Maria Elisabetta Alberti Casellati: il giornalismo è baluardo della democrazia

Scritto da ecnewsoffice il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Politica

“Il giornalismo svolto con rigore e coraggio è baluardo della democrazia”: nelle parole del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati si riflette l’importanza della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993.

Maria Elisabetta Alberti Casellati

Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: il pensiero di Maria Elisabetta Alberti Casellati

In occasione della XXVI Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ne ha sottolineato il valore: “Il giornalismo, quando è svolto con rigore e con coraggio, rappresenta un baluardo di democrazia, di legalità, di resistenza alle mafie, alla corruzione e, di conseguenza, al degrado sociale, politico ed economico”. Oltre a proporsi come monito per i governi sull’importanza di sostenere e fare rispettare la libertà di parola, la Giornata Mondiale della libertà dell’informazione è stata indetta nel 1993 dalle Nazioni Unite anche per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita e quanti vengono minacciati da chi invece tenta di ostacolare la ricerca della verità, come ha sottolineato in una nota il Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati lo scorso 3 maggio.

Il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati: il valore della libertà di stampa

“Il mio pensiero, in questa giornata, non può che andare a tutti quei cronisti che nella ricerca della verità dei fatti hanno subito e subiscono ogni giorno i soprusi e le ritorsioni fisiche e morali di chi vorrebbe limitare la libertà di stampa e il diritto di cronaca”: così il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati nel corso della XXVI Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. “A tutti loro, e a tutti i giornalisti che quotidianamente fanno da “sentinelle della verità” dando un grande contributo al Paese – ha aggiunto il Presidente del Senato – va il mio sostegno e l’impegno a supportare tutte le voci dell’informazione con gli strumenti istituzionali a disposizione”: l’auspicio di Maria Elisabetta Alberti Casellati è che “questa professione possa continuare ad essere esercitata in libertà e in condizioni di lavoro ottimali”.

25 aprile: l’intervento del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

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“La Festa della speranza, della civiltà”: il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, a Padova per celebrare il settantaquattresimo anniversario della Liberazione, ne sottolinea il valore.

Maria Elisabetta Alberti Casellati

Senato: il Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati a Padova per le celebrazioni del 25 aprile

“Il 25 aprile è e deve essere, soprattutto, una Festa. La Festa della speranza, della civiltà. La Festa di tutti coloro che credono nei principi del nostro Stato di diritto e che si riconoscono nella comunità internazionale e nei valori che li ispirano”: il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati lo ha sottolineato intervenendo a Palazzo Moroni, a Padova, per le celebrazioni della Liberazione. “È la Festa di chi ha creduto nella rinascita del nostro Paese e nell’Europa come fulcro di pace tra i popoli e di benessere sociale” ha aggiunto il Presidente focalizzandosi sul valore di “Festa e Liberazione, due parole bellissime che insieme assumono per tutti noi il valore insopprimibile della libertà, dei diritti umani, sociali, politici”. Nel suo intervento Maria Elisabetta Alberti Casellati ha parlato anche dell’insegnamento del padre: “Appartenente alla Polizia di Stato, fu condannato a morte dal regime e liberato proprio il 25 aprile del 1945. Non ebbe mai dubbio alcuno. La sua fedeltà allo Stato, all’Italia, non gli permise di piegarsi e accettare disposizioni che andassero contro i cittadini. Il suo ricordo, il suo esempio, fu per me e per i miei fratelli la migliore educazione alla tolleranza, alla libertà, al rispetto degli altri, alla pace”.

Maria Elisabetta Alberti Casellati dedica ai giovani la Festa della Liberazione

Nel suo discorso a Palazzo Moroni, Maria Elisabetta Alberti Casellati ha dedicato la Festa della Liberazione ai giovani, ricordando l’impegno dell’Università di Padova, “insignita per la sua indomita lotta della Medaglia d’oro al valore militare”. E “con il pensiero rivolto a quella gioventù universitaria”, il Presidente del Senato ha precisato l’intenzione di “dedicare la ricorrenza che celebriamo oggi ai giovani, a coloro che rappresentano il presente ed il futuro di questa città e dell’intera Nazione”. Maria Elisabetta Alberti Casellati ha spiegato come quella della Liberazione debba essere “innanzitutto la loro Festa, perché i valori che ispirarono i giovani in quelle drammatiche fasi sono gli stessi valori posti a fondamento della nostra Costituzione e della vita dell’intera comunità nazionale”. “Tramandare la storia alle future generazioni è doveroso affinché le tragedie vissute non possano più ripetersi” ha concluso il Presidente del Senato.

Bruna Sibille e Gianni Fogliato denunciati per violazione della privacy ed abuso atti di ufficio

Scritto da areastampa360 il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale, Politica

Riceviamo e pubblichiamo
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Al Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Asti

Al Garante della Privacy

E p.c.
Al Signor Sindaco di Bra
Dott.ssa Bruna Sibille

Al Direttore
Ufficio Anagrafe di Bra

Al Candidato Sindaco
Gianni Fogliato

Redazione Le Iene (Italia Uno)
Redazione Striscia La Notizia (Canale 5)

Con la presente si comunica alla S. V. che in data odierna, nella mia cassetta ho ricevuto la pubblicità elettorale del Candidato Sindaco “Gianni Fogliato” e del Candidato alle Regionali “Bruna Sibille”.

Il volantino pubblicitario elettorale, è intestato al sottoscritto con indirizzo di residenza.

Il Sindaco uscente Prof.ssa Bruna Sibille, abusando della sua autorità ha fatto recapitare a tutti i residenti di Bra pubblicità elettorale.

L’indirizzo del sottoscritto non è di dominio pubblico, quindi è sicuramente violazione della privacy ed abuso di potere.

Per questi motivi si CHIEDE di voler procedere ad iscrivere sul registro degli indagati ed aprire un procedimento penale a carico di Gianni Fogliato e Bruna Sibille, per abuso atti di ufficio, violazione della privacy, violenza privata, e qualsiasi altro reato ravvisato.

Chiedo di sapere come previsto dalla legge, dove è stato reperito il mio indirizzo di residenza.

Invece, di inviare volantino elettorale, come mai il sindaco uscente Bruna Sibille non risponde alle missive del sottoscritto, essendo già scaduti i termini, e si è già consumato il reato di Abuso Atti di Ufficio?

Fatto, letto e sottoscritto.

In Fede.
Antonio Cospito

Bruna Sibille finito il mandato da Sindaco non avrà vita facile a livello giudiziario

Scritto da areastampa360 il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale, Politica

Antonio Cospito (invalido civile) denuncia il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille, il 24 Settembre 2016, e il 10 dicembre 2016 per omissioni atti di ufficio, mentre in data 12 Dicembre 2016 per incitamento all’odio su Facebook, calunnia e diffamazione. L’ultima denuncia querela (cumulativa), presso la Procura della Repubblica e le autorità competenti superiori. Un bel regalo per la campagna elettorale 2019 di Bruna Sibille, che aspira ad andare in Regione Piemonte con Sergio Chiamparino del Partito Democratico.

Antonio Cospito, è affetto da moltissime patologie degenerative, segue anche terapia palliativa. Oggi Rende noto alla stampa, un Atto di Impugnazione dopo aver depositato denuncia-querela nei confronti del Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille, per omissione atti di ufficio, diffamazione, atti di bullismo, discriminazione, incitamento al suicidio, incitamento all’odio sui social ed tanta altra roba.

Antonio Cospito afferma: “Per la grave situazione venutasi a creare ho chiesto l’intervento di tutte le autorità superiori, con una documentazione di oltre 700 pagine. Adesso basta farsi prendere in giro, un’invalido civile merita solo “RISPETTO”. Una persona in stato di bisogno merita attenzioni, aiuto psicologico ed economico.

Antonio tu cosa hai ricevuto da Bruna Sibille?
Nulla. Cattiverie gratuite, silenzi, discriminazione, abuso di potere, omissioni atti di ufficio, incitamento all’odio sui social, diffamazione a mezzo stampa, e tanta altra roba che un sindaco non dovrebbe mai pensare e tantomeno fare. Altro che ripresentarsi alle Elezioni Comunali e Regionali 2019, dovrebbe starsene a casa in pensione tranquilla. Evitiamo che compia altri danni a persone, che soffrono già abbastanza per le loro problematiche personali e di salute. Il Sindaco uscente di Bra Prof. Ssa Bruna Sibille, non è la persona che vuol far apparire. E’ una persona cattiva? Sono anche a conoscenza di bustarelle/regalie ai giornalisti locali, per pubblicare articoli ad hoc.

Cos’è successo al Tribunale di Asti?
Verificate alcune anomalie giudiziarie a mio danno e a favore di Bruna Sibille, ho denunciato Pubblico Ministero e Magistrato.
Cosa farà in futuro?
Sarò l’ombra virtuale del Sindaco uscente di Bra Bruna Sibille, fino alla mia morte. Deve pagare tramiti i tribunali ogni reato commesso nei miei confronti, e risarcirmi ogni danno arrecato fino ad oggi. Le minacce di morte non mi intimoriscono, anzi mi danno forza per continuare la mia vendetta legale, mi fa cercare maggiore tutela personale, anche perché come dicono nelle mie zone di origine “Non ho voglia di sporcarmi le mani con la MERDA”.

Antonio non hai paura di queste affermazioni?
Per una persona che come me vive nel dolore tutti i giorni, a causa di diverse patologie degenerative, non ha veramente nulla da perdere. Ogni giorno di vita è per me un regalo.
Antonio ma sei stato condannato per diffamazione e calunnia?
Questo è quello che si è venduto Bruna Sibille con i giornalist locali, ma al sottoscritto alla data odierna non è stata notificata nessuna sentenza di condanna. Tutto falso e tendenzioso.

Novità editoriali?
Certo, un libro che uscirà su tutti i book store tra qualche giorno dal titolo: “Bruna Sibille – Un sindaco da dimenticare”.

Bruna Sibille è un sindaco da dimenticare

Scritto da areastampa360 il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale, Politica

Raccogliamo e pubblichiamo volentieri una testimonianza di una persona in grave stato di bisogno, che parla senza peli sulla lingua sull’operato dell’amministrazione comunale di Bruna Sibille.

Decidiamo di comune accordo di non pubblicare la sua vera identità, e per questo lo chiameremo Max.

Ciao Max come va’ la tua salute?
La mia salute com’è noto a tutte le autorità competenti, è in peggioramento mese per mese.

Come mai oggi?
Perché in campagna elettorale, tutti sono abituati a vendersi fumo pur di farsi votare. Allora bisognerà che qualcuno dica la verità, e racconti delle situazioni che facciamo riflettere gli elettori.

Il sindaco di Bra (uscente) Bruna Sibille ti conosce?
No, ma conosce nei minimi dettagli ogni mia patologia degenerativa, e il mio stato di bisogno. Però, Nonostante tutto ha sempre mantenuto le distanze, usato discriminazione perché non braidese, negato qualsiasi incontro anche con la sua giunta, e non ha mai mostrato nessun interessamento nei miei confronti.

Hai mai incontrato il candidato sindaco Gianni Fogliato?
No, ma per quello che leggo in questi giorni di campagna elettorale, è una persona impegnata ad aiutare i bisognosi. Io non l’ho mai vista, e mai si è degnato di avvicinarsi. Forse non ero nella lista dei raccomandati da aiutare, fornita dal sindaco Bruna Sibille.

Ma cerchi vendetta?
No. Voglio solo giustizia, quella dei tribunali.

Cosa ti ha fatto mancare l’amministrazione comunale di Bruna Sibille?
Tutto. Appoggio psicologico, economico, umanità, e cercare di farmi vivere un vita dignitosa.

Adesso come vivi?
In modo dignitoso, ma grazie solo all’onorevole Luigi Di Maio, che si è interessato alla mia situazione personale, ed ha cercato di abbattere qualche muro burocratico.

Cosa ti fa stare ancora male?
Sicuramente, che alla mia età per i dolori atroci, siamo arrivati così velocemente a cure palliative.

Un pensiero finale su Bruna Sibille?
È una persona che deve starsene a casa in pensione, altro che Regionali 2019 con Chiamparino. Lasciamo in mano Bra, a persone nuove, umane, e non esaltate. Umiltà e vicinanza a tutti, dovrebbe essere il motto di queste elezioni politiche 2019.

Max cosa ti aspetti da queste tue dichiarazioni?
Che nessun giornale Locale né parli, e che tutto  venga insabbiato da Bruna Sibille e la sua Lobby.

Non temi ripercussioni giudiziarie?
Assolutamente no, non me ne può fregar di meno. Ormai, non ho proprio nulla da perdere, anzi tramite la vostra redazione le autorità competenti se vogliono possono contattarmi. Vorrei chiudere invitando tutti i braidesi, a votare le persone e non i partiti.

Napoli: Maria Elisabetta Alberti Casellati a Melito incontra i giovani della Scugnizzeria

Scritto da ecnewsoffice il . Pubblicato in Locale, Politica, Società

L’importanza di coinvolgere i giovani in progetti culturali: il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati incontra a Napoli i ragazzi della “Scugnizzeria” e li invita in Senato.

Maria Elisabetta Alberti Casellati

La Scugnizzeria, una scommessa sociale vinta: la visita di Maria Elisabetta Alberti Casellati

In visita a Napoli, il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati lo scorso 29 marzo ha incontrato i ragazzi della “Scugnizzeria”, la libreria creativa che ha aperto due anni fa lo scrittore ed editore Rosario Esposito nella zona tra Melito e Scampia. Una scommessa sociale importante, che oggi può dirsi vinta, come ha ricordato il Presidente sottolineandone il valore: “Un luogo dove si recuperano i giovani con la cultura. Qui si sviluppa la loro creatività: il contrasto alla criminalità organizzata non può che passare dall’istruzione”. E i ragazzi, impegnati in attività di teatro ma anche di radio, artigianato e altre legate ai libri, sono stati invitati da Maria Elisabetta Alberti Casellati a Roma il prossimo settembre per visitare Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani, dove fu sigillata la Costituzione.

Maria Elisabetta Alberti Casellati invita in Senato i giovani della Scugnizzeria

“Quando vengono le scuole a fare questo tipo di tour i ragazzi poi tornano sempre contenti della visita e di aver appreso molte cose sulla Costituzione” ha spiegato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Durante l’incontro dello scorso 29 marzo, il Presidente ha donato ai ragazzi di Melito la campanella del Senato: “Questo è il simbolo del Senato: la campanella che uso per richiamare in aula i senatori, ma è anche il simbolo degli angeli. Significa che dà una protezione particolare”. Un dono, come ha sottolineato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che “vuole essere un augurio perché possiate sempre portare avanti tutto quello che desiderate”. Durante l’incontro, il Presidente ha fatto colazione con i ragazzi, che le hanno offerto una sfogliatella.

Autotrasporto europeo: trovato l’accordo sulle norme antidumping

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Economia, Politica

Dopo due anni di discussioni l’autotrasporto europeo è riuscito finalmente a riscrivere le regole in materia di sicurezza e concorrenza sleale: i ministri dei Trasporti Ue hanno infatti raggiunto l’intesa sulle nuove norme che regolano il trasporto autostradale, allo scopo di garantire migliori condizioni lavorative e, soprattutto, eliminare in maniera definitiva il fenomeno dumping.

L’accordo, che tende a rendere più equo il lavoro di autisti e imprese di trasporto e che fornisce alle autorità nazionali strumenti di controllo più efficaci, è in realtà la fotografia della spaccatura tra i Paesi Ue dell’Ovest con quelli dell’Est, questi ultimi visti come i principali responsabili della concorrenza sleale. E non è un caso che siano stati proprio questi a votare contro l’intesa (Croazia, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Lettonia, Lituania, Romania, ma anche Irlanda, Malta e Belgio.

Partiamo dalla retribuzione: ad essere introdotto è il principio “Stessa paga per lo stesso lavoro nello stesso posto”, si applicano cioè le regole dei lavoratori distaccati solo nel caso esista un legame diretto tra Paese di lavoro e Paese di stabilimento dell’impresa. Viene però consentita un’attività ulteriore di carico/scarico sia all’andata che al ritorno oppure zero all’andata e due al ritorno, senza ricadere nelle regole dei lavoratori distaccati, mentre per tutti gli altri tipi di operazioni incluso il cabotaggio, il distacco si applica sin dal primo giorno.

Altro aspetto importante è il cabotaggio. Si prevede come oggi un massimo di tre operazioni nell’arco di sette giorni, ma per evitare che diventi sistematico è stato introdotto un periodo di cooling off, ossia di stop di cinque giorni prima che possano essere effettuate nuove operazioni nello stesso Paese con lo stesso camion. I camionisti dovranno vedere il loro lavoro organizzato in modo tale da consentire loro di tornare a casa ogni quattro settimane, oppure ogni tre se concordano con il datore di lavoro due riposi settimanali più brevi. Il riposo settimanale, inoltre, non potrà più avvenire in cabina ma i camionisti dovranno potere dormire in alloggi o alberghi.

L’intesa prevede, inoltre, l’utilizzo di tachigrafi intelligenti in grado di registrare i passaggi di frontiera e le attività di carico e scarico e per la cui introduzione potranno essere utilizzati fondi Ue entro il 2024.

In sostanza, le nuove regole adottate dal Consiglio, estese ovviamente anche al trasporto bisarca sembrano essere orientate a una maggiore equità tra i camionisti degli Stati membri. La palla passa ora alla Commissione Ue e al Parlamento per arrivare a una definizione legislativa del testo.

Violenza femminile: arriva il “Codice Rosso”

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Politica

Sempre all’ordine del giorno eppure ancora molto sottovalutato, il tema della violenza sulle donne, al quale Sprayantiaggressione.it si interessa da tempo e non solo attraverso la vendita di spray peperoncino, è al centro dell’attenzione mediatica in questi giorni per l’approvazione del Governo del cd “Codice Rosso”, il disegno di legge che accorcia i procedimenti penali in caso di violenza sulle donne.

In sostanza, il decreto va a modificare alcuni punti essenziali del codice di procedura penale: si comincia con l’art 347, in virtù del quale in caso di reati, maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni gravi da parte di parenti e/o conviventi della vittima, le forze di polizia hanno l’obbligo di trasferire la denuncia immediatamente alla Procura senza valutarne l’urgenza, contrariamente a quanto accade attualmente.

Dal momento in cui riceve la comunicazione della denuncia, il Pm avrà massimo 3 giorni di tempo per registrare e ascoltare la testimonianza della vittima (art. 362 c.c.p.). Con la modifica dell’art 370, invece, entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento polizia giudiziaria, carabinieri e Polizia di Stato avranno l’obbligo di formazione mediante corsi specifici finalizzati ad aumentare le competenze necessarie atte ad affrontare casi di violenza e confrontarsi con le vittime stesse: lo scopo non è solo quello di reprimere questa tipologia di reati ma anche prevenirli.

Il Consiglio dei Ministri, inoltre, ha stanziato un Fondo di emergenza di 33 milioni di euro per il 2019 a sostegno delle donne vittime di violenza.

Se per molti il Codice Rosso costituisce un valido strumento in grado di accelerare i procedimenti penali per questo tipo di reati, per altri non è sufficiente a contrastare questo fenomeno: stiamo parlando di alcune associazioni femministe e centri antiviolenza, i quali chiedono più fondi pubblici per servizi e strutture di accoglienza per le donne che fuggono dalla violenza.

Al di là della tutela di natura giudiziaria, la difesa personale rimane oggi più che mai la prima contromisura efficace per scampare al pericolo violenze: ecco perché il mondo femminile guarda con sempre maggiore interesse alle pratiche di autodifesa che prevedono anche l’utilizzo degli spray antiaggressione.

Cyberspazio: rapporti tesi tra le grandi potenze mondiali

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Politica, Tecnologia

“La Russia deve smettere di agire in maniera irresponsabile”. Questa l’esortazione del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg lo scorso ottobre, a sostegno delle accuse mosse dal governo britannico e da quello olandese. Oltre a Stati Uniti e Canada, le due nazioni europee puntano il dito contro la Russia, ritenendola l’artefice di numerosi attacchi informatici. Dopo terra, mare, aria e spazio, il clima di tensione internazionale ora si estende anche al cyberspazio. Ma in che misura?

Una storia di “guerra informatica”: 4 capitoli importanti

“Più parlo con le persone, più pensano che la prossima Pearl Harbour sarà un attacco informatico”, questa l’affermazione di Tarah Wheeler, esperta di sicurezza informatica in occasione dell’incontro annuale dell’OCSE a Parigi lo scorso giugno. In effetti, alcuni eventi suggerirebbero che ci si possa aspettare prima o poi un attacco su larga scala dalle conseguenze devastanti per l’ordine politico ed economico. Quattro recenti “capitoli” lasciano intuire gli sviluppi di quella che oggi possiamo definire una vera e propria “guerra cyber” tra Paesi.

Capitolo uno: Estonia, 2007. La rimozione di un monumento ai caduti del regime sovietico provocò diverse rivolte pro-Russia nella capitale estone. Poco dopo il Paese fu colpito da un’ondata di attacchi senza precedenti di probabile origine russa. I sistemi informatici delle sedi del governo, banche, media, servizi di emergenza e polizia i bersagli di attacchi DdoS (Distributed Denial of Service). Per alcuni esperti, questo attacco di portata nazionale segnò l’inizio di una guerra informatica globale.

Capitolo due: Iran, 2010. Il primo attacco industriale di portata epocale: l’ormai notissimo worm Stuxnet colpì il programma nucleare iraniano, manipolando le informazioni da e verso gli impianti di arricchimento dell’uranio. Come si scoprì in seguito, dietro alla creazione del virus c’erano Stati Uniti ed Israele – un nuovo punto cardine nel quadro dei conflitti tra Stati.

Capitolo tre: Ucraina, 2017. Prima di diffondersi in tutto il mondo, il ransomware NotPetya infettò l’intera Ucraina, paralizzando in poche ore banche e dispositivi per il prelievo automatico di contanti, negozi e l’infrastruttura dei trasporti. L’obiettivo era semplice: distruggere quanti più dati possibile. Un altro episodio di particolare rilevanza nel conflitto tra l’Ucraina e i vicini russi.

Capitolo quattro: quest’ultimo capitolo pare essere ancora in fase di stesura, con un cyberspazio oggi più che mai fonte di tensioni internazionali, tanto che la NATO lo ha riconosciuto ufficialmente come potenziale campo di battaglia tra gli Stati. “Tale inclusione implica che chi ha subito un cyberattacco può sentirsi in diritto di difendersi utilizzando armi convenzionali e viceversa”, afferma Marco Genovese, Network Security Product Manager di Stormshield. “Allo stato attuale non c’è virtualmente alcuna differenza tra bombardare una centrale nucleare o attaccarla tramite strumenti informatici.”

Infrastrutture essenziali a parte, la democrazia è in pericolo?

In uno studio pubblicato il 17 aprile 2018, l’Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza dei Sistemi Informatici (ANSSI) ha identificato due nuovi trigger di attacchi informatici: destabilizzare i processi democratici ed economici. Tra questi le elezioni sono uno dei principali obiettivi. La massiccia e istantanea diffusione delle informazioni, in particolare sui social media, evidenzia come si possano causare danni consistenti. Danni che, paradossalmente, sono facilmente cagionabili. Ad esempio, il responsabile della campagna elettorale di Hilary Clinton è stato vittima di una comunissima mail di phishing. In Francia almeno il 20% dei funzionari del ministero dell’Economia e delle Finanze non sembra particolarmente preparato a gestire questo tipo di casistiche e In Italia lo stesso CSM (Consiglio Superiore dellla Magistratura) ha reso noto pochi giorni fa di aver subito un attacco ai data center sui quali risiedono i dati per la gestione delle PEC di migliaia di magistrati, dei servizi telematici di molti tribunali e del Processo civile telematico (Pct). Minacce che non hanno nulla da invidiare al virus Stuxnet: “Se qualcuno attaccasse un’infrastruttura, ce se ne accorgerebbe subito”, osserva Markus Brändle, CEO di Airbus CyberSecurity “ma un’offensiva subdola e persistente è molto più difficile da rilevare, come, in tal caso, ripristinare una situazione normale”.

I rischi della “guerra informatica”

I cyberattacchi ai cittadini e alle infrastrutture di Stato sono ormai quasi all’ordine del giorno: un’escalation della “guerra informatica”? Probabilmente sì. Già nell’autunno 2017 gli Stati Uniti intendevano autorizzare l’hack-back, che permetterebbe alle aziende di provare ad identificare gli hacker e “farsi giustizia da sole”, con tutti i rischi che eventuali errori di valutazione comporterebbero. “Ciò rappresenta un’enorme differenza rispetto al conflitto classico” afferma Bräendle. “Imputare a qualcuno un cyberattacco è molto complicato. Si possono cercare firme nel codice, o tentare di risalire all’origine dell’attacco tramite reverse engineering, ma anche il minimo straccio di prova che si identifica può essere stato volutamente piazzato per depistare gli analisti. In un articolo riguardante la “legittima cyberdifesa”, Pierre-Yves Hentzen, CEO di Stormshield, spiega: “Il problema della legittima cyberdifesa è che, al contrario del mondo reale, non si può fare affidamento sulle regole generali di un conflitto: simultaneità, proporzionalità e risposta all’attaccante”.

Pierre-Yves Hentzen, Ceo di Stormshield

Oltre al rischio di accusare terzi ingiustamente, bisogna considerare il pericolo di un susseguirsi di attacchi. Dopo Stuxnet, l’Iran ha rinforzato le proprie difese nazionali e addirittura recuperato il codice di Stuxnet per creare Shamoon – un potente virus che intaccava l’hard disk sovrascrivendone i dati – utilizzato in Arabia Saudita al fine di paralizzarne la produzione di petrolio.

E se questo non bastasse, il governo americano prevede di rendere legittimi gli attacchi informatici a titolo preventivo. Da una strategia difensiva a una più offensiva: l’obiettivo è quello di annientare il nemico prima ancora che attacchi.

Confrontati con questa escalation di cyberattacchi, quando possiamo aspettarci una regolamentazione del cyberspazio? Già nel novembre 2017, Brad Smith, President e Chief Legal Officer di Microsoft, si pronunciava a favore di una “Convenzione di Ginevra digitale” (per il momento ancora una teoria). Se le trattative tra i diversi Paesi fallissero, chi impedirebbe l’instaurarsi di una regolamentazione “ad personam”  qualora uno Stato disponesse di una tecnologia tanto avanzata da annientare le altre? L’innovazione potrebbe cambiare completamente il modo in cui vediamo la sicurezza IT”, afferma Brändle, riferendosi al computer quantistico e alla sua capacità di elaborazione smisurata.

I cyber attacchi preventivi non sono così recenti come si pensa: in tutto il mondo, i servizi segreti sfruttano vulnerabilità zero-day per spiarsi l’un l’altro. Questo tipo di infiltrazioni hanno luogo regolarmente e non sono per niente nuove, pur suscitando molto interesse quando rivelate al pubblico. Tuttavia, sembra persistere un certo equilibrio di potere. Ma cosa accadrebbe se gli attacchi informatici diventassero lo strumento per stabilire un nuovo ordine mondiale, come lo è a tutt’oggi il possesso di bombe atomiche?


Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Libri, Opinioni / Editoriale, Politica

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Simone Tedeschi presenta un saggio politico di ampio respiro, che riesce a soddisfare pienamente sia chi vuole approfondire una materia che già padroneggia, sia chi si approccia per la prima volta a un testo di politologia. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità ha uno stile chiaro e informativo, e fornisce al lettore meno esperto gli strumenti adatti alla comprensione dell’opera. Partendo dalla “preistoria” del Partito Democratico, e analizzando i fattori che hanno portato alle modifiche del suo sistema di pensiero e della sua struttura interna, il saggio prende in esame ogni tappa, contraddizione e svolta di un’organizzazione che ha visto tanti attori forti e in contrasto tra loro, e momenti di consenso generale e di disfatta. Un racconto che oltre ad essere accurato in ogni dettaglio riesce anche a interessare e coinvolgere con i suoi tanti spunti di riflessione.

Titolo: Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità

Autore: Simone Tedeschi

Genere: Saggio politico

Casa Editrice: Edizioni Epoké

Pagine: 180

Codice ISBN: 978-88-99647-58-2

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è un saggio adatto a tutti i tipi di lettori, dai più esigenti ai semplici curiosi, e che basa il suo discorso sulla genesi complessa e travagliata di un partito che si è trasformato e ha ridefinito i suoi confini nel corso degli ultimi undici anni. Simone Tedeschi si interroga sul percorso intrapreso dal PD, sulle spinte date dai diversi leader in campo, sugli scontri tra i vari esponenti del gruppo e sugli esiti di programmi e ideologie spesso in contrasto tra loro. Un saggio politico che si fa forte di una narrazione scorrevole che alleggerisce il peso dell’argomento trattato, e che stuzzica la curiosità di chi non conosce i retroscena dell’origine di un partito la cui storia è estremamente coinvolgente, qualunque sia il proprio credo politico. Tre sono le domande fondamentali che lo scrittore si pone nei sei capitoli dell’opera: quali sono le ragioni che condussero alla nascita del Partito? Quali modelli ha seguito il suo sviluppo organizzativo? Qual è la sua identità? Attraverso un percorso fatto di cronistoria e analisi politologica, Tedeschi va alla fonte della questione, riassumendo le tappe della formazione del “genitore” del PD, l’Ulivo di Prodi, che nel 1995 vide la luce nella coalizione tra ex-DC e ex-PCI, e che poi nel 2001 tornò in forze con la fusione dei DS e della Margherita in un nuovo progetto guidato da Rutelli, che però non riuscì a dare un modello stabile a un centrosinistra non ancora pienamente cosciente di sé stesso. Dalla narrazione dei propositi e delle sfide di ciò che è stato l’embrione del PD, si passa poi al vero cuore dell’opera: la nascita del Partito Democratico avvenuta il 14 ottobre 2007. Tedeschi racconta con esempi calzanti, tabelle e citazioni dell’insanabile spaccatura interna all’Ulivo del 2006, del centrale incontro di Orvieto, dell’elezione di Veltroni a Segretario del nascente PD, dell’approvazione dello Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico del 16 febbraio 2008, fino ai passaggi di potere, che non poco hanno influito sul processo di istituzionalizzazione del partito, da Franceschini a Bersani e infine a Renzi con la sua vocazione alla “rottamazione”, e della dura sconfitta alle elezioni del 4 marzo 2018. Fondamentale e analizzato con estrema cura il discorso sui motivi che hanno portato alla nascita del Partito Democratico, sulla necessità avvertita da tutta la scena politica di un’alternativa concreta per dare prospettiva al centrosinistra (e quindi anche ai suoi naturali oppositori) e soprattutto stabilità al Governo. Una vocazione, quella del PD, di rifare l’Italia, di essere un partito inclusivo e democratico che riavvicinasse i cittadini alla politica, e che accogliesse in sé un pluralismo di interessi in un’ottica riformista. Una sfida che Simone Tedeschi ha raccontato e giudicato nelle sue luci e nelle sue ombre con grande professionalità.

«[…] Nei suoi 11 anni di vita il PD ha influenzato in maniera determinante la scena politica italiana: ha dimostrato grandi capacità di mobilitazione e di consenso; è stato protagonista di ben cinque esecutivi (trovandosi al governo per quasi 8 anni); con la sua stessa nascita ha contribuito all’evoluzione del sistema politico nazionale, incrociando i destini degli altri principali partiti. Non sorprende dunque se fin dalla nascita l’interesse intorno al PD sia stato sempre molto alto, tanto in ambito accademico quanto nella pubblicistica più generalista. L’obiettivo di questo volume è quello di mettere a sintesi quest’ampia letteratura, tentando un’analisi complessiva del percorso che dall’Ulivo ha portato al PD e alla sua evoluzione. Il punto di partenza attorno a cui si sviluppa il libro può essere riassunto in tre domande. La ricerca che ho condotto si sviluppa innanzitutto attorno ai “perché” del PD. Il primo grande quesito che ha investito il nuovo soggetto fin dal processo fondativo riguarda in effetti le sue ragioni profonde e può essere formulato così: quali sono le ragioni strutturali che hanno condotto alla nascita del PD? La seconda domanda verte invece “sull’organizzazione” ed è forse la più classica nella letteratura sui partiti. Afferisce in senso stretto agli aspetti organizzativi e può essere formulata così: quali caratteristiche ha seguito il percorso di strutturazione organizzativa e che modello ha effettivamente realizzato? La terza domanda si riferisce infine agli esiti del processo sotto il profilo “politico-culturale”. La domanda in questo caso è la seguente: qual è l’identità PD?».

TRAMA . Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità prende spunto dalla tesi di dottorato e dalle ricerche a essa connesse che ha svolto Simone Tedeschi presso l’Università di Pavia dal 2008 al 2011. La tesi si occupava solo della fase fondativa, mentre nel saggio si fa riferimento anche alle diverse tappe del processo di istituzionalizzazione del partito, e le caratteristiche politico-organizzative assunte poi stabilmente nella sua vita ordinaria. L’opera si compone quindi di una cronistoria ragionata della storia del PD a partire dalla fondazione dell’Ulivo fino alla sua nascita il 14 ottobre 2007 e nei suoi successivi undici anni di vita. Tedeschi si domanda cosa resta oggi delle ambizioni di un partito che voleva ridare consapevolezza di sé all’Italia, che voleva aprirsi al nuovo e restaurare una scena politica ormai anacronistica e corrotta. Il volume si sviluppa lungo sei capitoli, ciascuno dei quali ricostruisce prima le vicende sotto forma di cronaca per poi analizzarle dal punto di vista politologico. Il primo capitolo si concentra sulla “preistoria” del Partito Democratico, il secondo e il terzo si concentrano sulla fase fondativa, analizzandone i processi organizzativi e gli aspetti politico-programmatici, il quarto si occupa della fase di istituzionalizzazione, il quinto si occupa del PD nella sua vita ordinaria, e l’ultimo capitolo tenta di tirare le fila del discorso, componendo un’analisi complessiva dell’evoluzione del Partito in stretta connessione con lo sviluppo della democrazia italiana.

BIOGRAFIA. Simone Tedeschi è nato a Genova nel 1980. Ha conseguito la laurea in Filosofia Politica presso l’Università di Genova per poi collaborare dal 2007 al 2011 come assistente alla ricerca e alla didattica con il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova e con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia. Presso il medesimo Ateneo ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienza politica – Analisi comparata delle democrazie con una tesi sul processo fondativo del Partito Democratico. È stato Consigliere comunale a Tassarolo e dal 2009 è Assessore nel Comune di Novi Ligure con deleghe alla Cultura (fino al 2014) e, dal 2014 in avanti, al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi. È cofondatore di Epoké Ricerche e di Edizioni Epoké, la casa editrice di cui è attualmente Presidente. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è la sua prima monografia.

Rassegna stampa

http://www.dialessandria.it/cultura-eventi/presentazione-del-volume-il-partito-democratico-origine-organizzazione-e-identita-di-simone-tedeschi/78141.html

http://www.inchiostrofresco.it/blog/2018/04/23/partito-democratico-origine-organizzazione-identita/

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