Decrescita Felice: la nascita di un movimento

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Italia, Politica

Il Movimento per la Decrescita Felice, nato agli inizi degli anni ’90, è un movimento cresciuto in maniera informale negli anni 2000. Esso si concentra sui temi della demitizzazione dello sviluppo economico fine a se stesso. Successivamente, il movimento è diventato un’associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico.

L’associazione si basa sulla decrescita teorizzata da Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia. Quest’ultimo sosteneva che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, bensì esistono situazioni in cui, con l’aumento del PIL, la qualità della vita diminuisce.

Il termine “decrescita” è apparso all’interno di dibattiti economici solamente pochi anni fa, anche se tuttavia la sua storia è piuttosto antica. Infatti, la teoria del MDF attinge da riflessioni filosofiche, economiche, politiche e scientifiche appartenenti alla metà del XIX secolo.

Uno fra i tanti filosofi che ha ispirato il MDF è Castoriadis. Egli sosteneva che “il prezzo da pagare per la libertà è l’uscita dall’economia come valore centrale e, di fatto unico.”. La teoria di Castoradis si basava su un sistema economico inteso come uno dei fattori principali della distruzione antropologica, che trasforma uomini in “bestie produttrici e consumatrici”.

La formazione del Movimento per la Decrescita Felice

Nel mese di dicembre 2007, la formazione del Movimento per la Decrescita Felice ha avuto luogo, costituendosi come un’associazione di promozione sociale. La suddetta associazione possiede circoli e associazioni di promozione sociale in tutta Italia.

Uno fra i tanti sostenitori della MDF è Flippo Schillaci, autore del libro “Vivere La Decrescita”. In questo Libro, Filippo racconta della sua decisione di non basare più la sua esistenza sul denaro ritirandosi in campagna, luogo che ha permesso lui di avere una vita migliore.

Sul proprio sito ufficiale, Filippo ha pubblicato alcune foto del suo lavoro e impegno verso l’ambiente e verso la “decrescita felice”, foto con cui rappresenta il luogo di campagna dove si è ritirato per uscire dal sistema economico odierno. Come afferma lui stesso “pubblicare queste immagini oggi significa completare l’opera, prendere un impegno nei confronti di quello stesso luogo”.

Autotrasporto, limitazioni al traffico in Austria. Ma l’Ue dice ancora no

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Politica

Ancora una volta l’Austria si rende protagonista nella politica europea dei trasporti. Dopo le note vicende legate alla decisione di serrare al Brennero i confini con l’Italia per contrastare l’orda dei migranti in arrivo dal Mediterraneo, con conseguenti ripercussioni economiche per gli autotrasporti italiani, il governo ha tentato ancora una volta di limitare il traffico merci dei Tir in Tirolo con la finalità di ridurre l’inquinamento atmosferico.

Negli ultimi mesi del 2015, infatti, l’esecutivo austriaco aveva emanato un decreto finalizzato a raggiungere questo obiettivo sensibile, subito notificato alla Commissione Europea. In realtà, l’Austria non è nuova nell’adottare questo tipo di risoluzione, perché sia nel 2003 che nel 2007 tentativi simili furono fatti, ma vennero bocciati dalla Corte di Giustizia Europea in quanto incompatibili con i principi comunitari della libera circolazione delle merci.

Tuttavia, il processo di riduzione dell’inquinamento atmosferico nell’intera regione tirolese sarebbe stato approntato ponendo sostanziali restrizioni al traffico delle merci su gomma, attraverso l’attuazione di due fasi distinte. La prima, con decorrenza 1° settembre 2016, prevedeva lo stop alla circolazione dei Tir che trasportano rifiuti, legnami, materiali pietrosi e, soprattutto, dei mezzi adibiti alla dislocazione di vetture, veicoli leggeri e a due ruote, con un chiaro riferimento all’intero settore del trasporto auto con bisarca. La seconda fase, con decorrenza il 1° dicembre 2016, poneva il fermo alla circolazione dei mezzi che trasportano materiali ferrosi e non ferrosi, acciaio, marmi e ceramiche.

In sostanza, secondo gli addetti ai lavori, il provvedimento del governo austriaco sarebbe stato adottato per altri motivi, ovvero per l’interesse a incentivare maggiormente il trasporto su rotaia. Ad ogni modo, la risposta arrivata da Bruxelles non differisce molto da quelle precedenti. La Commissione Ue, di fatto, ha deliberatamente avanzato e proposto all’Austria soluzioni alternative per la risoluzione del problema, come l’aumento del pedaggio per i mezzi pesanti in relazione alla loro classe euro di appartenenza o il divieto di circolazione per i camion più vecchi e obsoleti, fonti certe di inquinamento atmosferico. Oppure, ancor più ragionevolmente, la riduzione del limite di velocità dei veicoli leggeri a 80 km/h.

Sicurezza, alla Polizia presto in dotazione lo spray legale al peperoncino

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Lifestyle, Politica

E nel giro di tre anni anche ai Carabinieri e Guardia di finanza

Il mestiere di chi quotidianamente è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico è sempre estremamente pericoloso e pieno di insidie, soprattutto negli ultimi tempi. Chi fa parte delle forze dell’ordine lo sa bene quanto sia complicato riuscire a svolgerlo in maniera adeguata, vuoi perché costretti ad operare in una società inestricabile ed imprevedibile, vuoi per l’insufficienza dei mezzi necessari ad eseguire bene il proprio operato.

E molto spesso, chi fa questo lavoro si trova costretto a dover difendere la propria integrità fisica non potendo ricorrere facilmente all’arma in dotazione, se non in casi estremi e comunque previsti dalla legge. Ecco che allora la Polizia italiana ha pensato a una soluzione alternativa per potersi difendere senza correre rischi dalle conseguenze penali: lo spray al peperoncino.

Il sindacato di Polizia SILP-CGIL fa sapere che tutti i poliziotti saranno dotati di spray entro la fine del 2016 e per il prossimo triennio, notizia riportata anche dalla nota agenzia di stampa Adnkonos. Dopo il periodo di sperimentazione, il quale ha fornito esiti piuttosto incoraggianti, il Ministero dell’Interno ha avviato la procedura per la fornitura del prodotto, che avverrà comunque successivamente a una fase di collaudo da parte degli uffici competenti. Un avvicendamento che non ha precedenti e che presto interesserà anche Carabinieri e Guardia di Finanza.

L’utilizzo degli spray da parte dei poliziotti, pur consentito in situazioni eccezionali, rappresenta tuttavia un valido sostegno per l’intera categoria, in grado di garantire quel minimo di sicurezza in più che questo lavoro richiede. Ma se i vertici delle forze dell’ordine scoprono solo ora l’utilità di un siffatto strumento di difesa personale per migliorare il servizio di ordine pubblico, lo sanno già da tempo i cittadini comuni, i quali potranno continuare a ricorrere all’efficacia degli spray urticanti al peperoncino per l’autodifesa, ricordandosi di fare affidamento a prodotti assolutamente legali e conformi alla legge vigente.

Criterio onorabilità autotrasportatori, nell’Ue regole più omogenee

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Economia, Politica

L’Unione Europea ha deciso finalmente di uniformare le norme inerenti il criterio di onorabilità nell’autotrasporto. Si tratta di quel requisito essenziale in base al quale è possibile misurare la credibilità e l’affidabilità delle imprese del settore, e che ciascun Stato membro regolamentava in totale autonomia fino a qualche tempo fa. Ad omologare il quadro normativo ci ha pensato la Commissione Europea con l’approvazione del Reg. Ue 2016/404 dello scorso 18 marzo, il quale indica tutti i tipi di infrazione che possono compromettere l’onorabilità dei vettori.

In linea di massima, il provvedimento determina tre tipologie di infrazioni, ciascuna delle quali con irregolarità di diversa gravità. Si parte con quelle lievi, ovvero che non hanno né un incidenza rilevante sulla sicurezza del mezzo, né ripercussioni gravose sull’ambiente paesaggistico; la seconda tipologia annovera le infrazioni gravi, ovvero quelle che possono avere conseguenze di una certa entità sia sulla sicurezza del veicolo, sia sull’ambiente, sia su quella stradale; infine, vi sono le cosidette infrazioni pericolose, il cui rischio di pregiudicare la sicurezza degli automobilisti e quella ambientale è estremamente elevato.

È quasi scontato pensare che a determinare la perdita del criterio di onorabilità sarebbero soprattutto le infrazioni gravi e molto gravi, e questo dipende molto anche dalla frequenza delle violazioni compiute dagli autisti in un arco di tempo definito. Il Regolamento 2016/404, infatti, che estende la sua efficacia anche nei confronti degli operatori del trasporto auto con bisarca, prevede una sorta di parametro di valutazione che consente di stabilire quando effettivamente ci sono i presupposti per la perdita dell’onorabilità. Ebbene, le norme del provvedimento sottolineano come il commettere tre infrazioni gravi nell’arco di un anno da parte dello stesso conducente determina quella che viene definita un’infrazione molto grave; laddove lo stesso conducente dovesse commettere tre infrazioni molto gravi in un periodo di tempo di un anno, allora in quel caso scatterebbe la procedura di onorabilità.

Seppur omologando questa disciplina tra tutti gli Stati membri e fermo restando la validità di un tale sistema valutativo, l’Ue non preclude in alcun modo a ciascuno di essi la facoltà di considerare ancora più gravi le infrazioni previste dal regolamento, che rimarrà congelato ancora per qualche altro mese, esattamente fino al 1° gennaio del 2017, giorno della sua entrata in vigore.

In vigore il Regolamento UE 165/2014: obblighi anche per il trasporto auto

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Politica

Dallo scorso 2 marzo il quadro normativo che disciplina l’autotrasporto in Italia si arricchisce di ulteriori disposizioni con l’entrata in vigore definitiva del Regolamento Ue 165/2014. Il provvedimento, che data la sua natura giuridica viene recepito ed applicato direttamente nei rispettivi Stati membri, impone alle imprese del trasporto su gomma l’obbligo di garantire una formazione adeguata ai conducenti dipendenti, in ottemperanza alle disposizioni sui tempi di guida e di riposo e a quelle sul nuovo tachigrafo digitale.

Quest’ultimo rappresenta una norma cruciale prevista dal provvedimento che, ricordiamo, è entrato parzialmente in vigore lo scorso anno con l’applicazione di alcune disposizioni in esso contenute. L’art 33, infatti, prevede l’obbligo per le imprese di fornire ai propri dipendenti una formazione adeguata finalizzata ad un uso corretto dei tachigrafi, con l’onere di effettuare controlli periodici. Lo stesso articolo, inoltre, vieta alle imprese di incentivare gli autisti ad un uso inappropriato degli stessi.

La norma, tuttavia, prevede l’esonero  di responsabilità da parte degli Stati membri per le imprese nel caso di infrazioni dei conducenti, previo adempimento di quest’ultime degli obblighi formativi. E proprio questo è il punto su cui vengono sollevate diverse eccezioni, in quanto tale disposizione è stata già prevista dal Regolamento UE 561/2006 che i diversi governi succedutisi non hanno mai applicato sino ad oggi. Da qui ne consegue l’appello sempre più incalzante da parte delle associazioni di categoria, UNATRAS in primis, che chiedono alle istituzioni maggiore tutela per le imprese che si trovano costrette a rispondere in prima persona per le irregolarità commesse dai propri conducenti, nonostante il loro adempimento dei vincoli di formazione previsti.

Con il Regolamento in questione, inoltre, si cerca di rendere più tecnologica l’attività del camionista e di chi esercita nel settore delle spedizioni auto con bisarca, perché ad essere introdotti saranno tachigrafi digitali collegati a un sistema di navigazione satellitare. Lo scopo è quello di favorire la tracciabilità dei percorsi degli automezzi: un modo per consentire alle forze di polizia di monitorare se gli spostamenti dei conducenti siano corrispondenti al tipo di attività esercitata, ma soprattutto di verificare il rispetto dei tempi di guida e di riposo attraverso il controllo dei dati registrati dal tachigrafo, e non solo di quelli forniti dalla carta del conducente.

Latina: nasce il Comitato del NO alle Riforme Costituzionali: domani pomeriggio la presentazione con il Sen. Giovanni Russo Spena

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Politica

Si è costituito anche nel capoluogo pontino il Comitato del NO alle Riforme Costituzionali.

Martedì 1 Marzo 2016, a Latina, presso la sala conferenze Il Gabbiano, in viale XVIII dicembre, alle ore 18:00, il giurista Giovanni Russo Spena, già Senatore della Repubblica, membro del Comitato Nazionale per il No al referendum confermativo per le riforme costituzionali, esporrà le ragioni per le quali si deve votare NO alla demolizione della Costituzione del ‘48.

Nella prossima campagna referendaria i cittadini saranno chiamati a decidere le sorti della Carta Costituzionale italiana.

Questo sarà il primo di una serie di incontri che il Comitato di Latina terrà fino ad Ottobre, periodo presumibile per lo svolgimento del Referendum, per illustrare il profondo dissenso che ha mosso molti costituzionalisti a mobilitarsi contro le modifiche della Costituzione contenute nel ddl Renzi-Boschi. Dissenso rafforzato dal nesso che lega questa operazione alla recente legge elettorale e che moltiplica gli aspetti inaccettabili di queste modifiche.

Quelli che vengono violati sono i principi costituzionali supremi, che insieme alle non meno gravi incostituzionalità che caratterizzano la nuova legge elettorale ipermaggioritaria, potrebbero provocare una torsione antidemocratica ed autoritaria del nostro Paese.

L’ingresso è libero e tutti gli interessati sono invitati a partecipare.

Per maggiori informazioni: Coordinamento Democrazia Costituzionale

L’Austria chiude le frontiere. Quali conseguenze per l’autotrasporto?

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale, Politica

Il futuro degli autotrasportatori italiani e non solo rischia realmente di essere compromesso a causa delle decisioni di alcuni Paesi dell’Ue di rimettere in discussione il Trattato di Schengen. Indicazioni più nette che vanno in questa direzione arrivano da oltralpe, esattamente dall’Austria, dove il governo locale sta concretamente prendendo in considerazione la possibilità di chiudere le frontiere. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro degli Interni Leitner e quello della Difesa Doskozil, hanno paventato questa ipotesi. Lo scopo, ovviamente, è arginare il fenomeno migratorio irregolare dei migranti, e per questo motivo l’idea è quella di serrare i valichi di ingresso posti al confine italiano e degli altri Paesi confinanti.

Sono dodici in tutto i presidi preposti al controllo di mezzi e treni e si parla addirittura di recinzioni, insomma un bel salto all’indietro ai tempi dell’ultimo conflitto mondiale. Tra i valichi più importanti ci sono ovviamente quelli del Brennero e del Tarvisio, ovvero gli ingressi principali che collegano l’Italia al resto d’Europa.

Una decisione, questa, che avrebbe senza dubbio ripercussioni negative sull’intera categoria, anche su quella del trasporto con bisarca, soprattutto in termini di costi e di produttività. I controlli, infatti, non farebbero altro che prolungare i tempi di attesa degli autisti, provocando di conseguenza un sostanziale aumento dei costi per i committenti. Che cosa significa? Aumento del prezzo dei prodotti e quindi minor potere d’acquisto per i consumatori.

Chiudere una frontiera come quella del Brennero, poi, dove transitano centinaia di migliaia di tonnellate di merci all’anno, che siano alimentari, auto ecc, produrrebbe effetti drastici all’export italiano. Insomma, una decisione di tale portata deve essere ben ponderata, perché si corre il rischio di mettere a repentaglio l’economia di un intero Paese, e naturalmente quella delle piccole e medie imprese del trasporto su gomma.

Ma soprattutto, andrebbe a ledere quei principi di libera convivenza dei cittadini europei, simboli di un’Europa più unita e matura. D’altro canto, tutto ciò non esclude la priorità principale che è quella di studiare e adottare provvedimenti di diversa natura, finalizzati a risolvere il dramma umano delle migrazioni di milioni di persone.

Cori: Stop all’apertura di nuove cave e innovazione nel settore delle attività produttive

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Affari, Italia, Politica

Stop all’apertura di nuove cave e innovazione nel settore delle attività estrattive. È questo il messaggio rilanciato stamattina dall’Amministrazione comunale di Cori, Legambiente, comitato ‘No Cava’ ed altri Sindaci pontini. Istituzioni locali e società civile si sono ritrovate ai piedi del Monte Maiurro, unite contro la creazione di un altro enorme cratere sul suo dorso.

Un fronte sempre più ampio che dai Comuni si estende alle associazioni fino ai cittadini di Cori e non solo. Nel Lazio, tra le regioni più scavate d’Italia, dopo aver trasformato in una groviera il territorio a nord della capitale, la fascia dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci aveva finora retto abbastanza bene davanti ad un fenomeno che ora sembra volersi estendere senza misura anche in queste zone.

L’Amministrazione comunale di Cori si è opposta all’autorizzazione concessa dagli uffici della Pisana, facendo ricorso al TAR e approvando una mozione in Consiglio comunale. La crisi del settore edilizio non legittima alcun rilevante interesse socio economico a procedere alla cavazione e la presenza di altre cave nell’immediato intorno creerebbe i presupposti per un inarrestabile polo estrattivo.

L’Amministrazione del Sindaco Tommaso Conti sono quasi 10 anni che lotta per tutelare il paesaggio comunale. Allargando e unendo le forze in prima linea si punta non solo a bloccare l’inizio delle escavazioni programmate nel nord pontino ma anche a sollecitare la Politica della Regione Lazio a reimpossessarsi della materia, disciplinandola a dovere.

Nel Lazio manca un’adeguata ed aggiornata pianificazione delle attività estrattive. L’intera normativa, quella nazionale vecchia di 90 anni e quella regionale incompleta, lasciano alla burocrazia regionale ampia libertà d’azione senza alcun controllo politico e in deroga alla potestà programmatoria di settore che spetta esclusivamente ai Comuni nell’ambito del P.R.A.E.

È necessario garantire regole di tutela certe ed efficaci, ma anche incentivi al riutilizzo dei rifiuti inerti e canoni in linea con gli altri Paesi. La collettività italiana ricava benefici ridicoli dall’estrazione a causa delle irrisorie tassazioni imposte ai cavatori. Tutto ciò emerge anche dagli ultimi rapporti di Legambiente che terrà altre simili manifestazioni nelle aree più sensibili della provincia di Latina.

Erano presenti oggi: il Sindaco di Cori Tommaso Conti e i suoi assessori Chiara Cochi, Ennio Afilani, Fausto Nuglio e Luca Zampi; i sindaci di Sezze e Norma, Andrea Campoli e Sergio Mancini; la Consigliera regionale Rosa Giancola; il Presidente Legambiente Lazio Roberto Scacchi, con i rappresentanti del Circolo locale Legambiente ‘Cora Viridis’ e di altri circoli pontini del Cigno Verde.

Il 5 per Mille per Sostenere una Giusta Causa

Scritto da antonio cruciverba il . Pubblicato in Economia, Politica

Esistono tre distinte opportunità per donare parte dei propri tributi a sostegno di cause nobili e in beneficenza, senza pagare più tasse. Si tratta del 2, del 5 e dell’ 8 per mille. Nella dichiarazione dei redditi, queste sono le quote dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef) che possono essere destinate a enti benefici, confessioni religiose, o alla politica.

Il 5 per mille

Il 5 per mille è la quota delle imposte sul reddito che è possibile destinare agli enti di ricerca senza scopi di lucro, alle Organizzazioni Non lucrative di Utilità Socilae (ONLUS), alle associazioni di volontariato, ai centri sportivi, agli enti che si battono per la tutela dell’arte e della natura o infine anche ad un comune o ente locale.

Come esprimere la propria scelta

Nella scheda allegata al modello della dichiarazione dei redditi, bisogna apporre la propria firma nel riquadro corrispondente alla finalità cui si intende destinare la quota. Inoltre bisogna indicare il codice fiscale dell’ente beneficiario.

Come Scegliere a chi Destinare il Proprio 5 per Mille

Esiste un elenco degli enti e delle associazioni, ai quali è possibile destinare il 5 per mille. Questo elenco è consultabile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Prima di effettuare la scelta, è consigliabile di consultare tale elenco per evitare di versare la quota ad un ente non autorizzato.

2, 5 e 8 per mille, è Necessario Scegliere

Le scelte di destinare il 2,l’ 8 e il 5 per mille non si escludono a vicenda. È possibile fare tutte le donazioni, ad enti diversi, senza nessun tipo di problema. Destinando il proprio 2, 8 e 5 per mille non si pagano tasse in più. L’importo che non viene destinato a nessun ente, viene percepito dallo Stato.
Tutti i cittadini che non devono presentare la dichiarazione dei redditi possono scegliere di destinare il loro 2, 8 e 5 per mille, semplicemente con una scheda allegata al CUD o al modello unico.

Questo tipo di scelta permette al contribuente di scegliere quali cause sostenere con le proprie tasse. Si tratta di una forma di democrazia diretta e partecipativa. 

Basta con guerra. Il PCdI – Federazione di Latina alla mobilitazione nazionale contro la guerra

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Politica

‘Basta con la guerra’. La Federazione di Latina del Partito Comunista d’Italia ha aderito alla mobilitazione nazionale contro la guerra e la NATO, l’escalation e lo stato d’emergenza e sarà presente alla manifestazione che si terrà sabato 16 Gennaio, a Roma alle ore 14 in Piazza Esquilino.

Il 16 Gennaio di venticinque anni fa, l’inizio dei bombardamenti statunitensi sull’Iraq nella prima guerra del Golfo, segnava l’inizio della guerra permanente che oggi sta trascinando il mondo in una pericolosa escalation. Siria, Iraq, Kurdistan, Libia, Palestina, Ucraina sono i teatri al momento più gravi, ma tensioni e conflitti si addensano anche in altre aree del pianeta.

Le potenze aderenti alla Nato e le petromonarchie del Golfo in questi anni hanno creato, finanziato, sostenuto e utilizzato gruppi terroristici in vari paesi per destabilizzare, dividere, terrorizzare. Oggi li utilizzano come pretesto per continuare la loro opera devastatrice.

C’è un legame tra la grande crisi economica e la guerra, ed ormai evidente a molti. Per questo la guerra ha molte facce e molti fronti, inclusi quelli che stanno portando allo stato d’emergenza e alla restrizione della democrazia in molti paesi.

C’è un legame tra la guerra e l’eliminazione dei diritti sociali conquistati, perché i governi dell’Unione Europea hanno deciso senza battere ciglio che le spese militari e per la sicurezza potevano essere aumentate mentre quelle per la sanità, il lavoro, la scuola, le abitazioni continuano ad essere tagliate.

L’Italia è coinvolta dalla guerra, anche se pochi se ne accorgono. L’invio di 450 militari italiani in Iraq, l’ultimatum dato alle fazioni che si contendono la Libia o il boom della vendita di armi italiane all’Arabia Saudita, al Kuwait e ad altri paesi lo confermano.

La Nato, gli Stati Uniti e l’Unione Europea rendono subalterni i singoli governi e molto spesso ci troviamo coinvolti nelle guerre ancora prima di essercene accorti. 

Il 16 Gennaio il Partito Comunista d’Italia scende in piazza (anche a Milano, ale or 15:00, a Piazza San Babila) per dire basta con la guerra. Perchè le guerre le fanno i governi ma è la gente che muore. Per sostenere ogni resistenza contro la guerra, per uscire dalla Nato, e per ribadire la contrarietà alla guerra contro i poveri e i migranti, perché l’unica guerra che si deve combattere è la guerra contro la miseria.