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Il noto fotografo-documentarista Luca Bracali presenta Il respiro della natura.

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Cultura, Fotografia, Italia, Lifestyle, Viaggi

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il Respiro della Natura (The Breath of Nature) di Luca Bracali

Il Respiro della Natura (The Breath of Nature) è l’ultimo lavoro del pluripremiato fotografo e documentarista Luca Bracali. L’opera è divisa in due volumi cartonati (Vol. 1 Un viaggio dall’Alaska allo Zambia; Vol. 2 Romiti Vivai: La tradizione secolare del vivaio toscano nel mondo) raccolti in un cofanetto di pregio, e presentati nelle lingue italiano, inglese, francese e tedesco. Una selezione di più di 250 fotografie che permettono di viaggiare da un capo all’altro del mondo, e che offrono uno sguardo privilegiato sulle meraviglie del regno vegetale. Un cammino di bellezza ma anche di consapevolezza, per un artista che ha sempre messo al centro del suo lavoro l’importanza di rispettare il patrimonio naturale del nostro Pianeta, e la necessità di agire attivamente per la sua salvaguardia.

Titolo: Il Respiro della Natura (The Breath of Nature)

Autore: Luca Bracali

Genere: Fotografico

Casa Editrice: Silvana Editoriale

Pagine: Vol. 1: 160; Vol. 2: 192

Codice ISBN: 978-88-366-3888-8

«[…] Che li si voglia chiamare guardiani silenziosi della vita, oppure amici silenziosi dell’uomo, gli alberi abitano la terra da 400 milioni di anni, iniziando ben prima della razza umana il proprio ciclo vitale. Proprio per questa ragione l’uomo dovrebbe imparare a rispettarli e, ancor prima, ad amarli. Come fossero i nostri genitori».

Luca Bracali presenta l’opera Il Respiro della Natura (The Breath of Nature), un viaggio visivo e insieme emozionale intorno al globo terracqueo, che racconta in più di 250 fotografie il regno vegetale nella sua bellezza e varietà, nella sua forza e fragilità. Il fotografo, documentarista, giornalista ed esploratore toscano propone meravigliose immagini di alberi, piante e foreste, espressione della potenza e della perfezione della natura, troppo spesso testimoni muti della cattiveria umana. Fotografie che evocano pace, fotografie drammatiche, fotografie di animali che convivono con il mondo vegetale; alberi in fiore, alberi secchi, colti al tramonto o in piena luce, piccoli arbusti o maestosi Baobab, piante immerse nell’acqua, tenaci tra i ghiacci, solitarie nel deserto. Attraverso le fotografie naturalistiche di Luca Bracali è possibile ammirare la vita nelle sue infinite e variopinte sfumature, quella stessa vita che gli alberi contribuiscono a proteggere con il loro incessante e prezioso lavoro. Spesso si dimentica che la nostra esistenza è possibile anche grazie al processo di fotosintesi delle piante, che sottrae anidride carbonica all’atmosfera, rendendo l’aria che respiriamo compatibile con la vita; spesso si dimentica che rispettare il mondo vegetale, dalla più piccola pianta al più grande albero, significa rispettare il mondo intero che gentilmente ci ospita, e che ci fa prosperare. Luca Bracali non lo ha mai dimenticato, e nei suoi tredici libri fotografici porta avanti la sua missione di salvaguardia del Pianeta Terra, e di sensibilizzazione sullo sfruttamento insensato delle sue risorse. Un artista profondamente attento alle tematiche ambientali, in particolare ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, che tramite le sue opere, le mostre e le conferenze condivide la bellezza del mondo che ha conosciuto nei suoi viaggi di esplorazione attraverso 141 paesi, dall’Alaska allo Zambia, in terre inospitali e in paradisi terrestri, in foreste pluviali e tra i ghiacciai dell’Antartide. “Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”, ha detto Rabindranath Tagore, e Bracali ci chiede di ascoltare a nostra volta quella flebile voce che invoca aiuto e comprensione. Dalla sua opera: “Mai l’azione antropica sul territorio è stata così evidente e di così forte impatto come negli ultimi 30 anni, tanto da generare importanti, e probabilmente irreversibili, cambiamenti climatici. L’atmosfera è satura di gas serra, la terra respira con maggior fatica, le temperature a livello globale aumentano, gli oceani si riscaldano, i ghiacci si fondono”. Una tragica realtà di cui il fotografo porta testimonianza nelle numerose interviste che gli vengono rivolte (si ricordano quelle per Rai1/Unomattina, per Rai2/Tg2 Storie, per Rai3/Alle falde del Kilimangiaro e per Tv2000/Il mondo insieme) e soprattutto nei suoi documentari proposti dalle reti Rai e nei suoi reportage per diverse riviste specializzate tra cui il National Geographic, che gli sono valsi molti premi e riconoscimenti internazionali nel corso della sua carriera trentennale.

INFORMAZIONI IL RESPIRO DELLA NATURA (THE BREATH OF NATURE):

Volume 1 – Un viaggio dall’Alaska allo Zambia

(160 pagine, 140 foto)

Gli alberi sono i protagonisti dell’ultimo lavoro di Luca Bracali, fotografati in quaranta paesi nei suoi venticinque anni di lavoro e di esplorazione del Pianeta Terra. Dai testi critici che corredano l’apparato iconografico emerge quanto sia vitale per l’essere umano il patrimonio rappresentato dalle foreste, filtri naturali per purificare l’aria dall’anidride carbonica, e quanto esso sia in grave pericolo a causa di attività antropiche miopi e scellerate. Luca Bracali lancia quindi un allarme forte e deciso con le sue fotografie per sensibilizzare sulla deforestazione e sugli effetti del riscaldamento globale, proponendo una immediata e drastica riduzione delle emissioni di CO2 e la riforestazione del pianeta (secondo una stima, per scongiurare la catastrofe ecologica si dovrebbero piantare quattro alberi l’anno per almeno vent’anni per ogni abitante della Terra). Si può rispettare, amare e salvare solo ciò che si conosce: per questo il valore dell’opera va ben oltre l’indiscusso impatto estetico e artistico, e arriva ad assumere una fondamentale valenza educativa.

Volume 2 – Romiti Vivai: La tradizione secolare del vivaio toscano nel mondo

(192 pagine, 160 foto)

In questo volume si racconta la realtà della “Romiti Vivai”, fulgido esempio del successo del vivaismo toscano in tutto il mondo. Oltre alla storia dell’azienda, nel volume sono dettagliatamente esposte tutte le varie fasi della coltivazione in vivaio: dalla preparazione dei terreni fino alla spedizione delle piante; dagli innesti alle invasature; dalle colture protette all’arte topiaria. Il tutto accuratamente illustrato dalle suggestive fotografie di Luca Bracali, che offrono un ritratto dal quale traspare tutta la passione e l’impegno di chi coltiva le piante nel rispetto della migliore tradizione delle terre di Toscana.

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

BIOGRAFIA. Luca Bracali (Pistoia, 1965) è un fotografo, esploratore, documentarista, giornalista e docente. Ha viaggiato in 141 paesi per realizzare i suoi reportage, ha pubblicato numerosi articoli su riviste di viaggi e di cultura, e ha firmato quindici servizi su National Geographic. È autore di tredici libri e vincitore di diversi premi in concorsi fotografici internazionali, tra i quali si ricordano nel 2017 Travel Photographer of the Year, Menzione speciale categoria “Earth & Climate” e nel 2018 TIFA Photography Awards, Silver winner categoria “Nature-Aerial”. Tra le sue opere si menzionano: I colori del viaggio (Gli Ori, 2006), SOS Pianeta Terra (Mondadori Electa, 2010), Fantasie della Terra (Zerotre, 2015), Myanmar. The true essence (Zerotre, 2015), Pianeta Terra. Un mondo da salvare (Silvana, 2016), Rapa Nui. Genesi di un restauro fra storia, leggende e misteri (Lorenzo De Medici Press, 2017), Il respiro della natura (Silvana, 2018). Nel 2010 debutta nel mondo della fine-art photography, e le sue immagini vengono esposte, in mostre personali, in più di cinquanta musei e gallerie di Roma, Milano, Bologna, Napoli, Sofia, Kiev, Odessa, Copenaghen, Yangon, Montreal, New York e Bruxelles (mostra “Arctic under attack” nella sala espositiva del Parlamento Europeo, 2017). Molto sensibile ai problemi ambientali, in primis lo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento globale, contribuisce attivamente a queste importanti cause attraverso progetti fotografici in Antartide e in Artide. Collabora con i ricercatori polari dell’università di Fairbanks in Alaska e della base russa di Barneo, punto di partenza per la sua eco-spedizione che lo porterà, nel 2009, ad essere l’unico reporter a raggiungere il Polo Nord geografico sugli sci in autosufficienza alimentare e logistica. Sarà inoltre tra i primi ad accedere allo Svalbard Global Seed Vault, nelle isole Svalbard. Dal 2008 è membro di APECS (Association of Polar Early Career Scientists) per i suoi contributi mediatici e scientifici legati all’ambiente. Dal 2017 diviene ambasciatore dell’associazione no-profit “Salviamo il Pianeta”. Come regista e documentarista lavora dal 2011 per i canali Rai: per Rai1 cura la regia della rubrica “Easy Driver” ed è presente su Uno Mattina con il format “Un mondo da amare”; su Rai2 cura per il programma Niagara la serie di reportage “Cacciatore di emozioni”; su Rai3 presenta i suoi documentari nel programma Kilimangiaro. È inoltre autore, produttore e regista del progetto “Planet Explorer”, un live-tour fotografico e video, pensato appositamente per il web, che nel 2017 giunge alla sua undicesima edizione. Ha insegnato fotografia ai corsi Academy Passion Suite di Canon, per poi diventare Ambassador per Fujifilm. Ha tenuto nel 2017 il ciclo di conferenze “Global Warming” presso l’Università Bocconi di Milano, il Museo di Storia Naturale di Milano, l’Università di Pisa e la Concordia University a Montreal, e nel 2018 il ciclo di conferenze “Wildlife e Artico” presso l’Ospedale Meyer di Firenze e il Museo di Storia Naturale di Pisa. È autore della copertina de L’ultima Thule, lavoro discografico di Francesco Guccini. Il Minor Planet Center di Cambridge ha inoltre intitolato a suo nome il 198.616esimo asteroide scoperto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Bracali

ALTRE OPERE FOTOGRAFICHE DI LUCA BRACALI

Myanmar. The true essence (Zerotre, 2015) Era la fine dell’ottocento e, in Letters from the East, Rudyard Kipling scriveva: «Questa è la Birmania, ed è diversa da ogni altra terra che tu possa aver conosciuto». Lo scrittore inglese aveva sintetizzato in questo modo la straordinarietà di un Paese che ha continuato ad ispirare romanzieri e registi, affascinati da un territorio punteggiato da migliaia di pagode, abitato da più di cento gruppi etnici e caratterizzato da differenze culturali e usanze immutate nel tempo. Un Paese che ha saputo, ancora oggi, conservare intatta la propria autenticità. In questo volume Luca Bracali firma il suo Myanmar, attraverso centosettanta foto che ne raccontano la vera essenza. Immagine dopo immagine, scorrono storia e leggende di monumenti millenari, si percepisce la profonda spiritualità che avvolge il Paese, viene data vita ai volti del suo popolo gentile, sapientemente scolpiti dalla luce, ed è documentato il complesso tessuto sociale in cui anche il cibo riveste un significato simbolico e relazionale. A concludere il volume un capitolo dedicato a due tradizioni in via di estinzione, con immagini suggestive e ricche di pathos sulle ultime rappresentanti di un mondo femminile che porta sul proprio corpo i segni indelebili di riti tribali.

Pianeta Terra. Un mondo da salvare (Silvana Editoriale, 2016) Il libro raccoglie cinquanta scatti dedicati alla bellezza e alla fragilità del Pianeta Terra: le fotografie potenti e scenografiche di Luca Bracali invitano a riflettere sull’immenso patrimonio naturale che ci è stato tramandato, oggi minacciato dalle attività umane, dall’inquinamento, dalle deforestazioni e dall’estrazione intensiva delle materie prime. Il volume è corredato da un testo dell’ambientalista Marco Bresci, il quale propone un “Codice per l’Umanità” che indica i comportamenti necessari per conservare al meglio l’ambiente mondiale, e consegnarlo il più possibile in salute alle generazioni future. Particolare attenzione è riservata alle aree artiche, le più sensibili ai cambiamenti climatici e all’inquinamento.

Rapa Nui. Genesi di un restauro fra storia, leggende e misteri (Lorenzo De Medici Press, 2017) Le immagini di Luca Bracali raccontano una terra di una bellezza primordiale: i colori del mare, della roccia, dell’erba e del cielo sono profondi, vitali; lo spazio è aperto ovunque si posi lo sguardo, senza confini, illimitato. Il lettore [o lo spettatore?] percepisce nettamente un forte senso di libertà allo stato puro che è quasi inebriante. E su questo scenario, improvvisamente, compaiono i Moai, che sembrano sorgere, emergere dalle viscere della terra, risvegliandosi e sollevandosi, pronti a parlare, finalmente, a raccontarci la loro verità. Ma per comprendere pienamente l’importanza di un restauro come quello dei Moai dell’Isola di Pasqua è necessario partire dal passato per capire quando, come e perché furono costruiti questi giganteschi monoliti, e con quali conseguenze, a breve e lungo termine. Per arrivare a ciò Giuseppe De Ceglie rilegge il passato dell’isola, sia attingendo ai resoconti diretti dei primi esploratori occidentali che entrarono in contatto con la civiltà Rapanui, ma soprattutto analizzando i risultati delle ricerche svolte con i nuovi strumenti di analisi, che la scienza ha messo a punto per indagare anche laddove i fatti non sono scritti con l’alfabeto degli uomini. Prende così forma una verità diversa, che muta la nostra percezione di questo popolo vissuto per secoli lontano da tutto, sospeso tra leggende e misteri. Questo non è semplicemente un restauro di statue di pietra, ma di una immensa memoria, della storia; si tratta di salvare il passato per garantire il futuro.

Contatti

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RAI Fazio Cazzullo, non quanto costa ma quanto vale

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Spettacolo, TV

Aldo Cazzullo su Fazio e la RAI: “Credo che, quando si stabilisce o si discute il compenso di una persona, non ci si debba chiedere quanto costa, ma quanto vale (…)”.

Caro Aldo,
mi piacerebbe conoscere la sua opinione sul caso Fazio. Può, deve, il servizio pubblico accettare di pagare un suo «pezzo pregiato» fior di milioni aumentando il compenso precedente? Avrei voluto vedere se Fazio, andando altrove, si sarebbe portato con sé i suoi fan.
Valentina Micillo, Milano

Cara Valentina,
Ho ricevuto molte lettere sul tema, alcune decisamente più assertive della sua. Credo che, quando si stabilisce o si discute il compenso di una persona, non ci si debba chiedere quanto costa, ma quanto vale. Fabio Fazio vale molto, e non solo perché le sue trasmissioni incassano molta pubblicità, e quindi si ripagano e fanno anzi guadagnare la Rai: per essere concreti, RaiTre perde 15 milioni, ma RaiUno ne guadagna 22.

Per anni Fazio è stato l’unico a riuscire a fare una trasmissione di libri in prima serata (al mattino c’è quella ormai storica di Corrado Augias). Le trasmissioni di libri non funzionano se hanno un approccio penitenziale, se comunicano questo messaggio: «Ora basta guardare sciocchezze, mettiti in ginocchio sui ceci, allaccia il cilicio e diventa migliore». Così la gente cambia canale. Se invece il messaggio dice in sostanza «stasera parliamo della vita, ridiamo, ci emozioniamo, ci indigniamo, e se vi interessa c’è questo libro», allora una parte significativa di pubblico risponde. In questo modo Fazio non solo ha portato in tv David Grossman e Daniel Pennac, Abraham Yehoshua e Emmanuel Carrère, Umberto Eco e Mario Vargas Llosa, insomma i più importanti scrittori del nostro tempo; ha dato loro un pubblico che in altre trasmissioni non avrebbero avuto. Questo non significa condividere tutto quello che Fazio fa o pensa. Ad esempio su Roberto Saviano ho un’opinione diversa dalla sua. Però credo che Fazio interpreti in modo corretto quel che dovrebbe fare il servizio pubblico.

Si parla spesso di dedicare una rete alla cultura, togliendole la pubblicità. Sarebbe un esperimento interessante. Ma credo che un canale culturale dovrebbe comunque puntare ad avere un pubblico ampio. Abbiamo, con rare eccezioni, una classe di accademici che disprezzano la divulgazione perché disprezzano il popolo, anzi il volgo, e sono convinti di essere giudicati tanto più bravi quanto più sono oscuri. Questo aumenta il ruolo e la responsabilità della tv pubblica nella divulgazione e quindi nella formazione, come sostiene da sempre Piero Angela. Ora suo figlio Alberto ne ha raccolto il testimone. Il problema della Rai è avere più Alberto Angela e più Fabio Fazio; non meno.

Fonte:  Corriere della Sera

Mario Orfeo: Siglato accordo RAI France Tv

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Economia, TV

RAI firmato ieri l’accordo con France Tv alla presenza della presidente Monica Maggioni e del dg Mario Orfeo

«Siamo forti insieme, deboli se soli». Il dg di France Televisions Xavier Couture sintetizza così l’accordo siglato ieri mattina con la Rai, alla presenza della presidente Monica Maggioni e del dg Mario Orfeo: un contratto quadro di coproduzione che prevede annualmente una serie di progetti, per arricchire con contenuti di matrice europea la programmazione nazionale e la distribuzione internazionale. «Un’alleanza strategica nell’ottica di servizio pubblico — precisa Orfeo — una collaborazione sistematica in un momento in cui l’Europa è attraversata da venti di tempesta, che mettono in pericolo il mondo aperto cui siamo abituati».

È già in cantiere un primo ambizioso progetto che riguarda la storia, ma non recente. Anticipa Couture: «È un documentario che attiene più all’Italia che alla Francia: la prima pietra di un edificio che spero diventi grande e importante. D’altronde i nostri due Paesi sono molto prossimi sul piano culturale, è fondamentale unirci. Siamo colonizzati da altri Paesi molto forti: i nostri giovani conoscono più le strade di Los Angeles che quelle di Roma o Parigi e non va bene. Unire le forze significa avere più soldi per diventare protagonisti, ma non è solo una questione di marketing: l’Europa è la nostra importante famiglia». Aggiunge Mario Orfeo, riferendosi alle recenti elezioni d’Oltralpe: «Dalla Francia arrivano segnali che ci fanno ben sperare in un’inversione di rotta».

Fonte:
Corriere della Sera

Bilancio Campo dall’Orto, una Rai con diverse luci (Il Corriere della Sera)

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

Il Corriere della Sera traccia un bilancio della Rai

L’addio del direttore generale Antonio Campo dall’Orto lascia la Rai coi “conti in ordine, e un’eredità fatta di diverse luci e alcune ombre. In Italia le chiacchiere contano spesso più dei fatti, ma noi proviamo a partire da questi ultimi.

In termini di presenza sul mercato, la Rai sembra in migliore salute dei suoi competitor: non si sa se per incapacità di questi ultimi o per meriti di Viale Mazzini, fatto sta che il servizio pubblico totalizza –nei primi cinque mesi dell’anno- una quota di mercato che tocca il 40% (in prime time) e il 38% (nell’intero giorno), grazie ai canali generalisti e ai dieci tematici. Mediaset si ferma al 32,1% (prime time), tutti gli altri editori (compresa Sky) sono ben sotto il 10%.

Nel 2017 Rai1 si conferma rete leader, con 19,5% di share in prima serata, e il 17,5% nell’intero giorno, con una tendenza in crescita rispetto allo scorso anno (Canale 5 è ferma al 15,7% in p.t.). L’ombra maggiore che pesa su questi (grandi) numeri è il fatto che il pubblico Rai è fatto prevalentemente di anziani, caratteristiche che accomuna le tre reti generaliste: Rai1 e rai3 vincono sugli ultra 65enni (anche se ci sono segnali di “svecchiamento” rispetto al 2016), Rai2 abbassa un po’ l’età media conquistando sia i 50enni sia i 20enni. Ma sui target più giovani non c’è storia con Mediaset e gli altri editori. Il pubblico più colto (laureati) premia in particolare Rai2 e Rai3. Gli asset forti Rai sono Sanremo, una fiction che fa grandi numeri (da “Montalbano” a “Maltese”) e che si rinnova (“La porta rossa”), l’intrattenimento fra tradizione (“Che tempo che fa”) e innovazione (Facciamo che io ero”, “Il collegio”). Al di là del digitale (RaiPlay) e dell’informazione (irriformabile), la stagione di Campo Dall’Orto si è caratterizzata per un’inedita attenzione editoriale. Speriamo ora non venga definitivamente archiviata.

Fonte: Il Corriere della Sera

RAI media company: La Rivoluzione è iniziata con i nuovi episodi Non Uccidere

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Spettacolo, TV

Tutto in una notte: il binge watching, la scorpacciata di serie in anteprima non è più solo su Netflix e Sky. La RAI si adegua e, a caccia di pubblico giovane, propone in anteprima dal primo giugno sulla piattaforma RaiPlay (www.raiplay.it) i nuovi episodi di Non Uccidere, la serie con l’ispettrice Miriam Leone in onda in TV su Rai2 dal 12 giugno. 

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Vedere le fiction come e quando si vuole, senza rispettare l’appuntamento televisivo. La Rivoluzione è iniziata. “Non è vero che l’online cannibalizza la tv”, spiega Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Teche e responsabile Content Digital, “ma aiuta a allargare la platea, per conquistare il pubblico che di solito non segue la tv generalista. La RAI diventa media company:offrire questo servizio significa rinnovare il volto di un’azienda. Per tutta la RAI è uno sforzo vero lavorare su una multipiattaforma.” “Non uccidere”, dice, “fa da apripista ma continueremo in autunno con Linea Verticale con Valerio Mastrandrea, poi con L’Ispettore Coliandro e Rocco Schiavone anche senon in modalità box set.

Che sia la strada giusta ce lo dice anche la Bbc che ha proposta The living and the dead”. Un progetto fortemente voluto dal dimissionario direttore generale della RAI Antonio Campo Dall’Orto, che puntava a trasformare la RAI in una media company, “per andare incontro ad un pubblico sempre più ampio”, come sottolinea la direttrice di Rai Fiction, Tinni Andreatta. Per il produttore Lorenzo Mieli “solo con la RAI si poteva fare un prodotto industriale del genere” e ringrazia Campo Dall’Orto “che ha avuto il coraggio di credere in questo racconto televisivo e ha lavorato per anticiparlo su RaiPlay.  E’ incredibile che un direttore generale che ha rischiato così tanto, sia dimissionario”.

RAI Fiction con i suoi titoli in questo progetto gioca un ruolo importante: non a caso è stato selezionato un poliziesco che s’ispira, nello stile e nelle trame, ai gialli nordici, con un linguaggio e uno stile nuovo. “E’ la prima volta nella storia del servizio pubblico italiano”, aggiunge la direttrice Andreatta “che una serie intera viene resa disponibile in modalità non lineare, vogliamo raggiungere un pubblico sempre più ampio e trasversale. Negli ultimi anni molti spettatori hanno sviluppato modalità e bisogni di consumo diversi da quelli del classico appuntamento tv. Con Non uccidere alziamo l’asticella dell’innovazione. E’ stato venduto in tutto il mondo: la prima stagione ora è in onda su Arte in Francia e Germania con ascolti superiori allo share medio della rete”. Tra noir e thriller, la serie – creata da Claudio Corbucci, diretta da Lorenzo Sportiello, Claudio Noce, Michele Alaique, Adriano Valerio, e Emanuela Rossi – racconta delitti consumati tra le mura domestiche o nella cerchia di piccole comunità. La protagonista, l’ispettrice della Squadra Mobile di Torino, Valeria Ferro (Miriam Leone), alle spalle un passato sofferto, è alla continua ricerca della verità. “La cerca a tutti i costi” spiega l’attrice. “Sono felice di averla interpretata, è stato un regalo. Il mio riferimento è stato Antigone perché seppellire i morti e dare giustizia a chi ha perso un proprio caro per Valeria è la missione fondamentale. E’ figlia di una carnefice, la madre e di una vittima, il padre, ha un sesto senso per le indagini. Siamo riusciti a restare fuori dal trionfalismo e a stare vicini alle persone che vivono una tragedia”.

Fonte:  La Repubblica

RAI Campo Dall’Orto, tutto quello che mancherà alla televisione

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Sport, TV

L’incertezza e la vaghezza accompagnano ogni riflessione sul mezzo, specie sul cosiddetto servizio pubblico RAI

Una televisione senza. Una televisione senza motivazioni. Una televisione senza programmi. Una televisione senza progetti. Una televisione senza testa. Una televisione senza gambe. Una televisione senza conoscenze. Una televisione senza senso… Se Alberto Arbasino si occupasse di televisione saprebbe meglio di chiunque altro descriverci l’incertezza e la vaghezza che accompagnano ogni riflessione sul mezzo, specie sul cosiddetto servizio pubblico.

Da oggi, una televisione senza Giro d’Italia, bellissimo e incerto fino alla fine. Fino a Milano, abbiamo sperato che Vincenzo Nibali indossasse la maglia rosa, ma onore all’olandese Tom Dumoulin. Un Giro senza pioggia, un Giro con una sola vittoria italiana (quella di Nibali a Bormio), un Giro senza Michele Scarponi. Una televisione senza campionato di calcio, finito domenica con la grande impresa del Crotone a scapito dell’Empoli. Un Crotone guidato da mister Davide Nicola, l’allenatore che tre anni fa perse il figlio di 14 anni per un incidente in bicicletta e che ora, per celebrare l’impresa dei suoi ragazzi, si appresta al viaggio proprio in bicicletta dalla Calabria alla sua Torino.

Una televisione senza il «Processo alla tappa» di Alessandra De Stefano, il superamento del concetto di «quota rosa» (che pure al Giro avrebbe anche un senso). Una televisione senza «Viaggio nell’Italia del Giro» di Edoardo Camurri, una corsa dentro l’anima di un Paese senza. Una televisione senza Francesco Totti. O forse no. Forse imboccherà la strada dei commentatori e sarà più che mai presente sullo schermo. Una televisione con le vagonate di retorica spiccia di Fabio Caressa sull’addio di Totti. Una televisione senza «Edicola Fiore», l’omaggio più spiritoso e disincantato alla carta stampata. Ma anche la rassegna stampa più vitale e intelligente. Una televisione senza Antonio Campo Dall’Orto, ultima rappresentazione dell’orfanità e della vedovanza…

Fonte Corriere

RAI Giro d’Italia 100 edizione straordinaria, scommessa vinta

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Ciclismo, TV

Due milioni di media quotidiana, quasi 29 milioni di italiani entrati in contatto con le emozioni della corsa: il Giro d’Italia edizione numero cento è stato un successo straordinario rivelandosi come un’altra scommessa vinta per Rai.

La messa in onda su Rai2, con trasmissioni ad hoc come “La grande corsa” e “Viaggio nell’Italia del Giro” (realizzata in collaborazione con Rai Cultura) si è rivelata una scelta vincente, al pari dell’impegno a declinare il racconto in Radio, con RaiRadio1 impegnata ogni giorno nella cronaca e RaiRadio2 canale ufficiale dell’intrattenimento, ma anche sul web e sui social, utilizzando quindi tutte le piattaforme disponibili di una media company. 

I numeri sono eloquenti: l’ascolto medio dell’ultima ora di ogni tappa, il “Giro all’arrivo”, ha superato i 2 milioni (2milioni e 30mila spettatori, con uno share medio del 18,2%). Il picco di ascolto più alto ha sfiorato invece i 4 milioni, registrato ieri in occasione dell’ultima appassionante frazione, la cronometro decisiva di Milano: alle 17.30 di ieri, mentre l’olandese Tom Dumoulin festeggiava la conquista della maglia rosa, erano 3 milioni e 844mila i telespettatori sintonizzati su Rai2 (share del 31%). La tappa più seguita dell’intero Giro è stata quella di sabato 27 maggio, la Pordenone-Asiago, con 3 milioni e 302mila spettatori di media e il 27,4% di share. “Nessuna storia vale se non la si sa anche raccontare – ha dichiarato il direttore di Raisport, Gabriele Romagnoli – Questo è stato un Giro intenso, la sfida Rai era declinarlo in tutte le forme possibili: intrattenimento, cronaca, analisi, cultura.

Credo sia stata vinta: i numeri dello share sono matematica, la passione non si calcola”.  E a proposito di passione, sono state 28milioni e 596mila le persone che, per almeno un minuto, in tutti i 21 giorni di gara si sono sintonizzati su Rai2 o su Raisport + HD per seguire la corsa rosa con un incremento di quasi 6 milioni rispetto alla scorsa edizione: in pratica metà degli italiani sono entrati in contatto con il Giro. Straordinario, infine, anche il risultato ottenuto sui social: il 100° Giro d’Italia ha visto un’offerta digital senza precedenti, su una competizione ciclistica, in diretta e on-demand, interamente fruibile sul sito speciale http://www.rai.it/giroditalia/e sui social. Una vera e propria volata di gruppo, che ha visto “pedalare” insieme gli account di Rai2, RaiSport, RaiStoria, Rai Radio1 e Rai Radio2, le voci ufficiali del Giro.

Sui social, il gruppo di lavoro di #RaiGiro100 ha realizzato un racconto a 360°, tappa dopo tappa, con 645 minuti di Facebook Live prodotti sul campo, 336 video dedicati, quasi 1000 tweet con foto e gif, raggiungendo così su Facebook oltre 9 milioni di utenti, 25.8 milioni di impressions e oltre 2 milioni di visualizzazioni solo per i video. Su Twitter sono stati sfiorati i 4 milioni di visualizzazioni dei contenuti postati, mentre le interazioni totali, tra Facebook e Twitter, sono state quasi due milioni. Un racconto che, per la prima volta, ha accompagnato tutti, nessun utente escluso, alla conquista della maglia rosa numero 100.

Fonte:   RAI

Hbo Rai L’amica geniale: Elena Ferrante intervistata dal New York Times

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Cultura, Film, Libri, TV

L’autrice misteriosa intervistata dal “New York Times” su “L’amica geniale” la serie Hbo – Rai, diretta da Saverio Costanzo e tratta dal primo romanzo della saga.

E’ sempre più “Ferrante Fever” negli Stati Uniti.  Il caso della misteriosa autrice della quadrilogia best seller mondiale, è stato rilanciato ieri dal “News York Times” con un’intervista alla scrittrice che racconta le sue emozioni su “L’amica geniale”, la serie Hbo – Rai in fase di preparazione, diretta da Saverio Costanzo, tratta dal primo romanzo della saga.

Vedere il racconto, che ha creato, diventare una miniserie tv è un “cambiamento radicale”, ammette. I personaggi, il quartiere “lasciano il mondo dei lettori per entrare in quello molto più vasto dei telespettatori, incontrano persone che non hanno mai letto di loro e che per circostanze sociali o per scelta non l’avrebbero mai fatto. E’ un processo che mi intriga” spiega la Ferrante.

Quando chiedono all’autrice, che da sempre protegge la sua identità con uno pseudonimo, se speri che dalla serie esca un’immagine diversa di Napoli rispetto a quella offerta da Gomorra, afferma: “Le città non hanno un’energia propria. Deriva dalla densità della loro storia, dal potere della loro letteratura e delle loro arti, dalla ricchezza emozionale degli eventi umani che vi hanno luogo. Spero che il racconto visivo provocherà emozioni autentiche, sentimenti complessi e anche contraddittori. Questo è ciò che ci fa innamorare delle città”.

Il progetto non vede la scrittrice partecipare direttamente alla scrittura della sceneggiatura (“Non ho le capacità tecniche per farlo”), ma sta contribuendo con alcuni suggerimenti sulle scelte per il set, in fase di allestimento, scrive il giornalista Jason Horowitz, e sui copioni. “Leggo i testi e mando note dettagliate. Non so ancora se ne terranno conto, ma è molto probabile che le useranno più avanti nell’ultima versione della sceneggiatura”.

Riguardo invece alla scelta delle due protagoniste, Lila e Lenù, sottolinea che “i bambini attori ritraggono i bambini come gli adulti immaginano che dovrebbero essere. Invece i bambini che non sono attori hanno qualche possibilità di uscire dallo stereotipo, specialmente se il regista è capace di trovare il giusto equilibrio tra realtà e finzione”.

Per lei infatti L’amica geniale non è una favola ma “un racconto realistico. E’ l’infanzia a essere colorata di elementi del fantastico, e sicuramente lo è anche Lila. Per quanto riguarda la fedeltà al libro, mi aspetto ci sia compatibilmente con le necessità del racconto visuale, che usa differenti strumenti per ottenere gli stessi effetti”.

E se la serie diventasse un fenomeno mondiale, una sorta di “Il trono di spade” italiano? “Sfortunatamente non offre lo stesso tipo di snodi narrativi”, minimizza.


Fonte:
  Il Mattino

Direttore Generale Campo Dall’Orto: i conti promuovono la politica boccia

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale, TV

Sotto la guida dell’attuale Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto la Rai passa da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni, con una crescita da -12,2 a 64,3 milioni

Il braccio di ferro sul futuro di Antonio Campo Dall’Orto, amministratore delegato della Rai sfiduciato dal consiglio d’amministrazione, è il paradosso perfetto della cosa pubblica. “I conti sono a posto, ma il problema è nella legge” osserva Carlo Freccero consigliere indipendente in quota 5 Stelle che poi aggiunge: “La riforma della Rai era stata pensata perché l’azienda potesse mettersi sul mercato e così si è deciso di dare pieni poteri al direttore generale svuotando di fatto il cda, se però sulle decisioni del dg interviene Cantone (presidente dell’authority anticorruzione, ndr) dicendo che vanno rispettate certe regole di fatto si contraddice la questione del mercato. Perché le aziende private sono libere di comportarsi come vogliono”.

Insomma a mettere le briglie all’ex numero due dell’americana Viacom è stata proprio la politica: da un lato si spiegava l’importanza di un manager indipendente, dall’altro si cercava di capire come impedire che la sua libertà uscisse dagli schemi predefiniti di Viale Mazzini. A dimostrazione che la Rai è ancora oggi un limite invalicabile. “Far cadere l’ad sul piano dell’informazione è semplicemente incomprensibile. Si poteva discutere sui nomi, ma non sulla necessità di razionalizzare l’offerta della Rai” spiega Francesco Siliato analista del settore media e partner dello Studio Frasi secondo cui nessuno tra “gli editori incumbent ha avuto le performance della Rai sotto la guida di Campo Dall’Orto”. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: la Rai è passata da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni; il risultato operativo è cresciuto da -12,2 milioni a 64,3 milioni. Insomma il manager che aveva lasciato Telecom Italia Media con un buco milionario, in Viale Mazzini ha dimostrato anche di saper far quadrare i conti senza – tuttavia – penalizzare l’offerta. Certo lo hanno aiutato anche i 200 milioni di euro in più arrivati dal canone in bolletta, ma il sentiero è tracciato.

Sul fronte degli ascolti la Rai ha guadagnato ancora nei confronti di Mediaset confermandosi il principale editore televisivo italiano, inoltre gli addetti ai lavori riconoscono a Campo Dall’Orto anche la capacità di aver attratto un pubblico, quello nella fascia tra i 15 e i 19 anni, che la televisione la guardano solo per sbaglio: nel primo quadrimestre del 2017 i giovani che hanno guardato i canali generalisti – secondo le rilevazioni dello Studio Frasi – sono cresciuti del 9,3%, quelli dei canali nativi digitali dell’11,9% e nel complesso dell’offerta Rai del 9,8%. “Lo ripeto – dice Siliato – se Campo Dall’Orto cade è per motivi incomprensibili, almeno sotto il profilo prettamente industriale. Creare una newsroom, aumentare la multimedialità dei giornalisti sono cose che fanno tutte le televisioni normali”. Il problema è quindi più che altro politico perché nessuno vuole davvero mettere mano all’informazione della Rai con il rischio di toccare i fragili equilibri in gioco. Soprattutto a pochi mesi dalle elezioni.

Lo stesso Matteo Renzi che prima ha portato in carrozza il manager veneto al vertice di Viale Mazzini e poi lo ha scaricato si è in questi giorni defilato. Un atteggiamento d’attesa esplicitato dal silenzio del consigliere Michele Anzaldi: dopo aver attaccato Campo Dall’Orto ogni giorno, per ogni cosa il futuro responsabile comunicazione del Pd ha improvvisamente scelto la strada del silenzio. Come a non voler lasciare impronte.

A lavorare sapientemente i fianchi l’amministratore delegato è stata piuttosto la presidente Monica Maggioni che a differenza di Campo Dall’Orto non è certo estranea alle dinamiche Rai. Il manager, invece, si è fatto consumare prima dalle polemiche sugli stipendi, poi dal piano sull’informazione che prevedeva Milena Gabanelli alla guida del sito internet di Rai News: una minaccia troppo grande per il delicato equilibrio tra il Pd e quel che resta di Forza Italia. D’altra parte andando al voto con un sistema proporzionale l’unico governo possibile potrebbe uscire dall’ennesima intesa tra Renzi e Berlusconi. Meglio quindi non disturbare i manovratori. “Campo Dall’Orto in Rai è come lo Straniero di Camus” chiosa Freccero secondo cui il manager non è certo senza colpe, ma sta pagando anche per responsabilità di altri come sul tema del tetto agli stipendi degli artisti: “La definizione di artista è impossibile perché bisogna tenere in considerazione quelle che sono le esigenze del mercato e degli inserzionisti. Io ho proposto di definire artistici i programmi che sono in grado di autofinanziarsi, ma per il momento è tutto fermo. Senza un accordo sul tetto agli stipendi si danneggia la Rai”. Il rischio è quello di uno stallo lungo un anno fino alla scadenza del mandato di Antonio Campo Dall’Orto: un ribaltone oggi a pochi mesi dalle elezioni sarebbe come detto pericoloso e il sentiero verso nuove nomine stretto. Quanto meno al Senato dove la maggioranza è appesa a un filo. E una Rai nell’impasse, impegnata a cancellare quanto di buono avviato nell’ultimo biennio, rischia solo di favorire la concorrenza. A cominciare da Mediaset.

Fonte: Business Insider Italia

MassArt 3° è “EGO!”

Scritto da Stefano Rizzo il . Pubblicato in Cultura, Spettacolo

MassArt, giunto al terzo appuntamento e curato anche quest’anno dal suo ideatore Pier Luigi Manieri, enuclea la sfera della consapevolezza e ricerca di sè così come della vanità e del glamour in “Ego!”, evento promosso e organizzato da Euroma2, che andrà in scena giovedì 17 marzo dalle ore 17,00 alle 20,00, tra il piano terra e il primo piano del centro commerciale.

L’Ego, sia esso “super” (la nostra carica), sia l’alter (l’altro noi). Tanto la parte più intima quanto il gusto, la tematica del fashion, dell’arte sarà intrecciata all’ego come espressione dell’io e come rapporto tra sé e gli altri, per indurci a molteplici domande: quali sono i limiti di una società ego-centrica? Senza ego sono realmente possibili grandi imprese? Quando è conformismo e quando, invece, uno stile di vita bello e dignitoso? Qual è lo spartiacque tra apparenza, preludio al vuoto valoriale, e la sostanza che alimenta l’eccellenza? Il leitmotiv sarà indagato in tutte le sue sfumature attraverso la pittura, la scultura, la fotografia e la moda.

L’apertura dell’evento prevede un cocktail di benvenuto e la presentazione di una madrina d’eccezione: Eleonora Albrecht, attrice e fashion tutor del programma di Rai2 Detto Fatto, nonchè la presentazione del catalogo MassArt EGO. A seguire il pool di parrucchieri e truccatori composto da professionisti di prim’ordine che vantano decine di apparizioni televisive su Rai e Mediaset come Alvaro De Angelis & Massimo Di Salvo per Alvaro Beauty Center, Marco D’Archivio e un’esperienza consolidata nel cinema, moda e spettacolo come Concetta Mosca e il suo staff, in collaborazione con l’autorevole scuola di trucco Ro&Ro di Roma, apriranno i loro saloni di bellezza.

Nelle gallerie di Euroma2 Marco Tenaglia terrà un esclusivo shooting fotografico. Lo stile in bianco e nero del celebre fotografo di profilo internazionale, erede di Helmut Newton, è una perfetta combinazione di classico e moderno, regolarità ed anticonvenzionalità. Tutto l’evento sarà “accompagnato” dalle selezioni musicali dei dj Sergio Crestini, Ferdj e il duo resident dj di Female Cut, Kick Milady e Violet Monkey. Le gallerie saranno anche la location del contest “modelle per un giorno”. Attrici e donne comuni si sottoporranno a un trattamento di trucco e parrucco a cura dei professionisti di assoluto prestigio per poi posare. Il servizio sarà pubblicato sul magazine di Euroma2 e sarà realizzato da Guido Ricci, tra i professionisti della fotografia moda e pubblicità più accreditati. Per partecipare si potrà visionare il regolamento e iscriversi sulla pagina facebook dell’evento e presso l’infopoint del centro commerciale.

Sempre durante l’inaugurazione i pittori Giampaolo Atzeni, Lucio Fabale e Emiliano Yuri Paolini si alterneranno alla decorazione dell’uovo gigante insieme agli studenti del quinto anno del liceo artistico “Caravaggio” guidati dalla professoressa Stefania Fabrizi. Questa operazione sarà completata il giorno di Sabato Santo. Il 26 marzo si terrà inoltre un laboratorio in cui i bambini potranno inventare il loro uovo giocattolo.

Gli artisti: Giampaolo Atzeni, Sabrina Barbagallo, Bold, Stefano Cioffi, Fernando Di Nucci, Lucio Fabale, Eduardo Fiorito, Pasquale Nero Galante, Gabriele Giardini, Roberta Gulotta, Guido Laudani, Nora Lux, Pasquale Modica, Mauro Molle Giancarlo Montuschi, Claudio Orlandi, Emiliano Yuri Paolini, Ferruccio Serraglia, Guido Ricci Antonio Taschini, Marco Tenaglia, Paolo Torella, Esteban Villalta Marzi

A ingresso libero

Per info e interviste:

Erika Eramo 349.5319075 stampaesponsors@gmail.com

Per materiale fotografico e regolamento concorso: www.euroma2.it