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Prestiti: in Sardegna si chiedono 13.700 euro

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

In Sardegna lo scorso anno i cittadini hanno fatto ricorso al credito al consumo in maniera importante e, secondo l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it, realizzato su un panel di circa 5.000 domande di prestito personale presentate da utenti della regione, chi nell’Isola si è rivolto ad una finanziaria nel 2018 ha cercato di ottenere, in media, 13.714 euro, vale a dire il 6,4% in più rispetto alla media nazionale, importo che i richiedenti intendono rimborsare in 68 rate (poco più di 5 anni e mezzo).

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto i sardi a richiedere un prestito personale? Analizzando le domande di finanziamento per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel 2018, il prestito più richiesto in Sardegna è stato quello per ristrutturare casa (23% del totale richieste), seguito da quello per l’acquisto di un’auto usata (20%). La tipologia di prestito personale che però è cresciuta maggiormente lo scorso anno è quella per il consolidamento debiti, il cui peso sul totale prestiti è aumentato di ben 5,3 punti percentuali passando dall’11,6% del 2017 al 16,9%. Aumento significativo anche per i prestiti personali richiesti per pagare costi legati alle spese mediche (4,3% del totale in aumento di 2,2 punti percentuali rispetto al 2017).

«L’aumento di richieste per il consolidamento debiti è un segnale di come i sardi siano sempre più attenti al risparmio, anche nell’ambito dei prestiti personali», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it. «Sono sempre più numerosi i consumatori che, consapevoli delle opportunità offerte dal mercato, e in particolare dai prestiti del canale online, scelgono di consolidare un debito in corso passando ad una finanziaria che offre tassi di interesse più contenuti.».

Analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Nuoro è la provincia sarda dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (15.593 euro, il 13,7% in più rispetto alla media regionale); seguono in classifica la provincia di Sassari (13.899 euro) e quella di Cagliari (13.342 euro). L’importo medio più basso, invece, è quello registrato in provincia di Oristano (12.749 euro) e nella provincia del Sud Sardegna (13.254 euro).

Se a livello provinciale non emergono differenze significative rispetto alla durata media dei prestiti richiesti, come detto pari a 68 rate, variazioni importanti sono state rilevate analizzando l’età media dei richiedenti che, in Sardegna è pari a 43 anni ma a livello provinciale oscilla tra i 42 anni registrati a Nuoro e Cagliari e i 45 di Oristano.

Prestiti: in Sicilia si chiedono 13.000 euro

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

In Sicilia lo scorso anno i cittadini hanno fatto ricorso al credito al consumo in maniera importante e, secondo l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it, realizzato su un panel di oltre 11.000 domande di prestito personale presentate da utenti della regione, chi si è rivolto ad una finanziaria nel 2018 ha cercato di ottenere, in media, 12.973 euro da restituire in 66 rate (5 anni e mezzo). L’età media dei richiedenti è pari a 43 anni ma se si guardano più da vicino le fasce anagrafiche emerge che quasi 1 richiesta su 3 (29%) proviene da un under 35.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto i siciliani a richiedere un prestito personale? Analizzando le domande di finanziamento per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel 2018, i prestiti più richiesti in Sicilia sono stati quello per ristrutturare casa (24,7% del totale richieste) e quello per l’acquisto di un’auto usata (17,6%), anche se entrambi risultano in calo rispetto al 2017, rispettivamente del -2,8% e del -1,9%.

Le richieste di prestito personale che, nella regione, sono cresciute maggiormente lo scorso anno sono quelle rivolte all’ottenimento di liquidità, il cui peso sul totale prestiti è aumentato di 3,9 punti percentuali, passando dall’11,1% al 15%; un incremento significativo se si pensa che a livello nazionale i prestiti personali per liquidità sono aumentati, percentualmente, solo di 1,7 punti. In crescita rispetto al 2017 anche il peso delle richieste per consolidamento debiti (14,2% del totale, in aumento di 3,4 punti percentuali) e quelle per pagare le spese mediche (4,5% del totale, +1,3 punti percentuali).

L’andamento provinciale

Analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Caltanissetta è la provincia siciliana dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (14.350 euro, il 10,6% in più rispetto alla media regionale); seguono in classifica le province di Messina (13.477 euro), Enna (13.295 euro) e Agrigento (13.245 euro). In provincia di Catania l’importo medio richiesto è pari a 12.992 euro, mentre in quella di Siracusa è pari a 12.957 euro. Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, gli importi medi più bassi sono stati chiesti in provincia di Ragusa (11.586 euro); seguono le province di Trapani (12.316 euro) e di Palermo (12.933 euro).

Interessante notare come, a seconda della provincia presa in esame, vari sensibilmente anche l’età media di coloro che hanno presentato domanda di prestito. I richiedenti più giovani sono quelli di Ragusa, dove l’età età media è pari a 41 anni e gli under 35 rappresentano il 34% del campione totale; l’età media più alta, invece, è stata registrata nelle provincia di Enna (45 anni), area dove il peso dei giovani con meno di 35 anni scende al 24%.

Analizzando la durata media dei finanziamenti richiesti, invece, le differenze provinciali sono meno accentuate e incluse in una forbice che varia tra le 65 e le 67 mensilità.

Prestiti: aumenta del 4,7% il consolidamento debiti

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Il 2018 è stato un anno positivo per il settore dei prestiti personali, caratterizzato da un aumento del peso percentuale delle richieste di prestito per il consolidamento debiti e da un calo di quelle per la ristrutturazione casa e per l’acquisto dell’auto. A tracciare un bilancio sull’andamento del settore ha pensato l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it che, esaminando un campione di oltre 190mila domande di finanziamento raccolte nel corso del 2018, ha evidenziato che l’importo medio chiesto da chi si è rivolto lo scorso anno ad una società di credito è stato pari a 12.890 euro, da restituire in 67 mesi (poco più di 5 anni e mezzo).

Le ragioni per cui si chiede un prestito

Cambiano le motivazioni per cui si chiede un prestito personale; analizzando le domande di finanziamento per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel 2018, la tipologia di prestito maggiormente cresciuta è stata quella per il consolidamento debiti, il cui peso sul totale prestiti è aumentato di ben 4,7 punti percentuali, passando dal 10,9% del 2017 al 15,6% dello scorso anno.

«L’aumento di questa tipologia di prestito è un segnale di come gli italiani siano sempre più attenti al risparmio, anche nell’ambito dei prestiti personali», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it. «Sono sempre più numerosi i consumatori che, consapevoli delle opportunità offerte dal mercato, e in particolare dai prestiti del canale online, scelgono di consolidare un debito in corso passando ad una finanziaria che offre tassi di interesse più contenuti.».

Diminuisce, di contro, il peso percentuale dei prestiti personali chiesti per la ristrutturazione casa (20,8% del totale) e quelli per l’acquisto di un’auto usata (19,7% del totale) che, pur mantenendo le prime due posizioni in classifica, perdono rispettivamente il 3,40% e l’1,20%.

Tra le altre richieste di prestito in crescita nel 2018 vi sono, invece, quelle destinate all’ottenimento di liquidità (+1,7% rispetto al 2017), all’acquisto di un immobile (+0,9%) e quelli per le spese mediche (+0,8%).

Il profilo del richiedente

Dati interessanti emergono analizzando il profilo socio-demografico di chi ha presentato domanda di prestito personale nel corso del 2018. L’età media dei richiedenti è pari a 42 anni anche se, guardando più da vicino le fasce anagrafiche, emerge che quasi un terzo delle domande di finanziamento proviene da un under 35 (29,2%).  Interessante notare, inoltre, come l’età cambi sensibilmente a seconda della finalità indicata; chi ha chiesto un prestito personale per pagare costi legati a formazione e università ha, in media, 39 anni, mentre chi si è rivolto ad una società di credito per pagare spese mediche ha, sempre in media, 47 anni.

Analizzando il sesso del richiedente emerge che nel 72% dei casi a presentare domanda è stato un uomo, nel 28% una donna. Anche in questo caso, però, le percentuali cambiano a seconda della tipologia di prestito; se si guardano, ad esempio, le richieste di prestito per spese mediche o per lo studio, il campione femminile supera il 40%. Le differenze di genere si ritrovano anche esaminando l’importo richiesto; il campione maschile ha chiesto lo scorso anno, in media, 13.332 euro, vale a dire l’11% in più rispetto a quello femminile. Il dato non deve sorprendere; analizzando i redditi dichiarati in fase di domanda di finanziamento emerge una netta differenza tra lo stipendio medio degli uomini (1.829 euro) e quello delle donne (1.694 euro), distanza che, naturalmente, incide sull’importo richiesto.

Analizzando infine la professione dei richiedenti emerge che, nel 2018, a presentare domanda di prestito è stato, nel 70% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato mentre liberi professionisti e lavoratori autonomi rappresentano poco meno del 10% del campione totale di richiedenti.

Prestiti personali: il tasso negativo arriva a – 1,5%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Economia

Chiedere in prestito 1.000 euro e doverne restituire meno. È il cosiddetto tasso negativo, presentato per la prima volta in Italia a fine 2018 e oggi nuovamente disponibile con indice ancora inferiore. A comunicare la novità è Facile.it che, fino al 31 marzo, tramite la sua piattaforma (https://www.facile.it/prestiti-tasso-negativo.html) rende accessibili prestiti personali con un tasso taeg* pari al -1,5% erogati dalla società Younited Credit.

«L’introduzione sul mercato italiano di prestiti personali a interesse negativo è stata una vera e propria novità per il settore», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it.  «L’obiettivo del progetto era ed è di sensibilizzare i consumatori sui tassi di interesse e promuovere le opportunità di risparmio offerte dall’online anche nell’ambito dei prestiti personali, canale che storicamente offre tassi di interesse più bassi rispetto a quelli tradizionali. Per questo, se a fine 2018 il tasso negativo offerto era pari al -1%, oggi arriva addirittura al -1,5%.».

La conoscenza delle opportunità offerte dal mercato dei prestiti è senza dubbio uno degli elementi fondamentali quando si parla di risparmio; in quest’ottica assumono un valore particolarmente significativo gli ultimi dati diffusi da Banca d’Italia secondo cui, nel corso del quarto trimestre 2018, il tasso effettivo globale medio dei prestiti personali erogati in Italia è diminuito di 17 punti base rispetto al trimestre precedente.

Chi ha chiesto prestiti a tasso negativo

Quando a novembre è stata presentata per la prima volta al pubblico italiano, il tasso negativo sembrava una boutade e invece, numeri alla mano, centinaia di italiani ne hanno approfittato. Nel primo giorno è arrivata una richiesta di prestito ogni 2 minuti, con domande provenienti da tutta Italia e l’erogazione del primo finanziamento è stata finalizzata solo dopo appena 5 ore dal lancio ufficiale.

Analizzando il profilo dei richiedenti che tra ottobre e novembre hanno richiesto un prestito a tasso negativo su Facile.it emerge che a presentare domanda sono stati prevalentemente dipendenti privati a tempo indeterminato (65%); non trascurabile, però, la percentuale di richieste provenienti dai pensionati (12%).

Le domande per questo genere di finanziamento sono arrivate da tutta Italia, ma guardando alla classifica territoriale, al primo posto per numero di richieste (rapportate al numero di residenti) si posiziona la regione Lazio, seguita dalla Lombardia e dall’Abruzzo.

Quanto potrebbero far risparmiare

In Italia, secondo Banca D’Italia, nel IV trimestre del 2018 il tasso effettivo globale medio applicato ad un prestito personale è stato pari al 9,92% mentre secondo le analisi di Facile.it il tasso medio erogato online è pari al 7,4%; le percentuali, seppur non direttamente confrontabili, confermano un’importante differenza tra il canale online e quello tradizionale che, secondo le stime del comparatore, equivale a circa di 500 milioni di euro di interessi all’anno.

«Il mercato del credito al consumo in Italia, seppur in espansione, risulta ancora relativamente acerbo – soprattutto se paragonato a quello di altri Paesi europei – e pertanto la conoscenza dei consumatori italiani sulle opportunità offerte da questo settore non sempre è profonda», spiega Andrea Bordigone. «Iniziative come il prestito personale a interesse negativo e, più in generale, una maggiore consapevolezza sul mondo dei prestiti personali possono contribuire a dare ai cittadini gli strumenti necessari per effettuare una scelta più informata e, quindi, risparmiare.».

Come chiedere un prestito a tasso negativo e come funziona

Fino al 31 marzo, collegandosi all’indirizzo https://www.facile.it/prestiti-tasso-negativo.html gli utenti potranno richiedere un prestito di importo pari a 1.000 euro da restituire in 12 mesi; al termine del piano di ammortamento i clienti dovranno rimborsare alla finanziaria solo 991,60 euro, ovvero meno di quanto hanno ottenuto in prestito. Nella pratica, per ragioni contabili, il cliente che si vedrà accordare il finanziamento riceverà da Younited Credit un importo pari a 1.028,28€ (di cui 19,88 euro per ripagare gli interessi e 8,40 euro di capitale aggiuntivo).

Potranno fare domanda di finanziamento tutti i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i pensionati. Non potranno ottenere il prestito, invece, gli utenti che non hanno reddito dimostrabile, non hanno una solidità finanziaria tale da consentirgli di pagare le rate e, ancora, quelli che hanno avuto in passato disguidi finanziari.

Facile.it: al via il bando che premia l’eccellenza nella scuola pubblica italiana

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Istruzione

Promuovere i talenti e le eccellenze presenti nelle scuole pubbliche italiane puntando sui primi cicli di istruzione. È questo l’obiettivo del progetto Facile.it per la scuola che quest’anno celebra la sua terza edizione (2018-2019) con una grande novità: l’apertura del bando di concorso anche alle scuole secondarie pubbliche di primo grado che, insieme agli istituti primari, potranno prendere parte alla competizione.

«Continua il nostro impegno a sostegno della scuola pubblica italiana e dei giovanissimi talenti; dopo il successo ottenuto dalle passate edizioni, che hanno visto la partecipazione di tantissimi progetti provenienti da tutto il Paese, abbiamo deciso di estendere il bando anche agli istituti secondari di primo grado», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it. «L’obiettivo è stimolare la creatività dei ragazzi, che saranno le eccellenze di domani, sostenendo le grandi energie e competenze presenti nella scuola italiana, spesso però limitate per le poche risorse a disposizione.».

Per partecipare al bando (https://www.facile.it/scuola.html), aperto sino al 31 marzo, gli istituti statali primari e secondari di primo grado d’Italia dovranno candidare un progetto didattico che illustri come la scuola intende impiegare la donazione e la tecnologia messa a disposizione da Facile.it. Per questa edizione la web company ha scelto di creare 3 categorie di concorso puntando l’attenzione su altrettanti macro-argomenti di grande attualità sui quali gli istituti saranno chiamati a confrontarsi: l’innovazione, l’ecosostenibilità e l’inclusione scolastica.

I lavori in gara saranno giudicati da una giuria di esperti formata da Maria Cristina Origlia giornalista del Sole24Ore e vicepresidente del Forum della Meritocrazia, Alessandra Venneri, Head of Corporate Communications Italia e South East Europe di Kaspersky Lab, azienda da anni impegnata nella sicurezza informatica dei giovani e nella lotta al Cyberbullismo, Daniele Grassucci, co-founder e Head of Content and Communication di Skuola.net e Mauro Giacobbe, amministratore delegato Facile.it. Per ogni categoria verranno premiati i due progetti più creativi, innovativi e originali con una donazione di 4.000 euro per il primo classificato e 1.000 euro per il secondo e con una dotazione tecnologica proveniente da Facile.it.

L’edizione 2017-2018 del bando di concorso Facile.it per la scuola ha visto trionfare l’Istituto Comprensivo 2 Panzini di Castellammare di Stabia con il progetto “Chi ha ucciso il fiume Sarno?”; grazie alla donazione di Facile per la scuola, è stato possibile allestire un vero e proprio laboratorio scientifico dove gli alunni, insieme agli esperti della Lega Navale e di Legambiente, hanno analizzato alcuni campioni raccolti dalla foce del fiume Sarno e indagato sulle cause che hanno portato al disastro ambientale che ha inquinato il corso d’acqua. Al secondo posto si è classificato l’I.C. Senigallia Sud-Belardi con il progetto “Ti Racconto Senigallia”, che ha coinvolto i ragazzi della scuola primaria nella realizzazione di una vera e propria guida turistica della città, per bambini, fatta dai bambini, oggi disponibile su venturaedizioni.it. Il terzo posto è stato conquistato dall’ I.C. di Ponte, comune in provincia di Benevento, che ha partecipato al bando con un progetto incentrato sui temi della legalità, dell’intercultura, dell’educazione civica e ambientale spiegati attraverso il teatro.

Mutui: il 2% di quelli richiesti arriva da italiani espatriati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Sono circa cinque milioni gli italiani residenti all’estero, ma non pensiate vogliano chiudere i ponti con le loro origini, anzi. Secondo un’analisi condotta da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 21.000 domande di finanziamento presentate nel corso dello scorso anno, il 2% dei mutui richiesti in Italia nel 2018 faceva capo ad un italiano che, sia pur ormai residente all’estero, voleva acquistare casa nel Belpaese.

Uno dei dati che più colpisce nei numeri evidenziati dai due portali è come ben il 40% degli espatriati che vuole comprare casa in Italia punti ad un vero e proprio ritorno alle origini e voglia acquistare nella regione in cui è nato. Il valore è ancora superiore a Roma, Palermo e Napoli dove arriva a sfiorare il 60%.

«Gli aspiranti mutuatari di nazionalità italiana, ma residenti all’estero, che cercano casa nel nostro Paese», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it «sono solitamente persone con redditi piuttosto buoni, tali da consentire di ottenere finanziamenti senza troppi problemi e, anche, di ripagare quanto ottenuto dalla banca in tempi decisamente rapidi».

Le parole di Cresto trovano immediata conferma nei dati. Se si confrontano i valori di un mutuo “medio” per l’acquisto con quelli di un mutuo per l’acquisto per residenti all’estero si vede che nel primo caso la cifra che si punta ad ottenere è pari a poco meno di 135.000 euro mentre, nel secondo, supera i 187.000 euro. Nonostante questo, però, il tasso di accettazione per i mutui di acquisto richiesti da chi vive in Italia è pari al 3,94%, mentre per gli italiani che risiedono all’estero arriva a superare il 6,40%.

Notevole la differenza anche dei tempi di restituzione; se il mutuo classico ha un piano di ammortamento medio di poco inferiore ai 23 anni, per quello di un acquisto per residenti all’estero supera di un soffio i 19 anni.

Ultima nota da evidenziare, fra i numeri raccolti da Facile.it, quella legata all’LTV, ovvero il valore dell’immobile che si cerca di finanziare con il mutuo. Per i mutui di acquisto dei residenti in Italia questo dato è pari al 72%, percentuale decisamente superiore al 67% che caratterizza invece i mutui richiesti da chi, pur con nazionalità italiana, oggi risiede in altre nazioni.

«Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare», continua Cresto, «gli italiani che risiedono all’estero ma cercano casa in Italia non sono affatto persone ormai prossime alla pensione; la loro età media è di appena 40 anni. Piuttosto sembrano essere giovani professionisti che, al di fuori dei nostri confini nazionali, hanno raggiunto una solidità economica tale da consentirgli di acquistare casa nel loro Paese di origine, sia per investimento o, anche, per le proprie vacanze o, ancora, in previsione di un rientro futuro».

Telefonia mobile: tariffe in calo del 22% in un anno

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Economia, Tecnologia, Tecnologia Personale

Il 2018 è stato per il settore della telefonia mobile un anno di grandi cambiamenti; l’ingresso di nuovi operatori sul mercato italiano ha spinto le compagnie telefoniche ad una vera e propria gara nell’accaparrarsi nuovi clienti e, secondo l’analisi di Facile.it, la competizione ha portato, in 12 mesi, ad un calo del 22% delle tariffe medie. Se a gennaio 2018 occorrevano in media circa 15 euro al mese per un piano ricaricabile, a gennaio 2019 il prezzo è sceso a 12 euro.

La rincorsa ai potenziali clienti, si legge nell’analisi realizzata confrontando le migliori tariffe disponibili su Facile.it, si è giocata anche su un altro terreno, quello del traffico dati offerto dagli operatori e anche in questo caso a beneficiarne sono stati i consumatori. Se a gennaio 2018 i principali pacchetti ricaricabili prevedevano, in media, 12 GB, a gennaio 2019 la quantità di dati offerta con le nuove promozioni è aumentata addirittura del 130%, raggiungendo, in media, i 28 GB.

«L’ingresso di nuovi player nel settore della telefonia mobile è stato un evento positivo per i consumatori italiani, che oggi non solo hanno la possibilità di scegliere tra un numero più elevato di operatori, ma possono anche godere di una riduzione generale dei costi legata alla competizione tra le aziende», spiega Lodovico Agnoli, Responsabile new business di Facile.it. «Una condizione che si traduce in un importante vantaggio economico per le tasche dei cittadini se si considera che il 90% della popolazione adulta ha un contratto di telefonia mobile e, tra questi, il 37% ha più di una scheda SIM*.».

Che gli italiani non fossero pienamente soddisfatti dei fornitori di telefonia mobile era già emerso da una recente indagine* realizzata per Facile.it da mUp Research secondo la quale, nel 2018, più di un cliente su tre (36%) ha cambiato il proprio operatore mobile e, addirittura, il 14% ha dichiarato di aver cambiato compagnia più di una volta nel corso dello stesso anno. E se i prezzi troppo alti (88%) e il traffico dati non sufficiente (23%) sono state le prime due ragioni che hanno spinto al cambiamento, è importante considerare che, tra chi ancora non ha detto addio al proprio fornitore, quasi uno su tre (30%) lo farà non appena troverà un’offerta più convincente.

L’ingresso di nuovi player nel mercato mobile ha sortito inoltre effetti interessanti anche sul fronte broadband e telefonia fissa. I principali attori in gioco offrono pacchetti che comprendono, oltre ai servizi di ADSL o fibra, prodotti di telefonia mobile. Il meccanismo di trasmissione dei prezzi su queste tecnologie, pertanto, non ha tardato ad arrivare e alcune compagnie hanno iniziato a offrire pacchetti Internet + Mobile a prezzi particolarmente aggressivi.

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Millennials: risparmiano il 14% in più rispetto alla media nazionale

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Un tempo li chiamavano semplicemente ventenni o trentenni, oggi li chiamano Millennials, o Generazione Y e sono i nati fra il 1981 ed il 1995. Una fetta sempre più importante dei consumatori italiani che Facile.it ha cercato di conoscere meglio con un’indagine specifica da cui è emerso, ad esempio, che contro ogni stereotipo sono più bravi e più attenti nel ridurre le spese e rispetto alla media nazionale risparmiano il 14% in più su bollette, assicurazione auto, telefonia e le principali voci di spesa domestiche.

I Millennials risparmiano di più, ma sentono il peso delle bollette

Attenti al risparmio, al prezzo ma anche alla qualità dei servizi, esigenti e pronti a cambiare se non soddisfatti; è questa la fotografia dei Millennials italiani che emerge dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana**.

Il primo dato evidenziato dall’analisi è che, nel 2018, tra i Millennials ben il 65% è riuscito a risparmiare sulle principali voci di spesa domestica (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari), mentre a livello nazionale la percentuale si ferma al 59%. Anche guardando all’entità del risparmio, il quadro non cambia: i Millennials lo scorso anno sono riusciti a risparmiare, in media 709 euro, il 14% in più rispetto alle media nazionale (620 euro).

Ma quali sono i costi che pesano di più – almeno psicologicamente – per i Millennials? Se come avviene anche per il campione complessivo, le bollette luce e gas e la polizza RC auto occupano il podio delle spese meno amate, per i nati fra il 1981 ed il 1995, le utenze domestiche, insieme ai costi dell’ADSL-fibra e quelli del conto corrente, risultano più pesanti rispetto alla media nazionale e per questo sono le aree dove concentreranno gli sforzi per risparmiare nel corso del 2019.

RC auto e utenze domestiche: attenzione al prezzo… e alla qualità                                  

Il tratto che caratterizza i Millennials e li distingue fortemente dalla media nazionale, è l’essere molto esigenti verso i fornitori di servizi, non solo per ciò che riguarda il prezzo, ma la qualità e pertanto si dimostrano pronti a cambiare facilmente operatore quando non soddisfatti.

Analizzando le principali voci di spesa familiare sono molte quelle in cui, rispetto alla media nazionale, i Millennials hanno con più frequenza abbandonato il proprio fornitore in favore di uno nuovo. Guardando all’RC auto, ad esempio, emerge che nell’ultimo anno il 22% degli assicurati appartenenti alla Generazione Y ha cambiato compagnia (+3% rispetto alla media nazionale); nella telefonia mobile a cambiare operatore è stato il 38% dei clienti Millennials (+2%), mentre nella telefonia Adsl-fibra lo ha fatto il 25% (+4%). Anche rispetto ai conti correnti, la tendenza si conferma; la percentuale di Millennials che ha detto addio al proprio istituto di credito in favore di uno nuovo è superiore a quella della media nazionale (11% contro l’8%).

Forse perché spinti da una generale incertezza lavorativa di fondo, fatto sta che i Millennials scelgono di tutelarsi quanto più possibile da eventi che potrebbero danneggiare la loro salute o capacità di produrre reddito e, a dispetto della giovane età, nel corso del 2018, fra chi si è assicurato, quasi uno su cinque ha sottoscritto o rinnovato una polizza vita, il 13% una contro i rischi da infortunio o malattia.

Perché i Millennials cambiano fornitore così frequentemente?

Se è vero che, indipendentemente dall’età anagrafica il prezzo è sempre la prima ragione che spinge a scegliere un nuovo fornitore, tratto distintivo della Generazione Y è porre grande attenzione alla qualità del servizio. Ecco quindi che tra i Millennials che hanno cambiato RC auto nell’ultimo anno, il 21% lo ha fatto perché non soddisfatto del servizio offerto dalla compagnia assicurativa; il 50% di coloro che hanno scelto una nuova banca per il proprio conto corrente ha preso questa decisione perché non contento della qualità offerta dal vecchio istituto di credito e, tra chi ha cambiato Adsl-fibra ottica, quasi 1 su due (49%) lo ha fatto perché la velocità di navigazione era troppo bassa.

Il conto corrente, meglio se online

L’attenzione ai costi e un approccio più conscio al risparmio emerge anche analizzando il rapporto della Generazione Y con i conti correnti. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it, il 55% dei Millennials titolari di conto dichiara di averne uno online, mentre a livello nazionale la percentuale è pari al 46%.

A conferma di questa tendenza, anche un altro dato; tra i Millennials che hanno più di un conto corrente (26% dei titolari), quasi uno su tre dichiara di aver fatto questa scelta appositamente per poter risparmiare utilizzando l’uno o l’altro conto in base alle tariffe delle singole operazioni, ma il 15% degli intervistati, di contro, dichiara di non conoscere con esattezza i costi del proprio conto corrente.

La volontà di ridurre i costi spinge i Millennials ad essere molto attivi nella ricerca della offerte; se a livello nazionale quasi il 40% dei titolari di conto corrente dichiara di aver scelto la banca in base alla vicinanza della filiale, la percentuale scende al 28% tra gli appartenenti alla Generazione Y che, di contro, utilizzano in misura maggiore gli strumenti a disposizione per poter risparmiare; il 21% ha scelto dove aprire il conto utilizzando i comparatori online dato che a livello nazionale scende al 18%.

Lo sforzo dei Millennials nel cercare le migliori soluzioni si traduce, alla fine, in vantaggio economico che emerge anche analizzando la giacenza dei conti corrente; secondo quanto rilevato dall’indagine, in media, i Millennials tengono sul conto 6.834 euro; 500 euro in più (8%) rispetto alla media nazionale (6.331 euro).

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Bollette: ogni famiglia italiana paga in media 1.200 euro l’anno

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Quanto hanno speso nel 2018 le famiglie* italiane per pagare le bollette di luce e gas? Molto: in media circa 1.200 euro. A fare qualche calcolo ha pensato l’Osservatorio sull’energia di Facile.it che, analizzando un campione di oltre 63mila contratti raccolti nel corso del 2018, ha potuto stimare con buona precisione il peso che hanno le bollette sui budget dei consumatori italiani.

Nello specifico, per l’energia elettrica una famiglia media italiana lo scorso anno ha pagato 417 euro, mentre per il gas ha speso 762 euro.

«Nonostante il passaggio obbligatorio dal mercato tutelato a quello libero sia stato rimandato al 2020, è importante valutare sin da subito e con attenzione la propria bolletta di luce e gas», spiega Silvia Rossi, Responsabile Energia di Facile.it. «Cambiare regime può consentire di ridurre sensibilmente il costo delle utenze domestiche, con un risparmio che può arrivare al 25% per l’energia elettrica e al 15% per quanto riguarda il gas.».

Le bollette dell’energia elettrica e del gas sono considerate dagli italiani una delle spese che incidono maggiormente sul budget familiare e, secondo una recente indagine** realizzata da mUp Reasearch per Facile.it, sono più di 17 milioni i consumatori che nel 2019 cercheranno di cambiare fornitore per ridurre i costi.

Tornando all’analisi, per verificare il risparmio Facile.it ha simulato il costo di una bolletta luce e gas utilizzando la migliore tariffa mercato libero 2018, in fascia monoraria, disponibile sul comparatore. A parità di consumi, la stessa famiglia avrebbe speso per la bolletta elettrica 305 euro l’anno – con un risparmio di 112 euro rispetto al mercato tutelato – mentre per il gas avrebbe pagato 639 euro, con una riduzione della bolletta pari a 123 euro.

Energia elettrica; in Sardegna i consumi maggiori

Essendo la tariffa dell’energia elettrica nel mercato tutelato uguale in tutta la Penisola, la differenza dell’importo totale della bolletta tra una regione e l’altra è legata in modo diretto al consumo di KWh annuo per nucleo. Analizzando i contratti raccolti nel 2018 da Facile.it emerge che la regione con i valori più alti di consumo (e quindi i costi maggiori in bolletta) risulta essere la Sardegna; nell’Isola una famiglia media consuma 2.334 KWh e paga, sotto regime tutelato, 502 euro l’anno. Seguono in classifica le famiglie del Veneto, con un consumo di 2.134 KWh e una bolletta annua di 460 euro e quelle della Sicilia, dove il consumo medio è di 2.079 KWh e il costo della bolletta elettrica pari a 448 euro l’anno.

Sul fronte opposto, invece, le regioni dove sono stati stimati i consumi di energia mediamente più bassi per famiglia sono la Toscana (1.727 KWh e una bolletta di 378 euro), la Liguria (1.736 KWh e un costo annuo di 380 euro) e l’Abruzzo (1.824 KWh, spesa annua 394 euro).

Bolletta del gas, Emilia-Romagna in testa

La tariffa del gas nel mercato tutelato, a differenza di quanto avviene per l’energia elettrica, varia a seconda delle aree del Paese. È proprio la tariffa base che, insieme al consumo di gas per nucleo, contribuisce a determinare le differenze territoriali del costo della bolletta.

Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2018 hanno pagato il conto più alto sono quelli dell’Emilia-Romagna; qui una famiglia media spende 863 euro l’anno. Seguono le famiglie del Veneto (841 euro l’anno) e quelle del Friuli-Venezia Giulia (830 euro).

Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Liguria, regione dove una famiglia media paga solo 617 euro l’anno e la Calabria, dove il costo della bolletta è pari a 653 euro l’anno per nucleo familiare.

* Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media italiana composta da 2,7 individui, con un consumo annuo di 1.924 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media italiana con un consumo annuo di 865 Scm in regime tutelato.

** Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Pagamenti: 16 milioni di italiani preferiscono ancora il contante

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Nonostante i tentativi fatti per cercare di ridurne l’utilizzo, gli italiani sembrano non voler rinunciare a banconote e monete e, secondo l’indagine commissionata da Facile.it (https://www.facile.it/), il 37% della popolazione adulta, pari a circa 16 milioni di persone, preferisce ancora pagare con denaro contante piuttosto che utilizzare carte di credito, bancomat o prepagate.

L’analisi, realizzata per Facile.it dall’istituto mUp Research in collaborazione con Norstat su un campione rappresentativo della popolazione italiana con età compresa tra i 18 e i 74 anni, aveva l’obiettivo di fotografare le abitudini dei consumatori in materia di pagamenti. Ecco i risultati

Le preferenze degli italiani

Se, come detto, indagando i desideri degli italiani emerge che più di uno su tre (37%) dichiara di preferire il denaro contante alle carte di pagamento elettroniche, le percentuali cambiano sensibilmente in base alle caratteristiche sociodemografiche del campione.

La prima differenza è legata al genere e, a dispetto dei luoghi comuni che sovente ritraggono mogli intente a strisciare la carta di credito in preda ad attacchi di shopping compulsivo, sono proprio le donne a preferire in misura maggiore i contanti (40%) rispetto agli uomini (34%).

Da un punto di vista territoriale, invece, emerge che banconote e monete sono maggiormente apprezzate al Meridione (41%), mentre sono le regioni del Nord-Ovest (31%) a manifestare la più bassa percentuale di gradimento per il contante.

Se si guarda, infine, alle fasce di età, emerge che la predilezione per i contanti diminuisce al crescere dell’età; se tra i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni il 43% preferisce utilizzare denaro contante, tra gli adulti nella fascia 65-74 la percentuale scende al 31%

Quanto effettivamente si usano i contanti

Passando dai desideri alle reali abitudini degli intervistati, il quadro resta sostanzialmente invariato e dall’indagine emerge che per ogni 100 euro di spesa 43 euro vengono pagati con denaro contante. Anche in questo caso, suddividendo il campione in base alle caratteristiche sociodemografiche, emergono delle differenze importanti. Le donne, ancora una volta, sono quelle che non solo desiderano usare, ma effettivamente anche pagano più spesso in contanti (46€ contro il 41€ del campione maschile); al Meridione (45€) monete e banconote si usano di più che nelle regioni del Nord-Ovest (35€) mentre l’uso del denaro contante diminuisce al crescere dell’età.

Quando si utilizzano i contanti

Alla domanda “per quali spese usa i contanti?”, la casistica più ricorrente, indicata dal 70% degli intervistati, è legata alle spese di piccolo taglio, mentre per quelle più grosse vengono utilizzate le carte elettroniche. Il 18% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare banconote o monete solo se è l’unico metodo di pagamento accettato e, ancora, il 12%, pari a 5 milioni di persone, ammette che per qualunque spesa, indipendentemente dall’importo, sceglie come prima opzione il pagamento con il contante.

In contanti…. anche all’estero

L’amore degli italiani per il contante travalica anche i confini nazionali; secondo l’indagine di mUp Research e Norstat per Facile.it, sono quasi 14 milioni (33% del campione) i consumatori che dichiarano di usare banconote e monete anche durante i viaggi all’estero.

Più nello specifico, il 24% sceglie di prelevare prima della partenza una somma di contanti sufficiente a coprire i costi della vacanza mentre il 9%, pari a 4 milioni di persone, opta per prelevare la moneta locale direttamente nel Paese di destinazione, noncurante delle possibili commissioni bancarie per il prelievo o per il tasso di cambio che potrebbe essere svantaggioso. 24,5 milioni quelli che, invece, scelgono di partire con la minima somma necessaria di contanti, per poi pagare tutto con carte elettroniche.

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.