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COMUNICATO STAMPA – ROMA – LA CASA AL CENTRO IN UN NUOVO FORMAT TELEVISIVO

Scritto da Paolo Leccese il . Pubblicato in Casa e Giardino, TV

Da mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 21.00 andrà in onda, su Roma TV, canale 71 del Digitale Terrestre Regione Lazio, la prima di un ciclo di 12 puntate del programma televisivo “Bricks and the City” ideato e condotto da Paolo Leccese con Silvia Rossi e Leonardo Raso. In ogni puntata saranno trattati temi di attualità legati al mondo della casa con la partecipazione di ospiti autorevoli in ambito nazionale.

«Dopo sei mesi di lavoro, alla ricerca del format giusto che potesse comunicare allo spettatore i migliori consigli per un vivere consapevole – spiega Paolo Leccese – siamo riusciti a costruire un programma fluido, essenziale e con contributi di alto livello per offrire un servizio fruibile a tutti!».

Tra gli ospiti fissi della trasmissione “Bricks and the City”, l’Arch. Andrea Spera, protagonista dei fortunati format “Vendo casa disperatamente” e “Compro casa disperatamente” andati in onda sul canale 31 della piattaforma SKY.

Paolo Leccese
Tel.393/9110353
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Guida alla scelta degli infissi in PVC per la nostra casa

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Le finestre sono una parte essenziale di qualsiasi edificio e la scelta dei giusti infissi, può fare una grande differenza. A seguire sarà illustrata una guida alla scelta degli infissi in PVC per la nostra casa.

Composizione dei serramenti

Il PVC è realizzato con polvere di plastica (polivinilcloruro non plastificato), che viene riscaldata e iniettata in uno stampo per formare gli infissi. Dopo che il PVC si è raffreddato attraverso diversi metodi, viene tagliato e preparato per essere assemblato in una doppia finestra insieme agli altri componenti.

Gli infissi in PVC sono presenti in commercio in diversi stili e colori, pertanto possono essere abbinati sia ad un arredamento in stile moderno con rifiniture in acciaio e sia ad un arredamento classico con rifiniture in legno.

Resistenza degli infissi in PVC

Il PVC è maggiormente utilizzato per le finestre con i doppi vetri a causa della sua efficienza e del suo basso costo. I telai in alluminio e in legno, d’altra parte, sono più costosi e non sono funzionali come il PVC.

Per quanto riguarda lo stile e il modello delle finestre con doppi vetri, i più popolari sono il battente e l’anta. Le finestre a battente sono generalmente l’opzione più economica, contrariamente al doppio turno che è considerato più costoso.

La resistenza degli infissi in PVC è determinata principalmente da un profilo rinforzato con l’acciaio zincato. I buoni produttori di infissi in PVC manterranno sempre una larghezza del profilo standard che può variare tra 2,3 mm e 3 mm e lo spessore dei rinforzi in acciaio sarà compreso tra 1 mm e 3 mm. Un profilo in PVC forte deve essere altamente durevole con resistenza a crepe e sfaldamento.

Efficienza energetica

L’efficienza energetica di una casa può essere migliorata attraverso l’installazione di infissi in PVC, in quanto questo materiale è un basso conduttore di calore. I sigillanti siliconici a prova di pioggia sono altamente raccomandati per sigillare gli spazi vuoti attorno agli infissi in PVC e alla parete in muratura; questo crea una barriera efficace e previene qualsiasi tipo di perdita di calore.

Tecnicamente un sigillante siliconico a polimerizzazione neutra a basso modulo è altamente raccomandato per gli infissi in PVC. Gli infissi in PVC evitano anche la formazione della condensa all’interno della casa quando fuori fa freddo e dentro invece fa caldo.

Isolamento acustico

Per un buon isolamento acustico, considerare l’acquisto degli infissi in PVC, che possono essere installati ad una finestra a vetri singoli, doppi vetri o tripli vetri anche temperati o laminati. Un vetro standard con vetro singolo ha uno spessore di 6 mm.

Stabilità del colore del PVC

Gli infissi in PVC bianchi potrebbero avere la tendenza a scolorire per un periodo di tempo. Per garantire la stabilità del colore bianco del profilo, il titanio di ossido viene aggiunto durante la produzione dei profili UVP.

La quantità minima di biossido di titanio richiesta è pari al 2,5% in peso del profilo. Se alcuni mobili sono esposti a troppa luce solare, il calore può iniziare a danneggiarli. Gli infissi in PVC tuttavia, limitano la quantità di luce solare diretta e di calore che entra nella nostra casa, eliminando così il rischio che i mobili, i quadri, i tappeti e gli altri oggetti presenti per casa vengano danneggiati.

Sicurezza degli infissi in PVC

Degli ottimi infissi in PVC, devono incorporare hardware di qualità e un sistema di chiusura nascosto. L’hardware in acciaio inossidabile include i fermi di attrito, le cerniere e le maniglie poiché non si arrugginiscono o corrodono facilmente.

Consideriamo una finestra in vetro laminato con doppi vetri per una buona sicurezza della casa.

Garanzia

Un produttore di infissi in PVC di qualità, come possono essere i serramenti Finstral o SPI, fornirà una garanzia minima di 10 anni per i profili PVC e un anno di garanzia sull’hardware.

Il team dell’assistenza post-vendita dovrebbe essere pronto ad affrontare problemi imprevisti quali: maniglie rotte, riallineamento della finestra, problemi nei cursori o nei rulli per finestre scorrevoli, sostituire il vetro rotto, la cerniera usurata, il telaio rotto e controllare la penetrazione dell’acqua.

Gli infissi in PVC, oltretutto, possono ridurre significativamente le emissioni di gas a effetto serra dal riscaldamento e dal raffreddamento.

Nuova detrazione fiscale per la sostituzione degli infissi

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Sostituire gli infissi ha molti vantaggi da un punto di vista pratico: taglio dei costi di riscaldamento, migliore controllo sul rumore esterno, più efficace gestione della manutenzione, ecc. Negli ultimi anni, a questi vantaggi di tipo pratico, si è affiancato anche un vantaggio di tipo fiscale.

Questo vantaggio è un incentivo statale per favorire il risparmio sulle emissioni nocive da parte delle caldaie ed ha la forma di generosa detrazione fiscale per stimolare la sostituzione degli infissi vetusti.

Quest’anno, con la Legge di Stabilità 2017, è stata ripetuta la proroga della detrazione per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, compresi tutti gli interventi finalizzati a un miglioramento dei consumi nelle case tra cui la sostituzione degli infissi.

Ovviamente la detrazione richiede determinate condizioni per essere concessa, le quali sono:

  • La sostituzione deve riguardare edifici già esistenti o già in corso di costruzione
  • Il livello di efficienza energetica deve essere aumentato dalla sostituzione garantendo un complessivo miglioramento delle prestazioni energetiche dell’abitazione.
  • Gli infissi devono riguardare il volume riscaldato dell’abitazione, quindi eventuali infissi perimetrali riguardanti locali non riscaldati non posso rientrare nella detrazione.
  • Gli infissi devono essere in linea con i requisiti di trasmutanza previsti dalla legge del 2010

Le detrazioni coprono anche spese per interventi di sostituzione di portoni di ingresso a patto che, ovviamente, rispettino almeno gli ultimi due punti sopra elencati per l’ottenimento dello status di detraibile, anche tutte le strutture accessorie agli infissi sono detraibili, come scuri persiane, cassonetti per tapparelle incorporate al serramento.

L’agevolazione riguarda la detrazione delle spese sostenute dall’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’IRES (Imposta sul reddito delle società).

L’importo della detrazione va ripartito in dieci rate annuali di pari importo, la percentuale è del 65% delle spese sostenute dal 6 Giugno 2013, mentre per singole unità immobiliari si passa al 50% dopo il 1 Gennaio 2018.

Indipendentemente dai lavori, la detrazione parte dalla data del pagamento o alla data di termine della prestazione, nel caso di imprese società e enti.

Per la sostituzione degli infissi di casa il tetto massimo della detrazione è di 60.000 Euro e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, quali ad esempio quelle previste per la ristrutturazione edilizia.

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa possessori dell’immobile, le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, le associazioni di professionisti, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, i titolari di un diritto reale sull’edificio, i condomini per le parti comuni, gli inquilini, coloro che hanno l’unità immobiliare in comodato d’uso, i familiari conviventi con il possessore dell’immobile oggetto di intervento che sostengono e compartecipano alla spesa per i lavori.

Da casa da incubo a casa dei sogni: ecco quanto costa riparare i danni da paura

Scritto da Alessandra Moretti il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Alcuni guasti casalinghi possono essere ben più spaventosi di streghe, zombie e spiriti malvagi visibili durante la notte di Halloween. ProntoPro ha chiesto ai professionisti iscritti sul portale quali siano i lavori considerati più terrificanti e ha chiesto loro di rivelarne i costi. Ciò che è emerso dimostra che sono almeno 7 i problemi domestici considerati mostruosi dagli italiani.

  1. I topi in casa. Obiettivamente, nulla può essere più terrificante della scoperta della presenza dei topi nel proprio appartamento. Questi animali non recano solo paura, fastidio e sporcizia, ma sono anche portatori di malattie molto pericolose per l’essere umano, specialmente per i bambini. Nel momento in cui ci si accorge della presenza di queste creature diventa indispensabile procedere con la derattizzazione, un lavoro che può costare tra i 100 e i 300 euro in media;
  2. Rumori strani: il rubinetto che gocciola. Meno disgustoso, ma altrettanto spaventoso – soprattutto se si è soli in casa e si avverte il rumore per la prima volta di notte – è il gocciolio del rubinetto. Si tratta di un suono irritante, che fa aumentare la bolletta dell’acqua e determina anche uno spreco significativo ed inutile. Il lavoro da fare per sistemarlo è molto semplice dato che l’idraulico dovrà sostituire la guarnizione di tenuta e richiederà mediamente una spesa pari a 10 euro;
  3. Rumori strani (parte 2): gli spifferi. Le fastidiose correnti d’aria che minano il comfort termico della casa non sono solo dispendiose, ma spesso si rivelano anche spaventose a causa dei rumori generati dal vento. In inverno, le correnti d’aria fredda degli spifferi di porte e finestre raffreddano la stanza in men che non si dica ed è per questo motivo che, per evitare costi altissimi in bolletta, è indispensabile ricorrere all’aiuto di un professionista che ripari gli infissi e ponga fine al disagio. La spesa da affrontare per riparare una sola finestra è pari a 180 euro;
  4. Fenomeni al limite del paranormale. Non a tutti è capitato, ma quelli a cui è successo non negano di aver vissuto attimi di vero terrore: nel cuore della notte la tv si accende autonomamente e ci si sveglia tra i suoni e le voci emesse da quest’ultima. Alzarsi per identificare la fonte dei rumori è un’impresa da veri coraggiosi e quando si comprende che è “solo la televisione” non è più possibile riaddormentarsi. In genere si tratta di aggiornamenti automatici che devono essere disabilitati, ma in casi estremi la soluzione sta nel ricorso all’assistenza del rivenditore. Il costo dipende dal tipo di problema;
  5. Pareti da incubo. Nell’immaginario comune, una tipica ambientazione horror si caratterizza quasi sempre per le sue pareti scrostate. Ciò che generalmente appare sono delle brutte crepe, antiestetiche bolle e questi sono i sintomi che precedono l’imminente scrostatura della pittura dalle pareti. Per evitare che deturpino completamente l’aspetto della casa è indispensabile l’intervento di un imbianchino che in media richiede una spesa di 30 euro al mq;
  6. Il terrore della cantina. Tra i lavori più spaventosi da affrontare in solitudine c’è lo sgombero di cantine e soffitte: si tratta di luoghi della casa spesso angusti, poco illuminati, di certo impolverati e che per questi motivi possono creare non pochi timori. Tutte le persone che non riescono a sgomberare in autonomia le soffitte, le cantine, ma anche i solai della propria abitazione decidono di ricorrere ai professionisti specializzati e mettono a budget una tariffa media pari a 250 euro;
  7. Cimici nel letto. Se la casa è il luogo della tranquillità, la camera da letto è il fulcro del relax e del riposo. Quando però capita di svegliarsi e di ritrovarsi piccole punture sul corpo, non pruriginose come quelle delle zanzare, il panico è dietro l’angolo: significa che possono esserci le cimici dei letti. Questi piccolissimi insetti sono molto difficili da uccidere, possono rimanere in vita senza cibarsi anche per un intero anno. Come ammazzarle quindi? O con l’azoto liquido, oppure con un getto di vapore secco a 180 gradi. Si tratta di rimedi che possono usare solo i professionisti e che per questo genere di lavori in media richiedono 300 euro.

Mutui: in Italia “costano” meno

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

I mutui in Italia costano meno e i tassi applicati dalle banche che operano nel nostro Paese sono, ad oggi, fra i più convenienti, con oscillazioni comprese fra lo 1,03% ed il 2,08% a seconda dell’istituto e del tipo di tasso scelto*. Facile.it e Mutui.it hanno voluto analizzare come lo stesso finanziamento per l’acquisto casa venga indicizzato in 14 nazioni diverse e, almeno per questa volta, le notizie per i mutuatari italiani sono più che positive.

Il confronto europeo

Per tutte le nazioni la simulazione è stata compiuta considerando un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.

In Italia questo finanziamento oggi è indicizzato con TAEG compresi fra 1,03% ed 1,10% se a tasso variabile e fra 2,01% e 2,08% se a tasso fisso. Nel vecchio continente va meglio solo ai tedeschi e ai francesi (che per il tasso fisso si vedono applicare, rispettivamente TAEG all’1,70% e 1,87%) e, soprattutto, agli svizzeri; al di là delle Alpi chi decide di comprare casa col mutuo dovrà considerare un tasso dell’1,65% se sceglierà il tasso fisso e appena dello 0,65% se opterà per il variabile.

Se in Spagna i tassi non sono troppo lontani da quelli italiani (fra 1,85% e 2,10% se fisso; fra 0,80% ed 1,20% se a tasso variabile), va decisamente peggio a chi la casa vuole comprarla nel Regno Unito o in Grecia. In UK le banche applicano al momento indici pari al 4,20% se a tasso fisso e al 3,30% se a tasso variabile; se si guarda ad Atene, invece, i tassi applicati per i mutui salgono ancora, arrivando al 3,62% nel caso del variabile e al 5,50% per un fisso.

«I tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro visto che tutti i paesi utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro che notiamo sui mutui sono quindi riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione e al cosiddetto “rischio paese”, un concetto simile a quello di spread usato per i titoli di stato», spiega Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it «Un discorso diverso vale invece per il Regno Unito, dove i mutui, non essendo denominati in Euro, hanno dinamiche slegate da quelle del resto di Europa.».

I mutui al di fuori dell’Europa

L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in molte altre parti del mondo. Se a Singapore la situazione è tutto sommato positiva con tassi dell’1,45% per il mutuo fisso e dell’1,28% per il variabile, in quasi tutte le altre nazioni considerate le percentuali applicate sono alle soglie del proibitivo.

Negli Stati Uniti chi compra con un mutuo a tasso fisso ottiene TAEG quasi doppio rispetto a quello italiano, con valori compresi fra 3,38% e 3,96%. In Australia la situazione non è troppo dissimile e le banche concedono finanziamenti con TAEG al 4,25% per il tasso fisso e fra 3,66% e 3,74% per quello variabile.

Spostandoci in Cina si vede come anche questa volta i tassi applicati siano doppi per mutui indicizzati con tasso variabile (2% la media rilevata da Facile.it e Mutui.it) e più che doppi per quelli con tasso fisso (4,90%).

Se fino a qui i tassi vi sembravano alti, chissà quale sarà la vostra reazione nel sapere che in alcune aree del mondo si arriva addirittura alla doppia cifra; in Russia chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso ha un indice del 12,50%, comunque ancora poco se si considera che in Uganda il variabile arriva al 20% e in Nigeria il fisso addirittura al 23%.

«Tassi di interesse così elevati denotano un’economia in forte evoluzione con inflazione, e crescita potenziale, tipica dei paesi in via di sviluppo e delle economie non ancora mature», conclude Cresto.

*Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati il 15 settembre 2017

Prestiti personali: si chiedono in media 9.700 euro

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Prestiti.it e Facile.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).

Perché gli italiani chiedono un prestito

Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).

La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).

Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).

L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).

Il profilo del richiedente

Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.

Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.

La geografia del credito al consumo italiano

Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia.

Mamme nostalgiche: quando un figlio lascia casa, oltre una famiglia su tre non riutilizza la sua cameretta

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino

Italiani cocchi di mamma e papà: secondo un sondaggio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), quando un figlio lascia casa, oltre il 33% delle famiglie non riutilizza lo spazio della sua cameretta. Stando al campione di oltre 10mila risposte raccolte, il 20% delle stanze dei ragazzi, una volta abbandonato il nido, viene lasciato “congelato” con i loro ricordi – compresi poster e foto – mentre nel 13% dei casi i genitori continuano addirittura ad abbellire la cameretta secondo i gusti del figlio, in modo che a ogni ritorno la possa trovare sempre più accogliente e a sua disposizione.

Ma cosa accade, invece, nelle famiglie in cui si decide di riutilizzare gli spazi lasciati dai ragazzi? La soluzione più ricorrente è quella di adibirli a stanze per gli ospiti, come ha raccontato il 26% del campione. Il 15%, invece, ha lasciato la cameretta dei figli libera per i nuovi bimbi di famiglia, i nipotini, ospitando anche i loro giocattoli. Il 12% l’ha trasformata in uno studio, in cui tenere ordinati computer e stampanti e poter lavorare in tranquillità. Sono pochissimi i genitori che si abituano all’assenza del figlio al punto da trasformarne la cameretta in una stanza per gli hobby: solo il 5% dei genitori l’ha arredata con attrezzi per lo sport, per la pittura e per altre attività che richiedono spazio.

E dato che lo spazio in casa non basta mai…c’è anche chi ha deciso di far diventare la camera dei figli un ripostiglio (5%) o una lavanderia e stireria (3%).

Se queste sono le decisioni dei genitori, la percezione dei figli è piuttosto razionale rispetto al destino della loro ex-cameretta: l’82% ha risposto di non aver problemi al pensiero che il suo spazio sia riutilizzato, anzi sarebbe uno spreco non farlo. Il 10% si è detto dispiaciuto di non avere più una stanza a disposizione in casa, e il restante 8% dice di essersi addirittura sentito messo da parte, una volta che la sua cameretta è stata adibita ad altro.

A dispetto dello stereotipo del quarantenne italiano che dorme ancora da mamma e papà, il 42% degli italiani dichiara di aver dormito nella sua stanzetta fino ai 25 anni. Analizzando le risposte in base all’area geografica di provenienza, si nota che al Sud e nelle Isole è maggiore il numero di chi dichiara di aver dormito nel suo lettino solo fino ai 18 anni, lasciando il nido familiare da molto giovani per motivi legati allo studio e al lavoro: si tratta del 24% del campione, contro una media nazionale pari a poco meno del 21%. I più “mammoni” risultano essere i rispondenti dal Centro, dove oltre il 15% ha dichiarato di aver dormito nella sua cameretta fino a oltre i 30 anni, a fronte di una media nazionale pari a circa il 12%.

Per indagare sull’organizzazione degli spazi all’interno delle case italiane, il sondaggio ha chiesto anche informazioni in merito alla condivisione della cameretta da piccoli. Il 45% ha dichiarato di averla condivisa con fratelli o sorelle, percentuale che supera addirittura il 60% al Sud. Il 34% ha detto di averne avuto una tutta per sé, come i suoi fratelli/sorelle. Appena il 21% ha detto di essere figlio unico e, di conseguenza, di aver sempre dormito da solo: in questo caso la percentuale supera il 23% al Nord e si ferma ad appena l’11% a Sud.

Tutte le tipologie di depuratori d’acqua domestici sul mercato

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

I depuratori di acqua domestici sono dei meccanismi in grado di depurare l’acqua del rubinetto, servendosi di particolari tecnologie di diverso genere, che sicuramente renderanno l’acqua utilizzata nelle proprie abitazioni, molto più pulita e relativamente migliore di quella che invece arriverebbe senza questi elettrodomestici. A prescindere dal fatto che l’acqua che proviene dall’acquedotto del proprio paese possa essere oppure no, di ottima qualità, vale sempre la pena analizzare in maniera costante quali sono le sostanze che potremmo trovare all’interno dell’acqua derivante dai nostri sistemi idrici pubblici, in modo tale da cercare di evitare qualunque tipo di patologia trasmessa attraverso questo liquido proveniente dalle tubature pubbliche. Se è anche vero che l’acqua pubblica potrebbe non essere necessariamente clorata, filtrata oppure trattata, è anche vero però che nel passaggio in tubi magari più vecchi e provati dal tempo, ci potrebbe essere il discioglimento di alcune sostanze che, a lungo andare, potrebbero risultare dannose per l’organismo e questa è una cosa che bisognerebbe tenere sempre sotto controllo. E’ per questo motivo che sono stati creati dei depuratori di acqua domestici.

I differenti tipi di depuratori di acqua domestici

Esistono diversi tipi di depuratori di acqua domestici che possono essere utilizzati all’interno delle proprie abitazioni, senza per forza dover sborsare cifre esagerate e soprattutto, senza la necessità di effettuare dei lavori onerosi e invasivi presso le proprie case. Tre tipi di depuratori di acqua domestici, ci sono quelli che funzionano con l’anidride carbonica, oppure gli apparecchi che invece funzionano con un filtro di carbone attivo. Un altro tipo di depuratori di acqua domestico, è ad esempio, quello che mette in campo la depurazione attraverso un magnete, oppure i depuratori che invece funzionano mediante la ionizzazione. Tra le tipologie di depuratori d’acqua domestici, ci sono anche quelli che invece utilizzano il meccanismo dell’osmosi inversa, oppure i semplici depuratori che invece attraversano un filtro e riescono a trattenere il calcare presente all’interno dell’acqua, dandogli la possibilità di usufruire di acqua meno dura.

Casa a prova di ladri: servono 4.150 euro per renderla sicura

Scritto da Alessandra Moretti il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Porta blindata, finestre di sicurezza antisfondamento, antifurto e allarme: tutti gli strumenti per tenere i propri beni al sicuro

Milano, giugno 2017 – Giugno è uno strano mese: c’è chi è già pronto alla partenza e chi deve ancora prenotare le vacanze. In entrambi i casi, però, la costante rimane la domanda relativa alla sicurezza della propria casa, ossia quali precauzioni prendere per evitare l’intrusione dei ladri durante il periodo delle ferie? Secondo l’Osservatorio di ProntoPro.it, il portale dei professionisti N.1 in Italia, la spesa media per trasformare la propria casa in un fortino è pari a 4.150 euro.

I topi d’appartamento sono molto bravi ad approfittare delle nostre disattenzioni, come porte o finestre lasciate socchiuse, altrimenti utilizzano tecniche rudimentali per provare ad aprirle. Per questo i primi lavori da considerare sono quelli che riguardano l’installazione di porte o finestre di sicurezza.

Per quanto riguarda l’installazione di una porta blindata (L90 x H210) in Italia si spendono mediamente 1.100 euro. Ma affinché possa essere veramente efficace, una porta blindata deve essere scelta in base alle diverse caratteristiche opzionali che hanno i prodotti del mercato, facendosi guidare da un professionista che sappia quale sia il modello più adatto a noi e alla nostra abitazione.

Per quanto riguarda le finestre antisfondamento di dimensioni standard (120 x 150 cm) la spesa media è di 1.400 euro al mq. Il tempo necessario ad un topo di appartamento per forzare un infisso tradizionale è di appena 30 secondi, raggiungendo il suo scopo con poco sforzo e lasciando tracce minime che non si notano ad una ispezione approssimativa. Per scegliere le finestre antisfondamento, così come le portefinestre blindate, si deve decidere tra 6 classi di sicurezza. I numeri che vanno da 1 a 6 indicano l’efficacia della finestra o della portafinestra nel contrastare il tentativo di intrusione dei ladri: tale efficacia aumenta progressivamente all’aumentare della classe di sicurezza.

Se la finestra antisfondamento supera di troppo il budget preventivato, si può ricorrere alle inferriate che proteggono la casa con una spesa più contenuta: per una grata fissa in ferro di dimensioni medie (120cm x 150cm) si spendono circa 350 euro. Per superare il problema dell’antiestetico ingombro molte tipologie di inferriate si raccolgono a pacchetto, lasciando il vano completamente libero quando si sta in casa, oppure è possibile personalizzarne le decorazioni.

Al bisogno di sicurezza si può rispondere anche con un buon impianto di antifurto e allarme. Un antifurto completo dotato di centralina, sensori esterni ed interni, sirena e combinatore telefonico per un’abitazione di 70 metri quadrati, costa circa 1.300 euro. Per l’acquisto di impianti di antifurto, così come di finestre dotate di ventri antisfondamento, entro il 31.12.2017 sono previste detrazioni fiscali del 50% sulla spesa sostenuta.

Se invece il budget non è un problema, si può pensare anche di integrare i sistemi di antintrusione con un sistema domotico per la gestione della sicurezza. Si può ricevere così un feedback immediato sullo stato delle singole porte e finestre di casa sul proprio tablet o smartphone, scongiurando il pericolo di furti o effrazioni legate a dimenticanze. Il sistema domotico consente non solo di tenere sotto controllo l’abitazione o di attivare gli allarmi da remoto, ma grazie alla programmazione degli scenari è un deterrente per i malintenzionati attraverso la simulazione della presenza in casa dei proprietari. Con un sistema domotico si possono anche accendere o spegnere le luci nelle stanze, abbassare le tapparelle alla sera e alzarle alla mattina.

I millennials e la casa: il 67% degli immobili italiani non risponde alle loro esigenze

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

In Italia ci sono circa 11 milioni di millennials: se chi si occupa di marketing si rivolge già da tempo a questa generazione, avendone compreso le potenzialità, lo stesso non si può dire del mattone. Secondo uno studio di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), il 67% del patrimonio immobiliare italiano, composto da appartamenti molto grandi, con quattro o più stanze, risulta inadeguato rispetto alle esigenze della cosiddetta Generazione Y, che però è proprio quella che per la prima volta si affaccia al mondo della casa alla ricerca dell’indipendenza abitativa.

La considerazione deriva da un’analisi effettuata sugli annunci di immobili residenziali in vendita e in affitto: il mercato immobiliare italiano offre per lo più appartamenti molto grandi, poco adatti alle aspettative e ai bisogni di un millennial che decide di andare a vivere da solo ed è solitamente alla ricerca di un bilocale. Solo il 10% dello stock residenziale, infatti, è costituito da case con due stanze e appena il 2% è fatto di monolocali. Oltre il 30% degli immobili conta quattro stanze, mentre il 36% è di grandezza pari o superiore a un pentavano.

Ma la loro generazione soffre anche la mancata corrispondenza tra le aspettative estetiche di quando si cerca una casa e quello che poi si trova effettivamente all’interno degli appartamenti sul mercato. Se i giovani sono molto influenzati dai modelli mediatici, che propongono case molto belle e arredate finemente, le visite agli immobili spesso deludono: il 50% delle residenze in Italia, infatti, è di bassa qualità e necessita di lavori di ristrutturazione e manutenzione.

«I millennials rappresentano il target ideale per il mercato degli affitti, a cui guardano con crescente interesse – riflette Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.itÈ altrettanto vero che si tratta di un pubblico a cui anche il comparto delle compravendite può e dovrebbe puntare: mutui più accessibili e genitori ancora innamorati dell’idea di lasciare una casa ai figli, rendono la Generazione Y una importante platea di potenziali acquirenti. Adeguare gli immobili alle esigenze dei millennials, soprattutto nelle grandi città che sono quelle in cui vive la maggior parte di loro, è una delle sfide che proprietari e operatori del settore potrebbero cogliere e vincere in tempi brevi».