IDP lancia la 45 edizione del MasterClass in Finanziamenti europei ed Europrogettazione dal 16 al 19 maggio 2017 a Bruxelles.

Scritto da IDPbruxelles il . Pubblicato in Aziende, Dal Mondo, Istruzione

IDP European Consultants in collaborazione con l`ICE lancia il 45esimo MasterClass in Finanziamenti europei ed Europrogettazione dal 16 al 19 maggio 2017 a Bruxelles.

Il Master Class, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di Bruxelles dell’Agenzia per la Promozione all`Estero e lnternazionalizzazione delle Imprese Italiane (ICE), trasferisce nozioni e pratica sulla metodologia di progettazione basata su oltre venti anni di esperienza, con un approccio pratico e diretto.

I partecipanti avranno l’occasione di approfondire i principi di funzionamento dei programmi ed appalti europei e le numerose possibilita` di accesso al credito per sviluppare una proposta di successo.

Il Master Class prevede un workshop di progettazione durante il quale i partecipanti sono guidati nello sviluppo di una proposta progettuale. Il training è completato da materiale didattico aggiornato, guide ai finanziamenti europei e un servizio di assistenza on-line nelle settimane successive al corso.

La data di scadenza per le iscrizioni e` il 2 maggio, sono previste delle riduzioni notevoli per chi effettua la registrazione entro il 10 marzo ed una riduzione del 10% per chi effettua la registrazione entro il 20 aprile.

IDP European Consultants è una società italiana presente a Bruxelles dal 1991, esperta in progettazione europei, finanziamenti europei e nella gestione di progetti finanziati dai vari programmi europei quali Horizon 2020, Life, Erasmus Plus, COSME.

Per maggiori dettagli sul Master Class, sugli eventi, gli altri progetti e tutti i servizi offerti, contattaci:

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Eni in Angola: Claudio Descalzi soddisfatto dell’operazione

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Affari, Aziende, Dal Mondo, Economia

Ottimi i risultati raggiunti da Eni con l’operazione in Angola: l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi esprime la propria soddisfazione per un progetto dal time-to-market di tre anni, portato a compimento con un anticipo di ben 5 mesi.

Claudio Descalzi, AD di Eni

Claudio Descalzi soddisfatto dell’operazione in Angola

Avviata da parte di Eni la produzione del progetto East Hub Development all’interno del Blocco 15/06 del deep offshore in Angola. Il progetto, partito da tre anni, ha visto la propria realizzazione con cinque mesi di anticipo e prevede una unità galleggiante che ospiti le fasi di produzione e di stoccaggio, ovvero una FPSO (Floating Production Storage and Offloading). Tale unità, la Armada Olombendo, è una nave la cui produzione può raggiungere volumi fino a 80mila barili di petrolio al giorno di produzione e 3,4milioni di metri cubi di gas al giorno di compressione. La società guidata da Claudio Descalzi vede l’inizio della produzione dell’East Hub Project affiancarsi a quella già avviata del West Hub Project, sviluppata con il medesimo sistema galleggiante: tale accoppiata permetterà al blocco 15/06 di raggiungere delle vette produttive pari a 150.000 barili. Dalle parole dell’Amministratore Delegato la soddisfazione per l’operazione: Claudio Descalzi dichiara quanto l’operato nel blocco 15/06 sia fonte di orgoglio, soprattutto per il risultato in ambito esplorativo che ha portato alla scoperta di barili di petrolio dal valore complessivo di tre miliardi. La vision è stata poi fondamentale per lo sviluppo dei giacimenti e nella gestione dei diversi progetti, come quello di successo dell’East Hub, il quale presenta un time-to-market di 3 anni e che ha visto la luce 5 mesi in anticipo rispetto alla scadenza prevista.

Claudio Descalzi: profilo professionale

Entrato a far parte di Eni nel 1981, Claudio Descalzi inizia all’interno della multinazionale petrolifera con l’incarico di Project Manager per le attività svolte nel Mare del Nord, in Congo, in Nigeria e in Libia. Nel 1990 diviene Responsabile delle attività operative e di giacimento in territorio italiano, assumendo 4 anni più tardi il ruolo di Managing Director di Eni Congo. Proseguito all’estero, il suo percorso professionale si sviluppa in Nigeria, dove occupa la posizione di Vice Chairman & Managing Director di NAOC, consociata locale di Eni. Nel 2000-2001 opera quale Direttore dell’area geografica Cina, Medio Oriente e Africa, per poi ricoprire tra il 2002 e il 2005 la posizione di Direttore dell’area geografica che include Italia, Medio Oriente e Africa, ruolo che va di pari passo con quello di Consigliere di Amministrazione all’interno di numerose controllate di Eni. Tra il 2005 e il 2008 è Vice Direttore Generale della divisione Exploration & Production di Eni, per la quale diviene successivamente Chief Operating Officer. Nel 2014 ottiene l’incarico di Amministratore Delegato di Eni, mansione svolta ancora oggi. Claudio Descalzi si laurea in Fisica presso l’Università degli Studi di Milano nel 1979.

L’attività di Eni in Egitto: incontro tra l’AD Claudio Descalzi e il Presidente della Repubblica Abdel Fattah el-Sisi

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Affari, Aziende, Dal Mondo, Economia

Dallo sviluppo del giacimento di Zohr agli investimenti complessivi nel Paese: questi i temi principali dibattuti nel corso dell’incontro tra Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, e Abdel Fattah el-Sisi, Presidente della Repubblica d’Egitto.

Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni

Le attività di Eni in Egitto: le strategie emerse nell’incontro tra Claudio Descalzi e il Presidente della Repubblica

Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, ha incontrato il Presidente della Repubblica d’Egitto Abdel Fattah el-Sisi per fare il punto sull’attività svolta dal colosso energetico nel Paese. Nel 2016 sono stati investiti infatti 2,7 miliardi di dollari e l’obiettivo è quello di intensificare le operazioni anche nei prossimi anni. Il meeting è stata anche l’occasione per discutere dell’andamento delle attività di sviluppo del giacimento di Zohr, un progetto che sta rispettando la tabella di marcia secondo la quale la produzione verrà avviata già a partire dalla fine del 2017. In particolare Descalzi e Fattah el-Sisi si sono soffermati sul campo di Nooros, destinato a produrre 25 milioni di metri cubi/giorno entro fine gennaio 2017. Eni incrementerà anche le attività esplorative grazie agli accordi di concessione per i blocchi di North El Hammad e di North Ras El Esh, firmati il 27 dicembre 2016. La presenza del colosso energetico in Egitto risale al 1954 e la società è diventata negli anni il principale produttore del Paese grazie ai circa 230.000 barili di olio prodotti quotidianamente.

Claudio Descalzi: il percorso professionale all’interno di Eni

Classe 1955, originario di Milano, Claudio Descalzi si laurea in Fisica presso l’Università degli Studi di Milano e due anni più tardi dà avvio al suo percorso in Eni. Entrato come Ingegnere di giacimento, successivamente viene nominato Project Manager, incarico che lo porta alla gestione e allo sviluppo delle attività del Gruppo nel Mare del Nord, in Libia, in Nigeria e in Congo. Negli anni ’90 è prima Responsabile delle attività operative e di giacimento in Italia, poi Managing Director di Eni Congo SA, infine Vice Chairman & Managing Director di NAOC. Tra il 2000 e il 2001 è dirigente dell’area geografica Africa, Medioriente e Cina, assumendo tra il 2002 e il 2005 la direzione dell’area geografica Italia, Africa e Medioriente. Nel 2005 passa alla Divisione Exploration & Production come Vice Direttore Generale, divenendo successivamente, nel 2008, Chief Operating Officer. Presidente di Eni UK dal 2010 al 2014, Claudio Descalzi viene nominato Amministratore Delegato di Eni nel maggio del 2014.

Vault 7: Le armi informatiche della CIA

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Dal Mondo, Informatica, Internet, Legale, Tecnologia, Tecnologia Personale

Gli esperti di sicurezza di G DATA Eddy Willems e Ralf Benzmüller fanno chiarezza sulle rivelazioni.

Bochum | La divulgazione di documenti riservati della CIA sulla piattaforma di Wikileaks fa luce sulle attività dell’Agenzia nell’hackeraggio di software e hardware tra il 2013 e il 2016. Tra i numerosi obiettivi iPhone, dispositivi Android, Linux, Windows e Smart-TV. Anche diversi produttori di soluzioni per la sicurezza sono citati nei documenti dei servizi segreti, dando l’impressione che nessun sistema operativo, hardware o software sia al sicuro dagli attacchi informatici della CIA. Gli esperti G DATA, Eddy Willems (Security Evangelist) e Ralf Benzmüller (Direttore G DATA Security Labs) hanno consultato i numerosi documenti e pubblicato la propria valutazione sull’attuale livello di rischio.

Attività multitarget

Come per le rivelazioni di Snowden anche con Vault 7 non ci meraviglia il fatto che i servizi segreti spiino, bensì la pervasività delle misure di spionaggio. Non si tratta solo di sfruttare vulnerabilità in PC e server. I documenti diffusi su Wikileaks indicano che i servizi segreti statunitensi abbiano preso di mira qualsiasi dispositivo collegabile a Internet. Oltre a smartphone Android e iOS, router e smart-TV vengono nominati anche sistemi IoT. L’arsenale della CIA dispone altresì di strumenti per hackerare impianti industriali e veicoli connessi. Ci sono addirittura meccanismi per camuffare i software e gli strumenti della CIA utilizzati per carpire dati. “Si ha l’impressione che non esista tecnologia che vanti una minima diffusione sul mercato che non sia stata analizzata in modo sistematico per valutarne il potenziale impiego come strumento di spionaggio o per condurre attacchi informatici“, afferma Eddy Willems, G DATA Security Evangelist.

Confermato quanto ipotizzato da tempo

„Sarebbe davvero da sprovveduti pensare che lo sviluppo di cosiddette armi informatiche venga condotto solo da parte degli americani. Secondo le nostre valutazioni tutti i servizi segreti conducono da anni programmi simili allocando ad essi anche budget milionari”, commenta Ralf Benzmüller, Executive Speaker dei G DATA Security Labs. „I file divulgati confermano quanto gli esperti della sicurezza IT avevano ipotizzato da tempo. Riteniamo la situazione particolarmente rischiosa, specie qualora le applicazioni per lo spionaggio cibernetico sviluppate tramite questi programmi cadano nelle mani di criminali o terroristi. Le conseguenze sarebbero fatali“.

Secondo le valutazioni dei due esperti G DATA i programmi di spionaggio non sono stati impiegati in campagne su larga scala contro il comune utente di internet, bensì sono stati concepiti e utilizzati per attacchi mirati. Molti produttori stanno lavorando alacremente alla correzione delle vulnerabilità indicate nei documenti pubblicati.

Elusione delle soluzioni di sicurezza

Numerosi vendor di soluzioni di sicurezza, tra cui anche G DATA, sono nominati esplicitamente nei documenti. Risulta che la CIA abbia sviluppato strumenti per eludere le misure di protezione esistenti. La sezione però non contiene praticamente alcuna informazione, se non su singoli prodotti, e anche in questo caso è presente solo un elenco incompleto dei processi del software. Al di là della citazione non ci sono ulteriori dettagli sulla maggior parte dei produttori. Wikileaks ha classificato tali dettagli come “segreti”. Abbiamo preso contatto con Wikileaks, per avere accesso alle informazioni secretate sui nostri prodotti, qualora ve ne siano effettivamente.

La panoramica completa su cosa è successo e sulle implicazioni delle rivelazioni prodotta dai due esperti di sicurezza G DATA è consultabile sul G DATA Security Blog.

G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum, più di 28 anni fa sviluppò il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati condotti sia in Germania sia da organizzazioni rinomate a livello internazionale oltre che test comparativi condotti da riviste specialistiche indipendenti hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.  Nel marzo 2017 la soluzione ha ottenuto per il decimo anno consecutivo un’eccellente valutazione per la rilevazione dei virus da Stiftung Warentest.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, G DATA è partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Autotrasportatori stranieri, salario minimo anche in Olanda

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Dal Mondo

Dopo Germania, Francia e Austria, un altro Paese europeo ha deciso di imporre il salario minimo all’autotrasporto estero: i Paesi Bassi. A partire dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, i camionisti stranieri che operano all’interno dei suoi confini sono sottoposti a questo vincolo: è l’effetto della legge Aanpak Schijncostructies entrata in vigore appunto lo scorso 1° gennaio. Un atto che va interpretato come la volontà del legislatore olandese di approntare misure concrete a tutela dell’intero settore.

Nel dettaglio, la suddetta legge stabilisce che a partire dall’anno in corso gli operatori esteri del trasporto merci su strada, oltre a dover applicare il salario minimo (pari a 13,91 euro lordi all’ora), sono tenuti a riconoscere le ferie retribuite ai propri autisti, i tempi massimi di lavoro e i tempi minimi di riposo, nonché ad osservare una serie di norme relative a salute e sicurezza e parità tra i sessi nella professione.

Tuttavia, l’applicazione del salario minimo in Olanda è prevista, al momento, solo per le attività di cabotaggio stradale degli operatori stranieri, ovvero solo per il trasporto all’interno di uno Stato membro Ue diverso da quello di residenza del trasportatore. Sembra escluso, almeno in questa fase, il trasporto internazionale, cioè qualsiasi operazione di carico e scarico merci nei Paesi Bassi.

Gli operatori esteri di trasporto merci e trasporto autoveicoli in Olanda, inoltre, sono tenuti a mostrare alle autorità olandesi alcuni documenti in caso di controllo, anche in formato digitale: buste paga, contratto di lavoro, contribuzione per la sicurezza sociale e tracciato delle ore lavorative. Per questi documenti, che non devono essere tenuti obbligatoriamente in cabina, non è dovuta la traduzione in lingua olandese. Tutto questo in attesa del registro elettronico degli autisti stranieri che svolgono cabotaggio in Olanda, in vigore a partire dal 2018. Ricordiamo, infine, che le sanzioni per la violazione del salario minimo possono ammontare fino a 10.500 euro per ogni singola infrazione.

FINE DELLA DISCRIMINAZIONE, ABBIAMO TUTTI GLI STESSI DIRITTI.

Scritto da Sandro Matini il . Pubblicato in Cultura, Dal Mondo

Il 27 gennaio si celebra la giornata della Memoria, indetta dalle Nazioni Unite il giorno 1 novembre 2005, perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

E’ una giorata per ricordare che il pregiudizio basato sulle differenze, di qualunque genere, che negli oscuri anni del nazismo era ammantato di un’aurea di scientificità con le bislacche teorie eugenetiche degli psichiatri Rudin, porta solo l’orrore dell’uomo contro l’uomo. La storia ci tramanda infatti che l’eugenetica, principio fondamentale cui i nazisti si ispirarono, nacque ben prima del nazismo e non morì con esso. Il più influente ed importante scienziato dell’era Nazista fu certamente Ernst Rudin, che nel 1905 aveva fondato la “Società Tedesca per l’Igiene Razziale”, assieme a suo cognato, lo psichiatra Alfred Ploetzl (1). Eletto presidente della “Federazione Internazionale delle Organizzazioni per l’Eugenetica” e del “Comitato per la Psichiatra Razziale” nel 1932 (2), con la salita al potere di Hitler nel 1933, Rudin comandò il programma capitanato da Heinrich Himmler per l’eliminazione di 375,000 cittadini tedeschi ritenuti “inferiori”, che precedette l’olocausto (3).

E se ancora oggi esistesse un silente “olocausto” e una sordida “deportazione” dove i bambini vengono sottratti alle famiglie d’orgine per causa di bislacche “perizie” di “esperti”?

Questa è la riflessione lanciata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che domenica 29 gennaio dalle ore 15 celebra la Giornata della Memoria nell’auditorium della Chiesa di Scientology di Roma, in via della Maglianella 375. Il titolo dell’incontro è Fine della discriminazione, abbiamo tutti gli stessi diritti”.

Ad intervenire sarà il vice presidente del CCDU Italia, Silvio De Fanti, seguito dal presidente di GESEF (Genitori Separati dai Figli) e da altri ospiti illustri, accademici e professori universitari.

Sarà un pomeriggio per riflettere e per ricordare che bisogna porre fine alle discriminazioni, non importa quale sia l’esperto che le appelli come “scientifiche”. Sarà un pomeriggio per riflettere sul fatto che se la popolazione carceraria ammonta a 65 mila persone, forse 40 mila bambini sottratti alle famiglie d’origine sono un bilancio irreale, un tragico errore che mina la piu’ importante tra le istituzioni della società, la famiglia, solo per motivo di bislacche perizie, di cui si porteranno esempi.

Sarà un pomeriggio per chiedere che non ci siano altri “auschwitz” di cui poco si parla e che invece dovrebbero essere noti. A tal proposito aiuta la memoria la citazione del Pastore Evangelico Martin Niemoeller, deportato a Dachau: “Prima vennero per gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.”

Autotrasporto, cresce l’occupazione in Francia

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Dal Mondo

L’autotrasporto in Francia conferma di essere un settore fondamentale per l’economia nazionale non solo dal punto di vista produttivo ma anche sotto l’aspetto occupazionale. A dircelo è il rapporto annuale di OPTL – l’Osservatorio sulle prospettive del lavoro nel trasporto e nella logistica – che sottolinea il trend positivo dell’occupazione nel comparto, con una crescita del 2% nel 2015: un dato che dimostra la capacità di questo settore di assorbire un numero considerevole di persone in cerca di un lavoro.

I numeri ufficiali al 31 dicembre 2015 parlano di 669.000 dipendenti, metà dei quali (338.112) impiegati nel trasporto merci, con più 12.800 unità rispetto all’anno precedente. Ad essere coinvolte da questo crescita tutte le categorie del trasporto, in particolare quella passeggeri (+3,1%) e ambulanze (+2,9%); in leggera flessione il settore leasing (-0,7%) e quello traslochi (-0,8%).

L’aumento dei posti di lavoro riguarda in parte anche il trasporto autovetture, un tipo di attività che rientra certamente nella categoria del trasporto merci. Insomma, la Francia conferma la sua importanza per quanto riguarda i trasporti, e non potrebbe essere altrimenti se consideriamo la centralità che assume nella logistica europea.

Se il 2015 è stato un anno positivo, quello appena concluso lo sarà ancora di più, sempre secondo le stime del rapporto OPTL: il 2016, infatti, dovrebbe aver registrato una crescita ancora più elevata in termini occupazionali ( 2,8%), nonostante la maggiore difficoltà di trovare un impiego nel trasporto persone.

Autotrasporti innovativi, anche la Cina punta alla guida autonoma dei camion

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Automobili, Dal Mondo, Tecnologia

Non solo Europa e Stati Uniti, ma anche la Cina è decisa a puntare fortemente sulla guida autonoma nell’autotrasporto. Il trasporto merci su strada, infatti, rappresenta un settore di vitale importanza per l’economia di questo grande impero commerciale ed economico. Basta guardare ai numeri per rendersene conto: in Cina la movimentazione delle merci via terra coinvolge circa 7,2 milioni di camion con ben 16 milioni di conducenti operativi, per un volume d’affari notevole pari a 300 miliardi di dollari. E sono proprio i camionisti ad essere un problema, perché rappresentano ben il 40% dei costi dell’intero settore, una percentuale la cui incidenza è a dir poco elevata. Se consideriamo, inoltre, che in Cina alcuni viaggi di lunga distanza richiedono l’impiego di due o tre conducenti, è facile comprendere le ragioni per le quali si è deciso di ricorrere all’utilizzo della tecnologia.

La guida autonoma dei camion, quindi, è un progetto estremamente importante perché, oltre a garantire maggiore efficienza nel servizio, tenderebbe a ridurre i costi e soprattutto gli incidenti. Ne è fermamente convinta la società Tu Simple, colosso cinese con sedi a Pechino e San Diego (Usa), che da tempo si dedica allo studio di soluzioni innovative per lo sviluppo di una piattaforma di autotrasporti interamente automatizzata. Un progetto che vede coinvolta anche una grande azienda cinese nel campo della produzione dei camion, di cui però non si conosce ancora il nome.

Ma Tu Simple non è l’unica a voler perseguire questa strada, perché in Cina sono diverse le aziende che stanno testando dei tir in grado di muoversi autonomamente, seppur sotto il controllo di esperti alla guida. Sorprendente è scoprire cosa è in grado di fare questa tecnologia avanzata, il cui contributo sarebbe fondamentale anche per le imprese che effettuano trasporto autoveicoli. Chi ci sta lavorando, infatti, afferma che essa sarebbe in grado di indicare con un segnale acustico la vicinanza di strade complesse e poco sicure, riconoscere la tipologia dei mezzi presenti su strada (motocicli, biciclette, ecc) e creare una mappa in 3D del traffico circostante calcolando la posizione e la velocità esatta del tir; ma questo non è nulla rispetto alla sua capacità di determinare i movimenti del camion in base ad alcuni parametri, come stato del conducente (deducibile da un’analisi del suo volto), destinazione del veicolo e condizioni stradali.

E chi pensa che una siffatta innovazione appartenga a un futuro remoto commette un errore: Tu Simple, infatti, è pronta a presentarla nel primo trimestre del 2017 con l’obiettivo di lanciarla sul mercato internazionale a partire dal 2018.

Autotrasporto in Francia, il Parlamento elimina definitivamente l’Ecotassa

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Dal Mondo, Economia

Gli autotrasportatori francesi sono tornati nei giorni scorsi ad alzare la voce contro il Governo per la questione Ecotassa, e lo fanno dopo che il Consiglio di Stato ha fatto notare che il provvedimento non è stato in realtà ancora abrogato, a seguito dell’esposto presentato dall’associazione ecologista “Alsazia Natura”. La tassa ambientale, applicata a tutti i mezzi di trasporto merci superiori a 3,5 tonnellate, ha sempre rappresentato una questione sospesa negli ultimi due anni, per la quale gli autotrasportatori francesi attendevano sviluppi da tempo.

L’attuazione della tassa era stata sempre rinviata nel corso degli ultimi anni fino ad essere sospesa a tempo indeterminato nell’ottobre 2014 per volere del Ministro dell’Ambiente Ségolène Royal.

Questo aveva fatto scattare le proteste da parte delle associazioni di categoria contro l’immobilismo del Governo francese, in particolare da parte di OTRE (l’Organizzazione degli autotrasportatori europei) e FNTR (la Federazione nazionale francese degli autotrasportatori), che accusavano l’Esecutivo di non aver rispettato gli impegni presi e che per questo si dichiaravano pronte a dare battaglia nei prossimi mesi.

Ma nei giorni scorsi c’è stata finalmente la svolta. Un emendamento socialista alla Legge Finanziaria 2017, votata dall’Assemblea Nazionale nella notte tra il 17 e il 18 novembre, ha di fatto sancito l’abbandono definitivo del balzello.

L’Ecotassa, approvata dal governo Sarkozy nel 2009, aveva come duplice obiettivo quello di ridurre l’impatto ambientale del trasporto su strada delle merci, compreso ovviamente il trasporto auto con bisarca, e ottenere le risorse necessarie per la creazione di nuove infrastrutture stradali, e la manutenzione di quelle già esistenti.

Sgomberata la “Jungla” di Calais: l’autotrasporto internazionale torna a sperare

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Dal Mondo

nella Francia settentrionale, finalmente ha cessato di esistere. Le operazioni di sgombero della polizia francese iniziate lo scorso 24 ottobre, hanno portato alla chiusura di questo campo profughi non autorizzato, risolvendo una questione di ordine pubblico che ha coinvolto direttamente non solo l’autotrasporto francese, ma quello internazionale. Erano, infatti, gli autotrasportatori (soprattutto i mezzi adibiti al trasporto autoveicoli) il principale bersaglio dei migranti, pronti ad assalire i Tir diretti verso la Gran Bretagna dal porto di Calais.

In sostanza, il loro obiettivo era quello di salire sui camion per arrivare clandestinamente dall’altra parte della Manica, procurando spesso incidenti pericolosi a cose e persone, oltre a causare forti ritardi sulle consegne delle merci per via delle denunce fatte dagli stessi autotrasportatori una volta arrivati al porto.

Sono stati necessari alcuni giorni per smantellare il campo e più di 1.200 poliziotti per fronteggiare quasi 11 mila migranti, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. Tuttavia, il rischio che questo fenomeno si ripresenti è altissimo, e non sono poche le preoccupazioni per i camionisti e per chi sfrutta questo itinerario per il trasporto auto con bisarca al di là della Manica. Il continuo arrivo dei migranti nel Sud dell’Europa, infatti, è un serio campanello d’allarme per il futuro.

Per questo motivo si cercherà di portare a termine entro la fine dell’anno la creazione del “Great Wall”, ossia un enorme muro di cemento armato che costeggia l’autostrada A16 (alto 4 metri e lungo 1 km), dotato di telecamere di sorveglianza e pensato per bloccare l’accesso dei clandestini al porto della città. Un progetto voluto fortemente dal governo britannico che per questo ha messo a disposizione 2 milioni di sterline per la sua realizzazione.