Nucleare pro e contro: i pregi e i difetti

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Ambiente, Dal Mondo, Opinioni / Editoriale

Con il nucleare è possibile produrre fonte di energia basata su un tipo di tecnologia che sfrutta un altro tipo di energia prodotta da una scissione di un atomo per mezzo di una fissione nucleare. Numerosi sono sia gli svantaggi che i vantaggi che questo tipo di produzione energetica possiede. Di conseguenza, elenchiamo i principali pro e contro del nucleare.

Nucleare pro e contro: vantaggi e svantaggi

Il nucleare ha pro e contro e molti sono i vantaggi quanto i suoi svantaggi. Uno dei principali vantaggi dell’energia nucleare è la produzione di energia elettrica a ciclo continuo. Grazie ad essa, l’energia nucleare non produce i gas serra, gas che risultano nocivi e dannosi. In questo caso, la produzione d’energia non causa l’emissione di gas che danneggiano l’atmosfera, in quanto essa non si basa su combustione di risorse fossili o vegetali.

Altro vantaggio è la sua gran produzione di energia elettrica su vasta scala. Una centrale elettrica, grazie all’ausilio di piccole quantità di uranio, riesce a produrre quantità di energia notevoli e, oltretutto, a ciclo continuo.

L’approvvigionamento energetico che l’energia nucleare può produrre risulta un motivo per non prendere energia da enti esteri. Senza di essa si potrebbe produrre solamente una piccola parte dell’energia disponibile e si necessita quindi di importare gas, carbone o petrolio dall’estero.

Tuttavia, l’energia nucleare presenta anche altri numerosi svantaggi. In caso di disastro nucleare, le conseguenze sull’ambiente potrebbero essere permanenti. Uno fra i danni più pericolosi può essere causato dalle cosiddette scorie radioattive.

Queste ultime sono rifiuti radioattivi che necessitano d’esser lavorati e/o stoccati in depositi di massima sicurezza per moltissimi anni. Inoltre, trasportare questi rifiuti comporta un lavoro pesante e complicato sia a livello tecnologico che sociale.

Altro difetto dell’energia nucleare è la sua incapacità di rifornire energia elettrica ad un paese intero. In Italia, ad esempio, 1/3 dei consumi di energia primaria occupano i consumi elettrici. Tuttavia, il vettore elettrico che si occupa di propagare l’energia nucleare non riesce a soddisfare tutte le richieste.

Informazioni sul clima in Costa Rica

Scritto da RemigioLordi il . Pubblicato in Dal Mondo, Viaggi

Quando si pensa a questo caldo paese dell’America Centrale, a volte si è portati a credere che la bella stagione duri per tutto l’anno. Non è sempre così: per organizzare adeguatamente il nostro viaggio scopriamo tutto quello che c’è da sapere sul clima in Costa Rica.

Il clima in Costa Rica: non tutte le stagioni offrono le stesse cose

Anche se il clima in Costa Rica è sempre caldo, non per questo tutte le stagioni sono adatte ad un viaggio.

Il periodo di alta stagione, quello con il clima caldo e assolato che ci si può aspettare, è quello che offre il clima migliore in costa Rica e va dalla fine di dicembre fino, all’incirca, alla metà del mese di aprile.

Tuttavia ci sono altri periodi dell’anno che possono essere piacevolissimi per un viaggio in queste zone.

Occorre ricordare che, a metà aprile circa, inizia la stagione delle piogge: se il nostro viaggio prevede escursioni e visite ai diversi siti di interesse storico o naturalistico, è bene evitare il periodo che va da maggio a ottobre, perché spesso molte strade risultano poco praticabili e, in alcuni casi, del tutto impraticabili.

Se invece desideriamo godere del sole, dell’oceano, del calore e delle spiagge, anche il periodo compreso fra la metà di aprile e maggio può offrirci un clima adeguato, pur evitando di rientrare nella alta stagione. In questo periodo avremo giornate in cui inizia a piovere, ma le piogge saranno ancora scarse.

Un altro periodo, in cui le giornate di pioggia si alternano alle sempre più frequenti giornate di sole, è quello che va dalla metà di ottobre sino alla fine di dicembre: poco prima, insomma, della stagione più gettonata, il clima in Costa Rica ci regala benessere e relax, senza per questo dover fare i conti con una grande folla di turisti.

Parlando di clima in Costa Rica, ci si riferisce più di frequente al clima che si trova sulle spiagge: nelle regioni interne, spesso molto montagnose, il clima è ovviamente assai diverso, con temperature che in alcune zone possono essere alquanto rigide rispetto al clima costiero.

Se abbiamo in mente di effettuare escursioni in qualcuno dei diversi parchi naturali, mettiamo in valigia anche qualche leggero giubbotto per ripararci dal fresco.

Finalmente online il sito web del progetto “Sharing Skills. Changing lives. Opening mind” di cui IDP e`partner.

Scritto da IDPbruxelles il . Pubblicato in Dal Mondo, Istruzione

Il progetto riunisce partners provenienti da Belgio, Germania, Grecia, Italia, Polonia e Portogallo ed è co-finanziato dal programma della Commissione europea Erasmus+.

Sharing Skills nasce con l`idea di analizzare ed esaminare il crescente fenomeno della “Sharing Economy”, che capitalizza sul concetto di condivisione e massimizzazione delle capacita’ di riserva. L’obiettivo del progetto e’ quello di identificare le competenze necessarie per le nuove figure professionali a sostegno della sharing economy ed equipaggiare le giovani generazioni con sistemi di formazione adeguati.

IDP European Consultants è una società italiana presente a Bruxelles dal 1991, esperta in progettazione europea e finanziamenti europei. IDP, che vanta un tasso di successo dell’80% nelle scorse call di Erasmus +, assiste i clienti in tutte le fasi di progettazione, dall’identificazione del programma di finanziamento alla stesura e redazione della proposta progettuale.

Idp condivide la sua ventennale esperienza attraverso il Master Class in Progetti europei, che si tiene a Bruxelles in collaborazione con l’Agenzia del commercio italiano e giunto alla sua 43esima edizione. La prossima edizione è prevista ad aprile 2016.

Per maggiori dettagli su “Sharing Skills”, gli altri progetti e tutti i servizi offerti, contattaci:bruxelles@idpeuropa.com

Visita il nostro sito: www.idpeuropa.com

Cercaci su Facebook: https://www.facebook.com/idp.bruxelles

O su Linkedin: http://be.linkedin.com/pub/idp-european-consultants/47/a22/4b5

Come Agisce la Sindrome di Usher

Scritto da antonio cruciverba il . Pubblicato in Dal Mondo, Salute

La sindrome di Usher è una malattia rara che provoca la perdita della vista e dell’udito con diversi gradi di gravità. La forma più grave vede i pazienti che nascono privi dell’udito e poi perdono gradualmente la vista negli anni dell’adolescenza, fino a diventare completamente cechi. La sindrome di Usher è fortemente invalidante perché priva i pazienti di due organi di senso importanti e, nonostante i rimedi per la sordità, come gli apparecchi acustici e fli impianti cocleari, mancano le cure efficaci per la perdita della vista.

Molti ricercatori studiano da tempo i meccanismi molecolari della sindrome, che nella maggior parte dei casi è causata dalle mutazioni di almeno 12 posizioni cromosomiche diverse. Grazie agli studi si sono individuate due possibili strategie terapeutiche.

Esistono 3 tipi diversi di Sindrome di Usher

Tipo Uno

Le persone che nascono con la sindrome di Usher di tipo 1 hanno una sordità profonda già dalla nascita. Spesso rimane un residuo uditivo per le basse frequenze, che quindi rende impossibile la percezione dei suoni; dalla mancanza di udito arrivano anche dei problemi di bilanciamento perché mancano i segnali dell’orecchio interno. È poi verso il compimento del decimo anno di età che la retinite pigmentosa inizia a manifestare i suoi primi sintomi.

Il campo visivo si ridice con il passare degli anni provocando una visione a tunnel questo tipo di disturbi continua poi ad evolversi per tutta la vita del paziente fino a raggiungere la formazione della cataratta.

L’unico tipo di comunicazione che le persone con sindrome di Usher di tipo uno riescono ad usare è il linguaggio dei gesti.

Tipo Due

Le persone con Sindrome di Usher Tipo 2 nascono con una perdita  uditiva bilaterale da moderata a grave. L’utilizzo dell’apparecchio acustico permette loro di sentire e sviluppare il linguaggio. La perdita di udito è stazionaria nella maggior parte dei casi; molto raramente le persone perdono completamente la capacità uditiva.

Il progredire della degenerazione retinica inizia dopo l’adolescenza.

Tipo Tre

Le persone affette nascono normalmente con una buona capacità uditiva o con una leggera perdita che aumenta progressivamente. Presentano retinite pigmentosa e in alcune occasioni problemi di equilibrio. La cecità notturna si manifesta nell’infanzia e/o nell’adolescenza.

Vacanze in Oman: scopri i segreti della Svizzera d’Arabia

Scritto da giorgiaminozzi il . Pubblicato in Dal Mondo, Viaggi

Per le vacanze invernali di quest’anno, cosa ne dite di recarvi in una meta esotica e sperimentare un viaggio alla scoperta di un’Arabia diversa da quella annoverata nell’immaginario comune?
Stiamo parlando del Sultanato dell’Oman, un paese arabo situato nella parte sud-orientale della penisola ed incredibilmente diverso da quelli limitrofi.
Si tratta di un paese che è vissuto per molti anni in una specie di isolamento imposto dalla politica adottata dal precedente Sultano; camminando per le strade della capitale Muscat, si possono ancora vedere le porte della città, che venivano chiuse al calar del sole facendo scattare una sorta di coprifuoco. Oggi, sotto la guida di un altro sovrano, il Sultano Qaboos Bin Said, l’Oman sta riaprendo le porte al turismo, lasciandosi alle spalle la nomea di “eremita del Medio Oriente”.
Scegliere l’Oman come destinazione per le vacanze significa aprirsi ad un ventaglio pressoché infinito di possibilità: la conformazione geografica del territorio omanita è molto variegata e dunque adatta a soddisfare anche i gusti più esigenti. A seconda delle preferenze è possibile optare per vacanze in Oman al mare proposte dall’esperto tuor operator Originaltour.it, nel deserto, nei vasti e stretti canyon circondati da montagne rocciose, oppure nelle città, visitando i musei, i forti e i tipici souq, ovvero i mercati locali.
Ogni aspetto di questo paese, dalla cordialità degli omaniti alla bellezza dei paesaggi, può incantare anche il visitatore più scettico, per non parlare dei magnifici tramonti che si possono ammirare dalle dune di sabbia dorata e rossa del deserto di Wahiba Sands.
La capitale dell’Oman è la città di Muscat, caratterizzata da un’architettura moderna ma fedele a quella araba, con costruzioni bianche e basse che trasmettono pace e tranquillità. L’atmosfera di quiete si respira soprattutto interagendo con la popolazione locale, nota per essere molto cordiale ed amichevole. Ma l’aspetto che più distingue l’Oman dagli altri paesi arabi circostanti è la condizione delle donne: nel 1994, l’Oman è stato tra i primi paesi del Golfo del Medio Oriente a garantire alle donne non solo il voto, ma anche un ruolo attivo nella società e nell’ambiente politico locale.
Sebbene la condizione della donna sia molto avanzata rispetto ad altri paesi della penisola araba, l’Oman è una nazione che conserva le sue tradizioni: le donne usano indossare l’abba (abaya), una tunica nera a manica lunga e dal collo alto che copre il corpo fino alle caviglie. Naturalmente, nell’intimità delle loro case private, le donne arabe possono scegliere di abbigliarsi secondo il proprio gusto. Questo aspetto sottolinea l’importanza di mantenere un abbigliamento adeguato anche in veste di turiste, nel rispetto degli usi e costumi del luogo. In più, indossare capi di abbigliamento succinti, che lascino spalle e gambe scoperte, potrebbe infastidire o mettere a disagio gli omaniti, che penserebbero a voi come a delle prostitute. Il consiglio è di mettere in valigia degli abiti semplici, non vistosi, che non prevedano scollature particolari e che coprano le gambe almeno fino alle ginocchia. Per quanto riguarda il costume, in Oman è sconsigliato (o vietato in alcune zone) l’utilizzo del bikini nelle spiagge pubbliche, mentre è concesso in quelle private. È inoltre preferibile, nel caso si volesse visitare la Grande Moschea del Sultano Qaboos, munirsi di un copricapo senza il quale non è permesso entrare. Anche una felpa e un pantalone pesanti possono fare comodo qualora decideste di fare un’escursione consigliatissima nel deserto di Wahiba Sands, ammirando il tramonto dietro le dune di sabbia, alte anche 100 metri, e magari pernottando in tenda sotto un cielo dalle mille e una notte.
Il periodo sicuramente migliore per recarsi in Oman è da ottobre a dicembre e da gennaio a marzo, quando il clima è piacevole e il sole sopportabile. Nel periodo estivo, che va da aprile a settembre, le temperature possono sfiorare anche i 45° e diventerebbe proibitivo girare per il paese, basti pensare che gli stessi omaniti restano chiusi in casa, o negli uffici, beneficiando dell’aria condizionata.
In merito al cibo vi consigliamo di provare la cucina locale nei ristorantini del luogo, mescolandovi con la popolazione, mangiando seduti a terra e con le mani.
Infine, non esiste un ragione per non partire verso il Sultanato dell’Oman, una delle nazioni più sicure, pulite e suggestive della penisola arabica.

Germania, è boom di vendite degli spray al peperoncino legali

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Dal Mondo

I recenti sviluppi legati al fenomeno dell’immigrazione in Europa, fanno sì che il tema della sicurezza assumesse una centralità considerevole nei piani e nei programmi dei governi. La messa in discussione dello stesso Trattato di Schengen, uno dei pilastri della democrazia e della libertà europea, la dice lunga su quelle che sono le perplessità e le preoccupazioni dei Paesi Ue. Indipendentemente dalle decisioni politiche che verranno adottate, c’è da sottolineare la costante preoccupazione dei cittadini, che avvertono sempre più la necessità di tutelare la propria persona e, soprattutto, l’inadeguatezza dei meccanismi di sicurezza messi in atto dalle autorità. Ne sa qualcosa la Germania dove, all’indomani dei fatti accaduti a Colonia nella notte di San Silvestro con le molestie sessuali subite da oltre 500 donne (stando alle denunce) da parte di un migliaio di immigrati, la vendita degli spray al peperoncino continua a crescere a dismisura e a raggiungere livelli senza precedenti. Ad acquistarli sono soprattutto le donne, vittime preferite degli aggressori, ma rimane comunque notevole il numero degli uomini che richiedono questo prodotto.

I media tedeschi sottolineano come la domanda di strumenti per la difesa personale sia in continua ascesa negli ultimi mesi, e non sono solo le bombolette dal contenuto di capsaicina ad essere vendute. Pur volendo escludere una stretta correlazione tra questa tendenza e l’emergenza immigrazione, non si può comunque sottovalutare il fatto che da quando in Germania è scoppiata la crisi migratoria, cioè dall’agosto 2015, il volume delle vendite è aumentato del 600%. A confermarlo ci pensa direttamente Ingo Meinhard –  presidente dell’Associazione nazionale Tedesca dei rivenditori d’armi – il quale ricorda come la distribuzione di spray urticanti legali non interessa solamente le principali città tedesche, come Berlino, Monaco, Amburgo, Francoforte ecc, ma tutto il territorio tedesco.

Cresce dunque la propensione all’autodifesa dei cittadini, non solo quelli tedeschi, anche di fronte all’incapacità delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico e di gestire situazioni incresciose come quelle avvenute nella tranquilla e civile città di Colonia nella notte di Capodanno. È doveroso altresì evidenziare che non sempre è corretto associare le minacce di aggressione esclusivamente alla figura del migrante, ma è utile ricordare che il pericolo può provenire da qualsiasi individuo, magari proprio il vicino di casa di cui non avremmo mai il benché minimo sospetto.

Germania, è boom di vendite degli spray al peperoncino legali

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Dal Mondo

I recenti sviluppi legati al fenomeno dell’immigrazione in Europa, fanno sì che il tema della sicurezza assumesse una centralità considerevole nei piani e nei programmi dei governi. La messa in discussione dello stesso Trattato di Schengen, uno dei pilastri della democrazia e della libertà europea, la dice lunga su quelle che sono le perplessità e le preoccupazioni dei Paesi Ue. Indipendentemente dalle decisioni politiche che verranno adottate, c’è da sottolineare la costante preoccupazione dei cittadini, che avvertono sempre più la necessità di tutelare la propria persona e, soprattutto, l’inadeguatezza dei meccanismi di sicurezza messi in atto dalle autorità. Ne sa qualcosa la Germania dove, all’indomani dei fatti accaduti a Colonia nella notte di San Silvestro con le molestie sessuali subite da oltre 500 donne (stando alle denunce) da parte di un migliaio di immigrati, la vendita degli spray al peperoncino continua a crescere a dismisura e a raggiungere livelli senza precedenti. Ad acquistarli sono soprattutto le donne, vittime preferite degli aggressori, ma rimane comunque notevole il numero degli uomini che richiedono questo prodotto.

I media tedeschi sottolineano come la domanda di strumenti per la difesa personale sia in continua ascesa negli ultimi mesi, e non sono solo le bombolette dal contenuto di capsaicina ad essere vendute. Pur volendo escludere una stretta correlazione tra questa tendenza e l’emergenza immigrazione, non si può comunque sottovalutare il fatto che da quando in Germania è scoppiata la crisi migratoria, cioè dall’agosto 2015, il volume delle vendite è aumentato del 600%. A confermarlo ci pensa direttamente Ingo Meinhard –  presidente dell’Associazione nazionale Tedesca dei rivenditori d’armi – il quale ricorda come la distribuzione di spray urticanti legali non interessa solamente le principali città tedesche, come Berlino, Monaco, Amburgo, Francoforte ecc, ma tutto il territorio tedesco.

Cresce dunque la propensione all’autodifesa dei cittadini, non solo quelli tedeschi, anche di fronte all’incapacità delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico e di gestire situazioni incresciose come quelle avvenute nella tranquilla e civile città di Colonia nella notte di Capodanno. È doveroso altresì evidenziare che non sempre è corretto associare le minacce di aggressione esclusivamente alla figura del migrante, ma è utile ricordare che il pericolo può provenire da qualsiasi individuo, magari proprio il vicino di casa di cui non avremmo mai il benché minimo sospetto.

Tour operator per Costa Rica: il servizio giusto per la destinazione giusta

Scritto da Davide Ruggeri il . Pubblicato in Dal Mondo, Viaggi

Conosciamo tutti quali sono in vantaggi e le meraviglie che può offrirci una destinazione incantevole come Costa Rica, ma quali sono i vantaggi per chi viaggia nello scegliere di organizzare la propria vacanza con un tour operator?

Perché scegliere un tour operator per Costa Rica

Le informazioni su costa Rica, destinazione ricca di interesse specialmente negli ultimi anni, si trovano un poco ovunque, anche in Internet, magari sui siti istituzionali del paese di destinazione.

Perché allora scegliere un tour operator per Costa Rica, dal momento che non è più una meta talmente rara da poter risultare problematica?

Le ragioni per scegliere di utilizzare i servizi di un Tour Operator per Costa Rica sono diverse.

Innanzitutto la sicurezza delle prenotazioni: un operatore turistico, infatti, vi assicura che le vostre prenotazioni non saranno per voi fonte di sorprese.

Secondariamente, in caso di annullamento della prenotazione per motivi di forza maggiore, un operatore del settore potrà agevolarvi sostituendo la prenotazione od offrendovi uno sconto sulla prenotazione successiva. Ovviamente dovrete prima verificare quali siano le possibilità offerte da quella specifica agenzia, ma molto spesso non vi sarà, oltre alla perdita della vacanza, anche la totale perdita della somma da voi investita per il vostro viaggio.

Terza e non ultima ragione per cui scegliere un Tour Operator per le vostre vacanze in Costa Rica, è il risparmio, molte volte abbastanza significativo, sia per il viaggio che per il soggiorno.

Ultimo, ma non per questo meno importante motivo, è il fatto che, organizzando le vacanze od i viaggi tramite un operatore del settore, potrete avere sempre, in ogni momento, un supporto in caso di problemi di diversa natura che potrebbero, se partite da soli senza alcun servizio, rendere le vacanze un vero e proprio tour de force. Pensiamo ad esempio alla banale ipotesi di problemi nel trasporto bagagli od alla sfortunata eventualità di un furto, che ci potrebbe lasciare non semplicemente senza denaro, ma soprattutto senza documenti. Appoggiandoci ad un operatore del settore, sarà più facile rimediare anche a questa eventualità.

Lavorare in Svizzera, i tipi di permessi di lavoro

Scritto da Rometta Sprint il . Pubblicato in Dal Mondo, Economia, Internet

Quando si tratta di offerte lavoro Svizzera, il primo pensiero corre ovviamente ai permessi di lavoro. Vediamo perciò chi ne ha bisogno e come ottenerlo.

Dal 1998, la Svizzera – come ricorda anche l’utile sito www.lavoro-in-svizzera.com; – dispone di un doppio sistema di priorità per i permessi di lavoro legati alle offerte lavoro Svizzera. Questo significa che la priorità viene data ai lavoratori degli Stati membri della UE, mentre una politica di ammissione più rigorosa è applicata ai cittadini non membri della Unione europea. I permessi di lavoro sono normalmente associati ai permessi di soggiorno.

Ci sono diversi tipi di permesso di soggiorno, a seconda della nazionalità, del tipo di contratto di lavoro, del settore in cui si lavora e delle esigenze del mercato del lavoro svizzero.

Dal 2002, un accordo bilaterale Svizzera e UE rende più facile, la residenza e l’occupazione in Svizzera per i cittadini dell’UE, nonché per i cittadini di Norvegia, Islanda, membri EFTA e, condizionatamente, per quelli del Liechtenstein.

I cittadini europei che sono attivi nell’andare a scoprire quali possono essere le offerte lavoro Svizzera, possono ora godere di una maggiore mobilità geografica come pure di una mobilità del lavoro.

Il che significa una libera scelta della residenza e di occupazione tra i Cantoni, il diritto di cambiare lavoro e datori di lavoro e il diritto di portare le loro famiglie in Svizzera, tra le altre cose.

Per la ricerca di lavoro della durata massima di 3 mesi, i cittadini della Unione europea non hanno bisogno di permessi. Se la ricerca dura più a lungo, è necessario richiedere un permesso di soggiorno per ulteriori tre mesi. Tali permessi, tuttavia, non forniscono l’accesso al sistema di sicurezza sociale in Svizzera.

Se si vuole andare a lavorare in Svizzera, tenere sempre a portata di clic il sito www.lavoro-in-svizzera.com; una guida che risulterà sempre utilissima.

Rifugiati politici, Sergio Lupinacci: “Oltre l’Europa della paura”

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Dal Mondo, Politica

“Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene” (Denis Diderot)
Sergio Lupinacci *

Lupinacci sostiene che la tempesta migratoria che sta colpendo l’Europa negli ultimi anni, e con sempre maggiore intensità, da quando le carestie dal sud del mondo si sono saldate con i sanguinosi esiti delle primavere arabe, porta inevitabilmente la nostra attenzione sull’archetipo giuridico costruito dalle istituzioni comunitarie a protezione dei rifugiati. E l’avvocato Lupinaccicontinua affermando che nella percezione delle opinioni pubbliche – complice la semplificazione prodotta dal confronto politico – l’immigrazione non conosce “distinguo” tra l’illegalità dell’immigrato economico e il diritto dei rifugiati alla fuga dalle dittature.

Sergio Lupinacci Rifugiati politici

Il rifugiato politico: definizione e fonti giuridiche. Sergio Lupinacci afferma che la definizione di rifugiato politico è contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951, un Trattato delle Nazioni Unite firmato da 147 Paesi. All’articolo 1 della Convenzione, la definizione della condizione di “rifugiato”: una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale Paese”. Questo articolo 1 illustra dunque la procedura di valutazione delle domande di asilo, ossia quelle incombenze che ricadono su chi ha la responsabilità di decisione ultima sulla concessione o meno dell’asilo politico.

Chi decide dell’asilo: il Regolamento “Dublino”. L’avvocato Lupinacci ritiene che un’attenzione particolare meritano le cosiddette procedure “Dublino” (introdotte col Regolamento UE n. 604/2013) condivise da 32 Stati europei. Queste hanno l’obiettivo di individuare lo Stato competente per la valutazione della domanda di asilo, limitando la mobilità dei richiedenti allo Stato nel quale sono approdati per primi, fino al completamento della procedura. Se la verifica sulla titolarità della domanda dovesse attribuire la competenza ad un altro Stato, il richiedente dovrà esservi trasferito. Qui una prima controversia determinata alla moltiplicazione dei numeri dei richiedenti. Che ha portato, in particolare, gli Stati che formano le frontiere esterne dell’Unione a chiedere la ricollocazione dei rifugiati, suddivisi in quote parte, tra tutti i Paesi membri. È recentemente accaduto per i 40.000 richiedenti asilo tra i paesi dell’UE con trasferimento di emergenza per quelli provenienti da Italia, Grecia e Ungheria: con una proposta della Commissione Europea estesa anche all’introduzione di un meccanismo permanente che modifichi le norme di Dublino (che determinano appunto quale Stato membro è responsabile del trattamento delle domande d’asilo).

Quanti sono i rifugiati. Un passo indietro: per ottenere lo status di rifugiato, i richiedenti asilo devono dimostrare alle autorità europee che stanno scappando da una guerra o da una persecuzione e che non possono tornare nel loro paese d’origine. Quanti casi ci sono in Europa? Il numero delle richieste di asilo è aumentato nel 2014 salendo da 435.190 nel 2013 a 626.065 nel 2014. Nel 2014 il numero di richiedenti asilo dalla Siria è raddoppiato. I Siriani sono il 20 per cento dei richiedenti asilo. Il secondo gruppo è rappresentato dagli afghani con il 7%. Nel 2014 l’asilo è stato garantito a 163mila persone nell’Unione europea. Nel 2014 la Germania è il paese che ha concesso più volte l’asilo con 41mila richieste approvate, seguita dalla Svezia con 31mila richieste approvate. Nel 2014 l’Italia ha accolto 21mila richieste d’asilo.

Libertà e sicurezza. Non possiamo, sinceramente, non partire da qui, se vogliamo affrontare il tema dei principi fondamentali ispiratori dell’azione dell’Unione Europea, con le garanzie procedurali introdotte e le modalità di accesso del diritto alla difesa accordato ai richiedenti asilo. Parliamo di sincerità perché ciò che appare come il prodotto di un cammino politico intenso compiuto dagli organi legislativi europei mostra – di fronte a questa “terza guerra mondiale” – tutte le contraddizioni di un approccio liberale costretto ora a fare i conti con il cambiamento radicale del contesto internazionale. La priorità: il tema della sicurezza che già aveva suonato i campanelli d’allarme di opinioni pubbliche sempre meno disposte – complice il perdurare della crisi economica – a politiche di accoglienza. Fino a pochi mesi fa il Regolamento Dublino aveva ricevuto numerose critiche (in particolare dal Consiglio europeo per i rifugiati e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati): perché il sistema attuale non fornirebbe una protezione equa ed efficiente ai richiedenti asilo, costretti ad aspettare anni prima che le loro richieste siano esaminate; di più: non terrebbe conto del ricongiungimento familiare e comporterebbe una pressione maggiore sugli Stati membri del sud dell’Europa,Paesi d’ingresso nel continente. Critiche rapidamente evaporate di fronte alla forza dei numeri. Ma è indubbio che, dopo gli attentati di Parigi, per usare le parole del filosofo USA liberale, Michael Walzer: “I rifugiati che scappano da una guerra civile terribile non possono diventare le vittime di questa situazione, ma non si possono non affrontare le richieste di sicurezza che provengono dalla gente”. Sulla domanda d’asilo l’ordinamento europeo e la CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) stabiliscono il principio insuperabile per cui il richiedente deve avere a disposizione una procedura di asilo efficace, corredata da mezzi di ricorso dotati della forza sospensiva dell’azione di allontanamento nel caso di rifiuto. La disciplina è stata integrata dal rilevante contributo giurisprudenziale apprestato dalla Corte EDU (Europea Diritti dell’Uomo). Il panorama legislativo e giurisprudenziale analizzato rivela, da parte delle istituzioni europee, una profonda sensibilità verso la drammatica condizione dei richiedenti asilo. Una sensibilità tradottasi nell’adozione di procedure complesse, assai attente alla condizione soggettiva dell’individuo e del suo patrimonio culturale d’origine. La domanda che sorge ora è quanto questo quadro di valori, presidio della convivenza democratica, possa tenere di fronte all’imbarbarimento in atto e soprattutto di fronte all’inversione di valori che vede ora il bisogno di sicurezza presidiare l’esercizio delle libertà civili. La disciplina che presiede alle procedure d’asilo (2013/32/UE) individua importanti, delicati momenti: dal colloquio all’esame della domanda (direttiva qualifiche; 2011/95/UE); dai tempi della decisione al diritto di difesa o accesso alla giustizia, alla possibilità, infine, per il migrante di ricorrere.

Un’Europa politica. Si tratta però – bisogna osservare – di una descrizione lineare e bipolare della condizione di rifugiato che le guerre asimmetriche del XXI secolo sembrano complicare quando non travolgere. L’esperienza siriana, ad esempio, prima della “riduzione” delle forze in campo che probabilmente la risposta militare all’ISIS imporrà, ha fin qui mostrato una babele di gruppi. Ed a fronte della gran massa di rifugiati, in fuga dalla morte e dalla fame, vanno segnalati i falsi rifugiati che gli attacchi di Parigi hanno rivelato così come la dinamica di scambio di ruolo perseguitato-persecutore che molti individui hanno vissuto e interpretato nella guerra siriana. Non dobbiamo certo buttare il bambino dei valori della costruzione europea, in questa partita, ma trovare il modo di depurare l’acqua sporca e compiere uno sforzo importante: quello della condivisione dei dati e di tutte quelle informazioni che rendano impossibile, ad esempio in questa materia, un “colloquio insincero”. Un passaggio, quest’ultimo, rivelatore anche della volontà dell’Europa di farsi finalmente Europa politica.

* avvocato penalista
(www.studioalc.it)

FONTE: The Chronicle