10 cose che non sai (e che dovresti sapere) sul pignoramento della casa

Scritto da Giorgio il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Legale

Da qui a 5 anni più di 1 milione e 650 mila immobili andranno all’asta, mettendo in seria difficoltà numerose famiglie, a seguito di azioni di pignoramento. Sull’argomento c’è ancora molta ignoranza e disinformazione e sono molte le famiglie che si trovano “a sorpresa” letteralmente buttate fuori casa, senza possibilità di rientrare.
Nel 2017 al primo posto per numero di esecuzioni immobiliari si conferma la Lombardia; al secondo posto la Sicilia. A seguire Veneto, Puglia e Piemonte.

Per chiarire meglio alcune delle questioni più spinose legate al pignoramento della casa e per venire incontro a coloro che stanno cercando una soluzione a questo problema, la Cappa & Associati, struttura italiana di professionisti specializzati nel settore del debito con il focus sul pignoramento della casa. L’azienda ha ideato e sistematizzato un processo di chiusura del debito collaudato, denominato “Debiti Zero”, ha stilato un decalogo che illustra le convinzioni più diffuse – ma errate – riguardanti questo scottante, ma attuale, tema.
Eccole qui di seguito:

1. Se c’è l’ipoteca della banca posso stare tranquillo. Nessuno mi pignora la casa: FALSO
L’ipoteca non protegge la casa dai creditori perché è solo una garanzia per la banca che ha prestato i soldi. L’ipoteca è un diritto reale su un bene, in questo caso la casa, e dà grado di soddisfazione a chi ne è in possesso nel caso di una procedura esecutiva: una vendita, ecc. Se altri creditori possono essere frenati dal procedere, il condominio ha tutta la convenienza nel pignorarti la casa perché, anche se non prende soldi dalla procedura, va a sostituire l’attuale proprietà dell’immobile con una nuova, che inizierà a pagare le spese condominiali.

2. Non possono pignorare la prima casa. Non è legale: FALSO
È proprio la legge che permette a un creditore di poter recuperare i propri soldi aggredendo i beni immobiliari. La banca può pignorare la prima casa se il mutuo non viene pagato. È un suo diritto per via del contratto che avete firmato. Nel “capitolato”, cioè quella serie di fogli che si trovano alla fine dell’atto di mutuo, c’è una sezione chiamata “Decadenza del beneficio del termine e risoluzione del contratto per inadempimento”. In parole si tratta di tutte le condizioni che permettono alla banca di revocare il mutuo. Anche la sezione “Condizioni risolutive del contratto” inserisce le clausole di scioglimento del contratto.

3. Non possono buttarmi fuori casa. Ho dei bambini. Sono invalido, ecc: FALSO
La vendita della casa all’asta fa passare la proprietà da te a un altro individuo. È quindi un esproprio, non uno sfratto.
La convinzione che si può rimanere in casa con bambini piccoli nasce dalla confusione di ciò che si legge online o ascoltando le parole di amici o professionisti non competenti in materia.
Come sempre lasciamo che sia la legge a parlare.
La mancata liberazione dei locali entro il termine indicato consente, a questo punto, all’aggiudicatario (nuovo proprietario) di notificare attraverso l’ufficiale giudiziario un avviso con il quale viene comunicato al debitore il giorno e l’ora in cui dovrà lasciare l’immobile [Art. 608 Codice di Procedura Civile].
Nel giorno e nell’ora indicati nell’avviso, l’ufficiale giudiziario si recherà pertanto presso l’immobile e potrà procedere alla liberazione dei locali, se ancora occupati dal debitore il quale dovrà pertanto abbandonare in quella data l’abitazione.
Per svolgere tali operazioni, l’ufficiale giudiziario può inoltre servirsi della forza pubblica [Art. 513 Codice di Procedura Civile] nel caso in cui il debitore opponga resistenza a sgomberare l’immobile.
È altresì opportuno sottolineare che il debitore che occupa un immobile in presenza di una esplicita richiesta di lasciare l’abitazione comunicata dall’aggiudicatario (nuovo proprietario) può incorrere in conseguenze sotto il profilo penale, perché può essergli contestato il reato di violazione di domicilio. [Art. 614 Codice Penale].

4. I debiti si estinguono dopo che la casa viene venduta all’asta: FALSO
Dati i continui ribassi di prezzo tra un’asta e l’altra, se l’importo del debito è superiore al prezzo raccolto dalla vendita all’asta, il debitore deve corrispondere la differenza in altro modo. Da considerare che il numero delle aggiudicazioni di immobili all’asta che hanno portato all’estinzione della procedura nel 2016 è di 36.858, cioè il 14% delle 267.323 case messe all’asta quell’anno.

5. Per chiudere un mutuo posso andare in banca e dare le chiavi di casa, almeno siamo pari. FALSO
Ad oggi le banche sono piene di immobili, di case all’asta, di case invendute. Non le vogliono nemmeno se regalate e ben impacchettate. Non ci si può presentare in banca dal direttore con le chiavi di casa per chiudere il mutuo e togliersi il fardello del debito che li stava soffocando.
Non che la banca non sia disposta a trattare. Solo che la strategia di rendere la casa alla banca portandogli le chiavi non è una possibilità reale.

6. Mi hanno revocato il mutuo, posso comunque rientrare delle rate scadute, giusto? FALSO
La revoca del mutuo comporta la decadenza del beneficio del termine, cioè, non esiste più un contratto tra debitore e banca. Di conseguenza non si può più fare un piano di rientro delle rate scadute e ricominciare a pagare perché non esiste più il mutuo. Anche se si sono trovati i soldi, o un nuovo lavoro, non si può più ricominciare a pagare le rate passate. Ormai il debito non è più delle sole rate scadute ma è totale: rate scadute + residuo mutuo. Inclusi interessi.

7. L’avvocato ha raggiunto l’accordo di saldo a stralcio con la banca, ora posso stare tranquillo? FALSO
Pagare un legale per mandare una proposta di saldo a stralcio con un creditore è sì cosa buona se si ha in mano l’unico motivo di accettazione della proposta: i soldi. In questo caso ci si può far affiancare da un professionista che sappia negoziare per strappare un’ottima percentuale di sconto sul debito totale. Ma se mancano i soldi, non se ne fa nulla della proposta di saldo a stralcio.
Attenzione a cadere nelle mani di legali che chiedono soldi anticipati per negoziare una cifra che sanno già che non può essere rispettata.

8. Vado a chiedere aiuto ad associazioni, sindaco, assessore che mi aiuteranno: FALSO
Il rapporto è fra debitore e creditore. Un assessore o un sindaco non possono intromettersi e decidere di non dover rimborsare chi deve prendere dei soldi. Cercheranno di tranquillizzare l’esecutato senza mai dare una risposta secca. Devono rispettare la loro posizione politica e dare risposte neutrali. Non potranno comunque farsi carico del tuo debito.

9. So che esistono scappatoie e trucchi per evitare il pignoramento (Donazione, Fondo Patrimoniale, Opposizione al pignoramento, ecc): FALSO
Con le nuove leggi diventa difficile “far sparire” un bene per evitare di pagare un creditore. Possiamo elencare le donazioni, le vendite fittizie, gratuite senza soldi (vendere un bene in cambio di un vitalizio) fondo patrimoniale ecc. Quando esiste già la presenza del debito, e soprattutto esistono le difficoltà nel pagarlo, passare la proprietà non fa altro che confermare la mala fede del gesto. Queste azioni, architettate per cercare di salvare la casa dai debiti, sono già sfruttate da molti anni e le banche hanno iniziato a proteggere il loro credito.

10. Posso fare opposizione al pignoramento della casa: FALSO (quasi sempre)
Fare opposizione al pignoramento è totalmente inutile a meno che non sussistano condizioni tali da opporsi. Di solito un avvocato consiglia l’opposizione solamente per prendere tempo basandosi su deboli motivazioni che nella grande maggioranza dei casi risultano inefficaci.
Da notare che fare opposizione infondata porta a dover pagare le spese legali anche della controparte più le spese di tribunale per lite temeraria. [art 96 del codice di procedura civile]

Rischi in azienda ma il RLS vigila e tutela i lavoratori

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Legale

Cosa fare quando un RLS vede una situazione di rischio o di disagio per i lavoratori?

Vigilare e verificare sempre e comunque

Il RLS consulta il documento di valutazione dei rischi e verifica se il rischio è stato preso in considerazione, se sono state previste misure di prevenzione e se tali misure sono realmente attuate.

Le norme ci proteggono sul luogo di lavoro

Se la valutazione del rischio in azienda non è soddisfacente o le misure di prevenzione non sono adeguate o non sono attuate, il RLS lo segnala al datore di lavoro (o eventualmente al RSPP oppure al dirigente se nella organizzazione del sistema aziendale della sicurezza è previsto chiaramente che siano queste figure a tenere i rapporti con il RLS).

Il RLS lancia il suo RLS segnale

La segnalazione potrà essere a voce, in forma scritta o in forma scritta con invio di copia per conoscenza alla ASL competente, questa soluzione può essere adottata a seconda della gravità del problema e della situazione esistente in azienda.

Se il RLS non è certo di ottenere risultati con la comunicazione a voce, è meglio ricorrere subito alla segnalazione scritta.

La risposta dell’azienda ai rischi segnalati

Nella segnalazione il soggetto, che avrà effettuato il corso da RLS, dovrà descrivere chiaramente il problema e chiedere di avere una risposta entro un tempo ragionevole.

L’azienda può rispondere che:

  • Esiste realmente un rischio non protetto; in questo caso il datore di lavoro deve rimuoverlo subito o metterlo nel programma degli interventi di bonifica (aggiornando quindi la valutazione dei rischi).
  • Non esiste rischio. Infatti è il datore di lavoro e solo lui che valuta i rischi e se ne prende la responsabilità; in questo caso dovrà spiegare chiaramente al RLS perché non esiste il rischio.

In caso di mancanza di risposta, di disaccordo o di risposta non soddisfacente, può essere consultata la ASL come organo di vigilanza.

Il problema dovrà comunque essere affrontato e messo a verbale nella riunione periodica sulla sicurezza.

Se il rischio di infortunio fosse immediato e grave il RSL, come anche il singolo lavoratore, può sospendere il lavoro. Ovviamente questo è un caso estremo da attuare in caso di pericolo immediato che deve essere ben valutato.

Vigilanza privata, novità sulla nomina guardia giurata e porto d’armi

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Italia, Legale

Dal Ministero dell’Interno arrivano novità importanti per gli istituti di vigilanza privata in regola con la norma UNI 10891: dallo scorso 3 aprile è in vigore la nuova circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza datata 7 Marzo 2018, riguardante le nuove procedure di rilascio dei decreti per le nomine a Guardia Giurata e del relativo Porto d’Armi.

Si tratta di un mutamento normativo importante, perché la suddetta circolare modifica radicalmente le procedure sin qui osservate per l’espletamento di questi servizi. Fino alla data del 3 aprile, infatti, il rilascio delle nomine a Guardia Giurata e del Porto d’Armi erano di competenza esclusiva della Prefettura operante nel territorio di appartenenza dell’istituto di vigilanza interessato: con le nuove disposizioni, invece, l’attività di rilascio diventa di stretta competenza della Prefettura del luogo di residenza dei lavoratori richiedenti, anche nel caso in cui questi ultimi lavorino per un’agenzia che opera a livello interprovinciale o interregionale.

L’iniziativa del Viminale, tuttavia, sembra non sia stata accolta positivamente dagli operatori del settore semplicemente perché rende ancor più complicata la macchina burocratica, e perché presenta lacune organizzative. In primis, la circolare sembra non tenga conto dell’organizzazione degli istituti di vigilanza che, grazie ad un’unica licenza, operano su un territorio esteso e, quindi, devono poter disporre di una centrale operativa dal quale coordinare il lavoro dei propri dipendenti; in secondo luogo, essa non fornisce alcun chiarimento relativamente al giuramento, alla fotografia da apporre sul porto d’arma e al certificato di controllo da apporre sullo stesso e sul porto d’arma lunga.

Ma nessuna spiegazione viene fornita neanche sulla procedura di presentazione delle istanze, nonché sui tempi entro cui il nuovo database entrerà in funzione. Oltre ad essere poco esplicativa, la decisione del Ministero dell’Interno è stata considerata poco rispettosa nei confronti degli stessi addetti ai lavori. Il presidente di Federsicurezza – Luigi Gabriele – ha infatti lamentato proprio il mancato coinvolgimento dei sindacati rappresentanti degli istituti di vigilanza privata, mettendo in tal modo a rischio lo stesso sistema di rappresentanza.

Come tutti gli attori che operano nel comparto della sicurezza privata anche Emq-din, in qualità di organismo notificato per lo schema di certificazione istituti di vigilanza, è interessato a conoscere eventuali chiarimenti in merito alla circolare da parte del Ministero dell’Interno.

Spray peperoncino, per la Cassazione non è reato portarlo con sé

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Legale, Lifestyle

Portare con sé in pubblico una bomboletta spray peperoncino non si configura come reato previsto dall’art. 4 L. 895/1967, ovvero disposizioni per il controllo delle armi: è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, I Sez. Penale, con la sentenza n. 8624/2018. Secondo il Tribunale Supremo, infatti, una bomboletta a base di OC non può considerarsi né un’arma da guerra, né un’arma chimica, ma va invece considerata una comune arma da sparo per il cui porto non è ammessa la licenza ai sensi dell’art. 699 del c.p.

La decisione è arrivata in risposta al ricorso del P.M. contro la sentenza che aveva assolto un uomo imputato proprio del reato ex art. 4 della legge 895/67, il quale aveva portato con sé in luogo pubblico una bomboletta spray al peperoncino non conforme a quanto previsto dal D.M 103/2011, contenente una soluzione irritante a base di OC di 40 ml e con gittata di 5 metri.

Ed è stata proprio questa inosservanza tecnica a determinare un diverso orientamento giurisprudenziale dei giudici della Cassazione. Il porto della bomboletta è stato ritenuto antigiuridico in quanto non ha rispettato le caratteristiche richieste, ma è stata applicata la fattispecie residuale contravvenzionale di cui all’art. 699 del Codice Penale e non il delitto previsto dall’art. 4 della L. 895/67.

Insomma, se da un lato lo spray urticante al peperoncino non può considerarsi un’arma comune da sparo o da guerra per mancanza di caratteristiche in grado di arrecare grave offesa alla persona (nella fattispecie aggressivi chimici, radioattivi o biologici), dall’altro una bomboletta che non rispetta i parametri di legge è potenzialmente lesiva, e pertanto la sua detenzione è perseguibile dal punto di vista penale.

Ricordiamo, infatti, che gli spray di difesa personale devono contenere il principio attivo di Oleoresin Capsicum non superiore al 10% con una miscela non superiore i 20 ml, avere una gittata che non superi i 3 metri e, soprattutto, non contenere sostanza tossiche, infiammabili e nocive.

Sicurezza dei Sistemi Informativi Industriali: un’assoluta necessità

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Economia, Industria, Informatica, Legale, Tecnologia

In termini di cybersicurezza Il 2017 è stato un anno buio per molte aziende afferenti al settore industriale. Gli attacchi perpetrati ai danni dei rispettivi sistemi informativi hanno fatto notizia e incrementato la consapevolezza degli operatori sulle proprie vulnerabilità. La carente sicurezza dei sistemi industriali richiede l’adozione misure appropriate, sia in termini di infrastruttura IT sia di integrità OT. La continuità del servizio è cruciale e il suo impatto risulta addirittura superiore a quello dei sistemi IT, poiché determinante per l’integrità di beni e individui.

Sistemi informativi industriali: molte le sfaccettature da prendere in considerazione

Un dato di fatto che è sempre bene ricordare: il sistema informativo di un’azienda manifatturiera differisce da quello utilizzato in altri settori di mercato e le sue specificità richiedono dispositivi di protezione che integrino la logica legata al tipo di attività. Ne consegue che le tradizionali soluzioni multifunzione trasversali proposte sul mercato non offrono un elevato livello di sicurezza. Prima di avviare un progetto, le organizzazioni industriali dovrebbero prendere in considerazione questi vincoli specifici e rivolgersi a specialisti del settore. A nostro avviso infatti solo i fornitori che hanno sviluppato competenze specifiche sono in grado di affrontare le sfide poste dal settore industriale.

Elaborare un progetto in maniera unificata, semplifica la gestione dei sistemi impiegati (in particolare in termini di amministrazione delle soluzioni). Consente anche di sviluppare una sinergia tra i team informatici e aziendali coinvolti nella messa in sicurezza dei sistemi informativi e dell’infrastruttura industriale. Le competenze nel campo della cybersecurity sono una merce troppo rara per potersi permettere un deficit di efficienza.

Fonte: Wikimedia

La nascita di vere e proprie alleanze industriali

E’ proprio la particolarità dell’universo industriale la ragione per cui ultimamente si assiste allo sviluppo di un intero ecosistema imperniato sulla protezione dei sistemi informativi industriali. Sono nate alleanze tecniche e commerciali tra operatori complementari, che unendo le proprie forze hanno sviluppato sistemi ad alto valore aggiunto frutto della combinazione di soluzioni, integrazione, consulenza, formazione. Ci si può solo rallegrare di tali iniziative, perché a livello europeo potrebbero dare vita a nuovi leader del settore.

Requisiti normativi e consapevolezza politica

Coscienti di queste sfide strategiche, i legislatori hanno approcciato la tematica proclamando che la messa in sicurezza dei sistemi informativi industriali è un’assoluta necessità. Un’esigenza poi calata in molteplici leggi nazionali o europee. In Italia l’8 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto Legislativo attualmente al vaglio del Parlamento (ratifica che dovrebbe concludersi il 9 maggio) per il recepimento della Direttiva UE 2016/1148, meglio nota come Direttiva NIS. L’intento della Direttiva è assicurare a tutte le infrastrutture critiche a livello nazionale un’adeguata tutela contro incidenti informatici che potrebbero cagionare la non disponibilità di servizi primari per il Paese. Entro il 9 novembre le Autorità competenti NIS (cinque Ministeri) dovranno identificare gli operatori di servizi essenziali, che, in quanto tali, saranno tenuti a ottemperare alla normativa. In Francia alcuni contenuti della Direttiva NIS sono già stati recepiti attraverso una legge programmatica militare che, tra l’altro, vincola già ora le organizzazioni di importanza vitale per il Paese a separare i sistemi sensibili dai restanti sistemi informativi attraverso soluzioni qualificate da ANSSI, l’agenzia di cybersecurity nazionale francese, secondo i più stringenti standard di sicurezza.

A fronte dell’intervento del legislatore e consapevoli della crescente pervasività di IoT e sistemi Industry 4.0, i professionisti del settore industriale dovranno riconsiderare radicalmente la propria governance della cybersicurezza. Un progetto di questo calibro può però prendere forme concrete solo con il supporto di specialisti. E’ quindi fondamentale che il settore della sicurezza continui a sviluppare soluzioni per far fronte a queste minacce – anche e forse in primo luogo – formando nuove alleanze, al fine di consentire alle organizzazioni industriali di evolvere in ambienti effettivamente sicuri.

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Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu

5 consigli per trovare nuovi clienti al vostro studio legale

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Legale

Siete degli avvocati novelli e avete aperto da poco uno studio legale? Di certo allora, avete bisogno di farvi conoscere per ampliare la vostra clientela. L’avvocato, si sa, è un mestiere molto comune. Per questo motivo, è fondamentale distinguersi dagli altri, attraverso tutti i mezzi possibili.

Non avete idea di come fare? Ecco 5 consigli per trovare nuovi clienti al vostro studio legale.

  1. Curate l’immagine del vostro studio

Il vostro studio legale è un po’ come un’azienda. Quindi è fondamentale curare la propria immagine. Abbiate cura di porre una targa professionale fuori dalla vostra porta. Potete anche creare un logo per il vostro studio, graficamente il più piacevole possibile. Ciò vi permetterà di sembrare preparati ma non seriosi . Molto importante è curare anche l’arredamento del vostro studio: create un ambiente accogliente, climatizzato e abbiate cura di istituire una sala d’attesa insonorizzata, per garantire l’assoluta privacy di ogni cliente.

  1. Occhio ai biglietti da visita

Il biglietto da visita è molto importante per un avvocato, in quanto permette di conoscere la sua persona e l’attività che svolge. Curate graficamente i vostri biglietti da visita: rendeteli esteticamente professionali ma accattivanti. Siate precisi: fornite informazioni dettagliate riguardo il vostro numero di telefono e l’indirizzo dove è localizzato il vostro studio. Se volete, potete aggiungere anche una mappa che consenta un facile arrivo anche a chi non abita nelle vostre zone.

  1. Aprite un portale di consulenza

Internet può essere un mezzo davvero efficace se sfruttato con intelligenza e competenza. Una buona idea sarebbe quella di aprire un portale di consulenza legale online. Servirà ad ampliare la propria clientela, a farsi conoscere anche a chi abita in una zona d’Italia lontana dalla vostra, ma anche a chi abita vicino a voi ma non vi conosce del tutto. Le consulenze online, poi, sono molto veloci e dirette, ideale per chi non ha voglia di perdere troppo tempo.

  1. Scrivete vostre personali pubblicazioni

Per farsi conoscere ad un’ipotetica clientela, è importante anche scrivere. Potete proporvi come esperti legali, potete offrire la vostra consulenza a qualche rivista popolare. Potete curare la rubrica di qualche mensile o settimanale, o se amate davvero scrivete, potete anche pensare di scrivere un vero e proprio libro che tratti di Giurisprudenza.

  1. Curate il vostro aspetto

Il look è importante, ma per un avvocato ancora di più. Se siete uomini, il vostro outifit ideale è un completo con giacca e cravatta che garantisce un’assoluta professionalità alla vostra figura. Se invece siete donne, potete optare per un tailleur senza tempo, che dona un tocco di femminilità e austerità allo stesso tempo.

RC professionale avvocati: oltre 64 milioni di euro il mercato potenziale in Italia

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Legale

Sono oltre 300.000 gli avvocati in Italia che, entro il prossimo 11 ottobre, dovranno obbligatoriamente dotarsi di una polizza RC professionale, così come stabilito dal Decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016. Per far fronte alle direttive, le compagnie di assicurazione hanno messo a punto diverse soluzioni, creando un mercato che, per la sola copertura RC professionale ed escludendo quella di infortunio – anch’essa resa obbligatoria dal decreto – secondo le stime di Facile.it ha un valore potenziale di oltre 64 milioni di euro.

Cosa deve coprire l’RC professionale per avvocati

Il costo dell’RC professionale per avvocati, in media poco più di 200 euro annui*, varia notevolmente in base ad alcuni fattori: in primis il fatturato dichiarato dal professionista, ma anche il massimale e le garanzie accessorie scelte. La polizza deve prevedere la copertura dell’avvocato per tutti i danni che dovesse causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale (ad esclusione però di collaboratori e familiari dell’assicurato).

L’assicurazione, obbligatoria per tutti gli avvocati, sia i singoli professionisti sia i soci o collaboratori di studi associati, deve includere non solo la responsabilità per qualsiasi tipo di danno causato nello svolgimento della propria attività (patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro), ma anche quella derivante dalla custodia di documenti, denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti o dalle controparti di questi ultimi. Resta valida, inoltre, la possibilità di estendere la copertura ad ogni altra attività che l’avvocato è abilitato a svolgere.

In caso di responsabilità congiunta dell’avvocato con altri soggetti (ad esempio un consulente tecnico di parte), la polizza dovrà garantire una copertura dell’intero danno, fatto salvo il diritto dell’assicurato di rivalersi nei confronti degli altri soggetti corresponsabili.

Il titolare dello studio è anche tenuto a rispondere, in sede civile, di danni cagionati da comportamenti colposi o dolosi di collaboratori, praticanti, dipendenti e sostituti processuali.

La polizza, oltre a tutelare il professionista mentre è in attività, garantisce anche i suoi familiari che possono contare su una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano di esercitare l’attività nel periodo di validità della polizza.

Un’ulteriore tutela per i clienti, prevista nel decreto, è l’obbligo da parte del professionista di comunicare all’assistito tutti gli estremi della polizza assicurativa, che saranno disponibili anche sui siti internet dell’Ordine di appartenenza del singolo avvocato e del Consiglio nazionale forense.

La mancata osservanza dell’obbligo assicurativo comporta la cancellazione dall’albo per l’assenza di uno dei requisiti essenziali previsti per l’esercizio della professione.

La mappa degli avvocati in Italia

Secondo le ultime statistiche ufficiali, in Italia sono iscritti all’Ordine 312.644 avvocati. In termini di distribuzione territoriale, le regioni che contano più avvocati sono la Campania (52.685), il Lazio (43.492), la Lombardia (36.866) e la Sicilia (32.537). Guardando invece al numero di avvocati per abitante, la regione d’Italia con la più alta densità è la Calabria (con 9,7 avvocati per ogni mille abitanti); seguono la Campania (9 ogni mille abitanti) e il Lazio (7,4 ogni mille abitanti).

*Premio medio calcolato il 31 agosto 2017 per soggetto svolgente attività in forma individuale con fatturato dichiarato (riferito ad ultimo esercizio chiuso) pari o inferiore ai 30.000 euro annui, con massimale pari a 350.000 euro, retroattività illimitata, franchigia di 500 euro ed escludendo garanzie accessorie.

Carlo Malinconico: ambiti di competenza dello Studio Legale Malinconico

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Affari, Aziende, Legale

Avvocato e Consigliere di Stato, Carlo Malinconico nel 2003 arricchisce ulteriormente il proprio percorso professionale dando vita allo Studio Legale Malinconico.

L'avvocato Carlo Malinconico

Carlo Malinconico: nascita e attività dello Studio Legale Malinconico

Fondato dall’avvocato Carlo Malinconico nel 2003, lo Studio Legale Malinconico rappresenta un importante tassello nella carriera del professionista che lo ha portato anche a operare per conto dello Stato italiano come Avvocato e Consigliere di Stato. Specializzato in diversi campi del diritto (amministrativo, comunitario, civile dei contratti e dei danni, penale amministrativo), lo Studio Legale Malinconico fornisce assistenza legale ad amministrazioni pubbliche, persone fisiche e a imprese pubbliche e private. Antitrust e tutela del consumatore, norme in materia di ambiente, energia e servizi pubblici, concessioni autostradali, telecomunicazioni sono solo alcune delle discipline di cui si è occupato negli anni lo studio legale, che punta a consulenze eccellenti e di qualità avvalendosi anche di una rete di partner costruita nel tempo. Nel 2015 lo Studio Legale Malinconico ha vinto il prestigioso Premio “Le Fonti” come “boutique di eccellenza dell’anno” nel settore del diritto amministrativo: un riconoscimento che l’anno successivo è stato attribuito anche a Carlo Malinconico, eletto “avvocato dell’anno” nella categoria del diritto amministrativo.

Studio Legale Malinconico: ritratto professionale del fondatore Carlo Malinconico

Nato a Roma, Carlo Malinconico si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1972. Dopo aver concluso il servizio militare come allievo ufficiale e poi come sottotenente di complemento a Torino, supera l’esame di abilitazione a procuratore legale nel 1976, vincendo anche i concorsi pubblici in magistratura e a Procuratore dello Stato. Viene quindi assegnato all’Avvocatura dello Stato di Milano dove opera fino al 1985. Lo stesso anno, dopo il superamento di un ulteriore concorso, diventa Consigliere di Stato, carica che ricopre fino al 2002. Si dedica quindi alla docenza, insegnando prima alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Udine e poi a quella di Roma “Tor Vergata”. Nel 2003 dà vita allo Studio Legale Malinconico. Il professionista si è distinto anche in ambito istituzionale svolgendo diversi incarichi: Capo del Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1996 – 2001), Direttore generale dell’Autorità dell’energia elettrica e del gas (2002), Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Prodi II (2006 – 2008). Dal 2008 al 2011 Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, sotto il Governo Monti Carlo Malinconico è stato nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, agli affari regionali e al coordinamento amministrativo.

Certificazioni istituti di vigilanza: dal Ministero stop all’abusivismo

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Legale

Il Ministero dell’Interno ha deciso di usare il pugno di ferro nell’ambito della certificazione istituti di vigilanza con una circolare emessa nei giorni scorsi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza atta a verificare l’attuazione delle disposizioni contenute nel Decreto M.I. n. 115 del 4 giugno 2014.

La questione della mancata ottemperanza agli obblighi di certificazione degli istituti in Italia rappresenta indubbiamente un problema spinoso, con conseguenze di natura economica soprattutto per chi ha seguito il normale iter di accreditamento. Stando ai dati ufficiali del Ministero dell’Interno, infatti, ad oggi sono appena 393 su 1367 gli istituti di vigilanza privata certificati, ovvero solo il 28,74%. Percentuale che tende ad aumentare lievemente, pur rimanendo comunque molto bassa, se consideriamo le certificazioni in corso (40%).

Una situazione assolutamente iniqua e poco trasparente, in grado di arrecare un danno non solo al sistema delle verifiche dell’autorità tutoria ma soprattutto di alterare in maniera sleale il mercato concorrenziale di riferimento (a pagare sono gli istituti che hanno investito denaro e ottemperato agli obblighi). Per questo il Viminale ha esortato Prefetti e Questori ad adottare tutte le opportune iniziative, anche di carattere sanzionatorio. Ribadendo che la certificazione è un requisito imprescindibile, sia per l’accesso alla licenza (ex 134 TULPS) che per mantenerla, la circolare individua due tipi di situazione:

  • Licenza rilasciata prima dell’entrata in vigore del DM 115/2014 (ex certificazione di Polizia). In tal caso, a configurarsi sarebbe una gestione in difformità dell’istituto di vigilanza, verso il quale il Prefetto dovrà emettere dapprima un provvedimento di avvertimento e, successivamente, una diffida a produrre le certificazioni tra i 40 e 60 gg. In caso di inadempimento si procederà all’incameramento della cauzione. Scaduto il termine, il Prefetto non rinnoverà la licenza se entro massimo 120 gg dall’emissione del provvedimento, l’istituto non avrà esibito la dovuta certificazione;
  • Licenza rilasciata dopo entrata in vigore del DM 115/2014. In caso di mancata esibizione del certificato di qualità entro 18 mesi dal rilascio della licenza, il Prefetto emette una diffida a produrle tra i 40 e 60 gg e, in caso di inadempimento, avviene l’incameramento della cauzione. Scaduto il termine, il Prefetto potrà concordarne uno nuovo di massimo 120 gg con effetto sanante in caso di ottemperanza, annullamento della licenza in caso contrario. Qualora, invece, sono già decorsi 18 mesi dal rilascio della licenza, il Prefetto dovrà svolgere azioni di diffida e controllo sino alla revoca della stessa.

Insomma, il Viminale pare abbia deciso finalmente di intervenire in maniera determinata e trasparente nel settore vigilanza privata. Una notizia che Emq-Din, organismo accreditato per il rilascio certificazione servizi di vigilanza, accoglie certamente con positività.

Avvocato Carlo Malinconico: un breve profilo

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Economia, Legale

Carlo Malinconico, giurista e funzionario italiano: una lunga carriera con prestigiose cariche all’interno della Pubblica Amministrazione. Nel 2003 ha dato vita allo Studio Legale Malinconico, boutique legale attiva nel settore del diritto amministrativo.

Carlo Malinconico, Titolare Studio Malinconico

Iter professionale dell’avvocato Carlo Malinconico

Conseguita la Laurea in Giurisprudenza, Carlo Malinconico avvia la propria carriera professionale nel 1976, dopo aver superato il concorso pubblico per Uditore Giudiziario e Procuratore dello Stato. Nel 1980 diviene Avvocato dello Stato presso l’Avvocatura dello Stato di Milano, ruolo che ricoprirà fino al 1985. Successivamente diviene Consigliere di Stato, rivestendo tale ruolo fino al 2002. Negli stessi anni prende poi avvio la carriera di docente universitario di Carlo Malinconico, dapprima presso l’Università degli Studi di Udine ed in seguito presso l’Università di Roma “Tor Vergata”.
L’esperienza professionale di Carlo Malinconico annovera prestigiose cariche nella Pubblica Amministrazione: capo del Dipartimento della Presidenza del Consiglio (che coordina l’attività legislativa del Governo) dal 1996 al 2001, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dal 2006 al 2008 e dal 2011 al 2012 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, agli affari regionali e al coordinamento amministrativo.
Dal 2008 e fino al 2011 è Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali.

Studio Legale Malinconico

Nel 2003 Carlo Malinconico dà vita allo Studio Legale Malinconico, “boutique legale” che ha il diritto amministrativo fra i principali ambiti di intervento. Lo studio legale prevede l’assistenza a persone fisiche, amministrazioni pubbliche e imprese pubbliche e private. La consulenza ai clienti è garantita sia nei rapporti con le autorità amministrative indipendenti e con quelle di vigilanza, sia nella fase dei procedimenti amministrativi che nel contenzioso. Lo studio fondato da Carlo Malinconico è qualificato nello svolgere attività nei settori dell’antitrust e di tutela del consumatore, di diritto dell’Unione europea, dell’energia, ambientale e dei servizi pubblici. Dalla sua fondazione, lo Studio ha esteso continuamente le proprie competenze allargandole al settore degli appalti e delle concessioni e a quello del diritto urbanistico e delle espropriazioni, del diritto dei trasporti, delle concessioni autostradali, del partenariato pubblico e privato, della finanza di progetto e del settore delle telecomunicazioni. Nel 2015 lo Studio Legale Malinconico si è aggiudicato il prestigioso Premio “Le Fonti” in qualità di “boutique di eccellenza dell’anno” nel settore del diritto amministrativo e nel 2016 Carlo Malinconico ha avuto il riconoscimento di “avvocato dell’anno” nello stesso settore.