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Mutui: il 44,4% degli italiani è spaventato dallo spread

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

“Lei ha paura che lo spread possa incidere negativamente sulle sue finanze personali o su quelle della sua famiglia?” È questa la domanda che Facile.it e Mutui.it hanno fatto, attraverso l’istituto di ricerca mUp Research, ad un campione rappresentativo della popolazione adulta* e dalle risposte date emerge, senza ombra di dubbio, una grande preoccupazione; il 44,4% degli italiani (pari a oltre 19 milioni di individui) dichiara di essere preoccupato e di temere che l’andamento dello spread si ripercuota negativamente sulla propria economia familiare, ma i dati non si limitano a questo.

 La mappa della preoccupazione

«Se chi ha già un mutuo può stare tranquillo» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «chi si trova a chiederlo oggi ha davanti a sé una situazione molto differente. Sebbene la correlazione tra spread Btp-Bund e mutui non sia immediata e diretta, nel medio e lungo periodo un valore elevato del differenziale spinge verso l’alto lo spread – questa volta bancario – applicato dagli istituti di credito ai nuovi finanziamenti, aumentando il costo per il cliente. Il primo impatto si è iniziato a sentire ad ottobre, quando i tassi finali offerti da un buon numero di banche sono aumentati fra lo 0,10% e lo 0,30%. Tale aumento, sebbene lasci ancora tassi molto competitivi, su un piano di restituzione ventennale o magari ancora più lungo, si traduce in una differenza di migliaia di euro di interessi da pagare. Molti lo hanno già visto e questo spiega la loro preoccupazione».

Ad essere più preoccupati dalle possibili conseguenze dell’andamento dello spread sono i residenti nel Sud e nelle Isole (48,2%), seguiti da chi vive nel Nord Ovest (45,6%), mentre se si suddivide il campione per fasce d’età, i timori maggiori si registrano nella fascia 35-54 anni (47,3%); dato assolutamente comprensibile visto che è in questo periodo della vita che, soprattutto, si è responsabili delle economie familiari. Segmentando invece per genere, si dichiara preoccupato il 47,4% del campione maschile ed il 41,5% di quello femminile.

Lo Spread, questo sconosciuto

Nonostante siano protagonisti da mesi delle cronache, lo spread e il suo significato risultano ancora sconosciuti a molti. Scorrendo i dati dell’indagine commissionata da Facile.it e Mutui.it si scopre che quasi 1.5 milioni di individui dichiarano di non sapere cosa sia lo spread.

Ad ignorare il significato (e le possibili conseguenze) dello spread sono soprattutto i giovani. A fronte di una media nazionale del 3,3%, se si guarda al campione 18-34 anni la percentuale di chi dichiara di non sapere cosa sia lo spread sale al 7,3%. Una differenza importante che, tornando questa volta all’intero universo analizzato, si ritrova anche nel Nord Est, area del Paese in cui è all’oscuro del significato dello spread il 6% degli intervistati. Segmentando, in fine, per sesso, ad essere meno informate sono le donne 5,3% del campione, solo 1,3% fra gli uomini.

* Metodologia: n.1.434 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni. Indagine condotta a novembre 2018.

Mutui: il 12% delle richieste arriva da cittadini stranieri

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Italia

Aumentano le richieste di mutuo presentate in Italia da cittadini stranieri; è questa la prima evidenza emersa dall’analisi di Facile.it e Mutui.it secondo cui, nei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di aspiranti mutuatari stranieri è stata pari a quasi il 12% del totale, valore in aumento di circa due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017, quando il dato era inferiore al 10%.

In calo – si legge nell’indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite i due portali* – sia l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari stranieri, sceso a 117.340 euro (-1,2%), sia il valore medio degli immobili da acquistare, stabilizzatosi a 157.281 euro (-7,2%).

Le nazionalità dei richiedenti

Guardando alle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri, emerge che il 35% proviene da richiedenti di Paesi extra europei. Le prime tre posizioni nella graduatoria delle singole nazionalità rimangono invariate rispetto alla scorso anno; al primo posto si trovano i richiedenti della Romania, cui fa capo il 21,64% delle domande, seguiti da quelli di Albania (11,97%) e Moldavia (6,86%). Il quarto posto, invece, quest’anno è occupato dai richiedenti del Marocco (4,58%); una comunità ben radicata sul territorio italiano, ma fino allo scorso anno assente dalle prime posizioni. Slittano al quinto e sesto posto, rispettivamente, i richiedenti della Germania (4,09%) e della Svizzera (4,04%); nonostante la grande numerosità della comunità cinese in Italia, se si tratta di richiesta mutui per immobili siti nel nostro Paese, i cittadini della Repubblica Popolare sono appena diciannovesimi.

Per comprendere al meglio i dati è necessario tener presente che, seppur non vi siano delle procedure differenti per gli aspiranti mutuatari di nazionalità estera, alcuni istituti di credito considerano la residenza italiana come elemento fondamentale ai fini dell’erogazione del finanziamento e, in alcuni casi, potrebbero richiedere anche un periodo minimo di residenza nel Belpaese, che può variare tra i due e i cinque anni.

Importi medi richiesti e LTV

Interessante notare come, a seconda della nazionalità presa in esame, cambino notevolmente gli importi richiesti agli istituti di credito. Gli aspiranti mutuatari di origine rumena, albanese e moldava, ad esempio, nel corso dei primi 10 mesi del 2018 hanno cercato di ottenere, in media, circa 112.000 euro, mentre i richiedenti di nazionalità marocchina si sono orientati su un taglio medio di poco superiore ai 92.000. I valori aumentano se si analizzano le domande presentate da cittadini provenienti da paesi più ricchi; gli aspiranti mutuatari svizzeri, ad esempio, hanno cercato di ottenere finanziamenti di importo pari a circa 134.00 euro, mentre quelli tedeschi hanno chiesto poco più di 140.000 euro. Valori medi ancor più alti per i richiedenti francesi o inglesi; rispettivamente circa 150.000 euro e più di 160.000 euro.

A cambiare in base alla nazionalità è anche il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto (Loan To Value); gli aspiranti mutuatari di Romania, Albania, Moldavia e Marocco, ad esempio, hanno cercato di finanziare tramite mutuo, in media, circa l’80% dell’immobile, mentre se si guarda alle domande di mutuo presentate da cittadini svizzeri, francesi o inglesi, la percentuale di immobile che si intende finanziare è pari a circa il 68%.

Dove si chiede il mutuo

Analizzando la provenienza geografica delle richieste presentate nel corso dei primi 10 mesi dell’anno, emerge un quadro coerente con la distribuzione delle comunità straniere sul territorio italiano. Al primo posto si posiziona la Lombardia, area dalla quale sono arrivate quasi un terzo delle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri (31%) tramite Facile.it e Mutui.it. Seguono il Veneto, da cui provengono il 13% delle richieste di finanziamento, il Lazio (12%) e l’Emilia Romagna (11%).

Gli importi erogati

Riducendo l’analisi ai soli mutui effettivamente erogati nel corso dei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di finanziamenti concessi a cittadini stranieri è pari all’8% del totale, valore anch’esso comunque in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2017, quando era pari al 7,2%.

L’importo medio erogato ai mutuatari stranieri è stato pari a circa 112.300 euro, necessario a coprire, in media, il 73% del valore dell’immobile.

* Indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite Facile.it e Mutui.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 ottobre 2017 e tra l’1 gennaio 2018 e il 31 ottobre 2018.

Mutui: possibili aumenti per i futuri richiedenti se rimanesse alto lo Spread Btp – Bund

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

La situazione economica in Italia sta vivendo un momento particolare; dopo un lungo periodo in cui le Banche hanno giocato al ribasso con i tassi di interesse, con gran beneficio per i consumatori, da pochi giorni alcuni istituti hanno ritoccato al rialzo gli spread applicati ai mutui a tasso fisso con un incremento vicino allo 0,1%. Oltre a questo, l’attualità politica ha fatto tornare sotto i riflettori l’andamento di un altro spread, quello fra Btp e Bund, e sono molti gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? Ecco l’analisi di Facile.it.

Cosa cambia per chi ha già un mutuo

«Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive;» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro.».

«I primi» continua Cresto «possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund».

L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. «Paradossalmente», sottolinea Cresto «visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019».

Cosa cambia per chi ha intenzione di chiedere un mutuo 

Lo scenario potrebbe invece cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto «quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche».

Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello BTP – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dal finanziamento.

Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp – Bund esiste.

Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.

Se lo spread BTP – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

Mutui: erogato in aumento nei grandi centri, ma in provincia si riduce

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Il mercato immobiliare italiano sta vivendo un momento molto particolare; in alcuni comuni i prezzi hanno ripreso salire, in altri sono ancora stabili e in tutti, complici i tassi favorevoli applicati dalle banche, gli italiani cercano di comprare casa. Ma come si differenzia il settore dei mutui fra grandi e piccoli centri? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato oltre 25.000 richieste di finanziamento e relative erogazioni presentate fra il 1 gennaio 2017 ed il 30 giugno 2018, evidenziando come nei comuni con più di 250.000* abitanti gli importi medi erogati siano aumentati del 7% arrivando, nel primo semestre 2018, a 150.923 euro, ma nei piccoli centri siano diminuiti dell’1,5% (importo medio 116.388 euro).

In provincia si sogna, ma poi ci si scontra con la realtà

L’analisi è partita dalle richieste di finanziamento e ha potuto mettere in luce come, sia in provincia sia in città, nel corso dell’ultimo anno il desiderio di acquistare casa non sia cambiato.

Nel primo semestre del 2017 la richiesta media presentata agli istituti da chi voleva comprare un immobile sito in un comune con meno di 250.000 abitanti era pari a poco più di 120.000 euro, 146.000 nei grandi centri; importi rimasti pressoché identici anche nel primo semestre dell’anno in corso.

Complice la riduzione media dei valori immobiliari, pari a circa 10.000 euro tanto in provincia quanto in città, ad aumentare in entrambi i casi è l’LTV, ovvero la percentuale di valore della casa che si è provato a finanziare tramite il mutuo; nei piccoli comuni è passata dal 65% al 68%; dal 65% al 67% nei grandi.

Da notare, però, come cambi sostanzialmente la proporzione grandi – piccoli centri sul totale mutui quando si passa dalle richieste agli erogati. Nel primo caso, fatto 100 l’insieme delle domande di finanziamento, quelle legate ad immobili che si trovano in piccoli centri rappresentano il 74% del totale, ma quando dalle domande si passa alle erogazioni la percentuale scende notevolmente e si ferma poco sopra al 68%.

Il problema della perizia

«Negli ultimi dieci anni gli immobili hanno perso buona parte del loro valore; soprattutto in alcune province», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Una discesa così marcata genera differenza fra le aspettative di chi compra o vende e i reali valori di mercato. In virtù della normativa vigente, inoltre, per le stime peritali le banche si avvalgono di società certificate che devono necessariamente basare le loro valutazioni sui valori indicati dall’Agenzia del Territorio o altre fonti istituzionali. Il risultato è che, a volte, le perizie possono essere molto distanti dall’idea di valore che si erano fatti gli aspiranti mutuatari e ciò si traduce nella concreta possibilità di ottenere cifre inferiori alle aspettative o, per alcuni, addirittura nel non poter far fronte all’acquisto».

I valori degli immobili, però, in molti comuni hanno smesso di scendere e in alcuni stanno addirittura tornando a crescere, sia pur lentamente. Questa è una buona notizia, anche se gli incrementi odierni saranno riscontrabili nelle perizie solo l’anno prossimo in quanto le tabelle in uso oggi fanno riferimento al 2° semestre 2017.

Le parole di Cresto trovano riscontro nelle cifre delle erogazioni. Se per immobili siti in comuni con meno di 250.000 abitanti, a fronte di una richiesta pari a 120.189 euro, nel primo semestre del 2017 le banche hanno erogato mediamente 118.107 euro, nel primo semestre del 2018 la cifra è scesa a 116.388 euro (richiesta media 120.009 euro). Di contro a fronte di una domanda pari a 146.792 euro, nelle grandi città sono stati erogati 140.955 euro nel primo semestre 2017 e 150.923 euro nei primi sei mesi del 2018 (richiesta media pari a 146.540 euro)

* Sono stati considerati come comuni con oltre 250.000 abitanti i seguenti centri: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Genova, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Verona.

Mutui: 2,4 milioni di italiani hanno estinto il finanziamento prima della scadenza

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Economia

Sono circa 2,4 milioni i mutuatari italiani che sono riusciti a estinguere il debito con la banca ben prima della scadenza naturale del finanziamento. È questo il primo dato emerso dall’indagine commissionata da Facile.it e Mutui.it a mUp Research che, per analizzare più a fondo il rapporto tra mutuatari e banche, con l’ausilio di Norstat ha interrogato un campione rappresentativo della popolazione nazionale in età compresa tra i 40 e i 74 anni*.

Dopo quanto tempo si dice addio al mutuo

Chi è riuscito a estinguere anticipatamente il mutuo ottenuto per l’acquisto della casa, si legge nell’analisi, ha impiegato in media 9,3 anni, tempistica molto inferiore alla durata media di questa tipologia di finanziamento, pari a circa 23 anni.

Analizzando più da vicino i valori emerge che, nel 27% dei casi, il mutuo estinto anticipatamente è stato chiuso entro i primi cinque anni dalla stipula, il 45% ha impiegato tra i 6 e i 10 anni mentre il 26% tra gli 11 e i 20 anni. Interessante notare, inoltre, come le tempistiche medie di estinzione anticipata varino a seconda della zona d’Italia; i mutuatari del Nord Est risultano essere i più veloci (8,4 anni), mentre al Sud e Isole i tempi si allungano superando, in media, i 10 anni.

Quando conviene chiudere prima e quando no

«Estinguere un mutuo anticipatamente non sempre conviene e tale scelta va ponderata con attenzione», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Innanzitutto bisogna considerare la presenza di eventuali penali; se il mutuo è stato stipulato dopo il 2 febbraio 2007 non ci sono, ma chi ha ottenuto il finanziamento prima di quella data potrebbe, in caso di estinzione anticipata, vedersi addebitato un costo extra calcolato in misura percentuale sul debito residuo, con aliquota che varia in funzione della tipologia di tasso, dell’anno di sottoscrizione e del numero di rate mancanti.».

La maggior parte dei mutui italiani prevede, inoltre, un piano di ammortamento detto alla francese nel quale la quota di interessi che grava su ogni rata è alta all’inizio del finanziamento e diminuisce nel corso del tempo. Per questo motivo l’estinzione anticipata potrebbe essere particolarmente vantaggiosa solo se fatta nei primi anni dalla stipula, quando gli interessi che gravano sul mutuatario sono maggiori. In caso contrario potrebbe essere più conveniente, valutando opportunamente tassi debitori e creditori, investire altrove la liquidità disponibile e continuare a pagare le rate del mutuo sino al termine naturale del finanziamento.

TFR, eredità, aiuto dei genitori. Ecco come si fa ad estinguere in anticipo

Facile.it ha voluto quindi indagare quali sono le ragioni più comuni grazie alle quali gli italiani sono riusciti a estinguere il mutuo prima della scadenza. Nel 25,7% dei casi il finanziamento è stato saldato anticipatamente grazie all’utilizzo di altri risparmi che i mutuatari stessi, in prima battuta, avevano deciso di non impiegare nel mutuo.

Nel 13,3% dei casi i mutuatari hanno potuto estinguere in anticipo il debito destinando alla banca la liquidazione percepita dai genitori in pensione, mentre quasi altrettanti hanno dichiarato di aver investito il proprio TFR, ottenuto a seguito di un licenziamento o cambio d’azienda.

L’11,3% lo ha estinto solo dopo aver venduto altre proprietà mentre poco più di 1 (ex) mutuatario su 10 ha dichiarato di aver chiuso il mutuo in anticipo grazie ad un’eredità.

* Metodologia: n.865 interviste CAWI con individui su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 40-74 anni. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta nel giugno 2018.

Mutui: in Puglia richiesta in aumento del 4,4% nel primo semestre 2018

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Buone notizie sul fronte dei mutui in Puglia; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari pugliesi che si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 113.156 euro, il 4,4% in più rispetto a quanto fatto nei primi sei mesi del 2017.

In crescita, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nel corso dell’ultimo anno*, anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo; era pari al 63% nel primo semestre 2017, è salita di quasi 4 punti percentuali nei primi sei mesi del 2018 assestandosi al 66,8%.

L’aumento dell’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari pugliesi, determinato anche grazie ai tassi di interesse ancora ai minimi, si è tradotto, di contro, in tempi di restituzione più lunghi; chi nei primi sei mesi del 2018 si è rivolto ad un istituto di credito ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 21 anni e 2 mesi, 10 mesi in più rispetto al primo semestre 2017.

Dati interessanti emergono dall’analisi della scelta del tasso, sul quale i pugliesi sembrano non aver dubbi; spinti dal desiderio di garantirsi per tutta la durata del prestito le attuali condizioni estremamente favorevoli, 8 richiedenti su 10 (79,6%) hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso. Valore in crescita di quasi 1 punto percentuale rispetto al primo semestre dello scorso anno.

Nel corso dei 12 mesi, inoltre, è diminuita di quasi 1 anno l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo, passata dai 42 anni e mezzo del primo semestre 2017 ai 41 anni e 7 mesi del primo semestre 2018.

L’andamento provinciale

Dati interessanti emergono analizzando le domande di mutuo su base provinciale. Nel primo semestre dell’anno gli importi medi più alti sono stati chiesti a Bari (127.029 euro), Brindisi (114.236 euro) e Foggia (113.068 euro), i più bassi a Barletta-Andria-Trani (96.667 euro), Lecce (97.887 euro) e Taranto (100.981 euro).

I baresi, con una media del 69,0% sono i pugliesi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile; i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, di contro, sono quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (62,9% l’LTV medio della provincia).

Non mancano le differenze provinciali anche per quanto riguarda la scelta del tasso; i richiedenti di Taranto e provincia sembrano essere i più prudenti tanto che l’84% delle domande di mutuo sono per un finanziamento a tasso fisso. Più di 8 richiedenti su 10 scelgono il fisso anche a Brindisi (81,6%) e Barletta-Andria-Trani (81,1%). Valori sotto le media regionale, invece, per Bari (77,2%), Foggia (78,9%) e Lecce (79,4%).

I mutui prima casa

Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa, l’importo medio richiesto nella regione è pari a 119.124, in aumento del 2% rispetto al primo semestre del 2017. In crescita anche il valore LTV; chi nei primi sei mesi dell’anno si è rivolto ad una banca per l’acquisto dell’abitazione principale intendeva, in media, pagare tramite mutuo il 77,1% del valore dell’immobile, era il 72,1% lo scorso anno.

L’età media dei richiedenti mutuo prima casa in Puglia è pari a 38 anni e 10 mesi; chi ha presentato domanda ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 23 anni e 7 mesi, 1 anno in più rispetto al primo semestre del 2017.

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Puglia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

Mutui: in Lombardia erogato in aumento del 3,63% nel primo semestre 2018

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

In Lombardia si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma è aumentato il valore medio dei finanziamenti concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dell’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it realizzato su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo raccolte nella regione nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari lombardi, pari a 138.862 euro, è diminuita dell’1,8% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo l’importo medio effettivamente erogato dagli istituti di credito è aumentato del 3,63%, arrivando a 135.800 euro.

L’aumento degli importi medi erogati, si legge nell’analisi realizzata dai due portali, ha influito sul Loan To Value, ossia la percentuale di immobile finanziata tramite mutuo, salito al 65,6%, era poco più del 63% nei primi sei mesi del 2017.

Contestualmente si sono allungati i piani di ammortamento, che sono passati da una media di 21 anni e 11 mesi a 22 anni e 5 mesi.

Interessante notare come, spinti da un atteggiamento di maggior prudenza e dalla volontà di garantirsi per tutta la durata del finanziamento gli attuali tassi ancora ai minimi storici, sempre più aspiranti mutuatari lombardi abbiano chiesto un mutuo a tasso fisso; erano il 69,1% del totale nel primo semestre del 2017, sono saliti al 75,9% nei primi sei mesi del 2018.

Le condizioni favorevoli offerte dalle banche, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Analizzando le domande di finanziamento presentate nella regione emerge un aumento del peso percentuale dei richiedenti under 35 sul totale richiedenti mutuo; erano il 33,1% nel primo semestre 2017, sono saliti al 38,4% nei primi sei mesi del 2018.

L’andamento provinciale

Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale emerge che nel primo semestre 2018 gli importi medi più alti sono stati richiesti a Milano (151.631 euro), Como (145.117 euro), Monza e Brianza (133.405 euro) e Brescia (132.760 euro); i più bassi a Mantova (106.780 euro), Lodi (112.620 euro) e Pavia (114.722 euro). Rispetto al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 64,1% registrato a Sondrio e il 73,5% di Lodi.

Guardando alla scelta del tasso, seppur quello fisso rimane di gran lunga il preferito dai lombardi, non mancano le differenze territoriali. A Sondrio, ad esempio, hanno prediletto il fisso l’83,8% dei richiedenti, valore più alto di tutta la regione; più di 8 richiedenti su 10 anche per Lecco e Pavia (rispettivamente 81,4% e 80,1%), mentre le percentuali più basse sono quelle di Varese (73%), Cremona (73,5%) e Monza e Brianza (75,0%).

Mutui prima casa

Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 148.615 euro, necessario a coprire, sempre in media, il 76,2% del valore dell’immobile da acquistare.

Chi ha chiesto un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale nel corso del primo semestre aveva, in media, 37 anni e 8 mesi e intendeva restituire il finanziamento in poco più di 24 anni e mezzo.

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Lombardia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

Mutui: in Sicilia richiesta in aumento del 2,4% nel primo semestre 2018

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Buone notizie sul fronte dei mutui in Sicilia; secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it gli aspiranti mutuatari siciliani che nel corso del primo semestre 2018 si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 111.165 euro, valore in aumento del 2,4% rispetto al primo semestre del 2017.

In aumento, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.500 richieste di finanziamento* raccolte nella regione nell’ultimo anno, anche il Loan To Value, ossia il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto. Nel corso dei 12 mesi questo valore è salito di quasi 5 punti percentuali, passando dal 63,2% del primo semestre 2017 al 68% registrato nello stesso periodo del 2018.

Importi più alti, di contro, si sono tradotti in piani di ammortamenti più lunghi; la durata media dei mutui richiesti è passata da 20 anni e 3 mesi a 21 anni e 5 mesi.

I tassi ai minimi storici non solo hanno consentito ai siciliani di chiedere importi mediamente più alti, ma hanno spinto sempre più aspiranti mutuatari verso il tasso fisso. Secondo i dati dell’osservatorio, nel corso degli ultimi 12 mesi la percentuale di richiedenti siciliani che hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso è cresciuta di quasi 7 punti percentuali, passando dal 73% del primo semestre 2017 al 79,9% del primo semestre 2018.

Le condizioni estremamente favorevoli del mercato, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani; nel primo semestre 2018 in Sicilia i richiedenti mutuo con meno di 35 anni hanno rappresentato il 30,3% del totale, erano appena il 27,2% nei primi sei mesi del 2017. In calo, di conseguenza, l’età media di chi ha presentato domanda, scesa da 42 anni e 8 mesi a 41 anni e 11 mesi.

L’andamento provinciale

Analizzando l’andamento delle richieste di mutuo a livello provinciale, emergono dati interessanti. Gli importi medi più alti sono stati richiesti nelle province di Messina (122.883 euro), Caltanissetta (121.328 euro), Siracusa (118.425 euro) e Palermo (116.356 euro); quelli più bassi a Enna (87.069 euro), Ragusa (90.403 euro) e Agrigento (91.837 euro). Valori sotto la media regionale anche per i richiedenti di Trapani (98.922 euro) e Catania (108.707 euro). Il valore Loan To Value, invece, varia tra il 64,8% registrato a Ragusa e il 69,6% di Siracusa.

Guardando alla scelta del tasso, pur rimanendo quello fisso il preferito in tutte le province della Sicilia, non mancano le differenze territoriali. Ad Agrigento e Caltanissetta, ad esempio, quasi 9 richiedenti su 10 hanno scelto un mutuo a tasso fisso (rispettivamente l’88,5% e l’88,4%); valori sotto la media regionali, invece, per gli aspiranti mutuatari di Palermo (76,1%) e Siracusa (75,3%).

I mutui prima casa

La crescita registrata negli importi richiesti alle banche è ancor maggiore se si restringe l’analisi ai soli mutui prima casa. Nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari siciliani hanno chiesto agli istituti di credito, in media, 117.433 euro, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

In aumento nel corso dei 12 mesi anche il Loan To Value, passato dal 72,4% al 77,7% e la durata media dei finanziamenti richiesti cresciuta da 22 anni e 7 mese a 23 anni e 8 mesi.

L’età media di chi ha chiesto nel corso del primo semestre dell’anno questo tipo di mutuo è pari a 38 anni e 8 mesi.

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.500 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sicilia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

Mutui: in Toscana erogato in aumento dell’1,85%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

In Toscana si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma aumenta il valore medio dei finanziamenti effettivamente concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 4.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari toscani, pari a 133.507 euro, è diminuita dell’1,75% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo le somme effettivamente erogate dagli istituti di credito sono aumentate dell’1,85%, arrivando a un taglio medio pari a 130.853 euro.

La maggiore disponibilità da parte delle banche si è riflessa anche negli LTV, vale a dire il rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile da acquistare. Se nel primo semestre 2017 i finanziamenti erogati nella regione servivano a coprire, in media, il 59,7% del valore della casa, nei primi sei mesi del 2018 la percentuale è salita al 65,8%.

Per approfittare dei tassi estremamente favorevoli garantiti dal mercato è aumenta, inoltre, la percentuale di aspiranti mutuatari toscani che hanno cercato di ottenere un mutuo a tasso fisso; erano il 74,9% del totale nel primo semestre 2017, sono stati il 78,8% nei primi sei mesi del 2018.

Importi maggiori, di contro, si sono tradotti in tempi medi di restituzione più lunghi; chi ha ottenuto in Toscana un finanziamento nel corso dei primi sei mesi del 2018 lo restituirà, in media, in 22 anni e 10 mesi, erano poco più di 21 e 3 mesi nel primo semestre del 2017.

L’andamento provinciale

Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale, emerge che gli importi medi più alti sono stati richiesti a Massa-Carrara (146.973 euro), Grosseto (144.025 euro) e Firenze (141.556 euro); i più bassi ad Arezzo (113.235 euro), Pistoia e Siena (per entrambe poco più di 123.000 euro). Guardando al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 61,3% registrato a Siena e il 69,4% di Massa-Carrara.

Dati interessanti emergono, inoltre, analizzando la scelta del tasso; quello fisso si conferma di gran lunga il preferito dalla maggioranza dei toscani, seppur con alcune differenze significative a livello territoriale. A Siena e provincia, ad esempio, le richieste di mutuo a tasso fisso hanno quasi raggiunto l’84% del totale, valore più alto registrato in tutta la regione; più di 8 domande su 10 erano indirizzate al fisso anche a Prato (81,1%), Arezzo (80,7%) e Lucca (80,2%), mentre le percentuali minori sono state quelle rilevate a Pisa (75,5%) e Pistoia (75,6%). Sotto alla media regionale anche Grosseto (76,1%) e Firenze (78,5%). 

Mutui prima casa

Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 140.260 euro, necessario a coprire, in media, il 73,3% del valore dell’immobile da acquistare.

L’età media di chi ha fatto richiesta di mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a poco meno di 39 anni, con un piano di ammortamento medio di 24 anni.

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 4.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Toscana tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

Mutui: in Sardegna richiesta in aumento del 2,7%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Buone notizie sul fronte dei mutui in Sardegna; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 1.200 richieste di finanziamento*, nel corso del primo semestre 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari sardi è stato pari a 108.958 euro, valore in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

A crescere non sono stati solo gli importi richiesti agli istituti di credito, ma anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile che si intende finanziare tramite il mutuo. Nel primo semestre 2017 era pari a 62,2%, mentre nei primi sei mesi del 2018 è aumentato assestandosi al 66,9%.

I tassi di interesse ancora ai minimi storici, si legge nell’analisi, hanno incentivato gli aspiranti mutuatari a chiedere importi maggiori agli istituti di credito e spinto sempre più richiedenti verso i mutui a tasso fisso; nel corso del primo semestre 2018 più di 8 richieste su 10 tra quelle presentate nella regione (83,6%) erano indicizzate a tasso fisso, valore in aumento di ben 8 punti percentuali rispetto al primo semestre del 2017 (75,6%).

Il perdurare delle condizioni di mercato estremamente favorevoli ha inoltre favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Guardando alle richieste di finanziamento presentate in Sardegna emerge che la percentuale di under 35% che si sono presentati in banca per ottenere l’OK all’acquisto della casa è passata dal 18,9% del primo semestre 2017 al 22% dei primi sei mesi del 2018. Di conseguenza, si è abbassata l’età media di chi ha cercato di ottenere un finanziamento che, nello stesso periodo, è scesa di oltre 1 anno, stabilizzandosi a poco più di 43 anni.

L’andamento provinciale

Analizzando i numeri dello studio in ottica locale, si scopre che fra le province sarde quella in cui gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere le cifre maggiori è Nuoro (119.478 euro), seguita da Sassari (111.410 euro). Notevolmente distanziata Oristano (richiesta media 100.315 euro), mentre Cagliari si ferma poco sotto ai 110.00 euro (109.669 euro). I nuoresi, con una media del 75,9%, sono anche i sardi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile che hanno in mente di acquistare con il mutuo; i cagliaritani, di contro, quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (64,4% l’LTV medio della provincia). Guardando ai tassi è Sassari la più prudente, qui sono indicizzate a tasso fisso addirittura l’87,16% delle domande di mutuo).

I mutui prima casa

Restringendo l’analisi ai solo mutui prima casa la situazione muta leggermente. Le richieste del primo semestre 2018 sono state pari, in media, a 112.661 euro mentre, nello stesso periodo del 2017, si erano presentate in banca domande di valore pari a 113.603 euro (-0,8%). Aumentano sia l’LTV (nel primo semestre 2017 era pari al 74,2%, a giugno 2018 è diventato 77, 5%) sia il tempo previsto per restituire il prestito alla banca; 23 anni e 1 mese nel 2017, 23 anni e 6 mesi oggi.

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 1.200 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sardegna tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.