Posts Tagged ‘psicologia’

“Lascia che le cose accadano”, il nuovo romanzo della scrittrice Ksenija Stojic

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Cultura, Libri

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Lascia che le cose accadano di Ksenija Stojic

La scrittrice croata Ksenija Stojic presenta “Lascia che le cose accadano”, un delicato romanzo che racconta la nascita di un rapporto speciale tra una giovane donna, Mare, e un’anziana signora, Giovanna. Un legame indissolubile che segnerà nel profondo la vita di entrambe. Una storia che parla di dolore e di solitudine, di accettazione e di rinascita attraverso il punto di vista di due donne reduci da un’esistenza complicata. Giovanna ha già imparato a navigare a vista nel burrascoso oceano della vita, e diventa per la giovane amica il faro che la orienterà verso la consapevolezza piena di sé stessa.

Titolo: Lascia che le cose accadano

Autore: Ksenija Stojic

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Europa Edizioni

Collana: Edificare Universi

Pagine: 177

Prezzo: 14,90 €

Codice ISBN: 978-88-5508-429-1

«Bisognava lasciarle sole e osservare col passare del tempo quale piega avrebbe preso questo scambio tra vecchio e giovane, tra chi la vita l’ha vissuta e chi ha paura di viverla, tra chi non ha paura della morte e chi la teme da sempre […]».

Lascia che le cose accadano di Ksenija Stojic è un viaggio nel cuore e nell’anima dell’essere umano, nelle sue paure e nelle sue fragilità così come nella sua tenacia e nella sua capacità di superare anche gli ostacoli più duri. Una storia di amicizia e di comprensione in cui due donne molto distanti per età e vissuto personale si trovano a condividere un pezzo di strada insieme; una strada che per l’una è quasi giunta al traguardo, mentre per l’altra è ancora tutta da percorrere. Giovanna è un’anziana donna innamorata della natura e dall’indole tenera e compassionevole, che accoglie ogni giorno come un dono e che sa ancora stupirsi delle piccole cose. Una bella signora con un cuore grande, che “fa parte di quei pochi privilegiati che vedono l’intero universo in un granello di sabbia”. Mare è invece una giovane donna con un passato doloroso che non riesce a buttarsi alle spalle; è un’anima ferita chiusa nella sua solitudine e ostinatamente attaccata alla sua sofferenza. Una condizione che la sta allontanando sempre di più dalla vita e dall’accettazione dell’amore. L’autrice descrive con sensibilità l’incontro fortunato e significativo tra le due donne, che permetterà a Giovanna di lasciarsi andare al suo destino con serenità e a Mare di perdonare il passato e di ricongiungersi con il mondo e soprattutto con sé stessa. Lascia che le cose accadano è un omaggio alla semplicità e alla bellezza della vita, è un invito a trovare il coraggio di decidere il proprio cammino, rispettandosi e rispettando ciò che ci circonda. Grazie all’anziana amica, Mare comprende che la sofferenza fa parte dell’esistenza così come la felicità, e che ogni dolore rappresenta una possibilità di rinascita, di modificare la propria prospettiva di vita. La giovane donna accetta finalmente il cambiamento, e comprende che non può esserci luce senza oscurità. È infatti emblematica una frase all’interno dell’opera che recita: “solo dopo aver riconosciuto l’esistenza di spazi di morte nella vita, oltre che di spazi di vita nella morte, aveva ritrovato di nuovo sé stessa”. Mare ritrova sé stessa mentre Giovanna si smarrisce in un luminoso giorno di primavera, ma la sua partenza non è affatto triste perché rappresenterà per la giovane donna la speranza di poter vivere una vita in equilibrio con il mondo, di provare sincera gratitudine per i doni che le saranno offerti e di essere profondamente consapevole del proprio percorso esistenziale, fino al suo ultimo respiro.

TRAMA. La motivazione che ha spinto la psicologa e psicoterapeuta Ksenija Stojic a scrivere questo romanzo è nata spontaneamente, dopo che una paziente che aveva perso la madre le chiese di consigliarle qualche testo che potesse aiutarla ad affrontare il profondo dolore. In modo del tutto naturale dal cuore e dalla mente dell’autrice presero vita i personaggi, le trame e le parole, e nacque questo romanzo dove si racconta la profonda crisi esistenziale di una giovane donna, la quale, mediante incontri e confronti affascinanti, sviluppa un ricco e complesso approccio alla vita che le permette non solo di riappropriarsi delle sue profonde risorse psicologiche ma anche dell’amore. I protagonisti si confrontano sugli aspetti fondamentali delle loro esistenze: la dialettica tra la vecchiaia e la gioventù, tra chi la vita l’ha vissuta e chi ha paura di viverla, tra chi non ha paura della morte e chi la teme da sempre, comporta uno scambio di concetti e di valori che incidono profondamente sulle personalità dei protagonisti.

L’AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

Per richiedere e/o prenotare intervista

iltaccuinoufficiostampa@gmail.com

BIOGRAFIA. Ksenija Stojic è nata a Dubrovnik (Croazia) nel 1962 ed è residente a Parma. Ha frequentato la Facoltà di Pedagogia a Sarajevo (Bosnia) e la Facoltà di Psicologia a Padova. Esercita la professione di psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato il saggio “In viaggio per sempre – storie cliniche sulla sofferenza: una risorsa per conoscersi profondamente e cambiare” (Alpes Editore, 2014), la raccolta di poesie “Di Pane e d’Amore” (Aletti Editore, 2018) e il romanzo “Lascia che le cose accadano” (Europa Edizioni, 2019).

LA CASA EDITRICE. Europa Edizioni nasce per offrire nuova linfa al dibattito culturale italiano ed internazionale, proponendo opere letterarie che siano in grado di partecipare attivamente al suo svolgimento. Narrativa, poesia e saggistica sono i generi presenti nel loro catalogo, che ospita autori di primo piano del panorama letterario contemporaneo e non solo. Un’accurata e rigorosa proposta di titoli che si pone l’obiettivo, sempre ambizioso, di stimolare le conoscenze e sollecitare gli interessi anche dei lettori più esigenti. Concepiscono la figura dello scrittore come il faro che può e deve illuminare questo obiettivo, permettendo di scorgere tratti di strada altrimenti non battuti, che possano diventare territori comuni. Perché le parole sono corpi tattili, come scriveva Pessoa, materiale intellettivo capace di edificare universi.

Contatti

https://www.ksenijastojic.it/

https://it-it.facebook.com/people/Ksenija-Stojic/100007554794806

https://www.europaedizioni.com/

Link di vendita

https://www.europaedizioni.com/prodotti/lascia-che-le-cose-accadano-ksenija-stojic/

https://www.ibs.it/lascia-che-cose-accadano-libro-ksenija-stojic/e/9788855084291

IL TACCUINO UFFICIO STAMPA

Via Silvagni 29 – 401387 Bologna – Phone: +393396038451

Sito: iltaccuinoufficiostampablog.wordpress.com

Facebook: www.facebook.com/iltaccuino.ufficiostampa/

Mail: iltaccuinoufficiostampa@gmail.com

Psicologia del divorzio e della separazione

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Lifestyle

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.

Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato, dopo il divorzio, faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza. La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più perciò continua a sperare in un improvabile ritorno di fiamma contro ogni logica e ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente

Quando la negazione è particolarmente forte (e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed euforia.

E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza. Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci , mi crolla il mondo addosso

La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente il divorzio, sperimenta un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).

Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc. Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente: per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce (e non si vuole!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.

Questa fase è molto delicata che richiederebbe una consulenza psicologica professionale,  perché se non viene superata, si rischia di perdere completamente l’autostima. L’abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione e del divorzio ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita.

Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto (e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.

In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia: mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.

Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio.

Inoltre, molte persone escono dal divorzio con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare. Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità che sono stati sacrificati nella vita di coppia.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni. Con la separazione successiva al divorzio, gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia, incontrare single a Milano e scoprire nuovi amici. Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità. A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.

Dr.ssa Anna Zanon

Sessualità nella coppia: cosa fa funzionare cosa

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle

La sessualità ha un ruolo fondamentale nel benessere della persona e della propria vita ed è una componente molto importante nel legame di coppia.
La sessualità nella coppia è influenzata da diversi fattori: il benessere fisico (come stiamo con il nostro corpo), il benessere psicologico (come stiamo con noi stessi) e il benessere relazionale (come stiamo con l’altro). La qualità del rapporto di coppia (e quindi la sessualità) è largamente influenzata dall’intimità, cioè dal legame di affetto caratterizzato da attenzioni reciproche, da fiducia e dalla comunicazione aperta a emozioni e sensazioni reciproche.

La condivisione a un livello profondo permette di aprire se stessi attraverso il sesso. D’altra parte, anche nel rapporto sessuale c’è uno scambio di emozioni, che influiscono profondamente sull’inconscio, sulle reazioni e sul comportamento.

Lo stimolo per accendere il desiderio sessuale della coppia può scaturire dalle fantasie, che spesso rappresentano parte del nostro mondo più intimo.
Sarebbe necessario accettare le proprie fantasie e i propri desideri e condividerli con il partner per migliorare l’intesa sessuale. Purtroppo, a causa dei condizionamenti sociali, culturali e religiosi e/o l’educazione sessuale inadeguata, la sessualità viene vissuta con disagi, frequenti emozioni di vergogna e colpa minacciano quel benessere psicofisico necessario all’equilibrio personale e di coppia. La repressione dei giochi preferiti però, implica un peggioramento dell’intesa, una paralisi del piacere.

La conoscenza è un ingrediente fondamentale per una buona sessualità: è necessario imparare ad esplorare il partner, a condividere i propri desideri, a dedicare il giusto tempo ai preliminari, a giocare con tutti e 5 i sensi senza l’urgenza di arrivare al coito. La costruzione di un’intimità sempre più profonda porta ad un graduale abbandono delle inibizioni, alimentando la passione, anche dopo anni di relazione.
E’ importante sottolineare che l’eccitamento è caratterizzato non solo dalla stimolazione dei sensi (tatto, vista, gusto, olfatto, udito) ma soprattutto dai pensieri e dalle emozioni vissuti, quindi lo stato d’animo con cui si affronta il rapporto, la valutazione dell’incontro sessuale e i significati attribuiti influiscono nel determinare
l’atteggiamento verso il sesso. Le tensioni generate da forti emozioni come, la rabbia, la delusione nei confronti del partner, la paura del rifiuto o la paura dell’abbandono, così come la gelosia incontrollata danno vita a micro comportamenti che vanno a deteriorare in profondità il rapporto di coppia. Spesso i patners non hanno coscienza che la loro relazione è permeata da questi sentimenti e dai comportamenti distruttivi da essi motivati e può essere utile rivolgersi ad un esperto in consulenza matrimoniale Milano. Le emozioni di ognuno, inoltre, influenzano le emozioni dell’altro, così come il funzionamento e la soddisfazione sessuale.

La sessualità offre quindi una grande finestra per osservare e conoscere a fondo sé stessi, la propria relazione, i nodi da sciogliere e il potenziale da sviluppare.
Il sesso nelle coppie assume diversi significati: di sonnifero, di antidepressivo, di risoluzione di litigi, di prova d’amore, di momento di rassicurazione e di possesso. Spesso il sesso è simile ad una prova, ad una prestazione che, in quanto tale, richiede competitività con se stessi e con l’altro.

Pare che si verifichi un trasferimento della competitività dalla vita e dal lavoro alla sfera sessuale e non è un caso che si parli di “prestazioni” sessuali.
L’obiettivo è quello di raggiungere un risultato: l’erezione, l’eiaculazione, l’amplesso proprio e del patner. Esistono quindi molte coppie che non riescono ad esprimere una sessualità piacevole e il sesso per loro diventa un problema e può essere affrontato rivolgendosi ad un terapeuta esperto in sessuologia. Il sesso, invece, deve essere funzionale al benessere della coppia e ciò può verificarsi rispettando le sue caratteristiche di gioco, di comunicazione e di intimità.

Dr.ssa Laura Intiso – Psicologa e Sessuologa

I tre passi per liberarsi di un amore infelice

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Lifestyle

Le storie d’amore patologiche possono essere lesive e dannose, questi sono i consigli di un’esperta sul come riuscire a potersi liberare da questo stato di cose, una psicoterapeuta ci aiuta con i suoi consigli superare, in tre passi, una storia d’amore infelice e potenzialmente autodistruttiva.

1) capire che è una relazione sbagliata
Il primo passo (che non è per nulla semplice) è ammettere con se stessi che in quel rapporto si sta male. Spesso la persona coinvolta in una relazione distruttiva attiva dei meccanismi di difesa per
soffrire meno, quindi tende a minimizzare o a giustificare le mancanze di rispetto del partner ( lui mi tradisce ma in fondo so che mi ama, sparisce per giorni ma so che ritorna, ecc…).
E’ importante è iniziare a guardare la situazione in n modo obiettivo e in questo può aiutare il confronto con coppie che hanno dei modelli di relazione più appaganti.

2) Rinunciare all’illusione di cambiare l’altro
Il secondo passo è quello di rinunciare all’illusione di cambiare l’altro. Questa illusione di nasce dalla convinzione inconscia di poter avere un controllo sul comportamento del partner ( per cui se lui non mi ama è perché riesco a farlo innamorare, se lui mi tradisce è perché non sono abbastanza femminile, e via dicendo).
Pertanto, bisogna prendere consapevolezza che il modo in cui il partner ci tratta non dipende da quello che noi siamo, ma da dipende da quello che lui/ lei è.
Il problema non è che il partner non ci ama ma non ama perché non è in grado di amare.
Quando si comprende che il comportamento del partner dipende da problematiche sue sulle quali non possiamo avere nessun controllo, diventa più facile disinvestire in una relazione che provoca solo sofferenza.

3) Ricostruire l’autostima
Il terzo punto per liberarsi da un amore patologico è cominciare a ricostruire la propria autostima, cercando altre aree di soddisfazione oltre al rapporto.
Bisogna lavorare per ridurre gradualmente la propria dipendenza dal partner da tutti i punti di vista: economico, materiale, affettivo, investendo sulla propria crescita personale e coltivando amicizie, interessi, il lavoro e la spiritualità.

Se non si riesce ad uscire da soli un amore patologico, bisogna farsi aiutare, anche rivolgendosi ad un aiuto psicologico ed a un percorso di emotional training Milano. A volte possono bastare pochi colloqui per trovare la forza di uscire da un amore distruttivo.

Una volta superate le fasi della separazione e ritrovato il vostro equilibrio potrete ricominciare a costruire una relazione sana e seria, magari con l’aiuto di esperti nel settore agenzia per single Milano e Lombardia.

dr.ssa Anna Zanon

I 5 segreti degli psicoterapeuti per far durare l’amore

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Lifestyle

Scopriamo insieme i segreti per una lunga relazione

L’amore ha la data di scadenza?
Le relazioni amorose sono sempre piu’ fragili: la durata media di un matrimonio viene stimata sui quindici anni e sempre meno persone scelgono di sposarsi, convivere o dar vita ad una coppia stabile.
Sembra proprio che una volta finita la fase della luna di miele, la passione e l’entusiasmo degli inizi diventino un pallido ricordo.
Le ricerche condotte da J. Gottman, uno dei maggiori esperti dell’argomento, hanno evidenziato come poche coppie arrivino al divorzio per una reale incompatibilità di carattere.
Secondo lo studioso, la maggior parte dei divorzi dipende da un progressivo affievolirsi dei sentimenti d’amore, rispetto e ammirazione verso il partner. In altre parole, il divorzio non sarebbe inevitabile ma dipenderebbe da un incapacità di coltivare l’intesa dei primi tempi.

La “ricetta” per il divorzio
A far separare una coppia sarebbe il clima di indifferenza reciproca che subentra in molti coppie dopo i primi anni.
Il dialogo latita: con il partner si parla sempre di meno, esolo per ” comunicazioni di servizio”, il sesso diventa routine, e pian piano i coniugi cominciano a cercare all’esterno le soddisfazioni e gli stimoli che il rapporto di coppia non da piu’.
Non necessariamente si tradisce, ma si comincia a investire sempre di piu’ in amicizie e attività esterne alla coppia trascurando la relazione.
Il rapporto con il proprio compagno/a perde progressivamente importanza: si preferisce confidarsi e chiedere consiglio ad altre persone che non siano il partner (che è spesso l’ultimo/a a sapere le cose).
Nella coppia è ormai regna la distanza emotiva: non si è piu’ due persone che si amano ma due coinquilini che si dividono le spese e le incombenze domestiche oppure, nel migliore dei casi, una coppia di genitori che sta insieme per i figli.
Quando una coppia raggiunge questo grado di distacco reciproco, il divorzio o chiedere l’aiuto di un  consulente matrimoniale Milano sembra essere l’unica opzione disponibile per uscire da questa dolorosa situazione.

Consigli inefficaci per una coppia in crisi
Uno dei consigli piu’ comuni che viene dato ad una coppia in crisi è quello di cercare di recuperare il clima di romanticismo e passione degli inizi con romantiche cenette a lume di candela o vacanze in qualche posto esotico.
Viene consigliato alle coppie, magari sposate da diversi anni, di comportarsi come gli inizi del corteggiamento: lei deve vestirsi in modo provocante e lui tornare a casa con un mazzo di rose rosse.
Triste a darsi, questi rimedi non funzionano mai o al massimo possono rivelarsi dei palliativi incapaci di ”curare” un malessere di coppia ormai radicato.
Come sanno bene tutte le persone con un rapporto di coppia stabile, quello che conta è la considerazione e il
rispetto con cui si tratta il partner ogni giorno e non il gesto brillante una tantum.
Spesso si riserva piu’ attenzione e cortesia agli estranei mentre alla persona con si è scelto di condividere l’esistenza si riserva un trattamento ai limiti della maleducazione.
Con il nostro partner ci permettiamo quello che non ci permetteremmo mai con un collega o con un amico: musi lunghi, silenzi, scortesia, cattivo umore, critiche. Come far rivivere allora la passione degli inizi?

Amicizia e rispetto sono le basi di un rapporto duraturo
Gli studi psicologici sulle relazioni di coppia hanno evidenziato che amicizia e rispetto reciproco sono le basi di un rapporto duraturo e felice i veri segreti del suo successo.

Le coppie che rimanevano felicemente sposate non sono meglio assortite rispetto alle coppie che divorziano ma la differenza principale è mentre le coppie infelici si concentrano sugli aspetti negativi del partner e della relazione, le coppie felici fanno l’opposto.
In particolare, le coppie che durano considerano il partner il loro migliore amico.
Questo significa che le coppie felici hanno una buona conoscenza del partner: conoscono i suoi sogni, le sue paure,  i dettagli della sua vita, le persone che frequenta, le sfide professionali che sta affrontando.
Con il compagno/a hanno una relazione privilegiata rispetto a quella con altre persone: è lui/lei il primo con cui parlano quando hanno un problema o devono prendere una decisione e tengono in elevata considerazione la sua opinione.

Le coppie felici mostrano accettazione reciproca e si trattano con premura e rispetto anche nella quotidianità.
Nelle relazioni sane ciascuno dei partner supporta i progetti e le iniziative dell’ altro.
Come raggiungere questo stato di grazia? Secondo Gottman si deve partire dal costruire una forte base di amicizia, rispetto e supporto reciproco che deve sempre essere presente nella ricerca dell’anima gemella e il rapporto (se non ci sono delle dinamiche patologiche) migliorerà progressivamente.

Le scoperte del cervello umano nel libro “OscuraMente”.

Scritto da Tiziana Iaccarino il . Pubblicato in Cultura, Libri

Scoperte che possono rivelarsi come risolutive o forse anche portarci alla conoscenza di nuovi interessanti studi intorno al cervello umano.
Un’opera, “OscuraMente” (Errekappa Edizioni, 2013) che l’autore Gianluca Giusti introduce ponendosi e ponendo a tutti delle domande di cui in pochi sanno, ma che gli studiosi e gli specialisti in materia si interessano per offrire al mondo delle risposte chiare.
Anche perché le differenze del cervello e delle potenzialità che cambiano di persona in persona ha permesso di porre delle ulteriori domande in grado di far cercare ulteriori risposte.

Ma quali sono le prerogative in questo ambito?

Gianluca Giusti utilizza la sua esperienza in merito per parlare, quindi, di cervello umano, ma anche per informare le persone intorno tutta quell’attività insita in ciascuno di noi attraverso le capacità di ciascuno.

Si sente spesso dire che si utilizza solo il 10% delle potenzialità del nostro cervello, siamo davvero sicuri che questa sia la verità? Cosa dicono le neuroscienze in merito? In che modo e perché si conoscono queste informazioni?
Se alcune persone vengono considerate “geni”, un motivo ci sarà, anche a loro viene attribuito quell’unico 10%? Ma, domandiamoci se esistono davvero queste percentuali. Oppure se la differenza non sia tanto nei numeri quanto nella qualità con cui usiamo il nostro cervello.

Molte le aspettative, ma anche le domande che tutti potremmo porci e quest’opera indaga e racconta, informa e comunica.

Pronti alla scoperta individuale di questo affascinante studio?

Per saperne di più: http://www.errekappa.net/prodotto/oscuramente-versione-cartacea/ .

Tiziana Iaccarino.