RC auto: in Calabria prezzi in calo del 4,29%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia, Mercati

Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’RC auto in Calabria sono finalmente diminuiti, e non di poco dato che la variazione annuale registrata da Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html), il principale comparatore italiano del mercato assicurativo, è pari a -4,29% su base annuale, il che porta il prezzo medio dell’ RC auto per gli automobilisti calabresi, a febbraio 2017, a 617,62 euro.

In base ai numeri dell’Osservatorio elaborato da Facile.it, i cui risultati relativi alla Calabria sono consultabili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-calabria.html, la seconda parte dell’anno ha però registrato una spiacevole inversione di tendenza ed un ritorno degli aumenti che, da settembre 2016 a febbraio 2017, sono stati pari mediamente al 2,14%, con il picco di Vibo Valentia e Catanzaro dove, rispettivamente, i premi RC auto sono aumentati del 6,57% e del 5,74%.

A giudicare dai numeri è soprattutto Vibo Valentia la provincia che sta vivendo la situazione più strana perché se da un lato è vero che nel semestre è quella in cui i costi sono aumentati in maniera più sostenuta, è altrettanto vero che nell’anno qui i prezzi sono scesi in picchiata, registrando un forte -8,28%, il dato migliore di tutta la Calabria.

Analizzando i dati provincia per provincia è emerso come, nei dodici mesi, a vivere le maggiori riduzione dopo gli automobilisti di Vibo siano stati gli assicurati di Crotone; per loro l’RC auto oggi costa il 6,31% in meno di quanto non fosse un anno fa. Terzi nella classifica calabrese i cosentini, che hanno gioito per un decremento delle tariffe pari al 3,90%; appena meglio di quanto sia accaduto a Reggio Calabria, dove la diminuzione dei costi da sostenere per assicurare l’auto è stata pari al 3,30%. Unici sotto la soglia del 2% gli assicurati della provincia di Catanzaro; per loro la riduzione si è fermata all’1,51%.

Parlando in termini di costi assoluti e non di variazioni percentuali, Crotone, con i suoi 690,33 euro è la provincia calabrese in cui assicurare un‘automobile costa di più; al secondo posto si piazza Reggio Calabria, con un premio medio pari a 676,05 euro. Terzo posto in classifica per Vibo Valentia che, con 662,45 euro precede Catanzaro (580,19 euro) e Cosenza, risultata la provincia più economica, con un premio medio pari a 518,94 euro (unica in diminuzione anche nel semestre).

L’osservatorio di Facile.it ha analizzato anche le coperture aggiuntive più richieste dai calabresi. Al primo posto assoluto l’assistenza stradale, inclusa nel 71,63% dei preventivi, dato facilmente comprensibile se si pensa che le auto circolanti in Calabria hanno in media 10,24 anni, molto di più del valore nazionale.

RC auto: in Emilia Romagna prezzi in aumento del 2,5%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia, Mercati

Buone notizie per gli automobilisti dell’Emilia Romagna; nonostante un leggero aumento vissuto negli ultimi 12 mesi (0,90%) i prezzi dell’RC auto in Emilia Romagna continuano a rimanere inferiori ai valori medi nazionali. Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html), il più importante sito italiano di confronto dedicato al mercato assicurativo, ha evidenziato una differenza del 6,30% col premio RC auto pagato in Italia e un costo, sempre medio, della copertura RC a febbraio 2017, pari a 495,79 euro.

Secondo l’Osservatorio condotto da Facile.it (qui tutti i dati relativi allo studio sull’RC auto in Emilia Romagna:https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-emilia-romagna.html), l’incremento annuale sarebbe stato ancora più contenuto se la seconda parte dell’anno non avesse registrato un aumento pari al 2,59%.

Analizzando i dati per provincia è emerso come, nei dodici mesi, a subire i rincari maggiorisiano state Ferrara con un aumento percentuale dei prezzi del 3,77% e Modena dove gli automobilisti hanno subito un aumento del 2,14% delle tariffe RC auto. Aumento corrispondente al 2% anche nella provincia di Reggio Emilia.

In assoluta controtendenza i numeri per gli assicurati della province di Forlì-Cesena e di Parma,; per loro non solo nessun aumento in ottica annuale, ma addirittura una riduzione. A Forlì-Cesena la riduzione dei prezzi è considerevole e corrisponde al 4,75%; a Parma la riduzione su base annuale è pari allo 0,93% anche se sarebbe potuta essere ancora maggiore se negli ultimi sei mesi i prezzi non fossero aumentati del 4,91%.

Parlando in termini di costi assoluti e non di variazioni percentuali, Rimini, con i suoi 560,93 euro è la provincia in cui assicurare un‘auto costa di più; al secondo posto si piazza Bologna, con un premio medio pari a 525,92 euro. Terzo posto in classifica per Ravenna, con 500,18 euro. In fondo alla classifica, con 440,15 euro troviamo Ferrara nonostante il più alto aumento regionale negli ultimi 12 mesi.

Con un’età media pari a 8,90 anni, i veicoli circolanti in Emilia-Romagna risultano più giovani della media nazionale (9,5 anni), ma nonostante questo è comunque l’assistenza stradale la garanzia aggiuntiva più richiesta dagli automobilisti emiliano-romagnoli; la inseriscono nel preventivo il 35,15% degli assicurati; seconda la copertura contro gli infortuni al conducente (21,78%), che precede di poco la tutela legale (21,05%).

Il mercato degli affitti riprende vivacità: crescono domanda (+2,1%) e offerta (+1,3%). Prezzi in aumento dell’1,2% in un anno

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Mercati

Se il 2016 si è concluso come un anno positivo per le compravendite, lasciando intravedere segnali di ripresa, il mercato degli affitti gode di buona salute e si conferma più vivace. Secondo l’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), l’offerta di immobili in locazione è aumentata dell’1,3% e la domanda ha fatto meglio, crescendo del 2,1%. L’incremento più consistente delle richieste ha portato i prezzi a proseguire sulla strada della crescita, segnando un +1,2% – confrontando febbraio 2017 con lo stesso mese del 2016.

«Questi numeri mostrano come l’affitto, in Italia, stia sempre più diventando una forma abitativa concorrenziale rispetto all’acquisto di un immobile – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it Per comprare la prima casa è ormai consolidata l’abitudine di attendere che si costituisca un nucleo familiare e, fino ad allora, si preferisce la locazione. Sul fronte dell’offerta, oggi i proprietari hanno sempre più strumenti per tutelarsi, dalla fidejussione fino alle polizze contro la morosità: così chi non era pronto a vendere e preferiva tenere sfitto il suo immobile, ora è portato a rimetterlo sul mercato».

Le metropoli, insieme alle città in cui tradizionalmente il mercato degli affitti è sempre stato più vivace per la presenza di studenti universitari, stanno trainando l’intero settore. Guardando, ad esempio, alle dieci città italiane più care, l’offerta di immobili in locazione sta aumentando in tutte, con un picco del +3,1% a Bologna, seguita da Bolzano (+2,8%) e Como (+2,6%), località che attraggono anche un’utenza straniera. Per la domanda, invece, Milano batte tutti, con un incremento annuale del 3,1%; al secondo e al terzo posto Bologna (+2,7%) e Roma (+2,6%).

Il trend dei prezzi

Rispetto a febbraio 2016 i canoni di locazione, secondo le rilevazioni di Immobiliare.it, hanno registrato un incremento dell’1,2%, seppur più contenuto rispetto allo scorso anno (+1,7%). L’andamento dei prezzi non è uniforme in tutta l’Italia: se in alcune regioni è più visibile un trend di stabilità, in altre si rilevano oscillazioni più forti. In Sicilia i canoni richiesti risultano in aumento del 3% rispetto allo scorso anno; segnano incrementi importanti anche le Marche (+2,8%), la Sardegna e il Veneto (+2,3%). Al contrario, le contrazioni maggiori si evidenziano in Molise (-4,6%) e in Puglia (-3,9%). Umbria e Valle d’Aosta registrano valori prossimi allo zero, segno di un mercato vicino alla stabilità.

La spesa mensile per affittare in Italia un bilocale da 65 metri quadrati, nel mese di febbraio 2017, è stata pari mediamente a 570 euro. Nella classifica delle regioni il Lazio, trascinato dal peso della Capitale, si riconferma quella più cara: per prendere in locazione un bilocale tipo, qui si spendono in media 740 euro. A seguire troviamo la Lombardia, in cui i prezzi sono aumentati dell’1,7% in un anno, portando il canone medio per un bilocale a 720 euro. Terza la Toscana, con costi medi pari a 680 euro. Ultima in classifica il Molise, dove il costo medio di un bilocale è sceso a 330 euro al mese; segue la Calabria con 380 euro.

Guardando alla classifica delle dieci città più care, i nomi sono rimasti invariati, rispetto allo scorso anno, e qualche cambiamento si è rilevato solo nelle diverse posizioni occupate nella top ten. Regina del podio, così come per i prezzi degli immobili in vendita, è Firenze: qui si arrivano a spendere 600 euro per un monolocale e fino a 1.120 euro per un trilocale. Segue a breve distanza Venezia, dove un’offerta più ridotta e la domanda in aumento portano i prezzi verso l’alto, con una spesa media per un bilocale pari a 590 euro per arrivare a 1.110 per un trilocale. A Milano si arrivano a spendere 540 euro al mese per un monolocale e fino a 1.010 euro per un trilocale. Roma occupa il quarto posto: nella Capitale si chiedono mediamente 520 euro per un monolocale e si spendono fino a 1.100 euro per un trilocale.

Nella classifica delle prime dieci città più care si piazza, a seguire, Bolzano, dove i canoni di locazione si mantengono più alti di città ben più grandi. Como passa da ultima della top ten a sesta, quasi a pari merito con Bologna, dove però i canoni sono di poco più bassi. Chiudono la classifica Napoli, Siena e Pisa.

RC auto: in Veneto prezzi inferiori del 16,5% rispetto alla media

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia, Mercati

Buone notizie per gli automobilisti veneti; nonostante un leggero aumento vissuto negli ultimi 12 mesi (0,75%) i prezzi dell’RC auto in Veneto continuano a rimanere notevolmente inferiori ai valori medi nazionali. Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html), il più importante sito italiano di confronto dedicato al mercato assicurativo, ha evidenziato una differenza del 16,48% e un costo medio della copertura RC, a febbraio 2017, pari a 441,95 euro.

Secondo l’Osservatorio condotto da Facile.it, (a questo link i risultati per il Veneto: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-veneto.html) l’incremento annuale sarebbe stato ancora più contenuto se soltanto la seconda parte dell’anno non avesse registrato un aumento pari all’ l’1,82%.

Analizzando i dati per provincia è emerso come, nei dodici mesi, a subire i rincari maggiori, benché contenuti, siano state Verona e Padova; per gli automobilisti di queste due province l’RC auto oggi costa rispettivamente il 2,09% ed il 2,08% in più di quanto non fosse un anno fa.

A seguire, nella classifica dei rincari, quelli subiti dai veneziani, che hanno dovuto affrontare un incremento delle tariffe pari all’ 1,82%. Assolutamente in controtendenza i numeri per gli assicurati della province di Rovigo, Treviso e Belluno; per loro non solo nessun aumento in ottica annuale, ma addirittura una riduzione. A Rovigo i prezzi sono scesi del 3,14%; a Treviso si è registrato un calo del 2,65% ed infine a Belluno una riduzione del 1,93% che a ben guardare, però, sarebbe potuta essere ancora maggiore se negli ultimi sei mesi i prezzi non fossero aumentati del 5,9%.

Parlando in termini di costi assoluti e non di variazioni percentuali, Venezia, con i suoi 475,95 euro è la provincia veneta in cui assicurare un‘automobile costa di più; al secondo posto si piazza Padova, con un premio medio pari a 468,92 euro. Terzo posto in classifica per Verona, con 440,06 euro. In fondo alla classifica, con 356,95 euro troviamo Belluno nonostante l’aumento del 5,9% negli ultimi sei mesi.

RC auto: in Toscana prezzi superiori del 12,5% rispetto alla media

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia, Mercati

Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’RC auto in Toscana sono aumentati e, in alcuni casi, in maniera considerevole. Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html), il più importante sito italiano di confronto dedicato al mercato assicurativo, ha evidenziato una differenza negli ultimi sei mesi del 12,51% e un costo medio della copertura RC, a febbraio 2017, pari a 595,33 euro.

Secondo l’Osservatorio condotto da Facile.it, (a questo link i risultati per la Toscana: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-toscana.html) la seconda parte dell’anno ha registrato un particolare incremento e, da settembre 2016 a febbraio 2017, i prezzi sono aumentati del 5,56%.

Analizzando i dati per provincia è emerso come, nei dodici mesi, a subire i rincari maggiori siano stati gli automobilisti di Prato; per loro l’RC auto oggi costa il 7,24% in più di quanto non fosse un anno fa ed il 12,83% in più di sei mesi fa. Secondi nella classifica dei rincari gli abitanti di Firenze, che hanno dovuto arrendersi ad un incremento delle tariffe pari al 3,17%.

In controtendenza i numeri per gli assicurati della province di Lucca, Pisa e Pistoia; per loro non solo nessun aumento in ottica annuale, ma addirittura una riduzione. A Lucca i prezzi sono scesi dell’ 1,75%; a Pisa si è registrato un calo del 2,36% ed infine a Pistoia una riduzione del 4,17% che sarebbe potuta essere addirittura maggiore se negli ultimi sei mesi i prezzi non fossero aumentati del 6,47%.

Parlando in termini di costi assoluti e non di variazioni percentuali, Prato, con i suoi 856,75 euro è la provincia toscana in cui assicurare un‘automobile costa di più; al secondo posto si piazza Massa-Carrara che, con un premio medio pari a 641,64 euro registra uno dei più alti incrementi su base semestrale in termini percentuali (6,75%). Terzo posto in classifica per Pistoia con 635,13 euro, nonostante la più alta riduzione in termini percentuali su base annuale (-4,17%).

 

Mutui: aumentano del 6,22% gli importi erogati

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Mercati

Tornano a salire gli importi richiesti dai mutuatari e quelli erogati loro dalle banche; è questa la prima e più importante evidenza emersa dall’Osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it relativo ai mutui italiani nel periodo febbraio 2016 – febbraio 2017. (https://www.facile.it/mutui.html). Nello scorso mese la richiesta media di mutui in Italia, si legge nell’analisi condotta su un campione di oltre 13.000 pratiche, è stata pari a 134.900 euro, vale a dire il 7,35% in più rispetto ai valori registrati dodici mesi prima. L’incremento, però, sembra in qualche modo aver rallentato col passare del tempo visto che se si ferma l’analisi ai sei mesi l’aumento è pari al 5,34% e, nei tre mesi scorsi, al 4,21%.

All’aumento degli importi richiesti corrisponde anche quello nelle somme erogate dalle banche, anche se in questo senso la crescita è inferiore e, di conseguenza, si crea un certo scollamento fra quanto gli aspiranti mutuatari vorrebbero ricevere e quanto effettivamente ottengono; a febbraio 2017 l’erogato medio è stato pari a 121.039 euro, equivalente al 6,22% in più rispetto ad un anno fa. Considerando ancora una volta i valori in ottica semestrale e trimestrale vediamo come, nei sei mesi, la crescita ci sia effettivamente stata, sia pure in maniera più contenuta (+1,85%), mentre nell’ultimo trimestre le banche sembrano aver scelto una linea di maggior cautela e gli importi erogati si siano ridotti, da dicembre 2016, del 2,13%.

Con gli indici di riferimento ai valori più bassi di sempre, moltissimi italiani cercano di garantirsi per tutta la durata del mutuo le migliori condizioni possibili e, quindi, scelgono in massa il tasso fisso, cui sono indicizzati il 77% dei mutui richiesti a febbraio 2017; eppure qualcosa sembra cambiare all’orizzonte e, nel periodo compreso fra il 01 dicembre 2016 ed il 28 febbraio 2017, il tasso variabile torna a crescere guadagnando oltre 4 punti percentuali (+4,32%).

A spiegare il fenomeno è Ivano Cresto, responsabile della Business Unit mutui di Facile.it: «La percentuale di nuovi mutuatari che sceglie il tasso fisso è in leggera discesa rispetto a fine 2016 perché, nonostante ci siano ancora sul mercato delle offerte a tasso fisso molto competitive, l’aumento degli IRS degli ultimi mesi sta spingendo alcuni nuovi mutuatari ad orientarsi verso altre soluzioni più convenienti sul breve periodo, come i tassi variabili, ma anche quelli misti che consentono una maggiore flessibilità e capacità di godere delle variazioni di mercato».

Guardando al rapporto fra valore dell’immobile e importo del mutuo, se da un lato gli italiani continuano a tarare le proprie richieste su importi che sono pari a poco meno del 60% del prezzo della casa oggetto della compravendita, le banche ridimensionano le aspettative e finanziano in media il 53% del valore (era quasi il 56%) a dicembre, ma rimangono comunque anch’esse stabilmente al di sopra della soglia psicologica del 50%. Invariate, ormai da un anno, sia la durata media del piano di restituzione (22 anni), sia l’età del richiedente tipo (40 anni).

I mutui prima casa

Come da abitudine, l’osservatorio ha poi svolto un focus dedicato ai mutui prima casa (https://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), per i quali ha riscontrato aumenti ancora più significativi.
Se a febbraio chi ha sottoscritto una richiesta di finanziamento per comprare la sua prima casa puntava ad ottenere appena meno di 143.000 euro (142.826, +8,85% rispetto all’anno prima), le banche hanno comunque scelto di essere più generose rispetto a febbraio 2016, concedendo mediamente 125.250 euro (+9,18%), ma notevolmente più parche in confronto ai valori di dicembre 2016, quando concedevano in media 136.100 euro, vale a dire l’8% in più.
Anche per i mutui prima casa rimangono sostanzialmente identici sia l’età media dei richiedenti (38 anni, uno in meno rispetto al febbraio 2016) e i tempi di restituzione del mutuo (24 anni, erano 23 dodici mesi fa).

RC auto: in Lombardia prezzi in aumento del 3%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia, Mercati

Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’RC auto in Lombardia sono aumentati e, in alcuni casi, in maniera considerevole. Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-auto.html), il principale comparatore italiano del mercato assicurativo, ha evidenziato un incremento del 3,02% su base annuale, il che ha portato il costo medio della copertura a febbraio 2017 a 425,20 euro.

In Lombardia (qui tutti i dati relativi allo studio sull’RC auto in regione: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-lombardia.html) l’aumento è stato quasi doppio rispetto al valore nazionale, ma i costi per assicurare un veicolo sono ancora inferiori, del 19,64%, se confrontati al premio medio italiano.

Analizzando i dati per provincia è emerso come, nei dodici mesi, a subire i rincari maggiori siano stati gli automobilisti di Mantova; per loro l’RC auto oggi costa il 7,67% in più di quanto non fosse un anno fa. Secondi nella classifica dei rincari gli abitanti di Lecco, che hanno dovuto arrendersi ad un incremento delle tariffe pari al 6,21%; a Cremona, invece, l’aumento dei costi da sostenere per assicurare il proprio veicolo è stato pari al 5,62%. Unici in controtendenza gli assicurati della provincia di Como; per loro non solo nessun aumento in ottica annuale, ma addirittura una riduzione, seppure minima (-0,6%) che aveva già iniziato il suo corso negli ultimi sei mesi durante i quali si è registrata una diminuzione pari allo -0,37%.

Parlando in termini di costi assoluti e non di variazioni percentuali, Milano, con i suoi 446,48 euro è la provincia lombarda in cui assicurare un‘automobile costa di più; al secondo posto si piazza Lodi che, con un premio medio pari a 439,31 euro, registra il più alto incremento su base semestrale in termini percentuali (3,66%). Terzo posto in classifica per Pavia, con una spesa che si pari a 437,64 euro. Sondrio risulta essere la provincia più economica, con un premio medio pari a 366,96 euro.

Con un’età media pari a 8,86 anni, i veicoli circolanti in Lombardia risultano molto più giovani della media nazionale (9,5 anni), ma nonostante questo è comunque l’assistenza stradale la garanzia aggiuntiva più richiesta dagli automobilisti lombardi; la inseriscono nel preventivo il 31,8% degli assicurati; seconda la tutela legale (19,63%) che precede la copertura contro gli infortuni al conducente (17,63%).

Arriva Road Alliance, nel segno di un’Europa unita nell’autotrasporto

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Mercati

Un’alleanza tra i principali Paesi europei per contrastare efficacemente dumping sociale e cabotaggio illegale nell’autotrasporto. È questo, in sostanza, la Road Alliance siglata alcuni giorni fa a Parigi da nove Paesi Europei, ovvero un memorandum finalizzato a promuovere una politica a sostegno dei diritti dei lavoratori e della sicurezza stradale. Un accordo storico sottoscritto da otto Stati membri Ue (Italia, Francia, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo e Svezia) e dalla Norvegia, che come sappiamo non aderisce all’Unione Europea.

Non è un caso che a firmarlo siano stati i Paesi in lotta da tempo contro la concorrenza sleale, un fenomeno che ha ostacolato pesantemente in questi anni la crescita di competitività delle imprese del settore non solo italiane. Il memorandum stabilisce un indirizzo politico comune mirato ad armonizzare la legislazione sociale dei Paesi aderenti uniformando i tempi di guida e di riposo dei lavoratori, consolidare la cooperazione per combattere le frodi mediante uno scambio continuo di informazioni, rafforzare la lotta contro il cabotaggio stradale aumentando i controlli, ed infine, snellire oneri e procedure amministrative attraverso l’adozione della versione elettronica della lettera di vettura internazionale (CMR).

Un altro punto di notevole importanza inserito nel memorandum è quella concernente i veicoli leggeri fino a 3,5 tonnellate,  ancora oggi esentati a livello europeo dalle regole per l’accesso alla professione: obiettivo, adottare per essi una nuova regolamentazione.

Insomma, la Road Alliance (provvedimento che coinvolge ovviamente anche il trasporto con bisarca) è l’espressione della volontà dei principali Paesi europei di creare un fronte comune contro le annose problematiche che attanagliano l’autotrasporto europeo. Uno sforzo indispensabile perché, oltre a favorire una liberalizzazione legale del trasporto su strada, scongiura iniziative privatistiche dei diversi Paesi europei, come ad esempio nel caso dell’adozione del salario minimo in Francia, Germania e Austria.

Nascerà una nuova bolla speculativa sull’Oro? Analisi dell’andamento dei prezzi nel medio termine

Scritto da frank forex il . Pubblicato in Economia, Mercati

Previsioni e analisi Oro: trend mensile visto con i cicli di William Delbert Gann

Previsioni e analisi tecnica del metallo giallo nel medio e breve periodo

Oro mensile gennaio 2017

Oro mensile gennaio 2017

Andamento e previsioni Oro fino ad aprile 2017

La bolla finanziaria che ha spinto i prezzi a decuplicare il valore dell’Oro tra il 2000 ed il 2012, raggiungendo l’incredibile valore di 1.920 dollari l’oncia si è parzialmente ridimensionata negli ultimi tre anni. Tra il 2013 ed il 2016 il mercato dell’Oro e’ sceso fino a raggiungere un minimo a 1045$ a dicembre 2015. Ad inizio anno 2016 tuttavia il mercato dell’Oro ha dato segnali di recupero. Da un minimo a gennaio 2016 a quota 1060$ il metallo e’ arrivato fino ad un massimo di 1.375,15$ a luglio 2016, per poi gradualmente effettuare una correzione tecnica fino ad un minimo di 1.122,81$. In base all’analisi ciclica temporale ricavati dalla tecnica di Gann, i mesi gennaio e febbraio 2017 sono focali per determinare il prossimo trend fino ad aprile prossimo.

Previsioni Oro medio periodo: il ciclo temporale scaduto a gennaio 2017 ha dato indicazione positiva visto che il livelli dei prezzi hanno violato la soglia tecnica di 1.200$. Tuttavia l’ago della bilancia e’ affidato al mese di febbraio per confermare tale trend o eventualmente negarlo, con la conseguenza di vedere svalutato il bene rifugio per eccellenza nei prossimi mesi. Più esattamente se in febbraio i prezzi arriveranno al di sopra di 1.230$ o violeranno il prezzo massimo raggiunto nel mese di gennaio 2017 allora verrà confermata la positività attuale con primi traguardi a 1.330-1.360$.

Se invece lo spunto di gennaio verrà negato con l’arrivo di quotazioni a 1.136$ allora la massa psicologica degli investitori proseguirà con un nuovo corso negativo: primi obiettivi a 1.104$; 845$

Analisi breve termine: la settimana del 27 gennaio 2017 ha segnato l’inizio di una temporanea presa di beneficio da parte degli investitori. Se venisse violato il suo massimo ossi 1.330$ nei primi di febbraio 2017 allora anche le prossime settimane seguiranno una fase di rialzo: prime resistenze dinamiche a 1.240$.

Le previsioni e le analisi tecniche sono realizzate dal software di borsa Top Trader (c) creato per applicare correttamente la tecnica di Gann.

 

Produzione di olio di oliva in Italia:nel 2015 calo record

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Economia, Mercati

L’Italia è la seconda potenza al mondo per ciò che riguarda la produzione di olio d’oliva, alle spalle dell’irraggiungibile Spagna, 1.400 milioni di kg di olio contro i 298 nostrani, e davanti alla Grecia, ferma a 230 milioni di kg in relazione all’anno 2015.

L’Italia è il Paese con la più alta varietà di piante di ulivo in Europa (395) e quella con la maggiore concentrazione di olio extravergine a denominazione al mondo, con 44 tipologie, prodotte con oltre 250 milioni di piante e 1 milioni di ettari destinati alla coltivazione degli ulivi, che sono valsi un fatturato complessivo da 3,2 miliardi di euro in tutto il 2015.

La situazione non è rosea

Nonostante l’Italia sia saldamente al secondo posto al mondo per produzione di olio d’oliva e di olio extravergine di oliva, le ultime rilevazioni di settore non lasciano ben sperare per il futuro. Come ha rivelato Coldiretti, commentando i dati di Ismea/Uniprol, a fronte di un calo generalizzato delle produzioni, dovuto soprattutto a un meteo instabile e caratterizzato da un inverno troppo mite, il Belpaese ha segnato la flessione più preoccupante, per un calo della produttività del 38% rispetto al 2014. La Spagna si è mantenuta sugli stessi volumi mentre la Grecia ha fatto segnare una perdita del 20% del raccolto, quasi come la Tunisia, che ha perso invece il 21% su una base produttiva da 110 milioni di kg. Sorprende invece la Turchia, quarta forza del settore, che fa registrare un +33%, in netta controtendenza con il resto del mondo e che vale 190 milioni di kg di olio d’oliva.

Mezzogiorno resta padrone, ma che crollo!

L’olio pugliese resta il più diffuso del Belpaese, seguito da quello calabrese, che registra una perdita di produttività inferiore rispetto a quella della media italiana. Terza è la Sicilia, zavorrata da un inverno dalle temperature primaverili. Nel complesso, il Mezzogiorno d’Italia ha fatto segnare il crollo più significativo, con un -39% della produttività su base annua; al Nord le perdite sono state contenute e si attestano al -10%; al Centro, dove la Toscana fa da padrone, la flessione è stata pari al 29% in meno rispetto ai dati del 2014.