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Consensi per la Rassegna d’arte visiva “Vitalismi stilistici” promossa dall’Accademia Federiciana al Museo Emilio Greco di Catania

Scritto da Accademia Federiciana il . Pubblicato in Arte, Cultura

Al Museo Emilio Greco di Catania si è svolta, organizzata dall’Accademia Federiciana, la Rassegna d’arte visiva “Vitalismi stilistici”, che ha proposto con successo – grazie a 44 opere di grande e medio formato eseguite da altrettanti artisti contemporanei – una panoramica diversificata delle più varie tendenze nell’arte contemporanea dell’ultimo decennio.

Organizzata dall’Accademia Federiciana nell’ambito del sesto Festival siciliano della Cultura e curata dal critico d’arte Fortunato Orazio Signorello, la mostra – che è stata visitata anche da numerosi turisti: perlopiù tedeschi, francesi, olandesi, svizzeri, spagnoli, giapponesi e austriaci – ha proposto opere eseguite da Marlena Justyna Banbura, Marisa Cacciola, Cettina Cannella, Sebastiano Cantarella, Eleonora Catania, Alberto Correnti, Rosaria Dattero (Roda), Anna Di Mauro, Guglielmo Donzella, Nelly D’Urso, Giuseppe Ferrato, Adriana Garozzo, Fili Giarratana, Angela Giglio, Nicolò Grasso, Rossana Grasso, Domenico Guzzetta, Pinella Insabella, Giovanna Isaia, Anna Maria La Torre, Francesco Lotti, Eliana Manitta, Salvatore Milazzo, Angelo Moncada, Ciro Mozzillo, Salvatore Morgante, Celestina Pace, Ida Pace, Letizia Pace, Giuseppe Persia, Gabriella Puliatti, Silvano Raiti, Vittorio Ribaudo, Elio Ruffo, Loredana Ruffo, Graziella Russo, Antonella Serratore, Fortunato Orazio Signorello (è anche un apprezzato pittore figurativo), Giuseppe Spinoso, Rosa Maria Taffaro, Simona Toscano, Pietro Alessandro Trovato, Luisa Turinese e da Angela Maria Viscuso.

Tutti artisti, noti ed emergenti, di generazioni, città e background diversissimi che proseguono la loro ricerca espressiva – tra tradizione e innovazione – nell’ambito figurativo, dell’astrattismo, dell’informale e del concettuale. La maggior parte di loro hanno già all’attivo partecipazioni a mostre ed expo nazionali e internazionali e hanno conseguito risultati di grande valore attraverso l’uso di un linguaggio declinato secondo linee di ricerca individuali legate ai generi più significativi dell’arte: il ritratto, il paesaggio, l’ambiente, le nature morte, i soggetti mitologici…

«Sono soddisfatto – ha dichiarato Fortunato Orazio Signorello al finissage della mostra – del grande successo riscosso dalla mostra, un evento che ho voluto inserire nell’ambito delle iniziative programmate dall’Accademia Federiciana per il sesto Festival siciliano della Cultura. Ringrazio tutti coloro che, con grande entusiasmo e impegno, hanno contribuito al suo successo. Un grazie particolare va ai giornalisti delle oltre 40 testate giornalistiche intervenuti alla presentazione della mostra. Grazie anche all’avvocato Monica Candrilli per l’eccellente discorso e per gli elogi rivolti a me e agli artisti in occasione del vernissage, al presentatore Giuseppe Stefano Proiti, al personale del Museo Emilio Greco, agli artisti per quanto hanno realizzato ed esposto, all’avvocato Enzo Bianco, sindaco di Catania, e al prof. Orazio Licandro, assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa del Comune di Catania. È stato faticoso coordinare tutto, ma ne è valsa, ancora una volta, la pena».

“Ofelia non annega” e comincia il suo lungo viaggio

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Cultura, Film

“Ofelia Non Annega” di Francesca Fini
Prodotto da Istituto Luce Cinecittà
Roma 6 ottobre, ore 21.00
Cinema Apollo 11, via Nino Bixio 80

Il 6 ottobre 2016, alle ore 21.00, il Cinema Apollo 11 di Roma presenta in anteprima nazionale, all’interno della rassegna “Racconti dal vero, racconti dal mondo” curata dallo studioso dei media Giacomo Ravesi, “OFELIA NON ANNEGA”, film sperimentale, scritto e diretto da Francesca Fini, prodotto in associazione con Istituto Luce Cinecittà.
La proiezione all’Apollo 11 inaugurerà un tour che vedrà il film a Milano, Torino, Bologna, Modena, Firenze, Viareggio, Napoli, per poi essere presentato a Venezia, a cura di Carlo Montanaro, a Caltanissetta in occasione del progetto White Wall a cura di Giuseppe Aletto e a Genova per FAST, a cura di Francesco Arena.
Il film sarà anche a Latina il 15 ottobre (i cui dintorni rurali hanno fatto da location a molte scene del film), per la Giornata del Contemporaneo, a cura di Fabio D’Achille per MAD (Museo d’Arte diffusa).
Sempre il 15 ottobre, per AMACI, il film è proiettato al Cineteatro Impero di Maruggio (Ta), a cura di Angelo Raffaele Villani.
OFELIA NON ANNEGA – il film
Film-collage, un film stratificato, un film fatto di ibridazioni, realizzato integrando materiali tratti dall’Archivio dell’Istituto Luce – selezionati tra quelli che raccontano la società italiana tra gli anni ’40 e ’70 – e videoperformance originali che l’autrice, Francesca Fini, ha elaborato su ispirazione del repertorio stesso.

Il film tesse una trama di linguaggi eterogenei, apparentemente incompatibili, accomunati però dal macro-tema rappresentato dal concetto di avanguardia artistica, interpretata da un’artista che la vive come pratica quotidiana e articolata nel racconto dell’Istituto Luce, documentatore e custode degli aspetti sacri e profani della società italiana.
Un repertorio, individuato dall’artista, con uno stile volutamente simbolico e surreale che fa della sperimentazione linguistica la sua forza narrativa, trascurando le esigenze di linearità e verosimiglianza del racconto cinematografico tradizionale.
Tra il materiale d’Archivio selezionato non ci sono solo i documentari sul Futurismo, i reportage su Dalì a Roma, la poesia epistaltica di Rotella, i servizi sugli artisti della Pop Art, ma anche quelle gemme visuali in cui un’eccentrica regia costruisce un racconto sorprendentemente sconnesso dagli schemi narrativi tradizionali, ma estremamente collegato al linguaggio surrealista e simbolico dell’inconsci, rappresentato dall’elemento dell’acqua, filo rosso dell’intero racconto performativo.
Il racconto si apre con la presentazione delle due protagoniste; Ofelia – impersonata da più donne diverse per età, forme e colori e l’attrice di “Personaggi di un sogno” (regia di Aldo Rubens, 1952), il primo filmato dal repertorio del Luce che vediamo nel film.
Le Ofelie distruggono una parete fatta di centinaia di uova dorate piene di stracci colorati, come fossero pixel di uno schermo surrealista, per comporre la parola “LOVE”, mentre l’attrice del filmato del Luce si aggira di notte in una Via Appia deserta e sconsolata, in attesa del suo amante. Quando si mette a piovere è costretta a rifugiarsi tra le rovine, dove si trasforma in tre famose eroine femminili, rivivendone le scene madri: è Ofelia in Amleto, è Margherita nella Signora delle Camelie, e uno dei personaggi pirandelliani in cerca d’autore.
Questo è un film sul sogno, sulla materia stessa del sogno, ma anche un film sulla distruzione del sogno e sul massacro dell’arte, sulla bestializzazione dell’uomo operata da una società senza sogno e senza arte. E così una parte importante del film è dedicata al tema del lavoro femminile, della bellezza, dell’identità, del rapporto tra donna o e macchina: strumento portatore di libertà e schiavitù allo stresso tempo.

Un discorso che culmina nelle immagini emblematiche della tragedia di Via Savoia, a Roma, quando nel 1951 un centinaio di ragazze fecero crollare una scala dove si accalcavano per contendersi un posto di dattilografa. L’eterna “guerra tra poveri” che viviamo – certamente con dinamiche diverse – anche oggi, e di cui è vittima soprattutto la donna.
Al repertorio sulla tragedia di Via Savoia risponde l’artista stessa, con le immagini di una scioccante performance in cui alimenta il nastro di una vecchia macchina da scrivere Olivetti con il suo stesso sangue, per scrivere e riscrivere ossessivamente la frase “Ofelia non annega”.

Celebrazione di un’anti-eroina
Al centro di tutto c’è un’Ofelia diversa da quella tramandata dalla tradizione letteraria: non l’adolescente fragile, ma tante donne diverse per colori, fattezze, età. Un’Ofelia che non si perde nei boschi di Danimarca, ma nei taglienti paesaggi laziali: dalle suggestioni industriali del Gazometro di Roma al Centro Rottami di Cisterna di Latina, dalle aride cave di tufo di Riano alla Villa Futuristica della famiglia Perugini a Fregene, passando attraverso un rocambolesco giro panoramico su un bus turistico della capitale.
Un’eroina che alla fine non annega, ma rinuncia al suo destino di donna romantica per essere una “persona normale”.

LINK UTILI
sito web del film: http://ofelianonannega.tumblr.com/
trailer on-line: https://vimeo.com/151003877
sito web di Francesca Fini: http://www.francescafini.com

Festa Franca – inaugurazione spazio artistico a Cannara – Perugia

Scritto da kristin il . Pubblicato in Arte, Cultura, Italia

Festa Franca (prima di essere qui eravamo altrove)

José Angelino, John Cascone, Adelaide Cioni, Maria Adele Del Vecchio, Giulia Filippi, Fabio Giorgi Alberti, Alessandro Laita, Chiaralice Rizzi, Giovanni Termini

Franca (femminile sing. di franco) agg. 1. ant. o letter. Ardimentosa, intrepida; talora, eccessivamente ardita, sfacciata 2. Libera, esente da imposizione o prestazione 3. a. Libera, immune da danno o pena b. Libera da servitù, da soggezione (politica o anche morale) 4. estens. a. non com. Sicura di sé, per la consapevolezza di essere priva di colpa b. Libera da impaccio, quindi disinvolta, spedita c. Sincera, schietta, aperta.

Abbiamo deciso di aprire le porte di Franca.

In Umbria, a Cannara, paese famoso per le cipolle, molto industrializzato e molto rurale, terra di mistici, a tre chilometri dal luogo in cui San Francesco parlò agli uccelli. Franca è uno spazio che apre su tutto questo. Uno spazio che ha la semplicità e la linearità dei giocattoli e che ci ha colpiti per l’ampiezza, l’altezza del soffitto a botte, le finestre su tutti e quattro i lati, le porte a scorrimento, il pavimento grigio, l’energia del luogo, la luce, moltissima luce, non quella diffusa e composta del nord ma la luce invasiva e gialla del sud-ovest.

Franca è il nostro nuovo studio, nel centro geografico della penisola, un luogo dove esplorare la possibilità di un altrove dell’arte, per vedere cosa si concretizza e come ci si muove quando si viene decontestualizzati da quel che di scontato vi è nella geografia del contemporaneo, fuori dai centri dove si consumano i riti consolidati dell’arte. Dal primo istante in cui siamo entrati abbiamo sentito che Franca è un luogo di apertura, dove lavorare e condividere esperienza.

Apriamo con Festa Franca, una mostra che nasce come una festa, dal desiderio istintivo di invitare artisti nei quali abbiamo trovato un’affinità d’energia e di profondità di lavoro, che fanno parte della nostra stessa generazione, tra i trenta e i quarant’anni, e che conducono una ricerca nella quale crediamo fortemente.

Abbiamo chiesto a ognuno di loro di partecipare con un lavoro che sia ancora in qualche misura “aperto” e di sfruttare l’occasione di Festa Franca per metterlo in atto. Li invitiamo ad aprire lo spazio con noi perché sono fra le persone che in questi anni di girovagare ci hanno fatto sentire da subito e naturalmente a casa, nei discorsi, nei ragionamenti, nel modo di vivere e fare l’arte.

– Adelaide Cioni e Fabio Giorgi Alberti

quando:

Inaugurazione domenica 2 ottobre 2016 dalle 12 alle 20. Noi e gli altri artisti ci saremo già la sera prima, sabato 1° ottobre a partire dalle 20 circa, lo spazio sarà aperto per chi vorrà venire e cenare insieme.

dove:

Franca, via Intorno Fosso, 41 – Cannara (PG)

(per chi arriva in treno sarà attivo un servizio di navetta dalla stazione di Foligno, per info scriveteci o telefonateci ai contatti di seguito)

Adelaide 340 3837989

Fabio 328 1688775

aidicioni@hotmail.com

giorgialbertifabio@gmail.com

Antoci, Bramante, Cerruto, Di Rosa, Giuffrida e Lauretta espongono nella Galleria Lo Magno

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

Modica (RG) – Martedì 29 dicembre alle ore 19.00 nella Galleria Lo Magno di Via Risorgimento 91/93 sarà inaugurata la collettiva “Time out”, a cura di Giuseppe Lo Magno, che riunisce per la prima volta opere di Rosario Antoci, Davide Bramante, Andrea Cerruto, Gianni Di Rosa, Emanuele Giuffrida e Francesco Lauretta. Il titolo allude al fatto che la mostra sarà inaugurata a pochi giorni dalla fine dell’anno, ma anche alla sospensione temporanea del gioco che si effettua in alcuni sport di squadra: una sosta, nello sport come nella vita, può tornare utile per riposizionare il nostro sguardo sul mondo, per leggere la realtà attraverso l’arte. Proprio il dialogo fecondo e creativo tra autori affermati e giovani emergenti, ma anche tra linguaggi diversi (pittura, scultura, fotografia) rappresentano alcuni dei principali motivi d’interesse della collettiva, che si snoda attraverso un interessante percorso espositivo.

Nei soft banner della serie “Cantieri” di Rosario Antoci, per esempio, convergono i linguaggi della scultura, dell’istallazione, della fotografia e del disegno per raccontare oggetti ruvidi (teloni da cantiere, reti metalliche) con superfici morbide.

Davide Bramante propone le sue celebri sovrapposizioni fotografiche, ispirate in questo caso a New York: i fotogrammi restituiscono la simultaneità babelica della città verticale, con i ponti e i docks, descritti come un ricordo d’immagini, una persistenza retinica negli occhi di una donna.

Andrea Cerruto riprendere tecniche tradizionali come lo spolvero per l’affresco, che nelle sue opere non trova però un compimento e rimane allo stadio preparatorio, soggetto ai limiti temporali.

I lavori di Gianni Di Rosa rappresentano iconografie dell’immaginario personale (la partita di calcio Austria-Germania del 1938, una mostra, le civiltà scomparse), in cui memorie e miti riemergono come fantasmi e l’arte è l’eterno ritorno sul luogo del delitto.

Emanuele Giuffrida propone due varianti dello stesso tema: il conflitto interiore dell’artista tra esistenza e problematica sociale raffigurato come una stanza vuota, con uno specchio-vetrata su un lato e un leggio nel centro, illuminata dalla livida luce di un neon.

Completano il percorso espositivo alcuni rari disegni a china di Francesco Lauretta e un’opera di grandi dimensioni raffigurante un paesaggio invernale e spettrale, metafora di fragilità e temporaneità.

La mostra resterà aperta fino al 30 gennaio e potrà essere visitata tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00, esclusa domenica e festivi.


Info e contatti
Galleria Lo Magno,
Via Risorgimento, 91-93, Modica (RG)
tel. 0932 763165
mail: gallerialomagno@virgilio.it
web: www.gallerialomagno.it

La Grande Guerra negli Iblei, a Palazzo Grimaldi una mostra dal 4 dicembre al 31 gennaio

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte, Cultura

Modica (RG) – La Fondazione Giovan Pietro Grimaldi e il Liceo artistico dell’Istituto di istruzione superiore Galilei-Campailla, con il patrocinio del Comune di Modica, commemorano il centenario della prima guerra mondiale con una mostra documentaria dal titolo “La Grande Guerra negli Iblei. Storia, arte, memoria”, allestita a Palazzo Grimaldi dal 4 dicembre al 31 gennaio 2016 (inaugurazione venerdì 4, ore 10.30; visite tutti i giorni ore 9.00-13.00 e 16.00-20.00).

La mostra, curata da Giuseppe Barone, Marcella Burderi, Alessia Facineroso, (Fondazione Grimaldi) e da Anna Alì, Salvatore Barone, Rosario Cannella, Giovanni Cerruto, Concetta Cicciarella, Giusi Guastella, Elisabetta Ficili, Ignazio Monteleone, Claudia Sudano e Maria Terranova (I.I.S. Galilei Campailla), è il frutto di un lavoro sinergico che ha visto impegnati da un lato gli studenti del Liceo coordinati dai docenti e dall’altro studiosi e accademici che hanno contribuito a definire i quadri storici complessivi. In mostra oltre 300 fotografie provenienti da collezioni private e archivi pubblici locali e nazionali; cimeli e manifesti d’epoca, oltre ai lavori creativi realizzati dagli studenti. Cinque le sezioni storiche della mostra, sei quelle artistiche.

La prima, “Il lutto e la gloria”, è dedicata al ricordo dei militari decorati e dei numerosi caduti iblei. “Al fronte” mostra le foto di ufficiali e soldati in prima linea, crocerossine e infermiere di guerra, armi e tecnologie dell’epoca, ma anche immagini del campo di prigionia di Vittoria. La sezione “Scrivere” raccoglie le corrispondenze da e per il fronte: lettere, cartoline, diari inediti. “Letteratura patriottica” ricostruisce il contributo degli intellettuali iblei: da «La Balza» alle poesie di Vann’Antò, dai versi di Luciano Nicastro e Saverio Nicastro Del Lago agli opuscoli di propaganda e ai pamphlet per la sottoscrizione del prestito nazionale, stampati nelle tipografie locali. “Fronte interno”, infine, racconta la mobilitazione civile e la guerra lontano dal fronte: fotografie delle città, tessere annonarie, passaporti per l’interno, quotidiani locali, resoconti dei Comitati di assistenza e manifesti di propaganda. Immagini e documenti raccontano la realtà palpitante di una guerra che, se da un lato favorì il consolidarsi del sentimento nazionale, dall’altro pretese un tributo enorme di vittime umane. Anche in terra iblea.

Partendo da queste suggestioni, gli studenti hanno rielaborato artisticamente forme e significati. Se nella sezione “Cartucce di speranza” obici e cannoni diventano sculture di pace, in”Segni di guerra” l’incisione restituisce sulla lastra il solco indelebile di quell’esperienza sui reduci dal fronte. “Ritorno alla memoria” trasforma in acquerelli, guazzo e tempere ricordi e testimonianze della guerra. Il futurismo è il tema chiave delle sezioni “La guerra igiene del mondo” e “Costumi di guerra”, ispirate nei lavori in mostra all’arte di Balla e Depero e alla moda del tempo. Infine, nei “Monumenti ai caduti negli Iblei” i rilievi della tombe del soldato Barone caduto sul monte S. Gabriele, dei caduti e dei militi ignoti documentano lo sforzo commemorativo della nostra comunità.

Info e contatti
Fondazione Giovan Pietro Grimaldi
Corso Umberto I, 106 – 97015 Modica (RG)
tel. 0932 757459 fax 0932 752415
Pagina Facebook
http://www.fondazionegrimaldi.it/

Centro d’arte Malagnini, dal 12 dicembre al 16 gennaio collettiva “Gesto, forma, colore”

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

T. Chiappa, Metropolitan, olio su tela, 2015

Saronno (VA) – Dal 12 dicembre al 16 gennaio 2016 il Centro d’arte Malagnini di Via Giuseppe Verdi 20-22 ospiterà la collettiva “Gesto, forma, colore” a cura di Bruno Bandini (inaugurazione sabato 12 dicembre ore 18.00). La mostra propone opere di Davide Baroggi, Alberto Bongini, Roberto Borra, Gianni Cella, Tommaso Chiappa, Dario Brevi, Salvatore Falci, Davide Ferro, Luigi Mastrangelo, Olinsky, Gianni Pedullà, Lele Picà, Mauro Rea, Massimo Romani, Leonardo Santoli e Gianfranco Sergio.

Il filo conduttore che accomuna le opere esposte, come scrive il critico d’arte Bruno Bandini nel testo che accompagna la mostra, è «la complessità di relazioni che si dispongono tra tecnica, talento e inganno». Il gesto (o segno), il colore e la forma sono gli strumenti con cui l’artista riesce a esprimersi e dominare quella complessità. In un’epoca in cui si discute di morte dell’arte, il dominio espressivo di quegli strumenti da parte dell’intelletto e dell’abilità, la forza seducente della bellezza – come nella triade mitologica Prometeo – Epimeteo – Pandora – consentono all’artista di porre con forza l’accento sulle proprie capacità di «esplorarne le pieghe creative, le zone franche», «intravedere vie di fuga, nuove libertà», «avere risposte quando ancora non sono state formulate in forma compiuta le domande».

La mostra, già presentata con successo lo scorso ottobre a Novara nella Galleria Sorrenti e in programma a gennaio a Castel San Giovanni (PC) nella Galleria Spazio Vibò, potrà essere visitata fino al 16 gennaio, da lunedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19.30, domenica su appuntamento. La mostra è organizzata con il contributo del Collegio Universitario Lorenzo Valla di Pavia e del Gruppo HBB Srl di Rovellasca (CO).

Info e contatti
Centro d’Arte Malagnini
Via Verdi 20/22 – 21047 Saronno (VA)
Tel. +39 338.7654600
http://www.centrodartemalagnini.com/
info@centrodartemalagnini.com/

Galleria Quadrifoglio, dal 5 al 31 dicembre in mostra opere di Francesco Bertrand

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

Siracusa – Sabato 5 dicembre alle ore 18.00 nella Galleria d’arte contemporanea Quadrifoglio di Via Santi Coronati 13 in Ortigia sarà inaugurata una mostra personale del pittore Francesco Bertrand, a cura di Mario Cucé. L’artista sarà presente al vernissage. La mostra, che resterà aperta fino al 31 dicembre, intende rendere omaggio a uno degli artisti “storici” della Galleria di Via Santi Coronati.

Il noto pittore siracusano esporrà dieci opere di recente produzione, di diverse dimensioni ed eseguite con tecniche varie, che hanno per soggetto paesaggi, marine e nature morte. Le nuove opere si collocano lungo una linea pittorica neo-impressionista che ha avuto in Bertrand uno dei suoi maggiori promotori e interpreti.

Nelle sue tele sono la luce e i colori a creare la forma, a darle quell’energia, quella vibrazione interna che riesce a rendere in maniera plastica l’incresparsi delle onde nelle marine contemplate dai bastioni di Ortigia o il rapido passaggio di una nube che, proiettando la propria ombra sui campi e sugli alberi in primo piano, irradia di luce le piccole case bianche in lontananza.

Pittore di paesaggi ma anche di realtà quotidiane, Bertrand trasferisce il silenzio, il vuoto e l’assenza della figura umana, tipici dei suoi quadri, anche nelle tele raffiguranti le nature morte, i frutti, i vasi e i cesti di fiori, dove la delicatezza cromatica e la grafia minuziosa suscitano nell’osservatore la malinconica emozione del tempo che passa.

Francesco Bertrand è nato a Siracusa, dove vive e lavora. Ha partecipato a varie e prestigiose mostre sia in Italia che all’estero.

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle ore 17,00 alle 20,00.

Info e contatti
Galleria Quadrifoglio
Via dei SS. Coronati, 13 – Siracusa
tel: 0931 64443
mail: info@galleriaquadrifoglio.it
web: www.galleriaquadrifoglio.it

“Interni 2009/2015”, Emanuele Gregolin espone dal 24 ottobre al 21 novembre nel Centro d’Arte Malagnini

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Atelier 2011

Atelier 2011, olio e pastelli su cartone – cm37,5×48,5

Saronno (VA) – Dal 24 ottobre al 21 novembre il Centro d’Arte Malagnini in Via Verdi 20/22 ospiterà una personale di pittura di Emanuele Gregolin dal titolo “Interni 2009/2015”, a cura di Vera Agosti (inaugurazione sabato 24, ore 18.00).

In mostra una ventina di lavori che vanno dal 2009 a oggi, con dipinti a olio su tela e su tavola, carte raffinate e carboncini in bianco e nero. L’artista dipinge i luoghi del vissuto, gli spazi interni, che riflettono le caratteristiche di chi li abita. Dai salotti retrò, tra busti, dipinti, libri, morbide poltrone e quadri di Bacon, Giacometti e Velázquez alle pareti – riferimenti artistici fondamentali per l’autore – agli atelier dove trovano posto il tavolo da lavoro, le tele, la tavolozza, il pavimento segnato e graffiato, oggetti dimenticati che raccontano le loro storie.

All’inizio, scrive Vera Agosti nel testo in catalogo, i quadri di Gregolin aprono «alle figure umane, appena accennate, e alla città, con le finestre e le porte che danno sull’esterno. Le opere più recenti, invece, si concentrano sull’universo chiuso e le immagini passano da toni espressionistici febbrili a forme maggiormente astratte e pulite, che si asciugano e si solidificano, in un processo sempre più rigoroso. Le tele diventano forme simboliche pure».

Emanuele Gregolin (Milano, 1972) è approdato alla pittura dopo studi di Architettura e di pianoforte e organo al Conservatorio. Ha cominciato a esporre nel 1998 e da allora è stato protagonista di numerose personali e collettive sia in Italia che all’estero. Autore di pregevoli libri d’arte, ha fondato le Edizioni Atelier60, casa editrice che opera nel settore dell’arte. Vive e lavora a Novate Milanese. Le sue opere sono esposte in permanenza nel Centro d’Arte Malagnini.

La mostra osserverà i seguenti orari: da lunedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19:30, domenica su appuntamento.

Info e contatti
Centro d’Arte Malagnini
Via Verdi 20/22 – 21047 Saronno (VA)
Tel. +39 338.7654600
http://www.centrodartemalagnini.com/
info@centrodartemalagnini.com/

Tra pittura e improvvisazione, omaggio di Giovanni Robustelli a Carmelo Bene

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

RobustelliModica (RG) – Domenica 11 ottobre alle ore 19.00 nella Galleria Lo Magno di Via Risorgimento n. 91/93 si inaugura una mostra personale di Giovanni Robustelli dal titolo “Il più cretino”, a cura di Giuseppe Lo Magno, con testi critici di Elisa Gradi.

Il titolo della mostra, tratto da un monologo dell’attore e drammaturgo Carmelo Bene nel film “Nostra Signora dei Turchi” da lui diretto (1968), allude a quello stato di semplicità e innocenza, di istupidimento che sconfina nell’abbandono e nella contemplazione visionaria e mistica. Non solo. «Il titolo di questa mostra – aggiunge l’autore – è anche riflesso su di me, sullo stesso auspicio di Carmelo Bene, giocando anche sulla provocazione del ridicolizzarmi, per mostrare il fianco, per non scherzare come gli adulti ma giocare come i bambini».

Quindici le opere in mostra, per lo più acquerelli. I lavori di Robustelli, come scrive la curatrice Elisa Gradi nel testo che accompagna la mostra, si muovono tra pittura figurativa e astrazione.

La sua scrittura «non segue […] un partito pittorico prestabilito, segnando un punto di congiunzione con la precisa volontà non-rappresentativa del teatro di Carmelo Bene. Né altrimenti si potrebbe restituire la fedeltà dell’esplorazione di un territorio pittorico che inglobi spazio, tempo e movimento, aprendosi fino allo sconfinamento nel campo dell’astrazione. Si tratta, dunque, di una sfida di sintesi fra pittura ed improvvisazione che il pittore tenta di far emergere in ogni composizione: della prima, egli conserva l’importanza del gesto, legato alla liricità della forma; della seconda, l’eco del movimento e del suono, in quanto portatori di valori trascendentali. Dal loro incontro scaturisce un concerto di sensi, le cui impressioni si rimandano l’una all’altra in un crescendo di variazioni e incrinature, che il pubblico sarà invitato a vivere nella piena libertà interpretativa, apprezzando la ricerca di un autore per cui non nel quadro finito si esaurisce lo sforzo creativo, ma da questo, tutto ha inizio».

Giovanni Robustelli (Vittoria, 1980), pittore, illustratore, sperimentatore si è formato artisticamente a Genova, avviando proficue collaborazioni con gallerie d’arte, curatori e critici tra la città della Lanterna e Milano. Di recente la sua ricerca artistica si è orientata verso performance cinestesiche, dove le note del sax del jazzista Francesco Cafiso o l’orchestra di sapori nei piatti dello chef Ciccio Sultano si fondono con il suo gesto pittorico. Le sue opere fanno parte di varie collezioni private italiane ed estere.

La mostra resterà aperta fino al 14 novembre (visite tutti i giorni, ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso la domenica)

Info e contatti

Galleria Lo Magno,

Via Risorgimento, 91-93, Modica (RG)
tel. 0932 763165
mail: gallerialomagno@virgilio.it

web: www.gallerialomagno.it

“Last Minute”, quattordici artisti espongono al Centro d’Arte Malagnini

Scritto da inpress il . Pubblicato in Arte

T. Chiappa

T. Chiappa, Underground, olio su tela, 2015

Saronno (VA) – Dal 26 settembre al 17 ottobre il Centro d’Arte Malagnini di Via Verdi 20-22 ospita la collettiva “Last Minute” a cura di Michele Malagnini (inaugurazione sabato 26 ore 18.00). Espongono Antonio Bencich, Dario Brevi, Gianni Cella, Tommaso Chiappa, Sara Digiovanni, Davide Ferro, Radoslaw Kwast, Marcello Mazzella, Rosario Mazzella, Marco Pessa, Massimo Romani, Sabrina Romanò, Tony Tedesco, Sophie Tringali.

La mostra, che inaugura la nuova stagione espositiva della storica galleria saronnese, comprende opere pittoriche, sculture e installazioni di artisti che si sono misurati sul tema proposto.

L’espressione “Last Minute”, che indica offerte turistiche vendute a prezzi scontati per coprire i posti rimasti invenduti a poche ore dalla partenza, diventa il simbolo stesso della società contemporanea, con i suoi ritmi frenetici. Una società “Last Minute”, la nostra, che consuma azioni, emozioni, rapporti umani, mode e culture sotto la spinta di un cambiamento continuo che rende la realtà fluida, incerta e priva di valore.

La mostra propone esperienze artistiche, stili e linguaggi differenti, che spaziano dalle opere di matrice metafisica in versione pop di Antonio Bencich alle originali installazioni-sculture che fondono fantasia e colore di Dario Brevi; dai collage di eco-arte di Sabrina Romanò alle figure metropolitane di Tommaso Chiappa; dalle sculture irriverenti e accattivanti di Gianni Cella al subconscio ideativo di Rosario Mazzella, fino alle figure colorate e spettrali di Davide Ferro, solo per citarne alcuni.

La mostra osserverà i seguenti orari: martedì e mercoledì aperto su appuntamento; giovedì e venerdì, ore 16.00-19,00; sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30; domenica dalle 10.30 alle 13.00.

Info e contatti
Centro d’Arte Malagnini
Via Verdi 20-22, Saronno (VA)
Tel. 338 7654600- 320 3733769
mail: centroartemalagnini@tiscali.it