Ragazzi su Social e Chat in età troppo prematura, videogiochi e contenuti violenti fruiti già in età preadolescenziale.

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Internet, Istruzione, Italia, Tecnologia, Tecnologia Personale

L’edizione 2018 dell’iniziativa G DATA “Cyberbullismo 0 in condotta” ha coinvolto circa 2000 ragazzi e 400 genitori di 9 provincie e 4 regioni italiane (Liguria, Piemonte, Lombardia, Marche). Risulta ancora preoccupante il livello di disinformazione dei ragazzi a fronte dei rischi a cui sono esposti in età fin troppo prematura.

Bologna – Essenziale per G DATA l’attività di formazione degli allievi delle scuole elementari e medie inferiori condotta insieme allo specialista della sicurezza in Rete Mauro Ozenda tra febbraio e maggio 2018. “La consapevolezza di aver portato, laddove mancava, un’educazione e cultura digitale di base per consentire ai nativi digitali di navigare, condividere e sfruttare le enormi potenzialità che la Rete presenta, riducendone al massimo i pericoli è per noi un’enorme fonte di motivazione: l’80% delle informazioni trasmesse ai 2000 ragazzi e 400 genitori coinvolti nell’attività di sensibilizzazione erano sconosciute ai destinatari dell’intervento fino al giorno prima”, commenta Giulio Vada, Country Manager di G DATA Italia, che non manca di menzionare un dato particolarmente preoccupante: rispetto al 2017 si sono anticipati i tempi nell’utilizzo di console e tablet connessi a Internet, impiegati già a partire dai 6 anni senza alcuna restrizione né filtro sui contenuti.

Dati allarmanti

Il feedback raccolto sull’utilizzo di Internet e Social da parte dei ragazzi in età compresa fra i 9 e 13 anni è il seguente:

  • Nota positiva: rispetto all’anno precedente si riscontra una maggior consapevolezza dell’importanza di avere un antivirus su dispositivi Android. Solo il 20% dei ragazzi coinvolti non ne è dotato a fronte di una quota di impiego di device con questo sistema operativo del 95%
  • Il 90% afferma di non avere mai avuto un parental control sul dispositivo
  • Il 40% non protegge il proprio smartphone con doppio PIN e blocco schermo
  • L’80% tiene sempre attivi wifi e geolocalizzazione
  • L’80% naviga su internet prima dei 10 anni, tablet e console connessi a Internet sono impiegati già a partire dai 6 anni
  • I ragazzi di 11-13 anni sono iperconnessi e interconnessi: circa il 60% di loro è costantemente online. L’utilizzo medio di Internet, messaggistica istantanea e Social è di 5h al giorno. Prosegue sino a tarda sera e anche nelle ore notturne
  • In generale l’80% è attivo sui social (soprattutto Instagram e Musical.ly) prima del 13 anni, non si curano dell’innalzamento della soglia ai 16 anni a partire dall’entrata in vigore del GDPR, certi che i genitori daranno comunque l’autorizzazione all’utilizzo di queste piattaforme
  • Il 95% risulta “multitasking” a grave detrimento dell’attenzione
  • Il 95% usa Whatsapp (già a partire dalla quinta elementare), piattaforma preferita dai ragazzi delle medie la cui presenza su Snapchat è considerevolmente calata rispetto al 2017, poiché la piattaforma è considerata un doppione di Whatsapp
  • La maggior parte dei ragazzi crea nuovi profili social qualora si dimentichi la password di accesso, lasciando i profili “abbandonati” alla mercè dei cybercriminali
  • Videogiochi violenti già in quinta elementare (il 20% dei bambini) nonostante l’indicatore PEGI imponga un’età minima di 18 anni per l’esposizione a contenuti violenti
  • Una piccola percentuale ha già effettuato in quinta elementare acquisti in-app per un valore medio tra i 10 e i 50 Euro. Fenomeno da ariginare assolutamente poiché col tempo può portare a fenomeni di ludopatia
  • Sempre più spesso sono i figli ad indicare ai genitori come configurare nel giusto modo la privacy e la sicurezza sui profili social, imponendo loro a volte persino la modifica delle password della casella primaria di posta elettronica

Social, Intrattenimento e videogiochi

Il primo dato che emerge è il fatto che, eccezioni a parte, sui dispositivi dei ragazzi manca qualsiasi funzionalità di Parental Control o Protezione Minori, restrizioni e opportune configurazioni che dovrebbero consentire da un lato al genitore di controllare il figlio dall’altro di evitare che i bambini finiscano su contenuti inadatti, utilizzino giochi non adatti alla loro età, o ne abusino in termini di tempo dimenticandosi di tutto il resto. I nativi digitali utilizzano i dispositivi connessi alla Rete in modalità “multitasking”. Un modus operandi foriero di distrazioni che, quando si utilizzano strumenti quali Whatsapp o Instagram possono tramutarsi in un serio problema. Basti pensare all’inoltro di un contenuto strettamente personale a un gruppo anziché all’amico del cuore piuttosto che condividere l’immagine sbagliata sul proprio profilo Instagram.

In termini di messaggistica istantanea Whatsapp risulta essere lo strumento preferito dai ragazzi delle medie per comunicare con amici e parenti preferito. Hanno un gruppo per ciascun hobby o attività sportiva che condividono con i amici e non (i ragazzi risultano collegati mediamente ad almeno 5 gruppi: quello della classe, dei parenti più stretti, dei gamer, delle muser e dell’attività sportiva che svolgono). Sono inconsapevoli del fatto che un messaggio inviato e poi cancellato si possa comunque recuperare.

Fra i Social il più usato fra le ragazzine nella fascia 9-12 anni resta Musical.ly. Sebbene rispetto al 2017 si sia riscontrata una maggior attenzione circa l’attivazione di un profilo privato su questa piattaforma una parte dei fruitori accetta comunque richieste di amicizia di sconosciuti facendo dunque decadere i benefici derivanti dal profilo privato. Altra differenza rispetto all’anno precedente è il calo drastico di iscritti nella fascia tra i 13 e i 14 anni, che l’abbandonano per un improvviso pudore. Purtroppo però, quando decidono di farlo, cancellano l’app pensando di aver disattivato l’account, che invece rimane in standby a disposizione del primo “cacciatore di profili abbandonati” intento al furto d’identità. Quello dei profili abbandonati è un problema è abbastanza comune fra i giovani: una volta iscrittisi a un servizio, qualora ne dimentichino la password non tentano di recuperarla, generano semplicemente un nuovo profilo. Scarsa quindi l’attenzione nella gestione delle password e dei dati personali inseriti sui profili e condivisi con perfetti sconosciuti. Sino ai 16 anni i bambini che utilizzano i social dovrebbero sempre avere un nickname di fantasia, una foto profilo di fantasia, dati personali oscurati, cosa che avviene nel minor numero di casi.

Musica, immagini e video sono il tipo di contenuti che maggiormente attrae i ragazzi. Immagini e foto in particolare vengono condivise per lo più su Instagram. Anche questo caso, rispetto all’anno precedente, i ragazzi sono maggiormente consapevoli dell’importanza di gestire un profilo privato ma il desiderio di sapere chi ha sbirciato o si ha salvato le immagini o video postati prende il sopravvento e spinge molti di loro (soprattutto le ragazze) a creare profili aziendali per poter vedere chi e quanti hanno consultato il loro profilo, hanno guardato le immagini e i video postati, fruendo delle statistiche aggiornate appannaggio delle aziende, rinunciando ai vantaggi del profilo privato.

Entrando poi nel mondo dell’intrattenimento, i ragazzi in particolare prediligono videogiochi quali Minecraft , Clash Royale, Fortnite e GTA. Quest’ultimo impiegato per un buon 20% già in quinta elementare, nonostante l’indicatore PEGI ne consigli la fruizione a partire dai 18 anni per la continua esposizione a contenuti di tipo violento.

Fra le principali piattaforme di intrattenimento musicale ricordiamo Spotify (scaricato su alcuni device e craccato per usufruire delle funzioni altrimenti a pagamento) e per le Serie TV da evidenziare Netflix con abbonamento PREMIUM che consente la visione contemporanea su 4 schermi (uno paga l’abbonamento e poi si dividono i costi in 4).

Rispetto all’installazione delle app permane la superficialità e la carente verifica delle recensioni delle app. Una buona percentuale di ragazzi utilizza aptoide, negozio online di applicazioni che, se utilizzato impropriamente per scaricare applicazioni craccate, aumenta notevolmente il rischio di essere infettati da malware.


L’infografica intera è reperibile qui


GDATA

Fondata nel 1985 a Bochum, G DATA vanta una storia di oltre trent’anni nella lotta e prevenzione contro le minacce informatiche ed è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT, insignite di numerosi riconoscimenti per la qualità della protezione fornita e l’intuitività d’uso. G DATA produce e commercializza soluzioni di sicurezza totalmente aderenti alle normative europee sulla protezione dei dati. Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza per le imprese, dalle micro alle grandi aziende, e applicazioni rivolte all’utenza consumer. Partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP, G DATA ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati. L’azienda patrocina altresì il Teatro Comunale di Bologna e diversi eventi volti all’accrescimento culturale e all’aggregazione sociale tra cui mostre e corsi presso istituti scolastici per favorire un uso consapevole del web e dei social media. Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Per raggiungere il nostro obiettivo non ci servono file: ecco Rozena, il malware “fileless”

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Comunicati Stampa, Informatica, Tecnologia

Un nuovo approccio per una vecchia tecnica

Bochum (Germania), 3 luglio 2018

I malware privi di file fanno leva su vulnerabilità per avviare comandi malevoli o lanciare script direttamente dalla memoria utilizzando strumenti di sistema legittimi come Windows PowerShell. Code Red e SQL Slammer sono stati pionieri dei malware “fileless”, il cui utilizzo risale all’inizio del 2000. Un approccio che sta nuovamente prendendo piede.

Nella prima metà dell’anno il termine attacco “fileless” è stato sulla bocca di tutti all’interno della comunità di Cyber Security. È una tecnica di attacco nota da quasi vent’anni, che non prevede lo scaricamento o il deposito di file malevoli sul disco fisso per eseguire comandi o script illeciti, bensì li lancia direttamente dalla memoria sfruttando strumenti legittimi.

Tuttavia, oggi è necessario differenziare: il termine “fileless” può essere una denominazione impropria se pensiamo che ci sono attacchi che possono coinvolgere la presenza di file nel computer, come un allegato di una mail di spam. Una volta eseguito, il malware potrebbe comunque salvare un file nel disco e successivamente usare la tecnica “fileless” per raccogliere informazioni sul sistema e diffondere l’infezione attraverso la rete tramite exploit o iniezioni di codice che lanciano comandi illeciti  direttamente dalla memoria tramite strumenti di sistema legittimi. Nel solo 2017, il 13% dei malware che abbiamo registrato si avvaleva di PowerShell per compromettere i sistemi.

Da quando PowerShell e Windows Management Instrumentation sono stati integrati come strumenti del sistema operativo Windows, se ne abusa largamente per attività fraudolente. Un noto malware che utilizza PowerShell per scaricare ed eseguire codici malevoli è il downloader Emotet.

Rozena

Ci sono anche vecchi malware mutati in attacchi “fileless”. Questi malware hanno l’obiettivo di essere più efficienti nell’infettare le macchine e di evitare di essere localizzati: un esempio è Rozena.

Rozena è un malware che crea una backdoor in grado di stabilire una connessione shell remota con l’autore. Una connessione andata a buon fine è preoccupante in termini di sicurezza, sia per la macchina infetta, sia per gli altri comuputer collegati alla stessa rete.

Visto per la prima volta nel 2015 Rozena ha fatto il suo ritorno nel marzo 2018. Il nuovo Rozena, come la sua versione precedente, mira ancora al sistema operativo Microsoft Windows, ma ciò che fa la differenza è il suo adattamento alla tecnica “fileless” e allo sfruttamento di script PowerShell per raggiungere il proprio obiettivo.

Nello specifico, dato che una delle funzioni standard di Windows è quella di non mostrare l’estensione dei file, è semplice per l’autore del malware camuffarlo in modo da farlo apparire innocuo. Rozena ad esempio usa l’icona di Microsoft Word ma è in realtà un eseguibile di Windows.  Essere infettati con un malware che può letteralmente fare quello che vuole con macchina compromessa, i documenti archiviativi e la rete a cui è collegata è terrificante, per il congruo numero di minacce che trovano accesso al sistema e per l’alto potenziale dannoso (l’analisi tecnica completa è reperibile sul Blog di G DATA). Ora che Rozena segue la via del “fileless” per insediarsi ed eseguire i propri codici, la sua attività malevola si intensifica.

Secondo un recente studio condotto da Barkly in collaborazione con l’Istituto Ponemon, che ha visto coinvolti 665 responsabili IT, è emerso che gli attacchi “fileless” sono 10 volte più efficaci rispetto ai “file-based”.

Prevenzione

Il malware si adatta con il cambiare del mondo, non stupisce quindi l’uso di strumenti legittimi integrati per sferrare attacchi lasciando gli utenti indifesi. Fortunatamente però c’è ancora un modo per proteggersi da questi tipi di attacchi:

  1. Mantenere i sistemi operativi e i programmi sempre aggiornati, inclusa l’installazione delle patch di sicurezza. Questo perché è noto come i sistemi più datati abbiano molte vulnerabilità che possono essere sfruttate per attacchi informatici.
  2. È fortemente sconsigliato scaricare, salvare ed eseguire file di provenienza ignota. Gli autori di malware usano ancora i canali tradizionali per spingere gli utenti ad eseguire file malevoli. Se disabilitare gli strumenti di sistema, soprattutto PowerShell non è un’opzione, si può configurare PowerShell in modo da prevenire l’esecuzione di script sospetti.
  3. Impostare la modalità Constrained Language di PowerShell – questo limiterà le capacità di PowerShell, rimuovendo funzionalità avanzate come chiamate .Net e Windows Api, la maggior parte degli script PowerShell infatti si avvalgono di questi parametri e metodi.
  4. Abbinare PowerShell con AppLocker – questo impedirà l’esecuzione di binari non autorizzati.

Film e Serie TV: online il blog di Giampaolo Sutto

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Informatica

Giampaolo Sutto, nato in Veneto, è un professionista attivo in ambito informatico. Grande appassionato di Serie TV, ha aperto un blog nel quale esprime le proprie considerazioni sul piccolo e grande schermo.

Il blog di Giampaolo Sutto

Quello delle Serie TV non è di certo un format sconosciuto al piccolo schermo. Eppure, in particolar modo negli ultimi anni, questo mondo ha vissuto un vero e proprio boom. Chi è appassionato di cinema sa bene che siamo entrati in un’epoca d’oro, tanto che molti registi (e attori) hanno preferito dedicare i propri sforzi in questa direzione. Da Steven Spielberg a Martin Scorsese, l’offerta probabilmente non è stai mai così ricca. È il pensiero di Giampaolo Sutto, informatico e appassionato divoratore di film e Serie TV. Iscritto a Netflix, ha avuto modo di osservare come ad esempio la piattaforma statunitense abbia fatto di questa tendenza il proprio cavallo di battaglia, sfornando numerose opere di sua produzione. Ma non è la sola: anche i suoi concorrenti stanno lavorando in questa direzione. Restare al passo coi tempi e orientarsi in questo caos diventa dunque sempre più difficile. Per aiutare lo spettatore smarrito, Giampaolo Sutto ha deciso di dare vita a un blog dove pubblica numerose recensioni e classifiche, tese a dare una mano a chi come lui a volte è indeciso su cosa vedere in streaming. Appassionato di fantascienza, ha dedicato una parte del suo nuovo spazio digitale all’argomento, intitolato “L’angolo della fantascienza di Giampaolo Sutto”.

Giampaolo Sutto: la biografia

Originario del Veneto, regione nella quale si è formato ed attualmente risiede e lavora, Giampaolo Sutto per mestiere è un informatico. Sin da piccolo, grazie in particolare ai cartoni animati, si è innamorato del Giappone, terra che nel corso della sua vita ha visitato in più occasioni, dalla capitale Tokyo sino alla più lontana Sapporo. Del Paese del Sol Levante adora anche i Manga, tanto da non mancare mai alle principali fiere di settore (tra gli esempi Lucca Comics e Cartoomics). Cultore del genere fantascientifico, tra le pellicole preferite da Giampaolo Sutto rientrano Alien, Star Wars, La Cosa e Blade Runner. Tra i generi che apprezza maggiormente spazio anche per l’horror e per il cinema Made in Japan. Seguace delle idee di Steve Jobs, suo grande idolo, durante il tempo libero lascia la mente libera di vagare alla ricerca dell’idea che rivoluzionerà il mercato dell’elettronica di consumo. Non disdegna nel frattempo di affrontare anche lunghe sessioni di gioco in multiplayer con i suoi migliori amici.

Francesco Pavolucci: E-commerce in Italia occorre un patto con la logistica

Scritto da francescopavolucci il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet

Francesco Pavolucci, CEO di Energo Logistic, spiega l’importanza di modificare da parte di chi si occupa di logistica la gestione delle consegne: devono essere programmate per evitare viaggi a vuoto che determinano il traffico.


L’e-commerce in Italia è in forte crescita, ma ha bisogno di pensare ad un patto con la logistica che è il “collo di bottiglia” dove spesso si blocca la scelta dell’acquisto. La mancata consegna e l’aumento del traffico sono le criticità presenti nel settore.
Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano le spedizioni in Italia nel 2018 saranno circa 230 milioni e la crescita prevista dell’e-commerce sarà del 15% in più rispetto al 2017 con un valore assoluto di 27 miliardi di euro e una quota del 6,5% sul totale degli acquisti.

Per gli esperti questa crescita sarà inarrestabile e richiederà presto di ripensare alle città con un intervento istituzionale. Così come renderà necessario risolvere alcune criticità in grado di rivoluzionare soprattutto il sistema della logistica urbanadell’ultimo miglio, con particolare attenzione alla riduzione del traffico, alle emissioni nocive per l’ambiente e alla customer satisfaction.

Distribuzione e spedizioni in Italia: come deve cambiare la logistica?
“In tema e-commerce, uno studio di UPS ha dimostrato infatti che il 58% dei clienti disinformati sulla data di consegna abbandona l’acquisto online. L’informazione relativa ai tempi di consegnarisulta quindi non importante, ma essenziale. – spiega Francesco Pavolucci, CEO di Energo Logistic – Considerate quindi le esigenze sempre più stringerti di chi acquista on line, la nostra azienda ha già iniziato nelle principali città italiane a garantire ai propri clienti il giorno e la fascia oraria di consegna del prodotto, in modo che il consumatore possa scegliere in fase di acquisto articolo quando farsi consegnare il prodotto”.

Infatti tra i servizi aggiuntivi alla consegna che i consumatori considerano più interessanti sono proprio quelli che permettono di ridurre i disagi insiti nella consegna a domicilio come la consegna al piano, la prenotazione della consegna in date e orari prestabiliti e punti di ritiro alternativi al domicilio.
In merito a quest’ultimo servizio secondo i sondaggi di Netcomm, il 76,4% dei pacchi viene ancora ritirato presso la propria abitazione e solo il 9% in punti di consegna alternativi.

Quindi se la consegna è l’elemento che maggiormente incide sulla soddisfazione complessiva dell’e-shopper, le modalità di ritiro avranno presto un peso decisamente maggiore rispetto all’attuale, considerando che è la logistica l’elemento cruciale per l’e-commerce in Italia.

A cura di:
Ufficio Stampa Laura Ravasio – Nuova Comunicazione
cell. 348 9330574
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Passare dalla consapevolezza dei rischi alla vigilanza inconscia: un fattore chiave nella sicurezza informatica

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

L’essere umano continuerà a svolgere un ruolo chiave all’interno dei meccanismi di sicurezza informatica. La cultura della vigilanza rappresenta un progetto d’impresa di importanza vitale se le aziende intendono proteggersi in modo sostenibile ed efficace contro le minacce informatiche.

L’incremento degli attacchi informatici non sorprende, come non sorprende il fatto che questi diventino sempre più complessi e coinvolgano trasversalmente ogni settore economico. Tendenze che spingono parte delle aziende a rivedere la propria posizione e a mettere in atto nuove iniziative di formazione degli addetti sulle buone pratiche informatiche: adattare costantemente abitudini e comportamenti per fronteggiare la fuga di informazioni sensibili, i danni reputazionali, la perdita della fiducia che partner e clienti ripongono nell’organizzazione e le altre conseguenze di eventuali attacchi risulta imperativo. Dopo essersi concentrate sulla sensibilizzazione, le aziende dovranno educare i propri impiegati alla vigilanza, trasformandoli nell’ultimo baluardo di difesa contro le minacce informatiche.

Matthieu Bonenfant, Chief Marketing Officer – ‎Stormshield

La fine del predominio delle tecnologie come barriera ultimativa contro le nuove minacce

Sebbene componente essenziale, la tecnologia da sola non è garante assoluto di protezione. Il fattore umano è altrettanto importante e chiaramente va inserito nelle politiche di sicurezza aziendali. Per questo motivo alcune aziende conducono attività di sensibilizzazione nelle forme più disparate, da corsi quasi scolastici, a presentazioni frontali, esercizi di simulazione, e-learning, ecc. Tuttavia, spesso queste iniziative sono poco frequenti e non risultano coinvolgere gli addetti al punto da consentire il passaggio dell’intera organizzazione da un’attenzione consapevole alla competenza inconscia spesso descritta nei trattati di programmazione neurolinguistica (NLP).

L’obiettivo ultimo è che l’organizzazione raggiunga uno stato di perpetua vigilanza attraverso un esercizio inconscio ed automatico delle proprie competenze, prendendo in prestito dalla vita quotidiana l’approccio Zanshin**, ossia prestando (inconsciamente però) un’attenzione particolare e continua ad azioni o comportamenti che potrebbero esporre il sistema informativo a un’intrusione o a un attacco. Formazione costante e simulazioni frequenti permetterebbero al personale di sviluppare più facilmente gli automatismi necessari per la propria trasformazione in ultima linea di difesa. Sebbene l’intelligenza artificiale stia infatti facendo passi da gigante in termini di riconoscimento dei comportamenti anomali, non è ancora sufficientemente matura per sostituire le capacità analitiche degli esseri umani. È pertanto indispensabile che gli impiegati si “evolvano” al fine di raggiungere quello stato di continua vigilanza che permetterà loro di prendere la decisione giusta al momento giusto, lavorando meglio e sapendo cosa fare senza farsi prendere dal panico.

Altro elemento essenziale per il raggiungimento di tale obiettivo è la condivisione delle informazioni tra gli impiegati e la creazione di una sorta di “risposta condivisa”. Attualmente la tecnologia digitale e le piattaforme collaborative sono intrinsecamente connesse, specie all’interno delle organizzazioni geograficamente distribuite, rendono quindi possibile creare forum interni, spazi online ed altri strumenti impiegabili per trasmettere informazioni in tempo reale ai CISO oppure, dall’altro lato, per trasferirle direttamente ai gruppi operativi.

**Il termine Zanshin è giapponese 残心 e significa vigilanza contro i tuoi oppositori, letteralmente “lo spirito che resta”. Questa è un’attitudine sviluppata all’interno delle arti marziali giapponesi (fonte).

CHI È STORMSHIELD

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Consulenza SEO marketing per l’ottimizzazione digitale

Scritto da rgtreg il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet

Gestire un sito web professionale non è un’operazione semplice, in particolare quando abbiamo altre attività da gestire. Una buon utilizzo delle nostre risorse sul web può portare a grandi risultati, a un aumento delle visualizzazioni e a molti click, ma l’impegno che si mettene nella digitalizzazione deve essere ingente. Fallire in questo significa sprecare grandi quantità di tempo senza nessun risultato effettivo, ma solo con perdite. Per questo è sempre utile affidarsi ad una ottima agenzia per la vostra consulenza seo marketing, questo vi permetterà di investire efficacemente e senza rischi di fallimento in un esperto in ciò che cercate, risparmando grandi quantità di tempo. Esternalizzare le attività riguardanti la digitalizzazione di un azienda è sempre caldamente raccomandato, infatti l’aspetto web è fondamentale per molti aspetti: vendite, guadagni, visibilità, network e tanto altro. Non avere un sito web, e tutto ciò che lo può riguardare, adeguatamente sviluppato può significare fallire in tutti i campi collegati. Questo ci porta a dover creare un ottimo sito web professionale, digitalizzare al meglio, avere un buon web design,  e ottimizzare la SEO per garantire al sito di essere indicizzato e di raggiungere un alto posizionamento sui motori di ricerca. Ma come può fare tutto questo un’agenzia di web marketing ed un consulente SEO?

Consulente web marketing per l’ottimizzazione SEO

Le attività svolte dall’agenzia per la vostra consulenza in materia di SEO e marketing sono molteplici. Prima di tutto si assicurerà che il vostro sito web sia creato in modo professionale così da fornire da buona base per le azioni future e per i scopi proposti, ecommerce, ottimizzazione, indicizzazione, mentre nel caso in cui voi già siate in possesso di un sito, il consulente web si occuperà di aggiustare in suo web design in modo da renderlo massimamente efficiente agli scopi. Queste sono le competenze di base, ma il lavoro eseguito da un agenzia di web marketing è continuo e senza interruzione. Una volta che saremo in possesso di un sito web perfetto potremo preoccuparci della sua visibilità: il che significa iniziare a lavorare sulla SEO e sull’indicizzazion del sito, quindi ottimizzare i contenuti, fare un’intensiva attività di marketing e posizionarsi sempre tra i primi risultati su google e altri motori di ricerca.

Cosa sono i serrvizi SEO?

I servizi di search engine optimization, più comunemente chiamata SEO, sono tutto quell’insieme di attività che hanno lo scopo di indicizzare il sito e migliorare il posizionamento di una pagina web tra i rusultati di una ricerca su Google o simili. Le attività specifiche sono tantissime e molto varie, per poter risultare efficaci su molti livelli, ma in generale riguardano l’ottimizzazione dei contenuti digitali di un sito web, dal design all’utilizzo delle parole tutto viene perfezionato per poter essere indicizzato e categorizzato come autorevole e rilevante, così da essere portato in primo piano nelle ricerche inerenti. Queste attività permetteranno alla vostra azienda di espandersi molto più efficacemente nel vostro target specifico, senza sprechi di tempo o risorse, senza errori di percorso e senza perdite, con oottimi ritorni!

Quando la sicurezza delle Unified Communications passa per il telefono IP

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia Personale

Quando si valuta l’implementazione di una nuova piattaforma per le Unified Communications è necessario soppesare il livello di sicurezza garantito sia dalla soluzione sia dai terminali IP: mettere tutto sotto chiave non rende l’infrastruttura più sicura, soprattutto se la chiave è alla portata di chiunque.

Nelle aziende l’adozione di una piattaforma di Unified Communications altamente integrata con l’infrastruttura IP e le applicazioni di rete deve necessariamente prendere in carico una grande sfida: tutelare le conversazioni interne e esterne contro eventuali intercettazioni e proteggere lo scambio di dati tra la soluzione UC, i terminali e le applicazioni condivise, come i CRM. A differenza del passato, oggi i criminali possono sedere comodamente al proprio PC e con appositi strumenti accedere via internet ai sistemi VoIP, intercettare le chiamate e procacciarsi dati e/o informazioni che andrebbero protette. A differenza del passato, dove bastava inserire un microfono nella cornetta o agganciarsi alla centrale in strada, oggi infiltrarsi in una rete IP avanzata o intercettare le telefonate non è più semplicissimo, ma è comunque un rischio noto agli operatori e ai vendor di soluzioni e terminali IP, che si adoperano quotidianamente per garantire ai propri clienti un maggior livello di sicurezza con l’introduzione di tecnologie di cifratura punto-punto per i telefoni IP senza fili e cablati, per il traffico voce e la trasmissione di dati e altre misure di protezione. Per essere certi di beneficiare di soluzioni all’avanguardia senza scendere a compromessi con la sicurezza delle conversazioni, è quindi necesario soppesare il livello e la metodologia di protezione offerti dalla piattaforma UC e supportati dai terminali anche in base al costo e al concreto beneficio in termini di utilizzo.

Snom, il noto produttore berlinese di telefoni IP da tavolo, cordless e da conferenza, ha identificato tre criteri discriminanti che qualunque azienda dovrebbe esaminare prima di procedere all’adozione di una nuova soluzione completa per la telefonia via IP.

Snom D785

Snom D785

Sicurezza della configurazione automatica dei terminali

Il cosiddetto “provisioning automatico” ossia il processo che consente alla soluzione UC di distribuire con un click la configurazione e i parametri utente impostati ai più diversi terminali deve essere tutelato.

Durante il processo, questi dati particolarmente sensibili vanno trasmetti attraverso un protocollo di trasporto sicuro (TLS/SSL). Per mettere ancora più in difficoltà potenziali hacker che tentano di intercettare le chiamate con attacchi “man in the middle”, la soluzione UC e il terminale dovrebbero scambiarsi un certificato necessario per garantire una corretta autenticazione del dispositivo al server per la telefonia, assimilabile al controllo passaporti all’ingresso o all’uscita degli aeroporti. Va da sé che se la soluzione UC offre questo tipo di tecnologie per la configurazione e l’autenticazione ma il terminale IP non le supporta, la comunicazione non sarà protetta.

Allo stesso tempo è imperativo che la trasmissione dei dati utente dal centralino IP al terminale non sia intercettabile e/o che i dati non siano leggibili. Se la soluzione VoIP/UC non assicura questa tutela, persone non autorizzate possono eventualmente accedervi e utilizzare i dati per l’autenticazione dell’utente per effettuare chiamate ovunque a carico, ovviamente, dell’azienda hackerata. Una possibile soluzione, qualora questa forma di tutela manchi, è autorizzare esclusivamente l’accesso di terminali IP specifici alla rete previa autenticazione quale client. Se tuttavia né il centralino, né il telefono IP supportano l’autenticazione “client” indipendentemente dall’autenticazione dell’utente, non sarà possibile porre rimedio al rischio di abuso delle linee telefoniche utilizzando credenziali legittime.

La password

Tutto questo però non è molto di aiuto se l’accesso al terminale non è protetto tramite una password robusta, che non necessariamente deve essere nota all’intero staff. E’ quindi necessario valutare quali addetti possono avere accesso a quale telefono IP e se l’accesso debba essere granulare (utente/admin).

Inoltre, molte applicazioni richiedono codici di accesso individuali. Una regolamentazione complessa delle password abbinata alla necessità di modificarle dopo un certo lasso di tempo non fa altro che favorire il buon vecchio post-it attaccato al monitor o alla testiera. Una pratica i cui rischi si possono prevenire se la piattaforma UC, il terminale IP e ovviamente l’utente supportano l’autenticazione a due fattori (p.es. password e codice inviato tramite SMS) o un accesso unico valido per tutti i servizi.

La cifratura

La cifratura va applicata anche all’invio di segnali tra le diverse connessioni e al trasferimento di dati vocali. Un elemento è imperativo affichè l’altro funzioni: chiudere una porta non previene l’accesso indesiderato se la chiave è sotto lo zerbino.

Un avviso: una cifratura totale che copra tutte le connessioni, i terminali e le applicazioni è più o meno inesistente nella telefonia business. La cifratura dei dati termina nel punto in cui raggiunge i sistemi dell’operatore telefonico. La ragione di ciò è da un lato l’obbligo di consentire eventuali intercettazioni su richiesta del giudice, dall’altro l’elevata complessità tecnica legata all’impiego di un sistema di cifratura “end-to-end”.

Se è richiesto un alto livello di sicurezza, l’unico modo è implementare una VPN (virtual private network), come i telefoni IP Snom o una rete MPLS (multiprotocol network switching).

Conclusioni

Tutto era più semplice qualche tempo fa! C’era un firewall che proteggeva l’accesso a internet e tutti i dati erano archiviati localmente. Oggi numerose soluzioni e servizi sono dislocati “fisicamente” in luoghi diversi e i dati si trovano spesso nel cloud. Varrebbe quindi la pena chiedere dove siano archiviati effettivamente i dati sensibili (log del centralino, contatti della rubrica / CRM, impostazioni utente) e come essi vengano trattati. Di interesse ancora maggiore è sapere se i dati sono ospitati su server nel proprio Paese o distribuiti in tutto il mondo. Un problema di sicurezza che riguarda meno il rischio di hackeraggio quanto più l’uso dei dati a scopo statistico o per spionaggio industriale ad opera di terzi.

Chi è Snom

Leader su scala mondiale e marchio premium di innovativi telefoni VoIP professionali di livello enterprise, Snom fu fondata nel 1997 e ha sede a Berlino. Pioniere del VoIP, Snom lancia il primo telefono IP al mondo nel 2001. Oggi, il portafoglio di prodotti Snom è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di comunicazione presso aziende di ogni ordine e grado, call center, nonché in ambienti industriali con particolari requisiti di sicurezza.

Sussidiaria di VTech Holdings Limited dal 2016, Snom conta uffici commerciali dislocati in Italia, Regno Unito, Francia e Taiwan, vantando altresì una reputazione internazionale eccellente nel mercato del Voice-over-IP. L’innovazione tecnologica, l’estetica del design, la semplicità d’uso e un’eccezionale qualità audio sono solo alcune delle caratteristiche che distinguono i rinomati prodotti Snom. L’attuale gamma di prodotti Snom è universalmente compatibile con tutte le principali piattaforme PBX ed è stata insignita di numerosi premi in tutto il mondo da esperti indipendenti.

Ingegnerizzate in Germania, le soluzioni IP di Snom rappresentano la scelta perfetta nei mercati verticali, come la sanità e l’istruzione, dove sono richieste soluzioni specializzate nella comunicazione business, nell’IoT e nelle tecnologie intelligenti.

Per maggiori informazioni su Snom Technology GmbH, si prega di visitare il sito www.snom.com.

Trasmissioni, scommesse, partite: cosa succederebbe se gli hacker prendessero il controllo dei Mondiali di calcio?

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Calcio, Informatica, Internet, Sport, Tecnologia Personale

Anche in occasione del 21° mondiale di calcio di cui si sono già disputate le prime partite la maggior parte delle sfide avranno luogo nel mondo “reale”, in Russia, tuttavia non sono le uniche! Alcune “partite” si giocheranno anche nel mondo virtuale: che siano essi adibiti alla gestione delle trasmissioni, di piattaforme di scommesse o alla vendita di biglietti, anche i sistemi IT necessitano di una difesa ben schierata.

Come avviene con tutti gli eventi sportivi di portata globale, anche la Coppa del Mondo di calcio rappresenta un’ottima occasione per riunire i fan di questo sport ma non solo, è anche palcoscenico di tensioni tra i governi, come dimostrato dalle recenti questioni tra Russia e Ucraina. La principale differenza tra le partite sull’erba e gli attacchi virtuali è che gli hacker di solito fanno attenzione a non mostrare i loro colori: l’obiettivo è di lasciare il minor numero possibile di tracce. Le attribuzioni sono un gioco politico piuttosto che una questione di IT; ci vuole “naso” per distinguere le impronte digitali reali da quelle fasulle lasciate di proposito dagli attaccanti.

I fornitori di connettività, gli operatori televisivi e persino i router xDSL sono potenziali bersagli per raggiungere un obiettivo, che non è tanto quello di creare scompiglio tra gli spettatori interrompendo le trasmissioni quanto piuttosto quello di screditare il Paese organizzatore cagionando interruzioni del servizio di infrastrutture critiche come ospedali o reti stradali. La Russia farebbe così (ancora) notizia in ambito cyber …

Trasmissioni televisive: l’annosa questione dei diritti sulle informazioni

Qualsiasi trasmissione di una partita di calcio è esposta al rischio di pirataggio o manomissione: i cybercriminali possono limitarsi ad un semplice blocco “improvviso” del segnale (un po’ come quando Amélie Poulain staccava l’antenna del vicino per vendicarsi) fino ad attacchi molto più estesi, quasi di scala industriale. La questione è complessa: è necessario poter trasmettere informazioni, ma non troppo, fornire un servizio ai clienti (in caso di caso di canali “premium”) ma assicurarsi che gli stessi non possano abusare del segnale televisivo che ricevono per condividerlo con terzi.

Come ci si può difendere da tale pratica? Come si codificano i dati da trasmettere? Un qualsiasi utente con cattive intenzioni (o troppo buone, a seconda del punto di vista) può mettere le mani su un flusso televisivo in chiaro e inoltrarlo altrove. Un rischio che rimanda alla gestione dei diritti televisivi digitali: come garantite che qualcuno che sta guardando una trasmissione “premium” non cifrata non possa ritrasmetterla? Diversi operatori televisivi premium per quest’anno hanno optato per la fruibilità gratuita dei propri programmi sportivi, per vanificare sul nascere eventuali tentativi di pirataggio. Questa scelta però implica la necessità di identificare altre fonti di guadagno (attraverso contenuti aggiuntivi o pubblicità).

Piattaforme di scommesse e mercato nero: l’integrità dei dati è fondamentale

La sfida principale nella commercializzazione dei biglietti per via elettronica non è tanto la riservatezza dei dati, quanto la disponibilità del servizio e l’autenticità di quanto venduto. Come la precedente Coppa del Mondo in Brasile, anche il torneo di quest’anno è stato oggetto di massicce campagne di phishing atte alla vendita di biglietti fasulli. In combinazione con attacchi denial of service (DoS), la situazione potrebbe diventare esplosiva: se un sistema di accesso allo stadio non fosse in grado di distinguere i biglietti veri da quelli falsi si potrebbero generare gigantesche code all’ingresso dando luogo a problemi di sicurezza molto reali. Per assurdo, provate ad immaginare lo spettacolo che offrirebbe al mondo lo svolgimento delle semifinali o delle finali in uno stadio quasi vuoto, con la maggior parte degli spettatori bloccati ai cancelli … O giornalisti sportivi relegati alle loro sale stampa senza connessione a Internet. Ecco perché i dati devono essere protetti da firewall, essere ospitati su infrastrutture ridondate e ripristinabili tramite backup operativi, anche senza accesso a Internet.

La questione dell’integrità dei dati non dovrebbe ovviamente essere trascurata: è importante sapere se la persona giusta è in possesso del giusto biglietto. Ma dal momento che questo tipo di frode elettronica ha conseguenze meno disastrose, il problema dell’integrità ha una priorità inferiore rispetto a quello della disponibilità del servizio. L’aspetto della Coppa del Mondo in cui l’integrità dei dati è più critica, sono le piattaforme di scommesse: come assicurarsi che le vincite vadano alla persona giusta, a colui che ad esempio ha avuto l’intuizione di pronosticare l’improbabile gol con cui l’Islanda è riuscita a pareggiare con l’Argentina? Ovviamente è possibile cifrare le informazioni e in questo caso, in particolare, utilizzare la tecnologia delle firme crittografiche per assicurarsi che il pronostico sia stato inserito dalla persona giusta (il sito di scommesse, non l’hacker), al momento giusto (preferibilmente prima del gol!), e che il denaro venga poi versato nel modo giusto attraverso una transazione bancaria.
A differenza dei sistemi che privilegiano la disponibilità dei dati / servizi, ad esempio con i biglietti, in questo caso l’integrità dei dati prevale sulla disponibilità – non ha senso continuare ad utilizzare una cassaforte una volta depredata. Su un sito di scommesse online è quindi necessario assicurarsi che le scommesse siano archiviate in luoghi protetti dagli attacchi, non necessariamente con sistemi ridondati o tramite back-up ma con misure per la protezione completa della rete che combinino crittografia, parole chiave, firewall e un sistema di analisi automatizzato per identificare comportamenti fraudolenti all’interno del flusso di dati.

E le partite?

All’interno dello stadio, mentre i telecronisti sportivi hanno bisogno di un collegamento per farci vivere l’azione dal vivo, i furgoni preposti alla trasmissione della partita, con le loro enormi antenne montate sul tetto, sono per lo più autonomi e collegati direttamente ai satelliti. A meno che qualcuno non sia fisicamente lì a dirottare il segnale del furgone – e riesca a non farsi prendere – è improbabile che si possa hackerare il satellite nel pieno della trasmissione del match.

Almeno sul campo, tutti possono stare tranquilli. Per il momento, la probabilità che gli hacker manipolino in tempo reale il VAR (video assistant referee) del tiro di Gignac finito contro il palo in un gol contro il Portogallo è ancora fantascienza. E anche un VAR integralmente manomesso non potrà certo far credere che Sergio Ramos possa deviare con il pensiero il gol della squadra avversaria – ci sono (teoricamente) ancora persone reali con il compito di verificare ogni dettaglio.

E facendo attenzione a semplici regole di comportamento nel mondo digitale, anche i giocatori dovrebbero essere al riparo dai tentativi di destabilizzazione: il governo britannico si è persino spinto al punto di informare il team inglese sui rischi di attacchi informatici ai danni dei loro smartphone o delle console di gioco! Finché i giocatori non saranno androidi hackerabili da remoto, si può ancora sperare di vedere una partita condotta lealmente.

L’anello debole della catena, al momento, è e rimane la ritrasmissione della partita, non quella dal furgone, ma dalla casa del telespettatore. Una volta diffuso il match i contenuti audio o video restano indisponibili per poco tempo al di fuori del mercato tradizionale. Assicurarsi che una o anche dieci persone di fiducia si attengano ai vincoli di confidenzialità è una cosa, aspettarselo da parte di centinaia di milioni di spettatori è un’utopia.
Ma è davvero questo il problema più serio? Il 20 maggio scorso, Michel Platini ha dichiarato che la Coppa del Mondo del 1998 è stata manipolata dai suoi organizzatori per evitare una partita tra Francia e Brasile prima della finale. E se, per il prossimo Mondiale tra quattro anni lasciassimo organizzare l’evento all’Intelligenza Artificiale e agli umani giusto il gioco sul campo?

Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Ulteriori limitazioni della privacy digitale dei cittadini russi: un commento

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

Agli utenti di Telegram potrebbe essere impedito l’accesso a questo strumento di comunicazione anonima

Il governo russo sta tentando di vietare l’uso del servizio di messaggistica istantanea “Telegram”. Il commento di Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA.

L’uso di soluzioni VPN e servizi proxy non regolamentati è già stato sufficientemente criminalizzato in Russia: per ottenere una autorizzazione ufficiale, gli operatori VPN devono essere conformi alle normative sulla censura vigente in Russia ossia bloccare siti specifici anche all’interno di un traffico VPN cifrato. Le autorità gestiscono una lista nera di siti inclusi in questa categoria. L’elenco contiene qualunque sito che presenti contenuti ritenuti illegali o dannosi. Ogni operatore VPN deve quindi applicare tale filtro sulla navigazione di qualsiasi utente. Devono anche essere in grado di condividere i dati riguardo agli utenti del rispettivo servizio VPN su richiesta delle autorità, una cosa che molti operatori non possono fornire perché non raccolgono / archiviano questi dati. Da diverse settimane il governo russo sta cercando modi di vietare l’uso di applicazioni IM cifrate. L’obiettivo principale è il servizio di messaggistica Telegram – ironia della sorte, Telegram ha radici russe. Dopo aver incassato un rifiuto di consegnare le chiavi di cifratura del servizio alle autorità per la sicurezza russa (e quindi aprire una back-door per le autorità) da parte del fornitore, determinati indirizzi IP sono stati bloccati in modo mirato per limitare l’uso di Telegram. Con scarso successo, come hanno ammesso le stesse autorità. In secondo acchito le autorità russe hanno cercato di mettere sotto pressione Apple e Google al fine di far loro rimuovere dai rispettivi store locali la app corrispondente, secondo una procedura simile a quanto già in vigore per le VPN: la tecnologia viola la normativa russa sulla censura.


L’argomentazione è identica: si ritiene che la app sia utilizzata per pianificare e coordinare attività terroristiche. Per questo motivo deve essere monitorabile da parte delle autorità. Adeguarsi alle normative russe non implica un divieto di usare una VPN o la cifratura ma priva queste ultime del proprio scopo: le autorità vogliono essere in grado di identificare chiaramente gli utenti nonostante la cifratura e l’anonimizzazione, un controsenso rispetto allo scopo primario di queste soluzioni. Il legislatore russo desidera che tutti i servizi di messaggistica siano associati al numero di telefono dell’utente, quindi chiaramente riconducibili alla persona che se ne avvale.

Un esempio

In passato abbiamo già espresso la nostra grande preoccupazione verso approcci di questo tipo. Preoccupazioni ora confermate – questi eventi creano un nuovo precedente per un divieto della protezione della privacy personale. Anche la Germania sta cercando modi per consentire alle autorità giudiziarie di monitorare i canali per la comunicazione cifrata in situazioni che giustifichino questa misura e quindi di accedere alle comunicazioni dei singoli individui, ne è un esempio la bozza di legge formulata dagli organismi incaricati dell’applicazione della legge nella Renania del Nord / Vestfalia. In Italia le normative riguardano primariamente la conservazione e consegna dei dati di navigazione degli utenti in caso sia ritenuto necessario ma non ancora di accesso delle autorità alle comunicazioni cifrate.

Lo voglio dire ancora una volta molto chiaramente: non solo io personalmente ma anche numerosi altri esperti di sicurezza IT considerano questa procedura estremamente pericolosa e non foriera di alcun tipo di successo a lungo termine – la legislatura precedentemente citata sull’uso delle VPN è già stata fortemente criticata su molti fronti per la stessa ragione.

Fare compromessi sulla sicurezza in nome della sicurezza

Non c’è prova alcuna che le attività criminali diminuiscano a fronte di una maggior sorveglianza. Inoltre, misure come il divieto di utilizzare servizi di comunicazione cifrata hanno un impatto negativo di lunga durata sulla fiducia dei cittadini nei rispettivi governi in generale e nelle autorità preposte a garantire la loro sicurezza in particolare. Ecco perché è fondamentale discutere apertamente soprattutto pubblicamente di questo approccio – ma ciò non sta accadendo, nonostante sia di vitale importanza in questo momento. Il fatto che la reazione pubblica a questi tentativi risulti così limitata (se paragonata a precedenti discussioni su argomenti simili) è allarmante e sembra suggerire che molti si siano stancati di parlarne – si potrebbe quasi ipotizzare che sia preferibile rinunciare parzialmente a proteggersi se da queste misure scaturisce un beneficio per il senso di sicurezza soggettivo. Il fatto che misure che implicano un’infiltrazione sistematica nella privacy dei singoli cittadini siano invariabilmente giustificate con preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale dovrebbe far sorgere qualche dubbio e domande su chi realmente beneficia di queste regolamentazioni. Fino ad ora le normative su questa tematica non sono mai state abrogate nonostante si siano dimostrate del tutto inefficaci e non in grado di produrre i risultati auspicati.

GDATA

Fondata nel 1985 a Bochum, G DATA vanta una storia di oltre trent’anni nella lotta e prevenzione contro le minacce informatiche ed è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT, insignite di numerosi riconoscimenti per la qualità della protezione fornita e l’intuitività d’uso.

G DATA produce e commercializza soluzioni di sicurezza totalmente aderenti alle normative europee sulla protezione dei dati. Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza per le imprese, dalle micro alle grandi aziende, e applicazioni rivolte all’utenza consumer.

Partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP, G DATA ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati. L’azienda patrocina altresì il Teatro Comunale di Bologna e diversi eventi volti all’accrescimento culturale e all’aggregazione sociale tra cui mostre e corsi presso istituti scolastici per favorire un uso consapevole del web e dei social media.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza del vendor teutonico sono consultabili sul sito www.gdata.it

Archivio stampa G DATA: https://www.gdata.it/notizie/

G DATA e Allnet.Italia: nuova partnership nel segno della cybersicurezza

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Italia, Tecnologia

In virtù dell’accordo commerciale siglato tra il noto vendor di sicurezza teutonico e il distributore a valore aggiunto, Allnet.Italia S.p.a commercializza da subito le soluzioni firmate G DATA sul territorio nazionale.

Bologna / Casalecchio di Reno – In un contesto in cui “innovazione” è un buzz-word e le aziende di ogni ordine e grado cominciano a comprendere che la partita del futuro si gioca sul campo della digitalizzazione dei sistemi produttivi e amministrativi, urge incrementare la consapevolezza dei rischi informatici e la capacità delle organizzazioni di puntare su una cybersecurity efficace, anche ma non esclusivamente, a fronte delle nuove normative. Questa la mission di G DATA che ha trovato in Allnet.Italia un partner egregio con cui condividere intenti, strategie e servizi. Da subito i clienti del distributore a valore beneficiano delle pluripremiate soluzioni G DATA e fruiscono dei vantaggi di un programma partner caratterizzato da formule commerciali innovative e strumenti di business personalizzati.

L’accordo tra Allnet.Italia S.p.a e G DATA prevede la commercializzazione dell’intero portafoglio di soluzioni business firmate dal vendor teutonico, tra cui G DATA Managed Endpoint Security, la nuova piattaforma GDPR-ready che consente a VAR, System Integrator e rivenditori specializzati di erogare servizi di sicurezza gestita e proattiva a consumo gode attualmente di un’eccellente risonanza sul mercato. Da tempo il vendor mette a disposizione del canale strumenti sviluppati per favorire la generazione di nuove opportunità e modalità di business che aggiungano valore alla mera rivendita di un prodotto. Un impegno pienamente condiviso da Allnet.Italia, che ritiene la cybersecurity uno degli abilitatori più rilevanti per un sano sviluppo degli operatori di canale e ha costituito una Business Unit ad hoc attraverso cui fornisce ai propri clienti tutti i servizi a valore per cui è nota.

Giulio Vada, Country Manager, G DATA Italia

“L’accordo siglato con Allnet.Italia Spa è misura concreta del valore delle nostre soluzioni da un un lato e conferma della bontà del lavoro che abbiamo svolto sinora sul territorio dall’altro”, commenta Giulio Vada, Country Manager di G DATA per l’Italia, “I prodotti e i vendor che Allnet.Italia integra nel proprio portafoglio sono sottoposti a severe valutazioni tecniche e di scenario. Superare con successo questa selezione ci ha consentito di acquisire un partner apprezzato per l’attenzione che dedica sia ai rapporti con i brand che rappresenta sia alla propria clientela. La stessa che anche noi dedichiamo ai nostri partner”.

Emiliano Papadopoulos, CEO di Allnet.Italia S.p.a.

Emiliano Papadopoulos, CEO di Allnet.Italia S.p.a., commenta: “L’accordo commerciale siglato con G DATA rappresenta un importante tassello nell’ambito di una strategia di più ampio respiro di Allnet.Italia, volta a potenziare la nostra vicinanza al mercato attraverso lo sviluppo di partnership mirate a creare una total solution che integra più tecnologie anche nella Sicurezza. Grazie, infatti, a G DATA, saremo in grado di assicurare ai nostri clienti una vasta gamma di soluzioni innovative, in grado di superare i tradizionali paradigmi per realizzare progetti ad alto valore aggiunto e cogliere appieno le grandi opportunità derivanti da un segmento in continua crescita. “