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Luigi Gattinara alla Milano Art Gallery: la personale fotografica presentata da Salvo Nugnes

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia

Il fascino è di casa alla Milano Art Gallery. In via Ampère 102 (MI) dal 26 gennaio le fotografie artistiche del Maestro Luigi Gattinara potranno essere ammirate a “beneficio” del visitatore. Beneficio, sì, perché la personale Una vita in posa porta in mostra dei lavori di una sensibilità fuori dal comune, capace di contagiare lo sguardo dell’astante e di educarlo a “vedere”. L’inaugurazione, prevista per domenica 26 gennaio alle 18, avrà la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.

L’arte fotografica di Luigi Gattinara è riconoscibile per la grande cura rivolta ai giochi di luci e ombre e per la produzione di immagini di una qualità tale da rendere impercettibile la distinzione tra fotografia e pittura. La firma del Maestro risiede infatti nella sua abilità compositiva, che rimanda alla migliore tradizione caravaggesca, ai pittori olandesi del XXVII secolo. Il massimo lo ottiene nelle nature morte, autentiche poesie in cui il richiamo dell’antico si sposa con una luce morbida, che accarezza le forme ed esalta i colori.

Fondatore della Triennale di Fotografia Italiana, di cui è presidente, Luigi Gattinara porta la fotografia su un altro livello. Il suo lavoro concepisce l’immagine come oggetto di lusso, come potevano esserlo i dipinti che da secoli ammiriamo per la loro encomiabile bellezza. Proprio quest’ultima diventa tema centrale, soggetto “godibile” in quanto realmente visibile e non unicamente percepibile, codificato attraverso un attento studio dei particolari e della disposizione degli elementi. Una vita in posa presenta al pubblico alcuni degli scatti più rappresentativi e affascinanti. È il punto di arrivo di anni di raffinamento, ulteriore prova del compito del fotografo d’arte, quello di insegnare e di soddisfare al contempo un’esigenza di perfezione. Non bisogna dimenticare che Luigi Gattinara ha alle spalle, oltre che l’esperienza in ambito pubblicitario, anni di esposizioni in Italia e all’estero, a Parigi, Berlino, New York, Singapore e Tokyo.

Per comprendere meglio il modus operandi del Maestro, è utile ricordare una sua affermazione per Wall&Street, blog de «Il Giornale»:

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima».

La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica. Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

Cervinia: arriva la mostra itinerante We are the World di Elisa Fossati

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Inarrestabile, la mostra itinerante di Elisa Fossati giunge in Valle d’Aosta. We Are the World è stata inaugurata venerdì 6 dicembre presso l’Hotel Grivola, in Cervinia (AO).

We Are the World

Da Nord a Sud, Elisa Fossati porta le sue foto, ritratti delle meraviglie dai quattro angoli del mondo, nelle varie città italiane. Così, dalla Milano Art Gallery della metropoli lombarda, la cui storia vanta più di cinquant’anni di incontri culturali e artistici con personalità di nota fama, i suoi scatti sono stati esposti nel contesto del noto Festival dei Due Mondi a Spoleto, durante la Biennale di Venezia, al Museo Crocetti di Roma e, al di fuori dei confini nazionali, a Miami Beach, in concomitanza della fiera d’arte più importante al mondo, Art Basel. Risale allo scorso 19 novembre inoltre il servizio fatto dal TG2 sulla talentuosa fotografa e sugli scatti tratti dai suoi viaggi.

Elisa Fossati con questa personale intende rendere partecipe l’osservatore dei suoi viaggi. Per mezzo di semplici versi che accompagnano l’immagine, la fotografa raduna sensazioni e scorci dai quattro angoli del mondo. Ed è così che il visitatore compie un proprio percorso di conoscenza. Ed è un po’ come ripercorrere questi luoghi all’avventura, con la compagnia di una guida silenziosa che lascia alle cose, alle azioni e agli spazi il compito di parlare e all’ospite quello di tessere la trama del racconto.

Passione per l’arte e amore per i viaggi, questi due elementi alla base della fotografia di Elisa Fossati hanno finalmente trovato realizzazione, dopo la laurea in Arte, Patrimoni e Mercati allo IULM, in una serie di mostre al cui centro vi è un mondo meraviglioso, il nostro, tutto da scoprire.

I commenti

Di lei hanno parlato e scritto importanti personalità del panorama culturale, tra questi Vittorio Sgarbi: “Gli scatti della giovane e promettente fotografa Elisa Fossati non solo colgono la contemporaneità delle cose e della vita, ma testimoniano anche la precisione della sua percezione”. Il noto sociologo Francesco Alberoni ha aggiunto: “Le fotografi­e esprimono il suo spirito curioso e l’attenzione particolare ai dettagli della realtà che le scorre davanti.”

Anche il conduttore Piero Chiambretti ha avuto modo di vedere gli scatti della fotografa, affermando che “la mostra di Elisa Fossati ci porterà quel desiderio primaverile di viaggiare come cittadini del mondo.”

Info e contatti

La mostra resterà aperta fino a venerdì 3 gennaio 2020, in via Jean Antoine Carrel 11021, presso l’Hotel Grivola, al cui interno sono presenti  alcune delle opere dell’artista Gabriele Maquignaz esposte in permanenza.

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

Matera proroga la mostra antologica su Pasolini curata da Sgarbi e Nugnes

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Si ha avuto più volte l’occasione di trattare del profondo rapporto che lega la figura di Pier Paolo Pasolini a Matera, quest’anno capitale della cultura. La mostra antologica sul grande intellettuale italiano, curata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes, ha portato all’attenzione dei visitatori quella che è la figura del regista sotto vari aspetti. Alla Sax Art Gallery, nei Sassi di via Fiorentini 233/243, l’esposizione, inaugurata lo scorso 22 settembre, chiuderà la prossima domenica, il 13 ottobre. Questa proroga di una settimana, fortemente voluta dal pubblico e dagli organizzatori, è la dimostrazione di come il fascino di un personaggio e di un luogo permettano di rispolverare le emozioni della Storia, di molte storie.  Ed è un effetto del grande successo di stampa e critica, nonché dei diversi servizi televisivi nazionali realizzati per l’esposizione.

Grazie agli scatti del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, la rassegna ha potuto avvalersi di un valido supporto che documenta artisticamente il processo creativo a monte di uno dei più suggestivi film del protagonista della kermesse: Il fiore delle mille e una notte. Dallo Yemen a Matera, le differenze cronologiche e culturali affascinano e permettono a chi osserva di ricordare, di immaginare, di scoprire molte sfaccettature del personaggio e delle persone ritratte.

Presentata dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes e dal fotografo Roberto Villa, la mostra ha visto il contributo della curatrice d’arte di Montecarlo Maria Lorena Franchi, dell’assessore alle opere pubbliche Nicola Trombetta, del tenore Francesco Zingariello e di Caterina Grifoni, vicepresidente di FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arte Professioni e Affari).

Chi non avesse ancora avuto l’occasione di recarsi a Matera e, in particolare, alla Sax Art Gallery, potrà così cogliere un’occasione unica. Fino al 13 ottobre infatti la mostra resterà aperta tutti i giorni dalle ore 10,30 alle 13 e dalle 16 alle 21.

Bassano del Grappa: le fotografie di Elisa Fossati in mostra alla Milano Art Gallery

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Ha inaugurato sabato 7 settembre la mostra personale della già nota fotografa Elisa Fossati dal titolo We are the world presso la sede di Bassano del Grappa della Milano Art Gallery in via Portici Lunghi 37, nel cuore del centro storico cittadino. Le sue opere sono già state esposte, in marzo, alla Milano Art Gallery a Milano (via Ampère 102) alla presenza del sociologo Francesco Alberoni, del fotografo internazionale Roberto Villa, del direttore della Triennale di fotografia Luigi Gattinara, del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, di Vincenzo di Vincenzo direttore ANSA. In maggio invece Elisa ha esposto alla Pro Biennale, presentata dal Prof. Vittorio Sgarbi, alla Scuola Grande di San Teodoro e successivamente, in giugno, all’interno della grande mostra Spoleto Arte presso Palazzo Leti Sansi a Spoleto, nel contesto del Festival dei Due Mondi.

La giovane fotografa milanese, laureata in Arte, Patrimoni e Mercati allo IULM, è riuscita ad immortalare nei suoi scatti due grandi passioni, quella per il viaggio e quella per l’arte, portandole al compimento con la realizzazione delle mostre. Uomo e spazio in contatto in tempo reale: è ciò che riesce a trasmettere la Fossati, frammenti di memoria che vengono convogliati in cornici paesaggistiche, in skyline, in architetture signorili che lasciano negli occhi dei visitatori la possibilità di immaginare per un istante a provare la meraviglia di chi vede tutto per la prima volta.

Elisa Fossati in ogni fotografia aggiunge e scrive una breve frase, un aforisma, che dà “la chiave di lettura” dell’opera. A tal proposito il fotografo Roberto Villa descrive in questo modo la sua produzione artistica: “C’è, trasparente, un grande romanticismo sia nelle foto sia nelle poesie che, nel collage cercano, e trovano, un differente mezzo di comunicazione che travalichi gli schemi e che consenta una possibilità espressiva allargata, aperta alle emozioni che diventano immagini d’Arte. Una Poesia Visiva non critico politica, come quella antica del secolo passato, ma Poetica e Ri-Generativa per il tempo presente, per il futuro. La Poetica immaginifica di Elisa Fossati”.

L’esposizione alla Milano Art Gallery a Bassano del Grappa sarà aperta fino al 10 ottobre 2019. Per info: 0424 525190, mail info@milanoartgallery.it; www.milanoartgallery.it.

Pasolini torna a Matera con gli scatti di Villa in un’antologica curata da Sgarbi e Nugnes: l’intervista

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Dal 22 settembre al 6 ottobre alla Sax Art Gallery a Matera si terrà una sua mostra personale dal titolo Il fiore delle mille e una notte. Cinema e cultura dal 1973. L’Oriente di Pasolini nelle foto e cinema di Roberto Villa. L’esposizione antologica su Pasolini, curata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes, verrà presentata alle 18 di domenica 22 settembre in quella che quest’anno è stata eletta capitale della cultura. Presenti alcune delle fotografie più significative scattate da Roberto Villa durante le riprese del film, al quale abbiamo voluto chiedere di entrare un po’ più nel dettaglio di questa manifestazione.

Maestro Villa, qual è il legame tra Pier Paolo Pasolini e Matera?

Chi meglio dello stesso Pasolini potrebbe risponderle? Ho estratto, a tal proposito, da conversazioni ed interviste dello stesso in merito al film da lui girato in questa città, le parti che meglio chiariscono questo punto.

«Il semplice fatto che ho realizzato il film per analogia significa che non ero interessato alla precisione. Caso mai mi interessava tutt’altro […] dovendo scegliere fra una esatta riproduzione della Palestina di duemila anni fa e l’accostamento alla realtà di oggi, non potevo non optare per il secondo.

Inoltre, assieme a questo metodo di “ricostruzione analogica”, c’è quell’idea del mito e dell’epicità di cui ho tanto parlato: quindi, raccontando la storia di Cristo non volli ricostruire Cristo come effettivamente fu […] non avrei fatto un film religioso, perché non sono un credente. Avrei fatto al massimo una ricostruzione positivista o marxista. […] Ma io non volevo far questo, perché non sono interessato alla dissacrazione. […] Volevo fare la storia di Cristo, più duemila anni di tradizione cristiana, perché sono stati duemila anni di storia cristiana a mitizzare quella biografia».

Ecco il perché della scelta di girare in Basilicata, in posti fisicamente lontani dalla Palestina, ma molto vicini alla visione di Pasolini che ne intravedeva l’evocazione, quella perfetta per il Vangelo secondo Matteo, che «L’Osservatore Romano» aveva definito come il miglior film mai girato su Gesù.

La mostra espone degli scatti unici da lei realizzati durante le riprese del film Il fiore delle mille e una notte. Qual è la foto più rappresentativa?

La quantità di immagini realizzate per questo lavoro rasenta le ottomila unità, un numero decisamente superiore rispetto a quelle normalmente esposte.

Tra queste una è certo la più emblematica, una in bianco e nero, di Pasolini con il ciak, ma non solo… infatti è l’unica foto in cui lui guarda e sorride alla macchina, ma in realtà a me, per una battuta che alludeva alle nostre conversazioni sul cinema.

Pasolini sosteneva che il cinema è il linguaggio della realtà, io che era solo un linguaggio, quindi anche finzione.

Quando l’ho visto fermo, davanti a me con l’attore che aveva il ciak in mano vicino, facendomelo passare e porgendolo a Pasolini, gli avevo detto: «Pier Paolo, prendi un attimo, faccio una foto». Mentre prendeva il ciak, aveva replicato: «Ma è una finzione!». Io, di rimando: «Anche il cinema, no?». Memore del nostro “contrasto” aveva sorriso, ed ho scattato.

Com’è stato lavorare con Pasolini? Ha un altro aneddoto da raccontarci?

Quello che tutti dicevano sul set era che fosse “di acciaio”… Lavorava sempre senza dare segni di rallentamento. Era rispettatissimo poiché estremamente educato, gentile e rispettoso di tutti. In diverse circostanze ho risolto problemi tecnici che erano sfuggiti a Pier Paolo perché la reverenza che avevano verso di lui aveva sempre trattenuto tutti dal farlo notare.

Un caso eclatante è stato durante una ripresa in Persia, sul piazzale della Moschea del Venerdì, a Isfahan. Stava per passare al 43° ciak quando mi sono avvicinato a Pier Paolo che era alla cinecamera, dicendogli: «Pier Paolo, hai notato che quando l’attore raggiunge il punto in cui deve fermarsi, si alza in punta di piedi e poi ricade?». Mi ha guardato perplesso, poi, rivolgendosi agli assistenti aveva detto, con tono stupito e interrogativo: «Perché non mi avete detto niente? Ecco perché ad un certo momento mi usciva dall’inquadratura!». La 43° ripresa è stata quella giusta! A parte questo, lo “scambio” con Pier Paolo era costante, quello per cui ero là, il problema del linguaggio cinematografico a cui eravamo entrambi interessati e di cui Pasolini era stato estensore di centinaia di complesse pagine di saggistica.

Che commenti ha fatto Pasolini quando ha visto le foto?

Al ritorno in Italia, a chiusura dei lavori, e dopo le riprese di un piccolo rifacimento a Cinecittà, ho mostrato a Pasolini una selezione di immagini, venti pagine con venti diapositive ciascuna. Questi le sollevava e guardava contro luce poi, stupito dal risultato, come se non avesse mai visto quei posti, si era complimentato per i colori, le luci e, con genuina simpatia, aveva detto: «Hai fatto un film dove tu sei stato il regista ed io l’interprete».

Quali saranno i suoi progetti futuri?

Fra un mese, il 21 ottobre 2019, saremo in Bielorussia, invitati dall’ambasciata italiana a rappresentare ufficialmente l’Italia nella “Settimana della Lingua italiana”, presso il Teatro nazionale bielorusso di Minsk con il nostro lavoro sul Giullare Nobel Dario Fo e Franca Rame, che presenteremo anche all’Università di Stato bielorussa e all’Accademia delle Belle Arti di Minsk.

Di seguito, un’intensa attività di preparazione dei lavori di Finché c’è guerra c’è speranza, di e con Alberto Sordi, poiché nel 2020 è il centenario della nascita di questo gigante che è stato poco compreso nel suo intento sociale.

Lavoriamo anche su Geppo il Folle di e con Adriano Celentano, Omega di Marcello Piccardo e Bruno Munari, The Rocky Horror Picture Show che ho portato in teatro a Milano con la compagnia originale diretta da James “Jim” David Sharman, il Pilato sempre e Cercando Picasso di Giorgio Albertazzi, e qui mi fermo, perché sono così tanti i lavori sui personaggi con cui abbiamo collaborato che questa potrebbe essere una lunga lista della spesa.

La sua mostra a Matera è curata da Salvo Nugnes e dal Prof. Vittorio Sgarbi. Com’è nata questa collaborazione?

Avevo incontrato diverse volte il prof. Sgarbi in giro per l’Italia, quando mi rivolgevo a lui con “Prof” e lui con “Ing”. Molti anni fa avevo visto che era presente a una mostra, in una certa Milano Art Gallery, ed ero andato a vedere e sentire; quando il prof. Sgarbi mi vide, disse: “Cosa ci fai qui?”

Forse pensava che mi occupassi solo di elettronica… Frattanto era venuto a salutarmi un signore che si era presentato come il presidente della Milano Art Gallery, Salvo Nugnes, che mi disse immediatamente tutto sulla sede, anche che aveva riaperto da poco.

I contatti da radi che erano, sono diventati frequenti, fino a quando abbiamo parlato del mio archivio e delle possibilità di fare qualcosa insieme. L’ho aperto e ho messo a disposizione un po’ di cose e qualche idea, ho spolverato le mie antiche conoscenze dell’arte e abbiamo iniziato a fare “qualcosa insieme”.

Da esperto fotografo e artista internazionale quali consigli e suggerimenti può dare a un aspirante fotografo?

Sono un ingegnere elettronico, un esperto di comunicazione che ha utilizzato queste conoscenze per comunicare e la fotografia è stato un mezzo che ho usato professionalmente solo dal 1970 al 1984, per cui non mi identifico con il ruolo del “fotografo di paesaggi o ritratti, d’architettura o still-life, di reportage ecc” che segue l’ispirazione e che opera in conseguenza a un travaglio creativo. Ho sempre fatto solo comunicazione attraverso la teoria dell’informazione, nata nel 1949, delle teorie della comunicazione dell’arte e degli strumenti linguistici e specifici fotografici appropriati.

Quello che posso suggerire a chi voglia fare il fotografo, a pieno titolo, è di studiare, studiare tanto, l’arte e la sua storia, linguistica e semiologia, psicologia e tecnologia, sapendo che non sarà mai abbastanza poiché un artista opera per il sociale, da sempre, ed è lui parte costituente di quel sociale che spesso rappresenta nelle immagini come se ne fosse esterno “a parte”.

Non è un caso che Pasolini affermasse di credere al progresso ma non allo sviluppo: l’avanzamento tecnologico non avrebbe, di pari passo, costituto un avanzamento sociale e quindi culturale. La risposta si trova su Facebook se ci sia o no comunicazione, da parte di quelli che bevono e ridono di un sorriso standard, beota, davanti a una fotocamera. È una domanda che non si fanno, ma sono lì, a rendere noto che la loro insipiente presenza ci dice che nessuno ha niente da dire, ma non sanno che sono un documento antropologico e sociologico della realtà odierna, del loro contesto socioeconomico, del loro stato culturale.

Ogni immagine fotografica o pittorica è l’impronta digitale, unica, della società, della cultura, dell’individuo che l’ha realizzata.

Milano Art Gallery proroga la mostra antologica su Dario Fo curata da Sgarbi e Nugnes

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La mostra antologica in ricordo del geniale Dario Fo, curata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal direttore delle Milano Art Gallery Salvo Nugnes, inaugurata giovedì 18 aprile continua a destare l’interesse di numerosi visitatori. Per questo motivo la storica galleria ubicata in via Alessi 11, nel cuore di Milano, ha deciso di prorogare la rassegna fino a venerdì 24 maggio 2019. L’evento ha visto alternarsi nel prendere la parola, nel giorno della kermesse, diversi ospiti illustri, tra cui lo stesso Roberto Villa, fotografo di fama internazionale amico di Dario Fo e di Pier Paolo Pasolini, autore di molti degli scatti esposti alla Milano Art Gallery ritraenti il premio Nobel all’opera. Ma hanno portato il loro prezioso contributo all’evento anche il console onorario di Panama a Milano Claudia Granati Buccellati, Carlo Motta di Editoriale Giorgio Mondadori, il critico d’arte, ex-direttore Padiglione Italia alla Biennale di Venezia Giorgia Cassini, il biologo Tancredi Militano, esperto di Neuroscienze, Etologia Umana, Intelligenza Emotiva e Linguaggio non verbale, Gianni Ettore Marussi, già giornalista di TgCom, il direttore di Triennale Fotografia Italiana Luigi Gattinara e l’assessore Lorenzo Lipparini.

Alla galleria che da oltre cinquant’anni ospita conferenze, incontri ed esposizioni dei grandi dell’arte e del mondo della cultura e dello spettacolo si potrà visitare per altre due settimane la mostra allestita in memoria di un artista a tutto tondo, in onore del cinquantesimo di Mistero Buffo, una delle sue opere teatrali più rinomate e studiate. Godranno perciò di una maggiore visibilità anche le opere di tre artisti contemporanei di grande talento, che qui espongono le loro opere in occasione di questo prestigioso allestimento: Rosanna Cecchet, Daniele Digiuni e Mimmo Emanuele.

Per maggiori informazioni è possibile contattare lo 02 7628 0638, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

Gli scatti di Maria Pia Severi alla Milano Art Gallery: due chiacchiere con la talentuosa artista

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Dall’11 al 25 maggio 2019 la fotografa modenese Maria Pia Severi esporrà alla Milano Art Gallery in via Ampère 102 (zona piazzale Loreto, MI) una serie di fotografie scattate nelle più belle città d’Italia, tra cui spicca Genova. Durante il vernissage, che si terrà alle 18 di sabato 11 maggio, la Severi presenterà il suo libro fotografico I colori di Genova con il direttore delle Milano Art Gallery Salvo Nugnes, il direttore di Triennale Fotografia Italiana Luigi Gattinara e mons. Giovanni Mapelli, arcivescovo della Chiesa Ortodossa.

In vista dell’evento ci siamo tolti qualche curiosità…

  1. I colori di Genova è uno splendido omaggio alla città. Qual era la sua impressione prima di entrarvi? E alla fine del suo tour?

Quando sono andata nel 2013 era la prima volta che la visitavo per un periodo così lungo. Inconsciamente mi venivano alla mente le strofe della canzone “Genova” di Paolo Conte: “ma quella faccia un po’ così/quell’espressione un po’ così/che abbiamo noi prima di andare a Genova”. Suscitava in me un senso di dubbiosa melanconia…

Una volta però arrivata a Genova, illuminata da uno splendido sole che colorava intensamente tutte le cose, mi è apparsa a dir poco bellissima e non me ne sarei più andata.

  1. So che è rimasta colpita soprattutto dalla gente, dalla sua ospitalità, che ha anche stretto amicizia con diversi abitanti dei carrugi. C’è un incontro che ricorda in modo particolare?

Lungo i “carrugi”, gli stretti vicoli che attraversano Genova, e precisamente il Prè, definiti ancora zona degradata e pericolosa, era così tanta la gioia che traspariva dal mio volto e la determinatezza del mio procedere che riuscii a fare amicizia con un gruppo di immigrati che in parte mi scortarono nel mio tour.

Fra i genovesi che mi contattarono di loro iniziativa ricordo in particolare una donna anziana che si fermò accanto a me mentre stavo ammirando, naso in su, un tabernacolo dedicato alla Vergine. La signora mi prese in disparte e mi confidò che un tempo chi si apprestava a partire su una nave per parecchi giorni, commissionava spesso, a seconda dei suoi gusti e delle sue finanze, la costruzione di un tabernacolo dedicato alla Vergine o ai santi, tabernacoli tutti situati in alto sulle vie e chiamati “edicole votive”. Aggiunse anche che a memoria d’uomo non vi sia stato un solo marinaio (fra quelli che fecero edificare tali edicole votive) che non sia poi tornato sano e salvo dal viaggio per mare.

  1. Una delle tappe obbligatorie per tutti: l’Acquario di Genova. Molti dei suoi scatti sono dedicati agli animali marini. Alla luce delle ultime notizie sullo stato degli oceani e dei mari pensa che da Genova possa partire un messaggio positivo per l’Italia?

Certo, le immagini dimostrano che, pur essendo un paesaggio artificiale, l’Acquario dà l’idea di quella pulizia dei fondali che nei mari dovrebbe esserci ma purtroppo non c’è. Tutti sappiamo che i nostri mari sono pieni di plastiche non biodegradabili che purtroppo stanno diventando alimento dei pesci che noi mangiamo. Quindi si impone una legislazione mondiale che metta fine a questo scempio.

  1. Rimane poi il dramma del ponte Morandi e delle zone degradate. Genova ha anche i suoi lati oscuri. Ne ha riscontrati anche nella sua visita?

Per quanto riguarda il ponte Morandi, una storiaccia attualmente al vaglio della magistratura, la notizia positiva è che il ponte è già stato quasi tutto demolito e che (speriamo) presto inizierà la costruzione del nuovo ponte che romperà l’isolamento di una parte consistente della città ridandole nuove prospettive di sviluppo.

Per quanto riguarda le zone degradate e i lati oscuri, non ho trovato né più né meno di quello che ho trovato nelle grandi città con grandi porti, certamente meno della vicina Marsiglia o di Amsterdam o di Amburgo dove, al calar della notte, si rischia di essere derubati o accoltellati a ogni passo.

  1. Qual è l’emozione che le ha regalato questa città e che si porterà sempre appresso?

Premesso che Genova è una città di persone anziane (dato che le scarse opportunità di lavoro fanno fuggire i giovani, molti verso la vicina Versiglia) debbo dire che quelle che ho incontrato si sono dimostrate all’altezza di ragazzi giovani e lucidi ed anzi l’esperienza che hanno acquisito via via li ha resi ancora più colti e interessanti. Mi ricordo di ognuno di loro e delle cose che da loro stessi ho imparato.

  1. Nel libro ci sono diversi ritratti femminili. Come ha scelto i suoi soggetti?

Alcuni per caso, altri recandomi nei bar o nei negozi.

Con una bella dose di sfacciataggine, se chi gestiva tali locali era un uomo, gli chiedevo se dietro le quinte avesse del personale femminile e, se vi era e rispondeva ai miei interessi, prima di tutto chiedevo se era veramente genovese e poi, possibilmente, di non mettersi in posa, ottenendo spesso dei risultati insperati. Molte ragazze sono ritratte tuttavia sorridenti e questo lo devo al fatto che io stessa sorridevo loro fotografandole e, così, contagiandole.

  1. Se adesso si trovasse a Genova e avesse tra le mani la sua macchina fotografica, su cosa punterebbe subito l’obiettivo?

Essendo una cd. “esperta in volti”, nel fotografare i volti cercherei di cogliere come i genovesi vivono questo doloroso momento.

  1. L’11 maggio inaugurerà la sua personale dal titolo I colori di Genova alla Milano Art Gallery: come mai portare Genova a Milano?

Fare una mostra su Genova a Genova in questo momento non ha senso, essendo subissata dai problemi, pertanto quale città meglio di Milano (città a cui io sono molto legata, avendovi vissuto per molto tempo quando ero avvocato) può fare da cassa di risonanza per cercare di aiutare a risolvere i gravi problemi dei genovesi? Si noti che Milano è l’unica città italiana di risonanza europea.

  1. So che da tanti anni conosce il direttore delle Milano Art Gallery Salvo Nugnes, agente di noti personaggi famosi del mondo della cultura e dello spettacolo come Vittorio Sgarbi, Margherita Hack, Francesco Alberoni, e che c’è una grande stima e ammirazione da parte del direttore nei suoi confronti. Come e quando vi siete conosciuti?

Prima di tutto debbo ribadire, nei confronti del direttore, la reciprocità della mia stima e amicizia nei suoi confronti.

Ci siamo conosciuti per la prima volta circa vent’anni fa, alla Galleria 56 di Bologna, dove mi pregio anche di aver conosciuto per la prima volta Vittorio Sgarbi, al quale devo anche la disinteressata prefazione di alcuni miei volumi, oltre che alla presentazione di molte delle mie mostre.

Avendo col dr. Nugnes un rapporto fraterno e avendo questi una conoscenza da vicino delle mie opere, egli mi ha aiutato a crescere professionalmente organizzandomi mostre ed eventi in tutto il mondo.

Genova alla Milano Art Gallery: la fotografa Maria Pia Severi presenta il ritratto della città

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Si accende con I colori di Genova la Milano Art Gallery, sita in via Ampère 102, a Milano. La presentazione del libro dedicato alla città ligure dalla fotografa Maria Pia Severi si terrà qui, in zona piazzale Loreto, dall’autrice stessa, coadiuvata da un trio di esperti. Il direttore delle Milano Art Gallery Salvo Nugnes, il direttore di Triennale Fotografia Italiana Luigi Gattinara e mons. Mapelli, arcivescovo della Chiesa Ortodossa saranno infatti presenti sabato 11 maggio per l’inaugurazione della mostra omonima. Il brindisi iniziale è previsto per le 18, dando il via così a una vera e propria immersione tra le pagine fotografiche de I colori di Genova.

Ad accompagnare il pubblico nella descrizione dei luoghi genovesi e dei volti incontrati per i carrugi, gli scatti della Severi verranno proiettati su uno schermo, mentre le pareti della galleria ospiteranno ulteriori foto della nostra, derivanti da altre sue ricerche.

Originaria di Carpi, Maria Pia Severi vive oggi a Modena, dove ha esercitato la professione di avvocato. La fotografia è sempre stata per lei una passione capace di suscitare un continuo interesse, dimostrato dalle numerose sue pubblicazioni. I colori di Genova costituiscono infatti il quattordicesimo volume di fotografie d’arte dedicato a una città.

Al quesito sul perché esponga i suoi scatti di Genova a Milano, la fotografa modenese risponde prontamente: «Fare una mostra su Genova a Genova in questo momento non ha senso, essendo subissata dai problemi, pertanto quale città meglio di Milano (città a cui io sono molto legata, avendovi vissuto per molto tempo quando ero avvocato) può fare da cassa di risonanza per cercare di aiutare a risolvere i gravi problemi dei genovesi? Si noti che Milano è l’unica città italiana di risonanza europea».

Da sempre attenta alle espressioni, essendo esperta nel ritrarre i volti, Maria Pia Severi è riuscita a cogliere ne I colori di Genova l’anima e il cuore della città lasciandosi contagiare dallo spirito della gente, entrando senza timori in contatto con la loro quotidianità. Dalle sue foto si potrà essere accarezzati da quel soffio di vita che fa vibrare di emozioni Genova stessa.

La personale fotografica sarà visitabile fino al 25 maggio 2019, tutti i giorni dalle 14.30 alle 19, eccetto la domenica. Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 02 76280638, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it

Dario Fo, la mostra curata da Vittorio Sgarbi e Salvo Nugnes alla Milano Art Gallery

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Da Venezia a Milano, la presentazione del 50° dell’opera più famosa di Dario Fo, Mistero Buffo, si sposterà alla Milano Art Gallery, in via Alessi 11 a partire da giovedì 18 aprile. Alle 18 la mostra Dario Fo a cura del prof. Vittorio Sgarbi e Salvo Nugnes, manager di noti vip, verrà inaugurata qui al cospetto di un nutrito pubblico di interessati. Il direttore delle Milano Art Gallery Nugnes e il famoso fotografo Roberto Villa, amico del Premio Nobel e artefice degli scatti esclusivi riguardanti il giullare più rivoluzionario d’Italia, ne ripercorreranno vita e opere. Assieme all’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza Attiva e Open Data Lorenzo Lipparini, l’esposizione darà spazio anche a un ristretto gruppo di artisti fino a giovedì 9 maggio. Presenti al taglio del nastro anche il console dell’Ecuador e quello di Panama.

L’esposizione dedicata al celebre attore e artista intende celebrare nell’anniversario di una delle sue più famose opere teatrali, il Mistero Buffo, la vita e la creatività di un uomo dalla mente brillante e anticonformista. E lo farà nella storica galleria milanese che da oltre cinquant’anni ospita esposizioni e incontri culturali dei più grandi artisti del panorama italiano ed europeo, tra cui proprio lo stesso Dario Fo, Gino De Dominicis, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Mario Schifano, Amanda Lear, Gillo Dorfles e molti altri. Qui si materializzeranno i ricordi legati all’ideatore del modello di teatro di narrazione e del grammelot, si brinderà a chi è riuscito a riempire gli stadi con uno dei suoi cavalli di battaglia, il Mistero Buffo per l’appunto, e a replicare migliaia di volte i suoi spettacoli.

Alla mostra Dario Fo si respirerà quella stessa energia che il Premio Nobel trasmetteva con le sue parole, aiutati anche dalle opere di artisti del panorama contemporaneo.

Per maggiori informazioni è possibile contattare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a org@spoletoarte oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

Lezioni di vita e di fantasia all’opening del maestro Sambucco alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia

I flash erano tutti dedicati al maestro Gino Maria Sambucco ieri, mercoledì 27 marzo, alla Milano Art Gallery. Per il fotografo delle Dolomiti, in via Alessi 11, era giunto infatti il momento di inaugurare la sua personale di fotografia Oltre alla realtà, la fantasia. Presentato dal direttore delle Milano Art Gallery Salvo Nugnes e dal fotografo di fama internazionale Roberto Villa, Gino Maria Sambucco ha tenuto una vera e propria lezione per i presenti. Ha così raggiunto il suo scopo, quello di divertire attraverso le sue immagini.

L’artista friulano, residente a Codroipo (UD), in esposizione fino al 10 aprile con le sue cime, in particolare quelle bellunesi, ha scelto per Oltre alla realtà, la fantasia la storica galleria di Milano. Le pareti della Milano Art Gallery vantano difatti oltre cinquant’anni di incontri artistico-culturali, su di loro sono state esibite le opere di grandi maestri italiani, tra cui Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Arnaldo Pomodoro, Gino De Dominicis, Fausto Pirandello e molti altri.

Si iscrivono in un tale contesto gli scatti di Gino Maria Sambucco, capaci di esaltare la natura alpina attraverso diverse angolazioni e un’esplosione di colori. Le sue, va ricordato, sono fotografie che comprendono sia il periodo che ha visto la fondazione del gruppo Mitici e Dolomitici che la sua fase di ricerca più recente, dedicata alle “pittografie”. Il raggio d’azione si allarga dunque ben oltre le sue amate montagne.

Nel corso del vernissage il maestro Sambucco ha voluto spiegare così la ragione della sua arte e della personale: «Alle mie immagini cerco di dare un senso ironico, positivo, mai negativo. Ecco, lo definirei giocoso. Vorrei poi che tutti quelli che verranno a visitare la mostra capissero questo scopo. Alla fine è un po’ come inventare delle barzellette e il mio desiderio rimane quello di far sorgere un sorriso, di far divertire attraverso la fantasia. Perché tutti potrebbero vedere quello che ho notato io o scorgere dei riferimenti storici oppure scoprire degli avvenimenti del futuro “leggendo” le mie foto».