Il percorso professionale del giurista e docente Nicolò Zanon

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Nicolò Zanon, giudice della Corte costituzionale e Ordinario (fuori ruolo) di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, è stato insignito nel 2017 del titolo di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Nicolò Zanon

Nicolò Zanon: i primi incarichi professionali

Nicolò Zanon nasce nel 1961 a Torino, dove si laurea in Legge discutendo una tesi in Diritto Pubblico comparato. Successivamente, prosegue il percorso di studi con un dottorato di ricerca nella medesima specializzazione, trasferendosi a Firenze. Dal 1996 al 1997, dopo avere viaggiato come visiting professor in Francia e Germania, è di ritorno in Italia per ricoprire la posizione di assistente del giudice membro della Consulta, prof. Valerio Onida. Nello stesso periodo comincia anche per lui l’attività di professore a contratto di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università Bocconi di Milano. In seguito, viene nominato docente della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova e di quella di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. Oggi è Ordinario (fuori ruolo) di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. Nicolò Zanon ha arricchito la sua carriera accademica con una produzione di tipo scientifico e occupandosi in prima persona delle controversie collegate al diritto delle regioni, alla giustizia costituzionale e alla garanzia dei diritti fondamentali nella legislazione italiana ed estera.

Nicolò Zanon, l’attività di editorialista e l’attuale ruolo nella Corte costituzionale

Nicolò Zanon ha scritto numerosi saggi usciti su riviste settoriali sia in Italia che all’estero. Nel 1998 diviene prima membro del “Gruppo di lavoro per la Riforma dello Statuto regionale” e poi di svariate commissioni: quella della redazione della rivista “Ideazione”, quella scientifica di “Giurisprudenza costituzionale” e quella direttiva dei “Quaderni costituzionali”. È stato, inoltre, componente del direttivo scientifico di “Percorsi costituzionali”. Sua la firma di numerosi articoli che vengono pubblicati su quotidiani quali “Il Sole 24 Ore”, “Il Giornale”, “Libero”. Da ottobre 2000 a luglio 2010 è all’interno del comitato legislativo di Regione Lombardia. Ha svolto attività di consulenza presso la commissione parlamentare degli affari regionali ed è stato membro del raggruppamento “Riforme e garanzie” presso la Fondazione Magna Carta. Nel 2013 viene chiamato dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a fare parte della Commissione dei “saggi” costituita con l’obiettivo di revisionare la seconda parte della Costituzione. Dal 18 ottobre 2014 Nicolò Zanon è giudice della Corte costituzionale, su nomina dell’ex Capo dello Stato Napolitano. Nel 2017 viene insignito dell’onorificenza del Cavalierato di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Carlo Malinconico premiato come miglior Avvocato in Diritto Amministrativo

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Legale

Carlo Malinconico, avvocato che in 40 anni è arrivato a rivestire i più significativi incarichi nell’Accademia, nella magistratura, nelle istituzioni repubblicane e nella politica , festeggia il recente premio di “le Fonti Awards”.

Carlo Malinconico

“Le Fonti Awards”: Carlo Malinconico è “Avvocato dell’anno in Diritto Amministrativo”

Carlo Malinconico, Professore Ordinario di Diritto dell’Unione europea, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento commissionatogli da “Le Fonti Awards” quale Avvocato dell’anno in Diritto Amministrativo, premio già vinto in precedenza nel 2016 e nel 2018. La cerimonia ha avuto luogo durante la soirèe del 21 giugno scorso a Milano, nella cornice di Palazzo Mezzanotte. L’edizione è la numero otto del trofeo internazionale e sono previste soste evento anche a New York, Londra, Dubai e Hong Kong. Il format premia chi agevola la creazione di reti sociali tra differenti comparti di business sulla scena mondiale e fornisce lustro e prestigio alla reputazione internazionale, con una particolare attenzione alle attività a maggior tasso di innovazione. I vincitori possono trarre giovamento dall’accresciuta notorietà in Italia e nel mondo, soprattutto all’interno del gruppo di investitori nelle città dove il riconoscimento è consegnato. Nel corso del rito di premiazione di quest’anno a Milano, si è tenuto il CEO Summit, una occasione di confronto tra gli attori principali del mondo dell’economia. Per scegliere i nomi da premiare, come è stato anche il caso per Carlo Malinconico, vengono analizzati sotto la lente di ingrandimento le performance e altri fatti significativi e rilevanti accaduti nell’ultimo anno da parte di una giuria formata da un Comitato Scientifico di professionisti nei comparti accademico, finanziario, imprenditoriale e legale.

Carlo Malinconico: la carriera dell’avvocato

Carlo Malinconico nasce a Roma. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza nell’Università degli Studi di Milano, supera l’esame di abilitazione alla professione legale presso la Corte d’Appello di Milano. In seguito, vince anche il concorso pubblico nell’Avvocatura dello Stato, divenendo prima Procuratore e poi Avvocato dello Stato. supera anche brillantemente il concorso in Magistratura e per i TAR, ma opta per l’Avvocatura dello Stato di Milano, dove svolge l’attività forense. Nel 1984 supera poi il difficilissimo concorso a due posti di Consigliere di Stato e ricopre tale qualifica fino al 2002, quando inizia la carriera universitaria, nelle facoltà di giurisprudenza di Udine e di Roma-Tor vergata. Nel corso della sua attività professionale, ricopre anche diverse cariche istituzionali: da luglio 1990 e fino alla soppressione del Ministero in seguito referendum, è Capo Ufficio Legislativo al dicastero delle Partecipazioni Statali, e poi anche al Ministero del Tesoro fino al 1996. Dal 1996 al 2001 e Capo del Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei Ministri e nel 2006 e nominato Segretario generale della presidenza del Consiglio dei Ministri, carica che riveste fino al 2008, quando passa alla guida della FIEG e come presidente dal 2008 al 2011. Carlo Malinconico corona, infine, la carriera istituzionale come Sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo a guida di Mario Monti, tra il 2011 e il 2012. Nel 2003 crea lo Studio Legale omonimo, che nel corso degli anni si specializza nei casi di Diritto Amministrativo e della UE. Grazie ai traguardi raggiunti e alle qualità a lui attribuite, il 21 marzo 2005 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Privacy medici: dal 25 maggio via a ispezioni e sanzioni

Scritto da gabriele.russo il . Pubblicato in Legale, Salute

In arrivo una stretta sulle verifiche da parte delle autorità competenti sul rispetto della normativa da parte di aziende e professionisti

Mancano pochi giorni alla scadenza del 25 maggio, quando si chiuderà il primo anno di tolleranza per la privacy. Un provvedimento, che interessa in particolare il mondo della sanità con uno occhio rivolto al mondo dei medici, che ha dato una scossa a imprese e liberi professionisti alle prese con un dedalo di norme a volte incomprensibili. Basi pensare che tra il 1 giugno e il 31 dicembre 2018 le segnalazioni e i reclami sono aumentati del 30% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Adesso si cambia: dal 20 maggio 2019, le aziende e le PA dovranno essere prontead adempiere alle disposizioni regolamentarie e sostenere eventuali controlli o ispezioni da parte dell’Autorità che si avvale, ove necessario, della collaborazione di altri organi dello Stato perlo svolgimento dei suoi compiti istituzionali. In ambito privato destinatari delle ispezioni saranno i grandi istituti di credito, chi esegue attività di profilazione con sistemi di fidelizzazione su larga scala e chi tratta, come detto, i dati sulla salute.

E non è sufficiente il timore della sanzione che resta molto elevata: il titolare deve anche comprendere i contenuti del GDPR, ovvero deve dimostrare che rispetta fino in fondo la sostanza degli adempimenti così come impone la normativa.

Diventa, dunque, fondamentale, dunque, che le Pubbliche amministrazioni, professionisti e le imprese abbiano ben presente quali sono i reali rischi di sanzione. Anche perché sarà inevitabile una stretta sul piano dell’esecuzione di verifiche da parte delle autorità competenti sul rispetto della normativa da parte delle società italiane, per cui si attende la relativa giurisprudenza.

Gli obblighi del medico

A seguire una breve scheda riassuntiva, riportata dal sito Pmi.it, sugli obblighi a cui è tenuto il medico

Consenso necessario

    • trattamenti connessi all’utilizzo di App mediche, attraverso le quali autonomi titolari raccolgono dati, anche sanitari dell’interessato, per finalità diverse dalla telemedicina oppure quando, indipendentemente dalla finalità dell’applicazione, ai dati dell’interessato possano avere accesso soggetti diversi dai professionisti sanitari o altri soggetti tenuti al segreto professionale;
    • trattamenti preordinati alla fidelizzazione della clientela, effettuati dalle farmacie attraverso programmi di accumulo punti, al fine di fruire di servizi o prestazioni accessorie, attinenti al settore farmaceutico-sanitario, aggiuntivi rispetto alle attività di assistenza farmaceutica tradizionalmente svolta dalle farmacie territoriali pubbliche e private nell’ambito del Servizio sanitario nazionale ;
    • trattamenti effettuati in campo sanitario da persone giuridiche private per finalità promozionali o commerciali (esempi: promozioni su programmi di screening, contratto di fornitura di servizi amministrativi, come quelli alberghieri di degenza);
    • trattamenti effettuati da professionisti sanitari per finalità commerciali o elettorali;
    • trattamenti effettuati attraverso il Fascicolo sanitario elettronico (dl 179/2012, articolo 12, comma 5): l’obbligo è stabilito da disposizioni precedenti al GDPR. «Un’eventuale opera di rimeditazione normativa in ordine all’eliminazione della necessità di acquisire il consenso dell’interessato all’alimentazione del Fascicolo – si legge nel provvedimento -, potrebbe essere ammissibile alla luce del nuovo quadro giuridico in materia di protezione dei dati»;
    • refertazione on line.

In ogni caso, anche quando non c’è obbligo di consenso, il medico deve sempre fornire un’informativa privacy chiara e comprensibile al paziente sull’utilizzo dei dati. Nel dettaglio, le informazione vanno rese «in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con linguaggio semplice e chiaro».

I medici e le strutture che non effettuano un trattamento massivo di dati non hanno nemmeno l’obbligo di nominare il Responsabile della protezione dati. Quindi, per fare un esempio, il libero professionista, o la farmacia, non hanno questo obbligo. Un ospedale invece deve necessariamente nominare il Dpo. La nomina del responsabile trattamento dati è sempre obbligatoria se la struttura è pubblica.

C’è invece per tutti l’obbligo di tenere un registro dei trattamento effettuate sui dati dei pazienti, che costituisce «un elemento essenziale per il governo dei trattamenti e per l’efficace individuazione di quelli a maggior rischio» e di conseguenza non prevede esoneri.

Fonte: Avvocato Simona Giorgi

Andrea Mascetti: lo Studio Mascetti si occupa del diritto agli alimenti

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Andrea Mascetti ha fondato il suo Studio Legale nel 2004: composto da un gruppo di avvocati esperti in differenti materie giuridiche, lo Studio ha di recente offerto una interessante riflessione sul diritto agli alimenti e la relativa ordinanza della Corte di Cassazione.

Andrea Mascetti, avvocato

Studio Legale Mascetti (Andrea Mascetti): una riflessione sul diritto agli alimenti

Marta Cipriani collabora con lo Studio Mascetti dal 2015, occupandosi principalmente di diritto civile, commerciale, industriale, d’autore e di famiglia. Nell’ambito dello Studio Legale fondato e guidato da Andrea Mascetti, la giurista ha proposto una riflessione sul diritto agli alimenti. Secondo l’art. 438 del Codice Civile, questo può essere riconosciuto a chi si trova in un reale stato di bisogno e quindi nell’impossibilità di provvedere al soddisfacimento delle proprie necessità primarie legate alla basilare sopravvivenza. Questi bisogni non riguardano solo il cibo, ma anche le spese legate all’abitazione, al vestiario e alle cure mediche. Sta al richiedente l’onere di dimostrare la propria oggettiva impossibilità di produrre un reddito sufficiente per mantenersi in autonomia. L’avvocato dello Studio guidato da Andrea Mascetti sottolinea che questo è quanto ribadisce la prima sezione della Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 6521 del 6 marzo 2019. È chiaro anche che, al raggiungimento della maggiore età, non è più possibile protrarre l’obbligo precedentemente stabilito, in quanto questo si tradurrebbe in “forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani”.

L’esperienza professionale di Andrea Mascetti

Andrea Mascetti è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano e iscritto all’Ordine degli Avvocati di Varese. Inizia la sua carriera in ambito giuridico consolidando le proprie competenze presso lo Studio Legale Tributario associato a Ernst & Young. Due anni più tardi, nel 2004, decide di avviare la propria attività e fonda lo Studio Legale Mascetti, di cui è tutt’oggi titolare. Lo Studio si basa sulle professionalità di un gruppo di avvocati che affrontano quotidianamente le diverse questioni giuridiche di aziende ed enti pubblici e privati. Andrea Mascetti si occupa di appalti pubblici e privati, presenzia in qualità di arbitro davanti ai collegi arbitrali e presiede diversi Organismi di vigilanza. Nel tempo libero è un cultore di libri, in particolare autori del ‘900. È appassionato di Geopolitica, interesse che l’ha portato a viaggiare nell’area euroasiatica tra Russia e Mongolia.

Uno Screenshot non ha valore legale. Richiedi una COPIA AUTENTICA PROFESSIONALE per ottenere una prova certa

Scritto da informatica in azienda il . Pubblicato in Aziende, Internet, Legale

Se vuoi presentare una prova certa di un documento digitale online come una pagina web o facebook o una chat whatsapp, ti occorre una copia autentica, poichè uno screenshot non ha valore legale. Su internet si trovano tanti servizi che si propongono come certificatori, ma in realtà non rispettano affatto i canoni tecnici e legali richiesti dalle corti internazionali.

Una copia autentica di una pagina web deve essere una prova forense con valore legale e non un “artificio improvvisato” generato da un servizio gratuito. La raccolta di una prova forense è una cosa seria e se non viene presentata come tale sarà sempre impugnabile. Un tempo infatti, le copie autentiche erano riconosciute valide a discrezione del giudice e valeva il principio generale del “libero apprezzamento” del giudice stesso. Tutti i servizi che trovate online gratuitamente sono e rimangano vincolati a questa clausola. La copia autentica che vi consegna Informatica in Azienda grazie al servizio offerto sul suo sito https://www.analisideirischinformatici.it/servizio_valore_legale_copia_autentica_pagina_web_o_pagina_social.php  è utilizzabile in ogni tribunale del mondo come prova certa. Ora vi chiederete quali sono le caratteristiche tecniche che vi permettono di stabilire che una prova è certa ? Vi invitiamo a leggere sul nostro sito tutto l’articolo. Scoprirete che catturare una pagina web con uno screenshot o archiviarne il contenuto digitando semplicemente l’indirizzo web in un form online di un sito web gratuito che vi scarica solo il codice non è affatto come avere una copia autentica ! Quindi fate attenzione.
Approfondisci : https://www.analisideirischinformatici.it/servizio_valore_legale_copia_autentica_pagina_web_o_pagina_social.php

Studio Legale Mascetti (Andrea Mascetti): Stefania Massarenti spiega la sentenza n.6047/2018

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Lo Studio Legale Mascetti è stato fondato nel 2004 da Andrea Mascetti, avvocato iscritto all’ordine di Milano. Tra il team di professionisti di cui si avvale lo Studio, Stefania Massarenti attraverso la sentenza n.6047/2018 ha analizzato l’uso dei social network in relazione al rapporto di lavoro e le potenziali conseguenze in seguito ad un comportamento fuori norma.

Andrea Mascetti, avvocato

Studio Legale Mascetti (Andrea Mascetti): la sentenza n.6047/2018

Avendo alle spalle una significativa esperienza in ambito giuridico, Andrea Mascetti dà vita allo Studio Legale Mascetti nel 2004, che si avvale di professionisti con competenze tali da affrontare con successo anche le più delicate questioni giuridiche relative ad aziende, privati ed enti pubblici. Il valore aggiunto dello Studio risiede proprio nel team di avvocati specializzati in differenti tematiche peculiari. Recentemente Stefania Massarenti, facente parte dello Studio fondato dall’avvocato varesino, ha analizzato il rapporto tra lavoro e l’uso dei social network in un articolo pubblicato sul sito ufficiale. Nell’ultimo periodo, con la proliferazione di tali piattaforme, la giurisprudenza si è occupata delle conseguenze che possono essere generate dai social sul rapporto di lavoro, sia in relazione a diligenza e fedeltà, sia per quanto riguarda comportamenti extra lavorativi. In particolare, attraverso la sentenza n.6047/2018, la Corte di Cassazione ha dichiarato la legittimità del licenziamento intimato per giusta causa ad un lavoratore che durante il periodo di malattia si era esibito in un concerto, postando poi, sul proprio profilo Facebook, tale attività. In questo caso specifico, la Corte Suprema ha ritenuto che il lavoratore non ha predisposto le cautele necessarie per facilitare la guarigione, in adempimento all’obbligo di buona fede e correttezza, come impone la legge.

Andrea Mascetti: avvocato e titolare dello Studio Legale Mascetti

Andrea Mascetti nasce a Varese nel 1971. Formatosi in ambito classico, consegue la laurea in Giurisprudenza nel 1996 presso l’Università degli Studi di Milano. Iscrittosi, in seguito, all’ordine degli avvocati di Varese, inizia la propria carriera in ambito giuridico presso uno Studio Legale Tributario associato ad Ernst & Young di Milano. Dopo aver sviluppato competenze tali da avviare una propria attività, fonda nel 2004 lo Studio Legale Mascetti, operativo principalmente nel ramo del diritto commerciale, amministrativo e penale. Andrea Mascetti svolge l’attività di consulente per società ed enti locali e continua ad occuparsi di appalti pubblici e privati, presenziando in qualità di arbitro davanti ai collegi arbitrali. Nel tempo libero, l’avvocato varesino è un cultore di libri e autori del Novecento, oltre ad essere profondamente appassionato di Geopolitica. Ha viaggiato spesso in Oriente, con focus primario nelle zone euroasiatiche tra Russia e Mongolia.

Dal revenge porn al cyber stalking: ecco le polizze per tutelarsi

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Economia, Internet, Legale, Tecnologia

Cyber bullismo, furto e diffusione di dati personali in rete, stalking online, insulti e diffamazione sui Social network, frodi informatiche; i pericoli legati alla vita digitale sono molteplici e non sorprende che le compagnie assicurative stiano mettendo a punto polizze sempre più avanzate per proteggere i privati dai rischi connessi all’uso di Internet, contribuendo a creare un mercato potenziale che, secondo le stime di Facile.it, in Italia potrebbe valere più di 100 milioni di euro l’anno.

«In Italia le polizze contro i cyber risk vengono generalmente proposte come garanzie accessorie all’interno di pacchetti assicurativi legati alla casa con un costo che varia mediamente tra i 24 e i 40 euro l’anno», spiega Lodovico Agnoli, Responsabile new business di Facile.it. «Si tratta di coperture ancora poco diffuse nel nostro Paese ma che potrebbero crescere significativamente nei prossimi anni, non solo in virtù di una maggiore consapevolezza dei rischi legati al web, ma anche perché alcune compagnie stanno iniziando a proporre queste assicurazioni come prodotti indipendenti e non più connessi all’abitazione».

Un recente studio internazionale* ha evidenziato come, entro il 2025, il valore del mercato globale delle assicurazioni personali contro i cyber risk potrebbe addirittura superare i 3 miliardi di euro; dati che non devono sorprendere se si considera che le vittime del cyber crimine, solo in Italia e solo nel 2017, sono state 16 milioni**. Ma cosa coprono e come funzionano queste polizze?

  • Cyber bullismo, Online Stalking e Revenge porn…ma con dei limiti

Nei casi in cui l’intestatario della polizza, o uno dei membri della sua famiglia, sia vittima di cyber bullismo, diffusione illecita di materiale personale, diffamazione o minacce online, l’assicurazione interviene assistendo il cliente nei processi in sede civile e penale o in via stragiudiziale al fine di ottenere la rimozione dei contenuti lesivi pubblicati e per richiedere l’eventuale risarcimento danni.

Se l’azione intrapresa non porta a risultati concreti in tempi rapidi, alcune compagnie supportano l’assicurato con un team di esperti che si attiverà per inondare la rete con nuovi contenuti volti a disperdere e minimizzare la visibilità dei materiali lesivi pubblicati, mettendo in atto il cosiddetto flooding.

Alcune polizze contemplano anche la tutela in caso di cyber stalking; attenzione però perché può capitare che queste coperture siano valide solo se a commettere l’illecito è una persona esterna al nucleo familiare; se invece lo stalker o il cyber criminale è un membro stretto della famiglia, ma anche un ex marito o un ex fidanzato, allora la polizza potrebbe non intervenire.

Oltre alla copertura delle spese legali alcune polizze offrono anche un supporto di natura medica, andando a sostenere, nei limiti del massimale, le eventuali spese per cure psicologiche laddove la vittima manifesti disturbo post traumatico da stress.

  • Leoni da tastiera, haters e utenti irresponsabili non sono tutelati

È bene precisare che anche se la polizza è attiva, prevenzione, responsabilità e buon senso restano elementi imprescindibili – non solo per ridurre al minimo i rischi informatici – ma anche ai fini della validità stessa della copertura assicurativa. Le polizze cyber risk tutelano solo le vittime di azioni illecite online; se è l’assicurato a commettere un atto doloso, la copertura non è valida.

Attenzione però perché non serve necessariamente un’azione dolosa per perdere la copertura: la polizza potrebbe non essere valida anche se la controversia nasce da materiali o informazioni diffusi online volontariamente dall’assicurato stesso. In casi di vittime minorenni, inoltre, l’assicurazione potrebbe non essere valida se la compagnia dovesse ravvisare una negligenza da parte dei genitori.

  • Attenzione al VIP

Nella maggioranza dei casi, le polizze per i rischi del web non tutelano se le controversie in atto sono con personaggi pubblici o del mondo dello spettacolo. Se questo vuol dire che i personaggi famosi devono tutelarsi in maniera diversa, bisogna anche che aspiranti troll, leoni da tastiera ed haters facciano attenzione, perché, nel caso in cui si scaglino contro il VIP di turno con eccessiva acrimonia o veemenza, saranno loro e non la compagnia a dover far fronte ai costi di eventuali azioni legali intentategli dal personaggio famoso.

  • Dal Phishing al Dark web

Le polizze Cyber risk spesso offrono strumenti sviluppati per prevenire e ridurre al minimo i rischi online; si tratta di programmi specifici che proteggono l’assicurato, ad esempio, da virus e malware, da attacchi informatici da parte di hacker, dal phishing e dall’intercettazione dei tasti premuti sulla tastiera, tecnica spesso utilizzata dai male intenzionati che vogliono rubare le credenziali di accesso ai siti. Alcune compagnie assicurative si spingono oltre e, attraverso l’uso di programmi estremamente sofisticati, analizzano il web, e in particolar modo il dark web, con l’obiettivo di individuare eventuali usi fraudolenti dei dati personali dell’assicurato, avvisandolo in caso di possibili situazioni a rischio.

  • In caso di perdita di dati

Fotografie, video, documenti e altri contenuti digitali personali; i device sono diventati oggi veri e propri archivi dove conserviamo gran parte della nostra vita privata. File di grandissimo valore la cui perdita creerebbe un danno, materiale ed affettivo, inestimabile. In casi come questo l’assicurazione Cyber risk potrebbe essere una soluzione concreta per evitare di spendere molti soldi o, peggio, gettare al vento anni di ricordi; le compagnie mettono a disposizione dell’assicurato software specifici per il recupero dei dati persi e, qualora non sufficienti, coprono i costi di riparazione presso un centro specializzato. Le polizze, invece, non tutelano l’assicurato se nel device sono stati volontariamente installati software pirata che hanno causato il danno.

  • Protezione sugli acquisti online

Uno dei rischi più frequenti in rete è legato agli acquisti online; in questo caso la polizza Cyber risk offre un supporto nella risoluzione di controversie relative a inadempienze contrattuali. Attenzione però alla lista di beni che non sono coperti, perché in alcuni casi è molto lunga: tra le categorie di prodotti normalmente esclusi ci sono, tra gli altri, oggetti preziosi, oggetti intangibili con valore monetario (ad esempio azioni, obbligazioni o titoli) e prodotti digitali scaricati online. Sono escluse, anche, le controversie legate ad aste online e all’acquisto online di prodotti usati.

È bene considerare, infine, che in alcuni casi la polizza è valida solo se il valore dell’oggetto acquistato è superiore ad un certo importo, normalmente tra i 200 e i 400 euro.

* Swiss Re, White paper “Personal cyber insurance: Protecting our digital lives” (2019).

** Norton Cyber Security Insights Report 2018.

La carriera dell’avvocato Carlo Malinconico in ambito istituzionale

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Legale

Carlo Malinconico, uno dei massimi esponenti del Diritto in Italia, presiederà all’apertura dei lavori dell’edizione numero dieci del Salone della Giustizia di Roma, in calendario dal 9 all’11 aprile 2019.

Carlo Malinconico

Carlo Malinconico presiede la decima edizione del Salone della Giustizia

Il Salone della Giustizia, che nel 2019 festeggia il decimo anno di vita e che sarà presieduto in questa edizione da Carlo Malinconico, è una importante occasione per intavolare ogni dodici mesi un dibattito pubblico a tutto tondo tra magistrati, avvocati, politici e professionisti della giustizia sul topic legalità. È, inoltre, un’opportunità unica per portare sotto gli occhi della cittadinanza attiva le tematiche, le questioni aperte e le relative possibili risposte afferenti a un ambito solitamente ostico ai non addetti ai lavori. La tre giorni di questa edizione, che si svilupperà affrontando 6 convegni maggiori e 18 laboratori minori, verrà inaugurata martedì 9 aprile 2019 alle ore 10 dal Presidente Carlo Malinconico, il quale avrà il compito di avviare i lavori e di comunicare i numerosi messaggi di augurio pervenuti dall’autorità nazionali ed internazionali. A seguire interverrà il Premier Giuseppe Conte. Seguirà il primo convegno sul ruolo e l’attualità della nostra Costituzione, che sarà preceduto dall’introduzione del Presidente della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi. Nella sessione pomeridiana della prima giornata di lavori saranno al centro del dibattito diverse tematiche di forte aderenza al vissuto quotidiano degli italiani come lavoro, redistribuzione e giustizia sociale. Il 10 aprile sarà dedicato, invece, a un importante convegno con partecipanti da tutto il mondo sulla condizione della donna. Il terzo e ultimo giorno, l’11 aprile 2019, sarà invece incentrato sui vantaggi che un sistema giudiziario celere e pienamente funzionante potrebbe apportare sulla forza attrattiva di investimenti esteri. Il convegno è disponibile su www.salonegiustizia.it

Carlo Malinconico: percorso professionale e riconoscimenti pubblici

Carlo Malinconico nasce a Roma. Terminato il liceo classico a Trieste, si laurea a 22 anni in Diritto Penale all’Università degli Studi di Milano. A 25 anni supera, in sequenza, l’esame di Stato per l’accesso alla professione di avvocato presso la Corte d’Appello di Milano, il concorso nell’avvocatura dello Stato e nella Magistratura. Esercita l’attività di avvocato dello Stato a Milano per nove anni, fino a quando vince il concorso per Consigliere di Stato, risultando il primo in graduatoria, ruolo che rivestirà fino al 2002. A partire da luglio 1990 e fino alla cancellazione del dicastero in seguito a quesito referendario, è Capo Ufficio Legislativo per il Ministero delle Partecipazioni Statali, e successivamente, fino al 1996 riveste la stessa carica nel il Ministero del Tesoro (governo Dini). Nel 1992 e fino al 1997 è altresì Consigliere Giuridico presso l’Antitrust. Per quanto riguarda la carriera istituzionale, di particolare rilievo sono la sua nomina a capo del Dipartimento degli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio tra il 1996 e il 2001. In seguito è Segretario Generale del Presidente del Consiglio Romano Prodi (2006-2008). Nel 2011, con l’avvento dell’esecutivo Monti, è Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, con deleghe a Editoria, Affari Regionali e Coordinamento Amministrativo. In oltre quattro decenni di carriera Carlo Malinconico ha prestato consulenza negli ambiti del Diritto Amministrativo, Pubblico dell’Economia, dell’UE, degli appalti pubblici e dell’Ambiente. Come professore universitario, ha insegnato nella Scuola superiore dell’economia e delle finanze, nelle facoltà di giurisprudenza dell’Università di Udine e di Roma – Tor vergata ed è autore di varie pubblicazioni carattere scientifico e di svariati interventi a margine di workshop e incontri pubblici. Per l’alto contributo alle Istituzioni, il 21 marzo 2005 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Truffe false assicurazioni: come difendersi dalle maxitruffe

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Legale

Sono circa 38 milioni le autovetture private che fanno parte del parco auto italiano e più di 6 milioni i motocicli; ciascuno di essi, per circolare sulle strade in modo regolare deve essere coperto da assicurazione. Negli ultimi anni gli italiani sono diventati bravi a trovare le migliori offerte Rc auto o moto e, secondo un’indagine* condotta da mUp Research per Facile.it, nel 42% dei casi cercano sul web le informazioni per risparmiare.

Un bacino di utenza così grande, chiaramente, fa gola anche ai male intenzionati, ma difendersi da truffe e raggiri è molto più semplice di quanto non possa sembrare; ecco un breve vademecum in 5 punti per tutelarsi e non finire vittime di truffa scoprendo, magari dopo un incidente, di aver sottoscritto una assicurazione fantasma.

1) La sicurezza parte dal preventivo

La prima attività per trovare una polizza assicurativa adatta alle nostre necessità (e anche alle nostre tasche!) è quella di verificare le diverse offerte presenti sul mercato. Per fare questo in assoluta sicurezza è bene rivolgersi solo e soltanto ad operatori autorizzati, siano essi broker, compagnie o siti di comparazione. Se ci si rivolge ad un sito internet poi, è bene verificare che l’indirizzo che appare nella barra di navigazione cominci con https e non solo con http. Quella lettera, che non va sottovalutata, è un importante indice di sicurezza tecnologica che può farci stare più tranquilli.

Se il preventivo che ci attira maggiormente fa capo ad una compagnia che non conosciamo, come ulteriore garanzia possiamo verificare che quell’azienda sia inserita nell’elenco delle compagnie autorizzate ad operare in Italia.  La lista è disponibile per consultazione sul sito dell’IVASS a questo indirizzo:

https://www.ivass.it/consumatori/proteggi/index.html

Se il preventivo che ci interessa ci viene invece offerto da un intermediario, è bene sapere che, per legge, questi soggetti son tenuti a pubblicare sul proprio sito alcune informazioni quali:

  • dati identificativi dell’intermediario, il numero di iscrizione nel Registro Unico degli Intermediari;
  • la sede legale e le eventuali sedi operative;
  • il recapito telefonico, il numero di telefax, l’indirizzo di posta elettronica e, laddove previsto, l’indirizzo di posta elettronica certificata;
  • di essere soggetto alla vigilanza dell’IVASS;
  • i recapiti per la presentazione dei reclami e la facoltà del contraente di avvalersi di altri eventuali sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsti dalla normativa vigente.

Se questi dati non sono disponibili, è bene fare qualche ulteriore verifica prima di procedere con l’acquisto; l’elenco degli intermediari autorizzati è disponibile sul sito dell’IVASS a questo indirizzo:

https://servizi.ivass.it/RuirPubblica

2) Rimanere nei canali ufficiali

Se la compagnia opera in maniera corretta, non cercherà mai di condurvi al di fuori dei canali di comunicazione ufficiali. Ecco quindi che, ad esempio, se ci viene chiesto di comunicare solo tramite sistemi di messaggistica telefonica come WhatsApp o su piattaforme diverse, deve assolutamente scattare un campanello di allarme. Non sono quelli gli strumenti su cui inserire i vostri dati personali, di polizza o, anche, di pagamento.

3) Verificare prima è meglio che pentirsi poi

Prima di firmare il contratto di assicurazione e di pagare il relativo premio è importante verificare nel dettaglio tutte le voci che lo compongono. Fra le principali, che mai vanno trascurate, ci sono sia i massimali, sia le franchigie (la parte del danno che, eventualmente, rimarrà a vostro carico), sia eventuali esclusioni. Inseguire risparmi minimi rinunciando a coperture importanti non è saggio e potrebbe tradursi in grossi problemi. Se non siete l’unico conducente del veicolo o se in casa ci sono minori di 26 anni che possono mettersi alla guida dell’auto, ad esempio, verificate sempre che questi casi siano coperti dalla polizza.  Se poi qualcosa nel contratto non vi è chiaro o è scritto in un modo che non capite, chiedete sempre dettagli precisi tramite i canali ufficiali; non solo è un vostro diritto, ma nel caso qualcosa andasse per il verso sbagliato sareste voi a doverne pagare le salatissime conseguenze.

4) Solo pagamenti tracciati

È chiaro che sia proprio nella fase del pagamento che si concentrano la maggior quantità di tentativi di truffa ed è quindi qui che bisogna porre ancora più attenzione. Anche se vi dovessero proporre sconti incredibili, non fatevi mai convincere a saldare il premio richiesto utilizzando metodi di pagamento non tracciati. La ricarica di carte prepagate o servizi di trasferimento di denaro come Western Union o Money Gram non sono stati creati per questo e, non essendo tracciati, non garantiscono la sicurezza del pagante. Usate solo e soltanto strumenti che consentono di avere certezza della controparte e, anche, di poter eventualmente annullare il pagamento se necessario.

5) Quando arrivano i documenti

Una volta concluso l’acquisto, la compagnia deve inviarvi i documenti. Anche in questo caso diffidate di chi vi propone l’invio attraverso sistemi di messaggistica telefonica o sistemi poco convenzionali, ma non necessariamente dovete mettervi in allarme se l’invio avviene, soprattutto in una prima fase, tramite posta elettronica; questo è un metodo non solo lecito, ma sempre più diffuso anche in Italia. È importante, invece, verificare che tutte le informazioni contenute nel contratto siano corrette e non solo riguardo a voi e al veicolo, ma anche riguardo alla compagnia stessa. Avete ancora il dubbio di non essere coperti da assicurazione?

Prima di mettervi al volante, collegatevi al portale dell’automobilista e inserite la targa del veicolo nella sezione Servizi Online (https://www.ilportaledellautomobilista.it/web/portale-automobilista/verifica-copertura-rc); se l’assicurazione è attiva, la vostra polizza risulterà registrata.

In caso contrario, rivolgetevi subito alla Polizia Postale e all’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni denunciando l’accaduto, ma siamo certi che, se avrete semplicemente seguito i passi indicati fino a qui, sarete al riparo da ogni problema.

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Vita e carriera di Carlo Malinconico dentro e fuori le istituzioni

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Legale

Carlo Malinconico è un professore universitario e avvocato attivo da oltre otto lustri in differenti branche del diritto e che ha maturato solide esperienze ai più alti livelli della Repubblica.

Carlo Malinconico

Carlo Malinconico e i primi decenni di carriera legale all’interno delle istituzioni

Carlo Malinconico nasce a Roma ma trascorre gran parte della fanciullezza a Trieste, dove frequenta tutte le scuole fino al Liceo Classico. Trasferitosi a Milano, studia presso la locale Università degli Studi, dove si laurea in giurisprudenza, discutendo una tesi in Diritto Penale sulla responsabilità del direttore di periodico per i reati commessi con il mezzo della stampa. Una volta completato il percorso accademico, nel 1976 supera l’esame di Stato per l’accesso alla professione forense presso la Corte d’Appello del capoluogo lombardo. Negli stessi anni supera il concorso nell’Avvocatura dello Stato e in Magistratura ed anche il concorso europeo per una riserva di giuristi della Commissione europea. Rimane, però, avvocato dello Stato per nove anni, patrocinando in processi civili, amministrativi e penali per conto dello Stato e della regione Lombardia. Ricopre quest’ultima posizione fino a che, a seguito di concorso pubblico, è nominato Consigliere di Stato con decorrenza dal 31 dicembre 1983 e, quindi, tra i più giovani in assoluto. Rivestirà per quasi due decadi tale qualifica, passando poi nel 2002 alla docenza accademica. Negli anni che intercorrono tra il 1986 e il 1990, Carlo Malinconico assume compiti di staff in vari Ministeri, quale Consigliere Giuridico e Capo dell’ufficio legislativo: dal luglio del 1990 è Capo Ufficio Legislativo del Ministero delle Partecipazioni Statali, fino alla sua soppressione con referendum abrogativo nel 1992; segue, in tale veste, le controversie con Sir Leon Britain in materia di aiuti di Stato alle società pubbliche italiane. Nel 1992 assume anche il ruolo di Consigliere Giuridico dell’Antitrust, da poco costituita. Nel 2002, lasciato il Consiglio di Stato per l’insegnamento universitario, mette le sue competenze al servizio della recentemente istituita dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, divenendone il primo direttore generale.

Carlo Malinconico e i più recenti sviluppi tra politica, cariche istituzionali e attività professionale

Per quanto riguarda le sue esperienze in campo istituzionale, Carlo Malinconico è a capo del Dipartimento degli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’ufficio che coordina l’attività normativa di tutto il governo e interloquisce direttamente con i servizi della Presidenza della Repubblica, tra il 1996 e il 2001. Successivamente, negli anni del secondo mandato di governo conferito a Romano Prodi, tra il 17 maggio 2006 e il 7 maggio 2008, è Segretario Generale del Premier. Nell’esecutivo guidato dal Mario Monti, dal 29 novembre 2011 al 10 gennaio 2012, assurge alla carica politica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con deleghe all’Editoria, agli Affari Regionali e al Coordinamento Amministrativo. Nel frattempo, lasciato nel 2002 il Consiglio di Stato per l’insegnamento universitario, insegna, in via successiva, diritto dell’Unione europea nelle Università degli studi di Udine e di Roma Tor vergata. Il 21 marzo 2005 e insignito dal Presidente della Repubblica Ciampi dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2003 fonda lo Studio Legale che ne prende il nome e che si specializza nei settori del Diritto Amministrativo e dell’Unione Europea e in generale nel diritto pubblico dell’economia, curando le materie del Penale Amministrativo, e, nel campo civile, dei Contratti e dei Danni. Patrocina davanti al Consiglio di Stato, alla Corte di Cassazione, alla Corte costituzionale, alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ai Tribunali amministrativi regionali, alla Corte dei Conti. In oltre quattro decenni di attività ai massimi livelli delle istituzioni e della professione legale, Carlo Malinconico ha consolidato indiscutibili competenze nel diritto amministrativo, nel diritto pubblico dell’economia, dell’Unione europea, degli appalti pubblici e dell’ambiente. In tutte le aree sopra citate è stato attivo sia a livello lavorativo e consulenziale sia a livello di insegnamento, in quest’ultimo caso avvalendosi anche di una proficua produzione di carattere scientifico e di numerosi interventi a margine di conferenze e workshop. Per ben due anni, per la precisione nel 2016 e nel 2018, ha vinto l’ambito premio Le Fonti quale “avvocato dell’anno in diritto amministrativo”.