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Cultura Milano: Vittorio Gucci e Antonio Vandoni affiancato dal manager Salvo Nugnes presentano “26motiviperfarearte” presso il Carcere di Bollate a Milano

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Il Carcere di Milano Bollate ha visto la presenza di un evento d’eccezione, che si è tenuto dinanzi ai detenuti in data Giovedì 2 Ottobre 2014: la conferenza di presentazione dello straordinario concorso denominato “26MotiviPerFareArte” in presenza del suo ideatore, Vittorio Gucci, noto personaggio del mondo della musica e dello spettacolo, del Direttore di Radio Italia Antonio Vandoni, membro della giuria di qualità e del manager produttore Salvo Nugnes, che li ha affiancati in qualità di relatore durante l’incontro.

Di recente si è tenuta la conferenza stampa ufficiale presso lo storico contesto della “Milano Art Gallery” dove nella sala gremita di Tv e giornalisti Gucci, insieme ad illustri giurati tra cui Giorgio Forattini, Cristiano De André, Antonio Vandoni ha spiegato le fasi salienti in cui si svolgerà lo strepitoso concorso. In collegamento telefonico dalla Corsica è intervenuto il professor Vittorio Sgarbi, presidente di giuria, che ha speso parole di lodevole compiacimento per l’iniziativa, che avrà tra i 26 vincitori designati anche un detenuto artista di bollate.

Gucci racconta “L’idea nasce ormai 3 anni fa. L’emozione è molta, perché siamo finalmente giunti alla fase del -debutto ufficiale-. Il 26 non è un numero scelto casualmente. Infatti, da sempre mi accompagna nella vita, anche se purtroppo sono nato il 25 alle 23.55, ma festeggio comunque il compleanno il 26”. E proseguendo precisa “Saranno proprio 26 i giovani artisti vincitori del concorso, di cui 24 selezionati tramite il web e provenienti dagli istituti scolastici e dalle accademie, uno sarà scelto tra i carcerati di Bollate e uno presso la comunità Exodus di Don Antonio Mazzi. Le opere d’arte selezionate verranno poi riprodotte in capi d’abbigliamento, occhiali da sole, scarpe, accessori vari e molto altro. L’idea portante di questa iniziativa è finalizzata a offrire una concreta opportunità ai giovani artisti emergenti distribuiti nell’intero comprensorio territoriale italiano di dare spazio alla propria vena creativa, stimolandoli ad esprimersi con massima libertà e fantasia sul motivo trainante del loro fare arte”.

Marta Belguardi alle grandi mostre di “Spoleto incontra Venezia” a Palazzo Falier

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

MARTA BELGUARDI ESPONE ALLE RINOMATE MOSTRE DI “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

La pittrice Marta Belguardi espone alle mostre di “Spoleto incontra Venezia” curate dal Professor Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes. Le sue splendide opere saranno visibili a Palazzo Falier, nobile dimora veneziana affacciata sul Canal Grande, fino al 24 Ottobre 2014. Tra gli artisti in mostra nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e molti altri.

Marta Belguardi nasce a Genova nel 1971, città in cui ha ottenuto il diploma di maturità presso il Liceo linguistico V. Moraglia. All’Università ha frequentato il corso di Scienze dell’educazione e contemporaneamente ha iniziato a lavorare per l’azienda di famiglia svolgendo varie mansioni. Da sempre ha dimostrato interesse per l’arte in ogni sua forma. Il primo approccio con la pittura avviene nei primi anni ’90 con la tecnica dell’acquerello. In seguito, grazie all’incontro con il Maestro F. Mancini, approda in una dimensione pittorica totalmente nuova e apprende la tecnica della Flash Art.

Da qui inizia un proprio percorso che le consentirà di svolgere estemporanee, mostre en plein air, collettive e personali. Durante questo percorso, in fase di continua sperimentazione e ricerca di una propria espressione pittorica, ottiene numerose conferme da parte del pubblico. Con nuove tecniche ed estrema fantasia, crea una serie di opere su tela assolutamente particolari, nuove ed originali, introducendo una serie di “abissi” ed “universi” materici, unici nel loro genere. A Gennaio del 2009 si accosta alla tecnica pittorica del Trompe-l’oeil frequentando un corso tenuto dal Docente Carlo Peretti. Attualmente svolge l’attività di pittrice a tempo pieno sviluppando una propria linea pittorica.

Sabrina Arosio scrive di lei: «È una progressiva incursione nella figura umana e nel paesaggio la pittura di Marta Belguardi. Un processo di penetrazione dell’immagine che, nei suoi smalti, focalizza prima il particolare, poi la mera silhouette ed infine diventa esplosione cromatica e gestuale che lascia spazio, nel processo di fruizione, solo al puro sentimento».

Modigliani Fountain Project – Il progetto ha inizio…

Scritto da Uff. Stampa Modì il . Pubblicato in Arte, Aziende

Modigliani Fountain Design

Il 24 Settembre scorso, durante la 49° edizione della Marmomacc di Verona, si è svolta la premiazione della Modigliani Fountain Competition. Si tratta di un progetto nato nel 2013 per volere della MGI – Marmi e Graniti d’Italia Sicilmarmi, azienda leader nel settore lapideo, ed il Comitato Spontaneo Amedeo Modigliani Livorno, voluto dalla cittadinanza livornese per commemorare l’Artista, in collaborazione con l’Associazione Culturale Montecatini Terme, la T&D Robotics e con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti P. P. e C. della Provincia di Livorno. Il concorso, ideato dal Dott. Nicola Ventre (MGI), Luca Tacconi (Ass. Culturale Montecatini Terme) e Sergio Rubegni (Comitato Spontaneo Modigliani), ha riguardato la creazione di una fontana ispirata alle opere ed alle ideologie di Amedeo Modigliani; molteplici sono state le finalità di questo progetto, principalmente riavvicinare l’artista Labronico alla sua città natale e riportare in auge un luogo storico di Livorno. La partecipazione a questa competizione era aperta agli architetti internazionali iscritti alla Marmomacc Stone Academy e, fra tutti i design pervenuti, una giuria di esperti ha selezionato 3 finalisti, invitati in Italia ad Aprile. Il viaggio ha permesso loro di visitare il sito preposto e conoscere a fondo le vicissitudini della vita di Modigliani, al fine di realizzare una versione del progetto completa in ogni sua parte. I giurati sono stati nuovamente chiamati a votare, questa volta scegliendo il design vincitore che verrà sottoposto all’amministrazione di Livorno per l’approvazione definitiva. Durante la cerimonia di premiazione, il Dott. Ventre, ha presentato i 3 design finalisti ed ha rivelato il nome del vincitore, l’architetto newyorkese Earl G. Jackson IV. Maggiori informazioni riguardo questa entusiasmante competizione si possono trovare sul sito internet e sulla pagina Facebook della MGI – Marmi e Graniti d’Italia Sicilmarmi e delle Associazioni che hanno collaborato.

Gli ideatori estendo i ringraziamenti anche a tutta la cittadinanza Livornese per il sostegno e la partecipata collaborazione.

Teresa De Sio e la Madonna della munnezza

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Musica, Religione

Partiamo da “Sacco e Fuoco”, una delle sue ultime produzioni discografiche. E’ un disco di passione, morte e resurrezione, che trasfigura il dolore della tua città, Napoli, e sollecita i più giovani a riprendersi una terra e un futuro che gli appartiene.

E con piacere, mi sono accorto di una tua affinità intellettuale con lo scrittore Roberto Saviano. Ma Napoli e i giovani napoletani, dopo il disco “Sacco e Fuoco” e il libro “Gomorra”, quanto e come sono cambiati?
Quanto e come non lo so, non ho il metro esatto della situazione. Ma ogni volta che un’artista e uno scrittore come Saviano toccano dei temi incandescenti, con amore e conoscenza verso una città come Napoli e il nostro Meridione (luoghi meravigliosi e terribili), l’opinione pubblica comincia ad interessarsene. Tante cose prima passavano inosservate e rimanevano sopite, ora invece creano scalpore e rumore. C’è una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, anche nei giovani napoletani di buona volontà. Ma non possiamo dire che le cose stanno cambiando perché ne abbiamo preso solo coscienza. Diciamo che il “paraviso ‘n terra” bisogna costruirlo con coraggio, passione, fiducia. E pazienza.

Tra le tante cose, nel disco canti “Amén”, dove ti rivolgi al Padreterno del Vomero e alla Madonna della munnezza. Un cielo artificiale creato ad hoc per invocare aiuto in una città abbandonata da Dio e dalle istituzioni.
Purtroppo Napoli è una città, suo malgrado, all’avanguardia. Quando una cosa succede a Napoli, nel bene e nel male, diventa un punto di riferimento per tutti, come nel caso dello smaltimento dei rifiuti. E’ un problema che riguarda non solo Napoli ma l’intera nazione, tutto il mondo industrializzato. Un secolo fa Toro Seduto disse che l’uomo bianco morirà sommerso dalla montagna dei suoi rifiuti. Aveva visto bene.

Questo cielo lo hai inventato perché Napoli non sa più a quale santo votarsi per risolvere i suoi problemi?
E dunque, bisogna inventarsi cieli nuovi… (la Teresa risponde divertita, ndr.). E’ una lettura che non mi dispiace!

Ovviamente è una punzecchiatura ironica…
Certo, ma va bene lo stesso come chiave di lettura, è divertente. Nella canzone “Amén” sento l’esigenza d’invocare delle divinità che si sporchino un po’ le mani, che entrino nel vivo delle nostre povere vicende terrene. Ho invocato il Padreterno del Vomero, quel Dio che rende agiate le vite di chi abita in quella zona di Napoli, che poi è il luogo dove io sono nata accidentalmente. Quando ero piccola, il Vomero era il quartiere chic della città, di quelli che non avevano problemi. Mi è piaciuto inventare il Padreterno del Vomero perché scendesse dal suo cielo a guardare quelli che vivono a Secondigliano, e che la Madonna della monnezza si affacciasse e stendesse il suo piedino celeste sulle montagne di spazzatura che circondano la città, visto che da giù non si riesce a fare molto.

Nella tua produzione artistica, più volte citi il sole e il cielo, come se fossero delle entità parentali. In canzoni come “Aumm Aumm” (Voglia ‘e turnà, 1982) e nel brano “O sole se ne va” (Sulla terra sulla luna, 1980) canti di un sole che scompare e di un cielo che sta a guardare. E’ del Creatore che parli in queste canzoni? o la mia domanda è frutto d’una personale interpretazione dei testi?
Premetto che non mi piace spiegare le canzoni, perché il senso della canzone è la libertà di chi l’ascolta. Se la spiegazione diventa più forte della libertà di chi l’ascolta, la canzone è un fallimento. Ma per quello che riguarda la fede, nel rapporto con Dio, io credo nella reciprocità. Se io busso a un cielo e nessuno dall’altra parte mi apre e mi risponde, ho la sensazione di vivere sotto un cielo deserto, disabitato.

Nella canzone “Terra ‘e nisciuno” (Tre, 1983) canti di un sole che tocca la faccia e che da coraggio nell’affrontare una vita altrimenti difficile. Invece, nel brano “O paraviso ‘n terra” scritto per Raiz – ex leader degli Almagretta – il sole scompare di nuovo. Il testo recita così: “E il Padreterno s’affaccia ci benedice e se ne va. Ci lascia diavoli sulla faccia e una nottata che non passa…”. La tua visione definitiva del mondo e di Dio, qual’é?
Innanzitutto tra la prima canzone e quest’ultima, “O paraviso ‘n terra”, sono passati molti anni. In “Tre” ero una ragazza appena ventenne, ora invece sono diventa donna, vivo e ragiono da adulta. E sono passati molti anni per Napoli, per la nostra cultura occidentale. Le cose inevitabilmente cambiano, cambiano le situazioni, il modo di vedere le cose e di restituirle nelle canzoni. Oggi ho una visione meno accomodante, più battagliera anche nei confronti di Dio.

Anche più arrabbiata…
Cavoli! Certo che c’è da essere incazzati col Padreterno, quello vero, non credi?

La canzone che meglio rappresenta la tua ricerca spirituale è “Quanno turnamme a nascere”, dall’album “A sud! A sud!” (2004).
Un brano fantastico, non mio, infatti è stato scritto da Carlo D’Angiò (con Teresa De Sio nell’esperienza bandistica dei Musicanova, ndr). E’ una canzone talmente straordinaria, che quando la interpreto me lo dimentico, tanto la sento a me vicina. La propongo sempre nelle esibizioni dal vivo, la reinvento continuamente. E’ un pezzo molto forte, intenso.

In questo brano canti a Dio e in maniera sofferta: “Se io rinasco e mi fai cristiana un’altra volta, non fare figli e figliastri”. Questa rinascita c’è stata in Teresa De Sio e il Padre Eterno, le promesse, poi le ha mantenute?
Beh… (Teresa esita non poco, ndr). Per rispondere a questa domanda bisognerebbe parlare di ogni attimo della mia, della tua e della vita di chi ci ascolta via radio. Sono domande a cui non si può dare una risposta fino alla fine della vita stessa, fino all’ultimo momento in cui si vede la luce del sole. Le cose cambiano dalla nascita fino alla morte, si muore e si rinasce continuamente. Mi viene in mente un racconto di Jorge Luis Borges “Funes, o della memoria”, in cui si racconta di un ragazzino ignorante, che non sapeva niente. Un giorno cadde da cavallo, batte la testa e quando ritorna in sé ha una memoria prodigiosa. E questa memoria gli permette di ricordare ogni attimo vissuto nella sua vita, ogni filo d’erba visto in ogni singolo prato, il battere d’ali di ogni singolo uccellino che ha visto volare. Descrizioni che coincidono con il racconto della sua vita intera, che sembrava aver dimenticato o non considerato. Una vita che bisogna gustare attimo per attimo.
In attesa di un’eternità…
Intanto, cerchiamo di costruirlo questo “Paraviso” ma in terra, nel presente.
“Amén”.

Teresa De Sio ha appena pubblicato (o meglio, rieditato) l’album Sacco e Fuoco. E la spiritualità s’intreccia con l’interessante sua ricerca musicale, nelle canzoni Amén (da pronunciarsi alla napoletana maniera) e ‘O Paraviso ‘n terra, da lei scritto per Raiz, già cantante degli Almamegretta ed ora affermato cantante e attore. Raiz ha incluso il brano nell’album UNO, edito nel 2007.

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Rete Cattolica – Ufficio Stampa
Art Director – Antonio Cospito
Sito Web: http://www.cattolici.eu

Nel centesimo anniversario della Famiglia Paolina il Gruppo Editoriale San Paolo presenta “La Bibbia: nuova versione dai Testi Antichi”

Scritto da admaiora il . Pubblicato in Religione

Città del Vaticano, 5 ottobre, nel corso dell’Angelus, sono state distribuite gratuitamente quindicimila copie della Bibbia nella nuova versione dai testi antichi, esaurite in 7 minuti. “Ringraziamo i nostri fratelli Paolini”, ha detto papa Francesco, parlando ‘a braccio’. “Oggi, mentre si apre il Sinodo per la famiglia -ha ricordato il Santo Padre- con l’aiuto dei Paolini possiamo dire: una Bibbia in ogni famiglia”.

Una nuova edizione della Bibbia, accurata ed economica, accessibile a tutti. Il volume (1392 pagine, formato compatto cm 12,5 x 19,5; carta bianca che esalta la leggibilità dei caratteri, edizione in brossura con due inserti di 36 pagine a colori all’inizio e alla fine del testo) è uscito giovedì 2 ottobre ed è in vendita al costo di 9,90 euro. La nuova edizione della Bibbia presenta una moltitudine di elementi contenutistici di particolare valore e interesse: il linguaggio contemporaneo, introduzioni generali e ai singoli libri biblici, note essenziali al testo, un atlante a colori con mappe e ricostruzioni, e un piano di lettura in 365 giorni per chi intraprende con se stesso (o con la comunità cui appartiene) la “sfida” di completarne la lettura in un anno. Viene costruito così un percorso quotidiano alla scoperta della Parola, come avviene nel cammino dei discepoli di Emmaus raffigurati in copertina. La San Paolo accoglie così l’invito di Papa Francesco a fare della Scrittura una compagna di vita quotidiana impegnandosi in un ampio progetto editoriale che rilancia la missione del beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, il quale pubblicò nel 1960 la “Bibbia a mille lire” in un milione di copie, contribuendo in modo straordinario alla conoscenza delle Sacre Scritture nel nostro Paese.

Un importante sforzo di diffusione è stato organizzato per portare la Bibbia nelle case e soprattutto nelle “periferie”. Il volume si può trovare online su Sanpaolostore.it, nelle librerie San Paolo e Paoline, nelle librerie di catena, negli aeroporti, negli autogrill e nei supermercati, nelle edicole, negli uffici pastorali, nelle chiese che diffondono i settimanali della San Paolo.

Il gruppo editoriale San Paolo ha organizzato a Roma e in altre parti d’Italia una serie di eventi di lettura e riflessione sulla Bibbia. Eventi di lettura e comunicazione in tutta Italia con la collaborazione di associazioni e movimenti ecclesiali (la Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito, la Comunità Cenacolo, il Movimento per la Vita, la Lega Consumatori, l’Università di Pavia, la Caritas, il Movimento tra Noi, l’AGESC, il MASCI) e l’appuntamento principale si è svolto a Roma, domenica 5 ottobre, presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere, dove letture di passi della Bibbia da parte di noti attori del panorama teatrale, cinematografico e televisivo italiano si sono alternati a momenti di canto e danza. L’iniziativa è inoltre lanciata con una campagna pubblicitaria sulle testate del Gruppo San Paolo (Famiglia Cristiana, Credere, BenEssere, Vita Pastorale, Jesus, Gazzetta d’Alba, La Domenica, Parola e Preghiera, Insieme nella Messa, Pagine Aperte) e su Avvenire, Sorrisi e Canzoni TV, Donna Moderna, Intimità.

L’ACCIUGA conosciuta anche come ALICE

Scritto da lorenzo_bianchetti il . Pubblicato in Aziende, Gastronomia e Cucina

L’ acciuga é un piccolo pesce che racchiude in sé tutto il sapore del mare. L’acciuga é un pesce azzurro economico e saporito questo pesce é ricco di Omega 3 e vitamina B necessarie per la prevenzione di malattie cardio vascolari. Nella tradizione culinaria italiana e in generale in quella mediterranea, l’acciuga é utilizzata per moltissime ricette proprio per il suo sapore forte e deciso. L’ acciuga é conosciuta e consumata da molti sotto sale o sott’olio ma nelle cucine dei grandi chef l’acciuga é utilizzata come ingrediente segreto per dare quel gusto in più alle varie portate di primi, secondi e antipasti.

Ma l’ acciuga é anche gustosa da sola, e la Puglia lo sa ! Infatti, una ricetta tipica pugliese che prevede l’utilizzo delle acciughe é la ricetta delle acciughe fritte :

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 gr di acciughe fresche
  • 3 uova
  • farina q.b
  • olio d’oliva
  • limone
  • sale

Pulire le acciughe e nel frattempo mettere a scaldare una padella con dell’olio. In una ciotola rompere un uovo, aggiungere della farina e un goccio di birra (o acqua minerale gassata ben fredda) e mescolare fin quando non diventa una pastella. Poi prendere i filetti e metterli nella pastella e ad uno ad uno immergerli nell’olio caldo. Cuocere ogni acciuga ma non per molto, al massimo 3 minuti. Prendere le acciughe e porle su un piatto precedentemente rivestito da un foglio di carta assorbente. Per servirle aggiungere del sale, e a piacimento anche del succo di limone. Questo é un ottimo antipasto estivo da accompagnare con del prosecco o del vino bianco ben fresco. Ma anche un intero pranzo a base d’acciughe é possibile come ci suggerisce Frescopesce sul sito Ricette acciuga che consiglia diverse ricette a base d’acciuga.

Janis Joplin: cantava e pregava appoggiandosi al Signore nelle proprie sconfitte

Scritto da Rete Cattolica il . Pubblicato in Musica, Religione

“Ti sento che parli del mio dolore, ma tu non conosci la mia pena. Tu sai che c’è una specie di intimo dolore. Signore, che fa sempre cantare il blues alle donne…”. È un verso di Ego Rock, espressione di un pensiero più volte sviscerato dall’icona rock Janis Joplin durante la sua carriera discografia. Celebre per il suo impegno politico a difesa dell’uguaglianza fra bianchi e neri; la Janis ha mostrato interesse soprattutto per la sofferta condizione della donna, e in fondo di se stessa.
Il libro “Mistica della femminilità” scritto nel 1963 da Betty Friedan ridefiniva il ruolo della donna in ambito sociale, economico e politico. Janis Joplin, con una capacità vocale e interpretativa straordinaria, diede forma e sostanza al dolore di ogni femmina americana. In qualche modo, i suoi dischi sono conseguenze del patriarcato, considerato un sistema oppressivo contro le donne. Quattro album (dal ’67 al ’71) segnati dal vocativo “Oh Signore”, un uso copioso della declinazione del nome di Dio che avvicinò il blues della Joplin ai generi “spiritual” e “gospel”. Lei cantava e pregava per la liberazione della donna dalla schiavitù degli uomini.
La solitudine e l’abbandono sono il leitmotiv della sua pur breve discografia. Emozioni vivisezionate, passate al microscopio e considerate più volte. La sua voce graffia con parole piene di mestizia, mentre stringe tra le mani un bouquet di spine, quello che ogni donna ha ricevuto in cambio da un America misogina e sessuofobica per finta.
In Women Is Losers, inclusa nell’album omonimo dei Big Brother and the Holding Company (band in cui appare per la prima volta Janis come vocalist) canta il potere mascolino che sempre trionfa sul sesso più debole: Donne, quindi perdenti. So che l’hai sentito e risentito. Ma ovunque sembra che gli uomini finiscano sempre in cima. Ti parlano, ti corteggiano, vengono a fischiarti alla porta di casa. Ma io dico che in realtà ti feriscono, ti abbandonano. Ti mollano mentre li implori.
L’umiliazione che devasta una donna dopo una sconfitta, la sottomissione alla signoria di un uomo pur di sentirsi amata e nel modo peggiore, incalzano in A Woman Left LonelyUna donna abbandonata è la vittima del suo uomo.
In Turtle Blues invoca Dio in un momento di debolezza: Signore… credo di essere come una tartaruga nascosta sotto la sua corazza. Janis beve il calice amaro della disillusione e comincia, come una partigiana, una debole battaglia per l’autodeterminazione del gentil sesso: Dimmi pure che valgo poco, o che sono cattiva. Mi hanno detto cose peggiori. Ma io avrò molta cura di Janis. E nessuno mi farà mai del male. Chiaro?!. Pronuncia un’invettiva contro i nemici maschi, vuole togliere il potere decisionale agli uomini. Attacca per difendersi, un modo maldestro di nascondere la sua vulnerabilità.
Ma in che modo Janis Joplin ha sostenuto e creduto veramente nella lotta femminista? Dai testi traspare un temperamento sì battagliero, ma di fatto sfiduciato e pessimista: non ci sono soluzioni al problema, nessun riferimento antropologico culturale nella sua protesta. Ha mostrato compassione per le donne, partecipato ai loro tormenti verbalizzandoli istintivamente, non rendendoli meno sgradevoli.
Le parole affilate come doppie lame e il modo di cantarle rievocano ancora oggi il dramma generato da un rapporto non alla pari con l’altro sesso.
Donne ingannate e poi abbandonate, agnelli in mezzo ai lupi, involucri rivestiti di carne, come in Sunday Mornin’ Comin’ Down (cover del folksinger Kris Kristofferson): Sul marciapiede della domenica mattina… c’è qualcosa che fa sentire solo un corpo. E niente dà l’idea della morte quanto un suono solitario sul marciapiede della città che ancora dorme. La domenica diventa il palcoscenico dei ricordi, tragica metafora d’una sacralità profanata: “Ecce Donna!” grida Janis, mentre visualizza – nel brano – le conseguenze di un abbandono. Devastante.
Rivolgersi al Signore, dunque, diventa l’unica soluzione praticabile per tornare a vivere. Una prospettiva in verticale che potrebbe cambiare il corso degli eventi, allargando l’orizzonte della donna in spazi sempre più ampi:Una di queste mattine ti alzerai, ti alzerai cantando. Spalancherai le ali, piccolo, e volerai verso il cielo, Signore, il cielo.
E’ la celebre Summertime composta da George Gershwin per l’opera “Porgy and Bess” del 1935. Il testo è uno “spiritual”, il canto degli schiavi afroamericani costretti a lavorare nei campi di cotone, mentre attendevano la libertà. In “Summertime” appare certo il raggiungimento della felicità, come il lievito impastato nella farina che crescerà piano e silenzioso. È un brano “eucaristico”, cioè di condivisione di una speranza, l’eguaglianza, per i neri d’America e per le donne di ogni continente.
Interessante notare, nell’analisi testuale delle canzoni di Janis Joplin (cover incluse), il costante riferimento a Dio. Una figura così astratta e lontana ma che diventa, nei momenti peggiori, un’entità parentale (e maschio!) cui rivolgersi. L’unico uomo, anche se di natura divina, in grado di dare l’amore paterno che nessun altro offriva, con tutte le conseguenze positive derivanti da questa unione. Già in “Sunday Mornin’ Comin’ Down” quel nodo sale fin su in gola nel guardare un papà nel parco giocare con una figlia sorridente. Un’immagine carica di umanità ma che avvelena l’anima se quell’affetto non lo si possiede.
Nel gospel Mercedes Benz la Joplin riflette sul consumismo imperante che tradisce i valori della rivoluzione del ’68. La società occidentale discrimina i più poveri, quest’ultimi relegati a una vita di espiazione. Un difetto da correggere, concedendo a tutti la possibilità (remota) di arricchirsi e di accedere ai beni di lusso, anche ai ceti meno abbienti. Un’utopia cancellare la scala gerarchica sociale, ma la parità tra padroni e servi, bianchi e neri, uomini e donne, è il chiodo fisso di Janis. Per realizzare tale sogno, chiama in causa Dio: Signore, me la compreresti una Mercedes? I miei amici guidano Porsche, e io devo espiare? Ho lavorato tutta una vita, senza un aiuto dai miei amici. Allora, Signore, me la compreresti una Mercedes?.
Il punto in cui Janis Joplin converge verso la paternità divina si trova in Work me, Lord, estratto dal terzo album “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!”, brano noto per essere stato eseguito nello storico Festival di Woodstock del 1969. Il testo regge il parallelo con il salmo 27 del primo testamento della Bibbia.
Nella pagina biblica…
Non nascondermi il tuo volto… Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.
In Work me, Lord
Guidami, Signore. Ti prego, non abbandonarmi! Mi sento tanto inutile qui, senza nessuno da amare. Anche se ho cercato dappertutto, non sono riuscita a trovarmi qualcuno da amare. Qualcuno che ascolti le mie preghiere. Così, guidami, Signore. Fammi sentire utile, Signore! Non sai quanto sia difficile provare a vivere da sola.
Janis familiarizza con il Signore. Non una semplice invocazione nell’ora più scura, ma un fiducioso abbandono nelle mani di Dio che protegge dal male, gli uomini. Come nel salmo, la fede nell’intervento provvidenziale divino è totale. Lo strapotere dell’uomo sulla donna rimane invincibile, nessun tipo di relazione sarà mai possibile. Aumenta così il morboso desiderio di isolarsi e di rifugiarsi in Dio.
La chiusura agli uomini, al di là delle classificazioni sessuali, spingerà comunque la donna all’infelicità. Janis Joplin lo ripeteva ossessivamente, anche se in One Good Man cullava il sogno di trovare una persona sincera che mi tratti come dice di fare.
In fondo, per sé e per le donne rivendicava il diritto di vivere in compagnia di un uomo per bene e di essere amata.

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Rete Cattolica – Ufficio Stampa
Art Director – Antonio Cospito
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Lanterne francesi di design

Scritto da Geppetto il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Punti luce originali, leggeri, particolari che spingono la fantasia laddove nessun designer fino ad ora si era mai addentrato.

Per clienti esigenti che amano ambienti fashion chic, le lampade di design accontentano davvero tutti i gusti e si adattano al meglio in qualsiasi stile di arredamento.

Magnifiche e stupefacenti, queste lampade di parade design regaleranno al tuo nido nuove atmosfere delicate ed intime.

Proposte in moltissimi colori ed in varie forme e dimensioni, per agevolare la clientela, sono realizzate in materiali leggerissimi e di facile trasporto. Per sorprendere parenti amici oppure il nuovo capoufficio, improvvisa una cena in giardino accompagnata dalla fioca luce di queste preziose lampade.

Per giardini lussuosi magari ai bordi di una splendida piscina, per enfatizzare ulteriormente l‘azzurro dell’acqua, oppure per un angolo rilassante nella veranda, per leggere un buon libro o ascoltare musica classica.

Hai in programma una serata romantica? Non c’è niente di meglio che farsi accarezzare dalle sfumature rossastre provocanti ma tenui di queste lampade, amiche di tutte le situazioni di convivialità.

Scegli la forma che meglio si adatta all’uso che più ti ispira; lasciati trasportare da ricordi e da idee creative, immaginando nuove situazioni alla luce delle lampade di parade design.

Innovative, sperimentali e fantastiche! Per non deludere chi ama gli oggetti stilosi che da poco si sono affacciati al mercato del design. Lampade da non perdere per nessun motivo: la vostra casa si dovrà illuminare di atmosfere da sogno tutte realizzate con l’utilizzo di questi pezzi unici molto trendy che stanno conquistando ed entusiasmando i clienti di tutto il mondo.

 

Una casa in una bolla

Scritto da Geppetto il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Svolgo la professione di commerciante (dipendente da una catena di franchising) ormai da tanti anni e, grazie ad una gestione oculata dei miei guadagni, posso finalmente concedermi il lusso di dar vita ad un’idea innovativa che rivoluzionerà del tutto il settore di cui mi occupo. Per far ciò, è ovvio, dovrò mettermi in proprio. Dato che i miei progetti sono parecchio innovativi, necessito di una location altrettanto originale in cui presentare la mia idea e, perché no, installare il mio punto vendita. Ho quindi pensato di rivolgermi ad un mio amico architetto, Francesco. Questi ha la capacità di sorprendere immancabilmente tutti con le sue idee fresche ed innovative ed è sempre informato sulle ultime novità del settore. Anche stavolta non mi ha deluso, ed ha saputo tener fede alla sua nomea proponendomi un’idea che mi ha subito catturato. Una grossa azienda francese ha da poco messo in commercio in Italia alcuni prodotti che rappresentano l’avanguardia dell’abitare. Si tratta di case gonfiabili che possono essere montate e smontate con molta semplicità e che, in virtù della loro amovibilità, possono essere installate ovunque senza richiedere prima alcun tipo di autorizzazione agli organi amministrativi delle città. Il prodotto si chiama casa bubble e, nonostante il nome faccia riferimento all’idea di abitazione, la struttura può essere impiegata anche per dar vita a stand espositivi o a vere e proprie attività commerciali. Ciascuna unità ha forma sferica e può essere realizzata in materiale trasparente, semitrasparente od opaco. Ogni sfera può essere combinata con altri blocchi fino ad estendersi per tutta la superficie desiderata. In ogni unità è possibile usufruire di energia elettrica, acqua corrente e di tutte le comodità normalmente presenti nelle abitazioni di vecchia concezione. Le case bubble, oltre ad avere un piacevolissimo impatto visivo, sono perfette per attirare l’attenzione, ed io, imprenditore alle prime armi, non chiedo di meglio. Ciascuna di esse poi gode di un particolare sistema di aerazione che filtra l’aria e la rende priva di qualsiasi tipo di allergene, calda o fresca al punto giusto. Il tutto è ottenuto senza danni per l’ambiente. Da ecologista quale sono, Francesco ha subito precisato che le case bubble sono tutte realizzate in materiale riciclato e che il loro impatto ambientale è pressoché nullo. Francesco ha pienamente soddisfatto tutte le mie richieste; praticità, originalità, funzionalità e massimo rispetto per l’ambiente: mi ha convinto; la mia nuova attività sorgerà di sicuro in una casa bubble!

TERROIR AMARONE PORTA IN SVIZZERA OTTO AZIENDE DELLA VALPOLICELLA

Scritto da Elisabetta Tosi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Italia

Bertani, Contràmalini, Massimago, Tenuta Chevalier, Tenute Ugolini, Terre di Leone, Villa Erbice, Zanoni: sono queste le otto aziende della Valpolicella (VR) che il prossimo 30 ottobre saranno protagoniste di un’insolita degustazione a Montreux, in Svizzera:Amarone and Valpolicella Superiore Masterclass”. L’evento, organizzato in occasione della 2014 Digital Wine Communications Conference (DWCC, in programma dal 31 ottobre al 2 novembre), è riservato a un pubblico di professionisti del mondo del vino e si terrà presso l’Hotel Suisse Majestic. La degustazione sarà guidata da due esperti veronesi di marketing e comunicazione del vino nel mondo delle nuove tecnologie: Elisabetta Tosi e Giampiero Nadali, che con il sito web in inglese Terroir Amarone  raccontano la Valpolicella e i suoi vini agli appassionati di tutto il mondo. “La Valpolicella è un’area viticola che può vantare dodici valli, 3 aree principali e decine di cru, eppure all’estero la maggior parte delle persone conosce solo i nomi di poche aziende, in genere le più grandi o le più famose” spiega Nadali, “In Valpolicella però ci sono più di 200 produttori, la maggior parte dei quali sono sconosciuti al grande pubblico. Con questa degustazione vogliamo dare la possibilità al pubblico di assaggiare una serie di vini difficili da trovare a causa delle quantità molto limitate di produzione, o perché appartengono a vecchie annate”. I vini in degustazione saranno solo Amarone della Valpolicella e Valpolicella Superiore: “Abbiamo scelto di concentrarci solo su queste due tipologie perché in questo momento le riteniamo le più interessanti per un pubblico internazionale già esperto – continua Nadali –  L’Amarone della Valpolicella perché è il vino più famoso e apprezzato all’estero, e il Valpolicella Superiore perché è quello che meglio può rappresentare i molti volti territoriali della Valpolicella”. La degustazione inizierà alle 15.15.

La Digital Wine Communication Conference (DWCC) è il più importante appuntamento internazionale per comunicatori del vino, ideato e organizzato dalla società di consulenza anglo-americana Vrazon. Lanciato per la prima volta nel 2008 in Spagna, è un evento che si tiene ogni anno in una diversa nazione europea e coinvolge professionisti del vino, comunicatori del web ed esperti delle nuove tecnologie provenienti da tutto il mondo in una tre-giorni d’incontri, seminari workshop e degustazioni.