Luigi Ferraris: I vertici di Terna sono al lavoro sul piano di sviluppo 2018

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Ambiente, Economia

Energia. Terna, AD Luigi Ferraris. Vertici al lavoro sul documento che andrà presentato entro fine gennaio. Investimenti potenziati per aumentare la resilienza del sistema. Sul fronte estero la società ha messo a segno due passaggi cruciali per il cavo con la Francia. Per la linea con la Tunisia sarà richiesto un contributo alla UE.

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I vertici di Terna sono al lavoro sul piano di sviluppo 2018. La deadline è fissata per il 31 gennaio: entro quella data, la società guidata da Luigi Ferraris dovrà predisporre, come prevede il decreto 93 del 2011 che disciplina la programmazione degli interventi di sviluppo della rete elettrica nazionale, il nuovo piano decennale che andrà poi sottoposto al vaglio del Ministero dello Sviluppo Economico. L’ultimo prevedeva investimenti per quasi 8 miliardi di euro e confermava, tra l’altro, la necessità di procedere lungo la strada dell’integrazione delle fonti rinnovabili e del potenziamento delle capacità d’interconnessione. Due tasselli ribaditi anche nel piano decennale di sviluppo 2018 che, come ha sottolineato anche l’AD di Terna, Luigi Ferraris, nell’intervista al Sole 24 Ore (si veda l’edizione dell’8 agosto), sarà caratterizzato da un ampliamento dello sforzo finanziario messo in campo dalla spa dell’alta tensione e da azioni ancora più incisive per rafforzare le magliature e la resilienza del sistema infrastrutturale rispetto a condizioni climatiche sempre più estreme e alla volatilità delle fonti verdi. La cui crescita impetuosa ha provocato e provoca maggiori sollecitazioni alla rete oltre a determinare una riduzione progressiva della capacità termoelettrica.

Per questo, nei programmi futuri della società ci saranno investimenti infrastrutturali di sviluppo, come il rinforzo delle dorsali del paese, indispensabili per il decongestionamento del sistema elettrico, ma saranno altresì previste una serie di misure finalizzate ad assicurare una maggiore integrazione delle connessioni tra il nord e il sud della penisola in modo da garantire un aumento del flusso di energia dalle aree in cui, attualmente, c’è maggiore disponibilità della risorsa (per esempio, dalla Puglia che è una delle regioni con il maggior tasso di presenza delle rinnovabili), verso le zone del paese in cui si registra il picco di consumi.

Terna stringe sulla rete nazionale, dunque, ma è pronta ad accelerare anche sulle interconnessioni con l’estero che saranno, come detto, una delle tessere principali del piano di sviluppo 2018, a cominciare dal nuovo elettrodotto Piossasco-Grand’Ile tra Italia e Francia. Con la firma del finanziamento da 130 milioni di euro da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) per la parte pubblica del progetto e l’accordo con gli energivori per quella privata, la società ha messo a segno nelle scorse settimane due passaggi fondamentali per l’opera che entrerà in servizio nel 2019 e che prevede nel complesso una capacità di scambio sulla frontiera di 1200 megawatt: con i suoi 190 chilometri, equamente distribuiti sul territorio italiano e quello francese, sarà il più lungo elettrodotto in corrente continua al mondo in cavo, completamente integrato con il sistema infrastrutturale di trasporto e risulterà di fatto invisibile. Il nuovo piano ribadirà quindi l’ulteriore sviluppo delle interconnessioni: tra questi progetti, oltre alla Francia, ci sarà anche il cavo con il Montenegro, già inserito nel piano 2017, che sarà completato anch’esso nel 2019 e che avrà una lunghezza di 455 chilometri (dei quali 433 sottomarini). Quanto alla nuova linea con la Tunisia, come aveva sottolineato lo stesso ceo nell’intervista, sarà richiesto un contributo all’Unione Europea che potrebbe materializzarsi a inizio 2018.

FONTEIlSole24Ore

Moda al naturale: alla scoperta di AlgoNatural

Scritto da LauraMusig il . Pubblicato in Ambiente, Lifestyle, Moda

Sono sempre di più le persone che decidono di portare avanti uno stile di vita green a 360°. Si parte con l’alimentazione, poi si passa ai trasporti e piano piano si coinvolgono tutti gli aspetti della vita da consumatore.

E’ per queste persone che nel 2015 è nato AlgoNatural il primo negozio ad Udine completamente dedicato alla moda naturale. Una boutique pensata che dimostrare che capi belli e pratici possono incontrare l’ecosostenibilità.

AlgoNatural propone presso il suo punto vendita di piazza San Cristoforo 14 una selezione di abbigliamento biologico bambino, uomo e donna sempre in linea con le stagioni ed i trend del momento.

La sezione dedicata all’abbigliamento biologico per neonato vi darà modo di scoprire tante proposte in delicato cotone bio pensato per rispettare la pelle dei più piccoli.

Per la sua collezione di abbigliamento biologico uomo, donna e bambino AlgoNatural ha selezionato principalmente le migliori fibre naturali tra cui cotone biologico certifato GOT, pura lana vergine Merinos, canapa e bamboo. Questi ultimi due materiali in particolare si sono distinti negli ultimi anni per resistenza e traspirabilità.

Oltre a questi materiali di origine naturale AlgoNatural ha dato spazio anche a materiali che traggono origine da un’attenta attività di recupero e riciclaggio di materiali inerti. Qualche esempio? Le borse ricavate dai vecchi banner pubblicitari in pvc o dalle vecchie vele delle barche oppure i giubbotti invernali ricavati dal riciclo delle bottiglie di plastica ripescate dagli oceani.

AlgoNatural non è solo abbigliamento biologico ma anche calzature, borse ed accessori e prodotti tessili per la casa.

Per rimanere sempre informati sulle iniziative e sulle promozioni di AlgoNatural è possibile seguire la pagina Facebook, iscriversi alla newletter periodica oppure rimanere in contatto con le notifiche su Whatsapp.

Infine sottoscrivendo l’AlgoCard grazie all’apposita raccolta punti potrete usufruire di interessanti scontistiche e vantaggi dedicate ai migliori clienti.

Facile.it: in Italia oltre 55 milioni di tonnellate CO2 dai veicoli privati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Economia

Nel 2016 le auto e moto private italiane hanno emesso oltre 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica. A rilevarlo è un’elaborazione di Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html) che ha calcolato il valore incrociando diversi dati; tra cui la media di emissioni di CO2 di ciascun veicolo (110 g/km) e quella dei chilometri percorsi al volante dagli italiani nel 2016 (11.125).

Il numero risulta essere molto rilevante anche perché, nonostante il nostro Paese abbia ridotto del 2,9% rispetto al 2015 le proprie emissioni di anidride carbonica, rimane comunque ancora la terza nazione europea in ordine di inquinamento dell’atmosfera (fonte: Eurostat) e auto e moto, purtroppo, giocano un ruolo fondamentale in questo scenario.

Guardando al solo settore dei veicoli nuovi, la media italiana è comunque buona e ben al di sotto dei 118.1 grammi di CO2 per chilometro, rilevati questa volta dall’agenzia europea per l’ambiente.

La sorprendente geografia delle emissioni italiane

Facile.it ha poi analizzato le emissioni medie nelle 20 regioni italiane ed è qui che, forse, arrivano le sorprese visto che ai primi due posti della classifica si trovano il Trentino Alto Adige (123 grammi per chilometro) e la Valle d’Aosta (121 grammi) che superano addirittura la Lombardia (ferma a 120 grammi).

A chiarire il dato è Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it «Per essere interpretato correttamente, questo valore va incrociato con quello delle cilindrate medie dei veicoli che circolano nelle regioni. In Trentino Alto Adige ed in Valle d’Aosta, che pure sono ai primi posti in Italia per la percentuale di veicoli Euro 5 o 6 sul totale parco auto, la cilindrata media è pari rispettivamente a 1.644 e 1.557 cc. Visto, ad esempio, l’alto numero di fuoristrada presenti in queste aree, capire il dato diventa più facile».

Le parole di Giacobbe sono confermate dalle altre posizioni della classifica; ai posti più bassi si trovano le regioni in cui le auto circolanti sono solitamente di cilindrata inferiore; ecco quindi che in fondo all’elenco delle emissioni medie si trovano principalmente le regioni meridionali come la Campania, la Sicilia e la Sardegna, dove le auto hanno, nell’ordine, potenza media pari a 1.403, 1.429 e 1.430 cc.

Ulteriore conferma arriva dall’analisi dei dati provinciali che incorona Sondrio provincia italiana con le maggiori emissioni medie (124g/Km; cilindrata auto 1.567cc) davanti a Bolzano (123g/Km; cilindrata auto 1.664cc), mentre chiudono la classifica Vibo Valentia (90g/Km; cilindrata auto 1.433cc) e Napoli (91g/Km; cilindrata auto 1.363cc).

«È evidente», ha continuato Giacobbe, «che per calcolare i valori di inquinamento prodotti da un’automobile non ci si debba limitare al solo dato delle emissioni medie. Un veicolo non revisionato e mantenuto in maniera inefficiente, ad esempio, provoca danni molto gravi all’ambiente ed è opportuno tenerne conto. All’inquinamento complessivo, poi, concorrono anche il numero dei veicoli circolanti, e fattori non connessi alla mobilità come la presenza di fabbriche o utilizzo di materiali energetici non rispettosi dell’ambiente».

Bioedilizia e innovazione. Case in legno antisismiche

Scritto da claudia loiacono il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Casa e Giardino

In cosa consiste la bioedilizia e in che modo si unisce perfettamente alle esigenze antisismiche?

Le costruzioni in legno rispondono alle regole della bioarchitettura, permettendo con facilità di rendere ottimali le prestazioni energetiche dell’edificio. Si tratta a tutti gli effetti di case dotate di tutti i comfort e nel naturale rispetto dell’ambiente. Un vero e proprio investimento sul futuro.

Il settore delle costruzioni in legno, prefabbricate e non, è in continua espansione. Da sempre utilizzato per la realizzazione di case nel Nord Europa, l’uso di questo antico materiale si sta diffondendo anche in Italia. A partire dal 2009 il legno è stato utilizzato in più del 70% delle nuove costruzioni post terremoto in Abruzzo, grazie al suo buon comportamento in caso di sisma (Renzo Piano docet), ai veloci tempi di cantiere ed ai costi tutto sommato contenuti. I legni più utilizzati sono abete, larice e pino.

Ci rendiamo sempre più conto di come la nostra qualità di vita sia legata in maniera imprescindibile al benessere dell’ambiente che ci circonda. Optare per una casa ecologica diventa quindi una scelta consapevole, basata sull’uso di materiali a basso impatto ambientale. Una casa salubre e piacevole che ci permetterà di risparmiare in termini di consumi energetici e di ammortizzare in tempi assai brevi i maggiori costi sopportati.

Che requisiti deve avere un edificio antisismico? Prima di tutto deve essere in grado di resistere ai movimenti tellurici, evitando crolli e gravi dissesti. Ma soprattutto un edificio antisismico deve garantire l’incolumità delle persone che vivono al suo interno. Il rischio sismico si valuta con una scala che va da 1 a 4 (con 1 valore di rischio più alto) e la progettazione di una casa antisismica risulta obbligatoria nelle zone a rischio 1, 2 e 3. Resta fuori solamente la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. Detto ciò, il legno si è ampiamente conquistato il primo posto fra i diversi materiali da costruzione antisismica.

Il legno è un materiale più leggero rispetto agli altri materiali da costruzione, di conseguenza (agendo il sisma con una forza proporzionale alla massa) l’impatto del terremoto sull’edificio sarà ridotto e meno devastante. Esso presenta inoltre una elevata elasticità e resistenza meccanica, il che comporta un grado maggiore di assorbenza delle sollecitazioni provocate dal sisma. Inoltre, nel caso di prefabbricati in legno, le verifiche vengono svolte non solo alla fine ma anche in corso d’opera (fattore tutt’altro che trascurabile per garantire la migliore sicurezza).

A proposito della durata di una casa in legno, le sue prospettive di vita sono uguali o superiori alle case costruite con altre tecniche di costruzione apparentemente più moderne e più diffuse.

Riguardo i rischi di incendio, è vero che il legno entra in combustione superficialmente prima rispetto all’acciaio o al cemento, ma una volta innescata la combustione esso brucia più lentamente dall’esterno verso l’interno della sezione. La parte interna mantiene così le sue caratteristiche di resistenza meccanica, al contrario degli elementi strutturali in acciaio che non bruciano ma subiscono un decadimento molto rapido delle loro caratteristiche meccaniche in funzione della temperatura, danneggiando irreparabilmente la struttura.

Le case in legno, se il legno procede da aree di rimboscamento certificato, sono una scelta responsabile e di altissima qualità.

 

Come la sana alimentazione bio diventa un fatto culturale

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Ambiente

L’aria del mare che riempie i polmoni, l’odore del sale e della sabbia, una sana alimentazione bio e  una spiccata tendenza all’ospitalità più genuina, ci attendono sulla costa romagnola martedì 18 luglio al Bagno Romeo di Casal Borsetti (RA), giovedì 20 luglio al Bagno Marinamore di Marina di Ravenna (RA) e sabato 22 luglio al Bagno Merida di Punta Marina Terme (RA), per godere tutti insieme di un Happy Bio multicolor.

“Grazie al continuo scambio di esperienze – rileva Daniele Ferrieri di Confcommercio Ravenna – fra i settori del turismo e quello dell’agricoltura che ha caratterizzato questa iniziativa frutto della collaborazione fra Camera di Commercio e Confcommercio Ravenna, Stabilimenti Balneari e Fattorie Faggioli di Cusercoli (FC), Happy Bio ha migliorato costantemente la sua “performance”, garantendo al turista una varietà qualitativamente alta di attività sportive, gastronomiche e culturali assumendo come elemento centrale strategico la sana alimentazione bio per raccordare al polo costiero romagnolo un’offerta in cui  “la vacanza” stessa diventasse occasione di promozione dell’intero territorio.”

“Da sempre –  continua Fausto Faggioli, promotore del progetto – la Romagna è aperta a nuove rotte e a nuovi viaggiatori sensibili a un turismo “responsabile ed etico”. La nostra terra d’altra parte è anche la nostra “gente” il cui entusiasmo ed idee hanno prodotto realtà imprenditoriali  ormai diventate parte integrante del nostro territorio, come il gruppo Happy Bio per il quale questo progetto è anche occasione per socializzare attorno ad una vera e propria passione: ospitalità e sana alimentazione bio.”

“La sana alimentazione – aggiunge Romeo Gambetti del Bagno Romeo – oggi è considerata un fatto culturale e i nostri turisti non solo sono interessati a conoscere il prodotto ma anche il territorio di produzione, nel quale cercano un’esperienza di vita a contatto con identità e tradizioni.”

Prosegue Luisa Zannoni del Bagno Merida: ”Lo Stabilimento Balneare è un luogo in cui passare piacevolmente il proprio tempo in una situazione di relax, ma è anche il punto di partenza per vivere un territorio in modo più ampio. Dalle città d’arte ai borghi, dal mare alla montagna, dai percorsi naturalistici all’eno-gastronomia, un’occasione unica per conoscere e innamorarsi della Romagna più vera.”

“Il turista di oggi – termina Giacomo Rossi, del Bagno Marinamore – attraverso i social comunica in tempo reale le attività a cui partecipa, condividendo così le emozioni che suscitano. Questo nuovo modo di vivere la rete permette alla comunità di interagire direttamente tramite un cellulare, uno smart phone, un tablet. E il sano obiettivo di Happy Bio, oltre che alimentare, coglie nel segno sempre, dato che il vero successo è un insieme di esperienza, emozione e, perché no, apprendimento.”

Happy Bio: una scelta salutare negli Stabilimenti Balneari della costa ravennate

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Ambiente, Turismo

Valorizzare il territorio, conservare le tradizioni, riscoprire sapori genuini, lasciarsi guidare dalla stagionalità, un obiettivo che gli Stabilimenti Balneari aderenti al progetto “Happy Bio” propongono nella prima settimana di luglio con gli appuntamenti: martedì 4 al Bagno Perla di Punta Marina Terme (RA), mercoledì 5 al Bagno Soleluna di Lido di Savio (RA), venerdì 7 al Bagno Adria di Casal Borsetti (RA).

“In questo progetto – sottolinea Fausto Faggioli, suo promotore – il mondo rurale collabora con il mondo del turismo in forma organizzata, dando quel valore aggiunto costituito dalle colture bio, dall’attenzione all’ambiente al patrimonio culturale. Così quest’anno, sulla linea guida della “destinazione Romagna”  abbiamo coinvolto in questa proposta “tutta romagnola” la Casadei Sonora e Almaverde Bio, per rinsaldare i valori sociali della collaborazione, non solo quelli di una buona gastronomia depositaria della cultura del territorio.”

“Frutto della collaborazione fra Confcommercio e Camera di Commercio di Ravenna, Stabilimenti Balneari della costa romagnola e Fattorie Faggioli di Cusercoli (FC) – continua Daniele Ferrieri di Confcommercio Ravenna – è un’iniziativa per  riqualificare e valorizzare il territorio, rendendolo più attrattivo anche dal punto di vista turistico.”

“L’iniziativa, il prodotto bio sul quale puntiamo – riprendono Elio e Mirko Leoni del Bagno Perla – offre ai turisti un suggerimento, un motivo per intraprendere un percorso fra i prodotti tipici, esplorando l’entroterra e magari programmando un week end sul territorio, contenitore ideale per questa proposta, per questa esperienza emozionale che deve essere vissuta in piena sintonia con la comunità locale.”

Antonella Dallari del Bagno Soleluna: “Happy Bio coinvolge gli ospiti con un’esperienza di qualità, rendendosi conto che l’eccellenza “è sotto casa” a km zero, o quasi. Non più un lungo percorso per un frutto che viene da un altro continente ma quello corto, cortissimo che ci vede coltivare un orto anche ……..sul balcone!”

“Soprattutto in vacanza – termina Cinzia Boghi del Bagno Adria – si è tutti alla ricerca di una sana alimentazione per “rimetterci in forma” e questo obiettivo finisce per condizionare anche la scelta dei luoghi delle ferie. Per cui la proposta Happy Bio, non è solo molto gradita, ma è “un tassello”, una voce in più per dare valore al territorio.”

Facile.it: in Lombardia circolano ancora 600.000 auto Euro 0

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Automobili, Economia

Sebbene la loro produzione sia proibita da ormai 24 anni, in Lombardia circolano ancora circa 600.000 automobili Euro 0, le più inquinanti. Secondo l’analisi condotta da Facile.it, questo valore, che fa della regione quella con il maggior numero di veicoli circolanti immatricolati come Euro 0, è senza dubbio influenzato anche dalle auto storiche, che qui godono di alcuni benefici, primo fra tutti l’esenzione dal pagamento del bollo, ma rappresenta comunque un problema per l’aria.

La geografia lombarda delle Euro 0

Scorrendo i dati elaborati da Facile.it, sito specializzato nel confronto delle polizze auto, la provincia che, in valore assoluto conta il maggior numero di auto Euro 0 è Milano dove quelle registrate sono più di 197.000; alle sue spalle Brescia con poco meno di 74.000 automobili iscritte in questa categoria e, terza, Bergamo con 58.700 veicoli Euro 0. Considerando i dati su base percentuale è ancora Milano a conquistare il primato di auto inquinanti (10,44%), ma al secondo posto, questa volta, si trova Pavia (10,31%) che precede Lodi (10,19%).

Fino a qui, è il caso di dirlo, le maglie nere; ma quali sono invece le aree più virtuose? Osservando la classifica dal senso opposto si scopre come la provincia in cui circolano, in termini percentuali, il minor numero di veicoli Euro 0 sia quella di Monza e Brianza (8,25%) e, a seguire, Sondrio (8,58%) e Lecco (8,67%). Restano sotto la soglia psicologica del 10% anche le rimanenti province lombarde: Bergamo (8,75%), Cremona (9,08%), Varese (9,17%), Brescia (9,36%), Como (9,46%) e Mantova (9,82%).

Dannose e…costose

Oltre ad essere dannose per l’ambiente, le auto Euro 0 sono dannose anche per le nostre finanze personali.

«Nonostante l’Unione Europea cerchi di ridurre le emissioni inquinanti con provvedimenti specifici fin dal 1991 e, dal 31 dicembre 1992, sia obbligatoria l’omologazione perlomeno in classe Euro 1, i veicoli altamente inquinanti che ancora circolano sulle strade italiane sono troppi.» ha affermato Diego Palano, responsabile BU Assicurazioni di Facile.it «In molti hanno la falsa convinzione che continuare a guidare un’auto così vecchia li faccia risparmiare, ma in realtà i consumi – e anche i costi assicurativi – sono notevolmente maggiori.».

A conferma delle affermazioni di Palano, Facile.it ha fatto una simulazione su due veicoli di pari cilindrata (1.000) e con identico utilizzo; la prima automobile è un Euro 0 immatricolata nel 1990; la seconda, immatricolata nel 2007, ha invece una categoria Euro 4. Al netto delle promozioni applicate da singole compagnie assicuratrici, il miglior prezzo RC auto ottenibile per la macchina “inquinante” è di 399 euro annui, quello riservato al veicolo più recente 351 euro, ovvero circa il 13% in meno*.

* Calcolo effettuato sulle offerte disponibili attraverso Facile.it il 30 maggio 2017. Copertura considerata: RC Auto

Facile.it: in Italia circolano ancora 4,5 milioni di auto Euro 0

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Automobili, Economia

Il 5 giugno si celebra la giornata mondiale dell’ambiente ma, almeno in Italia, sono ancora troppe le auto inquinanti in circolazione. Secondo un’analisi di Facile.it, nonostante non siano più prodotte dal 1992, le automobili Euro 0 che ancora viaggiano sulle strade italiane sono circa 4,5 milioni, ovvero circa l’11,65% del parco auto italiano. Auto storiche? No, auto vecchie ed inquinanti; quelle storiche sono appena più di 800.000 (fonte: International Business Time).

La geografia delle Euro 0

Guardando ai dati elaborati dal sito specializzato nel confronto delle polizze RC, la regione che, in valori assoluti ospita il maggior numero di veicoli Euro 0 è la Lombardia dove quelli immatricolati sono ben 591.000; alle spalle della Lombardia si trova la Campania con 556.000 automobili iscritte in questa categoria e, al terzo posto, la Sicilia, dove i veicoli Euro 0 sono circa 482.000. Se invece si considerano i dati su base percentuale è la Calabria a conquistare il non invidiabile primato di auto inquinanti; sono Euro 0 il 16,27% dei veicoli circolanti. Seconda, sempre in termini di percentuale sul parco auto totale è la Campania (16,26%), curiosamente terzo il Trentino Alto Adige (15,83%) che, però, ha anche valori molto alti delle auto di ultima generazione; all’ombra delle Dolomiti, ad esempio, quasi il 47% delle auto è Euro 5 o superiore.

A livello provinciale è Roma l’area in cui circolano il maggior numero di veicoli inquinanti (sono 345.000 le Euro 0 all’ombra del Colosseo), seguita da Napoli (313.000) e, a distanza, Milano (197.000). In termini percentuali, la provincia col parco auto più inquinante è invece Napoli che con il 17,99% precede Vibo Valentia, seconda (17,90%) davanti ad un’altra calabrese, Reggio Calabria, che si ferma al 17,88%.

Fino a qui, è il caso di dirlo, le maglie nere; ma quali sono invece le aree più virtuose? Osservando la classifica dal senso opposto si scopre come la regione in cui circolano, in termini percentuali, il minor numero di veicoli Euro 0 sia il Piemonte (8,8%) e, a seguire, il Veneto (8,9%); su base provinciale la palma del migliore va a Belluno (8%) che precede Torino (8,18%).

Dannose e…costose

Oltre ad essere dannose per l’ambiente, le auto Euro 0 sono dannose anche per le nostre finanze personali.

«Nonostante l’Unione Europea cerchi di ridurre le emissioni inquinanti con provvedimenti specifici fin dal 1991 e, dal 31 dicembre 1992, sia obbligatoria l’omologazione perlomeno in classe Euro 1, i veicoli altamente inquinanti che ancora circolano sulle strade italiane sono troppi.» ha affermato Diego Palano, responsabile BU Assicurazioni di Facile.it «In molti hanno la falsa convinzione che continuare a guidare un’auto così vecchia li faccia risparmiare, ma in realtà i consumi – e anche i costi assicurativi – sono notevolmente maggiori.».

A conferma delle affermazioni di Palano, Facile.it ha fatto una simulazione su due veicoli di pari cilindrata (1.000) e con identico utilizzo; la prima automobile è un Euro 0 immatricolata nel 1990; la seconda, immatricolata nel 2007, ha invece una categoria Euro 4. Al netto delle promozioni applicate da singole compagnie assicuratrici, il miglior prezzo RC auto ottenibile per la macchina “inquinante” è di 399 euro annui, quello riservato al veicolo più recente 351 euro, ovvero circa il 13% in meno*.

* Calcolo effettuato sulle offerte disponibili attraverso Facile.it il 30 maggio 2017. Copertura considerata: RC Auto

Crescono del 20% in un anno gli italiani interessati al risparmio energetico

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Casa e Giardino, Economia

Gli italiani che si sono informati sul risparmio energetico sono cresciuti del 20% nell’ultimo anno e, tra le persone che vogliono saperne di più, una su tre ha meno di 35 anni.

Il motivo? In tempi di ristrettezze economiche pochi accorgimenti possono ridurre le bollette anche dell’80%, consentendo ad ogni famiglia di risparmiare centinaia di euro. A rivelarlo è Facile.it (https://www.facile.it/risparmio-energetico.html), primo comparatore italiano di prodotti per l’energia, che ha deciso di analizzare nel dettaglio come sia cambiata la sensibilità dei consumatori verso queste tematiche mettendo sotto la lente oltre 50.000 richieste giunte al sito da aprile 2016 allo stesso mese del 2017.

Una prima evidenza è che nell’ultimo anno l’interesse verso il risparmio energetico non è stato uniforme su tutto il territorio; gli italiani che hanno ricercato informazioni in misura più sostenuta sono quelli residenti in Lombardia (23,9%), Lazio (16,8%), Veneto e Campania (entrambe al 7,9%), Piemonte (7,3%). Guardando solo ai primi quattro mesi del 2017, però, si nota come il quadro sia leggermente mutato, con Campania e Sicilia che guadagnano posizioni e arrivano a occupare il terzo e quarto posto.

Dati estremamente interessanti emergono anche rispetto al profilo di chi si informa su questi argomenti. Per quanto riguarda l’età, più di una persona su tre ha meno di 35 anni (35%), segue la fascia 35-44 (28%) e quella tra i 45 e 54 anni (17%). Quasi il 10% ha più di sessantacinque anni e questo dimostra come il risparmio economico stia diventando sempre più importante anche e soprattutto per le persone più anziane.

Rispetto al genere, invece, risulta evidente come la materia sia ancora un terreno prevalentemente per uomini, che rappresentano il 65% del campione analizzato; percentuale che ha mostrato un lieve cambiamento nei primi quattro mesi del 2017, durante i quali la quota di donne è salita al 37%.

Ma come e quanto il risparmio energetico può aiutare a ridurre le bollette? Le soluzioni sono molteplici ed ognuna comporta differenti vantaggi, con relativo taglio di costi e benefici non solo per il portafogli, ma anche per l’ambiente.

Per quanto riguarda l’energia elettrica, ad esempio, utilizzando lampadine a LED anziché a fluorescenza, è possibile ridurre i consumi legati all’illuminazione sino al 60%; l’installazione di pannelli fotovoltaici, invece, consente ai proprietari di autoprodurre energia, con un risparmio medio stimato sino al 60%.

Rispetto ai consumi di gas, si può optare per un sistema di riscaldamento geotermico, con un taglio medio della bolletta tra il 60% e l’80%, mentre il solare termico permette una riduzione di circa il 40%.

Con un isolamento adeguato della casa si può tagliare sino al 30% dei consumi complessivi. Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici danno inoltre diritto a beneficiare dell’Ecobonus, la detrazione del 65% dall’Ires o dall’Irpef (che può salire sino al 75% a seconda dell’intervento) che è stata prorogata fino al 31 dicembre 2017 (fino al 2021 per gli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali).

Ecco, forse, perché così tanti vogliono capire bene cosa vuol dire, oggi, risparmio energetico.

Sostenibilità ambientale: tema di incontro tra Scuola e Impresa

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Istruzione

Per un gruppo di 80 studenti dell’ I.I.S.S. “E. Majorana” di Brindisi, una mission formativa d’eccellenza sul Territorio romagnolo che investe sempre più sui giovani e sulla collaborazione tra Scuola e Impresa. Il gruppo, seguito dai docenti Angela La Torre, Carmela Caraci,  Maurizio Dresda, Giovanni Lonoce e organizzato da Assoform-Confindustria Rimini in collaborazione con le Fattorie Faggioli, è attualmente in Romagna nell’ambito del percorso “Alternanza Scuola-Lavoro”.

L’incontro con Piero Lungarini, Mauro Baesti,  Roberto Stefanelli e Giulia Mengozzi, responsabili dell’impianto di potabilizzazione di Capaccio “Romagna Acque-Società delle Fonti”,  quale progetto di buona pratica pubblica ai fini dello sviluppo sostenibile del Territorio, è stato per gli studenti un confronto diretto non solo con il mondo dell’impresa ma con una scala di valori che, rispetto al passato, fa emergere sensibilità nuove che trovano risposte nel settore ambientale.

“In un mondo in continua evoluzione – sottolinea Fausto Faggioli delle Fattorie Faggioli – la green economy  è l’economia del futuro e ogni attività economica dovrà integrare strategie, accorgimenti, soluzioni di eco-sostenibilità. Non è una possibile scelta è l’unico modello percorribile, non un argomento su cui scontrarsi ma una priorità di tutti. Questa consapevolezza è condivisa anche dalla Scuola perché i temi dell’educazione ambientale sono una leva per coltivare una cultura che dia risultati concreti.”

“Gli studenti di oggi – proseguono i docenti Angela La Torre, Carmela Caraci,  Maurizio Dresda, Giovanni Lonoce – sono più consapevoli del ruolo e della funzione della formazione e in uno scenario competitivo globale sempre più complesso i posti di lavoro devono essere compatibili con la conservazione e la salvaguardia dell’ambiente e avere una finalità anche socio-culturale.”

“Questi incontri sono una grande opportunità – concludono gli studenti del Majorana – per la nostra crescita formativa aiutandoci a fare scelte di indirizzo scolastico ed anche scelte di vita per il nostro futuro.”