GUSTO, Biennale dei sapori e dei territori.

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Gastronomia e Cucina, Italia, Opinioni / Editoriale

Non potevamo mancare.

Sono certa che su questa fiera si spenderanno molte parole e molti complimenti e da quanto ho potuto personalmente constatare saranno elogi veritieri e ben spesi.

Noi tutti dello Studio Francescon & Collodi eravamo presenti fin dal giorno dell’allestimento perché impegnati alla messa in “pista” di Bioni, i vini di Marcella Tresca e suo marito, che, da pochissimo, hanno introdotto sul mercato il loro Sangiovese di Romagna. Una vera chicca il loro Pezzòlo e una sciccheria il loro spumante rosato brut, charmat lungo 6 mesi, sempre da uve Sangiovese (piccolo particolare: stiamo parlando di vini biologici…).

Questa realtà, di novelli vignerons, in quest’anno di stretta collaborazione, dove abbiamo costruito da zero l’immagine e la struttura commerciale dell’Azienda, ci ha mostrato molti aspetti del nostro lavoro, nel mondo Vino, che davamo per scontati fossero di normale e facile soluzione, ma per chi mai prima si e messo in questo “gioco” tutto è apparso estraneo e amplificato: innanzi tutto le carte! Mamma mia quante carte da compilare, da aspettare, da richiedere e da firmare. Carte per le certificazioni, carte per le autorizzazioni, carte per il trasporto e la vendita. Carte per la partecipazione a questa che e stata la prima vera fiera del settore e carte che devono ancora arrivare.

Io e Marcello, abituati a far da coordinatori tra gli enti e le cantine, questa volta abbiamo dovuto leggerci tutto con attenzione per districare i nostri amici in questo labirinto di burocrazie.

Dopo il discorso delle scartoffie, ci siamo ritrovati a ripassare una serie di conoscenze acquisite con l’esperienza, che solitamente non costituiscono un problema perché, a monte, i nostri clienti abituali, da tempo strutturati, ci aiutano a capire o a prevenire prima che i fatti costituiscano un problema. Qui si parla di logistica pura: quanta produzione per ettaro; quanta la consente il disciplinare; quando un Sangiovese risulta superiore e come lo si deve lavorare. Quante bottiglie un bancale; quanti ettolitri una vasca; quanti cartoni per tot bottiglie. E la conicità del vetro e la sua baga e l’attrezzatura in fase di riempimento. Credetemi, è stata dura, per noi, ma anche per loro poverini che credevano bastasse far vino buono e sano!

Bene, devo dire che entrando in fiera Gusto, accolta dal momento del taglio del nastro da parte Gianmarco Tognazzi e dal calore che solo cibo e vino (e birra…) ti sanno dare, arrivata davanti al piccolo stand di Bioni Vini, mi sono sentita orgogliosa non solo per il lavoro fin qui ben fatto, ma anche di appartenere ad un mondo bellissimo, profumatissimo, saporitissimo anche se intricatissimo del nostro amato territorio e di tutte le sue eccellenze.

Gusto, la definirei, fiera riuscitissima, accogliente e ricca: vasto il programma di presentazioni gourmet, di conferenze, di degustazioni e di laboratori. Un’affluenza incredibile dove i volti a noi noti c’erano tutti: dai produttori ai distributori, dai ristoratori alle bloggers fino alla cinepresa di La9 che ha stordito di piacere gli espositori: tutti filmati e intervistati, nessuno escluso!

Adesso lascio che i veri esperti, con i numeri alla mano, tirino le somme, ma se ne vogliono tener conto, una veterana come me esprime tutta la sua soddisfazione nella certezza di non essere la sola.

Cristina Collodi

Michelle Bonev: Sono stata attaccata senza tregua dalla stampa di regime

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

Nelle due settimane successive alle mie dichiarazioni a Servizio Pubblico ho potuto verificare cosa succede a una persona come me, che non vuole più far parte di questo sistema corrotto. Sono stata attaccata senza tregua dalla stampa di regime con futili argomentazioni, con l’unico obiettivo di minare la mia credibilità e distrarre dai fatti che ho denunciato.

Il Blog di Michelle Bonev_480

Ricevo sistematicamente insulti gratuiti da politici e giornalisti considerati importanti, senza avere pari opportunità di replica. Nessun rispetto, solo inaudita volgarità. Perfino l’Ordine dei Giornalisti si muove contro Michele Santoro per le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico, per voce del segretario nazionale Paolo Pirovano. Ma stranamente non fa alcuna dichiarazione contro quei giornalisti che ogni giorno alimentano la propaganda berlusconiana su tutti i giornali.

Non capisco perché s’ignori l’argomento più importante che io ho sollevato con la mia autodenuncia. Non è stato scritto nemmeno un articolo che approfondisca il fatto che Silvio Berlusconi, mentre era in carica come Presidente del Consiglio, intervenisse regolarmente su enti pubblici e sulle sue società, in pieno conflitto d’interessi, utilizzando risorse umane ed economiche a fini personali o per compiacere una delle sue “amiche”:

1) imponendo all’allora Direttore Generale Rai Mauro Masi l’erogazione di 1 milione di euro per i diritti televisivi del mio film “Goodbye Mama”;

2) imponendo all’ex Ministro della Cultura Sandro Bondi la creazione di un premio speciale durante la Mostra del Cinema di Venezia per il mio film “Goodbye Mama”;

3) imponendo al Direttore Mediaset Fiction Giancarlo Scheri la produzione della fiction“Donne in Gioco” da parte della mia società Romantica Entertainment.

Non c’è nessuno che abbia smentito le mie dichiarazioni: Masi, Bondi, Galan, Carfagna, Bergamini, Giro, Scheri, lo stesso Berlusconi: nessuno. Alcuni di questi personaggi erano addirittura presenti alla premiazione di “Goodbye Mama” a Venezia, rilasciando dichiarazioni pompose sulle mie capacità artistiche e sulle qualità del mio film. Oggi, invece, senza alcun pudore, mi attaccano, rinnegando tutto quello che avevano dichiarato. Cos’è cambiato? Perché nessun giornalista ha chiesto spiegazioni a questi signori?

L’unica cosa che apprendo dai giornali è di una presunta richiesta di 10 milioni di euro da parte di Francesca Pascale. Destinatari: Michelle Bonev, Michele Santoro, Francesca Fagnani, Servizio Pubblico, La7 e del suo editore Urbano Cairo. Tuttora confermo di non aver ricevuto alcuna comunicazione, sia formale che informale, di azioni legali nei miei confronti. In ogni caso, ribadisco ancora una volta, sono disposta a sostenere la verità anche davanti ai magistrati, come ho fatto a Servizio Pubblico e sul mio blog.

Ma davvero a nessun giornalista interessa come un Paese si sia ridotto ad uso e consumo di un pregiudicato e di una ragazza di 29 anni non eletta, senza alcun merito o titolo? E’ molto preoccupante che ogni giorno vengano pubblicati articoli con l’intento di attribuire una finta credibilità a Silvio Berlusconi attraverso la costruzione mediatica dell’immagine della sua “fidanzata”. Sembra quasi configurarsi lo scenario inquietante di un Silvio Berlusconi agli arresti domiciliari ad Arcore e di una Francesca Pascale a Palazzo Grazioli che dirige politica e governo. Si cerca in tutti i modi di distrarre l’opinione pubblica con cose futili: cani, fagiolini, messaggini… ma non c’è nessuno che accenda i riflettori sui legami tra politica e spettacolo dopo le mie dichiarazioni pubbliche.

Basta guardare di cosa si occupano i giornali in questo periodo:

a) il cambio di residenza di Francesca Pascale, come se questo bastasse a certificare una relazione sentimentale che nei fatti, è risaputo, è falsa.

b) il vero nome del cane Dudù, Gennaro, “svelato” da Maria Vittoria Brambilla (un vero e proprio scoop di interesse nazionale!)

c) il “cerchio magico” di Francesca Pascale e le sue improbabili cene con politici, ministri, rappresentanti delle istituzioni: nessuno che si chieda a quale titolo le organizzi e quali ricatti ci siano dietro

d) l’assegno dimezzato di Veronica Lario, come se un tale fatto privato possa considerarsi una vittoria politica della destra berlusconiana sulla sinistra!

e) il fantomatico fidanzato di Francesca Pascale (che stranamente i giornali riportano senza nome e senza faccia). Costui addirittura la accusa di tradimento per essere più credibile! Cose già viste. Da quando Francesca è stata presentata come la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi sono stati scritti libri sulla sua vita, centinaia di articoli, interviste… ma stranamente non vi era traccia di alcun fidanzato prima.

E’ chiaro che il problema non è l’orientamento sessuale di Francesca Pascale, né la depravazione morale di Silvio Berlusconi, ma il fatto che essi si prendano gioco di milioni di persone, in modo sistematico, dipingendo un quadretto familiare che non esiste. Si vuole far credere che il bunga-bunga, di cui tutto il mondo ha parlato in questi anni, sia finito: la verità è che non è così. Si vuole far credere che Francesca Pascale abbia fatto “pulizia” nelle residenze dell’ex Cavaliere, ma la realtà è che lei è solo una delle tante che frequentavano Silvio Berlusconi già ai tempi delle “olgettine” e che la loro “relazione” è basata su ricatti e menzogne. Un intreccio che si ripercuote inevitabilmente sulla politica e sulle istituzioni: è di questo che dovrebbero parlare i giornali oggi. Non si possono ridurre questioni di tale rilevanza ad una lite fra donne, trasformandole nel più becero gossip.

Io mi ritengo una sopravvissuta di questo sistema. Parlo di cose che ho visto e ho vissuto personalmente. Le persone come me, pronte a denunciare tutto questo, non vanno massacrate, perché sono l’unica speranza che le cose possano cambiare. Il fatto che io abbia parlato, dimostra che questo sistema non è cosi forte come sembra. Ho incontrato molte persone compromesse che si logorano dentro perché non possono tornare indietro, perché hanno paura di essere giudicate negativamente dalla società. Io sono qui ora anche per loro. Non ho paura del fango che mi gettano addosso perché dico la verità e non ho niente da nascondere. Le argomentazioni che usano per screditarmi sono futili e senza fondamento.

Hanno pubblicato, senza mia autorizzazione, frammenti di alcuni miei messaggi WhatsApp relativi ad una conversazione privata fra me e Francesca Pascale, nel tentativo di strumentalizzarli e dimostrare la mia malafede. Ma la verità non può essere distorta, perciò ho deciso di pubblicare sul mio blog l’intero contenuto di quei messaggi, affinché ciascuno di voi possa giudicare senza strumentalizzazioni. Io non ho nulla da nascondere, non ho mai ricattato nessuno.

Hanno tirato fuori le dichiarazioni di mia madre, la quale sosteneva, tre anni fa, dopo l’uscita del mio film denuncia “Goodbye Mama”, che io non avessi detto la verità riguardo la violenza e i maltrattamenti subiti da me e da mia sorella durante l’infanzia. Ribadisco, per l’ennesima volta, che mia madre è stata condannata per percosse dal giudice di Varna, in Bulgaria, e le è stato intimato di stare a più di 100 metri da mia sorella. Ho raccontato la violenza che ho subito da lei nel mio libro “Alberi senza radici”. Trovo grottesco usare le dichiarazioni di una persona violenta come mia madre per esercitare un’ulteriore violenza su di me. E’ come chiedere ad uno stupratore conclamato se la sua vittima mente. Smettiamola!
E non è finita qui! Ieri ho letto un articolo nel quale si fanno illazioni su un appartamento di proprietà della società Toriani Immobiliare e Partecipazioni srl Unipersonale, della quale ero socio unico, detenendo la nuda proprietà della quota. Di tale quota ho ceduto appunto la nuda proprietà a terzi e non vi era, come invece cerca di far credere ignorantemente l’articolo, alcun diritto di prelazione nei confronti di altri soci, poiché non vi era altro socio che me. Tutte le illazioni sulla vendita della quota societaria e sui presunti soldi inviati e non versati nelle casse della società, sono menzogne, frutto di malafede, e rappresentano l’ennesimo tentativo di screditare la mia persona. Ma tali illazioni sono facilmente demolibili dagli atti pubblici depositati negli uffici competenti.

In molti mi chiedono perché ho deciso di parlare solo ora, perché “sputo nel piatto dove ho mangiato”? Rispondo semplicemente che prima avevo paura, mi ero compromessa e non volevo perdere tutto. Per me sarebbe stato molto più conveniente andare avanti, piuttosto che dire la verità. Non c’è mai fine per chi resta nel sistema, si trova sempre una via di uscita, un “benefattore” pronto ad aiutare una bella ragazza. Non si ottiene popolarità a denunciare un sistema corrotto che porta ricchezza e potere a migliaia di persone. Esiste un equilibrio ben organizzato da decenni; sarebbe da pazzi pensare di poterlo distruggere. La corruzione è radicata ovunque, per questo il nostro Paese è ridotto così.

Io sono nata in Bulgaria, ma vivo in Italia da 23 anni e sono cittadina italiana dal 1998. La mia casa è qui, e intendo restarci. I successi che ho riscosso in televisione, documentati anche sul mio blog, sono un dato di fatto, e nessuno può contestare ciò che sono riuscita a raggiungere con il mio talento e la mia preparazione. Purtroppo in Italia, come in qualsiasi altra parte del mondo, il talento non basta, serve anche la raccomandazione, altrimenti non arrivi molto lontano. All’inizio della mia carriera ho cercato di farmi strada soltanto con il mio talento, ma presto mi hanno fatto capire che non era possibile. Nel sistema corrotto funziona così: prima ti devi compromettere, diventare una di loro, e poi ti danno quello che vuoi. Un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire, perché significherebbe essere disposti a morire. Il massacro mediatico è l’arma più efficace in questi casi: gettare fango e screditare, inventando menzogne che riguardano la persona interessata o i suoi cari. Non importa che siano menzogne, l’importante è annientare il “traditore” di turno per proteggere il sistema.

La Legge è sempre più lenta mentre la comunicazione oggi è velocissima: senza contraddittorio e senza alcun approfondimento, può fare il lavaggio del cervello a molte persone in poco tempo. Io questo lo so, e lo sto vivendo sulla mia pelle in queste ore, ma non intendo mollare, perché mi sento forte nella verità. Ho pagato a caro prezzo i compromessi che ho fatto, perdendo me stessa, i miei valori, la mia giovinezza. Ora mi chiedo come abbia potuto farmi così male? Io, che ho sempre creduto nei valori della vita. Mi sembra di essermi risvegliata da un lungo stato di coma, e di aver dimenticato chi io sia. Non posso che ricominciare da me. Mi chiamo Dragomira Boneva Ianeva, in arte Michelle Bonev, e sono una donna libera. Non possiedo altro che la verità. E da questa base ricostruirò la mia vita.

FONTE: michellebonevblog.it

Bonev Pascale: Il fango dei guardiani delle porte

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

I “guardiani delle porte” del sistema corrotto in cui viviamo non hanno smentito la loro natura neppure questa volta. Dopo le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico si sono adoperati con ogni mezzo per coprirmi di fango. Testate giornalistiche e politici hanno lanciato dichiarazioni di fuoco contro di me.

Michelle Bonev

Prima, quando facevo parte del loro sistema, mi coprivano di complimenti, soldi e contratti, adesso mi offendono in coro. Non sono io che devo difendermi, ma sono loro che devono spiegare come mai un’attrice abbia potuto ottenere contratti e premi da enti pubblici con l’intervento di un primo ministro. Questi sono i fatti; e cercare di gettare fango su di me non risolverà il vero problema: viviamo in un sistema corrotto! Tengo a precisare che io non sono pagata da nessuno, né appartengo ad alcun gruppo o colore politico, sono soltanto una donna che ha deciso di vivere nella verità.

Ma dire la verità non è sempre un atto apprezzabile, perché noi frammentiamo tutto. Abbiamo deciso che ci sono verità menzognere per chi è pagato dal sistema, verità vergognose per chi è un moralista, verità inutili per chi sostiene di sapere già tutto, mezze verità per chi deve insinuare il dubbio… Ma la verità non è frammentabile, è una sola, ed è inconfondibile. Perciò non dobbiamo voltarci dall’altra parte quando si parla di fatti che riguardano gli interessi della comunità, anche se sono fatti scandalosi… Prostituirsi mentalmente per proteggere un sistema è tanto grave quanto prostituirsi fisicamente. Io non sono peggio di una classe politica o di una stampa di regime che cerca di proteggere il proprio padrone. Ma davvero costoro pensano che la gente sia così sciocca? Scendere in campo per proteggere un corrotto acclarato, che ha fatto della corruzione il suo stile di vita, non è un atto vergognoso?
La “macchina del fango” che hanno attivato per screditarmi è davvero impressionante. Si servono di politici, giornalisti, di chiunque… persino della mia famiglia, dei miei messaggi sul telefono cellulare, fanno illazioni gratuite senza fondamento… Ma per dire cosa? Io ho già detto tutto: ho scritto un libro “Alberi senza radici” e ho prodotto un film “Goodbye Mama” dove ho già raccontato come mia madre maltrattasse me e mia sorella, sia psicologicamente che fisicamente, infatti è stata intimata dal giudice di Varna (Bulgaria) di tenersi a 100 metri di distanza da mia sorella. Ho raccontato come mia madre otto anni fa abbia abbandonato mia nonna malata di Alzheimer in un ospizio statale, dove era maltrattata e denutrita. Io e mia sorella abbiamo condotto una dura battaglia legale contro di lei per ottenere la tutela di nostra nonna e trasferirla in un ospizio privato, dove potesse avere cure adeguate. E nonostante mia madre si opponesse a questo con tutte le sue forze, il giudice ha deciso che ella non era un degno tutore di sua madre, permettendo così a me e a mia sorella di salvare la nonna. Ho raccontato tutto nel mio film-denuncia. Io ho provato sulla mia pelle che il detto: “La mamma è sempre la mamma” non è vero. Ci sono mamme buone e mamme cattive. La violenza nel mondo inizia tra le mura domestiche. Bisogna parlare di questi problemi senza vergognarsi; serve la coscienza collettiva per cambiare le cose, e io, con la mia storia personale, ho deciso di dare il mio contributo.

La stessa cosa ho deciso di fare anche oggi. Offrire la mia testimonianza alla coscienza collettiva, sperando che le cose possano cambiare. Il sistema che ha creato Silvio Berlusconi è devastante e io credo che egli stesso non sia consapevole quanto. Negli ultimi sette mesi ho fatto una profonda autoanalisi. Ho capito che io non facevo male soltanto a me, accettando i compromessi, ma facevo male a tutti. Alimentare un sistema dove devi prostituirti fisicamente e mentalmente per arrivare ad avere le cose che desideri, fa male all’intera comunità. E per quanto possa sembrare ingenuo, ho pensato che se avessi parlato con Berlusconi, egli avrebbe potuto capire, come ho capito io. Non ho mai avuto astio nei suoi confronti, né nei confronti di Francesca. Volevo soltanto far capire loro che è molto meglio vivere nella verità. Non si può parlare di amicizia e di amore quando si mandano le persone e i loro sogni al massacro. Non si può costruire la ricchezza e la felicità sulla sofferenza degli altri, né tanto meno pensare che si possa calpestare la Legge perché si è ricchi e potenti. Che mondo sarà mai questo, senza valori in cui credere? Vale la pena vendere la nostra dignità per raggiungere le nostre ambizioni?

Per questo il 29 settembre sono andata ad Arcore e ho consegnato un biglietto in cui chiedevo di essere ricevuta. Sono stata lasciata fuori dalla porta perché dovevo essere punita: nessuno lascia il Palazzo senza punizione. Volevano farmi capire che mesi prima avevo sbagliato a troncare ogni tipo di rapporto con loro. Io, la povera attrice, come potevo permettermi di decidere della mia vita e abbandonare la Corte?! Allora io ho scritto due messaggi WhatsApp a Francesca e ho proseguito nel mio percorso di verità. Sono rimasta sorpresa che alcuni giornali abbiano pubblicato stralci di questi miei messaggi:
1) perché è un atto penalmente rilevante, essendo miei messaggi in una conversazione privata;
2) perché i messaggi non sono stati pubblicati per intero, ma per frammenti, scelti da qualcuno per dimostrare qualcosa.
La verità non va strumentalizzata ed è per questo che ho deciso di pubblicare i due messaggi WhatsApp che ho mandato a Francesca per intero.

Non avrei mai pensato che sarei dovuta andare a Servizio Pubblico per essere ascoltata da Silvio e Francesca. Mi dispiace anche che non mi abbiano ascoltato con attenzione, perché avrebbero capito che la mia decisione di vivere nella verità deriva da una profonda consapevolezza. Il sistema della menzogna è fallimentare; i tempi dei Borgia sono finiti. Pagare i servi del potere per infangare e screditare chi non vuole più starci dentro, non serve a niente. La gente sa riconoscere la verità, sa riconoscere a chi credere e a chi no. Io sono incensurata, non sono mai stata indagata, né condannata; non ho mai corrotto, né ricattato nessuno, né ho usato il mio potere per raccomandare qualcuno. Io sono soltanto una donna che ha pagato a caro prezzo un sogno, e che ha deciso di rendere pubblica la sua testimonianza nella speranza che il sistema della menzogna, che logora le nostre vite, possa finire presto. Quando la musica finisce, le luci si spengono e gli ospiti se ne vanno, noi restiamo soli con il nostro silenzio. E’ nel silenzio che il cuore comincia a parlare. Io ho deciso di ascoltarlo.

FONTI: MichellebonevblogTwitterTwitter

Agenzia Promoter: Cultura Milano accoglie calorosamente Mario Luzzatto Fegiz in conferenza alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Cultura, Musica, Opinioni / Editoriale

La rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery” in via G. Alessi 11, ha riservato una calorosa accoglienza al noto critico musicale Mario Luzzatto Fegiz in conferenza autobiografica su “I segreti di 50 anni di musica” in data 18 Ottobre 2013. L’iniziativa si colloca nel corposo calendario del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” ideato e organizzato dal manager Salvo Nugnes direttore di Agenzia Promoter e Promoter Arte. “Cultura Milano” vuole divulgare un messaggio di cultura accessibile a tutti con un eterogeneo programma di incontri, che coinvolgono personalità importanti come l’indimenticabile Margherita Hack, Corrado Augias, Francesco Alberoni, Paolo Limiti, Vittorio Sgarbi, Bruno Vespa, Mogol, Patty Pravo.

Parlando di se stesso racconta “Io continuo a scrivere, a scrivere, a scrivere. Ascolto un nuovo artista. Analizzo il testo. Cerco di capire il suo messaggio. Le sue scelte. Chi è. Da dove arriva. Il suo spessore. La sua capacità di comunicare. Cosa c’è oltre le note. Il sound. L’orchestrazione.

Le armonie. Il colore della voce. Il timbro. Cosa si nasconde nei labirinti del suo cuore“.

Fegiz, che vanta una lunga e prestigiosa carriera è approdato anche all’ambito teatrale, cimentandosi nello spettacolo di successo “Io odio i talent show” dal quale si è ispirato per la stesura del libro dal titolo omonimo. Fegiz dice “Il critico non esiste più, è stato derubato del suo mestiere da giurie popolari, sms, mail e televoti. La trama si snoda in stile psicodramma, che racconta di un critico musicale, che si trova a doversi confrontare con questa nuova realtà in un crescendo di situazioni ed episodi tragicomici in cui vengono narrate avvincenti leggende tra fatti e misfatti vissuti in prima persona, insieme ai grandi nomi della musica mondiale“. Nell’epilogo conclusivo della sua performance a teatro dichiara “Sarebbe bello se alla fine di questo spettacolo ognuno di voi andasse a ripescare la musica, che ha scandito i momenti fondamentali della propria vita. Stasera tornando a casa date una carezza al vostro pianoforte o alla vostra chitarra. Oppure al vostro jukebox, giradischi, stereo, lettore cd, Ipad. E ascoltate la loro risposta“.

 

AGENZIA PROMOTER: L’ARTISTA GABRIELE CONTINI PARTECIPA ALLA CONFERENZA DI MARIO LUZZATO FEGIZ PRESSO LA “MILANO ART GALLERY”

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Musica, Opinioni / Editoriale

Gabriele Contini, originale performer milanese, ha partecipato con molto interesse alla conferenza autobiografica di Mario Luzzatto Fegiz dal titolo “I segreti di 50 anni di musica” svoltasi in data venerdì 18 ottobre presso la Milano Art Gallery nel contesto del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, direttore di Agenzia Promoter.

Fegiz vanta un’illustre carriera di critico musicale e una competenza in materia di indiscutibile valenza a livello mondiale. È inviato del Corriere della Sera e conduce con ampio consenso di gradimento la rubrica radiofonica su Radio Rai2 “Fegiz Files“. Di recente, ha esordito con notevole successo a teatro nello spettacolo di sua creazione “Io odio i talent show” che ha ispirato anche la pubblicazione del libro dal titolo omonimo.

Gabriele Contini, in quanto grande appassionato di ogni forma artistica, frequenta gallerie e salotti culturali sin dai suoi esordi in questo campo negli anni’80. Con gli anni si appassiona in particolar modo alle arti visive e alle performance. Possiamo considerare Contini come un artista poliedrico e contemporaneo, un performer in continua mutazione e sperimentazione stilistica e sempre alla ricerca di nuove idee da sviluppare.

Agenzia Promoter: a Cultura Milano emozionante conferenza di Mario Luzzatto Fegiz organizzata dal manager Salvo Nugnes alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Musica, Opinioni / Editoriale

Il grande critico esperto musicale Mario Luzzatto Fegiz ha tenuto un’emozionante conferenza a tema su “I segreti di 50 anni di musica” che si è svolta nello storico contesto della “Milano Art Gallery” in via G. Alessi 11 a Milano, in data Venerdì 18 Ottobre 2013. L’evento speciale appartiene al prestigioso calendario di iniziative di “Cultura Milano” il Festival Artistico Letterario organizzato dal manager Salvo Nugnes, direttore di Agenzia Promotere finalizzato a rendere la cultura accessibile a tutti con incontri ad ingresso libero, che ospitano un parterre di nomi di spicco tra cui Bruno Vespa, l’indimenticata Margherita Hack, Vittorio Sgarbi, Francesco Alberoni, Roberto Vecchioni, Claudio Brachino, Silvana Giacobini, Katia Ricciarelli.

Fegiz dinanzi ad un nutrito pubblico ha raccontato il suo percorso in chiave autobiografica, dagli esordi ai giorni nostri svelando anche interessanti aneddoti e curiosità del mondo della musica, del quale è testimone e protagonista indiscusso da molti anni con una carriera di fama internazionale.

Ha parlato della positiva esperienza in radio e del programma di successo “Fegiz files”, della consolidata collaborazione con il Corriere della Sera, di cui cura rubriche e servizi di rilievo come inviato.

Fegiz ha ideato uno spettacolo teatrale, portato in tournée nei principali palcoscenici nazionali e da lui interpretato, che si intitola “Io odio i talent show” nel quale spiega i suoi tumultuosi sentimenti verso i talent show che hanno posto fine all’esclusività della critica musicale e al suo ruolo specifico in materia.

Sulla musica afferma “La musica è un segnatempo nella vita di una persona. La musica è una compagna, che non ci abbandona mai. I giovani ascoltano più musica degli anziani, perché sono più vivi. Qualsiasi musica può tenerci in vita, ogni tipo di musica ci può salvare. La musica non mi ha mai tradito e non tradirà neanche voi“.

Agenzia Promoter: a Cultura Milano strepitoso evento con Mario Luzzatto Fegiz in conferenza Nugnes alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Opinioni / Editoriale

Appuntamento davvero altisonante nella rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, con il grande critico musicale Mario Luzzatto Fegiz in conferenza a tema su “I segreti di 50 anni di musica” che si terrà Venerdì 18 Ottobre 2013 alle ore 18.00. L’evento si svolge all’interno di “Cultura Milano” il Festival Artistico Letterario nato dall’intraprendenza organizzativa del manager Salvo Nugnes Direttore di Agenzia Promoter e agente di noti personaggi, che ha ideato un ricco calendario di iniziative ad ingresso libero per rendere la cultura accessibile a tutti. Tra le tante presenze illustri Vittorio Sgarbi, l’indimenticabile Margherita Hack, Umberto Veronesi, Roberto Vecchioni, Claudio Brachino, Silvana Giacobini.

Durante l’incontro Fegiz racconterà e si racconterà in chiave autobiografica, dall’esordio in radio nel 1969 al trionfale percorso nell’ambito della critica musicale fino ai giorni nostri con lo spettacolo teatrale “Io odio i talent show” che ne ha segnato il debutto sul palcoscenico, con ottimi consensi e una tournee di prestigio. Lo spettacolo lo ha ispirato nella stesura del libro dal titolo omonimo, che svela i segreti mai detti di star come Madonna, Mike Jagger, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber. Fegiz testimone diretto e protagonista di 50 anni di musica leggera sostiene, che “Il critico non esiste più, è stato derubato del suo mestiere da giurie popolari, sms, mail e televoti“.

Fegiz afferma “Chiunque può parlare di musica passata, presente e futura. Non esistono persone più qualificate solo per ragioni anagrafiche. Personalmente sono in grado di inquadrare meglio quel che ho visto nascere sotto i miei occhi, che quel che è successo prima che io fossi al mondo. In compenso chi vede solo il risultato finale ha una visione più storica e oggettiva“.

PERCHE’ VOTERO’ PER I DODICI REFERENDUM DEI RADICALI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Opinioni / Editoriale, Politica

Da ambrogiocrespi.it – La mia storia parla chiaro, non potrei in ogni caso non adoperarmi per la riuscita dei dodici quesiti referendari depositati e promossi dai Radicali nei scorsi giorni.
Da quelli sulla giustizia, all’abolizione dei meccanismi che privilegiano il clero nell’8 per mille, passando per i due referendum sull’immigrazione, per quello che introdurrebbe il divorzio breve, per quello sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e persino per quello sull’abrogazione della legge Fini –Giovanardi sulle droghe, benché io sia contrarissimo a ogni tipo di stupefacenti, andrò a votare convintamente per ciascuno di essi nel senso proposto dai radicali.
Per questo motivo ritengo utile fare una piccola disamina dei quesiti in questione, divisi per aree tematiche, di modo da fornire anche ai lettori di Clandestinoweb degli ottimi motivi per imitare le mie scelte.
Custodia cautelare
Il quesito che vuole abolirne gli eccessi per me è particolarmente importante. Ho vissuto personalmente questo dramma sulla mia pelle e da innocente, 200 giorni bastano per testimoniare quanto questa legge sia sbagliata, specie nel modo con cui è applicata in Italia. Una battaglia, quella della custodia cautelare, che inizia mediaticamente con l’ingiusta detenzione di Enzo Tortora, anche se a distanza di 30 anni da quell’arresto, nulla è cambiato, anzi forse è persino peggiorato.
Divorzio breve
Sono d’accordo con questo punto perché se un matrimonio giunge a termine non vedo perché non si abbia diritto di farsi un’altra vita o per lo meno non essere legato burocraticamente per tre anni ad una persona che probabilmente non si ama più.
Droghe
Teoricamente non sono d’accordo, perché vengo da un quartiere dove regnava la droga ed io ho sempre fatto di tutto per contrappormi. Però è anche vero che forse sono troppo severo su questo tema e magari persino emotivo. La marijuana non ha nulla a che vedere con le droghe pesanti, chi si fuma uno spinello sicuramente non può essere condannato.
In questo caso mi affido a Marco Pannella che dice sempre “legalizzando la droga si sconfigge la criminalità”. E io non posso non condividere questo pensiero.
Abolizione dell’ergastolo
E’ un tema delicato che solo in parte condivido. E’ difficile non dare la pena in questione ad una persona che uccide un bambino, ad esempio, ma è anche vero che le condizioni carcerarie italiane hanno raggiunto il massimo del degrado. Io sono entrato in quei corridoi di Opera dove vivono gli ergastolani e posso dire che le condizioni di vita sono drammatiche sia per il detenuto sia per la guardia carceraria.
Magistrati fuori ruolo
Sono d’accordo perché non si può per anni e anni prendere lo stipendio altissimo di un giudice facendo altro, magari lavorando in un ministero o come consulente di una Commissione parlamentare. Si parla di mancanza di organici pressoché cronica, io questo referendum lo voterò per far rientrare nei Tribunali le centinaia di magistrati attualmente dislocati ai vertici della pubblica amministrazione. Così magari daranno una mano per smaltire l’enorme arretrato giudiziario.
Responsabilità civile dei magistrati
Un medico che sbaglia paga per i danni che ha provocato nel paziente. E anche un avvocato o un giornalista, chiunque, sono chiamati a rispondere del proprio operato. Già nel 1987 un referendum votato dall’80% degli italiani aveva stabilito che i magistrati non facessero eccezione. E’ giusto e logico quindi che i cittadini possano ottenere dal magistrato, e non dalla collettività che paga per lui come vuole la legge Vassalli attualmente in vigore, un risarcimento. E sarebbe anche giusto che un giudice che per due, tre, quattro volte fa errori marchiani (che vengono sanzionati e che lui paga di tasca sua) possa persino venire radiato dall’ordine giudiziario. Come capita peraltro nella maggior parte degli ordini professionali. Per rendere più spazio ai giudici che svolgono un buon lavoro. Per una giustizia giusta.
Separazione delle carriere dei magistrati
Come si può altrimenti avere la garanzia di essere giudicati da un giudice terzo obiettivo ed imparziale che abbia una carriera diversa da quella del Pubblico ministero che accusa? Non a caso, e qui cito il presidente dell’Unione delle camere penali italiane Valerio Spigarelli che ha rilasciato in proposito un’intervista proprio a Clandestinoweb, l’unicità delle carriere in magistratura la vollero i giuristi fascisti come Alfredo Rocco e doveva servire a rafforzare l’autoritarismo di quel regime.
Abolizione del finanziamento pubblico partiti
Abolire il finanziamento pubblico dei partiti e la truffa dei rimborsi elettorali è semplicemente un dovere per questa politica che in Italia con questi soldi ha perpetrato dei veri e propri crimini contro l’umanità precipitando un intero paese nella sfiducia e nell’anti politica e dando voce alle proteste e alle demagogie dei più violenti.
8xmille
Mi sembra logico lasciare allo Stato le quote di chi non esprime una scelta. E non foraggiare automaticamente un clero che più volte si è dimostrato corrotto dai beni mondani che altri governi hanno regalato per ingraziarsi la chiesa ed usarla come arma di propaganda elettorale.
Immigrazione, due questioni
Credo sia giusto abrogare il reato di clandestinità ed eliminare le norme che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti. Essere clandestini spesso è una disgrazia e non mi risulta che si possa punire chi subisce una disgrazia.
Quanto al secondo quesito, mi pare giusto abrogare quelle norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei caporali, creando lavoro nero, microcriminalità e l’effetto di “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani. Inoltre, la semplice regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse. E non si tratta di bruscolini. Come si suol dire.

Fonte: http://ambrogiocrespi.it/perche-votero-per-i-dodici-referendum-dei-radicali/#sthash.UHM7lizj.dpuf
Per maggiori informazioni www.ambrogiocrespi.it

CHIUDE L’ASSOCIAZIONE ‘A VOCE D’ E’ CREATURE, INTERVISTA A DON MEROLA: NOI ABBANDONATI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Italia, Opinioni / Editoriale

Da www.ambrogiocrespi.it – Don Luigi Merola, il prete anticamorra, da anni lotta a Napoli per togliere dalla strada i ragazzi e per rimetterli su un cammino di giustizia e legalità con la sua associazione ‘A Voce d’e’ Creature’ che ora, come spiega nell’intervista che ho realizzato per Clandestinoweb, è costretta a chiudere per mancanza di fondi. Affronta il problema con decisione e senza peli sulla lingua: “ Nessuno ha preso a cuore questa situazione, da venerdì ad oggi nessuna telefonata” ci spiega, sottolineando come al momento senta solo attorno a sé un grande tifo, ma pochi giocatori in campo.
L’associazione, spiega ancora Don Merola, ha lavorato finora solo con l’apporto dei volontari e le donazioni dei privati, ma per sopravvivere e continuare con il lavoro di bonifica del territorio dalla camorra e dalle mafie, è necessario mettere in campo qualcosa di più, azioni concrete come ci spiega con le parole forti di chi crede fino in fondo in quello che fa.
Don Merola, lei si è visto costretto a chiudere la fondazione di recupero minorile ‘ A Voce d’e’ Creature’ da lei fondata a Napoli, per mancanza di fondi…
La fondazione nasce anni fa da un bene confiscato alla Camorra. Il nostro intento è quello di far tornare i bambini a scuola perché l’abbandono scolastico a Napoli è una vera e propria piaga. Abbiamo attività pomeridiane che vanno dallo sport, alla musica, ai corsi di informatizzazione; cerchiamo poi di avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Fino ad ora queste attività sono state portate avanti grazie ai proventi della pubblicazione de la “Provvidenza” e del 5 per mille, ma mai nessun ente pubblico ci ha sostenuto. Purtroppo oggi ci troviamo a chiudere schiacciati dalle spese tra cui quelle delle tasse, come quella sui rifiuti solidi urbani, la Tarsu, da cui i beni confiscati non sono esentati e che ci ha messo molto in difficoltà. E’ caduto nel vuoto il nostro appello ai Parlamentari per fare una legge per tutelare chi gestisce i beni confiscati. Nessuno ha preso a cuore questa situazione, da venerdì ad oggi nessuna telefonata.
Qual è attualmente la situazione?
Siamo stati abbandonati, solo un imprenditore ci ha chiamato e ci ha detto di essere intenzionato a fare una donazione. Faccio un appello perché anche la vostra voce ci aiuti a diffondere la nostra richiesta di aiuto che a Napoli finora non è stata ancora preso a cuore neanche dal sindaco che ho cercato di incontrare, ma che ancora non mi ha ricevuto.
Cosa si può fare per salvare la vostra Associazione?
La realtà è che si tratta di un problema da risolvere a monte. Noi non riusciamo a pagare le tasse: non è possibile che a livello nazionale nessuno si faccia carico di questa situazione, che non riguarda solo l’Associazione di Don Merola. I beni confiscati non possono pagare le tasse: c’è in questo senso un vuoto legislativo che va colmato, altrimenti il lavoro delle forze dell’ordine, nel recupero e nella bonifica viene disperso e diventa inutile. Ho fatto una proposta al riguardo, ma è rimasta lettera morta e nessuno ha avuto il coraggio di portarla avanti. Nella proposta di legge chiedevamo che chi gestisce i beni confiscati sia esentato dal pagamento delle tasse e dalle utenze che vengono utilizzate per finalità sociale; tutto il conto può rientrare sul fondo unico di giustizia: i soldi sarebbero così presi dalle confische fatte alla criminalità organizzata. Altrimenti ci prendiamo in giro. L’Italia è un bel paese, ma tutti sono bravi a predicare… poi nella concretezza chi è che fa la lotta alla Camorra? Dopo le grandi operazioni e i grandi blitz, tutto ritorna come prima. Nessuno si preoccupa di mantenere nella legalità i “soldatini del boss”. Abbandonati a loro stessi non possono che ritornare a chiedere i soldi alla malavita.
Quanto è radicata sul territorio la sua associazione, quali i traguardi raggiunti, insomma: perché è così importante per Napoli far continuare a vivere ‘ A Voce d’e’ Creature’ ?
La nostra associazione non è radicata solo in Campania, ma anche fuori dalla Regione: nasce sei anni fa, ma è in rete con 1200 istituzioni scolastiche. Il nostro lavoro si basa tantissimo sul sostegno e sull’impegno dei volontari senza i quali noi avremmo chiuso già tre anni fa. Fino ad ora siamo andati avanti grazie all’esercito dei volontari, ma ormai neanche questo basta più. Serve un’analisi sociologica degna di questo paese, e si deve smettere di fare la lotta alla camorra e alle mafie solo attraverso le conferenze stampa: un quartiere non viene bonificato solo con l’arresto del boss. E in questi anni ‘ A Voce d’e’ Creature’ ha fatto questo: ha bonificato realmente il territorio e i quartieri, togliendo dalle strade i ragazzi, dando una nuova speranza. Al momento però mi sento solo: mi sembra di avere solo tanti tifosi e nessun giocatore in campo con me. Mi auguro che dalla chiusura della fondazione nasca in Italia, nei partiti, ma anche nella gente comune, la voglia di incominciare ad affrontare i problemi, chiamandoli per nome. Io devo fare il prete, non voglio fare il politico, ma non possiamo non dire che un buon amministratore, come dice il Papa deve essere un uomo umile. La politica potrà dire ancora tanto, ma nel momento in cui comincia a essere umile, semplice. E questo è il pensiero di chi la politica la ama e la intende nella forma più alta, quella della carità cristiana. A differenza di Grillo voglio prendere il popolo e dire “amiamo la politica”, per il suo vero significato, di servizio, di salvaguardia del nostro territorio, per dare occupazione.
Come riuscite a portare questi ragazzi su un cammino di giustizia e legalità?
I nostri ragazzi hanno bisogno di vedere immagini, di toccare con mano. Gli facciamo capire che quello del boss è un futuro già morto, già spento. Per questo gli facciamo vedere che i boss finiscono tutti in carcere o morti ammazzati, gli facciamo fare i conti con la realtà. Poi gli facciamo provare come solo lo studio e la cultura in questo momento possono salvare il nostro sud Italia, ma anche il Nord. La mafia ha le radici al Sud, ma i rami più belli, i frutti migliori li ha al nord, perché lì ci sono gli investimenti. Noi facciamo scoprire ai nostri ragazzi quanto è bello avere un lavoro onesto, rimanere sul tuo territorio; vogliamo far capire loro che le risorse sono a portata di mano, che non c’è bisogno di andarsene. Ma tutto questo con amore, l’amorevolezza, senza repressioni che non servono a niente. Diamo loro un lavoro, li facciamo appassionare.
Un’ultima battuta: in una intervista ha detto che per lei Cosentino non è un camorrista? Come si è fatto questa idea?
A me era stato chiesto se Cosentino fosse camorrista o meno. Questo lo dovrà stabilire un tribunale e non sta a noi cittadini: i processi si fanno nei tribunali, non sulla carta stampata e neanche per teoremi, come qualcuno purtroppo ama fare. Quello che io ho ribadito è che è immorale che sia detenuto in carcere perché non può inquinare le prove, non può fuggire perché si è costituito e non può reiterare il reato perché non è più in parlamento, non è più un uomo potente. Venute meno queste tre circostanze ho detto solo che è immorale che sia in carcere in attesa di giudizio. Può aspettare a casa il suo processo. Per aver detto questo mi hanno accusato di aver criticato i magistrati, per le mie opinioni sono stato attaccato in maniera feroce e dura come neanche la Camorra quando ero a Forcella. Siamo un paese democratico, o un paese in cui non si può esprimere le proprie opinioni?

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FABRIZIO PILOTTO ASSOLTO, MA IL MATTINO DI PADOVA NON SI PREOCCUPA DI RIPRISTINARE LA WEB REPUTATION

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Legale, Opinioni / Editoriale

Nel mondo moderno e 2.0, è sempre più difficile tenere sotto controllo la propria reputazione web: quando tutti possono parlare e scrivere tutto di tutti, difendere il proprio diritto a una corretta informazione e comunicazione della propria immagine è sempre più difficile. Ne sa qualcosa l’imprenditore Fabrizio Pilotto, che contro questa cattiva informazione sta lottando per ripristinare la propria reputazione, anche web.

Nell’articolo “Dal Telemarket allo spaccio”, pubblicato in data 30 marzo dal Mattino di Padova, si dà la notizia dell’arresto di Pilotto in seguito a un’operazione dei carabinieri di Tombolo, nell’alta Padovana. L’uomo veniva fermato per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente e quindi processato per direttissima. Titolare di una agenzia di telemarket, Pilotto è stato poi assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Ma agli occhi esterni di chi si documenta sulla sua persona, l’assoluzione di fatto non c’è stata. Cercando su Google, infatti, l’articolo del Mattino di Padova si guadagna un bel piazzamento in prima pagina. L’articolo che parla dell’arresto, però, intendiamoci… Mentre solo alla seconda pagina di ricerca, in data 8 maggio, compare un articolo di un altro quotidiano online, Treviso Today, che riporta la notizia della completa assoluzione dell’imprenditore Trevigiano che viene così liberato dall’accusa di essere uno spacciatore, ma solo a livello legale.

La stessa etichetta è stata data con troppa semplicità anche dai giornali, quelli web in particolare, e appare evidente da tutta questa storia come per cancellare una traccia web spesso pesante e inesatta, è necessario un intervento sul quale troppo spesso si sorvola. Perché se è vero che, a dovere di cronaca, Il Mattino di Padova ha poi pubblicato in data 9 maggio una nuova notizia nella quale si dà conto dell’assoluzione di Pilotto, tuttavia questa pubblicazione non ha lo stesso posizionamento su Google, quindi di fatto non cambia la web reputation del personaggio – mentre nel pezzo passato non c’è nessun riferimento alla successiva assoluzione. Di fatto dall’assoluzione sono passati due mesi, ma per il Mattino di Padova nulla è cambiato.

Cosa si deve fare per risanare la propria reputazione sul web? Come si deve intervenire per vedere corretto un pezzo che campeggia in bella mostra sullo strumento di ricerca, più accessibile e più usato? Considerato che oggi il web è di fondamentale importanza, visto che è il primo strumento di informazione attraverso il quale le persone entrano in contatto con il mondo che le circonda, anche i giornalisti web devono tenere in maggiore considerazione gli strumenti dei quali usufruiscono ricorrendo a quei piccoli accorgimenti (come rettifiche, rimozione, o link incrociati) che servono a ripristinare la reputazione online.