Inquinamento Tir, emissioni Co2 ancora in calo nel 2017

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Ambiente

Mentre lo scandalo dei test fumi di scarico su uomini e scimmie delle case automobilistiche Wolkswagen, Daimler e BMW sta monopolizzando in questi giorni l’attenzione di media e opinione pubblica internazionali, buone notizie arrivano invece dall’autotrasporto italiano per quanto riguarda il livello di inquinamento atmosferico prodotto dai camion nel nostro Paese.

Secondo un’analisi del Centro Ricerche Continental Autocarro condotta sulla base dei dati del Ministero dello Sviluppo Economico, le emissioni di Co2 provocate dall’utilizzo di idrocarburi dei veicoli industriali sono ulteriormente diminuite nel 2017, confermando il trend degli ultimi anni (fatta eccezione per il 2015). Rispetto al 2016, infatti, esse sono calate di quasi 2,5 milioni di tonnellate, ovvero il 2,6% in meno.

Consistente è stato il calo registrato lo scorso mese di dicembre, un periodo segnato solitamente da un maggior traffico a causa delle festività, ovvero -7,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ad incidere in maniera significativa è stato soprattutto un maggior impiego di mezzi pesanti di ultima generazione, caratterizzati da motori e componenti ecosostenibili e a basso impatto ambientale.

Quello del continuo abbassamento del livello di inquinamento è un dato oggettivo che assume ancor più rilevanza se confrontato con il traffico in autostrada in Italia: stando ai dati elaborati da Aiscat – Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori – il traffico dei veicoli pesanti, compresi quelli adibiti al trasporto autoveicoli, è aumentato da gennaio a settembre 2017 del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Mutui per bioedilizia: sono appena lo 0,47% delle richieste

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Casa e Giardino, Economia

Nonostante il settore delle case in legno sia in espansione – secondo dati ufficiali nel 2015 rappresentavano il 7% del totale costruito nell’anno* –  il mercato dei mutui green, ovvero i prodotti finanziari destinati all’acquisto o ristrutturazione di immobili in legno, stenta a decollare. Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it che, monitorando oltre 15.000 richieste di mutuo raccolte attraverso i due siti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, hanno evidenziato come appena lo 0,47% delle richieste riguardava un mutuo bioedilizia.

 «Fino a qualche anno fa era di fatto impossibile comprare una casa in bioedilizia attraverso un mutuo», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it. «Oggi, invece, le banche non solo sono disposte a erogare finanziamenti per questa tipologia di immobili, ma lo fanno attraverso prodotti del tutto equiparabili – in termini di condizioni – ai mutui tradizionali per l’acquisto di una prima casa. Quindi, pur trattandosi ancora di un mercato di nicchia, la strada percorsa è stata molta, e ancor più grandi sono i margini di crescita del settore».

Fra chi ha presentato richiesta di mutuo per bioedilizia attraverso i due portali, l’importo che si cerca di ottenere è mediamente pari a poco meno di 178.500 euro, equivalenti al 60% del valore dell’immobile. Nell’ 80% dei casi si sceglie il tasso fisso ed il piano di restituzione è previsto in 23 anni. L’età media del richiedente, infine, è pari a 40 anni.

Esaminando più da vicino le richieste raccolte da Facile.it e Mutui.it emergono alcune interessanti differenze a livello territoriale; la regione da cui provengono il maggior numero di richieste di mutui bioedilizia è il Veneto, che ha generato il 26% delle domande. Seguono in classifica la Lombardia e il Piemonte, entrambe con il 13% delle richieste.

I mutui bioedilizia sono prodotti finanziari che possono essere richiesti solo per l’acquisto, la ristrutturazione o costruzione di immobili in legno con specifici requisiti. La maggior parte degli istituti di credito richiede che l’edificio sia ancorato al terreno tramite fondamenta, abbia una classe energetica pari o superiore a B, una resistenza al fuoco almeno R30 e sia stato costruito per durare 50 anni o più.

Il mercato della produzione di case in legno

Nel 2015 il mercato italiano della produzione di case in legno è cresciuto di quasi il 10%, sfiorando i 700 milioni di euro*. Un valore che fa guadagnare all’Italia il quarto posto in Europa; alle spalle di Germania (1,8 miliardi di euro), Regno Unito (1,5 miliardi di euro) e Svezia (1,3 miliardi di euro). (Fonte: elaborazione Centro studi Fla su dati Eurostat).

* Fonte: Federlegno Arredo Eventi per conto di Assolegno – luglio 2017

Pescara, 11 gennaio 2018 proiezione di “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni

Scritto da Muni CYTRON il . Pubblicato in Ambiente, Cultura, Film

Pescara, giovedì 11 gennaio 2018 ore 17.30
proiezione del documentario “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni

Al termine della proiezione dibattito con il regista.

il giovedì… DOCUDÌ
cinema documentario al museo Colonna

dal 28 dicembre 2017 al 10 maggio 2018

INFO, sinossi, schede, trailer alla pagina http://www.webacma.it/docudi-2017 e sulla pagina Facebook http://www.facebook.com/AssociazioneACMA

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e l’associazione A.C.M.A. (Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese), in collaborazione con il Festival del documentario d’Abruzzo – Premio internazionale Emilio Lopez, hanno organizzato la rassegna “il giovedì… DOCUDÌ cinema documentario al museo Colonna”.

La Rassegna si svolge a Pescara presso il Museo d’arte moderna Vittoria Colonna in via Gramsci 1 e cercherà di garantire il più possibile la presenza in sala dei registi e autori delle opere. Le proiezioni saranno gratuite e aperte al pubblico, e si svolgeranno nel periodo dicembre 2017 – maggio 2018.

I documentari sono stati selezionati tenendo conto non solo del tema affrontato ma anche delle loro caratteristiche strettamente cinematografiche. Si è cercato di scegliere opere di qualità, rivolgendo un’attenzione particolare di volta in volta alle tematiche diverse che spaziano dall’arte al sociale, dalle problematiche ambientali alla multicultura, al documentario d’inchiesta.

Il secondo appuntamento è per giovedì 11 gennaio 2018, ore 17.30 presso il Museo d’arte moderna Vittoria Colonna in via Gramsci 1 a Pescara. Ingresso libero
Proiezione del documentario “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni“. Al termine della proiezione dibattito con il regista Walter NANNI.

Il documentario racconta, in 30 minuti, la storia del polo chimico di Bussi e del disastro che, al momento della scoperta, fu definito dai media “la più grande discarica tossica d’Europa”. Cento anni condensati in immagini dalla forte intensità e che, nonostante tutto, restituiscono un Abruzzo meraviglioso anche se ferito.

«Ho avuto l’occasione di raccontare una storia che mi ha permesso di scoprire cose che non conoscevo su Bussi e la sua terribile vicenda», dice Walter Nanni regista e sceneggiatore, «ho cercato di condensare le informazioni più importanti di questa vicenda complessa e con tante sfaccettature ed è venuto fuori spero un buon lavoro. Anche se si parla di veleni e di una profonda ferita all’ambiente questo lavoro vuole essere anche propositivo e indicare la via per il futuro. Sperando di ripartire al più presto»

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“CENT’ANNI DI VELENI” (2017 – 30’)
La storia della discarica tossica di Bussi in un appassionante racconto, fatto di immagini e interviste, che ripercorre le tappe del disastro ambientale avvenuto, nei decenni scorsi, in una delle zone più belle dell’Abruzzo: con il contributo del geologo Mario Tozzi e del giornalista del Fatto Quotidiano Antonio Massari. Scritto, montato e diretto da Walter Nanni, prodotto da Enza Blundo, Sara Marcozzi, Domenico Pettinari e Gianluca Vacca. Fotografia di Maurizio d’Atri, musiche di Enrico Melozzi.

Walter Nanni, attore, autore e regista poliedrico: la sua produzione artista spazia dal teatro comico e di narrazione a reportage, videoclip e documentari per la tv ed il cinema. Al centro dei suoi lavori, spesso realizzati con un taglio giornalistico e girati in Europa, Africa e America del Nord, si trovano grandi temi di carattere etico come la lotta alle mafie, l’emigrazioni e la difesa dell’ambiente.
Le sue opere, teatrali e cinematografiche, sono spesso rappresentate nelle scuole e nelle università.

Trailer: https://youtu.be/O4poIoQxpCI
INFO http://www.webacma.it/docudi-2017
Evento Facebook https://www.facebook.com/events/160668684553973/

Le proiezioni proseguiranno sino al 10 maggio 2018, tutte di giovedì, con il seguente calendario:
25 gennaio 2018 ore 17.30 / 8 febbraio 2018 ore 17.30 / 22 febbraio 2018 ore 17.30 / 8 marzo 2018 ore 17.30 / 22 marzo 2018 ore 17.30 / 5 aprile 2018 ore 18.00 / 19 aprile 2018 ore 18.00 / 10 maggio 2018 ore 18.00

Intervista Giancarlo Morandi: siamo preparati al boom dell’eMobility

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360° nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L’intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it

Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)

Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un’attività particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?
Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell’ambito dell’economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perché la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati è in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenterà ulteriormente l’elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sarà l’ultimo passaggio: la Comunità Europea integra periodicamente l’elenco, e l’Italia si adegua.

Di quali prodotti maggiormente vi occupate?
Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati “pile”, cioè quelle dell’uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All’interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l’oro, l’argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.

Nel 2018 si concluderà il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?
Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, è stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l’acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell’accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.

Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all’interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attività e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un’esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L’attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscirà a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui è indispensabile trovare il modo di recuperarlo.

A proposito delle auto elettriche. Energy storage è un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilità del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E’ davvero possibile immaginare che una batteria da un’autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?
Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un’auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bensì quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.

Intervista integrale suRinnovabili.it

Economia circolare: Paolo Tomasi, CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Mauro Spagnolo – direttore di Rinnovabili.it – intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realtà nazionale a difendere l’ambiente dal potenziale inquinamento generato dall’olio lubrificante usato.

CONOU

Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell’olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l’Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?

In effetti l’Italia da tempo è considerata un modello per questo tipo di attività. Per prima cosa perché noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell’olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni ’40 quando, per problematiche di altra natura, cioè l’autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S’iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si è immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre più efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.

Quali sono queste Aziende?

Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attività che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.

Facciamo un po’ di conti. Da quando è nato il Consorzio quanto si è risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?

Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all’olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva così a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attività. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.

Qual è l’attuale limite di raccolta dell’olio usato imposto dalla normativa europea?

In realtà la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto più avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell’olio lubrificante usato raccoglibile.

Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in più o meglio, agli attori del vostro sistema?

Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di più la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il “fai da te”, cioè il cambio dell’olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilità molto più elevato.

E’ questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.

Intervista integraleRinnovabili.it

Economia circolare: Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Nel 2017 Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, ha compiuto 30 anni: un anniversario festeggiato all’insegna dei buoni risultati passati e della corsa al futuro

Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Trent’anni di attività capillare nella raccolta e riciclo dei prodotti tecnologici. Trent’anni di risultati concreti e ricerche continue che hanno portato l’Italia in prima fila in uno dei più ostici settori dell’economia circolare. Sono quelli compiuti in questo 2017 da Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo è più di una semplice ricorrenza e i numeri del Rapporto annuale presentato stamane a Roma lo dimostrano. Unico consorzio multifiliera operante in Italia nella seconda vita dei rifiuti pericolosi e non, Cobat ha lasciato che i dati 2016 parlassero per sé. Un anno, quello passato, in cui sono stati raccolti, e quindi trattati e trasformati in nuove risorse, ben 140 milioni di rifiuti hi-tech, tra pile, accumulatori, pannelli fotovoltaici e RAEE in genere. Nel dettaglio, il sistema Cobat, recupera e tratta oggi il 51% dell’immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile e degli accumulatori portatili. Concentrando la lente solo sulle batterie al piombo, questo significa quasi 120 milioni di kg evitati alla discarica. La gestione dei RAEE, in cui rientrano anche i moduli fotovoltaici a fine vita, ha superato nel 2016 i 17 milioni di kg raccolti.

Il tutto attraverso una rete capillare di aziende che percorrono l’intero territorio italiano e che contano oggi di 70 Punti Cobat (le sezioni operative del Consorzio) e ben 26 impianti di trattamento e riciclo specializzati nel recupero di materia, gestisce l’intera filiera del rifiuto. “Il valore e la solidità del nostro modello di economia circolare” spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat “sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo, dove siamo già stati invitati a raccontare la nostra storia”.
Ma la forza del sistema sta anche la capacità di guardare al futuro e anticiparne i bisogni di un mercato, quello dell’economia circolare, giovane e in continua evoluzione. “Nel futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti già maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, e a un potenziamento delle filiere avviate recentemente, quella dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie”, commenta Michele Zilla, Direttore Generale di Cobat.

COBAT riciclo RAEE

Una delle prime mosse attuate dal Consorzio è stata quella di lavorato assieme all’ICCOM, l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, sul recupero delle batterie al litio. L’obiettivo era trovare una tecnologia affidabile e ambientalmente sostenibile per trattare questo tipo di rifiuti. Le batterie al litio sono infatti ormai dovunque, dalle auto elettriche agli smartphone ma le loro caratteristiche tecniche le rendono oggi difficilmente riciclabili in sicurezza, economia e rispetto dell’ecosistema. Lo studio si è appena concluso fornendo risultati particolarmente incoraggianti, tanto da condurre Cobat alla decisione di affidare un altro studio al CNR-ITIA di Milano, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, per la progettazione di un impianto di macinazione da cui ottenere la componente attiva degli accumulatori (“black mass”) oggetto del trattamento idro-metallurgico definito da CNR-ICCOM. Dal 2018 pertanto, il Cobat sarà in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.

FonteCobat

“PIÙ ALBERI IN CITTÀ” USANDO DI PIÙ LE STAZIONI ECOLOGICHE

Scritto da Eikon il . Pubblicato in Ambiente

Al via la campagna promossa dal Comune di Modena e dal Gruppo Hera con l’obiettivo di piantare 150 nuovi alberi entro il 2018

Una Modena più verde attraverso un uso maggiore delle stazioni ecologiche. È questo il senso di “Più alberi in città”, la nuova campagna promossa dal Comune di Modena e dal Gruppo Hera, in partenza a dicembre, che si pone l’obiettivo di piantare 150 nuovi alberi entro il 2018.

Attraverso il progetto, infatti, per tutto il prossimo anno Hera donerà alla città un albero ogni 50 nuovi utenti domestici che conferiranno i propri rifiuti differenziati alle stazioni ecologiche. Nel mese di dicembre però, per il lancio dell’iniziativa, la cifra si abbassa e sarà donato un albero ogni 25 nuovi utenti. Con nuovi utenti domestici si intendono i privati intestatari di un contratto Tari che non hanno visitato una stazione ecologica neppure una volta nel corso del 2017. Tutti i dettagli dell’iniziativa, che sarà supportato anche da una campagna sui social network, da eventi nei quartieri cittadini e da un piano di affissioni, sono disponibili sul sito www.ilrifiutologo.it/alberimodena.

Giulio Guerzoni, assessore all’ambiente del Comune di Modena ha dichiarato: “Credo che noi modenesi dobbiamo darci due obiettivi: entro la fine del 2017 guadagnare, grazie a questa iniziativa, i primi alberi da piantumare già il prossimo febbraio. E arrivare a fine 2018 con almeno altri 150 alberi, che pianteremo nel 2019.Per raggiungerli dobbiamo impegnarci tutti, anche e soprattutto chi non ha l’abitudine di frequentare le stazioni ecologiche. D’altra parte Modena ha 4 di questi impianti e i modenesi possono utilizzare anche quelli dei comuni limitrofi, pertanto la comodità è assicurata.”

Le stazioni ecologiche sono parte fondamentale del sistema integrato di gestione rifiuti e come tale devono essere promosse il più possibile – ha aggiunto Alberto Santini, Responsabile Servizi Ambientali Ferrara-Modena del Gruppo Hera. Questi impianti, infatti, rappresentano il canale di raccolta che garantisce la migliore qualità della differenziata e offrono ai cittadini una strada totalmente gratuita per diversi tipi di rifiuti che non possono essere smaltiti con la raccolta stradale, evitandone l’abbandono o l’errato conferimento, ad esempio nella raccolta indifferenziata”.

Con il progetto, che applica alla parte ambientale la stessa logica che lega la bolletta elettronica agli alberi, si punta a migliorare la qualità dell’aria e a mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici: le piante infatti contrastano l’effetto “isola di calore” tipico degli ambienti urbani, oltre ad assorbire inquinanti e CO2. E poiché ogni albero è in grado di catturare annualmente 100 kg di CO2, una volta raggiunto l’obiettivo, le piante donate da Hera saranno in grado di sottrare all’aria 15 tonnellate di anidride carbonica all’anno, equivalenti a quelle emesse da un’auto che percorra 1120.000 km.

Un maggior ricorso alle isole ecologiche inoltre contribuirà a ridurre il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e a incrementare la quantità e qualità della raccolta differenziata. Le stazioni ecologiche sono infatti l’unica destinazione possibile per diverse tipologie di rifiuto che tutte le famiglie producono, come i rifiuti ingombranti, piccoli e grandi elettrodomestici non più funzionanti, lampadine e residui di solventi o vernici. Rivolgersi alle stazioni ecologiche è infine un’abitudine vantaggiosa sia per i cittadini, ai quali il Comune garantisce uno sconto sulla Tari in caso di conferimento alle stazioni ecologiche, sia per gli istituti scolastici, perché grazie al progetto Riciclandino gli studenti e le loro famiglie che utilizzano le stazioni ecologiche possono far ottenere alle scuole riconoscimenti in denaro da utilizzare per l’acquisto di materiale didattico.

Le stazioni ecologiche a disposizione dei cittadini modenesi sono nove: infatti, alle 4 presenti in città (Magnete, Calamita, Leonardo e Archimede) – grazie a un accordo tra i Comuni – si aggiungono quelle di Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Castelfranco Emilia e San Cesario. Le aperture di questi impianti, per alcuni anche il sabato e la domenica, sono pensate per offrire agli utenti la massima flessibilità di accesso. L’elenco completo di relativi orari e materiali conferibili, nonché degli sconti sulla Tari, è disponibile al sito www.ilrifiutologo.it.

Il Presidente Biserni protagonista al talk show tv “Vivere il bosco”

Scritto da Gal L Altra Romagna il . Pubblicato in Ambiente, Locale

Il bosco rappresenta una straordinaria ricchezza grazie alle molteplici funzioni che svolge. Oltre il valore economico del legno che produce, rappresenta un baluardo a protezione del suolo. Ha anche una strategica importanza per la conservazione della diveristà biologica, sia per le specie vegetali che animali. La copertura vegetale incide fortemente sull’aspetto paesaggistico del territorio e offre numerosi benefici per le attività ricreative.

RELATORI

Gianpiero Andreatta, comandante Corpo Forestale Provincia di Forlì-Cesena

Sanzio Baldini,  presidente Unione nazionale per l’innovazione scientifica forestale

Giordano Bezzi, ideatore e presidente “Il cammino di Dante”

Bruno Biserni, presidente Gal L’Altra Romagna

Hubert Bösch, Remedia società agricola

Fabrizio Ferretti, Crea Foreste e Legno

Mauro Neri, presidente cooperativa CTA e presidente Confcooperative Forlì-Cesena

Antonello Pratiffi, Azienda agricola Agriverde

Willy Reggioni, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

Valerio Roccalbegni, sindaco di Modigliana

Valentina Sallustio, Responsabile Laboratorio Piante officinali e trasformazione prodotti dell’Itas Garibaldi Cesena (con dieci studenti)

Oscar Tani,  Gruppo micologico e botanico Valle del Savio

Guido Zama, direttore Confagricoltura Emilia Romagna

Corporate Art Awards 2017, premiata la Waste Art di SCART

Scritto da Eikon il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Assegnato oggi a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali, il riconoscimento valorizza il progetto del Gruppo Hera volto a realizzare opere d’arte a partire da materiali di scarto

C’è anche il Gruppo Hera fra le aziende premiate oggi a Roma, presso il Ministero dei Beni Culturali, nell’ambito dei Corporate Art Awards 2017. La multiutility, in particolare, è stata indicata per SCART, progetto artistico e di comunicazione che si basa sulla realizzazione di opere d’arte e installazioni ottenute esclusivamente a partire da rifiuti. Nelle motivazioni del premio, SCART rappresenta “il primo progetto al mondo di Waste Art aziendale per ampiezza, originalità e continuità negli anni”.

Hera si aggiunge così ad altre importanti realtà aziendali alle quali è giunto il plauso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che si sono distinte per aver dato prova di particolare eccellenza in collaborazioni di rilievo internazionale fra mondo del business e mondo dell’arte.

Ideato da Maurizio Giani e forte di una tradizione ormai ventennale, il progetto SCART è oggi parte integrante dell’impegno profuso dal Gruppo Hera sul fronte dell’economia circolare e vanta una collezione di Waste Art composta da oltre 900 pezzi tra costumi, quadri, elementi di arredo, strumenti musicali e molto altro ancora. Coinvolto in numerose mostre nazionali e internazionali, SCART si alimenta di importanti collaborazioni con istituti di ricerca e formazione come le Accademie di Belle Arti di Firenze e di Bologna, nonché con artisti e critici di fama internazionale.

Sicuramente SCART è uno dei miei progetti preferiti – ha dichiarato Luca Desiata, docente di Corporate Art presso la LUISS Business School di Roma e curatore del programma “Corporate Art Awards” – in virtù del suo respiro internazionale, del coinvolgimento di giovani artisti e accademie, del patrimonio di Waste Art tra i più ricchi e originali nel mondo”.

“L’arte non è un esito accessorio della materia, ma ne costituisce una rigenerazione che può ispirare tutte le altre rigenerazioni su cui si basa l’economia circolare per la quale Hera lavora ogni giorno attraverso persone, mezzi, processi, impianti – commenta Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera. Il progetto SCART, in questo senso, esprime valori importanti, che vanno al cuore della nostra mission. Siamo quindi molto contenti – conclude Tommasi – di questo importante riconoscimento, che conferma la bontà della strada intrapresa e ci invita a proseguire in questa direzione.”

Con 6,9 milioni di tonnellate di rifiuti trattati, un vasto parco impianti e 3,3 milioni di cittadini serviti, il Gruppo Hera rappresenta il primo operatore nazionale nell’area ambiente. SCART, lavorando in modo particolare a partire dai rifiuti industriali, contribuisce a pieno titolo a qualificare questi risultati, alzando l’asticella del servizio attraverso molti interventi artistici, che mirano a incidere positivamente sulla mentalità del recupero e del riuso.

Per farsi un’idea del progetto SCART, è possibile visitare gratuitamente la mostra itinerante “SCART, il lato bello e utile del rifiuto”, che dopo i successi di Ravenna, Imola e Modena, in questi giorni e fino al 30 novembre è a Udine alla Galleria Tina Modotti e che, dal 7 dicembre e al 15 febbraio 2018, sarà visitabile presso la Camera di Commercio di Pisa.

SERR, Hera rilancia sul riutilizzo di ingombranti e farmaci

Scritto da Eikon il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, la multiutility presenta i risultati raggiunti nei primi nove mesi dell’anno dai suoi progetti per il riuso di ingombranti ancora in buono stato (pari a 429 tonnellate) e di farmaci non scaduti (pari a 413 mila euro).

Hera risponde all’appello lanciato dalla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (18-26 novembre), illustrando i risultati che nei primi nove mesi del 2017 hanno conseguito Cambia il finale e FarmacoAmico, i progetti della multiutility realizzati in collaborazione con Last Minute Market e tante onlus del territorio servito e finalizzati, rispettivamente, ad avviare al riuso ingombranti ancora in buono stato e farmaci non scaduti, secondo i principi dell’economia circolare a cui il Gruppo orienta da tempo tutti i propri business.

Solo nel 2017 sono già 89.191, pari a quasi 637 tonnellate, gli ingombranti ritirati attraverso 3.893 interventi gratuiti a domicilio nell’ambito di Cambia il finale. Di queste tonnellate, in particolare, più di 429 sono state effettivamente avviate a recupero, cambiando così il finale a tavoli, divani e altri mobili che altrimenti sarebbero stati smaltiti. Risultati importanti, resi possibili da 21 onlus e soprattutto dal senso civico di tante persone, che sono la vera anima di questo progetto e alle quali si devono le 7.357 telefonate effettuate a Hera per segnalare la disponibilità di oggetti dismessi ma ancora utilizzabili. Ma per dare un impulso ancora maggiore all’iniziativa, da luglio Hera ha proceduto alla distribuzione, attraverso i propri sportelli clienti, di oltre 70 mila flyer illustrativi del progetto, coinvolgendo inoltre nella campagna le stesse onlus, che presso le proprie sedi hanno fatto ulteriore attività di informazione.

Quasi 32 mila, inoltre, le confezioni di farmaci non ancora scaduti che grazie a FarmacoAmico sono state messe a disposizione di chi ne ha bisogno attraverso una rete di onlus che hanno preso in carico i medicinali raccolti da 110 farmacie coinvolte nel progetto. L’operazione intende incidere positivamente a vantaggio della salute di molti ma ha anche un importante valore economico, perché per procurare la medesima quantità di medicinali nuovi si sarebbe reso necessario un esborso di 413 mila euro, risparmiati così dai beneficiari dell’iniziativa. “Raccogliamo solidarietà”, non a caso, è proprio lo slogan della nuova campagna che promuove FarmacoAmico sul territorio servito.

Assieme a tante altre iniziative come CiboAmico, il progetto per il recupero delle eccedenze alimentari nelle mense della multiutility, Cambia il finale e FarmacoAmico danno corpo e sostanza all’impegno profuso dal Gruppo Hera per favorire la transizione verso un modello di economia circolare. Basti citare, a questo proposito, il raggiungimento anticipato di importanti obiettivi UE su riciclo e gestione dei rifiuti, l’obiettivo per la riduzione del 5% dei propri consumi energetici entro il 2020, l’utilizzo di sola energia rinnovabile a partire dal 2017 per i consumi di Hera Spa, i biodigestori per la produzione di energia elettrica rinnovabile a partire dai rifiuti, l’impianto per la produzione di biometano in costruzione a Sant’Agata Bolognese, l’ingresso nel settore del riciclo della plastica con l’acquisizione della trevigiana Aliplast, i progetti di educazione ambientale rivolti ogni anno a 100 mila studenti della scuole del territorio, nonché il progetto Scart per la realizzazione di opere d’arte a partire dai rifiuti.

Anche per queste ragioni, Hera è il primo soggetto industriale italiano ad essere entrato nel CE100, programma internazionale della Fondazione Ellen MacArthur che raccoglie le 100 realtà più attive nel mondo nello sviluppo dell’economia circolare.

http://www.gruppohera.it/gruppo/attivita_servizi/business_ambiente/serr/