Eventi e Festività Ecco Perché il Catering va di Moda

Scritto da florencetours il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Gastronomia e Cucina

A tutti piace festeggiare che si tratti di un matrimonio, un compleanno, una festa comandata o un eventi di altro genere cosa meglio di un banchetto imbandito o un lauto pranzo può accompagnare i festeggiamenti.
Per organizzare un menu all’altezza sono però necessari cibi di qualità ben preparati e cucinati a puntino oltre che presentati con eleganza e ricercatezza visto che anche l’occhio vuole la sua parte ma realizzare tali preparazioni sono necessarie professionalità ed esperienza che solo chi quotidianamente è chiamato a realizzare tali menu può avere.
Trai vari ambiti della ristorazione il servizio che è in grado di soddisfare questo tipo di richieste è il catering, ormai da anni il catering si è imposto come la scelta idonea a fornire menu per le più varie necessità che variano di volta in volta non solo a seconda del tipo di occasioni ma anche in base alle richieste dettate dai gusti e dalle aspettative di qualità e di spesa di chi commissiona questo tipo di servizio.
Negli ultimi anni la fama dei catering si è diffusa con il coinvolgimento dei servizi di catering nell’ambito del wedding, matrimoni di ogni livello e tradizione sono festeggiati con il supporto professionale delle aziende di catering .
Tra i servizi più prestigiosi e conosciuti in italia ci sono i catering Firenze che sono spesso chiamati a preparare cibi e bevande per menu di altissimo livello che sono organizzati per festeggiare i tanti eventi che si susseguono nella famosa città toscana, matrimoni di personaggi famosi e facoltosi, incontri internazionali, appuntamenti del jetset internazionale sono solo alcune delle occasioni che si celebrano a Firenze con il supporto dei servizi catering della zona.
La caratteristica principale dei servizi di catering che hanno portato questo settore alla sua sempre maggiore diffusione è la flessibilità, la capacità di adattarsi a qualsiasi ambiente e richiesta è insita nelle peculiarità di questo settore.
I catering non sono una esclusiva degli eventi di alto livello, con il tempo l’offerta di fornitura di cibi e bevande ha allargato il proprio mercato di riferimento rendendosi disponibile a servire anche piccoli eventi e cene tra amici dove i commensali scelgono la comodità di un servizio di ristorazione alternativo al ristorante o alla rosticceria di turno.
Affidarsi ad un servizio di catering è anche un modo per risparmiare o definire un costo preventivo che può essere trattato e fatto rientrare in un budget di spesa predefinito dal cliente, l’azienda di catering può anche fornire preventivi realizzati in base alle richieste sia che si tratti di esclusivi menu che di semplici buffett.

Nella campagna di Fini “Noi di Modena” storie di eccellenza e passione del territorio modenese

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

La campagna digital FINI ha come tema centrale la “modenesità”, e a darne espressione sono tre personaggi che vivono nella città emiliana e che raccontano abitudini, tradizioni ed aneddoti legati al territorio

Storie di eccellenza e passione, di unicità e semplicità. Sono le storie di Modena che Fini, storica azienda specializzata nella pasta fresca ripiena della tradizione emiliana, per il secondo anno racconta nel progetto di comunicazione “Noi di Modena”. La campagna digital ha infatti come tema centrale proprio la “modenesità” e a darne espressione sono tre personaggi che vivono nella città emiliana e che raccontano abitudini, tradizioni ed aneddoti legati al territorio. Le storie vere dei modenesi permettono di descrivere la vivacità di Modena e anche l’identità del marchio che vi è nato.

“Per questa Campagna- spiega Valentina Lanza, Responsabile Comunicazione e Marketing del Gruppo Finiabbiamo scelto tre storie speciali, personaggi noti per il loro legame con Modena: Andrea Giani, Francesca e Roberta Vecchi, Federico Montaguti e Davide Montorsi.

Andrea, modenese d’adozione, nasce a Napoli ma è la Pallavolo Modena a portarlo in Nazionale, per poi vederlo tornare come allenatore. Annoverato tra i membri della “generazione di fenomeni” e della Volleyball Hall of Fame ha vinto tre titoli mondiali consecutivi. La tradizione per lui è una compagna di viaggio, proprio come per noi. Francesca e Roberta sono gemelle e costumiste con un’esperienza unica. Lavorano fra gli Stati Uniti e l’Italia a tempo pieno. Sono perfezioniste e ritengono che questa non sia solo una loro caratteristica peculiare, ma il marchio di fabbrica di chi è nato a Modena”. “La loro storia– prosegue Lanza– è vicina a noi perché racconta di questo legame con il territorio, di come l’eleganza sia un modo di essere, non di apparire. E di quanto possa portarci lontano la nostra creatività, quando abbiamo il coraggio di seguirla. Federico e Davide, invece, gestiscono La Bottega dei Gozzi, legatoria artistica nata nel 1902, dove con ago, filo e telaio si fanno i libri come cento anni fa. La loro storia oggi valorizza l’arte antica del territorio modenese grazie all’apertura verso la modernità, mai a discapito della conservazione della tecnica. Una storia d’amore e innovazione, come la nostra”.

Con la scelta dell’hashtag #noidimodena per i canali social del brand, Facebook e Instagram, l’agenzia creativa Bitmama che ha curato anche questa seconda campagna per Fini ha voluto stimolare la conversazione e generare engagement fra gli utenti verso quella che è, a tutti gli effetti, una “storia da assaporare”.

Ancora una volta, il Gruppo Fini ha scelto una creatività che sottolinea il suo posizionamento distintivo. In un mercato, come quello del largo consumo alimentare, fatto sempre più da multinazionali, Fini punta tutto sul suo essere rimasto un marchio non solo nazionale ma locale, nato nel 1912 a Modena e ancora oggi fortemente radicato in questo territorio.

https://nonsolobuono.it/fini/noi-di-modena/

Il Boom del Catering

Scritto da florencetours il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Gastronomia e Cucina

Negli ultimi anni il settore catering ha fatto registrare un clamoroso boom aumentando del 50%.

Dopo che le prime forme di catering nacquero per la fornitura alimentare per grandi organizzazioni o per garantire il sostentamento durante i lunghi viaggi navali e ferroviari.
Con l’evoluzione delle necessità il catering è passato da essere un servizio primario per il sostentamento a divenire una scelta per l’organizzazione di eventi di grande rilevanza, come feste di matrimonio, ricevimenti e congressi di qualsiasi livello.
Il catering ha saputo perfettamente adeguarsi a tutte quelle occasioni nelle quali si rende necessario accogliere e servire un elevato numero di persone in modo curato anche nei dettagli oltreché nella fornitura di cibi e bevande.
L’aumento del giro di affari degli ultimi è da attribuire alla definitiva consacrazione del settore nell’immaginario collettivo che di fatto ha fatto salire in modo sostanziale le richieste di catering anche per eventi di minore rilevanza come semplici compleanni, incontri di lavoro o una cena tra amici, occasioni che sono spesso caratterizzate dalla presenza di un numero di persone limitato.

Uno dei punti di forza che ha permesso al catering di crescere molto è la caratteristica capacità del settore di sapersi adattare in modo flessibile sia alle location sempre diverse sia alle diverse esigenze di eventi molto diversi tra loro.
Con queste premesse è stato semplice ma geniale per alcune aziende di catering cominciare a puntare anche su richieste di eventi molto più piccoli rispetto ai grandi eventi con cui il settore è stato per anni accostato nell’immaginario collettivo.
L’aumento delle richieste ha inevitabilmente aumentato anche la varietà delle richieste, questo ha reso necessario per le aziende di catering un aumento di competenze che in alcuni casi ha creato nuove figure professionali capaci di allestire anche piccoli catering di diverse varietà che possono andare dai menu vegetariani a quelli tipici di ogni zona del mondo.
La ragione principale per cui molte persone richiedono i servizi di catering anche per piccoli eventi o necessità è quella di evitare l’incombenza di cucinare, un’attività che per chi non lo fa di professione è spesso un lavoro complesso che necessità di tempo e capacità che non sono possibili da acquisire senza anni di esperienza.

Agricoltura: miglior vino e ottima uva da tavola grazie ai trattamenti con zeolite cubana e prodotti Bioagrotech

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Più zuccheri, con maggior contenuto antocianico, minore acidità volatile e più peso con i trattamenti firmati Bioagrotech

Svariate test sperimentali e prove di campo in vigneto hanno dimostrato come la zeolite cubana sia particolarmente indicata nella coltura dell’uva da tavola e nella produzione di uva da vino. Lo confermano anche i risultati ottenuti presso l’Azienda Agricola Salluce in località Montescaglioso (MT).

L’obiettivo della prova è stato quello di verificare la possibilità di incrementare la qualità della produzione utilizzando prodotti Bioagrotech. La prova si è svolta tra una tesi trattata con prodotti Bioagrotech, rispetto ad una tesi con normali trattamenti aziendali, con lo scopo di valutare la possibilità di migliorare le produzioni in termini quantitativi e qualitativi e di verificare il controllo dei parassiti da parte della zeolite cubana.

Lo studio è stato svolto su di un impianto di uva da vino varietà Montepulciano con forma di allevamento a tendone e sesto di impianto 2,3×2,3 con una gestione fitosanitaria integrata. I parametri presi in esame sono stati: grado brix; grado Babo; peso medio degli acini.

Ottimi risultati sono emersi dal campionamento della produzione della tesi Bioagrotech rispetto alla tesi aziendale, sia quantitativi con l’incremento del peso medio di un acino di circa il 0,12g/acino ma soprattutto qualitativi, con l’incremento di circa un 4% di grado Brix e di circa un 3,5% di grado Babo dalle determinazioni fatte in laboratorio.

Non sono stati ottenuti dati sulla difesa da attacchi parassitari in quanto l’annata, particolarmente calda e asciutta, non è stata favorevole allo svilupparsi degli attacchi soprattutto di patogeni fungini, così come non si sono manifestate carenze nutrizionali da rilevare, sia nella tesi trattata che in quella aziendale.

La tesi Bioagrotech, ha riportato un ispessimento della buccia. Grazie alle proprietà cicatrizzanti e disidratanti della zeolite cubana si è riscontrato un arresto dell’avanzamento del marciume inizialmente provocato dall’attacco di tignola.

Nel dettaglio, si evidenziano: concentrazione zuccherina maggiore nel campo Bioagrotech; contenuto Antocianico a 420 nm nettamente maggiore nel campo Bioagrotech; acidità volatile (Acido acetico) inferiore nella tesi Bioagrotech; incremento di produzione nella tesi Bioagrotech.

Bioagrotech srl è un’azienda della Repubblica di San Marino specializzata nello studio, nella lavorazione e nella commercializzazione di fertilizzanti e substrati organici e minerali ideali per le esigenze dell’agricoltura biologica, biodinamica e a lotta integrata. Dal 2011 propone trattamenti innovativi per un’agricoltura all’insegna del rispetto dell’ambiente e della biodiversità. I prodotti Bioagrotech potenziano le difese naturali delle piante e arricchiscono il suolo: in tal modo permettono di ridurre notevolmente l’uso di fitofarmaci, riducendo anche la loro presenza residuale sui raccolti. www.bioagrotech.com

Geoplant scommette sulla qualità del kiwi con Boerica*

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L’azienda vivaistica presenta sul mercato una varietà dalle eccellenti caratteristiche agronomiche e di pezzatura, imprimendo una spinta al trend del comparto Kiwi negli areali del Nord Italia.

La Società Agricola punto di riferimento nel settore vivaistico prospetta quella che ad oggi appare come la miglior proposta nel settore del kiwi a polpa verde: si tratta di Boerica*, una cultivar generatasi da una mutazione spontanea della capostipite Hayward, le cui peculiarità organolettiche e sensoriali superano nettamente le caratteristiche della varietà d’origine, attestandosi su elevati standard di taglio sia qualitativo che quantitativo.

Il frutto proposto da Geoplant Vivai è un kiwi a polpa verde con forma cilindrica, più affusolata di circa 15 mm rispetto alla varietà di derivazione. Oltre che per le dimensioni, Boerica* si differenzia da Hayward per bontà e pezzatura, garantendo rese più elevate e un gusto di estrema piacevolezza.

Non solo: in virtù di un residuo secco rifrattometrico (RSR) leggermente superiore rispetto alla varietà capostipite (così come riscontrato per il grado Brix), questa cultivar di kiwi può dirsi conservabile più a lungo e quindi fruibile dal consumatore finale.

La pianta ha una vigoria medio elevata e una produttività comparabili ad Hayward e non presenta frutti laterali sull’infiorescenza; lo stesso principio vale per la sua epoca di maturazione, fioritura e germogliamento, che risulta contemporanea a quella della varietà d’origine.

Boerica* è una licenza della Società Agricola Bovo ed è gestita in via non esclusiva dal Consorzio Jingold, nato con l’obiettivo di tutelare e garantire il gusto e la qualità del kiwi a polpa gialla: la sua proposta segue quindi le regole applicate alla libera commercializzazione e non risponde a un unico canale distributivo.

Questa importante proposta testimonia la ripresa e il ritrovato dinamismo di un segmento del mercato ortofrutticolo che da tempo dimostrava di accusare i colpi dati da alcune problematiche agronomiche, nello specifico legate a moria e batteriosi. La produzione e la commercializzazione del kiwi negli areali del nord Italia – negli ultimi anni in affanno – sono compensate da un aumento delle superfici nelle regioni del sud (quali Basilicata, Campania e Calabria), motivo per cui, più in generale, l’intero comparto Kiwi in Italia deve essere in grado di ritrovare slancio per contrastare l’ascesa dei competitor esteri (uno su tutti la Grecia). L’impegno di Geoplant Vivai, con Boerica*, ne è la prova tangibile.

www.geoplantvivai.com

Gruppo Fini: Il rinnovo del look incrementa le vendite, ora tocca alla linea “Gli Autentici”

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

A completamento della strategia di riposizionamento della marca iniziata lo scorso anno con la linea premium “I Granripieni”, nel secondo semestre 2018, Fini rinnova anche la sua linea più classica “Gli Autentici”

Un incremento del 7,9% dei volumi venduti nei primi 9 mesi del 2018, con rotazioni medie a +6%. Sono questi i numeri del Gruppo FINI, la celebre azienda emiliana specializzata nella pasta fresca ripiena con oltre 100 anni di storia alle spalle, che attestano stabilmente FINI al secondo posto del mercato della pasta fresca ripiena a volume e a valore, trend calcolati rispetto a valori della quota di mercato già molto positivi del 2017 e comunque in incremento di +0,7 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sono stati proprio i risultati incoraggianti del restyling sulla linea premium “I Granripieni” che hanno spinto l’azienda a completare il lavoro anche sulla gamma “Autentici”, che da settembre 2018 è sugli scaffali della GDO con un’immagine totalmente rinnovata e in linea con il nuovo posizionamento della marca.

Il Gruppo quindi, con il restyling della linea base di referenze classiche “Gli Autentici”, porta a compimento il percorso di innovazione iniziato nel 2017 con il rinnovo della linea premium “I Granripieni”, che raccoglie i formati più tradizionali e i ripieni più gustosi di tortellini, tortelloni e ravioli. A seguito di questa scelta, alla fine del 2017 tutti gli indicatori di performance della linea “I Granripieni” avevano segnato una crescita a doppia cifra: +25% di distribuzione numerica e +18% di ponderata a dicembre 2017, era aumentato il referenziamento medio della categoria a scaffale e cresciuta la rotazione di base dei prodotti (+13%). Tali trend si sono quindi confermati anche nel primo semestre del 2018, nonostante, negli ultimi tempi, il mercato stia mostrando qualche segnale d’affanno, in particolar modo nelle aree del Nord Italia.

Le attuali confezioni della gamma “Autentici” sono caratterizzate dalla presenza centrale del logo circolare FINI, che rende immediatamente riconoscibile l’azienda a scaffale, ma anche ben evidente il “Modena 1912” a riconferma del legame con la tradizione e il territorio. Il blu, colore caratteristico di Fini, è la sfumatura dominante anche nelle nuove confezioni de “Gli Autentici” e fa eco all’aspetto della linea premium “I Granripieni”, seppur con una gradazione differente a sottolineare la distinzione tra le due gamme. Su ogni confezione, oltre alla visibilità del prodotto attraverso una trasparenza sulla pellicola, vengono ben esplicitati anche i gusti del ripieno. Gli ingredienti del ripieno – racconta Roberta Morini, product manager Fini – sono stati riprodotti in foto a grandezza naturale, posati delicatamente su un piatto da portata, come fossero davvero pronti da assaporare”. Che aggiunge:” Le novità per Gli Autentici non si fermano all’estetica, ma riguardano anche le ricettazioni: non cambia la riconoscibile sfoglia ruvida, porosa e trafilata al bronzo tipica di Fini, ma le ricette di alcuni ripieni sono state rivisitati per offrire un gusto più pieno, ancora più morbido ed avvolgente in bocca”.

Anche questa fase rientra nella grande strategia di valorizzazione dell’identità dell’azienda modenese e delle caratteristiche che la differenziano nettamente dagli altri player del segmento, guidata dal Marketing di Gruppo Fini a partire dal 2016.

Fini è l’unica grande realtà alimentare specializzata in pasta fresca ripiena della tradizione emiliana ad avere sede proprio in Emilia, a Modena, a pochi chilometri dal luogo in cui, secondo la leggenda, fu inventato il primo tortellino della storia.

Da questo stretto vincolo con la terra d’origine nasce la grande passione che da oltre 100 anni porta Fini a rappresentare il buono di Modena in tutta Italia e nel mondo. Questo stesso legame è ciò che da sempre permette al brand italiano di continuare a portare innovazione per rispondere sempre meglio alle richieste di gusto e qualità dei consumatori.

Questo posizionamento, già correttamente declinato anche in comunicazione dall’Azienda, continuerà ad essere presente nella campagna invernale di Fini che sarà online a novembre e dicembre suoi social network del brand.

http://gruppofini.it/

CHI SI AGGIUDICHERÀ LA RICETTA CHE SARÀ STAMPATA SULLO SPECIAL PACK DI FINI? LO SCOPRIREMO IL 19 OTTOBRE A FICO!

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Il 19 ottobre, dalle ore 10 alle ore 12.30, nella sede di Fico Bologna si sfideranno le tre blogger finaliste del contest “Il Pranzo della Domenica” lanciato da Fini pasta fresca.

Sono tre le finaliste del contest “Il Pranzo della Domenica” che Fini ha lanciato da Aprile coinvolgendo 20 food blogger che anno interpretato un piatto originale con i tortellini o i ravioli della nota azienda modenese e un condimento fatto da un ingrediente tipico della loro regione d’origine.

Le finaliste si esibiranno, accompagnate ciascuna ad un follower da loro selezionato, in un cooking show il 19 ottobre, nel luogo d’elezione del cibo a Bologna, ovvero la sede di Fico Eataly World.

Una giuria popolare composta dai dipendenti dell’azienda Fini valuterà la loro dimestichezza con i fornelli e la realizzazione della ricetta, oltre alle doti di presentazione di ciascuna food blogger, mentre una giuria qualitativa assaggerà i tre piatti e alla fine entrambe decreteranno la vincitrice.

Il premio sarà la possibilità per questa food blogger di vedere stampata la propria ricetta su uno special pack di tortellini o ravioli FINI che sarà poi messa in commercio.

Da Aprile a Settembre, ogni venerdì le food blogger hanno pubblicato a turno una ricetta sul proprio blog e account social, ma anche sulla pagina Facebook di FINI, con l’invito ai follower a replicare la ricetta per il pranzo della domenica. Due gli hashtag che hanno accompagnato la campagna sui social network: #conFini e #ilpranzodelladomenica.

L’Azienda ha scelto, fra le 20 ricette presentate, 3 finaliste che hanno abbinato al meglio la pasta fresca ripiena Fini con altri ingredienti e presentato un piatto che ha riscosso un grande numero di “like” tra il pubblico dei social network.

Ecco chi sono le tre food blogger finaliste del contest “Il Pranzo della Domenica” e le ricette che hanno presentato e che riprodurranno live nel corso della finale:

Miria Onesta – 2 amiche in Cucina – Tortellini al prosciutto crudo con cicerchia e guanciale: https://www.dueamicheincucina.it/2018/09/tortellini-al-prosciutto-crudo-con-cicerchie-e-guanciale.html

Fedora D’Orazio – Cappuccino e cornetto – Ravioli di ricotta con pesto di fave, pecorino e pancetta: https://www.cappuccinoecornetto.com/2018/06/ravioli-di-ricotta-con-pesto-di-fave-pecorino-e-pancetta.html

Adele Gilardo – Fornelli fuori Sede – Ravioli In Panatura Di Nocciole Con Fonduta Di Raschera https://fornellifuorisede.com/2018/09/ravioli-in-panatura-di-nocciole-con-fonduta-di-raschera.html

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Il 21 settembre, in occasione della XXV Giornata Mondiale Alzheimer, verrà presentato “Il VASO DEI RICORDI” un progetto sperimentale per aiutare le persone con demenza a conservare i propri ricordi

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Salute

Il vaso che solitamente Le Conserve della Nonna usa per conservare le proprie ricette si è trasformato in uno strumento di supporto alle persone con demenza per raccogliere, ritrovare e rivivere i propri ricordi.

Si chiama “Il Vaso dei Ricordi” il progetto sperimentale condotto dalla Federazione Alzheimer Italia – la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca scientifica sulla malattia di Alzheimer e sulle demenze, e sul supporto dei malati e dei loro familiari – per far sì che le persone con demenza possano mantenere il più a lungo possibile i ricordi importanti della propria vita. Un’idea che nasce dall’agenzia creativa Bitmama e si realizza grazie all’adesione dell’azienda modenese di prodotti alimentari Le Conserve della Nonna.

Queste tre realtà provenienti da mondi diversi si sono alleate con il desiderio di trasformare il vaso in qualcosa di più di un simbolo, ma uno strumento di aiuto concreto per le persone con demenza e uno spunto per sensibilizzare la società e le istituzioni sulla malattia al fine di abbattere il muro di isolamento e solitudine che le circonda.

La Federazione Alzheimer Italia ha realizzato un esperimento con 5 persone che hanno ricevuto negli scorsi mesi un vaso e sono state invitate a riempirlo di oggetti personali ed elementi simbolici connessi a momenti importanti della propria storia personale. Questa pratica, condotta prima individualmente con i familiari e il supporto degli psicologi della Federazione e successivamente condivisa con gli altri membri del gruppo, si è dimostrata utile per queste persone che sono riuscite a far riaffiorare dei ricordi che la malattia pian piano stava loro togliendo. L’obiettivo per il futuro è di poter estendere questa sperimentazione a un maggior numero di persone con demenza per verificare che i benefici ottenuti siano reali e/o concreti.

Il 21 settembre sarà online un video realizzato dall’agenzia creativa Bitmama che racconta il progetto e sensibilizza sulla malattia di Alzheimer, sarà possibile vederlo sulla pagina Facebook della Federazione Alzheimer Italia e su quella de Le Conserve della Nonna. Mentre al sito www.ilvasodeiricordi.it si trovano tutte le informazioni sulla malattia e si può scegliere di sostenere la causa.

“Da sempre per noi quel vaso rappresenta la cura e la conservazione delle nostre ricette e delle nostre tradizioni gastronomiche – afferma Valentina Lanza, responsabile marketing e comunicazione de Le Conserve della Nonna – siamo felici che oggi possa custodire anche qualcosa di prezioso come i ricordi di una persona e di poter contribuire con questo progetto e la campagna di comunicazione a diffondere informazioni corrette sulla malattia di Alzheimer”.

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PROSECCO ROSÉ: il futuro è sempre più Roseo?

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Locale, Turismo

Il Prosecco è riconosciuto come uno tra gli spumanti più bevuti e discussi in tutta Italia.

Alla sera, negli angoli delle grandi e piccole città, persone senza età si accalcano fuori dai bar, dalle osterie e dai Bar “Prosecco” per l’aperitivo collettivo e per costruire attorno ad esso una serie di intrecci e conversazioni.

I produttori di queste fini e fitte bollicine hanno mostrato di saper accontentare le più svariate esigenze dei diversi palati.

Alle diverse occasioni di consumo di Prosecco questi hanno fatto abilmente coincidere l’aumento della qualità del prodotto con un incremento di penetrazione nel mercato che mostra un trend positivo costante.

Per il mondo del Prosecco non esiste un’unica occasione di degustazione, ma questa diviene molteplice come molteplici sono i canali di vendita.

L’evoluzione delle prestazioni in Cantina seguono, pari passo, l’evoluzione del gusto: gli investimenti non più si basano sull’esperienza storica, ma ad oggi, guardano al futuro.

Proprio con un occhio proiettato al futuro si può dire che pur non esistendo, il Prosecco Rosé, è già sulla bocca di tutti.

Per scrivere su questo argomento per prima cosa ho chiamato il mio amico Giovanni Gregoletto, che io chiamo il POETA.

Giovanni è uno tra i maggiori e storici produttori di Conegliano Valdobbiadene Docg; egli par vivere sempre sopraffatto anche dalle pur minime contingenze e i suoi modi unici (e rari) di affrontarle a volte sono un vero spasso, altre volte, diventano contagiose e profonde riflessioni.

Volevo rivangare con lui un episodio avvenuto circa una quindicina di anni fa.

Quando un romantico produttore di Prosecco come Giovanni propose a noi dello Studio Francescon & Colllodi di armarci e partire per la Dalmazia alla ricerca delle antiche origini di una bacca rosa che  potesse ricordare il genoma delle uve Glera – all’epoca ancora chiamate Prosecco – anzi, a dirla con le sue parole, si era in quell’epoca di “Quando l’uva dava il nome al vino”.

Giovanni ricorda bene quel tentativo e gli studi fatti e mi ha promesso di andare a rovistare tra quelle vecchie carte, ma tanto lo so che non lo farà mai: tra un filare e l’altro si perderà ancora una volta con la testa sempre rivolta a pensieri più “altri” come quelli rivolti al suo prossimo libro di cui ho potuto sbirciare solo il titolo: Breve ed ingannevole storia del Prosecco a soli 15 euro. Prenotato!

A quanto pare di queste barbatelle di Prosek Dalmata le cui bacche tenderebbero al rosa non se ne sono trovate tracce, ma una cosa è risultata molto chiara: già da molti anni i nostri Prosecchisti, avvertono l’esigenza di abbinare alle bollicine bionde uno spumante rosato che ne coroni la completezza dell’offerta.

È altresì vero che l’aumento della richiesta degli Spumanti Rosé, che ad oggi è soddisfatta da chi vinifica in “rosa” uve come il Raboso, il Merlot o il Pinot Nero – e molte altre – rende allettante l’introduzione di un nuovo prodotto, oltre a tutto, così blasonato.

C’é da chiederci cosa succederà a tutte quelle piccole e grandi realtà che soddisfano la voglia di bollicine rosa pur non avendo un “apriporte” come è il prosecco.

Di certo, l’entrata in commercio di questo nuovo prodotto, penalizzerà non poco gli spumanti rosati, fino a quando diventerà per la concorrenza un sistema di traino, vuoi per il prezzo, vuoi per cambiare il gusto al palato.

Un’altra voce che ho intervistato, per vedere se sta tra gli entusiasti o tra gli scettici, è quella di Daniele Piccinin, il Biologico secondo “Le Carline” di Pramaggiore (VE).

Daniele è un politico mancato e per nostra fortuna è un produttore attento e molto preparato che ha fatto della coltura biologica la sua bandiera.

In veste di ambasciatore della sua filosofia si trova spesso a meetings, dibattiti, incontri tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori.

Per lui questa novità presenta lati positivi e negativi allo stesso tempo, ma nel concreto Daniele ci fa notare come l’iniziativa di modificare il Disciplinare del Prosecco debba prima passare il vaglio del Comitato Viticolo Italiano che al momento vede a capo Franco Manzato, il nuovo Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo, alle prese con le prime manovre da nuovo insediamento.

Quindi Daniele ci invita ad una certa cautela nel dare per scontata la faccenda del Prosecco rosé. 
I tempi si dilatano poi, nella considerazione che i 500/600 ettari coltivati in Veneto a Pinot Nero non saranno sufficienti alla vinificazione in rosa da parte dei produttori di Prosecco, sia doc che docg, ma che occorrerà aspettare almeno tre anni perché entrino in produzione i nuovi impianti.

Mirko Bellini, Direttore di uno dei più fini perlage come Naonis di La Delizia…

…va diretto al punto:

Il Prosecco è un brand pari allo Champagne, uno dei pochi prodotti della filiera agricola italiana,  che intelligentemente, viste le 470 milioni di bottiglie che si prevede andranno stappate entro l’anno, segue le direttive della parte finale della filiera stessa, ossia il mercato. Il prosecco rosé risponde semplicemente ad un esigenza della moda e ad una richiesta del suo pubblico che non va lasciato insoddisfatto.

Una considerazione, a questo punto, la faccio io

Sull’importante forza motore fatta di comunicazione e marketing da parte del mondo “Prosecco”.

La vasta zona DOC e la più ristretta DOCG non perdono occasione di promuovere eventi e degustazioni eno-gastronomiche.

Diffondono la conoscenza sugli aspetti della produzione, sulle tipologie di uve impiegate e parlano con linguaggio semplice e diretto di abbinamento cibo-vino.

Gli stessi Consorzi di Tutela mantengono vigile l’attenzione sulla reputazione del Brand e ne curano tutti i canali di comunicazione. Essi esaltano il territorio assieme al vino prodotto per sempre più audaci e interculturali abbinamenti e non faranno da meno per la promozione del nuovo Prosecco Rosé che arriverà in tutti i wine bar e la GDO.

Tenendo conto che il vino è prima di tutto un patrimonio culturale dalle profonde radici storiche bisogna ricordare che è, allo stesso tempo, un fenomeno in continua espansione. Un fenomeno sociale oggi di colore rosa che non ci resta che aspettare curiosi e con una certa apprensione per l’accoglienza che vorrà riservargli il pubblico sempre più capace di riconoscerne pregi e difetti.

Sarà in base anche alle variazioni cromatiche il prossimo consumo intelligente?

Collodi Cristina

Le Conserve della Nonna: ad agosto oltre 50 mila quintali di pomodoro trasformati in passate e sughi

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Il pomodoro, protagonista della cucina italiana, è l’ingrediente fondamentale di molte referenze della storica azienda italiana Le Conserve della Nonna, che lo lavora solo nel momento migliore della maturazione, cioè nel mese di agosto

Le Conserve della Nonna, realtà produttiva italiana nata a Ravarino (Modena) nel 1973, continua ancora oggi a portare avanti l’antica tradizione delle conserve di pomodoro. Con la passione e l’attenzione tipiche di una cucina di casa, ma con la sicurezza e le garanzie che solo una grande industria alimentare può dare, l’azienda emiliana propone al mercato una variegata gamma di oltre cento prodotti buoni e genuini, in grado di rendere unico ogni momento della giornata, dalla colazione alla cena.

Nel pieno rispetto della stagionalità delle coltivazioni, in estate l’ingrediente principale della produzione nello stabilimento di Ravarino è il pomodoro, che in agosto raggiunge il momento migliore della maturazione. La materia prima nasce e cresce al sole, nei campi dell’Emilia Romagna, terreno fertile e argilloso, perfetto per lo sviluppo di pomodori dal vivace colore rosso, il sapore dolce e la consistenza perfetta per la preparazione di passate, salse e sughi.

Entro poche ore dalla raccolta, i pomodori vengono lavati e selezionati, per garantire che la produzione avvenga solo con il meglio che la terra ha donato.

Il pomodoro è tutto raccolto meccanicamente e selezionato ben quattro volte sia in campo che all’arrivo in stabilimento e in entrambi i casi sempre attraverso i lettori ottici e anche manualmente, per eliminare i pomodori non maturi o quelli troppo maturi.

I pomodori scelti vengono passati e cotti in grandi contenitori fino a raggiungere la consistenza migliore, proprio come facevano le nostre nonne.

In seguito il prodotto viene conservato in vasi di vetro. Si tratta di un processo tradizionale, che non ha subito variazioni rispetto alle tecniche casalinghe, scelto per mantenere inalterate le proprietà organolettiche del pomodoro e proporre un prodotto finale genuino e autentico. Le confezioni di vetro piene di prodotto passano attraverso il processo di pastorizzazione, ovvero vengono portate alla temperatura ideale per essere conservate a lungo, senza conservanti né coloranti.

“Abbiamo trasformato 47 mila quintali di pomodoro fresco convenzionale e 7,5 mila quintali di pomodoro fresco biologico per realizzare passata di pomodoro e alcuni sughi, tutti rigorosamente in vaso di vetro, e ciò è avvenuto come sempre all’inizio di agosto, quando la materia prima è al meglio delle sue qualità organolettiche”.

A raccontarlo è Valentina Lanza, responsabile Marketing, che aggiunge: “La stagione è stata positiva grazie a un clima favorevole che ha permesso di ottenere una qualità di pomodoro buona, e le scarse precipitazioni in agosto hanno fatto sì che non si sia quasi mai interrotta la produzione, che comunque è stata fatta a pieno ritmo da lunedì 30 luglio a mercoledì 30 Agosto.

L’estate 2018 ci ha permesso di ottenere quindi un prodotto particolarmente dolce e corposo, elementi qualitativi che da sempre distinguono le passate de Le Conserve della Nonna che sono state sempre riconosciute tra le migliori in commercio in GDO in Italia”.

Proprio per la cura con cui seleziona e trasforma il pomodoro, Le Conserve della Nonna nel 2014 è stata la prima azienda industriale ad ottenere il riconoscimento “Qualità Controllata” per le passate e i sughi, grazie alla scelta di utilizzare solo pomodori di colture dell’Emilia Romagna, coltivati con tecniche di produzione integrate che riducono al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche e lavorati con processi produttivi a basso impatto ambientale. Questo riconoscimento si esprime nel marchio “QC presente nell’etichetta, creato dalla Regione Emilia Romagna per segnalare quei prodotti alimentari che si distinguono per un processo produttivo che favorisce la salvaguardia dell’ambiente e la salute dei consumatori.

Passata di pomodoro, salsa e sughi della linea Le Conserve della Nonna sono uno degli esempi di come la tradizione delle conserve e l’innovazione della grande industria possano integrarsi in un’offerta di prodotti genuini e di qualità.

Contestualmente alla campagna del pomodoro in Agosto il Gruppo Fini ha sostenuto anche la verifica annuale per la certificazione BRC e anche per quest’anno l’ha superata con punteggio massimo.

Il Gruppo Fini SpA, società a socio unico di proprietà del fondo 100% italiano Paladin Capital Partners, è una grande realtà produttiva dell’alimentare in Italia. La società è titolare dei marchi Fini, nato nel 1912 ad opera di Telesforo Fini nel cuore dell’Emilia, e Le Conserve della Nonna, storica realtà di Ravarino (MO). FINI è un marchio di pasta ripiena e sughi freschi che rappresenta in Italia e nel mondo tutto il gusto della tradizione emiliana in cucina. Le Conserve della Nonna, nell’ampia gamma di referenze tipiche di tutte le regioni italiane, offre sughi, condimenti e confetture preparate secondo metodi tradizionali, con la sicurezza di un grande gruppo industriale.