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In conferenza al carcere di S. Vittore lo psicoanalista Paolo Crepet con il manager Salvo Nugnes

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Celebrità, Cultura, Opinioni / Editoriale

Nella struttura carceraria milanese di S. Vittore il professor Paolo Crepet affiancato dal manager produttore di grandi eventi ha tenuto una conferenza dinanzi ai detenuti.

L’incontro, tenutosi giovedì 20 febbraio alle ore 14.15, è organizzato con finalità benefica e rientra nel corposo programma del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” ideato da Salvo Nugnes con il motto propulsore di rendere la cultura accessibile e alla portata di tutti. Importanti iniziative si sono svolte oltre che a S. Vittore, nelle strutture di reclusione di Opera e Bollate a Milano, con protagonisti di spicco del panorama attuale, tra cui Paolo Limiti, Mario Luzzatto Fegiz, Paolo Del Debbio, Stefano Zecchi, Silvana Giacobini, Alessandro Meluzzi.

Crepet ha affrontato il tema “Impara a essere felice” da cui prende il titolo il suo libro di recente pubblicazione edito da Einaudi. Il rinomato psichiatra e psicoanalista, popolare volto televisivo, asserisce, che essere felici può accadere molto più spesso di quanto immaginiamo, dobbiamo solo lasciare, che accada. Per molti lagnarsi è più che un vezzo, è una difesa: è ciò, che sanno fare meglio, perché lo hanno imparato fin dall’infanzia. Combattere questo atteggiamento vuol dire elaborare una nuova grammatica quotidiana, avviare una piccola rivoluzione. Crepet dimostra come educare alla felicità quella autentica, da non confondere con la gioia effimera di un momento, deve essere il compito primario di ogni adulto e di ogni insegnante, così i bambini cresceranno più forti e meno ricattabili e i ragazzi saranno più liberi. Crepet sostiene, che “La felicità è quel meraviglioso sentimento, che implica la positività, la forza e il coraggio per affrontare la vita in tutte le sue pieghe, compreso quelle più dolorose. I ragazzi non hanno bisogno di piumini Moncler, ma di piume sulle ali“.

E proseguendo dichiara “La felicità è una certezza posata su fondamenta invisibili. Per questo devi continuare a cercarla e appena penserai di averla raggiunta, già sarà sfumata e dovrai inseguire la prossima. Non arrenderti mai all’idea, che la felicità non possa esserci per te da qualche parte nel mondo. Non farlo neppure l’ultimo giorno della tua vita, perché ci sarà sempre vicino a te qualcuno, che avrà bisogno di intravederla nei tuoi occhi“.

Evento a scopo benefico solidale con Paolo Crepet insieme al manager agente dei vip Salvo Nugnes nel carcere di S. Vittore

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Cultura, Opinioni / Editoriale

Il noto psicoanalista Paolo Crepet insieme al manager agente dei vip Salvo Nugnes ha tenuto un’interessante conferenza dinanzi ai detenuti nel contesto penitenziario di S. Vittore a Milano in data giovedì 20 febbraio. L’iniziativa scopo benefico solidale è inserita nell’eterogeneo calendario del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” di cui Salvo Nugnes è promotore e organizzatore.

Crepet ispirandosi alle tematiche affrontate nel suo nuovo libro di successo “Impara a essere felice” ha analizzato il concetto di felicità nelle sue molteplici e variegate sfumature. In questo testo emerge una reale urgenza educativa, poiché la felicità può e deve essere il vero obiettivo della formazione di un giovane e il compito primario di ogni genitore e insegnante.

Crepet spiega come “Bisogna insegnare ai ragazzi, che la felicità richiede impegno, sforzo, fatica e grande cura, perché non voli via e, che la libertà contiene sempre una parte di sana sofferenza e di rabbia“.

E sottolinea “Spesso la felicità erroneamente viene percepita come qualcosa di enorme, strabordante. In realtà, la felicità è nelle sfumature e deve essere voluta, conquistata, protetta e coltivata“. E citando a modello di esempio l’amico poeta Tonino Guerra , che ha lasciato tante spore di felicità e insieme a lui altri grandi uomini i maestri di vita aggiunge “La felicità è anche in un’odorosa piantina di finocchio selvatico scelta e piantata da un amico prima di morire“.

Sulla presenza di una figura femminile nel ruolo di interlocutore nella conversazione all’interno del libro rivela “La mia è stata una scelta ben precisa, sono cresciuto in un vero e proprio matriarcato con una nonna -generale prussiano- e una mamma femminista ante litteram. Scrivo per le donne anche, perché le donne leggono di più“.