5 miliardi, ulteriori 4,1 miliardi di euro di investimenti, avendo già raddoppiato la Rab della rete elettrica italiana, dai 5 miliardi circa del 2005 – quando era ancora sotto il controllo dell’Enel – agli oltre 10 attuali, annullando la distanza con l’omologo francese in termini di “peso” degli asset. E, garantendo nello stesso arco di tempo, la migliore redditività europea in termini di total shareholder return. Segno che il modello di gestore della rete indipendente dalla produzione, unito all’impegno sulle attività non tradizionali, ha assicurato investimenti e creazione di valore.

La sfida delle utilities
Quanto alle società non regolate dovranno fronteggiare uno scenario mutato in cui, come evidenzia Ubs, le centrali a gas cresciute a dismisura subito dopo le grandi privatizzazioni, soffrono ora di un cronico problema di sovraccapacità tanto che, secondo Ubs, il 45% degli impianti andrebbe spento per stabilizzare i profitti. Così, dopo il grande shopping passato, ora le parole d’ordine per i “big” dell’energia sono tagliare il debito, dismettere gli asset non strategici e fare efficienze sui costi (fino al 15% sui base) con inevitabili riflessi su dividendi e investimenti. Tutte criticità che scontano anche le multiutility italiane: come Iren, che a luglio ha toccato i minimi storici in Borsa, e come la stessa A2A, che è a tutti gli effetti il secondo produttore italiano dietro Enel dopo avere comprato Edipower. Entrambe le ex municipalizzate stanno risalendo la china, sul conto economico e in Borsa, ma la medicina imposta dai nuovi piani industriali non è tanto diversa da quella dei big europei: il payout sui dividendi è stato abbassato al 60-65% e le risorse aggiuntive verranno dedicate soprattutto al miglioramento della posizione finanziaria netta. Più critica è la situazione di Sorgenia, che nel 2012 registrerà il primo rosso della storia e punta a ridurre il debito.
In Germania, poi, Rwe ed E.On stanno affrontando anche la “rottamazione” del nucleare. Proprio E.On, a fine gennaio, ha previsto che i profitti 2013 caleranno del 15% dopo che nei mesi scorsi erano stati annunciati 11mila esuberi. Già a dicembre, Gdf Suez aveva invece rivisto al ribasso l’utile 2013 e 2014 spingendo l’acceleratore sulle dismissioni con la cessione, in Italia, dei parchi eolici a Erg per 860 milioni. E uno sforzo, segnala Ubs, sarà poi chiesto anche all’Enel che potrebbe essere costretta a vendere asset per migliorare la redditività e ridurre l’esposizione, sebbene abbia rispettato i target 2012 su Ebitda e indebitamento.

FONTE: Il Sole 24 Ore

Terna Energia: Convegno in Confindustria, lo sviluppo del Sud frenato dai localismi

Scritto da TheEnergyNews il . Pubblicato in Economia

Il rilancio del Sud? Una via c’è, gli investimenti infrastrutturali grazie ai fondi Ue. Ma occorre far presto perché oggi nel Meridione la crisi è più forte che altrove. Di questo ed altro si è parlato in Confindustria al convegno “Mezzogiorno 2014-2020.

Gli investimenti infrastrutturali nella nuova politica di coesione”. Come riporta il “Corriere del Mezzogiorno” Alessandro Laterza, vice presidente dell’associazione degli industriali per il Mezzogiorno, non ha mostrato dubbi su quelle che dovrebbero essere le ricette vincenti: “In uno scenario di costante riduzione delle risorse pubbliche per gli investimenti (la spesa pubblica in conto capitale si è ridotta da circa 22 miliardi del 2007 a poco più di 15 nel 2011), i fondi strutturali europei rappresentano la fonte finanziaria decisiva, forse l’unica tangibile al momento. Tra il 2007 e il 2012 sono stati persi 330mila posti di lavoro in gran parte nel settore delle costruzioni”.
Ma la crisi da sola non basta a spiegare la situazione, c’è anche la mancanza di progettualità e di chiarezza a frenare lo sviluppo. Un esempio su tutti. “Quando si deve realizzare una rete ferroviaria o un elettrodotto – dice Laterza – ci si scontra sempre con lo stop delle comunità locali, ossessionate dalla questione del risarcimento. E’ il caso delle reti energetiche bloccate dalle comunità locali? Esattamente: il tema non può essere confinato ad una gestione locale, se ne deve adottare una di interesse comunitaria”. Come a dire che l’interesse di pochi frena l’interesse di molti.
E’ importante poi che il capitale privato entri in azione, ma soprattutto che si attui anche una vera e propria “politica infrastrutturale” perché “il Mezzogiorno ha in sé le potenzialità per farcela, come dimostrano i dati sull’export, per questo, non servono ricette miracolistiche. Non serve l’assistenzialismo, non servono i grandi annunci e le promesse”. Del resto stiamo parlando di una zona dell’Italia dove sono aperti tuttora “50 tavoli di crisi aziendali” e dove se non si interviene rapidamente sulla produttività e sulla crescita si rischia una “desertificazione industriale”.

FONTE: Terna