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La carriera di Roberto Casula, Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni

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Cagliaritano, classe 1962, Roberto Casula è l’attuale Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni S.p.A. La sua carriera è iniziata presso Agip come Ingegnere di Giacimento. Nel corso degli anni, ha maturato diverse esperienze in Italia e all’estero nel settore petrolifero, che gli hanno permesso di affermarsi come manager.

Roberto Casula

Roberto Casula: formazione e prime esperienze in Agip

Roberto Casula nasce a Cagliari nel 1962, dove si laurea in Ingegneria Mineraria nel 1988. Dopo aver conseguito l’abilitazione alla professione di Ingegnere, entra in Agip in qualità di Reservoir Engineer. Nel 1992 si trasferisce a Luanda, in Africa Occidentale, presso la consociata Agip Angola Ltd, dove assume il ruolo di Chief Development Engineer. Nel 1997 viene trasferito presso la sede di San Donato Milanese, dove opera come Responsabile del coordinamento delle attività di business e operative relative ai Paesi dell’Asia centrale e dell’Africa occidentale. Tre anni più tardi, Roberto Casula è impegnato in numerose negoziazioni tecniche ed economiche e riceve la nomina di Department Manager relativamente alle operazioni in Iran. Nel 2001 viene nominato Direttore del progetto Giant South Pars Gas fasi 4-5 e si trasferisce a Teheran.

Roberto Casula: il percorso in Eni

Il 2004 è l’anno del passaggio di Roberto Casula in Eni nel ruolo di Amministratore Delegato della consociata Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A., con sede a Gela. Nel territorio siciliano, il manager svolge attività di esplorazione e produzione. Nel 2005 è Managing Director di Eni Nord Africa BV, con sede a Tripoli, e si trasferisce in Libia per un biennio, dove si occupa del coordinamento di tutte le attività del Paese. Dopo numerose negoziazioni e l’avvio di importanti progetti sociali, riceve la nomina di Senior Vice President e torna in Italia come Responsabile delle operazioni di business nell’Africa Subsahariana. Nel 2011 le responsabilità di Roberto Casula vengono estese all’intera Africa e al Medio Oriente, diventando Executive Vice President di Eni Divisione Exploration & Production. Da luglio 2014 assume l’incarico di Chief Development, Operations & Technology Officer e Consigliere di Amministrazione di Eni Foundation.

Eni: Claudio Descalzi commenta gli ottimi risultati del 2018

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“Abbiamo lavorato su due fronti: la continua ottimizzazione del portafoglio di business esistente e il suo potenziamento per il futuro, in linea con la strategia annunciata”: così Claudio Descalzi ha commentato gli importanti traguardi raggiunti da Eni nel corso del 2018.

Claudio Descalzi, AD Eni

Claudio Descalzi: il 2018 di Eni

In seguito all’approvazione dei risultati consolidati dell’esercizio 2018, Eni ha confermato di aver chiuso l’anno con un utile operativo adjusted di 11,24 miliardi: tale risultato rappresenta un raddoppio dell’utile rispetto al 2017. Anche l’utile netto adjusted è quasi raddoppiato rispetto al 2017, salendo a 4,59 miliardi. L’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi ha confermato che questi risultati derivano da un lavoro importante, che si è svolto su due fronti: “La continua ottimizzazione del portafoglio di business esistente e il suo potenziamento per il futuro, in linea con la strategia annunciata. I risultati, grazie anche al contributo di quanto fatto nel quarto trimestre, sono stati ottimi in entrambi i casi”. Il CdA intende proporre all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 0,83 euro per azione (era 0,80 nel 2017), di cui 0,42 distribuiti nel settembre 2018 a titolo di acconto: la proposta avverrà durante la convocazione del 14 maggio 2019. La società guidata da Claudio Descalzi ha ottenuto ottimi risultati anche dal punto di vista della produzione.

Claudio Descalzi commenta i risultati

Sono da record i risultati ottenuti da Eni nel campo della produzione di idrocarburi, che si è attestata attorno a 1,85 milioni di barili di olio equivalente al giorno con un aumento del 2,5% rispetto al 2017 a prezzi costanti. La società ha comunicato che il risultato è stato raggiunto nonostante l’intercorrere di eventi penalizzanti, come la minore domanda di gas in alcuni Paesi (che ha portato al -1% nel corso dell’anno). La crescita del settore è alimentata da oltre 300mila boe/giorno di contributo dai ramp-up dei grandi progetti a elevata marginalità e dai cinque start-up pianificati per il 2018. Nel commentare i risultati di Eni, Claudio Descalzi ha sottolineato che il portafoglio è stato potenziato ulteriormente “in ottica futura: questo rende il nostro portafoglio complessivo ancor meglio bilanciato e resistente alle ciclicità future.” L’AD ha precisato che “per quanto concerne il portafoglio esistente, abbiamo raddoppiato il risultato operativo ed il risultato netto in presenza di un prezzo Brent in euro cresciuto solo del 25% rispetto al 2017. La cassa operativa è cresciuta del 35% consentendo, dedotti gli investimenti rimasti sostanzialmente costanti a riprova della disciplina adottata, di coprire l’esborso per dividendi pari a 3 miliardi e di ridurre di importo pressoché uguale il debito netto, sceso a 8,3 miliardi.” Claudio Descalzi ha confermato che, sulla base di questi risultati, ha intenzione di proporre al Consiglio di Amministrazione il pagamento di un dividendo pari a 0,83 euro per azione.

Roberto Casula: il profilo professionale

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Roberto Casula è l’attuale Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni S.p.A. Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Mineraria, matura diverse esperienze in Italia e all’estero che gli hanno permesso di sviluppare e consolidare le proprie competenze nel settore.

Roberto Casula, manager Eni

Roberto Casula: formazione e prime esperienze professionali

Roberto Casula nasce a Cagliari nel 1962, dove consegue la Laurea in Ingegneria Mineraria presso l’Università degli Studi. Dopo aver superato l’esame di abilitazione alla professione di Ingegnere, entra in Agip S.p.A. come Ingegnere di Giacimento. In questi anni, acquisisce ottime competenze nel campo, dedicandosi allo studio del comportamento dinamico dei giacimenti di idrocarburi. Nel corso della sua carriera si trasferisce diverse volte: nel 1992 è a Luanda, presso la consociata Agip Angola Ltd, prima in qualità di Reservoir Engineer e Petroleum Engineer e successivamente come Chief Development Engineer. Cinque anni più tardi rientra in Italia, presso la sede di San Donato Milanese, con la nomina di Responsabile del coordinamento delle attività di business e operative, relative ai Paesi dell’Asia centrale e dell’Africa occidentale. Nel 2000, Roberto Casula diviene Department Manager delle operazioni in Iran e un anno dopo si trasferisce a Teheran come Direttore del progetto Giant South Pars Gas fasi 4-5.

Roberto Casula: la carriera in Eni

Il percorso professionale di Roberto Casula prosegue in Eni, dove assume la carica di Managing Director della consociata Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A. con sede a Gela: qui svolge attività di esplorazione e produzione del territorio siciliano. Nel 2005, essendo stato nominato Managing Director di Eni Nord Africa BV, si sposta in Libia dove rimarrà fino al 2007, per guidare le operazioni all’interno del Paese e avviare numerosi progetti sociali. Torna in Italia come Senior Vice President della Regione Sub-Sahariana e successivamente Presidente delle 3 consociate Eni Abuja. Grazie a tali esperienze, Roberto Casula rafforza le proprie competenze e viene nominato Executive Vice President, ruolo che prevede l’estensione delle sue responsabilità ai Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Da luglio 2014 è Chief Development, Operations & Technology Officer e Consigliere di Amministrazione di Eni Foundation a diretto riporto dell’Amministratore Delegato.

Il percorso formativo e professionale di Roberto Casula

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Roberto Casula, laureato in Ingegneria Mineraria, muove i primi passi professionali nel settore dell’energia, lavorando in qualità di ingegnere di giacimento presso Agip S.p.A. Dopo una serie di trasferimenti all’estero e rilevanti esperienze nell’ambito, assume la carica di Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni S.p.A.

Roberto Casula

Roberto Casula: laurea e prime esperienze professionali

Roberto Casula nasce a Cagliari nel 1962. Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Mineraria presso l’Università degli Studi della città, supera l’esame per l’abilitazione alla professione di ingegnere. La sua carriera inizia con l’ingresso in Agip S.p.A., dove riveste il ruolo di ingegnere di giacimento. Nel 1992 si trasferisce in Africa Occidentale, a Luanda, diventando Reservoir Engineer e Petroleum Engineer e successivamente Chief Development Engineer della consociata Agip Angola Ltd. Ritorna in Italia nel 1997, presso la sede di San Donato Milanese, in qualità di responsabile del coordinamento delle attività di business e operative relative ai Paesi dell’Asia centrale e dell’Africa occidentale. Nel 2000, Roberto Casula viene coinvolto in numerose negoziazioni tecniche ed economiche e in seguito è Department Manager delle operazioni in Iran. L’anno successivo si trasferisce a Teheran, dove opera come Project Director per il progetto giant South Pars Gas fasi 4-5.

Roberto Casula: il passaggio a Eni e la nomina a Chief Development, Operations & Technology Officer

Roberto Casula diventa Amministratore Delegato di Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A, consociata del Gruppo Eni con sede a Gela e svolge attività di esplorazione e produzione sul territorio siciliano. Nel 2005, in seguito alla nomina a Managing Director di Eni Nord Africa BV, si trasferisce in Libia dove rimarrà per due anni per guidare le operazioni all’interno del Paese. Dopo aver avviato numerosi progetti sociali, torna in Italia in qualità di Senior Vice President e diventa responsabile per le operazioni di business nell’Africa Subsahariana. Il 2011 è un anno significativo per Roberto Casula: con il titolo di Executive Vice President, le sue responsabilità vengono estese a tutti i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente e conduce con successo numerose negoziazioni in Egitto, Libia, Algeria, Angola, Gabon, Congo, Kenya, Sud Africa e Mozambico. Da luglio 2014 è Chief Development, Operations & Technology Officer e Consigliere di Amministrazione di Eni Foundation.

Emirati Arabi: Eni, guidata dall’AD Claudio Descalzi, conquista due concessioni esplorative

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Affari, Aziende, Economia

Emirati Arabi: con l’acquisizione di due nuove concessioni esplorative, Eni continua nel suo percorso di crescita nel Medio Oriente. Un traguardo importante per l’AD Claudio Descalzi, che in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore a fine dicembre aveva considerato come strategico il consolidamento nell’area.

Claudio Descalzi

Importante operazione per Eni negli Emirati Arabi: la società guidata da Claudio Descalzi avanza nel Medio Oriente

Due accordi per acquisire il 70% di altrettanti blocchi offshore: questo l’importante traguardo raggiunto da Eni nel Medio Oriente, con la conquista di due nuove concessioni esplorative negli Emirati Arabi, della durata di 35 anni, messe a gara da Adnoc (Abu Dhabi National Oil Company), la compagnia di Stato. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi le gestirà in compartecipazione con la tailandese Ptt Exploration and Production Company Limited (Pttep), che detiene il restante 30%. Situate nell’offshore nord-occidentale dell’Emirato di Abu Dhabi, le due concessioni (blocco 1 e blocco 2) saranno interessate da un investimento nell’ordine di uno o due miliardi con un obiettivo ben preciso: avviare la produzione di gas entro due anni. Gli accordi prevedono, inoltre, che la fase di esplorazione si estenderà su una durata massima di 9 anni, che diventeranno 35 qualora si arrivasse a una scoperta e si procedesse con le fasi di sviluppo e produzione. La superficie coperta dalle due aree è pari a circa 8mila chilometri quadrati.

Claudio Descalzi: un’operazione che segna un deciso passo avanti per Eni

Esprime grande soddisfazione l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi, il quale sottolinea come questo accordo rappresenti “un nuovo importante passo verso l’espansione di Eni in una delle regioni leader a livello mondiale nel settore degli idrocarburi”. Un’operazione tesa a rafforzare ulteriormente l’alleanza tra il Gruppo e Adnoc e per la quale verranno messe in campo le “competenze nell’esplorazione e tecnologia all’avanguardia” con l’obiettivo di “liberare ulteriori risorse nell’offshore di Abu Dhabi”. Quella di Eni è una mossa in linea con quanto dichiarato dallo stesso AD in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore a fine dicembre, ovvero il consolidamento nell’area. Claudio Descalzi, dopo aver definito “un fatto storico” l’ingresso nel Medio Oriente, si era già sbilanciato allora su una presenza sempre più forte. La conquista delle due concessioni esplorative negli Emirati Arabi è una conferma di quanto detto e un segnale esplicito per le strategie future di Eni.

Messico e Medio Oriente nel futuro di Eni: Claudio Descalzi intervistato da “Il Sole 24 Ore”

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

In un’intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore”, l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi analizza le principali operazioni del Gruppo ed esprime soddisfazione per un 2018 che si è rivelato assai proficuo.

Claudio Descalzi

Gela, Messico e Medio Oriente: Claudio Descalzi sulle strategie di Eni

Nonostante il 2018 si sia rivelato un anno assai proficuo, Claudio Descalzi guarda già al futuro di Eni e parla delle strategie del Gruppo in un’intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore”. Primo argomento trattato il progetto waste to fuel di Gela, un esempio di come Eni stia sempre più puntando sull’economia circolare. Imperniato su tre pilastri (sinergia, simbiosi industriale e cambio culturale), tale modello sarà propedeutico all’acquisizione di una serie di informazioni necessarie per la progettazione di nuovi impianti su scala industriale che il Gruppo realizzerà in altri siti in Italia. Il progetto di Gela è solo il primo di una serie di altri che interesseranno le principali città italiane e che porteranno all’eliminazione di “una grande quantità di rifiuti organici, riutilizzandoli e fornendo un significativo contributo in termini di vantaggi ambientali alle grandi aree urbane in Italia e all’estero”. Tra riconversioni industriali, ricerca e bonifica, Eni ha infatti investito circa 5 miliardi di euro dal 2012 al 2017. Claudio Descalzi si sofferma, successivamente, sulla cessione del 35% dell’Area 1 del Messico a Qatar Petroleum, “una partnership di lungo termine che non riguarderà solo il Messico, ma anche altri Paesi, e che ci consente di ribilanciare la nostra diversificazione e il livello di investimenti in alcune aree, come abbiamo fatto anche con Mubadala Petroleum”. Tra gli obiettivi di Eni vi è, infatti, il rafforzamento delle proprie attività sia in Medio Oriente che in Messico.

Claudio Descalzi: la riduzione del debito di Eni e il piano di buyback

Nell’intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore”, Claudio Descalzi interviene anche in merito alla riduzione del debito di Eni, ottenuta grazie a un flusso costante di cassa e a una gestione oculata della struttura finanziaria. Il Gruppo ha infatti raggiunto un’esposizione di 9 miliardi e un leverage pari a 0,18 contro lo 0,23 di fine 2017, segnando il livello minimo degli ultimi 20 anni. Un risultato possibile grazie all’eccellente performance dell’esplorazione e produzione e a un piano di turnaround che si è rivelato efficace negli ultimi anni sui business downstream. L’AD ha anticipato che gli obiettivi finanziari del prossimo quadriennio saranno comunicati a marzo, evidenziando come Eni continuerà a “lavorare per migliorare ulteriormente la performance”. In occasione del prossimo piano sarà presa una decisione a riguardo del buyback, “che resta comunque una priorità ed è una delle gambe, insieme al dividendo progressivo, su cui si basa la nostra remunerazione”. Il buyback molto probabilmente verrà proposto al CdA e all’assemblea se il livello del leverage continuerà a essere adeguato.

Decenni di servizio nel settore energetico: Roberto Casula

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Dopo aver completato gli studi nella natìa Sardegna, ha vissuto e lavorato tra Asia e Africa arrivando infine ai vertici di Eni S.p.A. La vicenda di Roberto Casula è paradigmatica di come l’esperienza concreta sul campo sia fondamentale per l’avanzamento di carriera.

Roberto Casula

Roberto Casula: le prime esperienze professionali

Roberto Casula nasce a Cagliari nel 1962, laureandosi come ingegnere minerario nel 1988 presso l’Università della città. Terminato il percorso di studi, trova impiego presso Agip S.p.A., dove resta fino al 1991. In questi anni ha il compito di amministrare le prove di produzione e acquisizione dei dati sui pozzi e della verifica del comportamento dinamico dei giacimenti petroliferi, àmbiti nei quali si specializza nel corso del tempo e che diventano quindi il focus primario della sua attività. Nel 1992 viene spostato nella consociata del gruppo Agip Angola Ltd, la quale ha la propria sede a Luanda, città capitale dell’omonimo stato dell’Africa Centro-Occidentale, e al cui interno è incaricato delle operazioni di mantenimento e sviluppo. Nel 1997 Roberto Casula ha l’occasione di ritornare a lavorare in Italia e inizia quindi a occuparsi di un progetto di coordinamento produzione e sviluppo sempre all’interno di Eni S.p.A.: questa novità a livello di posizione professionale è un modo per lui utile per impegnarsi nuovamente nei processi relativi ai Paesi dell’Africa Occidentale, insieme a quelli del Medio Oriente, soprattutto per quello che concerne commercio e operatività.

I traguardi raggiunti negli ultimi decenni da Roberto Casula

Agli inizi del 2000 Roberto Casula cambia nuovamente ruolo all’interno di Eni, avanzando di livello: prima è infatti Responsabile dei Servizi Tecnici di progetto nella Repubblica Islamica d’Iran e successivamente Manager delle fasi 4 e 5 del progetto Giant South Pars Gas. Per lavorare al meglio in questa seconda nuova funzione, si trasferisce a vivere nella capitale iraniana Teheran. Ritornato brevemente in Italia nel 2004, poco dopo parte per la Libia, precisamente a Tripoli, dove è prima impiegato come Managing Director per il Nord Africa e poi come Senior Vice President della Regione Sub-Sahariana. A corredo di questo secondo e ultimo ruolo, Roberto Casula colleziona a partire dal 2011 per conto di Eni la chiusura di molteplici e importanti contratti commerciali in varie nazioni africane. Il premio per il lungo impegno sul campo in Eni arriva nel luglio 2014, quando diventa Chief Development Operations & Technology Officer e riporta così sulle attività tecniche, operative, project e di R&D direttamente all’Amministratore Delegato. Negli ultimi anni il nome Roberto Casula è stato associato alla nomina ai vertici di Assomineraria.

Green economy: Claudio Descalzi promuove l’economia circolare

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Affari, Aziende

Gli investimenti in ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione sono fondamentali per un futuro a emissioni zero, ma lo è altrettanto promuovere un modello economico circolare che aiuti a ridurre gli sprechi e porti maggior efficienza: l’AD Claudio Descalzi parla dell’impegno di Eni in questo ambito.

Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: Eni promuove concretamente l’economia circolare, l’esempio delle bioraffinerie

“Basta con gli sprechi, il futuro è l’economia circolare” esortava Claudio Descalzi lo scorso maggio sulle pagine del “Corriere della Sera”. “L’economia circolare? Per l’Eni è fondamentale” ha ribadito a ottobre l’Amministratore Delegato intervenendo alla Maker Faire di Roma in una sessione dedicata alla «Circular Economy». Parole che oggi continuano a trovare riscontro nell’impegno quotidiano del gruppo in questo ambito: progetti, iniziative e i primi importanti risultati. Qualche esempio: la conversione di Marghera in bioraffineria, l’avvio nel 2019 delle attività in quella di Gela e l’idea di realizzare un impianto di questo tipo a servizio di ogni grande città. Più efficienza, meno scarti: è la formula adottata dal gruppo guidato da Claudio Descalzi per fronteggiare l’aumento di emissioni di Co2, come spiega l’AD: “I rifiuti non solo inquinano il suolo e l’acqua, ma producono anche emissioni, in una quantità pari a circa 2 miliardi di tonnellate di Co2. Oggi la produzione urbana mondiale di rifiuti è pari a circa due miliardi di tonnellate l’anno: di queste, circa il 19% viene già utilizzato, mentre il 40% stoccato nel sottosuolo, il 33% disperso nell’ambiente, l’11% incenerito. Un’enormità. Questa situazione è riconducibile all’aver adottato finora un modello di crescita lineare: produzione-consumo-scarto e accumulo, riutilizzando solo in minima parte quello che è eliminato”.

Claudio Descalzi: l’energia del futuro? Da oli e rifiuti

Eni ha già speso cinque miliardi di euro in progetti legati all’economia circolare, inclusa la trasformazione della chimica e di buona parte della raffinazione. “L’energia per trasformare la linearità in circolarità deve arrivare dalla tecnologia e dalla ricerca scientifica, e questo è importante soprattutto in un Paese come il nostro, vista la scarsità di materie prime” ha ricordato Claudio Descalzi. Tra le tecnologie innovative sviluppate dal gruppo, una appositamente dedicata al trattamento del Forsu (Frazione organica da rifiuto solido urbano): lo trasforma in olio combustibile bio che può diventare materia prima per le raffinerie verdi o essere utilizzato come combustibile per le navi. Come ha sottolineato Claudio Descalzi l’ottica è “utilizzare i rifiuti per creare energia in termini di mobilità, di produzione di bio olio, bio gas, bio carburanti e prodotti chimici che devono poter essere riutilizzati, per andare a ridurre anche l’inquinamento da plastiche”. E se Eni, prima al mondo, a Marghera è riuscita a convertire un impianto tradizionale in bioraffineria, a Gela si guarda già ad altri primati: “Stiamo realizzando il primo impianto pilota in grado di produrre 40 tonnellate all’anno di bio-olio. Ne faremo uno a Ravenna da 4 mila tonnellate e stiamo studiando anche lo sviluppo di un impianto su scala industriale in grado di trattare 150mila tonnellate all’anno di Forsu, pari al consumo di 1,5 milioni di persone”.

Claudio Descalzi: l’intervento dell’AD di Eni alla Maker Faire Rome

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“Avanti tutta con l’economia circolare”: al Maker Faire Rome l’AD Claudio Descalzi sottolinea i progressi compiuti da Eni in materia, tra progetti già avviati, altri in sviluppo e un impegno costante nel promuovere una cultura del riciclo e del riuso dei rifiuti.

Claudio Descalzi

Maker Faire Rome 2018: l’AD di Eni Claudio Descalzi all’Opening Event

Basta con il modello dell’economia lineare, avanti tutta con l’economia circolare“: nel corso del suo intervento alla Maker Faire di Roma, Claudio Descalzi rinnova l’invito ad adottare un approccio sostenibile, nell’ottica di salvaguardare il pianeta dagli effetti disastrosi del climate change. Un tema particolarmente sentito dall’AD di Eni: non a caso il gruppo negli ultimi 5 anni-5 anni e mezzo ha investito 5 miliardi nello sviluppo dell’economia circolare. E in programma ci sono già altre iniziative: “Certamente a livello industriale, nel campo energetico, nell’economia circolare bisogna investire molto” ha dichiarato Claudio Descalzi, sottolineando come tali risorse possano essere impiegate in molteplici ambiti, dalle raffinerie alla chimica, alle bonifiche dei territori. “In questi anni abbiamo sviluppato tecnologie uniche al mondo per trasformare, ad esempio, le raffinerie tradizionali in bioraffinerie” ha aggiunto l’AD, spiegando come serva l’impegno di tutti i player in campo per favorire uno sviluppo industriale in questa direzione. “Deve poter nascere una filiera che possa certificare, raccogliere i rifiuti e trasformarli in prelavorati, almeno per 1,5 milioni di tonnellate l’anno di scarti organici“. In questa ottica è necessario “sviluppare la ricerca scientifica, la tecnologia” incentivando anche “nuove assunzioni ad esempio di biologi, ingegneri, chimici“.

Claudio Descalzi: i progetti di Eni nell’economia circolare

L’impegno di Eni nell’economia circolare, come spiega Claudio Descalzi nell’intervista ad Adnkronos, è partito dalle consuetudini quotidiane. Per esempio dalle patatine fritte: “L’olio in cui le friggiamo è una delle cose più inquinanti ma con le tecnologie che abbiamo sviluppato è diventato una fonte di energia per il nostro sistema di raffinazione a Venezia, e in futuro a Gela”. L’AD fa inoltre notare come vengano raccolte quantità importanti ma non sufficienti: “Si tratta di circa 300 mila tonnellate l’anno ma dovremmo averne molte di più“. Claudio Descalzi aggiunge inoltre che ci sarebbe bisogno di far nascere “una nuova industria che faccia da tramite, capace di raccogliere, raffinare e certificare” gli oli di frittura esausti in modo tale “da venderli a noi che stiamo affinando le tecnologie per trasformare grassi vegetali e animali e rifiuti organici” in biocarburanti. Ma questa è solo una delle tre aree in cui spaziano le attività di Eni dedicate allo sviluppo dell’economia circolare: le altre riguardano il settore chimico con Versalis e quello del risanamento ambientale con Syndial.

Claudio Descalzi: su “Formiche.net” il caso Versalis che fa ben sperare per la chimica italiana

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“Una società, che fino a poco tempo fa sembrava soltanto una voce dell’elenco vendite di Eni si sta risollevando e con lei la chimica italiana” scrive Formiche.net di Versalis: un percorso in salita che si riflette nelle strategie promosse dall’AD Claudio Descalzi orientate a un futuro green del settore.

Claudio Descalzi, ad Eni

Claudio Descalzi: l’approfondimento di Formiche.net sulla crescita di Versalis

“Se vogliamo raggiungere l’obiettivo dell’accordo, dobbiamo lavorare sul mix energetico e il migliore connubio è quello tra rinnovabili e gas”: basterebbero queste parole, pronunciate da Claudio Descalzi nel suo intervento al forum della Oil and gas climate initiative il 25 settembre scorso, per capire in quale direzione sta andando il gruppo. Sostenibilità, rinnovabili e chimica green ne sono i capisaldi, come riporta anche Formiche.net in un articolo dedicato alla crescita di Versalis: “Una società, che fino a poco tempo fa sembrava soltanto una voce dell’elenco vendite di Eni, si sta risollevando e con lei la chimica italiana”. Il sito fa notare come l’intuizione di puntare su un settore innovativo come quello delle energie rinnovabili e nello specifico dei biocarburanti sia stata determinante. Ed è questa la strada che Eni sta percorrendo con grande convinzione. Lo dimostrano gli investimenti che il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha destinato al settore: un miliardo alle attività green nei prossimi 4 anni sui 7 totali.

New York: Claudio Descalzi interviene al meeting Ogci

A New York per la settimana dedicata al cambiamento climatico, l’AD di Eni Claudio Descalzi ha preso parte al forum della Oil and Gas Climate Initiative (Ogci). Durante il meeting, che si è tenuto lo scorso 24 settembre, le aziende partecipanti hanno fissato il primo target collettivo per ridurre l’intensità delle loro emissioni di metano sulle attività Upstream di petrolio e gas aggregate portandola da 0,32% (2017) a 0,25% entro il 2025, con l’obiettivo di arrivare allo 0,20% corrispondente a una riduzione di un terzo. Oltre ad auspicare un maggior impegno nell’incentivare il connubio tra rinnovabili e gas, Claudio Descalzi ha evidenziato come occorra “aumentare la nostra collaborazione e coinvolgere altre compagnie”. Per l’AD infatti “questo è giusto un punto di partenza, ma dobbiamo essere più rapidi nel porci nuovi obiettivi”. Il primo però è piuttosto chiaro: “Dobbiamo essere trasparenti e spiegare ogni anno dove siamo arrivati. Noi dobbiamo migliorare e non fermarci compiacendoci di questo obiettivo”. E soprattutto“dobbiamo essere soddisfatti di trovare la strada per raggiungerlo”.