Cittadinanza: ius sanguinis vs ius soli

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cittadinanza figli immigratiLa cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori immigrati e ai ragazzi cresciuti sul suolo della Repubblica, è entrata a pieno titolo nel dibattito pubblico, tra posizioni garantiste e strenue difese di una supposta “italianità”.

Al centro del dibattito l’opzione tra ius sanguinis e ius soli. La legge n. 91 del 1992 infatti contempla esclusivamente il principio dello ius sanguinis, che prevede l’acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso di tale diritto. In base a questa legge è cittadino per nascita:

  • il figlio di padre o di madre cittadini
  • chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.
  • È considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.

Poiché la legge non riconosce lo ius soli, che invece prevede l’acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere nel territorio dello Stato, i bambini che nascono in Italia da genitori immigrati sono considerati stranieri. Potranno presentare richiesta di cittadinanza soltanto al compimento dei 18 anni purché possiedano il requisito della residenza legale ininterrotta e avranno un anno di tempo per presentare domanda.
I bambini stranieri provenienti da paesi esterni all’Unione Europea sono soggetti alle norme che regolano la cittadinanza per gli immigrati extracomunitari e potranno dunque ottenerla dopo 10 anni di residenza legale ininterrotta in Italia.

La riforma della legge sulla cittadinanza è da più parti invocata come uno strumento indispensabile per adeguare il diritto alla realtà di un paese che da anni ha assunto le caratteristiche di una nazione multiculturale: il dossier statistico realizzato da Idos e Unar nel 2013 parla di 4,3 milioni di stranieri residenti, il 10% dei lavoratori sono immigrati, nelle scuole ci sono 786.650 studenti di origine straniera – 8,8% del totale – e degli alunni senza cittadinanza il 47,2% è nato in Italia. Un quinto dei bambini nati in Italia ha almeno un genitore straniero.

La riforma della legge sulla cittadinanza, con il riconoscimento del principio dello ius soli, è l’obiettivo della campagna nazionale l’Italia sono anch’io, promossa da 22 organizzazioni della società civile che nel 2012 hanno raccolto le 50 mila firme necessarie alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana:

  • per i nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia legalmente soggiornante da almeno un anno, secondo il principio dello ius soli
  • per i nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia
  • per i bambini stranieri entrati in Italia entro il decimo anno di età e legalmente soggiornanti, al compimento del diciottesimo anno di età
  • per i bambini stranieri che hanno frequentato una scuola italiana

Il 21 marzo del 2013 è stata depositata alla Camera la proposta di legge “Disposizioni in tema di acquisto della cittadinanza italiana”, firmata dai parlamentari del Partito Democratico Khalid Chaouki e Cécile Kyenge, dall’allora segretario Pierluigi Bersani e dal capogruppo Roberto Speranza. Tra i punti principali:

  • l’acquisto della cittadinanza per i bambini nati da genitori stranieri regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure arrivati qui entro i dieci anni che concludono un ciclo scolastico (scuole primarie o secondarie) o un percorso di formazione professionale.
  • la dichiarazione per l’acquisto della cittadinanza può essere presentata dai genitori o dai figli una volta diventati maggiorenni
  • l’applicazione della nuova legge anche a chi è nato in Italia o ci è arrivato entro il decimo anno di età prima della sua entrata in vigore

A quasi un anno dalla presentazione, la proposta sembra essere ben lontana dal divenire legge. Ad opporsi alla riforma della cittadinanza sono soprattutto i politici della Lega, che hanno reagito all’ipotesi con manifestazioni, raccolte di firme contro lo ius soli e insulti razzisti al ministro dell’integrazione Cécile Kyenge. Anche Beppe Grillo si è opposto alla modifica della legge: “Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente”. Per il leader di M5S la legge può essere cambiata: “Solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita”.

A invocare con forza la riforma della legge sulla cittadinanza è invece il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, per il quale chi non capisce la portata del fenomeno migratorio e quanto servano gli immigrati all’Italia non sa guardare “alla realtà e al futuro”. Per Napolitano i nuovi italiani rappresentano “una grande fonte di speranza» per il paese e servono anche loro a sostenere “il fardello del debito pubblico”. Senza di loro l’Italia oltre ad essere più vecchia “avrebbe meno potenzialità di sviluppo”. Di conseguenza: “È una follia che i figli di immigrati nati in Italia non siano cittadini”.

I sostenitori dello ius soli citano l’esempio dell’America, dove i bambini, per il solo fatto di essere nati sul suolo americano, ottengono la cittadinanza. In Europa questo principio è applicato da Grecia, Francia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Finlandia, ma con alcune condizioni. In Francia ad esempio i figli degli immigrati possono presentare richiesta di cittadinanza purché siano vissuti stabilmente sul territorio del paese per almeno 5 anni.

Tante sono le associazioni che continuano a battersi per il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati o cresciuti sul suolo italiano. E diversi sono i comuni che hanno deciso di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri: se il capofila fu Torino nel 2012, nel 2013 anche il Comune di Roma ha aderito all’iniziativa promossa dal Municipio II nell’ambito della campagna UNICEF “Io come tu, mai nemici per la pelle”, che ha convinto oltre 200 Comuni italiani a garantire questo riconoscimento simbolico ai figli degli immigrati nati qui.

Quello che dovrebbe davvero far riflettere sono le testimonianze e le esperienze dei ragazzi. Che attraverso i documentari come 18 ius soli e i video prodotti da ZaLab raccontano la feroce contraddizione tra l’essere cresciuti italiani e l’essere considerati stranieri. A casa, trattati come ospiti. Italiani stranieri che a 18 anni devono decidere cosa fare perché la loro permanenza in Italia è subordinata a motivi di lavoro o di studio: pena il rimpatrio nel paese dei genitori, che spesso non hanno mai conosciuto. Italiani che non possono partecipare ai concorsi pubblici, che per viaggiare hanno bisogno di 1000 documenti, che ogni anno devono sopportare lo strazio burocratico del permesso di soggiorno se vogliono restare nel paese dove sono nati o cresciuti.

Italiani di fatto, stranieri di diritto… fino a quando?

L’AVV. MARCO CARRA AFFRONTA GRANDI TEMI DI ATTUALITÀ: FEMMINICIDIO E STALKING

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Opinioni / Editoriale

Marco Carra, affermato avvocato e Consigliere regionale della Lombardia, da sempre attivo nell’ambito del sociale e molto vicino alla comunità, affronta, in un’intervista esclusiva, i grandi temi di attualità del femminicidio e dello stalking.

1-UNA RIFLESSIONE SUL CRESCENTE AUMENTO DEI FEMMINICIDI?

Il crescente aumento dei femminicidi è il frutto della crisi economica, morale, etica dovuta ad un ventennio dominato da una  cultura politica  che ha umiliato, svilito denigrato l’essere donna. Tocca agli uomini per primi farsi carico della necessità di spazzare via quella cultura patriarcale ancora così radicata nel nostro Paese. Il femminicidio è un’emergenza sociale, una “strage” e proprio per questo, la politica, a tutti i livelli deve farsene carico. Secondo i dati nazionali più recenti nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise 81 donne, di cui il 75% nel contesto familiare o affettivo.

2-QUALI PENSA POSSANO ESSERE LE CARENZE EDUCATIVE CHE SCATENANO QUESTE STRAGI INGIUSTE?

Bisogna rompere le barriere culturali di una società che per certi aspetti è ancora primitiva e arretrata e, al contempo, agire sul fronte istituzionale perché come ha recentemente affermato Laura Boldrini: “Nessuna nuova norma ha senso se non cammina insieme a un profondo cambiamento del nostro modo di pensare, parlare, guardare”. Nessuna forma di repressione e nessun decreto, nemmeno il più repressivo porteranno a risultati se non si insite sulla prevenzione a partire dalla scuola. Bisogna formare i giovani sin dall’infanzia educandoli al rispetto del genere, all’affettività, alla sessualità promuovendo incontri di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università. Un’ottima soluzione potrebbe essere quella di includere nei programmi scolastici di ogni grado, una disciplina finora inedita, una sorta di “educazione sentimentale” incentrata sul rispetto reciproco, sulla parità tra i sessi, sul controllo delle emozioni più intense.

3-COSA DOVREBBE FARE LO STATO PER BLOCCARE QUESTE CONTINUE VIOLENZE?

Incrementare e favorire la nascita di centri antiviolenza, fare in modo che i pochi che esistono non chiudano i battenti per mancanza di fondi, promuovere centri di ascolto e aiuto per uomini abusanti, agevolare la nascita di osservatori che monitorino i femminicidi dicendoci quanti sono davvero e come avvengono. Solo attraverso un monitoraggio preciso del fenomeno si potrà avere un quadro realistico del fenomeno a cui far seguire provvedimenti opportuni ed efficaci.

4-COSA DOVREBBE FARE LA FAMIGLIA IN AMBITO FORMATIVO PER INCULCARE I GIUSTI ORIENTAMENTI COMPORTAMENTALI FIN DALLA GIOVANE ETÀ?

La famiglia per prima, deve educare i giovani alle sessualità e al rispetto dei generi crescendo maschi e femmine allo stesso modo a partire dalla partecipazione alla vita familiare e domestica.

La dimensione familiare deve mettere al centro l’affettività e rispetto della differenza dei generi facendo si che queste componenti siano il motore della crescita emotiva delle nuove generazioni. E’ necessario che i genitori educhino i figli al rifiuto e li abituino fin dalla più tenera età all’autonomia emotiva.

5-COME VEDE LA CONDIZIONE DELLE DONNE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI? C’È MAGGIOR TUTELA E PREVENZIONE DEI REATI?

Il primo dato su cui riflettere, paradossalmente, è relativo all’occupazione. Una donna che lavora, che è economicamente indipendente più difficilmente rimane vittima di un marito o compagno violento. Sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica è il primo imprescindibile step per la realizzazione delle parità di genere e per una vera emancipazione. In Italia siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità, vero strumento di tutela e della prevenzione dei reati di genere. Per prevenire il femminicidio si deve intervenire anche sulle politiche del lavoro, facendo sì che anche le donne italiane, raggiungono lo stesso grado di occupazione e ed emancipazione sociale. I dati sul femminicidio sono ricchi di luci ed ombre. Un fatto rimane: la violenza di genere esiste, ma i dati più allarmanti non sono in Italia. È la evoluta Germania ad avere il primato con 350 vittime nel 2009, pari al 49,6% delle 706 vittime di omicidio totali e un indice di rischio pari a 0,8 per 100 mila donne residenti, seguita dalla Francia (288 vittime, pari al 34,3% e un indice pari a 0,9) e dal Regno Unito (245, pari al 33,9% e un indice pari a 0,8). Nel dato complessivo per una volta non abbiamo noi la maglia nera.

6-UN COMMENTO SULLO STALKING E SULLE VITTIME CHE POI SPESSO DIVENTANO ANCHE OGGETTO DI VIOLENZA FISICA E FEMMINICIDIO.

Un problema serio, un fenomeno in crescita anche quello dello stalking che spesso si traduce nell’atto estremo del femminicidio. Anche in questo caso la prevenzione e l’aiuto alle vittime si deve alle svariate iniziative di collaborazione con le associazioni e i centri antiviolenza, in un lavoro di “rete” utile per la protezione di chi subisce violenze, aggressioni o stalking. In caso di stalking, va ricordato il ruolo di fondamentale importanza della Polizia di Stato  per la vittima, che può cadere nell’errore di isolarsi o di sottovalutare il problema. Al contrario, il confronto con gli operatori di Polizia consente di predisporre mirate strategie di protezione. Sinergia e lavoro di squadra tra centri antiviolenza, forze dell’ordine, personale medico e attenzione legislativa sono le uniche armi vincenti per combattere lo stalking evitando che degeneri nella forma più estrema di violenza.

INTERVISTA A MARCO CARRA SULLA SUA FORMAZIONE E SULLA GRANDE PASSIONE PER LA GIUSTIZIA

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Cultura, Opinioni / Editoriale

Intervistato Marco Carra, rinomato avvocato, nonché consigliere regionale in Lombardia, parla della sua passione per la Giustizia e racconta la sua formazione.

1- COME NASCE LA PASSIONE PER IL DIRITTO E LE MATERIE DI TIPO GIURIDICO/GIURISPRUDENZIALE?
Nasce dalla mia passione per la Giustizia. Credevo e credo tuttora nel senso di Giustizia, sin da quando frequentavo il liceo scientifico e sentivo che quella sarebbe dovuta esser la mia strada.

2- QUANDO SI È LAUREATO E DOVE HA FREQUENTATO GLI STUDI UNIVERSITARI?
Mi sono laureato nel 2003 a Parma, ma la pratica l’ho fatta a Mantova. Sono specializzato in Diritto del Lavoro, perché mi sono sempre interessato alle tematiche sociali.

3- DA QUANTI ANNI SVOLGE LA CARRIERA DI AVVOCATO?
Ho iniziato la pratica nel 2004, dunque da circa 10 anni ormai.

4- IN QUALE RAMO DEL DIRITTO SI È SPECIALIZZATO E SVOLGE IN PREVALENZA LA SUA ATTIVITÀ?
Come anticipato prima, sono specializzato in Diritto del Lavoro a 360 gradi, da quello puro a quello sindacale e alla gestione d’impresa.

5- SI È EVOLUTA/TRASFORMATA IN QUESTI ANNI LA PROFESSIONE DI AVVOCATO?
Devo dire che la professione di avvocato si è trasformata negli ultimi anni, purtroppo in peggio a causa della crisi economica e del deterioramento della società.

6- SI RISENTE ANCHE NELLA SUA PROFESSIONE DELLA CRISI ECONOMICA GENERALE?
Sì, anche l’ordine degli avvocati ha risentito della crisi contingente, in particolare alcuni studi e certi miei colleghi si trovano in difficoltà.

Crisi occupazionale e riforma del sistema nel mondo del lavoro: ne parla l’avv. Marco Carra

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il noto avvocato mantovano Marco Carra, consigliere di Regione in Lombardia da sempre molto sensibile e recettivo verso le attuali problematiche legate alla crisi occupazionale e alla crescente disoccupazione giovanile, ha espresso degli interessanti commenti al riguardo, condividendo ampiamente le opinioni del collega avvocato Umberto Ambrosoli, con il quale si è creato un rapporto di reciproca stima e ammirazione anche per dialogare in modo costruttivo sui temi sociali e collettivi più delicati e complessi e individuare insieme soluzioni concrete ed efficaci.

Carra in riferimento alle emergenze provocate dalla incalzante crisi del lavoro spiega “Oggi la sfida fondamentale è quella di disegnare un efficace sistema di ricollocamento e di politiche attive del lavoro. Non si possono dare risposte vecchie a problemi nuovi. Oggi servono politiche attive più robuste e un piano straordinario per l’occupazione: dai percorsi per la formazione continua e la riqualificazione professionale di chi viene espulso dal mondo del lavoro, alla riforma dell’incontro tra domanda e offerta, fino a un sistema di formazione professionale orientato all’occupabilità“.

E sottolinea “Se non sappiamo rilanciare lo sviluppo, aumenterà sempre più la crisi occupazionale, soprattutto quella giovanile. Bisognerebbe, quando si rimane senza lavoro, poter ricevere il supporto di un reddito minimo garantito e la possibilità di essere formati in base alle figure professionali richieste dal mercato“. Carra ritiene che deve essere data particolare attenzione alla formazione, poiché la politica dei voucher è ormai superata e inadeguata e serve una pianificazione progettuale mirata dei servizi pubblici per il lavoro, in grado di inserire efficacemente i giovani e ideare nuove politiche rivolte alla tutela degli over 60.

Mario Luzzatto Fegiz parla ai detenuti del Carcere di Opera a Milano

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È certamente un appuntamento di forte risonanza quello previsto in data Venerdì 8 Novembre alle ore 17.00 nel contesto carcerario di Opera a Milano con la presenza d’eccezione dell’affermato critico musicale e storico giornalista e collaboratore del Corriere della Sera Mario Luzzatto Fegiz, che affiancato in qualità di relatore dal manager Salvo Nugnes, agente di rinomati personaggi e artisti, terrà una conferenza su “I segreti di 50 anni di musica”. Fegiz, raccontando e raccontandosi in chiave autobiografica sugli anni di prestigiosa carriera internazionale svelerà anche curiosi aneddoti e intriganti retroscena del mondo della musica. L’evento si svolgerà nella sala teatro dell’istituto penitenziario dinanzi ai detenuti e rientra nel ricco programma di incontri d’intrattenimento cultural artistico a scopo solidale, di cui Salvo Nugnes è convinto sostenitore e promotore.

Durante la conferenza, ci sarà un’anticipazione in forma di prefazione introduttiva recitata dello spettacolo teatrale “Io odio i talent show” nel quale Fegiz si è cimentato nel ruolo di protagonista nella corposa tournée, ricevendo straordinari encomi e apprezzamenti con una performance davvero esilarante, in cui spara a zero sulle fabbriche di talento.

Fegiz spiega “È uno psicodramma, che racconta di un critico musicale un tempo temuto e rispettato, che si trova a doversi confrontare con una nuova realtà quella dei social network, i talent show, i televoti, gli sms, improbabili giudici dal retroterra culturale esile. Abituato dagli anni settanta a fare il bello e il cattivo tempo, il critico viene travolto da una contestazione di fan dei giovani artisti, pronti a coglierlo in fallo. Così in un crescendo di situazioni ed episodi tragicomici vengono narrate avvincenti leggende tra fatti e misfatti vissuti in prima persona insieme ai grandi nomi della musica mondiale“.

Fegiz dichiara “Di mestiere faccio quello che vi dice se vale la pena di spendere 50,00€ per un concerto o 15,00€ per un cd. Per misteriose ragioni costringo pubblico e artisti a confrontarsi con me e ho visto cose, che voi umani neanche potete immaginare“.

L’imprenditore immobiliare Giovanni Gelmetti commenta i numerosi casi di violenza collettiva e perversioni sociali

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il rinomato imprenditore immobiliare Giovanni Gelmetti ideatore della Giax Tower, uno dei più innovativi grattacieli di Milano, parla di due argomenti di forte attualità per l’Italia e per il Mondo in generale: violenza collettiva e perversioni sociali.

D- E’ informato dell’intervista rilasciata da Lapo Elkann sugli abusi sessuali subiti in gioventù? Cosa ne pensa di questa confessione così spinosa verso l’opinione pubblica?
R- Si, l’ho letto su internet e mi dispiace per ciò che gli è successo. Trovo sia stato molto intelligente e coraggioso a portare la testimonianza di una sua esperienza così forte e negativa, che ha caratterizzato la sua vita.

D- Ritiene che in qualche modo la crisi economica globale abbia acutizzato i problemi di disagio psichico e comportamentale di tipo violento?
R- Credo di si, perché sono convinto che le crisi in generale portano tutto all’eccesso, dunque anche gli stati d’animo, le emozioni, le azioni e le reazioni di ognuno di noi.

D- Il fenomeno dilagante del bullismo è un segnale di predisposizione alla violenza collettiva fin da giovani?
R- Credo sia un problema che ci sia sempre stato. Probabilmente tutto parte da delle fragilità caratteriali di singoli che si aggregano in compagnie, in “branchi”.

D- La carente educazione ai valori portanti e i messaggi mediatici distorti possono creare dei potenziali modelli violenti e pericolosi da emulare?
R- Certamente, sono convinto di ciò.

D- Quali possono essere le misure di efficace prevenzione per combattere violenza e perversioni sociali?
R- Secondo la mia opinione è fondamentale che ogni essere umano riesca ad appassionarsi a qualche cosa, che sia uno sport o una vocazione, che non ha niente a che fare con il successo. È una ricetta importantissima, il fatto che ognuno riesca a fare ciò che gli piace veramente. Dovrebbe essere insegnato e coltivato già dai primi anni, quando i bambini, intorno ai 4/5 anni, iniziano ad andare all’asilo e poi a scuola.

D- Cosa pensa del programma anti violenza a New York di Rudolf Giuliani? Potrebbe essere adatto anche in Italia come programma risolutivo?
R- Il programma di Rudolf Giuliani a New York, è stato applicato in un contesto di regole che qua in Italia non ci sono. Se ci fossero le stesse regole e le stesse leggi, un altro Rudolf Giuliani del Bel Paese, potrebbe ottenere gli stessi risultati, in quanto il programma è una medicina che da gli stessi risultati, solo se coesistono le stesse regole e le stesse caratteristiche.

D- Il nuovo modello di disciplina comportamentale degli hooligan inglesi può essere un esempio di rieducazione sociale ben mirata?
R- Da quando è accaduta la famosa strage dell’Heysel durante un’importantissima partita della Coppa UEFA, tra Juventus e Liverpool, dove l’atto di violenza degli hooligan ha causato numerosissimi morti e feriti, di sicuro l’Inghilterra ha iniziato ad applicare una delle loro grandi capacità: educare. Hanno dovuto e potuto attuare questo tipo di programma di rieducazione che, come dicevo anche prima, è un ottimo esempio, ma che funziona solo con le loro leggi, le loro regole e nel loro contesto.

Anna Cinzia Bonfrisco: Alfano no segretario di partito e ministro dell’Interno

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Politica

Alfano non può essere insieme segretario di partito e ministro dell’Interno.

Anna Cinzia Bonfrisco

Testo integrale da La Notizia Giornale del 25 ottobre 2013.

Più che un falco, la senatrice berlusconiana Cinzia Bonfrisco preferisce definirsi un gatto: «Sa com’è, ogni tanto mi scappa la zampa…». Se n’è accorto il leader delle colombe Quagliariello, da lei definito «apprendista stregone», «traditore» e infine «dottor Stranamore del centrismo».

Piacevolezze a cui ha fatto seguire il non voto sul suo ddl di riforma costituzionale («Sono d’accordo con Nitto Palma: non può prescindere da una seria e profonda riforma della giustizia»), passato poi per il rotto della cuffia tra gli strepiti allarmati dei pdiellini governativi. Due giorni dopo Bonfrisco sceglie di tornare sorniona ma non per questo le sue unghie retrattili sono meno affilate.

Su Alfano osserva di trovare «difficilmente compatibili le cariche di segretario di partito e ministro dell’Interno. Lo dico nell’interesse del Paese e anche nostro: abbiamo bisogno di qualcuno che dialoghi con i cittadini senza essere ingessato al Viminale». Ecco, il partito. Sulla sua nuova sede sventola la bandiera di Forza Italia e invece continuate a chiamarvi Pdl. «È soltanto una questione di tempo. Forza Italia è il punto di approdo di un movimento che per scelta unanime prevede che Silvio Berlusconi ne sia l’unico leader. Questo percorso si completerà con una ratifica del Consiglio nazionale, indetto probabilmente per l’8 dicembre». Al centro di tutto resta la decadenza di Berlusconi dal Senato. «Se dovesse dipendere dal voto del nostro principale alleato allora cambierebbe ogni cosa perché farebbe emergere una contraddizione non sostenibile». Veramente il ministro Lupi va garantendo che il governo resterà comunque in sella fino al 2015. «Chi dice che l’esclusione di Berlusconi non cambierà nulla si nasconde dietro a un dito. E soprattutto inganna gli elettori». Intanto non passa giorno che Giovanardi, Cicchitto e Quagliariello non evochino la costituzione di nuovi gruppi parlamentari. «Mi auguro che non si arrivi davvero a una scissione».

Vabbè, questo lo dite tutti. E nell’attesa? «Nell’attesa mi limito a toccare con mano lo stato di confusione di alcune persone convinte che si possa rappresentare il centrodestra prescindendo da Berlusconi e vagheggiando posizionamenti neocentristi magari targati Ppe. Tutti costoro sono troppo assorbiti dalle alchimie politiche di Palazzo. Non capiscono che gli italiani si aspettano risposte a problemi concreti e non formulette politiche». E quindi? «E quindi quanto volete scommettere che Silvio sarà ancora una volta in grado di tenerci insieme, nell’interesse generale?» conclude con un tono di voce placidamente minaccioso.

FONTE: lanotiziagiornale.it

GUSTO, Biennale dei sapori e dei territori.

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Gastronomia e Cucina, Italia, Opinioni / Editoriale

Non potevamo mancare.

Sono certa che su questa fiera si spenderanno molte parole e molti complimenti e da quanto ho potuto personalmente constatare saranno elogi veritieri e ben spesi.

Noi tutti dello Studio Francescon & Collodi eravamo presenti fin dal giorno dell’allestimento perché impegnati alla messa in “pista” di Bioni, i vini di Marcella Tresca e suo marito, che, da pochissimo, hanno introdotto sul mercato il loro Sangiovese di Romagna. Una vera chicca il loro Pezzòlo e una sciccheria il loro spumante rosato brut, charmat lungo 6 mesi, sempre da uve Sangiovese (piccolo particolare: stiamo parlando di vini biologici…).

Questa realtà, di novelli vignerons, in quest’anno di stretta collaborazione, dove abbiamo costruito da zero l’immagine e la struttura commerciale dell’Azienda, ci ha mostrato molti aspetti del nostro lavoro, nel mondo Vino, che davamo per scontati fossero di normale e facile soluzione, ma per chi mai prima si e messo in questo “gioco” tutto è apparso estraneo e amplificato: innanzi tutto le carte! Mamma mia quante carte da compilare, da aspettare, da richiedere e da firmare. Carte per le certificazioni, carte per le autorizzazioni, carte per il trasporto e la vendita. Carte per la partecipazione a questa che e stata la prima vera fiera del settore e carte che devono ancora arrivare.

Io e Marcello, abituati a far da coordinatori tra gli enti e le cantine, questa volta abbiamo dovuto leggerci tutto con attenzione per districare i nostri amici in questo labirinto di burocrazie.

Dopo il discorso delle scartoffie, ci siamo ritrovati a ripassare una serie di conoscenze acquisite con l’esperienza, che solitamente non costituiscono un problema perché, a monte, i nostri clienti abituali, da tempo strutturati, ci aiutano a capire o a prevenire prima che i fatti costituiscano un problema. Qui si parla di logistica pura: quanta produzione per ettaro; quanta la consente il disciplinare; quando un Sangiovese risulta superiore e come lo si deve lavorare. Quante bottiglie un bancale; quanti ettolitri una vasca; quanti cartoni per tot bottiglie. E la conicità del vetro e la sua baga e l’attrezzatura in fase di riempimento. Credetemi, è stata dura, per noi, ma anche per loro poverini che credevano bastasse far vino buono e sano!

Bene, devo dire che entrando in fiera Gusto, accolta dal momento del taglio del nastro da parte Gianmarco Tognazzi e dal calore che solo cibo e vino (e birra…) ti sanno dare, arrivata davanti al piccolo stand di Bioni Vini, mi sono sentita orgogliosa non solo per il lavoro fin qui ben fatto, ma anche di appartenere ad un mondo bellissimo, profumatissimo, saporitissimo anche se intricatissimo del nostro amato territorio e di tutte le sue eccellenze.

Gusto, la definirei, fiera riuscitissima, accogliente e ricca: vasto il programma di presentazioni gourmet, di conferenze, di degustazioni e di laboratori. Un’affluenza incredibile dove i volti a noi noti c’erano tutti: dai produttori ai distributori, dai ristoratori alle bloggers fino alla cinepresa di La9 che ha stordito di piacere gli espositori: tutti filmati e intervistati, nessuno escluso!

Adesso lascio che i veri esperti, con i numeri alla mano, tirino le somme, ma se ne vogliono tener conto, una veterana come me esprime tutta la sua soddisfazione nella certezza di non essere la sola.

Cristina Collodi

Michelle Bonev: Sono stata attaccata senza tregua dalla stampa di regime

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

Nelle due settimane successive alle mie dichiarazioni a Servizio Pubblico ho potuto verificare cosa succede a una persona come me, che non vuole più far parte di questo sistema corrotto. Sono stata attaccata senza tregua dalla stampa di regime con futili argomentazioni, con l’unico obiettivo di minare la mia credibilità e distrarre dai fatti che ho denunciato.

Il Blog di Michelle Bonev_480

Ricevo sistematicamente insulti gratuiti da politici e giornalisti considerati importanti, senza avere pari opportunità di replica. Nessun rispetto, solo inaudita volgarità. Perfino l’Ordine dei Giornalisti si muove contro Michele Santoro per le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico, per voce del segretario nazionale Paolo Pirovano. Ma stranamente non fa alcuna dichiarazione contro quei giornalisti che ogni giorno alimentano la propaganda berlusconiana su tutti i giornali.

Non capisco perché s’ignori l’argomento più importante che io ho sollevato con la mia autodenuncia. Non è stato scritto nemmeno un articolo che approfondisca il fatto che Silvio Berlusconi, mentre era in carica come Presidente del Consiglio, intervenisse regolarmente su enti pubblici e sulle sue società, in pieno conflitto d’interessi, utilizzando risorse umane ed economiche a fini personali o per compiacere una delle sue “amiche”:

1) imponendo all’allora Direttore Generale Rai Mauro Masi l’erogazione di 1 milione di euro per i diritti televisivi del mio film “Goodbye Mama”;

2) imponendo all’ex Ministro della Cultura Sandro Bondi la creazione di un premio speciale durante la Mostra del Cinema di Venezia per il mio film “Goodbye Mama”;

3) imponendo al Direttore Mediaset Fiction Giancarlo Scheri la produzione della fiction“Donne in Gioco” da parte della mia società Romantica Entertainment.

Non c’è nessuno che abbia smentito le mie dichiarazioni: Masi, Bondi, Galan, Carfagna, Bergamini, Giro, Scheri, lo stesso Berlusconi: nessuno. Alcuni di questi personaggi erano addirittura presenti alla premiazione di “Goodbye Mama” a Venezia, rilasciando dichiarazioni pompose sulle mie capacità artistiche e sulle qualità del mio film. Oggi, invece, senza alcun pudore, mi attaccano, rinnegando tutto quello che avevano dichiarato. Cos’è cambiato? Perché nessun giornalista ha chiesto spiegazioni a questi signori?

L’unica cosa che apprendo dai giornali è di una presunta richiesta di 10 milioni di euro da parte di Francesca Pascale. Destinatari: Michelle Bonev, Michele Santoro, Francesca Fagnani, Servizio Pubblico, La7 e del suo editore Urbano Cairo. Tuttora confermo di non aver ricevuto alcuna comunicazione, sia formale che informale, di azioni legali nei miei confronti. In ogni caso, ribadisco ancora una volta, sono disposta a sostenere la verità anche davanti ai magistrati, come ho fatto a Servizio Pubblico e sul mio blog.

Ma davvero a nessun giornalista interessa come un Paese si sia ridotto ad uso e consumo di un pregiudicato e di una ragazza di 29 anni non eletta, senza alcun merito o titolo? E’ molto preoccupante che ogni giorno vengano pubblicati articoli con l’intento di attribuire una finta credibilità a Silvio Berlusconi attraverso la costruzione mediatica dell’immagine della sua “fidanzata”. Sembra quasi configurarsi lo scenario inquietante di un Silvio Berlusconi agli arresti domiciliari ad Arcore e di una Francesca Pascale a Palazzo Grazioli che dirige politica e governo. Si cerca in tutti i modi di distrarre l’opinione pubblica con cose futili: cani, fagiolini, messaggini… ma non c’è nessuno che accenda i riflettori sui legami tra politica e spettacolo dopo le mie dichiarazioni pubbliche.

Basta guardare di cosa si occupano i giornali in questo periodo:

a) il cambio di residenza di Francesca Pascale, come se questo bastasse a certificare una relazione sentimentale che nei fatti, è risaputo, è falsa.

b) il vero nome del cane Dudù, Gennaro, “svelato” da Maria Vittoria Brambilla (un vero e proprio scoop di interesse nazionale!)

c) il “cerchio magico” di Francesca Pascale e le sue improbabili cene con politici, ministri, rappresentanti delle istituzioni: nessuno che si chieda a quale titolo le organizzi e quali ricatti ci siano dietro

d) l’assegno dimezzato di Veronica Lario, come se un tale fatto privato possa considerarsi una vittoria politica della destra berlusconiana sulla sinistra!

e) il fantomatico fidanzato di Francesca Pascale (che stranamente i giornali riportano senza nome e senza faccia). Costui addirittura la accusa di tradimento per essere più credibile! Cose già viste. Da quando Francesca è stata presentata come la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi sono stati scritti libri sulla sua vita, centinaia di articoli, interviste… ma stranamente non vi era traccia di alcun fidanzato prima.

E’ chiaro che il problema non è l’orientamento sessuale di Francesca Pascale, né la depravazione morale di Silvio Berlusconi, ma il fatto che essi si prendano gioco di milioni di persone, in modo sistematico, dipingendo un quadretto familiare che non esiste. Si vuole far credere che il bunga-bunga, di cui tutto il mondo ha parlato in questi anni, sia finito: la verità è che non è così. Si vuole far credere che Francesca Pascale abbia fatto “pulizia” nelle residenze dell’ex Cavaliere, ma la realtà è che lei è solo una delle tante che frequentavano Silvio Berlusconi già ai tempi delle “olgettine” e che la loro “relazione” è basata su ricatti e menzogne. Un intreccio che si ripercuote inevitabilmente sulla politica e sulle istituzioni: è di questo che dovrebbero parlare i giornali oggi. Non si possono ridurre questioni di tale rilevanza ad una lite fra donne, trasformandole nel più becero gossip.

Io mi ritengo una sopravvissuta di questo sistema. Parlo di cose che ho visto e ho vissuto personalmente. Le persone come me, pronte a denunciare tutto questo, non vanno massacrate, perché sono l’unica speranza che le cose possano cambiare. Il fatto che io abbia parlato, dimostra che questo sistema non è cosi forte come sembra. Ho incontrato molte persone compromesse che si logorano dentro perché non possono tornare indietro, perché hanno paura di essere giudicate negativamente dalla società. Io sono qui ora anche per loro. Non ho paura del fango che mi gettano addosso perché dico la verità e non ho niente da nascondere. Le argomentazioni che usano per screditarmi sono futili e senza fondamento.

Hanno pubblicato, senza mia autorizzazione, frammenti di alcuni miei messaggi WhatsApp relativi ad una conversazione privata fra me e Francesca Pascale, nel tentativo di strumentalizzarli e dimostrare la mia malafede. Ma la verità non può essere distorta, perciò ho deciso di pubblicare sul mio blog l’intero contenuto di quei messaggi, affinché ciascuno di voi possa giudicare senza strumentalizzazioni. Io non ho nulla da nascondere, non ho mai ricattato nessuno.

Hanno tirato fuori le dichiarazioni di mia madre, la quale sosteneva, tre anni fa, dopo l’uscita del mio film denuncia “Goodbye Mama”, che io non avessi detto la verità riguardo la violenza e i maltrattamenti subiti da me e da mia sorella durante l’infanzia. Ribadisco, per l’ennesima volta, che mia madre è stata condannata per percosse dal giudice di Varna, in Bulgaria, e le è stato intimato di stare a più di 100 metri da mia sorella. Ho raccontato la violenza che ho subito da lei nel mio libro “Alberi senza radici”. Trovo grottesco usare le dichiarazioni di una persona violenta come mia madre per esercitare un’ulteriore violenza su di me. E’ come chiedere ad uno stupratore conclamato se la sua vittima mente. Smettiamola!
E non è finita qui! Ieri ho letto un articolo nel quale si fanno illazioni su un appartamento di proprietà della società Toriani Immobiliare e Partecipazioni srl Unipersonale, della quale ero socio unico, detenendo la nuda proprietà della quota. Di tale quota ho ceduto appunto la nuda proprietà a terzi e non vi era, come invece cerca di far credere ignorantemente l’articolo, alcun diritto di prelazione nei confronti di altri soci, poiché non vi era altro socio che me. Tutte le illazioni sulla vendita della quota societaria e sui presunti soldi inviati e non versati nelle casse della società, sono menzogne, frutto di malafede, e rappresentano l’ennesimo tentativo di screditare la mia persona. Ma tali illazioni sono facilmente demolibili dagli atti pubblici depositati negli uffici competenti.

In molti mi chiedono perché ho deciso di parlare solo ora, perché “sputo nel piatto dove ho mangiato”? Rispondo semplicemente che prima avevo paura, mi ero compromessa e non volevo perdere tutto. Per me sarebbe stato molto più conveniente andare avanti, piuttosto che dire la verità. Non c’è mai fine per chi resta nel sistema, si trova sempre una via di uscita, un “benefattore” pronto ad aiutare una bella ragazza. Non si ottiene popolarità a denunciare un sistema corrotto che porta ricchezza e potere a migliaia di persone. Esiste un equilibrio ben organizzato da decenni; sarebbe da pazzi pensare di poterlo distruggere. La corruzione è radicata ovunque, per questo il nostro Paese è ridotto così.

Io sono nata in Bulgaria, ma vivo in Italia da 23 anni e sono cittadina italiana dal 1998. La mia casa è qui, e intendo restarci. I successi che ho riscosso in televisione, documentati anche sul mio blog, sono un dato di fatto, e nessuno può contestare ciò che sono riuscita a raggiungere con il mio talento e la mia preparazione. Purtroppo in Italia, come in qualsiasi altra parte del mondo, il talento non basta, serve anche la raccomandazione, altrimenti non arrivi molto lontano. All’inizio della mia carriera ho cercato di farmi strada soltanto con il mio talento, ma presto mi hanno fatto capire che non era possibile. Nel sistema corrotto funziona così: prima ti devi compromettere, diventare una di loro, e poi ti danno quello che vuoi. Un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire, perché significherebbe essere disposti a morire. Il massacro mediatico è l’arma più efficace in questi casi: gettare fango e screditare, inventando menzogne che riguardano la persona interessata o i suoi cari. Non importa che siano menzogne, l’importante è annientare il “traditore” di turno per proteggere il sistema.

La Legge è sempre più lenta mentre la comunicazione oggi è velocissima: senza contraddittorio e senza alcun approfondimento, può fare il lavaggio del cervello a molte persone in poco tempo. Io questo lo so, e lo sto vivendo sulla mia pelle in queste ore, ma non intendo mollare, perché mi sento forte nella verità. Ho pagato a caro prezzo i compromessi che ho fatto, perdendo me stessa, i miei valori, la mia giovinezza. Ora mi chiedo come abbia potuto farmi così male? Io, che ho sempre creduto nei valori della vita. Mi sembra di essermi risvegliata da un lungo stato di coma, e di aver dimenticato chi io sia. Non posso che ricominciare da me. Mi chiamo Dragomira Boneva Ianeva, in arte Michelle Bonev, e sono una donna libera. Non possiedo altro che la verità. E da questa base ricostruirò la mia vita.

FONTE: michellebonevblog.it

Bonev Pascale: Il fango dei guardiani delle porte

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

I “guardiani delle porte” del sistema corrotto in cui viviamo non hanno smentito la loro natura neppure questa volta. Dopo le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico si sono adoperati con ogni mezzo per coprirmi di fango. Testate giornalistiche e politici hanno lanciato dichiarazioni di fuoco contro di me.

Michelle Bonev

Prima, quando facevo parte del loro sistema, mi coprivano di complimenti, soldi e contratti, adesso mi offendono in coro. Non sono io che devo difendermi, ma sono loro che devono spiegare come mai un’attrice abbia potuto ottenere contratti e premi da enti pubblici con l’intervento di un primo ministro. Questi sono i fatti; e cercare di gettare fango su di me non risolverà il vero problema: viviamo in un sistema corrotto! Tengo a precisare che io non sono pagata da nessuno, né appartengo ad alcun gruppo o colore politico, sono soltanto una donna che ha deciso di vivere nella verità.

Ma dire la verità non è sempre un atto apprezzabile, perché noi frammentiamo tutto. Abbiamo deciso che ci sono verità menzognere per chi è pagato dal sistema, verità vergognose per chi è un moralista, verità inutili per chi sostiene di sapere già tutto, mezze verità per chi deve insinuare il dubbio… Ma la verità non è frammentabile, è una sola, ed è inconfondibile. Perciò non dobbiamo voltarci dall’altra parte quando si parla di fatti che riguardano gli interessi della comunità, anche se sono fatti scandalosi… Prostituirsi mentalmente per proteggere un sistema è tanto grave quanto prostituirsi fisicamente. Io non sono peggio di una classe politica o di una stampa di regime che cerca di proteggere il proprio padrone. Ma davvero costoro pensano che la gente sia così sciocca? Scendere in campo per proteggere un corrotto acclarato, che ha fatto della corruzione il suo stile di vita, non è un atto vergognoso?
La “macchina del fango” che hanno attivato per screditarmi è davvero impressionante. Si servono di politici, giornalisti, di chiunque… persino della mia famiglia, dei miei messaggi sul telefono cellulare, fanno illazioni gratuite senza fondamento… Ma per dire cosa? Io ho già detto tutto: ho scritto un libro “Alberi senza radici” e ho prodotto un film “Goodbye Mama” dove ho già raccontato come mia madre maltrattasse me e mia sorella, sia psicologicamente che fisicamente, infatti è stata intimata dal giudice di Varna (Bulgaria) di tenersi a 100 metri di distanza da mia sorella. Ho raccontato come mia madre otto anni fa abbia abbandonato mia nonna malata di Alzheimer in un ospizio statale, dove era maltrattata e denutrita. Io e mia sorella abbiamo condotto una dura battaglia legale contro di lei per ottenere la tutela di nostra nonna e trasferirla in un ospizio privato, dove potesse avere cure adeguate. E nonostante mia madre si opponesse a questo con tutte le sue forze, il giudice ha deciso che ella non era un degno tutore di sua madre, permettendo così a me e a mia sorella di salvare la nonna. Ho raccontato tutto nel mio film-denuncia. Io ho provato sulla mia pelle che il detto: “La mamma è sempre la mamma” non è vero. Ci sono mamme buone e mamme cattive. La violenza nel mondo inizia tra le mura domestiche. Bisogna parlare di questi problemi senza vergognarsi; serve la coscienza collettiva per cambiare le cose, e io, con la mia storia personale, ho deciso di dare il mio contributo.

La stessa cosa ho deciso di fare anche oggi. Offrire la mia testimonianza alla coscienza collettiva, sperando che le cose possano cambiare. Il sistema che ha creato Silvio Berlusconi è devastante e io credo che egli stesso non sia consapevole quanto. Negli ultimi sette mesi ho fatto una profonda autoanalisi. Ho capito che io non facevo male soltanto a me, accettando i compromessi, ma facevo male a tutti. Alimentare un sistema dove devi prostituirti fisicamente e mentalmente per arrivare ad avere le cose che desideri, fa male all’intera comunità. E per quanto possa sembrare ingenuo, ho pensato che se avessi parlato con Berlusconi, egli avrebbe potuto capire, come ho capito io. Non ho mai avuto astio nei suoi confronti, né nei confronti di Francesca. Volevo soltanto far capire loro che è molto meglio vivere nella verità. Non si può parlare di amicizia e di amore quando si mandano le persone e i loro sogni al massacro. Non si può costruire la ricchezza e la felicità sulla sofferenza degli altri, né tanto meno pensare che si possa calpestare la Legge perché si è ricchi e potenti. Che mondo sarà mai questo, senza valori in cui credere? Vale la pena vendere la nostra dignità per raggiungere le nostre ambizioni?

Per questo il 29 settembre sono andata ad Arcore e ho consegnato un biglietto in cui chiedevo di essere ricevuta. Sono stata lasciata fuori dalla porta perché dovevo essere punita: nessuno lascia il Palazzo senza punizione. Volevano farmi capire che mesi prima avevo sbagliato a troncare ogni tipo di rapporto con loro. Io, la povera attrice, come potevo permettermi di decidere della mia vita e abbandonare la Corte?! Allora io ho scritto due messaggi WhatsApp a Francesca e ho proseguito nel mio percorso di verità. Sono rimasta sorpresa che alcuni giornali abbiano pubblicato stralci di questi miei messaggi:
1) perché è un atto penalmente rilevante, essendo miei messaggi in una conversazione privata;
2) perché i messaggi non sono stati pubblicati per intero, ma per frammenti, scelti da qualcuno per dimostrare qualcosa.
La verità non va strumentalizzata ed è per questo che ho deciso di pubblicare i due messaggi WhatsApp che ho mandato a Francesca per intero.

Non avrei mai pensato che sarei dovuta andare a Servizio Pubblico per essere ascoltata da Silvio e Francesca. Mi dispiace anche che non mi abbiano ascoltato con attenzione, perché avrebbero capito che la mia decisione di vivere nella verità deriva da una profonda consapevolezza. Il sistema della menzogna è fallimentare; i tempi dei Borgia sono finiti. Pagare i servi del potere per infangare e screditare chi non vuole più starci dentro, non serve a niente. La gente sa riconoscere la verità, sa riconoscere a chi credere e a chi no. Io sono incensurata, non sono mai stata indagata, né condannata; non ho mai corrotto, né ricattato nessuno, né ho usato il mio potere per raccomandare qualcuno. Io sono soltanto una donna che ha pagato a caro prezzo un sogno, e che ha deciso di rendere pubblica la sua testimonianza nella speranza che il sistema della menzogna, che logora le nostre vite, possa finire presto. Quando la musica finisce, le luci si spengono e gli ospiti se ne vanno, noi restiamo soli con il nostro silenzio. E’ nel silenzio che il cuore comincia a parlare. Io ho deciso di ascoltarlo.

FONTI: MichellebonevblogTwitterTwitter