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Quando lo sviluppo professionale del singolo diventa il fattore chiave del successo collettivo: una sfida per l’HR.

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale

Le tensioni sul mercato del lavoro spingono il dipartimento delle risorse umane a reinventarsi implementando nuove metodologie per attirare e legare talenti all’azienda. In un mercato sempre più competitivo, gli operatori economici stanno investendo un numero considerevole di risorse per incrementare l’attrattività del loro brand quale datore di lavoro. In tutto questo emerge chiaramente una nuova priorità: il concetto di benessere e sviluppo professionale del singolo.

A tal proposito, i team delle risorse umane svolgono un ruolo essenziale. Già nel 2016 l’indagine Cegos aveva messo in evidenza una delle qualità che gli impiegati si aspettano dalle HR: il saper ascoltare (65%), ciò rende imperativa non solo la relazione con gli impiegati ma anche l’integrazione di una componente più “emozionale” in tale relazione.

L’obiettivo è quello di dar vita ad un’esperienza collaborativa genuina. Allo stesso modo in cui ci si cura della ´user experience´, bisognerebbe occuparsi della ´employee experience´, ossia di assicurarsi che i dipendenti possano vivere momenti speciali nell’azienda permettendo loro di sfruttare appieno il loro potenziale nel raggiungimento di un obiettivo comune.

Sylvie Blondel, Human Resources Director – Stormshield

“Una realtà genuina quindi, risultato di uno sforzo quotidiano, e non di una trovata marketing per attirare nuovi talenti”, spiega Sylvie Blondel, Stormshield HR Manager, che ricorda l’importanza di essere consapevoli che donne e uomini, quali individui e non solo come impiegati, sono la nuova risorsa chiave di ogni azienda responsabile e di successo. “È nostro compito, quale dipartimento HR, costruire le basi per il loro sviluppo professionale, individuale come collettivo” conclude Blondel.

Le tre colonne portanti dell’engagement degli impiegati

Presentare un progetto chiaro, condivisibile da tutti, che dia uno scopo allo staff.

Un sondaggio condotto da Deloitte su un campione di 2300 persone alla fine del 2017  conferma la rilevanza del bisogno di avere uno scopo (87% degli intervistati). Dare un senso al lavoro che si svolge è visto dalla maggioranza degli intervistati come un obiettivo comune, ma è importante non dimenticarne la ricaduta sul lavoro quotidiano del singolo. Per queste ragioni, il concetto di “brown-out” – ancora poco conosciuto da dirigenti e team HR – va preso sul serio.

Rispettare l’individualità, riconoscendo al singolo il diritto di essere sé stesso

È di vitale importanza che le aziende prendano in considerazione i fattori che motivano i propri impiegati al fine di creare le condizioni necessarie alla generazione di un tale coinvolgimento individuale, senza limitarsi a dettare un singolo approccio in maniera compulsiva, che sia l’innovazione, un sistema di conduzione manageriale aperto, l’implementazione volontaria dello smart working, o altro. Lo studio annuale “Family and Business” di Viavoice, pubblicato in ottobre 2017, offre ottimi spunti: il 68% degli intervistati considera particolarmente rilevante il problema dell’equilibrio tra lavoro e famiglia, indirizzabile primariamente riconsiderando gli orari lavorativi al fine di adattarli ai limiti del singolo. “Occuparsi degli altri” assume il suo pieno significato in questo contesto, diventando anche una compentenza critica di cui il dipartimento delle risorse umane deve essere dotato.

Rispettare gli impegni e mantenere una relazione a lungo termine con gli impiegati

Ancora una volta, lo studio Cegos evidenzia le aspettative degli impiegati nei confronti del reparto delle risorse umane: rispetto degli impegni (65%) e integrità morale (61%).

In pratica, quasi un’invocazione all’abilità dell’azienda di rispettare gli impegni presi in fase di assuzione, fornendo l’esperienza lavorativa paventata e adempiendo quindi al contratto morale con l’impiegato, rispettandone i valori decantati.

In generale, non ci sono studi che misurino la correlazione matematica tra il benessere e la prestazione lavorativa. Tuttavia, l’infelicità sul posto di lavoro e, in particolare, lo stress sono responsabili di oltre il 50% dei casi di assenteismo. Già questo dato dovrebbe attirare la nostra attenzione.

Quanto illustrato dimostra che le persone sono il fulcro della produttività aziendale. Senza voler dipingere un quadro troppo roseo della felicità sul posto di lavoro, dare agli impiegati l’opportunità di un’esperienza lavorativa che li porti “al livello successivo”, può fare una grande differenza, se sono circondati a lungo termine da team leali e entusiasti con cui collaborare a progetti condivisi a cui ognuno partecipa.

Tuttavia, questo non significa che gli impiegati debbano essere elevati al grado di re. Le esigenze di risorse umane e management devono essere inserite in quest’equazione, al fine di mantenere l’equilibrio tra gli interessi individuali e quelli collettivi, quindi una relazione favorevole ad uno sviluppo professionale individuale che contribuisca effettivamente alla prestazione collettiva.

Sono già 100 i giovani che lavorano per la startup – ProntoPro cerca 20 talenti digitali entro la fine dell’anno

Scritto da Alessandra Moretti il . Pubblicato in Aziende, Economia

Diversi i profili richiesti: dall’Head of Product a figure in ambito sales, product e marketing

“A 2 anni e mezzo dalla nascita della nostra azienda siamo diventati 100, ma vogliamo diventare 120 entro la fine del 2017” con queste parole Marco Ogliengo, Amministratore delegato di ProntoPro.it , ha annunciato il piano di assunzioni che interesserà gli ultimi mesi dell’anno.

La startup, nata da un’idea di Marco Ogliengo e Silvia Wang, continua a crescere a ritmi molto sostenuti registrando tassi di sviluppo del 20% ogni mese e sta cercando profili capaci di contribuire a determinare la trasformazione di ProntoPro in una global company che operi e si sviluppi in un contesto internazionale oltre che nazionale, dove è già leader nel mercato dei servizi.

“Solo il 2% delle startup italiane ha uno staff superiore alle 50 persone e ProntoPro è riuscito ad entrare in questo ristretto gruppo di aziende in pochi mesi. – ha detto Vito Lomele, fondatore di Job Rapido e membro del CdA in ProntoPro – Credo che i ritmi di crescita di questa startup siano un importante esempio di growth hacking in Italia e sono sicuro che la loro storia sarà fonte di ispirazione per nuovi imprenditori nel nostro Paese”.  

“I risultati raggiunti sono il frutto di duro lavoro, di una strategia di crescita definita, ma soprattutto dell’impegno, della passione e della dedizione delle persone che sono entrate a far parte del nostro team – ha dichiarato Marco OgliengoSono molto orgoglioso di quello che siamo riusciti a fare in così poco tempo, ma sono consapevole del fatto che la strada sia ancora in salita e che per continuare a sostenere questi ritmi sia indispensabile assumere persone motivate e valide come quelle già presenti in azienda”.

Le persone che si uniranno al team dovranno essere capaci di unire un’elevata competenza con doti di flessibilità e creatività e al di là di età ed esperienza maturata, è determinante essere intraprendenti, proattivi e con una reale volontà di crescita in tempi molto brevi.

I profili cercati, visibili al link:  https://www.prontopro.it/lavora-con- noi/ sono vari: si va dall’Head of Product al Senior Systems Engineer, a diverse figure quali creativi, startupper e persone che si dedichino alla consulenza commerciale.

Nasce FORM&GO: iniziativa a sostegno della formazione continua dei destinatari di voucher nel settore della somministrazione di lavoro

Scritto da armosia il . Pubblicato in Aziende, Istruzione

Prende il via Form&Go un’iniziativa Forma.Temp che, in attuazione del CCNL per il settore della Somministrazione di lavoro, ha come finalità la costituzione di un Catalogo di corsi di formazione tecnica e specialistica mirati alla riqualificazione e all’aggiornamento dei lavoratori con l’obiettivo di rafforzarne l’occupabilità in un mercato del lavoro in continua evoluzione.

Il Catalogo, consultabile sul sito www.form-and-go.it, è stato valutato da una Commissione di esperti appositamente costituita e i corsi sono stati presentati sulla base dei fabbisogni regionali rispondenti all’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni Inapp. L’offerta formativa è composta da più di 1.200 corsi organizzati in tutto il territorio nazionale e fruibili in differenti modalità (individuale, in aula, FaD).

La registrazione ai corsi è molto semplice è può essere fatta autonomamente sul sito oppure rivolgendosi ad uno Sportello Sindacale abilitato per il supporto nell’iter di iscrizione. Gli Sportelli Sindacali di FelSA CISL, NIdil CGIL e UILTem.p@ sono oltre 200 e l’elenco suddiviso per regione è disponibile sul sito di Form&Go.

I candidati possono scegliere uno o più corsi all’interno del Catalogo, filtrando per parole chiave/titolo, tipologia, ente, fabbisogno formativo, range di costo, attestazione/certificazione, provincia e comune di svolgimento o periodo di svolgimento.

I destinatari dei corsi, in base ai requisiti riportati sul sito dell’iniziativa, potranno aderire usufruendo di una dotazione finanziaria denominata “voucher” del valore massimo individuale di 5.000,00 Euro, spendibile anche su più corsi.

La domanda di Voucher viene valutata in una prima fase da Forma.Temp che verificherà che i requisiti corrispondano alla categoria indicata e successivamente dall’Organizzazione Sindacale che accerterà la congruità dell’iscrizione ai corsi selezionati. Entrambe le fasi si concludono entro 30 giorni dall’invio della richiesta da parte del candidato.

Forma.Temp è il Fondo bilaterale per la formazione ed il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione costituito sotto forma di libera associazione senza fini di lucro con personalità giuridica, autorizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sono soci del Fondo le due Associazioni di rappresentanza delle Agenzie per il Lavoro – ApL (Assolavoro e Assosomm), le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori somministrati (FelSA-CISL, NIDIL-CGIL,UILTem.p@) e le tre Confederazioni Sindacali (CGIL, CISL e UIL).

Il Fondo è finanziato con il contributo, a carico delle Agenzie per il Lavoro pari al 4% delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali da queste corrisposte ai lavoratori con contratto di lavoro in somministrazione. Con tale contributo, Forma.Temp finanzia politiche attive e passive per i candidati a missione di lavoro e per i lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato in somministrazione.

L’obiettivo di Forma.Temp è supportare lo sviluppo della somministrazione in Italia assicurando fonti di finanziamento per la formazione dei lavoratori e dei candidati a missione, con attenzione alle esigenze di professionalizzazione continua. Nelle fasi di transizione tra occasioni lavorative o in mancanza di opportunità̀ di lavoro, Forma.Temp garantisce l’attivazione di istituti di sostegno al reddito e integrazione salariale assicurando a tutti pari opportunità̀ di accesso alle prestazioni.

Donne e Rete: solo il 25% di chi sfrutta il web per accrescere il proprio business è donna

Scritto da Alessandra Moretti il . Pubblicato in Economia, Internet, Lifestyle

Il 61% delle professioniste è legato al mondo della didattica

Milano, marzo 2017 – Nonostante il tasso di disoccupazione femminile resti più alto di quello maschile, sono ancora poche le donne che decidono di sfruttare il web per accrescere il proprio business. Secondo un’analisi di ProntoPro.it, primo sito del settore per numero di utenti che mette in contatto domanda e offerta di lavoro professionale e artigianale, solo il 25% dei professionisti che hanno scelto di darsi una visibilità in rete alla ricerca di clienti è donna.

Se poi si va ad analizzare i tipi di lavoro più scelti dalle donne italiane, su un totale di 430 categorie di servizi disponibili sul portale, che vanno dalle professioni legate al mondo degli eventi a quello del wellness e ancora a tutte le professioni legate al web e al mondo della consulenza, a dominare la classifica in maniera preponderante ci sono le professioniste legate al mondo della didattica, che rappresentano il 61% del totale. In modo particolare, le donne italiane usano il web per trovare studenti a cui dare ripetizioni in letteratura italiana, storia e filosofia (26%), in inglese (15%), materie scientifiche (11%), diritto (4%), francese e spagnolo (3%) e tedesco (2%).

A seguire ci sono le donne che si occupano di organizzazione di eventi (12%): che si tratti di feste aziendali, incontri culturali, musicali o sportivi è evidente che questo business sia di appannaggio femminile.

La nuova moda della fotografia newborn, ossia quella che ritrae neomamme e bambini appena nati, influenza il mercato di chi si occupa di fotografia professionale: 1 donna su 10, di quelle presenti sul sito, si dedica a questo particolare tipo di scatti, superando chi si occupa di fotografia per eventi. Questo fenomeno, probabilmente, è attribuibile ad una sensibilità tutta femminile capace di cogliere emozioni, sentimenti, vissuto ed immaginazione.

A seguire, tra le specializzazioni presenti nella top 5 delle professioniste online, spicca anche la scelta del 6% delle iscritte di lavorare nel mondo dell’animazione.

“I nostri dati, elaborati partendo dagli iscritti al portale, risultano in linea con quelli dell’ultimo rapporto Istat, secondo il quale poco più di un quarto dei nuovi imprenditori con dipendenti è donna – riporta Silvia Wang, co-founder di ProntoPro.it –  Non si può negare che oggi a causa di un sistema burocratico e legislativo lento ci sia una difficoltà oggettiva per molte donne a conciliare lavoro e vita privata. Sfruttare la flessibilità, la democraticità e le opportunità che offre il web è la sfida che in questi anni le professioniste italiane sono chiamate a raccogliere.

Di seguito la classifica delle 5 professioni più scelte dalle donne online:

Servizi Percentuale di iscrizioni
Ripetizioni – materie umanistiche 50%
Organizzazione eventi 12%
Ripetizioni – materie scientifiche 11%
Fotografia 10%
Animazione 6%

I controlli preoperativi e la loro importanza nel sistema HACCP

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

A volte erroneamente sottovalutate le procedure preoperative invece possono rivelarsi controlli essenziali per prevenire spiacevoli problematiche durante le lavorazioni alimentari.

Il sistema dell’HACCP nasce con l’ottica di fornire un sistema razionale e organizzato per gestire i pericoli e i rischi associati alle varie fasi di cui è composto un ciclo di produzione di una azienda che opera nel settore alimentare.

La responsabilità dell’operatore del settore alimentare si traduce poi con l’obbligo di applicare l’autocontrollo alle proprie produzioni, in modo da garantire un livello costantemente elevato di sicurezza e igiene alimentare e in modo da tutelare la salute del consumatore finale. Il mezzo con il quale l’autocontrollo si mette in pratica è il sistema dell’HACCP e le sue documentazioni. Questo si traduce in un documento aziendale, il manuale dell’autocontrollo, che definisce nei minimi dettagli tutte le modalità operative da intraprendere in azienda per prevenire qualsiasi tipo di rischio alimentare.

Questo permette all’azienda, quindi, anche di valutare quali sono i possibili pericoli che si possono sviluppare durante le attività, valutandone i rischi e le azioni correttive da mettere in pratica in caso di problemi.

Nell’ottica della prevenzione il piano dell’ HACCP prevede anche delle specifiche misure di controllo da effettuare con precise frequenze e cadenze, soprattutto, a livello dei cosiddetti “punti critici di controllo”, che possono essere identificati in alcune fasi della linea di produzione.

Il piano quindi è un insieme di istruzioni operative e procedure da seguire per limitare, ridurre al minimo e riuscire a prevenire i rischi alla sicurezza sul lavoro. Per procedura si intende una sequenza di azioni razionali prestabilite, da effettuare secondo un determinato criterio per perseguire un preciso scopo.

Tra le tante procedure presenti nei manuali per l’autocontrollo, ci sono anche le procedure preoperative che, spesso e volentieri, non vengono debitamente considerate, soprattutto dai lavoratori. Come indica la parola stessa, tali procedure riguardano una serie di misure di controllo da adottare nella fase preoperativa, cioè prima di cominciare qualsiasi operazione. Viene da se che effettuare un controllo prima di cominciare qualsiasi lavorazione abbassa notevolmente la probabilità di introdurre dei pericoli nella linea di produzione, incarnando alla perfezione il concetto di prevenzione.

In cosa si traduce materialmente però effettuare una procedura preoperativa HACCP? Significa effettuare una verifica minuziosa di tutte le strutture e dei locali coinvolti nelle lavorazioni degli alimenti, in modo che le condizioni igienico-sanitarie all’avvio delle lavorazioni siano ottimali.

Quindi è utile dotare il personale responsabile al controllo di una check-list interna che riporti tra le voci, per esempio, anche le condizioni di sanificazione e pulizia delle superfici a contatto con gli alimenti, degli ambienti e il rispetto del piano delle pulizie previste. La verifica deve essere minuziosa per ogni attrezzatura, esaminando con cura tutte le superfici soprattutto quelle più nascoste che possono per questo sfuggire anche alle operazioni di pulizia e sanificazione. Quando si trovano situazioni che non corrispondono a conformità queste vanno segnalate nella check list apposita e va valutato un intervento per ripristinare lo stato conforme.

Identikit: il preposto alla sicurezza in azienda

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Istruzione

Il D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza) definisce il “ Preposto ” come: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.

Il Testo Unico Sicurezza ha modificato significativamente la figura dei preposti alla sicurezza sul lavoro, definendo innanzitutto il ruolo che devono svolgere in azienda ed i relativi obblighi che devono assolvere.

Inoltre, sono state definite le infrazioni e relative sanzioni, in maniera distinta dalle altre figure della sicurezza ed i contenuti minimi della sua formazione.

Questa figura lavorativa può essere considerata una “sentinella per la sicurezza”, infatti, è suo compito sovrintendere all’attività lavorativa e garantire l’attuazione da parte dei lavoratori delle direttive ricevute dal datore di lavoro.

Il preposto opera, pertanto, in “prima linea” e nel contesto operativo in cui possono determinarsi problemi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tuttavia, non spetta al preposto adottare misure di prevenzione, ma deve far applicare quelle disposte da altri (datore di lavoro e dirigenti) e la sua responsabilità è circoscritta dagli effettivi poteri a lui spettanti, indipendentemente da indicazioni normative più ampie o dai compiti assegnati.

Nella pratica, i capi-squadra, i capi-reparto, i capi-officina, i capi-sala etc. vanno inquadrati nella figura del preposto poiché rientra nei loro compiti sorvegliare il lavoro dei componenti della quadra/reparto/officina/sala, etc. in quanto gli è stato attribuito il potere gerarchico richiesto, indipendentemente dal conferimento formalizzato per iscritto.

Pertanto, potrebbero essere considerati preposti anche persone non investite di incarichi formali, come ad esempio: soci di società, lavoratori più esperti, lavoratori più anziani.

In tal senso, il legislatore ha opportunamente previsto che il preposto debba ricevere una adeguata e specifica formazione, seguita da un aggiornamento periodico, il tutto “in relazione ai propri compiti”.

Quella descritta è una figura chiave nella gestione della Salute e Sicurezza dei Lavoratori in quanto deve svolgere la vigilanza sull’aspetto operativo e deve essere formata tramite appositi corsi sulla sicurezza sul Lavoro.

Non è necessario nessun atto formale di nomina da parte del Datore di Lavoro, infatti la figura del preposto è individuabile sulla base dei compiti concretamente svolti dal lavoratore.

Inoltre nessuna indennità è dovuta al preposto per lo svolgimento dei compiti specificati dal TU e al preposto non è consentito di sottrarsi all’adempimento degli obblighi; un eventuale rifiuto costituirebbe un inadempimento contrattuale e, come tale, sarebbe sanzionabile.

Differenza tra un programmatore Java in Italia e all’estero

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Informatica, Tecnologia

La situazione grottesca dei programmatori Java in Italia è veramente dura da accettare, soprattutto per chi ha sudato anni per poi ritrovarsi con un lavoro poco gratificante dal punto di vista economico. Il nodo cruciale è la crescente richiesta di persone competenti per Java e per i suoi derivati, ma pagate una miseria rispetto a chi ha le stesse caratteristiche e qualifiche in Europa e nel resto del Mondo. Un sondaggio indetto da una nota rivista del settore ha dato il colpo di grazia alla misera autostima di un programmatore Java, intervistando 56000 sviluppatori in ogni parte del mondo. Per la precisione, gli sviluppatori Java italiani sono meno di 1150. E’ emerso che dal punto di vista del salario medio, l’Italia è l’ultimo paese, se non proprio il paese materasso, ma soprattutto è uno smacco sapere che oltre al salario medio l’Italia è ultima anche per il potere di acquisto reale.

I Paesi ideali per un programmatore Java

Spostandosi nella vicina Spagna, gli sviluppatori Java hanno la possibilità di ricevere una paga adeguata, mentre chi ha coraggio e arte per l’Australia, per gli USA, ma anche per il Sud Africa e per l’Ucraina, può fare veramente il colpaccio della vita, considerando che sono le nazioni dove gli sviluppatori Java sono pagati profumatamente. E’ vero, in Italia ormai bastano le conoscenze minime per diventare dei programmatori Java, mentre nei paesi sopracitati si tende a richiedere specifiche e qualifiche per i lavori in Java e app. Le figure più cercate sono il software developer e il web developer, essenziali per il settore del gaming, quello con il maggior numero di richieste della categoria dei programmatori Java: i siti hanno bisogno di continue cure e aggiornamenti per mantenersi funzionali e per essere sempre aggiornati con gli ultimi giochi online, conformi alle richieste dei clienti. Australia, ma anche ad Hong Kong si cercano sviluppatori ibridi, tanto da far aumentare il numero di occupati, anche grazie alle continue richieste dei consumatori. Spagna e Canada sono una vera manna per gli sviluppatori di Javascript, in quanto possono negoziare le condizioni contrattuali a loro vantaggio.

Team Building a Bologna: come unire i Dipendenti con la Buona Cucina

Scritto da Cinzia Panzeri il . Pubblicato in Aziende

Il team Building è un’attività che serve a tutti. Serve sia al capo dell’azienda che può capire chi sono veramente i suoi dipendenti, ma serve anche a questi ultimi che possono finalmente far uscire la loro vera natura. Oltre al classico team building outdoor & adventure si è sviluppato anche quello a tema cucina e il luogo più adatto per questa tipologia di team building è Bologna, che non esiterei a definire la capitale italiana della buona cucina.

Bologna è la cornice perfetta per il Team Building a tema Culinario

Bologna con la sua tradizione culinaria che continua a deliziarci da centinaia di anni è la città ideale per il cooking team building.

Le attività di questa tipologia di team building sono numerose:

  • Cortesie per gli ospiti: in questa attività non sono importanti le doti fisiche, non è importante la resistenza o il senso dell’orientamento è importante avere gusto, saper abbinare bene gli ingredienti preparare una tavola degna dell’ospite più prestigioso.
  • Wine: questa è un’attività che bicchiere dopo bicchiere andrà necessariamente a creare gruppo. È l’attività perfetta da svolgersi tra i panorami mozzafiato dei colli bolognesi. Astenersi Astemi!
  • Assaporando il tempo: si tratta di una grande cena composta da piatti della millenaria tradizione italiana. Si andrà a svolgere in un borgo medievale per esaltarne la caratteristica storica. Tra un ottimo piatto e l’altro le relazioni tra colleghi si intensificheranno molto facilmente.
  • Ricerca il gusto: si parte con un orienteering per la “caccia al budget”, è quindi necessario un grande senso dell’orientamento e una profonda cooperazione al fine di ottenere la somma più alta. Ci si reca poi in un’azienda agricola delle campagne emiliane per acquistare i prodotti che poi si andranno a cucinare e presentare agli integerrimi giudici di questa prova.

Il potere aggregante di un piatto di pasta

Anche se il team building outdoor & adventure è più conosciuto e più evocativo e da un punto di vista fisico e mentale, può sembrare più utile per l’integrazione dei colleghi, può creare anche delle spaccature, si può litigare, annullando quindi l’effetto benefico che ci si aspetta. Al contrario il cooking team building essendo composto da attività più semplici e meno dure può aiutare davvero a creare gruppo e a fare amicizia. Non c’è lo stress di dover arrivare prima alla meta, di fare meglio dell’altra squadre, si è tutti attorno ad un tavolo a mangiare e niente unisce più di un piatto di pasta all’uovo appena tirata da una sfoglina delle vie attorno a Piazza Grande.

System integrator: le regole per fare business

Scritto da Esseci il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Molti system integrator e installatori telefonici sono stati costretti a chiudere la loro attività, perché incapaci di rinnovare le proprie offerte e di seguire le richieste che provengono dalle aziende in cui sono sempre più presenti dirigenti “digital native”.

A evidenziarlo è Gartner in uno studio a cura dell’analista Steve Blood (qui lo studio).

Come risolvere quindi questa discrepanza tra system integrator che non hanno rinnovato il proprio portfolio di prodotti e servizi e manager cresciuti nell’era digitale che pretendono strumenti in linea con le innovazioni tecnologiche odierne?

Sicuramente scegliendo il partner strategico giusto; un partner che sia capace, non solo di garantire la qualità del prodotto/servizio offerto, ma che sia in grado recepire con puntualità gli stimoli provenienti dal mercato di riferimento, di anticiparli e di trasformarli in un’offerta che possa soddisfare a pieno le esigenze dei clienti da una parte e di incremento del business da parte dei system integrator dall’altra.

Oltre a ciò, gli installatori devono sempre più valutare con attenzione la specializzazione dei partner selezionati, che devono essere in grado di comunicare al mercato il proprio valore specifico e spingere verso le tendenze più innovative come cloud, big data, analytics, IoT e mobility.

Inoltre, per rendere i partner ancora più forti nei confronti dei competitor, è importante che la strategia partner dei vendor preveda incentivi, agevolazioni e un’attenzione costante alla formazione e all’aggiornamento.

In linea con questi fattori chiave, capaci di decretare il successo o la disfatta di un system integrator, Wildix, attiva nello sviluppo di soluzioni VoIP e di applicazioni di Unified Communications, ha creato un vero e proprio Ecosistema per i propri partner, dove ciascun ambito aziendale è impegnato a facilitare e massimizzare il business del proprio canale.

“L’ufficio vendite con assistenza e affiancamento, il supporto tecnico, il percorso Academy che porta i tecnici a lavorare una settimana a contatto con gli sviluppatori dell’ufficio R&D di Wildix a Odessa, l’ufficio marketing, con un piano di condivisione di attività di branding e di lead generation. Tutto questo può realmente fare la differenza e costituire una scelta vincente per i system integrator di oggi.”, dichiara Emiliano Tomasoni, direttore marketing Wildix Italia.

Cristiano Bellumat, direttore commerciale Wildix Italia, sottolinea: “Perché oggi non possiamo accettare che il prezzo dell’hardware sia l’unico criterio per vincere una trattativa contro i competitor? Perché la battaglia di Wildix e del suo Ecosistema va combattuta sul piano del valore che un prodotto porta con sé.

Il valore di una soluzione Wildix è il software che lo fa funzionare, ma non solo. Sono il lavoro e la professionalità dei partner a rendere il prodotto Wildix top class. È per questo che, ad esempio, abbiamo esteso la garanzia di tutto l’hardware Wildix a 5 anni e introdotto l’esclusiva garanzia ‘soddisfatti o rimborsati’ per i clienti finali.”

“Quello che mi piace di Wildix è la flessibilità del sistema. È successo più volte che dovessimo personalizzare delle soluzioni presso i nostri clienti e queste customizzazioni con altri vendor non si riuscivano a fare. Inoltre spesso sono impiegate terze parti, mentre Wildix offre l’intera gamma di prodotti senza necessità di rivolgersi altrove”, a parlare è Roberto Zammarano, Amministratore Delegato di Emironet, system integrator con sede a Parma e partner Wildix.

Informazioni su Wildix

Fondata nel 2005 a Trento, Wildix è attiva nello sviluppo di soluzioni VoIP e di applicazioni di Unified Communications, ovvero la possibilità di comunicare in diversi modi, come voce, dati e testo, attraverso un unico strumento con un’interfaccia unificata. Wildix fa della Ricerca e Sviluppo uno dei capisaldi delle proprie attività, consentendo di poter proporre al mercato soluzioni e prodotti evoluti e costantemente aggiornati tecnologicamente, configurandosi come soluzioni ideali per gestire la comunicazione nelle realtà di diverse dimensioni, dallo studio professionale alla grande azienda. A oggi, Wildix ha una rete indiretta composta da circa 150 partner certificati e qualificati e 7.000 impianti installati in tutta Italia.

Per maggiori informazioni: Web, Twitter, Facebook

Le aziende soffrono di ansia da prestazione: a rivelarlo uno studio di Jabra

Scritto da Esseci il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Jabra, leader nella produzione di soluzioni innovative per l’audio e la comunicazione mobile, comunica i risultati dell’indagine “Produttività in ufficio: le nuove sfide”. Lo studio rivela i paradossi delle aziende che, se da una parte cercano di creare ambienti di lavoro produttivi, dall’altra sottovalutano la presenza di distrazioni all’interno dei team, riunioni poco organizzate e tecnologia limitata a disposizione. I lavoratori lottano continuamente contro diverse situazioni che invece che supportarli, li intralciano e ne inficiano il lavoro. Tra queste: riunioni improduttive o mal organizzate, strumenti tecnologici poco user friendly e ambienti rumorosi che non favoriscono la concentrazione.

In particolare:

  • Il 36% degli intervistati ritiene che le riunioni di lavoro diminuiscano la produttività.
  • Il 46% pensa che i rumori siano la cosa che più distrae in assoluto in ufficio.
  • Il 28% è irritato dalle troppe mail, anche se per risolvere un problema il 78% preferisce mandarne una piuttosto che telefonare.

Riunioni improduttive

Lo studio condotto da Jabra rivela il fallimento delle aziende nell’organizzare il tempo effettivo di collaborazione dei lavoratori. Più della metà (il 51%) concorda che le riunioni senza una guida o un programma specifico servono solo a perdere tempo, il 32% lamenta una mancanza di spirito decisionale, il 31% sottolinea la mancanza di approfondimenti, il 26% una mancanza di preparazione, e il 25% i ritardi.

In un luogo deputato alle videoconferenze, alcuni dei motivi di irritazione maggiore sono il suono, spesso qualitativamente mediocre, fastidiosi rumori di fondo e i problemi di connessione.

Oltre a essere frustranti per i lavoratori, questi ostacoli sono anche i più frequenti. E c’è un paradosso: la maggior parte di loro vuole partecipare comunque alle riunioni, perché ritengono che possano essere utili, anche se contemporaneamente il 36% lamenta una diminuzione del rendimento personale a seguito di esse, forse proprio per l’incapacità di renderle davvero proficue.

Anche il tempo speso alla scrivania è fondamentale: i lavoratori occupano la maggior parte del loro tempo dietro il proprio desk, con oltre il 66% delle attività settimanali (6 volte di più delle riunioni), e quindi questo si rivela il luogo in cui la maggior parte della produttività aumenta o diminuisce.

Anche alla scrivania le distrazioni sono sempre in agguato: le più comuni sono i rumori (46%), le interruzioni dei colleghi (43%) e il numero delle mail (28%).

Gli intervistati ritengono che dovrebbero essere maggiormente controllati i fattori ambientali, come temperatura, qualità dell’aria e mancanza di privacy. Ripensare, quindi, a un ambiente di lavoro adatto potrebbe eliminare molti problemi che influenzano negativamente la produttività.

Holger Reisinger, Senior Vice President di Jabra, commenta così i risultati dell’indagine: “La produttività è fondamentale per il successo e per restare competitivi. Ogni risorsa impiegata dovrebbe sfruttare ogni sua qualità e le sue migliori capacità a vantaggio dell’azienda, con processi e strumenti adatti a far sì che ciò accada. Nonostante molte aziende abbiano progettato spazi di lavoro per migliorare la cooperazione e investito nella tecnologia per rendere riunioni o call più semplici e user friendly, questo approccio non apporta il beneficio sperato. I manager hanno quindi bisogno di rivalutare le necessità dei loro lavoratori per assicurare la produttività del business.”

La chiave è la tecnologia

Lo studio sottolinea anche che una scarsa produttività incide sulla capacità di attrarre e trattenere il personale, così come le distrazioni sul posto di lavoro incidono in maniera significativa sull’equilibrio vita-lavoro.

Oggi una parte importante dei lavoratori specializzati è in difficoltà a completare le proprie mansioni entro la fine della giornata, ben il 36% le termina fuori dall’orario di lavoro.

Per facilitare i dipendenti e velocizzare alcuni processi, spesso si ricorre a dispositivi tecnologici come lavagne digitali, speakerphone, o programmi di project management, mappe mentali o brainstorming.

Eppure l’utilizzo di questi strumenti è spesso controproducente, si pensi al tempo medio necessario per organizzare una riunione o una “semplice” conference call: il 25% di queste inizia in ritardo a causa di problemi tecnici, e di conseguenza si perdono in media più di due minuti e mezzo a riunione. A seconda del numero dei partecipanti il tempo perso – e quindi il costo – può aumentare.

Il 71% delle riunioni si svolge in un solo luogo, mentre il 29% prevede più sedi, e dunque l’ausilio della tecnologia è fondamentale. Ma spesso i lavoratori stessi faticano a utilizzarla, e il 50% dichiara di riscontrare a causa di ciò disagi significativi e irritanti.

Conclude Reisinger: “La vera sfida è quella di saper creare un equilibrio tra collaborazione e concentrazione. Finora sono stati fatti grandi passi per favorire maggior interazione e comunicazione tra i lavoratori, ma bisogna proseguire in questa direzione affinché non si perda tempo nell’utilizzo di supporti tecnologici inefficaci. Ecco perché uno spazio di lavoro consono che si adatti all’individuo, alla sua specificità e al suo ruolo è la nuova strada che un ambiente lavorativo realmente produttivo deve percorrere.”

Sul report della “Produttività in ufficio”

La “produttività in ufficio” è un sondaggio effettuato a maggio 2015 su 2.449 lavoratori di età compresa tra i 18 e i 65 anni provenienti da USA, UK, Francia, Germania, Russia, Giappone, Cina, Danimarca, Svezia e Norvegia, come parte dell’iniziativa di Jabra “Nuovi modi di lavorare”.

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Informazioni su Jabra

Jabra è un marchio di GN Netcom, società controllata da GN Store Nord A/S (GN) – quotata al NASDAQ OMX. Jabra conta circa 925 dipendenti in tutto il mondo e nel 2012 ha raggiunto un fatturato pari a 2,612 million DKK. Jabra, produttore numero uno al mondo di innovative soluzioni audio a mani libere, con le sue divisioni business e consumer, sviluppa, produce e commercializza una vasta gamma di auricolari, speakerphone e cuffie Wireless e con filo per la telefonia mobile, gli uffici, i mobile worker e i Contact Center.

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