Dalla natura un aiuto concreto nella lotta contro gli insetti della vite

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Scienze

La Zeolite Cubana di Bioagrotech è la soluzione più efficace per potenziare le difese naturali della vite e proteggerla in ogni fase dello sviluppo.

Bioagrotech srl, azienda della Repubblica di San Marino specializzata nella produzione e commercializzazione di fertilizzanti e trattamenti organici per l’agricoltura biologica, è stata la prima a presentare al mercato italiano i vantaggi della Zeolite Cubana e continua a studiarne i benefici. Sono davvero molto rilevanti i risultati positivi dell’utilizzo di questa polvere di roccia sulla vite in tutte le fasi fenologiche.

Nella viticoltura giugno è un mese di cruciale importanza: il risveglio primaverile della natura è ormai in uno stadio avanzato, la vite è nel pieno dello sviluppo e i problemi della pianta tipici della bella stagione cominciano ad accumularsi. Sono numerosi gli insetti che in questo periodo prendono di mira la vite: tignola, afidi, ragnetti, tripidi, cocciniglie e tignoletta.

Il livello di pericolosità dei loro attacchi per la coltura dipende dalle condizioni climatiche dell’anno in corso e dal numero di generazioni che riescono a svilupparsi nel periodo: gli effetti possono essere l’insorgere di marciumi, la comparsa di virosi, il manifestarsi di ingiallimenti, ma anche un decremento della produttività o addirittura la morte della pianta.

Per contrastare in modo naturale lo sviluppo e l’attività di questi infestanti, la soluzione ideale è la Zeolite Cubana® di Bioagrotech, un prodotto brevettato e ammesso nell’agricoltura biologica, unico sul mercato. L’azienda di San Marino ne utilizza una varietà pura al 100%, costituita da due zeolititi (clinoptilolite-heulandite al 67,5% e mordenite al 32,5%), senza l’aggiunta di zeolititi inutili, sostanze inquinanti o vetro vulcanico.

Zeolite Cubana® è un prodotto ad azione fisica: i cristalli di Zeolite possono produrre lacerazioni letali sulla superficie dell’insetto che ne viene a contatto o disidratarlo, portandolo quindi alla morte. L’attività di questa polvere è efficace anche per disidratare le uova degli insetti impedendo alle larve all’interno di crescere e schiudere: in questo modo se ne impedisce lo sviluppo e la proliferazione.

L’efficacia dei trattamenti con Zeolite Cubana® contro le uova di tignoletta è del 54%, percentuale che è stata verificata e dimostrata dalle prove presso i centri di saggio.

Questa polvere di roccia, corroborante naturale, deve essere usata preventivamente sulle colture, coprendo in maniera completa e uniforme la superficie delle piante. Dosi e modalità di utilizzo variano da coltura a coltura e da una fase fenologica all’altra. È importante quindi affidarsi a un agronomo o un rivenditore specializzato.

Per qualunque informazione su Zeolite Cubana®, Bioagrotech è sempre a disposizione e può contare su una rete di tecnici di fiducia costantemente aggiornati durante le numerose riunioni tecniche organizzate nel corso dell’anno in collaborazione con i centri di saggio.

www.bioagrotech.com

Bioagrotech a Enolitech 2018: eccellenza per la viticoltura biologica

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Bioagrotech srl, azienda della Repubblica di San Marino specializzata nella produzione e commercializzazione di fertilizzanti e trattamenti organici per l’agricoltura biologica, partecipa a Enolitech 2018, il salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l’enologia e delle tecnologie olivicole e olearie che si tiene a Verona dal 15 al 18 aprile in concomitanza con Vinitaly.

Per l’azienda si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, da sempre punto di incontro tra professionisti del settore del vino e le più  innovative soluzioni sul mercato.

Per questa edizione Bioagrotech ha raddoppiato lo spazio espositivo e si presenta in forze con la partecipazione del management aziendali e di un team di tecnici specializzati per presentare al meglio l’ampia gamma di prodotti premium dedicati all’agricoltura sostenibile e le loro applicazioni nella viticoltura e nell’olivicoltura.

Presso lo stand H6 del Padiglione F, Bioagrotech offrirà consulenze sulle caratteristiche e l’utilizzo dei formulati Agrofito ed Ergostart nella cura della vite e dell’olivo, ma presenterà anche gli strepitosi risultati della Zeolite Cubana, polvere di roccia corroborante che continua a dimostrare grande efficacia in tutte le sperimentazioni e le prove in campo.

Agrofito ed Ergostart sono le due linee di concimi organici Bioagrotech che, insieme alle sostanze necessarie per rispondere alle esigenze specifiche delle piante, veicolano un nucleo che contiene la stessa flora microbiologica presente in una rizosfera ricca di humus e sostanze organiche, in grado di creare l’equilibrio ideale tra pianta e terreno e favorire la crescita sana della coltivazione.

La Zeolite Cubana è una roccia sedimentaria di origine vulcanica formatasi milioni di anni fa dall’incontro della lava incandescente con l’acqua di mare. Bioagrotech ne propone una varietà pura al 100% (clinoptilolite-heulandite al 67,5% e mordenite al 32,5%). È un prodotto completamente ecologico che fortifica le difese delle piante e il cui utilizzo è consentito nell’agricoltura biologica. L’efficacia di questo corroborante di origine vulcanica sulla vite è certificata dalle numerose prove presso centri di saggio. Ha ottenuto ottimi riscontri nel trattamento della Botrytis Cinerea ed è molto efficace contro la tignoletta e le cocciniglie. In sinergia con altri trattamenti, ne esalta gli effetti: così avviene per l’Oidio e per la Peronospora. In generale la Zeolite Cubana Bioagrotech mostra sempre un’attività utile contro i funghi della vite: contribuisce a rendere l’ambiente meno ospitale per i microrganismi dannosi, a potenziare l’effetto di altri trattamenti, è efficace contro le scottature e permette di asciugare e cicatrizzare le ferite sugli acini. Non lascia residui e permette di utilizzare gli altri trattamenti in dosi minori.

Questo prodotto, che l’azienda Bioagrotech per prima ha lanciato sul mercato, risponde a tutte le esigenze di chi sceglie di portare avanti progetti di agricoltura biologica, all’insegna della sostenibilità e del rispetto delle risorse naturali.

Bioagrotech, Salone Enolitech, Stand H6 Padiglione F

Bioagrotech S.r.l. – Strada del Bargello, 111 – 47891 Dogana (RSM)
Ufficio Stampa Borderline – Via Parisio 16 – 40137 Bologna – Tel. 0514450204 – Matteo Barboni – 3496172546 – m.barboni@borderlineagency.com

Roberto Casula: “Assicurare equità nell’accesso all’energia”

Scritto da newsrconline newsrconline il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Tecnologia

Trovare soluzioni innovative per produrre energia: su questo si è discusso al meeting annuale di Baker Hughes, che ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti del settore, tra i quali anche Roberto Casula, Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni.

Roberto Casula, manager Eni

Roberto Casula interviene al Baker Hughes

In un’epoca fortemente condizionata dalla lotta al cambiamento climatico, i rappresentanti del mondo dell’energia si confrontano sui nuovi modelli di sviluppo in occasione di eventi specifici, come ad esempio il Baker Hughes. Tenutosi il 29 e il 30 gennaio a Firenze, il meeting annuale ha avuto come tema portante la ricerca di soluzioni innovative per produrre energia. Molti i dirigenti e i quadri delle major internazionali presenti all’appuntamento e tra questi ha destato interesse l’intervento di Roberto Casula, Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni. Focus del suo discorso l’accesso più equo all’energia, presentato da un punto di vista innovativo. Il manager è partito da un’analisi dei dati: negli ultimi decenni il 18% della popolazione ha consumato il 55% dell’energia mondiale e il 60% della domanda globale proviene da Paesi non-Ocse. Per Roberto Casula, nonostante ci si focalizzi solo su Europa, USA, Cina e India, la vera questione è l’Africa, la quale rappresenta il 16% della popolazione mondiale ma consuma solo il 5% della sua energia. “Come produttori di energia, è nostra responsabilità informare e fare chiarezza su quanto la modalità per arrivare alla transizione sia importante quasi quanto la transizione stessa”, ha dichiarato il dirigente di Eni, sottolineando anche come sia un obiettivo a portata di mano “dare all’intero pianeta un accesso all’energia più equo e più pulito”.

Roberto Casula: le tappe del percorso manageriale

Nato a Cagliari e laureatosi nel 1988 in Ingegneria Mineraria presso l’Università della città, Roberto Casula comincia il suo percorso professionale in Agip in seguito al superamento dell’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione. In qualità di Reservoir Engineer si occupa di prove di produzione (production test) e acquisizione dati (well logging) sui pozzi. Tale incarico viene mantenuto anche nella sua successiva esperienza presso la consociata Agip Angola Ltd., all’interno della quale ricopre anche il ruolo di Petroleum Engineer. La sua carriera prende quota: divenuto Chief Development Engineer, nel 1995 rientra in Italia e assume l’incarico di Development and Production Coordinator, con mansioni connesse al coordinamento delle attività operative di business nei Paesi dell’Africa Occidentale e Centro-Asiatici. Nel 2001 si trasferisce a Teheran, in Iran, dove guida un progetto giant per la produzione di gas. Chief Executive Officer di Eni Mediterranea Idrocarburi Spa (2004-2005) e Managing Director in Libia per Eni Nord Africa BV (2005-2007), Roberto Casula arriva a ricoprire la carica di Senior Vice President e Responsabile delle attività operative in Africa subsahariana. Promosso Executive Vice President per Eni Divisione Exploration & Production nel 2011, attualmente svolge l’incarico di Chief Development, Operations & Technology Officer di Eni.

Il gelo non piega le cultivar di albicocco di Geoplant

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Locale, Scienze

All’indomani dell’ultima grande ondata di freddo che ha colpito l’Italia, Geoplant Vivai raccoglie gli esiti sulle sue varietà di albicocco e rileva un marginale livello di danneggiamento sui suoi marchi di punta.

Il passaggio di Burian, la rigida perturbazione che ha messo a dura prova l’agricoltura italiana ed europea, non è riuscito a inficiare la produttività del campo sperimentale di Savarna, tempio dell’attività vivaistica di Geoplant in provincia di Ravenna. L’azienda, dal 2007 naturale prosecuzione dell’impresa individuale di Secondo Danesi, si è subito attivata nell’indagine dei potenziali danni, scoprendo che una parte delle cultivar di albicocco sono riuscite a contrastare la portata del maltempo.

I primi monitoraggi si sono concentrati sulle varietà a maturazione precoce che, al momento dell’ondata di gelo di fine febbraio, si trovavano nello stadio fenologico di bottoni rosa. Se Wonder Cot, Lilly Cot e Primidi hanno mostrato alcuni danni sui fiori variabili – causati dal record sfavorevole di 12 ore decisamente sotto lo zero nelle giornate del 27 e del 28 – Pricia ha conservato inalterate le sue gemme e non ha riportato deterioramenti rilevanti.

Ci sono poi le varietà ideali per il clima continentale, per cui l’osservazione ha rappresentato una forma di controllo ma anche una riprova della profonda adattabilità alle fredde temperature. Le analisi hanno infatti messo in luce la decisa tenuta di Tsunami e Lady Cot, diffuse nell’areale Piemontese ma anche nella regione del Lago Balaton, in Ungheria. Per quanto non autofertile, Tsunami si distingue per l’elevata vigoria e la buona produttività, con un frutto di grossa pezzatura dal sapore equilibrato. Autofertile è invece Lady Cot, varietà altamente produttiva, riconoscibile per l’aspetto ovale del frutto e per il gusto dolce e aromatico della sua polpa.

Interessante è il riscontro su una delle cultivar più richieste dell’ultimo biennio, impareggiabile per caratteristiche pomologiche e qualità organolettiche. Si tratta di Farbela, del gruppo Carmingo (lo stesso di Faralia e Farbaly), che non ha accusato nemmeno l’ultima gelata di marzo, con un bilancio più che positivo: gemme quasi totalmente integre e nessuna cascola di fiori rilevata.

Conclude la rassegna Albinova, la varietà più tardiva tra quelle proposte da Geoplant, diffusa nelle zone produttive del nord Italia (Piemonte, Emilia Romagna e Trentino) e, nell’Europa Centrale, in Serbia e Ungheria: la tempistica più dilatata della fioritura e l’elevato fabbisogno di freddo – caratteristiche distintive della cultivar – l’hanno schermata dai potenziali danni.

www.geoplantvivai.com

Scopri il valore dell’acqua di casa tua

Scritto da Eikon il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Ambiente

Giovedì 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, Hera allestirà spazi informativi nelle principali città servite dell’Emilia-Romagna per fare scoprire la qualità dell’acqua del rubinetto e lanciare una campagna lunga un anno tutta dedicata a questa preziosa risorsa

La beviamo, è scontato che esca dal rubinetto in qualsiasi momento e non potremmo farne a meno. Naturalmente è l’acqua ma la conosciamo davvero? In occasione della Giornata Mondiale a lei dedicata, giovedì 22 marzo Hera ha programmato la presenza di stand informativi nelle principali città servite dell’Emilia-Romagna dove si potrà ricevere materiale informativo e conoscere i principali strumenti che l’azienda mette a disposizione dei cittadini per conoscere più da vicino questa preziosa risorsa fondamentale per la vita.

A Bologna l’appuntamento sarà in Piazza Re Enzo dalle ore 9 alle 13.

I buoni motivi per scegliere l’acqua di rubinetto

Allo stand di Hera si racconterà l’acqua, i buoni motivi per scegliere quella del rubinetto e i benefici anche ambientali che apporta, il viaggio che ogni giorno compie per arrivare nel bicchiere. Ogni giorno sono oltre 2.000 le analisi effettuate lungo tutta la filiera di produzione dell’acqua potabile da Hera, Romagna Acque e le Aziende sanitarie locali, a garanzia di un’acqua sana, buona da bere e attentamente controllata. Inoltre è economica: se il prezzo di una bottiglia d’acqua da 1,5 litri è in media di 0,40 euro, per un’identità quantità di acqua del rubinetto si spendono solo 0,0031 euro, con un costo – dunque – inferiore di circa 100 volte. L’acqua del rubinetto quindi fa risparmiare. E’ anche comoda perché a km 0, nasce dalle fonti del territorio e arriva direttamente dentro casa. Senza contare che quella erogata sui territori serviti da Hera è oligominerale e a basso contenuto di sodio. Inoltre il 36% dei clienti di Hera, secondo una recente indagine, la sceglie ogni giorno, evitando l’utilizzo di 250 milioni di bottiglie di plastica, con effetti importanti in termini di sostenibilità.   

Il viaggio dell’acqua dalla fonte al bicchiere

All’interno della pubblicazione “In buone acque”, un report che Hera aggiorna tutti gli anni e che  giovedì 22 sarà distribuito ai cittadini, è possibile scoprire anche il viaggio che compie l’acqua in ogni territorio servito per arrivare dentro le case: da dove proviene (superficie, fonte o sorgente), quali impianti di potabilizzazione attraversa affinché ne siano garantite qualità e sicurezza, ma anche cosa succede dopo averla bevuta e quindi la depurazione necessaria per farla ritornare pulita all’ambiente. Un ciclo idrico completo che Hera gestisce in 239 comuni per un bacino di utenza di 3,6 milioni di cittadini, e che necessita di una gestione attenta, basti pensare che solo l’acquedotto gestito dall’Azienda è lungo 35.000 km, oltre 4 volte la lunghezza delle coste italiane, e di investimenti importanti: circa 97 milioni di euro quelli investiti in media ogni anno dalla multiutility, superiori del 40% alla media italiana.

Essere aggiornati sulla qualità dell’acqua è facile, anche con la bolletta

Allo stand di Hera si potranno conoscere anche i numerosi strumenti che l’azienda mette a disposizione dei cittadini per essere informati in modo semplice e trasparente sulla qualità dell’acqua del rubinetto. I cittadini potranno sperimentare, con l’ausilio di tablet, l’utilizzo dell’app di Hera l’Acquologo, scaricabile gratuitamente,  che permette di svolgere diverse funzioni: inviare dallo smartphone la lettura del proprio contatore idrico, essere avvisati tempestivamente in caso di momentanea interruzione dell’erogazione dell’acqua in seguito a lavori programmati, trovare la sorgente urbana più vicina e, anche attraverso questo strumento, conoscere i valori medi della qualità dell’acqua che esce dal rubinetto della propria casa. Accanto all’app, Hera mette a disposizione sul web un canale www.gruppohera.it/acqua dove è possibile scoprire di più sull’acqua che si beve, tra le altre cose consultare un esperto per avere una risposta a dubbi e quesiti e leggere i risultati delle analisi dell’acqua del proprio comune, valori che sono riportati anche nelle bollette.

Una campagna lunga un anno

La Giornata Mondiale dell’Acqua è solo la prima tappa di un percorso dedicato interamente all’acqua che Hera svilupperà lungo tutto il 2018, con campagne mirate che puntano a un uso consapevole dell’acqua di rubinetto e alla scoperta del suo valore. Valore che si declina in  impegno e lavoro costanti per garantire un servizio affidabile e di qualità ma anche in una maggiore attenzione nel suo utilizzo. Per questo, agli stand, saranno in distribuzione anche utili gadget, fino a esaurimento scorte, quali borracce, bicchieri richiudibili da borsa e, in particolare, una clessidra per tenere d’occhio il tempo quando si fa la doccia evitando inutili sprechi.

Punti informativi giovedì 22 marzo

Il 22 marzo Hera sarà presente con gli spazi informativi a:

  • Bologna – Piazza Re Enzo dalle 9 alle 13
  • Cesena – Centro commerciale Montefiore dalle 10 alle 14
  • Ferrara – Piazza Trento Trieste dalle 9 alle 13
  • Imola – Piazza Caduti della Libertà dalle 9.30 alle 12.30
  • Modena – Centro commerciale La Rotonda dalle 15.30 alle 19.30 e Piazza Mazzini dalle 9 alle 13
  • Ravenna – Centro commerciale ESP dalle 15 alle 19
  • Rimini – Centro commerciale Le Befane dalle 16 alle 20.30

Inquinamento Tir, emissioni Co2 ancora in calo nel 2017

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Ambiente

Mentre lo scandalo dei test fumi di scarico su uomini e scimmie delle case automobilistiche Wolkswagen, Daimler e BMW sta monopolizzando in questi giorni l’attenzione di media e opinione pubblica internazionali, buone notizie arrivano invece dall’autotrasporto italiano per quanto riguarda il livello di inquinamento atmosferico prodotto dai camion nel nostro Paese.

Secondo un’analisi del Centro Ricerche Continental Autocarro condotta sulla base dei dati del Ministero dello Sviluppo Economico, le emissioni di Co2 provocate dall’utilizzo di idrocarburi dei veicoli industriali sono ulteriormente diminuite nel 2017, confermando il trend degli ultimi anni (fatta eccezione per il 2015). Rispetto al 2016, infatti, esse sono calate di quasi 2,5 milioni di tonnellate, ovvero il 2,6% in meno.

Consistente è stato il calo registrato lo scorso mese di dicembre, un periodo segnato solitamente da un maggior traffico a causa delle festività, ovvero -7,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ad incidere in maniera significativa è stato soprattutto un maggior impiego di mezzi pesanti di ultima generazione, caratterizzati da motori e componenti ecosostenibili e a basso impatto ambientale.

Quello del continuo abbassamento del livello di inquinamento è un dato oggettivo che assume ancor più rilevanza se confrontato con il traffico in autostrada in Italia: stando ai dati elaborati da Aiscat – Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori – il traffico dei veicoli pesanti, compresi quelli adibiti al trasporto autoveicoli, è aumentato da gennaio a settembre 2017 del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Mutui per bioedilizia: sono appena lo 0,47% delle richieste

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Casa e Giardino, Economia

Nonostante il settore delle case in legno sia in espansione – secondo dati ufficiali nel 2015 rappresentavano il 7% del totale costruito nell’anno* –  il mercato dei mutui green, ovvero i prodotti finanziari destinati all’acquisto o ristrutturazione di immobili in legno, stenta a decollare. Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it che, monitorando oltre 15.000 richieste di mutuo raccolte attraverso i due siti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, hanno evidenziato come appena lo 0,47% delle richieste riguardava un mutuo bioedilizia.

 «Fino a qualche anno fa era di fatto impossibile comprare una casa in bioedilizia attraverso un mutuo», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it. «Oggi, invece, le banche non solo sono disposte a erogare finanziamenti per questa tipologia di immobili, ma lo fanno attraverso prodotti del tutto equiparabili – in termini di condizioni – ai mutui tradizionali per l’acquisto di una prima casa. Quindi, pur trattandosi ancora di un mercato di nicchia, la strada percorsa è stata molta, e ancor più grandi sono i margini di crescita del settore».

Fra chi ha presentato richiesta di mutuo per bioedilizia attraverso i due portali, l’importo che si cerca di ottenere è mediamente pari a poco meno di 178.500 euro, equivalenti al 60% del valore dell’immobile. Nell’ 80% dei casi si sceglie il tasso fisso ed il piano di restituzione è previsto in 23 anni. L’età media del richiedente, infine, è pari a 40 anni.

Esaminando più da vicino le richieste raccolte da Facile.it e Mutui.it emergono alcune interessanti differenze a livello territoriale; la regione da cui provengono il maggior numero di richieste di mutui bioedilizia è il Veneto, che ha generato il 26% delle domande. Seguono in classifica la Lombardia e il Piemonte, entrambe con il 13% delle richieste.

I mutui bioedilizia sono prodotti finanziari che possono essere richiesti solo per l’acquisto, la ristrutturazione o costruzione di immobili in legno con specifici requisiti. La maggior parte degli istituti di credito richiede che l’edificio sia ancorato al terreno tramite fondamenta, abbia una classe energetica pari o superiore a B, una resistenza al fuoco almeno R30 e sia stato costruito per durare 50 anni o più.

Il mercato della produzione di case in legno

Nel 2015 il mercato italiano della produzione di case in legno è cresciuto di quasi il 10%, sfiorando i 700 milioni di euro*. Un valore che fa guadagnare all’Italia il quarto posto in Europa; alle spalle di Germania (1,8 miliardi di euro), Regno Unito (1,5 miliardi di euro) e Svezia (1,3 miliardi di euro). (Fonte: elaborazione Centro studi Fla su dati Eurostat).

* Fonte: Federlegno Arredo Eventi per conto di Assolegno – luglio 2017

Pescara, 11 gennaio 2018 proiezione di “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni

Scritto da Muni CYTRON il . Pubblicato in Ambiente, Cultura, Film

Pescara, giovedì 11 gennaio 2018 ore 17.30
proiezione del documentario “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni

Al termine della proiezione dibattito con il regista.

il giovedì… DOCUDÌ
cinema documentario al museo Colonna

dal 28 dicembre 2017 al 10 maggio 2018

INFO, sinossi, schede, trailer alla pagina http://www.webacma.it/docudi-2017 e sulla pagina Facebook http://www.facebook.com/AssociazioneACMA

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e l’associazione A.C.M.A. (Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese), in collaborazione con il Festival del documentario d’Abruzzo – Premio internazionale Emilio Lopez, hanno organizzato la rassegna “il giovedì… DOCUDÌ cinema documentario al museo Colonna”.

La Rassegna si svolge a Pescara presso il Museo d’arte moderna Vittoria Colonna in via Gramsci 1 e cercherà di garantire il più possibile la presenza in sala dei registi e autori delle opere. Le proiezioni saranno gratuite e aperte al pubblico, e si svolgeranno nel periodo dicembre 2017 – maggio 2018.

I documentari sono stati selezionati tenendo conto non solo del tema affrontato ma anche delle loro caratteristiche strettamente cinematografiche. Si è cercato di scegliere opere di qualità, rivolgendo un’attenzione particolare di volta in volta alle tematiche diverse che spaziano dall’arte al sociale, dalle problematiche ambientali alla multicultura, al documentario d’inchiesta.

Il secondo appuntamento è per giovedì 11 gennaio 2018, ore 17.30 presso il Museo d’arte moderna Vittoria Colonna in via Gramsci 1 a Pescara. Ingresso libero
Proiezione del documentario “Cent’anni di veleni” di Walter Nanni“. Al termine della proiezione dibattito con il regista Walter NANNI.

Il documentario racconta, in 30 minuti, la storia del polo chimico di Bussi e del disastro che, al momento della scoperta, fu definito dai media “la più grande discarica tossica d’Europa”. Cento anni condensati in immagini dalla forte intensità e che, nonostante tutto, restituiscono un Abruzzo meraviglioso anche se ferito.

«Ho avuto l’occasione di raccontare una storia che mi ha permesso di scoprire cose che non conoscevo su Bussi e la sua terribile vicenda», dice Walter Nanni regista e sceneggiatore, «ho cercato di condensare le informazioni più importanti di questa vicenda complessa e con tante sfaccettature ed è venuto fuori spero un buon lavoro. Anche se si parla di veleni e di una profonda ferita all’ambiente questo lavoro vuole essere anche propositivo e indicare la via per il futuro. Sperando di ripartire al più presto»

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

“CENT’ANNI DI VELENI” (2017 – 30’)
La storia della discarica tossica di Bussi in un appassionante racconto, fatto di immagini e interviste, che ripercorre le tappe del disastro ambientale avvenuto, nei decenni scorsi, in una delle zone più belle dell’Abruzzo: con il contributo del geologo Mario Tozzi e del giornalista del Fatto Quotidiano Antonio Massari. Scritto, montato e diretto da Walter Nanni, prodotto da Enza Blundo, Sara Marcozzi, Domenico Pettinari e Gianluca Vacca. Fotografia di Maurizio d’Atri, musiche di Enrico Melozzi.

Walter Nanni, attore, autore e regista poliedrico: la sua produzione artista spazia dal teatro comico e di narrazione a reportage, videoclip e documentari per la tv ed il cinema. Al centro dei suoi lavori, spesso realizzati con un taglio giornalistico e girati in Europa, Africa e America del Nord, si trovano grandi temi di carattere etico come la lotta alle mafie, l’emigrazioni e la difesa dell’ambiente.
Le sue opere, teatrali e cinematografiche, sono spesso rappresentate nelle scuole e nelle università.

Trailer: https://youtu.be/O4poIoQxpCI
INFO http://www.webacma.it/docudi-2017
Evento Facebook https://www.facebook.com/events/160668684553973/

Le proiezioni proseguiranno sino al 10 maggio 2018, tutte di giovedì, con il seguente calendario:
25 gennaio 2018 ore 17.30 / 8 febbraio 2018 ore 17.30 / 22 febbraio 2018 ore 17.30 / 8 marzo 2018 ore 17.30 / 22 marzo 2018 ore 17.30 / 5 aprile 2018 ore 18.00 / 19 aprile 2018 ore 18.00 / 10 maggio 2018 ore 18.00

Intervista Giancarlo Morandi: siamo preparati al boom dell’eMobility

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360° nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L’intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it

Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)

Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un’attività particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?
Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell’ambito dell’economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perché la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati è in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenterà ulteriormente l’elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sarà l’ultimo passaggio: la Comunità Europea integra periodicamente l’elenco, e l’Italia si adegua.

Di quali prodotti maggiormente vi occupate?
Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati “pile”, cioè quelle dell’uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All’interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l’oro, l’argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.

Nel 2018 si concluderà il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?
Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, è stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l’acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell’accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.

Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all’interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attività e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un’esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L’attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscirà a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui è indispensabile trovare il modo di recuperarlo.

A proposito delle auto elettriche. Energy storage è un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilità del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E’ davvero possibile immaginare che una batteria da un’autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?
Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un’auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bensì quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.

Intervista integrale suRinnovabili.it

Economia circolare: Paolo Tomasi, CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Mauro Spagnolo – direttore di Rinnovabili.it – intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realtà nazionale a difendere l’ambiente dal potenziale inquinamento generato dall’olio lubrificante usato.

CONOU

Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell’olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l’Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?

In effetti l’Italia da tempo è considerata un modello per questo tipo di attività. Per prima cosa perché noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell’olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni ’40 quando, per problematiche di altra natura, cioè l’autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S’iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si è immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre più efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.

Quali sono queste Aziende?

Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attività che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.

Facciamo un po’ di conti. Da quando è nato il Consorzio quanto si è risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?

Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all’olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva così a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attività. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.

Qual è l’attuale limite di raccolta dell’olio usato imposto dalla normativa europea?

In realtà la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto più avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell’olio lubrificante usato raccoglibile.

Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in più o meglio, agli attori del vostro sistema?

Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di più la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il “fai da te”, cioè il cambio dell’olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilità molto più elevato.

E’ questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.

Intervista integraleRinnovabili.it