Liscio come l’olio: lubrificanti per alte temperature

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Varvel, da sempre attenta alla soddisfazione della clientela italiana e internazionale, fornisce riduttori e motoriduttori caratterizzati dalla lubrificazione più idonea per l’applicazione finale.

Il Gruppo Varvel, specializzato nell’ideazione, nella produzione e nella commercializzazione di riduttori e motoriduttori, da oltre sessant’anni si conferma come partner di fiducia per la fornitura di organi di trasmissione made in Italy per applicazioni di piccola e media potenza alla clientela italiana e internazionale.

Il profondo know-how maturato in oltre sei decenni di attività nella meccanica di precisione e il contatto costante con le aziende committenti permettono a Varvel di riconoscere le reali esigenze del mercato in base al tipo di applicazione richiesta, in modo da poter approntare il prodotto nella maniera più idonea al futuro utilizzo.

Una conferma di questa capacità di fornire al cliente la migliore soluzione per la specifica applicazione è la selezione del lubrificante, la cui funzione non è semplicemente mantenere ben oliati gli ingranaggi all’interno del riduttore, ma anche garantire il corretto sfregamento degli anelli di tenuta e mitigare il calore che si sviluppa da questo attrito. Il lubrificante è quindi un punto nevralgico del riduttore, fondamentale per mantenerne il livello di efficienza, e la scelta di quello più idoneo può influenzare in modo molto positivo la qualità e la durata dell’attività del prodotto.

In base al tipo di impiego del componente, Varvel suggerisce alle aziende clienti di scegliere una lubrificazione speciale, in grado di garantire la migliore efficienza del riduttore nelle specifiche condizioni di utilizzo. La temperatura dell’area in cui si trova il macchinario può incidere in maniera rilevante sull’efficacia del lubrificante e, di conseguenza, sulla performance globale del riduttore: dai -20° C fino ai 40° C i riduttori funzionano in maniera ottimale con la lubrificazione standard, ma spesso il riduttore si trova in ambienti più caldi.

Le applicazioni dei riduttori Varvel sono le più svariate e si possono trovare in determinate aree geografiche naturalmente più calde, come i territori equatoriali o desertici, o in ambienti di lavoro che sviluppano calore, come fonderie e fornaci, o semplicemente il riduttore può essere chiuso in un carter di protezione, come nei magazzini automatizzati o in alcuni nastri trasportatori. In circostanze simili la temperatura intorno al riduttore supera facilmente i 40° C, anche per effetto del funzionamento stesso dell’applicazione, e il lubrificante standard non è più la scelta migliore. Occorre quindi dotare il prodotto di un lubrificante idoneo per le alte temperature, dotato di una viscosità adeguata per tutte quelle situazioni in cui l’area intorno al riduttore raggiunge temperature elevate, in modo da garantire, anche ad alte temperature, le medesime prestazioni offerte dal lubrificante standard fino ai 40° C.

Con il lubrificante tradizionale il riduttore funzionerebbe lo stesso, ma con performance non ottimali: con il lubrificante per le alte temperature l’efficienza del riduttore e dell’applicazione che lo impiega può raggiungere il migliore livello possibile mantenendo la maggiore efficacia e la più lunga vita utile del componente.

Per la lubrificazione della gamma di riduttori Varvel sceglie oli sintetici di marca primaria che garantiscono affidabilità prestazionale. Questa è un’ulteriore conferma della qualità dei prodotti e del servizio made in Varvel, realtà che offre sempre alla clientela le soluzioni più idonee per raggiungere i risultati migliori.

GRUPPO VARVEL

Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerosi settori dell’industria. “Know-how to do it”: Varvel ha le competenze per soddisfare al meglio le richieste dei clienti. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti Varvel è progettata e realizzata in Italia, ma il Gruppo è presente in tutto il mondo con due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale con oltre 100 partner commerciali.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

Dati di contatto per maggiori informazioni:  

Varvel Marketing Department
marketing@varvel.com – +39 0516721811

Ufficio Stampa – Borderline Agency
press@borderlineagency.com – +39 0514450204

Attrezzature di lavoro obsolete: rischi e responsabilità del datore di lavoro

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Industria, Salute

In materia di sicurezza sul lavoro, quello di preservare i lavoratori dal rischio infortuni è un onere imprescindibile a carico del datore di lavoro, chiamato a garantire condizioni lavorative conformi alle disposizioni di legge. L’art. 71 del D.lgs 81/08 – Testo unico Sicurezza sul Lavoro – annovera una serie di obblighi nei confronti dell’imprenditore al fine di tutelare l’integrità dei suoi dipendenti, ovvero mettere a disposizione attrezzature idonee a tutelare la loro salute e sicurezza e sottoporle a verifiche periodiche attrezzature di lavoro.

Creare condizioni di assoluta sicurezza per  i lavoratori significa anche considerare i rischi derivanti dall’impiego delle stesse, ma anche garantire un buono stato di conservazione. Partendo da questo presupposto, è utile affermare che la sostituzione delle attrezzature di lavoro non deve sempre essere dettata da mere esigenze produttive, ma soprattutto dalla necessità di dar vita ad un vero e proprio rinnovamento qualora le stesse non siano più in grado di creare condizioni di lavoro sicure.

A tal proposito, è intervenuta la Corte di Cassazione con sentenza n. 24373 del 30 Maggio 2018, stabilendo che l’obbligo del datore di lavoro di mettere a disposizione dei propri dipendenti attrezzature idonee ai fini della salute e sicurezza e al lavoro da svolgere è strettamente correlato con l’obbligo assoluto di non permanenza di attrezzature pericolose: in sostanza, analizzando la fattispecie, l’imprenditore che non ha provveduto a sostituire attrezzature obsolete è responsabile in toto dell’infortunio del proprio dipendente.

La pronuncia della Cassazione ci consente di capire come l’obbligatorietà di una verifica attrezzatura di lavoro è anche orientata ad accertare lo stato di salute delle attrezzature al fine di valutare l’ipotesi di una sostituzione tempestiva delle stesse, in conformità con quanto previsto dall’art. 71 del D.lgs 81/2008.

La massima qualità comincia dai componenti

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Industria

Varvel, da sempre attenta alla soddisfazione della clientela internazionale, sceglie anelli di tenuta premium a marchio Freudenberg per l’intera gamma di riduttori. 

Il Gruppo Varvel, specializzato nell’ideazione, nella produzione e nella commercializzazione di sistemi di trasmissione di potenza, dal 1955 si propone alla clientela internazionale come partner di fiducia per la fornitura di organi di trasmissione per applicazioni di piccola e media potenza.

Da sempre l’azienda si impegna per mantenere il più elevato livello di qualità e lo fa a partire dall’attenta selezione dei fornitori esterni. In quest’ottica Varvel ha scelto come fornitore degli anelli di tenuta un marchio premium del settore, in grado di soddisfare le richieste sempre più articolate del mercato: Freudenberg, storica realtà tedesca specializzata in diversi segmenti della meccanica.

L’anello di tenuta è una parte fondamentale all’interno dei riduttori meccanici, in quanto impedisce la contaminazione e la fuoriuscita del lubrificante indispensabile per il corretto funzionamento di cuscinetti e ingranaggi.

Un anello di tenuta si compone principalmente di 3 parti: un inserto metallico che ne determina la conformazione, la gomma che avvolge l’inserto metallico e che permette il movimento, la molla di tenuta che garantisce l’ermeticità.

All’esterno del riduttore la gomma crea il labbro parapolvere, destinato a proteggere il riduttore dalla sporcizia esterna. All’interno forma invece il labbro principale, a contatto diretto con il lubrificante, su cui preme la molla di trattenuta per evitare la fuoriuscita del lubrificante.

Con il riduttore in funzione si crea un effetto pompaggio che garantisce una buona lubrificazione e il corretto ricambio di lubrificante nella zona di lavoro. In caso di danneggiamento o usura del labbro principale dell’anello di tenuta può generarsi una contaminazione o la perdita del lubrificante.

In generale possono essere davvero numerose le cause di perdita del lubrificante: si stima che i difetti degli anelli di tenuta siano la causa solo del 5% delle perdite a breve termine e solo del 10% di quelle a lungo termine.

Ciò nonostante, proprio l’anello di tenuta è percepito come il punto debole dei riduttori e un difetto di questo elemento rischia di ledere l’immagine del produttore del riduttore.

Oltre a questa percezione diffusa, negli ultimi anni è anche aumentata la richiesta di prestazioni delle trasmissioni meccaniche da parte dei costruttori dei macchinari. Maggiore dinamicità dei movimenti, elevata densità di potenza, maggiori pressioni, cicli di lavoro più impegnativi con frequenti start e stop, nuovi lubrificanti più ecologici ma anche più aggressivi sugli anelli di tenuta, diametri sempre più ridotti, richieste di garanzie sempre maggiori: tutti questi fattori hanno contribuito a rendere ancora più importante la scelta del giusto anello di tenuta, per mantenere alti livelli di prestazione e soddisfare la clientela. Se fino ai primi anni 2000 i riduttori venivano utilizzati su un solo turno giornaliero (per circa 2000 ore all’anno), negli ultimi 15 anni si è arrivati a due o tre turni giornalieri fino a  circa 7000-8000 ore di lavoro all’anno: ciò comporta un lavoro molto maggiore in tempi sempre più ridotti, con un conseguente aumento di necessità di sessioni di manutenzione.

Durante il funzionamento del riduttore, l’albero compie un movimento rotatorio e, in funzione della velocità di rotazione, si genera uno sfregamento tra la gomma dell’anello e il metallo dell’albero in rotazione.

Questa frizione genera calore, tanto più elevato quanto più gravosa è la pressione tra la gomma e la superficie dell’albero del riduttore. Se si prende come esempio un anello di tenuta con un albero di 45 mm di diametro che ruota ad una velocità di 3000 rpm, esso genera una coppia di attrito di circa 0,3 Nm, una potenza dispersa di circa 65 W, equivalente ad un calore specifico pari a circa 220 W/cm2 s: tale calore specifico equivale più o meno a 30 volte quello generato da una normale piastra a induzione utilizzata nelle moderne cucine.

È quindi del tutto normale che l’utilizzo del riduttore porti all’usura dell’anello, che prima o poi darà luogo a un trafilamento di olio. L’aumento delle ore di operatività annuali richieste dal mercato porta conseguentemente a un’usura più rapida dell’anello di tenuta.

L’aspettativa di vita media di un anello di tenuta dipende dal tipo di gomma scelta. Per le applicazioni dei riduttori Varvel vengono usati principalmente due tipi di compound: NBR, con una garanzia di funzionamento di circa 3000-5000 ore e FKM (Viton) con un’aspettativa fino a 5000-7000 ore per il viton standard edin alcuni casi con mescole di Viton speciali si poosono raggiungere anche le 20000 ore di vita. Per tutte le applicazioni che prevedono attività caratterizzate da una velocità fino a circa 1500-2000 rpm ed una temepratura di lavoro di circa 80-100°C si utilizza la gomma NBR, dai 2000 ai 3600 rpm ed oltre e con temperature fino a 150°C è impiegato il Viton.

Per rispondere alle esigenze sempre più sfidanti sulle performance del prodotto e per mantenere un’offerta di alto livello, Varvel ha scelto di affidarsi a un’azienda riconosciuta a livello internazionale che fornisce anelli di tenuta di qualità superiore. Negli ultimi anni Freudenberg ha sviluppato soluzioni innovative, come mescole NBR più performanti, nuovi FKM con incrementi significativi della vita della tenuta e nuove configurazioni per il labbro di tenuta al fine di garantire sempre minori attriti e durate di vita superiori.

I materiali scelti possono essere impiegati in applicazioni per l’industria alimentare, in lavorazioni a temperature speciali, in associazione a lubrificanti che rappresentavano una criticità per gli anelli standard: una versatilità e una completezza di servizio che riflettono l’ampiezza delle proposte Varvel e la capacità del Gruppo di trovare sempre la migliore risposta a qualunque domanda in merito alle trasmissioni di potenza.

GRUPPO VARVEL

Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerosi settori dell’industria. “Know-how to do it”: Varvel ha le competenze per soddisfare al meglio le richieste dei clienti. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti Varvel è progettata e realizzata in Italia, ma il Gruppo è presente in tutto il mondo con due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale con oltre 100 partner commerciali.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

Dati di contatto per maggiori informazioni:
Varvel Marketing Department
 – marketing@varvel.com – +39 0516721811

Ufficio Stampa – Borderline Agency – press@borderlineagency.com – +39 0514450204

Know-how to do it: la nuova identità di Varvel

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Industria

Completamente rinnovata l’immagine aziendale del Gruppo Varvel: una nuova linea grafica e un nuovo payoff per comunicare l’esperienza e l’innovazione di questa storica realtà bolognese.

Valsamoggia (BO), 29 maggio 2018 – Il Gruppo Varvel, specializzato nella progettazione e nella produzione di sistemi di trasmissione di potenza Made in Italy, lancia ufficialmente la rinnovata immagine corporate e presenta il nuovo payoff.

 “Know-how to do it”: vale a dire l’unione del sapere e del saper fare, della teoria con la pratica, della ricerca con l’applicazione; il nuovo payoff di Varvel desidera porre l’accento sulla grande competenza del Gruppo, sulla capacità di imparare dall’esperienza e mettere in pratica gli insegnamenti maturati in oltre 60 anni di successi. Perchè l’evoluzione tecnologica è proprio questo: la concretizzazione dell’esperienza e delle migliori competenze per lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia e qualitativamente superiori.

Oltre al payoff, è stato effettuato un aggiornamento complessivo di tutti gli elementi che caratterizzano l’immagine aziendale Varvel: il verde è rimasto il colore identificativo del Gruppo, a sottolineare il forte legame con l’identità passata ed il desiderio di mantenere la riconoscibilità del marchio costruita nel corso degli anni;  sono invece state alleggerite le cromie a favore di tonalità più chiare, sinonimo di innovazione e trasparenza.

La nuova linea grafica è stata infine applicata anche al mondo del digitale, in particolar modo ai siti web del Gruppo: questi ultimi sono stati riprogettati secondo i contemporanei dettami della user experience e aggiornati non solo a livello di visual design ma anche della stessa struttura per consentire un accesso ai contenuti più agevole, completo ed efficace.

Questo “cambio di look” mette in evidenza la vitalità di un’azienda storica che continua a guardare avanti, portando innovazione nel mercato internazionale della meccanica di precisione, ma anche rinnovando se stessa e il proprio modo di presentarsi.

Il cambio di immagine coordinata del Gruppo Varvel rafforza l’identità e la riconoscibilità del brand, da sempre sinonimo di grande affidabilità e di qualità premium nell’industria degli organi di trasmissione.

GRUPPO VARVEL

Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerosi settori dell’industria. “Know-how to do it”: Varvel ha le competenze per soddisfare al meglio le richieste dei clienti. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti Varvel è progettata e realizzata in Italia, ma il Gruppo è presente in tutto il mondo con due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale con oltre 100 partner commerciali.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

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Portoni industriali e chiusure motorizzate: il Decreto Sanzioni e l’importanza della formazione

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Aziende, Industria

Il quadro normativo di riferimento che gli operatori devono conoscere e rispettare per garantire la sicurezza e la qualità di prodotti industriali come portoni, chiusure motorizzate, cancelli e vetrate.

Produttori, rivenditori, installatori e manutentori di serramenti e chiusure industriali devono conoscere nel dettaglio le normative nazionali e comunitarie che regolano il settore, che si tratti di semplici tapparelle motorizzate o di pesanti portoni industriali.

Ai confini tra i mondi dell’edilizia, della meccanica e della logistica, le chiusure motorizzate sono sottoposte a direttive e regolamenti europei, leggi e decreti nazionali, normative CEN, CENELEC e RED. Il comparto comprende cancelli, porte e portoni industriali, finestre, serrande, tapparelle, tende da sole e schermi motorizzati. Da 20 anni tutti questi prodotti sono sottoposti alla Direttiva Macchine, dal 2010 al DM 37/2010 e, da qualche mese, anche al DL 106/2017, più conosciuto come Decreto Sanzioni.

La poca conoscenza di norme, regolamenti e decreti all’interno nel settore delle chiusure motorizzate sta spingendo molte aziende attive nei mondi dell’industria e della logistica a correre ai ripari con corsi rapidi di aggiornamento per i dipendenti. Percorsi formativi che esaminano, caso per caso, le implicazioni delle normative vigenti, evidenziando in base alle specifiche merceologie – attenzione particolare meritano le porte tagliafuoco e tagliafumo – i singoli profili di rischio per produttore, rivenditore, installatore e manutentore.

Il Decreto Sanzioni ha introdotto un nuovo quadro normativo per regolare il mercato di questi prodotti, allineando gli standard sui livelli dei migliori produttori di portoni industriali e chiusure motorizzate, in modo da garantire il più possibile la sicurezza e la qualità delle costruzioni, oltre a migliorare l’efficacia e la trasparenza delle misure già esistenti. In parole semplici, il Decreto fissa le condizioni per l’immissione dei prodotti sul mercato, le regole sulla sicurezza e le sanzioni per chi prescrive prodotti non conformi. Un quadro normativo che coinvolge l’intera filiera: dai costruttori ai rivenditori, passando per installatori, collaudatori e progettisti.

RPC Revisione Piegatrici Cesoie

Scritto da RPC Piegatrici il . Pubblicato in Aziende, Industria

R.P.C. Costruttori di certezze. Costruttori di presse piegatrici. Esperienza decennale nel campo delle presse piegatrici e cesoie. R.P.C. offre anche la possibilità di revisionare presso il proprio stabilimento le piegatrici usate e cesoie usate rimettendo a nuovo macchine anche di 30 anni fa e offre il servizio di assistenza tecnica sulla pressa piegatrice.

RPC Piegatrici | Presse Piegatrici, Pressa Piegatrice, Costruttori Produzione macchine per Lamiera.

R.P.C. Revisione Piegatrici Cesoie s.r.l. nasce nel Settembre 2008
ed è composta da una squadra di quattordici tecnici Ex-Schiavi e Mecos con esperienza decennale nel campo delle presse piegatrici e cesoie. Oggi è un laboratorio artigiano di piegatrici per lamiera, un partner che punta alla qualità e alle tecnologie innovative. Il supporto costante alle problematiche del cliente e il servizio post vendita sono i nostri valori aggiunti alla passione che mettiamo nel costruire la nostra pressa piegatrice REACTIVA.

Il servizio di Assistenza Piegatrici e Cesoie rappresenta la nostra relazione principale con i clienti che sono una parte essenziale di tutto ciò che facciamo. Il nostro obiettivo è quello di fornire la massima qualità nell’ assistenza per mantenere le vostra operatività alla massima efficienza.
Se è necessario il supporto in loco, manderemo rapidamente un tecnico qualificato, diversamente l’assistenza telefonica fornisce un’assistenza tempestiva a fornire l’aiuto necessario quando ne avete bisogno.

MADE IN ITALY = QUALITA’ + INNOVAZIONE

Le Presse Piegatrici per Lamiera Reactiva sono progettate costruite e prodotte interamente in Italia nel nostro nuovo stabilimento di Piacenza. La padronanza totale del prodotto garantisce assistenza tecnica e supporto post-vendita veloci e specializzati.

MINOR IMPATTO AMBIENTALE

La quantità di olio idraulico è notevolmente inferiore. Molto più silenziosa rispetto ai sistemi tradizionali.

RISPARMIO ENERGETICO

Un notevole risparmio calcolato mediamente intorno al 40% in quanto i motori in fase di Stand-by sono completamente fermi riducendo al minimo la rumorosità.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA: SISTEMA IBRIDO INTEGRATO

Data da un generatore di spinta, un innovativo sistema elettro-idraulico ibrido per il comando e la movimentazione degli assi Y1-Y2.

Per maggiori informazioni: http://www.rpcpiegatrici.com/  oppure chiamando il  +39 0523 650917 potrete parlare con un nostro tecnico specializzato.

Lavorare da casa e cyber sicurezza: un connubio burrascoso

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Industria, Informatica, Italia, Opinioni / Editoriale, Tecnologia

Sempre più numerose le aziende che anche in Italia adottano lo smart working, favorite dalla presenza di normative specifiche. Pratica popolare tra gli impiegati, specie in settori di mercato in cui la dinamicità del personale e quindi la mobilità delle risorse umane è la chiave del successo delle organizzazioni, lo smart working rappresenta però un rischio in termini di protezione dei dati. Le società che desiderano avvalersene dovrebbero prendere alcune precauzioni per evitare spiacevoli sorprese.

Stando a recenti stime dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano tra il 2013 e il 2017 i lavoratori che in Italia possono svolgere le proprie mansioni anche dal di fuori delle mura aziendali a intervalli più o meno regolari sono cresciuti di circa il 60%, complice il fatto che nel bel Paese lo Smart Working o Lavoro Agile è chiaramente disciplinato dalla Legge n.81 del 22/05/17, il cui varo ha favorito un ulteriore incremento degli “smart worker” a 350.000 unità, ossia l’8% della forza lavoro italiana, un risultato importante, sebbene ancora lontano dalla media europea, dove circa il 30% dei dipendenti si avvale dello smart working per più di un giorno alla settimana.

Lavoro a distanza: pratica popolare non scevra da rischi IT

L’86% degli impiegati intervistati da Symantec UK per un recente studio ha dichiarato di utilizzare il proprio computer personale per scopi lavorativi, di questi il 42% ha dichiarato di non aggiornare regolarmente i sistemi e le applicazioni, al contrario del 70% dei tedeschi. Se lo smart working dovesse prendere piede come ci si aspetta, il suo sviluppo potrebbe diventare il nuovo incubo per i manager IT.

Tre i rischi principali che le aziende devono essere pronte ad affrontare:

  • Gli impiegati potrebbero non essere in grado di accedere alle informazioni necessarie per lavorare
  • Contaminazione della rete aziendale tramite una falla di sicurezza del computer dell’impiegato (o vice versa)
  • Furto o perdita di dati.

Sensibilizzare gli impiegati sui rischi informatici dello smart working

Per prevenire incidenti è indispensabile sensibilizzare gli utenti sulle problematiche di sicurezza IT connesse al lavoro a distanza. Coloro che lavorano al di fuori della sede aziendale dovrebbero ricevere regolarmente promemoria relativi alle buone pratiche da implementare: aggiornamenti regolari dell’antivirus, separazione tra le email personali e quelle aziendali, l’uso di periferiche esterne (chiavette USB, dischi rigidi ecc) dovrebbe essere limitato al trasferimento di dati da un computer all’altro e similari.

“Aumentare la consapevolezza degli utenti è essenziale ma non è sufficiente” avverte Jocelyn Krystlik, Manager Data Security Business Unit di Stormshield. “Semplicemente non è realistico oggigiorno far accollare agli utenti oneri eccessivi. Le imprese non possono affidarsi esclusivamente a questo tipo di misure preventive per tutelare la propria sicurezza”.

Soluzioni di protezione basate su sistemi di identificazione e tecnologia cloud

Le imprese non possono esimersi dall’implementare misure pratiche e soluzioni tecniche al fine di limitare i crescenti rischi IT derivanti dal lavoro a distanza.

  1. Determinare il profilo dei lavoratori a distanza. Per le organizzazioni è essenziale pianificare in anticipo e stabilire un profilo per ogni tipologia di addetto, basandosi sul rispettivo ruolo e sulle informazioni sensibili a cui l’impiegato deve poter accedere, che si trovi in azienda o fuori sede. I meccanismi di sicurezza non possono essere identici per i lavoratori a tempo pieno, per quelli part-time o per coloro che lavorano unicamente nel weekend.
  2. Autenticazione dell’accesso remoto. Uno dei principali strumenti per prevenire che la rete aziendale venga hackerata è l’impiego di un sistema che identifichi il lavoratore momento del log-in (tramite ID, password, codice d’accesso singolo ecc.) e ne limiti l’accesso alle sole risorse autorizzate tramite policy.
  3. Separazione e protezione dei sistemi operativi. Oltre al tradizionale software antivirus, uno dei metodi più semplici per prevenire una contaminazione incrociata tra il computer dell’impiegato e la rete aziendale è di minimizzare i diritti di amministrazione dell’addetto sulla macchina. Ciò significa dotare i lavoratori di un PC utilizzato strettamente a fini aziendali e aggiornato regolarmente dal reparto IT.
  4. Fornire un accesso sicuro ai dati. Per la messa in sicurezza del flusso di dati tra lo smart worker e la rete aziendale è d’uopo avvalersi di una VPN (Virtual Private Network), anche se “questa tipologia di accesso cifrato ai dati sta perdendo di rilevanza a fronte dello sviluppo della tecnologia cloud”, osserva Krystlik. Attraverso le piattaforme virtuali è possibile accedere a dati aziendali sensibili in qualsiasi momento, dovunque ci si trovi, senza alcuna connessione fisica diretta. “Il cloud consente di scorrelare l’autenticazione per l’utilizzo del computer, sempre difficile da proteggere, dall’autenticazione per l’accesso alle informazioni sensibili. Alla fine ciò che conta realmente è la sicurezza dei dati che si vogliono trasferire” conclude Jocelyn Krystlik.

Le soluzioni Stormshield Network Security aumentano l’agilità aziendale in un universo “Bring-Your-Own-Everything” garantendo accesso sicuro alle risorse interne aziendali (server email, intranet, applicazioni interne, file ecc.) attraverso le più restrittive policy di sicurezza. Con Stormshield Data Security invece il produttore europeo di soluzioni per la sicurezza IT protegge efficacemente i dati aziendali. Basate sulla cifratura dei dati end-to-end dall’utente al destinatario, Stormshield Data Security assicura protezione trasparente contro attacchi “man-in-the-middle”, amministrazione abusiva dei file e perdita di dati, in linea con il GDPR.

Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu

Sicurezza dei Sistemi Informativi Industriali: un’assoluta necessità

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Economia, Industria, Informatica, Legale, Tecnologia

In termini di cybersicurezza Il 2017 è stato un anno buio per molte aziende afferenti al settore industriale. Gli attacchi perpetrati ai danni dei rispettivi sistemi informativi hanno fatto notizia e incrementato la consapevolezza degli operatori sulle proprie vulnerabilità. La carente sicurezza dei sistemi industriali richiede l’adozione misure appropriate, sia in termini di infrastruttura IT sia di integrità OT. La continuità del servizio è cruciale e il suo impatto risulta addirittura superiore a quello dei sistemi IT, poiché determinante per l’integrità di beni e individui.

Sistemi informativi industriali: molte le sfaccettature da prendere in considerazione

Un dato di fatto che è sempre bene ricordare: il sistema informativo di un’azienda manifatturiera differisce da quello utilizzato in altri settori di mercato e le sue specificità richiedono dispositivi di protezione che integrino la logica legata al tipo di attività. Ne consegue che le tradizionali soluzioni multifunzione trasversali proposte sul mercato non offrono un elevato livello di sicurezza. Prima di avviare un progetto, le organizzazioni industriali dovrebbero prendere in considerazione questi vincoli specifici e rivolgersi a specialisti del settore. A nostro avviso infatti solo i fornitori che hanno sviluppato competenze specifiche sono in grado di affrontare le sfide poste dal settore industriale.

Elaborare un progetto in maniera unificata, semplifica la gestione dei sistemi impiegati (in particolare in termini di amministrazione delle soluzioni). Consente anche di sviluppare una sinergia tra i team informatici e aziendali coinvolti nella messa in sicurezza dei sistemi informativi e dell’infrastruttura industriale. Le competenze nel campo della cybersecurity sono una merce troppo rara per potersi permettere un deficit di efficienza.

Fonte: Wikimedia

La nascita di vere e proprie alleanze industriali

E’ proprio la particolarità dell’universo industriale la ragione per cui ultimamente si assiste allo sviluppo di un intero ecosistema imperniato sulla protezione dei sistemi informativi industriali. Sono nate alleanze tecniche e commerciali tra operatori complementari, che unendo le proprie forze hanno sviluppato sistemi ad alto valore aggiunto frutto della combinazione di soluzioni, integrazione, consulenza, formazione. Ci si può solo rallegrare di tali iniziative, perché a livello europeo potrebbero dare vita a nuovi leader del settore.

Requisiti normativi e consapevolezza politica

Coscienti di queste sfide strategiche, i legislatori hanno approcciato la tematica proclamando che la messa in sicurezza dei sistemi informativi industriali è un’assoluta necessità. Un’esigenza poi calata in molteplici leggi nazionali o europee. In Italia l’8 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto Legislativo attualmente al vaglio del Parlamento (ratifica che dovrebbe concludersi il 9 maggio) per il recepimento della Direttiva UE 2016/1148, meglio nota come Direttiva NIS. L’intento della Direttiva è assicurare a tutte le infrastrutture critiche a livello nazionale un’adeguata tutela contro incidenti informatici che potrebbero cagionare la non disponibilità di servizi primari per il Paese. Entro il 9 novembre le Autorità competenti NIS (cinque Ministeri) dovranno identificare gli operatori di servizi essenziali, che, in quanto tali, saranno tenuti a ottemperare alla normativa. In Francia alcuni contenuti della Direttiva NIS sono già stati recepiti attraverso una legge programmatica militare che, tra l’altro, vincola già ora le organizzazioni di importanza vitale per il Paese a separare i sistemi sensibili dai restanti sistemi informativi attraverso soluzioni qualificate da ANSSI, l’agenzia di cybersecurity nazionale francese, secondo i più stringenti standard di sicurezza.

A fronte dell’intervento del legislatore e consapevoli della crescente pervasività di IoT e sistemi Industry 4.0, i professionisti del settore industriale dovranno riconsiderare radicalmente la propria governance della cybersicurezza. Un progetto di questo calibro può però prendere forme concrete solo con il supporto di specialisti. E’ quindi fondamentale che il settore della sicurezza continui a sviluppare soluzioni per far fronte a queste minacce – anche e forse in primo luogo – formando nuove alleanze, al fine di consentire alle organizzazioni industriali di evolvere in ambienti effettivamente sicuri.

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Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni www.stormshield.eu

Trattori agricoli, dal 2018 è in vigore la Mother Regulation

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Industria

Per il settore macchine agricole quello del 2018 può essere considerato un anno spartiacque dal punto di vista normativo: dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, è entrata in vigore la “Mother Regulation”, il regolamento madre europeo (Direttiva 167/2013) che istituisce un’unica omologazione dei mezzi agricoli allo scopo di garantire standard elevati in termini di sicurezza e funzionalità.

Con esso le case costruttrici di trattori sono chiamate da quest’anno a rispettare nuovi criteri di produzione relativi a impianti frenanti, ganci traino, masse massime a carico, masse rimorchiabili, dimensioni e velocità massime, eccezione fatta solo per i “fine serie”, per i quali varrà ancora la vecchia normativa (Direttiva 2003/37/CE). Una novità assoluta in ambito normativo di cui però le stesse aziende produttrici erano a conoscenza già nell’ultimo biennio 2016-2018, periodo nel corso del quale è stata concessa la possibilità di adeguarsi gradualmente alle nuove prescrizioni.

Il nuovo regolamento stabilisce importanti modifiche alle masse massime a carico, che aumentano da 14 a 18 T per i mezzi a 2 assi, da 20 a 24 T per quelli a 3 assi e a 32 T per i veicoli a 4 assi, in virtù di una maggiore efficienza e sicurezza di sistemi frenanti, sospensioni, ganci ecc. Le maggiori masse a carico valgono anche per l’accoppiata rimorchio-trattore, purché entrambi i mezzi siano omologati secondo le nuove disposizioni.

Diverso il discorso per la velocità, per la quale il Codice della Strada italiano prevale sull’ordinamento comunitario: tradotto, significa che il limite in Italia resta di 40 Km/h (15 Km/h in alcuni casi), a differenza del limite massimo europeo che è di 60 Km/h. Tuttavia la Mother Regulation, applicabile in tutti gli Stati membri Ue, è obbligatoria esclusivamente per i trattori agricoli, ma facoltativa per altre tipologie di macchine per le quali il costruttore è libero di optare per l’omologazione nazionale, ovvero trattori cingolati, R-rimorchi, trattori a ruote per uso speciale.

Verifiche attrezzature a pressione: norma UNI 11325-12:2018

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Industria

Un importante aggiornamento del quadro normativo si segnala nel settore verifiche periodiche attrezzature di lavoro, con particolare riferimento alle attrezzature a pressione: dallo scorso 11 gennaio 2018, infatti, è in vigore la norma UNI 11325-12:2018 intitolata “Attrezzature a pressione – Messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione – Parte 12: Verifiche periodiche delle attrezzature e degli insiemi a pressione”.

Elaborata dal CTI – Comitato Termotecnico Italiano – ente federato UNI, questa norma rappresenta un notevole riferimento normativo allo scopo di prevenire ed evitare il rischio esplosione di qualsiasi attrezzatura a pressione, in quanto impartisce quelle che sono le procedure generali per le verifiche periodiche o di riqualificazione periodica di attrezzature e insiemi a pressione.

Nel dettaglio, la norma suddivide le verifiche periodiche alle quali sono sottoposte questo tipo di attrezzature in tre tipologie, ovvero verifica di funzionamento, verifica di integrità, verifica interna (limitatamente ai generatori di vapore d’acqua e/o surriscaldata).

Il testo della norma, inoltre, cita una serie di riferimenti normativi tra i quali ricordiamo la UNI/TS 11325 “Attrezzature a pressione – Messa in servizio ed utilizzazione attrezzature e insiemi a pressione” (nelle parti 1,2,4,6,11), la UNI EN ISO 9712 Prove non distruttive – Qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive, la UNI EN ISO 11623 inerente prove e verifiche attrezzature di lavoro periodiche di recipienti a pressione identificati come bombole a gas e bombole materiale composito.