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OPERADVISOR, APP DEDICATA ALL’OPERA LIRICA, TI OFFRE IL MEGLIO DELLA STAGIONE 2017/18 DEL METROPOLITAN OPERA di NEW YORK LIVE NEI CINEMA DELLA TUA CITTÀ

Scritto da Operadvisor il . Pubblicato in Internet, Musica, Teatro

Roma, 4 ottobre 2017Da ottobre 2017 ad aprile 2018 OperAdvisor offre una riduzione sul biglietto d’ingresso e, in collaborazione con Stardust by QMI – media partners Amadeus, Sipario, RAI Radio3, Radio Classica, Corriere della Sera, Classica HD e La Feltrinelli, porta nelle sale cinematografiche italiane quattro capolavori senza tempo, per riscoprire il fascino delle più celebri eroine della lirica

Dal Metropolitan di New York l’Opera al cinema è femmina

Tra i titoli in cartellone nella stagione 2017/18: Norma – che apre la stagione cinematografica del Met martedì 10 ottobre –  interpreti le star Sondra Radvanovsky e Joyce DiDonato; una imperdibile nuova produzione della Tosca con Vittorio Grigòlo; La Bohème nell’allestimento di Franco Zeffirelli, con un cast di giovani star e una strepitosa Così fan tutte ambientata nella Coney Island degli anni ’50, tra i protagonisti la vincitrice dei Tony Award Kelly O’Hara.

10 ottobre 2017, ore 19.45            Norma, Vincenzo Bellini

30 gennaio 2018, ore 19.45          Tosca, Giacomo Puccini

27 febbraio 2018, ore 19.45          La Bohème, Giacomo Puccini

4 aprile 2018, ore 19.45                 Così fa tutte, Wolfgang Amadeus Mozart

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La vita di Medea raccontata da Daniela Bracci a Teatro

Scritto da uff stampa il . Pubblicato in Cultura, Teatro

“Medea” di Euripide al Teatro San Vigilio

Via Paolo Di Dono, 218 – Roma

Venerdì 24 marzo ore 21

L’Associazione Culturale Sperimentiamo, Arte Musica e Teatro porta a Teatro “Medea” di Euripide. Lo spettacolo, diretto da Daniela Bracci, con le scenografie di Amedeo D’Amicis e i costumi di Paola Tosti è interpretato da Mariagabriella Chinè, Alessia Pattumelli, Daniela Bracci, Fabio Fantozzi, Marcello Cirillo.

Perché “Medea”? Perché scegliere una tragedia classica per portare alla ribalta un problema attuale? La prima risposta che viene alla mente è: perché l’animo umano è rimasto immutato nei secoli, tanto che perfino la psicanalisi fa riferimento a personaggi classici per definire alcune sindromi (proprio come la sindrome di Medea, appunto). La storia tragica di Medea è una delle più cupe nell’universo del mito antico, forse la più nota tra le vicende del mito antico legate alla figura dell’altro e dello straniero. Medea, nel suo essere donna, sapiente e straniera diviene figura rappresentativa dell’alterità, tema-problema presente nei testi classici, ma ancora aperto, vivo e vicino. In questo senso è un testo esemplare e addirittura sorprendente per la sua attualità in quanto il nostro tempo è segnato profondamente da uno dei temi fondanti della Medea, cioè dal confronto-scontro di civiltà, in generale dal problema dell’alterità. Medea, maga, figlia del re della Colchide, si innamora del greco Giasone che è giunto nel suo lontano paese (sul mar Nero) per impossessarsi del vello d’oro. Per Giasone Medea tradisce il padre, uccide il fratello, abbandona la patria; ma l’atto che la distingue per la selvaggia tragicità è quello che Euripide scelse di rappresentare nel suo dramma: l’uccisione dei figli, l’atto estremo con cui essa si vendica dell’abbandono di Giasone e che costituisce per lei un punto di non-ritorno. L’adattamento rende fruibile il linguaggio della tragedia greca, pur mantenendone intatte le caratteristiche che tanto ci affascinano; una per tutte il coro, presente a volte come testimone dei fatti, a volte come personaggio che interagisce in scena. La reggia di Corinto è simboleggiata da una vela, il ricordo di quella nave (Argo) sulla quale tutto è cominciato e sotto la quale tutto avrà fine; le colonne sono in realtà molli, incapaci di sostenere il palazzo e la furia della donna tradita. Nel finale tutti gli inganni sono svelati, anche quelli teatrali, e il pubblico potrà vedere, proprio dietro la vela strappata da Giasone, gli strumenti utilizzati per creare la magia attraverso la finzione.

Milton, uno spettacolo teatrale dall’opera Fenoglio

Scritto da kristin il . Pubblicato in Cultura, Teatro

MILTON

Di Emilio Barone Liberamente tratto da “Una questione privata” di Beppe Fenoglio
Regia Alessandra Chieli
Con Emilio Barone e Francesco Petti
Voce Fulvia Alessandra Chieli Musiche originali Francesco Petti Scene Domenico Latronico Costumi Cunegonda Fotografo Nino Russo

 Non poteva più vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere
 Beppe Fenoglio

Il partigiano Milton, appena ventenne, parte alla ricerca del suo amico Giorgio, anche lui partigiano, per scoprire la verità sui suoi rapporti con Fulvia, la ragazza di cui entrambi sono innamorati. Il viaggio di Milton tra le Langhe acquista la tensione epica di una chanson de geste e al contempo i toni amari e ineluttabili di una tragedia, in cui il protagonista è disposto a tutto pur di arrivare alla verità, per quanto dolorosa essa possa essere. La Storia rimane sullo sfondo, brutale e cruda. In primo piano c’è Milton, la sua giovinezza testarda, la sua ricerca solitaria e la tensione verso l’assoluto.

Una scenografia che restituisce l’idea di una terra ostile, dura, cupa si unisce a una ricerca sonora della parola e della musica. La scrittura si appoggia molto su quella densa e secca di Fenoglio, discostandosene a tratti per coglierne però ancor più il suo senso profondo. Parole e musica viaggiano insieme, dialogano, si sostengono a vicenda per rendere l’atmosfera dello stato d’animo del protagonista e del suo viaggio alla ricerca di una risposta. Un viaggio fisico, reale, che però è anche un viaggio interiore, una sorta di discesa agli inferi quasi dantesca, un’indagine su se stessi. E in questa ricerca, Milton affonda sempre più in un fango e in una nebbia che sono sì veri, ma anche metaforici. Fino ad un finale in cui tutto è sospeso, il tempo e lo spazio quasi si dileguano, in cui all’affanno dell’inchiesta subentra un’improvvisa leggerezza che forse è morte o forse una nuova vita.

Milton è uno spettacolo ispirato all’esperienza letteraria di Beppe Fenoglio nella narrazione della Resistenza. La Resistenza è stata a lungo un argomento di dibattito politico e per alcuni aspetti lo è ancora. Forse oggi, a distanza di settant’anni, nel parlare della Resistenza abbiamo un compito diverso: abbandonare la retorica e provare a umanizzare la lotta dei Partigiani.

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Teatro Furio Camillo
04-05-06 novembre 2016 – tutti i giorni alle 21.00, domenica alle 18.00
Biglietto intero 12€ – ridotto 10€ – tessera associativa 2€
Per prenotazioni: 0697616026 – info@teatrofuriocamillo.it
teatromacondo.weebly.com

OFELIA NON ANNEGA

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Cultura, Film

OFELIA NON ANNEGA
un film sperimentale sull’amore, il destino e la sopravvivenza femminile

“Ofelia non annega” è il più recente film sperimentale scritto e diretto dall’artista internazionale Francesca Fini.
Nel quarto centenario dalla morte di Shakespeare, il film reinterpreta in chiave surrealista il dramma amletico dal punto di vista della giovane Ofelia, che decide di sopravvivere raggiungendo così dopo secoli il suo riscatto.
Il film è stato prodotto in associazione con Istituto Luce Cinecittà e integra linguaggi apparentemente irriducibili: il repertorio storico, antropologico e sociologico del Luce e le performance originali elaborate dall’artista appositamente per questo progetto.

Al centro di tutto c’è un’Ofelia diversa da quella tramandata dalla tradizione letteraria: non l’adolescente fragile, ma tante donne diverse per colori, fattezze, età. Un’Ofelia moderna e dulcamara. Un’Ofelia che non si perde nei boschi di Danimarca, ma nei taglienti paesaggi laziali: dalle suggestioni industriali del Gazometro di Roma al Centro Rottami di Cisterna di Latina, dalle aride cave di tufo di Riano alla meravigliosa Villa Futuristica della famiglia Perugini a Fregene, passando attraverso un rocambolesco giro panoramico su un bus turistico della capitale. Un’Ofelia che alla fine non annega, rinunciando al suo destino di eroina romantica per diventare una “persona normale”.

Il film è stato presentato in anteprima assoluta il 17 marzo 2016 al Festival di arti digitali VIDEOFORMES di Clermont-Ferrand, giunto quest’anno alla sua 31° edizione. Il film è stato esibito permanentemente negli spazi de La Tolerie dal 18 marzo al 2 aprile, accompagnato dall’installazione “Red Ophelia”, che assembla oggetti e abiti di scena del film. VIDEOFORMES è uno dei più antichi e prestigiosi festival europei dedicati alle arti digitali. Attivo dal 1986, si considera una sorta di osservatorio permanente sulle tendenze più innovative e coraggiose nel campo del cinema sperimentale e del new media.

Il 24 marzo il film è stato proiettato, in anteprima assoluta negli USA, presso gli spazi museali del  Watermill Center, il laboratorio di arti performative diretto da Bob Wilson a New York. La proiezione del film è stata parte integrante dell’evento conclusivo del progetto “La Masca”, l’installazione multimediale che Francesca Fini ha realizzato nel corso della residenza artistica al Watermill Center, dal 28 febbraio al 28 marzo 2016.

Il 20 giugno invece il film è stato presentato finalmente a Roma, al Museo MACRO di Via Nizza, nell’auditorio Odile Decq, presentato dallo storico dei Media Bruno Di Marino e da Roberto Cicutto.

Il prossimo appuntamento sarà nel quartiere arabo di Caltanissetta il 24 luglio 2016, per ill Festival di Arte Contemporanea Estrazione / Astrazione.
Sito web del film (con foto di scena, notizie, i bozzetti preparatori delle performance eccetera)
http://ofelianonannega.tumblr.com/

Trailer del film
https://vimeo.com/151003877

Francesca Fini website
http://www.francescafini.com

Francesca Fini su Facebook
https://www.facebook.com/francescafiniart/

La stagione del Teatro Bianconi si conclude con uno straordinario spettacolo di Nicola Pistoia e Paolo Triestino: “Scacco Pazzo”. Sul palco anche una splendida Elisabetta De Vito per il pluripremiato testo di Vittorio Franceschi.

Scritto da Teatro Bianconi il . Pubblicato in Teatro

Carbognano, 4 maggio 2015: Per chiudere una stagione straordinaria non poteva esserci che uno spettacolo altrettanto straordinario confezionato e presentato al pubblico da una delle coppie di attori più amate del Teatro Italiano: Nicola Pistoia e Paolo Triestino, accompagnati sul palcoscenico per l’occasione da Elisabetta De Vito. I fortunati spettatori che riusciranno sabato 9 maggio alle ore 21.00 o domenica 10 maggio alle ore 17.00 ad acquistare un biglietto potranno assistere alla messa in scena di uno dei testi italiani più conosciuti e rappresentati nel mondo: “Scacco pazzo“, commedia scritta e diretta da Vittorio Franceschi.

Nanni Loy nel 1991 al suo debutto teatrale, ne firmava la regia: i protagonisti erano lo stesso Franceschi e Alessandro Haber, uniti in un match che sarebbe stato il primo di una lunga serie in tutto il mondo, visto che il testo, fu un successo clamoroso, confermato dai numerosi premi vinti e ribadito dagli oltre dieci allestimenti all’estero, dalla Russia alla Scozia, dalla Spagna alla Finlandia. Più di vent’anni dopo il debutto dunque ecco gli inseparabili Pistoia e Triestino riprendere questo splendido spettacolo e regalare agli spettatori una nuova versione del magnifico testo di Franceschi.

La storia è quella di due fratelli, costretti da un incidente ad una grigia convivenza coatta: ci apriranno le porte della loro anima, dei loro sogni, dei loro dolori. Loro si chiamano Valerio (Nicola Pistoia) ed Antonio (Paolo Triestino): non si sopportano però si vogliono bene. Non riescono a stare vicini, non riescono a stare lontani, uno è matto ma forse è matto anche l’altro.

La loro vita è stata condizionata da un incidente stradale, accaduto in un momento estremamente particolare: il giorno del matrimonio di Antonio ed Elisabetta. Il drammatico avvenimento, causa della morte della promessa sposa e del papà dei ragazzi, sarà il motivo dell’insorgenza di un blocco psicologico da parte di Tonino, che a partire da quel momento vivrà in uno stato di continua regressione, fino ad arrivare all’infanzia. La condizione è aggravata dalla perdita di lucidità di Valerio sullo stato delle cose, afflitto da un persistente senso di colpa derivante dalla doppia circostanza di essere alla guida del veicolo al momento dello scontro e di essere uscito indenne dall’impatto. Valerio accudisce il fratello, ma si ritroverà ad indulgere sulla sua malattia fino al punto di rimanerne prigioniero. Sarà di volta in volta mamma, papà o sposa, provvidenziale specchio dei capricci di Antonio, delle sue ossessioni, dei suoi ricordi che irrompono come elementi di consolazione o disturbo.

L’uno sadico come i ragazzini infelici, l’altro infelice come gli adulti in cattività. Tra loro gli ormai logori giochi di ruolo, anch’essi divenuti il contrappunto stantio di una quotidianità sempre uguale. Finché non sopraggiunge una donna, una forestiera, a illuderli per un momento che almeno qualcosa possa cambiare. Marianna (Elisabetta De Vito) è il nuovo, il diverso, l’ordine e i colori in una casa che è grigio e desolato campo di battaglia. La donna, dopo le naturali difficoltà iniziali, si innesta nel meccanismo domestico, ma tale fattore comincerà a farle uscire fuori problemi non risolti derivanti dalle psicosi della sua famiglia. Marianna si avvicina al malato ed arriva a pensare di poterlo guarire, grazie a lei, per un momento, sembra che tutto possa colorarsi di vita, ma… è solo un momento.

Scacco Pazzo emoziona, diverte, commuove. Accanto al dramma della follia, c’è la cupezza di un’esistenza che si chiude su se stessa, in quanto dominata dalla paura e dal senso di colpa; c’è la bellezza e la tenerezza dell’innocenza del bambino che alberga in Antonio; c’è la fragilità di Marianna che scopre di desiderare qualcosa di diverso da quello che ha sempre avuto, ed è certa che non potrà mai trovarlo nella vita che Valerio gli offre. I tre personaggi si parlano, ma alla fine non si capiscono, presi come sono dalle proprie esigenze: il dolore della perdita, l’inseguimento di una rassicurante normalità, la ricerca di una vita in cui la fantasia abbia ancora un ruolo.

Il buon esito dello spettacolo nella nuova versione deve molto all’affiatamento scenico creatosi negli anni dalla collaudata “ditta” Pistoia Triestino, Nicola e Paolo, due attori di razza che rivestono con grande naturalezza le anomalie e le follie dei due fratelli, la cui esistenza si lega a doppio filo nel bene e nel male. Ottima l’interpretazione di Elisabetta De Vito.

Come è nello stile di Triestino e Pistoia, i due attori prediligono la commedia, quella agrodolce che diverte, commuove e fa pensare. Quella che a volte ha anche cenni drammatici. Il tutto sempre servito allo spettatore con garbo e con straordinarie interpretazioni. Due attori che si autoproducono, commissionano i testi, tirano tardi per smontare le scene insieme a un gruppo di fidatissimi tecnici, e se è il caso, guidano il furgone per spostarsi di piazza in piazza. Una volta le chiamavano compagnie di giro, oggi si tratta di “animali da riserva”, sopravvissuti caparbi che si tengono a galla in barba a tutte le crisi. Il pubblico è fedele, anzi fidelizzato, coltivato  con  cura e perseveranza. Spettatore dopo spettatore, mattone su mattone (perdonateci il volo ma un loro cult si intitola proprio Muratori, scritto da Edoardo Erba), sono stati capaci di costruire una fitta rete di affezionati in giro per l’Italia.

Come? Non tradendoli, innanzitutto, non prendendoli in giro mai, non confidando nel loro consenso amichevole e meno che mai nella loro indulgenza. Sorprendendoli, semmai, distribuendo i ruoli in modo inatteso, ‘riscrivendo’, modulando e adattando il copione, provando e riprovando fino allo stremo, davvero. Perché i tempi comici sono una cosa seria e può bastare un secondo per mandare a monte una scena intera. Ma per questo servono attori. Attori e attrici e non anchorman o vallette stonate racimolate per fare cassa dal piccolo schermo.

“Oggi – afferma Franceschi – il teatro è diventato un territorio selvaggio dove c’è di tutto, giornalismo, canzoni, cabaret, tutto tranne la prosa. Bisogna ricominciare a ricomporre i codici, altrimenti – dichiara l’autore e regista – si rischia davvero di allontanare il pubblico”.

Lo spettacolo è il degno finale di una delle più riuscite e impegnative Stagioni del Teatro Bianconi che ha portato nella nostra Provincia il meglio, come testi e come attori, della commedia italiana attuale. 11 spettacoli di professionisti affiancati da 4 proposte amatoriali rigorosamente e attentamente selezionate tra le centinaia di proposte ricevute da tutt’Italia: un cartellone di 15 spettacoli che non ha uguali nel panorama dei teatri della nostra Provincia e anche della nostra Regione. Il tutto grazie esclusivamente alla illuminata Direzione Artistica di Giuseppe Magagnini e alla passione e all’impegno totalmente volontario dell’Associazione Gruppo GIAD che ormai da oltre 37 anni svolge la sua attività teatrale ponendosi come unico obiettivo la crescita culturale e sociale del nostro territorio. Un impegno costantemente teso a migliorarsi anno dopo anno che ha raccolto il gradimento del pubblico progressivamente cresciuto grazie al solo passaparola tra gli spettatori, colpiti dalla qualità dei spettacoli e dalla calda e insieme professionale accoglienza del piccolo ma dinamico teatro dei Cimini. Professionalità, calda accoglienza e passione hanno coinvolto anche i tanti attori professionisti che hanno calcato le scene del Bianconi e che ogni anno chiedono, loro per primi, di tornare nel piccolo paese viterbese e con i quali ormai si è instaurato un rapporto non solo professionale.

Una Stagione finisce e un’altra ancora più splendente e intensa si profila all’orizzonte: tanti sono già gli appuntamenti fissati con spettacoli originali, divertenti, commoventi e attori tra i migliori del panorama teatrale italiano; ancora una volta una Stagione costruita da chi vive il Teatro con passione, per tutti coloro che hanno la passione del Teatro.

Per informazioni e prenotazioni si può consultare il sito internet www.teatrobianconi.it, la pagina facebook  del Teatro Bianconi o telefonare al 340 1045098 (24h) o allo 0761 613695

MAURIZIO CANFORINI in “TUTTI FELICI, TRANNE ME…”

Scritto da Stefano Rizzo il . Pubblicato in Teatro

Dopo i successi di pubblico che lo hanno visto protagonista dello spassoso monologo “Affàcciati alla finestra” e de “Il dolce inganno dell’amore”, Maurizio Canforini torna, dal 13 al 17 maggio, al teatro L’Aura (vicolo di Pietra Papa 64) con la commedia romantica “Tutti felici, tranne me…”, che indaga le relazioni sentimentali 2.0, in cui realtà e virtualità spesso si sovrappongono senza però coincidere mai. L’autore, attore e regista dello spettacolo punta nuovamente all’intreccio tra sentimento ed attualità. Sono ancora i social network a scatenare equivoci ma, mentre ne “Il dolce inganno dell’amore” whatsapp creava confusione inducendo in errore i protagonisti, in “Tutti felici, tranne me…” Facebook è la goccia che fa traboccare un vaso ormai colmo, con esiti decisamente positivi per i personaggi coinvolti.

Leonardo (Maurizio Canforini) è stato appena mollato dalla sua compagna per un maestro di Zumba, odia la felicità altrui sbandierata su Fb ed è per questo motivo preso in giro dalla sua collega Sofia (Barbara Blasetti), che a sua volta non riesce a smettere di essere l’amante infelice di un uomo “impossibile”, con tutte le frustrazioni che ne conseguono. Laura (Carlotta Galmarini), invece, ha appena archiviato una relazione ed è pronta a rimettersi in gioco, stando bene attenta però a scegliere finalmente l’uomo giusto. A trovarle una nuova casa è l’agente immobiliare Anna (Alessia Tona), che conduce con il proprio Andrea (Lino Mandile) una serena e fin troppo prevedibile esistenza. Un’innocente foto postata su Facebook farà incrociare le esistenze dei cinque protagonisti con esiti imprevisti e sorprendenti.

Scenografia virtuale: Endri Zisi e Leslie Esposito

E’consigliata la prenotazione dato il limitato numero dei posti a sedere.

Costo biglietto: 13 euro

Per info e prenotazioni

Ufficio stampa: Erika Eramo 349.5319075

stampaesponsors@gmail.com

Gran Galà Finale de “La Rotta del Talento” 2014/2015

Scritto da Stefano Rizzo il . Pubblicato in Teatro

Il 10 aprile 2015 alle ore 20 30, presso il Teatro Orione di Roma, in via Tortona 3, andrà in scena la finale del Concorso canoro “La Rotta del Talento”, ideato dall’Associazione Vita Volontari per Vocazione in collaborazione con la Multi Media Music e giunto alla sua seconda edizione. Madrina della serata Rossana De Pace, cantautrice ed interprete, vincitrice della prima edizione.

Presenta la serata Vita Livia Bradascio, manager esperta in relazioni istituzionali e Presidente dell’Associazione promotrice. La direzione artistica è del Baritono Maestro Patrizio Gaetano Sbriglione, la regia del coreografo e ballerino Marcello Sindici, la fotografia di Francesco Bellina.  Il “Gran Galà” quest’anno avrà due giurie, di cui una di canto e un’altra di ballo. La prima giuria sarà composta da professionisti del settore e presieduta da Gianni Errera, produttore discografico, musicista, compositore, arrangiatore e organizzatore del Festival di Castrocaro. Il presidente della seconda è il ballerino professionista Cesar Josè Piombo, che ha fatto parte del corpo di ballo del Chiambretti Night e di “Luci della ribalta” prodotta dalla Kledi Academy. Entrambe le giurie saranno controllate da 3 persone denominate “supervisori di giuria” scelte dall’Associazione Vita Volontari per Vocazione.

I dieci artisti concorrenti dovranno esibirsi, nel primo tempo, con un brano a loro scelta edito/inedito in lingua italiana della durata massima di 3 minuti circa. Ad ogni esibizione di 2 finalisti cantanti ci sarà una performance (di massimo 3 minuti) di ballo della scuola IDEA DANZA di Roma diretta da Marcello Sindici, il cui punteggio andrà a sommarsi alla coppia di cantanti assegnati. Nel secondo tempo passeranno solo 3 cantanti che si aggiudicheranno a loro volta il primo, il secondo e il terzo posto. Il vincitore della serata riceverà una borsa di studio che gli permetterà di andare a Castrocaro. A Tutti i finalisti l’Associazione regalerà un seminario di Composizione e arrangiamento “Le Note che Non Conosci” della Multi Media Music diretto da Gianni Errera.

Tra gli ospiti della serata saranno presenti oltre a Cesar Josè Piombo, Saria Convertino, fisarmonicista di fama mondiale, che si è esibita alla Royal Academy di Londra ed ha collaborato con artisti come Nicola Piovani, e Hersi Matmuja, vincitrice nel 2013 del festival nazionale della canzone albanese “Festivali i Këngës”.

Sponsor della serata:

Platinum (Banca Mediolanum), Gold (Uliveto/Rocchetta), Wiit S.p.A e Exstone srl, 3° Informatica srl, Tenuta Convertino srl, Idea Danza, Step Up, Rhythm Ballet Studio

Ufficio Stampa Vita Volontari per Vocazione: Erika Eramo 3495319075 stampaesponsors@gmail.com

Ritorna al Teatro Bianconi la comicità travolgente di Diego Ruiz con “Il matrimonio può attendere”. Una commedia esilarante sui rapporti di coppia e sul matrimonio. Sul palco anche Fulvia Lorenzetti. Regia di Nicola Pistoia

Scritto da Teatro Bianconi il . Pubblicato in Arte, Spettacolo, Teatro, Umorismo

Carbognano, 25 gennaio 2015: Al Teatro Bianconi continuano i grandi appuntamenti con la commedia italiana e la prossima domenica 1 febbraio alle ore 17.00 l’esigente pubblico del teatro viterbese potrà assistere ad un gradito ritorno. Dopo i trionfi degli scorsi anni, di nuovo protagonista sullo storico palcoscenico dei Cimini sarà infatti Diego Ruiz con la sua commedia “Il matrimonio può attendere” che ormai porta in giro per tutta Italia da oltre 10 anni mietendo ovunque successi e risate. A fianco a lui, al posto della storica protagonista Francesca Nunzi temporaneamente impegnata in altri importanti progetti artistici, la fulgida bellezza e il cristallino talento di Fulvia Lorenzetti. Cura la regia un’altra vecchia conoscenza del Teatro Bianconi: Nicola Pistoia. 

La storia narrata nello spettacolo prende avvio in una notte di luna piena durante la quale un’automobile percorre una strada di campagna. Una curva pericolosa, un momento di distrazione. Uno schianto squarcia il silenzio. La donna al volante e l’uomo accanto a lei sembrano non avere speranze….

E’ la prima scena di un film noir dalle atmosfere rarefatte? O magari di un drammatico polpettone strappalacrime? Macchè! E’ invece l’inizio di una commedia esilarante dove Diego Ruiz e Fulvia Lorenzetti si scateneranno in un feroce scontro sui rapporti di coppia, sul matrimonio e sui piccoli grandi interrogativi dei trentenni/quarantenni.

Meglio single che male accompagnati? Sicuramente, però se sei una donna e non hai più 20 anni, ti devi rassegnare a farti chiamare “signora”, perché se rispondi che non sei ancora sposata fai un’ inesorabile figuraccia. E se sei un uomo? Alcuni dicono che sei più fortunato… all’apparenza! Alle tue spalle si mormora che se non ti sei ancora accasato è perché o sei gay o non sei particolarmente dotato. Il tempo passa inesorabile e ce ne accorgiamo perché arriva per tutti quel particolare giorno in cui, chissà cosa diavolo succede al nostro aspetto, la gente comincia a darti del lei.

E i figli? “Per carità. Io voglio godermi la vita! Cosa ci sarà mai di così infinitamente tenero nel cambiare un pannolino sporco?” Eppure li vedi, i neo-genitori, con le loro occhiaie da nottate insonni, con le loro camicie impataccate da bavette e rigurgitini, che ti guardano con l’espressione di chi sa di essere invidiato. Tu un po’ li compatisci, ma poi ripensi a te stesso che continui a dichiararti uno spirito libero, quando invece ti commuovi di fronte alla pubblicità dei pannolini.

Singles entrambi in quell’età che va dai trenta ai quaranta in cui si può cominciare a “tirare le fila” riguardo tanti aspetti della propria vita, i due protagonisti si trovano invischiati in una serie di piccoli ed esilaranti battibecchi mentre attendono i soccorsi diventano emblemi della nota incomunicabilità di fondo tra i due sessi. Condizione che non per questo attenua il desiderio di cercare sempre e comunque un’altra metà, nonostante i tanti momenti di difficoltà prima di trovare un giusto equilibrio.

Con una scenografia costituita dal solo muso di una Mini Rover ammaccata immersa tra le frasche, Diego Ruiz e Fulvia Lorenzetti danno così vita ad una commedia sulla coppia e su quegli equivoci che spesso fan sembrare uomo e donna due pianeti diversi. Uno spettacolo di quasi due ore durante le quali emergono la simpatia e la bravura dei due attori protagonisti che, spesso sopra le righe, alzando la voce o aumentando in modo esagerato la gestualità, danno maggiore intensità alle battute. Chi ha detto che i 30 anni sono la più bella età? Provatelo a chiedere a Diego e a Fulvia: vi divertirete, anzi, riderete fino alle lacrime.

 Per informazioni e prenotazioni si può consultare il sito internet www.teatrobianconi.it, la pagina facebook  del Teatro Bianconi o telefonare al 340 1045098 (24h) o allo 0761 613695.

Al Teatro Bianconi il grande ritorno di Michele La Ginestra con il suo ultimo spettacolo.

Scritto da Teatro Bianconi il . Pubblicato in Spettacolo, Teatro, Umorismo

Carbognano, 24 novembre 2014: Prosegue senza soste la stagione del Teatro Bianconi di Carbognano e dopo il successo dello spettacolo di Martufello che ha gremito il piccolo teatro dei Cimini, si prospetta, per il prossimo Sabato 29 Novembre alle ore 21:00 e in replica domenica 30 Novembre alle ore 17:30, un altro trionfo con il ritorno sullo storico palcoscenico viterbese di Michele La Ginestra con il suo ultimo spettacolo “Mi hanno rimasto solo…10 anni dopo” esilarante pièce scritta e diretta dallo stesso Michele La Ginestra con l’accompagnamento al pianoforte del Maestro Paolo Tagliapietra e delle voci di tre cantanti d’eccezione: Alessia Lineri, Irene Morelli e Alessandra Fineo. Esempio di comicità pura che diverte senza scadere nella volgarità, nato sul palco del mitico Teatro 7 e rappresentato per oltre un decennio nei teatri di mezza Italia, Mi Hanno Rimasto Solo è una sorta di one-man show dove l’attore romano, al centro di un palcoscenico vuoto, cerca la complicità del pubblico per poter coronare il suo sogno più grande ovvero impersonare ogni sera un personaggio differente. E così, partendo da un omaggio a Petrolini, tra canzoni e filastrocche, questi personaggi cominciano pian piano a prendere vita: un calciatore alla perenne ricerca di un ingaggio, un Leonardo Da Vinci in crisi creativa, uno strambo Pollicino, una Cappuccetto Rosso molto diversa da quella della fiaba, un prete “sui generis” e tanti altri. Un immancabile appuntamento di Michele La Ginestra con il Teatro che lo ascolta e decide di diventare suoi complici; apre il cassetto dei ricordi e gli fa trovare testi, costumi, musiche, per realizzare lo Spettacolo. Partendo da testi conosciuti, attraverso una miscela accurata di pezzi inediti, di canzoni e filastrocche “Mi hanno rimasto solo” vuole regalare grandi risate, sorrisi, e, perché no, un po’ di “teatro brillante” ad un pubblico che ha voglia di essere coinvolto. Sono dieci anni che l’attore, autore e regista, lo porta in scena aggiungendo ogni volta sketch ed episodi nuovi sulle contraddizioni della nostra epoca ma anche tanti “momenti brillanti” tutti da ridere. Michele la Ginestra è conosciuto al grande pubblico per le sue apparizioni televisive in fiction (Nero Wolfe – Rai1, Amiche mie e Nati Ieri – Canale 5, I Cesaroni), programmi di intrattenimento (Colorado – Don Michele) e spot pubblicitari (è il testimonial della De Cecco), oltre per aver condotto I fatti vostri su Rai 2 e Solletico su Rai 1, e da Settembre 2014 Cuochi e fiamme su La 7D. Ha partecipato a vari film (“Immaturi” di Paolo Genovese, “Viva l’Italia” e “Nessuno Mi Puo’ Giudicare” di Massimiliano Bruno, “Pazze di Me” di Fausto Brizzi), anche se rimane, soprattutto, un protagonista della scena teatrale (indimenticabile il suo Rugantino al T. Sistina accanto a Sabrina Ferilli) Per informazioni e prenotazioni si può consultare il sito internet www.teatrobianconi.it, la pagina facebook del Teatro Bianconi o telefonare al 340 1045098 (24h) o allo 0761 613695. La stagione del Teatro Bianconi è una produzione Associazione Cultural – Teatrale GRUPPO Giad Teatro Via Fontanavecchia, 12 – 01030 Carbognano Tel.0761613695- Mob.340 1045098 (24h) Contatto: Magagnini Giuseppe Tel. 0761 613808

“Premio Ninfa Galatea 2014” a Elisabetta Rasy per il romanzo “Non esistono cose lontane”

Scritto da alfatri il . Pubblicato in Cultura, Libri, Teatro

Ad Elisabetta Rasy per il romanzo Non esistono cose lontane, edito da Mondadori, è stata assegnata l’VIII ed. del “Premio Ninfa Galatea” da una giuria al femminile presieduta da Sarah Zappulla Muscarà. Nell’albo delle premiate: Renata Colorni, Simonetta Agnello Hornby, Irene Bignardi. La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 26 luglio, alle ore 19.30, nello storico Lido dei Ciclopi di Acitrezza (CATANIA), scenario de “I Malavoglia”, bene confiscato alla mafia e restituito alla fruizione sociale e alla promozione culturale, come all’inizio di ogni edizione sottolineato da un autorevole rappresentante della magistratura antimafia.

In quest’ambito verranno premiati per le loro importanti iniziative di diffusione ed incremento della cultura Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte di Tusa, Andrea Bartoli, creatore del Farm Cultural Park “I Sette Cortili” di Favara. Infine a Egle Doria è andato il “Ninfa Galatea 2014” per il teatro.