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Facebook chiamato a documentare le modalità operative dei giochi “free to play”

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Grande il fermento riguardo a quanto emergerà da documenti interni che Facebook è stato chiamato a pubblicare e che esplicitano le modalità operative dei cosiddetti giochi “Free to Play”.

Facebook è, già da tempo, nell’occhio del ciclone e non solo a causa del discutibile trattamento dei dati personali da parte del colosso dei social network. Una sentenza statunitense emessa a metà gennaio obbliga ora l’azienda social a pubblicare entro pochi giorni documenti interni contenenti indicazioni relative alla gestione dei cosiddetti giochi “Free to Play”.

Già nel 2012, numerosi genitori avevano citato in giudizio il gigante in un processo esemplare. Giocando su Facebook e acquistando inconsapevolmente accessori di gioco a pagamento i loro figli avevano cagionato addebiti per migliaia di dollari (in un caso addirittura oltre 6.000) sulle carte di credito dei genitori, registrate sulla piattaforma social. L’azienda ha però ripetutamente rifiutato il risarcimento di tali spese, ritenendo i genitori unici responsabili dell’accaduto. La pubblicazione forzosa dei documenti da parte di Facebook dà accesso per la prima volta a informazioni sulla prassi contestata.

Critiche alla prassi aziendale tra gli stessi impiegati

Nonostante la linea generale tenuta da Facebook, gli impiegati dell’azienda sembrano parlare un’altra lingua. Secondo quanto riportato da Reveal News, un impiegato avrebbe espresso la propria preoccupazione per il fatto che “per i minorenni non è necessariamente riconoscibile che acquistare oggetti nei giochi corrisponda a spendere denaro reale”. Inoltre, gli utenti che generano introiti notevoli tramite acquisti in-app, verrebbero definiti “Whales” (it. “Balene”), termine utilizzato nell’ambito del gioco d’azzardo per indicare i giocatori che spiccano per il loro spreco di denaro tramite puntate alte e costanti, che però fruttano ai casinò elevati guadagni ricorrenti.

Il fatto che, nel caso dei giochi di Facebook, tra i “gamer” figurassero minorenni non o solo parzialmente in grado di riconoscere e condurre transazioni economiche consapevolmente, sembra non disturbare affatto l’azienda che ha sempre rifiutato qualunque rimborso richiestole, adducendo come motivazione che monitorare le attività dei figli spetti esclusivamente ai genitori. Il processo ai tempi si concluse con un accordo.

Nel corso degli anni sono stati diversi i casi, trattati anche dai media, in cui bambini in giovane età hanno cagionato in pochissimo tempo danni economici consistenti giocando a questi giochi.

Perché i giochi gratuiti possono svuotare rapidamente il portafoglio

Sono tanti i giochi “Free to play” che godono di una grande popolarità soprattutto tra i più giovani, che apprezzano di potersi avvalere gratuitamente di giochi online accattivanti. Tuttavia, per assicurarsi progressi nel gioco più rapidamente, è necessario dotarsi di determinati strumenti. Oggetti che vengono acquistati con denaro vero, motivo per cui questo modello viene definito cinicamente “Pay to Win” (paga per vincere).

Stufi delle brutte sorprese?

• Controllate i giochi di cui si avvalgono i vostri figli verificando se consentono acquisti in-app.
• Quando installate una nuova applicazione, fate in modo che i vostri figli non vedano la vostra password di accesso al marketplace quando la inserite.
• Non salvate le credenziali delle vostre carte di credito sui social network e qualora non fosse possibile, utilizzate carte Prepaid, così da poter limitare il danno.
• Trattate l’argomento con i vostri figli, spiegando con chiarezza che gli accessori di gioco hanno un costo reale.
• Verificate le voci che compaiono nelle vostre ricevute bancarie e prestate attenzione alle mail con eventuali informazioni su acquisti o download, in questo modo potete intervenire più rapidamente e limitare il danno.

Distribution Tech sceglie Ecwid per la sua nuova piattaforma di e-commerce e sbarca su Facebook

Scritto da Zagor il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

DISTRIBUTION tech – leader in Italia nella vendita online di accessori e ricambi auto – è online con il suo nuovo store online realizzato con Ecwid, l’app di e-commerce numero 1 su Facebook con oltre 40,000 negozi nel mondo.

Ecco nel dettaglio le principali novità:

– design rinnovato che si adatta automaticamente alle dimensioni dello schermo di ciascun cliente: telefono, tablet, computer portatile, desktop e smart TV;

– vetrina dello store online interamente disponibile su Facebook;

– integrazione della spedizione in tempo reale e supporto per 50 lingue;

– fantastiche gallerie di immagini, navigazione e acquisto semplici ed intuitive.

“Grazie alle informazioni e recensioni pubblicate quotidianamente – spiega Angelo de Togni, titolare dello store online – DISTRIBUTION tech  si trasformato in questi anni in un vero e proprio punto di riferimento nell’ambito della vendita online di accessori e ricambi auto. Ci rivolgiamo infatti sia ad un pubblico di ‘professionisti’ dell’automobile che di ‘amatori’: i nostri utenti non si limitano infatti ad acquistare un determinato accessorio o uno strumento specifico. Spesso installano da soli il prodotto ordinato, ottenendo così un doppio risultato: avere un nuovo prodotto sulla propria vettura e la soddisfazione di essere riusciti a montarlo da soli grazie alle nostre istruzioni, fornite in italiano”.

Aumentare like su Facebook con una serie di strategie

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Internet, Tecnologia

Riuscire a ritagliarsi il proprio spazio di visibilità su Facebook è molto importante. Facebook infatti è il social network più famoso del mondo che vi permette di accrescere anche le potenzialità della vostra attività. Se volete pubblicizzare un sito oppure un prodotto, un’azienda un’attività professionale attraverso l’uso dei social network, allora dovete cercare di aumentare il numero di Mi Piace della vostra pagina Facebook. Aumentare like su Facebook è importantissimo perché vi permetterà di acquisire credibilità nel mondo digitale e quindi riuscire a conquistare sempre più spazio tra gli utenti di questo portale. Riuscire a incrementare i like su facebook può essere più facile del previsto prevedendo degli accorgimenti nella gestione delle pagine fan o anche cercando di farsi aiutare da esperti del settore.

Aumentare like su facebook facilmente, ecco come fare

Oltre che una cura nella scelta degli argomenti da determinare oppure nelle strategie comunicative da adottare, è possibile aumentare like su Facebook in maniera molto semplice acquistando i mi piace. È possibile infatti acquistare like su Facebook anche scegliendo qual è il pubblico di riferimento a cui parlare e perciò iniziando a creare già un piccolo gruppetto di utenti che vi aiuterà in questo percorso. Man mano che il numero di utenti che c’era si avrà anche l’opportunità di migliorare le proprie prestazioni comunicative e di conseguenza si potrà entrare in contatto con un gran numero di clienti che potenzialmente potranno accrescere la vostra attività anche del 50%. Le potenzialità del mezzo Facebook sono tantissime e bisogna sfruttarle in modo corretto. E’ per questo motivo che è importante aumentare like su Facebook e di conseguenza farlo però scegliendo bene le mosse da compiere. Aumentare like su Facebook partendo dalla acquisto di mi piace potrebbe essere la strategia vincente da utilizzare, purché venga seguita in maniera corretta.

Ottenere il massimo dalle campagne pubblicitarie di FaceBook ADS

Scritto da Monica il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet

FaceBook ADS è fra gli strumenti più innovativi introdotti recentemente dal famoso social network fondato da Zuckerberg.

FaceBook ADS consente agli inserzionisti non solo di promuovere post sponsorizzati relativi ai propri prodotti o servizi, ma di raccogliere all’interno della propria piattaforma le risposte degli utenti interessati proponendo, di default, la raccolta dati del profilo di ogni utente.

Questo strumento riesce così ad accorciare notevolmente i passaggi fra la campagna promozionale e il “database” dell’inserzionista.

Grazie ad una brillante intuizione del fondatore Roberto Pagano,  lo Staff di WRP srl è riuscita ad implementare una soluzione in grado di sincronizzare i dati degli utenti raccolti su FaceBook con il CRM, il database messo a disposizione degli utenti, disponibile all’interno della piattaforma IperTop.

Come descritto dagli esperti marketing di WRP srl, il cliente deve semplicemente esprimere il target di riferimento, penserà poi lo Staff di IperTop  ad impostare la campagna su FaceBook, configurare i testi e le immagini più performanti.

Grazie al Social Funnel sopra descritto i dati degli utenti interessati saranno poi disponibili all’interno dell’area riservata IperTop in cui è possibile utilizzare tutte le funzioni del CRM, quindi dalla gestione dello storico delle relazioni fino alla trasmissione periodica di newsletter.

A poche settimane dal lancio il grado di soddisfazione dei clienti è superiore alle aspettative, i clienti hanno ottenuto dalle campagne pubblicitarie FaceBook un ROI superiore alle più rosee aspettative.

Il futuro è promettente per WRP srl, il cui impegno si rivolge alla diffusione di questa innovazione tecnologica non ancora conosciuta dalle PMI Italiane.

Cyberbullismo – 0 in condotta: ragazzi incuranti della privacy usano lo smartphone dai 9 anni

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Internet, Istruzione, Tecnologia, Tecnologia Personale

Una percentuale altissima degli oltre 1500 ragazzi delle scuole primarie e secondarie inferiori incontrati durante i workshop formativi dispone di un profilo social alla mercè di chiunque e di uno smartphone abilitato alla navigazione non protetta sin dai 9 anni. A partire dai 12 anni i ragazzi hanno un proprio indirizzo email personale, la cui password, debolissima, spesso non è condivisa con i genitori.

La soglia di età dei ragazzi che utilizzano internet e social media si è ulteriormente abbassata. Questo quanto emerso dagli incontri condotti tra febbraio e aprile con alcuni istituti scolastici del Nord Italia nel quadro dell’iniziativa “Cyberbullismo – 0 in condotta” di G DATA. Smartphone abilitati alla navigazione, ma solo di rado protetta tramite parental control, sono già messi a disposizione di bambini tra i nove e i dieci anni di età, spesso in concomitanza della Prima Comunione.

Instant Messaging e Social Network

“Abbiamo riscontrato che circa 90% dei ragazzi fra 9 e 13 anni possiede uno smartphone e utilizza Whatsapp come sistema di messaggistica (cui si aggiunge Snapchat impiegato dal 20% dei ragazzi). Al più tardi dalla quinta elementare tutti dispongono di almeno un dispositivo abilitato alla navigazione (tablet/computer/mobile) e ogni classe (circa il 50% delle quinte, ma il 100% dalle prime medie) ha un gruppo privato su Whatsapp”, conferma Mauro Ozenda, noto consulente informatico e formatore incaricato da G DATA Italia di gestire l’iniziativa di formazione Cyberbullismo – 0 in condotta e co-autore di libri inerenti la sicurezza in Rete.

“In termini social, un buon 70% è iscritto a Instagram e il 20% a Facebook, ove pubblica informazioni riservate, tra cui dati anagrafici e recapiti, senza alcuna tutela, continua Ozenda, che rileva altresì un’impennata nell’utilizzo della piattaforma di condivisione social Musical.ly dove i ragazzi pubblicano video “cantati” in playback o di persona della durata di quindici secondi.

L’incontro con i ragazzi a Vidigulfo (PV)

Indipendentemente dal social network utilizzato, solo pochi (meno del 30%) condividono video o immagini impostando ai massimi livelli la privacy del proprio account, con il rischio che quanto condiviso finisca in pasto alla Rete in modo incontrollato. L’80% dei ragazzi conferma altresì di aver accettato almeno una volta la “richiesta di amicizia” di sconosciuti, a discapito della protezione dei contenuti da loro pubblicati tramite una corretta impostazione della privacy. Risulta quindi genericamente scarsa l’attenzione dei ragazzi circa la tutela della propria privacy e ai minimi livelli la conoscenza delle norme basiche di privacy previste dal Garante in merito alla necessità di un’autorizzazione scritta dei genitori di eventuali altri ragazzi immortalati nelle foto o nei video condivisi sul gruppo della classe di Whatsapp o sul profilo di Facebook o Instagram.

Durante gli incontri è quindi emersa l’assoluta necessità di alfabetizzazione su tematiche quali protezione del dato, tutela della propria privacy e di quella altrui, sicurezza dei dispositivi, utilizzo consapevole dei social Network. Argomenti che ogni genitore/insegnante/ragazzo dovrebbe discutere o conoscere.

Accesso libero alla Rete

“Nonostante una buona percentuale risulti dotata di un antivirus per PC e smartphone, l’80% dei ragazzi sostiene di non avere mai avuto alcun sistema di protezione minori (parental control) da quando ha iniziato a utilizzare internetconferma Ozenda. Sin da subito (dai 9 anni) viene garantito libero accesso a qualsiasi contenuto, su qualsiasi potenziale piattaforma.

Per gli account, che siano social o di posta elettronica, viene impiegata spesso una sola password, facile da indovinare. Una password che i ragazzi della scuola media inferiore troppo spesso non condividono con i genitori. Numerosi anche i ragazzi che aprono nuovi account di posta elettronica o profili sui social o su piattaforme IM senza curarsi di chiudere i precedenti, con il rischio che col tempo altri compagni se ne avvalgano, sostituendosi al proprietario, per diffondere immagini o particolari personali fasulli, o che, eventualmente, ne possano abusare dei malintenzionati per contattare altri ragazzi/e.

Oltre ad informare i ragazzi su come meglio proteggersi in Rete e sui rischi del phishing per chi dispone di un proprio account di posta elettronica, i workshop erano rivolti anche ai genitori, cui sono state fornite indicazioni chiare per tutelare, monitorare, affiancare, in una parola “educarei figli ad un utilizzo corretto di internet e dei social media. Ai genitori abbiamo spiegato quanto sia fondamentale installare un software per la protezione della navigazione dei minori, specie su device mobili, che ne consenta il controllo mediante restrizioni su app/giochi, con filtri su chiamate/sms, limitazioni sull’utilizzo dei dispositivi, blocchi su eventuali richieste da parte di contatti non presenti all’interno della rubrica e a siti non adatti ai bambini.

Cyberbullismo

Durante i workshop formativi con i ragazzi è emerso che gli episodi di cyberbullismo hanno luogo per lo più sul gruppo di classe di Whatsapp. Non rare le situazioni in cui un singolo elemento viene preso duramente in giro dai compagni, con giudizi o immagini denigratorie, condivise su gruppi “privati” ai quali genitori e insegnanti non hanno accesso diretto. Indipendentemente dalla piattaforma è stata quindi evidenziata l’importanza delle segnalazioni tempestive agli adulti (docenti e genitori) di qualsiasi episodio di cyberbullismo da parte dei ragazzi “spettatori”, che si tratti del gruppo Whatsapp della classe o di altre piattaforme di comunicazione web o social, per evitare di rendersi complici di un atto, il cyberbullismo, punibile a norma di legge a partire dai 14 anni di età.

Da notare peraltro che, a livello giuridico, gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne ma capace di intendere e di volere rientrano nella responsabilità civile dei genitori. Non esercitare una vigilanza volta a prevenire e correggere comportamenti inadeguati è una violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà, in quanto tale sanzionabile. Per quanto riguarda gli insegnanti invece, gli stessi incorrono in una multa da 30 a 516 euro “quando omettono o ritardano di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni“ (art. 361 c.p.).

L’iniziativa G DATA

Tra febbraio e aprile 2017, il progetto Cyberbullismo – 0 in condotta ha raggiunto, 1500 ragazzi e circa 600 fra genitori e docenti che hanno manifestato soddisfazione per l’importanza degli argomenti affrontati con chiarezza e semplicità di linguaggio. Fra le province già raggiunte ricordiamo Milano, Sondrio, Pavia, Brescia, Cuneo, Novara, Padova e Imperia.

Per la scuola parlare di Netiquette e di concetti legati all’educazione civica e legale della Rete, significa prevenire fenomeni di odio online (hate speech) e di cyberbullismo. G DATA Italia è stata lieta di contribuire a tale prevenzione avvalendosi dell’esperienza di Mauro Ozenda.

G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum sviluppò oltre 30 anni fa il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati condotti sia in Germania sia da organizzazioni rinomate a livello internazionale oltre che test comparativi condotti da riviste specialistiche indipendenti hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.  Nel marzo 2017 la soluzione ha ottenuto per il decimo anno consecutivo un’eccellente valutazione per la rilevazione dei virus da Stiftung Warentest.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, G DATA è partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Mauro Ozenda

Consulente informatico da oltre un ventennio nel settore scuola, da circa 10 anni segue percorsi legati all’uso sicuro, sano, legale e consapevole di internet e dei social network. A partire dal 2007 ha organizzato per 4 anni consecutivi insieme all’Associazione del Lions International, coinvolgendo Polizia Postale delle Comunicazioni, Unicef, Microsoft, Associazione Mani Colorate il convegno nazionale di Sanremo a tema “Internet e Minori” (2007-2010). Ha collaborato in qualità di formatore con Microsoft in molte regioni italiane (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Molise) su progetti all’interno delle scuole per formare docenti, ragazzi e genitori (La Scuola Ricomincia Navigando, Web in Cattedra) e con Symantec su insegnanti/genitori e bambini delle scuole primarie. Formatore referente del progetto sponsorizzato dalla Regione Liguria Giovani&Web promosso da Unicef Liguria in collaborazione con Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Fra gli altri progetti seguiti ricordiamo Informi@moci (bambini, docenti, genitori scuole primarie), Train The Trainer (formazione dirigenti scolastici ANP Sud Italia), @mici in Rete (parrocchie, scuole province di Imperia con Unicef e Associazioni Volontariato provincia di Imperia), Sicur@mente in Rete (formazione docenti,genitori e ragazzi istituti superiori Lombardia e Veneto), Safety School (formazione ragazzi terza media ciclico annuale città di SanBartolomeo al Mare), Famiglia e Social Network (incontri rivolti alle famiglie della città di Vallecrosia), Sicuri in Rete (formazione docenti, bambini e genitori scuole primarie nord Italia).

Ozenda è inoltre coautore del libro “Sicuri in Rete” della Hoepli edizioni e della fiaba “Un computer dal cuore saggio” Edigiò edizioni.

Attualmente Ozenda svolge attività formativa nelle scuole di ogni ordine e grado nell’ambito di percorsi educativi circa “Educazione Digitale”, “Sicurezza e Privacy”, “Uso sicuro, legale e consapevole dei Nuovi Media”.

Sito web: https://www.maurozenda.net     /    Blog: http://www.tecnoager.eu

G DATA avvisa: il nuovo ransomware Manamecrypt usa vettori di infezione non convenzionali e blocca noti antivirus

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

Il trojan che cifra i dati, a cui ci si riferisce anche con il nome di CryptoHost, si diffonde attraverso software altrimenti legittimi.
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I G DATA Security Labs hanno identificato Manamecrypt un nuovo ransomware noto anche come CryptoHost. Questo nuovo malware non solo cifra i file ma blocca anche il funzionamento di determinate applicazioni che presentano stringhe particolari nel nome del rispettivo processo. Inoltre viene veicolato in modo decisamente atipico per questa tipologia di minacce: si presenta in “bundle” con software altrimenti legittimi e viene installato insieme all’applicazione manipolata. Le soluzioni G DATA riconoscono e rimuovono questo malware.

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Vettore di infezione e attività atipici

Ciò che rende Manamecrypt fondamentalmene differente dai tipici malware che cifrano i file, di cui abbiamo sentito parlare nelle scorse settimane, è che il campione analizzato non si diffonde tramite mail o exploit kit bensì attraverso software legittimi, può quindi essere classificato come classico trojan. Il bundle consiste di un client µTorrent legittimo, adeguatamente firmato e correttamente funzionante, che reca con sé la componente nociva “on top”.

Anche il comportamento del malware una volta installato è differente da altri ransomware, tra cui Locky,Petya o Teslacrypt, ampiamente trattati dai media di settore nelle scorse settimane. Manamecrypt seleziona i file che vuole cifrare e li copia in un file con estensione .RAR (un tipo di file compresso, simile a .ZIP), cifrando questo archivio con una password. I file originali vengono cancellati.

Inoltre le applicazioni con specifiche stringhe nel nome del processo (tra cui alcune soluzioni di sicurezza di terzi) vengono bloccate con il seguente avviso:

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Interessanti anche le stringhe colpite dal ransomare:

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Per ulteriori dettagli sui tipi di file cifrati e altre informazioni su questo nuovo malware, pregasi consultare l’articolo completo sul G DATA SecurityBlog: https://blog.gdatasoftware.com/2016/04/28234-manamecrypt-a-ransomware-that-takes-a-different-route

Come prevenire infezioni

  • Installare una soluzione di sicurezza che include uno scanner anti-malware e tecnologie proattive per l’identificazione di minacce sconosciute
  • Il software dovrebbe essere scaricato esclusivamente dalla pagina ufficiale dei rispettivi produttori
  • E’ importante effettuare regolarmente backup di documenti e dati importanti
  • Le applicazioni installate vanno aggiornate rapidamente, non appena è disponibile l’aggiornamento da parte del produttore
  • Esaminare con cautela le email ricevute da sconosciuti.

Chi è G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum, più di 28 anni fa sviluppò il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.

Dal 2005 la fondazione Stiftung Warentest si occupa di testare i prodotti di sicurezza informatica. In tutti e sette i test, condotti dal 2005 al 2014, G DATA ha sempre ottenuto il miglior punteggio per il rilevamento virus. Nei test comparativi di AV-TEST, G DATA ottiene regolarmente i migliori risultati in termini di individuazione di malware.

Anche a livello internazionale InternetSecurity di G DATA è stato eletto miglior pacchetto di sicurezza per Internet da riviste specialistiche indipendenti in diversi Paesi, tra cui Australia, Austria, Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Stati Uniti.

In Italia la soluzione G DATA Internet Security è stata insignita per il quarto anno consecutivo del bollino “Miglior Acquisto” di Altroconsumo. L’azienda ha collaborato altresì con Assintel all’elaborazione del notissimo Report, giunto, nel 2015, alla sua decima edizione e alla stesura del Security Report 2015 del Clusit. G DATA è altresì partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati ed è partner esclusivo di Microsoft per la messa in sicurezza del Microsoft Cloud tedesco.

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Safe Harbor invalidato: conseguenze per il VoIP in Europa

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

3cx-logo-high-resolution-1024x372La sentenza della Corte di Giustizia Europea mette in discussione la fruibilità di servizi Internet, tra cui il VoIP in modalità “hosted”, erogati da operatori statunitensi a privati e aziende europee. A queste ultime in special modo 3CX consiglia di verificare l’ubicazione dei server e l’aderenza degli operatori alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea in materia di tutela dei dati.

Cipro – Ci siamo, l’accordo ”Safe Harbor“, ossia la convenzione siglata 15 anni fa tra Stati Uniti e Commissione Europea che consentiva alle società americane di conservare negli Stati Uniti, nel rispetto di alcuni standard, i dati personali degli utenti europei, è stato invalidato dalla Corte di Giustizia Europea. La sentenza giunge a fronte della causa intentata dallo studente e attivista della privacy Max Schrems contro Facebook presso il tribunale irlandese in merito all’illecita conservazione generalizzata dei dati personali degli utenti europei senza alcuna differenziazione rispetto agli utenti americani, finita alla Corte di Giustizia Europea. Lo scandalo della NSA statunitense fu la prova portata dall’accusa, così come la trasmissione dei dati personali degli europei da Facebook ai centri di calcolo americani ed il sospetto di manipolazione delle misure per la protezione dei dati, come appreso dalla stesso Schrems durante il suo soggiorno di studio negli Stati Uniti direttamente da un addetto alla sicurezza dei dati di Facebook. Sebbene i giudici abbiano dichiarato che la decisione di annullamento fu presa non a causa della faccenda dei servizi segreti ma a causa della chiara incompatibilità delle leggi americane con i diritti fondamentali sanciti nell’UE (US Patriot Act, emesso nel 2001 e il conseguente monitoraggio indiscriminato, apparentemente interrotto nel giugno di quest’anno), è difficile escludere che la sentenza non affondi le proprie radici anche nelle rivelazioni di Snowden.

Dopo che gli episodi internazionali sopra citati hanno avvinto l’opinione pubblica era infatti solo questione di tempo prima che si giungesse ad una revisione dell’accordo „Safe Harbor“. In base al Patriot Act, infatti, la riservatezza dei dati personali degli utenti europei conservati in America non avrebbe potuto essere garantita. Di notevole interesse, in tutta la questione, è comunque il fatto che la richiesta di modifica dello status quo non sia scaturita a livello politico ma sia stata portata avanti con perseveranza da un singolo cittadino e dalla sua azione collettiva con la raccolta di oltre 25.000 firme.

Fonte: Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Fonte: Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Significato concreto del decreto

Istituzioni
La sentenza ha indubbiamente conseguenze di ampio respiro, poiché rappresenta un chiaro avvertimento alle Istituzioni Europee, in questo caso alla Commissione Europea, in merito alla non aggirabilità o violabilità dei Diritti fondamentali dell’UE per facilitare o promuovere relazioni economiche. La Commissione Europea ed il Ministero per il Commercio degli Stati Uniti dovranno ora riprendere i negoziati per trovare un nuovo accordo, il quale dovrà rispettare le direttive europee in merito alla protezione dei dati.

Utenti privati e aziendali
Non appena convalidata, la sentenza è stata accolta con euforia dalle associazioni dei consumatori in tutta Europa, sebbene siano in molti a nutrire dubbi sugli effetti pratici dell’invalidazione. Dal punto di vista economico, a fronte degli indubbi vantaggi dei servizi ospitati nel Cloud, inclusa la telefonia IP, è prevedibile che le aziende rivalutino operatori basati in Europa, conferendo maggior impulso al mercato delle soluzioni erogate in hosting sul continente.

Provider americani
Come conseguenza del decreto, i provider americani si aspettano un forte incremento delle spese, dovute all’acquisizione di nuovi centri di calcolo in Europa, e, a livello di processi aziendali, un’onerosa estensione dell’obbligo di prova di aderenza ai principi di tutela dei dati europei. Il vero incubo per le società americane è tuttavia la perdita dei profitti dovuta alla riduzione dei clienti. Secondo gli esperti, il danno sarà molto elevato, essendo l’Europa uno dei maggiori importatori di servizi IT per l’economia americana.

”Mors tua, vita mea”
Per gli operatori d’oltre oceano, i provider europei sono già da diversi anni tra i maggiori concorrenti per quanto riguarda le soluzioni Cloud, proprio per l’alto livello di sicurezza dei dati garantito. Per questo motivo il Cloud “Made in Europe” gode già di un’immagine molto positiva. L’invalidazione dell’accordo “Safe Harbor” rappresenta quindi un’enorme opportunità, per i provider europei, di estendere le proprie quote di mercato. Alle aziende europee consigliamo di verificare quanto prima l’esatta ubicazione dei server che ospitano il centralino e quindi tutti i dati inerenti le conversazioni aziendali, per assicurarsi che il servizio sia effettivamente erogato sul suolo europeo.

L’impegno di 3CX

3CX ha riconosciuto da subito le falle di sicurezza presenti nell’accordo “Safe Harbor” e ha provveduto a selezionare sin dall’inizio centri di calcolo situati esclusivamente in Europa, per le sue soluzioni PBX in hosting. L’azienda segue una precisa strategia che tiene in considerazione la capacità dei centri di calcolo di assicurare la massima tutela della riservatezza dei dati critici dei propri clienti. Non da ultimo: 3CX dispone di un esteso portafoglio clienti negli Stati Uniti, i dati degli utenti statunitensi e degli utenti europei sono compartimentati e trattati in base ai criteri legislativi dei rispettivi continenti.

Payperfan.it, come aumentare i fan della tua pagina Facebook?

Scritto da alessia martalò il . Pubblicato in Aziende, Internet

I social network stanno via via sempre più acquisendo maggiore importanza e, in particolar modo per un’azienda, è fondamentale poter contare su un profilo social solido e ben curato. A tal fine, è decisiva l’ottimizzazione SEO del proprio profilo, inserendo informazioni complete ed esaustive; allo stesso modo è però importante interagire con il proprio pubblico, rispondendo tra le altre cose ai commenti e alle richieste di informazioni e incentivando il coinvolgimento dell’utente, per esempio proponendo quiz o concorsi a premi o ancora sondaggi a tema.

Naturalmente, il primo passo per poter avviare un rapporto costruttivo con il proprio pubblico prevede la creazione di tale pubblico. Come fare? Uno dei modi più semplici è attraverso il passaparola (anche per via telematica).
In alternativa, è possibile utilizzare le inserzioni a pagamento – offerte dalla maggior parte dei social network – che rendono possibile aumentare il bacino dei fan della proria pagina o profilo.
In questo caso sarà indispensabile, per la buona riuscita della campagna promozionale, curare – quasi in modo maniacale! – i contenuti dell’inserzione e, giorno dopo giorno, valutare i risultati per mettere in atto piccoli aggiustamenti in corsa.

Un’alternativa altrettanto valida, ma decisamente più comoda e conveniente, prevede l’acquisto di fan o followers. Deve trattarsi, naturalmente, di utenti reali e possibilmente italiani – o in ogni caso targettizzati quantomeno per Paese di origine. È questo il caso di Payperfan.it, che offre numerosi pacchetti per venire incontro alle esigenze di privati o aziende che desiderino incrementare il proprio pubblico.

Payperfan, attivo dal 2008 in ambito Social Media Marketing, offre la garanzia “soddisfatti o rimborsati” e, inoltre, garantisce il miglior prezzo sul mercato. È possibile comprare fan Facebook (italiani o stranieri), followers Twitter o Instagram e visite al proprio sito web e molto altro ancora. Non si tratta assolutamente di profili fake, ma di utenti reali che scelgono spontaneamente e consapevolmente di dare la propria preferenza alla fanpage o al profilo Facebook in questione.

Payperfan, soddisfatti o rimborsati!

Genova: Cristiano De André, il manager Salvo Nugnes e Francesco Baccini insieme ad altri personaggi di spicco guidano la manifestazione #Orabasta

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Cultura, Musica

Grande affluenza alla manifestazione #Orabasta, svoltasi a Genova Martedì 21 Ottobre organizzata dal movimento apolitico omonimo formatosi tramite Facebook tra i cittadini genovesi, a seguito della grave alluvione cittadina e regionale dei giorni scorsi. Schierati in prima fila nell’occasione anche tante personalità note, tra cui Cristiano De André, il manager Salvo Nugnes, Francesco Baccini e altri rinomati cantanti ed esponenti del panorama attuale, che hanno voluto offrire il loro simbolico contributo in supporto alla pregevole iniziativa popolare. Durante l’evento pubblico è stata organizzata una marcia, che partendo da sotto il Palazzo della Regione, in Piazza Ferrari, si è diretta verso Palazzo Doria-Tursi sede ospitante del consiglio comunale, per consegnare un documento ufficiale elaborato appositamente e contenente i significativi commenti e le interessanti idee emerse tramite le numerose iscrizioni pervenute alla pagina del social network www.facebook/orabastagenova.

De André ha commentato: “Trovo bellissimo, che questo movimento sia nato spontaneamente dall’iniziativa della gente e grazie ai social network. Serve la presenza di tutti per Genova la mia città, per i genovesi e per tutto il nostro paese”.

Salvo Nugnes ha sottolineato: “Ho accolto con particolare entusiasmo questa iniziativa, che vuole essere un segno concreto e tangibile di come l’unione popolare pacifica e apolitica possa veramente essere uno strumento efficace di mobilitazione pubblica generale. È importante fare qualcosa di concreto e risolutivo, perché questi cataclismi ambientali non debbano più deturpare e danneggiare il nostro territorio e le nostre zone urbane così preziose, rovinando la vita di tanta gente innocente e imponente davanti al dramma”.

 

L’ideatore della Giax Tower Giovanni Gelmetti afferma che i social network sono importanti per la comunicazione mondiale – grattacieli Milano

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Internet, Opinioni / Editoriale

Giovanni Gelmetti, vulcanico imprenditore immobiliare milanese, ideatore della grattacielo di moda a Milano, la Giax Tower, raggiunto telefonicamente ha rilasciato un’intervista riguardante i Social Network e la loro incredibile diffusione su scala mondiale per la comunicazione.

D: Dott. Gelmetti cosa ne pensa dei Social Network?

R: I Social Network hanno conquistato una posizione importante nel contesto odierno, vengono utilizzati da tutti, da ragazzi e adulti per svariati motivi, dalla condivisione di foto e pensieri personali, alla comunicazione con persone e parenti lontani, per la promozione di un’azienda, per stringere contatti lavorativi, per conoscere opinioni di mercato, ecc.

D: Sono un business importante per le aziende a suo parere? Sono utili per la pubblicizzazione di un’azienda?

R: Nelle nuove piattaforme si possono chiedere pareri, riguardanti prodotti che si vorrebbero immettere nel mercato o sapere la valutazione dell’operato della propria azienda, in modo semplice e lo si può allargare ad un ampio raggio territoriale. Le aziende nel passato lavoravano grazie al passaparola di soddisfazione dei clienti locali, oggi invece si è ampliato e il passaparola è diventato telematico.

D: Ritiene che siano dannosi per i ragazzi? E per le relazioni interpersonali?

R: Ci sono pareri discordanti su questo. Molte volte vengono considerati come delle distrazioni durante per le attività quotidiane e come dei muri per le relazioni sociali. Capita molte volte infatti di entrare in un bar o in un ristorante e vedere persone sedute allo stesso tavolo che non si parlano, ma fissano i loro smartphone, per aggiornarsi sui nuovi gossip di Facebook o per chattare con altri amici.

D: In questi giorni Mark Zuckerberg ha annunciato l’acquisizione di Oculus VR, azienda leader nella tecnologia della realtà virtuale, secondo lei dove vuole arrivare con questa espansione?

R: Zuckerberg si sta espandendo sempre di più investendo nelle tecnologie più innovative del mercato come in questo caso la realtà virtuale di Oculus.

D:  La moda dell’ultimo momento è l’applicazione di messaggistica WhatsApp. Un commento?

R: Non sono un esperto di queste applicazioni di chat, ma penso che stiamo arrivando ad un livello di comunicazione sempre più immediato e che da la possibilità di avere sempre più informazioni sulle persone. Poi ci sono i pro e i contro…