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Intervista – Riflessioni dell’artista Mauro Maisel

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Mauro Maisel è stato intervistato ancora una volta per fare alcune riflessioni sui concetti di arte spirituale e materiale e per parlare della sua ispirazione artistica.

D: Una riflessione su questi due concetti in parallelo applicati alla tua arte: spirituale/materiale;
R: La mia arte sicuramente è più deviata dal concetto materiale, certo, il mio io interiore sbatte come una pallina da flipper per cercare idee e significati di un nuovo progetto, ma il lato materiale è quello ormai che governa, realizzo in concreto, anche se è difficile aver un’idea chiara di come sarà il risultato finale, reputo il mio lavoro “estemporaneo”, nel senso che vedo l’opera prender forma man mano che creo e passano i giorni.

D: A quale artista della storia dell’arte ti senti più affine nell’espressione stilistica?
R: Qualche anno fa partecipai ad una lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, conclusasi ci fu una mostra di un artista italiano di nome Giordano Floreancig. Vidi i suoi ritratti cosi irreali, ma reali, con schizzi di colore, molto colore, fin da uscire dalla tela… Fu un colpo di fulmine… Dapprima provai anch’io a fare dei lavori simili, ma sapevo che non era la mia strada, successivamente mi imbattei negli artisti Antony Micallef e Justin Gaffrey, tanto diversi tra loro, ma con un comun denominatore: lo Spessore. Bombe a mano di colore indefinito nei ritratti ,voluminoso e disordinato Antony; Spessore, peso e maestria nel dosare quel materiale denso creando paesaggi e nature morte Justin. Da allora si aprì il mio mondo, che muta continuamente, ma vedremo dove mi porterà…

D: Un commento su questa autorevole citazione di Marcel Proust “il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale”;
R: Stando a questa citazione, il mondo sarebbe stato creato migliaia di volte, visti gli artisti fighi che hanno attraversato la storia. È bello pensare che in qualche angolo remoto del pianeta, presto ci sarà un artista che stupirà e sconvolgerà, sta tutto nel scoprirlo ed aiutarlo ad emergere. Dio non ha avuto bisogno di nulla e nessuno per stupire…

La visionarietà tra arte e spirito di Mauro Maisel

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Nell’individuare le peculiarità distintive del suo fare arte la dottoressa Elena Gollini ha spiegato: “Per Mauro Maisel ogni opera è simbolo di vera e autentica elevazione e ogni gesto creativo costituisce il raggiungimento di un’intima ascensione emozionale e arricchimento interiore. Nella sua arte emerge qualcosa di intangibile volutamente celato e non del tutto svelato e rivelato, per lasciare all’osservatore la possibilità di guardare oltre e vedere più lontano rispetto all’immediatezza dell’immagine riprodotta e l’opportunità di calarsi e immergersi dentro la coreografia compositiva e di manifestare le proprie riflessioni interpretative in completa e assoluta libertà. È un’arte che sviluppa la commistione armoniosa ed equilibrata di tecniche artistiche differenti, in un vortice dinamico e animato di sensazioni e percezioni da cui trapela il suo stato d’animo durante l’atto creativo. Il ritmo del mondo e del nostro vivere quotidiano accelera di continuo e fa perdere frammenti importanti della nostra essenza spirituale. Con la sua arte Mauro vuole riportare in primo piano l’attenzione su tale essenza primaria e ricondurre lo spettatore al senso puro e incontaminato dell’immateriale e della dimensione spirituale di cui siamo fatti“.

Il sogno, la fantasia, l’irrazionalità inconscia, l’immaginario onirico affiorano come tematiche predominanti nella ricercata poetica di Mauro, che pone l’accento su una visione fantastica delle immagini percepite e traslate mediante una formula di astrattismo materico e cromatico di intenso impatto suggestivo. La vivace e appassionata vena creativa si rivolge a quel senso profondo che avvolge tutta l’arte informale non figurativa e la personalizza con connotazioni distintive sostanziali di qualificante levatura, che ne rendono lo stile espressivo ben identificabile e subito riconoscibile. Nella sequenza narrativa dimostra l’abile capacità di saper creare e individuare delle precise e definite sezioni coloristiche che accentuate fanno risaltare e danno vitalità all’intera composizione, nel tripudio dinamico delle declinazioni e combinazioni tonali dense e corpose che imprimono ritmo e plasticità. Con la sua arte Mauro sembra quasi voler esprimere il desiderio di sognare la “realizzazione dell’impossibile” invitando lo spettatore a soffermarsi con attenzione e a riflettere e pensare sui significati sottesi intrinsechi inseriti dentro la costruzione scenica, traducendo e interpretando a livello visivo ed emozionale le percezioni sprigionate dalla sfera sensoriale. Ogni opera realizzata gli permette di essere più consapevole della sua essenza mentale e spirituale, procedendo verso un viaggio magico da intraprendere insieme all’osservatore. La sua diventa una rievocazione fantastica del bello, di qualcosa di elevato che simboleggia lo spirituale, l’etereo, il senza tempo, l’eterno, l’infinito.

L’arte sensoriale di PierGió

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Cultura

Il colore è il mezzo che consente di esercitare un influsso indiretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è una mano che toccando questo o quel tasto mette in vibrazione l’animo umano” (Vasilij Kandinskij). In perfetta sinergia con queste autorevoli riflessioni si articola il percorso creativo di PierGió. Per lui ovunque noi siamo rilasciamo vibrazioni e qualsiasi cosa tocchiamo trasferiamo in essa parte di noi stessi e la nostra presenza rimane nel tempo, come ricordo carico di palpitante fremito emozionale. La pittura diventa esperienza sensoriale completa, dove i cinque sensi vengono appagati e stimolati dal comparto emozionale. PierGió interpreta l’arte come emozione a tutto tondo e vuole emozionarsi e fare emozionare lo spettatore con sempre nuovi e incalzanti incipit.

La dottoressa Elena Gollini ha commentato: “Per PierGió la libertà artistica equivale alla libertà morale e intellettuale di uomo e artista che sa stare al passo con i tempi ed è consapevole del proprio ruolo sociale. Le opere contengono un arcobaleno cromatico ricco, corposo, multicolore che si accende di luce, di bagliori luminosi, di vitalità energizzante. Il suo sguardo attento cura ogni dettaglio e particolare trovando soluzioni estetiche molto coinvolgenti, senza però mai tralasciare l’aspetto sostanziale che arricchisce e integra con intelligente calibratura“.

PierGió cerca la luce della creatività in se stessa e la trasferisce nelle opere. La sua inclinazione artistica si può accostare a quel movimento culturale vicino alla corrente surrealista che si diffuse in Francia e poi nel resto dell’Europa del Novecento coinvolgendo tutte le arti visive. Il principale teorico André Breton venne influenzato dal saggio “L’interpretazione dei sogni” scritto da Sigmund Freud rivendicando l’importanza del sogno, della componente onirica e della sfera emozionale ed emotiva inconscia all’interno del processo creativo. L’arte di PierGió in linea con queste concezioni è associabile a concetti come parole libere, pensieri e immagini senza freni inibitori, che si sviscerano in modo assolutamente spontaneo e incondizionato. PierGió accoglie la concezione dell’irrazionale perpetrata nel linguaggio surrealista bretoniano e la fa sua, designando ogni libera espressione come fantasia pura, scaturita dall’anima e dal cuore. Secondo PierGió libera espressione è sinonimo anche di libertà da ogni imitazione copiativa ed emulazione pedissequa e si trasmette di rimando nella sfera interiore e spirituale. PierGió è portavoce convinto e fautore di un’arte che sa liberare le pulsioni più profonde, attribuendo particolare rilievo al cammino di evoluzione esistenziale accanto a quello di crescita artistica.

PierGió artista di ricerca e di riflessione

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Un’opera d’arte è quello che c’è dietro l’opera, non quello che vedi. Sulla scia di queste profonde riflessioni PierGió intraprende con slancio e passione il cammino artistico, accostandosi al filone informale con quell’entusiasmo e quell’energia insiti nel suo pregevole talento creativo. Per lui fare arte equivale ad esprimere appieno il suo essere in modo intimo, attraverso una completa e appagante libertà intellettuale. Nelle opere scorre e si percepisce un senso di infinito, di dimensione sconfinata e svincolata da limiti spaziali che accoglie lo sguardo dello spettatore e lo immette nella visione a tutto tondo. La dottoressa Elena Gollini ha commentato: “La pittura per PierGió è un mezzo indispensabile per parlare di sé, per raccontare e raccontarsi, per sondare ed esplorare le stanze segrete e più recondite dell’anima e della mente, recuperando tramite l’atto creativo la sua parte più celata e inespressa. Le opere assumono il colore degli occhi e dell’anima di chi li osserva e li contempla con trasporto generando un potente scambio simbiotico con il fruitore“.

Nelle creazioni realizzate da PierGió si riesce a cogliere la qualità intrinseca insita dentro esse. I materiali compositivi vengono armonizzati tra loro con un intreccio sinergico e l’impatto estetico risulta da subito gradevole alla vista. Dalle composizioni di inedita prospettiva materico-informale scaturisce una commistione di emozioni, sentimenti e sensazioni compenetranti, che stimolano la fantasia di lettura interpretativa e riescono a racchiudere e custodire intatto un momento intenso e di pregnante espressività. La narrazione si spinge verso contenuti allusivi e innerva una poetica di matrice astratta ricercata e molto accattivante che si libera in cromatismi lirici. L’ispirazione creativa si sposta verso la ricerca dell’universo infinito della psiche, catturandone gli anfratti più nascosti e non rivelati. Le opere sono frutto dell’inconscio modulato e incanalato dentro un’attenta ricerca e indagine di scandaglio e analisi introspettiva. Il senso estetico è permeato da un forte gusto personale nella scelta e nell’utilizzo della tavolozza cromatica con tonalità incisive e di efficace resa scenica. Le creazioni compongono una sorta di “sequenza liturgica” insita nel compimento dell’atto e del gesto pittorico e sono frutto di un’illuminazione ispiratrice che proviene dall’osservazione del mondo sia esterno sia interno, nel tripudio appassionato della corrispondenza dei sensi.

Intervista all’artista Mauro Maisel: immaginazione, sperimentazione e colore

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Mauro Zuliani, in arte conosciuto come Mauro Maisel, è un artista contemporaneo sempre alla ricerca di nuove tecniche, stili e materiali da utilizzare per creare le sue opere uniche ed innovative. Ricco di progetti e molto attivo nel campo delle esposizioni artistiche, in quest’intervista Mauro parla di cromatismo, immaginazione e sperimentazione.

D: Come collochi le parole “immaginazione” e “sperimentazione” dentro il tuo concetto di fare arte?
R: Sono 2 parole cardine per ciò che sviluppo. L’immaginazione durante la mia giornata continua a vagare per cogliere un nuovo progetto, un nuovo lavoro da sviluppare, un nuovo supporto, un modo per colpire e stupire chi osserverà la mia creazione. La sperimentazione è molto legata alla mia immaginazione, dal momento che penso a cosa creare di nuovo e che materiali e prodotti utilizzare.

D: Quale connotazione peculiare distintiva assume la componente cromatica nel tuo stile espressivo? Quali sono i tuoi colori cardine?
R: Il mio stile si basa molto sull’utilizzo dei colori e sull’attrarre l’occhio di chi guarda, infatti uso colori molto accesi e vivi per creare le mie opere (sia ad olio che acrilico), colori brillanti e molto materici, resi tali da uno strato vetrificante a fine lavoro. Quando mi trovo davanti ai miei tubetti e flaconi di colore, mi sento come un bambino al parco giochi! Parecchi sono i colori che amo, ognuno di loro trasmette qualcosa. Uno dei miei preferiti è sicuramente la gamma dei rossi, due delle miei recenti opere sono incentrate, infatti, su questo colore.

Mauro Maisel eclettico sperimentatore creativo

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

L’arte di Mauro Maisel non è “ingabbiata” e condizionata da alcun canone estetico ferreo e rigoroso e si abbandona a dare pieno e libero sfogo al suo fervido e incalzante spirito creativo. Si muove con maestria e autorevole padronanza della materia, conferendo alla tavolozza cromatica un ruolo basilare e primario nella costruzione scenica. Il colore ricco e corposo nella stesura e nella partitura delle sfumature tonali viene distribuito generosamente, definendo e scandendo il ritmo dell’intera superficie narrativa e garantendo un risultato finale molto gradevole e piacevole alla vista. La produzione eterogenea si articola in un’espressione personalizzata e soggettiva, dove l’informale e l’astrazione coesistono insieme all’interno di una progettualità artistica versatile e poliedrica. La ricerca cromatica espressionista è il risultato dell’equilibrato rapporto tra gestualità ed emotività, il tutto ben controllato e monitorato da una mente ingegnosa, sempre vigile, capace di guidare la mano e fermarla nel momento giusto con un’esecuzione precisa e puntuale. Mauro Maisel concentra l’attenzione sulla tensione interiore, con uno stile in cui predomina l’essenza rispetto all’apparenza, spostando il punto di vista del fruitore ben al di sopra di una semplice alternanza visionaria e indirizzandosi verso l’interiorità del colore. Crea guardando il mondo con gli occhi del cuore, superando i limiti formali dell’apparenza con un approccio fortemente intimista.

La dottoressa Elena Gollini nel cogliere i tratti salienti del suo operato creativo ha sottolineato: “La ricerca artistica di Mauro Maisel confluisce nella ricerca del moto interiore della sua anima e si rivela nella ricerca di luce, colore, dinamismo vitale. Analizzando in modo introspettivo la produzione si comprende che è posta ad un crocevia tra diverse tendenze e sperimentazioni. La sintesi narrativa che realizza si manifesta nella potente valenza energetica del colore, puramente e sostanzialmente molto incisivo. In un grumo di colore si raggruppano idee, percezioni, pensieri, sentimenti, emozioni. Le commistioni e le mescolanze cromatiche generano visioni plastiche di fantasia che equivalgono al ritratto del vero, rivisitato e trasformato dall’immaginario fantastico. La sua arte si può ricondurre ad un linguaggio astratto d’orientamento futurista e metafisico, scorgendo gli aspetti di un procedimento alchemico a cui fa riferimento, dove il senso di dispersione nello spazio e di leggerezza della materia insieme alla componente luminosa, arrivano ad una sintesi formale estrema, dopo aver filtrato ogni fattore della realtà visibile. In ciò si raggiunge anche a intesi tra la realtà interiore di Mauro e il mondo che lo circonda“.

Intervista al poliedrico artista PierGió: artisti si nasce o si diventa?

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Architetto, pittore e scultore, PierGió, nome d’arte di Pierluigi Di Michele, è un artista poliedrico, sempre pronto a sperimentare nuove tecniche. Le sue forme antropomorfe, che nascono da anni di ricerca, sono rivelatrici del suo inconscio, che con difficoltà convive con la razionalità e gli schemi ufficiali. Di seguito, l’intervista fatta al noto artista.

D: Da artista con forte spirito cosmopolita e anticonformista su quali punti cardine hai incentrato la tua ricerca sperimentale?
R: In primis la consapevolezza di “essere artista”, ovvero la capacità di manifestare la propria creatività attraverso un percorso umano e spirituale che porta ad essere liberi di esprimere se stessi e le proprie emozioni attraverso una propria forma d’arte, che per me sono la pittura e la scultura. Il mio sentire e il mio essere si manifestano attraverso le mie opere, le mie emozioni prendono corpo grazie alle mie forme antropomorfe. L’essere ed il fare portano all’equilibrio, per me dato dalla commistione di forma-colore-materia. La creatività è trasformazione, è libertà di esprimersi attraverso la forma, il colore e la materia, che danno vita ad un’opera unica.

D: Artisti si nasce o si diventa?
R: Per me l’arte è un qualcosa che fa parte di ciascun individuo, è da sempre capacità espressiva e comunicativa. Per l’artista diventa un percorso di vita. Unendo il lato spirituale a quello umano, la propria ricerca interiore diventa capacità espressiva, che si manifesta nella pittura, nella scultura, nella letteratura, nella musica, in ogni forma d’arte. La mia essenza è comunicare, con un forte richiamo alla spiritualità. Ogni mia opera è un racconto, vuole riaffermare, sentire e realizzare i valori cardine dell’essere, la propria unicità, soprattutto in questo momento storico purtroppo caratterizzato dalla perdita di questi valori. I passaggi di stato del mio sentire prendono corpo nelle mie opere, attraverso le mie tecniche innovative voglio trasmettere il messaggio che la creatività è libertà di emozionare ed emozionarsi.

Approda alla collettiva della Milano Art Gallery l’artista Lorenzo Rappelli, dove ci sarà anche la straordinaria presenza di Giorgio Forattini

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

“International Art Expo” è la prestigiosa mostra collettiva organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes all’interno dello storico spazio espositivo milanese “Milano Art Gallery” in Via Alessi 11, che si terrà dal 24 Gennaio al 13 Febbraio 2015 convogliando un eterogeneo circuito di artisti di livello internazionale. Il raffinato vernissage d’inaugurazione è fissato in data Sabato 24 Gennaio alle ore 18.00 con una presenza di grande calibro come il Maestro Giorgio Forattini. Lo scultore Lorenzo Rappelli è stato selezionato per l’importante evento espositivo.

Su di lui spiega “Amo gli animali, la natura, l’arte di Botero. Sono un interprete della natura e dei suoi accessori. Realizzo sculture in terracotta analizzando e interpretando i dettagli di tronchi d’albero come ulivi, castagni, betulle e viti”. Nativo di Massa in Toscana ha vissuto per otto anni isolato nel verde di Monte Libero, sulle fertili colline di Candia, dove in epoca romana si trovava il tempo dedicato a Liber, la divinità italica protettrice della vite. Rappelli oggi è rimasto l’ultimo abitante di quei luoghi sacri dai quali ha avuto origine l’arcaica comunità di Massa.

Nel descrivere il filo conduttore portante della sua arte scultorea è stato commentato “Dall’incontro con l’ambiente naturale si è creata una magica coesione sinergica, che l’ha spinto a reinterpretare i tronchi degli alberi, le cortecce, i rami sono stati da lui studiati e riprodotti in terracotta con tecnica sublime, fin nelle loro intime essenze. Infonde in quei tessuti la sua ‘clorofilla’ artistica. Plasma dal vero, cercando ispirazione sui monti, poi in riva al mare, facendo nascere da subito dei perfetti modelli, delle riproduzioni talmente reali da far passare a quelle esposte nei musei naturalistici dell’Ottocento. Il dettaglio nelle opere sbalordisce anche quando mostra il male, il dolore della pianta giunta alla fine del suo ciclo, ma mai oltraggiata dalla cesoia elettrica dell’uomo. Quei legni sembrano vivi, perché è viva in loro la materia prima, eccelsa per natura”.

Lo scultore orafo Luciano Mario Rossi partecipa a “Spoleto incontra Venezia”

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Ampio consenso per il noto orafo scultore Luciano Mario Rossi, attualmente in esposizione con le sue pregiate creazioni nel contesto della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes nello storico contesto Veneziano di Palazzo Falier, nobile dimora secolare affacciata sul Canal Grande. L’esposizione, inaugurata con sfarzosa serata di gala in data 27 settembre, durerà fino al 24 ottobre 2014 con ingresso libero al pubblico per le visite.

Sul talentuoso artista hanno scritto “Si pone come interprete contemporaneo delle trame del tempo e dell’intramontabile magia del gioiello, inteso come creazione artistica realizzata in base al suo linguaggio espressivo e comunicativo e alla sua personalità, con uno stile inconfondibile, inimitabile, esclusivo. Per lui il gioiello è eternamente classico nella contemporaneità e sempre attuale. Al di là delle mode e delle tendenze i suoi prodotti pregiati racchiudono la tradizione arcaica nel concetto di modernismo, in un perfetto connubio, documentato dalla fervida attività e dal costante impegno e dedizione nella ricerca tecnica, avvertendo il bisogno di richiamarsi alla specifica identità tradizionale italiana per riaffermarne e rivalutarne con forza la connotazione tipica distintiva, nel segno dell’armonia, della misura, del gusto del bello, che per secoli hanno caratterizzato la nostra realtà nazionale di settore nel rapporto stretto e solido tra memoria e modernità”.

Il raffinato contesto “Spoleto Arte” accoglie nel Palazzo Leti Sansi le sculture di Ruggero Marrani

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Il pregiato allestimento delle mostre di “Spoleto Arte” curate dal critico Vittorio Sgarbi presso lo storico Palazzo Leti Sansi, nella centralissima Piazza del Mercato a Spoleto, si svolgerà dal 27 Giugno al 24 Luglio, con l’organizzazione del manager produttore Salvo Nugnes. Tra i nomi di spicco selezionati per l’esposizione lo scultore Ruggero Marrani porterà alcune suggestive opere ispirate dall’influsso futurista.

Marrani conduce la formazione accademica sotto la guida di Gerardo Dottori, pittore perugino, affermato protagonista della seconda generazione del futurismo. I suoi primi lavori sono creazioni su tela, caratterizzate da uno spessore materico molto accentuato, che si concretizzerà nel passaggio da bidimensionalità a tridimensionalità. Da inizio anni Novanta decide di abbandonare il percorso pittorico e dedicarsi esclusivamente alla scultura. Si rivolge soprattutto al settore della ceramica policroma. In seguito, riprende gli studi cartografici e realizza le prime “Aerosculture” sintesi di processi e procedimenti, sia fisici sia mentali, sulle quali spiega “Ho effettuato la mia ricerca partendo dall’attenta osservazione cartacea di città o agglomerati urbani, che l’uomo ha costruito durante i secoli, da quelle micenee, greche e romane, alle planimetrie Nazca in Perù, fino alle città medioevali e rinascimentali”. E aggiunge “Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, lo studio del progetto segue uno schema geometrico dinamico, che dà la forma alla terracotta per creare un -unicum- tra base d’appoggio e scultura”.

Alla fine degli anni Novanta è ispirato dalle steli azteche, nascono i “Totem” sculture in ceramica a tutto tondo, con strutture dinamiche e “verticistiche”. Attraverso le “Aerosculture” e i “Totem” lo spettatore viene coinvolto, ma solo passivamente. Da qui la nascita delle “Aerosculture interattive e sonore” sulle quali commenta “Sono strutture, che consentono il coinvolgimento diretto e attivo del fruitore, che può agire e intervenire sull’opera, ruotandola, spostandola, muovendola e anche suonandola. Queste nuove soluzioni artistiche stimolano l’azione dell’osservatore, che può modificare l’aspetto formale, lasciando però intatta la caratteristica strutturale”. E prosegue “La mia parola d’ordine è vietato non toccare. Infatti, per uno sculture creare con le mani è assolutamente normale, ma anche lo spettatore per poter comprendere deve -sentire e vedere- attraverso il tatto. Con il tatto è possibile concretizzare la realtà e si possono percepire emozioni e sensazioni, che la vista da sola non potrebbe completamente soddisfare. Perciò, ho inventato queste opere di stimolo sensoriale e acustico”.