Vigilanza privata, novità sulla nomina guardia giurata e porto d’armi

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Italia, Legale

Dal Ministero dell’Interno arrivano novità importanti per gli istituti di vigilanza privata in regola con la norma UNI 10891: dallo scorso 3 aprile è in vigore la nuova circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza datata 7 Marzo 2018, riguardante le nuove procedure di rilascio dei decreti per le nomine a Guardia Giurata e del relativo Porto d’Armi.

Si tratta di un mutamento normativo importante, perché la suddetta circolare modifica radicalmente le procedure sin qui osservate per l’espletamento di questi servizi. Fino alla data del 3 aprile, infatti, il rilascio delle nomine a Guardia Giurata e del Porto d’Armi erano di competenza esclusiva della Prefettura operante nel territorio di appartenenza dell’istituto di vigilanza interessato: con le nuove disposizioni, invece, l’attività di rilascio diventa di stretta competenza della Prefettura del luogo di residenza dei lavoratori richiedenti, anche nel caso in cui questi ultimi lavorino per un’agenzia che opera a livello interprovinciale o interregionale.

L’iniziativa del Viminale, tuttavia, sembra non sia stata accolta positivamente dagli operatori del settore semplicemente perché rende ancor più complicata la macchina burocratica, e perché presenta lacune organizzative. In primis, la circolare sembra non tenga conto dell’organizzazione degli istituti di vigilanza che, grazie ad un’unica licenza, operano su un territorio esteso e, quindi, devono poter disporre di una centrale operativa dal quale coordinare il lavoro dei propri dipendenti; in secondo luogo, essa non fornisce alcun chiarimento relativamente al giuramento, alla fotografia da apporre sul porto d’arma e al certificato di controllo da apporre sullo stesso e sul porto d’arma lunga.

Ma nessuna spiegazione viene fornita neanche sulla procedura di presentazione delle istanze, nonché sui tempi entro cui il nuovo database entrerà in funzione. Oltre ad essere poco esplicativa, la decisione del Ministero dell’Interno è stata considerata poco rispettosa nei confronti degli stessi addetti ai lavori. Il presidente di Federsicurezza – Luigi Gabriele – ha infatti lamentato proprio il mancato coinvolgimento dei sindacati rappresentanti degli istituti di vigilanza privata, mettendo in tal modo a rischio lo stesso sistema di rappresentanza.

Come tutti gli attori che operano nel comparto della sicurezza privata anche Emq-din, in qualità di organismo notificato per lo schema di certificazione istituti di vigilanza, è interessato a conoscere eventuali chiarimenti in merito alla circolare da parte del Ministero dell’Interno.

Spray peperoncino, per la Cassazione non è reato portarlo con sé

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Legale, Lifestyle

Portare con sé in pubblico una bomboletta spray peperoncino non si configura come reato previsto dall’art. 4 L. 895/1967, ovvero disposizioni per il controllo delle armi: è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, I Sez. Penale, con la sentenza n. 8624/2018. Secondo il Tribunale Supremo, infatti, una bomboletta a base di OC non può considerarsi né un’arma da guerra, né un’arma chimica, ma va invece considerata una comune arma da sparo per il cui porto non è ammessa la licenza ai sensi dell’art. 699 del c.p.

La decisione è arrivata in risposta al ricorso del P.M. contro la sentenza che aveva assolto un uomo imputato proprio del reato ex art. 4 della legge 895/67, il quale aveva portato con sé in luogo pubblico una bomboletta spray al peperoncino non conforme a quanto previsto dal D.M 103/2011, contenente una soluzione irritante a base di OC di 40 ml e con gittata di 5 metri.

Ed è stata proprio questa inosservanza tecnica a determinare un diverso orientamento giurisprudenziale dei giudici della Cassazione. Il porto della bomboletta è stato ritenuto antigiuridico in quanto non ha rispettato le caratteristiche richieste, ma è stata applicata la fattispecie residuale contravvenzionale di cui all’art. 699 del Codice Penale e non il delitto previsto dall’art. 4 della L. 895/67.

Insomma, se da un lato lo spray urticante al peperoncino non può considerarsi un’arma comune da sparo o da guerra per mancanza di caratteristiche in grado di arrecare grave offesa alla persona (nella fattispecie aggressivi chimici, radioattivi o biologici), dall’altro una bomboletta che non rispetta i parametri di legge è potenzialmente lesiva, e pertanto la sua detenzione è perseguibile dal punto di vista penale.

Ricordiamo, infatti, che gli spray di difesa personale devono contenere il principio attivo di Oleoresin Capsicum non superiore al 10% con una miscela non superiore i 20 ml, avere una gittata che non superi i 3 metri e, soprattutto, non contenere sostanza tossiche, infiammabili e nocive.

Sicurezza dei Sistemi Informativi Industriali: un’assoluta necessità

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Economia, Industria, Informatica, Legale, Tecnologia

In termini di cybersicurezza Il 2017 è stato un anno buio per molte aziende afferenti al settore industriale. Gli attacchi perpetrati ai danni dei rispettivi sistemi informativi hanno fatto notizia e incrementato la consapevolezza degli operatori sulle proprie vulnerabilità. La carente sicurezza dei sistemi industriali richiede l’adozione misure appropriate, sia in termini di infrastruttura IT sia di integrità OT. La continuità del servizio è cruciale e il suo impatto risulta addirittura superiore a quello dei sistemi IT, poiché determinante per l’integrità di beni e individui.

Sistemi informativi industriali: molte le sfaccettature da prendere in considerazione

Un dato di fatto che è sempre bene ricordare: il sistema informativo di un’azienda manifatturiera differisce da quello utilizzato in altri settori di mercato e le sue specificità richiedono dispositivi di protezione che integrino la logica legata al tipo di attività. Ne consegue che le tradizionali soluzioni multifunzione trasversali proposte sul mercato non offrono un elevato livello di sicurezza. Prima di avviare un progetto, le organizzazioni industriali dovrebbero prendere in considerazione questi vincoli specifici e rivolgersi a specialisti del settore. A nostro avviso infatti solo i fornitori che hanno sviluppato competenze specifiche sono in grado di affrontare le sfide poste dal settore industriale.

Elaborare un progetto in maniera unificata, semplifica la gestione dei sistemi impiegati (in particolare in termini di amministrazione delle soluzioni). Consente anche di sviluppare una sinergia tra i team informatici e aziendali coinvolti nella messa in sicurezza dei sistemi informativi e dell’infrastruttura industriale. Le competenze nel campo della cybersecurity sono una merce troppo rara per potersi permettere un deficit di efficienza.

Fonte: Wikimedia

La nascita di vere e proprie alleanze industriali

E’ proprio la particolarità dell’universo industriale la ragione per cui ultimamente si assiste allo sviluppo di un intero ecosistema imperniato sulla protezione dei sistemi informativi industriali. Sono nate alleanze tecniche e commerciali tra operatori complementari, che unendo le proprie forze hanno sviluppato sistemi ad alto valore aggiunto frutto della combinazione di soluzioni, integrazione, consulenza, formazione. Ci si può solo rallegrare di tali iniziative, perché a livello europeo potrebbero dare vita a nuovi leader del settore.

Requisiti normativi e consapevolezza politica

Coscienti di queste sfide strategiche, i legislatori hanno approcciato la tematica proclamando che la messa in sicurezza dei sistemi informativi industriali è un’assoluta necessità. Un’esigenza poi calata in molteplici leggi nazionali o europee. In Italia l’8 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto Legislativo attualmente al vaglio del Parlamento (ratifica che dovrebbe concludersi il 9 maggio) per il recepimento della Direttiva UE 2016/1148, meglio nota come Direttiva NIS. L’intento della Direttiva è assicurare a tutte le infrastrutture critiche a livello nazionale un’adeguata tutela contro incidenti informatici che potrebbero cagionare la non disponibilità di servizi primari per il Paese. Entro il 9 novembre le Autorità competenti NIS (cinque Ministeri) dovranno identificare gli operatori di servizi essenziali, che, in quanto tali, saranno tenuti a ottemperare alla normativa. In Francia alcuni contenuti della Direttiva NIS sono già stati recepiti attraverso una legge programmatica militare che, tra l’altro, vincola già ora le organizzazioni di importanza vitale per il Paese a separare i sistemi sensibili dai restanti sistemi informativi attraverso soluzioni qualificate da ANSSI, l’agenzia di cybersecurity nazionale francese, secondo i più stringenti standard di sicurezza.

A fronte dell’intervento del legislatore e consapevoli della crescente pervasività di IoT e sistemi Industry 4.0, i professionisti del settore industriale dovranno riconsiderare radicalmente la propria governance della cybersicurezza. Un progetto di questo calibro può però prendere forme concrete solo con il supporto di specialisti. E’ quindi fondamentale che il settore della sicurezza continui a sviluppare soluzioni per far fronte a queste minacce – anche e forse in primo luogo – formando nuove alleanze, al fine di consentire alle organizzazioni industriali di evolvere in ambienti effettivamente sicuri.

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Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu

5 consigli per trovare nuovi clienti al vostro studio legale

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Legale

Siete degli avvocati novelli e avete aperto da poco uno studio legale? Di certo allora, avete bisogno di farvi conoscere per ampliare la vostra clientela. L’avvocato, si sa, è un mestiere molto comune. Per questo motivo, è fondamentale distinguersi dagli altri, attraverso tutti i mezzi possibili.

Non avete idea di come fare? Ecco 5 consigli per trovare nuovi clienti al vostro studio legale.

  1. Curate l’immagine del vostro studio

Il vostro studio legale è un po’ come un’azienda. Quindi è fondamentale curare la propria immagine. Abbiate cura di porre una targa professionale fuori dalla vostra porta. Potete anche creare un logo per il vostro studio, graficamente il più piacevole possibile. Ciò vi permetterà di sembrare preparati ma non seriosi . Molto importante è curare anche l’arredamento del vostro studio: create un ambiente accogliente, climatizzato e abbiate cura di istituire una sala d’attesa insonorizzata, per garantire l’assoluta privacy di ogni cliente.

  1. Occhio ai biglietti da visita

Il biglietto da visita è molto importante per un avvocato, in quanto permette di conoscere la sua persona e l’attività che svolge. Curate graficamente i vostri biglietti da visita: rendeteli esteticamente professionali ma accattivanti. Siate precisi: fornite informazioni dettagliate riguardo il vostro numero di telefono e l’indirizzo dove è localizzato il vostro studio. Se volete, potete aggiungere anche una mappa che consenta un facile arrivo anche a chi non abita nelle vostre zone.

  1. Aprite un portale di consulenza

Internet può essere un mezzo davvero efficace se sfruttato con intelligenza e competenza. Una buona idea sarebbe quella di aprire un portale di consulenza legale online. Servirà ad ampliare la propria clientela, a farsi conoscere anche a chi abita in una zona d’Italia lontana dalla vostra, ma anche a chi abita vicino a voi ma non vi conosce del tutto. Le consulenze online, poi, sono molto veloci e dirette, ideale per chi non ha voglia di perdere troppo tempo.

  1. Scrivete vostre personali pubblicazioni

Per farsi conoscere ad un’ipotetica clientela, è importante anche scrivere. Potete proporvi come esperti legali, potete offrire la vostra consulenza a qualche rivista popolare. Potete curare la rubrica di qualche mensile o settimanale, o se amate davvero scrivete, potete anche pensare di scrivere un vero e proprio libro che tratti di Giurisprudenza.

  1. Curate il vostro aspetto

Il look è importante, ma per un avvocato ancora di più. Se siete uomini, il vostro outifit ideale è un completo con giacca e cravatta che garantisce un’assoluta professionalità alla vostra figura. Se invece siete donne, potete optare per un tailleur senza tempo, che dona un tocco di femminilità e austerità allo stesso tempo.

RC professionale avvocati: oltre 64 milioni di euro il mercato potenziale in Italia

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Legale

Sono oltre 300.000 gli avvocati in Italia che, entro il prossimo 11 ottobre, dovranno obbligatoriamente dotarsi di una polizza RC professionale, così come stabilito dal Decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016. Per far fronte alle direttive, le compagnie di assicurazione hanno messo a punto diverse soluzioni, creando un mercato che, per la sola copertura RC professionale ed escludendo quella di infortunio – anch’essa resa obbligatoria dal decreto – secondo le stime di Facile.it ha un valore potenziale di oltre 64 milioni di euro.

Cosa deve coprire l’RC professionale per avvocati

Il costo dell’RC professionale per avvocati, in media poco più di 200 euro annui*, varia notevolmente in base ad alcuni fattori: in primis il fatturato dichiarato dal professionista, ma anche il massimale e le garanzie accessorie scelte. La polizza deve prevedere la copertura dell’avvocato per tutti i danni che dovesse causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale (ad esclusione però di collaboratori e familiari dell’assicurato).

L’assicurazione, obbligatoria per tutti gli avvocati, sia i singoli professionisti sia i soci o collaboratori di studi associati, deve includere non solo la responsabilità per qualsiasi tipo di danno causato nello svolgimento della propria attività (patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro), ma anche quella derivante dalla custodia di documenti, denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti o dalle controparti di questi ultimi. Resta valida, inoltre, la possibilità di estendere la copertura ad ogni altra attività che l’avvocato è abilitato a svolgere.

In caso di responsabilità congiunta dell’avvocato con altri soggetti (ad esempio un consulente tecnico di parte), la polizza dovrà garantire una copertura dell’intero danno, fatto salvo il diritto dell’assicurato di rivalersi nei confronti degli altri soggetti corresponsabili.

Il titolare dello studio è anche tenuto a rispondere, in sede civile, di danni cagionati da comportamenti colposi o dolosi di collaboratori, praticanti, dipendenti e sostituti processuali.

La polizza, oltre a tutelare il professionista mentre è in attività, garantisce anche i suoi familiari che possono contare su una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano di esercitare l’attività nel periodo di validità della polizza.

Un’ulteriore tutela per i clienti, prevista nel decreto, è l’obbligo da parte del professionista di comunicare all’assistito tutti gli estremi della polizza assicurativa, che saranno disponibili anche sui siti internet dell’Ordine di appartenenza del singolo avvocato e del Consiglio nazionale forense.

La mancata osservanza dell’obbligo assicurativo comporta la cancellazione dall’albo per l’assenza di uno dei requisiti essenziali previsti per l’esercizio della professione.

La mappa degli avvocati in Italia

Secondo le ultime statistiche ufficiali, in Italia sono iscritti all’Ordine 312.644 avvocati. In termini di distribuzione territoriale, le regioni che contano più avvocati sono la Campania (52.685), il Lazio (43.492), la Lombardia (36.866) e la Sicilia (32.537). Guardando invece al numero di avvocati per abitante, la regione d’Italia con la più alta densità è la Calabria (con 9,7 avvocati per ogni mille abitanti); seguono la Campania (9 ogni mille abitanti) e il Lazio (7,4 ogni mille abitanti).

*Premio medio calcolato il 31 agosto 2017 per soggetto svolgente attività in forma individuale con fatturato dichiarato (riferito ad ultimo esercizio chiuso) pari o inferiore ai 30.000 euro annui, con massimale pari a 350.000 euro, retroattività illimitata, franchigia di 500 euro ed escludendo garanzie accessorie.

Carlo Malinconico: ambiti di competenza dello Studio Legale Malinconico

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Affari, Aziende, Legale

Avvocato e Consigliere di Stato, Carlo Malinconico nel 2003 arricchisce ulteriormente il proprio percorso professionale dando vita allo Studio Legale Malinconico.

L'avvocato Carlo Malinconico

Carlo Malinconico: nascita e attività dello Studio Legale Malinconico

Fondato dall’avvocato Carlo Malinconico nel 2003, lo Studio Legale Malinconico rappresenta un importante tassello nella carriera del professionista che lo ha portato anche a operare per conto dello Stato italiano come Avvocato e Consigliere di Stato. Specializzato in diversi campi del diritto (amministrativo, comunitario, civile dei contratti e dei danni, penale amministrativo), lo Studio Legale Malinconico fornisce assistenza legale ad amministrazioni pubbliche, persone fisiche e a imprese pubbliche e private. Antitrust e tutela del consumatore, norme in materia di ambiente, energia e servizi pubblici, concessioni autostradali, telecomunicazioni sono solo alcune delle discipline di cui si è occupato negli anni lo studio legale, che punta a consulenze eccellenti e di qualità avvalendosi anche di una rete di partner costruita nel tempo. Nel 2015 lo Studio Legale Malinconico ha vinto il prestigioso Premio “Le Fonti” come “boutique di eccellenza dell’anno” nel settore del diritto amministrativo: un riconoscimento che l’anno successivo è stato attribuito anche a Carlo Malinconico, eletto “avvocato dell’anno” nella categoria del diritto amministrativo.

Studio Legale Malinconico: ritratto professionale del fondatore Carlo Malinconico

Nato a Roma, Carlo Malinconico si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1972. Dopo aver concluso il servizio militare come allievo ufficiale e poi come sottotenente di complemento a Torino, supera l’esame di abilitazione a procuratore legale nel 1976, vincendo anche i concorsi pubblici in magistratura e a Procuratore dello Stato. Viene quindi assegnato all’Avvocatura dello Stato di Milano dove opera fino al 1985. Lo stesso anno, dopo il superamento di un ulteriore concorso, diventa Consigliere di Stato, carica che ricopre fino al 2002. Si dedica quindi alla docenza, insegnando prima alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Udine e poi a quella di Roma “Tor Vergata”. Nel 2003 dà vita allo Studio Legale Malinconico. Il professionista si è distinto anche in ambito istituzionale svolgendo diversi incarichi: Capo del Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1996 – 2001), Direttore generale dell’Autorità dell’energia elettrica e del gas (2002), Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Prodi II (2006 – 2008). Dal 2008 al 2011 Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, sotto il Governo Monti Carlo Malinconico è stato nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, agli affari regionali e al coordinamento amministrativo.

Certificazioni istituti di vigilanza: dal Ministero stop all’abusivismo

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Legale

Il Ministero dell’Interno ha deciso di usare il pugno di ferro nell’ambito della certificazione istituti di vigilanza con una circolare emessa nei giorni scorsi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza atta a verificare l’attuazione delle disposizioni contenute nel Decreto M.I. n. 115 del 4 giugno 2014.

La questione della mancata ottemperanza agli obblighi di certificazione degli istituti in Italia rappresenta indubbiamente un problema spinoso, con conseguenze di natura economica soprattutto per chi ha seguito il normale iter di accreditamento. Stando ai dati ufficiali del Ministero dell’Interno, infatti, ad oggi sono appena 393 su 1367 gli istituti di vigilanza privata certificati, ovvero solo il 28,74%. Percentuale che tende ad aumentare lievemente, pur rimanendo comunque molto bassa, se consideriamo le certificazioni in corso (40%).

Una situazione assolutamente iniqua e poco trasparente, in grado di arrecare un danno non solo al sistema delle verifiche dell’autorità tutoria ma soprattutto di alterare in maniera sleale il mercato concorrenziale di riferimento (a pagare sono gli istituti che hanno investito denaro e ottemperato agli obblighi). Per questo il Viminale ha esortato Prefetti e Questori ad adottare tutte le opportune iniziative, anche di carattere sanzionatorio. Ribadendo che la certificazione è un requisito imprescindibile, sia per l’accesso alla licenza (ex 134 TULPS) che per mantenerla, la circolare individua due tipi di situazione:

  • Licenza rilasciata prima dell’entrata in vigore del DM 115/2014 (ex certificazione di Polizia). In tal caso, a configurarsi sarebbe una gestione in difformità dell’istituto di vigilanza, verso il quale il Prefetto dovrà emettere dapprima un provvedimento di avvertimento e, successivamente, una diffida a produrre le certificazioni tra i 40 e 60 gg. In caso di inadempimento si procederà all’incameramento della cauzione. Scaduto il termine, il Prefetto non rinnoverà la licenza se entro massimo 120 gg dall’emissione del provvedimento, l’istituto non avrà esibito la dovuta certificazione;
  • Licenza rilasciata dopo entrata in vigore del DM 115/2014. In caso di mancata esibizione del certificato di qualità entro 18 mesi dal rilascio della licenza, il Prefetto emette una diffida a produrle tra i 40 e 60 gg e, in caso di inadempimento, avviene l’incameramento della cauzione. Scaduto il termine, il Prefetto potrà concordarne uno nuovo di massimo 120 gg con effetto sanante in caso di ottemperanza, annullamento della licenza in caso contrario. Qualora, invece, sono già decorsi 18 mesi dal rilascio della licenza, il Prefetto dovrà svolgere azioni di diffida e controllo sino alla revoca della stessa.

Insomma, il Viminale pare abbia deciso finalmente di intervenire in maniera determinata e trasparente nel settore vigilanza privata. Una notizia che Emq-Din, organismo accreditato per il rilascio certificazione servizi di vigilanza, accoglie certamente con positività.

Avvocato Carlo Malinconico: un breve profilo

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Economia, Legale

Carlo Malinconico, giurista e funzionario italiano: una lunga carriera con prestigiose cariche all’interno della Pubblica Amministrazione. Nel 2003 ha dato vita allo Studio Legale Malinconico, boutique legale attiva nel settore del diritto amministrativo.

Carlo Malinconico, Titolare Studio Malinconico

Iter professionale dell’avvocato Carlo Malinconico

Conseguita la Laurea in Giurisprudenza, Carlo Malinconico avvia la propria carriera professionale nel 1976, dopo aver superato il concorso pubblico per Uditore Giudiziario e Procuratore dello Stato. Nel 1980 diviene Avvocato dello Stato presso l’Avvocatura dello Stato di Milano, ruolo che ricoprirà fino al 1985. Successivamente diviene Consigliere di Stato, rivestendo tale ruolo fino al 2002. Negli stessi anni prende poi avvio la carriera di docente universitario di Carlo Malinconico, dapprima presso l’Università degli Studi di Udine ed in seguito presso l’Università di Roma “Tor Vergata”.
L’esperienza professionale di Carlo Malinconico annovera prestigiose cariche nella Pubblica Amministrazione: capo del Dipartimento della Presidenza del Consiglio (che coordina l’attività legislativa del Governo) dal 1996 al 2001, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dal 2006 al 2008 e dal 2011 al 2012 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, agli affari regionali e al coordinamento amministrativo.
Dal 2008 e fino al 2011 è Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali.

Studio Legale Malinconico

Nel 2003 Carlo Malinconico dà vita allo Studio Legale Malinconico, “boutique legale” che ha il diritto amministrativo fra i principali ambiti di intervento. Lo studio legale prevede l’assistenza a persone fisiche, amministrazioni pubbliche e imprese pubbliche e private. La consulenza ai clienti è garantita sia nei rapporti con le autorità amministrative indipendenti e con quelle di vigilanza, sia nella fase dei procedimenti amministrativi che nel contenzioso. Lo studio fondato da Carlo Malinconico è qualificato nello svolgere attività nei settori dell’antitrust e di tutela del consumatore, di diritto dell’Unione europea, dell’energia, ambientale e dei servizi pubblici. Dalla sua fondazione, lo Studio ha esteso continuamente le proprie competenze allargandole al settore degli appalti e delle concessioni e a quello del diritto urbanistico e delle espropriazioni, del diritto dei trasporti, delle concessioni autostradali, del partenariato pubblico e privato, della finanza di progetto e del settore delle telecomunicazioni. Nel 2015 lo Studio Legale Malinconico si è aggiudicato il prestigioso Premio “Le Fonti” in qualità di “boutique di eccellenza dell’anno” nel settore del diritto amministrativo e nel 2016 Carlo Malinconico ha avuto il riconoscimento di “avvocato dell’anno” nello stesso settore.

Il Lessico giuridico in 3 lingue anche come app per dispositivi mobili e PC

Scritto da Maurizio Guerriero il . Pubblicato in Aziende, Cultura, Legale, Opinioni / Editoriale, Tecnologia Personale

Recentemente Edigeo, società di realizzazioni editoriali attiva dal 1983, ha pubblicato l’app Lessico giuridico in 3 lingue per le piattaforme Android, iOS e Windows 10 /Desktop e Mobile).

L’app Lessico giuridico in 3 lingue di Alfredo Snozzi è il primo dizionario giuridico trilingue italiano-tedesco-francese che comprende oltre 10.000 termini e locuzioni proprie del linguaggio giuridico, politico e amministrativo. Incentrato sul diritto italiano e svizzero, la banca dati include anche riferimenti alla legislazione e alla terminologia giuridica di altri paesi europei, soprattutto Francia e Germania. Per struttura e contenuto, si distingue dai dizionari bilingui tradizionali in quanto non solo è trilingue, ma anche definisce e contestualizza i singoli lemmi, indicandone di volta in volta gli eventuali diversi significati.

Le norme cui si rimanda nelle voci sono in particolare quelle basilari dei vari ordinamenti del diritto pubblico e privato, segnatamente i Codici civile e penale di Svizzera, Italia, Francia e Germania.

L’autore Alfredo Snozzi, già capo del Servizio di legislazione e del Servizio di traduzione in lingua italiana presso la Cancelleria federale di Berna, ha insegnato per più di 30 anni traduzione giuridica all’Università di Ginevra.

L’interfaccia dell’app, disponibile in tre lingue (italiano, francese e tedesco), consente di eseguire ricerche per voce, sottovoce e a tutto testo.

Descrizione del prodotto

  • Ideale per traduttori tecnici, docenti, studenti, professionisti e consulenti legali che operano con le lingue italiano, tedesco e francese
  • 12.800 tra voci, sottovoci e locuzioni italiane
  • 15.000 traducenti francesi e 15.000 traducenti tedeschi
  • 10.000 definizioni con oltre 3000 riferimenti alla normativa giuridica svizzera, italiana, francese e tedesca
  • 3500 rimandi tra le voci

Requisiti tecnici

  • iTunes: compatibile con iPhone, iPad e iPod touch con iOS 6 e versioni successive
  • Google Play: compatibile con smartphone e tablet Android 4.0 e versioni successive
  • Amazon: compatibile con smartphone e tablet Android 4.0 e versioni successive
  • Windows: compatibile con PC che utilizzano Windows 10 (tutte le edizioni) e con smartphone e tablet Windows Phone 10

Funzionalità principali

  • Interfaccia disponibile in italiano, francese e tedesco
  • Completo utilizzo offline
  • La funzione Ricerca consente di eseguire ricerche di uno o più termini direttamente nelle voci, nelle sottovoci e a tutto testo
  • In modalità verticale, possibilità di scorrere col dito le definizioni verso destra per tornare all’elenco dei lemmi o dei risultati di ricerca
  • Impostazione della dimensione dei caratteri per le definizioni

Questa app è disponibile sui seguenti online store:

google

amazon

appstore

windows-store

AE Morgan condivide sentenza Corte d’Appello: per notaio sufficienti solo controlli formali di liceità

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Economia, Legale

AE Morgan, presente in Inghilterra con uno studio di commercialisti italiani a Londra, valuta positivamente la recente sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto per i notai responsabilità limitata nel giudizio di meritevolezza nei rogiti.

AE Morgan: per aprire LTD è necessaria consulenza esperti nel settore dell’internazionalizzazione

Revocando una sanzione del valore di 16.000 euro, la Corte d’Appello del capoluogo lombardo ha stabilito che un notaio non era perseguibile per aver formalizzato la realizzazione di diversi negozi giuridici di origine anglosassone, definiti “Trust“. Come evidenziato dalla sentenza condivisa da AE Morgan, studio di commercialisti italiani a Londra e dedicato a chi desideraaprire società in Inghilterra, l’ufficiale rogante non può essere incolpato per aver reso effettiva la costituzione di quattro Trust con una struttura atipica. Secondo il Tribunale lombardo il giudizio del notaio non deve spingersi oltre il normale controllo di legittimità, dovendo accertarsi esclusivamente che l’interesse del negozio giuridico non sia contro il buon costume, l’ordine pubblico e le norme imperative vigenti. Le motivazioni che avevano spinto il Sovraintende dell’archivio notarile di Milano a segnalare e a far avviare la procedura disciplinare nei confronti del notaio consistevano nella coincidenza tra settlor e trustee oltre ad una finalità non ritenuta idonea. Lo studio AE Morgan chiarisce come simili controversie nascano dalla mancanza di una precisa e valida scelta dei consulenti, in genere privi delle giuste conoscenze necessarie per avviare e gestire questa tipologia di società, nel rispetto delle leggi. Proprio per evitare possibili sanzioni, annullamenti e perdite di tempo prezioso, oltre che di denaro, AE Morgan propone il proprio network di professionisti e le attività di consulenza che la società offre in materia di internazionalizzazione e gestione aziendale.

La gamma di servizi offerta da AE Morgan

Grazie all’interfacciamento con una struttura interna coadiuvata da una rete di professionisti altamente qualificati, AE Morgan è uno studio di commercialisti italiani a Londra, esperto nel fornire servizi di consulenza d’altissimo profilo nel percorso d’internalizzazione e relativa gestione aziendale. Aprire LTD, aprire Trust o costituire società in Inghilterra può essere un processo irto di ostacoli a causa delle barriere legali e fiscali vigenti nei diversi scenari in cui si intende avviare una filiale estera. Una mancanza di know how a cui AE Morgan sopperisce fornendo un’assistenza a 360 gradi nella pianificazione dei tributi all’estero, International Tax Planning, servizi di supporto integrato come il coordinamento delle attività di trading e la gestione delle funzioni d’ufficio e soluzioni esecutive per l’area logistica. Tra le diverse aeree di consulenze proposte dalla società rientrano quella aziendale, tributaria, ambientale, bancaria e societaria sia ordinaria che straordinaria. Recentemente AE Morgan è divenuta ufficialmente membro della Camera di Commercio e Industria Italiana per l’Inghilterra.