Procreazione Assistita. Per il tribunale di Cagliari la diagnosi preimpianto è un diritto.

Scritto da faberrimo il . Pubblicato in Legale, Salute

Procreazione Medicalmente AssistitaPer la prima volta da quando le coppie infertili sono state costrette a stare sotto il giogo della tristemente famosa legge 40, sulla “procreazione medicalmente assistita”, viene sancito legalmente il diritto di poter procedere alla diagnosi preimpianto, nelle procedure di fecondazione artificiale. Con l’ultima sentenza, emanata dal Tribunale di Cagliari, il giudice ha stabilito che i centri pubblici specializzati nella PMA devono offrire l’opportunità della diagnosi preimpianto a tutte le coppie affette da malattie genetiche.

Diagnosi preimpianto e malattie genetiche.
Nel caso di quella che potremmo definire la coppia Alfa, con lei malata di talassemia major e lui portatore sano, l’Ospedale Microcimetico di Cagliari che nel dicembre 2011 aveva detto di no, grazie a questa sentenza, non si sarebbe potuto opporre a un’indagine clinica diagnostica sull’embrione. Ed è proprio quel no che ha portato la coppia Alfa a rivolgersi in Tribunale, per poter impiantare nella donna solo embrioni sani o portatori sani di talassemia.

Tutela per la salute della donna e dell’embrione.
Nella motivazione di questa sentenza il giudice Giorgio Latti ha ritenuto la richiesta della coppia legittima e plausibile. Al contrario, sarebbe stato come creare una discriminazione tra chi porta avanti una gravidanza con la fecondazione assistita e le donne che hanno una gravidanza “normale”. La legge 40 stabilisce che “la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso”. In questo caso, infatti, pur vietando la sperimentazione, è previsto che vengano poste in essere tutte le azioni necessarie a tutela dell’embrione. Inoltre quest’ultima non è assoluta, al contrario, la salute della donna e l’autodeterminazione consapevole prevalgono sull’interesse all’integrità dell’embrione.

Amniocentesi e diagnosi preimpianto
In questi casi, dove è messa in discussione sia la salute della donna che dell’embrione è assolutamente fuori luogo parlare di eugenetica. Di fatti la diagnosi preimpianto non sarebbe poi tanto differente dall’amniocentesi che si fa nelle gravidanze “normali”.
La stessa legge sancisce che la coppia ha diritto a una informazione completa e consapevole e la diagnosi preimpianto ha proprio lo scopo di consentire questo. Nello stesso modo in cui una donna che porta avanti una gravidanza “naturale” ha 90 giorni di tempo per decidere se abortire e anche più di tre mesi nell’eventualità di anomalie o malformazioni del bambino e quindi nel caso in cui sia in pericolo la salute fisica o psichica della madre.

Il parere dell’esperto.
il Dottor Antonio Scotto, direttore del “Centro di Fecondazione Assistita, per la cura e la terapia della coppia infertile”, dal punto di vista di esperto del settore dichiara che “Questa sentenza segna un punto di svolta importante a favore dell’equità dell’accesso alle cure, anche se siamo ancora lontani da una normativa che rispetti maggiormente un diritto delle persone a scegliere come e cosa fare, in un ambito così personale”.

Centro Fecondazione Assistita Roma, Napoli

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faberrimo

Giornalista on line. Curo la stesura di articoli per diversi siti.