Scaroni Atlantic Council: shale gas prioritario per strategia energetica europea

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia

L’ad di Eni Scaroni all’Atlantic Council: l’Europa deve puntare sui giacimenti di shale gas
Un new deal energetico a base di efficienza, miglior sfruttamento degli idrocarburi convenzionali, ma, soprattutto, shale gas. E’ questa la ricetta dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, per combattere il caro energia che impedisce alle imprese italiane ed europee di spiccare il volo verso la ripresa economica…

PaoloScaroni

Un new deal energetico a base di efficienza, miglior sfruttamento degli idrocarburi convenzionali, ma, soprattutto, shale gas. E’ questa la ricetta dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, per combattere il caro energia che impedisce alle imprese italiane ed europee di spiccare il volo verso la ripresa economica.

Ricetta che l’ad del cane a sei zampe ha illustrato mercoledì a Washington in undiscorso davanti alla platea internazionale del think tank americano Atlantic Council, aprendo i lavori sui nuovi scenari mondiali dell’energia.

Scaroni ha indicato due strade ben precise: lo sviluppo delle fonti non convenzionali e la valorizzazione di nuove partnership strategiche.

Lo sviluppo dei giacimenti di shale gas come opportunità – Per quanto riguarda la prima priorità, l’esempio viene, non a caso, d’Oltreoceano, dove la rivoluzione dello shale gas ha stravolto gli equilibri del mercato dell’energia. Un meccanismo che sta favorendo gli Stati Uniti i quali “possono contare su tutta l’energia di cui hanno bisogno a prezzi imbattibili”, ma che sta pesantemente penalizzando l’Europa. Dove, spiega Scaroni, “un’industria già mortificata dal calo della domanda e da un mercato del lavoro ancora troppo rigido, deve ora competere con l’industria americana che paga il gas un terzo di quella europea e l’elettricità meno della metà”. E i numeri parlano chiaro: “rispetto al 2008, la domanda di gas in Europa è diminuita del 15 %”, a causa del caro energia, in un momento storico in cui invece “le nostre imprese hanno bisogno di poter contare su gas a prezzi competitivi per sopravvivere”. Come sciogliere il nodo? Lo sfruttamento dei giacimenti di shale gas, sul modello americano, è un’opportunità da cogliere, ma, sottolinea Scaroni, “vanno prima creati i presupposti politici”. Presupposti che, per il momento, non ci sono.

Intensificare i rapporti con Russia e Nord Africa come priorità – Occorre dunque adottare una strategia di mercato mirata: “l’Europa potrebbe rafforzare i legami politici con i suoi tradizionali fornitori di gas: Algeria, Libia e soprattutto Russia”. I cui “interessi di lungo periodo coincidono con quelli europei”. La Russia perché “ha tutto l’interesse ad avere un’Europa industriale forte e in crescita essendo il mercato di sbocco naturale dei suoi idrocarburi” e il Nord Africa perché, nonostante i disordini in corso, “smentirà i pessimisti” e diventerà una regione forte e florida su cui puntare.

Le dichiarazioni di Scaroni hanno raccolto il consenso di molti big del settore, a partire dalpresidente di Confindustria Energia, Pasquale De Vita, di Lucio Caracciolo, dell’economista Alberto Quadrio Curzio e, in particolare, del presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli: “se negli Usa il gas costa un terzo che da noi è perché i costi di produzione dello shale gas sono bassi, ma sono superiori ai costi di produzione di quello convenzionale in Nord Africa e Russia. Abbiamo delle potenzialità vicino a casa e dobbiamo lavorare con questi Paesi per comprare gas da loro a prezzi più vicini ai loro costi. E per fare questo dobbiamo continuare sulla strada difficilissima che Eni, così come l’Agip negli anni ‘30, ha intrapreso e che è inevitabile”.

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