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La potenza espressiva nelle opere di Mauro Maisel

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Mauro desidera dal fruitore la comprensione spontanea di quello che c’è in lui, la condivisione delle emozioni pure e incontaminate, la partecipazione interattiva a valorizzare la bellezza e la grazia dell’arte“. Così scrive la Dott.ssa Elena Gollini, curatrice, critica e giornalista d’arte parlando dell’arte di Mauro Maisel e continua: “Il suo ego creativo non è isolato e ripiegato su se stesso, non si limita soltanto ad uno scandaglio di autocoscienza, ma si apre al dialogo e al confronto all’insegna di un concetto di esistere anche fuori di noi per ritrovare e recuperare frammenti e segmenti di un’essenza vitale, che pensavano essere andati perduti“.
Di seguito l’intervista all’artista.

D: Come coniughi nel tuo fare arte i concetti di potenza espressiva e dimensione allusiva?
R: La potenza espressiva è ciò che curo prevalentemente, l’uso dei colori, la brillantezza delle opere finite. Voglio che l’occhio di chi osserva sia catturato dall’irregolarità dell’opera e di conseguenza evocare pensieri e domande nell’osservatore.

D: Come inserisci all’interno del tuo percorso creativo l’auto riflessione analitica?
R: È d’obbligo, quando si realizza un’opera, fermarsi a riflettere durante la realizzazione! Per forza, il dubbio di star facendo bene deve sempre esser presente.

D: Cosa devono possedere le tue opere per avere un’efficace e incisiva funzione comunicativa?
R: Devono avere un titolo ed un tema che rispecchia l’opera, anche ridicolo e che faccia sorridere! Deve sorprendere anche il titolo e la descrizione oltre all’opera.

Mauro Maisel: arte per stupire e per stupirsi

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Analizzando la corposa produzione di Mauro Maisel emerge la sua potente inventiva che fluttua nell’incalzante desiderio di ricerca di orizzonti creativi sempre nuovi e stimolanti, con un procedimento tecnico e una perizia strumentale in continua evoluzione, caratterizzati da un paziente e certosino studio sperimentale che nel tempo scandisce fasi di fervida creatività, congiunta a momenti preparatori di meticolosa e ponderata meditazione sul proprio mondo interiore. Il linguaggio del colore è basilare in ogni lavoro e acquista una profonda valenza simbolica e concettuale. L’uso del colore, pastoso, luminoso, caldo, pervade la trama narrativa di vitalità, accende e alimenta lo scenario compositivo. Le tonalità e le sfumature cromatiche possiedono una suggestione tutta speciale e sono permeate da una visionarietà eterea, senza tempo e fuori dal tempo. La consistente e marcata stesura dell’impasto pigmentoso variopinto e policromatico, che si compone di più strati plasmati e armonizzati insieme, permette di ottenere dei volumi in rilievo che fuoriescono dallo spazio dell’opera, si espandono e si dilatano e producono delle proporzioni plastiche di immediato impatto estetico. Dedizione instancabile e vocazione inesauribile sono i pilastri portanti del suo fare arte che si completa di una fase esecutiva dove l’istinto creativo e l’incipit irrazionale vengono convogliati dentro un’azione ordinata e bilanciata in ogni gesto. Maisel raggiungendo la piena maturità artistica si protende verso il fruitore con la massima libertà espressiva e con impronta decisa, sicura, disinibita e segue le sue percezioni intime e il suo perspicace e acuto colpo d’occhio. Il risultato delle sue opere garantisce un’immediatezza visiva e genera nell’osservatore la voglia di addentrarsi e scoprire quanto è insito, si cela e viene custodito dentro le rappresentazioni.

Dalla visione delle opere scaturisce un universo complesso di sensazioni simultanee e contestuali che accorpano insieme bellezza, materia e spirito. La critica curatrice Elena Gollini ha espresso delle riflessioni articolate al riguardo spiegando: “Per Mauro la creazione artistica corrisponde alla creazione spirituale e le leggi della creazione artistica equivalgono a quelle della creazione spirituale. Ideando ed elaborando l’opera intraprende in modo contestuale un lavoro di rigenerazione interiore. Nell’intento di perfezionare al meglio la sua creazione vuole raggiungere un ideale di bellezza evocativa di potente suggestione. Ama e celebra il senso del bello e lo trasmette nell’essenza costitutiva delle opere. L’arte con una personale e soggettiva riqualificazione, gli consente di percorrere il suo cammino esistenziale con coerenza e maturità, acquisendo una più profonda comprensione della dimensione interiore che gli offre spunti utili per affrontare la vita quotidiana. Esprimendo il suo archetipo di bellezza evidenzia simbolicamente il bello e il buono che c’è in ogni essere vivente e in ogni creatura, in nome di una proiezione visionaria positiva e di un fare arte sorretto da un’intensa vena di espressività intrinseca e da uno slancio artistico audace e temerario, che lascia emergere non soltanto l’aspetto estetico delle composizioni sceniche, ma anche tutto quel mondo di risorse interne sottese che conferiscono un valore concettuale aggiunto alla portata sostanziale della narrazione e generano messaggi e significati subliminali che vanno oltre il marginale e sommario impatto visivo. Mauro si propone di dare vita ad un’arte atemporale che può fluire e spaziare librandosi con dinamismo e vitalità conquistando da subito lo sguardo incuriosito dello spettatore“.

Mauro Maisel e la sua arte cosmopolita ed innovativa

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Il male più grande è non avere più nulla verso cui orientarsi e protendersi con amore, emozione, sentimento, trasporto” afferma la Dott.ssa Elena Gollini e prosegue: “Mauro riesce a tradurre e a trasformare nella narrazione pittorica queste intense urgenze interiori e a rendere tangibili sguardi reali, di memorie oppure di invenzione immaginifica, che appartengono alla parte più enigmatica e indecifrabile del suo fare arte, a quell’allure misteriosa che avvolge permeante e si propaga all’esterno, espandendo e sprigionando un fascino ammaliatore speciale“. Di seguito una nuova intervista dell’eclettico artista Mauro Maisel.

D: Quali parti della Storia dell’Arte senti più inclini al tuo linguaggio artistico?
R: Penso di essere uno schizzo di colore arrivato dalla action painting dei grandi maestri dell’epoca, o almeno, lo spero e lo credo sempre!

D: Come concepisci il concetto di cosmopolita applicato alla tua arte?
R: Lo sono di sicuro, spazio e viaggio con la mente e con gli occhi (per agguantare idee qua e la e rivisitarle a mio modo).

D: Come concepisci il concetto di innovativo applicato alla tua arte?
R: I miei sforzi e le mie idee sono direzionati proprio li, io voglio creare qualcosa che ancora non esiste!

Intervista a Mauro Maisel: arte, scienza e sperimentazione

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Scienze

Una nuova intervista a Mauro Maisel, originale artista autodidatta, sempre alla ricerca di sperimentazioni, a cui piace realizzare le sue opere d’arte utilizzando materiali e prodotti diversi per creare il suo stile astratto dalla forte personalità ed unicità.

D: La tua capacità creativa così guizzante deriva anche dalla costante ispirazione di ricerca sperimentale?
R: Sicuramente i miei stimoli arrivano dal testare e provare sempre nuovi prodotti e materiali, mi piace creare sculture che stupiscano, che facciano star fermo davanti a loro lo spettatore.

D: Un tuo commento di riflessione sul parallelismo tra arte e scienza; come valuti questa interazione?
R: Una non può esistere senza l’altra, l’arte è la scienza e lo studio del mixaggio dei colori e della creazione di qualsiasi opera.

D: Come valuti le teorie e le concezioni di Freud sul sogno e la componente onirica applicata al mondo dell’arte e all’interpretazione delle varie forme.
R: Penso che se certi artisti sono riusciti a creare movimenti artistici e gli stili più disparati è solo e soltanto per il novantacinque percento dei casi merito di alcool e droghe varie.

Mauro Maisel artista di moderna ispirazione sperimentale

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Le soluzioni artistiche realizzate da Mauro Maisel ci indirizzano verso un approccio fortemente evocativo e ci guidano nel sentiero articolato di una formula espressiva di matrice astratta e informale, che lascia ampie opportunità di lettura interpretativa e suggerisce chiavi di accesso di impronta simbolista, concettuale e metaforica. Per certi versi Mauro si può allineare al concetto michelangiolesco di non finito e di non compiuto inteso come consapevolezza della forza e della potenza intrinseca che già l’opera d’arte possiede insita in sé ed esprime nell’atto stesso della sua creazione, senza bisogno di essere ricondotta e relegata a costrizioni figurative conformanti e convenzionali. Il particolare scenico dell’incompleto riportato nei termini dell’astrattismo e della riproduzione informale evidenzia come l’opera possa comunque sprigionare e trasmettere appieno intense e coinvolgenti emozioni capaci di penetrare nel profondo dell’anima dello spettatore e di metterlo in contatto diretto con la sfera interiore e spirituale dell’autore” così la dottoressa Elena Gollini ha spiegato il modus operandi artistico di Mauro Maisel.

Nella sua produzione artistica la versatilità compositiva spazia in tutti i territori della comunicazione visiva ed emozionale. Il pensiero e il linguaggio semantico seguono dei rimandi e dei richiami allusivi appartenenti ad una poetica visionaria colta ed elevata, di radice esistenzialista. La perizia tecnica accurata di realizzazione conferisce alla cifra stilistica un’inconfondibile ed esclusiva unicità identificativa. Il suo fare artistico possiede la qualità di saper accendere alle conclusioni concettuali senza mai fare venire meno quella pulsante tensione creativa che lo spinge e lo ispira a continuare nella ricerca. Il senso della sintesi narrativa lo porta a completare il lavoro pittorico esaltando al massimo il gioco delle forme, degli spazi, dei volumi, tramite le combinazioni materiche e le declinazioni degli equilibri cromatici. La vena narrativa è frutto di una piena e consapevole individualità artistica. La sua vocazione creativa non concede mai spazio a proiezioni e prospettive visive banali, retoriche e scontate, ma si canalizza e focalizza soffermandosi sulle potenzialità del colore, sugli effetti luminosi e sulle molteplici e variegate possibilità di intreccio e commistione. Le qualità pittoriche di Mauro scaturiscono da una meditata e ponderata riflessione sulla duttile matericità del colore e sul senso interiore e interno dell’opera. Nella registrazione del dato reale spesso la civiltà odierna tende a dimenticare ciò che rappresenta sostanzialmente. Mauro ci ricorda tramite la sua arte che il valore e l’importanza dei sentimenti non è mai superflua e attribuisce all’arte una valenza sentimentale primaria e imprescindibile da diffondere e propagare con un messaggio di portata universale.

Intervista – Riflessioni dell’artista Mauro Maisel

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Mauro Maisel è stato intervistato ancora una volta per fare alcune riflessioni sui concetti di arte spirituale e materiale e per parlare della sua ispirazione artistica.

D: Una riflessione su questi due concetti in parallelo applicati alla tua arte: spirituale/materiale;
R: La mia arte sicuramente è più deviata dal concetto materiale, certo, il mio io interiore sbatte come una pallina da flipper per cercare idee e significati di un nuovo progetto, ma il lato materiale è quello ormai che governa, realizzo in concreto, anche se è difficile aver un’idea chiara di come sarà il risultato finale, reputo il mio lavoro “estemporaneo”, nel senso che vedo l’opera prender forma man mano che creo e passano i giorni.

D: A quale artista della storia dell’arte ti senti più affine nell’espressione stilistica?
R: Qualche anno fa partecipai ad una lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, conclusasi ci fu una mostra di un artista italiano di nome Giordano Floreancig. Vidi i suoi ritratti cosi irreali, ma reali, con schizzi di colore, molto colore, fin da uscire dalla tela… Fu un colpo di fulmine… Dapprima provai anch’io a fare dei lavori simili, ma sapevo che non era la mia strada, successivamente mi imbattei negli artisti Antony Micallef e Justin Gaffrey, tanto diversi tra loro, ma con un comun denominatore: lo Spessore. Bombe a mano di colore indefinito nei ritratti ,voluminoso e disordinato Antony; Spessore, peso e maestria nel dosare quel materiale denso creando paesaggi e nature morte Justin. Da allora si aprì il mio mondo, che muta continuamente, ma vedremo dove mi porterà…

D: Un commento su questa autorevole citazione di Marcel Proust “il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale”;
R: Stando a questa citazione, il mondo sarebbe stato creato migliaia di volte, visti gli artisti fighi che hanno attraversato la storia. È bello pensare che in qualche angolo remoto del pianeta, presto ci sarà un artista che stupirà e sconvolgerà, sta tutto nel scoprirlo ed aiutarlo ad emergere. Dio non ha avuto bisogno di nulla e nessuno per stupire…

La visionarietà tra arte e spirito di Mauro Maisel

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Nell’individuare le peculiarità distintive del suo fare arte la dottoressa Elena Gollini ha spiegato: “Per Mauro Maisel ogni opera è simbolo di vera e autentica elevazione e ogni gesto creativo costituisce il raggiungimento di un’intima ascensione emozionale e arricchimento interiore. Nella sua arte emerge qualcosa di intangibile volutamente celato e non del tutto svelato e rivelato, per lasciare all’osservatore la possibilità di guardare oltre e vedere più lontano rispetto all’immediatezza dell’immagine riprodotta e l’opportunità di calarsi e immergersi dentro la coreografia compositiva e di manifestare le proprie riflessioni interpretative in completa e assoluta libertà. È un’arte che sviluppa la commistione armoniosa ed equilibrata di tecniche artistiche differenti, in un vortice dinamico e animato di sensazioni e percezioni da cui trapela il suo stato d’animo durante l’atto creativo. Il ritmo del mondo e del nostro vivere quotidiano accelera di continuo e fa perdere frammenti importanti della nostra essenza spirituale. Con la sua arte Mauro vuole riportare in primo piano l’attenzione su tale essenza primaria e ricondurre lo spettatore al senso puro e incontaminato dell’immateriale e della dimensione spirituale di cui siamo fatti“.

Il sogno, la fantasia, l’irrazionalità inconscia, l’immaginario onirico affiorano come tematiche predominanti nella ricercata poetica di Mauro, che pone l’accento su una visione fantastica delle immagini percepite e traslate mediante una formula di astrattismo materico e cromatico di intenso impatto suggestivo. La vivace e appassionata vena creativa si rivolge a quel senso profondo che avvolge tutta l’arte informale non figurativa e la personalizza con connotazioni distintive sostanziali di qualificante levatura, che ne rendono lo stile espressivo ben identificabile e subito riconoscibile. Nella sequenza narrativa dimostra l’abile capacità di saper creare e individuare delle precise e definite sezioni coloristiche che accentuate fanno risaltare e danno vitalità all’intera composizione, nel tripudio dinamico delle declinazioni e combinazioni tonali dense e corpose che imprimono ritmo e plasticità. Con la sua arte Mauro sembra quasi voler esprimere il desiderio di sognare la “realizzazione dell’impossibile” invitando lo spettatore a soffermarsi con attenzione e a riflettere e pensare sui significati sottesi intrinsechi inseriti dentro la costruzione scenica, traducendo e interpretando a livello visivo ed emozionale le percezioni sprigionate dalla sfera sensoriale. Ogni opera realizzata gli permette di essere più consapevole della sua essenza mentale e spirituale, procedendo verso un viaggio magico da intraprendere insieme all’osservatore. La sua diventa una rievocazione fantastica del bello, di qualcosa di elevato che simboleggia lo spirituale, l’etereo, il senza tempo, l’eterno, l’infinito.

Intervista all’artista Mauro Maisel: immaginazione, sperimentazione e colore

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Mauro Zuliani, in arte conosciuto come Mauro Maisel, è un artista contemporaneo sempre alla ricerca di nuove tecniche, stili e materiali da utilizzare per creare le sue opere uniche ed innovative. Ricco di progetti e molto attivo nel campo delle esposizioni artistiche, in quest’intervista Mauro parla di cromatismo, immaginazione e sperimentazione.

D: Come collochi le parole “immaginazione” e “sperimentazione” dentro il tuo concetto di fare arte?
R: Sono 2 parole cardine per ciò che sviluppo. L’immaginazione durante la mia giornata continua a vagare per cogliere un nuovo progetto, un nuovo lavoro da sviluppare, un nuovo supporto, un modo per colpire e stupire chi osserverà la mia creazione. La sperimentazione è molto legata alla mia immaginazione, dal momento che penso a cosa creare di nuovo e che materiali e prodotti utilizzare.

D: Quale connotazione peculiare distintiva assume la componente cromatica nel tuo stile espressivo? Quali sono i tuoi colori cardine?
R: Il mio stile si basa molto sull’utilizzo dei colori e sull’attrarre l’occhio di chi guarda, infatti uso colori molto accesi e vivi per creare le mie opere (sia ad olio che acrilico), colori brillanti e molto materici, resi tali da uno strato vetrificante a fine lavoro. Quando mi trovo davanti ai miei tubetti e flaconi di colore, mi sento come un bambino al parco giochi! Parecchi sono i colori che amo, ognuno di loro trasmette qualcosa. Uno dei miei preferiti è sicuramente la gamma dei rossi, due delle miei recenti opere sono incentrate, infatti, su questo colore.

Mauro Maisel eclettico sperimentatore creativo

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

L’arte di Mauro Maisel non è “ingabbiata” e condizionata da alcun canone estetico ferreo e rigoroso e si abbandona a dare pieno e libero sfogo al suo fervido e incalzante spirito creativo. Si muove con maestria e autorevole padronanza della materia, conferendo alla tavolozza cromatica un ruolo basilare e primario nella costruzione scenica. Il colore ricco e corposo nella stesura e nella partitura delle sfumature tonali viene distribuito generosamente, definendo e scandendo il ritmo dell’intera superficie narrativa e garantendo un risultato finale molto gradevole e piacevole alla vista. La produzione eterogenea si articola in un’espressione personalizzata e soggettiva, dove l’informale e l’astrazione coesistono insieme all’interno di una progettualità artistica versatile e poliedrica. La ricerca cromatica espressionista è il risultato dell’equilibrato rapporto tra gestualità ed emotività, il tutto ben controllato e monitorato da una mente ingegnosa, sempre vigile, capace di guidare la mano e fermarla nel momento giusto con un’esecuzione precisa e puntuale. Mauro Maisel concentra l’attenzione sulla tensione interiore, con uno stile in cui predomina l’essenza rispetto all’apparenza, spostando il punto di vista del fruitore ben al di sopra di una semplice alternanza visionaria e indirizzandosi verso l’interiorità del colore. Crea guardando il mondo con gli occhi del cuore, superando i limiti formali dell’apparenza con un approccio fortemente intimista.

La dottoressa Elena Gollini nel cogliere i tratti salienti del suo operato creativo ha sottolineato: “La ricerca artistica di Mauro Maisel confluisce nella ricerca del moto interiore della sua anima e si rivela nella ricerca di luce, colore, dinamismo vitale. Analizzando in modo introspettivo la produzione si comprende che è posta ad un crocevia tra diverse tendenze e sperimentazioni. La sintesi narrativa che realizza si manifesta nella potente valenza energetica del colore, puramente e sostanzialmente molto incisivo. In un grumo di colore si raggruppano idee, percezioni, pensieri, sentimenti, emozioni. Le commistioni e le mescolanze cromatiche generano visioni plastiche di fantasia che equivalgono al ritratto del vero, rivisitato e trasformato dall’immaginario fantastico. La sua arte si può ricondurre ad un linguaggio astratto d’orientamento futurista e metafisico, scorgendo gli aspetti di un procedimento alchemico a cui fa riferimento, dove il senso di dispersione nello spazio e di leggerezza della materia insieme alla componente luminosa, arrivano ad una sintesi formale estrema, dopo aver filtrato ogni fattore della realtà visibile. In ciò si raggiunge anche a intesi tra la realtà interiore di Mauro e il mondo che lo circonda“.

Silvia Tuccimei racconta il suo amore per l’Australia e la sua significativa esperienza nel continente

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Pittrice e scultrice, la rinomata artista lucchese Silvia Tuccimei, è stata intervistata per parlare della sua visione dell’arte, degli importanti traguardi ottenuti in Australia e dei grandi progetti futuri.

D: Se dovesse con una breve definizione inquadrarsi come artista contemporanea, come si definirebbe?

R: Operatore plastico, con valenze di trasmutatore di energie e pescatore onirico. Tenterò di spiegare che cosa sento in me di molto potente e che mi fa essere così appassionata e innamorata di questa pratica artistica. La parte più mutevole all’interno della mente, la psiche, partecipa all’elaborazione complessa da forme astratte a forme realmente osservabili. La plasticità del cervello di un artista si adopera proprio nell’intento di dar vita e forma alle idee, in un processo di trasformazione dell’energia sottile cioè immateriale, tracciando una passerella tra due mondi indipendenti e distinti tra di loro, apparentemente contradditori. È risaputo che il conscio è solo la parte emersa di un iceberg, il 10%, ma noi tutti abbiamo sempre a che fare con la parte sommersa, l’inconscio. L’inconscio collettivo fa parte anch’esso di quel 90% di materia misteriosa, propria della nostra specie, un vastissimo serbatoio a cui attingere, dove simboli e archetipi universali ci comunicano, attraverso la loro forma-pensiero, concetti profondi sulla nostra stessa natura. In questo senso, mi piace definirmi infatti “pescatore di sogni negli abissi” che rielabora l’energia del simbolo, per poi reintrodurlo sotto nuova forma nell’inconscio collettivo, in un tempo sospeso, come un viaggio sciamanico aldilà della nozione spaziotemporale.

D: Ci può raccontare della sua significativa esperienza fatta in Australia?

R: L Australia è un continente sconfinato e affascinante che mi attira enormemente. Son già 4 anni che vado regolarmente per trovare mio figlio Lucas che ha studiato a Sydney e che ora ci lavora, e per dei progetti artistici molto interessanti, tra i quali esperienze molto significative per la mia carriera internazionale. La Gallery V si occupa della mia arte, a Sydney, nel quartiere di Woolloomooloo. L’Istituto Culturale Italiano della città ha promosso una mia scultura monumentale dal nome evocativo “Passaggio segreto”, che vincendo il concorso internazionale è stata selezionata come “finalista” e poi esposta a “Sculpture by the Sea” nell’ottobre 2013. La scultura in questione è stata ricavata da una lamiera di acciaio inossidabile lunga 8 metri e curvata fino a rappresentare un immenso anello di una tonnellata, le cui superfici interne sono lucidate a specchio. Ho avuto un successo incredibile, sia dalla parte della critica che dal pubblico, e le foto fanno il giro del mondo, poiché la mostra è, dopo la Biennale di Sydney, l’evento artistico più aspettato e mediatizzato con più di 500.000 visitatori ogni anno! Questa opportunità mi ha fatto entrare a far parte di un “palmares” di prestigiosi scultori mondiali, selezionati dal concorso. A breve la scultura verrà collocata in permanenza in uno dei più grandi parchi di sculture al mondo, il Macquarie Sculptures Park di Sydney!

D: Quali altri importanti progetti sta mettendo in campo in Australia?

R: Ho imbastito una collaborazione con la città di Sydney per l’acquisto di una mia opera da collocare in uno spazio pubblico della città e si stanno definendo altre opportunità di mostre permanenti di sculture e quadri nelle hall di sedi di grandi compagnie nella city.

D: Un commento di confronto in parallelo tra mondo dell’arte italiano e australiano;

R: Riallacciandomi al concetto di come l’arte possa essere lo specchio della nostra salute mentale, psichica e spirituale, trovo che in Australia c’è un intenso e potente scambio di energie tra i vari interlocutori del mondo dell’arte e il gran pubblico. Trovo inoltre che ci sia molto entusiasmo nella ricerca di nuove forme d’espressione plastica e la loro fruibilità negli spazi pubblici. Il grande pubblico attende ogni manifestazione artistica con fervore e curiosità, per questo direi che ci si aspetta dall’arte di ritrovare una parte fanciullesca e meravigliosa di sé. Questo fermento, che crea un particolare dinamismo sostenitore della ricerca artistica, e una burocrazia leggera facilitano la logistica e la realizzazione di progetti innovanti. Un aspetto molto importante è il legame invisibile che gli australiani hanno sviluppato in poche generazioni con il popolo indigeno, con la cultura aborigena e con un rapporto di preservazione quasi sacra con l’ambiente naturale, qualcosa che io stessa ho sentito come una vibrazione potente che ha rivoluzionato la mia pittura. L’energia del colore e del movimento, che amo creare nelle mie tele, è diventata quasi un’evidenza che si è imposta e che circola a partire dal quadro, ma che si espande in tutte le direzioni. Anche le forme, che vengono al mio spirito e che diventano sculture monumentali, canalizzano quelle energie psichiche in una visione caleidoscopica della realtà o in giochi di specchi e riflessi che moltiplicano lo spazio e includono lo spettatore e l’ambiente circostante come una materia plastica fino a creare passerelle invisibili tra mondi paralleli. Nelle mie ultime sculture  sono riuscita a sposare l’acciaio specchiante e la pittura, affinché il materiale e la frequenza, o lunghezza d’onda del colore, si smaterializzi fino a suggerire il concetto al quale mi sono avvicinata, cioè che tutto sia solo vibrazione… la Tatwaa della quale già parlavano antichissimi testi. In Italia il discorso è differente, in un paese di artisti e poeti e attorniarti da opere d’arte che il mondo ci invidia, malgrado un elevato gusto, una profonda cultura storica e una notevole ricerca artistica contemporanea, lo spazio dato alla ricerca mi sembra rallentato da una burocrazia un po’ pesante e inadeguata, fenomeno che è comune a tutta l’Europa purtroppo che si riflette anche nella consistenza, nei colori e nelle forme d’arte attuali, tutte imperniate di pessimismo oscurantista e millenarista, come se il nostro inconscio collettivo fosse nella morsa dolorosa di sensi di colpa e di autodistruzione. Certamente anche quest’aspetto dell’arte è degno d’interesse e magico, come se il fascino della fine inesorabile fosse la sola vera ragione e il senso delle nostre vite. Per me questa nozione è un riflesso di come la nostra cultura giudeo-cristiana ancora ci condizioni.

D: Si avvicina l’Expo, ha già pensato a una creazione appositamente dedicata a questo evento di portata mondiale?

R: Si certamente si chiama “Il nuovo mondo”: una scultura di 8 metri con una collocazione straordinaria, che non posso rivelare ancora!

D: Attualmente, a cosa sta lavorando?

R: A nuovi progetti con la città di Lucca, alla ricerca di forme sempre più complesse nella realizzazione e nella ricerca di nuove formule matematiche…! Come una delle mie ultime che ho esposto durante la Biennale d’Architettura a Venezia, nello scorso Ottobre, che ne è un esempio: un nastro di Moebius di acciaio e lacche epoxy, rielaborato e reso ancora più paradossale nella sua forma e nel concetto da essa evocato, infatti, il suo titolo “Orgasmo cosmico” estasi senza fine. E’ stato scelto da me come una provocazione per rafforzare la critica alla nostra società edonistica che privilegia con ostentazione la ricerca del piacere a quella della felicità.