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Importanti partecipazioni e riconoscimenti per l’artista Matteo Fieno

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Matteo Fieno, conosciuto per i suoi eleganti dipinti dedicati al mondo femminile, sta ottenendo grande riscontro di pubblico e critica, grazie alla partecipazione ad importanti eventi artistici e ai numerosi incontri con noti personaggi dell’arte e della cultura italiana. Di seguito l’intervista all’artista.

D: Un tuo resoconto globale sulla recente partecipazione alle grandi mostre di Spoleto Arte e Biennale Mantova entrambe presentate da Vittorio Sgarbi.
R: Aver partecipato a questi eventi mi ha ripagato di tutti gli sforzi fatti, sia per l’esperienza stimolante, sia per la pazzesca cassa di risonanza che eventi di questo tipo sono in grado di offrire.

D: Come è nata l’occasione di rendere omaggio al famoso trio canoro “Il Volo” con le tue opere? Hai qualche aneddoto di questo incontro speciale?
R: Ho avuto questa possibilità per via della loro presenza al Festival Collisioni che si è tenuto nella mia zona e grazie a una conoscenza in comune che mi ha permesso di incontrarli. Sono rimasto colpito dalla loro semplicità e dalla loro disponibilità nonostante avessero un’agenda molto fitta. In più mi è sembrato che fossero molto interessati alla pittura e hanno voluto sapere a tutti i costi quale fosse il quadro al quale mi sento più legato e il perché.

D: Raccontaci qualche anticipazione sull’importante premio che riceverai a Spoleto il 22 Luglio e che ti porterà in mostra a Milano.
R: Ricevere il Premio Milano Art Gallery è una sensazione bellissima che mi stimola ulteriormente ad andare avanti in questo percorso. Inoltre è una gioia immensa ricevere la stima di persone come il Prof. Vittorio Sgarbi e Salvo Nugnes, presidente della Spoleto Arte. Il premio non è solo un attestato di merito, ma anche un bonus per poter partecipare con sei opere alla Biennale di Milano che si terrà a Ottobre e per poter disporre di una personale alla storica “Milano Art Gallery” in data ancora da stabilire.

La pittura “comunicativa” di Matteo Fieno

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Nell’evidenziare il talento artistico di Matteo Fieno la dottoressa Elena Gollini ha asserito: “Le immagini immortalate da Matteo sembrano essere spiate da una fessura virtuale, che si apre dinanzi allo spettatore con delicatezza, grazia ed eleganza. Questo spiare con grande garbo e rispetto attribuisce dignità e senso di protezione alle immagini evocate. I momenti fissati sono unici, perché le componenti della scenografia narrativa non sono più ripetibili allo stesso modo, rendendo speciale ed esclusiva ogni opera. Matteo considera la pittura come lo strumento prediletto per esprimere e condividere l’innata vena creativa e fantasiosa. Riesce a destreggiarsi al meglio con naturale dimestichezza e padronanza del mezzo strumentale e della tavolozza cromatica, garantendo risultati ottimali e una resa compositiva eccellente“.

L’attenta e accurata sperimentazione segnico-cromatica della figurazione pittorica elaborata da Matteo introduce lo spettatore in un’avvincente prospettiva di originale ed eclettica combinazione tra visione reale e irreale, tra realtà e fantasia con accenti simbolici e metaforici che aprono ad un linguaggio d’introspezione suo personale e sui generis, dove utilizza componenti ed elementi frutto di una ricerca inedita e non convenzionale. L’osservatore è chiamato e guidato a cogliere e recepire i codici insiti, interpretando l’universo sotteso di contenuti e significati sostanziali e andando oltre la pura coreografia scenica. Matteo instaura con l’opera una forte simbiosi di legame sentimentale ed emotivo, in perfetto equilibrio con l’azione creativa più razionale e pragmatica. La gamma cromatica dalle vibranti gradazioni tonali stimola l’immediata percezione sensoriale e aumenta il flusso energetico dinamico di contorno.

Intervista a Matteo Fieno: realtà e fantasia, essenza e apparenza

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Ancora una volta il poliedrico artista Matteo Fieno è stato intervistato, questa volta per parlare del suo stile espressivo. “Nel percorso di ricerca di Matteo Fieno, compiuto con fervida passione e innata attitudine, si comprende subito come il concetto di Arte per l’Arte fine a se stesso non lo attiri per niente” asserisce la Dott.ssa Elena Gollini e continua “piuttosto si lascia conquistare dal desiderio di guardarsi intorno, nel contesto in cui vive, opera e si muove, per raccogliere elementi preziosi da traslare e trasportare come linfa vitale primaria del sua espressione comunicativa”.

D: Come coniughi la combinazione di queste due parole dentro la tua formula espressiva: realtà/fantasia;
R: Posso dire che la realtà è un recipiente pieno di stimoli per la mia fantasia. Sicuramente con gli anni e l’esperienza ho sviluppato la capacità di essere realista e va da sé che sono riuscito a far frutto della mia creatività in modo più concreto. Mi vengono in mente le celebri parole di Basquiat: “Non penso all’arte per fare arte ma alla vita per fare arte”.

D: Come coniughi la combinazione di queste due parole dentro la tua formula espressiva: essenza/apparenza;
R: Sicuramente è una domanda pertinente a quello che faccio in quanto dall’apparenza, o ancora meglio da un’impressione, cerco di creare una sintesi del vissuto dei miei personaggi, permettendomi di arrivare alla loro essenza.

Matteo Fieno il pittore delle donne

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

La gestualità bilanciata e l’armonia del movimento contraddistinguono il fare pittorico di Matteo Fieno, che dimostra una consolidata maestria nella capacità di rappresentare e rievocare, con un imprinting quasi fantastico e fiabesco, figure femminili che acquistano particolare valenza iconica e simbolica e al contempo hanno un significato personale e soggettivo. Dalle raffigurazioni di Matteo, sempre curate nel minimo dettaglio, si denota la matura competenza tecnica. Nel processo creativo lo scenario riprodotto diventa il veicolo di trasmissione più adatto e congeniale per rivolgersi, parlare e comunicare con il pubblico dei fruitori, innescando un dialogo di condivisione articolato e stimolante. Con i suoi lavori si propone di dare vita ad un linguaggio di comunicazione aperta, dove l’esuberanza pittorica del colore funge da catalizzatore e accentratore dell’attenzione per dare maggior risalto all’intera narrazione. Le opere possiedono “un’intelligenza attiva” permeante e coinvolgono visivamente ed emotivamente chi le guarda. La ricchezza della visione attira e cattura in una commistione percettiva di emozione e “giocosità”. Ogni quadro ha una sua sequenza speciale, propria e specifica. Lo stile caratteristico e identificativo delle sua pittura qualifica il “deposito interno” di messaggi e contenuti sostanziali e imprime potenza espressiva alla composizione.

La dottoressa Elena Gollini nel rimarcare gli aspetti fondanti del suo modus pingendi ha spiegato: “Quella di Matteo Fieno è un’arte dotata di efficace formula comunicativa in continuo divenire e in costante progressione, che si propone come un universo di idee ritrovato e rigenerato, al cui interno Matteo ha la libertà piena e totale di esprimersi, attraverso un’estrinsecazione senza vincoli, barriere e convenzioni. La poetica artistica coincide con la volontà di appropriarsi di un linguaggio senza retaggi e sedimenti schematici imposti, nell’intento di perseguire una possibilità comunicativa autonoma e indipendente. Le opere entrano in relazione diretta e interattiva con lo spazio reale circostante e si genera un contatto diretto con lo spettatore. Matteo dimostra una straordinaria capacità di saper coniugare e sintetizzare insieme l’antico e il moderno in un’incisiva, inedita e accattivante visionarietà dal gusto contemporaneo e al passo con i tempi“. Inoltre ha sottolineato: “Nel suo fare artistico Matteo è perfettamente consapevole dei cambiamenti in atto nel mondo dell’arte. Considera l’arte viva, in grado di comunicare, di agire con il suo osservatore, se quest’ultimo è capace di partecipazione con interazione diretta e attiva. Le sue opere non appartengono al mondo predefinito e prestabilito dell’apparire e dell’essere, intesi nel senso più comune e di frequente uso del termine, ma assumono una connotazione inedita e sui generis. Il suo pensiero si può accostare a quello dell’illustre storico dell’arte Arturo Schwarz che asseriva che -un’opera d’arte per essere tale deve avere tre caratteristiche fondamentali: essere originale, provocare un’emozione, essere iniziatica“.

Intervista: Matteo Fieno in mostra collettiva a Barletta e Savona

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

D: Il mese di Marzo si preannuncia intenso con due importanti esposizioni collettive, a Barletta e a Savona; come ti sei preparato per questi due appuntamenti?
R: Per la collettiva di Savona non sono ancora stato informato nel dettaglio in quanto gli organizzatori vogliono mantenere l’effetto sorpresa! So solamente che si terrà dal 23 al 29 Marzo a Palazzo Nervi, sede della Provincia di Savona, e sarà un’esplosione di colori. Mentre per l’esposizione di Barletta, che avrà luogo presso la Galleria ZeroUno dal 13 al 27 Marzo non mi è stato assolutamente difficile prepararmi in quanto mi sento in perfetta sintonia con il tema e titolo dell’evento “Non sogni”. Infatti il primo obiettivo del mio lavoro è creare dei personaggi che offrano degli spunti a tutte quelle persone che sentono un desiderio di fanciullezza: in ogni personaggio c’è un qualcosa di volutamente celato che offre un assist all’individuo per dare spazio alla propria interpretazione e dare forma ai propri SOGNI.

D: Ci racconti che tipologia di mostre sono; quali altri artisti avrai accanto a te? Quali organizzazioni le gestiscono?
R: La mostra di Barletta si intitola “Non Sogni” ed è una collettiva incentrata sul binomio “Arte e Cinema”, in particolare sulla pellicola di animazione “Sing”. L’esibizione è a cura della dottoressa Anna Soricaro ed è patrocinata dalla Fondazione De Nittis. Gli altri artisti che espongono sono Assunta Cassa, Alberto Capparoni e Salvo Privitera. La collettiva di Savona curata da Luigi Cerruti si intitola “Colorfull” ed è patrocinata della Provincia di Savona.

D: Con quali criteri di scelta hai individuato le opere da portare nelle due mostre? Quali sono le loro caratteristiche salienti e i tratti distintivi?
R: I lavori esibiti a Barletta sono stati scelti dalla dottoressa Anna Soricaro, da parte mia c’è stato grande apprezzamento per le sue scelte. Le opere si distinguono per una chiara componente cinematografica in quanto i miei personaggi femminili evocano un’atmosfera e raccontano un “background”. Per Savona sto ancora facendo uno studio approfondito sui lavori che più si identificano con il tema del colore. Nei prossimi giorni mi consulterò con l’organizzatore.

Positivi apprezzamenti per l’artista Matteo Fieno in mostra a Napoli

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

L’artista Matteo Fieno ha recentemente esposto a Napoli, ottenendo positivi riscontri per l’interessante lavoro di ricerca creativa, a cui si sta dedicando con profonda motivazione. Ha preso parte all’esposizione collettiva denominata in modo molto evocativo “Animus et Anima” che si è svolta dal 23 febbraio al 6 marzo, presso lo storico complesso di San Severo al Pendino, nella centralissima via Duomo. L’importante rassegna rientra all’interno di un corposo programma artistico culturale pianificato dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e gode del patrocinio morale del Comune di Napoli, della Regione Basilicata, del Comune di Matera e della Fondazione Matera 2019.

La pittura di Fieno si può interpretare attraverso un percorso, che partendo dall’anima e dal suo moto vibrante si dipana e si articola, toccando la sfera dei sentimenti intimi, ma anche la componente fantasiosa del sogno, quella magica dimensione onirica che tutti noi viviamo nel tripudio percettivo e sensoriale più libero, affrancato e disinibito. Ecco perché, il suo tracciato pittorico si è congiunto perfettamente con il motore trainante di questa mostra, che ha evidenziato e posto in primo piano il fattore psichico e psicologico, facendo leva su un comune denominatore di scandaglio analitico e partendo da un’autorevole affermazione del grande maestro Carl Gustav Jung, secondo il quale “ogni uomo ha in sé una donna e ogni donna ha in sé un uomo”.

Consensi per la Rassegna d’arte visiva “Vitalismi stilistici” promossa dall’Accademia Federiciana al Museo Emilio Greco di Catania

Scritto da Accademia Federiciana il . Pubblicato in Arte, Cultura

Al Museo Emilio Greco di Catania si è svolta, organizzata dall’Accademia Federiciana, la Rassegna d’arte visiva “Vitalismi stilistici”, che ha proposto con successo – grazie a 44 opere di grande e medio formato eseguite da altrettanti artisti contemporanei – una panoramica diversificata delle più varie tendenze nell’arte contemporanea dell’ultimo decennio.

Organizzata dall’Accademia Federiciana nell’ambito del sesto Festival siciliano della Cultura e curata dal critico d’arte Fortunato Orazio Signorello, la mostra – che è stata visitata anche da numerosi turisti: perlopiù tedeschi, francesi, olandesi, svizzeri, spagnoli, giapponesi e austriaci – ha proposto opere eseguite da Marlena Justyna Banbura, Marisa Cacciola, Cettina Cannella, Sebastiano Cantarella, Eleonora Catania, Alberto Correnti, Rosaria Dattero (Roda), Anna Di Mauro, Guglielmo Donzella, Nelly D’Urso, Giuseppe Ferrato, Adriana Garozzo, Fili Giarratana, Angela Giglio, Nicolò Grasso, Rossana Grasso, Domenico Guzzetta, Pinella Insabella, Giovanna Isaia, Anna Maria La Torre, Francesco Lotti, Eliana Manitta, Salvatore Milazzo, Angelo Moncada, Ciro Mozzillo, Salvatore Morgante, Celestina Pace, Ida Pace, Letizia Pace, Giuseppe Persia, Gabriella Puliatti, Silvano Raiti, Vittorio Ribaudo, Elio Ruffo, Loredana Ruffo, Graziella Russo, Antonella Serratore, Fortunato Orazio Signorello (è anche un apprezzato pittore figurativo), Giuseppe Spinoso, Rosa Maria Taffaro, Simona Toscano, Pietro Alessandro Trovato, Luisa Turinese e da Angela Maria Viscuso.

Tutti artisti, noti ed emergenti, di generazioni, città e background diversissimi che proseguono la loro ricerca espressiva – tra tradizione e innovazione – nell’ambito figurativo, dell’astrattismo, dell’informale e del concettuale. La maggior parte di loro hanno già all’attivo partecipazioni a mostre ed expo nazionali e internazionali e hanno conseguito risultati di grande valore attraverso l’uso di un linguaggio declinato secondo linee di ricerca individuali legate ai generi più significativi dell’arte: il ritratto, il paesaggio, l’ambiente, le nature morte, i soggetti mitologici…

«Sono soddisfatto – ha dichiarato Fortunato Orazio Signorello al finissage della mostra – del grande successo riscosso dalla mostra, un evento che ho voluto inserire nell’ambito delle iniziative programmate dall’Accademia Federiciana per il sesto Festival siciliano della Cultura. Ringrazio tutti coloro che, con grande entusiasmo e impegno, hanno contribuito al suo successo. Un grazie particolare va ai giornalisti delle oltre 40 testate giornalistiche intervenuti alla presentazione della mostra. Grazie anche all’avvocato Monica Candrilli per l’eccellente discorso e per gli elogi rivolti a me e agli artisti in occasione del vernissage, al presentatore Giuseppe Stefano Proiti, al personale del Museo Emilio Greco, agli artisti per quanto hanno realizzato ed esposto, all’avvocato Enzo Bianco, sindaco di Catania, e al prof. Orazio Licandro, assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa del Comune di Catania. È stato faticoso coordinare tutto, ma ne è valsa, ancora una volta, la pena».

“Ofelia non annega” e comincia il suo lungo viaggio

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Cultura, Film

“Ofelia Non Annega” di Francesca Fini
Prodotto da Istituto Luce Cinecittà
Roma 6 ottobre, ore 21.00
Cinema Apollo 11, via Nino Bixio 80

Il 6 ottobre 2016, alle ore 21.00, il Cinema Apollo 11 di Roma presenta in anteprima nazionale, all’interno della rassegna “Racconti dal vero, racconti dal mondo” curata dallo studioso dei media Giacomo Ravesi, “OFELIA NON ANNEGA”, film sperimentale, scritto e diretto da Francesca Fini, prodotto in associazione con Istituto Luce Cinecittà.
La proiezione all’Apollo 11 inaugurerà un tour che vedrà il film a Milano, Torino, Bologna, Modena, Firenze, Viareggio, Napoli, per poi essere presentato a Venezia, a cura di Carlo Montanaro, a Caltanissetta in occasione del progetto White Wall a cura di Giuseppe Aletto e a Genova per FAST, a cura di Francesco Arena.
Il film sarà anche a Latina il 15 ottobre (i cui dintorni rurali hanno fatto da location a molte scene del film), per la Giornata del Contemporaneo, a cura di Fabio D’Achille per MAD (Museo d’Arte diffusa).
Sempre il 15 ottobre, per AMACI, il film è proiettato al Cineteatro Impero di Maruggio (Ta), a cura di Angelo Raffaele Villani.
OFELIA NON ANNEGA – il film
Film-collage, un film stratificato, un film fatto di ibridazioni, realizzato integrando materiali tratti dall’Archivio dell’Istituto Luce – selezionati tra quelli che raccontano la società italiana tra gli anni ’40 e ’70 – e videoperformance originali che l’autrice, Francesca Fini, ha elaborato su ispirazione del repertorio stesso.

Il film tesse una trama di linguaggi eterogenei, apparentemente incompatibili, accomunati però dal macro-tema rappresentato dal concetto di avanguardia artistica, interpretata da un’artista che la vive come pratica quotidiana e articolata nel racconto dell’Istituto Luce, documentatore e custode degli aspetti sacri e profani della società italiana.
Un repertorio, individuato dall’artista, con uno stile volutamente simbolico e surreale che fa della sperimentazione linguistica la sua forza narrativa, trascurando le esigenze di linearità e verosimiglianza del racconto cinematografico tradizionale.
Tra il materiale d’Archivio selezionato non ci sono solo i documentari sul Futurismo, i reportage su Dalì a Roma, la poesia epistaltica di Rotella, i servizi sugli artisti della Pop Art, ma anche quelle gemme visuali in cui un’eccentrica regia costruisce un racconto sorprendentemente sconnesso dagli schemi narrativi tradizionali, ma estremamente collegato al linguaggio surrealista e simbolico dell’inconsci, rappresentato dall’elemento dell’acqua, filo rosso dell’intero racconto performativo.
Il racconto si apre con la presentazione delle due protagoniste; Ofelia – impersonata da più donne diverse per età, forme e colori e l’attrice di “Personaggi di un sogno” (regia di Aldo Rubens, 1952), il primo filmato dal repertorio del Luce che vediamo nel film.
Le Ofelie distruggono una parete fatta di centinaia di uova dorate piene di stracci colorati, come fossero pixel di uno schermo surrealista, per comporre la parola “LOVE”, mentre l’attrice del filmato del Luce si aggira di notte in una Via Appia deserta e sconsolata, in attesa del suo amante. Quando si mette a piovere è costretta a rifugiarsi tra le rovine, dove si trasforma in tre famose eroine femminili, rivivendone le scene madri: è Ofelia in Amleto, è Margherita nella Signora delle Camelie, e uno dei personaggi pirandelliani in cerca d’autore.
Questo è un film sul sogno, sulla materia stessa del sogno, ma anche un film sulla distruzione del sogno e sul massacro dell’arte, sulla bestializzazione dell’uomo operata da una società senza sogno e senza arte. E così una parte importante del film è dedicata al tema del lavoro femminile, della bellezza, dell’identità, del rapporto tra donna o e macchina: strumento portatore di libertà e schiavitù allo stresso tempo.

Un discorso che culmina nelle immagini emblematiche della tragedia di Via Savoia, a Roma, quando nel 1951 un centinaio di ragazze fecero crollare una scala dove si accalcavano per contendersi un posto di dattilografa. L’eterna “guerra tra poveri” che viviamo – certamente con dinamiche diverse – anche oggi, e di cui è vittima soprattutto la donna.
Al repertorio sulla tragedia di Via Savoia risponde l’artista stessa, con le immagini di una scioccante performance in cui alimenta il nastro di una vecchia macchina da scrivere Olivetti con il suo stesso sangue, per scrivere e riscrivere ossessivamente la frase “Ofelia non annega”.

Celebrazione di un’anti-eroina
Al centro di tutto c’è un’Ofelia diversa da quella tramandata dalla tradizione letteraria: non l’adolescente fragile, ma tante donne diverse per colori, fattezze, età. Un’Ofelia che non si perde nei boschi di Danimarca, ma nei taglienti paesaggi laziali: dalle suggestioni industriali del Gazometro di Roma al Centro Rottami di Cisterna di Latina, dalle aride cave di tufo di Riano alla Villa Futuristica della famiglia Perugini a Fregene, passando attraverso un rocambolesco giro panoramico su un bus turistico della capitale.
Un’eroina che alla fine non annega, ma rinuncia al suo destino di donna romantica per essere una “persona normale”.

LINK UTILI
sito web del film: http://ofelianonannega.tumblr.com/
trailer on-line: https://vimeo.com/151003877
sito web di Francesca Fini: http://www.francescafini.com

Festa Franca – inaugurazione spazio artistico a Cannara – Perugia

Scritto da kristin il . Pubblicato in Arte, Cultura, Italia

Festa Franca (prima di essere qui eravamo altrove)

José Angelino, John Cascone, Adelaide Cioni, Maria Adele Del Vecchio, Giulia Filippi, Fabio Giorgi Alberti, Alessandro Laita, Chiaralice Rizzi, Giovanni Termini

Franca (femminile sing. di franco) agg. 1. ant. o letter. Ardimentosa, intrepida; talora, eccessivamente ardita, sfacciata 2. Libera, esente da imposizione o prestazione 3. a. Libera, immune da danno o pena b. Libera da servitù, da soggezione (politica o anche morale) 4. estens. a. non com. Sicura di sé, per la consapevolezza di essere priva di colpa b. Libera da impaccio, quindi disinvolta, spedita c. Sincera, schietta, aperta.

Abbiamo deciso di aprire le porte di Franca.

In Umbria, a Cannara, paese famoso per le cipolle, molto industrializzato e molto rurale, terra di mistici, a tre chilometri dal luogo in cui San Francesco parlò agli uccelli. Franca è uno spazio che apre su tutto questo. Uno spazio che ha la semplicità e la linearità dei giocattoli e che ci ha colpiti per l’ampiezza, l’altezza del soffitto a botte, le finestre su tutti e quattro i lati, le porte a scorrimento, il pavimento grigio, l’energia del luogo, la luce, moltissima luce, non quella diffusa e composta del nord ma la luce invasiva e gialla del sud-ovest.

Franca è il nostro nuovo studio, nel centro geografico della penisola, un luogo dove esplorare la possibilità di un altrove dell’arte, per vedere cosa si concretizza e come ci si muove quando si viene decontestualizzati da quel che di scontato vi è nella geografia del contemporaneo, fuori dai centri dove si consumano i riti consolidati dell’arte. Dal primo istante in cui siamo entrati abbiamo sentito che Franca è un luogo di apertura, dove lavorare e condividere esperienza.

Apriamo con Festa Franca, una mostra che nasce come una festa, dal desiderio istintivo di invitare artisti nei quali abbiamo trovato un’affinità d’energia e di profondità di lavoro, che fanno parte della nostra stessa generazione, tra i trenta e i quarant’anni, e che conducono una ricerca nella quale crediamo fortemente.

Abbiamo chiesto a ognuno di loro di partecipare con un lavoro che sia ancora in qualche misura “aperto” e di sfruttare l’occasione di Festa Franca per metterlo in atto. Li invitiamo ad aprire lo spazio con noi perché sono fra le persone che in questi anni di girovagare ci hanno fatto sentire da subito e naturalmente a casa, nei discorsi, nei ragionamenti, nel modo di vivere e fare l’arte.

– Adelaide Cioni e Fabio Giorgi Alberti

quando:

Inaugurazione domenica 2 ottobre 2016 dalle 12 alle 20. Noi e gli altri artisti ci saremo già la sera prima, sabato 1° ottobre a partire dalle 20 circa, lo spazio sarà aperto per chi vorrà venire e cenare insieme.

dove:

Franca, via Intorno Fosso, 41 – Cannara (PG)

(per chi arriva in treno sarà attivo un servizio di navetta dalla stazione di Foligno, per info scriveteci o telefonateci ai contatti di seguito)

Adelaide 340 3837989

Fabio 328 1688775

aidicioni@hotmail.com

giorgialbertifabio@gmail.com

Antoci, Bramante, Cerruto, Di Rosa, Giuffrida e Lauretta espongono nella Galleria Lo Magno

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

Modica (RG) – Martedì 29 dicembre alle ore 19.00 nella Galleria Lo Magno di Via Risorgimento 91/93 sarà inaugurata la collettiva “Time out”, a cura di Giuseppe Lo Magno, che riunisce per la prima volta opere di Rosario Antoci, Davide Bramante, Andrea Cerruto, Gianni Di Rosa, Emanuele Giuffrida e Francesco Lauretta. Il titolo allude al fatto che la mostra sarà inaugurata a pochi giorni dalla fine dell’anno, ma anche alla sospensione temporanea del gioco che si effettua in alcuni sport di squadra: una sosta, nello sport come nella vita, può tornare utile per riposizionare il nostro sguardo sul mondo, per leggere la realtà attraverso l’arte. Proprio il dialogo fecondo e creativo tra autori affermati e giovani emergenti, ma anche tra linguaggi diversi (pittura, scultura, fotografia) rappresentano alcuni dei principali motivi d’interesse della collettiva, che si snoda attraverso un interessante percorso espositivo.

Nei soft banner della serie “Cantieri” di Rosario Antoci, per esempio, convergono i linguaggi della scultura, dell’istallazione, della fotografia e del disegno per raccontare oggetti ruvidi (teloni da cantiere, reti metalliche) con superfici morbide.

Davide Bramante propone le sue celebri sovrapposizioni fotografiche, ispirate in questo caso a New York: i fotogrammi restituiscono la simultaneità babelica della città verticale, con i ponti e i docks, descritti come un ricordo d’immagini, una persistenza retinica negli occhi di una donna.

Andrea Cerruto riprendere tecniche tradizionali come lo spolvero per l’affresco, che nelle sue opere non trova però un compimento e rimane allo stadio preparatorio, soggetto ai limiti temporali.

I lavori di Gianni Di Rosa rappresentano iconografie dell’immaginario personale (la partita di calcio Austria-Germania del 1938, una mostra, le civiltà scomparse), in cui memorie e miti riemergono come fantasmi e l’arte è l’eterno ritorno sul luogo del delitto.

Emanuele Giuffrida propone due varianti dello stesso tema: il conflitto interiore dell’artista tra esistenza e problematica sociale raffigurato come una stanza vuota, con uno specchio-vetrata su un lato e un leggio nel centro, illuminata dalla livida luce di un neon.

Completano il percorso espositivo alcuni rari disegni a china di Francesco Lauretta e un’opera di grandi dimensioni raffigurante un paesaggio invernale e spettrale, metafora di fragilità e temporaneità.

La mostra resterà aperta fino al 30 gennaio e potrà essere visitata tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00, esclusa domenica e festivi.


Info e contatti
Galleria Lo Magno,
Via Risorgimento, 91-93, Modica (RG)
tel. 0932 763165
mail: gallerialomagno@virgilio.it
web: www.gallerialomagno.it