I gioielli in acciaio da donna perfetti per celebrare un amore

Scritto da Binda il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle

Regali sempre apprezzati i gioielli in acciaio da donna, perfetti per dimostrare l’amore o l’affetto che si prova nei confronti dell’anima gemella.

La nuova collezione Kilos of Love di Breil è pensata per regalare un gioiello in acciaio di alta qualità con quel tocco di amore, che non guasta mai. Un dono che rimane nel tempo, sinonimo di un ricordo felice.

Le idee regalo originali per lei

Tante proposte, tutte con un unico comune denominatore: festeggiare l’amore.  Si parte con le collane da donna, tutte in acciaio e anche in versione doppia collana.

Nate per celebrare un amore, le collane donna con pendente sono perfette per ogni occasione e presentano un particolare accattivante: il pendente, infatti, è un cuore in IP nero.

Gli orecchini da donna, poi, sono glamour e adatti a quelle situazioni eleganti e formali in cui ci si vuole differenziare. Anche qui il particolare è d’obbligo, i pendenti in acciaio con tre cuori dominano la scena.

I bracciali per donna, infine, non sono da meno. Si può scegliere, infatti, tra ricercati bracciali con cuoricini e pendente oppure un più semplice, ma di uguale bellezza, bracciale in acciaio, sempre con l’elemento distintivo dell’amore, il cuore.

Non resta che scegliere, dunque, per regalare alla propria amata un dolce sorriso e una gioia che porterà, per sempre, nel cuore.

Come creare diagrammi di flusso P&ID intelligenti

Scritto da gtebart il . Pubblicato in Aziende, Economia, Industria, Tecnologia

Milano, Italia – 13 febbraio 2019: La pianificazione nella costruzione di impianti comprende molte aree di responsabilità. Una di queste è l’ingegnerizzazione del processo e l’elaborazione del diagramma di flusso. Il diagramma di flusso P&ID è la parte importante ed essenziale nel processo di pianificazione.

Nella progettazione degli impianti, vengono utilizzati i diagrammi di flusso P&ID per illustrare i processi e per definire le attrezzature ed i dispositivi. Nel diagramma vengono inserite tutte le informazioni riguardanti il processo e tutti i dettagli dei componenti utilizzati.

I diagrammi di flusso P&ID descrivono il processo
I diagrammi di flusso P&ID utilizzano simboli standard per rappresentare diversi tipi di componenti del sistema. Essi rappresentano le apparecchiature ed i macchinari presenti in un impianto. Tutti i simboli sono tipicamente collegati tra loro da linee che rappresentati le tubazioni. Questo serve a rappresentare come il flusso scorre nelle le tubazioni. Il diagramma di flusso può inoltre contenere altre proprietà come il materiale, la pressione e la temperatura dell’impianto. Queste informazioni possono essere inserite nel P&ID sotto forma di testo sul diagramma di flusso, memorizzate in una tabella o inserite come attributo nelle proprietà del componente. Le tubazioni che collegano i componenti tra loro contengono inoltre proprietà come dimensioni nominali, valori di pressione, materiale, specifica e coibentazione. La sfida della pianificazione P&ID integrata consiste nell’ottenere tutte le informazioni dettagliate il più rapidamente possibile, anche durante la creazione del diagramma di flusso P&ID.

Dettagli nascosti nei diagrammi di flusso P&ID
Nei diagrammi di flusso P&ID non tutti i dettagli sono invisibili, ma devono comunque poter essere valutabili. La soluzione a questo problema sono gli attributi. Gli attributi sono proprietà invisibili e possono essere assegnati a singoli componenti, tubi o strumentazioni. Essi possono essere richiamati e modificati tutte le volte che è necessario. Gli attributi possono essere impostati dall’utente o come valore predefinito, e possono essere esportati automaticamente in qualsiasi momento della progettazione come report personalizzati o all’interno degli elenchi componenti.

Attributi – L’intelligenza nascosta
Gli attributi in uno schema di processo P&ID sono uno strumento molto potente, perché aggiungono intelligenza ad un normale strumento di progettazione P&ID. A questo punto, lo schema P&ID non è più solo grafica, ma anche un contenitore di dati nascosti, utilizzabili per la successiva progettazione e realizzazione dell’impianto. Ne deriva quindi la possibilità di ottenere report dettagliati per tenere sotto controllo i costi del progetto.

La potenza degli attributi
M4 P&ID FX è una soluzione P&ID che sfrutta appieno la potenza degli attributi e si interfaccia agevolmente con altri software. Questo strumento P&ID è focalizzato esclusivamente sulla pianificazione di processo e offre la possibilità di rappresentare graficamente processi industriali complessi, oltre che a fornire dettagli e informazioni personalizzabili.

Conclusione
Il software P&ID di CAD Schroer può essere acquistato a soli 1.250,00 €, un costo accessibile per qualsiasi azienda. Il software si ripaga da se già dopo la realizzazione dei primi progetti.

>> Come un semplice P&ID può diventare un diagramma di flusso intelligente

Riguardo CAD Schroer
Specializzata nello sviluppo di software e nella fornitura di soluzioni d´ingegneria, CAD Schroer è un’azienda di calibro mondiale che aiuta ad aumentare la produttività e la competitività dei clienti specializzati nei settori della produzione e della progettazione di impianti, inclusi il settore automobilistico ed il suo indotto, il settore energetico ed i servizi pubblici. CAD Schroer ha uffici e filiali indipendenti in Europa e negli Stati Uniti.

Il ventaglio dei prodotti di CAD Schroer include soluzioni CAD 2D/3D, per l’impiantistica, per la progettazione di impianti e per la gestione dei dati. I clienti in più di 39 paesi si affidano a MEDUSA®, MPDS™, M4 ISO e M4 P&ID FX per avere un ambiente di progettazione integrato, efficiente e flessibile per tutte le fasi della progettazione dei prodotti e degli impianti, in modo tale da tagliare i costi e migliorare la qualità.

Il portfolio di prodotti e servizi di CAD Schroer comprende inoltre soluzioni AR e VR basate su dati CAD. CAD Schroer sviluppa insieme ai suoi clienti soluzioni AR/VR basate su dati CAD 3D già esistenti. I risultati sono applicazioni AR e VR coinvolgenti con le quali i prodotti possono essere presentati in modo chiaro e interattivo. Le applicazioni CAD Schroer vengono inoltre utilizzate anche per workshop e riunioni durante le fasi di pianificazione per visualizzare i dati in dettaglio. Le applicazioni AR/VR facilitano l’assistenza nelle fasi di manutenzione e permettono di aumentare la produttività.

CAD Schroer attribuisce una grande importanza alla stretta collaborazione con i propri clienti e supporta gli obiettivi della sua clientela mediante un ampio ventaglio di servizi di consulenza, formazione, sviluppo, supporto software e manutenzione.
Contatti
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La soluzione migliore è il DECT

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

„Oggi gli impiegati sono molto più mobili di una volta, anche all’interno degli uffici”, dichiara Hannes Krüger, Product Manager di Snom. «Che si tratti di un magazziniere che deve verificare rapidamente qualcosa su uno scaffale, di un consulente che vuole parlare con il collega due uffici più in là, o dell’assistente che deve prendere qualcosa nell’armadio dietro di sé senza voler interrompere la conversazione, nella quotidianità aziendale sono numerose le occasioni in cui auricolari o dispositivi vivavoce senza fili risultano utili”. Lo sanno bene gli innumerevoli produttori che negli ultimi anni hanno deciso di focalizzarsi su headset wireless o altoparlanti alimentati a batteria per aziende. Così anche Snom, che però ha preferito puntare su un’alternativa al Bluetooth.

Da circa un anno, il pioniere berlinese del VoIP Snom produce e commercializza headset e moduli vivavoce wireless per le proprie soluzioni per conferenze. Tuttavia, questi dispositivi si differenziano in un punto essenziale dai soliti accessori senza fili per telefoni presenti sul mercato: il produttore ha scommesso sul protocollo DECT, lo standard impiegato su scala globale per i telefoni cordless. Già da alcuni anni, l’azienda ha integrato nel proprio portafoglio prodotti cuffie cablate e soluzioni per conferenze telefoniche. Con gli accessori wireless basati su DECT, come l’headset Snom A170 o il modulo vivavoce C52-SP, lo specialista della telefonia IP ha voluto evitare sin da subito questioni di compatibilità offrendo un’alternativa ai dispositivi Bluetooth che fosse qualitativamente superiore, meno soggetta a intercettazioni o interferenze e dotata di una maggiore portata.

„Rispetto al DECT, il Bluetooth ha un unico vantaggio: è possibile utilizzare gli auricolari o i dispositivi vivavoce wireless sia con il telefono da tavolo o softphone per PC, sia con lo smartphone. Sicuramente una comodità, ma quanti impiegati sono dotati di entrambi?” si chiede Krüger. La quota di mercato risulta limitata mentre gli svantaggi della tecnologia Bluetooth in termini di trasmissione vocale consistenti, a partire dalla qualità e stabilità della connessione, che si rivela spesso insoddisfacente o addirittura si interrompe quando si ha il cellulare in tasca e durante la chiamata si gira leggermente la testa.

Se già l’uomo è la fonte di interferenza maggiore, perché dovrei utilizzare cuffie Bluetooth per conversazioni critiche ai fini aziendali?”, Hannes Krüger – Product Manager, Snom

“Il range di frequenze del Bluetooth è molto vicino alla frequenza di risonanza dell’acqua: ne consegue, tra le altre cose, che già chi porta l’auricolare costituisce innegabilmente una barriera, cosi come, ad esempio, le piante che decorano l’ufficio. A ciò si aggiungono i materiali di costruzione, il wifi locale ecc. L’impatto di questi fattori di disturbo sul Bluetooth può essere ridotto incrementandone la potenza di trasmissione, spesso però in questo modo si finisce dalla padella nella brace a fronte di una ancora minore durata della batteria”, spiega Krüger.

L’unicità dello standard DECT consiste nel fatto che il protocollo di trasmissione è limitato quasi esclusivamente ai dispositivi audio. La tecnologia DECT(ULE) utilizzata nei sensori intelligenti non è tanto diffusa in ambito aziendale quanto nelle abitazioni private. Dato che il protocollo DECT dispone di una propria frequenza radio, si incontrano quindi difficilmente interferenze che non provengano da altri telefoni DECT. Certo, eventuali muri di cemento o armati in acciaio possono limitare la portata del segnale DECT. “Tuttavia, parliamo di una portata che con i suoi 20 – 30 metri negli stabili moderni, è di circa tre volte superiore a quella del Bluetooth (valore nominale del DECT tra i 50 e i 100 mt all’interno di un edificio e fino a 300 mt all’esterno)”, aggiunge Krüger.

Particolarmente efficiente si è rivelata anche la decisione di Snom di integrare direttamente nei suoi accessori senza fili l’altrimenti necessaria unità di controllo per headset e moduli vivavoce DECT. Normalmente occorre infatti dotarsi di un tale adattatore al fine di gestire le chiamate (rispondere o attaccare) tramite auricolare. “Abbiamo voluto offrire ai nostri clienti un’esperienza Plug & Play: gli auricolari e i moduli vivavoce DECT per conferenze di Snom risultano ideali per chi lavora al PC con softphone o con i telefoni IP di Snom. L’headset Snom A170 è addirittura dotato di un pratico interruttore che consente di alternare la connessione rispettivamente tra PC e telefono, garantendo la massima flessibilità”, aggiunge Krüger, che conclude: “nel settore della telefonia cordless, il protocollo DECT ha superato di gran lunga il wifi, non sorprende quindi che Snom abbia optato per la maggior qualità e larghezza di banda possibile anche per i suoi auricolari senza fili”.


Chi è Snom 

Leader su scala mondiale e marchio premium di innovativi telefoni VoIP professionali di livello enterprise, Snom fu fondata nel 1997 e ha sede a Berlino. Pioniere del VoIP, Snom lancia il primo telefono IP al mondo nel 2001. Oggi, il portafoglio di prodotti Snom è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di comunicazione presso aziende di ogni ordine e grado, call center, nonché in ambienti industriali con particolari requisiti di sicurezza.
Sussidiaria di VTech Holdings Limited dal 2016, Snom conta uffici commerciali dislocati in Italia, Regno Unito, Francia e Taiwan, vantando altresì una reputazione internazionale eccellente nel mercato del Voice-over-IP. L’innovazione tecnologica, l’estetica del design, la semplicità d’uso e un’eccezionale qualità audio sono solo alcune delle caratteristiche che distinguono i rinomati prodotti Snom. L’attuale gamma di prodotti Snom è universalmente compatibile con tutte le principali piattaforme PBX ed è stata insignita di numerosi premi in tutto il mondo da esperti indipendenti.
Ingegnerizzate in Germania, le soluzioni IP di Snom rappresentano la scelta perfetta nei mercati verticali, come la sanità e l’istruzione, dove sono richieste soluzioni specializzate nella comunicazione business, nell’IoT e nelle tecnologie intelligenti.
Per maggiori informazioni su Snom Technology GmbH, si prega di visitare il sito www.snom.com
Per maggiori informazioni su VTech  www.vtech.com

Terna: Luigi Ferraris, transizione energetica e sviluppo sostenibile

Scritto da pressreleaself releaself il . Pubblicato in Affari, Aziende

Un rapporto di Pwc, presentato a Roma da Confindustria Energia, evidenzia le importanti ricadute in termini di PIL, occupazione e sviluppo delle energie rinnovabili, grazie ai consistenti investimenti previsti da qui ai prossimi 12 anni in ambito energetico. Tra i principali investitori infrastrutturali in ambito energetico che accompagnano la transizione energetica a livello europeo, vi è Terna, la società della rete elettrica italiana guidata dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale Luigi Ferraris.

Luigi Ferraris, AD Terna

Transizione energetica: l’importante contributo di Terna sotto la guida di Luigi Ferraris

Lo scorso 22 gennaio, Confindustria Energia ha presentato a Roma un rapporto di Pwc che mette in luce gli effetti positivi che derivano dai consistenti investimenti infrastrutturali pianificati per i prossimi anni, da qui al 2020. Ben 96 miliardi di euro, che si tradurranno, tra le altre cose, in un incremento dei livelli occupazionali, nella crescita del PIL e che porteranno verso un mix energetico sempre più basato sulla produzione da fonti rinnovabili. Tra i partecipanti all’evento, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna, Luigi Ferraris, ha sottolineato l’importanza degli investimenti nel processo di transizione energetica, evidenziando, in particolare, che “la transizione energetica va gestita, accompagnata con fattori abilitanti e la rete è uno di questi fattori”.

Luigi Ferraris (Terna): la transizione energetica è complessa e richiede investimenti importanti

“C’è uno studio che dice che nei prossimi 20 anni, al 2040, si prevedono investimenti per 20.000 miliardi di dollari. La metà di questa cifra sarà per le rinnovabili, l’altra metà per le reti e i servizi di rete che comprendono anche lo stoccaggio e questo ci dice quanto sia complessa e articolata la fase di transizione se vogliamo mantenere gli obiettivi di sicurezza e qualità che abbiamo oggi. Per questo occorrerà fare investimenti importanti”, è quanto dichiarato da Luigi Ferraris, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna SpA, nell’ambito di un evento organizzato a Roma da Confindustria Energia. È dunque importante realizzare investimenti importanti, servendosi delle migliori tecnologie e pianificando in maniera integrata. A questo proposito, Luigi Ferraris ha ricordato che il Piano di sviluppo di Terna prevede 12 miliardi di euro di investimenti in dieci anni. Una cifra di tutto rispetto, che colloca il Gruppo tra i principali attori della partita mondiale per la decarbonizzazione.

Luigi Ferraris, dal 2017 Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna SpA

Una solida esperienza in ambito finanziario ed energetico, con importanti traguardi raggiunti nel settore delle energie rinnovabili. Queste alcune delle caratteristiche che definiscono il background del top manager che, dalla prima metà del 2017, guida Terna SpA, nel duplice ruolo di Amministratore Delegato e Direttore Generale. Una laurea in Economia e Commercio, conseguita presso l’Università di Genova, Luigi Ferraris ha maturato una vasta esperienza all’interno del Gruppo Enel, in cui ha lavorato ricoprendo svariati incarichi di prestigio dal 1999 al 2015, tra cui quello di CFO dal 2009 al 2014. Nello stesso periodo è Presidente di Enel Green Power e ne gestisce la quotazione in Borsa. Lasciato nel 2015 il Gruppo Enel, Luigi Ferraris passa a Poste Italiane, diventando uno dei principali protagonisti della privatizzazione e quotazione del Gruppo, nel ruolo di Chief Financial Officer, incarico che ricoprirà fino al 2017, quando arriva la nomina al vertice di Terna. Lo scorso anno, Luigi Ferraris ha presentato l’ambizioso Piano strategico quinquennale 2018-2022 di Terna. Il Gruppo ha annunciato investimenti nel Paese per circa 5,3 miliardi di euro, con un incremento del 30% rispetto al piano precedente, puntando su sviluppo, digitalizzazione e resilienza della rete come principali driver degli investimenti, puntando inoltre alla completa integrazione delle energie rinnovabili, a conferma di un ruolo chiave nel processo di transizione energetica a livello europeo.

Millennials: risparmiano il 14% in più rispetto alla media nazionale

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Un tempo li chiamavano semplicemente ventenni o trentenni, oggi li chiamano Millennials, o Generazione Y e sono i nati fra il 1981 ed il 1995. Una fetta sempre più importante dei consumatori italiani che Facile.it ha cercato di conoscere meglio con un’indagine specifica da cui è emerso, ad esempio, che contro ogni stereotipo sono più bravi e più attenti nel ridurre le spese e rispetto alla media nazionale risparmiano il 14% in più su bollette, assicurazione auto, telefonia e le principali voci di spesa domestiche.

I Millennials risparmiano di più, ma sentono il peso delle bollette

Attenti al risparmio, al prezzo ma anche alla qualità dei servizi, esigenti e pronti a cambiare se non soddisfatti; è questa la fotografia dei Millennials italiani che emerge dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana**.

Il primo dato evidenziato dall’analisi è che, nel 2018, tra i Millennials ben il 65% è riuscito a risparmiare sulle principali voci di spesa domestica (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari), mentre a livello nazionale la percentuale si ferma al 59%. Anche guardando all’entità del risparmio, il quadro non cambia: i Millennials lo scorso anno sono riusciti a risparmiare, in media 709 euro, il 14% in più rispetto alle media nazionale (620 euro).

Ma quali sono i costi che pesano di più – almeno psicologicamente – per i Millennials? Se come avviene anche per il campione complessivo, le bollette luce e gas e la polizza RC auto occupano il podio delle spese meno amate, per i nati fra il 1981 ed il 1995, le utenze domestiche, insieme ai costi dell’ADSL-fibra e quelli del conto corrente, risultano più pesanti rispetto alla media nazionale e per questo sono le aree dove concentreranno gli sforzi per risparmiare nel corso del 2019.

RC auto e utenze domestiche: attenzione al prezzo… e alla qualità                                  

Il tratto che caratterizza i Millennials e li distingue fortemente dalla media nazionale, è l’essere molto esigenti verso i fornitori di servizi, non solo per ciò che riguarda il prezzo, ma la qualità e pertanto si dimostrano pronti a cambiare facilmente operatore quando non soddisfatti.

Analizzando le principali voci di spesa familiare sono molte quelle in cui, rispetto alla media nazionale, i Millennials hanno con più frequenza abbandonato il proprio fornitore in favore di uno nuovo. Guardando all’RC auto, ad esempio, emerge che nell’ultimo anno il 22% degli assicurati appartenenti alla Generazione Y ha cambiato compagnia (+3% rispetto alla media nazionale); nella telefonia mobile a cambiare operatore è stato il 38% dei clienti Millennials (+2%), mentre nella telefonia Adsl-fibra lo ha fatto il 25% (+4%). Anche rispetto ai conti correnti, la tendenza si conferma; la percentuale di Millennials che ha detto addio al proprio istituto di credito in favore di uno nuovo è superiore a quella della media nazionale (11% contro l’8%).

Forse perché spinti da una generale incertezza lavorativa di fondo, fatto sta che i Millennials scelgono di tutelarsi quanto più possibile da eventi che potrebbero danneggiare la loro salute o capacità di produrre reddito e, a dispetto della giovane età, nel corso del 2018, fra chi si è assicurato, quasi uno su cinque ha sottoscritto o rinnovato una polizza vita, il 13% una contro i rischi da infortunio o malattia.

Perché i Millennials cambiano fornitore così frequentemente?

Se è vero che, indipendentemente dall’età anagrafica il prezzo è sempre la prima ragione che spinge a scegliere un nuovo fornitore, tratto distintivo della Generazione Y è porre grande attenzione alla qualità del servizio. Ecco quindi che tra i Millennials che hanno cambiato RC auto nell’ultimo anno, il 21% lo ha fatto perché non soddisfatto del servizio offerto dalla compagnia assicurativa; il 50% di coloro che hanno scelto una nuova banca per il proprio conto corrente ha preso questa decisione perché non contento della qualità offerta dal vecchio istituto di credito e, tra chi ha cambiato Adsl-fibra ottica, quasi 1 su due (49%) lo ha fatto perché la velocità di navigazione era troppo bassa.

Il conto corrente, meglio se online

L’attenzione ai costi e un approccio più conscio al risparmio emerge anche analizzando il rapporto della Generazione Y con i conti correnti. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it, il 55% dei Millennials titolari di conto dichiara di averne uno online, mentre a livello nazionale la percentuale è pari al 46%.

A conferma di questa tendenza, anche un altro dato; tra i Millennials che hanno più di un conto corrente (26% dei titolari), quasi uno su tre dichiara di aver fatto questa scelta appositamente per poter risparmiare utilizzando l’uno o l’altro conto in base alle tariffe delle singole operazioni, ma il 15% degli intervistati, di contro, dichiara di non conoscere con esattezza i costi del proprio conto corrente.

La volontà di ridurre i costi spinge i Millennials ad essere molto attivi nella ricerca della offerte; se a livello nazionale quasi il 40% dei titolari di conto corrente dichiara di aver scelto la banca in base alla vicinanza della filiale, la percentuale scende al 28% tra gli appartenenti alla Generazione Y che, di contro, utilizzano in misura maggiore gli strumenti a disposizione per poter risparmiare; il 21% ha scelto dove aprire il conto utilizzando i comparatori online dato che a livello nazionale scende al 18%.

Lo sforzo dei Millennials nel cercare le migliori soluzioni si traduce, alla fine, in vantaggio economico che emerge anche analizzando la giacenza dei conti corrente; secondo quanto rilevato dall’indagine, in media, i Millennials tengono sul conto 6.834 euro; 500 euro in più (8%) rispetto alla media nazionale (6.331 euro).

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Come instaurare la «cybercultura» nelle aziende

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Tecnologia

Al di là dell’adozione degli indispensabili strumenti di protezione, la chiave per una buona riuscita in materia di cybersecurity risiede in una sola parola: l’essere umano. Tuttavia, sensibilizzare e formare gli impiegati sui rischi informatici non può limitarsi all’applicazione di qualche regola elementare. Significa anche sviluppare una vera e propria «cybercultura» all’interno delle aziende.

Secondo lo studio «2018 Cybersecurity Study» di Deloitte, il 63% degli incidenti di sicurezza nelle imprese è cagionato dagli impiegati. Eppure, come constatato da ISACA e dall’istituto CMMI nel “Cybersecurity culture report 2018”, numerose aziende basano la sicurezza informatica prettamente su scelte tecnologiche, omettendo di investire in quella che dovrebbe rappresentare la prima linea di difesa: i dipendenti.

«Cybercultura» tra gli impiegati: un bisogno impellente

I criminali informatici sono abili nell’identificare l’anello debole all’interno dell’azienda. Sfruttano notoriamente informazioni personali visibili pubblicamente sui social network rilevando gli interessi di un dato impiegato, la data di nascita dei figli o ancora il nome del cane, elementi utili per arricchire e-mail phising mirate o come indizio per identificare una password.

«L’essere umano è – di fatto – il punto debole quando si tratta di sicurezza informatica, sia che agisca accidentalmente (errore, mancato rispetto o dimenticanza delle mansioni), intenzionalmente (danneggiamento dell’azienda per diversi motivi) o che sia vittima di una violazione dei dati (intrusione malevola)”, sottolinea Franck Nielacny, Chief Information Officer di Stormshield.

La sicurezza informatica in azienda? Efficace solo se parte della quotidianità

Una volta maturata la convinzione che l’essere umano debba essere al centro della politica di sicurezza dell’azienda, non rimane che far comprendere che essa riguardi tutti. Per infondere una «cybercultura» condivisa da tutti all’interno dell’azienda nelle migliori condizioni possibili, risulta indispensabile coinvolgere 5 figure chiave, che Nielacny identifica con “Direzione, Rappresentante/i dei lavoratori, Risorse Umane, Responsabile della sicurezza IT e, infine, Responsabile IT.”

Il processo non è semplice, per diversi (buoni) motivi. Il primo ostacolo è rappresentato dalla riluttanza degli impiegati, che vedono nei nuovi processi legati alla cybersecurity un vincolo aggiuntivo. In secondo luogo, molte aziende sono gestite a compartimenti stagni, cosa che gioca a sfavore del lavoro di squadra: una collaborazione tra impiegati ridotta all’essenziale non permette di diffondere in maniera efficace una cultura condivisa. Inoltre, l’instaurarsi della “cybercultura” potrebbe languire se eccessivamente imposta dall’alto. L’adesione dei collaboratori richiede un forte coinvolgimento sia del management sia dei quadri intermedi, e implica che l’utente finale e i suoi bisogni vengano posti al centro delle preoccupazioni. La sicurezza informatica infatti è efficace solo quando diventa parte delle abitudini quotidiane.

A Stormshield per esempio, una delle misure di sensibilizzazione al rischio di abuso del proprio account di posta elettronica consta di una “sanzione” alquanto insolita e “appetitosa”: se un qualsiasi dipendente lascia la sua postazione senza scollegarsi, non solo gli viene “hackerata” la casella di posta ma deve anche pagare croissant e pasticcini a tutto il team. Indubbiamente efficace. Per quanto singolare, questa è una pratica nata oltre 20 anni fa da un’idea di Milka™, noto produttore di cioccolata, e molto nota in Francia sotto il nome di “ChocoBLAST”.

Proporre delle soluzioni di protezione che si adattino all’uso quotidiano

Bisogna altresì riconoscere che ogni impresa tratta la sicurezza informatica a proprio modo e molte di esse hanno ancora un rapporto distante con la materia. È proprio in questi casi che è oltremodo necessario sensibilizzare gli impiegati. “Un utente relativamente attento può evitare autonomamente molti rischi” ricorda Matthieu Bonenfant, Direttore Marketing di Stormshield, “specialmente perché le minacce sono spesso legate ad impiegati imprudenti e distratti, piuttosto che a collaboratori mossi da cattive intenzioni”.

Secondo Nieclany “al fine di adattare al meglio le misure di sicurezza è essenziale capire in anticipo in che modo i collaboratori si avvalgono degli strumenti disponibili e come trattano i dati critici”. Uno dei problemi da non sottovalutare è la “shadow IT” (o “infrastruttura ombra”), ovvero la propensione degli impiegati ad utilizzare nuove applicazioni per uso professionale senza prima interpellare il dipartimento IT. Un altro requisito chiave è quello di assicurarsi “che tutte le procedure di sicurezza siano armoniosamente integrate nei processi lavorativi di ogni reparto”, aggiunge il Chief Information Officer di Stormshield.

Non da ultimo bisogna considerare il lavoro flessibile: “Nell’era dello smart working, degli oggetti connessi e dei sistemi ERP esternalizzati, il perimetro di sicurezza interno non ha più senso di essere. Le aziende possono rinforzare le proprie misure di sicurezza ricorrendo, ad esempio, ad una migliore segmentazione del flusso di dati. Quest’ultima, concepita secondo il principio « zero trust network», permette di confinare una minaccia evitando che si diffonda”, conclude Nielacny.


Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.
A proposito di Stormshield : https://www.stormshield.com/

Alessandra Fornasiero: dagli studi alla fondazione di CSR Value Srl

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

La carriera di Alessandra Fornasiero, dall’insegnamento nelle scuole superiori allo studio di problematiche manageriali ed imprenditoriali che l’hanno condotta alla fondazione di Circularity, startup finalizzata a diventare un punto di riferimento nel mondo dell’economia ambientale sostenibile.

Alessandra Fornasiero

Alessandra Fornasiero: laurea in matematica e prime tappe del percorso professionale

Alessandra Fornasiero nasce a Milano nel 1975. Dopo aver frequentato l’Università degli Studi della città, si laurea in Matematica nel 1999. Inizia la sua carriera come docente nelle scuole superiori, dopo aver ottenuto la specializzazione SILSIS per l’insegnamento. Durante quest’anno, si dedica a fondo agli studi di problematiche imprenditoriali che si riveleranno fondamentali nel suo percorso manageriale. Dopo aver allacciato una collaborazione con Arthur Andersen S.p.A. come analista e sviluppatrice di software, diventa Responsabile dell’Organizzazione del Gruppo Unendo, società attiva nel settore dei servizi ambientali. Nel 2004 ne fonda la divisione Corporate Social Responsibility, diventandone dirigente. Quattro anni dopo, ricopre il ruolo di Responsabile della Comunicazione, dell’Organizzazione delle CRS e Direttore dei Progetti Speciali del Gruppo Sostenya, società che opera nel campo della Green Economy. Riesce, inoltre, a dar vita alla sede londinese del Gruppo, curandone le fasi di avvio. Tra il 2012 e 2015, Alessandra Fornasiero partecipa a diversi Consigli di Amministrazione, come quello dell’associazione no profit Crazy for Digital Marketing, del gruppo Green Power S.p.A, Innovatec S.p.A. e della Fondazione Pier Lombardo.

Alessandra Fornasiero: i nuovi progetti di CSR e l’avvio della startup Circularity

Nel settembre del 2012, Alessandra Fornasiero entra a far parte del Comitato di Controllo e Rischi del Gruppo Waste Italia, (ex Kinexia S.p.A) e pochi mesi dopo viene nominata membro del Consiglio di Amministrazione. A giugno del 2016, il Comune di Milano la sceglie come Consigliere di Amministrazione della Fondazione Pier Lombardo. Da ricordare anche il ruolo di Presidente di Innovatec Power e di consigliere del Gruppo Green Power. Dopo aver maturato buone competenze, Alessandra Fornasiero fonda a gennaio 2017 CRS Value Srl, un progetto che si pone come obiettivo quello di mettere in rete i migliori professionisti del settore della Corporate Social Responsibility e sui temi della sostenibilità. L’anno successivo, insieme ad altri tre soci, riesce a fondare e ad avviare la startup Circularity, finalizzata a diventare un punto di riferimento nel mondo dell’economia ambientale sostenibile.

Bollette: ogni famiglia italiana paga in media 1.200 euro l’anno

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Quanto hanno speso nel 2018 le famiglie* italiane per pagare le bollette di luce e gas? Molto: in media circa 1.200 euro. A fare qualche calcolo ha pensato l’Osservatorio sull’energia di Facile.it che, analizzando un campione di oltre 63mila contratti raccolti nel corso del 2018, ha potuto stimare con buona precisione il peso che hanno le bollette sui budget dei consumatori italiani.

Nello specifico, per l’energia elettrica una famiglia media italiana lo scorso anno ha pagato 417 euro, mentre per il gas ha speso 762 euro.

«Nonostante il passaggio obbligatorio dal mercato tutelato a quello libero sia stato rimandato al 2020, è importante valutare sin da subito e con attenzione la propria bolletta di luce e gas», spiega Silvia Rossi, Responsabile Energia di Facile.it. «Cambiare regime può consentire di ridurre sensibilmente il costo delle utenze domestiche, con un risparmio che può arrivare al 25% per l’energia elettrica e al 15% per quanto riguarda il gas.».

Le bollette dell’energia elettrica e del gas sono considerate dagli italiani una delle spese che incidono maggiormente sul budget familiare e, secondo una recente indagine** realizzata da mUp Reasearch per Facile.it, sono più di 17 milioni i consumatori che nel 2019 cercheranno di cambiare fornitore per ridurre i costi.

Tornando all’analisi, per verificare il risparmio Facile.it ha simulato il costo di una bolletta luce e gas utilizzando la migliore tariffa mercato libero 2018, in fascia monoraria, disponibile sul comparatore. A parità di consumi, la stessa famiglia avrebbe speso per la bolletta elettrica 305 euro l’anno – con un risparmio di 112 euro rispetto al mercato tutelato – mentre per il gas avrebbe pagato 639 euro, con una riduzione della bolletta pari a 123 euro.

Energia elettrica; in Sardegna i consumi maggiori

Essendo la tariffa dell’energia elettrica nel mercato tutelato uguale in tutta la Penisola, la differenza dell’importo totale della bolletta tra una regione e l’altra è legata in modo diretto al consumo di KWh annuo per nucleo. Analizzando i contratti raccolti nel 2018 da Facile.it emerge che la regione con i valori più alti di consumo (e quindi i costi maggiori in bolletta) risulta essere la Sardegna; nell’Isola una famiglia media consuma 2.334 KWh e paga, sotto regime tutelato, 502 euro l’anno. Seguono in classifica le famiglie del Veneto, con un consumo di 2.134 KWh e una bolletta annua di 460 euro e quelle della Sicilia, dove il consumo medio è di 2.079 KWh e il costo della bolletta elettrica pari a 448 euro l’anno.

Sul fronte opposto, invece, le regioni dove sono stati stimati i consumi di energia mediamente più bassi per famiglia sono la Toscana (1.727 KWh e una bolletta di 378 euro), la Liguria (1.736 KWh e un costo annuo di 380 euro) e l’Abruzzo (1.824 KWh, spesa annua 394 euro).

Bolletta del gas, Emilia-Romagna in testa

La tariffa del gas nel mercato tutelato, a differenza di quanto avviene per l’energia elettrica, varia a seconda delle aree del Paese. È proprio la tariffa base che, insieme al consumo di gas per nucleo, contribuisce a determinare le differenze territoriali del costo della bolletta.

Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2018 hanno pagato il conto più alto sono quelli dell’Emilia-Romagna; qui una famiglia media spende 863 euro l’anno. Seguono le famiglie del Veneto (841 euro l’anno) e quelle del Friuli-Venezia Giulia (830 euro).

Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Liguria, regione dove una famiglia media paga solo 617 euro l’anno e la Calabria, dove il costo della bolletta è pari a 653 euro l’anno per nucleo familiare.

* Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media italiana composta da 2,7 individui, con un consumo annuo di 1.924 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media italiana con un consumo annuo di 865 Scm in regime tutelato.

** Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Una levigatrice per legno per realizzare tutti i vostri progetti!

Scritto da marianna alicino il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

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Community Group primo advisor italiano di comunicazione finanziaria nel mondo secondo Mergermarket

Scritto da melluccio il . Pubblicato in Affari, Aziende, Economia

“È un risultato significativo perché dimostra come la qualità e la professionalità della consulenza italiana sia apprezzata a livello internazionale”: è il commento di Auro Palomba a seguito del Global Report 2018 di Mergermarket, che ha eletto Community Group leader mondiale tra gli advisor italiani di comunicazione finanziaria.

Auro Palomba, AD Community Group

Community Group: la classifica di Mergermarket e il commento di Auro Palomba

Con 38 operazioni per un controvalore di circa 67,7 miliardi, Community Group è la prima società italiana a livello globale nel campo della consulenza di comunicazione finanziaria: lo ha stabilito il Global Report 2018 di Mergermarket, osservatorio privilegiato di intelligence finanziaria, fonte autorevole che censisce gli advisor finanziari, legali e di comunicazione coinvolti nelle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni). Il Gruppo trevigiano fondato e guidato da Auro Palomba si era già aggiudicato diversi primati nella classifica del 2017 in Italia per numero e valore delle operazioni seguite. Ora conquista il primato fra le società italiane nella classifica complessiva, ed è prima anche tra le italiane in ognuna delle classifiche focalizzate sulle più rilevanti aree economiche internazionali: Regno Unito, Francia, Giappone, Asia-Pacifico e Spagna. In Italia inoltre, Community Group si è piazzata al secondo posto dopo un gruppo internazionale. “È un risultato significativo perché dimostra come la qualità e la professionalità della consulenza italiana sia apprezzata a livello internazionale”, ha commentato il Presidente Auro Palomba. “Community, sempre di più, si pone come facilitatore di business e punto di riferimento della comunicazione finanziaria per grandi aziende e investitori che vogliono approcciare il mercato italiano e hanno bisogno di competenza e visione strategica nel gestire i deal di maggior peso e delicatezza nel nostro Paese. Si tratta di un risultato che ci riempie di orgoglio”, ha concluso, “e che siamo riusciti ad ottenere grazie a un team coeso, motivato e preparato”.

La storia di Community Group, fondata da Auro Palomba

Community Group nasce nel 2001 dall’iniziativa di Auro Palomba, attuale Presidente. Oggi il Gruppo è leader nell’ambito del reputation management. Oltre a grandi aziende familiari italiane, si occupa di affiancare importanti gruppi finanziari e industriali come advisors, per gestire e tutelare la loro reputazione. Tra gli obiettivi c’è il veicolare la storia, i valori e le tradizioni dei propri clienti, individuando il modo più adatto per comunicarne i principi fondanti che li caratterizzano. Nel corso degli anni, Community Group ha ampliato le proprie attività estendendole ad altri ambiti della comunicazione: ora è un Gruppo multidisciplinare con sedi a Milano, Treviso e Roma. Auro Palomba spiega il modus operandi: “Con Community analizziamo le necessità delle aziende, cerchiamo di capire quali dati e informazioni possono avere appeal per i media e l’opinione pubblica”. Tra i numerosi riconoscimenti che il Gruppo si è aggiudicato, nel 2016 l’intero team è stato premiato dal Financecommunity Awards nella categoria “Financial PR”.