Cani e gatti: 1,7 milioni di italiani hanno assicurato il proprio amico a 4 zampe

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle, Società

L’amore degli italiani versi cani e gatti è cosa ormai nota e anche nel nostro Paese stanno prendendo piede le assicurazioni dedicate agli amici a quattro zampe; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, sono stati più di 1,7 milioni i proprietari che, nel corso dello scorso anno, hanno scelto di tutelare il proprio animale domestico con una polizza.

«Secondo i dati ufficiali sono 14,5 milioni i cani e i gatti ospitati dalle famiglie italiane; non sorprende che, con un bacino così ampio, sempre più compagnie assicurative stiano mettendo a punto polizze a loro dedicate», spiega Lodovico Agnoli, responsabile New Business di Facile.it. «Si tratta di prodotti pensati non solo per coprire danni causati a terzi, ma anche per tutelare l’animale stesso, rimborsando eventuali spese veterinarie sostenute per curare l’amico a quattro zampe a seguito di malattia o infortunio.».

Assicurare un cane per la sola responsabilità civile ha un costo medio che parte da circa 65 euro l’anno; con questo importo è possibile avere un rimborso di tutti i danni causati dall’animale a terzi, siano essi persone, altri animali o beni, anche quando Fido viene affidato ad una persona esterna al nucleo familiare, come ad esempio un dog sitter. Attenzione, però, perché le compagnie potrebbero applicare condizioni diverse per alcune razze specifiche, come ad esempio Pitbull, Rottweiler e Dogo argentino, chiedendo un sovrapprezzo, applicando franchigie più elevate o, addirittura, decidendo di non assicurare l’animale.

Per assicurare un gatto da eventuali danni a terzi, invece, il prezzo è più contenuto; in questo caso, sono sufficienti, in media, 45 euro l’anno, ma la polizza è valida solo se il felino è ospitato continuativamente presso l’abitazione del proprietario.

Altra discriminante da tenere in considerazione è l’età dell’animale; molte compagnie non assicurano cani e gatti con meno di 3 mesi di vita o più di 9 anni, anche se gli estremi possono variare da società a società e, in alcuni casi, è consentito rinnovare la polizza oltre il limite massimo indicato a patto che l’animale sia già assicurato da almeno 3 anni.

Oltre alla responsabilità civile, è possibile tutelare il proprio animale domestico con una polizza veterinaria, che consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute per cure mediche e interventi chirurgici necessari a seguito di infortuni o malattie. Per questa copertura il costo medio parte da circa 100 euro l’anno, ma alcune compagnie potrebbero applicare tariffe maggiorate per assicurare i gatti e far salire il prezzo anche del 20% rispetto a quanto richiesto per Fido.

All’interno delle polizze dedicate a cani e gatti molte compagnie includono anche un servizio di assistenza, che va dalla consulenza telefonica di un veterinario al consulto di un nutrizionista specializzato, dall’invio di generi alimentari o di prima necessità per la cura del proprio animale domestico sino all’intervento di un dog sitter nei casi in cui il padrone, a seguito di un infortunio o malattia, si trovasse nell’impossibilità di accudire il proprio compagno a quattro zampe.

Anche in questo settore, inoltre, non mancano le innovazioni tecnologiche; alcune compagnie offrono, insieme all’assicurazione, una sorta di “scatola nera” da allacciare al collare del nostro amico a quattro zampe, che ci consentirà di monitorare i suoi spostamenti, ricevere un messaggio di allarme qualora dovesse allontanarsi da casa e di individuarlo se si dovesse smarrire.

Condizioni necessarie affinché le assicurazioni per gli animali siano valide è che il cane o gatto sia iscritto all’anagrafe, dotato di microchip (o tatuaggio), di libretto sanitario e regolarmente vaccinato. Non sono coperti, inoltre, eventuali danni causati o subiti dall’animale in caso di impiego in attività proibite dalla legge nonché per attività di carattere professionale.

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Incidenti stradali: più di 1 testimone su 2 non lascia i propri dati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Aziende, Economia, Società

Come si comportano gli italiani se sono testimoni di un’incidente stradale? Si fermano e lasciano i propri dati o passano dritti? In barba al senso civico, più di un italiano su due (55,7%) dopo aver assistito ad un sinistro, non ha lasciato i propri dati né alle autorità né alle persone coinvolte nell’accaduto, anche se le motivazioni sono varie; questo il primo dato emerso dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat per capire se, in caso di incidente di cui si sia testimoni, prevalga la solidarietà o l’egoismo.

Maggiore solidarietà se ci sono i feriti e con gli utenti deboli della strada

L’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta*, ha evidenziato come la disponibilità a farsi coinvolgere vari notevolmente a seconda del tipo di sinistro di cui si è stati spettatori involontari.

Quando si tratta di incidenti con soli danni ai veicoli, il 63,7% dei testimoni ha dichiarato di essersi allontanato senza lasciare i dati di contatto, mentre in caso di incidente con feriti la percentuale di chi ha collaborato con le autorità o con chi era coinvolto nel sinistro aumenta notevolmente e solo il 39,9% se ne va senza lasciare i dati necessari per poter poi essere rintracciato.

La predisposizione a prestarsi come testimoni rimane alta quando il sinistro coinvolge gli utenti deboli della strada; se ci sono pedoni, siano essi feriti in modo grave o meno, il 67,4% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato di essersi fermato per dare la propria disponibilità a testimoniare, mentre se si tratta di incidenti con coinvolgimento di veicoli a due ruote (moto, scooter o biciclette), la percentuale di coloro che si sono offerti di collaborare con le forze dell’ordine per chiarire la dinamica del sinistro supera il 50%.

Donne, over 65 e residenti al Nord Est hanno testimoniato meno spesso

Secondo quanto emerso dall’indagine, dopo aver assistito ad un incidente, le donne meno spesso hanno testimoniato; tra loro il 58% se ne è andato senza dare i propri dati contro il 53,3% del campione maschile.

Dal punto di vista anagrafico, invece, sono risultati i rispondenti con età compresa fra i 60 ed i 74 anni quelli che meno spesso hanno collaborato con forze dell’ordine o incidentati; in questo sotto campione hanno lasciato i propri riferimenti appena il 39,2% dei rispondenti. Di contro sono gli intervistati con età compresa fra i 25 e i 34 anni quelli che, percentualmente, hanno prestato maggiormente la propria disponibilità a testimoniare (52,8%).

Dividendo il campione per aree geografiche, i residenti al Nord Est con solo il 40,4% dei rispondenti che ha detto di aver dato disponibilità a testimoniare in merito all’incidente cui avevano assistito, sono risultati quelli che meno spesso sono stati coinvolti nelle fasi successive al sinistro. Nel Nord Ovest, invece, risiedono quelli che, proporzionalmente, si sono più spesso trovati a testimoniare l’accaduto (46%).

Perché gli italiani non testimoniano…

Nonostante, dati alla mano, oltre 24 milioni di italiani abbiano ammesso di aver assistito ad un incidente stradale e di non aver collaborato con le autorità e con gli individui implicati prestando la propria testimonianza dei fatti, sono molte e diverse le ragioni che hanno portato a prendere quella decisione.

Il 42% lo ha fatto perché riteneva inutile lasciare i propri riferimenti; il 20,5% perché, semplicemente, nessuno glielo ha chiesto; mentre il 13,1% perché c’erano già altri testimoni o (6% dei casi) perché erano già intervenute le autorità.

Fa riflettere, invece, il dato di coloro che hanno deliberatamente scelto di non prestare testimonianza perché ritenevano di non aver visto abbastanza (10,7%), non potevano fermarsi (5,5%) o non volevano correre rischi o avere fastidi dopo (3,2%).

…e perché lo fanno

Guardando alla sola fetta di testimoni che hanno lasciato i propri dati, la ragione principale dichiarata in fase di indagine è proprio il senso civico (36,3%); da evidenziare anche come circa il 7% lo abbia fatto perché gli sia stato esplicitamente richiesto e, ancora, come appena l’1% dei rispondenti dichiari di aver lasciato i propri dati perché, semplicemente, questo è ciò che prevede il codice della strada, anche se a ben vedere non sempre l’obbligo esiste.

Conforta un altro dato; il senso civico, quando presente, risulta comunque ben radicato e, fra chi ha lasciato in passato i propri dati per testimoniare in merito ad un sinistro, ben il 95,1% lo rifarebbe ancora.

Qualcuno si ritira e qualcuno non viene mai contattato

Da notare come, sebbene abbiano lasciato i propri dati a chi di dovere, il 62,5% dei testimoni disponibili a raccontare l’accaduto non siano poi mai stati contattati dalle autorità o da chi era coinvolto nell’incidente e come, anche, nonostante avesse in un primo tempo dato i propri riferimenti per testimoniare, una volta arrivato il momento di farlo, il 19,4% dei rispondenti abbia cambiato idea e si sia ritirato.

Cosa prevede la legge

Dal punto di vista normativo l’obbligo a testimoniare esiste solo in seguito ad una citazione all’interno di un processo; se un soggetto viene chiamato a presentare la propria ricostruzione dei fatti non può tirarsi indietro. Questo, naturalmente, presuppone che il testimone abbia lasciato i propri contatti o sia stato in qualche modo identificato; in caso contrario, la testimonianza resta a discrezione del cittadino.

Argomento diverso è l’omissione di soccorso, disciplinata dall’articolo 593 del Codice penale. La norma, nel caso in cui un soggetto assista ad un incidente stradale grave, sancisce l’obbligo di fermarsi e soccorrere un individuo “…che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo.” La pena per chi trasgredisce prevede fino a un anno di reclusione o una multa fino a duemilacinquecento euro.

In caso di incidente di lieve entità, in cui non sussistono le condizioni di gravità previste dal Codice penale, il testimone non è legalmente obbligato a fermarsi… dipenderà solo dal suo senso civico.

* Metodologia: n. 1.220 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età 18-74 anni.  Indagine condotta a maggio 2019.

Grande entusiasmo alla prima edizione del torneo “Damiano Longhi”

Scritto da Tiziana Bonazza il . Pubblicato in Religione, Società

Condivisione, sport e divertimento all’insegna di una cultura libera dalla droga.

Si è svolta, lo scorso fine settimana, allo storico stadio Appiani di Padova, la prima edizione del torneo “Damiano Longhi” di calcio a 5.

Ospite d’eccezione l’ex capitano del Padova, Damiano Longhi.

L’evento si è svolto in collaborazione con l’associazione “Mondo Libero dalla Droga, Padova”- Un messaggio di prevenzione alle droghe, espressione e sostegno del messaggio ONU, che nei prossimi giorni vedrà la “giornata Internazionale contro l’abuso ed il traffico illecito di stupefacenti”.

Presenti all’inaugurazione, insieme all’ex Professionista Damiano Longhi, il Presidente nazionale Sandro Volpato dell’associazione Anglad, il presidente nazionale Maurizio Marcassa dell’Aics Solidarietà, e Bettin Simone, assessore allo sport del Comune di Saonara(PD).

Hanno partecipato al torneo, giocatori dai 6 ai 50 anni, categorie femminili e maschili, ragazzi con disabilità, numerose nazionalità e gran finale con le rappresentazioni artistiche della Dancing Theodora School Ballet coordinato dalla professionista Miotto Paola.

L’evento ha dato enfasi al divertimento, che è sì, un diritto, sancito dai Diritti Umani, ma, in armonia al messaggio delle nazioni unite e dell’associazione Mondo Libero dalla Droga: coinvolgere i giovani per dire SI allo sport e NO alla Droga.

C’è vero divertimento nella vitalità dello sport!

Queste sono attività che richiedono non poche abilità e spirito sportivo, spesso profondamente radicate nel volontariato.

Riferendosi all’impatto devastante della droga sulla società, l’umanitario L. Ron Hubbard ha scritto: “La ricerca dimostra che le droghe sono l’elemento più distruttivo nella nostra cultura attuale”, ed oggi è più evidente che mai. Proprio per contrastare questo tipo di cultura, i volontari presenti in questa occasione si sono impegnati nella divulgazione di opuscoli informativi diffondendo il messaggio di una vita senza droga; come è accaduto durante questo incredibile torneo.

Lo sport contrasta senza pietà lo squallore di queste minacce, ed il sole che ha accompagnato le due giornate, impegno e disciplina, una cornice tanto preziosa fa scoprire colori e sfumature di vita vera.

Insegnamenti ed esperienze che accompagneranno nei ricordi, molti ragazzi.

Soddisfazione per gli organizzatori che si sono prodigati nella realizzazione del torneo, e quindi un grazie per aver sostenuto con lo sport un messaggio così importante come quello di prevenzione alla droga.

Grazie al comune di Padova nella veste dell’ass. Bonavina, a Damiano Longhi, l’avv. Ernesto Chirico, Diego Gusella ed Ettore Botter e ai volontari Mondo libero dalla droga e della Federazione Insieme Volontariamente contro le dipendenze.

E per concludere con le parole dell’ex capitano del Padova: “Ognuno di noi può fare qualcosa di importante per noi stessi e per gli altri.” Ed è proprio quello che è stato realizzato con questo torneo: condivisione, sport e divertimento all’insegna di una cultura libera dalla droga.

Gli organizzatori dopo il risultato ottenuto, si stanno preparando alla prossima edizione.

Sbullit Action si prepara alla Camera dei Deputati: a fine Giugno la presentazione dell’ app di prevenzione contro il bullismo

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Informatica, Società, Tecnologia Personale

Grazie all’appoggio dell’On. Riccardo Marchetti, Fondazione Vento Onlus e Digital Ideators presenteranno alla Camera dei Deputati Sbullit Action, l’app game sviluppata per sensibilizzare le nuove generazioni al fenomeno del bullismo e stimolare le competenze per la vita: cittadinanza attiva, spirito critico, creativo, capacità di collaborazione e iniziativa

A fine Giugno Sbullit Action, l’app game di prevenzione contro il bullismo promossa e realizzata dalla Fondazione Vento Onlus in sinergia con Digital Ideators web agency di Pesaro specializzata in servizi web a 360 gradi -, sarà presentata alla Camera dei Deputati. L’iniziativa resa possibile grazie all’appoggio dell’On. Riccardo Marchetti, Vice Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e del Dr. Angelo Bertoglio presidente dell’ass. AVRI, nasce con lo scopo di portare il progetto educativo nelle scuole di tutta Italia a partire già dal prossimo anno (2019-2020).

Sbullit Action, che gode del patrocinio della regione Marche, della provincia di Pesaro e Urbino, del comune di Fano e di altri enti tra cui Scout d’Europa FSE e Comitato Italiano Paralimpico, si è fatta carico del disagio giovanile e di quella che oggi è una delle sue forme più acute e inquietanti, il bullismo: un fenomeno che ha un peso sociale sull’intera collettività e genera danni non solo nei confronti delle vittime ma anche di chi lo pratica, familiari inclusi.

 Accattivante, giocosa, informale e facilmente fruibile. L’app mira a coinvolgere milioni di adolescenti in un percorso educativo che comprende diverse tematiche: dall’uso sobrio e corretto dello smartphone, al comportamento etico nei confronti dei propri coetanei, fino al riconoscimento del proprio ruolo nello sviluppo dei rapporti familiari, interpersonali e sociali. La strada per raggiungere questi obiettivi è ovviamente il gioco e la competizione.

L’app dispone di tre principali funzioni: Mega Quiz, Caccia all’Invisibile e Social. La prima permette agli studenti di darsi battaglia in un quiz a tempo con domande in materia di educazione civica e tematiche sociali. Caccia all’Invisibile, invece, è una rivisitazione in chiave moderna della classica caccia al tesoro. Si configura come gioco di gruppo in cui le squadre si sfidano andando alla scoperta delle città altrui, con l’obiettivo di rispondere ad una serie di domande.

Infine, c’è la fruizione SOCIAL, uno spazio sicuro nei quale tutti i fruitori dell’app possono condividere storie e racconti di solidarietà e amicizia, esempi virtuosi diametralmente opposti all’odio.

Per Fondazione Vento Onlus e Digital Ideators, l’incontro che si terrà alla Camera dei Deputati a fine Giugno rappresenta un momento fondamentale per dare visibilità nazionale al progetto e cominciare a perseguire il suo scopo: costruire e diffondere tra le nuove generazioni il seme di una nuova cultura, basata su valori come solidarietà, collaborazione e iniziativa.

Elior Group Solidarities: Challenge contro la fame 31 maggo Milano

Scritto da 20TaskForceItaly il . Pubblicato in Dal Mondo, Società

L’evento organizzato dall’ONG Azione contro la fame è giunto alla seconda edizione italiana in programma a Milano il prossimo 31 maggio e riunirà 6 importanti aziende in una sfida solidale e sportiva

Elior Group Solidarities, organizzazione no profit fondata dal Gruppo Elior nel 2017, offre ai propri dipendenti l’opportunità di partecipare alla manifestazione “Challenge contro la Fame”, organizzata dall’ONG Azione contro la fame per finanziare le sue missioni umanitarie in tutto il mondo.

Tra maggio e ottobre, le squadre del Gruppo Elior saranno invitate ad indossare i colori aziendali e parteciperanno a questa sfida in nove diverse città: Tolosa, Parigi-La Défense, Lille, Lione, Strasburgo, Marsiglia e Nantes, in Francia, Barcellona, in Spagna, e Milano, in Italia.

La tappa italiana, in programma il prossimo 31 maggio fa seguito alla prima edizione del 2018 che ha visto 300 partecipanti e 40.000 euro raccolti, grazie ai quali si è potuto fornire un trattamento completo di otto settimane a base di cibo terapeutico a circa 1500 bambini malnutriti. A sfidarsi, insieme al Gruppo Elior, ci saranno i dipendenti di: Associazione Lavoratori Intesa Sanpaolo, Citi, Clarkson Hyde, KPMG e Solvay.

Per l’occasione le aziende partecipanti doneranno ad Azione contro la Fame 15 € per ogni giro completato (corsa e camminata) o per ogni sei minuti di attività (corsa, camminata, zumba, calcio, yoga, boxe, tai-chi, arrampicata, ecc.), e offriranno ai propri dipendenti l’opportunità di mettersi in gioco in prima persona e sentirsi parte di una causa comune.


Elior Group Solidarities
Organizzazione no profit fondata dal Gruppo Elior supporta dal 2017 progetti che hanno un impatto diretto sui loro beneficiari e offrono risultati tangibili e duraturi, e sostiene attività benefiche nei settori dell’alimentazione, dell’istruzione e della ricerca del lavoro attraverso: sostegno finanziario a progetti di solidarietà presentati da dipendenti del Gruppo o Associazioni; borse di studio a studenti provenienti da famiglie a basso reddito; ridistribuzione di pasti invenduti.

Il Gruppo Elior Italia
Leader in Italia nella Ristorazione Collettiva, serve nel nostro Paese oltre 108 milioni di clienti l’anno in più di 2.200 ristoranti e punti vendita attraverso 14.000 collaboratori. Elior opera in molteplici settori quali le aziende, le scuole, il socio-sanitario, le forze armate, i musei, e la ristorazione a bordo delle Frecce di Trenitalia. La mission di Elior è prendersi cura dei propri clienti e della loro alimentazione in ogni momento della loro vita offrendo un servizio mirato per ognuno, attraverso ingredienti di qualità, soluzioni di ristorazione equilibrate, servizi innovativi che rendono i momenti di pausa un’opportunità per ristabilire il contatto con sé stessi e con gli altri. La qualità è per Elior un impegno quotidiano reso concreto e tangibile non solo dalla scelta degli ingredienti del territorio e dall’attenzione offerta dal personale, ma anche dalle certificazioni che sono costantemente rinnovate e dall’adesione a protocolli di sostenibilità, come il Global Compact, il programma delle Nazioni Unite sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. Sulla base di queste premesse è stata elaborata la strategia di Responsabilità Sociale d’Impresa di Elior, Positive Foodprint Plan™, attraverso la quale si vuole creare un circolo virtuoso nel mondo della ristorazione, dal campo coltivato alla tavola, lavorando in sinergia con fornitori, clienti, utenti finali e dipendenti.

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Vigoressia e fitness

Scritto da Redazione i404 il . Pubblicato in Beauty & Wellness, Salute, Società

La vigoressia è un disturbo alimentare. Un tema poco conosciuto e non trattato che consiste, semplificando, nell’ossessione dell’aspetto fisico, nella ricerca della forma fisica naturale, che di naturale non ha nulla.

Il fisico viene asciugato fino allo stremo. E poi foto, selfie e dipendenza dai social. Su Instragram si pubblica almeno un post al giorno.
Quando non si è al massimo della resa fisica, si usano gli scatti fatti quando si era al top, che si spalmano per tutta la stagione.
La giovinezza non dura in eterno. Ma l’aspetto fisico è la cosa più importante.

i404 parla di vigoressia. Nel fotoreportage “Vigoressia: quando l’aspetto fisico è la cosa più importante. Da valore a ossessione”.

Link articolo completo:
https://i404.it/multimedia-stories/fotoreportage-artistico/vigoressia-ossessione-fisico/

Napoli: Maria Elisabetta Alberti Casellati a Melito incontra i giovani della Scugnizzeria

Scritto da ecnewsoffice il . Pubblicato in Locale, Politica, Società

L’importanza di coinvolgere i giovani in progetti culturali: il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati incontra a Napoli i ragazzi della “Scugnizzeria” e li invita in Senato.

Maria Elisabetta Alberti Casellati

La Scugnizzeria, una scommessa sociale vinta: la visita di Maria Elisabetta Alberti Casellati

In visita a Napoli, il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati lo scorso 29 marzo ha incontrato i ragazzi della “Scugnizzeria”, la libreria creativa che ha aperto due anni fa lo scrittore ed editore Rosario Esposito nella zona tra Melito e Scampia. Una scommessa sociale importante, che oggi può dirsi vinta, come ha ricordato il Presidente sottolineandone il valore: “Un luogo dove si recuperano i giovani con la cultura. Qui si sviluppa la loro creatività: il contrasto alla criminalità organizzata non può che passare dall’istruzione”. E i ragazzi, impegnati in attività di teatro ma anche di radio, artigianato e altre legate ai libri, sono stati invitati da Maria Elisabetta Alberti Casellati a Roma il prossimo settembre per visitare Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani, dove fu sigillata la Costituzione.

Maria Elisabetta Alberti Casellati invita in Senato i giovani della Scugnizzeria

“Quando vengono le scuole a fare questo tipo di tour i ragazzi poi tornano sempre contenti della visita e di aver appreso molte cose sulla Costituzione” ha spiegato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Durante l’incontro dello scorso 29 marzo, il Presidente ha donato ai ragazzi di Melito la campanella del Senato: “Questo è il simbolo del Senato: la campanella che uso per richiamare in aula i senatori, ma è anche il simbolo degli angeli. Significa che dà una protezione particolare”. Un dono, come ha sottolineato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che “vuole essere un augurio perché possiate sempre portare avanti tutto quello che desiderate”. Durante l’incontro, il Presidente ha fatto colazione con i ragazzi, che le hanno offerto una sfogliatella.

Marilisa D’Amico: le battaglie per la parità dei diritti e contro le discriminazioni

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Società

Professore ordinario e Prorettore presso l’Università degli Studi di Milano, Marilisa D’Amico si è battuta e continua a battersi, tra le altre cose, per la parità dei diritti, per la dignità del ruolo e dell’immagine della donna nella società e per la difesa delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Marilisa D'Amico

Marilisa D’Amico: le battaglie per la parità dei diritti

Professore ordinario di Diritto Costituzionale, Marilisa D’Amico è stata tra i primi studiosi del settore a valorizzare tematiche legate alle pari opportunità e alle discriminazioni di genere. Si è spesa e continua a spendersi per fare in modo che le donne in Italia non debbano più scegliere tra carriera professionale e legittimo desiderio di genitorialità. Ha agito in prima persona attraverso diverse iniziative: ha avviato il Corso di perfezionamento in Pari Opportunità presso l’Università degli Studi di Milano e si è battuta per la legge che da 40 anni regolamenta in Italia l’aborto, in favore di una maternità consapevole e contro qualsiasi cambiamento in senso restrittivo. Marilisa D’Amico ha riportato all’attenzione della Corte Costituzionale la questione della fecondazione medicalmente assistita, ottenendo una revisione della legge. Davanti alla Corte Costituzionale si è battuta per colmare il vuoto normativo in merito alle unioni tra persone dello stesso sesso. Nell’ultimo periodo ha contribuito a contrastare l’immagine svilente del genere femminile che spesso i media tendono a veicolare, contrastando il sessismo nei mezzi di comunicazione.

Marilisa D’Amico: i valori e l’impegno accademico

Membro del centro interdipartimentale di ricerca “Studi e Ricerche Donne e Differenze di Genere”, Marilisa D’Amico fa anche parte del Consiglio scientifico del Centro Interuniversitario “Culture di Genere”. In seguito a un periodo di studio in Germania, a Bayreuth, si è trovata per la prima volta ad analizzare le problematiche sottese all’interruzione volontaria della gravidanza, approfondendo dal punto di vista giuridico e costituzionale i profili problematici sottesi a questo diritto. Dopo aver insegnato per dieci anni all’Università dell’Insubria (Como), ha trasformato la propria passione per l’insegnamento in un valore da difendere e perseguire: per Marilisa D’Amico è fondamentale sostenere i giovani ricercatori e creare Università sempre più a misura degli studenti. In tal senso, a sostegno dei soggetti più fragili, è stata delegata del Rettore per la disabilità e l’handicap. Con Bianca Beccalli si è occupata delle tematiche legate alla sfera femminile, studiandole dal punto di vista costituzionale, e con lei ha coordinato i corsi “Donne, politica e istituzioni”. Nel 2018 è diventata Prorettore con Delega alla Legalità, Trasparenza e Parità dei diritti presso l’Università degli Studi di Milano.

Geoplant e gli Ortisti di Strada per un frutteto sociale nel cuore di Ravenna

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Agricoltura, Ambiente, Aziende, Locale, Società

La società agricola romagnola riconferma il sostegno all’Associazione impegnata nella riqualificazione green del tessuto urbano e nella gestione di orti sociali sul territorio, che il 6 e 7 aprile darà il via alla piantumazione di un frutteto sociale a Ravenna.

Arte e orto: parole linguisticamente assonanti, concettualmente mai così vicine.

La Geoplant Vivai di Savarna (RA) – player di punta nel mercato ortofrutticolo in virtù della sua intensa attività di innovazione varietale e miglioramento genetico – anche quest’anno sceglie di sostenere concretamente un’Associazione giovane (per fondazione ed età dei suoi membri) con una chiara missione di riavvicinamento alla terra e di riqualificazione del tessuto cittadino, preservandone bellezza e coerenza paesaggistica.

Il progetto – che si estrinseca tramite la donazione ad altre associazioni, la gestione di orti sociali locali sinergici e di food forest e l’organizzazione di incisive azioni con scopo di sensibilizzazione sul tema dell’ecosostenibilità – coinvolge realtà del territorio che, come Geoplant, decidono di destinare parte del proprio prodotto al rinverdimento di luoghi pubblici, scuole e aree parzialmente o totalmente abbandonate.

Sull’onda del successo e dell’alto tasso di partecipazione dello scorso anno, sabato 6 e domenica 7 aprile gli Ortisti di Strada celebreranno la piantumazione a spirale di oltre 100 alberi da frutto a Ravenna, nell’area di pertinenza delle case popolari di via Patuelli, alla quale potranno intervenire tutti coloro che vorranno vivere in prima persona un’esperienza comunitaria, green e dal forte valore sociale. Un anno fa la zona prescelta, e concessa dai permessi comunali, coincise con lo spazio tra il parco Teodorico e il Centro Sociale Spartaco, non molto distante dall’area selezionata per l’edizione 2019.

Nel 2018 Geoplant donò numerose centinaia di piante di melo, pero, ciliegio, pesco, susino e altre drupacee arrivate in buona misura, tramite gli Ortisti di Strada, ad altri Enti e Associazioni: HumuSapiens, Croce Rossa Italiana Comitato di Ravenna, Dormitorio Re di Girgenti, Scuola Materna Mani Fiorite, Associazione dei Genitori Scuola Elementare di Classe Vincenzo Randi, Associazione Teranga, Coop. Sociale Persone in Movimento, Volontari Forestali della Protezione Civile di Ravenna, Scuola elementare Galliano Camerani, Legambiente Ravenna – Circolo Matelda, Coop. Sociale Don Sandro Dordi, Coop. Sociale e Onlus Kirecò, Associazione culturale A.Di.P.A.

Ortisti di Strada ha poi impiegato parte delle piante per rinverdimenti di alcuni punti urbani e degli orti comunitari dalla stessa gestiti, presso il Centro Sociale Autogestito Spartaco e la Coop. Kirecò.

La filosofia, promossa dai giovani Ortisti di Strada e condivisa da Geoplant, ha le sue radici nella volontà di combattere gli smaltimenti e gli sprechi di materiale ecologico, nell’ottica del suo pieno recupero e di un’economia circolare: tutto deve essere riconsegnato al terreno e ricollocato per regalarne un beneficio all’intera comunità.

L’obiettivo è quello di creare frutteti sociali, per avvicinare le persone al territorio e agli spazi verdi e, al contempo, per sviluppare il concetto di comunità, convivialità e condivisione. L’orto sinergico prende forma a partire da bancali ricoperti di paglia, in una cornice bucolica che favorisca la cooperazione di tutti, agevolando anche chi è portatore di disabilità tramite il ricorso a cassoni di frutta sopraelevati e riempiti di terra pronta per essere coltivata. Infine, l’importanza di rendere i frutti disponibili a tutti i concittadini, attori protagonisti e principali fruitori di questo contributo socialmente utile.

www.geoplantvivai.com

COME GLI ANTIDOLORIFICI SI TRASFORMANO IN DIPENDENZA

Scritto da Tiziana Bonazza il . Pubblicato in Religione, Società

Sono aumentate drammaticamente le morti per eroina e antidolorifici, in europa l’80% di decessi da overdose sono legati a questo fenomeno.

Ma chi potrebbe mai pensare di andar dal medico per un mal di schiena o male al ginocchio e di ritrovarsi tossicodipendente.
E’ facile passare da un potente antidolorifico per un dolore fisico, alla dipendenza, visto che opera in modo da “assopire” il dolore, producendo nello stesso tempo uno stato di esaltazione.

Per far conoscere la verità sugli antidolorifici e proprio per creare un adeguata informazione lunedì 25 marzo, i volontari di Scientology organizzano una distribuzione di opuscoli sugli antidolorifici a Calabrina di Cesena.

Di base bisognerebbe sapere che sono prodotti al fine di reagire sul sistema nervoso allo stesso modo delle droghe derivate dal papavero da oppio, come l’eroina. Gli antidolorifici oppioidi più comunemente abusati comprendono, hydrocodone, meperidine, hydromorphne e propoxyphene.

Ecco dieci segnali d’avvertimento da tenere d’occhio se pensi che qualcuno che conosci stia sperimentando dipendenza da questi farmaci:

1. Aumento nell’uso: incremento, nel tempo, della dose dovuto alla maggior tolleranza al farmaco ed al bisogno di maggiori dosi per avere lo stesso effetto.

2. Cambiamento di personalità: sbalzi in energia, umore e concentrazione, risultanti dal fatto di mettere in secondo piano le normali responsabilità quotidiane rispetto al bisogno del farmaco.

3. Ritiro dai rapporti sociali: ritiro dalla famiglia e dagli amici.

4. Uso prolungato: continuazione dell’uso dell’antidolorifico anche dopo che il problema fisco è migliorato.

5. Molto tempo dedicato all’ottenimento di prescrizioni: dedicare molto tempo alla cosa, andando lontano e facendosi visitare da diversi dottori per ottenere la prescrizione del farmaco.

6. Cambiamento nelle abitudini giornaliere e nell’aspetto: declino dell’igiene personale, cambiamento delle abitudini alimentari e del sonno, tosse costante, naso che cola, occhi rossi e vitrei.

7. Trascuratezza delle responsabilità: trascura i lavori ed i doveri, si dà malato più spesso a scuola o al lavoro.

8. Aumento della sensibilità: visioni, suoni ed emozioni hanno un effetto eccessivo sulla persona, allucinazioni.

9. Amnesie temporanee e smemoratezza: dimentica gli avvenimenti avvenuti e sperimenta amnesie temporanee.

10. Sulle difensive: sta sulle difensive e attacca quando risponde a semplici domande nel tentativo di nascondere la sua dipendenza, se pensa che il suo segreto stia venendo scoperto.

Il problema della dipendenza quindi non è circoscritto alle cosiddette droghe di strada. Gli effetti dei farmaci prescritti da medici come gli analgesici, oltre ai tranquillanti e “antidepressivi” – sono altrettanto disastrosi.

Quindi, è molto evidente che le droghe legali o illegali che siano, rappresentavano una barriera al miglioramento, non solo fisico, ma spirituale dell’uomo, e potrebbero essere considerate benissimo la causa principale del declino di questa società, come emerse anche da alcune ricerche dell’umanitario L. Ron Hubbard, quando affrontò il problema droga.

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