Decenni di servizio nel settore energetico: Roberto Casula

Scritto da newsrconline newsrconline il . Pubblicato in Affari, Aziende

Dopo aver completato gli studi nella natìa Sardegna, ha vissuto e lavorato tra Asia e Africa arrivando infine ai vertici di Eni S.p.A. La vicenda di Roberto Casula è paradigmatica di come l’esperienza concreta sul campo sia fondamentale per l’avanzamento di carriera.

Roberto Casula

Roberto Casula: le prime esperienze professionali

Roberto Casula nasce a Cagliari nel 1962, laureandosi come ingegnere minerario nel 1988 presso l’Università della città. Terminato il percorso di studi, trova impiego presso Agip S.p.A., dove resta fino al 1991. In questi anni ha il compito di amministrare le prove di produzione e acquisizione dei dati sui pozzi e della verifica del comportamento dinamico dei giacimenti petroliferi, àmbiti nei quali si specializza nel corso del tempo e che diventano quindi il focus primario della sua attività. Nel 1992 viene spostato nella consociata del gruppo Agip Angola Ltd, la quale ha la propria sede a Luanda, città capitale dell’omonimo stato dell’Africa Centro-Occidentale, e al cui interno è incaricato delle operazioni di mantenimento e sviluppo. Nel 1997 Roberto Casula ha l’occasione di ritornare a lavorare in Italia e inizia quindi a occuparsi di un progetto di coordinamento produzione e sviluppo sempre all’interno di Eni S.p.A.: questa novità a livello di posizione professionale è un modo per lui utile per impegnarsi nuovamente nei processi relativi ai Paesi dell’Africa Occidentale, insieme a quelli del Medio Oriente, soprattutto per quello che concerne commercio e operatività.

I traguardi raggiunti negli ultimi decenni da Roberto Casula

Agli inizi del 2000 Roberto Casula cambia nuovamente ruolo all’interno di Eni, avanzando di livello: prima è infatti Responsabile dei Servizi Tecnici di progetto nella Repubblica Islamica d’Iran e successivamente Manager delle fasi 4 e 5 del progetto Giant South Pars Gas. Per lavorare al meglio in questa seconda nuova funzione, si trasferisce a vivere nella capitale iraniana Teheran. Ritornato brevemente in Italia nel 2004, poco dopo parte per la Libia, precisamente a Tripoli, dove è prima impiegato come Managing Director per il Nord Africa e poi come Senior Vice President della Regione Sub-Sahariana. A corredo di questo secondo e ultimo ruolo, Roberto Casula colleziona a partire dal 2011 per conto di Eni la chiusura di molteplici e importanti contratti commerciali in varie nazioni africane. Il premio per il lungo impegno sul campo in Eni arriva nel luglio 2014, quando diventa Chief Development Operations & Technology Officer e riporta così sulle attività tecniche, operative, project e di R&D direttamente all’Amministratore Delegato. Negli ultimi anni il nome Roberto Casula è stato associato alla nomina ai vertici di Assomineraria.

Green economy: Claudio Descalzi promuove l’economia circolare

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Affari, Aziende

Gli investimenti in ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione sono fondamentali per un futuro a emissioni zero, ma lo è altrettanto promuovere un modello economico circolare che aiuti a ridurre gli sprechi e porti maggior efficienza: l’AD Claudio Descalzi parla dell’impegno di Eni in questo ambito.

Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: Eni promuove concretamente l’economia circolare, l’esempio delle bioraffinerie

“Basta con gli sprechi, il futuro è l’economia circolare” esortava Claudio Descalzi lo scorso maggio sulle pagine del “Corriere della Sera”. “L’economia circolare? Per l’Eni è fondamentale” ha ribadito a ottobre l’Amministratore Delegato intervenendo alla Maker Faire di Roma in una sessione dedicata alla «Circular Economy». Parole che oggi continuano a trovare riscontro nell’impegno quotidiano del gruppo in questo ambito: progetti, iniziative e i primi importanti risultati. Qualche esempio: la conversione di Marghera in bioraffineria, l’avvio nel 2019 delle attività in quella di Gela e l’idea di realizzare un impianto di questo tipo a servizio di ogni grande città. Più efficienza, meno scarti: è la formula adottata dal gruppo guidato da Claudio Descalzi per fronteggiare l’aumento di emissioni di Co2, come spiega l’AD: “I rifiuti non solo inquinano il suolo e l’acqua, ma producono anche emissioni, in una quantità pari a circa 2 miliardi di tonnellate di Co2. Oggi la produzione urbana mondiale di rifiuti è pari a circa due miliardi di tonnellate l’anno: di queste, circa il 19% viene già utilizzato, mentre il 40% stoccato nel sottosuolo, il 33% disperso nell’ambiente, l’11% incenerito. Un’enormità. Questa situazione è riconducibile all’aver adottato finora un modello di crescita lineare: produzione-consumo-scarto e accumulo, riutilizzando solo in minima parte quello che è eliminato”.

Claudio Descalzi: l’energia del futuro? Da oli e rifiuti

Eni ha già speso cinque miliardi di euro in progetti legati all’economia circolare, inclusa la trasformazione della chimica e di buona parte della raffinazione. “L’energia per trasformare la linearità in circolarità deve arrivare dalla tecnologia e dalla ricerca scientifica, e questo è importante soprattutto in un Paese come il nostro, vista la scarsità di materie prime” ha ricordato Claudio Descalzi. Tra le tecnologie innovative sviluppate dal gruppo, una appositamente dedicata al trattamento del Forsu (Frazione organica da rifiuto solido urbano): lo trasforma in olio combustibile bio che può diventare materia prima per le raffinerie verdi o essere utilizzato come combustibile per le navi. Come ha sottolineato Claudio Descalzi l’ottica è “utilizzare i rifiuti per creare energia in termini di mobilità, di produzione di bio olio, bio gas, bio carburanti e prodotti chimici che devono poter essere riutilizzati, per andare a ridurre anche l’inquinamento da plastiche”. E se Eni, prima al mondo, a Marghera è riuscita a convertire un impianto tradizionale in bioraffineria, a Gela si guarda già ad altri primati: “Stiamo realizzando il primo impianto pilota in grado di produrre 40 tonnellate all’anno di bio-olio. Ne faremo uno a Ravenna da 4 mila tonnellate e stiamo studiando anche lo sviluppo di un impianto su scala industriale in grado di trattare 150mila tonnellate all’anno di Forsu, pari al consumo di 1,5 milioni di persone”.

Prestiti: aumentano quelli richiesti per il consolidamento debiti e le spese mediche

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Affari, Economia

Aumentano le richieste di prestiti personali destinati al consolidamento debiti, allacquisto di arredamento e alle spese mediche, mentre calano quelli per la ristrutturazione della casa. Sono queste le prime evidenze emerse dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Prestiti.it, realizzato su un campione di oltre 150.000 domande di finanziamento*, secondo il quale, nel corso dei primi 10 mesi dell’anno, gli italiani che si sono rivolti ad una società del credito hanno cercato di ottenere in media 10.334 euro, lo 0,8% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Aumento che, si legge nell’analisi, si è tradotto anche in un allungamento dei piani di ammortamento medi, passati da 60 a 62 rate.

Gli italiani continuano dunque a far ricorso alle società del credito, ma cambiano le priorità; esaminando le richieste di prestito personale nelle quali il firmatario ha specificato la finalità, emerge che la prima motivazione che ha spinto gli italiani a presentare domanda nei primi 10 mesi dell’anno è l’acquisto di un’auto usata (22%), mentre slittano al secondo posto le richieste di prestito destinate alla ristrutturazione della casa (21%), che perdono 4,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In forte aumento, invece, le domande di prestito personale destinate al consolidamento debiti, che passano dal 9,5% del 2017 al 13,1% del 2018, e quelle per pagare le spese mediche, il cui peso percentuale è cresciuto di oltre un terzo passando dal 3,7% del 2017 al 5% del 2018.

«Nell’ultimo anno si è assistito ad un cambiamento delle motivazioni che hanno spinto gli italiani a chiedere un prestito personale», spiega Andrea Bordigone, Responsabile prestiti di Facile.it «se da un lato l’aumento del consolidamento debiti ci racconta di una maggiore consapevolezza rispetto alle opportunità per gestire più correttamente il debito, dall’altra non si può non notare come stiano assumendo un peso sempre maggiore le richieste di prestiti personali destinati a coprire le spese mediche.».

A variare rispetto ai primi 10 mesi del 2017 sono state anche le somme che i richiedenti hanno cercato di ottenere. In aumento gli importi medi richiesti per il consolidamento debiti (17.538 euro, +9%), per la formazione (7.040, +12%) e i viaggi (€ 4.692 euro, +13%). In calo, invece, le somme richieste per i prestiti personali destinati alla “casa” come l’acquisto immobili (€ 21.025 euro, -20%) e la ristrutturazione casa (€ 13.281, -13%). Situazione in chiaroscuro per i prestiti personali per l’acquisto di arredamento; se ne chiedono di più (il loro peso percentuale è passato dal 7,1% al’8,8%) ma è diminuito il taglio medio (sceso del 4% e stabilizzatosi a 8.443 euro).

Guardando al profilo dei richiedenti emerge che chi ha presentato domanda nei primi 10 mesi del 2018 aveva, in media, 42 anni; la fascia anagrafica più rappresentata è quella degli under 35, cui fanno capo quasi 1 terzo delle richieste (31,9%), seguita dai richiedenti con età compresa tra i 35 e 44 anni (31,5%) e quelli nella fascia 45-54 anni (23%).

Dati interessanti emergono dall’analisi del sesso del richiedente; la percentuale di domande di finanziamento presentate da donne rimane ancora marginale (circa il 28%) e permangono le differenze sugli importi medi richiesti dai due sessi, con gli uomini che puntano ad ottenere, in media, il 10% in più rispetto al gentil sesso (10.612 euro contro i 9.633 euro).

Rispetto alla posizione lavorativa del richiedente, a presentar domanda in circa il 75% dei casi è un dipendete con contratto a tempo indeterminato, nel 14% un lavoratore autonomo o libero professionista e nel 5,5% un pensionato.

* L’osservatorio ha preso in esame un campione di oltre 150.000 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 ottobre 2017 e l’1 gennaio 2018 e il 31 ottobre 2018.

 

 

Renato Ravanelli comunica il raggiungimento da parte del Terzo Fondo F2i di un closing finale di € 3,6 miliardi

Scritto da news rronline il . Pubblicato in Affari, Aziende

Renato Ravanelli, manager e Amministratore Delagto di F2i, durante il tradizionale Investor Day della società ha comunicato agli stakeholders le ottime performance relative al closing finale del Terzo Fondo, che ha raccolto una cifra superiore di oltre 600 milioni di euro al target preventivato in fase di startup del fondo.

Renato Ravanelli

Successo per l’Investor Day di F2i, guidata da Renato Ravanelli

Ha avuto luogo a Milano, l’8 novembre scorso, l’evento di rito dell’Investor Day di F2i, che scandisce a cadenza regolare gli incontri della società guidata da Renato Ravanelli con azionisti e investitori. Oggetto del meeting del 2018 è stato il closing finale del Terzo Fondo avvenuto recentemente e che ha visto raggiungere l’importante cifra di 3,6 miliardi di euro, eccedendo così di oltre 600 milioni di euro il budget preventivato esattamente un anno fa al momento dell’avvio. Il brillante successo e la rapidità nell’averlo raggiunto sono stati conseguenza del supporto degli stakeholders già intercettati per il Primo e il Secondo Fondo, i quali avevano apportato nelle casse comuni rispettivamente 1,8 e 1,25 miliardi di euro, ma anche di quello di nuovi investitori. Al Terzo hanno aderito fondi pensione, fondi sovrani, fondazioni bancarie, compagnie assicurative e gestori di patrimoni. Stakeholders italiani e stranieri, questi ultimi provenienti in maggior numero da altre nazioni europee, asiatiche e nordamericane, hanno inciso in maniera pressochè identica sull’ottima performance finale della raccolta di denaro.

Renato Ravanelli esprime soddisfazione per il progetto conclusosi con il Terzo Fondo F2i

Il Terzo Fondo durerà 12 anni e si è avviato con un carnet di asset di tutto rispetto al cui interno si possono enumerare aeroporti, network di fornitura di acqua e gas naturale e impianti fotovoltaici. Dalla fine dello scorso anno, F2i, guidata da Renato Ravanelli ha già portato a termine per il Terzo Fondo interventi mirati a rafforzare le operazioni in portafoglio: in questo senso, la campagna acquisti nel fotovoltaico ha permesso la nascita di uno dei maggiori gruppi europei nel settore, mentre l’asset degli aeroporti ha tratto giovamento dall’acquisizione di ulteriori share di azioni delle società facenti capo agli hub di Milano, Napoli e Torino. Oltre a ciò, ultimamente Il Terzo Fondo ha messo le mani su EI Towers, la più grande realtà indipendente italiana di torri destinate a trasmissioni radio, tv e telecomunicazioni: tale operazione si configura come un trampolino favorevole alla ristrutturazione ongoing del settore. L’AD di F2i Renato Ravanelli ha in ultimo sottolineato come il closing del Terzo Fondo “rappresenta il culmine di un progetto estremamente ambizioso il cui obiettivo era la raccolta di nuovi capitali italiani ed esteri al fine di continuare lo sviluppo in Italia delle importanti piattaforme infrastrutturali già in portafoglio e avviare nuove iniziative in settori strategici per il Paese“.

Video Trinity Corporate Services: Dubai è la città più cosmopolita del mondo

Scritto da TrinityCorporateServices il . Pubblicato in Affari, Aziende, Economia

Dubai, anche nel 2018, mantiene il titolo di città più cosmopolita del mondo e si conferma, come ormai da molti anni, un grande hub dove registrare la propria attività grazie all’esperienza di Trinity Corporate Services.

View Video

Dubai è attualmente la città più cosmopolita del mondo, con residenti, nati all’estero, che rappresentano l’83% della sua popolazione (2,6 milioni) e che provengono da oltre 200 paesi e parlano più di 140 lingue diverse. Dopo Dubai si attesta Bruxelles, con una popolazione nata all’estero per il 62%, i cui abitanti provengono da circa 140 paesi e parlano 86 lingue diverse ” questo è quanto emerge nell’ultimo rapporto della società di consulenza globale McKinsey & Company. Delle oltre 140 lingue diverse parlate dai residenti di Dubai, quelle più comuni sono l’arabo, l’inglese, l’hindi, l’urdu, il persiano, il bengalese, il tamil, il tagalog, il cinese, il malayalam, il francese, il tedesco e lo spagnolo.

Ma non è tutto, come ulteriore dato di analisi sulla crescita di questa metropoli, troviamo anche i dati del Dubai Statistics Centre, secondo i quali la popolazione di Dubai è attualmente pari a 3,14 milioni rispetto ai 2,97 milioni conteggiati alla fine del 2017, a dimostrazione del suo continuo trend di crescita.
Si pensi che la popolazione dell’emirato, durante le ore di punta, tocca i 4,16 milioni al giorno, ha affermato sempre il DSC, in una precedente dichiarazione.
Gli analisti di McKinsey & Co. ritengono, inoltre, che Dubai, insieme a Londra, Hong Kong, New York, Singapore e Tokyo siano i principali hub per tutti i tipi di flussi, come merci, servizi, finanza, persone, dati e comunicazioni.

Oltre a Dubai e Bruxelles, secondo il rapporto “Thriving in the turbolence: Imaging the cities of the future” di McKinsey & Co., ci sono altre 11 città nel mondo in cui almeno un quarto dei residenti è nato all’estero. Sono Toronto, Auckland, Los Angeles, Sydney, Singapore, Londra, New York, Melbourne, Amsterdam, Francoforte e Parigi.

McKinsey ha stimato che i flussi globali di beni, servizi e persone contribuiscono ogni anno tra 250 miliardi di USD (Dh 917,5 miliardi) e 450 miliardi di USD (Dh 1,65 trilioni) al PIL globale, vale a dire dal 15 al 25 per cento del totale della produzione mondiale.
Viste queste stime, risulta molto appetibile sviluppare il proprio business in una global city come Dubai, proprio adesso che è in fase di forte e generosa espansione, sia in termini di posizionamento nel mercato mondiale, sia di crescita economica e di servizi.

Le modalità e le soluzioni per una sicura e semplice registrazione di una nuova impresa, le consiglia Trinity Corporate Services, società di consulenza che opera nel territorio degli Emirati Arabi Uniti con focus su Dubai da oltre 40 anni.
Rivolgendosi ai suoi consulenti si possono trovare le soluzioni più appropriate per la registrazione della propria società negli UAE e farsi consigliare la conformazione aziendale adatta per soddisfare gli specifici obiettivi di ciascuna attività.
Grazie alla grande apertura degli Emirati Arabi Uniti nell’accogliere nuove aziende o filiali di società internazionali, esistono molte ottime soluzioni, ve ne riportiamo alcune di seguito:

  • Società a responsabilità limitata (LLC)
    Una società a responsabilità limitata (LLC) è il tipo più comune di struttura aziendale negli Emirati Arabi Uniti ed è consigliata per le aziende che intendono commerciare all’interno della regione. Una LLC richiede un minimo di due e un massimo di cinquanta azionisti la cui responsabilità è limitata alle loro azioni nel capitale della società.
  • Filiale o Ufficio di rappresentanza
    Una filiale ha la stessa identità legale della sua società madre e svolge attività commerciali sotto il nome della stessa. Sebbene ogni emirato abbia le sue regole di licenza per le filiali, questo tipo di entità può svolgere una serie di attività (come approvato dal Dipartimento per lo sviluppo economico dell’emirato in questione).
  • Società civile – Licenza professionale
    Una società di servizi professionale, nota anche come società civile, è la forma più comune di entità utilizzata da investitori stranieri/professionisti a Dubai e Sharjah per fornire servizi professionali. Una licenza professionale viene assegnata a professionisti qualificati in possesso delle qualifiche e dell’esperienza idonee.
  • Società in Free Zone
    Registrare una società in una Free Trade Zone (FTZ) è sicuramente un’opzione allettante per investitori che aspirano a internazionalizzare il proprio business.
    Una Free Zone Company (FZC) offre la possibilità di attuare un’efficiente pianificazione fiscale e, allo stesso tempo, vanta della consistenza che sta diventando sempre più pressante nell’attuale scenario internazionale.
    Gli azionisti di una FZC hanno il diritto di ottenere il visto di residenzanegli Emirati (UAE Residence Visa). Mentre la licenza va rinnovata ogni anno, il visto di residenza va rinnovato ogni 2 o 3 anni (a seconda della Free Trade Zone scelta). È inoltre possibile richiedere il visto di residenza per i propri familiari e anche ulteriori visti di residenza (insieme al permesso di lavoro) per eventuali impiegati.
    Uno dei principali vantaggi che offre una FZC è il fatto che la società possa essere al 100% di proprietà straniera e non è richiesta la presenza di un partner Emirati.
    La FZC (come la società locale) può avvalersi dei Double Tax Treaties (DTTs), i trattati che evitano la doppia imposizione. L’applicazione dei trattati dipende da quanto stabilito in ogni singolo trattato che gli Emirati hanno firmato con più di 100 paesi.
  • Società offshore
    Una società offshore è un’entità legale stabilita in un centro finanziario offshore o un paradiso fiscale, protetto da una legislazione specifica che generalmente garantisce un’esenzione fiscale completa e un alto livello di privacy e sicurezza.
    La formazione di società offshore può essere utilizzata per mantenere e produrre patrimonio, condurre scambi commerciali internazionali, contratti o servizi di consulenza, detenere proprietà e svolgere attività di protezione patrimoniale. Le società offshore offrono anche vantaggi al di fuori delle tasse, come la facilitazione degli investimenti diretti in alcune giurisdizioni, la gestione delle ritenute fiscali per i redditi esteri e la detenzione di proprietà intellettuale, per citarne solo alcune.

Il vantaggio, quindi, di partecipare alla vita economico-finanziaria di Dubai e degli UAE è indubbio, specie nel momento attuale.
La solidità del Paese, i forti strumenti per incentivare l’arrivo di investitori internazionali e favorirne le attività, le politiche orientate a far crescere e sviluppare l’economia degli UAE, convincono sempre più e consigliano di posizionarsi sul mercato emiratino con la propria azienda il prima possibile.

Trinity Corporate Services
Press Office
321 Group – Patrizia Landini

Fontehttp://www.trinitycorporateservices.com

Forbes promuove Valerio Camerano tra i 100 manager più influenti del Paese

Scritto da newslcvproffice il . Pubblicato in Affari, Aziende

Forbes stila la classifica dei 100 top manager alla guida delle aziende di maggior rilievo internazionale per il Paese: tra loro anche Valerio Camerano, AD di A2A.

Valerio Camerano

Forbes: Valerio Camerano Capitano del Made in Italy

Celebra “l’Italia che va” Forbes nel numero di ottobre. La rivista economico-finanziaria dedica un ampio approfondimento a quello che definisce il “nuovo Rinascimento italiano” e ai 100 top manager che guidano con competenze e coraggio le maggiori aziende del Paese cercando di renderle più competitive a livello internazionale. Tra loro Forbes ha incluso anche Valerio Camerano: l’Amministratore Delegato di A2A è uno dei “Capitani del Made in Italy” selezionati dalla rivista che ne ha riconosciuto le capacità. “Perché il manager – come scrive Forbes – non è solo colui che amministra o dirige un’impresa, ma (dall’espressione latina manu agere, cioè condurre con la mano) è colui che guida gli altri”. Parole che si riflettono nel percorso professionale di Valerio Camerano, arrivato alla guida di A2A dopo una serie di importanti esperienze manageriali in altre grandi realtà aziendali del Paese.

Valerio Camerano: il profilo professionale dell’AD di A2A

Nato a Roma nel 1963, Valerio Camerano si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma e in seguito ha preso parte all’Advanced Management Programme della INSEAD Business School di Fontainebleau in Francia. È nel 1991 che la sua carriera prende il via all’interno dell’istituto finanziario internazionale CITIBANK, dove si occupa di investimenti e di Corporate Banking. Nel tempo arriva a ricoprire ruoli di crescente responsabilità fino a quando nel 2000 decide di intraprendere nuove esperienze professionali: assunto in Camuzzi, gruppo industriale di Piacenza, opera come Direttore Strategie e Sviluppo e l’anno successivo, in seguito alla separazione societaria tra rete gas e clienti, diventa Direttore Generale della neonata Plenia. Nel 2002 passa ad Enel in qualità di Direttore Generale di Enel Gas: Amministratore Unico di tre società operative e Consigliere di Amministrazione in quattro realtà del gruppo, vi resta fino al 2006 quando viene nominato Amministratore Delegato di GDF SUEZ Energie, gruppo internazionale francese dove diventa Responsabile di tutte le attività della Società di Vendita e Trading di Gas ed Energia Elettrica in Italia (2 miliardi di euro di fatturato e 50 TWh di energia venduta). Opera inoltre nel Comitato esecutivo, assumendosi le Responsabilità per l’Italia su Business Development, Comunicazioni e Relazioni Istituzionali. In A2A dal 2014 nel ruolo di AD, nel 2017 è stato nominato anche Direttore Generale. Opera anche nella Giunta Esecutiva di Utilitalia ed è Vicepresidente del Gruppo Energia di Assolombarda. Valerio Camerano è autore di diverse ricerche e pubblicazioni sul tema dei mercati finanziari: in passato ha collaborato con la Cattedra di Economia internazionale dell’Università di Torino e con la Cattedra di Mercati Finanziari Internazionali dell’Università di Roma.

Investimenti: al summit di Palazzo Chigi anche Luigi Ferraris, AD Terna

Scritto da pressreleaself releaself il . Pubblicato in Affari, Aziende

L’AD Luigi Ferraris incontra il Premier a Palazzo Chigi: al vertice dello scorso 10 ottobre sono stati convocati i manager che guidano le principali partecipate pubbliche.

Luigi Ferraris, CEO Terna

Luigi Ferraris a Palazzo Chigi: Terna alla cabina di regia sugli investimenti

In qualità di Amministratore Delegato di Terna, anche Luigi Ferraris è stato convocato lo scorso 10 ottobre a Palazzo Chigi: un incontro tra i vertici delle aziende partecipate e il Premier Conte per discutere di occupazione e investimenti a supporto dell’economia del Paese. Per Terna parla il Piano Strategico 2018-2022 presentato dall’AD Luigi Ferraris nei mesi scorsi: 5,3 miliardi di investimenti nel Paese (+30% rispetto al Piano precedente). Di questi, circa 2,8 sono destinati allo sviluppo della rete nazionale e delle interconnessioni con l’estero, altri 700 milioni di euro andranno a implementare il Piano di Difesa mentre circa 1,9 miliardi di euro serviranno per attività di rinnovo, miglioramento della qualità del servizio ed efficienza. Investimenti che puntano a incrementare lo sviluppo, attraverso “una completa integrazione delle rinnovabili e di digitalizzazione per una maggiore sicurezza e resilienza, a beneficio di tutto il sistema”.

Luigi Ferraris: investimenti e strategie di crescita di Terna

Oltre alla crescita economica del Paese, gli investimenti programmati da Terna nel quinquennio 2018-2022 sono stati definiti anche nell’ottica di incentivarne ulteriormente lo sviluppo sostenibile. Un tema particolarmente sentito dall’AD Luigi Ferraris, che lo scorso marzo, presentando il Piano, fece notare come il 70% degli investimenti guardi alla sostenibilità: “Risolverà le congestioni, migliorerà la qualità dei servizi nonché l’impatto ambientale e visivo”. Un impegno che recentemente è valso a Terna un importante risultato: nell’ambito del Dow Jones Sustainability Index 2018 il gruppo è primo al mondo per il settore Electric Utilities. Secondo Luigi Ferraris è un riconoscimento “al nostro impegno per l’introduzione nel nostro business di un modello inclusivo, attento alle istanze dei territori e dei nostri stakeholder”.

Tim tra governance e 5G: “Affari & Finanza” intervista l’AD Amos Genish

Scritto da comunicazionewebag il . Pubblicato in Affari, Aziende

Amos Genish si prepara a gestire il passaggio al 5G: in un’intervista rilasciata ad “Affari & Finanza” l’AD di TIM illustra la “rivoluzione che ci porta nel futuro”.

Amos Genish

TIM verso il 5G: la soddisfazione dell’AD Amos Genish

In un’intervista pubblicata lo scorso 8 ottobre su “Affari &Finanza”, l’AD di TIM Amos Genish manifesta grande entusiasmo per la recente aggiudicazione delle frequenze 5G, che definisce “una rivoluzione che ci porta nel futuro“. Un investimento ingente per il gruppo, ma “siamo certi che il 5G genererà un ritorno economico soddisfacente, perché ora avremo un’offerta fortissima” garantisce l’AD: i primi telefonini arriveranno entro giugno prossimo e TIM guarda alla creazione di nuove joint venture per i contenuti. I cambiamenti più rilevanti sono attesi “in Italia già a partire da aprile giugno 2019 e sicuramente entro il 2020 vedremo le differenze” ha aggiunto Amos Genish, prima di soffermarsi ad analizzare il triplice effetto del 5G: “Il primo è creare una smart nation con delle smart city, il secondo è uno smart business, ovvero automazione delle fabbriche, più produttività, auto a guida autonoma, droni per l’agricoltura. Il terzo è quello dell’intrattenimento e della cultura”.

Amos Genish: “Affari & Finanza” intervista l’AD di TIM

“Il 5G richiederà molte nuove antenne e auspichiamo che il Governo voglia adeguare l’Italia agli standard europei nel campo dei limiti elettromagnetici” afferma Amos Genish nell’intervista al settimanale economico di Repubblica. Secondo l’AD il Paese deve fare sistema con le regioni e le amministrazioni locali: “Tutti dovranno lavorare assieme in partnership, chi produce sistemi, i fornitori servizi e coloro che sviluppano piattaforme abilitate al 5G”. Parlando di TIM, Amos Genish si è detto “concentrato sul mio lavoro, sui nostri clienti, sui nostri lavoratori, su tutti gli azionisti”. L’AD ha aggiunto che nei prossimi mesi si discuterà del nuovo Piano strategico 2019-2021: “E questo confronto sarà cruciale per assicurarsi che ci sia allineamento tra il Consiglio, il management e i principali azionisti”.

Intervista Sergio Alberti: Dubai e le sue opportunità di investimento immobiliare

Scritto da SergioAlbertiRealEstate il . Pubblicato in Affari, Casa e Giardino, Economia

Dubai e gli Emirati Arabi Uniti si presentano come una valida e importante meta per gli investimenti immobiliari; sicurezza, pagamenti garantiti, ordine e pulizia, ne fanno un luogo unico al mondo per opportunità di business e ritorni economici vantaggiosi. Ne parliamo con Sergio Alberti Real Estate.

Sergio Alberti, esperto consulente nel settore del real estate, lavora da anni nel mercato immobiliare degli UAE, con focus su Dubai. La città, da anni in forte sviluppo, ha tutte le carte in regola per attirare persone interessate a investire il proprio denaro in questa metropoli cosmopolita; ma come fare perché tutto vada al meglio e come trovare l’opportunità migliore?

Sergio Alberti, come è nata, e quando, la sua passione per il mercato immobiliare?

Sono consulente immobiliare da sempre, da quando, nel lontano 1984, poco più che ventenne, giravo in bicicletta per Torino cercando i cartelli VENDESI attaccati alle abitazioni.

L’interesse per questa attività nacque proprio in quel momento, dalla possibilità di scovare un buon affare e di proporlo a chi avrebbe potuto acquistarlo: avevo scoperto la passione della mia vita.

Nel 2015, dopo oltre 30 anni di attività, arriva un secondo importante cambiamento; la decisione di seguire il settore del Real Estate di lusso; ville d’epoca, palazzi storici, hotel, tenute agricole in tutta Italia, specializzandomi, principalmente, nelle Ville Venete, negli immobili e hotel di pregio, nelle location italiane più rilevanti e note, come Venezia, Roma, Milano, Firenze, Torino, Sardegna e Portofino.

E, nel 2016, si è compiuta la terza grande svolta; il mercato immobiliare estero, ricevendo mandato, in qualità di advisor, per alcune delle più importanti Società immobiliari di Dubai, a cui si aggiungono varie collaborazioni internazionali per la vendita di proprietà a San Francisco, Londra e alle Canarie.

Così è nata Sergio Alberti Real Estate.

Ho sempre operato, in qualsiasi parte del mondo, secondo un criterio di ricerca e analisi puntuale e approfondito, proponendo in vendita solo gli immobili ritenuti interessanti per le loro caratteristiche.

Uno dei miei focus è Dubai, appunto, e non passa mese che io non soggiorni lì per almeno 10 giorni, per scoprire e selezionare tutti i migliori investimenti e opportunità per i miei clienti e per chi voglia avvicinarsi a questo mercato in vivace espansione.

Faccio sopralluoghi direttamente sui cantieri e raccolgo dati e analisi dai Costruttori per proporre location eccellenti al prezzo più vantaggioso.

Dubai è un luogo spettacolare e una metropoli in forte sviluppo, come ha scoperto questa incredibile città e come mai ne è rimasto affascinato?

Ho scoperto Dubai, possiamo dire, per una serie di casualità e subito ha acceso il mio interesse. Stanco, dopo oltre 30 anni, del mercato immobiliare italiano, con tutte le difficoltà a esso inerenti, ho seguito il mio istinto di cambiamento, quella voglia di esplorare nuovi mondi. Dubai ha rappresentato, e rappresenta per me, il Futuro; testimonia come si possa lavorare con una burocrazia snella e ridotta al minimo, come ci possano ancora essere buone opportunità di business e di guadagno nel settore e nel mondo.

I processi di acquisto sono semplificati al massimo; a Dubai, con un semplice acconto, si ferma l’appartamento che interessa e poi si procede a fare dei versamenti scadenzati che possono, a seconda del piano di acquisto offerto dal costruttore, arrivare al saldo dopo 3/5 anni.

Ma il bello è che, innanzitutto, i soldi degli anticipi sono versati su un conto governativo (Escrow Account) che garantisce l’importo anche nell’ipotetico caso di fallimento del Developer, e che si può entrare in possesso del bene, in alcuni casi, prima di averlo saldato interamente.

Questo è un grande vantaggio, poiché, visti gli alti rendimenti (7-8% annuo), l’appartamento inizia a fruttare ancora prima del saldo, a volte uno o due anni prima.

Gli Emirati Arabi Uniti e, in special modo Dubai, attirano imprenditori e investimenti da tutto il mond;, quali sono le prerogative di questi luoghi e qual è il livello di qualità della vita?

Le prerogative di Dubai sono quelle di un Paese che, in pochi decenni, ha saputo trasformarsi come nessun altro paese al mondo. Un Paese che è cresciuto, dando priorità alla sicurezza e all’apertura verso le altre Nazioni, con una qualità della vita decisamente elevata. La creazione di un hub aeroportuale, tra i primi al mondo, ha richiamato molti investitori esteri e, oggi, multinazionali di ogni settore hanno un’importante sede a Dubai.

Il porto di Jebel Ali, uno dei maggiori del Medio Oriente, ha una florida free zone che si sta dimostrando punto di incontro ideale per lo stoccaggio e la distribuzione delle merci verso il mercato medio orientale e viene utilizzato da importanti Società provenienti da tutto il mondo.

Importante e massiccio è stato lo sviluppo del settore immobiliare e delle costruzioni. Oggi, Dubai ha un mercato immobiliare, a dispetto del suo sviluppo, che vede prezzi molto bassi e, in considerazione della continua e importante crescita, prevista in questo Paese nei prossimi 10-15 anni, partendo dall’Expo del 2020, si prevede che i valori degli immobili possano aumentare di molto.

Per questo ho deciso di puntare su questo mercato immobiliare e proporlo agli investitori italiani. Anche (e soprattutto) perché il Governo di Dubai ha istituito delle agevolazioni e delle norme di garanzia per gli investitori, oserei dire, uniche al mondo; basti pensare agli acconti garantiti per chi acquista un immobile in corso di costruzione, ai pochi costi per la intestazione dell’immobile stesso, alle dilazioni di pagamento o alla possibilità di ottenere un mutuo sino al 50% del prezzo della casa, anche per i non residenti. Da sottolineare sono le importanti agevolazioni per chi vuole costituire Società operative a Dubai, dove, infatti, non esistono tasse sulla persona fisica e nemmeno sulle aziende, l’iva è al 5% per le transazioni interne e, inoltre, viene concessa la residenza per 2-3 anni rinnovabile a chi registra un’Attività negli UAE.

Una vera e propria politica Business oriented, sostenuta con grande fermezza da tutto il Governo emiratino.

Come si presenta il mercato immobiliare di Dubai?

Il mercato immobiliare di Dubai possiede, naturalmente, alcune caratteristiche simili per tutti i Paesi; come la legge della domanda e dell’offerta o come la selezione tra zone più interessanti e zone meno interessanti. Ci sono, però, degli altri aspetti particolari che rendono il mercato immobiliare di Dubai unico al mondo. Infatti, non esistono solamente quartieri o aree della città come siamo abituati a vedere in Italia; lì si possono vedere zone originali e spettacolari che fanno di Dubai un esempio di sviluppo edilizio ed economico tra i migliori al mondo. Esistono zone come Dubai Marina, la Palma, le aree attorno al Burj Khalifa, e cioè Down Town e Business Bay, e poi la nuova città dello Sceicco. Quest’ultima è un progetto spettacolare che si trova proprio adiacente al centro e che, al suo interno, vede un’enorme laguna artificiale, dotata di una vera e propria spiaggia; ma non solo, sono stati edificati interi quartieri residenziali di grande eleganza e bellezza all’interno dei campi da golf, insomma, una serie di unicità che rendono questo mercato assai appetibile, specie considerando che i prezzi oscillano dai 2.000 ai 5.000 euro/mq. il tutto abbinato, come detto sopra, alle garanzie sugli acconti versati e alle modalità di pagamento dilazionato, rendendo molto interessante investire a Dubai, specie considerando che i redditi da locazione si assestano mediamente sul 7-8% su base annua.

Per dare la cifra dello sviluppo del mercato immobiliare a Dubai, basti pensare che i Centri di Servizio del Land Department (DLD) hanno supportato oltre 39.000 investitori per un totale di 131 miliardi di AED nei primi otto mesi dell’anno.

Mentre il numero di transazioni registrate tra il 1 ° gennaio e il 31 agosto 2018 ammontava a 42.000 unità. Di queste, 24.000 erano transazioni relative al trasferimento di proprietà, mentre 18.000 erano servizi agli investitori.

Quali sono i vantaggi di investire il proprio capitale in questo Paese?

Molti sono i vantaggi nell’investire a Dubai: prezzi bassi, pagamenti dilazionati con acconti garantiti, location lussuose e molto ben edificate, ottimi rendimenti da locazione, previsione di una buona rivalutazione dei prezzi, possibilità di portare la residenza a Dubai acquistando un immobile da circa 235 mila euro, zero tasse e iva al 5%.

Ma l’aspetto, secondo me, più interessante, quell’aspetto che mi ha fatto innamorare di Dubai e che da quel valore aggiunto all’investimento immobiliare, e pochi luoghi al mondo possiedono, è la sicurezza.

Infatti, si può circolare per le strade senza timore che accada nulla, così come possiamo vedere l’estrema pulizia delle strade e dei luoghi pubblici.

Inoltre, sapere che persone di oltre 200 nazioni da tutto il mondo vivono e convivono a Dubai, in totale rispetto e serenità, regala sensazioni uniche.

Questi sono elementi fondamentali anche nella scelta dell’investimento immobiliare (e non solo), sono elementi che non possono essere inseriti in una ipotetica perizia di stima di un immobile, eppure esistono, sono palpabili e regalano all’immobile stesso un valore aggiunto non indifferente.

Anche la consapevolezza di conoscere che cosa succederà a Dubai nei prossimi 10-15 anni, dove sono previsti investimenti incredibili in infrastrutture con ampio uso di sistemi di energie alternative, esprime al massimo come questo Paese, da sempre, abbia voglia di crescere, di progredire, di operare sempre con un criterio di avanguardia totale.

Il piano amministrativo del Governo prevede uno sviluppo che arriva, ad oggi, fino al 2070; la pace, la crescita economica e culturale, la tolleranza e la felicità sono voci fondamentali dello stesso e, alle ultime due, sono stati dedicati i rispettivi Ministeri.

Dubai è una spettacolare meta per il business e anche per vivere, l’importante è visitarla almeno una volta, dopo ciò, se ne resta ammaliati.

Sergio Alberti Real Estate

Press Office

321 Group – Patrizia Landini

Fonte: www.sergioalbertirealestate.it

Enel, Francesco Starace a Vallelunga per l’E-Mobility Revolution 2018

Scritto da office fsonline il . Pubblicato in Affari, Aziende

A Vallelunga nasce il primo “Enel X e-Mobility Hub”, un polo per la progettazione di tecnologie innovative da applicare alla mobilità elettrica: la soddisfazione dell’AD Francesco Starace.

Francesco Starace

Vallelunga: Francesco Starace interviene all’E-mobility Revolution 2018

L’autodromo romano di Vallelunga ha ospitato lo scorso 21 settembre l’edizione 2018 dell’evento “E-mobility Revolution” organizzato da Enel X, società del gruppo Enel specializzata in mobilità elettrica: “Abbiamo scelto il tempio dell’auto veloce – ha spiegato l’AD Francesco Starace nel suo intervento – per sottolineare come il processo della mobilità elettrica si innesti in un fenomeno altrettanto veloce che riguarda lo spostamento del consumo di energia sull’elettricità”. Non a caso Enel è tra i più convinti sostenitori della mobilità elettrica e in occasione dell’incontro ha annunciato la nascita a Vallelunga del primo polo per lo sviluppo delle tecnologie: l’Enel X e-mobility Hub è frutto della collaborazione con Aci e, come ha evidenziato Francesco Starace, sarà affiancato da un laboratorio Enel X Lab dove si sperimenteranno e testeranno soluzioni tecnologiche innovative.

Francesco Starace: “E-mobility, la rivoluzione è in corso e l’Italia è in prima fila”

“Nei consumi di energia c’è una grande spinta all’elettrificazione, il digitale accompagna questo processo migliorando enormemente l’efficienza: la mobilità elettrica è parte di questo processo” ha affermato Francesco Starace delineando lo scenario in cui si colloca la “E-mobility Revolution 2018”. “La nostra sfida è quella di guidare la transizione energetica: l’elettricità sarà il principale vettore per realizzare una profonda decarbonizzazione di tutti i settori, primo fra tutti quello dei trasporti” ha aggiunto l’AD di Enel facendo notare come quella della mobilità elettrica sia una “rivoluzione in corso” e l’Italia parta da una posizione di vantaggio avendo una rete già completamente digitalizzata. In questa ottica il gruppo energetico ha un ruolo fondamentale. Enel è infatti impegnata da tempo nella realizzazione del Piano nazionale di infrastrutture di ricarica, che prevede l’installazione di circa 7mila colonnine entro il 2020 per arrivare a 14mila nel 2022, come ha ricordato l’AD Francesco Starace a Vallelunga: “Abbiamo già siglato accordi per circa 4.300 infrastrutture di ricarica con le amministrazioni pubbliche ma anche con realtà industriali e commerciali, che ci permetteranno di proseguire speditamente per far sì che l’auto elettrica diventi un mezzo alla portata di tutti”.