Maestro Josè Dalì a Vercelli

Scritto da Marco il . Pubblicato in Arte, Cultura

Josè Dalì, artista e pittore di fama internazionale, figlio del Maestro del surrealismo Salvador Dalì, presenzierà alla serata inaugurale della nuova sede in Vercelli di ADIURA, agenzia di assistenza domiciliare e sanitaria, e sarà a disposizione per fotografie ed autografi.

L’evento si terrà il prossimo 27 Febbraio a Vercelli, presso la sede di Adiura, sita in via Trino 26, a partire dalle ore 17.

Per info e contatti tel. 0161597420

 

International Art Prize Frida Kahlo: la mostra inaugura con successo alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Il giorno di San Valentino rimarrà nei ricordi anche come quello dell’International Art Prize Frida Kahlo. Venerdì 14 febbraio infatti il vernissage della mostra-evento ha avuto luogo nelle due sedi della Milano Art Gallery. Via Ampère 102 e poi via Alessi 11 si sono illuminate dell’energia dei colori del premio in onore di Frida Kahlo. A presentare l’evento la giornalista Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e «Diva e Donna». Assieme a lei, sul palco, anche l’attore e conduttore Marco Columbro, il curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, il fotografo internazionale Roberto Villa, l’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì e Gianni Ettore Marussi, già responsabile dello Speciale Mostre del TgCom.

Frida Kahlo ha sostituito l’icona di Che Guevara, viene detto all’inaugurazione, segno che i tempi stanno cambiando e che le donne assumono sempre più un ruolo di rilievo nei diritti e nell’arte. “La vita di Frida ‒  commenta Silvana Giacobini – era una vita da romanzo”. Anche José Dalì è dello stesso avviso, asserendo che l’artista, facendo della propria vita un’opera d’arte, è riuscita così a rendere completa e memorabile la sua figura. Roberto Villa si lancia a questo punto in un confronto con lo stato dell’arte dei nostri giorni.

“Quello che appare importante della vita di Frida Kahlo – spiega – è stata la sua capacità di inserirsi nel contesto della cultura dell’epoca. Il contatto con Trockij non è un caso. Trockij, per la sua posizione politica conflittuale con Stalin, Lenin e con tutti gli altri, non rendeva facile gli approcci, li consentiva solamente a coloro che avessero una qualità elevatissima. Questa caratteristica manca agli artisti di oggi: non sono capaci di fare gruppo”.

Marco Palumbo conclude la riflessione, spostando l’attenzione sull’origine dell’arte:

“Io sono convinto che l’arte nasce da due fattori fondamentali: dalla gioia e dalla disperazione. Non è vero che bisogna soffrire per sublimare la materialità e raggiungere la spiritualità. Meglio che sia la gioia il fine ultimo dell’uomo e non la sofferenza o l’espiazione”.

Le opere selezionate per il premio Frida Kahlo rimarranno in esposizione fino al 6 marzo, visitabili gratuitamente dal lunedì al sabato, dalle 14.30 alle 19. Nella sede in via Ampère si potranno ammirare: Anna Actis Caporale, Alda Boscaro, Drago Cerchiari, Jolanda Comar, Gabriella Galli, Sofia Gallia, Jacqueline Gallicot Madar, Cinzia Gorini, Nathalie Jacquounain, Sirkka Laakkonen, Silvana Mascioli, Päivyt Niemeläinen, Stefania Pazzaglia, Claudia Salvadori, Mikhail Selishchev, Fabrizio Spataro, Silvia Tolomeo ed Emel Vardar.

In via Alessi: Enrica Belloni, Lorenza Bini, Piero Boni, Eleonora Bottecchia, Silvia Castelli, Susanna Cauli, Rosanna Cecchet, Rossella Cola, Francesca Colaciello, Cristiana D’Anna, Raffaella Di Benedetto, Micaela D’Onofrio, Francesco Fazio, Soterus, Monica Ferrari, Nevėl, Luca Fruzzetti (Dale), Teresa Giardina, Santiago Harizaj, Aleef, Marco Locci, Gioia Lolli, Mauro Martin, Patrizia Matera, Daniela Moretti, Katiuscia Papaleo, Amelia Perrone, Maria Petrucci, Daniela Piccinelli, Valentina Puccio, Eleonora Pulcini, Guikni Rivera, Maria Milena Rocchetto, Antonella Rollo, Alessia Rosati, Laura Ruggiero, Lucia Sanavio, Gianluca Giuseppe Seregni, Gladys Sica, Caterina Spatafora, Carlà Tomatis e Giovanni Zungri.

Spoleto Arte: il fotografo internazionale Roberto Villa ricorda Dario Fo

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia

Il vernissage della mostra Dario Fo e l’arte contemporanea, tenutosi lo scorso giovedì 6 febbraio a Roma ha visto l’intervento di numerosi ospiti vip, tra cui Dino Zoff, Pippo Franco, Maria Rita Parsi. Abbiamo voluto conoscere meglio chi ha reso possibile la mostra sul grande Premio Nobel a cura di Vittorio Sgarbi e Salvo Nugnes. Chi per oltre sessant’anni ha collaborato con Dario Fo e ora ne porta il nome e il ricordo in mostra attraverso le sue immagini. Si tratta del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, semiologo e studioso dell’immagine, amico di Dario Fo e Pier Paolo Pasolini.

Dopo una tournée iniziata al Comune di Castel Franco Emilia, proseguita all’Ambasciata di Belgrado e presso il Teatro Nazionale Serbo, presso l’Ambasciata e Istituto Italiano di Cultura Sloveno di Lubiana, poi di Vienna e di Pechino, al Teatro Nazionale Cinese, presso l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura di Minsk e il Teatro Nazionale Bielorusso, è proprio il caso di dire: finalmente a Roma!

Finalmente a Roma con la mostra dedicata a Dario Fo. Come vi siete conosciuti e cosa l’ha spinta a proporre una serie di mostre sul Giullare Nobel?

1968, Genova, Camera del Lavoro, è lì che ci siamo incontrati.

Da studioso dei linguaggi delle arti ero molto interessato allo sperimentalismo ed alle innovazioni nel mondo della comunicazione delle diverse forme dello spettacolo, teatro e cinema, musica e pittura, e via. Non a caso nel 1949 avevo studiato la appena nata “Teoria dell’informazione”.

Le nostre conversazioni sono state immediatamente “nutrienti” grazie ai comuni interessi, alla grande Cultura di Dario ed alla mia preparazione di ingegnere elettronico dagli interessi anomali.

Il punto forte comune era operare per i minus sapiens, poiché è la cultura che rende liberi e, per potere fare cultura, contattando i Grandi e per collaborare con loro, avevo scelto la fotografia, quella che mi ha consentito di costruire documenti unici sul fare poetico dei grandi intellettuali con cui ho collaborato facendo anche fotografia.

Quelle foto, infatti, non sono destinate ad essere appese ad un muro e basta, ma sono una overture che mi consente di parlare di cultura a decine di migliaia di giovani e no, ogni anno, non solo facendo loro scoprire il teatro, quello rivoluzionario linguisticamente di Dario Fo, ma rivelando anche i meccanismi del processo creativo in tutte le arti.

Come si è comportato il pubblico di questo progetto itinerante? Le reazioni sono diverse a seconda della cultura di appartenenza? Quanto è conosciuto Fo all’estero e quanto in Italia?

Grazie all’interattività, tra autore ed immagine nasce un dialogo che dà luogo a domande imperniate sul senso del lavoro e sul cosa rappresentano le immagini.

Le diversità appaiono nella differente cultura dei singoli, quasi nessuno conosce le regole della composizione di un’immagine, ed ancor meno la differenza fra la composizione nella cultura occidentale e quella nella cultura orientale per cui, con ogni risposta,  faccio un mini corso di semantica dell’immagine.

In tutto il mondo in cui ho presentato i lavori di Dario Fo il nostro Nobel è conosciuto e, spesso, più di quanto lo sia in Italia.

 

C’è uno scatto a cui è legato o un ricordo con Dario Fo a cui è particolarmente affezionato?

Sì, c’è. Si tratta di una immagine in cui Dario, al centro del palco, in piedi, sta agitando le mani che appaiono “sfocate da movimento”: quella foto è nata per dimostrare proprio che il recitativo non era mai statico ma dinamico.

Mentre facevamo quelle prove, noi due soli sul palcoscenico, Franca Rame, con suo divertimento, ci seguiva seduta in sala, talché ad un certo punto, con una espressione tipicamente milanese ha sigillato le nostre sperimentazioni con un “Sembrate due pirla!”

 

Lavorando a stretto contatto con grandi della cultura italiana e non solo, come ha fatto lei, si viene influenzati dal loro carisma? In che modo?

È proprio lo stretto contatto che non fa percepire il carisma destinato al pubblico. Quando gli argomenti della conversazione risultano molto complessi si stabiliscono rapporti ad elevata, autentica empatia ed anche di amicizia.

In quel caso il contributo delle due parti diventa paritetico e non porta con sé nessuna connotazione di superiorità di “casta”.

 

Nelle sue rassegne c’è una forte interrelazione artistica, dalla fotografia al teatro, dalla pittura alla scultura. Il fatto che molte forme d’arte comunichino tra loro non dovrebbe stupirci, dovremmo essere educati a questo oppure, secondo lei, la questione va affrontata diversamente? E cosa direbbe Dario Fo?

È presente, a nostra difesa, la percezione separata, per ogni “categoria” artistica così, quando tre anni fa ho scritto su Facebook “Fotografia: Finalmente si parla di Cultura”, in relazione agli Stati Generali della Fotografia voluti dal Ministro Franceschini, 75 fotografi mi hanno scritto: “Cosa c’entra la cultura con la fotografia?”

Viceversa, chi fa pittura o scultura è convinto di fare cultura con la C maiuscola, spesso una pia illusione. Tutti, proprio tutti, quando scelgono una qualsiasi forma di comunicazione esprimono sempre la loro cultura che, raramente, è meritevole della C maiuscola ma che, di certo, è l’impronta digitale (non elettronica, ma da digitus), del loro stato culturale meritevole, sia dell’appellativo più elevato o sia del pubblico ludibrio.

Dario Fo è stato uno studioso, uno storico, un letterato, e come tale ha potuto e saputo travalicare molte categorie passando dalla letteratura alla drammaturgia, dalla recita alla pittura, dimostrando che solo chi si è dato gli strumenti idonei, con lo studio, con la conoscenza, non solo può essere libero, ma può operare per la libertà altrui.

#Docudì2020: inizio proiezioni dei film in concorso

Scritto da Muni CYTRON il . Pubblicato in Arte, Cultura, Film, Istruzione, Spettacolo

Giovedì 13 febbraio terzo appuntamento con Docudì – concorso di cinema documentario, in svolgimento presso il museo d’arte moderna Vittoria Colonna a Pescara.

L’A.C.M.A. (Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese) è un’associazione culturale senza scopo di lucro nata nel dicembre 2000 e costituita da volontari con la finalità di promuovere la cultura cinematografica e multimediale attraverso la sua fruizione a vantaggio dei propri associati e dell’intera collettività.
Si occupa di promuovere, organizzare e pianificare attività culturali in generale soprattutto attraverso la organizzazione di festival, rassegne, cineforum o singole proiezioni.

L’A.C.M.A., da gennaio a maggio 2020, organizza Docudì, concorso di cinema documentario, che quest’anno è
giunto all’ottava edizione. Undici gli appuntamenti: con film in concorso, fuori concorso e film d’Arte.

Due i premi che saranno assegnati: “Docudì 2020” con il voto del pubblico e “Docudì sociale” che l’ACMA darà al film che avrà meglio trattato una tematica di natura sociale.

Tutti i film in concorso sono stati prodotti nel 2019 e dopo le proiezioni sono previsti incontri con gli autori e momenti di approfondimento e di dialogo con il pubblico in sala.

Docudì, a cura del Festival del documentario d’Abruzzo, è nato sul modello del “festival diffuso” avendo il suo svolgimento nell’arco di 5 mesi e offre al pubblico la possibilità di accostarsi alle tante forme di osservazione e di indagine della realtà nelle quali si articola il linguaggio cinematografico documentaristico, e crea spazi di espressione per quegli autori e quei registi che si cimentano nella narrazione e nell’analisi della realtà contemporanea. Docudì ha l’obiettivo di coinvolgere il pubblico, commuoverlo, farlo viaggiare verso destinazioni sconosciute tutte da scoprire e verso realtà a loro vicine che, se viste da un’altra angolazione, cambiano completamente forma, assumendo nuovi significati.

Dopo le proiezioni dedicate all’arte e per la Giornata della Memoria, fuori concorso, al via le proiezioni che saranno votate dal pubblico presente in sala per assegnare il premio Docudì 2020

Giovedì 13 febbraio Vado verso dove vengo di Nicola Ragone,
Film Documentario – Storie di partenze e ritorni nell’Italia dei margini
Pagina Web con INFO, trailer, schede bit.ly/39fz7An

TUTTE le info su #Docudì2020 sono alla pagina bit.ly/39ZtY0m

8.a edizione Docudì – concorso di cinema documentario
Pescara: gennaio – maggio 2020 presso il Museo Colonna ore 17.00

PROSSIMI APPUNTAMENTI

FEBBRAIO giovedì 27 ore 17.00 Avevo un sogno di Claudia Tosi sarà presente la regista

MARZO giovedì 12 ore 17.00 Vulnerabile bellezza di Manuele Mandolesi

MARZO giovedì 26 ore 17.00 Doc d’Arte (fuori concorso)
ANTEPRIMA Il Film sarà a breve in distribuzione nelle sale italiane
Emilio Vedova. Dalla Parte del Naufragio (con la partecipazione di Toni Servillo)
di Tomaso Pessina sul lavoro dell’artista Emilio Vedova sarà presente il regista

APRILE giovedì 16 ore 17.00 Wrestlove – L’amore combattuto di Cristiano di Felice sarà presente il regista

APRILE giovedì 30 ore 17.00 Normal di Adele Tulli

MAGGIO giovedì 07 ore 17.00 in via di definizione

MAGGIO giovedì 14 ore 17.00 Doc d’Arte (fuori concorso)
Capo Dio monte e Ettore Spalletti: ritratto di Pappi Corsicato sul lavoro degli artisti Luigi Ontani e Ettore Spalletti
sarà presente il regista

MAGGIO sabato 16 ore 17.00 Premiazioni e al termine proiezione (fuori concorso)
Mi chiamo Altan e faccio vignette di Stefano Consiglio sarà presente il regista

L’essenza corporea e incorporea di un antico blocco marmoreo mediceo

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Osservando con attenzione il blocco di marmo di genesi medicea denominato “Il Marmo dai 1000 volti” appartenente a Massimo Caramia, si viene immediatamente conquistati e rapiti dalla sua peculiare conformazione genetica. La dottoressa Elena Gollini che supporta Caramia nel portare avanti questo importante progetto di ricerca, ha espresso delle interessanti valutazioni sui preziosi risultati che si stanno progressivamente manifestando e contribuiscono a dare risalto e risonanza al percorso sperimentale. In particolare ha così commentato: “A tutti è capitato almeno una volta di restare dietro una finestra in una giornata nebbiosa, cercando di scorgere e carpire i profili delle cose, di ricordare sembianze, forme, immagini più o meno già viste e conosciute. In quelle occasioni il nostro sguardo attento chiede aiuto alla memoria, perché lo guidi e lo sorregga a spingersi e addentrarsi al di là dell’apparenza, a indagare e analizzare attraverso una fitta coltre virtuale di nebbia che lo avvolge e lo contorna permeante e contestualmente occorre anche essere pronti ad attingere ai ricordi più intimi e reconditi per riscoprire i luoghi dell’anima, quelli che ci appaiono famigliari anche senza averli mai visti prima e conosciuti dal vivo. Il blocco marmoreo riesce a spiazzare l’osservatore, lo rapisce e lo conquista nel profondo e senza riserve, lo sprona e lo incita ad avvinarsi e al tempo stesso ad allontanarsi per ampliare e allargare la prospettiva di veduta panoramica, ad aprire e al contempo a socchiudere gli occhi per mettere a fuoco e focalizzare le immagini impresse all’interno e accertarsi di aver ben compreso e recepito il loro senso ultimo e il loro valore intrinseco. Massimo non è un individualista e aspira a condividere questo altisonante progetto e a metterlo a disposizione, dimostrando un meritevole intento sociale e collettivo nel suo operato. Il blocco lascia emergere e affiorare una sua speciale aura intimistica, componendo delle particolari musicalità e sonorità visive e tattili e suscitando dimensioni e atmosfere velate da una visionarietà soffusa, aulica, suadente che invita a una riflessione non superficiale e non marginale, molto approfondita e ponderata. Il blocco ci offre una visione posta in perfetto equilibrio armonioso tra memoria e realtà, dove coesistono insieme reale e irreale, immersa in una atmosfera protetta e rarefatta, scalfita da un fremito di vita e alimentata da vibrazioni palpabili di energia vitale. Il blocco si colloca sul lungo e articolato percorso di crocevia della memoria che rappresenta la metafora allusiva di un momento unico e irripetibile, che mette in luce ricordi e impressioni appartenenti al nostro passato. Massimo consegna al nostro sguardo un patrimonio di grande potenza e forza comunicativa, che conserva, accoglie e custodisce ricordi e sentimenti pregnanti, con la speranza che vengano concepiti nel modo giusto, con la stessa fierezza e lo stesso orgoglio con il quale un genitore presenta al mondo il proprio figlio. Il blocco di marmo racchiude in sé il tempo e lo ferma, lo blocca, lo cristallizza, interrompendone lo scorrere incessante con la sua alchimia compositiva inconfondibile e inimitabile, che nella sua intensa suggestione espressiva ci fa accostare all’essenza segreta e celata delle cose, quella più genuina e purificata“.

Davide Romanò: arte al potere

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

La forte componente di suggestione evocativa amplifica la portata sostanziale dell’arte di Davide Romanò che si rende convinto sostenitore e promulgatore di un concetto di arte sublime e purificata, da quanto di ambiguo e poco edificante può inquinarne e comprometterne la qualità eccelsa. La dottoressa Elena Gollini ha rimarcato: “Abitare lo spazio e al contempo smaterializzare l’arte, liberarsi dall’ingombro dell’oggetto fine a se stesso e dalla vanità dell’ideologia imposta, lavorare sulla trasparenza, sul neutro proprio per togliere neutralità allo spazio in modo mirato. La pittura di Davide segue questi parametri di orientamento per alleggerire l’idea plastica dal peso della materia e dalla concentrazione delle forze che rallentano il flusso energetico. Davide pensa all’arte senza ignorare il disegno optando per una formula stilistica informale di tendenza astratta, che conserva tracce e segni di forme e figurazioni stilizzate. La luce e lo spazio presentano funzioni specifiche nell’orchestrazione scenica complessiva, sono strettamente progettuali alla realizzazione esecutiva, sono alla base del processo creativo che conduce alla genesi di un’idea e diventa il mezzo veicolante e il tramite di trasmissione di importanti concetti e messaggi codificati, componendo un linguaggio semantico esclusivo e distintivo. La pittura è un variegato campo di indagine, scandaglio e sperimentazione che Davide percorre e attraversa in modo trasversale proponendo soluzioni alternative e sui generis, che si di staccano volutamente dai cliché banali e ripetitivi. I quadri sono concepiti con grande apertura e autonomia di vedute e prospettive e sprigionano un senso di libertà e anticonformismo, di indipendenza creativa a tutto tondo. Per Davide fare arte è un termine che spazia e si dilata dalla parola all’immagine, al pensiero. È l’iconografia e il percorso che traccia sempre nel suo operare, come a voler suggellare un simbolico legame indissolubile. Ogni opera contiene un proprio peculiare universo dialettico e possiede vita propria, si anima e si accende di una potente energia dinamica e di intensa vitalità. Questo accentua la visione bidimensionale e garantisce una resa di impatto sempre ottimale. Per Davide ogni opera è un importante traguardo raggiunto, che lo stimola a procedere e dare sempre al massimo con inesauribile e appassionato slancio. È un vero gladiatore che lotta e si batte con tutto se stesso per perorare la giusta causa della diffusione dell’arte e della cultura artistica “.

La lavorazione artistica del marmo di Massimo Caramia: antichissima e sempre attuale

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

La produzione artistica marmorea realizzata con grande maestria artigianale da Massimo Caramia, è comprovante di una tradizione antichissima che anche ai giorni nostri si dimostra sempre attuale e innovativa nelle sue trasformazioni ed evoluzioni. Il fruitore resta fin da subito colpito per la qualità eccelsa dei lavori, che rispecchiano il buon gusto e il senso estetico di Caramia e rappresentano delle vere e proprie creazioni artistiche d’autore. La dottoressa Elena Gollini ha colto dei tratti distintivi di particolare rilievo e ha affermato: “Massimo è un vero maestro del marmo, che persegue un livello di ricerca di grande spessore e portata. È il continuatore di una tradizione pregevolissima e preziosissima. La sua cifra stilistica produce un mondo di presenze, un linguaggio espressivo vivace e dinamico che genera una rappresentazione non ripetibile, esclusiva, distintiva e caratterizzante. I suoi lavori conducono su un terreno fertile di significati e messaggi, un universo intriso di sentimento collettivo che lascia aperte le porte del dialogo e della relazione sociale. È artista per vocazione incondizionata, amante e cultore del bello e della bellezza che tende a una valenza e una visibilità sussurrata, come un poesia sussurrata e recitata sottovoce, senza inutili orpelli e inutile clamore. Massimo rinnovando il culto ideale dell’antica arte del marmo, si colloca a buon diritto nel panorama contemporaneo con una posizione e un ruolo ben radicati e consolidati. Massimo è anche un maestro sapiente dell’immaginifico e riesce a dosare al meglio la componente fantastica e l’elemento onirico, interpretando una dimensione sui generis molto qualificante e avvalorante con una resa compositiva superlativa. Le creazioni affluiscono e sgorgano con estrema naturalezza e spontaneità dalla sua interiorità e spiritualità. Si cimenta in una formula creativa con assoluta propensione ispiratrice, senza mai usare una pedissequa e banale emulazione copiativa e senza essere mai venale e speculatore. Si affida a un intuito creativo innato, mettendo anima e corpo e usando un fiuto sopraffino nella scelta progettuale ed esecutiva. Artista di antico stampo, dal cuore e dall’animo antico non segue mai schemi mentali fissi e di rigore formale ferreo e studiato a tavolino, perché ogni opera diventa una nuova sfida, una nuova possibilità e occasione di mettersi alla prova, di dare un senso concreto al suo operato e lasciare una testimonianza veritiera. Anela allo stupore del fruitore, all’effetto di sorpresa inattesa e inaspettata che produce un istante magico indimenticabile. Negli anni Venti del Novecento a livello di composizione artistica, la ricerca risolveva solo in parte la problematica connessa all’essenza riconoscibile delle figure e dei soggetti. Il modo di affrontare l’intuizione del visibile veniva interpretato a livello concettuale. La poetica creativa di Massimo accoglie in sé un afflato filosofico esistenziale che tende ad una elevazione colta. Massimo è poeta e filosofo oltre che artista e affronta il suo lavoro con civile garbo e virtuosa pacatezza e riservatezza, senza smanie e manie esibizionistiche e mantenendo una sua umiltà e modestia davvero apprezzabili. Perfezionista per natura ha nel suo DNA artistico il fertile e fecondo seme della versatilità e della capacità di sapersi sempre reinventare. L’apparenza formale compensa e viene compensata da una realtà sostanziale solida, che celebra la lavorazione del marmo con assoluta devozione e dedizione. La sua fervida vena creativa si fonda sull’intuizione del gesto creativo, che si mette al servizio della bellezza eterea e ideale del gesto artigianale. Ogni opera costituisce un’esperienza sempre rinnovata, un momento cruciale che racchiude un pensiero altrimenti inafferrabile e gli conferisce forma e misura, immettendola in una dimensione spaziale ben precisa e definita, studiata a monte con certosina preparazione. Massimo lavora con amore e coscienza, da sognatore e da pragmatico, alternando ragione e passione con abile sapienza e dosando il moto dell’anima. I suoi lavori appartengono a una spiritualità che rimanda a un mondo non più immanente, ma neppure del tutto trascendente, a una sorta di ovattato limbo intermedio che appare rassicurante. La sua è una spiritualità laica, dove l’unica certezza incrollabile è inconfutabile è la forza rivelatrice e salvifica dell’arte“.

Milano Art Gallery: emoziona la mostra-evento in memoria di Alda Merini

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

«Come mamma era un po’ distratta» così la definisce Emanuela Carniti, figlia della celebre poetessa, ospite lo scorso venerdì 24 gennaio alla Milano Art Gallery. Con la presentazione del suo libro Alda Merini, mia madre (Manni Editori) si è aperta la mostra-evento in ricordo della scrittrice. “Arte, poesia, teatro e musica” è infatti un esempio di come tante forme d’arte possano ispirare e suscitare forti emozioni sotto la protezione di una delle massime icone della poesia contemporanea italiana. A cura di Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery, e di Flavia Sagnelli, presidente di WE Women Empowerment, la rassegna ha avuto il contributo del fotografo Roberto Villa, amico di Dario Fo e Pier Paolo Pasolini, e di Roberto Brivio, storico componente de I Gufi.

L’omaggio ad Alda Merini ha risvegliato un’ondata di ricordi, sollevando l’attenzione sulla figura di madre e poetessa, due ruoli che non sempre hanno convissuto in armonia. Ecco allora che la scrittrice diventa “un uomo in gonnella”, passionale nelle sue debolezze, ma anche estremamente consapevole di ciò che era. Emanuela Carniti spiega infatti: «Credeva molto in se stessa. Quando discutevamo e dicevo qualcosa che non le andava bene, ribatteva: “Ricordati che stai parlando al primo poeta d’Italia”». Sì, era decisamente consapevole di chi fosse.

Alla memoria è seguito uno sguardo al presente, con Marina Modesti (che ha portato all’attenzione del pubblico tre sue poesie inedite: Il picco del nibbio, Impronte e Un torsolo di cuore), Chiara Gambino (che ha letto un estratto del suo libro Mai più indifesa, scritto a quattro mani con Giampaolo Salvatore), Flavia Coffari (il cui cortometraggio inedito è proiettato sullo schermo della galleria) ed Elle (con il suo libro inedito L’amore ai tempi di Tinder). La performance di Martina Di Giulio ha concluso con leggerezza e brio, tra le bolle di sapone, la parte commemorativa.

Resteranno in esposizione, invece, fino a giovedì 13 febbraio le opere di Sandy Aime, Rossella Cola, Francesca Colaciello, Cristiana D’Anna, Lucilla Daviddi, Karen Di Paola, Virginia Farneti, Nevèl, Laura Giampà, Marco Locci, Daniela Maccheroni, Pasquale Ricci, Gianluca Giuseppe Seregni e Cinzia Viola. Tra queste, potrete trovare anche il libro Anima Pallida di Alessia Rosati.

La mostra è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 14.30 alle 19, eccetto la domenica. Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

Milano Art Gallery e l’International Art Prize Frida Kahlo

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

“Hanno pensato che fossi una surrealista, ma non lo ero. Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà” affermava Frida Kahlo. A quest’artista, emblema di un fare arte unico e intenso, di una femminilità tanto sofferta quanto vissuta liberamente, Milano Art Gallery dedica un premio. Un appuntamento di Spoleto Arte a cura di Vittorio Sgarbi. L’International Art Prize Frida Kahlo verrà assegnato a tutti quegli artisti meritevoli che avranno l’onore di esporre nella storica galleria, da cinquant’anni centro della vita culturale e artistica milanese. L’inaugurazione della mostra avrà luogo alle 18 di venerdì 14 febbraio in via Alessi 11, a Milano. Le opere resteranno esposte qui e nella sede in via Ampère 102 (sita in zona piazzale Loreto) fino al 6 marzo.

Presentato dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery, il riconoscimento è validato da una giuria di esperti. Oltre alla giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna», al fotografo Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, al già citato Salvo Nugnes, troviamo anche l’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì, e Flavia Sagnelli, presidente dell’associazione WE Women Empowerment.

La rassegna, inoltre, avrà l’opportunità di festeggiare per tre motivi. Il primo, ovviamente, per via dell’apertura dell’esposizione e della premiazione ufficiale, il secondo per il giorno stesso (San Valentino), e il terzo in occasione del compleanno di José Dalì. Una festa inclusiva insomma, che vuole dar voce alla creatività di diversi artisti per valorizzarli maggiormente sul piano nazionale e internazionale. Un momento di convivialità per ricordarsi che l’arte è impegno e comunicazione, un “luogo” in cui ritrovarsi con se stessi e con gli altri per godere della bellezza di cui la creatività è da sempre principale portavoce.

La mostra resterà aperta fino al 6 marzo 2020, visitabile tutti i giorni gratuitamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica. Per maggiori informazioni è possibile contattare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere ad artfactory.eventi@gmail.com oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

Luigi Gattinara alla Milano Art Gallery: la personale fotografica presentata da Salvo Nugnes

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia

Il fascino è di casa alla Milano Art Gallery. In via Ampère 102 (MI) dal 26 gennaio le fotografie artistiche del Maestro Luigi Gattinara potranno essere ammirate a “beneficio” del visitatore. Beneficio, sì, perché la personale Una vita in posa porta in mostra dei lavori di una sensibilità fuori dal comune, capace di contagiare lo sguardo dell’astante e di educarlo a “vedere”. L’inaugurazione, prevista per domenica 26 gennaio alle 18, avrà la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.

L’arte fotografica di Luigi Gattinara è riconoscibile per la grande cura rivolta ai giochi di luci e ombre e per la produzione di immagini di una qualità tale da rendere impercettibile la distinzione tra fotografia e pittura. La firma del Maestro risiede infatti nella sua abilità compositiva, che rimanda alla migliore tradizione caravaggesca, ai pittori olandesi del XXVII secolo. Il massimo lo ottiene nelle nature morte, autentiche poesie in cui il richiamo dell’antico si sposa con una luce morbida, che accarezza le forme ed esalta i colori.

Fondatore della Triennale di Fotografia Italiana, di cui è presidente, Luigi Gattinara porta la fotografia su un altro livello. Il suo lavoro concepisce l’immagine come oggetto di lusso, come potevano esserlo i dipinti che da secoli ammiriamo per la loro encomiabile bellezza. Proprio quest’ultima diventa tema centrale, soggetto “godibile” in quanto realmente visibile e non unicamente percepibile, codificato attraverso un attento studio dei particolari e della disposizione degli elementi. Una vita in posa presenta al pubblico alcuni degli scatti più rappresentativi e affascinanti. È il punto di arrivo di anni di raffinamento, ulteriore prova del compito del fotografo d’arte, quello di insegnare e di soddisfare al contempo un’esigenza di perfezione. Non bisogna dimenticare che Luigi Gattinara ha alle spalle, oltre che l’esperienza in ambito pubblicitario, anni di esposizioni in Italia e all’estero, a Parigi, Berlino, New York, Singapore e Tokyo.

Per comprendere meglio il modus operandi del Maestro, è utile ricordare una sua affermazione per Wall&Street, blog de «Il Giornale»:

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima».

La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica. Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.