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Geoplant e gli Ortisti di Strada per un frutteto sociale nel cuore di Ravenna

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Agricoltura, Ambiente, Aziende, Locale, Società

La società agricola romagnola riconferma il sostegno all’Associazione impegnata nella riqualificazione green del tessuto urbano e nella gestione di orti sociali sul territorio, che il 6 e 7 aprile darà il via alla piantumazione di un frutteto sociale a Ravenna.

Arte e orto: parole linguisticamente assonanti, concettualmente mai così vicine.

La Geoplant Vivai di Savarna (RA) – player di punta nel mercato ortofrutticolo in virtù della sua intensa attività di innovazione varietale e miglioramento genetico – anche quest’anno sceglie di sostenere concretamente un’Associazione giovane (per fondazione ed età dei suoi membri) con una chiara missione di riavvicinamento alla terra e di riqualificazione del tessuto cittadino, preservandone bellezza e coerenza paesaggistica.

Il progetto – che si estrinseca tramite la donazione ad altre associazioni, la gestione di orti sociali locali sinergici e di food forest e l’organizzazione di incisive azioni con scopo di sensibilizzazione sul tema dell’ecosostenibilità – coinvolge realtà del territorio che, come Geoplant, decidono di destinare parte del proprio prodotto al rinverdimento di luoghi pubblici, scuole e aree parzialmente o totalmente abbandonate.

Sull’onda del successo e dell’alto tasso di partecipazione dello scorso anno, sabato 6 e domenica 7 aprile gli Ortisti di Strada celebreranno la piantumazione a spirale di oltre 100 alberi da frutto a Ravenna, nell’area di pertinenza delle case popolari di via Patuelli, alla quale potranno intervenire tutti coloro che vorranno vivere in prima persona un’esperienza comunitaria, green e dal forte valore sociale. Un anno fa la zona prescelta, e concessa dai permessi comunali, coincise con lo spazio tra il parco Teodorico e il Centro Sociale Spartaco, non molto distante dall’area selezionata per l’edizione 2019.

Nel 2018 Geoplant donò numerose centinaia di piante di melo, pero, ciliegio, pesco, susino e altre drupacee arrivate in buona misura, tramite gli Ortisti di Strada, ad altri Enti e Associazioni: HumuSapiens, Croce Rossa Italiana Comitato di Ravenna, Dormitorio Re di Girgenti, Scuola Materna Mani Fiorite, Associazione dei Genitori Scuola Elementare di Classe Vincenzo Randi, Associazione Teranga, Coop. Sociale Persone in Movimento, Volontari Forestali della Protezione Civile di Ravenna, Scuola elementare Galliano Camerani, Legambiente Ravenna – Circolo Matelda, Coop. Sociale Don Sandro Dordi, Coop. Sociale e Onlus Kirecò, Associazione culturale A.Di.P.A.

Ortisti di Strada ha poi impiegato parte delle piante per rinverdimenti di alcuni punti urbani e degli orti comunitari dalla stessa gestiti, presso il Centro Sociale Autogestito Spartaco e la Coop. Kirecò.

La filosofia, promossa dai giovani Ortisti di Strada e condivisa da Geoplant, ha le sue radici nella volontà di combattere gli smaltimenti e gli sprechi di materiale ecologico, nell’ottica del suo pieno recupero e di un’economia circolare: tutto deve essere riconsegnato al terreno e ricollocato per regalarne un beneficio all’intera comunità.

L’obiettivo è quello di creare frutteti sociali, per avvicinare le persone al territorio e agli spazi verdi e, al contempo, per sviluppare il concetto di comunità, convivialità e condivisione. L’orto sinergico prende forma a partire da bancali ricoperti di paglia, in una cornice bucolica che favorisca la cooperazione di tutti, agevolando anche chi è portatore di disabilità tramite il ricorso a cassoni di frutta sopraelevati e riempiti di terra pronta per essere coltivata. Infine, l’importanza di rendere i frutti disponibili a tutti i concittadini, attori protagonisti e principali fruitori di questo contributo socialmente utile.

www.geoplantvivai.com

Intervista Giancarlo Morandi: siamo preparati al boom dell’eMobility

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360° nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L’intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it

Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)

Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un’attività particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?
Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell’ambito dell’economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perché la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati è in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenterà ulteriormente l’elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sarà l’ultimo passaggio: la Comunità Europea integra periodicamente l’elenco, e l’Italia si adegua.

Di quali prodotti maggiormente vi occupate?
Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati “pile”, cioè quelle dell’uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All’interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l’oro, l’argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.

Nel 2018 si concluderà il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?
Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, è stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l’acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell’accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.

Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all’interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attività e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un’esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L’attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscirà a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui è indispensabile trovare il modo di recuperarlo.

A proposito delle auto elettriche. Energy storage è un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilità del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E’ davvero possibile immaginare che una batteria da un’autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?
Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un’auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bensì quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.

Intervista integrale suRinnovabili.it

Economia circolare: Paolo Tomasi, CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Mauro Spagnolo – direttore di Rinnovabili.it – intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realtà nazionale a difendere l’ambiente dal potenziale inquinamento generato dall’olio lubrificante usato.

CONOU

Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell’olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l’Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?

In effetti l’Italia da tempo è considerata un modello per questo tipo di attività. Per prima cosa perché noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell’olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni ’40 quando, per problematiche di altra natura, cioè l’autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S’iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si è immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre più efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.

Quali sono queste Aziende?

Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attività che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.

Facciamo un po’ di conti. Da quando è nato il Consorzio quanto si è risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?

Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all’olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva così a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attività. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.

Qual è l’attuale limite di raccolta dell’olio usato imposto dalla normativa europea?

In realtà la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto più avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell’olio lubrificante usato raccoglibile.

Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in più o meglio, agli attori del vostro sistema?

Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di più la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il “fai da te”, cioè il cambio dell’olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilità molto più elevato.

E’ questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.

Intervista integraleRinnovabili.it

Economia circolare: Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Nel 2017 Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, ha compiuto 30 anni: un anniversario festeggiato all’insegna dei buoni risultati passati e della corsa al futuro

Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Trent’anni di attività capillare nella raccolta e riciclo dei prodotti tecnologici. Trent’anni di risultati concreti e ricerche continue che hanno portato l’Italia in prima fila in uno dei più ostici settori dell’economia circolare. Sono quelli compiuti in questo 2017 da Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo è più di una semplice ricorrenza e i numeri del Rapporto annuale presentato stamane a Roma lo dimostrano. Unico consorzio multifiliera operante in Italia nella seconda vita dei rifiuti pericolosi e non, Cobat ha lasciato che i dati 2016 parlassero per sé. Un anno, quello passato, in cui sono stati raccolti, e quindi trattati e trasformati in nuove risorse, ben 140 milioni di rifiuti hi-tech, tra pile, accumulatori, pannelli fotovoltaici e RAEE in genere. Nel dettaglio, il sistema Cobat, recupera e tratta oggi il 51% dell’immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile e degli accumulatori portatili. Concentrando la lente solo sulle batterie al piombo, questo significa quasi 120 milioni di kg evitati alla discarica. La gestione dei RAEE, in cui rientrano anche i moduli fotovoltaici a fine vita, ha superato nel 2016 i 17 milioni di kg raccolti.

Il tutto attraverso una rete capillare di aziende che percorrono l’intero territorio italiano e che contano oggi di 70 Punti Cobat (le sezioni operative del Consorzio) e ben 26 impianti di trattamento e riciclo specializzati nel recupero di materia, gestisce l’intera filiera del rifiuto. “Il valore e la solidità del nostro modello di economia circolare” spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat “sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo, dove siamo già stati invitati a raccontare la nostra storia”.
Ma la forza del sistema sta anche la capacità di guardare al futuro e anticiparne i bisogni di un mercato, quello dell’economia circolare, giovane e in continua evoluzione. “Nel futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti già maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, e a un potenziamento delle filiere avviate recentemente, quella dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie”, commenta Michele Zilla, Direttore Generale di Cobat.

COBAT riciclo RAEE

Una delle prime mosse attuate dal Consorzio è stata quella di lavorato assieme all’ICCOM, l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, sul recupero delle batterie al litio. L’obiettivo era trovare una tecnologia affidabile e ambientalmente sostenibile per trattare questo tipo di rifiuti. Le batterie al litio sono infatti ormai dovunque, dalle auto elettriche agli smartphone ma le loro caratteristiche tecniche le rendono oggi difficilmente riciclabili in sicurezza, economia e rispetto dell’ecosistema. Lo studio si è appena concluso fornendo risultati particolarmente incoraggianti, tanto da condurre Cobat alla decisione di affidare un altro studio al CNR-ITIA di Milano, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, per la progettazione di un impianto di macinazione da cui ottenere la componente attiva degli accumulatori (“black mass”) oggetto del trattamento idro-metallurgico definito da CNR-ICCOM. Dal 2018 pertanto, il Cobat sarà in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.

FonteCobat

SERR, Hera rilancia sul riutilizzo di ingombranti e farmaci

Scritto da Eikon il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, la multiutility presenta i risultati raggiunti nei primi nove mesi dell’anno dai suoi progetti per il riuso di ingombranti ancora in buono stato (pari a 429 tonnellate) e di farmaci non scaduti (pari a 413 mila euro).

Hera risponde all’appello lanciato dalla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (18-26 novembre), illustrando i risultati che nei primi nove mesi del 2017 hanno conseguito Cambia il finale e FarmacoAmico, i progetti della multiutility realizzati in collaborazione con Last Minute Market e tante onlus del territorio servito e finalizzati, rispettivamente, ad avviare al riuso ingombranti ancora in buono stato e farmaci non scaduti, secondo i principi dell’economia circolare a cui il Gruppo orienta da tempo tutti i propri business.

Solo nel 2017 sono già 89.191, pari a quasi 637 tonnellate, gli ingombranti ritirati attraverso 3.893 interventi gratuiti a domicilio nell’ambito di Cambia il finale. Di queste tonnellate, in particolare, più di 429 sono state effettivamente avviate a recupero, cambiando così il finale a tavoli, divani e altri mobili che altrimenti sarebbero stati smaltiti. Risultati importanti, resi possibili da 21 onlus e soprattutto dal senso civico di tante persone, che sono la vera anima di questo progetto e alle quali si devono le 7.357 telefonate effettuate a Hera per segnalare la disponibilità di oggetti dismessi ma ancora utilizzabili. Ma per dare un impulso ancora maggiore all’iniziativa, da luglio Hera ha proceduto alla distribuzione, attraverso i propri sportelli clienti, di oltre 70 mila flyer illustrativi del progetto, coinvolgendo inoltre nella campagna le stesse onlus, che presso le proprie sedi hanno fatto ulteriore attività di informazione.

Quasi 32 mila, inoltre, le confezioni di farmaci non ancora scaduti che grazie a FarmacoAmico sono state messe a disposizione di chi ne ha bisogno attraverso una rete di onlus che hanno preso in carico i medicinali raccolti da 110 farmacie coinvolte nel progetto. L’operazione intende incidere positivamente a vantaggio della salute di molti ma ha anche un importante valore economico, perché per procurare la medesima quantità di medicinali nuovi si sarebbe reso necessario un esborso di 413 mila euro, risparmiati così dai beneficiari dell’iniziativa. “Raccogliamo solidarietà”, non a caso, è proprio lo slogan della nuova campagna che promuove FarmacoAmico sul territorio servito.

Assieme a tante altre iniziative come CiboAmico, il progetto per il recupero delle eccedenze alimentari nelle mense della multiutility, Cambia il finale e FarmacoAmico danno corpo e sostanza all’impegno profuso dal Gruppo Hera per favorire la transizione verso un modello di economia circolare. Basti citare, a questo proposito, il raggiungimento anticipato di importanti obiettivi UE su riciclo e gestione dei rifiuti, l’obiettivo per la riduzione del 5% dei propri consumi energetici entro il 2020, l’utilizzo di sola energia rinnovabile a partire dal 2017 per i consumi di Hera Spa, i biodigestori per la produzione di energia elettrica rinnovabile a partire dai rifiuti, l’impianto per la produzione di biometano in costruzione a Sant’Agata Bolognese, l’ingresso nel settore del riciclo della plastica con l’acquisizione della trevigiana Aliplast, i progetti di educazione ambientale rivolti ogni anno a 100 mila studenti della scuole del territorio, nonché il progetto Scart per la realizzazione di opere d’arte a partire dai rifiuti.

Anche per queste ragioni, Hera è il primo soggetto industriale italiano ad essere entrato nel CE100, programma internazionale della Fondazione Ellen MacArthur che raccoglie le 100 realtà più attive nel mondo nello sviluppo dell’economia circolare.

http://www.gruppohera.it/gruppo/attivita_servizi/business_ambiente/serr/

Economia circolare: Nasce Riciclo il web magazine di Rinnovabili.it

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Nuovo Sito Web

Debutta RICICLO, il nuovo spazio di approfondimento di Rinnovabili.it creato in collaborazione con Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo.
Articoli, video e approfondimenti scientifici per un nuovissimo strumento per la comunicazione e la diffusione dell’economia circolare.

Riciclo web magazine economia circolare

Roma 24 febbraio – È nata Riciclo, la nuova sezione d’approfondimento sulle buone pratiche di gestione dei rifiuti di Rinnovabili.it, il quotidiano web della sostenibilità, dell’efficienza energetica e dell’uso delle fonti rinnovabili. Uno spazio di informazione e riflessione, creato con la collaborazione del consorzio nazionaleCobat, sistema multifiliera che oggi è in prima linea in Italia nella raccolta, il trattamento e il riciclo di pile e accumulatori esausti, RAEE, inclusi i moduli fotovoltaici a fine vita, così come nella gestione indiretta degli pneumatici fuori uso.

“L’obiettivo – spiega Mauro Spagnolo, direttore responsabile del quotidiano – è quello di dare spazio al settore del riciclaggio e a tutte quelle strategie e metodologie volte al recupero dei materiali utili ed alla tutela ambientale, con un’informazione puntuale e approfondita. Si tratta di un’esperienza editoriale unica che nasce dalla necessità di accendere i riflettori su un settore in piena crescita, in cui la qualità dell’comunicazione può davvero fare la differenza”.

“Oggi inizia una nuova collaborazione con un partner di eccellenza nell’informazione sul web nel settore ambientale – spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat – una squadra di operatori che ha saputo conquistarsi un posto di rilievo nel mondo dell’informazione sui problemi ambientali e che Cobat è orgoglioso di aggiungere ai propri partner in un settore ove il fine ultimo è la maggior consapevolezza dei cittadini nei confronti dei problemi che la nostra società deve affrontare per conseguire uno sviluppo sostenibile.”

Il nuovo prodotto giornalistico punta sulla pluralità dei contenuti e dei contributi con interviste, articoli, video e punti di vista dei rappresentanti del mondo industriale e scientifico, che esula dal tradizionale format dei canali di informazione ambientale per entrare nel cuore di quella che rappresenta una delle più grandi sfide ambientali odierne.

I rifiuti costituiscono potenzialmente un’enorme dilapidazione di risorse sotto forma sia di materiali che di energia. Una cattiva gestione degli stessi, unitamente ad un costante approccio lineare all’economia – oggi rafforzato dai bassi prezzi del petrolio – possono avere un forte impatto ambientale.

Le ultime analisi effettuate evidenziano che da un lato il riciclo in Italia è riuscito a resistere alla recessione prolungata ed è rimasto competitivo (seppur tra ritardi e difficoltà), e, dall’altro, possiede un elevato margine di crescita. Per sviluppare ulteriormente il settore e raggiungere i nuovi target europei inseriti nel pacchetto sull’Economia circolare è necessario sia razionalizzare e semplificare il contesto sia migliorare l’informazione e la diffusione della cultura del riciclo.

In linea con la mission che Rinnovabili.it ha adottato fin dal 2006, anno della nascita della testata, Riciclo si prefigge di indagare gli ambiti scientifici, tecnologici, ambientali ed economici del settore, divenendo punto di riferimento, come web-magazine, di tutte le novità e i progressi in ambito dell’economia circolare.

Processi di trattamento, normative, novità dal mondo delle associazioni e dei consorzi, eventi e, addirittura, le curiosità e le forme di arte generate da questa realtà costituiscono l’ossatura della sezione che darà voce alle varie sfaccettature del comparto, sempre con un occhio vigile sulla stretta attualità.

Oltre ad articoli e interviste Riciclo offre una serie di servizi pensati e progetti a misura d’utente: dalle miniguide pratiche ai faccia a faccia con I PERSONAGGI della filiera del riciclo, fino alla Recyclopedia, breve compendio sui termini più frequentemente impiegati quando si parla di rifiuti.

A completare il quadro, lo spazio “Come Smaltire Correttamente i diversi materiali” un pratico database on-line, consultabile seguendo l’ordine alfabetico, sulla corretta differenziazione dei rifiuti.

Rinnovabili.it – Il quotidiano web della sostenibilità, dell’efficienza energetica e dell’uso delle fonti rinnovabili. Ogni giorno fornisce un attento servizio informativo dalle più autorevoli fonti nazionali ed internazionali, oltre che commenti e inchieste di grandi firme del giornalismo e del mondo scientifico Italiano. Appena rinnovato nella veste grafica, nei contenuti e nella multimedialità, il quotidiano è suddiviso in 9 sezioni tematiche (Ambiente, Energia, GreenBuilding, Mobilità, Ecodesign, Innovazione, Cultura, Econormativa ed Eventi) oltre a 16 Blog monografici, 3 newsletter settimanali e molti altri servizi interattivi.

Cobat vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore della raccolta e del riciclo di prodotti tecnologici a fine vita: batterie esauste, RAEE, inclusi i moduli fotovoltaici e pneumatici fuori uso. Offre un servizio integrato alle imprese per diverse tipologie di rifiuto, con un’offerta personalizzata sulle esigenze delle aziende. Grazie al suo network di 90 Punti Cobat e alla rete di impianti partner distribuiti omogeneamente in tutta Italia, garantisce efficienza, economicità e alti standard ambientali.

FonteRinnovabili.it