Brand News Sharing: Nasce Ingredienti Magazine dedicata alle eccellenze del territorio

Scritto da 20TaskForceItaly il . Pubblicato in Nuovo Sito Web, Opinioni / Editoriale

Aprile 2019 nasce un nuova Riviste online: Ingredienti Magazine che vuole raccontare le eccellenze del territorio nazionale, dedicato ad artigiani, imprenditori, agricoltori, creativi e innovatori che ogni giorno coltivano l’armonia fra ciò che fanno e il luogo in cui lavorano.

Andiamo a cercare le loro storie nelle botteghe, nelle fabbriche, nelle cantine e nella bellezza di ambienti naturali. Sono storie da raccontare per far conoscere un Italia produttiva, che svolgono con amore e passione il proprio mestiere, tenendo viva la tradizione, trasmettendo un patrimonio di cultura e conoscenza.

Con articoli, immagini e docuweb, per scoprire un Italia in modo diverso, attraverso gli occhi di chi si sente a casa nel proprio territorio e ne racconta la bellezza nel suo intero.

Ingredienti Magazine è una azienda di comunicazione di Padova che opera in tutto il territorio nazionale e fin da subito si è rivelata partner efficace e strategico per prestigiose realtà del territorio e non solo.

Nato per soddisfare le esigenze nei vari settori merceologi e offrire soluzioni di comunicazione integrata per tutti i budget, l’agenzia è specializzata nella creazione di contenuti per il web (copywriting, foto, video), Press Office & Digital PR, Relazioni Pubbliche.

La bontà della reputazione online di un’azienda (Brand Reputation) dipende anche dai suoi risultati sui motori di ricerca, i quali influiscono pesantemente sul potere commerciale della medesima.

“Se cerco il mio nome+cognome o il nome della mia azienda, quali sono i risultati? Recensioni o informazioni negative, concorrenza, o semplicemente sono quasi inesistente sul web?”

E’ possibile cambiare questa tendenza?

Una strada da seguire passa per la content dissemination, distribuzione di contenuti ottimizzati (brand, personaggio pubblico, prodotto) del soggetto in questione, con l’obiettivo di promuoverne un’immagine positiva, nei risultati dei principali motori di ricerca, Google, Bing e Yahoo!

Nell’ottica di Digital Transformation l’intervento di una digital agency è vantaggioso anche sotto il punto di vista dell’ottimizzazione SEO di immagini e contenuti, al fine di dare il massimo della visibilità ai tuoi comunicati stampa sui motori di ricerca.

A questo proposito Ingredienti Magazine ha affidato i Servizi di Comunicazione alla Digital Agency WebConsulting SMPRESS, agenzia esperta nella Distribuzione delle Notizie Online (Brand News Sharing), il cui obiettivo è quello di dare maggiore VISIBILITA’ al BRAND in RETE.

FonteIngredienti Magazine

Marilisa D’Amico: le battaglie per la parità dei diritti e contro le discriminazioni

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, Società

Professore ordinario e Prorettore presso l’Università degli Studi di Milano, Marilisa D’Amico si è battuta e continua a battersi, tra le altre cose, per la parità dei diritti, per la dignità del ruolo e dell’immagine della donna nella società e per la difesa delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Marilisa D'Amico

Marilisa D’Amico: le battaglie per la parità dei diritti

Professore ordinario di Diritto Costituzionale, Marilisa D’Amico è stata tra i primi studiosi del settore a valorizzare tematiche legate alle pari opportunità e alle discriminazioni di genere. Si è spesa e continua a spendersi per fare in modo che le donne in Italia non debbano più scegliere tra carriera professionale e legittimo desiderio di genitorialità. Ha agito in prima persona attraverso diverse iniziative: ha avviato il Corso di perfezionamento in Pari Opportunità presso l’Università degli Studi di Milano e si è battuta per la legge che da 40 anni regolamenta in Italia l’aborto, in favore di una maternità consapevole e contro qualsiasi cambiamento in senso restrittivo. Marilisa D’Amico ha riportato all’attenzione della Corte Costituzionale la questione della fecondazione medicalmente assistita, ottenendo una revisione della legge. Davanti alla Corte Costituzionale si è battuta per colmare il vuoto normativo in merito alle unioni tra persone dello stesso sesso. Nell’ultimo periodo ha contribuito a contrastare l’immagine svilente del genere femminile che spesso i media tendono a veicolare, contrastando il sessismo nei mezzi di comunicazione.

Marilisa D’Amico: i valori e l’impegno accademico

Membro del centro interdipartimentale di ricerca “Studi e Ricerche Donne e Differenze di Genere”, Marilisa D’Amico fa anche parte del Consiglio scientifico del Centro Interuniversitario “Culture di Genere”. In seguito a un periodo di studio in Germania, a Bayreuth, si è trovata per la prima volta ad analizzare le problematiche sottese all’interruzione volontaria della gravidanza, approfondendo dal punto di vista giuridico e costituzionale i profili problematici sottesi a questo diritto. Dopo aver insegnato per dieci anni all’Università dell’Insubria (Como), ha trasformato la propria passione per l’insegnamento in un valore da difendere e perseguire: per Marilisa D’Amico è fondamentale sostenere i giovani ricercatori e creare Università sempre più a misura degli studenti. In tal senso, a sostegno dei soggetti più fragili, è stata delegata del Rettore per la disabilità e l’handicap. Con Bianca Beccalli si è occupata delle tematiche legate alla sfera femminile, studiandole dal punto di vista costituzionale, e con lei ha coordinato i corsi “Donne, politica e istituzioni”. Nel 2018 è diventata Prorettore con Delega alla Legalità, Trasparenza e Parità dei diritti presso l’Università degli Studi di Milano.

Nicolò Zanon: il ritratto professionale del giudice della Corte Costituzionale

Scritto da nzprnews il . Pubblicato in Istruzione, Opinioni / Editoriale

In ragione dell’incarico come giudice della Corte Costituzionale, Nicolò Zanon è oggi Professore Ordinario fuori ruolo di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano. Nel corso della propria carriera ha assunto posizioni numerosi incarichi istituzionali di rilievo ed è stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Nicolò Zanon

Nicolò Zanon: formazione e percorso accademico

Nato a Torino nel 1961, Nicolò Zanon consegue la laurea in Giurisprudenza con una tesi di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università della città. Completa gli studi con il titolo di Dottore in ricerca in Diritto Comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Tra il 1991 e il 1996, è ricercatore presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino e, in seguito, arricchisce il proprio percorso formativo con soggiorni all’estero, in Francia e Germania. Attualmente, Nicolò Zanon ricopre la carica di giudice della Corte Costituzionale, in seguito alla nomina del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 18 ottobre 2014, oltre a essere Professore ordinario di Dritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano (fuori ruolo in ragione dell’incarico quale giudice costituzionale). Tra le altre attività, da segnalare anche quella editoriale, con collaborazioni con alcuni tra i più autorevoli quotidiani dello scenario nazionale quali “Il Sole 24 Ore”, “Il Giornale” e “Libero”.

Niccolò Zanon: percorso giuridico e incarichi istituzionali

In parallelo alla carriera accademica, Nicolò Zanon ha portato avanti quella in ambito giuridico e istituzionale, assumendo rilevanti incarichi. È stato Assistente di Studio del Giudice Costituzionale Prof. Valerio Onida a Roma, negli anni 1996 e 1997. Ha, inoltre, operato nel Comitato Legislativo della Regione Lombardia per dieci anni e in qualità di membro del board “Riforme e Garanzie” della Fondazione Magna Carta, ha fornito consulenza alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Già Presidente della seconda Commissione permanente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nel 2010 è stato eletto componente laico del Consiglio superiore della magistratura. Nel 2013 è stato nominato tra i cosiddetti “saggi” della Commissione impegnati nella revisione della parte seconda della Costituzione. Nel 2017 Nicolò Zanon viene insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Marilisa D’Amico interviene alla trasmissione dell’associazione radicale Luca Coscioni

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il docente di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Milano Marilisa D’Amico è stata chiamata a intervenire nel corso dell’ultima puntata del programma radiofonico “Il Maratoneta – trasmissione a cura dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica”, andata in onda lo scorso sabato 3 novembre. Tra le tematiche oggetto del dibattito la bioetica, i diritti civili e il rapporto tra medicina, ricerca scientifica e politica.

Marilisa d'Amico

Marilisa D’Amico incentra la prima parte del suo intervento sui pericolosi parallelismi tra passato e presente

Marilisa D’Amico coglie l’occasione degli 80 anni dalla triste pagina storica delle leggi razziali fasciste, che ricorre proprio in queste settimane, per lanciare un monito sulle pericolose analogie tra la situazione italiana di quell’epoca e
quella attuale. Riflette su come proprio l’abdicare della comunità scientifica nostrana degli anni Trenta del Novecento al suo ruolo primario di indipendenza dalla politica contribuì in maniera significativa alla nascita delle norme che legalizzavano il razzismo nei confronti della comunità ebraica sulle basi inesistenti di una presunta superiorità della razza ariana. Per quanto la stessa Marilisa D’Amico reputi altamente improbabile un ripetersi pedissequo delle medesime dinamiche, e soprattutto con uguali risultati, ciononostante mette in guardia dal riproporsi di un più generale ammutolimento da parte della comunità medico scientifica nei confronti di alcune ingerenze della politica, che poco o nulla hanno di solidamente ancorato né ai principi né alla metodologia scientifica ma che piuttosto interferiscono indebitamente in un campo che non è il loro.

Marilisa D’Amico prosegue e conclude il suo speech entrando nel vivo delle tematiche dell’incontro

Marilisa D’Amico entra successivamente nel merito del suo dibattito e degli argomenti che sono poi quelli cardine sia della puntata della trasmissione che delle battaglie radicali, ovvero dello stato dell’arte della libertà di ricerca scientifica e del rapporto tra diritti civili e autodeterminazione della persona e bioetica in Italia. Dopo la premessa di una imprescindibile difesa degli articoli 32 e 33 della Costituzione Italiana, che garantiscono rispettivamente il diritto alla salute e il diritto alla libera esistenza e al libero insegnamento di arte e scienza, porta a suffragio della propria tesi l’esempio della Legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Questa norma infatti, approvata all’epoca in palese violazione e contrasto con le più recenti scoperte scientifiche e in generale con la buona prassi adottata fino a quel momento da parte della comunità medica, risulta ancora oggi un ostacolo all’autodeterminazione della donna, nonostante le diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno di fatto nel corso degli anni sconfessato gli articoli della legge più restrittivi nei confronti della libertà di ricerca scientifica. Marilisa D’Amico termina il suo intervento ricordando il problema ancora oggi persistente dell’avere un Codice Penale sostanzialmente rimasto lo stesso del Fascismo, criticità che traspare in situazioni come la recente vicenda del radicale Marco Cappato imputato per aiuto al suicidio in seguito all’applicazione dell’articolo 580 del sopracitato codice. Il Prorettore dell’Università degli Studi di Milano esorta quindi a raccogliere come comunità scientifica la sfida oggi più che mai attuale della salvaguardia dei diritti civili e sociali e a contrapporsi a logiche contrarie alle libertà personali e a quelli che lei definisce come rigurgiti tipici di uno stato fortemente connotato in senso etico.

Quando lo sviluppo professionale del singolo diventa il fattore chiave del successo collettivo: una sfida per l’HR.

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Opinioni / Editoriale

Le tensioni sul mercato del lavoro spingono il dipartimento delle risorse umane a reinventarsi implementando nuove metodologie per attirare e legare talenti all’azienda. In un mercato sempre più competitivo, gli operatori economici stanno investendo un numero considerevole di risorse per incrementare l’attrattività del loro brand quale datore di lavoro. In tutto questo emerge chiaramente una nuova priorità: il concetto di benessere e sviluppo professionale del singolo.

A tal proposito, i team delle risorse umane svolgono un ruolo essenziale. Già nel 2016 l’indagine Cegos aveva messo in evidenza una delle qualità che gli impiegati si aspettano dalle HR: il saper ascoltare (65%), ciò rende imperativa non solo la relazione con gli impiegati ma anche l’integrazione di una componente più “emozionale” in tale relazione.

L’obiettivo è quello di dar vita ad un’esperienza collaborativa genuina. Allo stesso modo in cui ci si cura della ´user experience´, bisognerebbe occuparsi della ´employee experience´, ossia di assicurarsi che i dipendenti possano vivere momenti speciali nell’azienda permettendo loro di sfruttare appieno il loro potenziale nel raggiungimento di un obiettivo comune.

Sylvie Blondel, Human Resources Director – Stormshield

“Una realtà genuina quindi, risultato di uno sforzo quotidiano, e non di una trovata marketing per attirare nuovi talenti”, spiega Sylvie Blondel, Stormshield HR Manager, che ricorda l’importanza di essere consapevoli che donne e uomini, quali individui e non solo come impiegati, sono la nuova risorsa chiave di ogni azienda responsabile e di successo. “È nostro compito, quale dipartimento HR, costruire le basi per il loro sviluppo professionale, individuale come collettivo” conclude Blondel.

Le tre colonne portanti dell’engagement degli impiegati

Presentare un progetto chiaro, condivisibile da tutti, che dia uno scopo allo staff.

Un sondaggio condotto da Deloitte su un campione di 2300 persone alla fine del 2017  conferma la rilevanza del bisogno di avere uno scopo (87% degli intervistati). Dare un senso al lavoro che si svolge è visto dalla maggioranza degli intervistati come un obiettivo comune, ma è importante non dimenticarne la ricaduta sul lavoro quotidiano del singolo. Per queste ragioni, il concetto di “brown-out” – ancora poco conosciuto da dirigenti e team HR – va preso sul serio.

Rispettare l’individualità, riconoscendo al singolo il diritto di essere sé stesso

È di vitale importanza che le aziende prendano in considerazione i fattori che motivano i propri impiegati al fine di creare le condizioni necessarie alla generazione di un tale coinvolgimento individuale, senza limitarsi a dettare un singolo approccio in maniera compulsiva, che sia l’innovazione, un sistema di conduzione manageriale aperto, l’implementazione volontaria dello smart working, o altro. Lo studio annuale “Family and Business” di Viavoice, pubblicato in ottobre 2017, offre ottimi spunti: il 68% degli intervistati considera particolarmente rilevante il problema dell’equilibrio tra lavoro e famiglia, indirizzabile primariamente riconsiderando gli orari lavorativi al fine di adattarli ai limiti del singolo. “Occuparsi degli altri” assume il suo pieno significato in questo contesto, diventando anche una compentenza critica di cui il dipartimento delle risorse umane deve essere dotato.

Rispettare gli impegni e mantenere una relazione a lungo termine con gli impiegati

Ancora una volta, lo studio Cegos evidenzia le aspettative degli impiegati nei confronti del reparto delle risorse umane: rispetto degli impegni (65%) e integrità morale (61%).

In pratica, quasi un’invocazione all’abilità dell’azienda di rispettare gli impegni presi in fase di assuzione, fornendo l’esperienza lavorativa paventata e adempiendo quindi al contratto morale con l’impiegato, rispettandone i valori decantati.

In generale, non ci sono studi che misurino la correlazione matematica tra il benessere e la prestazione lavorativa. Tuttavia, l’infelicità sul posto di lavoro e, in particolare, lo stress sono responsabili di oltre il 50% dei casi di assenteismo. Già questo dato dovrebbe attirare la nostra attenzione.

Quanto illustrato dimostra che le persone sono il fulcro della produttività aziendale. Senza voler dipingere un quadro troppo roseo della felicità sul posto di lavoro, dare agli impiegati l’opportunità di un’esperienza lavorativa che li porti “al livello successivo”, può fare una grande differenza, se sono circondati a lungo termine da team leali e entusiasti con cui collaborare a progetti condivisi a cui ognuno partecipa.

Tuttavia, questo non significa che gli impiegati debbano essere elevati al grado di re. Le esigenze di risorse umane e management devono essere inserite in quest’equazione, al fine di mantenere l’equilibrio tra gli interessi individuali e quelli collettivi, quindi una relazione favorevole ad uno sviluppo professionale individuale che contribuisca effettivamente alla prestazione collettiva.

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Libri, Opinioni / Editoriale, Politica

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Simone Tedeschi presenta un saggio politico di ampio respiro, che riesce a soddisfare pienamente sia chi vuole approfondire una materia che già padroneggia, sia chi si approccia per la prima volta a un testo di politologia. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità ha uno stile chiaro e informativo, e fornisce al lettore meno esperto gli strumenti adatti alla comprensione dell’opera. Partendo dalla “preistoria” del Partito Democratico, e analizzando i fattori che hanno portato alle modifiche del suo sistema di pensiero e della sua struttura interna, il saggio prende in esame ogni tappa, contraddizione e svolta di un’organizzazione che ha visto tanti attori forti e in contrasto tra loro, e momenti di consenso generale e di disfatta. Un racconto che oltre ad essere accurato in ogni dettaglio riesce anche a interessare e coinvolgere con i suoi tanti spunti di riflessione.

Titolo: Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità

Autore: Simone Tedeschi

Genere: Saggio politico

Casa Editrice: Edizioni Epoké

Pagine: 180

Codice ISBN: 978-88-99647-58-2

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è un saggio adatto a tutti i tipi di lettori, dai più esigenti ai semplici curiosi, e che basa il suo discorso sulla genesi complessa e travagliata di un partito che si è trasformato e ha ridefinito i suoi confini nel corso degli ultimi undici anni. Simone Tedeschi si interroga sul percorso intrapreso dal PD, sulle spinte date dai diversi leader in campo, sugli scontri tra i vari esponenti del gruppo e sugli esiti di programmi e ideologie spesso in contrasto tra loro. Un saggio politico che si fa forte di una narrazione scorrevole che alleggerisce il peso dell’argomento trattato, e che stuzzica la curiosità di chi non conosce i retroscena dell’origine di un partito la cui storia è estremamente coinvolgente, qualunque sia il proprio credo politico. Tre sono le domande fondamentali che lo scrittore si pone nei sei capitoli dell’opera: quali sono le ragioni che condussero alla nascita del Partito? Quali modelli ha seguito il suo sviluppo organizzativo? Qual è la sua identità? Attraverso un percorso fatto di cronistoria e analisi politologica, Tedeschi va alla fonte della questione, riassumendo le tappe della formazione del “genitore” del PD, l’Ulivo di Prodi, che nel 1995 vide la luce nella coalizione tra ex-DC e ex-PCI, e che poi nel 2001 tornò in forze con la fusione dei DS e della Margherita in un nuovo progetto guidato da Rutelli, che però non riuscì a dare un modello stabile a un centrosinistra non ancora pienamente cosciente di sé stesso. Dalla narrazione dei propositi e delle sfide di ciò che è stato l’embrione del PD, si passa poi al vero cuore dell’opera: la nascita del Partito Democratico avvenuta il 14 ottobre 2007. Tedeschi racconta con esempi calzanti, tabelle e citazioni dell’insanabile spaccatura interna all’Ulivo del 2006, del centrale incontro di Orvieto, dell’elezione di Veltroni a Segretario del nascente PD, dell’approvazione dello Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico del 16 febbraio 2008, fino ai passaggi di potere, che non poco hanno influito sul processo di istituzionalizzazione del partito, da Franceschini a Bersani e infine a Renzi con la sua vocazione alla “rottamazione”, e della dura sconfitta alle elezioni del 4 marzo 2018. Fondamentale e analizzato con estrema cura il discorso sui motivi che hanno portato alla nascita del Partito Democratico, sulla necessità avvertita da tutta la scena politica di un’alternativa concreta per dare prospettiva al centrosinistra (e quindi anche ai suoi naturali oppositori) e soprattutto stabilità al Governo. Una vocazione, quella del PD, di rifare l’Italia, di essere un partito inclusivo e democratico che riavvicinasse i cittadini alla politica, e che accogliesse in sé un pluralismo di interessi in un’ottica riformista. Una sfida che Simone Tedeschi ha raccontato e giudicato nelle sue luci e nelle sue ombre con grande professionalità.

«[…] Nei suoi 11 anni di vita il PD ha influenzato in maniera determinante la scena politica italiana: ha dimostrato grandi capacità di mobilitazione e di consenso; è stato protagonista di ben cinque esecutivi (trovandosi al governo per quasi 8 anni); con la sua stessa nascita ha contribuito all’evoluzione del sistema politico nazionale, incrociando i destini degli altri principali partiti. Non sorprende dunque se fin dalla nascita l’interesse intorno al PD sia stato sempre molto alto, tanto in ambito accademico quanto nella pubblicistica più generalista. L’obiettivo di questo volume è quello di mettere a sintesi quest’ampia letteratura, tentando un’analisi complessiva del percorso che dall’Ulivo ha portato al PD e alla sua evoluzione. Il punto di partenza attorno a cui si sviluppa il libro può essere riassunto in tre domande. La ricerca che ho condotto si sviluppa innanzitutto attorno ai “perché” del PD. Il primo grande quesito che ha investito il nuovo soggetto fin dal processo fondativo riguarda in effetti le sue ragioni profonde e può essere formulato così: quali sono le ragioni strutturali che hanno condotto alla nascita del PD? La seconda domanda verte invece “sull’organizzazione” ed è forse la più classica nella letteratura sui partiti. Afferisce in senso stretto agli aspetti organizzativi e può essere formulata così: quali caratteristiche ha seguito il percorso di strutturazione organizzativa e che modello ha effettivamente realizzato? La terza domanda si riferisce infine agli esiti del processo sotto il profilo “politico-culturale”. La domanda in questo caso è la seguente: qual è l’identità PD?».

TRAMA . Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità prende spunto dalla tesi di dottorato e dalle ricerche a essa connesse che ha svolto Simone Tedeschi presso l’Università di Pavia dal 2008 al 2011. La tesi si occupava solo della fase fondativa, mentre nel saggio si fa riferimento anche alle diverse tappe del processo di istituzionalizzazione del partito, e le caratteristiche politico-organizzative assunte poi stabilmente nella sua vita ordinaria. L’opera si compone quindi di una cronistoria ragionata della storia del PD a partire dalla fondazione dell’Ulivo fino alla sua nascita il 14 ottobre 2007 e nei suoi successivi undici anni di vita. Tedeschi si domanda cosa resta oggi delle ambizioni di un partito che voleva ridare consapevolezza di sé all’Italia, che voleva aprirsi al nuovo e restaurare una scena politica ormai anacronistica e corrotta. Il volume si sviluppa lungo sei capitoli, ciascuno dei quali ricostruisce prima le vicende sotto forma di cronaca per poi analizzarle dal punto di vista politologico. Il primo capitolo si concentra sulla “preistoria” del Partito Democratico, il secondo e il terzo si concentrano sulla fase fondativa, analizzandone i processi organizzativi e gli aspetti politico-programmatici, il quarto si occupa della fase di istituzionalizzazione, il quinto si occupa del PD nella sua vita ordinaria, e l’ultimo capitolo tenta di tirare le fila del discorso, componendo un’analisi complessiva dell’evoluzione del Partito in stretta connessione con lo sviluppo della democrazia italiana.

BIOGRAFIA. Simone Tedeschi è nato a Genova nel 1980. Ha conseguito la laurea in Filosofia Politica presso l’Università di Genova per poi collaborare dal 2007 al 2011 come assistente alla ricerca e alla didattica con il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova e con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia. Presso il medesimo Ateneo ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienza politica – Analisi comparata delle democrazie con una tesi sul processo fondativo del Partito Democratico. È stato Consigliere comunale a Tassarolo e dal 2009 è Assessore nel Comune di Novi Ligure con deleghe alla Cultura (fino al 2014) e, dal 2014 in avanti, al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi. È cofondatore di Epoké Ricerche e di Edizioni Epoké, la casa editrice di cui è attualmente Presidente. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è la sua prima monografia.

Rassegna stampa

http://www.dialessandria.it/cultura-eventi/presentazione-del-volume-il-partito-democratico-origine-organizzazione-e-identita-di-simone-tedeschi/78141.html

http://www.inchiostrofresco.it/blog/2018/04/23/partito-democratico-origine-organizzazione-identita/

http://247.libero.it/rfocus/35123445/1/presentazione-del-volume-il-partito-democratico-origine-organizzazione-e-identit-di-simone-tedeschi/

http://www.alessandrianews.it/novi-ligure/libro-pd-tedeschi-158241.html

Contatti

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La sconvolgente verità sul confronto tra la concentrazione del pesce rosso e quella dell’uomo

Scritto da Esseci il . Pubblicato in Dal Mondo, Lifestyle, Opinioni / Editoriale

Holger Reisinger, SVP di Jabra

Le distrazioni digitali come gli smartphone, le social app e gli articoli “esca” distolgono la nostra attenzione e “divorano” il nostro tempo prezioso. È arrivato il momento di allenare il nostro cervello per eliminare il rumore e potersi concentrare su ciò che è veramente importante.

Ricordate il grande dibattito sul confronto tra le capacità di concentrazione del pesce “Goldfish” – il comune pesce rosso –  rispetto a quella del genere umano?

Dovreste ricordarlo. I ricercatori stabilirono che l’attenzione degli umani era diminuita di otto secondi, anche meno di quella del pesce suddetto.

Punti di riferimento per l’informazione come il New York Times, il Telegraph, Time magazine, USA Today e altri ancora hanno riferito con pervicacia dettagli inquietanti. Cui seguirono commenti angosciosi. Infine, sono state sollevate anche alcune domande.

Poi, proprio con la stessa velocità con cui era apparsa, la storia svanì.

L’intera vicenda ha evidenziato una tendenza inquietante nel nostro mondo in perenne movimento e dominato dal “digitale”: troppe cose vogliono attirare la nostra attenzione, guidandoci verso la distrazione. Siamo bombardati dal costante bip e dai rintocchi dei nostri smartphone, dagli infiniti flussi di e-mail, dalla sfilata di punteggi sportivi che appaiono sul nostro schermo e da una catena infinita di articoli che (come questo) ci stuzzicano con slogan come “10 motivi per cui … “, o “Rivelazioni sconvolgenti su ….”.

Tutte queste distrazioni ci privano della nostra produttività sul lavoro e divorano il nostro tempo.

In effetti, trascorriamo più di cinque ore al giorno a guardare le app per dispositivi mobili, il che è ancora più tempo di quanto spendiamo guardando la TV. [1] Le app dei social media come Facebook, Instagram e Twitter sono particolarmente insidiose. Sono progettate da persone intelligenti che interpretano la chimica del cervello umano e hanno un obiettivo in mente: tenerci impegnati il ​​più a lungo possibile, in modo che gli inserzionisti possano venderci quante più cose possibili. Ci inducono a tornare più e più volte sul contenuto, fornendoci un impeto di dopamina ogni volta che una notifica pop-up ci promette un altro commento o un “mi piace“.

E il momento di dire basta!

Forse è giunto il momento di chiamare un timeout riguardo tutti questi sprechi di tempo improduttivi.

Per carità, non c’è bisogno di demonizzare i social media, che rimangono un ottimo modo per mettersi in contatto con gli amici e riconnettersi con i vecchi conoscenti. Ma dopo essersi soffermati per quelli che sembrano solo pochi minuti ci si ritrova stupiti per quanto tempo si è effettivamente passato sui siti social.

Peggio ancora, non c’è alcun senso di “successo” derivante dalla visita. Certo, potremmo essere più aggiornati, ma probabilmente non siamo più saggi o esperti di prima.

Se avete troppo poco tempo e volete sfruttare al meglio quello disponibile, state senza dubbio cercando dei modi per modellare il vostro cervello in modo da poter meglio concentrarvi e poter svolgere anche le mansioni più banali: dal controllo dei nostri libretti degli assegni alla piegatura del bucato.

Ci sono molti modi per ottenere una migliore forma fisica del cervello. Eccone alcuni che potrebbero aiutarvi:

  • Abbandona lo smartphone. Il modo migliore per evitare le distrazioni è liberarsi della fonte di distrazione, almeno per un po’. E, ammettiamolo, i nostri smartphone sono una grande distrazione. Ovvio? Sì, ma non così facile come si potrebbe pensare. Soprattutto se consideriamo che l’utente medio controlla il proprio smartphone 47 volte al giorno (82 volte se hai tra i 18 ei 24 anni). [2]
  • Dedicati all’attività fisica. Un buon allenamento non è solo ottimo per la nostra salute fisica, ma è anche un bene per la nostra salute mentale. In effetti, gli studi dimostrano che anche solo 15 minuti al giorno di attività fisica possono aiutare a migliorare la concentrazione e la memoria. [3]
  • Dai più spazio alla musica. Quante volte vi sedete e semplicemente ascoltate della musica da soli? Non abbastanza spesso. Invece trattiamo la musica come il rumore di fondo, specialmente quando lavoriamo o quando eseguiamo altre attività. Proviamo invece a prenderci un po’ di tempo per ascoltare la nostra musica preferita, chiudere gli occhi e concentrarci su ciò che stiamo ascoltando – ogni nota, ogni strumento, ogni testo. È un modo sicuro di calmare i nervi e sollevare il nostro umore, che ci può aiutare a raggiungere uno stato pacifico e contemplativo.
  • Diventa un “tutt’uno con la natura“. Prendetevi qualche minuto per trovare un posto isolato nella natura e godetevi i panorami e, soprattutto, i suoni. La dolce melodia del canto degli uccelli agisce come un balsamo naturale per i nostri sensi assicurandoci che il nostro ambiente è sicuro. Questa sensazione di sicurezza a sua volta riduce la pressione del sangue, consente di concentrarci e ci aiuta a pensare in modo più chiaro.

Riguardo al Goldfish …

Come probabilmente avrete capito, le scoperte sulla riduzione della capacità di attenzione sono state completamente ridimensionate. Queste non si stanno riducendo e gli scienziati non sanno nemmeno quale sia l’attenzione di un “pesce rosso”, per non parlare di come si confronta con la nostra.

E se siete arrivati fino alla fine di questo articolo, allora la vostra capacità di attenzione è decisamente più ampia di quella di un “pesce rosso”!

[1] https://techcrunch.com/2017/03/03/u-s-consumers-now-spend-5-hours-per-day-on-mobile-devices/
[2] https://www.nytimes.com/2017/05/02/well/mind/the-phones-we-love-too-much.html
[3] https://www.livestrong.com/article/457834-does-exercise-improve-concentration/

Lavorare da casa e cyber sicurezza: un connubio burrascoso

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Industria, Informatica, Italia, Opinioni / Editoriale, Tecnologia

Sempre più numerose le aziende che anche in Italia adottano lo smart working, favorite dalla presenza di normative specifiche. Pratica popolare tra gli impiegati, specie in settori di mercato in cui la dinamicità del personale e quindi la mobilità delle risorse umane è la chiave del successo delle organizzazioni, lo smart working rappresenta però un rischio in termini di protezione dei dati. Le società che desiderano avvalersene dovrebbero prendere alcune precauzioni per evitare spiacevoli sorprese.

Stando a recenti stime dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano tra il 2013 e il 2017 i lavoratori che in Italia possono svolgere le proprie mansioni anche dal di fuori delle mura aziendali a intervalli più o meno regolari sono cresciuti di circa il 60%, complice il fatto che nel bel Paese lo Smart Working o Lavoro Agile è chiaramente disciplinato dalla Legge n.81 del 22/05/17, il cui varo ha favorito un ulteriore incremento degli “smart worker” a 350.000 unità, ossia l’8% della forza lavoro italiana, un risultato importante, sebbene ancora lontano dalla media europea, dove circa il 30% dei dipendenti si avvale dello smart working per più di un giorno alla settimana.

Lavoro a distanza: pratica popolare non scevra da rischi IT

L’86% degli impiegati intervistati da Symantec UK per un recente studio ha dichiarato di utilizzare il proprio computer personale per scopi lavorativi, di questi il 42% ha dichiarato di non aggiornare regolarmente i sistemi e le applicazioni, al contrario del 70% dei tedeschi. Se lo smart working dovesse prendere piede come ci si aspetta, il suo sviluppo potrebbe diventare il nuovo incubo per i manager IT.

Tre i rischi principali che le aziende devono essere pronte ad affrontare:

  • Gli impiegati potrebbero non essere in grado di accedere alle informazioni necessarie per lavorare
  • Contaminazione della rete aziendale tramite una falla di sicurezza del computer dell’impiegato (o vice versa)
  • Furto o perdita di dati.

Sensibilizzare gli impiegati sui rischi informatici dello smart working

Per prevenire incidenti è indispensabile sensibilizzare gli utenti sulle problematiche di sicurezza IT connesse al lavoro a distanza. Coloro che lavorano al di fuori della sede aziendale dovrebbero ricevere regolarmente promemoria relativi alle buone pratiche da implementare: aggiornamenti regolari dell’antivirus, separazione tra le email personali e quelle aziendali, l’uso di periferiche esterne (chiavette USB, dischi rigidi ecc) dovrebbe essere limitato al trasferimento di dati da un computer all’altro e similari.

“Aumentare la consapevolezza degli utenti è essenziale ma non è sufficiente” avverte Jocelyn Krystlik, Manager Data Security Business Unit di Stormshield. “Semplicemente non è realistico oggigiorno far accollare agli utenti oneri eccessivi. Le imprese non possono affidarsi esclusivamente a questo tipo di misure preventive per tutelare la propria sicurezza”.

Soluzioni di protezione basate su sistemi di identificazione e tecnologia cloud

Le imprese non possono esimersi dall’implementare misure pratiche e soluzioni tecniche al fine di limitare i crescenti rischi IT derivanti dal lavoro a distanza.

  1. Determinare il profilo dei lavoratori a distanza. Per le organizzazioni è essenziale pianificare in anticipo e stabilire un profilo per ogni tipologia di addetto, basandosi sul rispettivo ruolo e sulle informazioni sensibili a cui l’impiegato deve poter accedere, che si trovi in azienda o fuori sede. I meccanismi di sicurezza non possono essere identici per i lavoratori a tempo pieno, per quelli part-time o per coloro che lavorano unicamente nel weekend.
  2. Autenticazione dell’accesso remoto. Uno dei principali strumenti per prevenire che la rete aziendale venga hackerata è l’impiego di un sistema che identifichi il lavoratore momento del log-in (tramite ID, password, codice d’accesso singolo ecc.) e ne limiti l’accesso alle sole risorse autorizzate tramite policy.
  3. Separazione e protezione dei sistemi operativi. Oltre al tradizionale software antivirus, uno dei metodi più semplici per prevenire una contaminazione incrociata tra il computer dell’impiegato e la rete aziendale è di minimizzare i diritti di amministrazione dell’addetto sulla macchina. Ciò significa dotare i lavoratori di un PC utilizzato strettamente a fini aziendali e aggiornato regolarmente dal reparto IT.
  4. Fornire un accesso sicuro ai dati. Per la messa in sicurezza del flusso di dati tra lo smart worker e la rete aziendale è d’uopo avvalersi di una VPN (Virtual Private Network), anche se “questa tipologia di accesso cifrato ai dati sta perdendo di rilevanza a fronte dello sviluppo della tecnologia cloud”, osserva Krystlik. Attraverso le piattaforme virtuali è possibile accedere a dati aziendali sensibili in qualsiasi momento, dovunque ci si trovi, senza alcuna connessione fisica diretta. “Il cloud consente di scorrelare l’autenticazione per l’utilizzo del computer, sempre difficile da proteggere, dall’autenticazione per l’accesso alle informazioni sensibili. Alla fine ciò che conta realmente è la sicurezza dei dati che si vogliono trasferire” conclude Jocelyn Krystlik.

Le soluzioni Stormshield Network Security aumentano l’agilità aziendale in un universo “Bring-Your-Own-Everything” garantendo accesso sicuro alle risorse interne aziendali (server email, intranet, applicazioni interne, file ecc.) attraverso le più restrittive policy di sicurezza. Con Stormshield Data Security invece il produttore europeo di soluzioni per la sicurezza IT protegge efficacemente i dati aziendali. Basate sulla cifratura dei dati end-to-end dall’utente al destinatario, Stormshield Data Security assicura protezione trasparente contro attacchi “man-in-the-middle”, amministrazione abusiva dei file e perdita di dati, in linea con il GDPR.

Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu

Unione Europea, l’esperto fiscalista Denis Torris Alborino ne chiarisce la politica estera

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Dal Trattato di Lisbona alle missioni umanitarie. Denis Torri Alborino, presidente di Refidest, analizza le misure e le politiche adottate dall’Unione Europea in sede di sicurezza e relazioni con le altre regioni del globo.

Denis Torri Alborino descrive l’azione e gli obiettivi della politica estera comunitaria

Attualmente alla guida di Refidest SA, lo specialista in internazionalizzazione Denis Torri Alborino ha fornito una valutazione in merito alle mosse attuate dalla diplomazia dell’Unione Europea sullo scenario mondiale, comprese le politiche nell’ambito della questione sicurezza e gli obiettivi da raggiungere. Grazie alla presenza di un alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, oggi Federica Mogherini, e di un corpo diplomatico, messi in campo a partire dal Trattato di Lisbona del 2009, l’Unione ha potuto rafforzare il peso della propria voce sulla scena mondiale. Denis Torri Alborino sottolinea infatti come nell’agire collettivamente, i 28 Paesi membri abbiano un peso di gran lunga maggiore. Oggi l’UE si ritrova così a ricoprire un ruolo di primaria importanza nel riguardo dei principali temi internazionali, inclusi il programma nucleare iraniano, la lotta al cambiamento climatico, e la stabilizzazione della situazione politica nel Corno d’Africa. Nonostante l’assenza di un esercito permanente, l’Unione Europea ha contribuito al mantenimento della pace in numerosi scenari di crisi, impegnata, dal 2003, in oltre 30 missioni di peace keeping sparse in tre continenti. Attualmente la politica estera dell’Unione si prefigge di sviluppare il rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto, la pace, la sicurezza e la collaborazione internazionale.

Denis Torri Alborino: la politica europea di vicinato

Attraverso la politica europea di vicinato, sottolinea Denis Torri Alborino, l’Unione Europea gestisce le relazioni con 16 nazioni orientali e meridionali. Ad est l’espansione del confine comunitario ha avvicinato notevolmente diversi paesi dell’Europa Orientale: fattore che rende la sicurezza, prosperità, e stabilità di questi territori (Armenia, Georgia, Moldavia, Azerbaigian, Ucraina e Moldavia) temi cari anche all’occidente europeo. La politica europea di vicinato è stata rilanciata anche in seguito alla primavera araba, dedicata all’incoraggiamento e al sostegno di quei partner orientati all’avvio di riforme tese al consolidamento dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia. L’UE, ricorda Denis Torri Alborino, sostiene in Medio Oriente le vittime della profonda crisi geo-politica che attanaglia la regione. In particolare, si configura come il primo donatore verso la Siria, con aiuti che dal 2011 ad oggi ammontano ad oltre 3,2 miliardi di euro. A favore della costituzione di uno stato palestinese, l’UE sta collaborando attivamente con ONU, Russia e Stati Uniti al fine di individuare un accordo che possa portare ad una soluzione pacifica del conflitto. Impegnata anche nella stabilizzazione dello stato libico, la politica estera comunitaria è stata protagonista dello storico accordo sul programma nucleare iraniano raggiunto nel novembre del 2013.

Columbus Day – Il Presidente Fenalca International Francesco Rippa scrive al Premio Eccellenza Italiana di Washington DC

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Alla cortese attenzione del

Presidente del Premio Eccellenza Italiana

George Guido Lombardi

Trump Tower

Oggetto: attacco a Colombo, minaccia ai valori italiani e occidentali

Adesione al Comitato Giù le mani da Colombo

Cari Presidenti

da settimane assistiamo a un’insensata campagna dei cosiddetto “movimento indigenista” che attecchisce a LA e imbarazza e indigna a NYC. Ne vedremo delle belle nelle prossime settimane in vista della tradizionale settimana del Columbus Day che celebra lo straordinario rapporto tra l’Italia rinascimentale quella dei Santi, Navigatori e Poeti con il Nuovo Continente.

La comunità Italo americana, fatta anche di tante imprese e professionisti che continuano a emigrare verso “la terra delle opportunità”,  appare disorientata e abbandonata da una Politica italiana distratta più dalle elezioni siciliane che dalle mille contingenze e dall’Amministrazione federale americana presa dall’emergenza uragani.  Intanto noi non vogliamo girare la testa dall’altro lato. E riteniamo importante partecipare.

L’idea di comitato aperto che abbiamo condiviso con l’Amico Massimo Lucidi che del Comitato è fondatore, è sostenere ogni iniziativa durevole nel tempo per fare rete tra le Imprese di Eccellenza del Paese, in grado di competere sui mercati globali: l’augurio che formuliamo, aderendo al Comitato e assicurando la presenza a NYC il 9 e il 12 ottobre p.v., è però di allargare questo gruppo anche al Premio perché oltre il lamento ci sia racconto. Oltre la protesta, la proposta. L’immagine dell’Italiano laborioso ci piace di più dell’Italiano lamentoso o di quello dimentico della propria storia.

Con grande stima

Francesco Rippa

Presidente Fenalca International