Lo Studio Legale e l’ Evoluzione delle Indagini Difensive

Scritto da studiolegalefirenze il . Pubblicato in Aziende, Legale

Lo studio legale è un’attività che con il tempo ha assunto un ruolo molto più ampio, l’evoluzione sia dell’ordinamento che delle prove scientifiche ha reso necessario per uno studio legale penale ampliare in modo sostanziale le proprie competenze per onorare al meglio il mandato del proprio assistito.
Alla luce di questo lo studio legale deve spesso rivolgersi a consulenti esterni specializzati in vari ambiti che a seconda delle necessità della linea difensiva adottata forniscano il materiale necessario a sostenere la tesi di difesa.
Oggi i consulenti che collaborano con gli avvocati sono figure professionali di grande rilevanza in quanto eseguono tutte le attività necessarie alla strategia dello studio legale che non possono essere intraprese da chi non ha le competenze necessarie in ambiti specifici.
Lo studio legale solitamente sceglie di volta in volta i propri consulenti che eseguiranno tutte le analisi e le verifiche utili all’ottenimento delle prove che saranno dibattute in ambito processuale.
Non tutti i casi che uno studio legale segue necessitano delle analisi e delle verifiche, per questo motivo spesso gli avvocati cambiano spesso i propri consulenti di riferimento.
Per riuscire ad ottenere buoni risultati i legali ed i consulenti devono lavorare in modo affiatato, come per tutti gli ambiti la conoscenza reciproca delle parti è fondamentale, questa si può ottenere solo lavorando insieme per anni in modo da affinare l’intesa.
In questo ambito lo Studio Legale Stefani a Firenze da decenni si occupa di indagini difensive investigative per mezzo di un team di professionisti affiatati e perfettamente coordinati dall’avvocato Eraldo Stefani.
L’esperienza accumulata in decenni di lavoro per casi di cronaca, alcuni dei quali molto noti, ha perfezionato le metodologie di lavoro e affinato l’intesa tra gli avvocati dello studio e i consulenti divenendo così uno dei più affidabili studi legali nell’ambito delle indagini difensive investigative.
In riferimento a questa esperienza acquisita in decenni di studio, ricerca e pratica sul campo nell’ambito della difesa investigativa lo Studio Stefani ha istituito il Nucleo Difesa Penale Investigativa ufficializzato dal Marchio N.D.P.I.
Per mezzo della licenza e del marchio N.D.P.I. qualsiasi avvocato potrà usufruire di tali metodologie di difesa investigativa dinamica atta a sostenere in sede di processo strategia difensiva scelta.

Energia: ‘furbetti del fotovoltaico’, assolti tutti gli imputati

Scritto da 20TaskForceItaly il . Pubblicato in Aziende, Legale

Il Giudice dell’udienza preliminare della Procura di Roma ha assolto tutti gli imputati con formula piena, per i cosiddetti ‘furbetti del fotovoltaico’, è arrivata l’assoluzione.

Roma, 25 ott. (AdnKronos)

(Red/AdnKronos)

Dopo 8 anni di sequestri e procedimenti penali culminati nel 2013 con una misura cautelare preventiva ordinata dall’allora Gip di Brindisi Paola Liace, su richiesta dell’allora sostituto procuratore Nicolangelo Ghizzardi, che portò in carcere 16 professionisti con l’accusa di aver truffato oltre 300 milioni di euro, percependo incentivi di Stato, frutto di un presunto aggiramento della normativa urbanistica, per i cosiddetti ‘furbetti del fotovoltaico’, è arrivata l’assoluzione.

Ieri, infatti, nell’aula del Tribunale di Roma, dove il procedimento era approdato per ragioni di competenza giurisdizionale, il Giudice dell’udienza preliminare della Procura di Roma, Giulia Proto, su richiesta del Pm Alberto Galanti, che ha chiesto il non luogo a procedere per tutti gli imputati, ha assolto tutti gli imputati con formula piena in quanto per l’accusa di associazione a delinquere: “il fatto non sussiste”, per l’illecita percezione degli incentivi “non è stato commesso il reato” e per l’abuso edilizio “il fatto non sussiste”. In buona sostanza il giudice ha stabilito che era tutto regolare e che nessun processo verrà portato avanti.

Protagonisti della vicenda sono i vecchi manager di Global Solar Fund e quelli di Energetica -il cino-spagnolo Javier Romero e l’italiano Gaetano Buglisi- che avevano messo in piedi, già nel 2007, la realizzazione di quello che sarebbe stato il progetto più grande d’Europa nel fotovoltaico, con la previsione di investimento in Puglia di oltre 900 milioni di euro, finanziati quasi interamente dal governo cinese attraverso la China Development Bank.

Fonte:
(Red/AdnKronos)
ISSN 2465 – 1222
25-OTT-18 18:38

Un nuovo successo per Carlo Malinconico: è avvocato dell’anno 2018 in diritto amministrativo

Scritto da weboffice cm il . Pubblicato in Aziende, Legale

L’iniziativa “Le Fonti Awards”, giunta quest’anno alla sua ottava edizione, è una vetrina ideale per quei professionisti che grazie al loro impegno nel networking e nell’innovazione possono vedere riconosciuti i propri sforzi su un più ampio palcoscenico globale. È questo il caso dell’avvocato Carlo Malinconico, vincitore del premio come miglior avvocato dell’anno di diritto amministrativo.

Carlo Malinconico

Carlo Malinconico premiato come miglior avvocato di diritto amministrativo

L’evento “Le Fonti Awards” ha visto quest’anno, l’ottavo della sua storia, aggiudicarsi il premio come miglior professionista di diritto amministrativo l’avvocato Carlo Malinconico, legale con una lunga carriera alle spalle. L’edizione di quest’anno si è svolta a Palazzo Mezzanotte, elegante location nel centro milanese, la sera del 21 giugno ed è stata come sempre un’occasione unica per puntare i riflettori su quegli esperti nostrani che ogni anno si distinguono in particolar modo per aver contribuito a far rete e a rinnovare i rispettivi settori di competenza. Carlo Malinconico, in particolare, ha avuto quindi la possibilità di farsi conoscere ancora più approfonditamente presso il gruppo di stakeholders del capoluogo lombardo. Il contest non si limita alla sola Italia, bensì è itinerante e, dopo Milano, toccherà altre tappe negli Stati Uniti, nel Regno Unito, negli Emirati Arabi Uniti e a Hong Kong.

Carlo Malinconico e il riconoscimento di una lunga carriera legale dentro e fuori le istituzioni

Il premio è la ricompensa di una decennale presenza all’interno delle più importanti istituzioni del Paese da parte di Carlo Malinconico dopo gli studi inizia la sua carriera presso l’Avvocatura dello Stato. Qui presta servizio in uno dei momenti più bui della storia italiana, quello dello stragismo di matrice terroristica. Nel 1894 è primo nel prestigioso concorso a Consigliere di Stato, ruolo che riveste fino al 2002. Inoltre, Carlo Malinconico ha ricoperto diversi incarichi in varie legislature, come capo ufficio legislativo e segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lasciata la magistratura per dedicarsi all’insegnamento universitario, nel 2003 fonda lo Studio che porta il proprio nome e del cui operato è particolarmente fiero. Malinconico ha ottenuto il prestigioso riconoscimento sulla base dell’attenta valutazione, da parte della giuria degli esperti, di performance positive, iniziative e altri eventi ritenuti dalla stessa decisivi nel corso degli ultimi 12 mesi.

Corsi di formazione Rspp per il datore di lavoro

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Legale

Abbiamo avuto modo di analizzare l’apporto che collaboratori correttamente preparati, come l’Rspp, possono dare al datore di lavoro all’interno di un’azienda in materia di sicurezza sul lavoro.

In quest’articolo invece affronteremo la situazione in cui il datore di lavoro svolga i compiti del RSPP in prima persona, decidendo di non nominare un RSPP “esterno” all’azienda, anche il datore di lavoro viene considerato come soggetto dell’attività di formazione in materia.

Datore di lavoro garante della sicurezza

La formazione RSPP dei datori di lavoro che intendono svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione – già introdotta dall’articolo 10 dell’abrogato d.lgs. n. 626/1994 e specificamente disciplinata dal Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 16 gennaio 1997 – è oggi disciplinata dall’articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008.

In particolare, il comma 2 di tale articolo dispone che il datore di lavoro il quale intenda svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore.

I corsi dovranno essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e delle articolazioni definiti mediante un accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che si sarebbe dovuto adottare entro il termine di dodici mesi dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 81/2008 e, cioè, entro il 15 maggio 2009.

Tale accordo in Conferenza Stato-Regioni è stato approvato – peraltro unitamente all’accordo di attuazione dell’articolo 37, comma 1, del “testo unico” in relazione alla formazione dei lavoratori – nella seduta del 21 dicembre 2011 e pubblicato in data 8 gennaio 2012 essendo, quindi, pienamente in vigore.

Esso regolamenta i “contenuti e le articolazioni” del corso per datore di lavoro-RSPP individuando i soggetti formatori, i docenti (necessariamente in possesso dei c.d. criteri di qualificazione del docente in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al decreto 6 marzo 2013 sulla “qualificazione dei formatori”) e i contenuti del relativo percorso formativo.

L’accordo prevede, tra l’altro, l’obbligo per i datori di lavoro di frequentare anche un corso di aggiornamento.

A questo sono soggetti pure coloro che, alla data della pubblicazione dell’accordo, avevano frequentato i corsi con i contenuti minimi di cui all’articolo 3 del D.M. 16 gennaio 1997 nonché di coloro che nel 1996 usufruirono dell’esonero dalla frequenza di tale corso ai sensi dell’articolo 95 del d.lgs. n. 626/1994 per aver optato per lo svolgimento diretto dei compiti del servizio diretto di prevenzione e protezione entro il 31 dicembre 1996.

Formazione dei datori di lavoro

Il Corso per Datori di Lavoro RSPP – Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DdL RSPP) tenuto da Gruppo Errepi Srl, è un corso con taglio tecnico, operativo e legale per Datori di Lavoro.

Destinatario del corso: Datore di Lavoro che intende svolgere in prima persona il ruolo di RSPP (Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione).

Obiettivi del corso: abilitare il Datore di Lavoro all’esercizio della funzione di RSPP ai sensi e con le modalità espressamente previste dal D.Lgs 81/2008 e s.m.i. art 34 comma 2 e secondo l’Accordo Stato – Regioni del 21.12.2011 atto n. 223. (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 11.01.2012 e in vigore dal 26.01.2012).

L’Associazione Coscioni si rivolge al Ministro della Salute: anche Marilisa D’Amico tra i firmatari

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Legale, Salute

Continua la lotta dell’Associazione Coscioni per rendere effettivamente erogabili a carico del Servizio Sanitario Nazionale le tecniche di indagini diagnostiche sull’embrione che attualmente ne risultano escluse: l’Avv. Prof. Marilisa D’Amico fa parte dei primi firmatari della lettera indirizzata al Ministro della Salute.

Marilisa D'Amico

La lettera dell’Ass. Coscioni sottoscritta da Marilisa D’Amico

È datata 10 settembre 2018 la lettera dell’Associazione Luca Coscioni all’attuale Ministro della Salute Giulia Grillo. Non è la prima volta che l’Associazione si rivolge al Ministro per richiedere l’inserimento della diagnosi preimpianto nei Lea: nel 2017 infatti era stato accolto con entusiasmo l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che però non prevedeva ancora la possibilità di erogare a carico del Servizio Sanitario Nazionale tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita, incluse quelle di indagini diagnostiche sull’embrione. Marilisa D’Amico e Massimo Clara, dell’associazione Vox Diritti, hanno prontamente aderito a questo nuovo appello al Ministro della Salute, sostenendo la causa per l’aggiornamento annuale dei Lea. Nel 2016 sono nati 599 bambini grazie alla diagnosi preimpianto, che non sarebbe stata possibile se i loro genitori non avessero avuto accesso alla tecnica grazie all’intervento dei tribunali. Questa infatti consente di prevenire ed evitare aborti e malattie. Tra i primi firmatari dell’appello, oltre all’Avv. Prof. Marilisa D’Amico, compare anche Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Marilisa D’amico: le richieste e le denunce della lettera al Ministro della Salute

L’Associazione Coscioni aveva scritto anche al precedente Ministro per evidenziare le criticità dei Lea e per richiedere il necessario aggiornamento, che però non è ancora avvenuto. “Chiediamo oggi al Ministro Giulia Grillo un chiaro segnale di discontinuità dal passato con risposta concreta alle nostre richieste per tante persone che vedono calpestato un principio fondamentale: l’equità nell’accesso alle cure per poter fare famiglia e avere un figlio”, afferma Filomena Gallo. Marilisa D’Amico, titolare dello Studio legale I Diritti Contesi, si è da sempre impegnata per la tutela dei diritti fondamentali, oltre che dell’analisi delle problematiche istituzionali. Nella lettera sottoscritta dall’Avvocato si richiede in particolare la definizione delle tariffe per le tecniche di diagnosi preimpianto, la previsione nei Lea delle indagini DGP/PGS e il rispetto della legge 40, che prevede possano accedere alle tecniche di PMA tutte le coppie in età potenzialmente fertile, senza il limite di 46 anni per la donna attualmente imposto nei Lea. Si denuncia inoltre la mancanza di strutture sul territorio e i costi non sostenibili da tutti. L’appello dell’Associazione si sposa con i principi da sempre appoggiati da Marilisa D’Amico, tra i primi studiosi italiani a valorizzare tematiche riguardanti pari opportunità e discriminazioni di genere.

10 cose che non sai (e che dovresti sapere) sul pignoramento della casa

Scritto da Giorgio il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Legale

Da qui a 5 anni più di 1 milione e 650 mila immobili andranno all’asta, mettendo in seria difficoltà numerose famiglie, a seguito di azioni di pignoramento. Sull’argomento c’è ancora molta ignoranza e disinformazione e sono molte le famiglie che si trovano “a sorpresa” letteralmente buttate fuori casa, senza possibilità di rientrare.
Nel 2017 al primo posto per numero di esecuzioni immobiliari si conferma la Lombardia; al secondo posto la Sicilia. A seguire Veneto, Puglia e Piemonte.

Per chiarire meglio alcune delle questioni più spinose legate al pignoramento della casa e per venire incontro a coloro che stanno cercando una soluzione a questo problema, la Cappa & Associati, struttura italiana di professionisti specializzati nel settore del debito con il focus sul pignoramento della casa. L’azienda ha ideato e sistematizzato un processo di chiusura del debito collaudato, denominato “Debiti Zero”, ha stilato un decalogo che illustra le convinzioni più diffuse – ma errate – riguardanti questo scottante, ma attuale, tema.
Eccole qui di seguito:

1. Se c’è l’ipoteca della banca posso stare tranquillo. Nessuno mi pignora la casa: FALSO
L’ipoteca non protegge la casa dai creditori perché è solo una garanzia per la banca che ha prestato i soldi. L’ipoteca è un diritto reale su un bene, in questo caso la casa, e dà grado di soddisfazione a chi ne è in possesso nel caso di una procedura esecutiva: una vendita, ecc. Se altri creditori possono essere frenati dal procedere, il condominio ha tutta la convenienza nel pignorarti la casa perché, anche se non prende soldi dalla procedura, va a sostituire l’attuale proprietà dell’immobile con una nuova, che inizierà a pagare le spese condominiali.

2. Non possono pignorare la prima casa. Non è legale: FALSO
È proprio la legge che permette a un creditore di poter recuperare i propri soldi aggredendo i beni immobiliari. La banca può pignorare la prima casa se il mutuo non viene pagato. È un suo diritto per via del contratto che avete firmato. Nel “capitolato”, cioè quella serie di fogli che si trovano alla fine dell’atto di mutuo, c’è una sezione chiamata “Decadenza del beneficio del termine e risoluzione del contratto per inadempimento”. In parole si tratta di tutte le condizioni che permettono alla banca di revocare il mutuo. Anche la sezione “Condizioni risolutive del contratto” inserisce le clausole di scioglimento del contratto.

3. Non possono buttarmi fuori casa. Ho dei bambini. Sono invalido, ecc: FALSO
La vendita della casa all’asta fa passare la proprietà da te a un altro individuo. È quindi un esproprio, non uno sfratto.
La convinzione che si può rimanere in casa con bambini piccoli nasce dalla confusione di ciò che si legge online o ascoltando le parole di amici o professionisti non competenti in materia.
Come sempre lasciamo che sia la legge a parlare.
La mancata liberazione dei locali entro il termine indicato consente, a questo punto, all’aggiudicatario (nuovo proprietario) di notificare attraverso l’ufficiale giudiziario un avviso con il quale viene comunicato al debitore il giorno e l’ora in cui dovrà lasciare l’immobile [Art. 608 Codice di Procedura Civile].
Nel giorno e nell’ora indicati nell’avviso, l’ufficiale giudiziario si recherà pertanto presso l’immobile e potrà procedere alla liberazione dei locali, se ancora occupati dal debitore il quale dovrà pertanto abbandonare in quella data l’abitazione.
Per svolgere tali operazioni, l’ufficiale giudiziario può inoltre servirsi della forza pubblica [Art. 513 Codice di Procedura Civile] nel caso in cui il debitore opponga resistenza a sgomberare l’immobile.
È altresì opportuno sottolineare che il debitore che occupa un immobile in presenza di una esplicita richiesta di lasciare l’abitazione comunicata dall’aggiudicatario (nuovo proprietario) può incorrere in conseguenze sotto il profilo penale, perché può essergli contestato il reato di violazione di domicilio. [Art. 614 Codice Penale].

4. I debiti si estinguono dopo che la casa viene venduta all’asta: FALSO
Dati i continui ribassi di prezzo tra un’asta e l’altra, se l’importo del debito è superiore al prezzo raccolto dalla vendita all’asta, il debitore deve corrispondere la differenza in altro modo. Da considerare che il numero delle aggiudicazioni di immobili all’asta che hanno portato all’estinzione della procedura nel 2016 è di 36.858, cioè il 14% delle 267.323 case messe all’asta quell’anno.

5. Per chiudere un mutuo posso andare in banca e dare le chiavi di casa, almeno siamo pari. FALSO
Ad oggi le banche sono piene di immobili, di case all’asta, di case invendute. Non le vogliono nemmeno se regalate e ben impacchettate. Non ci si può presentare in banca dal direttore con le chiavi di casa per chiudere il mutuo e togliersi il fardello del debito che li stava soffocando.
Non che la banca non sia disposta a trattare. Solo che la strategia di rendere la casa alla banca portandogli le chiavi non è una possibilità reale.

6. Mi hanno revocato il mutuo, posso comunque rientrare delle rate scadute, giusto? FALSO
La revoca del mutuo comporta la decadenza del beneficio del termine, cioè, non esiste più un contratto tra debitore e banca. Di conseguenza non si può più fare un piano di rientro delle rate scadute e ricominciare a pagare perché non esiste più il mutuo. Anche se si sono trovati i soldi, o un nuovo lavoro, non si può più ricominciare a pagare le rate passate. Ormai il debito non è più delle sole rate scadute ma è totale: rate scadute + residuo mutuo. Inclusi interessi.

7. L’avvocato ha raggiunto l’accordo di saldo a stralcio con la banca, ora posso stare tranquillo? FALSO
Pagare un legale per mandare una proposta di saldo a stralcio con un creditore è sì cosa buona se si ha in mano l’unico motivo di accettazione della proposta: i soldi. In questo caso ci si può far affiancare da un professionista che sappia negoziare per strappare un’ottima percentuale di sconto sul debito totale. Ma se mancano i soldi, non se ne fa nulla della proposta di saldo a stralcio.
Attenzione a cadere nelle mani di legali che chiedono soldi anticipati per negoziare una cifra che sanno già che non può essere rispettata.

8. Vado a chiedere aiuto ad associazioni, sindaco, assessore che mi aiuteranno: FALSO
Il rapporto è fra debitore e creditore. Un assessore o un sindaco non possono intromettersi e decidere di non dover rimborsare chi deve prendere dei soldi. Cercheranno di tranquillizzare l’esecutato senza mai dare una risposta secca. Devono rispettare la loro posizione politica e dare risposte neutrali. Non potranno comunque farsi carico del tuo debito.

9. So che esistono scappatoie e trucchi per evitare il pignoramento (Donazione, Fondo Patrimoniale, Opposizione al pignoramento, ecc): FALSO
Con le nuove leggi diventa difficile “far sparire” un bene per evitare di pagare un creditore. Possiamo elencare le donazioni, le vendite fittizie, gratuite senza soldi (vendere un bene in cambio di un vitalizio) fondo patrimoniale ecc. Quando esiste già la presenza del debito, e soprattutto esistono le difficoltà nel pagarlo, passare la proprietà non fa altro che confermare la mala fede del gesto. Queste azioni, architettate per cercare di salvare la casa dai debiti, sono già sfruttate da molti anni e le banche hanno iniziato a proteggere il loro credito.

10. Posso fare opposizione al pignoramento della casa: FALSO (quasi sempre)
Fare opposizione al pignoramento è totalmente inutile a meno che non sussistano condizioni tali da opporsi. Di solito un avvocato consiglia l’opposizione solamente per prendere tempo basandosi su deboli motivazioni che nella grande maggioranza dei casi risultano inefficaci.
Da notare che fare opposizione infondata porta a dover pagare le spese legali anche della controparte più le spese di tribunale per lite temeraria. [art 96 del codice di procedura civile]

Rischi in azienda ma il RLS vigila e tutela i lavoratori

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Legale

Cosa fare quando un RLS vede una situazione di rischio o di disagio per i lavoratori?

Vigilare e verificare sempre e comunque

Il RLS consulta il documento di valutazione dei rischi e verifica se il rischio è stato preso in considerazione, se sono state previste misure di prevenzione e se tali misure sono realmente attuate.

Le norme ci proteggono sul luogo di lavoro

Se la valutazione del rischio in azienda non è soddisfacente o le misure di prevenzione non sono adeguate o non sono attuate, il RLS lo segnala al datore di lavoro (o eventualmente al RSPP oppure al dirigente se nella organizzazione del sistema aziendale della sicurezza è previsto chiaramente che siano queste figure a tenere i rapporti con il RLS).

Il RLS lancia il suo RLS segnale

La segnalazione potrà essere a voce, in forma scritta o in forma scritta con invio di copia per conoscenza alla ASL competente, questa soluzione può essere adottata a seconda della gravità del problema e della situazione esistente in azienda.

Se il RLS non è certo di ottenere risultati con la comunicazione a voce, è meglio ricorrere subito alla segnalazione scritta.

La risposta dell’azienda ai rischi segnalati

Nella segnalazione il soggetto, che avrà effettuato il corso da RLS, dovrà descrivere chiaramente il problema e chiedere di avere una risposta entro un tempo ragionevole.

L’azienda può rispondere che:

  • Esiste realmente un rischio non protetto; in questo caso il datore di lavoro deve rimuoverlo subito o metterlo nel programma degli interventi di bonifica (aggiornando quindi la valutazione dei rischi).
  • Non esiste rischio. Infatti è il datore di lavoro e solo lui che valuta i rischi e se ne prende la responsabilità; in questo caso dovrà spiegare chiaramente al RLS perché non esiste il rischio.

In caso di mancanza di risposta, di disaccordo o di risposta non soddisfacente, può essere consultata la ASL come organo di vigilanza.

Il problema dovrà comunque essere affrontato e messo a verbale nella riunione periodica sulla sicurezza.

Se il rischio di infortunio fosse immediato e grave il RSL, come anche il singolo lavoratore, può sospendere il lavoro. Ovviamente questo è un caso estremo da attuare in caso di pericolo immediato che deve essere ben valutato.

Vigilanza privata, novità sulla nomina guardia giurata e porto d’armi

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Italia, Legale

Dal Ministero dell’Interno arrivano novità importanti per gli istituti di vigilanza privata in regola con la norma UNI 10891: dallo scorso 3 aprile è in vigore la nuova circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza datata 7 Marzo 2018, riguardante le nuove procedure di rilascio dei decreti per le nomine a Guardia Giurata e del relativo Porto d’Armi.

Si tratta di un mutamento normativo importante, perché la suddetta circolare modifica radicalmente le procedure sin qui osservate per l’espletamento di questi servizi. Fino alla data del 3 aprile, infatti, il rilascio delle nomine a Guardia Giurata e del Porto d’Armi erano di competenza esclusiva della Prefettura operante nel territorio di appartenenza dell’istituto di vigilanza interessato: con le nuove disposizioni, invece, l’attività di rilascio diventa di stretta competenza della Prefettura del luogo di residenza dei lavoratori richiedenti, anche nel caso in cui questi ultimi lavorino per un’agenzia che opera a livello interprovinciale o interregionale.

L’iniziativa del Viminale, tuttavia, sembra non sia stata accolta positivamente dagli operatori del settore semplicemente perché rende ancor più complicata la macchina burocratica, e perché presenta lacune organizzative. In primis, la circolare sembra non tenga conto dell’organizzazione degli istituti di vigilanza che, grazie ad un’unica licenza, operano su un territorio esteso e, quindi, devono poter disporre di una centrale operativa dal quale coordinare il lavoro dei propri dipendenti; in secondo luogo, essa non fornisce alcun chiarimento relativamente al giuramento, alla fotografia da apporre sul porto d’arma e al certificato di controllo da apporre sullo stesso e sul porto d’arma lunga.

Ma nessuna spiegazione viene fornita neanche sulla procedura di presentazione delle istanze, nonché sui tempi entro cui il nuovo database entrerà in funzione. Oltre ad essere poco esplicativa, la decisione del Ministero dell’Interno è stata considerata poco rispettosa nei confronti degli stessi addetti ai lavori. Il presidente di Federsicurezza – Luigi Gabriele – ha infatti lamentato proprio il mancato coinvolgimento dei sindacati rappresentanti degli istituti di vigilanza privata, mettendo in tal modo a rischio lo stesso sistema di rappresentanza.

Come tutti gli attori che operano nel comparto della sicurezza privata anche Emq-din, in qualità di organismo notificato per lo schema di certificazione istituti di vigilanza, è interessato a conoscere eventuali chiarimenti in merito alla circolare da parte del Ministero dell’Interno.

Spray peperoncino, per la Cassazione non è reato portarlo con sé

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Legale, Lifestyle

Portare con sé in pubblico una bomboletta spray peperoncino non si configura come reato previsto dall’art. 4 L. 895/1967, ovvero disposizioni per il controllo delle armi: è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, I Sez. Penale, con la sentenza n. 8624/2018. Secondo il Tribunale Supremo, infatti, una bomboletta a base di OC non può considerarsi né un’arma da guerra, né un’arma chimica, ma va invece considerata una comune arma da sparo per il cui porto non è ammessa la licenza ai sensi dell’art. 699 del c.p.

La decisione è arrivata in risposta al ricorso del P.M. contro la sentenza che aveva assolto un uomo imputato proprio del reato ex art. 4 della legge 895/67, il quale aveva portato con sé in luogo pubblico una bomboletta spray al peperoncino non conforme a quanto previsto dal D.M 103/2011, contenente una soluzione irritante a base di OC di 40 ml e con gittata di 5 metri.

Ed è stata proprio questa inosservanza tecnica a determinare un diverso orientamento giurisprudenziale dei giudici della Cassazione. Il porto della bomboletta è stato ritenuto antigiuridico in quanto non ha rispettato le caratteristiche richieste, ma è stata applicata la fattispecie residuale contravvenzionale di cui all’art. 699 del Codice Penale e non il delitto previsto dall’art. 4 della L. 895/67.

Insomma, se da un lato lo spray urticante al peperoncino non può considerarsi un’arma comune da sparo o da guerra per mancanza di caratteristiche in grado di arrecare grave offesa alla persona (nella fattispecie aggressivi chimici, radioattivi o biologici), dall’altro una bomboletta che non rispetta i parametri di legge è potenzialmente lesiva, e pertanto la sua detenzione è perseguibile dal punto di vista penale.

Ricordiamo, infatti, che gli spray di difesa personale devono contenere il principio attivo di Oleoresin Capsicum non superiore al 10% con una miscela non superiore i 20 ml, avere una gittata che non superi i 3 metri e, soprattutto, non contenere sostanza tossiche, infiammabili e nocive.

Sicurezza dei Sistemi Informativi Industriali: un’assoluta necessità

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Economia, Industria, Informatica, Legale, Tecnologia

In termini di cybersicurezza Il 2017 è stato un anno buio per molte aziende afferenti al settore industriale. Gli attacchi perpetrati ai danni dei rispettivi sistemi informativi hanno fatto notizia e incrementato la consapevolezza degli operatori sulle proprie vulnerabilità. La carente sicurezza dei sistemi industriali richiede l’adozione misure appropriate, sia in termini di infrastruttura IT sia di integrità OT. La continuità del servizio è cruciale e il suo impatto risulta addirittura superiore a quello dei sistemi IT, poiché determinante per l’integrità di beni e individui.

Sistemi informativi industriali: molte le sfaccettature da prendere in considerazione

Un dato di fatto che è sempre bene ricordare: il sistema informativo di un’azienda manifatturiera differisce da quello utilizzato in altri settori di mercato e le sue specificità richiedono dispositivi di protezione che integrino la logica legata al tipo di attività. Ne consegue che le tradizionali soluzioni multifunzione trasversali proposte sul mercato non offrono un elevato livello di sicurezza. Prima di avviare un progetto, le organizzazioni industriali dovrebbero prendere in considerazione questi vincoli specifici e rivolgersi a specialisti del settore. A nostro avviso infatti solo i fornitori che hanno sviluppato competenze specifiche sono in grado di affrontare le sfide poste dal settore industriale.

Elaborare un progetto in maniera unificata, semplifica la gestione dei sistemi impiegati (in particolare in termini di amministrazione delle soluzioni). Consente anche di sviluppare una sinergia tra i team informatici e aziendali coinvolti nella messa in sicurezza dei sistemi informativi e dell’infrastruttura industriale. Le competenze nel campo della cybersecurity sono una merce troppo rara per potersi permettere un deficit di efficienza.

Fonte: Wikimedia

La nascita di vere e proprie alleanze industriali

E’ proprio la particolarità dell’universo industriale la ragione per cui ultimamente si assiste allo sviluppo di un intero ecosistema imperniato sulla protezione dei sistemi informativi industriali. Sono nate alleanze tecniche e commerciali tra operatori complementari, che unendo le proprie forze hanno sviluppato sistemi ad alto valore aggiunto frutto della combinazione di soluzioni, integrazione, consulenza, formazione. Ci si può solo rallegrare di tali iniziative, perché a livello europeo potrebbero dare vita a nuovi leader del settore.

Requisiti normativi e consapevolezza politica

Coscienti di queste sfide strategiche, i legislatori hanno approcciato la tematica proclamando che la messa in sicurezza dei sistemi informativi industriali è un’assoluta necessità. Un’esigenza poi calata in molteplici leggi nazionali o europee. In Italia l’8 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto Legislativo attualmente al vaglio del Parlamento (ratifica che dovrebbe concludersi il 9 maggio) per il recepimento della Direttiva UE 2016/1148, meglio nota come Direttiva NIS. L’intento della Direttiva è assicurare a tutte le infrastrutture critiche a livello nazionale un’adeguata tutela contro incidenti informatici che potrebbero cagionare la non disponibilità di servizi primari per il Paese. Entro il 9 novembre le Autorità competenti NIS (cinque Ministeri) dovranno identificare gli operatori di servizi essenziali, che, in quanto tali, saranno tenuti a ottemperare alla normativa. In Francia alcuni contenuti della Direttiva NIS sono già stati recepiti attraverso una legge programmatica militare che, tra l’altro, vincola già ora le organizzazioni di importanza vitale per il Paese a separare i sistemi sensibili dai restanti sistemi informativi attraverso soluzioni qualificate da ANSSI, l’agenzia di cybersecurity nazionale francese, secondo i più stringenti standard di sicurezza.

A fronte dell’intervento del legislatore e consapevoli della crescente pervasività di IoT e sistemi Industry 4.0, i professionisti del settore industriale dovranno riconsiderare radicalmente la propria governance della cybersicurezza. Un progetto di questo calibro può però prendere forme concrete solo con il supporto di specialisti. E’ quindi fondamentale che il settore della sicurezza continui a sviluppare soluzioni per far fronte a queste minacce – anche e forse in primo luogo – formando nuove alleanze, al fine di consentire alle organizzazioni industriali di evolvere in ambienti effettivamente sicuri.

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Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu