Le “esperienze” renderanno il turismo protagonista dello sviluppo del territorio

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Locale, Mercati, Turismo

Partendo da esperienze e settori diversi che puntano a diventare “smart”, nell’ambito delle manifestazioni FieraCavalli a Verona e Agri@Tour ad Arezzo, si fa spazio un progetto dell’area ravennate che intende creare una visione innovativa del concetto di “viaggio”, a favore di tutti gli attori del Territorio: “Sempre connessi con Ravenna”. Il progetto, frutto della collaborazione fra Stabilimenti Balneari della costa (gruppo Happy Bio), Fattorie Faggioli di Cusercoli (FC), Confcommercio di  Ravenna con il sostegno della Camera di Commercio ravennate, nell’appuntamento veronese ha visto la collaborazione di CISET-Ca’ Foscari Venezia e Regione Veneto, E.A.R.T.H. Academy e FIERACAVALLI-Verona.

“In questi contesti così “made in Italy” – sottolinea Fausto Faggioli, promotore delle iniziative – il progetto ricopre una grande valenza sociale: i viaggiatori, attraverso la fruizione del luogo che scelgono come meta,  ripongono molta attenzione alle emozioni che i luoghi sono in grado di suscitare e ogni impresa o territorio che voglia svilupparsi ha bisogno di intraprendere i passi necessari al fine di posizionarsi sui mercati e di creare sviluppo sostenibile, attraverso la realizzazione di un modello per seguire ed accompagnare questo sviluppo.”

“E’ un progetto – prosegue Daniele Ferrieri, di Confcommercio Ravenna – che utilizza le grandi opportunità di mercato che offre la filiera commercio-artigianato-agricoltura-ambiente-enogastronomia-cultura, lavorando sull’interconnessione di molteplici strumenti comunicativi, promozionali. e commerciali per un turista e un cittadino che non è solo un intenditore o un appassionato ma vive e viaggia nei territori di produzione, occasione in cui l’incontro con la Comunità diventa un plus della vacanza e opta per una ospitalità sempre più varia.”

“In questa “connessione” con Ravenna – termina il gruppo Stabilimenti Balneari del progetto Happy Bio – portiamo avanti le attività del progetto “Scuderie Didattiche” nell’ambito del programma “Il mare d’inverno” dedicato a tanti giovanissimi aspiranti “cavallerizzi” con la proposta di vivere giornate di attività ludico-sportive incentrate sul cavallo come mezzo privilegiato di integrazione con l’ambiente. Un’iniziativa vincente, un’interessante esperienza per i bambini, che contribuisce anche a veicolare il grande patrimonio di un entroterra da vivere a completamento di un’offerta turistica che non vuole essere solo spiaggia e mare.”

Al termine degli incontri, il gruppo d’imprese ravennati ha organizzato un “Happy Bio”, proponendo una degustazione di prodotti biologici del Territorio.

Relatori intervenuti:

Carlo Hausmann, Assessore Agricoltura Regione Lazio 

Giuseppe Bruno,  Università La Sapienza (RM)

Toni De Amicis,  Direttore Nazionale Terranostra

Alberto Faccioli,  Presidente GAL  Polesine Adige (RO)

Ilia Varo,  Presidente GAL  Valli Marecchia e Conca (RN)

Bruno Biserni,  Presidente GAL  L’Altra Romagna (FC)

Lorenzo Marchesini,  Presidente GAL  Delta 2000 (FE)

Daniele Ferrieri,  Responsabile Confcommercio Ravenna

Flavio Foietta,  Via Romea Germanica

Giorgio Frassineti,  Sindaco Predappio (FC) e Presidente Unione dei Comuni della Romagna forlivese

Arianna Fabri,  Direttore Sviluppo e Marketing  Touring Club Italiano

Gianfilippo Mignogna,  Sindaco Biccari (FG) e Presidente BAI Tour

Laura Schiff,  Coordinatrice del progetto BORGHI – Viaggio Italiano Regione Emilia Romagna

Fausto Faggioli, Presidente E.A.R.T.H. Academy

Automazione: le opinioni di Cogefim sullo stato di salute del settore

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Economia, Mercati

Le opinioni e recensioni di Cogefim si sono recentemente soffermate sulla crescita record nella produzione di robot, trainata soprattutto dagli ordini in arrivo dal mercato asiatico.

Cogefim

Cogefim recensioni: Italia terzo esportatore al mondo di robot

Grazie a recensioni e opinioni dedicate, Cogefim ha fornito la propria valutazione sulle tendenze del mercato dell’automazione. Il settore, così come confermato da uno studio della federazione internazionale della robotica, Ifr, quest’anno ha proseguito la lunga serie di indici positivi, iniziata nel 2009, con una crescita di 16 punti percentuali. A sorpresa, l’Italia scala la classifica degli esportatori, giungendo al terzo posto con un fatturato estero di 290 milioni di euro. Il Belpaese si trova alle spalle solo della Germania, con il doppio della produzione, e del Giappone, re dell’export nel comparto grazie a un fatturato estero annuo di oltre 1,6 miliardi di dollari. Cogefim evidenzia nelle sue recensioni come la crescita della domanda sia stata particolarmente forte in ambito elettronico, con un aumento del 41% del parco robot installato nelle imprese. Il comparto con il tasso più elevato di automazione rimane tuttavia quello automobilistico, basti pensare che nel 2016 sono stati installati oltre 103mila robot. A trainare l’aumento della produzione sono i nuovi ordini che giungono in particolare da Cina, Giappone, Stati Uniti, Germania e Corea del Sud, Paesi che insieme rappresentano tre quarti della domanda globale di robot per uso industriale.

Dove esportare? Le opinioni di Cogefim sui migliori mercati internazionali

Secondo le opinioni di Cogefim è Pechino la principale protagonista nel campo dell’automazione. A confermarlo è sempre lo studio dell”International Federation of Robotics, il quale ha evidenziato come la Cina sia l’importatore numero uno al mondo, con il 30% del totale globale degli ordini. I numeri in effetti sembrano parlare chiaro: nel 2017 sono stati installati oltre 87 mila robot, mentre il tasso di automazione vede attivi 68 robot ogni 10mila dipendenti. Nei prossimi anni è attesa un’ulteriore espansione: da qui al 2020 sono infatti previsti nuovi ordini per 635 mila unità, cifra che renderà ben presto la Cina la patria dei robot con un terzo del parco mondiale. Se il Paese cinese è una new entry nel settore, anche la Corea del Sud, forte di 631 robot ogni 10 mila dipendenti, rappresenta un mercato di sbocco importante per chi esporta prodotti d’automazione. Nei prossimi tre anni Seul comprerà 179mila robot, circa 40.000 all’anno. Se il mercato giapponese presenta diversi ostacoli, nonostante la forte domanda interna, a causa della forte competitività delle aziende locali specializzate in automazione, quello nordamericano ed europeo presenta maggiori opportunità di business. Se negli Stati Uniti la crescita della domanda, sottolinea Cogefim nelle sue recensioni, è stata del 15%, nei Paesi dell’Europa Centrale (escluse Polonia e Repubblica Ceca) la spinta è stata ancora maggiore con punte del 28%, non dissimili da quelle fatte segnare dalla Cina.

I TRATTAMENTI BIO, VEGAN E CRUELTY FREE COSTANO IL 17% IN PIÙ DI QUELLI TRADIZIONALI

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Ambiente, Italia, Mercati

In occasione del World Vegan day, l’1 novembre, in cui si celebra la consapevolezza verso uno stile di vita cruelty free, Uala.it (www.uala.it), il sito e applicazione leader in Italia dedicato al mondo beauty, presenta uno studio sulla bellezza sostenibile in Italia, scoprendo come sia in aumento l’attenzione generale verso trattamenti che rispettano ambiente e animali.

Un mercato in rapida espansione

Lo studio di Uala ha rilevato nell’ultimo anno un incremento del 7% nel numero di saloni che scelgono prodotti sostenibili. Questo è vero soprattutto nelle regioni del nord Italia, che sembrano più attente per ora a questo tema: qui si trovano infatti il 43% in più di saloni che scelgono prodotti amici dell’ambiente rispetto al sud Italia. L’aumento dell’offerta cresce a fronte di una generale maggiore consapevolezza dei consumatori, che sempre di più, per prendersi cura del proprio corpo, prediligono prodotti biologici, vegani e non testati su animali. Le richieste di trattamenti di questo tipo registrano infatti un aumento del 13%.

Complice probabilmente la crescente attenzione all’esposizione del cuoio capelluto all’ammoniaca, ad esempio, le colorazioni vegetali nei saloni che già trattano prodotti bio sono state prenotate in media il 16% in più rispetto a quelle tradizionali.

Quanto costa la bellezza etica

Un altro aspetto evidenziato dall’indagine di Uala è che gli italiani sono disposti a spendere di più, pur di utilizzare prodotti vegani e non testati sugli animali. Le coccole di bellezza realizzate con cosmetici bio, vegan e cruelty free costano il 17% in più rispetto a quelle tradizionali.

Anche chi dal proprio salone vuole portare a casa un prodotto etico deve stimare una spesa superiore: i cosmetici bio e vegan hanno una differenza di prezzo in rivendita del +5,2% rispetto agli altri.

Le scelte verso uno stile di vita che non impatti sull’ambiente e sugli animali stanno investendo vari settori e sempre più riguardano anche il mondo della bellezza – racconta Alessandro Bruzzi, cofondatore e CEO di Uala Quello dei trattamenti sostenibili è un settore che sicuramente crescerà ancora, tanto che stimiamo un ulteriore incremento del 10% nel 2018

Trattamenti sostenibili: i più prenotati

Analizzando le prenotazioni su Uala è emerso che tra i trattamenti più richiesti da chi predilige prodotti biologici e amici dell’ambiente ci sono, nell’ordine, colore bio, bio trattamento cutaneo, bio scrub e bio cheratina. La colorazione, che se biologica elimina l’ammoniaca, è diversa da salone in salone. Molte, tra le aziende che hanno già ottenuto o stanno provando ad ottenere il bollino cruelty free testano i colori vegetali su una pelle artificiale.

Lo scrub in versione biologica è invece una nuova tecnica che non utilizza per esfoliare i micro granuli in plastica, ma granuli di jojoba, noccioli di frutta o sale marino. E anche la cheratina, che solitamente viene da crine, corni e zoccoli di animale, viene sostituita da bio cheratine che utilizzano amminoacidi vegetali identici a quelli contenuti nei capelli umani come arginina, serina e treonina.

Infissi e finestre, la situazione del mercato italiano dei serramenti

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Mercati

Un’indagine del Cresme – il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia – in collaborazione con CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – ha fornito un quadro dettagliato riguardante il mercato dei serramenti in Italia, che come sappiamo annovera una produzione cospicua di infissi in legno. I dati, racchiusi nel 1° Rapporto congiunturale e previsionale 2017 sul mercato dei serramenti in Italia, confermano un quadro positivo nonostante la crisi che ha colpito pesantemente l’edilizia negli anni precedenti: dal 2007 ad oggi, infatti, questo settore è stato in grado di fatturare oltre 10 miliardi di euro.

L’analisi condotta dai due istituti contiene stime sul mercato porte e finestre per tipologie di prodotto (legno, alluminio, pvc, ecc) e regioni, nonché su produzione e distribuzione. I numeri forniti dal report ci dicono che in Italia ci sono 216,1 milioni di finestre, di cui 208 milioni installate in edifici  prevalentemente ad uso residenziale, 3,5 milioni negli edifici per ufficio, 2,1 milioni nelle scuole e 2 milioni negli alberghi.

Concentrandoci sul prodotto finestre, diversi sono i motivi per i quali si decide di sostituirle: dall’usura e malfunzionamento alla necessità di insonorizzare l’immobile, dai motivi estetici al bisogno di ottenere elevate prestazioni in termini di risparmio energetico. Altro dato curioso è la loro distribuzione: in Italia sono 73 milioni le finestre presenti in edifici costruiti prima degli anni ’60, delle quali il 51% in legno, il 25% in alluminio e il 12% in PVC; 96 milioni sono le finestre costruite tra gli anni ’60 e ’80, prevalentemente in legno e in alluminio, che hanno dovuto subire almeno una sostituzione; 39 milioni sono le finestre prodotte a partire dagli anni ’90, la stragrande maggioranza delle quali sono in legno e non hanno avuto la necessità di essere sostituite.

Al di là dei dettagli, il dato più importante che emerge dal report è, come già anticipato, quello del fatturato, ovvero 10 miliardi di euro in dieci anni. Una cifra considerevole alla quale hanno indubbiamente contribuito le detrazioni fiscali sugli acquisti concesse negli ultimi anni. Un beneficio che se non più concesso, come previsto dalla prossima Legge di Bilancio, avrebbe pesanti ricadute sulla produzione e sulla crescita di questo settore.

Al fatturato poi, va considerato anche il valore dell’export, in crescita costante negli ultimi anni: il 2017, infatti, dovrebbe registrare un valore complessivo delle esportazioni di 625 milioni di euro (nel 2016 è stato di 566 milioni). Le esportazioni racchiudono ovviamente diverse tipologie di prodotti come porte e finestre in legno, allumino, PVC, ferro, acciaio, vetro ecc.

Macchine per agricoltura, è exploit di vendite e noleggio nel 2017

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Mercati

Ormai non ci sono più dubbi: il mercato italiano delle macchine agricole continua a dare segnali positivi di crescita, registrando significativi passi avanti in termini di vendite e immatricolazioni. A ribadirlo ancora una volta è FederUnacoma in occasione della conferenza stampa di apertura di Agrilevante 2017, la grande esposizione di Bari dedicata alla meccanica agricola che ha anche visto la partecipazione di Cordini Srl.

Il quadro delineato da FederUnacoma, reso possibile grazie alle registrazioni fornite dal Ministero dei Trasporti, conferma il trend di crescita dei mesi precedenti e segnala a gennaio-settembre 2017 un aumento delle immatricolazioni di trattrici, trattrici con pianale di carico e rimorchi del 9,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Un exploit davvero notevole ma che non riguarda solo le vendite, perché a conoscere un incremento altrettanto rilevante è un altro servizio: il noleggio.

Da sempre punto di forza di Cordini Srl, il noleggio è diventato un servizio sempre più richiesto negli ultimi anni per la sua capacità di fornire soprattutto vantaggi economici. Un’indagine condotta la scorsa estate dall’Informatore Agricolo – il settimanale tecnico ed economico di agricoltura professionale – e MAD – noto portale della meccanica agraria – dimostra come esso sia diventato un’alternativa valida e vantaggiosa sempre più scelta dagli operatori di settore. Grazie al confronto con 16 concessionari del servizio delle regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Friuli e Trentino Alto Adige, è emerso un dato di fatto oggettivo: il noleggio è un servizio assolutamente trasversale e in grado di rispondere alle esigenze più variegate.

I motivi per i quali esso viene richiesto, infatti, sono differenti. Tendenzialmente a richiederlo sono gli agricoltori o contoterzisti per un periodo di tempo limitato e per far fronte a imprevisti come la rottura della macchina in possesso o un picco di lavoro inaspettato, ma non manca anche chi vuole sperimentare un mezzo più nuovo per testare la tecnologia a bordo. Differenti sono anche le tempistiche del noleggio: ci sono infatti noleggi a lungo termine da 0 a 5 anni, quelli che prevedono l’opzione finale di acquisto, e quelli giornalieri, settimanali, mensili e stagionali. Nessun dubbio poi su quali sono le macchine per agricoltura maggiormente richieste: i trattori, prevalentemente di potenza compresa tra i 130CV a oltre 300 CV.

E davvero vantaggiosi sono i servizi di noleggio macchine agricole proposti da Cordini Srl, azienda specializzata nella vendita di qualsiasi tipo di attrezzature agricole e mezzi per la movimentazione terra che, oltre alla sua storica sede espositiva, mette a disposizione dei suoi clienti anche il suo e-commerce dove poter visitare la sezione dedicata a questo servizio e valutare le interessanti proposte pensate per ogni tua esigenza.

La Custodia dell’ Oro

Scritto da David Gold il . Pubblicato in Affari, Mercati

Sempre più persone in tutto il mondo investano in oro fisico, questo trend in costante crescita pone il problema della custodia dell’oro fisico acquistato.
La strategia del compro oro fisico viene perpetrata dagli investitori che desiderano assicurarsi un futuro economico tranquillo senza scommettere in altre tipologie di investimento che anche se potrebbero in alcuni casi permettere guadagni consistenti al tempo stesso potrebbero anche portare a gravi perdite del capitale investito.
Questa tipologia di investitori che scelgano un investimento sicuro sono molto sensibili al tema della custodia sicura dell’oro fisico acquistato.
Alcuni investitori scelgano di affidare il proprio oro generalmente sotto forma di lingotti 24 carati ai caveau delle banche specializzate nella custodia di oro fisico.
Quando ci si affida alla custodia delle banche è bene informarsi sulle condizione di custodia dell’oro fisico, esistano due metodi principali con i quali gli istituti bancari conservano l’oro che li viene affidato.
Uno consiste nel richiedere un conto oro assegnato che ha un costo di custodia stabilito dalla banca stessa, questo metodo prevede l’assegnazione di una cassetta di sicurezza di proprietà del richiedente nel quale si potrà depositare il proprio oro con la garanzia che questo possa essere utilizzato dalla banca per operazioni finanziarie.
L’altro metodo consiste nello scegliere un conto oro non assegnato che non ha un costo di custodia, anche se ultimamente alcune banche prevedano l’assegnazione di parte delle spese di custodia.
Scegliendo di conservare oro fisico in un conto non assegnato si accetta la possibilità che il nostro oro possa essere utilizzato a discrezione della banca in operazioni finanziarie che seppur in casi estremi potrebbero portare alla perdita del vostro oro fisico.
Esiste un’alternativa per la custodia dell’oro fisico che è quella di provvedere a conservare i lingotti autonomamente, in questo caso il rischio è rappresentato dalla possibilità di un furto, rischio per il quale potremo provvedere stipulando un’assicurazione contro questa eventualità ma che comporterebbe comunque una spesa fissa aggiuntiva.
I metodi di custodia di oro fisico sono scelti dagli investitori in base anche alle proprie esigenze e preferenze personali ma è certo che se si decide di affidare i propri soldi ad un bene rifugio come l’oro per coerenza si dovrebbe pensare ad un metodo di custodia dell’oro fisico altrettanto sicuro anche se questo potrebbe comportare una spesa.

Vendere Oro, Come Guadagnare il Massimo

Scritto da David Gold il . Pubblicato in Affari, Mercati

Se hai da vendere oro sotto forma di vecchi gioielli o oggetti anche rotti o non più luccicanti hai due possibilità.
Nel caso l’oggetto in oro non abbia un particolare valore se non quello dell’oro in esso contenuto allora non conviene spendere soldi per ripristinarlo allo stato originale, recandosi presso un compro oro otterremo una valutazione analoga sia che sia in buone condizioni che non.
Vendere oro ad un compro oro è un’operazione molto semplice, è sufficiente un documento di identità valido e l’operatore accetterà di acquistare qualsiasi tipo di gioielli o oggetto in oro in qualsiasi condizioni essi siano.
L’interesse dei compro oro è unicamente quello di acquistare l’oro contenuto nell’oggetto e su questo farà una valutazione che terrà esclusivamente conto della purezza in base ai carati e della quantità del prezioso metallo giallo al netto di altri materiali.
Per avere una valutazione adeguata del valore dell’oro è consigliabile recarsi in zone o città dove la concentrazione di compro oro è più elevata, questo perché come accade per tutte le tipologie di attività commerciali la concorrenza tende a far avere condizioni di trattativa migliori per il cliente, anche se in questo caso si tratta di attività commerciali che non vendano al pubblico ma bensì acqistano.
Per esempio se ci troviamo in Toscana è più probabile ottenere una valutazione più alta del proprio oro presso un compro oro firenze rispetto ad altre città o paesi della stessa regione dove il numero di operatori ed il giro di affari è decisamente minore rispetto al capoluogo principale.
In caso di oggetti che hanno un valore superiore all’oro in essi contenuto come oggetti rari o che sono molto ricercati ed apprezzati, è giusto prendere in considerazione l’eventualità di ripristinarli allo stato originale.
Il costo di una pulitura o del ripristino di un oggetto d’oro potrebbe essere conveniente quando questi potrebbero essere rivenduti ad un prezzo decisamente superiore rispetto allo stesso oggetto in cattive condizioni.
Vendere oggetti in oro rari e o di particolare valore riuscendo a monetizzarne il valore reale è più complesso, in quanto sarà necessario rivolgersi a commercianti o clienti finali che trattano ed apprezzano le particolarità di tali oggetti al di là del valore dell’oro in essi contenuto.
In questi casi prima di vendere oro è consigliabile farsi fare delle stime precise da operatori professionali che non siano direttamente interessati all’acquisto di tali oggetti e solo successivamente proporre l’oggetto presso commercianti specializzati in quel genere di oggetti o proponendolo direttamente attraverso portali web specializzati.

Approvato il Progetto AXESS! La storia di successo di IDP in Finanziamenti Europei continua

Scritto da IDPbruxelles il . Pubblicato in Aziende, Dal Mondo, Economia, Istruzione, Mercati

IDP European Consultants conferma la sua leadership in Finanziamenti Europei: l’Agenzia Nazionale Slovacca ha approvato il Progetto AXESS.

AXESS (Acquisition of Key Competences for Economic and Social Sustainability) è stato presentato in seguito all’invito a presentare proposte per il Programma Erasmus+, Azione Chiave 2, Partnership Strategica per l’Educazione degli Adulti. AXESS intende fornire risorse per la formazione completa di donne adulte per  accrescere le loro competenze ed abilità digitali.

AXESS è un Progetto Europeo con un consorzio internazionale composto da 8 partners da 7 differenti Paesi (Belgio, Grecia, Italia, Macedonia, Romania, Slovacchia, Spagna).

IDP European Consultants opera a Bruxelles dal 1991 ed ha un’esperienza consolidata in strumenti e programmi di finanziamento europei, da finanziamenti a fondo perduto ad appalti europei e bandi di gara europei.

Contattaci per ulteriori informazioni su AXESS e le altre iniziative di IDP European Consultants:

bruxelles@idpeuropa.com

www.idpeuropa.com

Facebook: https://www.facebook.com/idp.bruxelles

Linkedin: http://be.linkedin.com/pub/idp-european-consultants/47/a22/4b5

Storia dell’Oro nella Finanza Moderna

Scritto da David Gold il . Pubblicato in Affari, Economia, Mercati

L’oro è stato fin dalla sua scoperta sinonimo di ricchezza, il suo valore di metallo pregiato è riconosciuto universalmente fin dai tempi antichi, per questo motivo l’oro è stato considerato un sicuro mezzo di pagamento per millenni.
Si calcola che dalla sua scoperta ne siano stati estratte circa 135.000 tonnellate, attualmente con i moderni sistemi di estrazione ogni anno ne vengono estratte circa 2.400 tonnellate, quantità spesso non sufficiente a soddisfare le strategie compro oro dei grandi investitori privati e istituzionali internazionali.
L’oro cominciò ad essere usato in modo diffuso come moneta corrente nel 1816 in Inghilterra, paese che istituì il sistema del “Gold Standard” che prevedeva la perfetta convertibilità tra la sterlina e l’oro.
Anche altri importanti paesi tra cui la Germania e gli Stati Uniti utilizzarono l’oro per il proprio sistema monetario, questo porto alla libera coniazione di monete d’oro, questo prezioso metallo poteva essere commercializzato senza limitazioni.
Questo sistema che garantiva il denaro emesso con un contro valore in oro custodito dallo stato di emissione ha assicurato stabilità economica internazionale prevenendo la stabilità dei prezzi limitando l’inflazione.
Dopo un periodo molto difficile a cavallo tra le due guerre mondiali, nel 1944, per iniziativa degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentanti di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.). In tale occasione venne fissato il prezzo del metallo a 35 $ per oncia, prezzo a cui gli USA si impegnarono ad acquistarlo da chiunque ed a venderlo solo alle Banche Centrali. Il sistema basato sull’oro degli Inglesi, diventava un’istituzione che poggiava ora su due pilastri: il dollaro e l’oro. Ogni paese partecipante fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta nazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro: direttamente, oppure indirettamente attraverso il tasso di cambio con il dollaro.
Negli anni sessanta ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda ed offerta, in quanto la grave crisi del dollaro indusse diversi operatori a forti acquisti d’oro. Questa fu la prima volta che l’ oro assunse il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.
Il sistema aureo entrò in una crisi che culminò il 15 Agosto 1971, quando l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e svalutò due volte il biglietto verde facendo così crollare uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods. Il doppio mercato dell’oro terminò nel 1976 quando i Paesi aderenti al FMI ufficialmente decisero l’abolizione del prezzo ufficiale.
Nonostante il crollo del sistema e la liberalizzazione del mercato, il metallo giallo continua a rivestire un ruolo fondamentale negli investimenti: offre all’investitore sicurezza e solidità, il suo valore è universale e facilmente realizzabile in qualsiasi momento ed è considerato il bene-rifugio per eccellenza per proteggersi dalle svalutazioni e da incertezze economico-politiche.
Come gli altri metalli preziosi, l’oro è quotato al grammo o all’oncia. Quando è in lega con altri metalli, la sua purezza è misurata in carati con una scala che fissa a 24 carati i lingotti d’oro puro.
Dal crollo del sistema di Bretton Woods, il prezzo dell’oro è fissato dai mercati, dal 1919 la borsa di Londra stabilisce due volte al giorno un prezzo di riferimento il cosiddetto fixing dell’oro.

Il Made in Italy si fa sempre più internazionale con Etiquette Italy

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Istruzione, Mercati

La fondatrice di Etiquette Italy Simona Artanidi annuncia un nuovo percorso dedicato alle eccellenze nazionali, per una consulenza specializzata volta a favorire l’accesso su nuovi mercati, in tutto il mondo, sensibili al valore e al gusto delle creazioni fatte a mano

Un nuovo portfolio di servizi di International Business per Etiquette Italy, ideato dalla sua fondatrice Simona Artanidi appositamente per le eccellenze artigianali e sartoriali del Made in Italy, in vista di un’internazionalizzazione efficace e ad alto valore aggiunto.

Ai fini di una consulenza mirata, la massima esperta italiana di Business Etiquette, Stile e Immagine, in collaborazione con il suo staff, selezionerà alcune delle migliori realtà italiane tra le numerose che hanno già fatto richiesta di poter avere un supporto nell’approccio a nuovi mercati a livello mondiale.

L’iter formativo si compone di due moduli: il primo sarà caratterizzato da una sessione di carattere frontale, nella quale i partecipanti potranno acquisire le conoscenze necessarie per esportare nei Paesi più sensibili alle creazioni nazionali. Un report analitico orientativo e uno screening di mercato che toccheranno aspetti tecnici e procedurali, per entrare nel mercato globale con la competenza e la preparazione adatta a lanciare il proprio business. Una volta inquadrate la tipologia di prodotto e il suo posizionamento, l’obiettivo dell’incontro sarà la creazione di un rating utile all’individuazione delle fasce di mercato maggiormente pronte a recepire la novità made in Italy, nel pieno rispetto della vision e delle esigenze aziendali.

Il secondo modulo sarà invece caratterizzato da un vero e proprio affiancamento consulenziale, per guidare gli imprenditori e aiutarli a scegliere i migliori canali d’inserimento nei diversi settori merceologici, in base al prodotto e alle sue potenzialità alle diverse latitudini.

Una scelta che si preannuncia molto interessante, grazie all’esperienza nel settore di Simona Artanidi, particolarmente attenta nel far emergere con gusto e raffinatezza il valore del Made in Italy nelle sue migliori espressioni artigianali. “Abbiamo deciso di creare questa nuova opportunità – spiega la fondatrice e direttrice di Etiquette Italy – perché crediamo che, oltre alle consulenze e ai percorsi formativi focalizzati sulla Business Etiquette, sia giusto offrire un supporto ai brand dell’alto artigianato nell’estendere i fatturati anche all’estero. Un’attività cui teniamo molto perché, parallelamente alla vocazione al marketing e al business, è animata anche da un forte afflato culturale, che trasforma di fatto queste realtà in ambasciatori del gusto italiano e del Made in Italy un patrimonio prezioso da esportare anche oltre confine. Attraverso la cultura, la storia, la tradizione che racchiudono queste creazioni è possibile contribuire allo sviluppo di aziende italiane d’eccellenza e far conoscere al mondo intero il valore di gesti antichi trasmessi di generazione in generazione, attraverso i decenni e talvolta addirittura i secoli”.

www.etiquetteitaly.com