Posts Tagged ‘La verità surreale’

In occasione della mostra alla Milano Art Gallery, Josè Dalì accolto nel programma “Chiambretti Supermarket” di Piero Chiambretti in onda su Italia Uno

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La trasmissione “Chiambretti Supermarket” su Italia 1 accoglie per la seconda volta Josè Dalì, figlio del celeberrimo Maestro del surrealismo Salvador Dalì. L’artista ha da poco esposto le sue originali opere, presso la rinomata e storica galleria Milano Art Gallery in via G. Alessi 11 a Milano, nella personale intitolata “La verità surreale”, tenutasi dall’11 Maggio al 5 Giugno 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes. 

Il noto e stimato conduttore televisivo Piero Chiambretti ha voluto diverse volte nel suo nuovo programma l’eclettico artista, già ospite speciale alla puntata inaugurale, per parlare di sé, della sua arte e del padre, in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. L’esposizione ha riscosso grande successo e ha visto la prestigiosa presenza del prof. Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte che ha sostenuto ed apprezzato la mostra complimentandosi e visitandola a lungo, nonché di Cristiano De Andrè figlio del mitico cantautore Fabrizio De Andrè, Alessandro Quasimodo, figlio del premio Nobel Salvatore Quasimodo, Max Laudadio, storico inviato di Striscia la Notizia, il critico d’arte Flavio Caroli, Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” e Cristiano Malgioglio. Inoltre, hanno parlato di Dalì e della sua straordinaria mostra, noti settimanali d’intrattenimento come Chi e Visto, nonché numerosi quotidiani e media.

A grande richiesta la “Milano Art Gallery” prolunga la mostra di José Dalì organizzata dal manager Salvo Nugnes fino al 5 giugno

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A grande richiesta la rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 ha prorogato fino al 5 giugno la prestigiosa mostra di José Dalì, figlio del famoso Salvador Dalì, organizzata dal manager Salvo Nugnes, agente di nomi di spicco della cultura. L’esposizione pittorica, intitolata “La verità surreale” è visitabile con ingresso libero al pubblico e raccoglie un’eterogenea serie di creazioni in stile antologico, per ripercorrere il camaleontico percorso di ricerca dell’eclettico artista. Il professor Vittorio Sgarbi ha visitato la mostra, complimentandosi con entusiasmo e commentando positivamente l’allestimento delle opere, nella loro suggestiva dimensione di surrealismo onirico, che trova significativi punti di contatto con la matrice paterna.

José Dalì è un moderno e intraprendente trasformista a 360°, che si cimenta con svariati generi espressivi: pittura, scultura, incisione, arte orafa, poesia, scrittura narrativa. Nel suo vivace estro si reinventa di continuo con intensa forza vitale, riuscendo a coniugare in perfetto equilibrio vita professionale e familiare. Di lui racconta “Sono sposato con la stessa donna da tanti anni, mai un tradimento neppure con il pensiero“. Ricordando l’esimio padre rivela “Non voleva che facessi l’artista e aveva ragione. Gli artisti hanno cessato di esistere dopo di lui. Io sono un viaggiatore del tempo. Oggi in troppi credono che l’arte sia un mix di bravura e stravaganze, ma non basta…”.

L’Avv. Marco Carra ospite alla mostra di José Dalì, figlio del maestro surrealista Salvador Dalì, alla Milano Art Gallery

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L’Avv. Marco Carra, Domenica 11 maggio 2014, è stato ospite del vernissage della straordinaria mostra di José Dalì “La verità surreale” organizzata in occasione dei 110 anni dalla nascita del padre dell’artista, il celeberrimo Maestro del Surrealismo Salvador Dalì, presso il prestigioso Spazio Culturale Milano Art Gallery, a Milano. Durante l’inaugurazione, oltre al noto consigliere regionale lombardo, erano presenti numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo, del calibro di Cristiano De André, figlio dell’esimio cantautore Fabrizio.

Sono molto compiaciuto di aver partecipato all’esposizione di un talentuoso artista come Dalì” afferma Carra e prosegue “Il suo carattere, il suo modo di essere, rispecchiano perfettamente le sue opere, così fantasiose ed originali, ma al contempo geniali“.

L’avvocato mantovano, specializzato in Diritto del Lavoro, è molto vicino agli aspetti artistici-culturali della sua Regione ed è convinto che la cultura sia una risorsa che, in questi ultimi anni, è stata governata purtroppo con poche idee e prospettive. “Cultura e formazione rendono la persona libera e autonoma. Sono fondamento di civiltà, di progresso e di futuro. Con risorse investite in maniera mirata su progetti di valore e condivisi, la cultura diventerà una risorsa strategica in grado di generare occupazione e futuro“.

Josè Dalì a “Chiambretti Supermarket” su Italia Uno parla del conosciutissimo Salvador Dalì e della sua personale alla Milano Art Gallery

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In occasione della prima puntata della nuova attesissima trasmissione di Piero Chiambretti “Chiambretti Supermarket” in onda su Italia Uno, il poliedrico José Dalì, figlio del grande maestro Salvador Dalì, è stato ospite speciale della puntata inaugurale. Attualmente, l’artista è in mostra con le sue pregiate opere nello storico contesto della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano. L’esposizione è organizzata dal noto manager produttore Salvo Nugnes e durerà fino al 26 Maggio con ingresso libero al pubblico.

Durante la sua partecipazione televisiva ha parlato dell’illustre padre e del variegato percorso nel mondo dell’arte, che lo ha spinto fin da bambino a cimentarsi con il disegno e la pittura, dimostrando talento innato e appassionata curiosità. Ha invitato tutti a visitare la sua prestigiosa mostra milanese dal titolo “La verità surreale” nella quale è possibile ammirare una corposa carrellata di creazioni pittoriche di intensa suggestione, che vanno dallo stile astratto di tipo materico-informale al figurativo di matrice surrealista, con interessanti spunti di riferimento verso le tematiche tipiche espresse da Salvador Dalì, che gli hanno permesso di rendere un simbolico omaggio all’eccellenza paterna.

José Dalì, non teme di esternare ed imprimere nei dipinti la dimensione interiore e spirituale più intima e profonda. E’ assolutamente libero e disinibito nel manifestare la sfera legata al patos introspettivo e connessa alla fantasia onirica, come testimonianza concreta e ben tangibile di un cammino esistenziale, che si intreccia con quello professionale in una complessa e articolata evoluzione, che diventa un plus valore integrante primario della sua ricerca stilistica.

Milano, l’artista José Dalì, figlio del maestro Salvador Dalì, incontra il prof. Flavio Caroli

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In occasione della conferenza del professor Flavio Caroli a Milano, c’è stato un incontro prestigioso tra illustri nomi di spicco del panorama contemporaneo: l’artista José Dalì, figlio del maestro Salvador Dalì, ha conosciuto il rinomato storico dell’arte, nonché popolare volto televisivo Rai, nella trasmissione di grande successo “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio. L’evento, organizzato dal manager produttore Salvo Nugnes, presente in qualità di relatore, ha creato l’opportunità per l’interessante contatto conoscitivo tra i due noti personaggi, che si sono intrattenuti piacevolmente in conversazione.

Dalì ha invitato Caroli a visitare la sua mostra pittorica dal titolo “La verità Surreale” inaugurata l’11 Maggio con grandi consensi nell’esclusivo contesto della storica galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, che resterà allestita in loco fino al 26 Maggio. Le sue creazioni possiedono brillante luminosità, vivace vitalità e vibrante carica energetica. Nella loro peculiare proiezione emerge l’elemento fantastico e immaginario nel limite posto tra reale e irreale, sogno e realtà. Si delinea il sottile margine di confine con la rappresentazione a matrice surrealista, senza però generare un filo conduttore di pedissequa e banale imitazione verso i modelli paterni, ma bensì individuando in questi importanti spunti di riferimento un utile contributo per compiere un innovativo salto di livello e innescare la genesi di una forma d’arte di rivoluzionario e avveniristico principio di fondamento.

Il professor Vittorio Sgarbi ha visitato l’importante esposizione di José Dalì, esprimendo positive riflessioni sulle suggestive opere ed elogiando il simbolico riferimento alle tematiche di matrice surrealista, tipiche del geniale estro creativo di Salvador Dalì.

 

Cristiano De Andrè noto figlio d’arte, ospite al vernissage della mostra pittorica di Josè Dalì organizzata dal manager Salvo Nugnes alla Milano Art Gallery

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Ha inaugurato Domenica 11 Maggio 2014, l’esclusiva mostra milanese di José Dalì, figlio del maestro catalano del surrealismo Salvador Dalì, presso la storica Milano Art Gallery, sita in via G. Alessi 11, alla fine di Corso Genova. Presente al vernissage un altro rinomato “figlio d’arte”, il cantautore Cristiano De André, accolto dalla folla di visitatori con gran visibilio.

L’esposizione dal titolo “La verità surreale” è organizzata dal manager Salvo Nugnes, agente di note personalità del mondo della cultura e dello spettacolo e sarà visitabile, ad ingresso libero, fino al 26 Maggio. Per informazioni www.milanoartgallery.it .

Dalì vanta di un percorso artistico molto ampio. Il suo carismatico eclettismo e il DNA di un genio dell’arte, quale suo padre Salvador, gli hanno permesso di cimentarsi attraverso ogni forma di espressione: pittura, scultura, incisione, scrittura narrativa, poesia e perfino arte orafa. Sulla mostra dichiara “Il genere che presento è divise in più parti: c’è il periodo informale, in cui mi divertivo a partire da una serie di fili di cui imitavano le sinapsi multiple che stanno nel cervello quando l’uomo pensa; poi c’è la metamorfosi, che è un surrealismo leggero in cui stravolgo i canoni estetici, orientato verso la bellezza della natura“.

Della sua infanzia ricorda “Ho tantissimi aneddoti su mio padre, era particolare! Io ho vissuto con dei tutori in Italia, perché i miei genitori non avevano il tempo di occuparsi di me, quindi le poche volte che lo vedevo, si divertiva a farmi gli scherzi“.

Milano Art Gallery: José Dalì intervistato sulla mostra dedicata al padre Salvador Dalì ai 110 anni dalla nascita

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Intervistato José Dalì, in occasione della mostra personale “La verità surreale“, organizzata in occasione dell’anniversario dei 110 anni della nascita del padre il celebre maestro del Surrealismo Salvador Dalì, presso la storica Milano Art Gallery via Alessi 11, Milano dall’11 al 26 maggio 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes. L’esposizione verrà inaugurata domenica 11 maggio alle ore 18.00, con un prestigioso evento di vernissage in presenza dell’artista.

1) Ci racconta com’è avvenuto il suo esordio nel mondo dell’arte? E’ vero, che già dai 7 anni dipingeva?

Il mio esordio nel mondo dell’arte forse non è ancora mai avvenuto. Prima di tutto, io non sono un artista, non mi ci sento, dipingo per il mio grande egoismo, per il gusto di fare una cosa che mi piace. Ogni volta che faccio una mostra per me è una sofferenza, un atto di esibizionismo. Espongo e poi scompaio per un po’ di tempo, quindi è come se non avessi mai esordito nel mondo dell’arte. Quando realizzo un quadro o dei quadri mi piace guardarmeli, magari farli vedere agli amici e basta. È una vita che dipingo e che espongo, ma cerco di farlo a piccole tappe. Quando era piccolo cercavo di scimmiottare mio padre che non mi permetteva di andare nell’area in cui lavorava perché aveva paura che gli rovinassi i quadri, ma sono giochi da bambini, sono cose che fanno tutti, anche quelli che poi da grandi non fanno i pittori o gli artisti.

2) Che rapporto aveva con suo padre il grande Salvador Dalì? Ha qualche particolare aneddoto, che vuole rivelarci?

Di aneddoti ne ho tantissimi, mio padre è stato molto particolare! Da ragazzino lo vedevo pochissimo, lui e mia madre erano impegnati nelle loro mostre, li incontravo quando i miei tutori, ai quali mi avevano affidato in Italia, mi portavano in Spagna. Poi li ho rivisti da adulto, dove è cambiato un po’ il legame, ma resta un rapporto particolare con due persone particolari, perché i miei genitori erano molto giocherelloni, si divertivano con tutto e soprattutto con gli esseri umani e ancor di più con me, facendomi degli scherzi. Gli aneddoti che mi vengono in mente sono due: il primo, quando mio padre Salvador, si è presentato ai piedi del mio letto in piena notte con una candela, una lampadina accesa in mano, sotto il volto e ha fatto finta di essere il demonio, al quale erano cadute le corna sulle labbra e ha cercato di spaventarmi. Un’altra volta invece, ricordo che si è nascosto, salendo sulle scale, dietro un orso imbalsamato, e con un tubo dell’acqua e un imbuto ha fatto finta di essere stato ingoiato e mi ha chiesto aiuto. Poi delle volte parlava in tre\quattro lingue, mescolandole con il latino per vedere il mio stupore, perché non capivo quello che mi diceva.

3) Un commento di riflessione sul concetto di arte;

E’ la cosa più difficile del Mondo, è come parlare del concetto di anima. Io non so se quello che faccio è arte, so solo che realizzo delle cose che a me piacciono. Credo che chi fa arte forse è una grande ricerca d’amore, per attirare l’attenzione delle persone comuni e per ottenerne il plauso, una ricerca d’affetto, di amore insomma. Su questo punto sono svantaggiato, sono sposato da più di quarant’anni con l’unica donna che ho amato nella mia vita, e non ho bisogno di amore, faccio questo perché mi piace. Quindi il concetto dell’arte credo sia quello di offrire al pubblico la medesima emozione che l’artista o il presunto tale ottiene creando quel lavoro.

Il concetto dell’arte è il concetto della bellezza, l’arte si può paragonare a qualsiasi cosa sublime ma anche ad un manufatto, ad una casa, un fiore. Le cose sublimi della natura che ci stupiscono e appagano il nostro animo, il nostro sguardo si possono paragonare all’arte. Non a caso per me l’arte è morta dopo il Rinascimento, tranne qualche rara eccezione, però in realtà ci sono ancora delle cose bellissime, che donano delle emozioni, e le emozioni sono la cosa più difficile da avere in questa vita.

4) Che ricordo ha dei suoi genitori? E della sua infanzia vissuta con i suoi tutori adottivi tra Verona e Roma?

Ho lasciato molti ricordi a Verona. Quando sono andato li con mia moglie, dopo 36 anni, per fargli vedere le bellezze di Verona, ho ritrovato le emozioni di vedere l’Arena per esempio o altre cose di questo genere. Quando abitavo a Verona, affianco al portone dell’abitazione dei mie tutori, c’era un negozio di Bauli e una giornalaia. Quando sono tornato ho visto una signora con i capelli bianchi e le ho domandato se fosse la signora Gemma e ha risposto di sì. Avrà avuto più di 90 anni, quando le ho raccontato chi ero io, ha cominciato a chiamare la gente raccontando delle mie gesta da bambino. Questa signora molto anziana si ricordava tutti i guai che avevo fatto a Verona, ad esempio quando correvo con i pattini a rotelle al secondo piano dell’abitazione e disturbavo a qualsiasi ora, gli abitanti del piano di sotto. Dei miei genitori, ho solo ricordi bellissimi, erano talmente speciali nei loro scherzi, nel loro modo di fare, che quando li vedevo abbracciati normalmente o sulla barca o che giocavano a scacchi per esempio, mi sembravano ammalati, perché erano in continuo movimento, una creatività continua per quanto riguarda i giochi, gli scherzi e le risate.

5) La data d’inaugurazione della sua mostra milanese, l’11 maggio, cade proprio nel giorno di celebrazione del simbolico anniversario dei 110 anni dalla nascita’ di suo padre; E’ compiaciuto di questa coincidenza speciale? E’ stata appositamente predisposta per creare un significativo filo conduttore di unione tra i due importanti eventi?

Sono felice e onorato di questa coincidenza, anche se una parte di me è dispiaciuta di dover mostrare al mondo la diversità tecnica e artistica che mi divide da mio padre, mio padre è stato un grande, io sono uno che gioca a fare il pittore, quindi in un certo senso sono felice perché è sempre difficile dimenticare una persona come mio padre, però forse ci vuole un nuovo genio per ricordare la sua bravura, naturalmente lo faccio con tutta la modestia che mi distingue. Davanti a mio padre sono soltanto un dilettante meglio e peggio di tanti altri miei colleghi, solo che di geni così ne nasce uno ogni duecento anni.

Intervistato Josè Dalì in occasione della mostra dedicata a suo padre Salvatore Dalì Maestro del Surrealismo organizzata da Salvo Nugnes

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Avrà luogo Domenica 11 Maggio 2014, alle ore 18.00, l’inaugurazione della mostra d’arte di José Dalì, presso la storica Milano Art Gallery, galleria che vanta circa un quarantennio di vita, sita in via G. Alessi 11, a Milano, alla fine di Corso Genova a sinistra. L’esposizione dal titolo “La verità surreale” è organizzata dal manager di noti personaggi Salvo Nugnes, in occasione dei 110 anni dalla nascita del padre dell’artista Salvador Dalì, il celebre Maestro del Surrealismo.

Di seguito, l’intervista a José Dalì.

1) Quali sono state le principali fonti e i maestri d’arte che l’hanno ispirata per la sua produzione artistica?

Questo è un po’ complicato, praticamente tutti. Da Van Gogh a Leonardo, a Raffaello, soprattutto a mio padre ovviamente e diciamo che più che essere ispirato, oltre che dai grandi del passato e del presente, credo di essere stato ispirato dalla bellezza della natura, che a mio avviso è la principale opera d’arte.

2) Che ricordi ha di suo padre?

Solo ricordi belli e intensi, di continuo gioco praticamente, legati alla mia infanzia. Poi dopo sono rimasto in Italia e quando poi si è ammalato chiaramente è tutto precipitato. Diciamo quindi, finché è stato in sé, è stato veramente il protagonista dei miei giochi sia da piccolo che da grande.

3) Vuole raccontarci qualcosa?

Le prime cose che mi vengono in mente già le ho raccontate,  anche in interviste televisive. Io ho vissuto con dei tutori in Italia, mio padre e mia madre non avevano il tempo di occuparsi di me, quindi le poche volte che lo vedevo, diciamo d’inverno e d’estate, quando lui tornava in Spagna, si divertiva a farmi gli scherzi. Lui e mia madre, a volte si presentava ai piedi del lettino di notte, mentre io dormivo, con una lampadina sotto il naso, dicendo di essere il demonio e che le corna gli erano cadute sulle labbra. Si aspettava che io dessi di matto però ormai mi ero già abituato. Una volta in particolare fece finta di essere stato ingoiato da un orso che stava all’ingresso della casa di Port Lligat: si era messo dietro gli scalini in alto, con un tubo dell’acqua piuttosto voluminoso e un imbuto faceva la voce come se venisse da dentro il corpo dell’orso e mi diceva “aiutami, aiutami che l’orso mi ha ingoiato”. L’orso era sette/otto volte più grosso di me e quindi lui si divertiva a fare queste cose. Qualche volta faceva finta di morire e faceva finta di sentirsi male, si bloccava per vedere la mia reazione.  Oppure cercava di instaurare in me una specie di reazione a catena, mi portava sulla spiaggia di Port Lligat a vedere le rocce erose dal mare e dal vento mi invitava a descrivere a che tipo di animale poteva somigliare la roccia, tutta una serie di queste cose.

4) Come definirebbe il suo stile pittorico? Anche lei ha una matrice surrealista?

Allora io credo che per essere surrealisti prima di dipingere il surrealismo bisognerebbe essere tra i surrealisti nella genetica. Io amo il surrealismo perché è e può essere infinito. Quando uno inizia, non ha termine, perché ci sono sempre tantissime espressioni. Io sono surrealista nell’animo, anche per imitazione, per giocare ad imitare mio padre. Il genere che presenterò a Milano è divise in tre parti, come se presentassi tre artisti in uno: c’è il periodo informale in cui mi divertivo a partire da una serie di fili di cui imitavano le sinapsi multiple che stanno nel cervello quando l’uomo pensa; poi c’è la metamorfosi, che è un surrealismo leggero in cui io stravolgo i canoni estetici e dipingo degli animali con all’interno dei paesaggi. Io sono più orientato verso la bellezza estetica della natura rapportata a un surrealismo leggero, diciamo sono più io. Mio padre era “più” e basta.

5) Sappiamo, che è un artista a tutto tondo e si cimenta anche nella scultura e nella poesia; Vuole parlarci di questa sua esperienza in ambito poetico-letterario?

Allora intanto non sono né un poeta né uno scrittore. Sono rimasto quel bambino che amava giocare con tutto, quindi le poesie sono ispirate da cose che mi vengono in mente per illustrare in rima determinate situazioni e tutto quanto è mirato a emozionare l’ipotetico pubblico che ascolterà quella poesia o che leggerà quel libro o che vedrà quella scultura o quell’opera. A me piace provare di tutto, ma come un gioco, non come uno che ha la presunzione di cavalcare l’onda o di porsi per la sua bravura, sono solo un bambino che continua a giocare, questa è la definizione di me stesso.

6) Ci è giunta notizia della sua prossima mostra presso la Milano Art Gallery, come nasce l’opportunità di questa importante mostra?

Nasce proprio casualmente. Io cerco di essere abbastanza lontano dal pubblico e dal mondo esterno, vivo in campagna, vicino ai castelli romani in Italia. Sono 35 anni che vivo qui nella massima tranquillità e fortunatamente sono ancora illeso in questo mondo un po’ particolare, mi nascondo bene. Faccio una mostra ogni tanto, quando mi va e devo dire onestamente che sono soddisfatto quando ho creato un opera, per mia soddisfazione, per l’emozione che da a me stesso e al mio egoismo di essere stato abbastanza bravo. Non è che mi diverte tanto mostrare le mie opere, perché infondo mi sembra quasi un atto di presunzione, no? Per me finisce lì, dopo aver fatto il lavoro,e la cosa strana è, che è un esperienza particolare. Ho avuto la fortuna di incontrare la donna della mia vita un po’ più di 40 anni fa. Non credo nei segni zodiacali, non credo nell’astrologia, ma questa donna è del capricorno ed è nata l’otto gennaio, come Elvis Presley e tanti altri personaggi famosi del mondo dello spettacolo. Con la stessa casualità , mi è capitato di incontrare Salvo Nugnes, che ha apprezzato il mio lavoro e, quando poi ho scoperto che è nato l’otto gennaio come mia moglie, è stato difficile dirgli di no! Di solito non sono propenso a sbandierare il mio lavoro, forse sono troppo egoista o sono troppo appagato della mia “vita normale”. È nato tutto così, casualmente.

7) É la prima volta che espone a Milano?

Si, è la prima volta che espongo a Milano. Conosco la città, perché ci sono stato così tante volte, ma non avevo mai esposto qui. È la prima volta in assoluto.

José Van Roy Dalì parla della sua mostra alla Milano Art Gallery dedicata al padre Salvador Dalì maestro del Surrealismo

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Intervistato José Van Roy Dalì, in occasione della mostra personale “La verità surreale” il giorno dell’anniversario dei 110 anni della nascita del padre, il celebre maestro del Surrealismo Salvador Dalì, presso la storica Milano Art Gallery via Alessi 11, Milano dall’11 al 26 maggio 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes. L’esposizione verrà inaugurata domenica 11 maggio alle ore 18.00, con un prestigioso evento di vernissage in presenza dell’artista.

1) Ci racconta com’è avvenuto il suo esordio nel mondo dell’arte? E’ vero, che già dai 7 anni dipingeva?

Il mio esordio nel mondo dell’arte forse non è ancora mai avvenuto. Prima di tutto, io non sono un artista, non mi ci sento, dipingo per il mio grande egoismo, per il gusto di fare una cosa che mi piace. Ogni volta che faccio una mostra per me è una sofferenza, un atto di esibizionismo. Espongo e poi scompaio per un po’ di tempo, quindi è come se non avessi mai esordito nel mondo dell’arte. Quando realizzo un quadro o dei quadri mi piace guardarmeli, magari farli vedere agli amici e basta. È una vita che dipingo e che espongo, ma cerco di farlo a piccole tappe. Quando era piccolo cercavo di scimmiottare mio padre che non mi permetteva di andare nell’area in cui lavorava perché aveva paura che gli rovinassi i quadri, ma sono giochi da bambini, sono cose che fanno tutti, anche quelli che poi da grandi non fanno i pittori o gli artisti.

2) Che rapporto aveva con suo padre il grande Salvador Dalì? Ha qualche particolare aneddoto, che vuole rivelarci?

Di aneddoti ne ho tantissimi, mio padre è stato molto particolare! Da ragazzino lo vedevo pochissimo, lui e mia madre erano impegnati nelle loro mostre, li incontravo quando i miei tutori, ai quali mi avevano affidato in Italia, mi portavano in Spagna. Poi li ho rivisti da adulto, dove è cambiato un po’ il legame, ma resta un rapporto particolare con due persone particolari, perché i miei genitori erano molto giocherelloni, si divertivano con tutto e soprattutto con gli esseri umani e ancor di più con me, facendomi degli scherzi. Gli aneddoti che mi vengono in mente sono due: il primo, quando mio padre Salvador, si è presentato ai piedi del mio letto in piena notte con una candela, una lampadina accesa in mano, sotto il volto e ha fatto finta di essere il demonio, al quale erano cadute le corna sulle labbra e ha cercato di spaventarmi. Un’altra volta invece, ricordo che si è nascosto, salendo sulle scale, dietro un orso imbalsamato, e con un tubo dell’acqua e un imbuto ha fatto finta di essere stato ingoiato e mi ha chiesto aiuto. Poi delle volte parlava in tre\quattro lingue, mescolandole con il latino per vedere il mio stupore, perché non capivo quello che mi diceva.

3) Un commento di riflessione sul concetto di arte;

E’ la cosa più difficile del Mondo, è come parlare del concetto di anima. Io non so se quello che faccio è arte, so solo che realizzo delle cose che a me piacciono. Credo che chi fa arte forse è una grande ricerca d’amore, per attirare l’attenzione delle persone comuni e per ottenerne il plauso, una ricerca d’affetto, di amore insomma. Su questo punto sono svantaggiato, sono sposato da più di quarant’anni con l’unica donna che ho amato nella mia vita, e non ho bisogno di amore, faccio questo perché mi piace. Quindi il concetto dell’arte credo sia quello di offrire al pubblico la medesima emozione che l’artista o il presunto tale ottiene creando quel lavoro.

Il concetto dell’arte è il concetto della bellezza, l’arte si può paragonare a qualsiasi cosa sublime ma anche ad un manufatto, ad una casa, un fiore. Le cose sublimi della natura che ci stupiscono e appagano il nostro animo, il nostro sguardo si possono paragonare all’arte. Non a caso per me l’arte è morta dopo il Rinascimento, tranne qualche rara eccezione, però in realtà ci sono ancora delle cose bellissime, che donano delle emozioni, e le emozioni sono la cosa più difficile da avere in questa vita.

4) Che ricordo ha dei suoi genitori? E della sua infanzia vissuta con i suoi tutori adottivi tra Verona e Roma?

Ho lasciato molti ricordi a Verona. Quando sono andato li con mia moglie, dopo 36 anni, per fargli vedere le bellezze di Verona, ho ritrovato le emozioni di vedere l’Arena per esempio o altre cose di questo genere. Quando abitavo a Verona, affianco al portone dell’abitazione dei mie tutori, c’era un negozio di Bauli e una giornalaia. Quando sono tornato ho visto una signora con i capelli bianchi e le ho domandato se fosse la signora Gemma e ha risposto di sì. Avrà avuto più di 90 anni, quando le ho raccontato chi ero io, ha cominciato a chiamare la gente raccontando delle mie gesta da bambino. Questa signora molto anziana si ricordava tutti i guai che avevo fatto a Verona, ad esempio quando correvo con i pattini a rotelle al secondo piano dell’abitazione e disturbavo a qualsiasi ora, gli abitanti del piano di sotto. Dei miei genitori, ho solo ricordi bellissimi, erano talmente speciali nei loro scherzi, nel loro modo di fare, che quando li vedevo abbracciati normalmente o sulla barca o che giocavano a scacchi per esempio, mi sembravano ammalati, perché erano in continuo movimento, una creatività continua per quanto riguarda i giochi, gli scherzi e le risate.

5) La data d’inaugurazione della sua mostra milanese, l’11 maggio, cade proprio nel giorno di celebrazione del simbolico anniversario dei 110 anni dalla nascita’ di suo padre; E’ compiaciuto di questa coincidenza speciale? E’ stata appositamente predisposta per creare un significativo filo conduttore di unione tra i due importanti eventi?

Sono felice e onorato di questa coincidenza, anche se una parte di me è dispiaciuta di dover mostrare al mondo la diversità tecnica e artistica che mi divide da mio padre, mio padre è stato un grande, io sono uno che gioca a fare il pittore, quindi in un certo senso sono felice perché è sempre difficile dimenticare una persona come mio padre, però forse ci vuole un nuovo genio per ricordare la sua bravura, naturalmente lo faccio con tutta la modestia che mi distingue. Davanti a mio padre sono soltanto un dilettante meglio e peggio di tanti altri miei colleghi, solo che di geni così ne nasce uno ogni duecento anni.

La Milano Art Gallery espone le opere di José Van Roy Dalì figlio del maestro del Surrealismo Salvador Dalì

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Opinioni / Editoriale

La storica “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano, ospita un evento di forte risonanza mediatica accogliendo la mostra pittorica “La verità surreale” di José Van Roy Dalì figlio dell’esimio mentore del Surrealismo Salvador Dalì, organizzata dal noto manager produttore Salvo Nugnes. L’esposizione si terrà dall’11 al 26 maggio 2014, con vernissage inaugurale in data domenica 11 maggio alle ore 18.00. Nell’occasione speciale verrà celebrato l’anniversario dei 110 anni dalla nascita del grande Maestro catalano.

José Dalì ha un percorso esistenziale intenso e ha sempre saputo portare con consapevole responsabilità e coerenza il suo famoso cognome, dimostrando doti innate di autentica genialità e sviluppando una propria ricerca stilistica personalizzata e innovativa. E’ uno degli artisti di spicco più interessanti del panorama contemporaneo, ma ha scelto di vivere la sua dimensione artistica e professionale con estrema riservatezza, privilegiando la vita familiare e privata. Il suo prorompente DNA ispiratore lo ha stimolato a cimentarsi attraverso ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla scrittura narrativa, dall’incisione all’arte orafa.

Sul periodo dell’infanzia vissuto in Italia racconta “Mia madre era ebrea e allo scoppio della guerra i miei dovettero rifugiarsi negli Stati Uniti. Prima di salire sul transatlantico incontrarono a Mentone la famiglia veronese Rossi, alla quale mi affidarono e con la quale ho vissuto a lungo. Considero la mia infanzia felice a Verona un magnifico regalo del destino e sono immensamente riconoscente ai miei tutori adottivi anche per il fatto di avermi sempre supportato. I miei genitori vennero spesso a trovarmi“.

Emerge tutto il suo carismatico eclettismo nella significativa frase da lui pronunciata, quando parodiando l’affermazione paterna “La differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo” dichiara con ironica provocazione, che “l’arte è anche follia. La differenza sostanziale tra gli altri pazzi e me, è che io lo sono davvero e consapevolmente“.