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Dario Baldan Bembo: Musica la preghiera Madonna dei Fiori e racconta Francesco in Recital

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E pace sia, sia, sia». Una musica allegra da battere le mani con un ritornello tormentone che ti si incolla all’orecchio si spande tra le pareti insonorizzate dello studio di registrazione. «Ecco, qui dobbiamo aggiungere il coro gospel, sento un’energia che mi ricorda quando ho scritto Amico è». Dario Baldan Bembo regola i tasti del mixer con l’occhio al computer sul nuovo brano Pace Francesco, con un simpatico gattone che scivola tra i piedi, mentre prepara la base per la registrazione dei suoi nuovi brani dedicati alla storia del papa. Accanto al monitor, di fronte al disco di platino per Soleado, stanno appesi un rosario speditogli da un’organizzazione benefica, un’immagine di Padre Pio e alcuni santini con la Madonna «che mi mandano a Natale e che metto qui. Non sono un fanatico, né un devoto particolare, a volte scherzo col prete del mio paese d’origine, Maggiora (No) con cui ho un rapporto bellissimo: “Se fai una bella predica, forse oggi posso venire a Messa”» dice ridendo Dario, ma poi si fa serio: «Questo è un momento della mia vita in cui è venuto il momento di comporre qualcosa di diverso».

Siamo in una casa signorile fine Ottocento, dove l’autore milanese è nato, nella stanza dove ha composto tutti i suoi grandi successi: da Minuetto di Mia Martini (con testo di Buno Lauzi), a Amico e Spiagge per Renato Zero, sino a quell’Amico è, con testo di Mike Bongiorno, che ha venduto milioni di copie e che ancora oggi si canta in coro negli stadi. «Ma la gente mica ha ancora capito chi sono – spiega sorridendo rassegnato –. Solo alla fine dei miei recital mi dicono: “ma lei ha scritto tutte quelle canzoni lì?”».

E, mentre ha in progetto una raccolta dei suoi 13 brani scritti per Mia Martini, Baldan Bembo ora si lancia pure nelle musiche per un nuovo lavoro teatrale dedicato alla vita di papa Bergoglio dal titolo “Il primo a chiamarsi Francesco” che debutterà al Pala Parco di Bordighera il 2 maggio 2015 (e poi in tournée), per cui ha composto 18 movimenti e 4 brani. Fra cui quel Papa e papà, scritto con l’amico attore Franco Romeo, con cui ha vinto quest’estate il Festival “Una Canzone per Papa Francesco” ideato e organizzato dal Direttore Artistico Antonio Cospito di Rete Cattolica (www.cattolici.eu) , Un brano per papa Francesco con ben 60mila contatti sul web.

«L’idea del brano per il concorso era stata mia, io sono credente convinto, così ho coinvolto il mio amico Dario» spiega Romeo, che nasce come cabarettista Mediaset e che sarà la voce narrante dello spettacolo, mentre si aggira per lo studio di registrazione per le prove con l’altra attrice protagonista, la cantante Elisabetta Viviani. È lui il motore dell’operazione, che ha coinvolto una serie di amici autori, tutti colpiti dalla forza e dalla tenerezza del Santo Padre cui hanno spedito il brano, ricevendo anche la Benedizione Apostolica, che si sono anche recati il 27 Novembre 2014 all’Udienza per la Famiglia Paolina, ricevendo l’invito dal Direttore Artistico Antonio Cospito di Rete Cattolica.

«Quel brano dapprima non lo volevo scrivere – aggiunge Baldan Bembo – poi un giorno mi è uscito di getto, come avessi avuto un’illuminazione dall’alto. È nato dalla mia venerazione per questo Papa, che per tutti noi è davvero come un papà». Il recital è stato ideato e scritto da due colonne storiche di Mediaset, Adriano Bonfanti, autore di Drive In, La sai l’ultima, Paperissima, e l’ex capostruttura Gigi Reggi oggi ottantenne. Ma cosa spinge un gruppo di professionisti della tv commerciale ad avventurarsi in un’operazione teatrale autoprodotta, completamente diversa da quello che hanno fatto finora? «L’entusiasmo» aggiungono in coro, mentre si danno appuntamento il 6 marzo per girare un video sul palco del teatro della parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Cilavegna (Pavia), ospiti di don Mario. Lo spettacolo è molto semplice, introdotto da un omaggio a papa Bergoglio del giovane talento del pianoforte Veronica Rudian, che gli dedicherà alcuni brani, da Don’t cry for me Argentina a L’inno alla gioia di Beethoven oltre a una sua composizione originale.

Anche Baldan Bembo sarà sul palco per cantare direttamente i suoi brani, mentre i due attori racconteranno «il Papa con la valigia» mettendo al centro della scena la vera valigia di un deportato a Dachau. «Uno spettacolo che mi piacerebbe portare nelle scuole – aggiunge la Viviani – Io sono cattolica praticante, e credo che anche con l’arte occorra proporre i valori del bene, con semplicità come dice Francesco». Così si racconteranno le origini italiane di Bergoglio, l’emigrazione dei suoi antenati in Argentina, il Papa dei “primati” (il primo a chiamarsi Francesco, appunto), il Papa 2.0 di twitter e dei selfie, il Conclave e l’elezione al pontificato. Quadri inframezzati dai brani cantati dall’autore: da Papa e papà che apre, alla Madonna dei fiori, preghiera del 1336 scritta da Mons. Gaetano Alimonda presso il Santuario di Bra. L’appellativo è legato alla tradizione secondo cui, il 29 dicembre 1336, ad una giovane donna incinta, Egidia Mathis, sarebbe apparsa la Madonna: minacciata da alcuni mercenari presso un pilone con l’effigie di Maria, sarebbe stata salvata dall’improvvisa apparizione che avrebbe messo in fuga i malvagi, mentre tutt’intorno, pur in pieno inverno, i cespugli di prugnolo fiorirono immediatamente. Tutt’oggi questi cespugli fioriscono inspiegabilmente in pieno inverno, al contrario di quanto accade di solito per tale pianta.

La preghiera Madonna dei Fiori, è stata fornita a Dario Baldan Bembo dal Direttore Artistico Antonio Cospito di Rete Cattolica, all’incontro per l’anteprima televisiva a Telecupole del brano Papa e Papà.

«La prima preghiera che ho messo in musica in vita mia» spiega Baldan Bembo, «un brano che sento molto e che dedico a mia madre scomparsa 12 anni fa. So per certo che lei mi aiuta, a volte Dio sembra troppo lontano, ma so che lei fa da tramite».

Poi c’è l’inno alla Semplicità (testo di Franco Romeo) mentre il gran finale è per il gospel Pace Francesco (testo di Bonfanti), che, aggiunge Baldan Bembo, «mi piacerebbe diventasse la nuova Amico è, un brano pieno di sentimenti positivo. Come quella volta nel 1983, quando registrai il brano portando in piazza i 400 abitanti di Maggiora che cantarono tutti in coro. Ecco perché è diventato un inno all’amicizia autentico».

Il cd “Papa e Papà” di Dario Baldan Bembo, è disponibile su tutti i digital store di tutto il mondo, oppure è possibile collegarsi su www.areamusic360.eu per ascoltare i brani.

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Rete Cattolica – Ufficio Stampa
Art Director – Antonio Cospito
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Papa Francesco: Dio perdona sempre, perdona tutto

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La confessione non è un “giudizio”, ma un “incontro” con un Dio che perdona e dimentica ogni peccato alla persona che non si stanca di chiedere la sua misericordia. È il pensiero di fondo dell’omelia di Papa Francesco, pronunciata durante la Messa del mattino presieduta in Casa S. Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:

E’ il “lavoro” di Dio, ed è un lavoro “bello”: riconciliare. Perché “il nostro Dio perdona” qualsiasi peccato, lo perdona “sempre”, fa “festa” quando uno gli chiede perdono e “dimentica” tutto. Francesco riflette sul brano di Paolo agli Ebrei, nel quale l’Apostolo parla in modo insistito della “nuova alleanza” stabilita da Dio col suo popolo eletto, e l’omelia diventa un’appassionata meditazione sul perdono.

Dio perdona sempre
“Il Dio che riconcilia”, afferma il Papa, sceglie di mandare Gesù per ristabilire un nuovo patto con l’umanità e il caposaldo di questo patto è fondamentalmente uno: il perdono. Un perdono che ha molte caratteristiche:

“Prima di tutto, Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Ma Lui non si stanca di perdonare. Quando Pietro chiese a Gesù: “Quante volte io devo perdonare? Sette volte?” – “Non sette volte: settanta volte sette”. Cioè sempre. Così perdona Dio: sempre. Ma se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, ti perdona subito! Lui perdona sempre”.

Dio perdona tutto e dimentica
Eppure, il dubbio che potrebbe sorgere nel cuore umano è sul “quanto” Dio sia disposto a perdonare. Ebbene, ripete Francesco, basta “pentirsi e chiedere perdono”: “non si deve pagare niente”, perché già “Cristo ha pagato per noi”. Il modello è il figliol prodigo della parabola, che pentito prepara un discorso da fare a suo padre, il quale invece non lo fa nemmeno parlare ma lo abbraccia e lo tiene stretto a sé:

“Non c’è peccato che Lui non perdoni. Lui perdona tutto. ‘Ma, padre, io non vado a confessarmi perché ne ho fatte tante brutte, tante brutte, tante di quelle che non avrò perdono…’ No. Non è vero. Perdona tutto. Se tu vai pentito, perdona tutto. Quando… eh, tante volte non ti lascia parlare! Tu incominci a chiedere perdono e Lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto”.

Confessione non è giudizio ma incontro
E un’altra cosa, continua a elencare il Papa: quando perdona, Dio “fa festa”. E infine, Dio “dimentica”. Perché quello che importa per Dio è “incontrarsi con noi”. E qui, Francesco suggerisce un esame di coscienza ai sacerdoti dentro al confessionale. “Sono disposto a perdonare tutto?”, “ a dimenticarmi i peccati di quella persona?”. La confessione, conclude, “più che un giudizio, è un incontro”:

“Tante volte le confessioni sembrano una pratica, una formalità : ‘Po, po, po, po, po… Po, po, po… Vai”. Tutto meccanico! No! E l’incontro dov’è? L’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa. E questo è il nostro Dio, tanto buono. Anche dobbiamo insegnare: che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi a confessarsi bene, perché andare a confessarsi non è andare alla tintoria perché ti tolgono una macchia. No! E’ andare a incontrare il Padre, che riconcilia, che perdona e che fa festa”.

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Padre Stefano Casà e Salvatore Sessa in udienza da Papa Francesco

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Il pratese Salvatore Sessa e padre Stefano Casà di Agrigento sono stati ricevuti in San Pietro da Papa Francesco al quale hanno consegnato la versione in spagnolo della canzone “A Papa Francesco”. Il brano sta ricevendo numerosi consensi da tutto il mondo, e numerosi riconoscimenti per la canzone e video.

Al Festival Nazionale di Musica Cristiana “Una Canzone per Papa Francesco” – Edizione 2013, il brano riceve il “Premio Internazionale”.

Nel frattempo il direttore artistico Antonio Cospito di Rete Cattolica, apprezza molto la seconda versione del video “A Papa Francesco”, e gli assegna il Premio Rete Cattolica 2014.

Nell’edizione 2014 di “Una Canzone per Papa Francesco”, con lo stesso brano Padre Stefano Casà e Salvatore Sessa gli viene assegnato il “Premio Miglior Brano”.

Salvatore Sessa afferma: “E’ stato un momento molto emozionante. Il Papa ci ha incontrati a fine udienza generale di mercoledì 7 gennaio 2015. Ci ha detto che la canzone nella versione in italiano gli era molto piaciuta, e che non vedeva l’ora di ascoltare anche il nuovo cd con la versione in spagnolo. Gli abbiamo consegnato il nuovo cd che è stato cantato in spagnolo da padre Stefano Casà e dai seminaristi di Agrigento di cui lui è la guida spirituale”.

La canzone ‘A Papa Francesco’ è stata scritta da Salvatore Sessa e Padre Stefano Maria Casà, un frate della piccola comunità del villaggio Mosè di Agrigento.

Salvatore Sessa che vive a Galciana ogni anno si reca al ‘don Gnocchi’ a Marina di Massa, per trascorrere un periodo di ricovero per i suoi problemi respiratori, qui ha conosciuto il siciliano Padre Stefano Marià Casà.

Sessa era credente ma non praticante. La dolcezza di Padre Stefano l’ha fatto riavvicinare alla messa e ai sacramenti, e con lui aveva già scritto una ‘Ave Maria’ l’anno scorso.

Al pensionato pratese è venuta l’ispirazione per la canzone a Papa Francesco, il ritornello è incentrato sulle parole «Habemus Papam», ha buttato giù le parole in pochi giorni e l’ha inviata a Padre Stefano, che ha subito registrato un provino.

Padre Stefano a maggio, in occasione delle sue cure presso il Don Gnocchi di Massa, si è recato in studio di registrazione a Pieve per incidere il brano definitivo.



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Papa Francesco in Sri Lanka e Filippine dal 13 al 19 gennaio 2015

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Un viaggio nel segno “del dialogo e della riconciliazione”: sono queste le coordinate del viaggio che papa Francesco inizierà il 12 gennaio per visitare Sri Lanka e Filippine. I dettagli del viaggio sono stati forniti nel corso di un briefing dal portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

Si tratta del secondo viaggio in Asia del pontefice, dopo quello dell’estate scorsa in Corea del sud, che segnala “l’attenzione del papa a questo grande continente”. I due paesi sono già stati visitati da Paolo VI nel 1970 e da Giovanni Paolo II nel 1995 Un precedente viaggio solo nelle Filippine risale al 1981), anche perché le Filippine sono l’unica realtà a maggioranza cattolica del continente.

La visita di Francesco in Sri Lanka avviene dopo le elezioni presidenziali anticipate che si svolgeranno l’8 gennaio: il rischio di possibili strumentalizzazioni politiche ha segnato i preparativi del viaggio papale e la conferenza episcopale srilankese ha espresso in una nota l’invito a tutti i candidati ad astenersi da iniziative con questo scopo. Il paese sta cercando di lasciarsi alle spalle ildrammatico conflitto interno che ha opposto per trent’anniall’esercito singalese la guerriglia separatista delle “tigri” tamil,sconfitta in modo molto sanguinoso nel 2009.

La Chiesa cattolica del paese è chiamata a giocare in questa fase unruolo particolare, in quanto, ha sottolineato Lombardi “i cattolici sono sia singalesi che tamil, mentre i buddisti sono in prevalenza singalesi e gli induisti in maggioranza tamil”. E’ possibile, quindi, aspettarsi nei quattro interventi ufficiali che il pontefice terrà in Sri Lanka, ripetuti “appelli alla riconciliazione e alla pace, anche nell’ambito del dialogo interreligioso”.

Dopo l’arrivo all’aeroporto internazionale di Colombo al mattino del 13 gennaio, è prevista la visita ufficiale al palazzo presidenziale, l’incontro con i vescovi dello Sri Lanka nell’arcivescovado di Colombo, e quello con gli esponenti di altre religioni nel Bandaranaike Memorial International Conference Hall. Il dialogo interreligioso assume un’importanza fondamentale in un paese dove i cristiani rappresentano appena il 7% della popolazione, a fronte del 70% di buddisti, 12-13 % di induisti e poco meno del 10% di musulmani. Il mercoledi’ 14 gennaio il pontefice presiedera’ lamessa di canonizzazione del beato srilankese Giuseppe Vaz, e quindi si rechera’ in visita in elicottero al santuario di Nostra Signora del Rosario a Madhu, “luogo particolarmente adatto per pregare per la riconciliazione proprio nella zona del conflitto”. Ultima tappa in Sri Lanka, prima della partenza per le Filippine, la visita alla mattina del 15 gennaio dell’Istituto culturale Benedetto XVI, creato per occuparsi di riconciliazione dopo il conflitto e la preghiera nella cappella “Our Lady of Lanka” a Bolawalana.

Nelle Filippine, dove la Chiesa sta già preparando la ricorrenza dei500 anni dell’evangelizzazione che si fa risalire alla venuta diMagellano nel 1621, il viaggio del papa si svolgerà nel segno di “Mercy and Compassion” (Misericordia e Compassione), il logo scelto dai vescovi per richiamare l’incontro personale di ciascuno con Gesù e dell’abbraccio con le vittime del violento tifone che nel 2013 ha causato oltre 7 mila morti e coinvolto 15 milioni di persone.

Venerdì 16 gennaio è prevista la cerimonia di benvenuto al palazzo presidenziale del capo dello stato Benigno Simeon “Noynoy” Equino III, l’incontro con le autorità e il corpo diplomatico e quindi la celebrazione eucaristica con vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale dell’Immacolata concezione di Manila. Nel pomeriggio seguirà l’incontro con le famiglie filippine nel Mall of Asia Arena: l’importanza dei legami familiari per il popolo filippinoè stata sottolineata da Lombardi che ha invitato a prestare attenzione ai gruppi familiari che presenteranno le intenzioni, tra i quali uno guidato da una matriarca centenaria con figli, nipoti, bisnipoti e – anche- trisnipoti!

Il giorno dopo, sabato 17 gennaio, viaggio in aereo a Tacloban, la zona più devastata dal tifone del 2013, dove all’aeroporto internazionale Francesco presiederà una messa nella quale è prevista la partecipazione di alcune centinaia di migliaia di fedeli. Il pontefice ascolterà anche la testimonianza di famiglie povere, immigrati e disabili. Bergoglio si sposterà in papamobile alla residenza dell’arcivescovo e qui pranzerà con alcuni superstiti del tifone Yolanda che hanno perso i propri familiari. Nel pomeriggio, incontro con sacerdoti, religiosi e seminaristi, e ritorno a Manila. Domenica 18 gennaio, infine, un incontro che si prevede molto animato e vivace con circa trenta mila giovani nel campo sportivo dell’università e nel pomeriggio una “mega-messa” nel Rizal Park di Manila, lo stesso luogo in cui celebrò Giovanni Paolo II nel 1995 in occasione della Giornata mondiale della gioventù e nel quale dovette recarsi in elicottero a causa dell’immensa folla di tre milioni di persone che vi si riversò. In questa domenica la Chiesa filippina festeggia il “Santo Nino”, il Bambino Gesù, e la devozione per una statuetta che lo raffigura, portata ancora dall’esploratore Magellano, e conservata a Cebu.

Nel paese asiatico colpito spesso da calamità naturali è prevedibile che Bergoglio affronterà tematiche ambientali ed ecologiche che poi saranno riprese nella sua prossima enciclica, la cui pubblicazione – ha precisato padre Lombardi in risposta ai giornalisti – “non è imminente”.

Il pontefice parlerà prevalentemente in inglese, come sperimentato già nel viaggio in Corea. Per i trasferimenti avrà a disposizionediverse papamobili, tre soltanto nelle Filippine. Durante i voli di andata e ritorno, sorvolerà molti paesi e tra questi, al ritorno, Cina e Mongolia, per cui ci sarà un telegramma anche al presidente e al popolo cinese.

Il ritorno a Roma di Francesco è previsto nella serata di lunedì 19.

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Antonio Cospito: E’ uscito il cd “Canto a Te, Gesù” di Enzo Principe

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Il cd singolo “Canto a Te, Gesù” (dedicato a Papa Francesco) di Enzo Principe, è disponibile su tutti i digital store del mondo. Ogni ricavato sarà devoluto alle persone bisognose, ed è possibile acquistarlo collegandosi a www.areamusic360.eu .

Oggi è difficile per il momento storico, trovare artisti che diano un concreto appoggio per progetti di solidarietà. In questo caso c’è una grande eccezione, in quanto gli artisti intervenuti, già nella loro vita quotidiana, compiono tanti gesti di carità fraterna e solidarietà, seguita da un spiritualità di veri Fedeli della Chiesa Cattolica.

La grafica pastorale del cd è curata da Don Mauro Manzoni, la promozione è affidata al torinese Natale Maroglio, mentre la direzione artistica al Dehoniano Orante – Antonio Cospito.
Questa nuova uscita discografica fa parte del progetto “Uniti per la Solidarietà 2015” di Rete Cattolica, che ottiene l’appoggio di diversi artisti, che hanno rinunciato ad ogni compenso.

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Antonio Cospito: Gli Auguri di Papa Francesco

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“Il Natale non è soltanto una ricorrenza temporale, oppure un ricordo di una cosa bella.

Il Natale è di più: Noi andiamo per questa strada per incontrare il Signore.
Il Natale è un incontro!

E’ camminiamo per incontrarlo col cuore, con la vita, incontrarlo vivente, come Lui è;

Incontrarlo con Fede; ma occorre avere il cuore aperto.

In questo cammino verso il Natale ci aiutano alcuni atteggiamenti:

– la perseveranza nella preghiera,
– pregare di più,
– l’operosità nelle carità fraterna,
– avvicinarci di più a quelli che hanno bisogno,
– la gioia nella lode del Signore. Dunque: la preghiera,
la carità e la lode, con il cuore aperto perchè il Signore ci incontri”.

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Antonio Cospito: Papa Francesco auguri natalizi alla Curia romana

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Un vero e proprio “catalogo” delle tentazioni e delle malattie spirituali a cui è esposto il servizio al Signore a imitazione di quelli compilati nei primi secoli dai Padri del deserto: lo ha proposto papa Bergoglio alla Curia riunita per i tradizionali auguri natalizi.

“La Curia è chiamata a migliorarsi sempre e a crescere in comunione, santità e sapienza per realizzare pienamente la sua missione – ha affermato il pontefice che sta lavorando al progetto di riforma della struttura curiale -. Eppure essa, come ogni corpo, è esposta anche alle malattie, al malfunzionamento, all’infermità. E qui vorrei menzionare alcune di queste probabili malattie”.

Sono almeno 15 le malattie “più abituali” nella vita di Curia. Si va dall’ “Alzheimer spirituale” che può essere definito come la “dimenticanza della storia della Salvezza, della storia personale con il Signore, del primo amore” così che a causa di “un declino progressivo delle facoltà spirituali” si diventa completamente dipendenti “dal loro presente, dalle loro passioni, capricci e manie”, alla malattia del “sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile” che è quella propria di una Curia che “non si autocritica”. E c’è la “schizofrenia esistenziale” di coloro che “vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare” per cui le persone “si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete. Creano così un loro mondo parallelo, dove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e vivono una vita nascosta e sovente dissoluta”. Unico rimedio una “conversione urgente e indispensabile”.

C’è la “malattia del martalismo” che prende nome dalla Marta evangelica e si traduce in una eccessiva operosità così che le persone si immergono nel lavoro, trascurando di “sedersi ai piedi di Gesù” come faceva Maria per ascoltarlo, ma “trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione” così come la “malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo” fa cadere nella tentazione di di “voler pilotare la libertà dello Spirito santo”.
Papa Francesco ha inserito nel catalogo “la malattia del profitto mondano e degli esibizionismi” che si può riscontrare nei casi “quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri”. Sono affette da questa malattia le persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di “calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza”.
E che dire della malattia dell’accumulare? Si cerca di colmare un vuoto esistenziale accumulando beni materiali “non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro”. “I nostri traslochi – ha stigmatizzato il papa – sono un segno di questa malattia”.

Bisognerebbe evitare anche il peso di “chiacchiere, mormorazione e dei pettegolezzi” che è la “malattia delle persone vigliacche”. “Di questa malattia – ha detto Francesco – ne ho già parlato tante volte ma mai abbastanza: è una malattia grave che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare seminatrice di zizzania come satana, e in tanti casi omicida a sangue freddo della fama dei propri colleghi e confratelli. “Guardiamoci – ha avvertito il Papa – dal terrorismo delle chiacchiere”.

Tra l’altro “il fuoco amico dei commilitoni è il pericolo più subdolo” ha sottolineato Bergoglio criticando la “malattia dei circoli chiusi”. In questi casi “l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al corpo e in alcune situazioni a Cristo stesso”. “Anche questa malattia – ha avvertito il papa – inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando un cancro che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali – specialmente ai nostri fratelli più piccoli”.
Vero è che “i sacerdoti – ha affermato il papa citando una sua lettura – sono come gli aerei, fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano. Molti criticano e pochi pregano per loro”. “E’ una frase molto simpatica – ha proseguito Bergoglio invitando i membri della Curia alla riconciliazione in preparazione al Natale – ma anche molto vera perché delinea l’importanza e la delicatezza del nostro servizio sacerdotale e quanto male potrebbe causare un solo sacerdote che cade a tutto il corpo della Chiesa”.

Il catalogo della malattie è stato “consegnato” da Bergoglio anche alla riflessione dei dipendenti della Santa Sede che ha incontrato nella successiva udienza. “Non ho voluto far passare il secondo Natale a Roma – ha sottolineato papa Francesco ringraziando ciascuno per il contributo dato al funzionamento della Curia – senza incontrare le persone che si definiscono ‘gli invisibili’: i giardinieri, gli ascensoristi, i minutanti…”. Ai dipendenti il papa ha raccomandato la parola “cura” così da trasformare il Natale in occasione di “cura di ogni ferita”. Ha chiesto loro di curare la “vita spirituale”, il lavoro da compiere con “entusiasmo e passione”, curarsi il parlare “chiedendo al Signore la saggezza di sapersi mordere la lingua a tempo per non dire parole ingiuriose che poi lasciano la bocca amara”.
Ma soprattutto, il pontefice ha raccomandato di curare la vita familiare dando “non solo denaro ma tempo, attenzione, amore”. “La famiglia è un tesoro – ha detto il pontefice – i figli sono un tesoro. Giocare con i figli è seminare futuro”.
E al termine del suo intervento, il pontefice ha chiesto perdono per gli scandali “miei, dei miei collaboratori” che “fanno tanto male”.

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Antonio Cospito: Udienza Speciale con Papa Francesco del 27/11/2014

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Alle ore 12 del 27 novembre 2014, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Pellegrinaggio della Famiglia Paolina in occasione della chiusura dell’Anno centenario del Carisma paolino e nella memoria del Beato Giacomo Alberione.

A tale udienza speciale con Papa Francesco, erano presenti anche i premiati del Festival “Una Canzone per Papa Francesco 2014”, il regista Gianfranco Mondino e la conduttrice Sonia De Castelli di Telecupole.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato nel corso dell’incontro: Discorso del Santo Padre.

Cari fratelli e sorelle della Famiglia Paolina!
Con gioia vi accolgo in occasione del vostro centenario. Saluto i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici. Ringrazio il Vicario Generale per le sue parole, e mi associo di cuore al ricordo del compianto Superiore Generale Don Silvio Sassi, che partecipa dal Cielo a questo momento di festa.

1. Questa vostra ricorrenza centenaria vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla , in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali, tipici del vostro carisma. Destinatari della buona notizia che Dio è amore e, in Gesù Cristo, si comunica all’umanità, sono tutti gli uomini, ogni uomo e donna che vive in questo mondo; e destinatario è tutto l’uomo, nell’integralità della sua persona, della sua storia, della sua cultura. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» ( Mt 10,8), dice Gesù. In queste parole sta il segreto dell’evangelizzazione, che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché «il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa» ( Evangelii gaudium , 9). Vi incoraggio a proseguire sulla strada che Don Alberione ha aperto e la vostra Famiglia ha percorso finora, sempre tenendo lo sguardo rivolto a vasti orizzonti. Non dobbiamo mai dimenticare che «l’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno»( ibid. , 14). Questa spinta alle “genti”, ma anche alle periferie esistenziali, questa spinta “cattolica”, voi l’avete proprio nel sangue, nel “DNA”, per il fatto stesso che il vostro Fondatore è stato ispirato dalla figura e dalla missione dell’apostolo Paolo.

2. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la Chiesa come popolo in cammino verso una meta che tutto supera e tutto compie in Dio e nella sua gloria. Questa visione della Chiesa in cammino è espressiva della speranza cristiana ; infatti, il fine ultimo dell’agire di noi cristiani sulla terra è il possesso della vita eterna. Pertanto, il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore.

Di questa prospettiva di speranza, le persone consacrate sono speciali testimoni, soprattutto con uno stile di vita improntato alla gioia. La presenza dei religiosi è segno di gioia. Quella gioia che scaturisce dall’esperienza intima di Dio che riempie il nostro cuore e ci rende davvero felici, così che non abbiamo bisogno di cercare altrove la nostra gioia. Altri importanti elementi che alimentano la gioia dei religiosi sono la genuina fraternità sperimentata nella comunità e la completa oblatività nel servire la Chiesa e i fratelli, specialmente i più bisognosi.

E qui, occorre menzionare l’amore per l’unità della Chiesa. Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, dev’essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che cercano solo lo spettacolo dei conflitti e provocano lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa.

3. Il beato Giacomo Alberione scorgeva nell’annuncio di Cristo e del Vangelo alle masse popolari la carità più autentica e più necessaria che si potesse offrire agli uomini e alle donne assetati di verità e di giustizia. Egli è stato toccato in profondità dalla parola di san Paolo:«Guai a me se non annuncio il Vangelo!» ( 1 Cor 9,16) e ne ha fatto l’ideale della propria vita e della propria missione. Seguendo le orme di Gesù e ad imitazione dell’Apostolo delle genti, ha saputo vedere le folle come pecore sbandate e bisognose di orientamenti sicuri nel cammino della vita. Pertanto, ha speso l’intera esistenza a spezzare loro il pane della Parola con linguaggi adeguati ai tempi. Così anche voi siete chiamati a spendervi al servizio della gente di oggi a cui lo Spirito vi manda, con creatività e fedeltà dinamica al vostro carisma, individuandole forme più idonee affinché Gesù sia annunciato. I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e l’urgente necessità di testimoniare il messaggio evangelico. Non solo dirlo. Testimoniarlo con la propria vita. E questa testimonianza a tutti costituisce il campo del vostro apostolato. Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali.

Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace. Nella vostra sequela Christi e nella vostra testimonianza, vi sarà certamente di aiuto l’Anno della Vita Consacrata, che sta per iniziare, tra pochi giorni.
Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santa, Madre della Chiesa, vi protegga, vi aiuti e sia la guida sicura del cammino della Famiglia Paolina, perché possa portare a compimento ogni progetto di bene. Con questi auspici, assicuro il mio ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e a mia volta vi chiedo per favore di pregare per me. E ora volentieri invoco la benedizione del Signore su di voi, su quanti rappresentate, sui lettori delle vostre riviste e su coloro che incontrate nel vostro quotidiano apostolato. E tutti insieme preghiamo la Madonna: ” Ave o Maria ,….

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Rete Cattolica – Ufficio Stampa

Art Director – Antonio Cospito
Sito Web: www.cattolici.eu

L. Ron Hubbard: Residuati Sorpassati

Scritto da renatoongania il . Pubblicato in Libri, Politica, Religione, Salute

Quello che segue è uno stralcio dell’intervento del Papa ripreso da “Il Garantista” lo scorso 25 ottobre 2014, dove parla di tortura negli ospedali psichiatrici: “Le torture ormai non sono somministrate solamente come mezzo per ottenere un determinato fine, come la confessione o la delazione – pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale – ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo, si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena.”
Il primo manicomio italiano viene aperto il 22 giugno 1728, con Regio Decreto di Vittorio Amedeo II, che ne affida la gestione alla confraternita del SS. Sudario: si chiama “Spedale dei Pazzi”. Per una descrizione cruda e documentata delle violenze, dei soprusi e del mercato dellapsichiatria in Italia sui 100.000 ‘pazienti’ dei primi anni ’90 del secolo scorso, si consiglia la lettura del libro “L’Inganno Psichiatrico”, di Roberto Cestari.
Per conoscere invece gli orrori degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), con ancora 1000/1500 ‘pazienti’, si consiglia la lettura di “Matti in Libertà” di Maria Antonietta Farina Coscioni. Dal presidente Giorgio Napolitano a tutti gli altri politici, nessuno escluso ha definito queste strutture un “orrore”, indegne per un paese civile. Ma gli Opg sono ancora in vita. C’è una legge che risale al 15 maggio 2012. Che oltre a prevedere la chiusura dei sei centri nel Paese – Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Napoli, Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (Mantova) – ha stanziato 180 milioni per la costruzione delle nuove strutture. Altri 38 milioni sono arrivati poi nel 2012. E ancora: gli ultimi 55 nel 2013…
Per una chiave di lettura che riprende le radici della psichiatria dalla sua nascita, proponiamo un articolo di L. Ron Hubbard pubblicato il 15 novembre 1969 e presente sul volume Umanitario: Diritti Civili, New Era Publications.
RESIDUATI SORPASSATI

di L. Ron Hubbard

Gli psichiatri e le loro associazioni di copertura vivono in un passato tanto remoto quanto quello di alcuni dei loro squilibrati pazienti.
Appartengono ai brutti vecchi tempi, di prima del 1450.Su ogni collina c’era il castello di un signorotto-brigante, governato solo dalle migliori che venivano dalle migliori tra le famiglie migliori.
Nel sottosuolo, sotto alle fortificazioni di ogni castello, c’erano delle segrete con mura costellate di catene e stanze di tortura, corredate di tavole dell’allungamento e stivaletti malesi, accompagnate da una tecnologia veramente completa per infliggere mutilazione e assassinio con la massima agonia possibile nel più lungo tempo possibile.
Per qualunque capriccio passeggero, qualsiasi contadino, soldato, mercante o viaggiatore di passaggio poteva essere sequestrato senza la benché minima procedura legale, i suoi possedimenti potevano essere confiscati e lui poteva essere incarcerato per anni senza nessuna accusa di sorta, per poi riemergere, nel raro caso lo facesse, con la salute e le membra a pezzi e completamente pazzo.
Qualsiasi scrittore o autore di opuscoli polemici che avesse l’ardire di sussurrare il minimo accenno di avvertimento a questi arroganti “signori” e alle loro “signore” veniva inseguito come un ratto, fatto a pezzi sulla ruota o impiccato, sventrato e squartato.
Le campagne erano in rovina, la gente impaurita se ne stava rimpiattata in luridi tuguri e lo spirito dell’uomo giaceva schiacciato e quasi morto.
Così era il 1450, nel “mondo civilizzato”.
Col lento passar dei decenni, l’Uomo conquistò a poco a poco, piccoli diritti e libertà. Ma solo tramite montagne di “ribelli” massacrati e solo lungo una strada lastricata dalle ossa degli impavidi campioni del genere umano, il cui coraggio quasi sempre li portò alla morte.
Ora siamo giunti al XX secolo. Abbiamo leggi e procedure secondo le regole del diritto processuale e abbiamo almeno un po’ di diritti e di libertà.
Ecco qui gruppi di copertura degli psichiatri, che agiscono solo per conto di un pugno di “specialisti”. Eccoli qui, in compagnia dei loro “signori” e delle loro “signore” e delle migliori tra le persone migliori.
Hanno i loro “ospedali” mentali dove si può perpetrare qualsiasi tortura, qualsiasi crimine.
Ci sono “leggi” mentali grazie alle quali chiunque può essere sequestrato senza nessuna procedura legale e trattenuto senza alcuna accusa.
Dopo essere stati sottoposte a “shock”, chirurgia, “cura” dell’acqua e droghe violente, quando le persone vengono rilasciate, se mai ciò avviene, sono dei rottami coi nervi a pezzi e incompetenti.
In base a tutte le prove complete, recentemente portate alla luce, la maggioranza dei reclusi di questi “istituti” non sono pazzi e non lo sono mai stati. C’è solo una minoranza di pazzi, e quanti di loro sono impazziti a causa di queste crudeli torture e percosse?
Perciò questi gruppi di copertura della psichiatria sono terribilmente fermi al 1450.
Sono composti soltanto dalle migliori tra le persone che si trovano al vertice.
Democrazia, decoro e procedure legali son tutte cose che essi considerano con sprezzante arroganza.
Tutto questo sta diventando ben noto. È oggetto di documentazione completa.
Ma che dire dei politici e dei legislatori che, con fare servile, s’inchinano, procurano loro delle leggi per effettuare facili sequestri e danno loro da spendere i miliardi dei contribuenti?
E che dire degli scrittori che sui giornali e negli stampati, leccano loro i piedi e attaccano qualsiasi persona o qualsiasi gruppo che, come gli Scientologist, cerca di smascherare tali crimini?
Beh, amici miei, io direi che politici e pennaioli di questa risma sono una manica di traditori della razza umana. Ecco quel che direi.
Non è il 1450, sapete. È il ventesimo secolo.
Tornate al presente, ecco quel che direi.



L. Ron Hubbard

Nella partita promossa da Papa Francesco canta Violetta

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Calcio, Sport

Martina Stoessel, la star argentina che interpreta Violetta nella serie televisiva di Disney Channel, si esibirà il 1° settembre allo Stadio Olimpico di Roma, durante la Partita Interreligiosa per la Pace.

“Il Papa ha voluto che si organizzasse questo evento perché calcio e musica sono in grado di unire i popoli e le persone di tutte le religioni. Il ricavato andrà in beneficenza”, ha spiegato Martina, ospite del programma “Hola Susana”, che è andato in onda  in Argentina.
La Partita per la Pace riunirà migliaia di appassionati nella fantastica cornice dello Stadio Olimpico di Roma.
Insieme al suo connazionale Javier Zanetti – principale promotore della manifestazione di beneficenza – Tini sosterrà l’iniziativa promossa da Papa Francesco perchè diventi un momento indimenticabile per chi vivrà l’evento dal vivo e per chi lo vedrà in televisione in tutto il mondo.
Nel corso dell’esibizione romana, Martina canterà “En Mi Mundo”, un brano del suo repertorio in versione italiana.
Musica, sport, spettacolo e fratellanza saranno i tratti distintivi della manifestazione di Roma, tutti uniti per inviare un messaggio di pace, tolleranza e inclusione e per raccogliere fondi per la Fondazione PUPI e Scholas Occurrentes.
Ai grandi campioni di tutto il mondo che hanno confermato la propria presenza, si aggiunge una straordinaria selezione di giocatori argentini. Insieme al neo tecnico della nazionale bianco-celeste Gerardo “Tata” Martino, scenderanno in campo: Lionel Messi, Javier Zanetti, Javier Mascherano, Maxi Rodriguez, Rodrigo Palacio, Ricardo Alvarez, Juan Iturbe, Cristian Ledesma, Ezequiel Schelotto, Hugo Campagnaro, Esteban Cambiasso, Ezequiel Lavezzi, Mauro Icardi, Rubén Botta e Juan Pablo Carrizo.
Il ricavato della manifestazione è destinato al sostegno del progetto “Un’Alternativa di Vita” promosso da due importanti realtà no profit: Scholas Occurrentes: entità educativa di bene pubblico, promossa da Papa Francesco, con sede presso la Pontificia Accademia delle Scienze, che collega la tecnologia, l’arte e lo sport per promuovere l’inclusione sociale e la cultura dell’incontro, e Fondazione PUPI, creata oltre 10 anni fa da Javier e Paula Zanetti, promuove e sostiene programmi di adozione a distanza, alloggio e assistenza sociale per alleviare il disagio e le diverse condizioni di malessere dei bambini dei settori più poveri della società.
Le due realtà hanno deciso di unire le forze e concentrare le loro energie in un progetto comune: i fondi raccolti attraverso l’evento saranno quindi destinati a migliaia di giovani di Buenos Aires che potranno ricevere assistenza educativa e sostegno continuo.
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Rete Cattolica – Ufficio Stampa
Art Director – Antonio Cospito
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