Il sito ufficiale della grande astrofisica Margherita Hack apre lo spazio per lasciare una dedica in memoria della scienziata

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Scienze, Spazio

Nella notte del 29 giugno il mondo ha subito un grande lutto, a 91 anni da poco compiuti, si è spenta la stella più radiosa del firmamento, la grande scienziata astrofisica Margherita Hack, che ha dedicato la vita allo studio e alla ricerca acquisendo indiscussa fama internazionale e apportando un fondamentale contributo attraverso le sue teorie e i suoi insegnamenti. Significativa la scelta dell’amico manager Salvo Nugnes di aprire uno spazio nel sito di Margherita Hack (http://www.margheritahack.it/) per tutti coloro che volessero lasciare una dedica o un pensiero in memoria dell’eccelsa astrofisica. Nugnes, esprimendo un sentito commento in ricordo alla Hack, afferma “È stata una scienziata e studiosa di altissima risonanza, ma anche un modello di donna davvero speciale, con un carattere pieno di vitalità ed un carisma straordinario, dedicargli una lapidaria virtuale mi sembra si confaccia pienamente alla sua concezione di finitezza dell’esistenza

Toscana fiorentina doc e trasferitasi a Trieste nel 1963, Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Combattente impavida per le cause etico sociali, vegetariana convinta e appassionata animalista, lascia il marito Aldo, con il quale ha condiviso 70 anni di matrimonio, oltre che un segno concreto del consistente contributo dato alla scienza e all’astrofisica a livello mondiale.

Permacultura, una giornata con Gautier Gras.

Scritto da cesarepileggi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Italia, Scienze

La permacultura è un sistema di progettazione per la creazione di insediamenti umani sostenibili. Si basa sull’osservazione dei sistemi naturali e utilizza sia la saggezza dei metodi di coltivazione tradizionali, sia le moderne conoscenza scientifiche  e tecnologiche. In Calabria vi sono poche, piccole realtà che conoscono e applicano la permacultura. E’ sempre più diffusa ed apprezzata la cultura del biologico così come aumentano di giorno in giorno coloro i quali praticano uno stile di vita sostenibile, magari semplicemente cercando di alimentarsi in maniera sana e coltivando la terra come facevano i nostri bisnonni (senza il supporto di sostanze chimiche). Infatti, secondo le ultime statistiche, sono sempre di più i giovani che riscoprono l’agricoltura non solo come scelta di vita ma anche come attività commerciale o imprenditoriale. L’associazione “I Sognatori” ha organizzato due giornate d’informazione sulla permacultura: a Torre di Ruggiero, sabato 13 luglio alle ore 17:30 presso la Sala consiliare di Palazzo Martelli, e a Davoli Marina (in collaborazione con l’associazione Creativi Indipendenti Davolesi), domenica 14 luglio ore 17:30 presso la Biblioteca Davoli. Gautier Gras, appassionato ed esperto permacultore, sarà il relatore del convegno. Gras attualmente vive in Sicilia dopo diverse esperienze professionali in Australia, India, Malesia e Portogallo. Egli persegue il desiderio di promulgare la conoscenza della permacultura. Oltre a diffondere questo modo di pensare ed agire, l’evento si propone di creare une rete tra le persone che amano prendersi cura della Terra e di se stessi. Insieme con Gras, “I Sognatori” valuteranno la possibilità di approfondire l’argomento in base alle esigenze dei partecipanti. Ulteriore obiettivo è quello di iniziare un percorso che porti ad avere anche in Calabria, come nel resto d’Italia e nel mondo, una folta e consapevole comunità che crede e rispetta il vitale principio della sostenibilità ambientale. E’ appurato che ci stiamo spingendo verso i limiti fisici della Terra. Non possiamo continuare a produrre inquinamento, soddisfare la nostra fame di energia e materie prime al ritmo attuale, perché stiamo consumando risorse non rinnovabili. La permacultura offre un approccio alla gestione del territorio in cui le funzioni degli animali, delle piante, delle persone e della Terra sono riconosciute ed integrate per massimizzare i risultati e realizzare ambienti umani sostenibili. Al termine dei due convegni, completamente autofinanziati, sarà offerto un rinfresco.

Leucemia mieloide cronica, con Nilotinib obiettivo guarigione completa

Scritto da IQandPartners il . Pubblicato in Salute, Scienze

AIL, l’VIII “Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma”, in programma il 21 giugno, incentrata sull’importanza di sostenere la ricerca per il trattamento di queste malattie. La guarigione di molte malattie del sangue è oggi possibile. Lo studio clinico ENESTFreedom valuta l’opportunità di sospendere il trattamento con Nilotinib nei pazienti affetti da Leucemia Mieloide Cronica che grazie al farmaco hanno raggiunto la Risposta Molecolare Completa. Venerdì 21 giugno speciale Numero Verde AIL – Problemi ematologici 800.226.524: dalle 8.00 alle 20.00 illustri ematologi italiani risponderanno ai pazienti e ai familiari.

Molecole

Guarire molti tumori del sangue non è più solo un sogno. Oggi, almeno in alcune forme di leucemia e di linfoma, il 70-80 per cento dei pazienti ottiene la guarigione completa. Anche la Leucemia Mieloide Cronica, che fino ad una ventina d’anni fa portava quasi sempre alla morte ed aveva come unica possibilità terapeutica il trapianto di midollo, ora può essere controllata nel tempo. Grazie ai nuovi farmaci come nilotinib, nei pazienti che ottengono la risposta molecolare completa, ovvero un livello di cellule patologiche così basso da non poter essere evidenziato con le attuali tecniche di indagine, si potrebbe in futuro addirittura arrivare ad abbandonare le cure perché si è raggiunto un obiettivo fino a qualche anno fa impensabile: la guarigione.

L’occasione per ribadire i successi ottenuti dalla ricerca scientifica è l’ottava “Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma” promossa dall’AIL e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

“Questa Giornata dedicata all’informazione sui tumori del sangue ha valore soprattutto per i pazienti ematologici che in questa occasione sentono l’AIL ancora più vicina – spiega il Prof. Franco Mandelli, Presidente nazionale AIL. Il nostro impegno è quello di continuare a stare al loro fianco e impegnarci nella ricerca di nuove soluzioni di cura per le malattie del sangue, che oggi possono anche essere guarite in molti casi ma debbono comunque essere trattate al meglio per migliorare la durata della sopravvivenza dei malati e la loro qualità di vita”.

In termini di risultati, la terapia della Leucemia Mieloide Cronica è sicuramente quella che ha fatto registrare eccezionali progressi negli ultimi anni. Questa malattia, che fino a pochi anni fa poteva essere curata solo con il trapianto di cellule staminali, dopo l’avvento delle terapie mirate, il cui capostipite è imatinib, presenta altissime percentuali di sopravvivenza. Addirittura in caso di Risposta Molecolare Completa alle terapie con i farmaci di seconda generazione come nilotinib potrebbe far seguito la guarigione.

“Mediamente il 40-50 per cento dei pazienti che ottengono la Risposta Molecolare Completa dopo terapia potrebbe raggiungere l’obiettivo della guarigione, ovvero la sospensione del trattamento senza andare incontro a recidive – precisa il Prof. Giuseppe Saglio, Professore Ordinario di Ematologia dell’Università di Torino – Ospedale Universitario S. Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino). Per verificare questa ipotesi davvero rivoluzionaria è in corso lo studio ENESTFreedom, che mira proprio a valutare la possibilità di sospensione della terapia con nilotinib e quindi il raggiungimento dell’obiettivo guarigione in pazienti con questa malattia”.

L’Italia, grazie alle competenze scientifiche e agli alti livelli raggiunti dalla nostra ematologia, è uno dei Paesi chiave per lo svolgimento di questo grande studio internazionale. Otto sono infatti le strutture di ricerca nazionali impegnate nel trial, a riprova dell’altissimo livello scientifico e organizzativo dell’ematologia italiana.

“La nostra ematologia offre un’ottimale gestione della Leucemia Mieloide Cronica – puntualizza ilProf. Fabrizio Pane, Professore Ordinario di Ematologia – Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti di Midollo Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli – Presidente della Società Italiana di Ematologia (SIE). Basti pensare ad esempio alla rete LABNET è un progetto originale nata in Italia sotto l’egida della SIE e gestito dal GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie Ematologiche nell’adulto. Con LABNET si mettono in rete 43 strutture specializzate in biologia molecolare che effettuano un monitoraggio della risposta molecolare di elevato livello e privo di carico economico per pazienti ed ospedali”.

Questo modello di monitoraggio del paziente è solo un esempio dei fondamentali passi avanti nella gestione e nel trattamento della Leucemia Mieloide Cronica, malattia che oggi viene affrontata con maggior serenità e con crescenti speranze di giungere alla guarigione definitiva.

“La Leucemia Mieloide Cronica è una malattia clonale, espressione dell’espansione di una cellula staminale totipotente, caratterizzata da un progressivo accumulo di cellule mature granulocitarie a livello midollare – conclude il Dott. Massimo Breccia, Dirigente Medico, Azienda Policlinico Umberto I Centro di Ematologia Sapienza Università di Roma. In Italia si stima che ci siano circa 800-1000 nuovi casi l’anno, ma l’incidenza appare in costante aumento. La storia naturale della malattia è mutata profondamente con la scoperta dell’anomalia genetica nel 1960 e la successiva identificazione dell’enzima derivato da questa anomalia che ha portato a una terapia mirata”.

Oggi, grazie a quella scoperta e allo sviluppo dei farmaci inibitori della tirosin-chinasi di seconda generazione come nilotinib, si spera addirittura di guarirla definitivamente liberando il paziente da ogni cura.

“L’impegno di AIL è proseguire nella ricerca, grazie agli studiosi che in Italia lavorano in questo ambito e all’aiuto dei cittadini – conclude il Prof. Mandelli. Oggi sappiamo che in alcuni malati la vita può cambiare in positivo anche dopo una diagnosi come quella di leucemia mieloide cronica. La mia speranza è che anche in altre malattie neoplastiche del sangue, come altre forme di leucemia, i linfomi e i mielomi si possano identificare terapie sempre più specifiche e di successo. Su questo concentreremo gli sforzi della nostra associazione, oltre che sull’attenzione alla qualità di vita delle persone colpite da queste patologie. Ne è un esempio il Progetto Itaca, giunto alla sua quinta edizione, che prevede una “veleggiata” lunga 800 chilometri nel mar Tirreno: Anche la vela-terapia può offrire un sostegno a chi lotta contro queste malattie. Che oggi, grazie alla scienza, fanno un po’ meno paura!”.

FONTE: Novartis

FALEGNAMERIA BETTIN | DETRAZIONI RISTRUTTURAZIONI CASE E MOBILI

Scritto da juli709 il . Pubblicato in Ambiente, Casa e Giardino, Comunicati Stampa, Economia, Industria

LA FALEGNAMERIA BETTIN TI INVITA A LEGGERE LA NORMATIVA RIPORTATA DI SEGUITO. SIAMO DISPONIBILI A VALUTARE I TUOI PROGETTI

CONTATTACI ALLO 049/9935021 O INVIACI UNA E-MAIL A:  f.falbettin@tin.it

www.facebook.com/falegnameriabettin

DETRAZIONI FISCALI 2013 65% E 50% Il governo tenta di dare un po’ di fiato all’economia partendo dall’edilizia, uno dei principali comparti del nostro sistema produttivo e tra quelli maggiormente colpiti dalla congiuntura economica sfavorevole. Con il decreto approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, viene confermata la maggiorazione dal 36% al 50% sui lavori di ristrutturazione, e prorogata fino al 31 dicembre 2013. Inoltre, il bonus sugli interventi ecologici sale dal 55% al 65%. Questa volta, infine, è compreso nel pacchetto uno sgravio sui mobili. Alberto Macchi, geometra, ci spiega nel dettaglio le misure varate.

LO SCOPO DEL PACCHETTO – «Si tratta di un intervento importante volto, anzitutto, a smuovere gli indecisi. Chi non poteva permettersi il lavoro di ristrutturazione prima, non potrà permetterselo neanche adesso. Chi, tuttavia, stava tentennando, ora ha una buona ragione in più per prendere una decisione».

COSA CI GUADAGNA LO STATO – «Il pacchetto 20-20-20 approvato dall’Unione europea prevede che entro il 2020 siano ridotte le emissioni di gas serra del 20%, sia innalzata al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portato al 20% il risparmio energetico. Fallire nell’impresa costerebbe, in termini di sanzioni, molto di più delle risorse destinate agli incentivi. Inoltre, gli incentivi, promuovendo i consumi nel mercato dell’edilizia, contribuiscono a sbloccare il settore. Che, in Italia, dispone della filiera produttiva più estesa ed è stato uno tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi. Se l’edilizia si riprende, i guadagni degli operatori del campo si traducono in maggiore base imponibile e, di conseguenza, in maggiore gettito fiscale per lo Stato. Gli eventuali nuovi occupati, inoltre, sono fonti di tassazione Irpef».

GLI INCENTIVI PRINCIPALI

Bonus energetico 65% – «Dal primo luglio prossimo, fino al 31 dicembre 2013, i lavori che determineranno, nelle singole abitazioni, un risparmio energetico godranno di un agevolazione fiscale del 65%. In questo caso, l’incentivo viene maggiorato rispetto al 55% previsto in precedenza. Se i lavori sono effettuati a livello condominiale, si avrà tempo fino al 30 giugno 2014». Sono tuttavia previste modifiche rispetto all’attuale bonus, per cui non tutti i tipi di interventi saranno “coperti”. Occorrerà quindi attendere maggiori dettagli in merito e informarsi nel caso prima di cominciare i lavori.

Ristrutturazioni edilizia – «Sono prorogate di sei mesi le detrazioni per i lavori di ristrutturazione. Il bonus è stato confermato al 50%, fino a una spesa di 96 mila euro. Si avrà tempo sino al 31 dicembre 2014».

Bonus Mobili – «Si tratta di una novità: anche i mobili acquistati godranno della detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Il tetto di spesa massima è di 10mila euro, mentre l’acquisto dovrà essere necessariamente correlato al lavoro di ristrutturazione. Se un cittadino avrà rifatto, per esempio, la cucina, non potrà godere dell’incentivo per l’acquisto di un letto matrimoniale».

COME OTTENERE L’INCENTIVO – «La spesa dovrà essere necessariamente effettuata con un bonifico. Sarà necessario indicare, in esso, la causale dell’intervento e la partita Iva dell’azienda e il codice fiscale del committente. Per l’ottenimento del bonus fa fede la data del bonifico (che per ottenere i nuovi bonus sarà possibile effettuare a partire dal primo luglio) e non quella, per esempio, di inizio e fine dei lavori. Per tutte le altre pratiche (documentazione all’Asl, fatture, documentazione edilizia, ecc…), non dovrebbero esserci problemi di alcun tipo: tutti i lavori di questo genere, normalmente, non sono effettuabili in autonomia. Occorre affidarsi a dei professionisti. Fa parte del loro lavoro sapere di quale documentazione c’è bisogno ed entro quando presentarla. Tanto più se si tratta di un intervento condominiale. In quel caso, si dovrà occupare di tutte la pratiche l’amministratore di condominio».

Ecofriendly a prima vista

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Comunicati Stampa

Varvel SpA sceglie di allestire un display in cui mostrare in tempo reale la produzione energetica derivante dall’impianto fotovoltaico posizionato sui tetti delle proprie strutture, per invitare a condividere l’impegno profuso dall’azienda

Dichiararsi favorevoli alle energie alternative e alla riduzione dell’impatto aziendale non basta. Occorre anche dimostrarlo, per essere un motivo d’ispirazione per gli altri ed essere coerenti con una condotta etica e virtuosa.

Con tali motivazioni Varvel SpA, PMI di Crespellano (BO), dal 1955 operante nell’ambito della meccanica e della produzione di variatori, riduttori e motoriduttori, ha deciso di installare un pannello collegato all’impianto fotovoltaico posizionato sui tetti dei propri stabilimenti. Il display mostra in tempo reale la potenza istantanea in kW, l’energia prodotta dal momento dell’installazione in MWh e le tonnellate di CO2 risparmiate dall’installazione dell’impianto. Ubicato in prossimità delle bandiere che sventolano all’ingresso della sede, vuole essere un segno tangibile dell’impegno concreto che Varvel SpA pone nei confronti della salvaguardia ambientale, attraverso l’utilizzo del fotovoltaico, lo smaltimento dei rifiuti industriali, la raccolta differenzia e altre azioni virtuose.

Dal 2000 Varvel SpA ha introdotto il “Sistema Ambientale”, certificato dal 2001 secondo la norma UNI EN ISO 14001. Secondo quanto riportato nel bilancio di sostenibilità, fin dal 2007 si è provveduto a una conversione della produzione di acqua calda ad uso sanitario (bagni stabilimento, docce e cucina) attraverso pannelli solari, con un risparmio annuo stimabile in circa 10.000 mc di gas metano. Dal 2010 l’azienda ha poi completato la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, sostenendo una spesa di 600 mila euro per la posa di 675 pannelli fotovoltaici per una superficie netta di 1.110 mq con una potenza installata di 159 kWp.

La produzione annuale si aggira intorno ai 188.000 kWh, coprendo circa il 20% del fabbisogno aziendale, con una riduzione delle emissioni di CO2 di 109 ton/anno e di NOX di 98 kg/anno, con un risparmio di combustibile fossile di 17 TEP/anno.

“Crediamo che le imprese debbano guardare al futuro – sostiene Francesco Berselli, Presidente di Varvel SpA – pensando al mondo che lasceremo ai nostri figli e nipoti, investendo non soltanto per crescere nella produzione, ma anche nella riduzione dell’impatto ambientale, ponendosi come esempio. Con questo spirito abbiamo voluto posizionare all’ingresso il display, affinché anche altri ne traggano ispirazione”.

Dello stesso avviso anche Mauro Cominoli, Direttore Generale di Varvel SpA che conferma come “L’azienda è da sempre attenta al mondo che la circonda e a tutti gli stakeholder. Proprio in segno della massima trasparenza della nostra realtà, ogni anno realizziamo un bilancio di sostenibilità in cui è possibile valutare tutte le azioni dell’impresa e i valori che ci rendono un’impresa socialmente responsabile”.

 

Varvel SpA – Via 2 Agosto 1980 n. 9 – 40056 Crespellano BO – Italy – Tel. +39 051 6721811 – Fax +39 0516721825 – varvel@varvel.com

Ufficio stampa: Borderline – Via Parisio 16 – 40137 Bologna Tel. 051 4450204 Fax 051 6237200

Communication Manager & P.R Matteo Barboni – 349 6172546 m.barboni@borderlineagency.com

Ecolamp è sponsor del Festival dell’Ambiente, questo fine settimana all’Idroscalo di Milano

Scritto da admaiora il . Pubblicato in Ambiente, Comunicati Stampa

Ecolamp sostiene la seconda edizione del Festival dell’Ambiente “Inquino meno, vivo meglio”, promosso dalla Provincia di Milano e in programma dal 17 al 19 maggio presso l’area Multisport dell’Idroscalo.

La manifestazione si propone quale occasione d’incontro tra cittadini e imprese attraverso il comune filo conduttore della sostenibilità, uno dei principi ispiratori del consorzio Ecolamp e un valore alla base di tutta la raccolta differenziata, del riciclo delle lampadine a basso consumo esauste e, più in generale, dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Le sorgenti luminose di nuova generazione, infatti, una volta giunte a fine vita diventano Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e il loro recupero permette di reimpiegare il 95 per cento dei materiali di cui sono composte (vetro, metalli e plastiche), evitando allo stesso tempo la diffusione di sostanze (come il mercurio) che, se disperse in grande quantità, possono essere dannose per la salute e l’ambiente. Per smaltire in maniera corretta questi prodotti è sufficiente recarsi presso le Isole Ecologiche comunali diffuse in tutto il territorio nazionale, oppure consegnare la lampadina esausta al negoziante che, in virtù del ritiro ”uno contro uno”, è obbligato a ritirarla a fronte dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente.

I materiali informativi predisposti da Ecolamp su questo tema, focalizzati principalmente sui servizi messi a disposizione di cittadini e professionisti, saranno distribuiti al pubblico durante il festival in diverse postazioni: all’ingresso dell’area della manifestazione, presso lo stand informativo Infoenergia e all’interno della sala Torre dell’Idroscalo in occasione del convegno “Chi ben raccoglie è a metà dell’opera”, che avrà luogo venerdì 17 maggio dalle ore 9.30 alle 12.30 e ospiterà anche la premiazione dei Comuni Ricicloni. Inoltre, venerdì mattina, durante i laboratori dedicati ai bambini, saranno distribuite le mascherine Ecolamp raffiguranti le mascotte Voltonio e Bidonia e contenenti informazioni utili per la corretta gestione delle lampade a basso consumo esauste.

Una festosa e spensierata occasione offerta alle famiglie milanesi per trascorrere alcune ore del fine settimana con appuntamenti coinvolgenti e adatti a tutte le età. Ecolamp ancora una volta invita ad imparare, divertendosi, i gesti quotidiani più corretti per la tutela della propria salute e dell’ambiente e a conoscere tutto ciò che riguarda il mondo del riciclo delle lampadine.

IL DOTT. BRUNO BASSETTO, SPECIALISTA IN CHIRURGIA ESTETICA E PLASTICA RACCONTA LA SUA FORMAZIONE

Scritto da ufficiostampa.ap il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Salute, Scienze

Intervistato il Dott. Bruno Bassetto, specialista in chirurgia Estetica e Plastica, conosciuto in tutto il Veneto per la sua bravura, la sua passione e dedizione per il lavoro, coronato da più di 5000 interventi specialistici e numerose pubblicazioni sulla chirurgia Estetica.

Dove ha studiato?

Mi sono laureato in medicina e chirurgia e specializzato in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Università degli Studi di Padova.

Cosa l’ha portata ad entrare nel mondo della chirurgia Estetica?

Alla fine del mio corso di studi ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il Prof. Gianfranco Girardi, Primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza, che mi ha aiutato e fatto appassionare a questa specialità. Il Prof. Girardi è stato uno dei pionieri della chirurgia plastica ed Estetica in Italia e all’estero.

Quali sono le doti che un chirurgo plastico deve avere?

Resistenza allo stress, accurata preparazione ed esperienza, sicurezza, capacità decisionale, senso dell’Estetica, capacità organizzativa, sensibilità alle esigenze del paziente, capacità di selezionare il personale di supporto, capacità di valutare l’opportunità o meno dell’intervento richiesto e il risultato ottenibile.

Dal 1984 al 2002 ha lavorato nel Reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza dove ha ricoperto le funzioni di dirigente medico di I livello e di vice primario. Come ricorda questi anni lavorativi?

Sono stati anni di importante formazione professionale e collaborazione con importanti professionisti nell’arte della chirurgia Estetica sia italiani che stranieri. In Ospedale, ho acquisito le fondamentali nozioni e conoscenze per poter essere un chirurgo estetico capace e quindi di successo. Sicuramente sono stati anni molto impegnativi e faticosi che mi hanno fatto acquisire molta sicurezza per risolvere anche le eventuali complicanze degli interventi.

Ha lavorato anche negli Stati Uniti?

No, ho frequentato il reparto del Dott. Argenta ad Ann Harbour, Michigan.

Dove esercita la Sua professione?

A Marostica, presso la mia Clinica di chirurgia Estetica, presso la casa di cura Villa Berica di Vicenza. Visito a Padova, presso la casa di cura Diaz, a Trento in un ambulatorio e a Vicenza presso il Poliambulatorio SEFAMO.

Quali le pubblicazioni a cui ha collaborato?

Ho collaborato nelle seguenti pubblicazioni: Otoplastica secondo Mustardè (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) e Correzione Funzionale ed Estetica del naso a sella (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) entrambe con M. Pegoraro e L. Friede.

Quale il congresso in Italia più importante a cui ha partecipato?

In Italia i congressi più importanti sono quelli annuali delle mie Società: SICPRE e AICPE a cui partecipo sempre.

Quale il congresso all’estero più importante a cui ha partecipato?

Quello a Stoccolma del Dott. Per Hedén sulla Mastoplastica additiva.

E’ appassionante il suo lavoro?

Sicuramente si.

Che consigli darebbe ad un giovane chirurgo?

Essere consapevole che, prima di operare pazienti sani per motivi estetici, deve avere una preparazione notevole basata su anni di pratica chirurgica, guidata da Maestri nel settore. Sembra tutto facile ma, nella branca specialistica di chirurgia Estetica, non c’è niente di semplice o di improvvisato!

Gli italiani amano il solare…. ma lo conoscono bene?

Scritto da mariastella il . Pubblicato in Ambiente

Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Lo rivela il nono rapporto “Gli italiani e il solare”, pubblicato recentemente dalla Fondazione Univerde ed IPR marketing per l’inaugurazione del Solarexpo 2013. Gli italiani amano il solare dunque, ma lo conoscono bene?

Come di consueto per l’inaugurazione del Solarexpo la Fondazione Univerde ed IPR marketing hanno pubblicato i risultati del sondaggio “Gli italiani e il solare” , volto a fare il quadro su come viene percepita la questione energetica nel nostro Paese. I risultati sono molto favorevoli alla soluzione solare, giudicata semplice, pulita, sempre più economica, vantaggi che hanno fatto guadagnare al solare la simpatia di oltre il 90% degli Italiani. Una stima quella per la tecnologia solare che può essere tranquillamente condivisa, quello che può essere meno condiviso è il metodo piuttosto semplicistico con cui la ‘soluzione solare’ viene proposta, attraverso domande che forse non lasciano trasparire pienamente il rovescio della medaglia.

I principali risultati del rapporto si possono così riassumere:

  • Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Seguono eolico (54%), Idroelettrico (35%), Geotermia (25%), Nucleare (17%), Biomasse (16%), Gas (14%), Carbone (2%), Petrolio (1%);
  • il 79% degli italiani è propenso ad utilizzare direttamente l’energia solare;
  • il 92% degli italiani sarebbe favorevole ad installare pannelli FV nel proprio condominio utilizzando un incentivo pubblico. (sarebbe stato forse interessante porre una domanda simile per valutare la propensione all’installazione senza incentivo pubblico);
  • il 48% degli italiani sarebbe per l’abolizione degli incentivi se questi venissero sostituiti con semplificazioni burocratiche e la libertà di autoprodurre e vendere energia in rete, il 38% è contrario alla loro abolizione;
  • il 90% degli italiani considera doveroso per la salute e per il clima chiudere le centrali a carbone e ad olio combustibile entro il 2020;
  • Il 77% degli italiani non conosce le smart grid ma il 54% degli interpellati le giudica un’ottima iniziativa quando queste vengono definite le reti intelligenti decise dall‘Unione Europea con cui ogni cittadino potrà non solo ricevere e comprare energia ma diventare produttore, da solo e in comunità, e anche vendere energia ad altri attraverso la rete.
  • l’ 88% degli italiani risulta favorevole all’applicazione di una carbon tax, il 40% pensa però che ciò sarà difficile da realizzare.

Questi risultati danno un’idea su quello che è il ‘polso’ degli italiani sulla questione energetica, dati certamente interessanti e su cui riflettere.

Forse però per il sondaggio che precederà il Solarexpo 2014 si potrebbero proporre delle domande un po’ più pragmatiche, pur senza pretendere che i cittadini italiani diventino esperti delle criticità che può comportare per il sistema e per il mercato elettrico un’ampia diffusione del solare. Ad esempio si potrebbe lasciar intravvedere cosa potrebbe comportare dal punto di vista burocratico e fiscale poter vendere ad altri l’energia elettrica attraverso le smart grid (bisognerebbe quanto meno saper comprendere in cosa consiste un contratto di fornitura e si dovrebbe produrre una bolletta, per quanto semplificata). Si potrebbe inoltre suggerire cosa comporterebbe dal punto di vista dei costi dell’energia elettrica l’eliminazione delle centrali a carbone e la loro sostituzione con impianti a fonti rinnovabili. Oppure, per consentire una valutazione più informata, si dovrebbe far sapere agli intervistati che l’applicazione di una carbon tax sui prodotti energetici proporzionale alle emissioni di CO2 risulterebbe in percentuale molto più gravosa per chi ha un reddito basso e può intervenire in maniera marginale sui propri consumi (ad esempio con una ristrutturazione edilizia o acquistando un’auto meno inquinante) mentre risulterebbe in percentuale meno gravosa per chi ha redditi elevati.

In ultimo una piccola considerazione sul comunicato stampa relativo alla presentazione del rapporto che riporta nel cappello: Dal 90% degli italiani NO al carbone e SI al solare, anche con nuovi incentivi. Pecoraro Scanio: “Nel 2020 chiudere le centrali a carbone e a olio combustibile. Nel 2050, 100% di energia da rinnovabili. Subito nuovi incentivi normativi ed economici”. Un’interpretazione a dir poco assai colorita dei risultati del sondaggio e che sembra voler fornire alla stampa una chiave di lettura preconfezionata dei dati, anch’essa eccessivamente semplificata.

Leggi l’articolo sul blog di Assoelettrica

Fonte: Assoelettrica

ANCHE IL DOTT. BRUNO BASSETTO ALLA CONFERENZA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI LAURA BOLDRINI

Scritto da ufficiostampa.ap il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Cultura, Salute, Scienze

In Piazza San Marco a Venezia, Domenica 5 Maggio 2013, si è tenuta un’interessante conferenza del Presidente della Camera Laura Boldrini, trattante l’attuale e sempre più preoccupante tema della violenza sulle donne, in particolar modo, la violenza sul web.

Il Dott. Bruno Bassetto, specialista in chirurgia plastica ed estetica, rinomato in tutto il Veneto, ha avuto l’occasione di assistere all’importante incontro, del quale è stata ospite anche Paola Concia. Il deputato, attivista per i diritti LGBT, è intervenuta portando la sua esperienza, raccontando il bombardamento di minacce e parole di disapprovazione, in rete, provocato da una sua foto.

A favore della causa, il Dott. Bassetto, molto vicino alle donne, anche grazie al suo lavoro, che svolge principalmente presso la sua clinica di Marostica (VI), situata in via XXV Aprile n.4. La sua passione, bravura e dedizione per la chirurgia, lo ha portato ad eseguire più di 5000 interventi ed avere numerose pubblicazioni sulla sua professione. Per info: www.brunobassetto.com

ASSOELETTRICA: “NON POSSIAMO PAGARE DA SOLI IL CONTO DELLA CRISI”

Scritto da mariastella il . Pubblicato in Ambiente

L’intervista di Chicco Testa alla Staffetta Quotidiana

Chicco Testa La polemica tra fotovoltaici ed elettrici “tradizionali” si è già surriscaldata, ma ancora non è del tutto chiaro di cosa si parli, quali siano le opzioni in campo. Opzioni che riguardano un problema comune: come gestire questa situazione di overcapacity. Cosa chiede Assoelettrica?

Intanto vorrei chiarire una questione personale. Oltre alla presidenza di Telit (una società che produce tecnologie per le telecomunicazioni, ndr) ho un’azienda che si chiama Eva. Sette-otto anni fa ho investito insieme a Franco Bernabè in una società di giovani ingegneri bresciani il cui obiettivo era la realizzazione di piccoli impianti idroelettrici. Sviluppare un impianto idro comporta una fatica considerevole perché ogni impianto ha una sua caratteristica, localizzazione, territorio, portata, geologia, idrogeologia ecc. Abbiamo fatto 4-5 impianti e poi ci siamo accorti degli incentivi al fotovoltaico e abbiamo investito. È una cosa molto più semplice, gli impianti sono tutti uguali. Il primo lo abbiamo fatto con l’aiuto di un Epc, poi ci siamo resi conto che l’ingegneria è semplicissima e ce li siamo fatti in casa.

I pannelli li avete comprati in Cina?

Ovviamente. E abbiamo realizzato 13 MW. Quando guardo i conti… facciamo 7 milioni di fatturato di cui 5 di Ebitda.

Tornando al punto: cosa chiedete per uscire da questa situazione?

Quando sono arrivato in Assoelettrica mi sono reso conto dello sconquasso che il sistema aveva subito. Una buona parte della situazione è compromessa. Il danno più grosso, ancor prima della questione dei costi, è quello prodotto sul sistema elettrico nazionale. La riforma Bersani era ottima (la liberalizzazione del mercato elettrico con il dlgs 79/99, ndr), ha spinto le aziende a fare investimenti importantissimi che hanno rinnovato completamente il parco termoelettrico italiano. Quando eravamo pronti a fare la nostra parte – tra l’altro con il prezzo del gas che scendeva – è arrivata questa botta che ha cambiato le carte in tavola e ha fatto sì che il mercato libero praticamente non esista più. Il 50% circa dei volumi e il 60% del fatturato del settore deriva da vari regimi amministrati. Insomma, il mercato contendibile si è ridotto a un 50% circa in termini di volumi e in termini di fatturato al 40% circa. Da questa situazione non risaliremo più, o comunque ci resteremo a lungo.

Sul Corriere della sera e su Repubblica sono usciti qualche giorno fa due articoli (un editoriale di Alesina e Giavazzi e un commento di Iezzi) che chiedevano, rispettivamente, il taglio retroattivo degli incentivi alle rinnovabili e la revisione degli oneri di sistema. È d’accordo?

Non voglio trasformare questa storia in una battaglia. Intanto bisogna mettersi d’accordo su cosa vogliamo. Per me è chiaro che l’Italia ha due obiettivi di politica energetica. Il primo è avere l’energia. Su questo punto siamo tutti d’accordo ma dieci anni fa questo non era un problema banale. Il secondo è avere energia a basso costo. E su questo non c’è accordo. Certo, abbiamo gli impegni di Kyoto e quelli assunti in sede europea, ma le cose andavano fatte in maniera completamente diversa. È stato fatto uno spreco di proporzioni gigantesche. Poi bisogna mettersi d’accordo sui numeri. Come si fa a sostenere che il fotovoltaico porta benefici sui prezzi dell’energia per 1,4 miliardi (il riferimento è al rapporto Irex di Althesys, ndr v. Staffetta XXX)? È chiaro che se aumento l’offerta di energia in determinate fasce, in quelle ore il Pun scende. Il problema è: quanto ho pagato per ottenere questo? Potrei fare anche energia con Chanel n. 5, e l’effetto sarebbe lo stesso, se qualcuno mi pagasse il profumo. Ma quanto mi costa? Senza contare che l’Italia è l’unico Paese che paga sia l’incentivo che l’energia. Un altro punto da chiarire è che non c’è un risparmio sul gas non importato, perché ai produttori fotovoltaici, quando prendono il prezzo marginale, paghiamo un prezzo che comprende anche quello del gas. Io chiedo equità per quanto riguarda gli impianti termoelettrici.

Quindi la soluzione è un capacity payment? E come finanziarlo?

Che l’Autorità per l’energia prenda in considerazione tre fattori fondamentali. Il primo è la sicurezza del Paese, cioè quanti impianti servono prendendo in considerazione il caso peggiore, quello in cui piove e non c’è vento e quindi non c’è produzione da rinnovabili intermittenti.  Il secondo è la riserva e il terzo la flessibilità che gli impianti devono garantire per adattarsi alla curva di carico che viene determinata in gran parte del giorno dalla presenza o dall’assenza degli impianti fotovoltaici. Quanto costa tutto questo? Non lo so e non spetta a me dirlo. Sono le stesse condizioni che l’Autorità ha già considerato con le gare che vanno fatte quest’anno per il 2017. Ma da qui al 2017 c’è il rischio che una grande quantità di impianti termoelettrici vengano fermati. Insomma, mi sembra che sia giusto che il transitorio venga affrontato secondo questi principi. C’è poi da considerare che nella legge Sviluppo c’è un comma che dice che tutto questo deve avvenire senza oneri ulteriori per il sistema. Su questo sono d’accordo perché altrimenti ammazziamo i consumatori. E quindi i soldi devono essere presi con equilibrio e restando dentro il sistema, andando a prenderli da chi crea le disfunzioni. Se devo garantire la riserva a un impianto fotovoltaico mi sembra giusto che sia l’impianto fotovoltaico a pagarla.

Dunque una sorta di solar tax, di cui ha parlato qualcuno?

Qualsiasi misura viene presa l’importante è che le risorse restino all’interno del sistema. Non può essere un’altra tassa che finisce alle Finanze o a risanare il bilancio dello Stato. Anche la benzina ha degli oneri fiscali grossi e probabilmente ingiustificati. Lì però se non consumi benzina non paghi neanche le tasse. Invece gli oneri di sistema sono un ammontare fisso. E se riduciamo la base imponibile, come sta succedendo per il calo dei consumi, entriamo in un circolo vizioso per cui l’energia costa sempre più cara, se ne consuma sempre di meno, le aziende se ne vanno e gli oneri di sistema continuano ad aumentare percentualmente.

Quindi chiedete un capacity payment transitorio.

A mio modo di vedere ci vorrebbe un transitorio che risponda alle tre condizioni che ho detto, se vogliamo evitare una chiusura massiccia di impianti termoelettrici. E non sto parlando degli aspetti sociali, questo è un fattore che va trattato separatamente. Io parlo di sicurezza, riserva e capacità di rendere flessibile il nostro sistema elettrico.

Non crede ci sia stato un eccessivo “entusiasmo” nell’investire in impianti termoelettrici negli anni scorsi?

Se nel ’98 qualcuno avesse detto alle aziende elettriche che nel 2007 avrebbero fatto partire un ciclo di investimenti incentivato, forse si sarebbero comportate diversamente.

Tornando alla sicurezza del sistema, in questo momento abbiamo una riserva colossale rispetto alla domanda effettiva. È veramente a rischio la sicurezza se chiude, diciamo, un 30% dell’attuale capacità?

Non so. Dipende molto dalla situazione “estrema” che si prende in considerazione e dalle diverse zone del Paese. Certo, il margine di riserva oggi è molto alto, e dipende anche dalla recessione. Le nostre aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione. E so benissimo che anche il termoelettrico dovrà pagare il suo prezzo, e già lo sta facendo con la chiusura di piccoli impianti. Ma trovo politicamente ingiusto e sbagliato da un punto di vista generale che a pagare tutto questo debba essere solo l’industria termoelettrica. Io non voglio misure ad hoc che abbiano come obiettivo di salvare questo o quell’impianto. Se dobbiamo fare così, allora sarebbe meglio tornare ai prezzi amministrati. Penso invece che il Paese debba fare uno sforzo per salvare i principi di un mercato liberalizzato. Quindi chiedo provvedimenti che corrispondano a criteri oggettivi. Poi i termoelettrici si faranno i loro conti.

Quel che è certo è che il sistema è cambiato e che probabilmente andrà sempre più nella direzione, non solo di un maggiore apporto di fonti rinnovabili, ma anche verso un generale aumento della generazione distribuita. Quale soluzione, quale ruolo per i termoelettrici “tradizionali”?

Il punto è che ogni kWh che transita sulla rete o che usa la rete come magazzino o come sistema di scambio deve concorrere agli oneri di sistema. Non ci possono essere eccezioni. Punto. Se le reti interne di utenza o i sistemi efficienti di utenza sono un sistema per fare in modo che chi prende gli incentivi nemmeno paga gli oneri di sistema… Faccio un esempio: se un’azienda di distribuzione fa un contratto con un’azienda che utilizza come fonte integrativa un impianto a fonte rinnovabile intermittente, deve fornire a questa azienda anche il backup, la riserva. Quanto costa questo? Non può costare come costavano le vecchie tariffe amministrate. Le aziende di distribuzione questi discorsi cominciano a farli. I prezzi andranno rivisti per questo servizio di riserva, di disponibilità e di flessibilità.

Se è così bisognerà rimettere mano alle regole perché i Seu e le Riu sono esentati, così come lo scambio sul posto.

Quando parlo di recuperare risorse all’interno del sistema intendo anche questo.

Una volta ottenuta questa “perequazione”?

Che nessuno pensi di fare nuovi incentivi. Non si può parlare di grid parity e poi chiedere, come hanno fatto al convegno del Free, un sesto Conto energia.

Ma non si possono neanche toccare i diritti acquisiti, lo hanno detto anche i “saggi” nella loro relazione…

Non c’è alcun dubbio che questo dei diritti acquisiti è un grosso problema. Ma un conto è parlare di taglio degli incentivi e un conto è parlare di allocare correttamente i costi. Il punto è che non c’è una chiara percezione di quanto sia cambiato il sistema elettrico. In un sistema pre-liberalizzazione c’è un monopolio e dei pasti gratis perché il monopolio copre tutto. Ora non può più essere così. Dico di più: io sono entrato a gamba tesa nella discussione sulle smart grid, perché come Assoelettrica chiedo ed esigo che ogni investimento sia fatto domandandosi se aumenta o diminuisce il costo dell’energia elettrica.

Una delle accuse mosse dal fronte dei rinnovabili riguarda l’aumento dei prezzi serali. C’è chi ha parlato di collusione tra operatori termoelettrici.

Se c’è da vedere qualche cosa si veda. Ma bisogna considerare che l’impianto che sta fermo tutto il giorno, nelle poche ore serali si deve pagare gli ammortamenti, i costi operativi, il gas. Inoltre, in partenza e in fermata le centrali hanno un’efficienza del 20-30%. Faccio una provocazione: se non volete il capacity payment, proviamo a far fluttuare i prezzi liberamente e vediamo dove arriva il MWh il giorno che piove in tutta Italia e posso fare il prezzo.

I rinnovabili non sono i soli produttori a essere incentivati. Gli impianti essenziali e “must run” sono proliferati negli anni e hanno un costo rilevante. Anche questo “ammazza il mercato libero” e andrà ripensato.

Come dicevo, dobbiamo trovare principi che valgano per tutti. Non possiamo costruire un sistema elettrico che è fatto tutto di eccezioni. Altrimenti non funziona. Con la gradualità necessaria ma va fatto.

Sarà un compito non facile. Intanto, vede qualche terreno comune per tutti i produttori elettrici?

Abbiamo due frontiere che dovrebbero essere comuni. Innanzitutto: come far ripartire i consumi energetici ed elettrici in questo Paese. Ci sono una serie di sbottigliamenti che potrebbero essere fatti, a prescindere dalla recessione, a cominciare dal rispetto delle curve tariffarie che scoraggiano i consumi di energia elettrica in maniera che non ha più nulla a che fare con il problema dell’efficienza o del risparmio. Oggi l’elettricità viene usata con livelli di efficienza molto alti e corrisponde all’idea del benessere. Se devo mettere una pompa di calore o un condizionatore devo passare a 6 kW e la bolletta mi schizza.

Ma se cambiamo le tariffe in questo modo il cliente residente sotto i 3 kW vedrà aumentare i costi…

Ma questo cliente avrà un ufficio o una bottega o un’attività: quello che risparmia a casa lo spende da un’altra parte. Alle associazioni dei consumatori dico: vogliamo difendere i consumatori o solo una categoria di consumatori? Allo stato attuale risparmiamo per i consumi in casa e poi le aziende chiudono. Che guadagno abbiamo ottenuto? In Italia c’è una parte dei consumatori che spende meno della media europea e un’altra parte che spende di più. Anche questo andrebbe riequilibrato. Bisogna avvicinarsi alla situazione in cui i prezzi corrispondono ai costi, invece che fare esenzioni e sovraccarichi. La seconda frontiera riguarda l’elettrificazione dei consumi finali di energia. Io non sono un fan sfegatato dell’auto elettrica ma se vogliamo ripulire le nostre città le dobbiamo elettrificare. Prima di parlare dell’auto elettrica vorrei parlare di filobus, tramvie, metropolitane, che sono trasporti con rendimenti enormi rispetto agli autobus a gasolio. In città abbiamo milioni di punti di combustione, motori delle auto e caldaie a gas: se elettrificassimo queste cose miglioreremmo i rendimenti e avremmo città molto più pulite.

Fonte: Staffetta Quotidiana