Direttore Generale Campo Dall’Orto: i conti promuovono la politica boccia

Scritto da Elena Todisco il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale, TV

Sotto la guida dell’attuale Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto la Rai passa da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni, con una crescita da -12,2 a 64,3 milioni

Il braccio di ferro sul futuro di Antonio Campo Dall’Orto, amministratore delegato della Rai sfiduciato dal consiglio d’amministrazione, è il paradosso perfetto della cosa pubblica. “I conti sono a posto, ma il problema è nella legge” osserva Carlo Freccero consigliere indipendente in quota 5 Stelle che poi aggiunge: “La riforma della Rai era stata pensata perché l’azienda potesse mettersi sul mercato e così si è deciso di dare pieni poteri al direttore generale svuotando di fatto il cda, se però sulle decisioni del dg interviene Cantone (presidente dell’authority anticorruzione, ndr) dicendo che vanno rispettate certe regole di fatto si contraddice la questione del mercato. Perché le aziende private sono libere di comportarsi come vogliono”.

Insomma a mettere le briglie all’ex numero due dell’americana Viacom è stata proprio la politica: da un lato si spiegava l’importanza di un manager indipendente, dall’altro si cercava di capire come impedire che la sua libertà uscisse dagli schemi predefiniti di Viale Mazzini. A dimostrazione che la Rai è ancora oggi un limite invalicabile. “Far cadere l’ad sul piano dell’informazione è semplicemente incomprensibile. Si poteva discutere sui nomi, ma non sulla necessità di razionalizzare l’offerta della Rai” spiega Francesco Siliato analista del settore media e partner dello Studio Frasi secondo cui nessuno tra “gli editori incumbent ha avuto le performance della Rai sotto la guida di Campo Dall’Orto”. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: la Rai è passata da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni; il risultato operativo è cresciuto da -12,2 milioni a 64,3 milioni. Insomma il manager che aveva lasciato Telecom Italia Media con un buco milionario, in Viale Mazzini ha dimostrato anche di saper far quadrare i conti senza – tuttavia – penalizzare l’offerta. Certo lo hanno aiutato anche i 200 milioni di euro in più arrivati dal canone in bolletta, ma il sentiero è tracciato.

Sul fronte degli ascolti la Rai ha guadagnato ancora nei confronti di Mediaset confermandosi il principale editore televisivo italiano, inoltre gli addetti ai lavori riconoscono a Campo Dall’Orto anche la capacità di aver attratto un pubblico, quello nella fascia tra i 15 e i 19 anni, che la televisione la guardano solo per sbaglio: nel primo quadrimestre del 2017 i giovani che hanno guardato i canali generalisti – secondo le rilevazioni dello Studio Frasi – sono cresciuti del 9,3%, quelli dei canali nativi digitali dell’11,9% e nel complesso dell’offerta Rai del 9,8%. “Lo ripeto – dice Siliato – se Campo Dall’Orto cade è per motivi incomprensibili, almeno sotto il profilo prettamente industriale. Creare una newsroom, aumentare la multimedialità dei giornalisti sono cose che fanno tutte le televisioni normali”. Il problema è quindi più che altro politico perché nessuno vuole davvero mettere mano all’informazione della Rai con il rischio di toccare i fragili equilibri in gioco. Soprattutto a pochi mesi dalle elezioni.

Lo stesso Matteo Renzi che prima ha portato in carrozza il manager veneto al vertice di Viale Mazzini e poi lo ha scaricato si è in questi giorni defilato. Un atteggiamento d’attesa esplicitato dal silenzio del consigliere Michele Anzaldi: dopo aver attaccato Campo Dall’Orto ogni giorno, per ogni cosa il futuro responsabile comunicazione del Pd ha improvvisamente scelto la strada del silenzio. Come a non voler lasciare impronte.

A lavorare sapientemente i fianchi l’amministratore delegato è stata piuttosto la presidente Monica Maggioni che a differenza di Campo Dall’Orto non è certo estranea alle dinamiche Rai. Il manager, invece, si è fatto consumare prima dalle polemiche sugli stipendi, poi dal piano sull’informazione che prevedeva Milena Gabanelli alla guida del sito internet di Rai News: una minaccia troppo grande per il delicato equilibrio tra il Pd e quel che resta di Forza Italia. D’altra parte andando al voto con un sistema proporzionale l’unico governo possibile potrebbe uscire dall’ennesima intesa tra Renzi e Berlusconi. Meglio quindi non disturbare i manovratori. “Campo Dall’Orto in Rai è come lo Straniero di Camus” chiosa Freccero secondo cui il manager non è certo senza colpe, ma sta pagando anche per responsabilità di altri come sul tema del tetto agli stipendi degli artisti: “La definizione di artista è impossibile perché bisogna tenere in considerazione quelle che sono le esigenze del mercato e degli inserzionisti. Io ho proposto di definire artistici i programmi che sono in grado di autofinanziarsi, ma per il momento è tutto fermo. Senza un accordo sul tetto agli stipendi si danneggia la Rai”. Il rischio è quello di uno stallo lungo un anno fino alla scadenza del mandato di Antonio Campo Dall’Orto: un ribaltone oggi a pochi mesi dalle elezioni sarebbe come detto pericoloso e il sentiero verso nuove nomine stretto. Quanto meno al Senato dove la maggioranza è appesa a un filo. E una Rai nell’impasse, impegnata a cancellare quanto di buono avviato nell’ultimo biennio, rischia solo di favorire la concorrenza. A cominciare da Mediaset.

Fonte: Business Insider Italia

Antonio Cospito: La Musica, La Fede e la Disabilità.

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Religione

Antonio Cospito: La Musica, La Fede e la Disabilità.

Prima il successo, il superlavoro, la televisione. Poi la malattia, la disabilità, lo scoraggiamento. A fare da filo conduttore tra la prima e la seconda vita di Antonio Cospito (www.antoniocospito.eu), 46enne originario di Matera trapiantato in Piemonte, è la fede anche se sofferta, messa duramente alla prova da diverse patologie degenerative che lo ha colpito da qualche anno. Consacrato laico fra i dehoniani oranti dal 2009, vive insieme a Natale Maroglio, un altro consacrato 65enne che lo assiste instancabilmente durante ogni ricovero in ospedale e lo conforta.

«Il 22 Marzo 2017 ho ricevuto la visita del vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, che mi ha invitato a vedere la mia stanza come una cella di fede, di preghiera. “Nella tua situazione stai vivendo la Passione”, mi ha detto, trasmettendomi una grande pace e consolazione. Mi sento rinato, pieno di speranza», riferisce Antonio, vulcanico anche se costretto a una mobilità limitata. Ha firmato decine libri di spiritualità (alcuni a quattro mani con il confratello Maroglio) e brani musicali, fra i quali il primo in assoluto dedicato a papa Francesco, poche ore dopo la fumata bianca del conclave di quattro anni fa.

Ma la sua passione per le note inizia fin da ragazzo, nella sua parrocchia: «A 14 anni ero responsabile della corale polifonica e del canto nel gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo». Già da allora la sua famiglia di origine contrastava questo cammino di fede, nonostante l’appoggio del parroco. «Qualcuno mi disse che ho il carisma di citare la Parola per consolare le persone», ricorda. Dopo il diploma, fonda con alcuni compagni di scuola una band di musica leggera, che lo porta in tour per le piazze della Calabria, della Puglia e della Basilicata. In seguito apre un bar-pizzeria-ristorante con musica dal vivo, «in cui si sono esibiti anche cantanti famosi».

Nel 1995 si trasferisce a Milano e lavora in un bar. Poi a Cologno Monzese inizia la sua collaborazione per diverse società come direttore artistico e per alcuni programmi televisivi di Mediaset e Rai come organizzatore del pubblico. Si avverte nella voce un pizzico di nostalgia quando ripercorre gli anni trascorsi negli studi di “Scherzi a parte” con Teo Teocoli, “Super” con Laura Freddi e Gerry Scotti, “Jammin” con Federica Panicucci, “Ore 12” sempre con Scotti, “Ci vediamo in Tv” con Paolo Limiti, “Ok il prezzo è giusto!” con Iva Zanicchi. «Ho seguito pure per diversi anni casting, videoclip e le selezioni dell’Accademia di Sanremo, Sanremo Rock, collaborando con diversi big della canzone italiana e un grande maestro di orchestra come Vince Tempera».
Nel tempo libero Antonio si dedica al volontariato presso l’ospedale di Desio e all’animazione liturgica della Messa festiva in rito ambrosiano. «Guidavo anche la preghiera del rosario, intervallando i misteri con un canto; i pazienti mi ringraziavano prima di tornare nelle loro stanze». Finché, dopo un accurato discernimento, otto anni fa si trasferisce nella provincia di Cuneo e decide di professare il voto di castità diventando un dehoniano orante: «Conoscevo la loro spiritualità e ho scelto di dedicarmi a Dio, dopo aver compreso che il matrimonio non era la mia strada». Scelta condannata dai genitori, dalla sorella più grande, dal fratello minore e dai parenti, che hanno interrotto i rapporti con lui: «Hanno detto che mi considerano morto, un motivo di sofferenza ulteriore», confida.

Al dolore umano e psicologico si aggiunge quello fisico: prima un carcinoma alla prostata, poi altre patologie progressive alla colonna vertebrale e un deficit alla mano destra, che ne limitano i movimenti e lo obbligano a tenere durante il giorno un collare cervicale oltre a un’imbracatura al braccio. Ma Antonio, costretto ad abbandonare l’amato lavoro, non si arrende: «Subito dopo l’elezione di papa Francesco, la sera del 13 marzo 2013, ho scritto testo e musica di un pezzo dedicato a lui, sulla profezia dell’umiltà. Poi gli ho spedito il cd con una lettera e lui mi ha risposto inviandomi la benedizione apostolica».

Qualche mese dopo, il 5 giugno, all’udienza generale in Vaticano l’abbraccio con Bergoglio, che si ripete il 21 giugno 2015, durante la sua visita pastorale a Torino. Il 25 marzo avrebbe dovuto partecipare alla Messa presieduta dal Santo Padre al Parco di Monza, ma ha dovuto rinunciare per un malore. Nel suo ultimo volume, distribuito da Amazon, Cospito ha voluto raccogliere messaggi e discorsi del pontefice a quattro anni dalla sua elezione.

«A volte consolo gli altri e non riesco a consolare me stesso; mi sento abbandonato anche dalle istituzioni – conclude Antonio –. Ma il Signore agisce di continuo nella mia vita attraverso tanti piccoli segni e doni: una telefonata, una visita, una parola. Quando hai Cristo come amico, hai gioia e felicità, e Il Giubileo della misericordia ci ha ricordato che Lui ci aspetta a braccia aperte, come fa il padre con il figlio prodigo. Con questa consapevolezza ogni sofferenza fisica può essere alleggerita e vissuta con la serenità che ti può dare solo Dio».

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Ponti crollati: l’autotrasporto italiano lancia l’allarme

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale

La rete stradale italiana è finita nel mirino delle associazioni di autotrasportatori all’indomani dell’ennesimo crollo di un cavalcavia. L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto sulla S.S. 231 nei pressi di Fossano (Cuneo), per fortuna stavolta senza tragiche conseguenze in termini di vite umane perse.

C’è preoccupazione e allarmismo fondato, non solo dei camionisti ma anche da parte degli automobilisti, perché sono già tre le strutture crollate negli ultimi mesi che hanno causato la morte di alcune persone. Ci si chiede a questo punto se è diventato pericoloso viaggiare lungo le nostre strade, ma soprattutto in che modo vengono eseguite le opere di realizzazione e a quali soggetti vengono appaltate.

Ed è proprio questo il punto, e cioè capire se i controlli sulle infrastrutture già presenti e su quelle in programma vengono fatti in maniera diligente e competente. Quello di Fossano, ad esempio, è un viadotto costruito negli anni ’90, un’opera assolutamente giovane per la quale, fanno sapere dall’Anas, non sono state registrate particolari criticità nei controlli avvenuti.

Rimane il fatto che il crollo dei cavalcavia in Italia sta diventando un problema serio. Per questo l’intero autotrasporto italiano chiede a gran voce alle istituzioni di fornire risposte concrete: oltre ad individuare le cause dei cedimenti strutturali, gli operatori di settore invocano la creazione di una squadra speciale di verificatori che abbia il compito di valutare e conoscere lo stato di salute dell’intera rete stradale italiana, non ritenendo evidentemente sufficiente l’opera di manutenzione ordinaria da parte dell’Anas.

Le principali responsabilità delle morti sulle strade vengono quasi sempre ascritte alla negligenza degli automobilisti, destinatari di numerose campagne di sensibilizzazione; ma se poi a franare sono le stesse strade, allora occorre fare parimenti con le istituzioni, a partire dal Ministero dei Trasporti, il cui dovere è proprio quello di garantire una mobilità efficiente e sicura nel nostro Paese.

Stefania Truzzoli e la crescita delle donne nei boards

Scritto da articol news il . Pubblicato in Aziende, Economia, Opinioni / Editoriale

Stefania Truzzoli analizza all’interno del proprio blog gli studi dell’Osservatorio AUB sulle imprese familiari e dal Politecnico di Milano per Valore D sulla crescita delle donne nei boards.

Stefania Truzzoli

Anche secondo Stefania Truzzoli la diversità e l’inclusione di genere aggiungono valore alle aziende. A confermarlo anche due studi inediti realizzati dall’Osservatorio AUB sulle imprese familiari e dal Politecnico di Milano per Valore D – l’associazione di imprese che promuove la diversità, il talento e la leadership femminile nelle società. Secondo i risultati pubblicati, le performance aziendali e la gestione dei rischi sono migliori all’interno di realtà che vantano almeno una donna all’interno del Consiglio di amministrazione. Nello specifico nelle società con fatturato compreso tra 20 e 50 milioni di euro, la presenza si traduce in un margine di profittabilità superiore di circa mezzo punto rispetto a realtà con CdA è composto unicamente da uomini. L’impatto è ancora più evidente all’interno di società con un fatturato superiore a 50 milioni di euro.

La presenza delle donne nei boards è salita dal 7 al 30%.

L’altra buona notizia evidenziata da Stefania Truzzoli è che, a distanza di 5 anni dalla legge Golfo-Mosca, (quella che ha introdotto le quote di genere nella composizione dei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate pubbliche) la presenza delle donne nei boards è salita dal 7 al 30%.
Per Stefania Truzzoli questo risultato rappresenta un grande passo avanti, anche se a ben vedere resta tanto da fare. Il divario più evidente riguarda la remunerazione: le donne nei ruoli esecutivi nei CdA guadagnano meno della metà dei colleghi uomini con stesso incarico (in media 500 mila euro, contro 1,3 milioni), nonostante posseggano titoli di studio e un’esperienza in linea con quella dei colleghi. Anche il tipo di incarico è sbilanciato: l’analisi conferma Truzzoli nel suo blog rivela che l’aumento della presenza femminile all’interno dei CdA si concentra soprattutto nelle posizioni di indipendenti, inferiore è invece la presenza fra gli executive.
Per Stefania Truzzoli quindi sale la quota di partecipazione femminile, ma la strada verso una reale parità è ancora molto lenta.

A Firenze la protesta contro gli abusi psichiatrici

Scritto da Sandro Matini il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Manifestanti da tutta Italia e dal nord Europa per dire no ai trattamenti distruttivi

Più di 2000 persone provenienti da tutta Italia, Francia, Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Danimarca hanno preso parte al corteo di protesta contro le violenze psichiatriche che si è svolto stamattina nel centro di Firenze.

Rappresentanti di associazioni italiane ed europee in difesa dei diritti umani hanno manifestato il loro dissenso agli psichiatri che da oggi fino al 4 aprile partecipano al congresso che l’Associazione Psichiatrica Europea ha organizzato a Firenze.

Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), associazione che dal 1979 denuncia gli abusi nel campo della salute mentale e che ha promosso la manifestazione, il congresso finirà per far aumentare l’uso di psicofarmaci e per promuovere quella che sembra essere la nuova frontiera della psichiatria: l’uso di elettrodi impiantati nel cervello, alimentati da una micro batteria posta sotto pelle, collegata con sottilissimi fili che percorrono la nuca.

La maggior parte degli psichiatri che compongono il vertice dell’associazione europea di psichiatria, e lo stesso comitato scientifico del congresso, sono noti per i loro legami con l’industria farmaceutica e con produttori di dispositivi per la stimolazione elettrica del cervello, gli stessi che sponsorizzano il congresso.

Il corteo è partito da piazza Santa Maria Novella in direzione di Piazza San Marco per poi far ritorno al punto di partenza dove il Dr. Roberto Cestari, presidente del CCDU Italia, ha salutato i manifestanti. Tra coloro che hanno parlato, la prof.ssa Vincenza Palmieri, fondatore del Programma Vivere Senza Psicofarmaci, ha detto che da 30 anni ogni giorno famiglie e bambini finiscono in un sistema che risucchia la loro vita a causa dell’uso di psicofarmaci.

Come documentato da innumerevoli studi internazionali pubblicati dalle più importanti autorità nazionali di farmacovigilanza, gli psicofarmaci causano pericolosi effetti collaterali, incluso ideazioni omicide e suicide, psicosi, mania, aggressione, allucinazione, gravi danni epatici, difetti di nascita, diabete, attacco cardiaco, ictus e perfino decesso improvviso.

Per l’OSMED (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali) il consumo di questi farmaci psicoattivi è in costante aumento in Italia: nel 2015 i farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale erano al quarto posto nella classifica dei farmaci più venduti, con una spesa di oltre 3,3 miliardi di Euro. Tra questi, la parte del leone la fanno gli antidepressivi (più venduti in ambito non ospedaliero) e gli antipsicotici (i più prescritti negli ospedali). A livello europeo preoccupa che il 33% degli adulti di età compresa tra 18 e 29 anni abbia già assunto farmaci psicotropi. (http://www.aifa.gov.it/content/luso-dei-farmaci-italia-rapporto-osmed-2015)

Il CCDU e le associazioni a tutela dei diritti umani che hanno manifestato si sono impegnate per la messa al bando dell’elettroshock, trattamento barbaro, ascientifico, con effetti devastanti per la memoria e la salute in generale.

Secondo la relazione presentata nel 2013 al Senato dalla Commissione Parlamentare sul Servizio Sanitario Nazionale, l’elettroshock (anche detto Terapia Elettro-Convulsivante – TEC – per dargli una veste più scientifica) viene praticato in 91 strutture ospedaliere e in alcune di esse come trattamento primario, in barba alle stesse direttive del Ministero della Salute che consigliano di usarlo solo dopo appropriati interventi farmacologici.

Chi ha subito elettroshock ha raccontato testimonianze dolorose (ricordiamo quella della poetessa Alda Merini) e a coloro che lo promuovevano Franco Basaglia diceva che ha tante probabilità di curare un disturbo mentale quante ne ha una martellata di aggiustare una radio.

Alle 17, presso l’Auditorium del Duomo, in via de’ Cerretani, 54r, è stata inaugurata la mostra multimediale “Psichiatria: controllo sociale e violazione dei diritti umani”. Con i suoi 75 pannelli fotografici e i 14 documentari visionabili su 8 monitor consente al visitatore di ripercorrere 300 anni di storia di trattamenti psichiatrici. Rimarrà a Firenze fino al 10 aprile e potrà essere visitata ogni giorno dalle 9.30 alle 17.

Soccorrere e Governare è ora in libreria

Scritto da Marco il . Pubblicato in Libri, Opinioni / Editoriale

E’ uscito in questi giorni in libreria, edito da Edizioni Altravista, il nuovo libro di Valeria Saggiomo, dal titolo Soccorrere e Governare.

Nell’immaginario comune la Somalia è una terra di terrorismo e conflitti. Questo studio pone invece in rilievo il volto costruttivo del Paese e parte dall’osservazione di una società civile organizzata attorno ad istituzioni religiose, le ONG Islamiche; queste sono in grado di generare meccanismi di sviluppo che gradualmente rappresentano isole di stabilità nel conflitto, luoghi di governance nell’ingovernato, fino a diventare la base per un assetto politico-istituzionale solido e partecipativo.  Che caratteristiche hanno le ONG islamiche in Somalia? Che ruolo svolgono in un contesto senza Stato effettivo? Esiste un modello di sviluppo che le ONG islamiche stanno promuovendo?

Valeria Saggiomo insegna Cooperazione Internazionale allo Sviluppo all’Università l’Orientale di Napoli. Da più di dieci anni lavora in Somalia ed in Kenya per ONG internazionali, agenzie delle Nazioni Unite e per il Governo Italiano. Si occupa di ricerca sui legami tra migrazioni e sviluppo in contesti di instabilità politica. Ha pubblicato numerosi saggi su riviste internazionali e su volumi monografici.

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L’appello delle vigilesse di Milano: “Muniteci di spray al peperoncino”

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Italia, Lifestyle, Opinioni / Editoriale

La Festa della Donna è passata da alcuni giorni e numerose sono state le manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela dei diritti femminili. Una questione che riguarda trasversalmente tutto il mondo femminile, a prescindere dalla posizione sociale, e che in Italia suscita l’interesse anche di chi è chiamato a garantire la sicurezza nelle nostre città. Per questo motivo le vigilesse di Milano, in occasione dell’8 Marzo, anziché accettare la classica mimosa hanno preferito chiedere in cambio qualcosa di concreto per la propria salvaguardia: gli spray al peperoncino.

Le vigilesse meneghine formano quasi la metà dell’intero corpo di polizia locale e il loro contributo per la città è molto importante; tuttavia, non si sentono adeguatamente tutelate quando svolgono il proprio servizio a causa della mancanza di strumenti idonei ad operare nella maniera più efficiente possibile. Per questo il Sulpm – il Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Municipale – pretende che l’amministrazione comunale fornisca le proprie iscritte di bombolette a base di oleoresin capsicum, alla stregua di quanto già avviene in altre città italiane ed europee.

Come ben sappiamo, questo è uno strumento di autodifesa assolutamente valido, valutato dagli stessi addetti ai lavori più sicuro e decisamente più efficace dei tradizionali manganelli: il motivo è semplice, perché il suo utilizzo non comporta alcun contatto fisico e, soprattutto, nessun danno permanente alle persone. La conferma arriva dai tanti comuni italiani che hanno deciso di munire i propri vigili di questo prodotto, grazie al quale sono state risolte tante situazioni di violenza urbana senza drastiche conseguenze.

Ma per le vigilesse di Milano, purtroppo, le richieste avanzate sembrano destinate a non essere esaudite per meri motivi ideologici: in sostanza, l’amministrazione comunale considera lo spray urticante uno strumento di offesa piuttosto che di tutela, nonostante i 180 infortuni registrati ogni anno a seguito di colluttazioni tra operatori e aggressori. Per queste ragioni il sindacato Sulpm, in occasione della festa della donna, anziché le simboliche mimose ha preferito regalare alle sue iscritte una bomboletta di autodifesa a proprie spese.

#Sanremo2017: Antonio Cospito ci parla di tutti gli eventi collaterali al Festival.

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Musica, Opinioni / Editoriale, TV

Il Festival di Sanremo è accompagnato da una serie di eventi collaterali, coordinati dal Comune, che porteranno musica, incontri e intrattenimento in tutta la città. Manifestazioni a volte riservate agli addetti ai lavori, ma spesso aperte ai fan e ai curiosi che nei giorni della kermesse invaderanno il centro, dalla mattina a notte fonda.

Piazza Colombo. Ospita il palco principale su cui si esibiranno artisti di Area Sanremo e tanti cantanti locali, ogni pomeriggio dalle 17 alle 19,30 da martedì a sabato.

Piazza Eroi Sanremesi. Nell’angolo Siro Carli sarà ricavata la seconda location musicale fuori-Ariston, un palchetto «acoustic stage», da giovedì a sabato, con concerti previsti dalle 16 alle 18,30.

Piazza Bresca. È qui il terzo e ultimo palco musicale, dove si esibiranno tanti artisti e dove, tra l’altro, sarà realizzata una illuminazione particolare.

Palazzo Nota. Il museo civico cittadino, di recente inaugurato, ospita una mostra fotografica sul Festival, con tanti scatti delle passate edizioni.

Forte di Santa Tecla. Per la prima volta (è stato inaugurato lo scorso luglio dopo la prima tranche di restauri) anche il Forte sanremese diventa una location festivaliera. Ospiterà eventi e dirette curate da Radio 2, oltre alla mostra dedicata a Claudio Villa.

Porto Vecchio. A due passi dal centro, nella cornice sul mare, ci sarà il «villaggio radio», con tante postazioni di stazioni radiofoniche italiane che seguono il Festival e durante la settimana propongono interviste e musica.

Palafiori. Casa Sanremo che festeggia la sua decima edizione e per l’apertura, domenica 5 Febbraio 2017 alle 18, è attesa Elisabetta Gregoraci a tagliare il nastro.

Villa Ormond ospita due popolari trasmissioni Rai a Sanremo durante il Festival: il “Dopofestival” e “La Vita in diretta”.

Casinò. La casa da gioco è tornata ad essere centrale per il Festival. Ospita «Primafestival» dal 29 gennaio, la striscia quotidiana (dalle 20,30) che accompagna fino alla kermesse, e anche «Guardami Oltre» dedicata a progetti musicali e svolta in connubio con il Festival della canzone napoletana. Senza contare le serate dedicate agli addetti ai lavori, come il «Welcome party» di domenica 5 e la festa della Regione Liguria lunedì 6.

Convegni. Non solo divertimento: durante la settimana del Festival, Sanremo ospiterà due convegni legati alla musica. Mercoledì alla Federazione Operaia con l’associazione Stan Kenton si svolge il terzo convegno di studi «Barzizziani», cioè dedicati a Barzizza e alla riscoperta della canzone vintage, mentre giovedì a «Casa Sanremo» è in cartellone «Prospettive dell’industria musicale», curato dalla Siae.

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Il testamento biologico e la Fondazione Umberto Veronesi

Scritto da Simone Forti il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Salute

Oggi si fa un gran parlare di eutanasia, dibattiti televisivi e dispute politiche e il caso Welby ne è testimonianza, in molti altri paesi la legislazione si è già occupata della tematica cercando di darle una soluzione conforme alle esigenze dei propri cittadini, la Fondazione Umberto Veronesi cerca di fornire una collaborazione attiva con il testamento biologico, un piccolo passo che dovrebbe attivare le nostre coscienze, affrontare gli ultimi istanti della nostra vita e fornirne una risposta adeguata alle nuove sensibilità che si sono formate nel corso degli ultimi anni, penso sia doveroso.

La Fondazione “per il progresso delle scienze” come recita il titolo del sito permette a chi lo volesse di scaricare il modulo per il testamento biologico nonché, sempre gratuitamente il volume “Il testamento biologico“, utili per comprendere ed ampliare la nostra visione di un fenomeno che spesso viene portato alla ribalta in maniera più che altro scandalistica, forse non dovremmo trascurare che l’esigenza di pochi un giorno potrebbe diventare l’esigenza di molti.

Gli articoli 13 e 32 della Costituzione della Repubblica Italiana stabiliscono che ogni cittadino può decidere a quali trattamenti sanitari sottoporsi.

Con il testamento biologico è possibile manifestare la propria volontà in merito ai trattamenti sanitari ai quali si potrebbe essere sottoposti nel caso in cui le condizioni di salute fossero precarie e la situazione dell’organismo non permettesse più al soggetto di esprimersi.

Il testamento biologico è, quindi, un documento che un individuo sottoscrive con l’obiettivo di garantirsi il rispetto della propria volontà.

Ogni cittadino può scegliere l’impresa di onoranze funebri per l’acquisto dei prodotti e servizi necessari allo svolgimento del funerale.

In base al principio della libera concorrenza è necessario sapere che il prezzo può variare a seconda dell’impresa scelta e dei servizi richiesti.

Attenzione ai ciarlatani fiscali

Scritto da GBsoftware S.p.A. il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

Molti siti internet sono pieni di sedicenti esperti tributari che propongono metodi infallibili per pagare meno tasse e spingono l’interlocutore ad evitare la consulenza del commercialista di fiducia ed ad affidarsi alle proprie strategie “facili e senza rischio”.

Facciamo un esempio: tra i consigli più gettonati c’è la costituzione di società all’estero (es. nel Regno Unito) per evitare la pressione fiscale italiana.

A condire il tutto, le abili mosse vengono spesso promosse in un italiano stentato e pieno di errori ortografici, perché utilizzato da venditori di fumo che vogliono sostituirsi a professionisti con anni e anni di studio, approfondimento e pratica nella materia fiscale.

SUI SOCIAL NETWORK

Le reti sociali (Facebook, Twitter, YouTube) per la loro semplicità di utilizzo ed accesso sono un mare in cui sfociano tanti dispensatori di consigli di questa specie.

È possibile trovare pubblicità di società off-shore operanti in paradisi fiscali oppure video-tutorial in cui giovani rampanti espongono le loro storie di successo.

IN TV

Ancora peggiore è l’effetto che fanno questi personaggi quando ottengono visibilità in famosi programmi televisivi con molti spettatori.

In pochi minuti il contribuente medio viene bombardato di messaggi molto pericolosi:

  • “In questi modi è possibile depistare la Guardia di Finanza…”
  • “Spostate la sede della vostra società in un grande città e potrete nascondere meglio le vostre attività al Fisco…”
  • “Progettate delle compravendite di immobiliari…”
  • “Utilizzate al massimo il contante…”

LE CONSEGUENZE

I truffatori pieni di soluzioni allettanti potrebbero intrappolare persone ingenue oppure chi non ce la fa più a tirare avanti l’azienda ed è in cerca di una soluzione che non esiste.

La decisione di un attimo può causare delle conseguenze molto gravi: in materia tributaria ci vogliono anni prima di dover affrontare le conseguenze degli errori commessi e questo peggiora ancora di più la situazione.

Meglio stare lontani da soggetti di questa natura!