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Classe energetica: il 23,5% degli immobili in vendita ne vanta una media o alta; per gli affitti la percentuale scende al 13,7%

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Quella della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano è una partita ancora aperta, sebbene qualcosa sembra essere cambiato negli ultimi due anni, soprattutto quando si parla del mercato delle compravendite. Analizzando gli annunci di immobili residenziali in vendita in Italia su Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) è emerso infatti che il 23,5% delle abitazioni sul mercato vanta una classe energetica alta o media (D e superiori).

A una domanda che, in un caso su due (53%), sia per l’acquisto sia per l’affitto si orienta su immobili efficienti, il mondo delle locazioni non risponde allo stesso modo, considerando che solo il 13,7% delle case in affitto è in classe D o superiore.

La sensibilità di chi cerca casa verso il valore di una classe energetica efficiente, inoltre, è in crescita: confrontando il dato della domanda con quello della rilevazione del 2015, risultano in aumento sul sito le ricerche di immobili in classe A (+3% sia per gli acquisti che per le locazioni).

«Chi vuole vendere casa ha chiaro il valore della riqualificazione energetica del suo immobile, che porta a concludere le trattative in tempi mediamente più veloci e con un guadagno maggiore –  dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – La percezione del valore di questi interventi non è altrettanto forte in chi decide di affittare: a una domanda di locazione sempre più esigente e in aumento non corrisponde ancora un incremento della qualità degli alloggi offerti.»

Le differenze regionali         

A fronte del quadro nazionale appena delineato, fra le regioni sussistono consistenti differenze. Per quanto riguarda gli annunci di vendita di immobili in classe energetica A e superiori, vale a dire di nuova costruzione, il Trentino Alto Adige e il Veneto risultano le regioni più virtuose: in entrambe la percentuale di immobili in queste classi rappresenta circa il 10% del totale delle inserzioni. Di contro, le regioni dove oltre il 60% degli immobili in vendita è energivoro (dalla classe E alla classe G) sono quattro e sono, nell’ordine, Toscana, Lazio, Liguria e Sicilia.

Oltre il 70% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Se gli italiani sono sempre più consapevoli dell’importanza di certificazioni quali quella relativa alla classe energetica di un immobile o alla sua tenuta antisismica, cosa accade quando si parla di certificazione statica dei fabbricati? Se lo è chiesto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, intervistando circa sei mila utenti del sito, ha scoperto che il 71,2% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità. E, nonostante oltre il 60% dei rispondenti abbia detto di essere piuttosto preoccupato della staticità dell’edificio in cui vive, l’84% di loro non ha mai avuto modo di informarsi circa lo stato del proprio fabbricato.

La consapevolezza sul tema da parte dei non addetti ai lavori risulta bassa anche alla luce di quanta importanza viene attribuita alla staticità degli edifici al momento della scelta di una casa: analizzando le risposte raccolte dal portale, si scopre che solo per un utente su tre questo aspetto è rilevante al momento dell’acquisto. Ma quando si è paventata l’ipotesi di un edificio danneggiato da piccoli cedimenti alle fondamenta o da crepe nelle murature portanti, l’atteggiamento di chi ha risposto al sondaggio è cambiato: il 53% infatti ha risposto che in casi come questo valuterebbe altri immobili nella zona, piuttosto che comprare casa in uno stabile non molto sicuro per sé e la propria famiglia.

Parlando di costi degli immobili inseriti all’interno di edifici danneggiati, il 52,9% si aspetterebbe che il prezzo di vendita sia inferiore di oltre il 20% rispetto al valore di mercato; nel caso dei contratti di locazione, l’aspettativa si riduce ed è del 34,9% la percentuale di chi si aspetta uno sconto superiore al 20% sul canone di locazione.

Nonostante una generale scarsa conoscenza del tema, il 50% del campione intervistato ha detto di essere senza dubbio disposto a pagare i lavori di messa in sicurezza dell’edificio in cui vive con la propria famiglia. Circa il 40% valuterebbe la spesa a seconda dell’ammontare richiesto, mentre appena il 4,3% non prenderebbe neppure in considerazione questa ipotesi. Nel concreto, il 34,4% non baderebbe a spese pure di vivere serenamente in un edificio stabile; il 13,3% ha detto di essere disposto a spendere fino a 20mila euro, per il 23,9% la spesa massima sarebbe di 10mila euro e si fermerebbe a 5mila il 28,3 del campione.

Ecobonus 2018: cinque idee per rendere green il terrazzo e approfittare dei nuovi sgravi fiscali

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

È passato al Senato, nella sua versione definitiva, il testo della Legge di Bilancio 2018 in cui è compreso anche il nuovo Ecobonus, l’incentivo statale dedicato a chi effettuerà interventi sul verde privato. Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) ha raccolto 5 idee per rendere più green il terrazzo di casa, che potrebbero godere delle detrazioni fiscali. Stando all’attuale testo della manovra, si potrà dedurre il 36% del costo dei lavori, per spese fino a 5 mila euro: rendere più verde uno spazio esterno diventerà così non solo vantaggioso per la qualità dell’aria in città, ma anche per il proprio portafogli.

  1. Tutto in vaso

Il modo più semplice per riempire di verde il proprio terrazzo è quello di sbizzarrirsi con piante e fiori in vaso. In commercio ce ne sono tantissimi, basterà scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze: chi non è (ancora) dotato di pollice verde, può optare per piante sempreverdi come il pino mugo, il ginepro o l’erica ma anche viburni, clematidi, fuxie, ciclamini, e tutte le bulbose da fiore a risveglio primaverile: crochi, tulipani, giacinti, fresie. Della famiglia dei sempreverdi fa parte il rosmarino che, oltre ad essere una pianta bella da vedere, è anche un valido alleato per la cucina. E sempre per accontentare non solo la vista ma anche il palato, chi abita a Sud e gode di un clima mite e soleggiato, può invece scegliere aranci e limoni ma anche gelsomini, rose o gerani.

  1. Giardini pensili

Realizzare una copertura verde con un giardino pensile, tecnica che affonda le sue radici nell’Antica Babilonia, è di certo più complicato, ma l’Ecobonus 2018 potrebbe essere l’occasione perfetta per decidere di realizzarne una. Per un giardino pensile serve un terrazzo di metratura considerevole e alcune verifiche tecniche prima di dare il via alle opere. La stratificazione prevede una membrana impermeabilizzante, uno strato antiradice, un elemento di protezione meccanica, un elemento drenante e/o di accumulo idrico, un elemento filtrante, un substrato composto generalmente da un miscuglio di materiale inorganico (pomice, agriperlite, argilla espansa) ed organico (torbe, cortecce compostate, fibra di cocco) e per ultimo lo strato di vegetazione con le piante. Sarà necessario accertarsi con un esperto che il proprio terrazzo possa strutturalmente reggere il peso di questo intervento, ma una volta realizzato si potrà dire di avere in casa una miniatura del Bosco Verticale, uno dei grattacieli più ammirati al mondo.

  1. Autoproduzione di frutta e verdura

Un’altra idea è quella di destinare lo spazio esterno all’autoproduzione di frutta e verdura. Si potrebbe così approfittare del Bonus Verde per realizzare un orto sul terrazzo, dove coltivare i propri ortaggi o alberi da frutto preferiti. Questa soluzione permette non solo di risparmiare sull’acquisto dei prodotti dell’orto, ma anche di scegliere consapevolmente fertilizzanti e trattamenti, optando magari per soluzioni biologiche e amiche dell’ambiente.

  1. Una migliore irrigazione

Un impianto di irrigazione professionale è uno sfizio che grazie all’Ecobonus 2018 ci si potrà concedere più a cuor leggero. In commercio ne esistono di vari prezzi e fatture, a seconda della centralina di irrigazione e dal grado di precisione dell’impianto. I modelli più evoluti si autoregolano a seconda delle condizioni meteo che vengono rilevate e permettono di mantenere le piante del terrazzo in uno stato di rifornimento idrico ottimale.

  1. Sfruttare tutti gli spazi

Se le dimensioni del terrazzo non permettono di avere un orto in orizzontale, questo non vuol dire che si debba rinunciare del tutto all’idea. Una moda recente è quella di creare delle pareti vegetali che permettono di sfruttare al meglio gli spazi in verticale. In attesa dell’approvazione definitiva della legge e dopo le necessarie verifiche sulle effettive possibilità di detrazioni fiscali, un modo per approfittare del Bonus Verde potrebbe essere proprio l’acquisto di apposite strutture a sacche da appendere alle pareti e nelle quali trapiantare, ad esempio, erbe aromatiche, ma anche fragole o piante ornamentali come edere, felci, begonie e surfinie.

Casa da incubo: quasi la metà degli italiani dice di averci vissuto almeno una volta nella vita

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Un fantasma che infesta la soffitta? Una bambola inquietante appoggiata in salotto? No, per gli italiani quello che caratterizza una casa da incubo sono l’umidità e il buio: lo ha scoperto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it/) con un sondaggio condotto su un campione di oltre 10mila utenti del sito. Dalle risposte è emerso, inoltre, che il 43,4% ha dovuto vivere almeno una volta nella vita in un’abitazione in cui la permanenza non è stata proprio un sogno.

Se oltre il 62,1% dei rispondenti ha indicato l’umidità come caratteristica di una casa da incubo, arriva al 60,6% la percentuale di chi non vorrebbe mai una casa buia, con poche aperture e punti luce. Potendo indicare tre caratteristiche di un’abitazione in cui non si vorrebbe mai vivere, il 55,2% ha dichiarato “sesto piano senza ascensore”.

La moquette spaventa più della suocera in casa: il 43,6% ha scelto proprio la presenza della moquette in cucina e in bagno come caratteristica tipica di una casa da incubo, mentre “solo” il 25,5% ha indicato la presenza della suocera come coinquilina.

C’è poi chi non vorrebbe mai vivere in una casa con spazi troppo angusti e claustrofobici (49,5%) e in un quartiere con una vita notturna troppo movimentata e rumorosa (41,7%). Le altre caratteristiche che hanno raccolto più risposte sono state una pessima vista dalle finestre (35,4%), l’assenza del bidet (32,1%) e gli arredi vecchi e fatiscenti (31,9%).

Gli immobili da incubo famosi per essere stati cornici di pellicole cinematografiche sono molti e il sondaggio ha chiesto in quale fra quelli selezionati farebbe più paura vivere. Quasi una risposta su tre (29,6%) ha indicato il film Panic Room, dove le due protagoniste rimangono in trappola in una stanza senza via d’uscita. Al secondo posto Duplex (16,7%), la pellicola con Ben Stiller in cui la sua coppia si trova a convivere con un’anziana molto invadente. Quasi a pari merito le due case da incubo protagoniste di Shining e The Others: per il 14,9% vivere nel lungo corridoio dell’hotel in cui Jack Nicholson finirà per dare la caccia alla sua stessa famiglia sarebbe un vero incubo, mentre per il 14,2% convivere con i morti, come accade nel film con Nicole Kidman, sarebbe inaccettabile.

Fuori sede: prezzi delle stanze ancora in aumento. Affittare una singola costa 416 euro al mese (+9% negli ultimi tre anni)

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Ricomincia la corsa alla ricerca di un alloggio da parte degli studenti fuori sede che si allontanano da casa e hanno bisogno di una stanza per il nuovo anno accademico. Ma quanto bisogna mettere in conto per l’affitto? Le notizie per loro non sono positive, considerando che secondo l’Ufficio Studi di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), nelle 14 città più popolate da fuori sede, i prezzi risultano in aumento per il terzo anno consecutivo. Per una camera singola, in Italia, si spendono mediamente 416 euro al mese, cifra che equivale al 4% in più rispetto allo scorso anno e addirittura al 9% in più in confronto a tre anni fa.

«Negli ultimi anni abbiamo osservato una costante crescita della domanda di stanze e posti letto in affitto – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.itSe un tempo era prerogativa degli universitari fuori sede, l’Home Sharing ha guadagnato popolarità anche fra i lavoratori, non solo come forma di risparmio ma come nuovo stile di vita giovane e alla moda. Ne è conseguito un aumento dei prezzi delle locazioni, a cui, riducendo la quota di sommerso, hanno contribuito anche misure come il canone concordato e la cedolare secca.»

La mappa dei prezzi nelle città dei fuori sede

Come negli anni passati, quando si parla di stanze in affitto, Milano è la città in cui si deve mettere in conto la cifra più alta. I 528 euro mensili richiesti mediamente per una singola, segnano un +4% rispetto allo scorso anno. A crescere maggiormente, però, sono i costi per la locazione di un posto letto in doppia: la spesa media è di 388 euro, il 12% in più in confronto al 2016. Ma chi non si accontenta e vuole vivere nelle zone più trendy, come i Navigli o Porta Nuova, deve prendere in considerazione budget che superano i 610 euro per una stanza singola.

Rimangono stabili, rispetto all’anno scorso, i prezzi delle singole a Roma: qui servono mediamente 439 euro. Sono aumentati sensibilmente, di contro, i costi di chi vive nelle camere doppie e si trova a pagare l’11% in più rispetto al 2016, vale a dire 333 euro al mese. Se il territorio molto ampio della Capitale consente di risparmiare rispetto a Milano, vivere nel cuore storico della città e nelle zone più vicine alle facoltà universitarie fa lievitare i costi, che superano i 500 euro al mese per le singole.

La terza in classifica, Firenze, è la città che quest’anno ha visto più delle altre aumentare i prezzi delle locazioni di stanze: per una singola si spendono 401 euro, mentre per un posto in doppia 284 euro, rispettivamente il 13% e 14% in più rispetto al 2016.

Torna quarta Bologna che, a seguito di un aumento di circa l’8,5% dei costi, richiede ai suoi fuori sede una media di 355 euro al mese per una singola e 260 euro per un posto in doppia. Segue a stretto giro Torino, dove i prezzi appaiono più stabili, e in cui una camera costa mediamente 344 euro.

Crescono del 2% i canoni richiesti a Siena, dove per la singola si spendono 336 euro e per la doppia 245 euro a posto letto. Chi sceglie Venezia per studiare o lavorare deve metter in conto una spesa più alta dell’anno scorso: +6% per le singole (333 euro) e +10% per un posto in doppia (252 euro).

Superano di poco i 300 euro i costi per le singole a Napoli, Pisa e Pavia; ma nel capoluogo partenopeo si è assistito a un maggiore aumento dei prezzi delle doppie, cresciuti del 14% in un anno (240 euro al mese).

Le due città siciliane di Palermo e Catania si confermano in assoluto le più economiche per le locazioni dei fuori sede. Se però nella prima i prezzi delle stanze sono aumentati di circa il 10%, nella seconda gli alloggi risultano più economici dell’anno scorso, con costi ribassati del 2%.

Mamme nostalgiche: quando un figlio lascia casa, oltre una famiglia su tre non riutilizza la sua cameretta

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino

Italiani cocchi di mamma e papà: secondo un sondaggio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), quando un figlio lascia casa, oltre il 33% delle famiglie non riutilizza lo spazio della sua cameretta. Stando al campione di oltre 10mila risposte raccolte, il 20% delle stanze dei ragazzi, una volta abbandonato il nido, viene lasciato “congelato” con i loro ricordi – compresi poster e foto – mentre nel 13% dei casi i genitori continuano addirittura ad abbellire la cameretta secondo i gusti del figlio, in modo che a ogni ritorno la possa trovare sempre più accogliente e a sua disposizione.

Ma cosa accade, invece, nelle famiglie in cui si decide di riutilizzare gli spazi lasciati dai ragazzi? La soluzione più ricorrente è quella di adibirli a stanze per gli ospiti, come ha raccontato il 26% del campione. Il 15%, invece, ha lasciato la cameretta dei figli libera per i nuovi bimbi di famiglia, i nipotini, ospitando anche i loro giocattoli. Il 12% l’ha trasformata in uno studio, in cui tenere ordinati computer e stampanti e poter lavorare in tranquillità. Sono pochissimi i genitori che si abituano all’assenza del figlio al punto da trasformarne la cameretta in una stanza per gli hobby: solo il 5% dei genitori l’ha arredata con attrezzi per lo sport, per la pittura e per altre attività che richiedono spazio.

E dato che lo spazio in casa non basta mai…c’è anche chi ha deciso di far diventare la camera dei figli un ripostiglio (5%) o una lavanderia e stireria (3%).

Se queste sono le decisioni dei genitori, la percezione dei figli è piuttosto razionale rispetto al destino della loro ex-cameretta: l’82% ha risposto di non aver problemi al pensiero che il suo spazio sia riutilizzato, anzi sarebbe uno spreco non farlo. Il 10% si è detto dispiaciuto di non avere più una stanza a disposizione in casa, e il restante 8% dice di essersi addirittura sentito messo da parte, una volta che la sua cameretta è stata adibita ad altro.

A dispetto dello stereotipo del quarantenne italiano che dorme ancora da mamma e papà, il 42% degli italiani dichiara di aver dormito nella sua stanzetta fino ai 25 anni. Analizzando le risposte in base all’area geografica di provenienza, si nota che al Sud e nelle Isole è maggiore il numero di chi dichiara di aver dormito nel suo lettino solo fino ai 18 anni, lasciando il nido familiare da molto giovani per motivi legati allo studio e al lavoro: si tratta del 24% del campione, contro una media nazionale pari a poco meno del 21%. I più “mammoni” risultano essere i rispondenti dal Centro, dove oltre il 15% ha dichiarato di aver dormito nella sua cameretta fino a oltre i 30 anni, a fronte di una media nazionale pari a circa il 12%.

Per indagare sull’organizzazione degli spazi all’interno delle case italiane, il sondaggio ha chiesto anche informazioni in merito alla condivisione della cameretta da piccoli. Il 45% ha dichiarato di averla condivisa con fratelli o sorelle, percentuale che supera addirittura il 60% al Sud. Il 34% ha detto di averne avuto una tutta per sé, come i suoi fratelli/sorelle. Appena il 21% ha detto di essere figlio unico e, di conseguenza, di aver sempre dormito da solo: in questo caso la percentuale supera il 23% al Nord e si ferma ad appena l’11% a Sud.

Attività commerciali: crescono le richieste per l’acquisto di palestre, solarium e ristoranti

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Economia

Gli anni della crisi economica hanno ridisegnato il panorama della attività commerciali in Italia, mettendo in ginocchio le più piccole a favore della grande distribuzione. Ma qual è oggi la situazione del mercato italiano delle licenze? Se lo è chiesto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che ha analizzato tutti gli annunci di attività e licenze in vendita sul portale, scoprendo come la popolarità dei settori del food e del wellness si rifletta in un aumento della domanda per l’acquisto di ristoranti pari al 7,5%, di palestre (+3,5%) e di centri estetici e solarium (+2%).

Food blogger e chef superstar hanno risvegliato l’interesse di aspiranti imprenditori verso il mondo del cibo e dei prodotti artigianali. Nell’ultimo anno i prezzi dei ristoranti in vendita sono aumentati del 2,5% a fronte di una domanda in aumento (+7,5%) e di un’offerta in calo del 3,5%. Seppur in maniera più ridotta, anche le gelaterie e le pasticcerie sono sempre più cercate da chi vuole intraprendere un’attività commerciale: in un anno la domanda è aumentata rispettivamente del 5% e del 3%.

Nonostante il successo della grande distribuzione, sembra tenere il mercato degli alimentari: se i prezzi risultano in calo del 2%, nell’ultimo anno la domanda va di pari passo con l’offerta, aumentando del 3%. Le panetterie sembrano vivere un momento di stallo e sono sempre meno richieste, con una domanda ha segnato un -6% negli ultimi dodici mesi.

A fronte della riscoperta del buon cibo, che si riflette nella vivacità del mercato delle licenze legate alla cucina, gli italiani non dimenticano la cura del corpo: la domanda di palestre è salita del 3,5% nell’ultimo anno e i prezzi di queste attività risultano in aumento dell’1,5%. Anche parrucchieri, centri estetici e solarium rappresentano un settore molto attrattivo per gli imprenditori, al punto che la domanda è cresciuta rispettivamente del 5% e 2%.

Guardando alle attività più gettonate nell’ultimo anno i negozi di telefonia sembrano aver guadagnato interesse, essendo accessibili e veloci da avviare, supportati dal brand a cui ci si affilia: a fronte di un’offerta aumentata del 4%, la domanda ha fatto meglio crescendo del 7,5%. Al contrario hanno perso di fascino i centri di scommesse, soppiantati dalla possibilità di giocare sul web: dopo il boom degli ultimi anni, oggi l’offerta risulta cresciuta del 6% rispetto all’anno scorso e la domanda è in calo dell’8%.

Il digitale e le grandi catene hanno cambiato il destino di cartolerie e librerie, soprattutto nel caso delle piccole attività a conduzione familiare: nell’ultimo anno l’offerta è aumentata del 10,5% e la domanda risulta scesa del 6%. Resistono meglio le edicole, seppure in sofferenza, per cui si rileva una crescita dell’offerta del 3% e un calo della domanda del 5%. Per entrambe le attività i prezzi risultano ancora stabili (-1%).

Negozi di abbigliamento e ferramenta soffrono la concorrenza della grande distribuzione e la domanda per queste due attività è scesa ancora nell’ultimo anno, con un calo del 4%.

Sta mutando anche il panorama delle attività legate al mondo dei fumatori: dopo gli anni del boom, i negozi di sigarette elettroniche avevano attraversato un momento di forte crisi che però, stando alle ultime rilevazioni, sembra essere in fase di attenuazione con una domanda che torna timidamente a crescere dell’1%. Scema invece l’interesse verso le tabaccherie più classiche, attività che soffrono la difficoltà del passaggio generazionale: l’offerta risulta in crescita del 4% a cui corrisponde una uguale percentuale, ma in negativo, della domanda, a fronte di prezzi che scendono del 5%.

I millennials e la casa: il 67% degli immobili italiani non risponde alle loro esigenze

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

In Italia ci sono circa 11 milioni di millennials: se chi si occupa di marketing si rivolge già da tempo a questa generazione, avendone compreso le potenzialità, lo stesso non si può dire del mattone. Secondo uno studio di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), il 67% del patrimonio immobiliare italiano, composto da appartamenti molto grandi, con quattro o più stanze, risulta inadeguato rispetto alle esigenze della cosiddetta Generazione Y, che però è proprio quella che per la prima volta si affaccia al mondo della casa alla ricerca dell’indipendenza abitativa.

La considerazione deriva da un’analisi effettuata sugli annunci di immobili residenziali in vendita e in affitto: il mercato immobiliare italiano offre per lo più appartamenti molto grandi, poco adatti alle aspettative e ai bisogni di un millennial che decide di andare a vivere da solo ed è solitamente alla ricerca di un bilocale. Solo il 10% dello stock residenziale, infatti, è costituito da case con due stanze e appena il 2% è fatto di monolocali. Oltre il 30% degli immobili conta quattro stanze, mentre il 36% è di grandezza pari o superiore a un pentavano.

Ma la loro generazione soffre anche la mancata corrispondenza tra le aspettative estetiche di quando si cerca una casa e quello che poi si trova effettivamente all’interno degli appartamenti sul mercato. Se i giovani sono molto influenzati dai modelli mediatici, che propongono case molto belle e arredate finemente, le visite agli immobili spesso deludono: il 50% delle residenze in Italia, infatti, è di bassa qualità e necessita di lavori di ristrutturazione e manutenzione.

«I millennials rappresentano il target ideale per il mercato degli affitti, a cui guardano con crescente interesse – riflette Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.itÈ altrettanto vero che si tratta di un pubblico a cui anche il comparto delle compravendite può e dovrebbe puntare: mutui più accessibili e genitori ancora innamorati dell’idea di lasciare una casa ai figli, rendono la Generazione Y una importante platea di potenziali acquirenti. Adeguare gli immobili alle esigenze dei millennials, soprattutto nelle grandi città che sono quelle in cui vive la maggior parte di loro, è una delle sfide che proprietari e operatori del settore potrebbero cogliere e vincere in tempi brevi».

Per il 51,7% degli italiani la casa è ancora il bene più prezioso da lasciare ai figli. Ma nel 2006 lo era per il 60%

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Negli italiani resta forte l’idea della casa come il bene più prezioso in cui investire se si dovesse pensare di lasciare qualcosa ai propri figli. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it/), secondo cui il 51,7% degli italiani sceglierebbe un immobile se avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi. Il risultato si presta, però, a una doppia lettura: la restante metà degli intervistati (48,3%), infatti, non punterebbe al mattone ma opterebbe per altre tipologie di investimento.

«Se i dati mostrano come gli italiani siano ancora molto legati alla proprietà immobiliare, ben più di quanto accada nei Paesi del Nord Europa, – riflette Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.itrispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia a vacillare. Nel 2006, infatti, oltre il 60% degli intervistati nel nostro stesso sondaggio dichiarava che avrebbe scelto una casa come bene da tramandare ai propri figli, considerando il momento storico in cui i valori immobiliari continuavano a salire e la domanda si manteneva su livelli molto sostenuti».

La preferenza verso l’immobile come bene rifugio accomuna tutte le generazioni e tutte le regioni italiane: analizzando nel dettaglio le circa 10mila risposte raccolte, non si scoprono grosse differenze fra le diverse fasce d’età o le aree geografiche. Le percentuali di chi investirebbe in una casa per i figli sono poco più elevate della media nazionale al Sud (54,38%) e fra gli over 60 (58,23%).

Chi vorrebbe lasciare un immobile ai propri eredi lo farebbe nel 41,65% dei casi in quanto convinto si tratti dell’unico bene durevole, anche se oltre il 29% lo acquisterebbe perché poco fiducioso nelle possibilità delle nuove generazioni, che difficilmente riusciranno a comprarlo in autonomia. Oltre il 18%, però, ha dichiarato che comprerebbe casa ai figli per evitare che questi sprechino denaro in affitto, percentuale che arriva quasi al 21% al Sud, dove la locazione sembra ancora essere considerata come un “ripiego” alla proprietà.

Oltre il 48% degli intervistati ha manifestato la volontà di comprare una casa per sé per poi lasciarla ai figli in eredità, mentre il 37,81% ne acquisterebbe un’altra direttamente per loro. Solo il 13,93% investirebbe in un immobile da utilizzare come casa vacanze.

Nonostante le discussioni circa il futuro incerto e nomade dei giovani italiani, spesso costretti a cambiare città per lavorare, i genitori si mostrano legati al luogo in cui vivono ed evidentemente sperano che i loro figli rimangano vicino a loro: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero.

Se dovessi pensare in che cosa investire per consolidare il patrimonio dei tuoi figli, cosa sceglieresti?”: chi non ha scelto la casa come risposta a questa domanda ha indicato in maniera meno decisa le altre soluzioni proposte. Il 16,52% del campione avvierebbe un’attività di business redditizia da tramandare, l’11,28% sottoscriverebbe una polizza vita, il 14,89% opterebbe per fondi di investimento e prodotti finanziari e solo il 5,60% acquisterebbe oro e diamanti.
Analizzando le loro ragioni per non aver indicato la casa, il 43,27% reputa gli immobili come beni troppo costosi da mantenere. Contrariamente a chi investirebbe in una casa, chi non l’ha segnalata come preferenza è sensibile al tema dei giovani migranti, tanto che il 31,64% ha ammesso di non sapere dove i figli metteranno radici, motivo per cui sarebbe inutile comprare oggi un immobile per loro. Soltanto il 9% ha detto di non potersi permettere un’abitazione e il 2,69% non ne comprerebbe mai una per i figli per timore che, in caso di futuro divorzio, la casa finisca al loro partner.

Per comprare casa nei borghi più belli d’Italia può servire più del doppio rispetto al prezzo medio nazionale

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Il Ministero dei Beni Culturali ha definito il 2017 come l’anno dei borghi e la spinta alla promozione di questi particolari angoli d’Italia sta avendo un importante successo, non solo per l’aumento dei flussi turistici ma anche da un punto di vista immobiliare. Secondo un’analisi di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), infatti, comprare casa in alcuni di questi borghi può costare cifre addirittura più alte del doppio rispetto alla media nazionale.

Laigueglia, in provincia di Savona, è il borgo più caro d’Italia con un prezzo medio richiesto per gli immobili pari a 5.071 euro al metro quadro. In confronto al dato nazionale pari a 1.940 euro, secondo l’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale, le case di Laigueglia costano mediamente il 161% in più. Non si allontana di molto Sperlonga: per acquistare una delle casette bianche, caratteristiche di questo paesino arroccato sulla costa laziale, il prezzo medio rilevato è di 4.676 euro al metro quadro, il 141% in più rispetto alla media nazionale e il 119% in più rispetto a quanto si richiede nell’intera provincia di Latina.

Al terzo posto si trova un’altra perla della costa ligure, Vernazza: in quest’angolo delle Cinque Terre per comprare casa servono in media 4.468 euro al metro quadro. Una cifra, questa, che equivale al 76% in più rispetto all’area di La Spezia e al 130% in più rispetto al dato italiano.

La riviera ligure è senz’altro la più popolata da quelli che sono i borghi più belli e cari d’Italia, tanto che anche gli ultimi due posti della top5 sono occupati da sue località: parliamo di Cervo, in provincia di Imperia, e di Noli, in provincia di Savona. In entrambi i borghi, per acquistare casa, servono poco meno di 3.900 euro al metro quadro, oltre il doppio rispetto al valore medio degli immobili in Italia. La Liguria vanta altri due borghi fra quelli più cari del Paese: si tratta di Moneglia (GE) all’undicesimo posto e Seborga (IM) al diciannovesimo.

Se il mare la fa da padrone quando si parla di borghi più cari, il primo della classifica che invece vanta un panorama montano è Vigo di Fassa (TN). Le case qui costano mediamente 3.648 euro al metro quadro, il 69% in più rispetto alla provincia e l’88% in più rispetto alla media nazionale.

Scorrendo la classifica dei borghi più belli e più cari d’Italia si torna al mare, con Furore (SA), Framura (SP) e Conca dei Marini (SA): qui i prezzi si aggirano fra i 3.500 e i 3.400 euro al metro quadro. Il primo borgo di lago che rientra in questa particolare analisi è Tremezzina, in provincia di Como, dove per l’acquisto di un immobile servono in media 3.220 euro al metro quadro, oltre il 60% in più rispetto alla media provinciale e a quella nazionale.

La provincia di Bolzano ospita ben tre dei borghi più cari fra quelli anche più belli d’Italia: Egna, Chiusa e Vipiteno. Sebbene i prezzi degli immobili in queste località siano fra i più alti tra i borghi italiani, risultano più bassi della media della loro provincia (3.442 euro mq).

Sul versante del lago di Garda rientra nella classifica Gardone Riviera, in provincia di Brescia, dove per comprare casa bisogna mettere in conto una media di 2.788 euro al metro quadro, il 44% in più rispetto al dato medio nazionale.

Il primo e unico borgo toscano a rientrare nella top 20 di quelli più cari è Montescudaio, in provincia di Pisa: qui si chiedono 2.601 euro al metro quadro. In chiusura di classifica troviamo altri due borghi di mare, Cefalù, in provincia di Palermo, e Carloforte, in provincia di Carbonia-Iglesias. I prezzi medi richiesti in queste perle del Mediterraneo sono pari rispettivamente a 2.545 e 2.250 euro al metro quadro (+31% e +16% rispetto alla media nazionale).

Fra questi ultimi due borghi si trova Castel Gandolfo. Per comprare casa qui servono in media 2.498 euro al metro quadro. Questa cifra è più bassa del 9% rispetto al prezzo richiesto nella provincia di Roma, ma supera del 29% quello chiesto a livello nazionale.