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Energia: Solare, ora tocca ai Robot (Planet Inspired)

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Tecnologia

Un braccio meccanico, aiutato da un sistema di telecamere, per montare i pannelli solari più rapidamente
Dalla Germania arrivano dei robot che potrebbero contribuire a ridurre i costi e i tempi di installazione dei pannelli fotovoltaici e operare anche in ambienti ostici. Un prototipo è stato richiesto dal Giappone per operare nelle zone contaminate intorno alla centrale di Fukushima.

Dalla Germania arrivano dei robot che potrebbero contribuire a ridurre i costi e i tempi di installazione dei pannelli fotovoltaici. Il progetto è attualmente sviluppato da due aziende, la PV Kraftwerker e Gehrlicher, e permette installazioni più rapide e meno costose, consentendo di operare anche in condizioni meteorologiche non ottimali o durante le ore notturne.

Il progetto prevede la realizzazione di robot in grado di lavorare in modalità automatica nell’allestimento di impianti fotovoltaici a terra: la spesa iniziale potrebbe essere ripagata in meno di un anno di utilizzo continuativo.

Come funziona? Il robot è realizzato con componentistica giapponese, ed è costituito da un braccio meccanico, alla cui estremità sono posizionate delle coppe a ventosa. Può sollevare e posizionare i pannelli fotovoltaici, guidato da una serie di telecamere che gli forniscono una sorta di “vista tridimensionale”. Il macchinario viene fissato a un cingolato in grado di operare su qualsiasi tipologia di terreno.

Il robot è progettato per assemblare impianti solari con pannelli che sono quattro volte più grandi di quelli che si installano di solito sui tetti delle abitazioni. L’idea è di risparmiare sulla manodopera, che rappresenta una frazione crescente del costo dell’energia solare, al contrario del costo dei pannelli che è in diminuzione. Secondo l’azienda produttrice dei robot, PV Kraftwerker, l’installazione di un impianto che prima richiedeva la forza lavoro di 35 lavoratori ora può essere svolta con l’ausilio di soli tre operai, in un ottavo del tempo e a costi inferiori di circa la metà.

Ideale per gli impianti a terra, per quanto riguarda i moduli fotovoltaici da collocare sui tetti, ci sono invece ancora delle difficoltà: le superfici troppo variabili delle coperture degli edifici rendono al momento ancora più economico ed efficiente il tradizionale lavoro manuale, anche perché è indispensabile per le operazioni di collocazione del telaio metallico, del fissaggio dei pannelli a quest’ultimo, e per i collegamenti elettrici.

Come riferisce Technology Review, PV Kraftwerker e altre società stanno sviluppando robot che, guidati dai GPS, possono essere in grado di installare anche le strutture portanti dei pannelli. L’idea è quella di evitare avvitature dei pannelli solari, che vengono invece incollati alla struttura, permettendo ai robot di occuparsi anche dei collegamenti elettrici. Robot di questo tipo potrebbero essere utili per portare energia elettrica in ambienti con condizioni climatiche o ambientali difficili. Un esempio è il Giappone, che ha richiesto un prototipo di questo robot per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle zone contaminate intorno alla centrale di Fukushima.

Fonte: Planet Inspired

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Disgelo Polo Nord: Record di fusione del ghiaccio artico

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Ambiente, Comunicati Stampa, Tecnologia

Record di fusione del ghiaccio artico, non era mai sceso sotto i 4 milioni di chilometri quadri. In meno di una generazione abbiamo alterato il modo in cui si presenta il pianeta dallo spazio e presto il Polo Nord sarà completamente libero dal ghiaccio in estate, probabilmente questo avverrà nei prossimi 5 anni, al massimo nei prossimi 20 anni, a seconda delle previsioni.

Il disgelo annuale del ghiaccio artico sta raggiungendo il livello più basso mai registrato da quando, nel 1979, è iniziato il controllo via satellite. Lo hanno comunicato gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense.

Gli scienziati hanno appena annunciato il nuovo record dello scioglimento dei ghiacci artici, un primato di cui faremmo volentieri a meno. Dagli anni ’70 la copertura dei ghiacci diminuisce ogni anno: all’epoca era di circa 8 milioni di chilometri quadri, oggi è di meno di 3,41 milioni di chilometri quadri, come ci mostrano le immagini satellitari: il 45% in meno rispetto al 1979.

Durante lo scorso mese di agosto, la velocità di fusione ha superato i 90.000 chilometri quadri al giorno, pari all’area del Portogallo. A 1.000 metri sopra l’Oceano Artico, lato Pacifico, nello stesso mese si sono registrate temperature di 1-3 °C, con punte di 4 °C nel mare di Beaufort, a nord dell’Alaska. Non è solo una questione di caldo artico, ma di pericoloso “svecchiamento”, dal momento che il ghiaccio con oltre 2 anni di età sta sostanzialmente scomparendo, ed è ormai confinato a nord della Groenlandia e delle isole canadesi. Il 27 agosto 2012 è stato battuto il record di 4,17 milioni di chilometri quadri e da allora si sono persi ulteriori 500.000 chilometri quadri. Solitamente il minimo si raggiunge in questi giorni, ma gli scienziati tardano a dare l’annuncio del raggiungimento del minimo, perché quest’anno il ghiaccio non smette ancora di sciogliersi. Uno studio pubblicato a luglio da Environmental Research Letters, comparando i modelli previsionali con le osservazioni, stima che il rapido declino del ghiaccio artico è dovuto all’attività umana per il 70-95%.

Secondo gli scienziati canadesi il record di scioglimento del ghiaccio raggiunto quest’anno potrebbe portare a un inverno più freddo in Europa, dal momento che il calore delle acque artiche sarà rilasciato in atmosfera questo autunno. Dello stesso avviso è il Met Office, l’ufficio meteorologico britannico, che attribuisce alla riduzione del ghiaccio artico gli inverni freddi e asciutti registrati in Gran Bretagna negli ultimi anni. In meno di una generazione abbiamo quindi alterato in modo irreversibile anche l’aspetto con cui il nostro pianeta si presenta a qualsiasi osservatore lo veda dallo spazio – persona,satellite, o extraterrestre- e presto il Polo Nord sarà completamente libero dal ghiaccio in estate: probabilmente, questo avverrà nei prossimi 5 anni, al massimo nei prossimi 20 anni, a seconda delle previsioni.

Greenpeace chiede la creazione di un santuario globale nell’area disabitata che circonda il Polo Nord, e un bando alle trivellazioni petrolifere e alla pesca non sostenibile nel resto dell’Artico. Da giugno 2012, oltre un milione e 700 mila persone hanno firmato la petizione per difendere l’Artico, lanciata dall’associazione ambientalista che sta organizzando una missione per l’inizio del 2013, nel corso della quale intende collocare sul fondo dell’oceano una capsula artica che conterrà tutti i nomi dei difensori di questo patrimonio dell’umanità, l’Artico, che rischia davvero di scomparire, rapidamente, per sempre.

Fonte: Planet Inspired

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Smart Grid Santa Rita: niente black out, siamo eco!

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Lifestyle, Tecnologia

Un nuovo sistema anti-blackout di un carcere statunitense combina diverse fonti rinnovabili.
Grazie a un impianto a celle a combustibile, pannelli solari, turbine eoliche e un impianto di accumulo di energia, la smart grid del carcere di Santa Rita è considerata una tra le più affidabili degli Stati Uniti e permetterà alla prigione di risparmiare circa 2,2 milioni di dollari in bolletta nei prossimi 25 anni.

Planet Inspired: niente black out, siamo eco!

Non lontano da San Francisco, in California, il carcere di Santa Rita, con 4.000 detenuti, ha da poco completato la realizzazione di un sistema energetico che combina un impianto a celle a combustibile da 1 megawatt, pannelli solari, turbine eoliche e un impianto di accumulo di energia da 2 MW in una rete in grado di funzionare indipendentemente dai grandi impianti centralizzati.

L’ultima novità è una centrale fotovoltaica da 250 KW che usa una nuova tecnologia per rincorrere i raggi solari anche nelle giornate uggiose. In questo modo è possibile produrre circa il 30% in più di energia che con i pannelli fotovoltaici fissi.

Niente black-out quindi e alimentazione garantita 24 ore su 24, un fattore di particolare importanza per un carcere di massima sicurezza. La smart grid di Santa Rita è una delle più avanzate negli Stati Uniti e permetterà alla prigione di risparmiare circa 2,2 milioni di dollari in bolletta nei prossimi 25 anni.

Il progetto, finanziato in parte dal Dipartimento USA per l’Energia, dalla Commissione energetica californiana e dalla Commissione per i servizi pubblici della California, utilizza software ed elettronica sviluppati ad hoc per integrare più fonti di alimentazione e sistemi di stoccaggio, in modo da fornire energia sempre, indifferentemente dalle condizioni atmosferiche che possono influire sulla capacità delle fonti rinnovabili. A Santa Rita ogni fonte energetica ha il proprio computer di controllo dedicato, che coordina, in sincrono con gli altri, il flusso energetico della fonte e può anche regolare la frequenza e il voltaggio dell’energia prodotta.

L’azienda energetica Encorp ha lavorato per ottimizzare al massimo ogni sorgente di alimentazione. Se c’è un picco di domanda, la rete vende l’energia prodotta in eccesso dal carcere alla società di fornitura, e lo fa in totale autonomia. In determinati momenti, può ridurre temporaneamente l’aria condizionata o l’illuminazione della prigione per generare energia in eccesso da vendere alla rete.

“Nel corso della nostra storia abbiamo sempre cercato di impiegare tecnologie all’avanguardia” ha detto lo sceriffo della contea di Alameda Gregory J. Ahern in un’intervista. “La smart grid e il nuovo impianto fotovoltaico continuano in quella tradizione”.

Fonte: Planet Inspired

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Dichiarazione di Yeosu: Gli Oceani in pericolo vanno all’Expo (Planet Inspired)

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Ambiente

La Corea del Sud in prima fila su ricerca e innovazione, ospita anche un centro dell’Onu.

Si è chiusa a Yeosu, in Corea del Sud, l’expo sugli oceani. L’obiettivo principale era di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della salvaguardia dell’ambiente marino e dello sviluppo delle tecnologie riguardanti il mare. Anche l’Italia era presente.

Oceani e coste che vivono, diversità di risorse e attività sostenibili“. Questo il tema dell’ esposizione internazionale che si è chiusa recentemente a Yeosu, in Corea del Sud.
Gli oceani sono infatti indispensabili per assicurare continuità di vita sulla Terra, ricoperta per più del 70% delle superficie proprio dall’acqua.

L’obiettivo principale della mostra era quello di sensibilizzare l’ opinione pubblica mondiale sui temi della salvaguardia dell’ambiente marino e dello sviluppo delle tecnologie del mare. Ma anche se l’uomo ha considerato a lungo l’ambiente marino una fonte inesauribile di risorse, sappiamo perfettamente che non è così. li oceani e i mari sono già in uno stato preoccupante di degrado : pesca incontrollata e uso di tecniche distruttive, sversamenti in mare, pesca pirata, inquinamento e cambiamenti climatici ne sono i principali responsabili.

Molto apprezzato all’expo di Yeosu è stato Seabreath, un dispositivo italiano a basso impatto ambientale che produce energia dalle onde del mare. Si tratta di una piattaforma galleggiante a geometria variabile che permette, a costi molto inferiori rispetto a dispositivi analoghi e con una maggiore efficienza energetica, la trasformazione dell’energia del moto ondoso in energia elettrica.

A Yeosu si è parlato proprio di questo: la “Dichiarazione di Yeosu” stabilisce un codice di condotta comune e sottolinea l’importanza della cooperazione internazionale nella tutela delle coste e degli ambienti marini. L’expo è stata naturalmente anche l’occasione per presentare idee e tecnologie per unirsi nell’affrontare le sfide della sostenibilità.

Non è casuale che l’expo si sia tenuta in Corea del Sud, visto che qui nell’ottobre 2011 è stato inaugurato un Ufficio Onu per lo sviluppo sostenibile e successivamente un nuovo centro di ricerca e formazione per aiutare i Paesi più poveri a sviluppare la propria economia nel rispetto dell’ambiente. La Corea del Sud è oggi la settima al mondo come potenza commerciale mondiale, e la sesta per base industriale e manifatturiera, mentre pochi decenni fa, era una delle economie più povere del pianeta.

Il governo sudcoreano, con il “progetto Yeosu” punta a trasferire le tecnologie avanzate nei Paesi in via di sviluppo. Tra le nazioni che se ne avvantaggeranno, tre Stati insulari del Pacifico (Figi, Tuvalu, Nauru), quattro Paesi asiatici (Vietnam, Filippine, Indonesia e Sri Lanka), un piccolo Paese americano, il Guatemala, e uno africano, la Tanzania.

Per superare il gap tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo e avviare attività di capacity building è importante la partecipazione di aziende e di organizzazioni internazionali. Il programma servirà inoltre a formare i tirocinanti provenienti dai Paesi in via di sviluppo, a fornire assistenza tecnica ad ogni Paese per risolvere le sue attuali sfide legate all’oceano, e a portare a progetti regionali comuni per il mare.

La prima priorità del progetto è la salvaguardia del sistema ecologico marino, la riduzione degli inquinanti che contaminano gli oceani, e la realizzazione di tecnologia marina di alto livello. Sarà la Korea international cooperation agency (Koica), un ente governativo che gestisce i programmi di assistenza internazionale sudcoreani a finanziare questi progetti.

Fonte: Planet Inspired

Il treno dei Primati

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Lifestyle, Tecnologia

Il nuovo Frecciarossa 1000 viaggerà a una velocità media di 360 chilometri orari risparmiando energia e rispettando l’ambiente.

Frecciarossa 1000, prodotto da AnsaldoBreda e Bombardier, sarà il treno più silenzioso e a più basso impatto ambientale, grazie alla forma aerodinamica, che limita il consumo energetico e il rumore, e all’utilizzo di leghe leggere.

Si chiama Frecciarossa 1000, l’ultimo gioiello costruito da AnsaldoBreda (società del Gruppo Finmeccanica) con Bombardier. Il nuovo treno ad alta velocità viaggerà a una media di 360 chilometri orari sulle linee alta velocità di Italia ed Europa e potrà raggiungere i 400 chilometri orari.

Il 18 settembre a Berlino questo innovativo treno sarà protagonista di “Innotrans 2012“, la Fiera mondiale del trasporto ferroviario. Le soluzioni d’avanguardia per il risparmio energetico e il disegno aerodinamico sono solo le prime caratteristiche che colpiscono.

Frecciarossa 1000 sarà il treno più veloce mai prodotto in serie in Europa, il più silenzioso, quello con minori vibrazioni e a minore impatto ambientale. La ridotta resistenza aerodinamica, frutto di simulazioni e studi condotti in galleria del vento, limita infatti il consumo energetico e il rumore.
L’utilizzo di leghe leggere per la realizzazione delle casse dei veicoli e degli arredi, oltre a ottimizzare il rapporto massa/potenza, consentirà al termine della vita dei convogli il recupero del materiale senza alcun impatto per l’ambiente.
La commessa delle Ferrovie dello Stato italiane, che ammonta a 1 miliardo e 540 milioni di Euro, è attualmente la più alta in corso in Italia, e prevede la realizzazione di 50 treni, che significano per AnsaldoBreda circa 2 milioni di ore di produzione e l’impegno di 50 ingegneri solo per la parte di ingegneria, 30 per le attività di staff, 200 operai, con oltre 50 imprese coinvolte nell’indotto generato.

“Il successo del Frecciarossa 1000 – afferma Maurizio Manfellotto, amministratore delegato di AnsaldoBreda – va condiviso con i tanti operai, impiegati e manager che ogni giorno vi lavorano con dedizione e passione. Donne e uomini che si stanno impegnando a fondo per consentire ad AnsaldoBreda di competere non solo sul mercato domestico, ma anche e soprattutto su quello europeo ed internazionale, con prodotti che spaziano dall’alta velocità fino ai servizi metropolitani”.

Il nuovo treno ad alta velocità delle Ferrovie dello Stato entrerà in servizio tra un paio di anni, riducendo ancora i tempi di percorrenza tra Roma e Milano, e avvicinandoli più alle due ore che alle attuali tre, almeno per i convogli senza fermate intermedie.
A differenza degli attuali Frecciarossa (ETR 500), che sono dotati di motori solo in testa e in coda, il nuovo treno sarà dotato di 16 motori lungo l’intero convoglio, che avrà una lunghezza di 202 metri. Questa soluzione permette di renderlo più stabile e di farlo viaggiare, anche grazie ad altri accorgimenti, a velocità superiori.

Fonte: Planet Inspired

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Planet Inspired: Per salvare le barriere coralline del Pianeta arrivano i robot marini

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Tecnologia

Un progetto innovativo dell’Università scozzese di Heriot-Watt
I robot ideati in Scozia lavorano in squadra, come le api, e possono scendere oltre i 200 metri di profondità, al contrario dei sub che adesso svolgono questo compito. Grazie a un database in fase di sviluppo, cercano i frammenti di corallo per rimetterli al loro posto nella barriera.

Negli ultimi 30 anni, le barriere coralline hanno subito un grave declino, tanto da diventare a rischio di scomparsa nell’arco di pochi decenni. Una recente ricerca dell‘Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) ha rivelato che oggi nei Caraibi meno del 10 % della barriera è ancora viva, contro il 50 % degli anni Settanta.
Secondo il World Resources Institute di Washington, se non si ridurranno lo sviluppo costiero e l’impatto della pesca che, assieme ai cambiamenti climatici, rappresentano le principali cause della distruzione di questi ecosistemi sottomarini, nel 2050 tutti i coralli del mondo saranno in pericolo di estinzione.

Le conseguenze sarebbero devastanti per i circa 275 milioni di abitanti di villaggi costieri: le barriere coralline sono infatti una importante difesa naturale contro l’erosione, le tempeste e le mareggiate, e il loro contributo annuale all’economia (turismo, protezione delle coste, pesca) vale circa 50 milioni di euro.

Su questo scenario così cupo ha aperto uno spiraglio la nuova tecnologia messa a punto nei laboratori dell’Università scozzese di Heriot-Watt. Gli scienziati si sono ispirati alle api e hanno progettato nuovi robot – i coralbot – in grado di riparare le barriere coralline in pochi giorni. La natura impiega anni. I robot lavorano in squadra, proprio come le api, e possono scendere oltre i 200 metri di profondità, al contrario dei sub che adesso svolgono questo compito. La soluzione è innovativa: gli “sciami” di coralbot saranno progettati per cercare i frammenti di corallo e rimetterli al loro posto nella barriera; ma prima di questo, si dovrà arrivare a sviluppare maggiormente la loro capacità di riconoscimento, con la creazione di un database di centinaia di immagini che, in tempo reale, consentano ai robot di distinguere i frammenti di corallo da altri materiali.

“Questo progetto esplora una delle più intriganti prodezze della natura: la teoria dello sciame intelligente“, spiega David Corne, docente di Matematica della Heriot-Watt, “un insieme di semplici individualità collabora per costruire strutture complesse e funzionanti”. Nel caso dei coralbot, significa che tutti i membri dello “sciame” condividono la stessa conoscenza: quindi, se uno si danneggia, un altro è in grado di sostituirlo.

La prima missione che vedrà l’impiego del coralbot dovrebbe essere effettuata al largo delle coste scozzesi. In queste acque profonde, la minaccia alle barriere coralline è costituita soprattutto dalla pesca a strascico. È dunque un luogo ideale per testare questa nuova tecnologia che potrebbe contribuire a evitare la sparizione dei coralli dai mari: ma questo non può prescindere dalla creazione urgente di regole più stringenti, invocate dalla comunità scientifica, che limitino l’impatto dell’attività umana sugli ecosistemi marini.

Fonte: Planet Inspired

Planet Inspired: Nella Perla del Qatar tanto lusso ma anche attenzione all’ambiente

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Ambiente

La popolazione sull’isola del lusso creata al largo del Qatar aumenta ogni anno. Si punta all’ecosostenibilità.
Nell’isola artificiale chiamata la “Perla del Qatar” tanto lusso ma anche attenzione all’ambiente, dall’approvvigionamento idrico alla gestione dei rifiuti, al sistema di aria condizionata che copia quello inventato dagli Antichi Romani per l’energia.

Dopo Dubai, anche il Qatar sta realizzando la sua isola artificiale: 400 ettari di superficie, quasi 20 chilometri di spiagge per 40.000 residenti internazionali. Sono i primi stranieri autorizzati ad acquistare un lembo di terra in Qatar. Già 5.000 i residenti, contro i 3.000 che si registravano un anno fa, segno che la “Perla del Qatar“, come si chiama l’isola, sta crescendo.

Tra hotel a 5 stelle, appartamenti e ville esclusive, porticcioli turistici, c’è molto made in Italy. La sede Sales & Marketing dell’isola, ad esempio, sorge in un edificio istituzionale che ricorda la forma di una conchiglia e che è stato realizzato da architetti italiani. La scelta della cupola dalla forma naturale e armonica rimanda al significato simbolico della conchiglia, visibile anche dal mare. All’interno, invece, la sinuosa scala centrale riprende il disegno elicoidale dell’interno di un nautilus, una grossa conchiglia con l’apertura rivolta verso l’alto.

L’isola è stata costruita su un antico sito di pesca delle perle lungo la costa del Qatar, quindi i riferimenti architettonici al mare e ai suoi tesori sono costanti. Pensata come location di lusso, comprende anche un quartiere, Qanat, che riproduce in piccolo Venezia, con un sistema di canali e “campielli” pedonali. I primi abitanti sono arrivati da pochi mesi e la passeggiata più gettonata è quella sulla replica del ponte di Rialto.

La United Development Company (UDC) che cura il progetto dell’isola, cerca di garantirne anche la eco sostenibilità, ad esempio monitorando ogni due settimane la qualità dell’acqua per verificare che l’attività di costruzione non impatti sull’ambiente marino. Quanto all’approvvigionamento idrico, l’isola usa l’acqua marina dissalandola grazie a un sistema ad osmosi inversa.

La gestione dei rifiuti è la partita più difficile ed è lì che viene sperimentato un sistema innovativo sotterraneo di tubi, attraverso i quali vengono trasportati via i rifiuti alla velocità di 70 chilometri orari.

Efficiente il sistema di aria condizionata sull’isola, che copia quello inventato dagli Antichi Romani per riscaldarsi: viene raffreddata l’acqua in una stazione centralizzata e poi inviata in rete, con minori sprechi e riduzione del rischio di perdite di gas refrigeranti.

Quando il progetto sarà terminato il Qatar potrà vantare 13 nuove isole e 32 chilometri in più di costa, ma naturalmente il futuro è subordinato alla crisi attuale che ha rallentato la costruzione di nuovi complessi residenziali.

Fonte: Planet Inspired

Sostenibilità Paralimpiadi 2012: a Londra il premio della sostenibilità

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Sport

Novità alle Olimpiadi di Londra dedicate ai diversamente abili: tanti edifici ecosostenibili, ma soprattutto monitoraggio delle proprie emissioni di gas serra, per la prima volta nella storia.

A Londra il premio della sostenibilità, sia per gli edifici – dal Parco Olimpico al Velodrome, al Main Stadium – che fanno largo uso di materiali riciclati- sia per la gestione dei rifiuti. Tutti gli acquisti all’interno del parco olimpico e tutti gli imballaggi sono riciclabili al 100% mentre l’usa e getta è green e made in Italy.
Giochi Paralimpici (in corso di svolgimento a Londra in questi giorni), dedicate ai diversamente abili,si svolgono quasi negli stessi impianti delle Olimpiadi da poco terminate.
Essi rappresentano, tra l’altro, un’importante opportunità scientifica per valutare sistemi di riabilitazione e di preparazione, di collaudo di apparecchi sanitari avanzati, anche meccanici, in grado di ovviare a mancanze e incrementare prestazioni. Insomma, un appuntamento sportivo utile per sperimentare scoperte e progressi nel campo della scienza e della tecnologia.

Dovunque, sugli impianti delle Paralimpiadi londinesi sventola la bandiera della sostenibilità , così come su quelli delle Olimpiadi: a iniziare dall’area industriale di Stratford, delle dimensioni di 297 campi da calcio, che è stata completamente bonificata. Il terreno conteneva catrame, olio, solventi, piombo e arsenico.

Le Olimpiadi di Londra sono anche i primi giochi a monitorare le proprie emissioni di gas serra e a poter vantare tanti edifici sostenibili. Il Parco Olimpico, ad esempio, ha ottenuto il certificato FSC (Forest Stewardship Council), per l’utilizzo di legno riciclato nella costruzione degli edifici. Due terzi di tutto il legno utilizzato provengono da piantagioni gestite. Il “Velodrome” vanta 17 chilometri di cavi in acciaio riciclato, l’equivalente di due volte l’altezza del monte Everest. Il progetto si basa su un efficiente utilizzo della ventilazione naturale, al punto che non c’è stato bisogno di installare alcun sistema di aria condizionata. Per la realizzazione delle tre piscine olimpiche, le oltre 800.000 piastrelle in ceramica necessarie sono state consegnate in treno direttamente all’interno del Parco Olimpico.
Il 50% di tutto il materiale da costruzione è stato trasportato via acqua o su rotaia.

Il Main Stadium, 80.000 posti, che ospita le cerimonie di apertura e chiusura, è l’edificio più leggero del Parco Olimpico. La struttura portante del tetto è stata realizzata con 2.500 tonnellate di tubi d’acciaio riciclato. La passerella che conduce dalla stazione di West Ham, invece, viene illuminata 24 ore al giorno grazie alla pressione dei passi delle persone che ci camminano sopra.
Il sistema è della britannica Pavegen e si stima che sarà calpestato più di 12 milioni di volte, producendo 72 milioni di joules. Abbastanza per illuminare la passerella otto ore a pieno regime di notte e 16 ore a mezzo regime durante il giorno. Dovrebbe anche avanzare un 35% di energia che verrà immagazzinata.

Si capisce quindi perché i Giochi abbiano ottenuto il Breeam, il certificato di sostenibilità ambientale britannico e seguano la norma Iso 20121, che nasce dal lavoro della British Standards Institution, commissione incaricata di definire il nuovo standard globale per la gestione degli eventi sostenibili. Già nel 2008 un rappresentante di questo gruppo interdisciplinare era venuto in Italia, a Torino, per incontrare i responsabili scientifici del progetto Eventi a ridotto impatto ambientale applicato al Salone del Gusto e Terra Madre.

Obiettivo della visita era approfondire l’impiego di prodotti e tecniche per incidere meno possibile sull’ecosistema in una manifestazione dai grandi numeri. Tra i materiali analizzati, il Mater-Bi di Novamont, impiegato per la produzione di articoli monouso biodegradabili e compostabili naturalmente. Il risultato della ricerca è stato positivo e l’organizzazione dei Giochi Olimpici ha scelto di distribuire nei punti ristoro le stoviglie per il catering e i bicchieri con i relativi coperchietti sviluppati dalle tre aziende (rispettivamente di Novara, Vicenza e Napoli) fiore all’occhiello della ricerca italiana in questo settore. Tutti gli acquisti all’interno del parco olimpico e tutti gli imballaggi sono così riciclabili al 100%.

“A Londra abbiamo dimostrato che alcune soluzioni possono essere valide ed esportate da eventi straordinari come le Olimpiadi a sistemi di gestione della raccolta dell’organico nelle cittadine inglesi” ha dichiarato Alberto Castellanza, responsabile del settore catering per Novamont.
Insomma, a portare la bandiera green a Londra c’è sicuramente anche l’Italia con le sue aziende all’avanguardia.

Fonte: Planet Inspired

Planet Inspired: Città Studi di Milano Progetto Smart Campus a basso impatto ambientale

Scritto da PlanetInspired il . Pubblicato in Ambiente

Da più di un anno l’Università degli Studi di Milano e il Politecnico di Milano collaborano per un ambizioso obiettivo: la creazione di un campus sostenibile comune.

Per arrivare a un campus sostenibile a Milano si lavora su più fronti: cittadini, energia, ambiente e accessibilità. Al Politecnico sono nati i cassonetti che misurano peso e volume del materiale che viene conferito nei contenitori, inviando con GPRS i dati in rete per il controllo e il management della raccolta dei rifiuti. L’idea viene già sperimentata a Pechino.
Anche le università italiane stanno vivendo un importante momento di passaggio: cercare di trasformarsi in realtà di eccellenza non solo per la qualità degli studi e il livello della ricerca, ma anche per la vita universitaria degli studenti, sempre più improntata all’ecosostenibilità.

L’Università degli Studi di Milano ed il Politecnico di Milano, ad esempio, stanno lavorando in sinergia per convertire le proprie sedi in un unico “campus sostenibile” e fare così del quartiere Città Studi di Milano, un caso esemplare di vita studentesca a basso impatto ambientale.

Tutti possono dare il proprio contributo – chi studia, chi lavora e chi abita nel quartiere – e le proposte sono raccolte sul portale . Quattro i temi al centro della discussione lanciata sul portale: cittadini, energia, ambiente e accessibilità.

Ogni giorno più di 34.000 studenti e circa 4.000 persone tra docenti, ricercatori e personale frequentano il Campus e il progetto di un campus sostenibile sta nascendo proprio grazie ai suggerimenti di tutti.

Il progetto “Smart Campus” rientra nell’ambito del bando europeo CIP-ICT-PSP-2011-5 (Energy Efficiency in Public Buildings) e intende sviluppare servizi ICT orientati alla trasformazione dei comportamenti degli utenti del Campus. Molte sperimentazioni sono già state intraprese e vanno dalla mappatura di tutti i posti bici offerti (che sono stati incrementati) resa disponibile on line, fino alla progettazione di cassonetti intelligenti.

L’Area Gestione Infrastrutture e Servizi e il Dipartimento di Meccanica, Laboratorio di Robotica, hanno studiato dei cassonetti che misurano peso e volume del materiale che viene conferito nei contenitori, inviando con GPRS i dati in rete per il controllo e il management della fase di raccolta e smaltimento dei rifiuti .

Presso il Rettorato del Politecnico si trovano due dei contenitori realizzati per Expo 2010 a Shanghai. Sono, inoltre, stati appositamente realizzati per il progetto Campus Sostenibile i sistemi “intelligenti” per la raccolta differenziata di plastica e alluminio presenti presso la piazzola ecologica dell’Ateneo. L’idea è di realizzare un sistema di raccolta analogo a quanto il Politecnico sta applicando a Pechino nel Distretto Chaoyang, con 150 cassonetti smart.

Alessandro Balducci, Prorettore Vicario del Politecnico di Milano, crede fortemente in questo progetto ambizioso: “Rendere l’università un laboratorio della sostenibilità ha come scopo in primo luogo quello di migliorare la qualità della vita della comunità che ci vive, sperimentando non solo l’applicazione di soluzioni tecniche che rendano gli edifici e gli spazi produttori di qualità ambientale, ma anche favorendo, tra gli studenti, lo sviluppo di atteggiamenti consapevoli nei confronti del consumo delle risorse, della produzione dei rifiuti, di una mobilità responsabile”.

Dal punto di vista dell’utilità sociale di questo progetto, “rendere l’ università un laboratorio significa anche offrire alla città, all’amministrazione e alle imprese, un luogo di sperimentazione per soluzioni che possono essere estese e applicate all’intera città, che si tratti di auto elettriche, di riorganizzare la ristorazione a chilometro zero, di soluzioni per la produzione decentrata di energia”.

Fonte: Planet Inspired