Il Paese del Sol Levante incontra il mondo rurale romagnolo

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Dal Mondo, Mercati

Intenso programma di lavoro per una delegazione giapponese, composta da amministratori e giovani universitari, in visita-studio sul nostro Territorio con l’obiettivo di conoscere ed approfondire la governance pubblico-privato realizzate in Romagna. Frutto di una collaborazione ventennale intrapresa da Fausto Faggioli con le Università giapponesi, la visita-studio è stata progettata dalla professoressa Hiroko Kudo, anche coordinatrice del gruppo.

“La visita-studio è una modalità d’incontro che privilegia il rapporto diretto con gli imprenditori e le amministrazioni – sottolinea il marketing manager Fausto Faggioli – e il tema “ ruralità” avrà un ruolo centrale come anche quello delle Comunità ospitali perché molti gli aspetti dei piccoli borghi che un paese come il Giappone può condividere con l’area forlivese.”

Fra i primi incontri con gli amministratori romagnoli quello con Casa Artusi e Adriano Bonetti, assessore al Comune di Forlimpopoli che ha ricevuto la delegazione giapponese nella sala consiliare illustrando i tanti progetti che questo Comune ha realizzato per uno sviluppo territoriale equilibrato, rafforzando l’integrazione fra la cultura cittadina e quella rurale, il mantenimento di Comunità vive e dinamiche e nuove attività fondate sulle risorse locali.

“L’idea – continua Hiroko Kudo, professoressa di diritto pubblico e coordinatrice della delegazione nipponica – è quella di utilizzare al massimo le grandi opportunità economiche e di mercato che offre la filiera commercio-artigianato-ruralità-ambiente-enogastronomia-cultura, focalizzando l’attenzione sul ruolo fondamentale che il Turismo rurale può rivestire nella crescita economica di un Paese. Il Giappone accanto allo sviluppo di tecnologie molto avanzate, ha conservato le sue tradizioni e con il territorio romagnolo, condivide problemi e opportunità.”

“Ci si deve impegnare su molti settori – termina il primo cittadino di Predappio (FC) Giorgio Frassineti anche presidente dell’Unione dei 15 Comuni dell’area forlivese che il gruppo ha incontrato in Comune – per garantire una buona qualità della vita ai cittadini in questa Unione che rappresenta 190.000 persone ed è la più grande d’Italia. I nostri Borghi Autentici sono una realtà positiva e l’identità è una risorsa strategica per lo sviluppo delle nostre Comunità Ospitali, che attraverso nuove chiavi di lettura del grande patrimonio storico, culturale, ambientale ed enogastronomico sarà in grado di proiettarli su scala nazionale ed europea, evidenziando quel ruolo di vere e proprie capitali territoriali minori che per secoli hanno svolto.”

IDP lancia la 47° edizione del MASTERCLASS in FINANZIAMENTI EUROPEI ed EUROPROGETTAZIONE dal 10 al 13 APRILE 2018 a BRUXELLES

Scritto da IDPbruxelles il . Pubblicato in Industria, Istruzione, Mercati

Il MasterClass, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di Bruxelles dell’Agenzia per la Promozione all`Estero e lnternazionalizzazione delle Imprese Italiane (ICE), trasferisce nozioni e pratica sulla metodologia di progettazione basata su oltre venti anni di esperienza, con un approccio pratico e diretto.
I partecipanti avranno l’occasione di approfondire i principi di funzionamento dei programmi europei e le regole per sviluppare una proposta di successo.

Il Master Class prevede un workshop di progettazione durante il quale i partecipanti sono guidati nello sviluppo di una proposta progettuale. Il training è completato da materiale didattico aggiornato, guide ai finanziamenti europei e un servizio di assistenza on-line nelle settimane successive al corso.
IDP European Consultants è una società italiana presente a Bruxelles dal 1991, esperta in progettazione e finanziamenti europei e nella gestione di progetti finanziati dai vari programmi europei quali Horizon 2020, Life, Erasmus Plus, COSME.

Il MasterClass, interamente in italiano, si svolge a Bruxelles: al seguente link i dettagli sulla prossima edizione e sul programma-masterclass-47

Per maggiori dettagli sul Master Class, sugli eventi, gli altri progetti e tutti i servizi offerti, contattaci:
bruxelles@idpeuropa.com o vai sul sito: http://idpeuropa.com/master-class/

Il Formulario di Iscrizione alla 47a edizione del MasterClass e’ disponibile qui

 

Autotrasporto europeo, valanga di cause contro il cartello dei tir

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Economia, Mercati

Un miliardo di euro: è questa la richiesta di risarcimento presentata al cosidetto “Cartello dei camion” da parte di migliaia di società di autotrasporto europee per aver veicolato (è proprio il caso di dire) il mercato continentale attraverso accordi taciti finalizzati a far lievitare i prezzi dei Tir. A formare questo proficuo sodalizio le più grandi case di costruzione europee: Iveco, Daimler, Volvo/Renault, DAF e MAN, ree di aver deliberatamente fissato al rialzo i prezzi dei veicoli industriali tra il 1997 e il 2011, violando le norme sulla concorrenza.

Una grave infrazione ampiamente accertata dalla Commissione Europea, che nei mesi scorsi ha inflitto ai costruttori coinvolti una maxi-multa di 2,93 miliardi di euro ad eccezione della MAN, risparmiata dal provvedimento  per aver rivelato l’esistenza del cartello.

Stando alle stime effettuate dai rappresentanti legali delle migliaia di società danneggiate, il prezzo medio maggiorato pagato dai clienti per l’acquisto o il leasing dei mezzi oscilla fra i 5.000 e i 10.000 euro, che moltiplicato per alcuni milioni di veicoli industriali commercializzati nel periodo in questione, ci lasciano ben intendere quale sia l’entità del danno procurato. Caso particolare è quello di Scania, al momento risparmiata dall’azione legale per aver presentato ricorso nonostante la sanzione inflittagli dall’Europa nei mesi scorsi.

A dirimere il maggior numero di controversie e di ricorsi presentati dalle migliaia di autotrasportatori europei, tra i quali molti italiani, è il Foro competente di Monaco di Baviera, chiamato a decidere sulla parte economica delle richieste di risarcimento più corposa, ma consistente è anche il numero dei contenziosi aperti presso la corte della città di Stoccarda.

Attività Commerciali che hanno Segnato un’ Epoca: i Compro Oro

Scritto da comproorofirenze il . Pubblicato in Affari, Mercati

I compro oro sono attività commerciali che a volte sono state additate con accuse che solo in alcuni casi si sono rivelate veritiere, in realtà l’avvento di questo settore in italia come in altre parti del mondo è soltanto il frutto dei tempi.
I compro oro sono attività commerciali come qualsiasi altra e come le altre possano essere condotte in modo regolare o meno, è certo che la diffusione di queste in modo capillare su tutto il territorio nazionale è stato il sintomo di un economia che è cambiata.
Finita l’epoca degli acquisti facili e della forte propensione a spendere a causa delle restrizioni della crisi economica che non solo in italia ma in tutta europa ha costretto le persone a farsi i conti in tasca fino all’ultimo euro, era inevitabile che molte attività commerciali che fino ad allora avevano vissuto vendendo generi di lusso si dovessero riconvertire velocemente.
Il settore compro oro in questo ha segnato un’epoca, le molte gioiellerie presenti nelle città più ricche si sono dovute adattare al nuovo trend economico e così le strade delle nostre città principali hanno cominciato ad illuminarsi di insegne compro oro roma, compro oro firenze, compro oro milano e così via fino a raggiungere anche i più piccoli paesi.
L’input del nuovo settore cresceva sulla spinta delle richieste di persone bisognose di monetizzare ciò che avevano di valore per far fronte ai costi improvvisi di impegni economici presi in precedenza quando il lavoro e la liquidità non mancavano.
Oggi dopo anni in cui la situazione economica reale non è certo migliorata ma le persone sono più consapevoli nella gestione delle proprie risorse economiche e ben attente dallo spendere nel superfluo anche i compro oro hanno diminuito il loro giro di affari.
Solo gli operatori professionali che hanno fin dall’inizio puntato su questo settore in modo oculato sono riusciti a superare il calo degli acquisti avendo acquisito negli anni del boom del settore una propria clientela che ancora oggi si rivolge a loro con fiducia.
Alcuni dei compro oro oggi esistenti sono organizzati in franchising altri sono singoli imprenditori che spesso provengano dal settore della gioielleria e che grazie alla loro esperienza sono riusciti a trasformare in nuovo lavoro un’attività che prima per le gioiellerie era soltanto un modo di ritirare vecchi gioielli in cambio di uno sconto sui nuovi acquisti.
Certamente senza la profonda e strutturale crisi economica e sociale iniziata nei primi anni del nuovo millennio i compro oro non si sarebbero diffusi e le gioiellerie avrebbero continuato a vendere oro invece che comprarlo ma questo è solo il segno dei tempi, le cui cause hanno radici lontane e profonde che fanno parte di un’evoluzione economica ciclica che alterna i destini di interi continenti nel corso del tempo.

Come Investire in Oro senza Ricorrere ai Mercati Azionari

Scritto da comproorotoscana il . Pubblicato in Affari, Mercati

Quale è il miglior modo di fare un investimento che possa rendere al di là dei mercati azionari che offrano una quantità sempre maggiore di prodotti e soluzioni finanziarie che però necessitano di competenze specifiche nel settore finanziario per poterne comprendere fino in fondo i vantaggi.
Comprare oro fisico non è come fare un investimento sul mercato azionario, questo tipo di investimenti si basano sul bene reale che può essere acquistato e rivenduto sul mercato reale senza dover appoggiarsi su broker o istituzioni finanziarie.
Questa caratteristica fa dell’acquisto in oro fisico un metodo di investire diverso rispetto agli investimenti finanziari che necessitano di intermediazione di operatori finanziari, nonostante ciò il concetto rimane lo stesso: acquistare per poi rivendere ad un prezzo maggiore sufficiente a giustificare l’investimento.
Comprare oro fisico lo si può fare al di fuori del mercato azionario acquistando lingotti presso uno dei banchi dei metalli autorizzati, è possibile acquistare oro anche per mezzo di monete d’oro da investimento come i Krugerrand o le famose American Eagles.
Per monetizzare l’oro fisico acquistato potremo rivolgersi agli stessi fornitori da cui lo abbiamo acquistato che ci riconosceranno il valore dell’oro calcolando la valutazione oro del momento, in alternativa potremo venderlo ad uno dei molti compro oro presenti sul territorio nazionale.
Per ottenere la massima valutazione dai compro oro è bene richiedere valutazioni a vari operatori del settore, è importante anche recarsi in una città dove questi operatori autorizzati per la compravendita dell’oro sono numerosi in quanto la concorrenza è più numerosa nella zona.
Tra quelli che offrano le migliori valutazioni ci sono i compro oro firenze sia per il gran numero di operatori presenti in città sia per la posizione strategica di Firenze che la pone al centro del territorio nazionale e per questo più facilmente raggiungibile dalle altre zone di Italia.
In caso di lingotti dovremo rivendere per intero il loro valore in quanto non possano essere suddivisi a meno che non si ricorra al servizio autorizzato di un banco dei metalli che però comporterebbe costi aggiuntivi.
In caso di monete d’oro potremo monetizzare in modo più flessibile il nostro investimento vendendo solo la parte del valore che vogliamo incassare, le monete sono un tipo di investimento in oro fisico leggermente meno conveniente rispetto ai lingotti in quanto il costo della manodopera incide maggiormente rispetto ai lingotti.

Macchine agricole, India e Cina regine del mercato mondiale

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Mercati

Il mercato mondiale delle macchine agricole risponde sempre di più ai nomi di India e Cina, due paesi alle prese con un crescente fabbisogno di meccanizzazione in campo agricolo: è quanto emerso nel corso della rassegna internazionale della meccanica agricola EIMA Agrimach svoltasi a New Delhi nei giorni scorsi. Nel 2016, infatti, i due colossi asiatici sono stati in grado da soli di assorbire la metà dell’intero mercato mondiale, esattamente 990 mila unità degli 1,9 milioni di trattrici vendute.

In realtà, stando ai dati forniti da Agroevolution – l’associazione tra le industrie costruttrici di macchine e attrezzature agricole dei principali Paesi – il 2016 non è stato proprio un anno positivo dal punto di vista delle vendite di macchine e trattori a causa del calo dei prezzi delle commodity e quindi dei redditi agricoli, ma India e Cina hanno avuto un ruolo di assoluti protagonisti acquistando rispettivamente 570 mila e 420 mila trattrici.

A sottolinearlo è il responsabile Affari comunitari di FederUnacoma, Marco Pezzini, il quale ha anche ribadito che il mercato mondiale delle trattrici tra il 2012 e il 2016 si è attestato nella media intorno ai 2 milioni di unità annue. Tornando al volume di vendite registrato nei due grandi paesi asiatici, è facile comprendere come i numeri citati siano davvero straordinari in confronto al resto del mondo: in Europa, infatti, nel 2016 sono state vendute poco più di 165 mila unità, mentre negli USA circa 211 mila.

Dati che ci suggeriscono come il continente asiatico sia potenzialmente un mercato in continua espansione sul quale puntare con decisione. Non a caso sempre più imprese produttrici hanno deciso di consolidare qui le proprie strategie di crescita nella vendita macchine agricole da qualche anno a questa parte. Eppure, paesi come India e Cina non hanno ancora conosciuto un exploit della produttività agricola, a testimonianza delle loro enormi potenzialità di crescita. Per gli esperti del settore, infatti, il processo di meccanizzazione dell’agricoltura non è sufficiente a determinare un vero sviluppo economico se non integrato da una formazione adeguata e tecniche agronomiche più aggiornate, nonché da una gestione ottimizzata delle risorse naturali.

Le “esperienze” renderanno il turismo protagonista dello sviluppo del territorio

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Locale, Mercati, Turismo

Partendo da esperienze e settori diversi che puntano a diventare “smart”, nell’ambito delle manifestazioni FieraCavalli a Verona e Agri@Tour ad Arezzo, si fa spazio un progetto dell’area ravennate che intende creare una visione innovativa del concetto di “viaggio”, a favore di tutti gli attori del Territorio: “Sempre connessi con Ravenna”. Il progetto, frutto della collaborazione fra Stabilimenti Balneari della costa (gruppo Happy Bio), Fattorie Faggioli di Cusercoli (FC), Confcommercio di  Ravenna con il sostegno della Camera di Commercio ravennate, nell’appuntamento veronese ha visto la collaborazione di CISET-Ca’ Foscari Venezia e Regione Veneto, E.A.R.T.H. Academy e FIERACAVALLI-Verona.

“In questi contesti così “made in Italy” – sottolinea Fausto Faggioli, promotore delle iniziative – il progetto ricopre una grande valenza sociale: i viaggiatori, attraverso la fruizione del luogo che scelgono come meta,  ripongono molta attenzione alle emozioni che i luoghi sono in grado di suscitare e ogni impresa o territorio che voglia svilupparsi ha bisogno di intraprendere i passi necessari al fine di posizionarsi sui mercati e di creare sviluppo sostenibile, attraverso la realizzazione di un modello per seguire ed accompagnare questo sviluppo.”

“E’ un progetto – prosegue Daniele Ferrieri, di Confcommercio Ravenna – che utilizza le grandi opportunità di mercato che offre la filiera commercio-artigianato-agricoltura-ambiente-enogastronomia-cultura, lavorando sull’interconnessione di molteplici strumenti comunicativi, promozionali. e commerciali per un turista e un cittadino che non è solo un intenditore o un appassionato ma vive e viaggia nei territori di produzione, occasione in cui l’incontro con la Comunità diventa un plus della vacanza e opta per una ospitalità sempre più varia.”

“In questa “connessione” con Ravenna – termina il gruppo Stabilimenti Balneari del progetto Happy Bio – portiamo avanti le attività del progetto “Scuderie Didattiche” nell’ambito del programma “Il mare d’inverno” dedicato a tanti giovanissimi aspiranti “cavallerizzi” con la proposta di vivere giornate di attività ludico-sportive incentrate sul cavallo come mezzo privilegiato di integrazione con l’ambiente. Un’iniziativa vincente, un’interessante esperienza per i bambini, che contribuisce anche a veicolare il grande patrimonio di un entroterra da vivere a completamento di un’offerta turistica che non vuole essere solo spiaggia e mare.”

Al termine degli incontri, il gruppo d’imprese ravennati ha organizzato un “Happy Bio”, proponendo una degustazione di prodotti biologici del Territorio.

Relatori intervenuti:

Carlo Hausmann, Assessore Agricoltura Regione Lazio 

Giuseppe Bruno,  Università La Sapienza (RM)

Toni De Amicis,  Direttore Nazionale Terranostra

Alberto Faccioli,  Presidente GAL  Polesine Adige (RO)

Ilia Varo,  Presidente GAL  Valli Marecchia e Conca (RN)

Bruno Biserni,  Presidente GAL  L’Altra Romagna (FC)

Lorenzo Marchesini,  Presidente GAL  Delta 2000 (FE)

Daniele Ferrieri,  Responsabile Confcommercio Ravenna

Flavio Foietta,  Via Romea Germanica

Giorgio Frassineti,  Sindaco Predappio (FC) e Presidente Unione dei Comuni della Romagna forlivese

Arianna Fabri,  Direttore Sviluppo e Marketing  Touring Club Italiano

Gianfilippo Mignogna,  Sindaco Biccari (FG) e Presidente BAI Tour

Laura Schiff,  Coordinatrice del progetto BORGHI – Viaggio Italiano Regione Emilia Romagna

Fausto Faggioli, Presidente E.A.R.T.H. Academy

Automazione: le opinioni di Cogefim sullo stato di salute del settore

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Economia, Mercati

Le opinioni e recensioni di Cogefim si sono recentemente soffermate sulla crescita record nella produzione di robot, trainata soprattutto dagli ordini in arrivo dal mercato asiatico.

Cogefim

Cogefim recensioni: Italia terzo esportatore al mondo di robot

Grazie a recensioni e opinioni dedicate, Cogefim ha fornito la propria valutazione sulle tendenze del mercato dell’automazione. Il settore, così come confermato da uno studio della federazione internazionale della robotica, Ifr, quest’anno ha proseguito la lunga serie di indici positivi, iniziata nel 2009, con una crescita di 16 punti percentuali. A sorpresa, l’Italia scala la classifica degli esportatori, giungendo al terzo posto con un fatturato estero di 290 milioni di euro. Il Belpaese si trova alle spalle solo della Germania, con il doppio della produzione, e del Giappone, re dell’export nel comparto grazie a un fatturato estero annuo di oltre 1,6 miliardi di dollari. Cogefim evidenzia nelle sue recensioni come la crescita della domanda sia stata particolarmente forte in ambito elettronico, con un aumento del 41% del parco robot installato nelle imprese. Il comparto con il tasso più elevato di automazione rimane tuttavia quello automobilistico, basti pensare che nel 2016 sono stati installati oltre 103mila robot. A trainare l’aumento della produzione sono i nuovi ordini che giungono in particolare da Cina, Giappone, Stati Uniti, Germania e Corea del Sud, Paesi che insieme rappresentano tre quarti della domanda globale di robot per uso industriale.

Dove esportare? Le opinioni di Cogefim sui migliori mercati internazionali

Secondo le opinioni di Cogefim è Pechino la principale protagonista nel campo dell’automazione. A confermarlo è sempre lo studio dell”International Federation of Robotics, il quale ha evidenziato come la Cina sia l’importatore numero uno al mondo, con il 30% del totale globale degli ordini. I numeri in effetti sembrano parlare chiaro: nel 2017 sono stati installati oltre 87 mila robot, mentre il tasso di automazione vede attivi 68 robot ogni 10mila dipendenti. Nei prossimi anni è attesa un’ulteriore espansione: da qui al 2020 sono infatti previsti nuovi ordini per 635 mila unità, cifra che renderà ben presto la Cina la patria dei robot con un terzo del parco mondiale. Se il Paese cinese è una new entry nel settore, anche la Corea del Sud, forte di 631 robot ogni 10 mila dipendenti, rappresenta un mercato di sbocco importante per chi esporta prodotti d’automazione. Nei prossimi tre anni Seul comprerà 179mila robot, circa 40.000 all’anno. Se il mercato giapponese presenta diversi ostacoli, nonostante la forte domanda interna, a causa della forte competitività delle aziende locali specializzate in automazione, quello nordamericano ed europeo presenta maggiori opportunità di business. Se negli Stati Uniti la crescita della domanda, sottolinea Cogefim nelle sue recensioni, è stata del 15%, nei Paesi dell’Europa Centrale (escluse Polonia e Repubblica Ceca) la spinta è stata ancora maggiore con punte del 28%, non dissimili da quelle fatte segnare dalla Cina.

I TRATTAMENTI BIO, VEGAN E CRUELTY FREE COSTANO IL 17% IN PIÙ DI QUELLI TRADIZIONALI

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Ambiente, Italia, Mercati

In occasione del World Vegan day, l’1 novembre, in cui si celebra la consapevolezza verso uno stile di vita cruelty free, Uala.it (www.uala.it), il sito e applicazione leader in Italia dedicato al mondo beauty, presenta uno studio sulla bellezza sostenibile in Italia, scoprendo come sia in aumento l’attenzione generale verso trattamenti che rispettano ambiente e animali.

Un mercato in rapida espansione

Lo studio di Uala ha rilevato nell’ultimo anno un incremento del 7% nel numero di saloni che scelgono prodotti sostenibili. Questo è vero soprattutto nelle regioni del nord Italia, che sembrano più attente per ora a questo tema: qui si trovano infatti il 43% in più di saloni che scelgono prodotti amici dell’ambiente rispetto al sud Italia. L’aumento dell’offerta cresce a fronte di una generale maggiore consapevolezza dei consumatori, che sempre di più, per prendersi cura del proprio corpo, prediligono prodotti biologici, vegani e non testati su animali. Le richieste di trattamenti di questo tipo registrano infatti un aumento del 13%.

Complice probabilmente la crescente attenzione all’esposizione del cuoio capelluto all’ammoniaca, ad esempio, le colorazioni vegetali nei saloni che già trattano prodotti bio sono state prenotate in media il 16% in più rispetto a quelle tradizionali.

Quanto costa la bellezza etica

Un altro aspetto evidenziato dall’indagine di Uala è che gli italiani sono disposti a spendere di più, pur di utilizzare prodotti vegani e non testati sugli animali. Le coccole di bellezza realizzate con cosmetici bio, vegan e cruelty free costano il 17% in più rispetto a quelle tradizionali.

Anche chi dal proprio salone vuole portare a casa un prodotto etico deve stimare una spesa superiore: i cosmetici bio e vegan hanno una differenza di prezzo in rivendita del +5,2% rispetto agli altri.

Le scelte verso uno stile di vita che non impatti sull’ambiente e sugli animali stanno investendo vari settori e sempre più riguardano anche il mondo della bellezza – racconta Alessandro Bruzzi, cofondatore e CEO di Uala Quello dei trattamenti sostenibili è un settore che sicuramente crescerà ancora, tanto che stimiamo un ulteriore incremento del 10% nel 2018

Trattamenti sostenibili: i più prenotati

Analizzando le prenotazioni su Uala è emerso che tra i trattamenti più richiesti da chi predilige prodotti biologici e amici dell’ambiente ci sono, nell’ordine, colore bio, bio trattamento cutaneo, bio scrub e bio cheratina. La colorazione, che se biologica elimina l’ammoniaca, è diversa da salone in salone. Molte, tra le aziende che hanno già ottenuto o stanno provando ad ottenere il bollino cruelty free testano i colori vegetali su una pelle artificiale.

Lo scrub in versione biologica è invece una nuova tecnica che non utilizza per esfoliare i micro granuli in plastica, ma granuli di jojoba, noccioli di frutta o sale marino. E anche la cheratina, che solitamente viene da crine, corni e zoccoli di animale, viene sostituita da bio cheratine che utilizzano amminoacidi vegetali identici a quelli contenuti nei capelli umani come arginina, serina e treonina.

Infissi e finestre, la situazione del mercato italiano dei serramenti

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Mercati

Un’indagine del Cresme – il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia – in collaborazione con CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – ha fornito un quadro dettagliato riguardante il mercato dei serramenti in Italia, che come sappiamo annovera una produzione cospicua di infissi in legno. I dati, racchiusi nel 1° Rapporto congiunturale e previsionale 2017 sul mercato dei serramenti in Italia, confermano un quadro positivo nonostante la crisi che ha colpito pesantemente l’edilizia negli anni precedenti: dal 2007 ad oggi, infatti, questo settore è stato in grado di fatturare oltre 10 miliardi di euro.

L’analisi condotta dai due istituti contiene stime sul mercato porte e finestre per tipologie di prodotto (legno, alluminio, pvc, ecc) e regioni, nonché su produzione e distribuzione. I numeri forniti dal report ci dicono che in Italia ci sono 216,1 milioni di finestre, di cui 208 milioni installate in edifici  prevalentemente ad uso residenziale, 3,5 milioni negli edifici per ufficio, 2,1 milioni nelle scuole e 2 milioni negli alberghi.

Concentrandoci sul prodotto finestre, diversi sono i motivi per i quali si decide di sostituirle: dall’usura e malfunzionamento alla necessità di insonorizzare l’immobile, dai motivi estetici al bisogno di ottenere elevate prestazioni in termini di risparmio energetico. Altro dato curioso è la loro distribuzione: in Italia sono 73 milioni le finestre presenti in edifici costruiti prima degli anni ’60, delle quali il 51% in legno, il 25% in alluminio e il 12% in PVC; 96 milioni sono le finestre costruite tra gli anni ’60 e ’80, prevalentemente in legno e in alluminio, che hanno dovuto subire almeno una sostituzione; 39 milioni sono le finestre prodotte a partire dagli anni ’90, la stragrande maggioranza delle quali sono in legno e non hanno avuto la necessità di essere sostituite.

Al di là dei dettagli, il dato più importante che emerge dal report è, come già anticipato, quello del fatturato, ovvero 10 miliardi di euro in dieci anni. Una cifra considerevole alla quale hanno indubbiamente contribuito le detrazioni fiscali sugli acquisti concesse negli ultimi anni. Un beneficio che se non più concesso, come previsto dalla prossima Legge di Bilancio, avrebbe pesanti ricadute sulla produzione e sulla crescita di questo settore.

Al fatturato poi, va considerato anche il valore dell’export, in crescita costante negli ultimi anni: il 2017, infatti, dovrebbe registrare un valore complessivo delle esportazioni di 625 milioni di euro (nel 2016 è stato di 566 milioni). Le esportazioni racchiudono ovviamente diverse tipologie di prodotti come porte e finestre in legno, allumino, PVC, ferro, acciaio, vetro ecc.