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Giustizia Veloce

Scritto da renatoongania il . Pubblicato in Legale, Opinioni / Editoriale, Religione

L’Italia, culla del diritto, soffre della lentezza della giustizia. I fascicoli accumulati sono quasi 10 milioni. Le sole pratiche relative ai procedimenti civili pendenti occuperebbero una superficie pari a 74 campi da calcio grandi come San Siro. Nella classifica mondiale ci piazziamo 158esimi dopo Gambia e Mongolia. In Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 in Germania e 331 in Francia. Abnorme la durata dei fallimenti, più di 10 anni in media, non è da meno la giustizia tributaria. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel 2010 la durata media di un processo civile con i suoi tre gradi di giudizio è “stabile” su circa 8 anni.
Sulla base di questi dati proponiamo un articolo di L. Ron Hubbard scritto il 1 marzo 1969 e pubblicato nella Serie di L. Ron Hubbard – Umanitario, Diritti Civili Articoli e Saggi, New Era Publications.
 
GIUSTIZIA VELOCE
di L. Ron Hubbard
 
E’ ovvio che laddove esistono false accuse e non si mette direttamente a confronto una persona con i suoi accusatori, la struttura sociale di una nazione cessa di funzionare fino al punto in cui può essere rovesciata da qualsiasi rivoluzionario interno o da una qualsiasi nazione straniera, in possesso di una causa che sappia trascinare le folle. Nel corso di questo secolo, ciò è successo in un paese dopo l’altro e abbraccia la maggior parte della superficie terrestre del pianeta. Le accuse false e nascoste, la corruzione e le ingiustizie della Russia zarista diedero infatti inizio ai nostri problemi internazionali attuali, con il successo della rivolta bolscevica del 1917.

Questo nuovo dato, tratto dalla filosofia di Scientology, ci fornisce un rapido modo per riabilitare il mondo occidentale, prima che anch’esso segua quella strada.
Di solito tali riforme, quando vengono proposte, comportano un fastidioso lavoro di amministrazione o cambiamento.
Vi è un modo semplicissimo per fornire una giustizia veloce e poco costosa all’intera popolazione.
Basta solo NOMINARE COME GIUDICI TUTTI GLI AVVOCATI QUALIFICATI DEL PAESE.
Lasciate alle loro cariche tutti i giudici esistenti, ma facendo in modo che si occupino solo dei casi d’appello.
Fare una graduatoria di avvocati e giudici secondo una scala organizzata con associazioni di professionisti legali.
Non impedire agli avvocati di comparire, come avvocati, in tribunali che non siano i loro.
Far sì che per false accuse, pronunciate sotto giuramento o meno, ci sia una pena commisurata alla quantità di danno che esse avrebbero arrecato se fossero riuscite nell’intento di disciplinare o punire ingiustamente qualcuno.
Abrogare tutte le leggi sull’internamento per infermità mentale e sostituirle con il codice penale ordinario. Cessate di mescolare la giurisprudenza con le perizie mentali.
Perseguire come delitti, cosa che sono già, tutti i danni fisici, di qualunque tipo, che siano stati causati da shock o da operazioni al cervello.
Approvare leggi che richiedano che ogni accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori.
Impedire il sequestro di proprietà da parte di psichiatri o dello stato o di un “tutore” in forza di procedimenti legali.
Proteggere le persone ed i gruppi da attacchi vessatori e basati su falsità.
Sradicare tutte le categorie di “privilegi speciali” in base alle quali non è possibile intentare causa contro funzionari e simili o sottoporli ai provvedimenti disciplinari per abuso di potere.
Sradicare e rendere perseguibile qualsiasi forma di brutalità da parte della polizia.
Togliere dallo statuto tutte le leggi intese a “prendere” qualcuno per crimini o trasgressioni all’infuori di quelli di cui è sospettato.
Approvare leggi che impediscano atti legislativi coi quali gruppi o persone che non hanno commesso nessun reato possano venir danneggiati vedendosi attribuire un’imputazione senza che abbia luogo un processo.
Aderire al principio di legge secondo il quale una persona è innocente fino a che non viene dimostrato che è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio.

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La mancanza di una giustizia pronta, veloce e poco costosa genera criminalità.
Una persona si fa giustizia da sé, solamente quando non la trova da nessun’altra parte.
All’uomo bollato come criminale per via di qualche suo precedente, di solito non resta altro che il crimine per guadagnarsi da vivere.

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Questa non è un’ “Utopia” pianificata e campata in aria. È semplicemente l’effettiva messa in pratica dei principi che un tempo esistevano, che spesso vengono scritti, ma che raramente vengono messi in pratica.
E raramente mi è capitato di vedere un avvocato che non sapesse di essere in grado di risolvere il problema per conto suo, se solo lo lasciassero fare. 

L. Ron Hubbard

L’Avv. Gloria Gatti rilascia un’intervista sulla sua attività svolta nell’accogliente studio in centro a Milano

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Aziende, Legale

Conosciuto e stimato professionista in ambito giuridico, il rinomato Avvocato milanese Gloria Gatti è stato contattato per rilasciare una breve intervista sulla sua passione per la Giustizia e sulla sua formazione.

D: Come nasce la sua passione per il diritto e le materie giuridico/giurisprudenziale?

R: Già da bambina volevo fare l’avvocato. Lo vedevo come la persona che aiuta gli altri a risolvere i loro problemi e la mia passione nasce proprio da questo. Ho una visione molto romantica e un po’ anacronistica della professione. È una vera passione e forse è proprio questo il motivo per cui ho avuto molte soddisfazioni.

D: Qual è la sua formazione?

R: Il mio percorso è stato molto pratico e organizzato nel perseguimento del mio obiettivo. Ho frequentato un liceo linguistico, perché ritenevo che oltre alle materie classiche fosse molto importante per la professione avere una buona padronanza delle lingue straniere, poi la facoltà di Giurisprudenza all’Università Statale di Pavia.

D: In quale ramo del diritto si è specializzata?

R: Ho iniziato nel settore bancario e immobiliare, di cui tutt’ora mi occupo e successivamente le mie esperienze si sono estese a tutti gli aspetti del diritto civile che riguardano la gestione dei patrimoni (condominio, successioni, famiglia, fallimento e arte).

D: Dove svolge la sua attività di avvocato?

R: La sede dello studio è a Milano, ma operiamo su tutto il territorio nazionale.

D: Non solo lavora all’interno del suo studio legale, ma collabora con grandi istituzioni come il Tribunale di Milano?

R: Si, ho diversi incarichi da parte del Tribunale, come amministratore di sostegno, curatore di eredità giacenti e delegato alle vendite immobiliari e collaboro anche con dei curatori fallimentari. Credo che per un professionista operare come ausiliario del giudice, sia un’esperienza molto interessante e formativa. Lavorare nell’interesse della giustizia e non del cliente, confrontarti con i Giudici, ti da la possibilità di crescere e di allargare i tuoi orizzonti.

D: Oltre ad essere avvocato è anche giornalista pubblicista. Ci racconta com’è nata la sua solida collaborazione con il Sole 24 Ore?

R: Molto banalmente per curriculum. Adoro scrivere e soprattutto scrivere per i lettori onnivori, con i quali devi usare un linguaggio comprensibile e diretto. Questa esperienza mi è stata molto utile anche nella professione. Ho imparato ad essere sintetica e chiara. Noi avvocati a volte siamo un po’ pomposi a volte…

D: Secondo lei, in questo ultimo periodo, ci sono stati dei cambiamenti sostanziali nella professione di avvocato? Si risente anche in questo settore la crisi economica?

R: Tristemente ho visto abbassarsi molto la professionalità. La crisi è stata forte soprattutto perché la nostra categoria è molto numerosa e quindi c’è un’elevata concorrenza. Parecchi colleghi hanno reagito abbassando le tariffe in maniera importante per accaparrarsi clientela. La conseguenza di questo è stata inevitabilmente quella di fornire un servizio scadente.

D: Dove possiamo trovare tutte le informazioni sul suo studio legale e le sue pubblicazioni?

R: Sul sito internet del mio studio http://www.studiolegalegatti.mi.it .

Il rinomato Avv. Marco Carra intervistato sul tema della Giustizia

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Intervistato Marco Carra, rinomato avvocato, nonché consigliere regionale in Lombardia, parla della sua passione per la Giustizia e racconta la sua formazione.

1- COME NASCE LA PASSIONE PER IL DIRITTO E LE MATERIE DI TIPO GIURIDICO/GIURISPRUDENZIALE?
Nasce dalla mia passione per la Giustizia. Credevo e credo tuttora nel senso di Giustizia, sin da quando frequentavo il liceo scientifico e sentivo che quella sarebbe dovuta esser la mia strada.

2- QUANDO SI È LAUREATO E DOVE HA FREQUENTATO GLI STUDI UNIVERSITARI?
Mi sono laureato nel 2003 a Parma, ma la pratica l’ho fatta a Mantova. Sono specializzato in Diritto del Lavoro, perché mi sono sempre interessato alle tematiche sociali.

3- DA QUANTI ANNI SVOLGE LA CARRIERA DI AVVOCATO?
Ho iniziato la pratica nel 2004, dunque da circa 10 anni ormai.

4- IN QUALE RAMO DEL DIRITTO SI È SPECIALIZZATO E SVOLGE IN PREVALENZA LA SUA ATTIVITÀ?
Come anticipato prima, sono specializzato in Diritto del Lavoro a 360 gradi, da quello puro a quello sindacale e alla gestione d’impresa.

5- SI È EVOLUTA/TRASFORMATA IN QUESTI ANNI LA PROFESSIONE DI AVVOCATO?
Devo dire che la professione di avvocato si è trasformata negli ultimi anni, purtroppo in peggio a causa della crisi economica e del deterioramento della società.

6- SI RISENTE ANCHE NELLA SUA PROFESSIONE DELLA CRISI ECONOMICA GENERALE?
Sì, anche l’ordine degli avvocati ha risentito della crisi contingente, in particolare alcuni studi e certi miei colleghi si trovano in difficoltà.

PERCHE’ VOTERO’ PER I DODICI REFERENDUM DEI RADICALI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Opinioni / Editoriale, Politica

Da ambrogiocrespi.it – La mia storia parla chiaro, non potrei in ogni caso non adoperarmi per la riuscita dei dodici quesiti referendari depositati e promossi dai Radicali nei scorsi giorni.
Da quelli sulla giustizia, all’abolizione dei meccanismi che privilegiano il clero nell’8 per mille, passando per i due referendum sull’immigrazione, per quello che introdurrebbe il divorzio breve, per quello sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e persino per quello sull’abrogazione della legge Fini –Giovanardi sulle droghe, benché io sia contrarissimo a ogni tipo di stupefacenti, andrò a votare convintamente per ciascuno di essi nel senso proposto dai radicali.
Per questo motivo ritengo utile fare una piccola disamina dei quesiti in questione, divisi per aree tematiche, di modo da fornire anche ai lettori di Clandestinoweb degli ottimi motivi per imitare le mie scelte.
Custodia cautelare
Il quesito che vuole abolirne gli eccessi per me è particolarmente importante. Ho vissuto personalmente questo dramma sulla mia pelle e da innocente, 200 giorni bastano per testimoniare quanto questa legge sia sbagliata, specie nel modo con cui è applicata in Italia. Una battaglia, quella della custodia cautelare, che inizia mediaticamente con l’ingiusta detenzione di Enzo Tortora, anche se a distanza di 30 anni da quell’arresto, nulla è cambiato, anzi forse è persino peggiorato.
Divorzio breve
Sono d’accordo con questo punto perché se un matrimonio giunge a termine non vedo perché non si abbia diritto di farsi un’altra vita o per lo meno non essere legato burocraticamente per tre anni ad una persona che probabilmente non si ama più.
Droghe
Teoricamente non sono d’accordo, perché vengo da un quartiere dove regnava la droga ed io ho sempre fatto di tutto per contrappormi. Però è anche vero che forse sono troppo severo su questo tema e magari persino emotivo. La marijuana non ha nulla a che vedere con le droghe pesanti, chi si fuma uno spinello sicuramente non può essere condannato.
In questo caso mi affido a Marco Pannella che dice sempre “legalizzando la droga si sconfigge la criminalità”. E io non posso non condividere questo pensiero.
Abolizione dell’ergastolo
E’ un tema delicato che solo in parte condivido. E’ difficile non dare la pena in questione ad una persona che uccide un bambino, ad esempio, ma è anche vero che le condizioni carcerarie italiane hanno raggiunto il massimo del degrado. Io sono entrato in quei corridoi di Opera dove vivono gli ergastolani e posso dire che le condizioni di vita sono drammatiche sia per il detenuto sia per la guardia carceraria.
Magistrati fuori ruolo
Sono d’accordo perché non si può per anni e anni prendere lo stipendio altissimo di un giudice facendo altro, magari lavorando in un ministero o come consulente di una Commissione parlamentare. Si parla di mancanza di organici pressoché cronica, io questo referendum lo voterò per far rientrare nei Tribunali le centinaia di magistrati attualmente dislocati ai vertici della pubblica amministrazione. Così magari daranno una mano per smaltire l’enorme arretrato giudiziario.
Responsabilità civile dei magistrati
Un medico che sbaglia paga per i danni che ha provocato nel paziente. E anche un avvocato o un giornalista, chiunque, sono chiamati a rispondere del proprio operato. Già nel 1987 un referendum votato dall’80% degli italiani aveva stabilito che i magistrati non facessero eccezione. E’ giusto e logico quindi che i cittadini possano ottenere dal magistrato, e non dalla collettività che paga per lui come vuole la legge Vassalli attualmente in vigore, un risarcimento. E sarebbe anche giusto che un giudice che per due, tre, quattro volte fa errori marchiani (che vengono sanzionati e che lui paga di tasca sua) possa persino venire radiato dall’ordine giudiziario. Come capita peraltro nella maggior parte degli ordini professionali. Per rendere più spazio ai giudici che svolgono un buon lavoro. Per una giustizia giusta.
Separazione delle carriere dei magistrati
Come si può altrimenti avere la garanzia di essere giudicati da un giudice terzo obiettivo ed imparziale che abbia una carriera diversa da quella del Pubblico ministero che accusa? Non a caso, e qui cito il presidente dell’Unione delle camere penali italiane Valerio Spigarelli che ha rilasciato in proposito un’intervista proprio a Clandestinoweb, l’unicità delle carriere in magistratura la vollero i giuristi fascisti come Alfredo Rocco e doveva servire a rafforzare l’autoritarismo di quel regime.
Abolizione del finanziamento pubblico partiti
Abolire il finanziamento pubblico dei partiti e la truffa dei rimborsi elettorali è semplicemente un dovere per questa politica che in Italia con questi soldi ha perpetrato dei veri e propri crimini contro l’umanità precipitando un intero paese nella sfiducia e nell’anti politica e dando voce alle proteste e alle demagogie dei più violenti.
8xmille
Mi sembra logico lasciare allo Stato le quote di chi non esprime una scelta. E non foraggiare automaticamente un clero che più volte si è dimostrato corrotto dai beni mondani che altri governi hanno regalato per ingraziarsi la chiesa ed usarla come arma di propaganda elettorale.
Immigrazione, due questioni
Credo sia giusto abrogare il reato di clandestinità ed eliminare le norme che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti. Essere clandestini spesso è una disgrazia e non mi risulta che si possa punire chi subisce una disgrazia.
Quanto al secondo quesito, mi pare giusto abrogare quelle norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei caporali, creando lavoro nero, microcriminalità e l’effetto di “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani. Inoltre, la semplice regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse. E non si tratta di bruscolini. Come si suol dire.

Fonte: http://ambrogiocrespi.it/perche-votero-per-i-dodici-referendum-dei-radicali/#sthash.UHM7lizj.dpuf
Per maggiori informazioni www.ambrogiocrespi.it

ELOGIO, CON APPUNTO, DELLA CANCELLIERI UN MINISTRO QUASI RADICALE

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Legale, Politica

Da oggi, e finalmente, è in vigore il decreto legge che reca con sé le “disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”. Quello che volgarmente si vuole chiamare svuota carceri, ma che in realtà non svuoterà un bel niente visto che per questo scopo occorrono un’amnistia per i processi pendenti e un indulto per le pene non gravi. Adesso il Parlamento ha due mesi di tempo per ratificare questo provvedimento fortemente voluto da Anna Maria Cancellieri, il nuovo ministro di Grazia e Giustizia, che, per essere un prefetto prestato a via Arenula, ha avuto il grande pregio di avere almeno dimostrato come deve comportarsi un uomo, anzi una donna, di governo: dire la verità senza ipocrisie e giri di parole. E senza pensare a conservarsi la poltrona. Quasi una radicale impropria prestata a questo esecutivo. E infatti con i radicali, almeno in parte, la Cancellieri va d’accordo. Quantomeno da quando ha osato l’inosabile, ossia pronunziare la parola amnistia.

Ieri però, e questo è un appunto che ci si può permettere di farle, si è fatta buggerare dal solito fuori onda. E ha offeso gli avvocati delle Camere penali di Napoli con quella frase, non ipocrita anche essa ma egualmente non opportuna, in cui diceva “adesso parlo loro per togliermeli dai piedi”. Ufficialmente aveva detto loro cose anche più ostili, rispetto a una lobby che ostacola le riforme. E si riferiva alla giustizia civile e alla reintroduzione dell’istituto della media conciliazione, tanto avversato dagli avvocati ma anche già una volta affossato dalla Corte Costituzionale.

La Cancellieri però sa dell’esistenza di ben altre lobby, quella dei giustizialisti di destra e di sinistra e quella del partito dei pm, che tenteranno in ogni maniera non solo di ostacolare le sue aperture a provvedimenti di clemenza, che pure l’Europa ormai esige perché l’Italia si rimetta in regola anche con la giustizia e le carceri e non solo con il rapporto tra deficit e pil, ma anche lo stesso cammino del decreto legge che ridisegna la Cirielli e le norme per l’applicazione della pena. Che potrebbe faticare a essere approvato entro due mesi dal Parlamento se i vari leghisti, grillini e fratellini d’Italia si metteranno di traverso, magari insieme a qualche franco tiratore dentro la maggioranza.

Eppure si tratta di misure di buon senso. Come ad esempio la messa alla prova , istituto già collaudato per i minori, o la possibilità di scontare la pena agli arresti domiciliari per reati fino a sei anni nel massimo edittale, pensata soprattutto per la legge sugli stupefacenti, per consumatori e piccoli spacciatori, ovviamente non per i trafficanti.

La Cancellieri è la persona giusta per chiudere la stagione delle finte emergenze securitarie. Oggi comincia a finire l’epoca della Bossi Fini, della Fini Giovanardi e della ex Cirielli. Da oggi un prefetto di ferro ha il coraggio di dire alla politica, quasi fosse stata eletta nel Partito radicale e non si trattasse invece di un esponente dell’ex governo Monti, che la sicurezza dei cittadini si alimenta recuperando quando possibile chi devia o delinque. Non stipando il disagio sociale in carceri discarica, lasciando a quella gente derelitta la scelta tra la recidiva e il suicidio dietro le sbarre.

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ALESSANDRO MELUZZI PRESENTA UN INCONTRO SU “PSICHIATRIA E GIUSTIZIA” ALL’UNIVERSITA’ ECAMPUS DI ROMA

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Comunicati Stampa

Venerdì 17 Maggio 2013, alle ore 15.30, il Professor Alessandro Meluzzi sarà presentatore e moderatore dell’incontro dal titolo “Psichiatria e Giustizia” che si terrà presso l’Aula dell’Università Ecampus di Roma, in via del Tritone n. 69. Il convegno verterà sulle interazioni tra sofferenza e potere e tra garanzia, libertà e diritto alla cura ed è organizzato dall’ Università E-Campus di Roma, dall’Associazione Proposta per l’Italia, dalla Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e dalla rivista Nova Itinera.

Il noto psichiatra e psicoterapeuta si prodiga con costante impegno nella campagna di sensibilizzazione sociale su queste delicate tematiche sostenendo, che la dignità dell’uomo è intangibile e va sempre rispettata e protetta, anche quando un individuo subisce una condanna a una pena detentiva in carcere. Meluzzi ritiene che “Anziché investire risorse faraoniche nella costruzione di nuove strutture reclusive per rispondere al grave problema del sovraffollamento, della dignità della pena e della sua efficacia, sarebbe meglio utilizzare quelle risorse economiche per creare dei luoghi di accoglienza e di recupero, generando nuove opportunità di formazione, di lavoro, di crescita personale, di incontro e confronto collettivo. Questo soluzione consisterebbe la concreta diminuzione del sovrannumero dei detenuti dando un utile servizio sociale in termini di maggior sicurezza ed evitando sofferenze aggiuntive al detenuto e ai suoi famigliari“. Per entrare più in contatto con i reclusi, Alessandro Meluzzi, recentemente, è stato ospite del Carcere di San Vittore, a Milano, in una conferenza, organizzata da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, dove i carcerati hanno avuto l’occasione di partecipare attivamente, ponendogli numerosissime domande.

Meluzzi, che da trentaquattro anni, con radicata passione e dedizione svolge il mestiere di psichiatra e psicoterapeuta, noto per i suoi interventi a trasmissioni televisive, come Quarto Grado, in qualità di criminologo, è anche fondatore dell’Associazione Onlus “Agape, Madre dell’Accoglienza” su cui racconta “È una comunità di accoglienza per il disagio psichico ed esistenziale. Il nostro modello si ispira alla fraternità di San Cafasso. E’ composta da persone che possono trovare nel loro lavoro non solo un guadagno per il proprio impegno, ma anche una risposta ai propri bisogni di riconoscimento, di affetto, di cura. Mettiamo al centro i più deboli, i più fragili, gli espulsi da tutto. Sono proprio queste le pietre scartate che, diventano la testata d’angolo, l’ombelico, il nucleo di fusione di questa organizzazione“.