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Mutui: aumentano dell’11,5% gli importi erogati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Continua il trend di crescita degli importi richiesti dai mutuatari e quelli erogati loro dalle banche; è questo il primo dato importante che emerge dall’Osservatorio realizzato da Facile.it e Mutui.it che evidenzia come, a maggio 2017, l’importo medio richiesto in Italia sia stato pari a 131.112 euro, in aumento del 2,25% rispetto a dodici mesi prima.

L’analisi, realizzata su un campione di oltre 15.000 domande di finanziamento, ha registrato soprattutto un significativo aumento delle somme erogate dalle banche (+11,57%) che ha portato i valori concessi, mediamente, a 125.898 euro.

«La crescita dell’erogato medio», ha commentato Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, «è un innegabile segnale di maggiore disponibilità da parte degli istituti anche se, a ben guardare, i valori sembrano rallentare nel corso dei mesi; nell’ultimo semestre l’erogato è cresciuto dell’1,91%, nel trimestre dell’1,79%.»

Il tasso fisso perde terreno

Con i tassi di interesse ancora a valori piuttosto bassi, il mutuo a tasso fisso rimane di gran lunga quello preferito dagli italiani anche se, complici i segnali di ripresa mostrati dall’Irs – quello a 20 anni è passato dall’1.25 di dicembre 2016 all’1.39 di maggio 2017 – diminuisce la percentuale di italiani che opta per questa formula; se a dicembre 2016 era l’83% dei richiedenti, a maggio 2017 la percentuale è scesa al 70%, valore comunque maggiore rispetto a quello di un anno fa, quando a chiedere il tasso fisso era il 67%.

La richiesta di mutui a tasso variabile, aumentando di 12 punti percentuali negli ultimi sei mesi, passa dal 14% di dicembre 2016 al 26% di maggio 2017.

Il Loan to Value cresce, soprattutto negli erogati

Guardando al rapporto tra valore dell’immobile e importo del mutuo richiesto, la domanda degli italiani a maggio 2017 rimane poco sotto il 60%, in leggero aumento sia nel trimestre (+0,99%), sia nel semestre (+1,07%) e sia nell’anno (+1,90%).

Incremento più importante, invece, nel rapporto tra il valore dell’immobile e l’importo effettivamente erogato dalle banche; a maggio 2017 gli istituti hanno finanziato in media il 57,22% del valore, in crescita di oltre 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente (era 50,77% a maggio 2016) anche se, negli ultimi mesi, l’atteggiamento è stato più cauto, con incrementi meno incisivi (+1,37% nel semestre e +1,86% nel trimestre). Invariate, da oltre un anno, sia la durata media del piano di restituzione (22 anni), sia l’età del richiedente tipo (40 anni).

I mutui prima casa

Facile.it ha monitorato anche l’andamento dei mutui prima casa (https://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), registrando un aumento dell’importo medio richiesto con questa finalità, che a maggio 2017 è stato di 141.334 euro, il 4,02% in più rispetto a un anno fa.

Più importante, invece, è l’aumento delle somme erogate dalle banche per l’acquisto della prima casa; se a maggio 2016 gli istituti di credito hanno concesso importi medi pari a 118.189 euro (loan to value 56,90%), a maggio 2017 l’erogato è cresciuto del 9,76% toccando quota 129.719 euro (loan to value 62,47%).

Anche per i mutui prima casa rimangono sostanzialmente identici l’età media dei richiedenti (38 anni, uno in meno rispetto a maggio 2016) e i tempi di restituzione (24 anni, erano 23).

Ultimo dato interessante che emerge dall’Osservatorio è legato alle surroghe erogate che, nel corso dell’anno hanno avuto un trend altalenante; se rispetto a dodici mesi fa queste sono aumentate del 16,90%, nell’ultimo periodo l’andamento si è invertito, con una diminuzione del 12,63% nel trimestre marzo – maggio 2017.

Mutui: aumentano del 6,22% gli importi erogati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Mercati

Tornano a salire gli importi richiesti dai mutuatari e quelli erogati loro dalle banche; è questa la prima e più importante evidenza emersa dall’Osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it relativo ai mutui italiani nel periodo febbraio 2016 – febbraio 2017. (https://www.facile.it/mutui.html). Nello scorso mese la richiesta media di mutui in Italia, si legge nell’analisi condotta su un campione di oltre 13.000 pratiche, è stata pari a 134.900 euro, vale a dire il 7,35% in più rispetto ai valori registrati dodici mesi prima. L’incremento, però, sembra in qualche modo aver rallentato col passare del tempo visto che se si ferma l’analisi ai sei mesi l’aumento è pari al 5,34% e, nei tre mesi scorsi, al 4,21%.

All’aumento degli importi richiesti corrisponde anche quello nelle somme erogate dalle banche, anche se in questo senso la crescita è inferiore e, di conseguenza, si crea un certo scollamento fra quanto gli aspiranti mutuatari vorrebbero ricevere e quanto effettivamente ottengono; a febbraio 2017 l’erogato medio è stato pari a 121.039 euro, equivalente al 6,22% in più rispetto ad un anno fa. Considerando ancora una volta i valori in ottica semestrale e trimestrale vediamo come, nei sei mesi, la crescita ci sia effettivamente stata, sia pure in maniera più contenuta (+1,85%), mentre nell’ultimo trimestre le banche sembrano aver scelto una linea di maggior cautela e gli importi erogati si siano ridotti, da dicembre 2016, del 2,13%.

Con gli indici di riferimento ai valori più bassi di sempre, moltissimi italiani cercano di garantirsi per tutta la durata del mutuo le migliori condizioni possibili e, quindi, scelgono in massa il tasso fisso, cui sono indicizzati il 77% dei mutui richiesti a febbraio 2017; eppure qualcosa sembra cambiare all’orizzonte e, nel periodo compreso fra il 01 dicembre 2016 ed il 28 febbraio 2017, il tasso variabile torna a crescere guadagnando oltre 4 punti percentuali (+4,32%).

A spiegare il fenomeno è Ivano Cresto, responsabile della Business Unit mutui di Facile.it: «La percentuale di nuovi mutuatari che sceglie il tasso fisso è in leggera discesa rispetto a fine 2016 perché, nonostante ci siano ancora sul mercato delle offerte a tasso fisso molto competitive, l’aumento degli IRS degli ultimi mesi sta spingendo alcuni nuovi mutuatari ad orientarsi verso altre soluzioni più convenienti sul breve periodo, come i tassi variabili, ma anche quelli misti che consentono una maggiore flessibilità e capacità di godere delle variazioni di mercato».

Guardando al rapporto fra valore dell’immobile e importo del mutuo, se da un lato gli italiani continuano a tarare le proprie richieste su importi che sono pari a poco meno del 60% del prezzo della casa oggetto della compravendita, le banche ridimensionano le aspettative e finanziano in media il 53% del valore (era quasi il 56%) a dicembre, ma rimangono comunque anch’esse stabilmente al di sopra della soglia psicologica del 50%. Invariate, ormai da un anno, sia la durata media del piano di restituzione (22 anni), sia l’età del richiedente tipo (40 anni).

I mutui prima casa

Come da abitudine, l’osservatorio ha poi svolto un focus dedicato ai mutui prima casa (https://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), per i quali ha riscontrato aumenti ancora più significativi.
Se a febbraio chi ha sottoscritto una richiesta di finanziamento per comprare la sua prima casa puntava ad ottenere appena meno di 143.000 euro (142.826, +8,85% rispetto all’anno prima), le banche hanno comunque scelto di essere più generose rispetto a febbraio 2016, concedendo mediamente 125.250 euro (+9,18%), ma notevolmente più parche in confronto ai valori di dicembre 2016, quando concedevano in media 136.100 euro, vale a dire l’8% in più.
Anche per i mutui prima casa rimangono sostanzialmente identici sia l’età media dei richiedenti (38 anni, uno in meno rispetto al febbraio 2016) e i tempi di restituzione del mutuo (24 anni, erano 23 dodici mesi fa).

Mutui e 730. Cosa cambia nel nuovo modello

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Si apre un nuovo anno e già si comincia a pensare alla dichiarazione dei redditi. Con qualche novità quest’anno, per quanto riguarda il nuovo modulo 730, di cui la bozza e le istruzioni sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Le novità nel modello 2017 sono tante, in particolare il fatto che per i lavoratori trasferitisi in Italia concorre al reddito solo il 70% di quanto guadagnato come dipendente durante l’anno e l’elevazione a 750 euro del premio detraibile per le polizze a tutela dei disabili gravi (legge “dopo di noi”). Nel modello da utilizzare dalla prossima dichiarazione dei redditi trovano spazio anche i nuovi bonus e le detrazioni previste dalla Legge di Stabilità 2017. Mutui.it, in collaborazione con Facile.it, ha creato un breve vademecum per capire come fare a godere delle detrazioni legate ad edilizia e mutui e come inserirle correttamente nel nuovo modello 730.

Per cominciare con i mutui, nel rigo E7, con codice 7, andranno indicati gli interessi passivi, gli oneri accessori e le quote di rivalutazione pagati nel 2016 per i mutui ipotecari destinati all’acquisto dell’abitazione principale per i quali spetta la detrazione del 19%, confermata, a prescindere dalla scadenza della rata. In caso si usufruisca di sovvenzioni o contributi statali, la detrazione spetta solo sull’importo effettivamente a carico del contribuente. «Se il contributo – specifica l’AdE – viene erogato in un periodo di imposta successivo a quello in cui il contribuente ha fruito della detrazione per l’intero importo degli interessi passivi, l’ammontare del contributo percepito deve essere assoggettato a tassazione separata a titolo di “onere rimborsato”». Gli interessi di mutui stipulati nel 1991 – 92 per motivi diversi dall’acquisto dell’abitazione principale non sono detraibili; idem per quelli a partire dal 1993, mentre i mutui stipulati nel 1997 anche per ristrutturazione e quelli accesi nel 1998 anche per costruzione e ristrutturazione sono detraibili.

L’AdE ricorda, come già in precedenza, «se il mutuo è intestato a più persone, ogni cointestatario può fruire della detrazione unicamente per la propria quota di interessi… la detrazione spetta al contribuente acquirente e intestatario del contratto di mutuo, anche se l’immobile è adibito ad abitazione principale di un suo familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado). In caso di separazione legale, anche il coniuge separato, finché non interviene l’annotazione della sentenza di divorzio, rientra tra i familiari. In caso di divorzio, al coniuge che ha trasferito la propria dimora abituale spetta comunque la detrazione per la quota di competenza, se nell’immobile hanno la propria dimora abituale i suoi familiari. La detrazione spetta su un importo massimo di 4.000 euro. In caso di contitolarità del contratto o di più contratti di mutuo, questo limite si riferisce all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti (per esempio i coniugi non fiscalmente a carico l’uno dell’altro cointestatari in parti uguali del mutuo che grava sulla abitazione principale acquistata in comproprietà possono indicare al massimo un importo di 2.000 euro ciascuno). Se invece il mutuo è cointestato con il coniuge fiscalmente a carico, il coniuge che sostiene interamente la spesa può fruire della detrazione per entrambe le quote di interessi passivi».

Nei righi da E8 a E10, codice 8, vanno indicati gli interessi dei mutui per l’acquisto di altri immobili (sempre detraibili al 19%); con codice 9 quelli per recupero edilizio contratti nel 1997; con codice 10 quelli per la costruzione dell’abitazione principale; con codice 11 gli interessi per prestiti o mutui agrari. Per vedere le istruzioni complete per quanto riguarda i mutui, è opportuno leggere il documento dell’AdE cliccando qui.

Per quanto riguarda le altre agevolazioni, fino al 31 dicembre 2017 è stato prolungato il bonus mobili per chi chiederà una detrazione del 50% per i lavori di recupero edilizio intrapresi a partire dal 1 gennaio 2016 (l’inizio dei lavori andrà documentato come da modalità prevista dalla tipologia di lavoro). Data questa condizione, vale il bonus mobili per un massimo di 10 mila euro di detrazione da spalmare su dieci anni, a patto che i mobili e i grandi elettrodomestici acquistati (anche tramite finanziamento) siano destinati, appunto, all’immobile ristrutturato. Per usufruire della detrazione non sarà più necessario, come in precedenza, il bonifico “parlante” (ovvero quello che contiene nello specifico tutte le informazioni relative alla destinazione del pagamento (indispensabile per accedere alle detrazioni fiscali fino all’anno scorso), ma sarà sufficiente quello ordinario, oppure un pagamento con bancomat e carta di credito. Saranno detraibili i pagamenti effettuati dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2017. Detrazione del 65% in dieci anni anche per le spese sostenute per l’acquisto di dispositivi di controllo da remoto, che andranno indicate nel rigo E62 con il codice 7.

Non solo. Benché il bonus mobili non sia stato rinnovato specificamente per le giovani coppie nel 2017, in dichiarazione dei redditi i conviventi, anche di fatto, da almeno tre anni (due si legge nel sito Abi), se almeno uno dei componenti la coppia abbia meno di 35 anni, si vedranno riconosciuta una detrazione del 50% delle spese sostenute per arredare l’abitazione principale, entro il limite di 16 mila euro. Tali spese andranno indicate nel rigo E58 del nuovo 730.

Altre detrazioni previste dal nuovo 730 (rigo E14) sono legate alle spese per i canoni di leasing dell’abitazione principale pagati nel 2016, detraibili al 19% nel caso i contraenti avessero, al momento della stipula, un reddito inferiore ai 55 mila euro. L’importo dei canoni non deve superare gli 8 mila euro, o i 4 mila nel caso in cui il contraente avesse più di 35 anni al momento della stipula. Lo stesso vale per le quote di riscatto: detraibile il 19% su un massimo di 20 mila euro, o di 10 mila per gli over 35.

Chi poi avesse acquistato nel 2016 un’abitazione principale di classe energetica A o B potrà detrarre il 50% dell’Iva, sempre in dieci anni. Questa spesa andrà indicata nel nuovo rigo E59.

Cosa cambia per i mutui nel 2017

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Nuove tutele e tassi di interesse: con l’arrivo del 2017 per i mutui la musica potrebbe essere vicina a cambiare. Mutui.it, in collaborazione con Facile.it, ha cercato di fare ilpunto anche su questo aspetto. Qualcosa cambia, anche in via definitiva: vediamo in che senso.

Innanzitutto, dal punto di vista delle tutele riservate al consumatore: dallo scorso luglio sono entrate in vigore (ed ora sono operative) le norme contenute nel decreto legislativo 72/2016 che recepisce una direttiva europea che obbliga le banche ad una sempre maggiore trasparenza nel momento della stipula di un mutuo. Per riassumere, al cliente l’istituto di credito deve fornire in modo trasparente – tramite il modulo denominato Prospetto Informativo Europeo Standardizzato – ogni informazione relativa all’offerta, in modo che sia sempre possibile fare dei confronti per scegliere la migliore soluzione presente sul mercato. Per altri contenuti della direttiva, cliccare qui.

Per quanto riguarda invece i tassi di interesse, sebbene sia probabile che resteranno bassi ancora per diverso tempo, va ricordato che l’anno che si conclude è stato quello che ha visto i valori storicamente al minimo per i costi dei finanziamenti, e che quindi un rialzo nei prossimi mesi o anni è da mettere in conto. Se infatti il tasso Euribor, al quale sono legati i mutui a tasso variabile, resterà probabilmente sui livelli attuali ancora per un paio di anni, l’Eurirs a dieci anni (dal quale dipendono i mutui a tasso fisso) ha già cominciato una lenta risalita guadagnando da luglio oltre 40 punti base. Risalita che potrebbe proseguire, a causa di vari fattori tra cui la diminuzione dell’importo del Quantitative Easing della Bce (ovvero della quantità di titoli di Stato che la Banca Centrale Europea acquisterà per immettere liquidità sul mercato) fino al dicembre 2017, passato da 80 a 60 miliardi di euro al mese. Va poi considerato che da ora esiste maggiore incentivo ad acquistare titoli a breve scadenza (non più a due anni, ma anche ad un anno) a scapito di quelli a scadenze più lunghe, il che va a impattare sul livello del tasso Eurirs. Infine, bisogna mettere in conto ciò che avviene oltre Oceano: negli Usa la Fed ha appena ritoccato al rialzo il costo del denaro, comportamento che indubbiamente inizierà a trasmettersi anche in Europa sebbene col consueto ritardo. Non solo, ma con l’elezione del nuovo presidente Trump e l’attuazione delle politiche fiscali espansive presenti nel suo programma l’inflazione Usa potrebbe mettersi a correre più del previsto, portando a politiche monetarie restrittive (e quindi ad ulteriori rialzi dei tassi) che si rifletteranno anche sul Vecchio Continente, probabilmente già nel corso dei prossimi cinque anni.

Sono quindi le ultime ore utili per chi voglia stipulare mutui a tasso fisso con la certezza di cogliere il momento più favorevole? Può darsi, perché dal prossimo gennaio diventerà molto probabile un ritocco al rialzo degli spread bancari, peraltro già “difesi” contro eccessivi ribassi dai contestati tassi floor, che da tempo impediscono che al ribasso dei tassi sui mutui non ci sia alcun limite. Una mossa, questa, che potrebbe frenare anche il mercato delle surroghe (a che pro infatti cambiare il proprio mutuo con un altro se le rate diventano più care?), che già, secondo l’Osservatorio di Facile.it, ha visto nel semestre un calo del 19,8% dopo aver rappresentato per anni il pilastro su cui si reggeva la domanda di mutui.

Bonus fiscali: cosa resta nella finanziaria 2017

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Politica

Dopo le dimissioni del premier Renzi, la votazione della Legge Finanziaria per il 2017 è stata comunque assicurata, e con essa la presenza dei bonus e delle detrazioni fiscali per il prossimo anno. Mutui.it, in collaborazione con Facile.it, ha rianalizzato i testi e verificato quali sono i bonus riconfermati, eccoli.
C’è ancora l’Ecobonus, ovvero la detrazione fiscale spettante a chi intraprenda lavori di riqualificazione energetica, che ammonta al 70/75% per i condomini (detrazione da spalmarsi su 10 anni ed estesa fino al 2021) e al 65% per le singole case, provvedimento esteso fino alla fine del prossimo anno. Bonus che quindi incentiva alla stipula di mutui e finanziamenti per dare liquidità a questi tipi di progetti.
Anche il bonus per le ristrutturazioni è stato prorogato fino al 2017, e consiste in una detrazione del 50% delle spese. A questo si aggiunge come ormai da qualche anno il bonus mobili, per l’acquisto di arredamento e piccoli elettrodomestici, anche questo detraibile al 50% da distribuire in dieci anni.
Per chi debba adibire un immobile ad albergo, esiste anche un bonus alberghi, esteso fino al 2018, che dà la possibilità di detrarre il 65% delle spese in dieci anni.
Ricordiamo poi il bonus per l’adeguamento antisismico delle abitazioni, con detrazioni, a seconda delle zone, del 50-70-80% per le case e del 50-75-80% per i condomini. Questo bonus consiste in una detrazione del 50%, che sarà possibile richiedere fino alla fine di dicembre del 2021.
Confermato anche il Fondo di garanzia per la prima casa, prorogato anch’esso a tutto il 2017, e le agevolazioni per i mutui destinate agli under 35, sia giovani coppie che single con contratti atipici, che usufruiranno di una garanzia statale del 50% presso le banche aderenti al progetto. Tale garanzia riguarderà però solo la quota capitale (non gli interessi) del prestito sottoscritto per l’acquisto dell’abitazione principale, purché il suo valore non superi i 250 mila euro e non rientri nelle categorie “di lusso” A8, A9 e A1.
Per chiunque chieda un mutuo per comprare o ristrutturare la prima casa ci sono inoltre agevolazioni Irpef, che consistono, per il 2016, nella consueta detrazione degli interessi passivi e degli oneri accessori relativi alla quota interessi (non capitale) dei finanziamenti, per un massimo di 4 mila euro.
Non è stata invece confermata, tra le agevolazioni fiscali legate alle abitazioni, la misura che permette di detrarre dall’Irpef il 50% dell’Iva all’acquisto di un immobile di classe energetica A o B direttamente dall’impresa costruttrice.

Mutui: continuano a diminuire le surroghe, -19,8% nel semestre

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

I mutui richiesti in Italia nel semestre maggio – ottobre 2016 sono sempre più spesso nuovi finanziamenti e le surroghe diminuiscono, rispetto al periodo novembre 2015 – aprile 2016 di quasi 20 punti percentuali perdendo terreno sia in termini assoluti, sia in termini relativi rispetto al totale dei finanziamenti erogati. I dati arrivano dall’Osservatorio condotto da Facile.it (https://www.facile.it/mutui.html) e Mutui.it (https://www.mutui.it/) che ha analizzato un campione di oltre 20.000 richieste e relative erogazioni di mutuo presentate in Italia evidenziando come, nel semestre in analisi, le surroghe hanno rappresentato circa il 38% dei mutui erogati, mentre rappresentavano quasi il 50% sei mesi prima. Il valore medio delle surroghe nel periodo è stato pari a poco più di 113.000 euro, era 118.000 euro nel semestre novembre 2015 – aprile 2016.

La richiesta media registrata in Italia per un mutuo nel periodo maggio-ottobre 2016 è stata pari a 128.000 euro, equivalente al 3,2% in più rispetto al semestre precedente; guardando ai valori dell’erogato, invece, l’Osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha registrato un importo medio di 120.000 euro, anche esso in aumento, ma in maniera meno netta (+1,3%). Crescono, in termini assoluti, anche i mutui erogati, che oggi sono il 34,1% in più rispetto a sei mesi prima. Gli italiani sembrano volersi garantire la positività degli indici attuali e, nel 70,4% dei casi, optano per un mutuo a tasso fisso; scelgono il variabile il 26,5% degli aspiranti mutuatari. Sei mesi fa le percentuali erano pari, rispettivamente, al 64,5% e al 28,1%.

Se aumentano sia gli importi richiesti sia quelli erogati, diminuisce invece il valore medio dell’immobile al centro del finanziamento.  Oggi le case oggetto di mutuo hanno un costo pari a 220.650 euro, vale a dire il 4,7% in meno rispetto a quanto non evidenziato nell’osservatorio precedente; mettendo in rapporto il valore dell’immobile con l’erogato, si ottiene un LTV di poco superiore al 62%. Osservando invece la durata del piano di restituzione, la media è pari a 21 anni.

I mutui prima casa

Facile.it e Mutui.it hanno poi condotto, nel loro Osservatorio, un focus specifico sui mutui richiesti per l’acquisto della prima casa. In questo specifico segmento di mercato, il valore medio dei mutui richiesti è stato pari a 137.000 euro, 126.500 euro quello dei finanziamenti erogati.

Nel primo come nel secondo caso i valori sono in crescita; del 5% per le richieste, del 2,2% per le erogazioni. Il valore degli immobili oggetto dei mutui richiesti per l’acquisto prima casa è stato pari, da maggio ad ottobre 2016, a  poco più di 203.000 euro, equivalenti ad un incremento del 2,2% rispetto al periodo novembre 2015 – aprile 2016 e ad un LTV pari al 67,4% rispetto alle cifre richieste e al 62,2% rispetto a quelle erogate.

«Il mercato dei mutui italiani si sta progressivamente avviando ad una normalizzazione e questa va letta come una buona notizia» ha dichiarato Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it e Mutui.it «Sebbene prevista, una variabile importante potrebbe essere la recente decisione della Fed relativa all’aumento dei tassi applicati negli Stati Uniti e quanto velocemente questa influirà sull’aumento dei tassi applicati in Italia. »