Alle origini dell’evoluzionismo

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Cultura, Opinioni / Editoriale

Tutti abbiamo sentito parlare, nel corso della nostra vita, di evoluzionismo. Si tratta infatti, senza dubbio, di una teoria che chiama in causa ognuno di noi in quanto essere umano, per il suo essere uomo (o donna) e in rapporto con la natura e con il mondo che ci circonda. Quella evoluzionista ci può sembrare una teoria ormai totalmente assodata, ma anche riguardo questa questione c’è in atto un dibattito che non si è mai sopito.

La teoria evoluzionista

Se diciamo evoluzionismo pensiamo subito a Charles Darwin. Con L’origine delle specie, il biologo e naturalista britannico nel 1859 gettava le basi della ricerca scientifica riguardante appunto l’origine delle specie: specie animali (uomo compreso) e vegetali. Secondo Darwin il fattore chiave dell’evoluzione è da ricercare nella selezione naturale.

Questo principio spiega come e perché le specie si diversificano e assumono determinati tratti in luogo di altri. Alla base dell’evoluzione vi è un antenato comune, ed è per questo che i membri appartenenti ad uno stesso gruppo si assomigliano tra di loro. La riproduzione è alla base della vita di ogni organismo vivente; ma questo in breve tende a creare una sovrappopolazione che può rendere problematico vivere con le risorse che sono in quel momento disponibili. Non tutti gli individui sono uguali, ognuno ha le proprie caratteristiche. Ed ecco che, nella lotta per la sopravvivenza che inevitabilmente si innesca, a vincere sono gli individui con le caratteristiche vincenti in quel determinato ambiente, che così si tramandano.

La comunità scientifica approva questa teoria, che si scontra con quella creazionista propugnata invece dalle autorità religiose più radicali, soprattutto negli Stati Uniti, secondo cui l’evoluzione è incompatibile con la verità del mondo creato da Dio. Esistono anche nella comunità religiosa posizioni più morbide che ritengono possibile far convivere evoluzionismo e fede. La teoria del disegno intelligente, ad esempio, si può porre come una via di mezzo tra le due posizioni in antitesi.

Giovanni Carrù, I tre Magi erano quattro (o forse anche di più)

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Religione

Giovanni CarrùMonsignor Giovanni Carrù, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra dal giugno 2009, descrive l’affresco che rappresenta l’adorazione dei Magi, all’interno delle catacombe di Domitilla sulla via Ardeatina. La scena dell’affresco rileva la presenza di 4 Magi (e forse anche di più).Negli affreschi nelle catacombe di Domitilla
I tre magi erano quattro (o forse anche di più)
di Giovanni Carrù

Le catacombe di Domitilla sulla via Ardeatina hanno origini veramente antiche, se, come riferiscono le fonti e denunciano le realtà archeologiche, mostrano una cronologia che prende avvio nel II secolo. Il nome pare rimandare a una Domitilla che doveva appartenere alla famiglia di Domiziano, forse la sorella o la nipote dell’imperatore, esiliata nell’ isola di Ponza o in quella di Ventotene per aver aderito al cristianesimo. Il complesso catacombale conserva ancora un ipogeo dei Flavi di origine pagana, poi cristianizzato attraverso affreschi desunti dal repertorio biblico. La parte più interessante della catacomba è presso la scala dell’attuale ingresso, ai piedi della quale si apre una delle basiliche ipogee più antiche e più estese della Roma sotterranea cristiana. Molte tombe sono decorate ad affresco e mostrano le immagini salienti della storia della salvezza. Merita di essere ricordato l’affresco che rappresenta l’adorazione dei Magi, secondo uno schema originale. Al centro del bianco campo rettangolare, infatti, si riconosce Maria seduta in cattedra vestita di un’ampia tunica chiara con clavi purpurei, mentre sostiene sulle ginocchia il Bambino. La Madre solleva la mano destra, come per accogliere quattro personaggi, disposti in coppie simmetriche ai suoi lati, tra serti floreali. Le quattro figure incedono verso la Madre e il Bambino portando vassoi colmi di doni, e vestono abiti all’ orientale, con tuniche corte, mantelli, brache e berretto frigio. Il numero dei Magi, così come compare in questo affresco riferibile alla prima metà del secolo IV, non deve meravigliare, in quanto Matteo, riferendo l’episodio dell’adorazione ricorda soltanto che «alcuni Magi giunsero da Oriente» (2, 1) senza specificarne il numero. Il fatto che nell’ iconografia tradizionale e nella letteratura più tarda prevalga un numero ternario dipende presumibilmente dai doni che recarono al Bambino. Se, infatti, già in età antica, le rappresentazioni iconografiche raffigurano tre Magi, come nella celebre cappella greca di Priscilla del III secolo, non mancano casi in cui gli offerenti variano in numero di due, quattro e persino sei. L’ episodio dell’adorazione dei Magi assume un significato simbolico, specialmente per la particolarità e la rarità dei doni. L’ oro, rappresentato nelle prime figurazioni in forma di corona, vuole alludere alla regalità del Cristo, e il simbolico tributo dei popoli vinti al sovrano vincitore, che ripropone il gesto solenne dell’Aurum coronarium attribuito all’ imperatore romano. Anche l’incenso, che si eleva verso il Cristo vuole sottolineare la sottomissione dei potenti della terra nei confronti del divino, replicando una prassi pagana che contemplava la supplica presso gli altari del sacrificio. La mirra, infine, allude all’ umanità del Cristo, in quanto unguento prezioso per imbalsamare i corpi dei defunti. È sintomatico che la rappresentazione dell’adorazione dei Magi entri tanto precocemente nel repertorio figurativo paleocristiano: l’arte dei primi secoli accoglie immediatamente la componente simbolica che attribuisce ai Magi la funzione dei sapienti e dei potenti che si prostrano dinanzi al Re Bambino. Attorno alle figure dei Magi si è creata, nel medioevo, e, segnatamente, nel XII secolo un’affabulazione leggendaria che attribuisce i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre ai tre re, anche se un graffito rinvenuto nel complesso monastico egiziano di Kellia, riferibile al VII-VIII secolo, pare già menzionare i nomi Gaspar, Belchior e Bathesalsa.

(didascalia: L’ omaggio dei magi a Maria nel cimitero di Domitilla)

Fonte : paparatzinger6blograffaella.blogspot.it

Autotrasportatori ingannati, pronta una Class Action contro il cartello delle case costruttrici

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Mercati, Opinioni / Editoriale

Le indiscrezioni delle scorse settimane circa un’azione legale nei confronti delle case costruttrici di autocarri trovano fondamento in questi giorni. Cna Fita (la Federazione Italiana Trasportatori Artigiani) ha promosso e formalizzato una Class Action a tutela dell’autotrasporto italiano contro un cartello messo in atto delle principali case costruttrici internazionali, ree di aver violato le normative Ue dell’Antitrust per un arco di tempo lungo oltre dieci anni. Una violazione accertata dalla stessa Commissione Europea, che per questo motivo ha comminato una sanzione record senza precedenti nella storia: quasi 3 miliardi di euro.

I destinatari sono i grandi colossi del settore “Truck”, e cioè Volvo/Renault, Iveco, Man, Daf e Daimler, responsabili di un’alterazione sleale del mercato concorrenziale. In sostanza, queste grandi case produttrici hanno stretto dei veri e propri accordi collusivi tra loro per ben 14 anni, stabilendo sia i prezzi dei mezzi (autocarri di medie-grandi dimensioni), sia i tempi di introduzione delle nuove tecnologie ecocompatibili. Risultato? Un aumento del costo degli autocarri del 10-20%.

Un’operazione scorretta a danno dei camionisti europei perpetrata dal 1997 al 2011, in un periodo attraversato da diverse fasi di congiuntura economica negativa. Cna Fita è l’unica federazione in Italia ad essersi mossa concretamente per difendere i diritti dell’intera categoria, promuovendo a livello nazionale una Class Action mirante a chiedere un risarcimento. Un’azione resa possibile anche grazie all’accordo con la società A.L.I. (Antitrust Litigation Investment), specializzata nella lotta contro la violazione delle normative comunitarie sulla libera concorrenza, alla quale spetterebbe il 35% delle somme indebitamente incassate dalle case costruttrici ma solo in caso di risoluzione positiva della controversia; in caso contrario, i camionisti non rischierebbero alcun danno economico.

Interessati alla questione anche coloro che effettuano trasporto con bisarca, ai quali viene concessa la possibilità di aderire all’iniziativa. Per farlo è sufficiente rivolgersi alle rispettive sedi territoriali di Cna Fita, consegnando tutta la documentazione di acquisto, leasing o noleggio a lungo termine di autocarri (nuovi o usati e di medie-grandi dimensioni) relativa al periodo 1997-2011. Non c’è però ancora molto tempo a disposizione, perché il termine scade il 1° novembre 2016.

Animalisti contro scienziati: la sperimentazione animale

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Quello sulla sperimentazione animale è un dibattito sempre vivo e acceso e le fazioni a favore e contro non smettono di scontrarsi. Associazioni animaliste e comunità scientifica sembrano essere arrivate ai ferri corti e ci si chiede se può esserci una soluzione in questo ambito che possa costituire una via di mezzo.

Il dibattito sulla sperimentazione animale

Con sperimentazione animale si intende l’impiego di esemplari animali nel campo della ricerca scientifica, medica e biologica. Gli animali, soprattutto cavie da laboratorio, ma non solo, vengono spesso sottoposti a pratiche cruente e questo ha mosso l’indignazione delle associazioni animaliste. Le associazione a protezione degli animali e che si battono per il riconoscimento e la difesa dei loro diritti individuano nell’abolizione della sperimentazione animale uno dei loro obiettivi principali.

Ognuna di queste associazioni è sempre pronta a battersi ricorrendo a campagne informative, raccolte di firme,sit in di protesta. La comunità scientifica, dal canto suo, ha la tendenza generale a riconoscere che la sperimentazione animale ha un ruolo fondamentale nel progresso medico e scientifico e non è quindi disposta ad accogliere le istanze degli animalisti, che vorrebbero abolirla.

Negli Stati Uniti la sperimentazione animale e’ ammessa in quei casi in cui essa è giustificata dal punto di visto scientifico. Nel 2010 l’Unione Europea ha emanato una direttiva che si propone di regolamentare la materia. E’ promosso il ricorso a metodi alternativi (la sperimentazione animale dovrà essere usata solo laddove non ci sono alternative), il fine scientifico deve essere provato, non possono essere impiegati primati e animali randagi, il progetto deve essere pubblico e le strutture sono sottoposte a ispezioni annuali. Inoltre è vietato vendere cosmetici testati su animali, ed è vietato anche effettuare test sugli animali per i prodotti cosmetici. La ricerca di metodi alternativi e il riconoscimento dei diritti degli animali è senza dubbio la via preferibile da percorrere in un mondo civile.

Bra: Un disabile denuncia il sindaco Bruna Sibille e le istituzioni

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale

Il collocamento mirato obbligatorio a Bra, è solo un miraggio, e il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille non interviene, e non risponde nemmeno alle missive.

Ormai da anni un disabile di Bra, aspetta il collocamento obbligatorio al lavoro, sussistendo ogni requisito previsto dalla legge.

Ma nonostante abbia scritto a tutte le istituzioni, incluso il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille, nulla si é concluso.

Anzi, il Sindaco di Bra Prof.ssa Bruna Sibille, si duole perché il suo nome è stato messo nelle missive, alle altre istituzioni, arrecando in qualche modo un presunto danno d’immagine.

Allora, il disabile braidese, si difende è deposita denuncia-querela contro tutte le istituzioni e il sindaco di Bra, affinché vengano accertare tutte le responsabilità civili e penali.

Siamo alle solite, si aiutano stranieri-profughi, con vitto-alloggio, paghetta giornaliera e magari anche un lavoro, e gli italiani bisognosi si lasciano da soli al loro destino.

Basta aiutare solo i profughi, e giunta l’ora di aiutare prima gli italiani bisognosi e i disabili.

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COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO AL LAVORO (legge n. 68/1999)

Il collocamento obbligatorio è un sistema di tutele che mira all’inserimento attivo dei disabili e altri soggetti appartenenti alle categorie previste dalle legge all’interno del tessuto produttivo del Paese. L’istituto prevede l’obbligo di assunzione per questi soggetti da parte di tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con più di 15 dipendenti (1 lavoratore per le aziende da 15 a 35 dipendenti; 2 per quelle da 36 a 50; il 7% del totale per quelle con più di 50 dipendenti). In seguito alle modifiche introdotte dalla legge di riforma Fornero, rientrano nel computo tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (quindi anche quelli assunti con contratti a tempo determinato, purché superiore a 9 mesi).

Le disposizioni relative al collocamento obbligatorio si applicano:
•agli invalidi civili in età lavorativa, per i quali sia stata accertata dalle commissioni mediche una riduzione della capacità lavorativa superiore al 46%;
•ai ciechi civili affetti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione;
•ai sordi, dalla nascita o divenuti tali prima dell’apprendimento della lingua parlata;
•agli invalidi del lavoro con un’invalidità (accertata dall’Inail) superiore al 33%;
•agli invalidi per servizio, invalidi di guerra e invalidi civili di guerra, per i quali sia stata riconosciuta una delle otto minorazioni previste dalla normativa in materia di pensioni di guerra.

Per l’accesso al collocamento non è previsto alcun limite di età (in precedenza fissato a 55 anni), salvo naturalmente quello stabilito per la cessazione dell’attività lavorativa.

Per accedere al collocamento mirato è necessaria una percentuale di invalidità superiore al 45% e una certificazione che attesti le capacità residue al lavoro. Tale certificazione viene rilasciata dagli appositi comitati tecnici istituiti presso i Centri per l’impiego, organi provinciali che si occupano dell’iscrizione dei lavoratori disabili negli appositi elenchi, rilasciano le autorizzazioni e provvedono a far convergere domanda e offerta di lavoro.

Le aziende tenute ad adempiere all’obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità, devono presentare richiesta presso i Centri per l’impiego.

Per i cittadini, la procedura è la stessa prevista per l’accertamento dell’invalidità civile: occorre farsi rilasciare un certificato medico rilasciato dal proprio medico curante, presentare la domanda telematica all’Inps a sottoporsi alla visita da parte della Commissione medica integrata Asl/Inps.

La domanda per il collocamento mirato può essere presentata unitamente a quella per lo stato d’invalidità civile, cecità e sordità civile, selezionando le relative caselle sul modello di domanda.

Nel caso in cui il richiedente è già stato riconosciuto invalido civile oltre il 45% o cieco civile o sordo, la domanda deve essere compilata sull’apposito modello per il quale non è previsto l’abbinamento con il certificato medico telematico.

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Controlli alle frontiere, notevoli i danni per le imprese dell’autotrasporto

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale, Politica

La questione dei controlli alle frontiere ripristinati da alcuni Paesi dell’area Schengen torna a tenere banco negli ultimi giorni tra gli autotrasportatori europei, esaminati gli ingenti danni economici subiti soprattutto dalle piccole e medie imprese del comparto. Torna a ribadirlo a gran voce direttamente l’UETR – l’organismo comunitario rappresentante le associazioni di categoria – che ha il compito di curarne interessi e rapporti con gli organi decisionali dell’Ue.

E proprio in virtù di questa sua funzione, l’UETR ha voluto chiamare all’attenzione il Presidente della Commissione Ue – Claude Juncker – mediante una lettera aperta con la quale si evidenzia proprio questo disagio, ovvero come i controlli alle frontiere di alcuni Paesi, e i conseguenti notevoli tempi di attesa, stiano determinando rilevanti danni economici, in particolare alle piccole e medie imprese. Danni che, si legge nelle missiva, sarebbero stati più limitati se fossero state adottate misure alternative, come ad esempio l’apertura di corsie preferenziali riservate esclusivamente ai veicoli commerciali europei.

Ad accodarsi all’iniziativa anche Confartigianato trasporti, rappresentata da UETR a livello europeo, che ha più volte denunciato i tanti disagi per le imprese del settore e le inevitabili ricadute sulla nostra economia causati dalla decisione di ristabilire i controlli alle frontiere. Disagi di cui sono testimoni tutti i vettori del trasporto merci su strada, inclusi coloro che viaggiano con bisarca trasporto auto tra l’Italia e il resto dell’area comunitaria.

In sostanza, quello che l’UETR chiede al Presidente della Commissione Ue Juncker è il ripristino della regolare circolazione delle merci e degli scambi in generale all’interno dell’Unione, e di configurare i controlli alle frontiere come un’eccezione, nel rispetto del principio di proporzionalità. Per questo il suo compito deve essere quello di sollecitare gli Stati membri affinché rivedano alcuni parametri della politica di controllo dei confini, al fine di evitare che i più importanti principi fondativi della Comunità Europea possano essere violati.

Uscita dall’euro conseguenze per l’Italia

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

Uscita dall’euro: pro e contro

Il mondo politico, giornalistico e accademico si divide in due parti, ovvero: uscire dall’euro oppure restare nella moneta unica.

Ecco qui di seguito i vantaggi che potrebbero esserci se l’Italia uscisse dall’euro:

  • riacquistare competititvità sui mercati internazionali
  • libertà dai vincoli alla spesa in deficit
  • aumento della produzione e della occupazione

Gli svantaggi

  • per molti uscire dall’euro significherebbe bancarotta
  • l’uscita dall’euro non cancellerebbe le inadeguatezze degli apparati produttivi

Uscita dall’euro conseguenze per l’Italia

Se l’Italia esce dall’euro, questa non sarebbe una svalutazione come le altre, sarebbe una svolta storica perché sarebbe l’inizio di una rottura dell’unione monetaria europea. La fuga di capitali infatti non farebbe altro che aumentare a dismisura i livelli di interesse nei paesi periferici dell’area euro, facendo così precipitare il Paese in recessione.

Uscita dall’euro: L’Italia uscirà?

Secondo una recente ricerca è stato dimostrato che l’Italia è il Paese con la più alta probabilitàdi uscire dall’euro. Ebbene si, avete letto bene cari lettori..

Una parte del problema sta nel fatto che il nostro Paese come indicato nel Fondo monetario internazionale, ha seri problemi strutturali.

Al giorno d’oggi è veramente difficile aprire un’attività, difficile ampliarla. Tuttavia l’Italia ha sempre avuto problemi di questo genere anche quando c’era in circolazione la lira, ma almeno riusciva comunque a crescere.

E’ troppo caro per gli esportatori e d’altro canto è restrittivo per il governo che ha dovuto suo malgrado, tagliare il proprio budget.

Uscita dall’euro: conclusioni

Secondo gli analisti, l’addio all’euro e il ritorno alla lira comporterebbe una svalutazione del 30%. Di conseguenza schizzerebbe verso l’alto il costo delle materie prime, quali gas e petrolio, mentre il valore di case e terreni calerebbe. L’inflazione aumenterebbe e i conti correnti perderebbero valore per alcune decine di miliardi.

Insomma se l’Italia uscisse dall’euro le cose non sembrerebbero andare proprio per il verso giusto.

Bra: Un disabile denuncia le istituzioni per il mancato collocamento mirato obbligatorio

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale

Il collocamento mirato obbligatorio a Bra, è solo un miraggio, e il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille non interviene.

Ormai da anni un disabile di Bra, aspetta il collocamento obbligatorio al lavoro, sussistendo ogni requisito previsto dalla legge.

Ma nonostante abbia scritto a tutte le istituzioni, incluso il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille, nulla si é concluso.

Anzi, il Sindaco di Bra Bruna Sibille, si duole perché il suo nome è stato messo nelle missive, alle altre istituzioni, arrecando in qualche modo un presunto danno d’immagine.

Allora, il disabile braidese, si difende è deposita denuncia-querela contro tutte le istituzioni, affinché vengano accertare tutte le responsabilità civili e penali.

Siamo alle solite, si aiutano stranieri-profughi, con vitto-alloggio, paghetta giornaliera e magari anche un lavoro, e gli italiani bisognosi si lasciano da soli al loro destino.

Basta aiutare solo i profughi, e giunta l’ora di aiutare prima gli italiani bisognosi e i disabili.

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COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO AL LAVORO (legge n. 68/1999)

Il collocamento obbligatorio è un sistema di tutele che mira all’inserimento attivo dei disabili e altri soggetti appartenenti alle categorie previste dalle legge all’interno del tessuto produttivo del Paese. L’istituto prevede l’obbligo di assunzione per questi soggetti da parte di tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con più di 15 dipendenti (1 lavoratore per le aziende da 15 a 35 dipendenti; 2 per quelle da 36 a 50; il 7% del totale per quelle con più di 50 dipendenti). In seguito alle modifiche introdotte dalla legge di riforma Fornero, rientrano nel computo tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (quindi anche quelli assunti con contratti a tempo determinato, purché superiore a 9 mesi).

Le disposizioni relative al collocamento obbligatorio si applicano:
•agli invalidi civili in età lavorativa, per i quali sia stata accertata dalle commissioni mediche una riduzione della capacità lavorativa superiore al 46%;
•ai ciechi civili affetti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione;
•ai sordi, dalla nascita o divenuti tali prima dell’apprendimento della lingua parlata;
•agli invalidi del lavoro con un’invalidità (accertata dall’Inail) superiore al 33%;
•agli invalidi per servizio, invalidi di guerra e invalidi civili di guerra, per i quali sia stata riconosciuta una delle otto minorazioni previste dalla normativa in materia di pensioni di guerra.

Per l’accesso al collocamento non è previsto alcun limite di età (in precedenza fissato a 55 anni), salvo naturalmente quello stabilito per la cessazione dell’attività lavorativa.

Per accedere al collocamento mirato è necessaria una percentuale di invalidità superiore al 45% e una certificazione che attesti le capacità residue al lavoro. Tale certificazione viene rilasciata dagli appositi comitati tecnici istituiti presso i Centri per l’impiego, organi provinciali che si occupano dell’iscrizione dei lavoratori disabili negli appositi elenchi, rilasciano le autorizzazioni e provvedono a far convergere domanda e offerta di lavoro.

Le aziende tenute ad adempiere all’obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità, devono presentare richiesta presso i Centri per l’impiego.

Per i cittadini, la procedura è la stessa prevista per l’accertamento dell’invalidità civile: occorre farsi rilasciare un certificato medico rilasciato dal proprio medico curante, presentare la domanda telematica all’Inps a sottoporsi alla visita da parte della Commissione medica integrata Asl/Inps.

La domanda per il collocamento mirato può essere presentata unitamente a quella per lo stato d’invalidità civile, cecità e sordità civile, selezionando le relative caselle sul modello di domanda.

Nel caso in cui il richiedente è già stato riconosciuto invalido civile oltre il 45% o cieco civile o sordo, la domanda deve essere compilata sull’apposito modello per il quale non è previsto l’abbinamento con il certificato medico telematico.

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Il collocamento mirato obbligatorio a Bra, è solo un miraggio, e il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille non interviene.

Ormai da anni un disabile di Bra, aspetta il collocamento obbligatorio al lavoro, sussistendo ogni requisito previsto dalla legge.

Ma nonostante abbia scritto a tutte le istituzioni, incluso il Sindaco di Bra – Prof.ssa Bruna Sibille, nulla si é concluso.

Anzi, il Sindaco di Bra Bruna Sibille, si duole perché il suo nome è stato messo nelle missive, alle altre istituzioni, arrecando in qualche modo un presunto danno d’immagine.

Allora, il disabile braidese, si difende è deposita denuncia-querela contro tutte le istituzioni, affinché vengano accertare tutte le responsabilità civili e penali.

Siamo alle solite, si aiutano stranieri-profughi, con vitto-alloggio, paghetta giornaliera e magari anche un lavoro, e gli italiani bisognosi si lasciano da soli al loro destino.

Basta aiutare solo i profughi, e giunta l’ora di aiutare prima gli italiani bisognosi e i disabili.

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COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO AL LAVORO (legge n. 68/1999)

Il collocamento obbligatorio è un sistema di tutele che mira all’inserimento attivo dei disabili e altri soggetti appartenenti alle categorie previste dalle legge all’interno del tessuto produttivo del Paese. L’istituto prevede l’obbligo di assunzione per questi soggetti da parte di tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con più di 15 dipendenti (1 lavoratore per le aziende da 15 a 35 dipendenti; 2 per quelle da 36 a 50; il 7% del totale per quelle con più di 50 dipendenti). In seguito alle modifiche introdotte dalla legge di riforma Fornero, rientrano nel computo tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (quindi anche quelli assunti con contratti a tempo determinato, purché superiore a 9 mesi).

Le disposizioni relative al collocamento obbligatorio si applicano:
•agli invalidi civili in età lavorativa, per i quali sia stata accertata dalle commissioni mediche una riduzione della capacità lavorativa superiore al 46%;
•ai ciechi civili affetti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione;
•ai sordi, dalla nascita o divenuti tali prima dell’apprendimento della lingua parlata;
•agli invalidi del lavoro con un’invalidità (accertata dall’Inail) superiore al 33%;
•agli invalidi per servizio, invalidi di guerra e invalidi civili di guerra, per i quali sia stata riconosciuta una delle otto minorazioni previste dalla normativa in materia di pensioni di guerra.

Per l’accesso al collocamento non è previsto alcun limite di età (in precedenza fissato a 55 anni), salvo naturalmente quello stabilito per la cessazione dell’attività lavorativa.

Per accedere al collocamento mirato è necessaria una percentuale di invalidità superiore al 45% e una certificazione che attesti le capacità residue al lavoro. Tale certificazione viene rilasciata dagli appositi comitati tecnici istituiti presso i Centri per l’impiego, organi provinciali che si occupano dell’iscrizione dei lavoratori disabili negli appositi elenchi, rilasciano le autorizzazioni e provvedono a far convergere domanda e offerta di lavoro.

Le aziende tenute ad adempiere all’obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità, devono presentare richiesta presso i Centri per l’impiego.

Per i cittadini, la procedura è la stessa prevista per l’accertamento dell’invalidità civile: occorre farsi rilasciare un certificato medico rilasciato dal proprio medico curante, presentare la domanda telematica all’Inps a sottoporsi alla visita da parte della Commissione medica integrata Asl/Inps.

La domanda per il collocamento mirato può essere presentata unitamente a quella per lo stato d’invalidità civile, cecità e sordità civile, selezionando le relative caselle sul modello di domanda.

Nel caso in cui il richiedente è già stato riconosciuto invalido civile oltre il 45% o cieco civile o sordo, la domanda deve essere compilata sull’apposito modello per il quale non è previsto l’abbinamento con il certificato medico telematico.

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Stefano Maria Toma: Napoli, il turismo è importante ma non basta

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Cultura, Locale, Opinioni / Editoriale

Stefano Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, commenta sulla rubrica “Dillo al Mattino” alcuni aspetti di cronaca locale – su Napoli e la Campania- per sensibilizzare tutti i concittadini: “… lo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia”.

Il Giornalista Stefano Maria Toma

Gentile direttore sono Stefano Maria Toma.
Con l’inizio dell’estate noi napoletani ci troviamo, non so se spesso o di rado, a convivere con notizie che su alternano, buone e cattive. Le prime appartengono allo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli, e – questa è la novità – vi sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia.

Ho letto da qualche parte che sotto i fianchi della più grande nave da crociera del mondo, ancorata nel porto, con 5 mila passeggeri, erano in sosta solo tre pullman per condurre i crocieristi nei dintorni, cioè poco più di un centinaio, mentre tutti gli altri hanno preferito scendere e inoltrarsi tra le strade e le piazze della città.

Ma – e questo è l’altro risvolto dell’inizio estivo – il turismo è importante ma non basta. Occorre insistere sui nuovi investimenti strutturali e infrastrutturali partendo da Bagnoli, passando per l’ammodernamento del porto e la costruzione l’Alta Velocità per Bari e finendo a Napoli Est. Lo so, sono cose dette e ridette fino alla nausea. Eppure, durante la pausa estiva occorre che i responsabili della nostra politica economica, a Roma a Napoli, scrivano sulla propria agenda che la città non può più attendere.

Per fortuna, le ultime notizie sulla ripresa occupazionale nel Sud stanno offrendo in questi giorni un promettente esordio augurale.

Fonte: ILMattino.it

Cori: Domenico Gallo spiega le ragioni del NO al referendum costituzionale

Scritto da Marco Castaldi il . Pubblicato in Locale, Opinioni / Editoriale, Politica

L’incontro pubblico si terrà lunedì 4 Luglio, alle ore 18, nella sala consiliare del Comune di Cori. La cittadinanza è invitata a partecipare.

Lunedì 4 Luglio, alle ore 18:00, presso l’aula consiliare del Comune di Cori si terrà un incontro pubblico per illustrare alla cittadinanza i motivi per i quali dovrebbero votare NO al referendum costituzionale del prossimo Ottobre. L’iniziativa è organizzata dal ‘Comitato per il No nel referendum sulle modifiche alla Costituzione’ al quale ha aderito la sezione locale ‘Enrico Berlinguer’ del Partito Comunista Italiano.
Al dibattito interverrà l’Onorevole Domenico Gallo, magistrato e attuale giudice della Corte di Cassazione, collaboratore di diversi quotidiani e riviste, autore e coautore di numerosi libri, da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, già Senatore della Repubblica per una legislatura e attivo nei comitati per la difesa della Costituzione.
Il vero obiettivo della riforma Renzi-Boschi è lo spostamento dell’asse istituzionale a favore dell’esecutivo, in sinergia con la legge elettorale «Italicum» già approvata. Un combinato disposto che avrà come unico risultato l’azzeramento della rappresentatività del Senato e l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei Deputati, con conseguenti ripercussioni sull’assetto generale dei rapporti tra i poteri dello Stato.
Ballottaggio, premio di maggioranza alla singola lista, soglie di accesso, voto bloccato sui capilista consegneranno la Camera nelle mani del leader del partito vincente, anche con pochi voti, nella competizione elettorale, secondo il modello dell’uomo solo al comando, in totale antitesi all’originaria architettura costituzionale fondata sulla sovranità popolare, sulla partecipazione democratica, sulla rappresentanza politica, sull’equilibrio dei poteri.
LE RAGIONI DEL NO ALLA DEFORMA DELLA COSTITUZIONE. Non supera il bicameralismo, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e Regioni, tra Camera e nuovo Senato. Non semplifica, moltiplica i procedimenti legislativi e incrementa la confusione. I costi della politica potevano essere veramente tagliati in altri modi, visto che il nuovo Senato farà risparmiare solo un quinto della spesa attuale. Non innova, anzi conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie.
È illegittima, perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale. Non garantisce la sovranità popolare e l’equilibrio tra i poteri costituzionali, perché insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) concentra il potere, con il premio di maggioranza, condizionando anche gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale).
Marco Castaldi
Addetto Stampa & OLMR