La Porta dell’Aldilà di Gabriele Maquignaz su TgCom 24

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Ore 16.50 di mercoledì 26 febbraio. L’appuntamento per Arte in quarantena, il nuovo format di Tgcom 24 che porta l’arte nelle case degli italiani ai tempi del Coronavirus, vede protagonista l’artista valdostano Gabriele Maquignaz. Soprannominato da Philippe Daverio “lo sciamano del Cervino”, l’artista ha recentemente presentato, assieme al critico d’arte e al prof. Guido Folco, l’ultimo suo catalogo d’arte La Porta dell’Aldilà, edito da Skira Edizioni. Il servizio del TgCom fa riferimento proprio a quest’ultimo evento, tenutosi lo scorso 6 febbraio alla Libreria Bocca, presso la Galleria Vittorio Emanuele II, nel cuore pulsante di Milano.

L’artista durante la presentazione ha eseguito, davanti a un pubblico incuriosito, una performance artistica che puntava dritta al disvelamento della terza dimensione. La Porta dell’Aldilà si è aperta grazie a una tela e a uno speciale taglierino, da lui stesso ideato. Forgiato in oro, acciaio, alluminio e ceramica, l’oggetto diventa un codice e una chiave d’accesso per la terza dimensione che supera lo spazio e il tempo contingenti, quella dell’aldilà. Recidendo la tela per mezzo di un’azione, quella del taglio, ragionata e codificata, Maquignaz ha così unito per sempre le due dimensioni nell’arte. Siamo ben oltre Fontana, guardiamo attraverso Munch per cercare lo spirito, l’essenza di tutto.

Spiega Philippe Daverio: “Il tempo si forma dopo che si è formato lo spazio, però esiste un tempo necessario per definire il Big Bang, che è l’attimo prima dell’esplosione. […] Gli artisti sono gli unici a essere a conoscenza – intuitiva – di cosa è accaduto in quell’attimo. Ne conservano la memoria e cercano di riscoprirla per ritrovare così la propria identità”. Quello che cerca di fare Gabriele Maquignaz aprendo varchi che superano le dimensioni di spazio e tempo nell’arte. Sempre Daverio, in una dichiarazione critica sulle opere dell’artista, aveva infatti sottolineato come “Gabriele Maquignaz è inconsapevolmente egizio e maya, tibetano e alpino. È inconsapevole perché lo sciamano non deve svelare l’arcano a nessuno, neppure a se medesimo. Deve solo operare con le sue rivelazioni, con l’esternazione ambigua delle sue percezioni”.

Occhi puntati dunque sull’appuntamento imperdibile del Tgcom24 ai tempi dell’Arte in quarantena. Anche solo per trovare un respiro e un distacco artisticamente “spirituale” durante i tempi dell’isolamento.

Ottimi riscontri per Davide Romanò in Fiera Arte Genova

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Il pittore Davide Romanò ha riscosso ottimi riscontri di consenso, a fronte della sua partecipazione alla storica fiera Arte Genova, svoltasi dal 14 al 16 Febbraio nel suggestivo capoluogo ligure. Romanò ha esposto in loco due opere particolarmente intense e di alto spessore sostanziale, dal titolo “Scacco matto” e “Lo spazio”.

Nel commentare i profondi risvolti contenutistici della sua arte la dottoressa Elena Gollini ha dichiarato: “La pittura di Davide è fatta soprattutto di percezioni e sensazioni. È una pittura fortemente intimista. A lui non interessa semplicemente descrivere, perché ha capito che il grande segreto della pittura del nostro secolo è la capacità di andare oltre la realtà. Avverte e metabolizza tutte le emozioni del reale, ne coglie tutte le complesse pulsioni vitali e le trasforma in visioni cromatiche accese e vibranti, con cui riesce a farci comprendere il contenuto insito e a renderci partecipi attivamente, estraendone l’essenza più autentica e pura. L’intreccio variopinto del colore brillante con le forme figurali stilizzate di tendenza astratta, gli permette di afferrare, bloccare e trasfigurare la realtà. Il colore scioglie e mescola insieme le forme e i contorni predefiniti, nega i volumi circoscritti e si affranca dal secolare dovere vincolante della raffigurazione più tradizionalista, si allarga, si espande e acquista vita propria, vive una propria esistenza, diventa entità autonoma e indipendente. Davide filtra la realtà, la immette dentro una sorta di vetro polarizzato per scrutarla curioso e al contempo la scandaglia e la analizza con acuto spirito critico. La materia pittorica, talvolta più lieve e talvolta più densa, bilancia perfettamente gli accordi cromatici d’insieme, che offrono un risultato espressivo molto caratterizzante. Il colore assume effetto plastico e si accentua in un corollario di pigmenti accattivanti, che seguono il paradigma emotivo e il trasporto psicologico di Davide. Si tratta di una comunicazione lirica e contemplativa, interiore e introspettiva che si realizza attraverso il colore nella sua declinazione più evocativa. Ottiene effetti di sorprendente resa, dove gli accordi tonali si compongono e si sovrappongono nella sintesi visiva, che accoglie la luce e ne moltiplica il potere irradiante e l’energia dinamica“.

L’appassionata ricerca artistica di Alessandro Giordani

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura

Per Alessandro Giordani ogni opera parla da sé, ma al contempo deve anche restare un mistero e lasciare l’opportunità allo spettatore di potersi approcciare ad essa, stimolando più chiavi di lettura e risvegliando sensazioni e percezioni eterogenee, all’insegna della libertà interpretativa per condividere al meglio i messaggi e i significati, inseriti dentro lo scenario narrativo. Propone una pittura spontanea senza filtri che la condizionano e senza frenare l’impulso passionale che lo spinge a dipingere. La sua ricerca ponderata e doviziosa, non tralascia mai alcun dettaglio per ottenere la miglior resa d’impatto visivo ed estetico.

Sul suo percorso creativo di grande valenza qualitativa la dottoressa Elena Gollini ha sottolineato: “La pittura di Alessandro, che trae la sua ispirazione di spunto ideativo dall’arte astratta di tendenza geometrica e dai suoi parametri espressivi, si compone di vere e proprie riflessioni esistenziali concretizzate nelle visioni proposte. I pensieri, le emozioni e il pathos dell’anima vengono immessi dentro la composizione narrativa e sembrano magicamente fluttuare nel ritmo dinamico d’insieme. Le opere si possono considerare come dei veri e propri enigmi della psiche, con una potenza energetica che si sprigiona a tutto tondo. La sua è una pittura d’azione e di movimento, che gioca sull’effetto ottico illusorio e visionario, rafforzato dalla componente cromatica ed è libera dai condizionamenti facenti capo alla tradizione del figurativo considerato in senso classico. La catena illusoria formata da segni, forme e colori si colloca in sospeso tra realtà e fantasia e possiede una profonda forza comunicativa. Ogni quadro catalizza da subito l’attenzione dello spettatore che rimane coinvolto e quasi ipnotizzato a scrutare e contemplare le rappresentazioni. Un turbinio di forze vitali abita dentro le opere e le vivacizza. Le virtuose capacità di ricerca e di sperimentazione le permettono di conseguire traguardi sempre più qualificanti e di perfezionare sempre meglio la tecnica esecutiva, dando anche il massimo risalto ai contenuti insiti“.

Unione sportiva Acli e la casa editrice Edizioni 2000diciassette sul territorio sannita per un incrocio tra cultura e sport

Scritto da redazione blog il . Pubblicato in Cultura

In rete con l’unione sportiva Acli la casa editrice edizioni 2000diciassette aderisce al progetto sul bullismo e sulla violenza di genere promossa dal presidente U.S. Acli Benevento Alessandro Pepe in virtù di un percorso innovativo all’insegna della cultura e dello sport. Finalità del progetto smuovere le coscienze su tematiche che riguardano la fragilità.
Sarà il santagatese Gerardo Biscardi ed il suo libro dal titolo: “Con le tasche piene di felicità”, edito da Edizioni 2000diciassette, a inaugurare questa nuova serie di incontri su tema del bullismo e della violenza di genere. “Con le tasche piene di felicità” è una produzione letteraria, che sta riscuotendo successo di vendite ed è presente sulle maggiori piattaforme distributive.
L’amore, la gioia di vivere, la scoperta della felicità anche nelle difficoltà trovano risposte nel memoire dello scrittore.
“Un percorso, un approdo; la luce dell’alba ed il paesaggio puro di un’anima che incanta. L’ebbrezza della voglia di vivere”
Al convegno promosso dalla delegata U.S. Acli Benevento Immacolata Petrillo, che avrà luogo il 7 Marzo alle ore 18:30 nel salone dell’Istituto Comprensivo Telese Terme-Solopaca (scuole elementari), parteciperanno anche il presidente U.S. Acli Benevento Alessandro Pepe, l’avvocato Roberto Marino,la dottoressa Angela Rita Rotondi, la dottoressa Maria Vittoria Crocco, la fashion blogger sannita Teresa Morone, il maestro di pugilato e difesa personale Clemente Di Crescenzo.
A conclusione del convegno i presenti potranno partecipare ad una dimostrazione di difesa personale organizzata dal maestro di pugilato Clemente Di Crescenzo con rilascio di attestato riconosciuto dal CONI.

Vercelli: sospensione serata inaugurale Josè Dalì

Scritto da Marco il . Pubblicato in Arte, Cultura, Locale

In riferimento all’evento inaugurale a Vercelli di Josè Dalì del 27 febbraio, con la presente si comunica che, a seguito dell’ordinanza firmata per il Piemonte, per evitare la diffusione del coronavirus si è disposta la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, chiuso o aperto al pubblico, anche di natura culturale, ludica, sportiva o religiosa

.Per tale motivo l’evento è stato spostato in data da definirsi.

PESCARA proiezione film I had a dream – Avevo un sogno di Claudia Tosi

Scritto da Muni CYTRON il . Pubblicato in Cultura, Film, Italia, Società, Spettacolo

#Docudì2020 concorso di cinema documentario
Pescara: da giovedì 23 gennaio a sabato 16 maggio 2020
Museo Vittoria Colonna via Gramsci
INFO Sinossi, trailer, schede bit.ly/39ZtY0m

giovedì 27 febbraio ore 17.00 (anteprima regionale)
museo d’arte moderna Vittoria Colonna, via Gramsci
I had a dream – Avevo un sogno di Claudia Tosi

Manuela e Daniela, due donne che sognano di cambiare il loro paese, l’Italia, ma devono fare i conti con la dura realtà. Dalle lotte femministe contro Berlusconi alle ultime elezioni politiche del 2018, il film esplora l’Italia, negli ultimi 10 anni, attraverso l’azione politica e la vita quotidiana di due donne molto combattive.

Trailer vimeo.com/293698708

INFO, sinossi, schede bit.ly/2SMX23m

Evento su Fb bit.ly/2wsnTud

#Docudì2020 #associazioneACMA #DocudìConcorsoCinemaDocumentario
#IHadADream #ClaudiaTosi

Seguiranno le proiezioni:

MARZO giovedì 12 ore 17.00
Vulnerabile bellezza di Manuele Mandolesi

MARZO giovedì 26 ore 17.00 Docudì d’Arte (fuori concorso)
ANTEPRIMA Il Film sarà a breve in distribuzione nelle sale italiane
Emilio Vedova. Dalla Parte del Naufragio (con la partecipazione di Toni Servillo)
di Tomaso Pessina sul lavoro dell’artista Emilio Vedova sarà presente il regista

APRILE giovedì 16 ore 17.00
Wrestlove – L’amore combattuto di Cristiano di Felice sarà presente il regista

APRILE giovedì 30 ore 17.00
Normal di Adele Tulli

MAGGIO giovedì 07 ore 17.00
Come stanno i ragazzi di Alessandro Tosatto e Andrea Battistuzzi

MAGGIO giovedì 14 ore 17.00 Docudì d’Arte (fuori concorso)
Capo Dio monte e Ettore Spalletti: ritratto di Pappi Corsicato sul lavoro degli artisti Luigi Ontani e Ettore Spalletti sarà presente il regista

MAGGIO sabato 16 Premiazioni e al termine proiezione (fuori concorso)
Mi chiamo Altan e faccio vignette di Stefano Consiglio
sarà presente il regista

Operetta Amore mio,recital lirico dedicato all’Operetta del duo lirico De Maio Lupoli

Scritto da Noi per Napoli il . Pubblicato in Cultura, Italia, Musica, Spettacolo, Turismo

Operetta Amore mio, prossimo recital con la coppia della lirica De Maio Lupoli

Operetta Amore mio” è il titolo del prossimo concerto che il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli porteranno in scena al Teatro Cortese il 6 marzo 2020 alle h.21.15. Propongono un affascinante viaggio musicale nel mondo dell’Operetta con le pagine piu famose di LeharCostaRanzato,Kalman, Benatzky, partendo anche dalla Romanza da Salotto di fine 800 primi del 900 con Musica Proibita di Gastaldon e l’immancabile Non ti scordar di me .

Ambientazione da Salotto Liberty partenopeo nel grazioso e nuovo spazio del Teatro Cortese di Napoli, sito nella zona collinare di Napoli, Colli Aminei, precisamente in Viale del Capricorno n.4, in cui i due artisti, reduci dai recenti successi di vari concerti,spettacoli, premi,accompagnati dalle note storiche del giornalista Giuseppe Giorgio che inquadreranno i vari brani e dalla pianista Nataliya Apolenskaja, faranno rivivere le atmosfere nostalgiche e sognanti di quel tempo, soprattutto con le piu immortali e romantiche melodie di Operette, poco conosciute ai giovani e molto amate dalle generazioni passate ed intermedie ma che vengono poco rappresentate e forse dimenticate da un po’ di tempo soprattutto nel capoluogo partenopeo.

Ben venga quindi tale iniziativa dei due artisti lirici Olga De Maio e Luca Lupoli che con il giornalista, storico teatrale e musicale Giuseppe Giorgio, hanno voluto dare vita al rilancio di un genere che appartiene alla più grande tradizione della musica e del teatro della borghesia francese ed austriaca fin de siecle, approdata anche in Italia, all’interno della stagione teatrale del neo-nato progetto del Teatro Cortese, grazie all’impegno dell’Associazione Ente A.R.T.I. -Teatro e Musica con la direzione organizzativa di Anna Sciotti e Rita Paolino e la direzione artistica di Giuseppe Giorgio, nuova struttura teatrale che intende porsi per la zona dei Colli Aminei e per la restante città, come un punto di riferimento artistico e come uno spazio capace di fare respirare l’arte dello spettacolo a 360 gradi.

Dettagli dell’ Evento :

Venerdì 6 marzo h.21.15
Teatro Cortese 
Viale del Capricorno ( Colli Aminei) n.4
Napoli
Prezzi :

Intero 15€
12 cral e gruppi

Info e prenotazioni

081 9223536

331 7462854

Maestro Josè Dalì a Vercelli

Scritto da Marco il . Pubblicato in Arte, Cultura

Josè Dalì, artista e pittore di fama internazionale, figlio del Maestro del surrealismo Salvador Dalì, presenzierà alla serata inaugurale della nuova sede in Vercelli di ADIURA, agenzia di assistenza domiciliare e sanitaria, e sarà a disposizione per fotografie ed autografi.

L’evento si terrà il prossimo 27 Febbraio a Vercelli, presso la sede di Adiura, sita in via Trino 26, a partire dalle ore 17.

Per info e contatti tel. 0161597420

 

International Art Prize Frida Kahlo: la mostra inaugura con successo alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Il giorno di San Valentino rimarrà nei ricordi anche come quello dell’International Art Prize Frida Kahlo. Venerdì 14 febbraio infatti il vernissage della mostra-evento ha avuto luogo nelle due sedi della Milano Art Gallery. Via Ampère 102 e poi via Alessi 11 si sono illuminate dell’energia dei colori del premio in onore di Frida Kahlo. A presentare l’evento la giornalista Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e «Diva e Donna». Assieme a lei, sul palco, anche l’attore e conduttore Marco Columbro, il curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, il fotografo internazionale Roberto Villa, l’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì e Gianni Ettore Marussi, già responsabile dello Speciale Mostre del TgCom.

Frida Kahlo ha sostituito l’icona di Che Guevara, viene detto all’inaugurazione, segno che i tempi stanno cambiando e che le donne assumono sempre più un ruolo di rilievo nei diritti e nell’arte. “La vita di Frida ‒  commenta Silvana Giacobini – era una vita da romanzo”. Anche José Dalì è dello stesso avviso, asserendo che l’artista, facendo della propria vita un’opera d’arte, è riuscita così a rendere completa e memorabile la sua figura. Roberto Villa si lancia a questo punto in un confronto con lo stato dell’arte dei nostri giorni.

“Quello che appare importante della vita di Frida Kahlo – spiega – è stata la sua capacità di inserirsi nel contesto della cultura dell’epoca. Il contatto con Trockij non è un caso. Trockij, per la sua posizione politica conflittuale con Stalin, Lenin e con tutti gli altri, non rendeva facile gli approcci, li consentiva solamente a coloro che avessero una qualità elevatissima. Questa caratteristica manca agli artisti di oggi: non sono capaci di fare gruppo”.

Marco Palumbo conclude la riflessione, spostando l’attenzione sull’origine dell’arte:

“Io sono convinto che l’arte nasce da due fattori fondamentali: dalla gioia e dalla disperazione. Non è vero che bisogna soffrire per sublimare la materialità e raggiungere la spiritualità. Meglio che sia la gioia il fine ultimo dell’uomo e non la sofferenza o l’espiazione”.

Le opere selezionate per il premio Frida Kahlo rimarranno in esposizione fino al 6 marzo, visitabili gratuitamente dal lunedì al sabato, dalle 14.30 alle 19. Nella sede in via Ampère si potranno ammirare: Anna Actis Caporale, Alda Boscaro, Drago Cerchiari, Jolanda Comar, Gabriella Galli, Sofia Gallia, Jacqueline Gallicot Madar, Cinzia Gorini, Nathalie Jacquounain, Sirkka Laakkonen, Silvana Mascioli, Päivyt Niemeläinen, Stefania Pazzaglia, Claudia Salvadori, Mikhail Selishchev, Fabrizio Spataro, Silvia Tolomeo ed Emel Vardar.

In via Alessi: Enrica Belloni, Lorenza Bini, Piero Boni, Eleonora Bottecchia, Silvia Castelli, Susanna Cauli, Rosanna Cecchet, Rossella Cola, Francesca Colaciello, Cristiana D’Anna, Raffaella Di Benedetto, Micaela D’Onofrio, Francesco Fazio, Soterus, Monica Ferrari, Nevėl, Luca Fruzzetti (Dale), Teresa Giardina, Santiago Harizaj, Aleef, Marco Locci, Gioia Lolli, Mauro Martin, Patrizia Matera, Daniela Moretti, Katiuscia Papaleo, Amelia Perrone, Maria Petrucci, Daniela Piccinelli, Valentina Puccio, Eleonora Pulcini, Guikni Rivera, Maria Milena Rocchetto, Antonella Rollo, Alessia Rosati, Laura Ruggiero, Lucia Sanavio, Gianluca Giuseppe Seregni, Gladys Sica, Caterina Spatafora, Carlà Tomatis e Giovanni Zungri.

Spoleto Arte: il fotografo internazionale Roberto Villa ricorda Dario Fo

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia

Il vernissage della mostra Dario Fo e l’arte contemporanea, tenutosi lo scorso giovedì 6 febbraio a Roma ha visto l’intervento di numerosi ospiti vip, tra cui Dino Zoff, Pippo Franco, Maria Rita Parsi. Abbiamo voluto conoscere meglio chi ha reso possibile la mostra sul grande Premio Nobel a cura di Vittorio Sgarbi e Salvo Nugnes. Chi per oltre sessant’anni ha collaborato con Dario Fo e ora ne porta il nome e il ricordo in mostra attraverso le sue immagini. Si tratta del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, semiologo e studioso dell’immagine, amico di Dario Fo e Pier Paolo Pasolini.

Dopo una tournée iniziata al Comune di Castel Franco Emilia, proseguita all’Ambasciata di Belgrado e presso il Teatro Nazionale Serbo, presso l’Ambasciata e Istituto Italiano di Cultura Sloveno di Lubiana, poi di Vienna e di Pechino, al Teatro Nazionale Cinese, presso l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura di Minsk e il Teatro Nazionale Bielorusso, è proprio il caso di dire: finalmente a Roma!

Finalmente a Roma con la mostra dedicata a Dario Fo. Come vi siete conosciuti e cosa l’ha spinta a proporre una serie di mostre sul Giullare Nobel?

1968, Genova, Camera del Lavoro, è lì che ci siamo incontrati.

Da studioso dei linguaggi delle arti ero molto interessato allo sperimentalismo ed alle innovazioni nel mondo della comunicazione delle diverse forme dello spettacolo, teatro e cinema, musica e pittura, e via. Non a caso nel 1949 avevo studiato la appena nata “Teoria dell’informazione”.

Le nostre conversazioni sono state immediatamente “nutrienti” grazie ai comuni interessi, alla grande Cultura di Dario ed alla mia preparazione di ingegnere elettronico dagli interessi anomali.

Il punto forte comune era operare per i minus sapiens, poiché è la cultura che rende liberi e, per potere fare cultura, contattando i Grandi e per collaborare con loro, avevo scelto la fotografia, quella che mi ha consentito di costruire documenti unici sul fare poetico dei grandi intellettuali con cui ho collaborato facendo anche fotografia.

Quelle foto, infatti, non sono destinate ad essere appese ad un muro e basta, ma sono una overture che mi consente di parlare di cultura a decine di migliaia di giovani e no, ogni anno, non solo facendo loro scoprire il teatro, quello rivoluzionario linguisticamente di Dario Fo, ma rivelando anche i meccanismi del processo creativo in tutte le arti.

Come si è comportato il pubblico di questo progetto itinerante? Le reazioni sono diverse a seconda della cultura di appartenenza? Quanto è conosciuto Fo all’estero e quanto in Italia?

Grazie all’interattività, tra autore ed immagine nasce un dialogo che dà luogo a domande imperniate sul senso del lavoro e sul cosa rappresentano le immagini.

Le diversità appaiono nella differente cultura dei singoli, quasi nessuno conosce le regole della composizione di un’immagine, ed ancor meno la differenza fra la composizione nella cultura occidentale e quella nella cultura orientale per cui, con ogni risposta,  faccio un mini corso di semantica dell’immagine.

In tutto il mondo in cui ho presentato i lavori di Dario Fo il nostro Nobel è conosciuto e, spesso, più di quanto lo sia in Italia.

 

C’è uno scatto a cui è legato o un ricordo con Dario Fo a cui è particolarmente affezionato?

Sì, c’è. Si tratta di una immagine in cui Dario, al centro del palco, in piedi, sta agitando le mani che appaiono “sfocate da movimento”: quella foto è nata per dimostrare proprio che il recitativo non era mai statico ma dinamico.

Mentre facevamo quelle prove, noi due soli sul palcoscenico, Franca Rame, con suo divertimento, ci seguiva seduta in sala, talché ad un certo punto, con una espressione tipicamente milanese ha sigillato le nostre sperimentazioni con un “Sembrate due pirla!”

 

Lavorando a stretto contatto con grandi della cultura italiana e non solo, come ha fatto lei, si viene influenzati dal loro carisma? In che modo?

È proprio lo stretto contatto che non fa percepire il carisma destinato al pubblico. Quando gli argomenti della conversazione risultano molto complessi si stabiliscono rapporti ad elevata, autentica empatia ed anche di amicizia.

In quel caso il contributo delle due parti diventa paritetico e non porta con sé nessuna connotazione di superiorità di “casta”.

 

Nelle sue rassegne c’è una forte interrelazione artistica, dalla fotografia al teatro, dalla pittura alla scultura. Il fatto che molte forme d’arte comunichino tra loro non dovrebbe stupirci, dovremmo essere educati a questo oppure, secondo lei, la questione va affrontata diversamente? E cosa direbbe Dario Fo?

È presente, a nostra difesa, la percezione separata, per ogni “categoria” artistica così, quando tre anni fa ho scritto su Facebook “Fotografia: Finalmente si parla di Cultura”, in relazione agli Stati Generali della Fotografia voluti dal Ministro Franceschini, 75 fotografi mi hanno scritto: “Cosa c’entra la cultura con la fotografia?”

Viceversa, chi fa pittura o scultura è convinto di fare cultura con la C maiuscola, spesso una pia illusione. Tutti, proprio tutti, quando scelgono una qualsiasi forma di comunicazione esprimono sempre la loro cultura che, raramente, è meritevole della C maiuscola ma che, di certo, è l’impronta digitale (non elettronica, ma da digitus), del loro stato culturale meritevole, sia dell’appellativo più elevato o sia del pubblico ludibrio.

Dario Fo è stato uno studioso, uno storico, un letterato, e come tale ha potuto e saputo travalicare molte categorie passando dalla letteratura alla drammaturgia, dalla recita alla pittura, dimostrando che solo chi si è dato gli strumenti idonei, con lo studio, con la conoscenza, non solo può essere libero, ma può operare per la libertà altrui.