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L’indagine di Snom

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Il sondaggio relativo al livello di soddisfazione della clientela del pioniere del VoIP fornisce validi suggerimenti per le strategie future

In contemporanea con l’introduzione del nuovo partner program tra la primavera e l’estate 2018, Snom, specialista berlinese nella telefonia IP, ha avviato un’indagine sulla soddisfazione dei propri clienti e partner nei principali mercati del vendor. Iniziativa che l’azienda tedesca ha avviato non solo con l’obiettivo di ottenere un feedback diretto sulle ultime novità di prodotto e sui nuovi servizi, ma anche con l’intento di capire come il brand venga valutato da parte di distributori e rivenditori anche in rapporto alla concorrenza. Nonostante il tempo necessario per rispondere alle domande poste tramite apposito questionario superasse la mezz’ora, grande il riscontro da parte dei partner con una quota di partecipazione superiore al 75%. “Il fatto che i partner di canale dedichino un’attenzione così elevata a un brand, è segnale di un ottimo – o di un pessimo rapporto con i clienti”, afferma Manfred Großert, Managing Director di united consultancy, agenzia incaricata di condurre il sondaggio per Snom. “In questo caso l’ampia maggioranza si è espressa positivamente”.

“Il successo di un’azienda non dipende soltanto dalle novità di prodotto che questa offre ai suoi clienti, bensì anche dalla sua reputazione. Soft skills come impegno e gentilezza, oppure la capacità di soddisfare tempestivamente richieste concrete rivolte alla logistica, alla vendita, al supporto tecnico sono fattori altrettanto determinanti”, sottolinea Gernot Sagl, amministratore delegato di Snom.  “Per valutare al meglio il nostro posizionamento sul mercato al di là dei rapporti degli analisti, era essenziale portare alla luce e quindi prendere coscienza dei nostri punti di forza e delle nostre eventuali lacune”, aggiunge Sagl.

La parola ai partner di canale

Il questionario rivolto ai partner di canale, che includono per il vendor anche gli ITSP, le telco tradizionali e gli operatori che erogano servizi di telefonia via cloud, invitava le organizzazioni ad esprimere apertamente opinioni, apprezzamenti o critiche riguardanti un’ampia varietà di argomenti tra cui il brand, i prodotti, le prestazioni, le politiche di prezzo, i servizi, il supporto tecnico fino alla valutazione dell’azienda stessa rispetto ai concorrenti. Una richiesta accolta positivamente da tre quarti delle aziende invitate a partecipare su scala globale, di cui la quasi totalità (84%) risulta dell’avviso che il telefono da tavolo sarà ancora la scelta predominante negli uffici del futuro .

„L’alta qualità e la sincerità delle risposte, dalle quali possiamo trarre validi suggerimenti, ci hanno piacevolmente sorpreso”, afferma il CEO di Snom che aggiunge “in questo modo, siamo venuti a conoscenza non solo delle attività che hanno riscosso il maggior successo presso i nostri partner, ma anche dei valori che stanno loro a cuore”. Tra questi, l’ingegnerizzazione dei prodotti in Germania, la carica innovativa del vendor, l’affidabilità e la leadership tecnologica, come l’immagine generale di Snom sui mercati di riferimento (valutata con un 8,8 su una scala da uno a dieci rispetto alla concorrenza che ha raggiunto in media un 7,5)  sono stati indicati dai partner come chiave del successo delle proprie attività commerciali.

“L’indagine ci ha fornito una solida base sulla quale costruire e far crescere Snom al meglio in linea con le nostre esigenze e quelle dei nostri clienti”, conclude Sagl.

Gernot Sagl, CEO di Snom Technology GmbH: „Il Feedback dei nostri partner di canale è la chiave di un successo a lungo termine.“


Snom

Leader su scala mondiale e marchio premium di innovativi telefoni VoIP professionali di livello enterprise, Snom fu fondata nel 1997 e ha sede a Berlino. Pioniere del VoIP, Snom lancia il primo telefono IP al mondo nel 2001. Oggi, il portafoglio di prodotti Snom è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di comunicazione presso aziende di ogni ordine e grado, call center, nonché in ambienti industriali con particolari requisiti di sicurezza.
Sussidiaria di VTech Holdings Limited dal 2016, Snom conta uffici commerciali dislocati in Italia, Regno Unito, Francia e Taiwan, vantando altresì una reputazione internazionale eccellente nel mercato del Voice-over-IP. L’innovazione tecnologica, l’estetica del design, la semplicità d’uso e un’eccezionale qualità audio sono solo alcune delle caratteristiche che distinguono i rinomati prodotti Snom. L’attuale gamma di prodotti Snom è universalmente compatibile con tutte le principali piattaforme PBX ed è stata insignita di numerosi premi in tutto il mondo da esperti indipendenti.
Ingegnerizzate in Germania, le soluzioni IP di Snom rappresentano la scelta perfetta nei mercati verticali, come la sanità e l’istruzione, dove sono richieste soluzioni specializzate nella comunicazione business, nell’IoT e nelle tecnologie intelligenti.
Per maggiori informazioni su Snom Technology GmbH, si prega di visitare il sito www.snom.com
Per maggiori informazioni su VTech  www.vtech.com

Come comunicheranno le aziende italiane tra 5 anni?

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Italia, Tecnologia

Molto articolato il quadro che emerge dal sondaggio lanciato da Snom Technology in collaborazione con BitMAT per scoprire quale sarà il futuro delle telecomunicazioni nelle aziende italiane.

Condotto su un campione rappresentativo di 266 aziende dal pioniere del VoIP Snom tra settembre e novembre con l’ausilio di BitMAT, il sondaggio mostra un quadro molto dinamico, per certi versi anche contrastante, in merito al futuro della telefonia aziendale e alle tecnologie attualmente impiegate nelle aziende. Se da un lato il 62% del campione (composto per il 68% da aziende utenti finali e per il 32% da operatori di canale) indica di usufruire già della tecnologia VoIP nell’ambiente lavorativo, è interessante notare che tale quota è divisa quasi esattamente a metà tra PMI che utilizzano soluzioni VoIP proprietarie di prima generazione (51%) e aziende che si avvalgono di piattaforme VoIP SIP e di servizi di Unified Communications (49%).

Crescita esponenziale del VoIP basato su standard aperti

Se alla quota di aziende dotatesi delle prime soluzioni VoIP anni orsono aggiungiamo la percentuale di aziende (23%) che risulta avvalersi ancora di tecnologie tradizionali (analogiche / ISDN) e una parte di chi si è dichiarato ignaro di quale tecnologia per le telecomunicazioni sia in uso presso l’azienda (15%), emerge un mercato italiano del VoIP che tra cinque anni vedrà almeno il 92% delle aziende (contro l’attuale >30% del campione) impiegare soluzioni VoIP/UC di nuova generazione basate su SIP. Una crescita esponenziale (+60% in cinque anni, +38% ipotizzabile ancor più a breve termine) per un mercato che risulta necessitare ancora oggi di un’importante attività di evangelizzazione a fronte di un elevatissimo potenziale per produttori di piattaforme e terminali IP, rivenditori e operatori VoIP.

Discrepanze a seconda del tipo di azienda

Dal sondaggio emerge anche un ulteriore fattore: sono soprattutto le PMI con un numero di addetti superiore a 25 ad aver adottato il VoIP proprietario ai suoi albori, con una differenza determinante tuttavia tra il canale e aziende utenti finali. Mentre le installazioni VoIP condotte anni fa presso gli operatori di canale superano di gran lunga i rivenditori che hanno adottato il VoIP SIP di nuova generazione, nelle aziende utenti finali la situazione è diametralmente opposta. Lo stesso divario si riscontra tra chi ha dichiarato di non sapere quale tecnologia per la telefonia si usi in azienda: una carenza di informazioni che si riscontra solo nelle micro-aziende (fino a 10 addetti) utenti finali, mentre invece in massima parte in operatori di canale con un numero di impiegati superiore a 25.

Terminali IP cordless e cablati: anche tra cinque anni una costante sulle scrivanie delle aziende italiane

Interessante anche il fatto che solo poco più di un terzo del campione italiano abbia previsto un uso quasi esclusivo di smartphone con app per la telefonia aziendale collegate al centralino IP. Un dato che confuta il paventato predominio dello smartphone nella comunicazione aziendale e conferma quanto l’utente italiano ancora preferisca avvalersi del ‘tradizionale’ telefono da scrivania in azienda, insieme a soluzioni per PC (Callcenter, videoconferenze). Quasi stupefacente invece il favore accordato dal campione ai telefoni IP cordless, sebbene l’attuale quota di mercato dei terminali IP DECT in Italia sia irrisoria rispetto a quella dei telefoni IP cablati. “Dal sondaggio emerge un forte interesse delle PMI per i cordless IP, previsti come strumento essenziale per le telecomunicazioni dal 13% del campione. Si preannunciano quindi interessantissimi margini di crescita non solo per i telefoni IP cablati, a fronte di un mercato in forte espansione, ma anche per questo tipo di terminali”, commenta Fabio Albanini, Head of Sales South Europe & UK e General Manager di Snom Technology Italia, che conclude: “considerata la rappresentatività del campione, si delinea un mercato mai tanto promettente come in questo momento e foriero di ottime prospettive di crescita ancora per molti anni a venire”.


Chi è Snom
Leader su scala mondiale e marchio premium di innovativi telefoni VoIP professionali di livello enterprise, Snom fu fondata nel 1997 e ha sede a Berlino. Pioniere del VoIP, Snom lancia il primo telefono IP al mondo nel 2001. Oggi, il portafoglio di prodotti Snom è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di comunicazione presso aziende di ogni ordine e grado, call center, nonché in ambienti industriali con particolari requisiti di sicurezza.
Sussidiaria di VTech Holdings Limited dal 2016, Snom conta uffici commerciali dislocati in Italia, Regno Unito, Francia e Taiwan, vantando altresì una reputazione internazionale eccellente nel mercato del Voice-over-IP. L’innovazione tecnologica, l’estetica del design, la semplicità d’uso e un’eccezionale qualità audio sono solo alcune delle caratteristiche che distinguono i rinomati prodotti Snom. L’attuale gamma di prodotti Snom è universalmente compatibile con tutte le principali piattaforme PBX ed è stata insignita di numerosi premi in tutto il mondo da esperti indipendenti.
Ingegnerizzate in Germania, le soluzioni IP di Snom rappresentano la scelta perfetta nei mercati verticali, come la sanità e l’istruzione, dove sono richieste soluzioni specializzate nella comunicazione business, nell’IoT e nelle tecnologie intelligenti.
Per maggiori informazioni su Snom Technology GmbH, si prega di visitare il sito www.snom.com
Per maggiori informazioni su VTech  www.vtech.com

Oltre il 70% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Se gli italiani sono sempre più consapevoli dell’importanza di certificazioni quali quella relativa alla classe energetica di un immobile o alla sua tenuta antisismica, cosa accade quando si parla di certificazione statica dei fabbricati? Se lo è chiesto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, intervistando circa sei mila utenti del sito, ha scoperto che il 71,2% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità. E, nonostante oltre il 60% dei rispondenti abbia detto di essere piuttosto preoccupato della staticità dell’edificio in cui vive, l’84% di loro non ha mai avuto modo di informarsi circa lo stato del proprio fabbricato.

La consapevolezza sul tema da parte dei non addetti ai lavori risulta bassa anche alla luce di quanta importanza viene attribuita alla staticità degli edifici al momento della scelta di una casa: analizzando le risposte raccolte dal portale, si scopre che solo per un utente su tre questo aspetto è rilevante al momento dell’acquisto. Ma quando si è paventata l’ipotesi di un edificio danneggiato da piccoli cedimenti alle fondamenta o da crepe nelle murature portanti, l’atteggiamento di chi ha risposto al sondaggio è cambiato: il 53% infatti ha risposto che in casi come questo valuterebbe altri immobili nella zona, piuttosto che comprare casa in uno stabile non molto sicuro per sé e la propria famiglia.

Parlando di costi degli immobili inseriti all’interno di edifici danneggiati, il 52,9% si aspetterebbe che il prezzo di vendita sia inferiore di oltre il 20% rispetto al valore di mercato; nel caso dei contratti di locazione, l’aspettativa si riduce ed è del 34,9% la percentuale di chi si aspetta uno sconto superiore al 20% sul canone di locazione.

Nonostante una generale scarsa conoscenza del tema, il 50% del campione intervistato ha detto di essere senza dubbio disposto a pagare i lavori di messa in sicurezza dell’edificio in cui vive con la propria famiglia. Circa il 40% valuterebbe la spesa a seconda dell’ammontare richiesto, mentre appena il 4,3% non prenderebbe neppure in considerazione questa ipotesi. Nel concreto, il 34,4% non baderebbe a spese pure di vivere serenamente in un edificio stabile; il 13,3% ha detto di essere disposto a spendere fino a 20mila euro, per il 23,9% la spesa massima sarebbe di 10mila euro e si fermerebbe a 5mila il 28,3 del campione.

Casa da incubo: quasi la metà degli italiani dice di averci vissuto almeno una volta nella vita

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Un fantasma che infesta la soffitta? Una bambola inquietante appoggiata in salotto? No, per gli italiani quello che caratterizza una casa da incubo sono l’umidità e il buio: lo ha scoperto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it/) con un sondaggio condotto su un campione di oltre 10mila utenti del sito. Dalle risposte è emerso, inoltre, che il 43,4% ha dovuto vivere almeno una volta nella vita in un’abitazione in cui la permanenza non è stata proprio un sogno.

Se oltre il 62,1% dei rispondenti ha indicato l’umidità come caratteristica di una casa da incubo, arriva al 60,6% la percentuale di chi non vorrebbe mai una casa buia, con poche aperture e punti luce. Potendo indicare tre caratteristiche di un’abitazione in cui non si vorrebbe mai vivere, il 55,2% ha dichiarato “sesto piano senza ascensore”.

La moquette spaventa più della suocera in casa: il 43,6% ha scelto proprio la presenza della moquette in cucina e in bagno come caratteristica tipica di una casa da incubo, mentre “solo” il 25,5% ha indicato la presenza della suocera come coinquilina.

C’è poi chi non vorrebbe mai vivere in una casa con spazi troppo angusti e claustrofobici (49,5%) e in un quartiere con una vita notturna troppo movimentata e rumorosa (41,7%). Le altre caratteristiche che hanno raccolto più risposte sono state una pessima vista dalle finestre (35,4%), l’assenza del bidet (32,1%) e gli arredi vecchi e fatiscenti (31,9%).

Gli immobili da incubo famosi per essere stati cornici di pellicole cinematografiche sono molti e il sondaggio ha chiesto in quale fra quelli selezionati farebbe più paura vivere. Quasi una risposta su tre (29,6%) ha indicato il film Panic Room, dove le due protagoniste rimangono in trappola in una stanza senza via d’uscita. Al secondo posto Duplex (16,7%), la pellicola con Ben Stiller in cui la sua coppia si trova a convivere con un’anziana molto invadente. Quasi a pari merito le due case da incubo protagoniste di Shining e The Others: per il 14,9% vivere nel lungo corridoio dell’hotel in cui Jack Nicholson finirà per dare la caccia alla sua stessa famiglia sarebbe un vero incubo, mentre per il 14,2% convivere con i morti, come accade nel film con Nicole Kidman, sarebbe inaccettabile.

Mamme nostalgiche: quando un figlio lascia casa, oltre una famiglia su tre non riutilizza la sua cameretta

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino

Italiani cocchi di mamma e papà: secondo un sondaggio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), quando un figlio lascia casa, oltre il 33% delle famiglie non riutilizza lo spazio della sua cameretta. Stando al campione di oltre 10mila risposte raccolte, il 20% delle stanze dei ragazzi, una volta abbandonato il nido, viene lasciato “congelato” con i loro ricordi – compresi poster e foto – mentre nel 13% dei casi i genitori continuano addirittura ad abbellire la cameretta secondo i gusti del figlio, in modo che a ogni ritorno la possa trovare sempre più accogliente e a sua disposizione.

Ma cosa accade, invece, nelle famiglie in cui si decide di riutilizzare gli spazi lasciati dai ragazzi? La soluzione più ricorrente è quella di adibirli a stanze per gli ospiti, come ha raccontato il 26% del campione. Il 15%, invece, ha lasciato la cameretta dei figli libera per i nuovi bimbi di famiglia, i nipotini, ospitando anche i loro giocattoli. Il 12% l’ha trasformata in uno studio, in cui tenere ordinati computer e stampanti e poter lavorare in tranquillità. Sono pochissimi i genitori che si abituano all’assenza del figlio al punto da trasformarne la cameretta in una stanza per gli hobby: solo il 5% dei genitori l’ha arredata con attrezzi per lo sport, per la pittura e per altre attività che richiedono spazio.

E dato che lo spazio in casa non basta mai…c’è anche chi ha deciso di far diventare la camera dei figli un ripostiglio (5%) o una lavanderia e stireria (3%).

Se queste sono le decisioni dei genitori, la percezione dei figli è piuttosto razionale rispetto al destino della loro ex-cameretta: l’82% ha risposto di non aver problemi al pensiero che il suo spazio sia riutilizzato, anzi sarebbe uno spreco non farlo. Il 10% si è detto dispiaciuto di non avere più una stanza a disposizione in casa, e il restante 8% dice di essersi addirittura sentito messo da parte, una volta che la sua cameretta è stata adibita ad altro.

A dispetto dello stereotipo del quarantenne italiano che dorme ancora da mamma e papà, il 42% degli italiani dichiara di aver dormito nella sua stanzetta fino ai 25 anni. Analizzando le risposte in base all’area geografica di provenienza, si nota che al Sud e nelle Isole è maggiore il numero di chi dichiara di aver dormito nel suo lettino solo fino ai 18 anni, lasciando il nido familiare da molto giovani per motivi legati allo studio e al lavoro: si tratta del 24% del campione, contro una media nazionale pari a poco meno del 21%. I più “mammoni” risultano essere i rispondenti dal Centro, dove oltre il 15% ha dichiarato di aver dormito nella sua cameretta fino a oltre i 30 anni, a fronte di una media nazionale pari a circa il 12%.

Per indagare sull’organizzazione degli spazi all’interno delle case italiane, il sondaggio ha chiesto anche informazioni in merito alla condivisione della cameretta da piccoli. Il 45% ha dichiarato di averla condivisa con fratelli o sorelle, percentuale che supera addirittura il 60% al Sud. Il 34% ha detto di averne avuto una tutta per sé, come i suoi fratelli/sorelle. Appena il 21% ha detto di essere figlio unico e, di conseguenza, di aver sempre dormito da solo: in questo caso la percentuale supera il 23% al Nord e si ferma ad appena l’11% a Sud.

I gamer italiani? Giovani e attenti alla sicurezza

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Giochi, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale, Videogame

I risultati del sondaggio condotto da AVM lo scorso maggio con il coinvolgimento di quasi 13.000 gamer di Italia, Germania e Paesi Bassi, ha permesso di delineare un profilo ben definito dei partecipanti italiani. Le loro risposte potrebbero, a prima vista, sembrare molto simili a quelle fornite a livello europeo ma, entrando più nei dettagli, si ravvisano numerose differenze.AVM_Logo

Berlino | Con ben 5322 partecipanti, 4.876 dei quali hanno affermato di giocare da circa cinque ad oltre venti ore la settimana, il coinvolgimento dei gamer italiani al sondaggio condotto da AVM prima dell’estate è stato sorprendentemente alto. Grazie all’abbondanza di dettagli fornita, è stato possibile cogliere quanto il gamer italiano sia una “specie” a sè stante, solo in apparenza simile alle sue controparti internazionali.

Gamers_Survey_Italy_ITA_SPLIT_1Poche similitudini, molte discrepanze
Per quanto riguarda le similitudini, la piattaforma di gioco preferita è, in Italia come nel Nord Europa, il PC (oltre l’86% dei partecipanti italiani), seguito dagli smartphone, selezionati, sia in combinazione con PC e console sia come piattaforma di gioco esclusiva, dal 57% dei gamer italiani. La connessione di rete impiegata per la modalità di gioco multiplayer online è, come negli altri Paesi, preferibilmente di tipo cablato (via LAN o Powerline), ma l’uso del wifi è decisamente maggiore in Italia rispetto agli altri Paesi.

Gamers_Survey_Italy_ITA_SPLIT_2Di particolare interesse anche il dato inerente il router utilizzato e i giudizi sulla qualità della connessione. A differenza di Germania e Paesi Bassi, in Italia sembra non esserci un leader di mercato tra i router. Alla luce dell’eterogeneità dei produttori e dei modelli di router citati, la costantemente scarsa qualità della connessione lamentata dal 5% dei partecipanti ed i problemi occasionali menzionati dal 27% degli utenti, svelano da un lato una debolezza di natura infrastrutturale della rete internet nazionale, ma testimoniano allo stesso tempo uno sviluppo incoraggiante: circa il 67% delle risposte (oltre 4000 hanno lasciato un commento) annoverano una connessione da buona a eccellente. Sebbene tale percentuale risulti più bassa rispetto agi altri due Paesi, la graduale diminuzione del Digital Divide è evidente.

Un’ulteriore interessante discrepanza tra i tre Paesi è insita nelle preferenze per i generi di gioco: mentre altrove i giochi di strategia sono quelli che vanno per la maggiore con oltre il 46% delle preferenze, in Italia questa tipologia di giochi ottiene solamente il quarto posto in classifica, insieme ai giochi di ruolo, col 39,3% dei voti, laddove questo genere in particolare è apprezzato soltanto dal 23% degli utenti di Germania e Paesi Bassi. L’opposto avviene invece per i giochi d’azione, in cima alla classifica italiana col 58,7% delle preferenze, genere che attira nel Nord Europa solo il 36,5% dei gamer. Anche i giochi online sono più apprezzati in Italia che altrove: con una preferenza di oltre il 44%, questo genere supera del 13% i giudizi positivi di Germania e Paesi Bassi. Un dato quasi al limite dello stereotipo è infine la preferenza accordata dai gamer italiani ai giochi di sport: il livello di apprezzamento supera di un buon 8% la media nordeuropea.

Gamers_Survey_Italy_ITA_SPLIT_3Le differenze nei gusti potrebbero derivare dalla chiara differenza di età dei giocatori: mettendo a confronto i tre Paesi europei emerge ad esempio che i giochi di strategia e di ruolo siano più apprezzati con l’aumentare dell’età del pubblico: la maggior parte degli intervistati italiani ha un’età compresa tra i 18 e i 49 anni (oltre l’89% dei partecipanti), i teenager rappresentano solo il 5,3% del contributo italiano così come la fascia d’età 50-69 (5,2% dei partecipanti). La fascia senior (+70), che nel nord europa risulta interessata all’universo videoludico in Italia è praticamente assente.

I gamer italiani più giovani sono anche quelli più interessati alla sicurezza rispetto agli altri Paesi e vorrebbero che il proprio router assicuri loro una maggior protezione. I teenager e la fascia d’età 18-29 rappresentano, insieme, il 60% dei partecipanti che hanno infatti indicato la sicurezza come una delle caratteristiche fondamentali del router ideale per il gaming, contro l’11% dei partecipanti di Germania e Paesi Bassi, dove i teenagers hanno del tutto tralasciato questo punto. Non si osserva invece alcuna differenza per quanto riguarda le due caratteristiche fondamentali che il router ideale dovrebbe avere: in Italia, come negli altri due Paesi, stabilità e velocità sono considerati la chiave per un’esperienza di gioco ottimale.

Un’ultima discrepanza, ma non meno interessante, riguarda la quota rosa: la partecipazione dei gamer di sesso femminile è stata scarsa ovunque ma in Italia decisamente più elevata che negli altri Paesi. Le lady gamer italiane appartengono generalmente alla fascia d’età <18-39 (circa il 70%) e trascorrono tra le 10 e le 20 ore settimanali con i videogiochi, preferibilmente su PC e smartphone.

Note per i redattori

AVM è a GamesWeek, FieramilanoCity, Padiglione 3, stand B15!

La serie di articoli sul gaming continua! Prossime comunicazioni:

  • Le aspettative dei gamer in merito al router perfetto per le proprie esigenze

Il gamer europeo? E’ maschio, ha tra i 18 e i 40 anni ed ama giocare su PC

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Tecnologia, Videogame

I risultati del sondaggio condotto in Germania, Italia e Paesi Bassi da AVM, specialista berlinese delle comunicazioni, ha visto coinvolti oltre 12.600 gamer ed ha
fatto emergere molte similitudini tra i tre Paesi. Il sondaggio ha confermato le recenti statistiche relative a trend e abitudini dei gamer europei, pubblicate da illustri istituti di ricerca negli ultimi due anni, ma ha anche evidenziato significative differenze culturali.AVM_Logo

Berlino | I gamer coinvolti nel sondaggio promosso lo scorso maggio da AVM per meglio comprendere i bisogni dei suoi utenti in Germania, Italia e Paesi Bassi, hanno piacevolmente sorpreso lo specialista delle comunicazioni. Su oltre 15.000 partecipanti, sono stati 12.616 gli utenti che hanno risposto in modo dettagliato alle domande riguardanti le loro preferenze ed abitudini, le infrastrutture in uso ed i relativi problemi (se presenti) e comunicato le proprie aspettative in merito al router perfetto per i gamer.

 La dovizia di dettagli condivisi dai 12.616 utenti conferma la supposizione secondo la quale essi appartengano ad un segmento particolarmente edotto di tecnologie informatiche all’interno del gruppo dei gamer, la stragrande maggioranza dei quali risulta di genere maschile (96%) e di età compresa tra 18 e 40 anni. Quanto alla “quota rosa”, ha prevalentemente un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e si concentra principalmente nei Paesi Bassi con il 7% (tra coloro che hanno indicato il sesso), seguiti dalla Germania col 3.7% e dall’Italia col 2.6%.

Tornando alle fasce d’età, il sondaggio ha evidenziato un fattore comune: non esiste un’età specifica per il gioco. Il 29% dei partecipanti che ha indicato la propria età ha tra i 18 e i 29 anni, il 23% ha dai 30 ai 39 anni, il 22% ha invece dai 40 ai 49 anni mentre il 14% appartiene alla fascia d’età 50-59. I minori di 18 anni e gli over 60 e 70 hanno totalizzato complessivamente il 12%. Una differenza emerge tuttavia in base al Paese d’appartenenza dei gamer: in Italia, il gruppo di <18 e over 60 vede i teenager farla da padroni, mentre la fascia over 70 è praticamente assente.

Un altro risultato omogeneo riguarda la piattaforma di gioco prediletta, ossia il PC, menzionato da oltre l’82% dei partecipanti. Per quanto riguarda l’infrastruttura in uso, l’opzione primaria è rappresentata dalla connessione cablata via LAN o Powerline (63%), laddove però la maggior parte degli utenti wireless si trova in Italia, portando alla conclusione che le tecnologie Powerline nello specifico non godano nel nostro Paese della stessa diffusione di cui beneficiano altrove, un risultato indubbiamente aperto a variazioni nel corso del tempo.

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Relativamente alle abitudini di gioco, la maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di giocare per meno di 5 ore alla settimana (33%), 3.643 partecipanti giocano tra le 5 e le 10 ore settimanali, seguiti a breve distanza da un 23% che trascorre dalle 10 alle 20 ore a settimana con i videogiochi. I partecipanti che dedicano invece oltre 20 ore settimanali rappresentano solamente il 15% del totale. Un dato interessante: coloro che giocano per più ore utilizzano solitamente il PC (il 91% gioca per oltre 20 ore a settimana), mentre i giocatori che fanno uso esclusivo di console e/o dispositivi mobili giocano per meno di 5 ore. Oltre a ciò, i partecipanti che hanno dichiarato di giocare a 4 o più diversi generi di videogames (6%) si dilettano solitamente per oltre 20 ore settimanali.

Andando a scavare più in profondità tra i generi preferiti dai gamer, troviamo in cima alla classifica i giochi d’azione, scelti dal 45% dei partecipanti, seguiti dai giochi sparatutto (scelti dal 44% dei partecipanti totali e dal 63% di quelli appartenenti alla fascia d’età 18-29), strategia (43%) e giochi online (36%). Le piattaforme predilette sono PC e smartphone per pressoché tutte le categorie di gioco; in misura assai inferiore vengono poi utilizzati console e dispositivi mobili. Un’eccezione degna di nota è rappresentata dai giochi d’avventura, per i quali si prediligono solitamente console, smartphone e tablet (86% di tutti i giocatori del genere avventura).

Relativamente ai giochi online, tipologia classificatasi al quarto posto tra i generi preferiti, i gamer preferiscono la modalità multiplayer e giocano tra le 10 e le 20 ore settimanali.

Le differenze riscontrate tra le preferenze appaiono strettamente legate all’età dei partecipanti al sondaggio: mentre i gamer fino ai 39 anni di età prediligono i generi sparatutto, azione e online, questa preferenza tende a diminuire dopo i 40 in favore dei giochi di strategia e di ruolo.

Il sondaggio includeva anche domande riguardanti la qualità della connessione, fattore decisamente essenziale per i gamer. Oltre il 70% dei partecipanti ha lasciato un commento sul tema ma solo il 20.3% ha riportato una qualità della connessione a volte o quasi sempre scarsa: un’incoraggiante valutazione riguardo all’attuale livello di connettività di cui gli utenti possono beneficiare. Si nota tuttavia una significativa discrepanza tra i valori registrati nell’Europa settentrionale e quanto indicato dagli utenti italiani: oltre il 73% dei giudizi negativi (il 14% dei gamer che hanno risposto a questa domanda) provengono dall’Italia e rappresentano oltre 1/3 degli italiani che hanno risposto a questa domanda (4.008). Considerando che, a differenza della Germania, il panorama di router adottato dagli italiani è molto eterogeneo, le motivazioni di un tale feedback sono da ricondursi a difficoltà infrastrutturali generalizzate e ai limiti della rete.  Da qui si deduce l’importanza dell’avere un router in grado di garantire la massima stabilità della banda di cui il gamer può fruire all’interno della propria rete.

Stabilità, prioritizzazione e velocità sono soltanto alcune delle caratteristiche del FRITZ!Box. Un interessante dato di fatto confermato dai numeri: solo il 5% dei gamer che dichiara di possedere un FRITZ!Box (56% dei 12.096 utenti che hanno svelato il produttore del proprio router) ha lamentato problemi di connettività, in confronto al 36% di coloro che utilizzano router di terze parti.

Note per i redattori

AVM è a ROMICS, Fiera Roma, Padiglione 5, stand B33 – presso Wind!

La serie di articoli sul gaming continua! Prossime comunicazioni:

  • Risultati del Survey in Italia
  • Le aspettative dei gamer in merito al router perfetto per le proprie esigenze

SONDAGGIO DIRECT LINE: GOMME INVERNALI O CATENE? GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI SI PREPARANO ALLE INSIDIE DEL MALTEMPO

Scritto da Costanza il . Pubblicato in Automobili, Aziende, Comunicati Stampa

Il 50% monta equipaggiamenti invernali per sentirsi più sicuro alla guida. Il 31% rinuncia al cambio gomme assumendosi il rischio multa per risparmiare pneumatici preferiti? Quelli termici.

Dal 15 ottobre l’obbligo di catene a bordo o pneumatici da neve è attivo in Valle d’Aosta, Regione particolarmente a rischio neve, che fa da apri fila alle altre Regioni dello Stivale, per le quali l’ordinanza sarà operativa a partire dal 15 novembre. L’inverno sta arrivando e gli automobilisti si trovano a dover decidere come attrezzare la propria auto per non incorrere in sanzioni e per assicurarsi una guida sicura. La metà del campione intervistato sull’argomento dal Centro Studi e Documentazione Direct Line – la più grande compagnia di assicurazione on line – afferma infatti di montare equipaggiamenti invernali proprio per essere più sicuro alla guida in caso di nevicate (50%), mentre il 38% ammette di temere, e di conseguenza evitare, la guida su strade innevate. Dal sondaggio emerge anche un 13% di guidatori temerari che dichiara di non essere spaventato dalle rigide condizioni climatiche dell’inverno.

Ma cosa pensano gli italiani di catene e pneumatici da neve? Il 97% del campione riconosce i vantaggi  delle gomme invernali, con un significativo 47% che le considera più sicure perché consentono una migliore tenuta di strada anche quando non nevica. Il 50% poi pensa che i pneumatici da neve siano più pratici delle catene in quanto non devono essere montati e smontati all’occorrenza e ne riconosce la facilità d’uso data dalla possibilità di montarle ad inizio inverno.  Resiste comunque un 7% che preferisce l’utilizzo delle catene,  più economiche.

Il sondaggio di Direct Line rivela inoltre che il 35% degli intervistati è solito sostituire gli pneumatici con gomme invernali termiche, mentre il 34% del campione preso in analisi ha già scelto gomme 4 stagioni, adatte a ogni periodo dell’anno. Il 31% rinuncia invece al cambio a causa del costo elevato (16%) o perché non lo considera necessario (15%).

Gran parte degli automobilisti è quindi propensa alla sostituzione, ma chi monta gli equipaggiamenti invernali sulle auto degli italiani? Ben l’87% degli intervistati ammette di affidarsi alle mani esperte del proprio gommista di fiducia, solo un intraprendente 3% afferma di montare le gomme da solo nel momento del bisogno. Il restante 10%, invece, conta sulle capacità di famigliari (9%) e conoscenti (1%). Analizzando i dati per fascia d’età, si nota come i più propensi a delegare la pratica ai gommisti siano i guidatori tra i 45 e i 55 anni (95%), mentre i più inclini al fai-da-te risultano essere i giovani 18-24enni (13%).

Arrivare preparati all’inverno è di estrema importanza “ commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing Direct LineUn buon equipaggiamento invernale permette, infatti, di non farsi sorprendere dai bruschi cambiamenti climatici e dalle insidie che può nascondere un manto stradale ghiacciato o innevato. Direct Line da sempre è favorevole a tutte le soluzioni normative favoriscono la sicurezza sulle strade. Ricordiamo infatti che, oltre a dover rispettare la norma che prevede le catene a bordo o l’uso dei pneumatici invernali, è anche fondamentale moderare la velocità quando le condizioni climatiche sono più impervie. Agire con diligenza è un comportamento responsabile per noi e un dovere verso tutti gli attori della strada.”

 

I consigli di Direct Line per guidare in caso di neve o strada ghiacciata

1.

Ridurre la velocità e procedere più lentamente

2.

Prestare particolare attenzione quando si esce dai parcheggi, i tempi di frenata sono più lunghi

3.

Impostare le curve correttamente scalando le marce prima delle curve

4.

Verificare i livelli di liquido refrigerante nel radiatore

5.

Controllare lo stato delle spazzole e delle pastiglie dei freni

6.

Evitare le brusche frenate e i cambi di direzione repentini

7.

Provare in caso di necessità, di disinserire il controllo della trazione elettronica per aver più attrito

8.

Se si hanno due auto utilizzare quella più leggera e con le gomme più piccole

9.

Controllare il meteo prima di mettersi in viaggio

10.

Prevedere sempre una coperta nel bagagliaio e una bottiglia di acqua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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BIANCO, GIALLO E BLU, CACCIA AL PARCHEGGIO PERFETTO! DIRECT LINE RIVELA IL RAPPORTO DEGLI AUTOMOBILISTI ITALIANI CON I PARCHEGGI IN CITTÀ.

Scritto da Costanza il . Pubblicato in Comunicati Stampa

Secondo il sondaggio Direct Line il 65% degli italiani è favorevole alle soste regolamentate in città

Il 34% degli italiani chiede mezzi pubblici più economici nei parcheggi di scambio delle grandi città

A pettine, a esse a lisca di pesce, selvaggio o creativo, in qualunque forma si presenti rimane l’incubo numero uno di ogni automobilista in città: il parcheggio. Tra strisce blu, gialle e bianche, infatti, parcheggiare in città non è certo un gioco da ragazzi, per questo il Centro Studi e Documentazione Direct Line – la più grande compagnia di assicurazione on line – ha voluto sondare le opinioni degli italiani su questo controverso ma sempre attuale argomento.

I parcheggi, che siano liberi, a pagamento o per residenti, sono sempre più diffusi in Italia: il 66% del campione, infatti, afferma di abitare in una zona con parcheggi delimitati da strisce blu o gialle. Il 65% degli intervistati si dichiara favorevole alle strisce perché garantiscono il diritto al parcheggio dei residenti (34%) e perché sono utili ad arginare il problema del parcheggio selvaggio (31%). La percentuale dei contrari, seppure non proprio esigua, si attesta sul 35% del campione: questi pensano che i parcheggi blu e gialli causino troppa difficoltà a chi vuole usare l’auto in città.

Nonostante i comuni disagi nel trovare un parcheggio regolare, l’87% degli italiani si dimostra disciplinato e rispettoso delle regole: il 74% degli intervistati dice di rispettarle sempre per evitare spiacevoli multe e il 13% paga regolarmente il parcheggio a seguito di un freddo calcolo di convenienza economica.

Il “fosse facile” è la giustificazione del 6% del campione che vorrebbe rispettare le regole, ma non riesce a farlo a causa della mancanza di parcheggi in città. Infine un altro 6% ammette di non rispettare mai le direttive nelle soste temporanee e di praticare il famigerato parcheggio selvaggio. Analizzando i dati per fasce d’età, si nota come i più attenti alle regole sono gli intervistati tra i 35 e i 44 anni (81%), mentre i più ribelli sono i giovani 18-24enni (60%).

Ma qual è la ricetta degli italiani per migliorare la situazione dei parcheggi?

Il 53% degli italiani intervistati vorrebbe fossero create più aree parcheggio gratuite, ma spiccano anche posizioni più lungimiranti e maggiormente ecocompatibili: il 38% del campione propone infatti di attivare un servizio navetta gratuito che colleghi il centro città con i grandi parcheggi, il 35% desidererebbe una diminuzione del costo dei parcheggi sotterranei del centro, mentre un ulteriore 34% vorrebbe risolvere il problema con un biglietto scontato per i mezzi pubblici, magari da distribuire nei grossi parcheggi periferici. Da registrare anche un 13% di nostalgici della deregolamentazione che suggerisce la totale cancellazione delle strisce 

“Nonostante le discussioni che l’argomento suscita da sempre commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing Direct Line, il sondaggio di Direct Line rivela quanto gli automobilisti italiani siano in realtà responsabili e attenti alla problematica. Crediamo sia corretto contribuire a diffondere il pensiero degli italiani rispetto ad un tema così caldo e sentito, soprattutto nelle grandi città. Sappiamo ormai tutti quanti che il futuro è tracciato e che non sia più possibile prescindere da aree di sosta urbane regolamentate e compatibili con una mobilità sostenibile. Per questo abbiamo voluto attirare l’attenzione su quelle situazioni non corrette come il parcheggio selvaggio, che oltre a deturpare il territorio, rendono le strade pubbliche meno fruibili e sicure per cittadini.”

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