Autotrasporto europeo: trovato l’accordo sulle norme antidumping

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Economia, Politica

Dopo due anni di discussioni l’autotrasporto europeo è riuscito finalmente a riscrivere le regole in materia di sicurezza e concorrenza sleale: i ministri dei Trasporti Ue hanno infatti raggiunto l’intesa sulle nuove norme che regolano il trasporto autostradale, allo scopo di garantire migliori condizioni lavorative e, soprattutto, eliminare in maniera definitiva il fenomeno dumping.

L’accordo, che tende a rendere più equo il lavoro di autisti e imprese di trasporto e che fornisce alle autorità nazionali strumenti di controllo più efficaci, è in realtà la fotografia della spaccatura tra i Paesi Ue dell’Ovest con quelli dell’Est, questi ultimi visti come i principali responsabili della concorrenza sleale. E non è un caso che siano stati proprio questi a votare contro l’intesa (Croazia, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Lettonia, Lituania, Romania, ma anche Irlanda, Malta e Belgio.

Partiamo dalla retribuzione: ad essere introdotto è il principio “Stessa paga per lo stesso lavoro nello stesso posto”, si applicano cioè le regole dei lavoratori distaccati solo nel caso esista un legame diretto tra Paese di lavoro e Paese di stabilimento dell’impresa. Viene però consentita un’attività ulteriore di carico/scarico sia all’andata che al ritorno oppure zero all’andata e due al ritorno, senza ricadere nelle regole dei lavoratori distaccati, mentre per tutti gli altri tipi di operazioni incluso il cabotaggio, il distacco si applica sin dal primo giorno.

Altro aspetto importante è il cabotaggio. Si prevede come oggi un massimo di tre operazioni nell’arco di sette giorni, ma per evitare che diventi sistematico è stato introdotto un periodo di cooling off, ossia di stop di cinque giorni prima che possano essere effettuate nuove operazioni nello stesso Paese con lo stesso camion. I camionisti dovranno vedere il loro lavoro organizzato in modo tale da consentire loro di tornare a casa ogni quattro settimane, oppure ogni tre se concordano con il datore di lavoro due riposi settimanali più brevi. Il riposo settimanale, inoltre, non potrà più avvenire in cabina ma i camionisti dovranno potere dormire in alloggi o alberghi.

L’intesa prevede, inoltre, l’utilizzo di tachigrafi intelligenti in grado di registrare i passaggi di frontiera e le attività di carico e scarico e per la cui introduzione potranno essere utilizzati fondi Ue entro il 2024.

In sostanza, le nuove regole adottate dal Consiglio, estese ovviamente anche al trasporto bisarca sembrano essere orientate a una maggiore equità tra i camionisti degli Stati membri. La palla passa ora alla Commissione Ue e al Parlamento per arrivare a una definizione legislativa del testo.

Violenza femminile: arriva il “Codice Rosso”

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Politica

Sempre all’ordine del giorno eppure ancora molto sottovalutato, il tema della violenza sulle donne, al quale Sprayantiaggressione.it si interessa da tempo e non solo attraverso la vendita di spray peperoncino, è al centro dell’attenzione mediatica in questi giorni per l’approvazione del Governo del cd “Codice Rosso”, il disegno di legge che accorcia i procedimenti penali in caso di violenza sulle donne.

In sostanza, il decreto va a modificare alcuni punti essenziali del codice di procedura penale: si comincia con l’art 347, in virtù del quale in caso di reati, maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni gravi da parte di parenti e/o conviventi della vittima, le forze di polizia hanno l’obbligo di trasferire la denuncia immediatamente alla Procura senza valutarne l’urgenza, contrariamente a quanto accade attualmente.

Dal momento in cui riceve la comunicazione della denuncia, il Pm avrà massimo 3 giorni di tempo per registrare e ascoltare la testimonianza della vittima (art. 362 c.c.p.). Con la modifica dell’art 370, invece, entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento polizia giudiziaria, carabinieri e Polizia di Stato avranno l’obbligo di formazione mediante corsi specifici finalizzati ad aumentare le competenze necessarie atte ad affrontare casi di violenza e confrontarsi con le vittime stesse: lo scopo non è solo quello di reprimere questa tipologia di reati ma anche prevenirli.

Il Consiglio dei Ministri, inoltre, ha stanziato un Fondo di emergenza di 33 milioni di euro per il 2019 a sostegno delle donne vittime di violenza.

Se per molti il Codice Rosso costituisce un valido strumento in grado di accelerare i procedimenti penali per questo tipo di reati, per altri non è sufficiente a contrastare questo fenomeno: stiamo parlando di alcune associazioni femministe e centri antiviolenza, i quali chiedono più fondi pubblici per servizi e strutture di accoglienza per le donne che fuggono dalla violenza.

Al di là della tutela di natura giudiziaria, la difesa personale rimane oggi più che mai la prima contromisura efficace per scampare al pericolo violenze: ecco perché il mondo femminile guarda con sempre maggiore interesse alle pratiche di autodifesa che prevedono anche l’utilizzo degli spray antiaggressione.

Cyberspazio: rapporti tesi tra le grandi potenze mondiali

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Politica, Tecnologia

“La Russia deve smettere di agire in maniera irresponsabile”. Questa l’esortazione del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg lo scorso ottobre, a sostegno delle accuse mosse dal governo britannico e da quello olandese. Oltre a Stati Uniti e Canada, le due nazioni europee puntano il dito contro la Russia, ritenendola l’artefice di numerosi attacchi informatici. Dopo terra, mare, aria e spazio, il clima di tensione internazionale ora si estende anche al cyberspazio. Ma in che misura?

Una storia di “guerra informatica”: 4 capitoli importanti

“Più parlo con le persone, più pensano che la prossima Pearl Harbour sarà un attacco informatico”, questa l’affermazione di Tarah Wheeler, esperta di sicurezza informatica in occasione dell’incontro annuale dell’OCSE a Parigi lo scorso giugno. In effetti, alcuni eventi suggerirebbero che ci si possa aspettare prima o poi un attacco su larga scala dalle conseguenze devastanti per l’ordine politico ed economico. Quattro recenti “capitoli” lasciano intuire gli sviluppi di quella che oggi possiamo definire una vera e propria “guerra cyber” tra Paesi.

Capitolo uno: Estonia, 2007. La rimozione di un monumento ai caduti del regime sovietico provocò diverse rivolte pro-Russia nella capitale estone. Poco dopo il Paese fu colpito da un’ondata di attacchi senza precedenti di probabile origine russa. I sistemi informatici delle sedi del governo, banche, media, servizi di emergenza e polizia i bersagli di attacchi DdoS (Distributed Denial of Service). Per alcuni esperti, questo attacco di portata nazionale segnò l’inizio di una guerra informatica globale.

Capitolo due: Iran, 2010. Il primo attacco industriale di portata epocale: l’ormai notissimo worm Stuxnet colpì il programma nucleare iraniano, manipolando le informazioni da e verso gli impianti di arricchimento dell’uranio. Come si scoprì in seguito, dietro alla creazione del virus c’erano Stati Uniti ed Israele – un nuovo punto cardine nel quadro dei conflitti tra Stati.

Capitolo tre: Ucraina, 2017. Prima di diffondersi in tutto il mondo, il ransomware NotPetya infettò l’intera Ucraina, paralizzando in poche ore banche e dispositivi per il prelievo automatico di contanti, negozi e l’infrastruttura dei trasporti. L’obiettivo era semplice: distruggere quanti più dati possibile. Un altro episodio di particolare rilevanza nel conflitto tra l’Ucraina e i vicini russi.

Capitolo quattro: quest’ultimo capitolo pare essere ancora in fase di stesura, con un cyberspazio oggi più che mai fonte di tensioni internazionali, tanto che la NATO lo ha riconosciuto ufficialmente come potenziale campo di battaglia tra gli Stati. “Tale inclusione implica che chi ha subito un cyberattacco può sentirsi in diritto di difendersi utilizzando armi convenzionali e viceversa”, afferma Marco Genovese, Network Security Product Manager di Stormshield. “Allo stato attuale non c’è virtualmente alcuna differenza tra bombardare una centrale nucleare o attaccarla tramite strumenti informatici.”

Infrastrutture essenziali a parte, la democrazia è in pericolo?

In uno studio pubblicato il 17 aprile 2018, l’Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza dei Sistemi Informatici (ANSSI) ha identificato due nuovi trigger di attacchi informatici: destabilizzare i processi democratici ed economici. Tra questi le elezioni sono uno dei principali obiettivi. La massiccia e istantanea diffusione delle informazioni, in particolare sui social media, evidenzia come si possano causare danni consistenti. Danni che, paradossalmente, sono facilmente cagionabili. Ad esempio, il responsabile della campagna elettorale di Hilary Clinton è stato vittima di una comunissima mail di phishing. In Francia almeno il 20% dei funzionari del ministero dell’Economia e delle Finanze non sembra particolarmente preparato a gestire questo tipo di casistiche e In Italia lo stesso CSM (Consiglio Superiore dellla Magistratura) ha reso noto pochi giorni fa di aver subito un attacco ai data center sui quali risiedono i dati per la gestione delle PEC di migliaia di magistrati, dei servizi telematici di molti tribunali e del Processo civile telematico (Pct). Minacce che non hanno nulla da invidiare al virus Stuxnet: “Se qualcuno attaccasse un’infrastruttura, ce se ne accorgerebbe subito”, osserva Markus Brändle, CEO di Airbus CyberSecurity “ma un’offensiva subdola e persistente è molto più difficile da rilevare, come, in tal caso, ripristinare una situazione normale”.

I rischi della “guerra informatica”

I cyberattacchi ai cittadini e alle infrastrutture di Stato sono ormai quasi all’ordine del giorno: un’escalation della “guerra informatica”? Probabilmente sì. Già nell’autunno 2017 gli Stati Uniti intendevano autorizzare l’hack-back, che permetterebbe alle aziende di provare ad identificare gli hacker e “farsi giustizia da sole”, con tutti i rischi che eventuali errori di valutazione comporterebbero. “Ciò rappresenta un’enorme differenza rispetto al conflitto classico” afferma Bräendle. “Imputare a qualcuno un cyberattacco è molto complicato. Si possono cercare firme nel codice, o tentare di risalire all’origine dell’attacco tramite reverse engineering, ma anche il minimo straccio di prova che si identifica può essere stato volutamente piazzato per depistare gli analisti. In un articolo riguardante la “legittima cyberdifesa”, Pierre-Yves Hentzen, CEO di Stormshield, spiega: “Il problema della legittima cyberdifesa è che, al contrario del mondo reale, non si può fare affidamento sulle regole generali di un conflitto: simultaneità, proporzionalità e risposta all’attaccante”.

Pierre-Yves Hentzen, Ceo di Stormshield

Oltre al rischio di accusare terzi ingiustamente, bisogna considerare il pericolo di un susseguirsi di attacchi. Dopo Stuxnet, l’Iran ha rinforzato le proprie difese nazionali e addirittura recuperato il codice di Stuxnet per creare Shamoon – un potente virus che intaccava l’hard disk sovrascrivendone i dati – utilizzato in Arabia Saudita al fine di paralizzarne la produzione di petrolio.

E se questo non bastasse, il governo americano prevede di rendere legittimi gli attacchi informatici a titolo preventivo. Da una strategia difensiva a una più offensiva: l’obiettivo è quello di annientare il nemico prima ancora che attacchi.

Confrontati con questa escalation di cyberattacchi, quando possiamo aspettarci una regolamentazione del cyberspazio? Già nel novembre 2017, Brad Smith, President e Chief Legal Officer di Microsoft, si pronunciava a favore di una “Convenzione di Ginevra digitale” (per il momento ancora una teoria). Se le trattative tra i diversi Paesi fallissero, chi impedirebbe l’instaurarsi di una regolamentazione “ad personam”  qualora uno Stato disponesse di una tecnologia tanto avanzata da annientare le altre? L’innovazione potrebbe cambiare completamente il modo in cui vediamo la sicurezza IT”, afferma Brändle, riferendosi al computer quantistico e alla sua capacità di elaborazione smisurata.

I cyber attacchi preventivi non sono così recenti come si pensa: in tutto il mondo, i servizi segreti sfruttano vulnerabilità zero-day per spiarsi l’un l’altro. Questo tipo di infiltrazioni hanno luogo regolarmente e non sono per niente nuove, pur suscitando molto interesse quando rivelate al pubblico. Tuttavia, sembra persistere un certo equilibrio di potere. Ma cosa accadrebbe se gli attacchi informatici diventassero lo strumento per stabilire un nuovo ordine mondiale, come lo è a tutt’oggi il possesso di bombe atomiche?


Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Libri, Opinioni / Editoriale, Politica

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Simone Tedeschi presenta un saggio politico di ampio respiro, che riesce a soddisfare pienamente sia chi vuole approfondire una materia che già padroneggia, sia chi si approccia per la prima volta a un testo di politologia. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità ha uno stile chiaro e informativo, e fornisce al lettore meno esperto gli strumenti adatti alla comprensione dell’opera. Partendo dalla “preistoria” del Partito Democratico, e analizzando i fattori che hanno portato alle modifiche del suo sistema di pensiero e della sua struttura interna, il saggio prende in esame ogni tappa, contraddizione e svolta di un’organizzazione che ha visto tanti attori forti e in contrasto tra loro, e momenti di consenso generale e di disfatta. Un racconto che oltre ad essere accurato in ogni dettaglio riesce anche a interessare e coinvolgere con i suoi tanti spunti di riflessione.

Titolo: Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità

Autore: Simone Tedeschi

Genere: Saggio politico

Casa Editrice: Edizioni Epoké

Pagine: 180

Codice ISBN: 978-88-99647-58-2

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è un saggio adatto a tutti i tipi di lettori, dai più esigenti ai semplici curiosi, e che basa il suo discorso sulla genesi complessa e travagliata di un partito che si è trasformato e ha ridefinito i suoi confini nel corso degli ultimi undici anni. Simone Tedeschi si interroga sul percorso intrapreso dal PD, sulle spinte date dai diversi leader in campo, sugli scontri tra i vari esponenti del gruppo e sugli esiti di programmi e ideologie spesso in contrasto tra loro. Un saggio politico che si fa forte di una narrazione scorrevole che alleggerisce il peso dell’argomento trattato, e che stuzzica la curiosità di chi non conosce i retroscena dell’origine di un partito la cui storia è estremamente coinvolgente, qualunque sia il proprio credo politico. Tre sono le domande fondamentali che lo scrittore si pone nei sei capitoli dell’opera: quali sono le ragioni che condussero alla nascita del Partito? Quali modelli ha seguito il suo sviluppo organizzativo? Qual è la sua identità? Attraverso un percorso fatto di cronistoria e analisi politologica, Tedeschi va alla fonte della questione, riassumendo le tappe della formazione del “genitore” del PD, l’Ulivo di Prodi, che nel 1995 vide la luce nella coalizione tra ex-DC e ex-PCI, e che poi nel 2001 tornò in forze con la fusione dei DS e della Margherita in un nuovo progetto guidato da Rutelli, che però non riuscì a dare un modello stabile a un centrosinistra non ancora pienamente cosciente di sé stesso. Dalla narrazione dei propositi e delle sfide di ciò che è stato l’embrione del PD, si passa poi al vero cuore dell’opera: la nascita del Partito Democratico avvenuta il 14 ottobre 2007. Tedeschi racconta con esempi calzanti, tabelle e citazioni dell’insanabile spaccatura interna all’Ulivo del 2006, del centrale incontro di Orvieto, dell’elezione di Veltroni a Segretario del nascente PD, dell’approvazione dello Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico del 16 febbraio 2008, fino ai passaggi di potere, che non poco hanno influito sul processo di istituzionalizzazione del partito, da Franceschini a Bersani e infine a Renzi con la sua vocazione alla “rottamazione”, e della dura sconfitta alle elezioni del 4 marzo 2018. Fondamentale e analizzato con estrema cura il discorso sui motivi che hanno portato alla nascita del Partito Democratico, sulla necessità avvertita da tutta la scena politica di un’alternativa concreta per dare prospettiva al centrosinistra (e quindi anche ai suoi naturali oppositori) e soprattutto stabilità al Governo. Una vocazione, quella del PD, di rifare l’Italia, di essere un partito inclusivo e democratico che riavvicinasse i cittadini alla politica, e che accogliesse in sé un pluralismo di interessi in un’ottica riformista. Una sfida che Simone Tedeschi ha raccontato e giudicato nelle sue luci e nelle sue ombre con grande professionalità.

«[…] Nei suoi 11 anni di vita il PD ha influenzato in maniera determinante la scena politica italiana: ha dimostrato grandi capacità di mobilitazione e di consenso; è stato protagonista di ben cinque esecutivi (trovandosi al governo per quasi 8 anni); con la sua stessa nascita ha contribuito all’evoluzione del sistema politico nazionale, incrociando i destini degli altri principali partiti. Non sorprende dunque se fin dalla nascita l’interesse intorno al PD sia stato sempre molto alto, tanto in ambito accademico quanto nella pubblicistica più generalista. L’obiettivo di questo volume è quello di mettere a sintesi quest’ampia letteratura, tentando un’analisi complessiva del percorso che dall’Ulivo ha portato al PD e alla sua evoluzione. Il punto di partenza attorno a cui si sviluppa il libro può essere riassunto in tre domande. La ricerca che ho condotto si sviluppa innanzitutto attorno ai “perché” del PD. Il primo grande quesito che ha investito il nuovo soggetto fin dal processo fondativo riguarda in effetti le sue ragioni profonde e può essere formulato così: quali sono le ragioni strutturali che hanno condotto alla nascita del PD? La seconda domanda verte invece “sull’organizzazione” ed è forse la più classica nella letteratura sui partiti. Afferisce in senso stretto agli aspetti organizzativi e può essere formulata così: quali caratteristiche ha seguito il percorso di strutturazione organizzativa e che modello ha effettivamente realizzato? La terza domanda si riferisce infine agli esiti del processo sotto il profilo “politico-culturale”. La domanda in questo caso è la seguente: qual è l’identità PD?».

TRAMA . Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità prende spunto dalla tesi di dottorato e dalle ricerche a essa connesse che ha svolto Simone Tedeschi presso l’Università di Pavia dal 2008 al 2011. La tesi si occupava solo della fase fondativa, mentre nel saggio si fa riferimento anche alle diverse tappe del processo di istituzionalizzazione del partito, e le caratteristiche politico-organizzative assunte poi stabilmente nella sua vita ordinaria. L’opera si compone quindi di una cronistoria ragionata della storia del PD a partire dalla fondazione dell’Ulivo fino alla sua nascita il 14 ottobre 2007 e nei suoi successivi undici anni di vita. Tedeschi si domanda cosa resta oggi delle ambizioni di un partito che voleva ridare consapevolezza di sé all’Italia, che voleva aprirsi al nuovo e restaurare una scena politica ormai anacronistica e corrotta. Il volume si sviluppa lungo sei capitoli, ciascuno dei quali ricostruisce prima le vicende sotto forma di cronaca per poi analizzarle dal punto di vista politologico. Il primo capitolo si concentra sulla “preistoria” del Partito Democratico, il secondo e il terzo si concentrano sulla fase fondativa, analizzandone i processi organizzativi e gli aspetti politico-programmatici, il quarto si occupa della fase di istituzionalizzazione, il quinto si occupa del PD nella sua vita ordinaria, e l’ultimo capitolo tenta di tirare le fila del discorso, componendo un’analisi complessiva dell’evoluzione del Partito in stretta connessione con lo sviluppo della democrazia italiana.

BIOGRAFIA. Simone Tedeschi è nato a Genova nel 1980. Ha conseguito la laurea in Filosofia Politica presso l’Università di Genova per poi collaborare dal 2007 al 2011 come assistente alla ricerca e alla didattica con il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova e con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia. Presso il medesimo Ateneo ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienza politica – Analisi comparata delle democrazie con una tesi sul processo fondativo del Partito Democratico. È stato Consigliere comunale a Tassarolo e dal 2009 è Assessore nel Comune di Novi Ligure con deleghe alla Cultura (fino al 2014) e, dal 2014 in avanti, al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi. È cofondatore di Epoké Ricerche e di Edizioni Epoké, la casa editrice di cui è attualmente Presidente. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è la sua prima monografia.

Rassegna stampa

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Presidenza Apt Emilia Romagna: Il Gal L’altra Romagna sostiene la candidatura di Davide Cassani

Scritto da Gal L Altra Romagna il . Pubblicato in Politica, Sport, Turismo

Il Gal L’Altra Romagna, nella persona del Presidente Bruno Biserni, sostiene la candidatura avanzata dalla Regione Emilia Romagna per la nuova presidenza di Apt Emilia Romagna, l’Azienda di promozione del turismo regionale, il cui rinnovo degli organismi e delle cariche societarie è previsto per il prossimo 8 maggio 2018.

Davide Cassani rappresenta il candidato ideale per la successione di Liviana Zanetti, presidente uscente a cui vanno i più sentiti ringraziamenti professionali e personali per l’impegno profuso e gli obiettivi raggiunti in questi anni.

Nato a Faenza, ex ciclista professionista (vincitore, tra le altre cose, di 2 tappe del Giro d’Italia), noto e apprezzato commentatore televisivo delle gare ciclistiche per Rai Sport, Davide Cassani attualmente ricopre importanti ruoli dirigenziali in ambito sportivo, in quanto dal 2014 è Commissario tecnico della nazionale italiana maschile di ciclismo su strada e coordinatore di tutte le squadre nazionali.

La sua figura è strategica per trascinare la Regione Emilia Romagna (è proprio il caso di dirlo) verso nuovi traguardi, ancora da tagliare e perseguire, grazie a doti, capacità e competenze maturate durante la carriera dirigenziale e dimostrate in sedici anni di competizioni, nei grandi Giri e nelle classiche così come nei circuiti meno noti.

A Davide Cassani vanno riconosciuti i meriti per il ritorno del Giro d’Italia Under 23 in Emilia-Romagna l’anno scorso, nel giugno 2017, quando qui si disputarono tre tappe, con la regione protagonista della 40esima edizione insieme a Marche e Abruzzo, per un tracciato che volle essere anche un segno di vicinanza e solidarietà ai territori colpiti negli ultimi anni da drammatici terremoti.

Inoltre, molto conosciuta e frequentata è la Gran Fondo da lui organizzata che porta il suo nome che si svolge nel suo paese natale Faenza, che è considerata a tutti gli effetti,  la classicissima d’apertura della stagione del ciclismo amatoriale, giunta quest’anno alla 24esima edizione e con una grande attenzione al ciclismo giovanile finalizzata anche alla diffusione di una buona educazione alla salute e alla sicurezza sulla strada.

“L’individuazione di Davide Cassani come nuovo Presidente di Apt Servizi, avanzata dal Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e dall’assessore regionale al turismo Andrea Corsini è la giusta investitura- afferma il Presidente Bruno Biserni – e la giusta scelta.

“Davide Cassani possiede requisiti professionali e umani straordinari”

“La sua candidatura è una scelta “fuori dagli schemi”, che porta con sé allo stesso tempo un bagaglio di innovazione, visione, tenacia, carisma, competenza, passione, elementi indispensabili non solo per confermare quanto di buono Apt Emilia Romagna stia già facendo nel comparto turistico, ma rafforzarne ulteriormente il trend positivo”

“In quanto Presidente del Gruppo di Azione Locale dell’Appennino romagnolo, ritengo che la figura e il curriculum di Davide Cassani centralizzerebbero l’attenzione sulle tematiche legate allo sviluppo turistico e sportivo peculiari delle aree rurali gestite all’interno del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna”.

“Il nostro Appennino –prosegue Biserni – è caratterizzato da un movimento sempre più crescente di attività legate all’escursionismo, cicloturismo, al turismo sostenibile che vanno senza dubbio valorizzate e amplificate rappresentando un traino collaterale ma di forte valenza per la promozione turistica dell’intero territorio.

“ Mi auguro che il prossimo 8 maggio 2018, giorno del rinnovo organi e cariche di Apt– conclude Biserni – la candidatura di Davide Cassani divenga ufficialmente elezione, riconoscendo che tale elezione costituirebbe un fortissimo elemento propulsore di promozione e sviluppo del comparto turistico del nostro Appennino, della nostra Regione, della nostra terra”.

L’ufficio stampa

GAL L’ALTRA ROMAGNA

Immigrazione e vigilanza privata, l’Europa chiede più trasparenza e qualità

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Politica

Oggi più che mai il contributo fornito dagli enti di sicurezza privata ha un peso determinante nella gestione dell’ordine pubblico dei Paesi europei, specie se parliamo di fenomeni migratori. L’inarrestabile emergenza immigrazione che sta coinvolgendo diversi territori dell’Unione Europea, ha difatti reso fondamentale il ruolo dei privati di questo settore, anche se purtroppo c’è da segnalare come non tutti i soggetti in Italia osservino i criteri di conformità previsti dalla UNI 10891.

Ed è proprio questa l’incongruenza segnalata nei mesi scorsi da UNI Europa – Rappresentante sindacale europeo dei dipendenti dei servizi di sicurezza privata – e CoESS – Confederazione dei servizi europei di sicurezza, ovvero l’importanza di garantire non solo la tutela dei lavoratori, ma soprattutto la qualità dei servizi offerti.

In sostanza, ciò che chiedono alle autorità competenti le due organizzazioni, è indicare dettagliatamente le condizioni di fornitura di tali servizi rinunciando a un criterio di assegnazione basato sulle mere richieste economiche: in altri termini, offrire il servizio a chi propone il prezzo più conveniente.

Sottolineando l’apporto dei servizi privati nel garantire sicurezza dei cittadini e nel fronteggiare fenomeni migratori e minacce terroristiche, UNI Europa e CoESS ritengono siano imprescindibili principi come quelli di qualità e trasparenza, intesi come rispetto dei requisiti giuridici previsti per le prestazioni dei servizi di sicurezza privata, osservanza da parte delle autorità competenti di criteri di qualità più rigorosi nella scelta degli istituti, tutela della salute e maggiore professionalità dei propri dipendenti attraverso una formazione adeguata.

Insomma, far fronte alle tante problematiche legate alla sicurezza pubblica richiede una maggiore competenza e affidabilità degli operatori dell’industria dei servizi di sicurezza, peculiarità che contraddistinguono indubbiamente tutti quegli enti che hanno ottenuto regolare certificazione istituti di vigilanza in conformità alle disposizioni nazionali vigenti.

Distacco internazionale lavoratori, accordo raggiunto ma non per l’autotrasporto

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Economia, Politica

Dumping sociale e concorrenza sleale: due temi scottanti che rimangono ancora privi di soluzioni condivise in Europa, almeno per quanto riguarda la logistica e il trasporto bisarca. Lo scorso 24 ottobre il Consiglio Europeo, formato dai ministri del lavoro degli Stati membri, ha raggiunto un accordo sulla riforma del distacco internazionale dei lavoratori a revisione della Direttiva del 1996.

Obiettivo del compromesso è quello di adeguare questa normativa alle nuove condizioni economiche e del mercato del lavoro, rendendo più trasparente le attività delle imprese nell’UE nel principio di concorrenza leale. La questione principale riguarda appunto il distacco internazionale dei lavoratori, ovvero i diritti dei lavoratori di uno Stato membro che prestano temporaneamente la propria opera in un altro.

La nuova direttiva pone condizioni economiche e previdenziali più eque per i “distaccati” a cominciare dalla retribuzione, che dovrà essere paritaria a quella dei lavoratori del Paese ospitante, soprattutto in termini di tariffe minime salariali. Il distacco, inoltre, potrà avvenire per un periodo massimo di 12 mesi, prorogabile di ulteriori 6 previa motivazione fondata dell’impresa che eroga i propri servizi e il nulla osta da parte delle autorità del Paese nel quale il lavoratore è distaccato. Altro aspetto importante è l’applicazione di tutti i contratti collettivi per i lavoratori distaccati. In sostanza, quello che applica la nuova direttiva, le cui disposizioni dovranno essere recepite entro tre anni dopo l’approvazione degli organi comunitari, è una parità di trattamento tra lavoratori distaccati e locali.

Ma se queste nuove norme varranno per tutti gli altri settori economici, per il trasporto su gomma continueranno a valere quelle della Direttiva del 1996, facendo rimanere irrisolte questioni controverse come la concorrenza sleale. Non è un caso, infatti, che a volere che rimanga ancora in vigore la vecchia normativa siano soprattutto i Paesi dell’est. Il motivo di questa esclusione è da ricondurre al cosidetto “Pacchetto Mobilità dell’UE”, vale a dire una corpus normativo riservato esclusivamente al trasporto su strada mirato a rendere più ecologica la mobilità, a combattere il fenomeno del lavoro nero e a garantire condizioni lavorative e di riposo più adeguate per gli autotrasportatori.

Unione Europea, l’esperto fiscalista Denis Torris Alborino ne chiarisce la politica estera

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale, Politica

Dal Trattato di Lisbona alle missioni umanitarie. Denis Torri Alborino, presidente di Refidest, analizza le misure e le politiche adottate dall’Unione Europea in sede di sicurezza e relazioni con le altre regioni del globo.

Denis Torri Alborino descrive l’azione e gli obiettivi della politica estera comunitaria

Attualmente alla guida di Refidest SA, lo specialista in internazionalizzazione Denis Torri Alborino ha fornito una valutazione in merito alle mosse attuate dalla diplomazia dell’Unione Europea sullo scenario mondiale, comprese le politiche nell’ambito della questione sicurezza e gli obiettivi da raggiungere. Grazie alla presenza di un alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, oggi Federica Mogherini, e di un corpo diplomatico, messi in campo a partire dal Trattato di Lisbona del 2009, l’Unione ha potuto rafforzare il peso della propria voce sulla scena mondiale. Denis Torri Alborino sottolinea infatti come nell’agire collettivamente, i 28 Paesi membri abbiano un peso di gran lunga maggiore. Oggi l’UE si ritrova così a ricoprire un ruolo di primaria importanza nel riguardo dei principali temi internazionali, inclusi il programma nucleare iraniano, la lotta al cambiamento climatico, e la stabilizzazione della situazione politica nel Corno d’Africa. Nonostante l’assenza di un esercito permanente, l’Unione Europea ha contribuito al mantenimento della pace in numerosi scenari di crisi, impegnata, dal 2003, in oltre 30 missioni di peace keeping sparse in tre continenti. Attualmente la politica estera dell’Unione si prefigge di sviluppare il rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto, la pace, la sicurezza e la collaborazione internazionale.

Denis Torri Alborino: la politica europea di vicinato

Attraverso la politica europea di vicinato, sottolinea Denis Torri Alborino, l’Unione Europea gestisce le relazioni con 16 nazioni orientali e meridionali. Ad est l’espansione del confine comunitario ha avvicinato notevolmente diversi paesi dell’Europa Orientale: fattore che rende la sicurezza, prosperità, e stabilità di questi territori (Armenia, Georgia, Moldavia, Azerbaigian, Ucraina e Moldavia) temi cari anche all’occidente europeo. La politica europea di vicinato è stata rilanciata anche in seguito alla primavera araba, dedicata all’incoraggiamento e al sostegno di quei partner orientati all’avvio di riforme tese al consolidamento dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia. L’UE, ricorda Denis Torri Alborino, sostiene in Medio Oriente le vittime della profonda crisi geo-politica che attanaglia la regione. In particolare, si configura come il primo donatore verso la Siria, con aiuti che dal 2011 ad oggi ammontano ad oltre 3,2 miliardi di euro. A favore della costituzione di uno stato palestinese, l’UE sta collaborando attivamente con ONU, Russia e Stati Uniti al fine di individuare un accordo che possa portare ad una soluzione pacifica del conflitto. Impegnata anche nella stabilizzazione dello stato libico, la politica estera comunitaria è stata protagonista dello storico accordo sul programma nucleare iraniano raggiunto nel novembre del 2013.

Carlo Malinconico tra gli esperti intervenuti al convegno: “Periferie, mezzogiorno e dignità della persona”

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Politica

Incontro di prestigio quello tenutosi venerdì 3 febbraio presso il Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni: tra i partecipanti al convegno “Periferie, mezzogiorno e dignità della persona” anche l’avvocato e docente universitario Carlo Malinconico.

Carlo Malinconico, Titolare dello Studio Legale Malinconico

Carlo Malinconico partecipa al convegno “Periferia, mezzogiorno e dignità della persona”

Si è tenuto venerdì 3 febbraio a Cava de’ Tirreni, presso il Palazzo di Città, il convegno “Periferie, mezzogiorno e dignità della persona”, che ha visto la partecipazione dei parlamentari Lucio Romano e Lorenzo Dellai e dei docenti universitari Roberto Gerundo e Roberto Parente. Ha preso parte all’incontro anche l’avvocato Carlo Malinconico, titolare dello Studio Legale Malinconico. Dopo l’introduzione del Coordinatore Nazionale di Democrazia Solidale Paolo Ciani e dello stesso Armando Lamberti, l’evento è stato moderato dal giornalista Giuseppe Blasi, il quale ha coinvolto i suoi ospiti nella presentazione di un importante strumento, “L’Osservatorio sulla Città”. Nato per coinvolgere i cittadini nella vita politica, stimolandoli alla partecipazione, l’Osservatorio è funzionale al monitoraggio della realtà territoriale e, attraverso un sistema informativo, rende disponibili importanti aggiornamenti sulle caratteristiche demografiche, sociali, culturali ed economiche, oltre ai servizi erogati. Uno strumento molto utile per razionalizzare e allocare le risorse disponibili in base ai punti di criticità delineati.

Carlo Malinconico: curriculum e incarichi istituzionali

Classe 1950, originario di Roma, Carlo Malinconico consegue la maturità classica a Trieste prima di trasferirsi a Milano nel 1968. Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in Diritto Penale, nel 1976 comincia a operare in qualità di Procuratore dello Stato e, successivamente, di Uditore Giudiziario. Dal 1980 al 1985 è Avvocato dello Stato presso l’Avvocatura di Milano, fase intermedia al suo passaggio a Consigliere di Stato, carica prestigiosa ottenuta in seguito al superamento di un impegnativo concorso pubblico e ricoperta per quasi vent’anni. Consigliere Giuridico dal 1986 al 1990, Carlo Malinconico assume negli anni ’90 una serie di importanti incarichi pubblici, arrivando nel 2001 a diventare Direttore Generale dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas. Nel 2003 avvia lo Studio Legale Malinconico, specializzato in diritto amministrativo, europeo, della concorrenza, civile e societario. Docente universitario presso importanti atenei italiani, nel 2005 è stato insignito dell’Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Certificazione istituti di vigilanza: circolare 7 luglio 2016 Ministero dell’Interno

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Italia, Politica

Decidere a chi affidare la sicurezza privata, che si tratti della tua abitazione o della tua impresa, non sempre può essere una scelta semplice. La qualità del servizio erogato non è l’unico fattore importante, perché fondamentali sono anche regolarità e conformità del soggetto giuridico a cui viene assegnato il compito di garantire sorveglianza e la giusta sicurezza. L’argomento che approfondiremo in questo articolo riguarda la certificazione istituti di vigilanza privata, ovvero la Circolare del Ministero dell’Interno del 7 luglio 2016.

Il provvedimento ha per oggetto “Istituti di Vigilanza privata. Verifica dell’attuazione delle disposizioni del Decreto del Ministero dell’Interno 4 giugno 2014 n. 115, in materia di certificazione della qualità dei servizi e degli istituti di vigilanza privata e contrasto al fenomeno dell’abusivismo nel settore”, ed è indirizzato non solo a verificarne la regolarità dei suddetti istituti, ma soprattutto ad arginare il fenomeno dell’abusivismo. La circolare, infatti, viene emanata a seguito di una constatazione oggettiva: nel luglio 2016, a quasi un anno dalla scadenza dei termini previsti per la certificazione, solo il 30% degli istituti di vigilanza privata è risultato essere in regola in Italia.

Con essa, il Ministero dell’Interno invita espressamente tutti i Prefetti ad adottare ogni iniziativa ritenuta opportuna che consenta di adottare diffide o provvedimenti di carattere sanzionatorio. È doveroso tuttavia sottolineare che l’eventuale sanzione dovrà essere adottata previa attenta valutazione dell’attività di Pubblica Sicurezza (come previsto dal DM 115/2014), e non a seguito di verifica di conformità dell’Organismo di certificazione indipendente.

Come anticipato, la circolare mira inoltre a contrastare efficacemente l’abusivismo nel comparto, ossia l’attività di vigilanza svolta da soggetti non autorizzati. Nonostante il quadro normativo sia sufficientemente chiaro a riguardo, essa invita tutti i Questori in Italia ad intensificare i controlli sul territorio, avvalendosi anche della collaborazione degli Organismi di certificazione qualità e Parti sociali.

La certificazione UNI 10891 per gli istituti di vigilanza, insomma, è un requisito fondamentale per garantire servizi di sicurezza privata nel rispetto delle leggi vigenti: solo in questo modo il cittadino può essere sicuro di affidare la propria sicurezza nelle mani giuste.