Stefano Toma giornalista: SalaStampa.it, pensato per i freelance

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma come giornalista è attento ad alcune realtà del settore. Toma infatti sul suo blog dedica un post a SalaStampa.it, progetto utile per far fronte alla crisi del mondo dell’informazione e pensato per tutti i giornalisti freelance che hanno avviato un’attività editoriale in proprio.

Stefano Maria Toma_ salastampaitaliana

Nasce salastampaitaliana.it, la prima agenzia stampa multimediale a portata di freelance e delle piccole realtà editoriali operanti sul web con limitate risorse economiche e che non usufruiscono dei contributi pubblici all’editoria. Politica, attualità e sport sono i settori attualmente seguiti dalle telecamere di Salastampaitaliana.it, a breve si aggiungeranno cultura e spettacoli e le dirette streaming.

Andrea Nicosia è il cofondatore e direttore. E’ un progetto – riferisce una nota diffusa dall’associazione stampa romana – nato per rispondere concretamente alle esigenze delle attività editoriali on line. La piattaforma si pone l’obiettivo di aiutare i professionisti del settore a incrementare il numero di contenuti multimediali all’interno del proprio progetto giornalistico.

Il progetto porta la firma della Digit Communication Srls, in convenzione con il Gruppo Romano Corrispondenti (l’associazione di giornalisti che da anni gestisce la sala stampa italiana, storica struttura che offre assistenza logistica ai giornalisti che lavorano nella capitale per le testate non romane). Dal lunedì al venerdì, l’agenzia propone agli aderenti al servizio una vasta scelta di materiali grezzi (immagini, audio, video, dichiarazioni e interviste) da pubblicare direttamente nel proprio portale o da montare, secondo necessità, all’interno dei propri servizi giornalistici.

Il materiale fornito ai freelance e alle testate online è in alta definizione e senza watermark.Salastampaitaliana.it opera attraverso la piattaforma di archiviazione Google Drive, una scelta che consente – viene aggiunto – di veicolare le produzioni audio e video in modo facile, veloce e sicuro, oltre a permettere un drastico abbattimento dei costi tecnici, ovvero a portata economica dei freelance.

“L’obiettivo che vuole raggiungere questo progetto – dice il cofondatore e direttore Nicosia – è quello di dare uno strumento di lavoro in più a tutti quei colleghi che, per far fronte alla crisi del mondo dell’informazione, hanno avviato un’attività editoriale in proprio. Una collettività, quella dei giornalisti freelance, che ha ancora poche armi a disposizione per competere in un mercato del lavoro, come quello dell’informazione on line, diventato sempre più competitivo. E’ proprio su questo campo che Salastampaitaliana.it vuole giocare la sua partita: dare un aiuto concreto alla professione giornalistica fornendo contenuti multimediali accessibili a tutti”.

E per Manuela Boggia, vicedirettore e anche lei cofondatrice – “spesso uno dei problemi delle piccole testate on line è quello di non avere abbastanza fondi a disposizione per essere presenti in modo capillare sul territorio. Salastampaitaliana.it nasce per ovviare a questa situazione, mettendo quotidianamente a disposizione contenuti aggiornati che gli abbonati possono utilizzare per offrire ai propri lettori un’informazione puntuale e completa”

Fonte: Stefano Maria Toma

Sorry Isis, la provocazione atomica di Sgarbi e Gigante

Scritto da Massimo Lucidi il . Pubblicato in Arte, Opinioni / Editoriale

Vittorio Sgarbi e Danilo Gigante affrontano il tema delle radici occidentali: il critico d’arte italiano tra i più conosciuti e apprezzati con Danilo Gigante il consulente d’arte ideatore di molti progetti internazionali e di valorizzazione dell’arte contemporanea. Su un tema di grande attualità, il terrorismo islamico e la sfida all’Occidente, adesso Vittorio Sgarbi spiega la forza invicibile, “atomica” potremmo dire, della Cultura che l’Occidente deve mettere in campo. In una video intervista realizzata dallo stesso Danilo Gigante nell’appartamento romano di Vittorio Sgarbi, con la solita calorosa e simpatica verve presentano un progetto culturale forte per identità e metodo: “Sorry Isis” perché alle violenze del califfato l’Occidente risponda facendo cultura, rispettando la propria storia e onorando la propria identità che fa la differenza. Ma che si fa pure metodo. I consulenti d’arte, la rete commerciale, devono, secondo l’ennesima provocazione di Sgarbi, prendere il posto dei preti e diffondere i valori cristiani. Non un principio solo religioso ma di civiltà.

E in questo modo così originale viene presentato “Santo Padre” la preziosa pubblicazione di Giuliano Grittini e l’originalissima opera di Ugo Nespolo che in intarsi di colore realizza mosaici di simboli occidentali che prima di essere monumenti, sono Valori. Colosseo, Statua della Libertà, Porta di Brandeburgo, Partenone, Ponte sul Tamigi e la Torre Eiffel sono opere emblema di libertà e democrazia occidentale.

 

Stefano Toma Blog: Che significa nel 2015 fare informazione nel Mezzogiorno

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Cultura, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, commenta sul suo blog quanto il panorama delle nuove tecnologie stia mutando la professione giornalistica; dalle deontologie, ai paletti contrattuali, fino alla rielaborazione di patti e di associazioni, di sovrastrutture e di strutture.

Stefano Maria Toma fare informazione nel Mezzogiorno

Stefano Maria Toma afferma: “Meglio fare il giornalista che lavorare. Bei tempi, quelli che consegnavano all’immaginario ironico e scherzoso una professione sospesa fra l’eterno giramondo, la incongrua professionalità e la scarsa propensione alle regole e agli orari, per non dire a una stanzialità allora (e forse anche oggi) fiera nemica della cultura ciabattona e pantofolaia”.

E continua il giornalista: “Per la verità non vi corrispondeva più di tanto, nemmeno allora, ai tempi in cui la “diversità” del giornalista trasudava dannunzianesimo e pagine a quattro mani fra Tom Antongini e Liala. I primi ad averla inventata quella battuta e a gloriarsene erano proprio loro, i giornalisti in vena ieri ma ancor più oggi di “visibilità” e di “immagine”.

Ora stiamo col 2016 e con i giovani che nel Mezzogiorno – e così entriamo in argomento – intendono abbracciare questo mestiere. Innanzi tutto, un avvertimento: è un mestiere perché qualcuno (cioè l’editore) provvede a passare il relativo stipendio. E’una professione in quanto nel suo farsi sottintende una autonomia di pensiero, di libertà e di onestà (lasciamo nell’utopia l’obiettività che non è di questo mondo). Di fatto l’unica attività di lavoro sospesa fra l’essere dipendenti e il non esserlo affatto, almeno ideologicamente, nel dispiegare un’attività di pubblico interesse. Il cui duplice diritto (del cittadino a essere informato e del giornalista a informare) è sancito dalla nostra Costituzione. In meno di mezzo secolo su questo lavoro si sono abbattute due rivoluzioni. La prima è collegata a come si compila e si stampa un giornale. Dalla stampa “a caldo” con la linotype si è passati al “freddo” del computer, del “desk top publishing”, letteralmente editoria da scrivania. La seconda rivoluzione ha a che fare con quella definizione che si chiama “on line”, in linea di tempo e spazio. Ci riferiamo al mondo “virtuale” che “naviga” sempre più nel reale, attraverso la televisione digitale, interattiva e soprattutto attraverso Internet. Insomma si fanno e si disfano giornali cui la carta è completamente sconosciuta. Gli articoli, le foto, le vignette, gli schemi nascono e muoiono nel computer e dal computer vengono “consumati” da un nuovo popolo di lettori (o di fruitori?) sempre più vasto e senza alcun confine di spazio e di tempo. Anche questo nuovissimo modo di fare informazione potrebbe essere annoverato nella “new economy”, cioè nella nuova logica di lavorare e di procurare profitto sfuggendo ai settori classici come l’industria, l’artigianato e l’agricoltura, fino a pochi anni addietro, i tre filoni tradizionali su cui fluivano fiumi di iniziative, di investimenti, di occupazione, di catene di montaggio e di prodotti fisicamente individuabili, reali.

Ora se vogliamo metterci nei panni di un giovane, diplomato, meglio se laureato e con un paio di lingue da usare correntemente e con una buona dimestichezza con computer e affini, deciso di dare ascolto alla gente comunicando con essa, ci troveremo subito davanti a uno scenario seguente. Giornali, quotidiani e periodici, che la gente si ostina a non leggere, o a leggere poco, soprattutto nel Mezzogiorno, solo due su dieci, in Europa addirittura la metà. Difficile per l’aspirante giornalista trovarvi posto fra l’alto livello della disoccupazione di diplomati e laureati e l’offerta che si restringe a imbuto per asfissia di mercato. Ancora più difficile farsi retribuire per il lavoro svolto dentro e fuori della redazione.

Ammesso che la cosa vada per il meglio (il padre sarà un notabile o un politico o egli stesso un giornalista importante o lo zio un illustre prelato e giù di questo passo lungo le antiche condotte del nepotismo locale), il nostro giovane potrà assunto in uno dei buoni quotidiani della regione. Oppure in qualche salda emittente radiotelevisiva. Qui, sempre che la fortuna o i magnifici lombi continuino a essergli provvidi, il giovane trascorrerà 18 mesi di noviziato per apprendere dal vivo il mestiere, essendone anche retribuito. Allo scadere dell’anno e mezzo dovrà superare l’esame di idoneità professionale a Roma, scritti e orali.

Fino ad alcuni anni or sono la redazione centrale e i suoi uffici periferici (collegati con le centrali-fonte come questura, carabinieri, ospedali, ecc.) erano l’unico salvacondotto per imparare il mestiere. Mestiere che ha sempre rifiutato le teorizzazioni astratte e le “alterità” territoriali, tipo scuole o banchi. Poi anche il binomio inchiostro e piombo ha dovuto soccombere.
Ora il giovane che ne sia in grado (per titoli ma anche per denaro da investirvi e per la frequentazione) può, in alternativa alla redazione, prepararsi agli esami professionali frequentando una delle nove scuole sparse per l’Italia riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti. Se il nostro giovane seguita a trovarsi dalla parte giusta della vita, verrà promosso giornalista professionista. (Ah, dimenticavo di dire; che se non si vuole prendere i voti – e solo quelli – della clausura giornalistica, il giovane potrà stare con un piede in due staffe, come si dice. Continuare a svolgere un altro mestiere, che so, medico, informatico, laureato breve, pubblicitario, e darsi anche all’informazione scritta o parlata, magari negli argomenti di propria competenza professionale.)

Ma che cosa rimane a questo giovane se tutte le condizioni fin qui descritte non gli si addicono? Assai poco, o nulla. Cambiare idea. E’il suggerimento più saggio e il più lungimirante. Oppure prescrivergli un suicidio shackerizzato con tanta abdicazione, volontà e lavoro gratuito. Con questi tre…boomerang in pugno, il nostro eroe potrà sfidare anche le avversità più coriacee.
Oppure…oppure può – ed è questo il secondo suggerimento “on line” – guardarsi in giro e grazie a Internet e forse a qualche compagno d’avventura, “costruire” un giornale telematico, diffonderlo in giro, compilare e inviare, che bello!, senza i soldi (molti) per stampare e distribuire e con la realtà del tutto gratuita di poter arrivare dovunque, senza dover pagare balzelli di denaro, di tempo e di spazio. Sfiorando e oltrepassando questa soglia, è chiaro che l’informazione si attribuisce molte altre spettanze, compresa quella dell’imprenditore-editore. E compreso un definitivo e attualissimo addio al posto fisso.

Il futuro è alle nostre spalle. E’un motto di spirito, certo, ma in questo caso, trova alcuni fondamenti nella realtà. Ai primi dell’800 i giornali potevano essere fatti da una sola persona, compilazione e stampa compresi. Erano i tempi in cui la facevano da padroni con la testa nei caratteri da stampa eroici e remoti precursori di un futuro aziendalistico delle moderne case editrici e dei grandi network televisivi. Con il villaggio globale ridotto ad una piazza di paese, e di cui Internet è insieme vestale, sponsor e …prostituta, il futuro non costa nulla, se non qualche idea.
Ed allora sotto. Per una volta almeno il Mezzogiorno potrebbe avere alleate quelle doti innate di fantasia e di creatività, che, a lungo neglette nell’universo tecnologizzato e “ragionierizzato”, stanno per riaffidargli una nuova cittadinanza.

Certo, però, che non tutto sarà Internet o grande informazione scritta. Emittenti televisive, radiofoniche e quotidiani seguiteranno a svolgere il proprio compito. Può darsi che ci sia una certa moria. E che di giornali ne sopravvivano pochi, magari i più importanti. Tanto che, come sostiene Indro Montanelli, il più ispirato guru di questo mestiere, domani essi saranno una “merce rara, come i libri, i congiuntivi e le posate d’argento”.

Può darsi però – ed è questa la nostra tesi – che ci sia, dopo la grande stampa, tv e Internet, un quarto spazio per i giovani meridionali “unti” dal bernoccolo del giornalismo. E’ proprio la logica del villaggio, ma questa volta tornato all’origine semantica di piazza di paese o di quartiere a dimensione d’uomo, dove si racconta quel che interessa agli abitanti, e solo questo, notizie di servizio, dunque, cioè di quelle che a saperle migliorano la qualità della vita, o informazioni che riguardano tutti da vicino, o campagne di critica e di pungolo perché autorità e istituzioni facciano meglio il proprio dovere a favore della comunità. E così di seguito. D’altronde, negli ultimi vent’anni il fenomeno delle televisioni private si è potuto espandere e consolidare proprio grazie alla logica della notizia “locale” che interessa noi e il vicino di casa. Il messaggio è ben chiaro. Ed è la notizia che fa il “media” e non viceversa, come è ormai degenerato su quelli generalistici e universalistici. Piccolo è bello, anche nel giornale e nelle tv”.

Conclude il giornalista Toma: “E dove si comprende che tutto si mette a soqquadro, tutto torna in discussione, ogni cosa ha bisogno di una sua ricollocazione. Non compaiono punti di riferimento definitivi, immutabili. La stessa professione giornalistica si avvia ad una profonda mutazione. Se ne altereranno i contorni con la procura ad altre deontologie, cadranno i paletti contrattuali. Questo è lo scenario che i giornalisti italiani stanno vivendo nella primavera 2016. Nuove tecnologie implicano di riscrivere patti e associazioni, sovrastrutture e strutture, fino forse a nuove deontologie. Questa è la sfida che vede impegnati vecchi e nuovi giornalisti. Con la differenza che di questi ultimi le novità sono genitori e non prole”.

Fonte: Stefano Maria Toma

Stefano Maria Toma Direttore Responsabile del Codice dell’Informazione

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il giornalista Stefano Maria Toma ricopre molti ruoli autorevoli all’interno dell’Ordine dei Giornalisti a livello regionale.
Tra gli incarichi più significativi Stefano Maria Toma è stato Direttore Responsabile del “Codice dell’Informazione”, la cui edizione del 2002 fu consegnata al Presidente Ciampi.

Stefano Maria Toma

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha ricevuto, al Quirinale, una delegazione di giornalisti guidata da Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale e da Ermanno Corsi e Francesco Bufi, rispettivamente presidente e segretario dell’Ordine dei giornalisti campani. Nel corso dell’incontro, nella sua qualità di direttore responsabile, il giornalista Stefano Maria Toma ha consegnato al presidente Ciampi l’edizione 2002 del Codice dell’Informazione, suddiviso in due volumi, Italia e Campania, e di cui, dato il successo, si sta provvedendo alla ristampa. Facevano parte della delegazione, anche, la responsabile editoriale dell’opera Paola Azzolini e il fondatore del Codice, Piero Antonio Toma.

Il Presidente ha manifestato il proprio compiacimento per un’opera giunta quest’anno alla decima edizione e che si va sempre più dimostrando un prezioso strumento di consultazione tanto per gli operatori della comunicazione quanto per le istituzioni e per i rappresentanti della società civile. Particolare apprezzamento Ciampi ha riservato a quella parte del Codice sulla normativa che sovrintende al regime dell’informazione, dall’articolo 21 della Costituzione alle leggi dello Stato e dell’autogoverno dei giornalisti, fino alle sentenze della magistratura italiana ed europea.

Uscito la prima volta nel 1993 a Napoli, in occasione del congresso straordinario dei giornalisti italiani per il trentennale della legge istitutiva dell’Ordine professionale, il Codice ha saputo, in questi anni, trasformarsi da “breviario” per addetti ai lavori a compendio di informazioni che lo collegano all’intera società campana e nazionale.

Due volumi, mille pagine, 300 mila nomi, duecento fra leggi, norme e sentenze, diecimila siti e indirizzi on line, un elegante e coloratissimo cofanetto, ecco il Codice in pillole. Tre le novità di quest’anno: un cd allegato con tutto il materiale dei due volumi e con la possibilità in tempo reale di effettuare ogni tipo di ricerca, dal nome alla data, la creazione di un sito di consultazione (www.codiceinformazione.it) e l’annuncio che dal prossimo anno la duplice “formula”, locale più nazionale, verrà esportata in altre regioni italiane. “Il nostro obiettivo – ha riferito il direttore Toma al presidente Ciampi – è di aumentare lo staff redazionale e di costituire un network on line in grado di gestire una banca dati per ciascuna delle regioni italiane e dell’intero Paese sull’intero mondo dell’informazione e delle singole realtà sociali, istituzionali ed economiche”.

Al compiacimento del Presidente della Repubblica per il Codice dell’Informazione, ha risposto Del Boca ringraziando Ciampi e esponendogli brevemente il progetto di revisione dell’Ordine che, presto, verrà sottoposto al vaglio del ministero delle Comunicazioni e quindi del Parlamento.

Fonte: Ordine dei Giornalisti

Borelli Garanzia Credito in periodo di crisi economica come questo

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Aziende, Economia, Opinioni / Editoriale

L’avv. Gianluca Borelli come persona a capo di SuisseGas spiega cosa vuol dire garanzia del credito soprattutto in un periodo di crisi economica come questo, in cui si sente molto spesso parlare di credit crunch o stretta creditizia da parte degli istituti di credito verso aziende o persone giuridiche. Lo racconta anche per capire quali sono le garanzie che tutelano il finanziatore dal rischio di insolvenza del cliente, quando un prestito viene elargito da parte di una banca.

Gianluca Borelli garanzia del credito

Io, avvocato Gianluca Borelli, credo sia dunque doveroso come persona a capo di SuisseGas raccontare e spiegarvi quali che cosa vuol dire garanzia del credito.
Le garanzie sono strumenti giuridici che tutelano il finanziatore dal rischio di insolvenza del cliente: in tal caso, infatti, potrà rivalersi sui beni oggetto di una garanzia reale o sulla persona fisica che ha fornito una garanzia personale.

La concessione del prestito personale non è subordinata alla presentazione di una garanzia reale (pegno o ipoteca su un bene fisico), come avviene invece nel caso del mutuo immobiliare.

Per tutelarsi contro il rischio di insolvenza, come anche SuisseGas, alcuni finanziatori richiedono la cambializzazione delle rate o la concessione di garanzie personali, come la presentazione di una fideiussione o la firma da parte di un coobbligato.

La richiesta di queste attestazioni è frequente soprattutto in caso di importi elevati, di un periodo di ammortamento molto lungo, di scarsa affidabilità creditizia del consumatore.

Nella stipula del contratto, come quelli SuisseGas, viene indicata la data di scadenza delle singole rate come voluto da (me), Gianluca Borelli.

Nel caso di mancato pagamento delle singole rate entro le scadenze stabilite, scattano i meccanismi contrattuali previsti per questa ipotesi, tra i quali, generalmente, l’applicazione di penali a carico del cliente o la maturazione di interessi di mora.

Se la posizione non verrà regolarizzata, il cliente (es. Gianluca Borelli) potrà essere segnalato alle competenti centrali rischi, condivise da tutti gli operatori finanziari.

Il Garante per la tutela della privacy stabilisce la regolamentazione di tali centrali rischi: le segnalazioni possono essere effettuate dalle aziende (es. SuisseGas) solo in caso di mancato pagamento di somme consistenti, di più rate o di gravi ritardi. Inoltre i creditori, prima di effettuare la segnalazione, devono dare un preavviso agli interessati affinché possano eventualmente intervenire.

Se il bene o il servizio oggetto del finanziamento non viene consegnato o non è conforme a quanto richiesto, il Consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore (es. SuisseGas), ha il diritto alla risoluzione del contratto di credito.

Il finanziatore è obbligato a rimborsare al consumatore le rate già pagate più gli oneri accessori eventualmente applicati. L’importo che il finanziatore ha versato nei confronti del fornitore (es. SuisseGas) non può essere richiesto al consumatore.

Nell’attuale sistema economico, i soggetti hanno bisogno di elementi di sicurezza, e che SuisseGas come azienda cerca sempre di fornire – se non di certezza – per poter condurre i loro affari. Quest’esigenza ha creato e favorito lo sviluppo delle più diverse forme di garanzia che, in termini primitivi, potremmo definire come una misura o un rimedio per mettere al riparo da un pericolo.

Oltre questa definizione non è agevole andare: già il legislatore italiano nel solo codice civile impiega il termine in una pluralità di accezioni.

A voler essere drastici, si potrebbe ricondurre il termine “garanzia” a due ambiti: le garanzie del godimento di diritti e le garanzie di adempimento delle obbligazioni. All’interno di quest’ultima categoria, poi, dovremo distinguere tra garanzie reali e personali, tra garanzie prestate per un credito e quelle prestate per un risultato economico che il creditore si aspetta dalla prestazione del debitore.

La sicurezza creata dalla garanzia rende possibile ottenere credito, che a sua volta stimola le iniziative economiche: il credito è, in definitiva, il cardine di un sistema economico dinamico e in espansione come è (o dovrebbe essere) l’attuale.

La pratica cerca sempre nuovi strumenti per rendere più agevole la concessione di credito, senza antieconomiche immobilizzazioni di beni o denari, strumenti che devono valere al di là delle frontiere nazionali, transitando il meno possibile per i tribunali civili.

Quando si deve prestare o richiedere una garanzia, si presenta tutta una serie di problemi legali.

Innanzitutto, bisogna verificare se la società (es. SuisseGas) ha la capacità di prestare delle garanzie e se l’amministratore (es. Avv. Gianluca Borelli) che ha stipulato la garanzia aveva i poteri per farlo. Quest’ultimo aspetto non presenta profili particolari al diritto delle garanzie, mentre il problema dell’oggetto sociale, al riguardo, molto delicato.

Per il diritto italiano, si tratta di un problema di capacità: la società può porre in essere tutti quegli atti patrimoniali non espressamente vietati né obiettivamente incompatibili con l’oggetto sociale per il raggiungimento dello stesso, anche se non espressamente previsti. Se poi tali, finalisticamente considerati, esorbitano l’oggetto sociale, non sono comunque opponibili al terzo di buona, mentre vi possono essere delle conseguenze per gli amministratori (azione di responsabilità).

Analogamente si presenta il problema degli atti gratuiti: pressoché tutti gli ordinamenti prevedono che le società non possano trasferire i loro assets senza riceverne un qualche beneficio. Così, se la società (es. SuisseGas) concede una garanzia, e poi è chiamata a pagare, paga un debito altrui: e la società non è una pia istituzione. Anche in questo caso, di norma l’atto è ugualmente valido (con le inevitabili conseguenze per gli amministratori).

Certo, se è la capogruppo, per esempio SuisseGas, a garantire per una sua controllata (parent company guarantee), i problemi della compatibilità con l’oggetto sociale e dell’onerosità della garanzia si risolvono più facilmente: da una parte, l’esistenza del rapporto di partecipazione è indice di collegamento tra la prestazione di garanzia e attività esercitata dalla società garante, dall’altro si presume che la garanzia non sia gratuita, in quanto preordinata al soddisfacimento di un interesse economico comune, per cui anche la società madre trae beneficio dall’operazione.

La soluzione dovrebbe essere analoga (anche se più articolata) nel caso di rapporti upstream (la controllata che garantisce la controllante), mentre nei rapporti cross-stream (tra società dello stesso gruppo che non sono in rapporto di controllante a controllata) si pone il problema di stabilire un compenso per la garanzia.

Ma ci sono altre questioni: innanzitutto, lo statuto della società può porre delle limitazioni (all’indebitamento della società e/o) alla concessione di garanzie, ci può essere un conflitto di interessi (l’amministratore della società garante che è amministratore anche della beneficiaria).

Poi vi sono delle prescrizioni di legge che riguardano da vicino le garanzie: ad esempio, le limitazioni legali all’acquisto di azioni proprie (nel caso in una società conceda una garanzia ad una società terza per l’acquisto delle proprie azioni), l’inefficacia delle garanzie concesse nel “periodo sospetto” a sensi della legge fallimentare il divieto di fare prestiti o prestare garanzie (anche per interposta persona) agli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori della società.

SuisseGas e il suo management in primis l’Avv. Gianluca Borelli, è una società molto attenta che ogni giorno cerca di offrire il migliore servizio possibile nel pieno rispetto delle regole vigenti, inoltre, opera nella più totale trasparenza nei confronti dei propri clienti, cercando di garantire la più totale garanzie del credito.

Fonte Suisse Gas

Stefano Toma Blog: Òryza l’anno della scrittura e della fotografia

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia, Nuovo Sito Web, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, cura il proprio blog personale stefanomariatoma.blogspot.it per commentare le notizie più rilevanti sull’editoria nazionale e internazionale.Stefano Maria Toma Annuario Òryza

Premessa

Un nuovo gruppo editoriale composto da scrittori, fotografi e giornalisti ha elaborato una Carta fondante (il cui testo è trascritto in seguito) con la quale dar vita dal 2016 ad un Annuario monotematico il cui titolo “Òryza” (dal latino, significa “riso”, come primo cibo) sta a orientare il lavoro degli uni e degli altri verso i nodi cruciali del mondo.
Ogni Annuario ospiterà cinque racconti di scrittori e cinque servizi di fotografi, italiani e stranieri, su un unico tema, gli uni e gli altri sguinzagliati per il mondo, laddove più traumatica è la congiunzione fra povertà e ricchezza, salute e patologia, guerra e pace, ecologia e inquinamento, convivenza e intolleranza, religiosità e fondamentalismo, comunità e terrorismo, vita e morte.
Il primo numero di “Oryza” la cui uscita è prevista per maggio 2016, è dedicato a “I Sud del mondo”. Fra i cinque scrittori e i cinque fotografi prescelti, spiccherebbero fra i primi Andrea Camilleri, e, fra i secondi, il suo…corrispondente in gonnella, Donna Ferrato. Una nuova letteratura di pagina scritta e di immagine potrà quindi ratificare la testimonianza di artisti che impiegano il proprio talento per aiutare gli altri a capire, tutti gli altri, anche coloro che non intendessero farlo. Scrittori e fotografi*
[…]
Sul versante delle news editoriali e redazionali il sito illustrerà via via il progredire del lavoro di redazione e di raccolta, dispenserà dati sui luoghi da visitare, sul tema scelto, su quelli avvenire, sul nome dei fotografi e degli autori prescelti, sulle loro biografie, sul Paese o sui Paesi selezionati per il numero in programma, sugli eventuali lavori delle opere di assistenza. Tramite il sito si promuoverà l’adesione di scrittori e di fotografi intorno ai punti della Carta. Appena pubblicato il numero di “Òryza”, nel sito verrà inserita la traduzione in inglese di tutti e cinque i racconti degli scrittori. Dopo sei mesi dall’uscita il sito ospiterà testo e foto dell’Annuario. Conferenza stampa Secondo un sondaggio preventivo effettuato fra alcuni accreditati operatori della comunicazione, l’Annuario risponde ad una “idea del tutto nuova” di saldare a livello di produzione assai alto (dati i nomi degli autori presenti), un duplice reportage sulla letteratura della pagina e delle immagini. È evidente che l’uscita dell’Annuario debba essere legata ad una data simbolo, e sia preceduta da una conferenza stampa da tenersi a Roma, possibilmente nella sede della stampa estera.

La Carta di “Oryza”:

1. Raccontare ed informare sul vivere delle società contemporanee attraverso un lavoro di alta qualità, sia fotografico sia scritto;
2. Promuovere un processo di emancipazione della fotografia dalla scrittura, come linguaggio indipendente ed espressivamente paritario, anche se diverso. La scrittura dovrà aiutare la fotografia ad avviare questo processo di emancipazione, promuovendo un rapporto di equo scambio non subalterno;
3. Elaborare di questi punti un manifesto culturale dentro il quale fotografi e scrittori possono collaborare a progetti ed idee comuni;
4. Allestire una vetrina per la fotografia italiana indipendente (freelance), come alternativa ai monopoli e ai cartelli tra agenzie fotografiche e testate giornalistiche;
5. Incoraggiare il sorgere di un “centro di gravità permanente” per un laboratorio di scambio culturale senza frontiere;
6. Patrocinare un unicum editoriale che abbia alcune caratteristiche costanti (personalizzate) che aiutino a renderlo un prodotto fuori target, a metà tra un libro ed un magazine;
7. Procurare una valida alternativa di informazione;
8. Andare controcorrente rispetto alla omologazione sviluppata dal mercato editoriale contemporaneo globale, fatto di simboli, stereotipi ed emblemi. E rispetto ad una idea di mercato globale volta a sfruttare le immagini (ed i soggetti ritratti) ad uso politico o promozionale;
9. Denunciare problematiche sociali.

*Biografie degli autori

Roma, giugno 2015

Fonte: Stefano Maria Toma

Giornata della memoria in ricordo delle vittime della mafia

Scritto da Loredana Boschetti il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Sabato 21 marzo è la giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, ricorre la giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a sostegno di questa giornata,  nelle diverse città italiane vengono organizzate diverse iniziative.

Non è un evento né la solita routine, è invece un’occasione per rafforzare o svegliare le coscienze, per rinnovare l’impegno a fronteggiare l’infiltrazione e la cultura mafiosa, quotidianamente, per essere vicini ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, per trasmettere una memoria viva alle nuove generazioni.

Per sensibilizzare la cittadinanza i volontari di Scientology, ispirati dalle opere di L. Ron Hubbard, da anni attivi in una campagna di sensibilizzazione sui Diritti Umani ricordano  il sito:www.humanrights.com, inoltre attraverso allo stesso si può richiedere il Kit completo degli strumenti necessari per insegnare i Diritti Umani. Esiste anche un manuale per gli insegnanti, inoltre il Kit contiene due Dvd di cui “I Diritti Umani diventano una realtà” e “ Gioventù per i Diritti Umani” con i 30 annunci di servizio pubblico.

La nonviolenza rimane l’unica speranza per l’uomo, permette il dialogo, il rispetto e la creazione di un futuro in armonia.
Per supportare la Nonviolenza è necessaria l’informazione, ogni persona deve conoscere i Diritti Umani ed applicarli nella vita, solo così ci sarà rispetto, tolleranza e collaborazione.
Inizia proprio così il primo dei diritti umani: “Siamo tutti liberi ed uguali” nonostante fra persona e persona le idee sono diverse, comunque dovremmo essere trattati tutti allo stesso modo.
Uno dei diritti più violato è il numero 3: “Il diritto alla vita”. Omicidi, suicidi e morti causate dalla violenza e mancanza di raziocinio sono all’ordine del giorno.
Ora è disponibile anche un DVD “La storia dei Diritti Umani” con tutte le informazioni riguardo alle leggi internazionali, alle organizzazioni per i diritti umani e le azioni che si possono intraprendere a sostegno degli stessi.

Cogefim S.r.l.: opinioni sul mercato dell’occhialeria

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale

Cogefim S.r.l. è una realtà attiva nella mediazione in ambito di compravendita immobiliare che si occupa anche di analizzare altri settori di mercato e fornire opinioni, come quelle per il comparto dell’occhialeria, in forte crescita nel 2016.

L’occhialeria nel 2016: le opinioni di Cogefim S.r.l. sul mercato delle vendite di occhiali

L’occhialeria è un mercato in costante crescita: emerge questo dalle recensioni e dalle opinioni di Cogefim S.r.l. sul settore. Nel periodo gennaio – ottobre 2015, infatti, si è registrato un incremento della produzione di occhiali e lenti a livello nazionale pari al 12,5%, favorito sia dalle esportazioni che dalle vendite sul mercato interno (+ 5,7%). Un trend molto positivo che, sebbene non in linea con i livelli pre-crisi, fa sperare per il prossimo futuro. In particolare, le proiezioni per il 2016 di Luxottica e Safilo, colossi del settore, sono nel segno di un’ulteriore crescita. Il fatturato del gruppo di Agordo è destinato a progredire con una media annua del 7% e lo stesso vale per Safilo che, nel prossimo quinquennio, conta di avere un incremento dei ricavi del 40%. Segnali molto positivi e in controtendenza con gli anni precedenti, quando la crisi economica aveva influito in maniera incontrovertibile sul mercato.

Cogefim S.r.l.: storia e attività della società

Avviata nel 1982, Cogefim S.r.l. si è specializzata nel corso degli anni nella consulenza in materia di compravendita aziendale, sviluppando un’esperienza comprovata nel settore. L’offerta al cliente comprende una vasta gamma di servizi connessi principalmente all’assistenza tecnica, burocratica e giuridica alle aziende impegnate in joint venture, partnership o anche cessioni e rilievi. Puntando costantemente sull’innovazione, Cogefim S.r.l. si è dotata di strumentazioni all’avanguardia, ideali per la strutturazione di un percorso personalizzato per ciascun cliente. Dall’analisi del posizionamento di un’azienda all’interno del mercato e dal monitoraggio continuo del settore della compravendita la società trae le nozioni utili alla realizzazione di una strategia che sia in grado di soddisfare le richieste iniziali. Il tutto con estrema riservatezza e trasparenza.

Per avere maggiori informazioni su Cogefim S.r.l., visita il profilo che contiene una serie di opinioni e recensioni sulla società.

Nucleare pro e contro: i pregi e i difetti

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Ambiente, Dal Mondo, Opinioni / Editoriale

Con il nucleare è possibile produrre fonte di energia basata su un tipo di tecnologia che sfrutta un altro tipo di energia prodotta da una scissione di un atomo per mezzo di una fissione nucleare. Numerosi sono sia gli svantaggi che i vantaggi che questo tipo di produzione energetica possiede. Di conseguenza, elenchiamo i principali pro e contro del nucleare.

Nucleare pro e contro: vantaggi e svantaggi

Il nucleare ha pro e contro e molti sono i vantaggi quanto i suoi svantaggi. Uno dei principali vantaggi dell’energia nucleare è la produzione di energia elettrica a ciclo continuo. Grazie ad essa, l’energia nucleare non produce i gas serra, gas che risultano nocivi e dannosi. In questo caso, la produzione d’energia non causa l’emissione di gas che danneggiano l’atmosfera, in quanto essa non si basa su combustione di risorse fossili o vegetali.

Altro vantaggio è la sua gran produzione di energia elettrica su vasta scala. Una centrale elettrica, grazie all’ausilio di piccole quantità di uranio, riesce a produrre quantità di energia notevoli e, oltretutto, a ciclo continuo.

L’approvvigionamento energetico che l’energia nucleare può produrre risulta un motivo per non prendere energia da enti esteri. Senza di essa si potrebbe produrre solamente una piccola parte dell’energia disponibile e si necessita quindi di importare gas, carbone o petrolio dall’estero.

Tuttavia, l’energia nucleare presenta anche altri numerosi svantaggi. In caso di disastro nucleare, le conseguenze sull’ambiente potrebbero essere permanenti. Uno fra i danni più pericolosi può essere causato dalle cosiddette scorie radioattive.

Queste ultime sono rifiuti radioattivi che necessitano d’esser lavorati e/o stoccati in depositi di massima sicurezza per moltissimi anni. Inoltre, trasportare questi rifiuti comporta un lavoro pesante e complicato sia a livello tecnologico che sociale.

Altro difetto dell’energia nucleare è la sua incapacità di rifornire energia elettrica ad un paese intero. In Italia, ad esempio, 1/3 dei consumi di energia primaria occupano i consumi elettrici. Tuttavia, il vettore elettrico che si occupa di propagare l’energia nucleare non riesce a soddisfare tutte le richieste.

Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore del Mattino

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

Stefano Maria Toma commenta il sistema dei trasporti pubblici di Napoli: “Nel definire Napoli una città contraddittoria significa cavarsela con un eufemismo di bassa lega. Una città che vanta la prima metropolitana d’Italia e le più belle stazioni al mondo della Linea 1 e che contemporaneamente assiste allo sfascio delle ferrovie minori mette addosso i brividi”.

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Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore del Mattino:

Gentile direttore, sono Stefano Maria Toma.
Nel definire Napoli una città contraddittoria significa cavarsela con un eufemismo di bassa lega. Piuttosto ci troviamo davanti a un conglomerato urbano di opposti. Una città che vanta la prima metropolitana d’Italia (“passante ferroviario”, 1911) e le più belle stazioni al mondo della Linea 1 e che contemporaneamente assiste allo sfascio delle ferrovie minori (Circumvesuviana Circumflegrea, Cumana, con le immancabili orde di giovani criminali che ne vandalizzano le carrozze e che dopo, colmo dei colmi, se ne tornano impuniti a casa propria) mette addosso i brividi.
Ricordo che fino a poche decine di anni or sono, Napoli vantava il maggior numero di mezzi pubblici in Italia, e non solo in quella: autobus, filobus, tram, metro, funivia, funicolari, elicotteri, oltre a treni, linee automobilistiche , e aerei.
Nel 1973 Napoli è stata la prima città italiana dotarsi di una tangenziale urbana. Ora i vagoni della Cumana bruciano perché troppo vecchi. Ieri la Circumvesuviana era considerata la linea ferroviaria paraurbana fra le più puntuali del mondo.
Ora c’è il rischio (o la certezza), che i convogli non partano nemmeno…

Fonte: Il Messaggero