Stefano Maria Toma su Il Mattino: Il caso Reggia di Caserta

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma commenta il caso Reggia di Caserta: quando i sindacati dimenticato i doveri e al loro posto ci ficcano il parassitismo

Il Giornalista Stefano Maria Toma

Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore de Il Mattino:

Gentile Direttore sono Stefano Maria Toma. Come lettore de Il Mattino, e come napoletano, sono particorlamente orgoglioso di come è scoppiata la questione della Reggia di Caserta con i sindacati a denunciare il nuovo direttore bolognese perché lavora troppo “attentando così alla sicurezza della struttura”. Non so se piangere o ridere. Al primo moto corrisponde la mia personale gratitudine per quei sindacalisti che, da Di Vittorio a Lama, hanno di fatto creato una cosciente e moderna classe di lavoratori dipendenti.

Eravamo tutti consapevoli che il “padrone delle ferriere” doveva smetterla di fare giochi e giochini per difendere i propri dadi. E d’altronde i sindacati, oltre a tutelare la linea del contratto, instillavano via via nei lavoratori il senso dei propri diritti e dei propri doveri. Il che non è poco. Ma negli ultimi tempi quei sindacati sembrano una razza in via di estinzione. Spesso, e ciò accade soprattutto nel settore pubblico, hanno dimenticato i doveri e al loro posto ci hanno ficcato il parassitismo. Per fortuna, al buon giornalismo di casa nostra, è seguita una voce all’unisono di condanna sia del governo sia della leader del maggior sindacato. Non tutto è perduto.

Fonte: IlMattino.it

Stefano Maria Toma: “Perché non facciamo una cordata per costruire il Museo della Canzone?”

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Cultura, Musica, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore di “Dillo al Mattino”, per spingere la realizzazione di un Museo della Canzone napoletana.
Perché qualcuno, che sappia di progettazione, di leggi e di organizzazione e che naturalmente ami Napoli e la sua grande tradizione musicale, non si fa avanti per organizzare la raccolta di fondi?
Io mi candido a essere fra i primi sottoscrittori.

Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore del Mattino:

Il Giornalista Stefano Maria Toma

Gentile direttore, sono Stefano Maria Toma. Si parla di tante cose a Napoli, specialmente di quelle che non funzionano, o che funzionano male o che non ci sono affatto. E tra queste ultime si avverte da tempo immemorabile la mancanza del Museo della Canzone napoletana.

Appunto, se ne seguita a invocarlo ma senza alcuna possibilità (almeno finora) di aprirlo da qualche parte. Ora vorrei segnalare a lei e al cortese lettore che da pochi anni ha preso una qualche piega il cosiddetto azionariato popolare. Mi riferisco a una colletta pubblica a favore di un ben comune. Il primo esempio che mi viene alla mente è quello della statua del Nilo, nella piazzetta omonima e in pieno centro storico,   restaurata grazie al  contributo  degli abitanti della zona e dei turisti che l’affollano.

Il secondo esempio è più recente e riguarda il Vomero e la libreria Iocisto sorta appena un anno fa, dopo la morìa di librerie (Fnac, Guida Merliani, Loffredo), che ha reso il quartiere del tutto orfano di librerie. Ebbene ora Iocisto va a gonfie vele La mia proposta è conseguente con questi due esempi. Perché qualcuno, che sappia di progettazione, di leggi e di organizzazione e che naturalmente ami Napoli e la sua grande tradizione musicale, non si fa avanti per organizzare la raccolta di fondi? Io mi candido a essere fra i primi sottoscrittori.
Cordialmente

Fonte: IlMattino.it

Latina: nasce il Comitato del NO alle Riforme Costituzionali: domani pomeriggio la presentazione con il Sen. Giovanni Russo Spena

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Politica

Si è costituito anche nel capoluogo pontino il Comitato del NO alle Riforme Costituzionali.

Martedì 1 Marzo 2016, a Latina, presso la sala conferenze Il Gabbiano, in viale XVIII dicembre, alle ore 18:00, il giurista Giovanni Russo Spena, già Senatore della Repubblica, membro del Comitato Nazionale per il No al referendum confermativo per le riforme costituzionali, esporrà le ragioni per le quali si deve votare NO alla demolizione della Costituzione del ‘48.

Nella prossima campagna referendaria i cittadini saranno chiamati a decidere le sorti della Carta Costituzionale italiana.

Questo sarà il primo di una serie di incontri che il Comitato di Latina terrà fino ad Ottobre, periodo presumibile per lo svolgimento del Referendum, per illustrare il profondo dissenso che ha mosso molti costituzionalisti a mobilitarsi contro le modifiche della Costituzione contenute nel ddl Renzi-Boschi. Dissenso rafforzato dal nesso che lega questa operazione alla recente legge elettorale e che moltiplica gli aspetti inaccettabili di queste modifiche.

Quelli che vengono violati sono i principi costituzionali supremi, che insieme alle non meno gravi incostituzionalità che caratterizzano la nuova legge elettorale ipermaggioritaria, potrebbero provocare una torsione antidemocratica ed autoritaria del nostro Paese.

L’ingresso è libero e tutti gli interessati sono invitati a partecipare.

Per maggiori informazioni: Coordinamento Democrazia Costituzionale

L’Austria chiude le frontiere. Quali conseguenze per l’autotrasporto?

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale, Politica

Il futuro degli autotrasportatori italiani e non solo rischia realmente di essere compromesso a causa delle decisioni di alcuni Paesi dell’Ue di rimettere in discussione il Trattato di Schengen. Indicazioni più nette che vanno in questa direzione arrivano da oltralpe, esattamente dall’Austria, dove il governo locale sta concretamente prendendo in considerazione la possibilità di chiudere le frontiere. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro degli Interni Leitner e quello della Difesa Doskozil, hanno paventato questa ipotesi. Lo scopo, ovviamente, è arginare il fenomeno migratorio irregolare dei migranti, e per questo motivo l’idea è quella di serrare i valichi di ingresso posti al confine italiano e degli altri Paesi confinanti.

Sono dodici in tutto i presidi preposti al controllo di mezzi e treni e si parla addirittura di recinzioni, insomma un bel salto all’indietro ai tempi dell’ultimo conflitto mondiale. Tra i valichi più importanti ci sono ovviamente quelli del Brennero e del Tarvisio, ovvero gli ingressi principali che collegano l’Italia al resto d’Europa.

Una decisione, questa, che avrebbe senza dubbio ripercussioni negative sull’intera categoria, anche su quella del trasporto con bisarca, soprattutto in termini di costi e di produttività. I controlli, infatti, non farebbero altro che prolungare i tempi di attesa degli autisti, provocando di conseguenza un sostanziale aumento dei costi per i committenti. Che cosa significa? Aumento del prezzo dei prodotti e quindi minor potere d’acquisto per i consumatori.

Chiudere una frontiera come quella del Brennero, poi, dove transitano centinaia di migliaia di tonnellate di merci all’anno, che siano alimentari, auto ecc, produrrebbe effetti drastici all’export italiano. Insomma, una decisione di tale portata deve essere ben ponderata, perché si corre il rischio di mettere a repentaglio l’economia di un intero Paese, e naturalmente quella delle piccole e medie imprese del trasporto su gomma.

Ma soprattutto, andrebbe a ledere quei principi di libera convivenza dei cittadini europei, simboli di un’Europa più unita e matura. D’altro canto, tutto ciò non esclude la priorità principale che è quella di studiare e adottare provvedimenti di diversa natura, finalizzati a risolvere il dramma umano delle migrazioni di milioni di persone.

Cori: ‘Cyberbullismo, fenomeno in ascesa’ Martedì il secondo incontro informativo sui rischi e i pericoli del web presso la scuola media ‘Ambrogio Massari’

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Istruzione, Opinioni / Editoriale

Martedì 23 Febbraio, presso l’aula multimediale ‘Piero Agnocco’ della scuola secondaria di primo grado ‘Ambrogio Massari’ di Cori si svolgerà il secondo incontro informativo sul ‘Cyberbullismo, fenomeno in ascesa. Rischi e pericoli del web’, organizzato dagli Assessorati alle Politiche Sociali e alla Sicurezza del Comune di Cori, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale ‘Cesare Chiominto’ per educare le famiglie al corretto utilizzo del web e dei social media.

Dalle 9 alle 12:30 saranno coinvolti gli studenti delle classi I e III della scuola media inferiore “Ambrogio Massari”; dalle 15 sono invitati a partecipare tutti i genitori dei ragazzi frequentanti le scuole di ogni ordine e grado e la cittadinanza interessata. Il personale dei Servizi Sociali di Cori e del Comando di Polizia Locale, chiarirà gli aspetti inerenti vantaggi, pericoli e rischi, connessi all’uso di Facebook, Twitter e degli altri social networks.

Il progetto si inserisce in un discorso di prevenzione primaria e si concentrerà su alcune specificità, focalizzando l’attenzione sull’illustrazione delle caratteristiche del cyberbullismo, sulle diverse modalità con cui si realizza (insulti, derisioni, diffusioni di immagini e video e via dicendo) e su come difendersi. L’educazione ad un comportamento responsabile è il primo passo per usufruire a pieno dei mezzi di comunicazione sociale, garantendo la sicurezza personale ed informatica, propria ed altrui. La consapevolezza dell’importanza di questi strumenti non può trascurare le insidie che si celano dietro lo schermo.

Sono ormai evidenti le conseguenze dell’uso improprio dei social media, soprattutto da parte dei giovani, che pur sapendo utilizzarli spesso ignorano i rischi della condivisione delle informazioni in rete: danni d’immagine e reputazione, cyberbullismo, pedofilia e pornografia sono sempre più diffuse. È importante che i genitori partecipino in quanto parte attiva nella formazione e sensibilizzazione, basti pensare alle funzioni parental control che possono attivare sui pc di casa per proteggere i figli nella navigazione. Oltre alla prevenzione dei pericoli dell’Internet si punta a promuovere la cultura del digitale.

Stefano Toma Blog: Apple brucia 40 miliardi di dollari nei primi giorni del 2016

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, cura il proprio blog personale stefanomariatoma.blogspot.it per commentare le notizie più rilevanti sull’editoria nazionale e internazionale.

Stefano Maria Toma Apple brucia 40 mld nel 2016

Apple brucia 40 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato nei primi giorni del nuovo anno”. Così il giornalista Stefano Maria Toma introduce l’argomento sulle due società americane. “Le indiscrezioni su un possibile taglio della produzione di iPhone continuano a pesare sui titoli di Cupertino, in calo per il terzo giorno consecutivo sotto quota 100 dollari per azione.

Pesante anche Yahoo!, che arretra del 4,60%: il motore di ricerca resta sotto una forte pressione e l’amministratore delegato, Marissa Mayer, starebbe lavorando a un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di almeno il 10% della forza lavoro nel tentativo di rilanciare la società.”

E continua Stefano Toma: “Mayer si impegna a presentare le nuove mosse con i risultati trimestrali. Fino ad allora Yahoo! resta esposta al pressing degli azionisti, che sembrano aver perso fiducia nei vertici, inclusa Mayer. L’atteso rilancio della società che si sarebbe dovuto avere con l’ex veterana di Google non c’é stato e dopo anni gli azionisti chiedono ora risultati o la sua testa.

Per cercare di ridurre i costi e spingere la crescita, Mayer sta valutando un taglio della forza lavoro. L’obiettivo è quello di guadagnare tempo e allentare le pressioni degli investitori. Sotto pressione anche Apple. I titoli sono scesi ai minimi dall’ottobre 2014 e dall’inizio dell’anno hanno perso il 4%, bruciando 40 miliardi di capitalizzazione. Cupertino ha perso il 4,6% nel 2015. Il calo non ha impedito ad Apple di staccare assegni milionari per i suoi vertici. Il compenso di Tim Cook per l’esercizio fiscale 2015 e’ stato di 10,3 milioni di dollari, un milione in più rispetto all’anno precedente.

A Luca Maestri, il chief financial officer, sono andati 25,3 milioni di dollari, l’81% in più rispetto all’anno prima. Maestri ha ricevuto un salario di un milione di dollari, azioni valutate 20 milioni di dollari e quattro milioni di dollari di bonus. Maestri è stato nominato direttore finanziario nel 2014 e a lui spetta la gestione della cassa di Apple, un tesoro da 180 miliardi di dollari che fa discutere la politica americana – perché parcheggiato all’estero – e fa interrogare gli analisti su come sarà speso. Diversi osservatori ritengono che Apple porterà a termine un’importante acquisizione e nel mirino potrebbe esserci Netflix, il colosso del video che rientrerebbe bene nel profilo Apple”.

Fonte: Stefano Maria Toma

Cori: vertice sulla sicurezza tra l’Amministrazione comunale e il Reparto Territoriale dell’Arma dei Carabinieri

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Italia, Opinioni / Editoriale

Nei giorni scorsi si è tenuto presso il Municipio di Cori il vertice sovracomunale richiesto dall’Amministrazione ai Carabinieri. Erano presenti il Sindaco Tommaso Conti, il suo vice con delega alla Sicurezza Ennio Afilani e il Maggiore Vincenzo Ingrosso, Comandante del Reparto Territoriale dell’Arma dei Carabinieri di Aprilia. La riunione è stata preceduta nelle ultime settimane da una serie di incontri che si sono susseguiti con frequente cadenza tra i suddetti amministratori comunali, il Maresciallo della Stazione dei Carabinieri di Cori Maurizio Falsetti e il Comandante della Polizia Locale di Cori Alessandro Cartelli.

All’ordine del giorno di questi confronti il tema sicurezza sul territorio di Cori e Giulianello, in seguito al recente intensificarsi di furti nelle abitazioni, fenomeno che si sta concretizzando soprattutto durante le ore pomeridiane e serali, ed oltre alle zone di campagna sta interessando anche i centri abitati. Da questi tavoli è emerso che il problema riguarda tutta la provincia di Latina dove vi sono realtà molto più bersagliate. La situazione su Cori e Giulianello è costantemente monitorata dalle Forze dell’Ordine, le uniche competenti ad occuparsi della materia, ed anche la Prefettura è regolarmente aggiornata.

Il dispiego dei Carabinieri in paese è aumentato, compatibilmente con il personale disponibile e la necessità di impiegarlo anche in altre zone pontine. Resta fermo che non si può militarizzare una città e che un controllo totale è pressoché impossibile, anche perché non di rado i colpi avvengono in contemporanea in più punti. I Carabinieri stanno seguendo alcune piste. Oltre all’attività investigativa, è stata intensificata l’azione di controllo e deterrenza, incrementando le pattuglie volanti in giro. Anche la Polizia Locale sta contribuendo con una maggiore vigilanza. L’Amministrazione comunale invece continua a sollecitare la massima attenzione delle istituzioni preposte.

Ai cittadini è vivamente sconsigliato agire da sé, anche perché potrebbero ritrovarsi di fronte ad evenienze davvero complicate da gestire ed estremamente pericolose per la propria incolumità. Ciò che invece possono fare di veramente utile, quartiere per quartiere, casa per casa, è annotare e segnalare immediatamente al 112 eventuali e ripetute presenze anomale di persone e macchine. In questi casi è sempre auspicabile prudenza, buon senso e fiducia nei confronti di tutte le autorità interessate che, seppure silenziosamente, stanno operando e collaborando mantenendo sempre alta l’allerta.

KT & Partners, società guidata da Kevin Tempestini, presente alla conferenza “Generazioni di valore” a Firenze

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

KT & Partners, guidata da Kevin Tempestini, è stata tra le società promotrici del convegno “Generazioni di valore”, incentrato sul futuro dell’impresa tra competitività e ricambio generazionale.

Kevin Tempestini, CEO di KT & Partners

Conferenza “Generazioni di valore”, promossa da KT & Partners di Kevin Tempestini

In occasione del convegno “Generazioni di valore”, tenutosi il 25 novembre a Firenze e promosso da BonelliErede, Orienta Partners e KT & Partners, società attiva nella consulenza finanziaria a PMI guidata da Kevin Tempestini, imprenditori e manager di alcune delle più importanti aziende italiane hanno preso parte al dibattito sul futuro dell’impresa tra competitività e ricambio generazionale. Un centinaio di professionisti e rappresentanti del mondo aziendale sono intervenuti al confronto e hanno portato la propria testimonianza riguardo la competitività delle imprese, con uno sguardo in particolare sulla managerialità e sul dinamismo a cui sono chiamate. Il dibattito, partito da alcune riflessioni sulle caratteristiche del tessuto imprenditoriale italiano, costituito per il 95% da micro imprese e per l’1% da aziende di grandi dimensioni, che contribuiscono al 50% del fatturato nazionale totale, è proseguito sul tema della gestione del ricambio generazionale, considerando che circa 70 mila imprese italiane ogni anno sono interessate da un avvicendamento del vertice aziendale e dal passaggio generazionale. Tra i vari professionisti presenti alla tavola rotonda, organizzata a Palazzo Budini Gattai, Kevin Tempestini, CEO di KT & Partners, è intervenuto evidenziando che proprio per le PMI il tema del passaggio generazionale diventa cruciale e spesso si compone di un allargamento delle competenze aziendali: accanto all’imprenditore e ai suoi famigliari si affiancano manager professionisti. In questo contesto, il ruolo degli advisor è altrettanto strategico per supportare le aziende e gli imprenditori in scelte oculate.

KT & Partners, guidata da Kevin Tempestini, è promotrice di importanti convegni di settore

KT & Partners, fondata da Kevin Tempestini nel 2009, è una società di consulenza finanziaria impegnata nel supportare la crescita delle piccole e medie imprese italiane in attività legate ai mercati di credito e finanziari. Azienda indipendente attiva sia con società quotate in borsa sia con privati, fornisce una vasta gamma di servizi: dalla raccolta di capitale alla ricerca di nuovi finanziatori, dal finanziamento del debito all’offerta pubblica iniziale. Tutte le attività sono gestite in modo da ottenere una comunicazione strategica ed efficace nel mercato finanziario al fine di assicurare una giusta valutazione dei titoli. Forte delle sue competenze, Kevin Tempestini, Amministratore Delegato della società, prende spesso parte a importanti convegni di settore in veste di promotore e speaker.

Multa blocco traffico a Milano – nulle le multe?

Scritto da salvatore familiari il . Pubblicato in Automobili, Legale, Locale, Opinioni / Editoriale

Multa blocco traffico a Milano. Come sempre arrivano la pioggia e la neve a risolvere i problemi di inquinamento, a molti restano, però, le multe da pagare.

Non sarà sfuggita a molti la notizia di stampa secondo cui si ipotizzava l’ illegittimità delle multe comminate in base all’ordinanza di blocco traffico n. 87/15.

In particolare ciò che è sotto esame è l’applicazione della sanzione – per l’inosservanza del provvedimento – ai sensi dell’art. 7, comma 13 bis, del CdS, che prevede una multa da 164 a 663 euro, anziché l’applicazione del comma 13, stesso articolo, il quale prevede una sanzione minore da 84 a 338 euro.

Differenza evidentemente rilevante, sopratutto agli occhi dell’automobilista, visto l’importo multa blocco traffico. Detto ciò, da dove nasce questo dubbio sulla correttezza dell’ordinanza di blocco traffico Milano?

La polemica prende le mosse dal confronto con l’ordinanza del comune di Bergamo, il quale per combattere la concentrazione di smog ha previsto l’istituzione delle targhe alterne prevedendo l’applicazione nei confronti del trasgressore della sanzione (multa) prevista ai sensi dal comma 13 (quella minore).

Di seguito le norme in discussione L’art. 7, comma 1 lett. b) CdS dispone:

1. Nei centri abitati i comuni possono, con ordinanza del sindaco: b) limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale, conformemente alle direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti, per le rispettive competenze, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio ed il Ministro per i beni culturali e ambientali”.

Mentre il comma 13, art.7, dice: “chiunque non ottemperi ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 85 a euro 338”.

Infine, il comma 13 bis, art.7, afferma: “chiunque, in violazione delle limitazioni previste ai sensi della lettera b) del comma 1, circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 164 a euro 663 e, nel caso di reiterazione della violazione nel biennio, alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici a trenta giorni ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI”.

Premesso ciò appare evidente come la scelta di applicare un regime piuttosto che un altro – seppur in regime di autonomia amministrativa dell’ente – non può certamente sfociare nell’illogicità, errore o addirittura nell’arbitrarietà.

Si ricorda che l’ordinanza in esame, come ogni provvedimento amministrativo, deve essere improntata al buon andamento e trasparenza dell’azione della pubblica amministrazione. Tradotto si potrebbe dire con rispetto della normativa e dei diritti di tutti cittadini effettuando un bilanciamento di tutti gli interessi in gioco.

Il provvedimento del comune di Milano in seguito ad analisi appare tuttavia errato se non illogico.

In particolare, rispetto a quanto fatto dal Comune di Milano, il comma 13 sembra quello corretto da utilizzare nel caso in esame, ovvero nell’ipotesi di blocco repentino del traffico per motivi contingenti – come fatto dal Comune di Bergamo – anziché il comma 13 bis finalizzato ,invece, al sanzionamento dei soggetti che non rispettino le previsioni di limitazione al traffico aventi carattere strutturale e programmato a lungo termine.

Ciò deriva a parere di chi scrive non solo dalla previsione letterale delle norme, ma anche da una lettura integrale e sistematica dell’ordinanza.

Dal punto di vista letterale il comma 13 pone riferimento esclusivo al blocco o alla sospensione della circolazione, mentre, il comma 13 bis, sanziona chiunque si viola le limitazioni previste dal comma 1,art.7,lett b) ma con veicoli da definirsi inquinanti secondo la relativa classificazione d’appartenenza (per intenderci: euro 1,2,3,4, etc..).

Detto in altre parole il comma 13 bis – applicato nel caso in esame – fa riferimento alla sanzione relativa al divieto di circolare con una categoria d’auto cui è interdetta la circolazione in base alla sua classe inquinante (ad esempio con auto euro 2 nel centro storico), non in assoluto, poiché per quel tipo di divieto è sanzionato dal comma 13.

Tale impostazione è confortata, oltretutto, dal riferimento operato dalla stesa ordinanza comunale la quale a sua volta fa riferimento alla legge regione Lombardia n.24 del 11 dicembre 2006 in materia di “prevenzione e riduzione delle misure inquinanti” che si riferisce alle fattispecie inerenti la programmazione e riduzione dell’inquinamento, non ai provvedimenti urgenti e/o contingenti.

Anche la diversa entità della cornice edittale prevista tra i due commi corrobora oltremodo tale impostazione.

Il comma 13, che sanziona la violazione del blocco o sospensione del traffico veicolare, è minore poiché applicata in maniera contingente ed emergenziale e,quindi, con un alta probabilità che non tutti i potenziali utenti della strada vengano raggiunti in tempo dall’informazione sull’applicazione del divieto (nell’ordinanza in discussione non viene neanche dato conto delle modalità di pubblicità, cfr. Cass. 15769/09), in tal caso quindi si contempererà l’esigenza di disporre con urgenza il blocco traffico alla concreta possibilità che l’automobilista non ne venga a conoscenza per tempo. Diversamente il comma 13 bis sanziona, invece, addirittura con la previsione della sospensione della patente in caso di reiterazione, chi viola la restrizione alla circolazione applicata in maniera programmata e sicuramente non repentina in quanto frutto dell’attività programma dell’amministrazione. In tal ultimo caso ,invece, appare meno presente se non assente il rischio che l’automobilista non venga a conoscenza del provvedimento in quanto frutto di attività programmata nei lunghi termini da parte della pubblica amministrazione.

Alla luce di quanto detto chi scrive ritiene come il provvedimento emesso dal comune di Milano, sia errato nonché illogico, ovvero non si capisca realmente quale sia il comportamento sanzionato, la circolazione al blocco traffico totale o la circolazione con auto avente classe d’inquinamento non autorizzata. Per tale motivo proponendo ricorso il giudice dovrebbe disapplicare tale ordinanza con conseguente annullamento delle multe comminate.

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Sergio Lupinacci, COP21 la responsabilità della generazione presente

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Ambiente, Opinioni / Editoriale, Politica

“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare” (Andy Warhol)
Sergio Lupinacci *

Parliamo – soprattutto in questi giorni di COP 21 – di sviluppo sostenibile. Chiariamo subito che l’attributo della sostenibilità, imposto allo sviluppo, prescrive la difesa di un’integrità dell’ambiente, funzionale al benessere delle collettività attuali e delle discendenze future. Ed in qualche modo si afferma pertanto la responsabilità della generazione presente nel mettere in atto azioni, condotte e scelte che garantiscano la tutela del diritto al cibo,ad esempio, anche per le generazioni future. Ma andiamo con ordine seguendo il percorso di un’analisi condotta recentemente dai ricercatori del Milan Center for Food Law and Policy di Livia Pomodoro (www.milanfoodlaw.org) .

COP21 Sergio Lupinacci

L’Avvocato Sergio Lupinacci ritiene che è stata la Conferenza di Stoccolma del 1972 a segnare un vero e proprio cambio di passo nella questione ambientale, affrontandone per la prima volta il problema in forma integrata e globale. E Lupinacci continua affermando che dieci anni dopo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la World Commission on Environment and Development, composta dai rappresentanti di 21 Paesi che, con il rapporto Brundtland (1987), danno dell’aggettivo sostenibile, abbinato al termine sviluppo, una definizione divenuta canonica: ”(…) capace di soddisfare le necessità del presente senza compromettere le opportunità delle generazioni future”. Nel giugno del 1992, poi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tiene, a Rio de Janeiro, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo che si concluderà con la sottoscrizione del programma d’azione “Agenda 21”. Gli anni ’90 segnano il protagonismo dell’Europa. Nel 1992 il principio dello sviluppo sostenibile è recepito nel Trattato di Maastricht e in accoppiata con la tutela ambientale compare anche nella Costituzione Europea. Il suo Preambolo, infatti, esordisce proclamando la volontà di operare “nel rispetto dei diritti di ciascuno e nella consapevolezza delle loro responsabilità nei confronti delle generazioni future e della Terra”. Il diritto italiano ha codificato questo principio in numerose fonti primarie e secondarie, così come in leggi di ratifica di numerose convenzioni internazionali. Di più: altre Convenzioni ratificate dal nostro Paese annunciano la finalità di salvaguardia degli interessi delle generazioni future. E dunque la comparsa dell’ottica intergenerazionale, impressa alle istanze di salvaguardia ambientale, chiarisce come l’ordinamento estenda il proprio interesse all’ambiente dell’uomo in quanto specie. E il principio di sviluppo sostenibile esprime la coscienza di questa antitesi che – se si tratta di uso delle risorse naturali – oppone ora benefici su scala generazionale ad interessi localizzati, nel tempo e nello spazio. E chiama in causa un ulteriore principio: quello dell’equità intergenerazionale, secondo cui il pianeta deve essere consegnato alle generazioni future in condizioni non peggiori rispetto a quelle in cui noi lo abbiamo ereditato.

UNA NUOVA ETICA DELL’AMBIENTE È POSSIBILE?
Noi che abbiamo assunto il ruolo di custodi di un patrimonio per poterlo trasferire, dare in eredità alle generazioni future. Una responsabilità, un dovere che si traduce nel diritto delle generazioni future di poter usufruire dello stesso tipo di risorse e servizi ecologici di cui noi abbiamo beneficiato. E che finisce per incidere sullo sviluppo del diritto internazionale dell’ambiente: la considerazione degli interessi delle generazioni future non implica soltanto l’affermazione di nuovi criteri nella gestione delle risorse ambientali. Essa impone l’affermazione di una nuova etica, da tempo invocata sia in diversi strumenti delle Nazioni Unite, come la Millennium Declaration del 2000 o il Piano di Attuazione del vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile del 2002, sia in dottrina. Assistiamo dunque ad un lento e faticoso passaggio di questo principio dalla fase del confronto scientifico a quella della produzione normativa, indice e spia di come il diritto divenga sempre più strumento di regolazione sociale.

LA TUTELA DELLE GENERAZIONI FUTURE
Si fanno dunque sempre più numerosi i richiami alle generazioni future. La Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale approvata dall’UNESCO nel 1972, all’art. 4 stabilisce: “ognuno degli Stati facenti parte della presente Convenzione riconosce che l’obbligo di identificare, proteggere, reintegrare e trasmettere alle generazioni future il patrimonio culturale e naturale sito nel proprio territorio deve essere una incombenza primaria”. Si tratta di un documento giuridicamente non vincolante, ma di enorme rilevanza politica ed etica.
Mentre nel diritto internazionale dell’ambiente i richiami alle generazioni future sono costanti e molte Costituzioni entrate in vigore negli ultimi decenni fanno espresso riferimento alle generazioni future, quasi sempre in relazione alla tutela dell’ambiente e alle eredità storica e culturale. Tra queste le Costituzioni di:Guyana, Brasile, Namibia, Cuba, Argentina, Georgia, Sudafrica, Polonia, Albania, Sudan, Mozambico. Ed anche l’art. 20a della Costituzione tedesca, introdotto nel 1994, recita: “Lo Stato, tenendo conto della sua responsabilità verso le generazioni future, protegge le basi naturali della vita umana e gli animali”. Ma è stata l’America Latina la prima ad intraprendere il percorso verso una nuova comprensione ambientale, con una novità rispetto alle tradizionali concezioni giuridiche: il riconoscimento di veri e propri diritti in capo alla Natura. Le periferie del mondo si riscoprono, dunque, avanguardia per il riconoscimento dei diritti della natura e del diritto alla sopravvivenza della vita. Questo diritto declinato per eccellenza al futuro fa irrompere l’etica della responsabilità nel mondo complesso della regolazione. A Parigi è stato infine presentato l’Italian Youth Declaration on Intergenerational Equity, un documento dei nostri ragazzi, parte dell’Intergenerational Equity working group, contenente proposte per rendere operativo il principio.

* avvocato penalista
(www.studioalc.it)

FONTE: The Chronicle